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Gli articoli del Papersera - Anno II numero 3
Le pubblicazioni Disney in Italia

1945-1956: Arriva il "Libretto"


Nel dicembre 1945, il numero 565 di "Topolino Giornale" fa la sua comparsa nelle edicole di un Paese ancora profondamente ferito dal conflitto da poco terminato. La formula non è mutata: poche pagine di grande formato, con storie disneyane e non, in uno stillicidio di puntate.
Il materiale Disney a disposizione e' aumentato: oltre alla provvista di strisce e tavole apparse sui quotidiani americani durante la guerra, ci sono le prime storie disegnate appositamente per i comic books, tra le quali spiccano le prove d'esordio di Carl Barks ("Paperino e l'anello maledetto", sui numeri 629-632 del marzo 1947, è la prima storia del Maestro dell'Oregon ad apparire in Italia).


Nel maggio 1946, tornano in edicola anche gli "Albi d'Oro". La numerazione riparte da 1, con periodicità settimanale, ed i numeri Disney si alternano a quelli dedicati ad altri personaggi. Fino alla fine del 1952, gli "Albi d'Oro" disneyani saranno 143 (su complessivi 352); a partire dal 1953, la numerazione verrà fatta ripartire ad ogni inizio anno. Altri 137 numeri Disney appariranno fino al dicembre 1956; nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Mondadori procederà inoltre a ristampare alcuni degli albi di maggior successo (tali edizioni sono riconoscibili dalla dicitura "Prima Ristampa" o "Seconda Ristampa" in copertina; in esse, non di rado, storie autoconclusive vanno a sostituire pagine pubblicitarie presenti nell'edizione originale). Inizialmente, gli "Albi d'Oro" propongono ristampe di storie del Mickey Mouse anteguerra. Dopo circa un anno, però, la serie inizia ad ospitare storie inedite tratte dai comic books, tra cui diversi classici di Barks.
In occasione del Natale e delle vacanze estive, c'è la consuetudine di far uscire un "Albo d'Oro" speciale, intitolato "Almanacco di Topolino". Ne usciranno complessivamente 18 numeri (molto ricercati dai collezionisti); si chiameranno "Almanacco di Topolino" anche gli ultimi tre numeri del 1956, usciti con periodicità mensile, prologo al cambiamento ufficiale della denominazione della testata.


Nell'immediato dopoguerra, la produzione statunitense è tale da permettere il varo di un'ulteriore serie: nel gennaio 1948 ecco gli "Albi Tascabili di Topolino", nel formato a striscia che tanta fortuna ebbe in quel periodo. Il settimanale propone alcuni 10-pager di Barks, le mini-storie prodotte da Walsh e Gottfredson nell'immediato dopoguerra, le storie brevi di Buci e del Lupo Cattivo che apparivano su "Walt Disney's Comics and Stories", e le ristampe fedeli degli omologhi albetti a strisce che venivano offerti in omaggio al pubblico americano da alcune case produttrici di cereali. Usciranno 195 numeri, fino al marzo 1952; alcuni di essi verranno ristampati, singolarmente o in raccoltine, negli anni immediatamente successivi per essere offerti come omaggi allegati a prodotti come il detersivo Persil o i formaggini Prealpi.


I gusti del pubblico sono però cambiati. Nell'aprile 1949, Mondadori decide di procedere ad un cambiamento radicale: il "Giornale" chiude i battenti col numero 738, e la numerazione di "Topolino" riparte daccapo. La periodicità diventa mensile, il formato si riduce, le pagine aumentano considerevolmente: è nato il "Topolino Libretto", che raggiungerà il numero 2500 alla fine del 2003. Oltre ai mutamenti di carattere tecnico, ce n'è uno - assai importante - relativo ai contenuti: il nuovo mensile ospita soltanto storie Disney, oltre a rubriche di vario genere (quasi tutte curate da Guido Martina).
C'è il ritorno delle lunghe storie a continuazione di Gottfredson (e dello sceneggiatore Bill Walsh), con la saga di Eta Beta; Carl Barks sta raggiungendo rapidissimamente la piena maturità espressiva, ed anche gli altri disegnatori americani producono storie di buon livello. Guido Martina e Angelo Bioletto contribuiscono al momento magico con tre storie di produzione italiana, la seconda delle quali - "L'Inferno di Topolino" - inaugura il filone nostrano delle "Grandi Parodie".
Date tali premesse, non c'è da stupirsi che il successo sia clamoroso, tanto che nell'aprile 1952 la periodicità diventa quindicinale. Per coprire il raddoppiato fabbisogno, si procede alla chiusura della serie degli "Albi Tascabili", ma soprattutto si dà l'avvio alla produzione italiana di storie Disney. "Topolino e il satellite artificiale" ("Topolino" n. 41-43), disegnata da Giuseppe Perego su testi probabilmente di Guido Martina, inaugura la lunghissima serie; presto le storie italiane iniziano ad apparire anche sugli "Albi d'Oro" ("Paperino e le onorificenze", disegnata da Luciano Bottaro, n. 322 del luglio 1952). Poco dopo arriveranno Romano Scarpa e G.B. Carpi, e ci sarà il ritorno di Pier Lorenzo De Vita, che già aveva collaborato al "Topolino Giornale" con storie non-Disney.


Nel maggio 1954, le testate disneyane rimaste in edicola sono due, ed entrambe pubblicano soltanto storie nuove. I tempi sono quindi maturi per una serie dedicata alle ristampe, ed ecco gli "Albi della Rosa". Inizialmente quindicinale, diventa ben presto settimanale, e ripropone le migliori storie apparse qualche anno prima, principalmente su "Topolino".


Sommarizzando, il primo decennio del dopoguerra vede una decisa affermazione delle testate disneyane Mondadori, che ha le sue radici nell'indubbia abilità del team editoriale (il direttore Mario Gentilini, il "tuttofare" Guido Martina) e nell'elevatissimo livello della produzione fumettistica d'oltre oceano (questo è il periodo di massimo splendore di Carl Barks, e dello splendido canto del cigno del Floyd Gottfredson "avventuroso").
 
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- di Armando Botto
 
           
 


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