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Capitolo VII


La Danza delle Ore da "La Gioconda" di Amilcare Ponchielli

Regia: Thomas Hee, Norm Ferguson
Disegno dei personaggi: Martin Provensen, James Bodrero, Duke Russel, Earl Hurd
Direzione artistica: Kendall O'Connor, Harold Doughty, Ernest Nordli
Fondali: Charles Conner, Albert Dempster Arthur Riley, Gerald Nevius, Roy Forkum
Supervisione all'animazione: Norm Ferguson
Animazione: John Lounsbery, Howard Swift, Preston Blair, Hugh Fraser, Harvey Toombs, Norman Tate, Hicks Lokey, Art Elliott, Grant Simmons, Ray Patterson, Franklin Grundeen

Tra i vari brani che compongono Fantasia, quello tratto da La Gioconda di Ponchielli è sicuramente il piú ricco di sense of humour e ironia. La sequenza è stata concepita infatti come una parodia del balletto classico, in cui la parte delle flessuose ed agili ballerine è ricoperta da animali che nella realtá sono goffi e pesanti: struzzi, ippopotami ed elefanti. Il balletto de La Danza delle Ore venne rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nell'aprile 1876 e Ponchielli ne compose le musiche per illustrare il trascorrere del tempo durante il giorno. Lo Studio Disney mantenne la scansione cronologica dei quattro movimenti, arrivando quindi alla seguente suddivisione: Il Mattino - Balletto degli Struzzi, in cui un aggraziato struzzo femmina, Madmoiselle Upanova, si sveglia e comincia a piroettare intorno ad un grande colonnato, lanciando da una cornucopia dei frutti verso le altre ballerine di fila, che avidamente li inghiottono, ma le sue ingorde compagne cominciano ad inseguirla per strapparle un grappolo d'uva.
In Il Pomeriggio - Balletto degli Ippopotami, la protagonista è Giacinta, una vanitosa femmina di ippopotamo, vestita con un leggero tutú, che si esibisce in un a solo per poi adagiarsi su di un sofá a riposare.
Un gruppo di elefantesse è il protagonista de La Sera - Balletto degli Elefanti, creando delle bolle d'acqua con le proboscidi cominciano a danzare leggiadre; l'ultima sequenza, La Notte - Balletto degli Alligatori, vede l'arrivo di Ben Ali Gator, il capo di una banda di alligatori, il quale si esibisce in un passo a due con Giacinta, nel vano tentativo di rapirla.
Tutta la sequenza de La Danza delle Ore venne strutturata secondo uno schema geometrico diverso per ogni fase della giornata: al mattino la predominanza è delle linee verticali e del movimento slanciato verso l'alto degli struzzi; il pomeriggio è caratterizzato dal movimento ellittico degli ippopotami e dalla scenografia tondeggiante; alla sera troviamo la forma sferica delle bolle d'acqua create dalle elefantesse e i loro movimenti circolari; infine la notte arriva con il movimento serpeggiante degli alligatori e le loro forme appuntite. Anche i colori vengono utilizzati secondo una scansione legata allo scorrere del tempo: dalle tenui tinte pastello del mattino, passiamo ai colori piú accesi del pomeriggio, per poi vedere le sfumature del tramonto alla sera e infine il nero della notte.
L'ironia delle situazioni è data dall'antitesi tra un'arte armoniosa come il balletto e la goffaggine naturale delle protagoniste, che qui assumono una leggerezza e una grazia assolutamente irreali. Gli artisti dello Studio riuscirono a ricreare i movimenti delle ballerine classiche ricorrendo all'aiuto di una vera professionista del settore, Irina Baronova, la quale indossó un costume ornato di piume di struzzo ed eseguí le cinque posizioni di base del balletto classico, permettendo ai disegnatori di ricreare il suo movimento nelle immagini degli struzzi. La prima ballerina di questo particolare corpo di ballo venne ribattezzata Madmoiselle Upanova in suo onore.
L'aspetto parodistico è ancora piú forte nelle sequenze degli ippopotami e delle elefantesse, in cui animali cosí grossi e pesanti sulla terra ferma riescono a sembrare leggeri e agili grazie alla potenza del cinema d'animazione. In questo brano troviamo inoltre uno dei pochi personaggi di Fantasia dotato di una forte carica caratteriale: l'ippopotamo Giacinta, vera star del balletto. Il suo incipriarsi è giá una caricatura del modo in cui per secoli gli artisti hanno rappresentato la Toeletta di Venere; con quella sua vanitá e la sua forte personalitá Giacinta supera i complessi legati alla sua mole e si comporta come ogni donna che cerca di farsi bella. Anche l'adagiarsi sul sofá è una parodia di quadri come la Maya Desnuda, con la sua carica di sensualitá e civetteria.
Uno tra i momenti piú divertenti della sequenza è, nel finale, quello in cui Giacinta, sorpresa nel sonno da Ben Ali Gator, si vorrebbe nascondere dietro qualsiasi cosa, pudica come le star di molti film di Hollywood: solo che non ha indosso nulla tranne il tutú, cosí cerca di usarlo per nascondersi, lasciando peró scoperto tutto il resto. Per La Danza delle Ore vennero utilizzate le trovate comiche dei migliori gag man dello Studio, per ottenere come risultato una sequenza che in quanto a divertimento è sicuramente la migliore di tutto il film. La caricatura delle ballerine e la parodia del balletto classico risultano ancora piú incisive grazie all'impiego degli animali, poiché come scrisse Henri Bergson nel celebre saggio intitolato Le rire (trad. it. Il riso) "si puó ridere di un animale, ma solo perché vi si ravvisa qualche atteggiamento o espressione dell'uomo"6, ed è proprio su questo concetto che si basa la maggior parte dei film d'animazione prodotti dallo Studio Disney.

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