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Capitolo III


Suite da "Lo Schiaccianoci" di Piotr Ilyich Tchaikovsky

Regia: Samuel Armstrong
Sceneggiatura: Sylvia Moberly-Holland, Norman Wright, Albert Heath, Bianca Majolie, Graham Heid
Disegno dei personaggi: John Wallbridge, Elmer Plummer, Ethel Kulsar
Direzione artistica: Robert Cormack, Al Zinnen, Curtiss D.Perkins, Arthur Byram, Bruce Bushman
Fondali: Ethel Kulsar, John Hench, Nino Carbe
Animazione: Art Babbitt, Les Clark, Don Lusk, C y Young, Robert Stokes

La Suite da "Lo Schiaccianoci" rappresentó il culmine di una decade di sforzi dello Studio Disney nell'utilizzo della natura e dei suoi ritmi come soggetti di un cartone animato. Giá negli anni 1929-1930 con la serie delle Silly Symphonies dedicate al ciclo delle quattro stagioni, gli animatori avevano dovuto confrontarsi con la realizzazione di immagini che interpretassero lo spirito della natura adattandosi allo stesso tempo a musiche classiche, quale per esempio la stessa Danza delle Ore presente anche in Fantasia ed usata per il film dedicato alla Primavera (1929). I protagonisti dei balletti di questi cartoons erano quasi esclusivamente animali, uccelli ed insetti. Senza peró dimenticare che nel 1932 Flowers and Trees, ambientato nel mondo vegetale, valse un OscarĀ® allo Studio. I disegnatori e gli animatori Disney avevano quindi giá acquisito buone competenze in questo campo e quando il progetto per una Silly Symphony intitolata Ballets des Fleurs confluí nell'originale Concert Feature si decise di continuare con l'idea di un balletto composto da fiori animati trovando che la musica di Tchaikovsky si adattava perfettamente alle immagini.
Il compositore russo creó il balletto Lo Schiaccianoci per il Teatro Marijnskij di San Pietroburgo, dove venne rappresentato per la prima volta nel dicembre del 1892. La parte della Suite comprende otto brevi movimenti, di cui solo sei sono stati utilizzati in Fantasia per visualizzare un balletto della natura nel suo divenire costante, i cui protagonisti sono fatine, fiori, piante e creature marine.
Ogni movimento dell'opera originale aveva un tema diverso dagli altri e gli animatori hanno rispettato questa divisione, ecco quindi che nella Danza della Fata Confetto, inizio della Suite ambientato al risveglio della natura, vediamo eteree fatine passare di fiore in fiore spargendo rugiada, muovendosi come dei colibrí; sette simpatici funghetti ballerini animano la Danza Cinese; la Danza degli Zufoli vede come protagoniste delicate campanule che staccandosi dallo stelo si adagiano sull'acqua e cominciano a danzare; la Danza Araba si svolge invece sott'acqua, dove tra una foresta di piante marine agisce una conturbante odalisca - pesciolina rossa; gli interpreti della Danza Russa sono invece degli spinosi cardi trasformati in cosacchi e delle aggraziate orchidee in contadinelle; il Valzer dei fiori, movimento finale della sequenza, è suddiviso in tre parti: l'arrivo delle fatine dell'Autunno e il loro tocco magico che cambia colore alle foglie degli alberi, il balletto dei baccelli di asclepiade simili a delicate danzatrici classiche con tutú, infine la comparsa delle fatine del gelo che adornano le piante con sottilissimi aghi di ghiaccio e cominciano a scivolare su di uno stagno facendolo gelare sulle ultime note della Suite. Tra i diversi movimenti che compongono la sequenza, il piú apprezzato è sicuramente quello interpretato dai funghetti cinesi, il piú piccolo dei quali, chiamato Hop Low, non riesce a stare al passo degli altri, esibendosi quindi in una divertente interpretazione personale del brano musicale.
In origine avrebbero dovute essere delle lucertole orientali le protagoniste della Danza Cinese, ma Walt non era soddisfatto del risultato. Per caso gli capitarono tra le mani alcuni model sheets, ovvero dei disegni riassuntivi degli atteggiamenti e delle posizioni di un personaggio da animare, di un gruppo di funghetti, creati da John Wallbridge: erano perfetti per essere i protagonisti della sequenza, con i loro modi buffi di muoversi, come se avessero una lunga veste fino ai piedi che impedisce loro il movimento se non a passi molto piccoli. Tra questi funghi spiccava il piú piccolino del gruppo, Hop Low, che sebbene senza volto cosí come i suoi compagni, esprime una grande vitalitá e una forte personalitá.
Questo risultato fu possibile grazie all'abilitá di Art Babbitt nell'animare i funghi ballerini e all'apporto tecnico di Jules Engel, coreografo: è forse un esempio emblematico di come allo Studio Disney si fosse capaci di trarre il massimo dal disegno di un banale fungo. La sequenza è cosí rimasta nella coscienza di specialisti e pubblico come uno dei capolavori dell'intera filmografia disneyana.
Per dare un maggiore effetto di realtá, nella sequenza dei funghetti venne impiegata la tecnica del rodovetro, ovvero i disegni furono copiati su un foglio di celluloide e colorati sul retro, al reparto effetti speciali vennero aggiunte le goccioline di rugiada che cadono sui funghi, infine la scena venne posizionata su di un fondale scuro che incorniciava la luce tonda di un riflettore e ripresa grazie alla Multiplane Camera. Il risultato è in queste immagini.
Un'altra sequenza di grande successo fu quella della Danza Russa, avente come protagonisti un corpo di ballo composto da cardi, disegnati come cosacchi con tanto di colbacco in testa, formato dai piccoli petali dei loro stessi fiori, e da graziose orchidee dall'aspetto di contadine tipiche di una Russia ancora fortemente rurale.

Per i cosacchi i disegnatori si ispirarono a degli esemplari di cardo trovati in un'area di parcheggio vicino allo Studio, trasformati in provetti ballerini russi. La scena del ballo tra i cardi e le orchidee rientra nella migliore tradizione della coreografia di Broadway, con la presenza di moltissimi ballerini di fila che si muovono al passo con la musica. I cardi vennero fatti danzare su vari fondali, girando vorticosamente come dervisci al ritmo forsennato della musica. Bisogna inoltre ricordare che questa parte della Suite di Tchaikovsky è diventata quasi l'emblema stesso del film, grazie alla sua partitura coinvolgente.
La sequenza da Lo Schiaccianoci si conclude con il Valzer dei fiori e la poesia delle fatine del gelo che con i loro movimenti aggraziati ricoprono di ghiaccio l'ambiente naturale. Per creare l'illusione del gelo i tecnici Disney affrontarono uno dei problemi piú complessi di tutto il film. I disegni a matita furono ricalcati con inchiostro colorato su rodovetro, vennero abbelliti con pennellate di colore a secco e arricchiti con incisioni a punta secca e dall'uso dell'aerografo, una speciale vernice trasparente venne infine utilizzata per creare l'effetto delle goccioline che rischiarano la scena.

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