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1977-1988: Ristampe a profusione


L'ultimo decennio della gestione Mondadori non vede particolari miglioramenti nella qualità della produzione originale (peggiorare sarebbe stato comunque non facile...), e segna la chiusura di due delle testate più longeve.
L'ultimo numero dell'"Almanacco" e' il 336, del dicembre 1984. Gia' da alcuni anni, la maggior parte delle storie di produzione italiana erano affidate a disegnatori stranieri, principalmente spagnoli (lo Studio Bargadà faceva la parte del leone); sulla qualità delle sceneggiature è opportuno sorvolare. Nel gennaio 1985 esce quindi il primo "Mega Almanacco": la numerazione dell'"Almanacco" viene mantenuta, ma il contenuto è affatto diverso, consistendo esclusivamente di ristampe di storie prodotte in Brasile e in Danimarca.
Anche gli "Albi di Topolino" si fermano al numero 1430, nell'aprile 1982. Ma gli appassionati di ristampe non hanno di che lamentarsi: la chiusura della testata è dovuta probabilmente alla mancanza di "materia prima", dirottata su altre, più corpose, pubblicazioni.



Infatti, già dal gennaio 1977 i "Classici di Walt Disney" sono diventati una serie regolare, con numerazione che ricomincia da 1 (dopo le 71 uscite della prima serie) e periodicità mensile anzichè bimestrale. Fino all'estate del 1982, questo non comporta un aumento nel fabbisogno di ristampe di storie "recenti", dato che i numeri dispari sono ristampe fedeli dei Classici della prima serie: iniziativa lodevolissima (visti i prezzi raggiunti dalle edizioni originali sul mercato dell'usato), ma che purtroppo si limita ad una trentina di uscite (l'ultima ristampa e' quella di "Topolino Estate", nel numero 67 della seconda serie). Col numero 56 scompaiono anche i "Prologhi" e le storielle di collegamento, nella realizzazione delle quali negli ultimi anni Giancarlo Gatti si era alternato a Giuseppe Perego. Col progredire della serie, la connotazione originaria - ristampa delle storie italiane apparse su "Topolino" 4-5 anni prima - è andata parzialmente perduta: le storie sono sempre italiane (tranne rare eccezioni), ma vengono scelte più o meno casualmente su tutto l'arco temporale di "Topolino" (escludendo gli anni Cinquanta, ritenuti probabilmente troppo "arcaici").



Nel giugno 1980, compare in edicola il primo dei "Grandi Classici di Walt Disney". Il formato è quello di "Topolino" e dei "Classici", ma il numero di pagine - e quindi di storie - è assai superiore: si andrà dalle circa 450 dei primi numeri alle 356 attuali. Il successo del primo numero, concepito probabilmente come uno one-shot estivo, fece sì che l'esperimento fosse ripetuto nel giugno dell'anno seguente; per il numero 3 si dovettero attendere soltanto 6 mesi, e già nel 1982 la periodicità divenne trimestrale (non a caso, proprio a questo periodo risale la chiusura degli "Albi di Topolino"). Il mix delle ristampe segue le stesse (blande) regole dei "Classici": storie di produzione italiana, apparse su "Topolino".



Ma l'ardore ristampista (benemerito, sia ben chiaro!) non poteva certo limitarsi alle storie in formato "libretto" (3 righe di 2 vignette per pagina). Serve quindi una testata che possa accogliere le storie degli "Albi d'Oro" e dell'"Almanacco", senza costringere i grafici a faticosi lavori di rimontaggio (come era già accaduto in passato per alcune ristampe apparse sugli "Albi della Rosa"). Ed ecco apparire, nel dicembre 1976, il "Super Almanacco Paperino". Anche qui abbiamo due serie: la prima (circa bimestrale) consta di 17 numeri, e propone storie validissime, per la maggior parte tratte dagli "Albi d'Oro" (numerosi classici di Barks ricompaiono qui dopo moltissimi anni dalla prima pubblicazione italiana). La seconda è mensile, riparte dal numero 1 (luglio 1980), ed è principalmente dedicata a ristampe da "Almanacco Topolino". Le copertine di entrambe le serie, bellissime, sono opera di Marco Rota.
Oltre alle storie classiche di importazione statunitense, la collana ristampa anche storie "arcaiche" di produzione italiana che non venivano riproposte da piu' di vent'anni e che in alcuni casi costituivano delle vere e proprie "prove d'esordio" dei più importanti autori di casa nostra.



A partire dal numero 55 della seconda serie, il "Super Almanacco" ospita anche storie originali. Siamo nel gennaio 1985: si tratta della produzione (principalmente) italo-spagnola che fino al mese precedente appariva sul defunto "Almanacco". Con il numero 67 (gennaio 1986), la testata cambia nome, e diventa "Paperino Mese". Il contenuto resta però invariato (e lo resterà anche a fine 1987, quando il formato verrà ridotto a quello di un pocket).



Le storie prodotte in Danimarca dal gruppo Gutenberghus (poi Egmont), prima di approdare sul "Mega Almanacco", erano state presentate al pubblico italiano in una testata dedicata quasi esclusivamente ad esse: "Paperino & Co." (diventata poi semplicemente "Paperino" a partire dal numero 57). La serie esce tra il luglio 1981 e l'ottobre 1983, con cadenza dapprima settimanale, poi quindicinale; negli ultimi numeri ospita anche le ristampe delle storie dell'orsetto Winnie the Pooh, tratte dall'omonimo comic book americano e le storie dell'insetto Buci riprese da numeri di "Walt Disney Comics and Stories" pubblicati negli USA nella seconda metà degli anni Quaranta. Tra le storie danesi, sono particolarmente degne di essere ricordate quelle disegnate dal cileno Vicar e dall'argentino Daniel Branca.



Altre due mini-serie di materiale straniero vengono pubblicate tra il 1983 e il 1985: si tratta di "Pippo il grande" (5 numeri usciti) e "Pippo &...". La prima propone storie lunghe (44 tavole) della serie "Goofy Classics", disegnate in Argentina su sceneggiature del Disney Studio; la seconda (3 soli numeri) traduce la serie "A Goofy look at...", sempre targata Disney Studio.



Il 1987 vede la comparsa di due testate (sempre di ristampe) molto apprezzate dai "filologi". Il "Tascabilone", nei suoi 9 numeri (l'ultimo è del giugno 1989), ripropone 193 delle 195 storie pubblicate a fine anni Quaranta negli "Albi Tascabili di Topolino".


Ma è soprattutto "Zio Paperone" (il cui primo numero esce a dicembre) ad aver conquistato il pubblico degli appassionati. Iniziato da Mondadori come ristampa integrale delle storie di Carl Barks apparse sul comic book "Uncle Scrooge", è poi diventata la "Carl Barks Library" ufficiale italiana: i primi 69 numeri, più i tre "Speciale Paperino", contengono infatti l'intero corpus barksiano. I numeri dal 70 in poi (quelli con copertina a sfondo bianco), oltre a riproporre le storie di Barks apparse sui primissimi numeri e sui tre "Speciali", ospitano i lavori degli "eredi" di Barks: Branca, Vicar, Milton, Jippes, Rota, Scarpa, ma soprattutto Don Rosa (il cartoonist americano autore tra l'altro della monumentale "Life of Scrooge", apparsa in 12 puntate sui numeri dal 70 all'81).
Unico neo di questa importantissima collana (coordinata da Lidia Cannatella, ed arricchita tra l'altro di preziosi articoli, firmati solitamente da Alberto Becattini e Luca Boschi) è la quotazione sul mercato dell'usato: non ci sono problemi di reperibilità (come è lecito attendersi, visto che si tratta di una serie recente e ad alta tiratura), ma i prezzi sono relativamente elevati, soprattutto per i primi numeri e gli Speciali. Fortunatamente, la Disney Italia sembra essersi accorta del problema, ed ha recentemente ristampato i primi 24 numeri, mettendoli in vendita all'attuale prezzo di copertina di "Zio Paperone".



Pochi mesi prima dell'uscita del primo numero di "Zio Paperone" la Mondadori aveva proposto al pubblico dei collezionisti un'altra ottima pubblicazione: "Le Grandi Storie di Walt Disney", dove venivano riproposte in albi dal grande formato orizzontale le storie classiche di Gottfredson in una veste filologicamente corretta e di grande fascino. Questa collana riprendeva e completava quella iniziata da Mondadori e Traverso destinata alle librerie e composta da copie numerate ben più costose. Probabilmente a causa del passaggio di licenza dalla Mondadori alla Disney la serie ebbe vita breve: solamente 19 numeri, più due supplementi pubblicati frettolosamente poco prima della chiusura della testata.



Va comunque ricordato un precedente sfortunato tentativo di dar vita ad una "Barks Library": tra il 1979 ed il 1980 escono 15 album de "Il Paperino d'Oro", con cadenza mensile. La serie è la riproposizione di un'analoga iniziativa olandese, ma non ha evidentemente il successo sperato.



Nel 1987-1988, Mondadori fa un secondo tentativo di proporre una serie dedicata a "Le Grandi Parodie": dopo i cartonati di inizio anni Settanta, stavolta il formato è quello dei fortunati "Manuali". La collana si ferma però dopo soli 4 numeri: "Storia e gloria della dinastia dei paperi" (del quale esiste anche una versione data come omaggio agli abbonati), "Le grandi parodie della banda dei paperi", "Le grandi parodie della famiglia dei paperi", "Le grandi parodie del clan dei paperi", forse per esaurimento di sinonimi di "famiglia"...



Infine, in un decennio particolarmente prodigo di ristampe, è degna di menzione la breve serie "Topolino Più". Si tratta di 10 albi cartonati di grande formato, usciti mensilmente nel 1983-1984, ognuno dei quali contiene una lunga storia originale; i disegnatori prescelti furono Scarpa, Carpi, Massimo De Vita, Cavazzano, Gatto, Chierchini, Asteriti, Scala, Rota e Bargadà. Alcuni dei volumi vengono ristampati in tutta Europa nella versione tradotta in Latino (collana "Disney Lingua Latina").
E "Topolino"? Come già accennato, la qualità media resta bassa, sia per la produzione italiana che per le ristampe di materiale americano (il declino dei comic books è giunto alla stretta finale, e nel 1984 le pubblicazioni negli U.S.A. vengono sospese: riprenderanno nel 1986 sotto l'egida della casa editrice Gladstone, ma con una limitatissima produzione di storie originali). Va segnalato comunque un ritorno di Romano Scarpa alla sceneggiatura di storie lunghe (da ricordare soprattutto le cosiddette "Storie a strisce"); Carpi disegna magistralmente alcune lunghe parodie di un sempre più torrenziale Guido Martina, e a partire dal 1984 ne realizza alcune in proprio, con ottimi risultati; Cavazzano continua a contribuire con regolarità; ma soprattutto Massimo De Vita raggiunge la piena maturità artistica, affiancando alle storie di Paperinik (di cui è il principale disegnatore) una serie di avventure sceneggiate "in proprio" che spaziano dall'archeologia al fantasy (memorabile è soprattutto la trilogia della "Spada di Ghiaccio", che ha avuto l'onore della ristampa su Classico speciale). A parte i "mostri sacri", però, non si intravvede all'orizzonte un ricambio generazionale, soprattutto tra gli sceneggiatori - il che getta ombre minacciose sul futuro...


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