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MM - Mickey Mouse Mystery Magazine: Discussione Generale

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Bramo
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    Intro: "Decido che è ora di dare un'occhiata ad Anderville" (cit.)



    1999. Sono passati circa tre anni dall’avvento di una delle più grandi rivoluzioni del fumetto Disney, vale a dire dal Numero Zero di "PKNA – Paperinik New Adventures". In questo periodo sono già uscite alcune delle migliori storie della saga quali Frammenti d’Autunno, Motore/Azione e Carpe Diem. E su questa innovativa testata si sono fatti le ossa sceneggiatori nuovi, giovani e dal grande talento, che hanno saputo usare il progetto PK non solo come mezzo per dare nuovo smalto al personaggio di Paperinik e al fumetto Disney in generale, ma anche come palestra dove affinare la loro abilità in libertà, senza alcuni dei vincoli strutturali tipici delle storie per “Topolino”.
    Tra questi autori, ce n’è uno in particolare che, in parallelo all’ascesa del successo di PKNA costruisce su “Topolino” a partire dal 1997 una serie di storie spesso disegnate dall’ottimo Giorgio Cavazzano e con protagonista Topolino, il tutto in trame poliziesche. Tanto che in queste storie spesso e volentieri il protagonista più che il Topo più famoso del mondo è il commissariato di Topolinia, o addirittura l’ispettore Manetta, che conosce qui una seconda giovinezza.
    Questo straordinario autore, il mio preferito degli anni ’90, è Tito Faraci. Il quale, mentre sul settimanale si fa conoscere con le storie di cui accennavo qui sopra, creando il personaggio di Rock Sassi, inventando storie memorabili con protagonisti proprio Manetta e Sassi, cercando di scavare più a fondo nell’animo di Pietro Gambadilegno e cercando di dare una dignità al personaggio di Topolino, su PKNA sfornava cose come le Angus Tales o Motore/Azione piuttosto che uno dei suoi capolavori, Trauma.
    Faraci sperimentava, quindi: su PK sfruttava al massimo tutte le possibilità che il nuovo modo di concepire il fumetto Disney gli offriva, potendo spingere il pedale della demenzialità e dei tormentoni al massimo, coniugando però nello stesso tempo sceneggiature dalla forte componente seria e con tematiche profonde; su “Topolino” lo sceneggiatore si occupava di ridare la giusta dimensione a Mickey Mouse, personaggio troppo spesso in quegli anni e nei decenni precedenti reso un insopportabile perfettino (con le dovuto eccezioni, vedi Silvano Mezzavilla per fare l’esempio più prestigioso), approfondendo la sfera del noir, delle trame gialle e poliziesche trattate con un po’ di quell’humor brillante di cui Tito non è certo privo. E’ proprio in quest’ottica che si vede il recupero di Manetta, che viene valorizzato e diventa è protagonista insospettabile di alcune storie decisamente memorabili.
    E arriviamo al 1999. PKNA è stato e continua a essere un grande successo grazie alla sua formula evolutiva, e questo successo deve aver convinto le alte sfere della Disney Italia che un’operazione analoga poteva essere ripetuta, avendo un solido precedente alle spalle. Se in PKNA era stata presa una figura tanto amata come Paperinik, per poi rimodernarla in mille modi, evolvendola e spingendo verso un’estremizzazione delle sue avventure supereroistiche, la nuova testata avrebbe preso un’altra icona classica e avrebbe compiuto su di essa un’operazione simile di restyling. Questa icona era la più classica che c’era, Topolino.
    La sua figura di investigatore dilettante alle prese con casi banali viene presa ed estremizzata, facendolo diventare un vero detective privato in una situazione del tutto estranea alla sua, ostile addirittura. Se per Paperinik la novità era il covo (dal rifugio sotto casa alla Ducklair Tower) per Topolino è il cambio di città (da Topolinia ad Anderville). Se per Paperinik i nemici da normali ladruncoli diventavano più pericolosi e fantascientifici (dai Bassotti a Evroniani/Razziatore), per Topolino dai soliti noti come Gamba o Macchia Nera si era arrivati a veri e propri gangster e politici corrotti.
    E queste sono solo alcune delle analogie tra i progetti PK e MM. Già, perché quest’operazione verrà denominata "MM – Mickey Mouse Mystery Magazine". Formato, numero di pagine, target di riferimento… tutto uguale, la molla iniziale è la stessa. E come autore ideatore della serie c’è proprio Tito Faraci, che può finalmente fondere alla perfezione e nella loro dimensione naturale le operazioni che stava compiendo da una parte su PK e dall’altra su “Topolino”.

    La testata non avrà la stessa fortuna e longevità del suo gemello più grande. La sua sorte è molto più simile a quella di PK2, che infatti anche come trame e temi si avvicina di più a MM che a PKNA.
    Solo 12 numeri verranno prodotti di questo fumetto, che in pratica può essere considerato una miniserie, anche perché per buona parte dei numeri il filo conduttore è una macrotrama principale che lega insieme le storie. Ad un numero limitato di uscite corrisponde anche una cerchia ristretta di sceneggiatori: Faraci è ovviamente l’autore di punta, seguito dal suo compare Francesco Artibani (l’altro mio sceneggiatore preferito degli anni ’90), e i due in pratica monopolizzano le storie salvo una comparsata di Macchetto e una di Secchi, e la collaborazione a un paio di soggetti da parte di Sisto. I disegni sono dei migliori giovani che si sono esercitati su PK, come Sciarrone e Perina, non mancando Zironi e Mastantuono. Per non parlare della guest star d’eccezione, il Maestro Giorgio Cavazzano, che ha aperto le danze disegnando il primo numero.
    Perché questa testata non ha avuto successo? Le ipotesi sono che Topolino possa essere un personaggio che piace poco al lettore comune che ha radicata in sé l’idea del perfettino, oppure che rivoluzionare così le storie di Topolino è stato troppo per alcuni lettori, abituati a una sua versione più "tranquilla", o che il personaggio-simbolo della Disney non poteva assumere atteggiamenti così “estremi”, oppure che era “troppo adulta” come serie… Non si sa, forse un connubio tra queste e altre cose, fatto sta che purtroppo un fumetto dall’altissima qualità ha riscosso poco successo e ha chiuso i battenti prima del previsto.

    Questo thread di analisi vuole rendere omaggio a uno dei magazine Disney di nuova generazione più coraggiosi e adulti, uno dei prodotti più innovativi e qualitativamente migliori che la Disney Italia abbia prodotto, con un Topolino che finalmente torna più simile al se stesso originario nel carattere e nelle avventure in cui si trova, un Mickey Mouse che ricorda molto da vicino quello delle mitiche storie a strisce di Floyd Gottfredson, quando il Grande Topo si batteva con nemici davvero terribili e mortali.
    Insomma, un recupero riuscitissimo dello spirito originario di Topolino, detective ma soprattutto uomo comune che finisce in guai più grandi di lui, come le migliori storie di Gottfredson e Romano Scarpa ce lo avevano restituito. Il tutto però in una forma nuova e intrigante.
    Mi sembra giusto riportare infine le parole di Tito Faraci stesso su MM, pubblicate su “La Nera di Topolino” (Oscar Best Sellers Mondadori n. 1645):
    Per Topolino c’era la volontà di fare qualcosa di simile [a PKNA, ndr]. Un rinnovamento che fosse radicale e, allo stesso tempo, rispettoso della tradizione. Che partisse proprio da lui, da Topolino. Un personaggio gravato dalla nomea di primo della classe, di eroe perfettino. Quando invece, nelle classiche strisce disegnate da Floyd Gottfredson fra gli anni Trenta e Cinquanta, Mickey Mouse rappresentava l’uomo qualunque che finiva per puro caso in storie più grandi di lui. Storie che spesso avevano forti tinte noir e, seppure con il filtro dell’ironia, lasciavano intravedere un mondo duro e pericoloso.
    Topolino doveva tornare lì, in quel mondo. E lasciare quella Topolinia dove tutto per lui era ormai troppo semplice.
    […]
    Si dice che per fare un eroe ci voglia una tragedia. Così, scrivendo questa sceneggiatura [Anderville, MM # 0, ndr], ho dato a Topolino la sua tragedia: la perdita di ogni sicurezza e, forse, dell’innocenza. Ma mai del sorriso. Suo e, spero, di chi legge

    Anche stavolta, come nell’analisi di PKNA, non sarò solo in questa lavoro di approfondimento: a dividere l’onore con il sottoscritto ci saranno L. Vertighel, Bacci e Pacuvio, validissimi utenti del Papersera che grazie alla loro passione e competenza mi affiancheranno nella recensione dei 12 numeri della serie. Ringrazio fin d’ora questi ottimi collaboratori per il loro lavoro.
    Avanti, fatevi guidare per le strade di Anderville… ;)
     - Bramo

    MM # 0 – Anderville



    Un giorno come un altro, a Topolino viene comunicato che è comproprietario di un’agenzia di investigazioni ad Anderville, metropoli che intuiamo essere a non eccessiva distanza da Topolinia.
    Il suo socio è Sonny Mitchell, vecchio compagno di università di Topolino, tanto amico quanto diverso nel carattere: Sonny infatti ha intestato la sua agenzia a entrambi, all’insaputa di Topolino, e ora che Sonny è sparito (la sua auto è stata trovata in un fosso, vuota) il nostro eroe deve andare ad Anderville per sistemare le pratiche.
    Con quest’incipit parte Anderville (Faraci/Cavazzano), una delle storie più belle scritte da Tito Faraci per la Disney, una delle sue più riuscite. E direi anche che parte la creazione di un microcosmo (come suggerirà il titolo dell’ultimo albo della serie) geniale quanto ben descritto, tanto da far empatizzare il lettore con i nuovi personaggi fin da questo numero zero.
    Ricalcando l’esperienze di PKNA, infatti, si decide di non far partire la numerazione dal canonico 1 ma dal più moderno e accattivante 0. E come nel più classico degli esempi, il numero zero introduce alla nuova realtà, alle nuove situazioni e ai nuovi personaggi che popoleranno questo nuovo fumetto.
    Topolino arriva ad Anderville, dicevamo, e subito si accorge anche solo dall’aspetto esteriore di come questa città sia diversa dalla sua Topolinia: in luogo delle casette con giardino, del rassicurante centro cittadino e delle vie tranquille abbiamo grattacieli altissimi, palazzi imponenti e a volte inquietanti, strade sporche e quartieri malfamati. Una città dura fin dalle apparenze. E il commissariato, dove Topolino si reca per le pratiche dell’agenzia, è altrettanto estraneo alle atmosfere topolinesi. Come direbbe Little Caesar, “è un posto interessante si ti piace il genere duri e cattivi”.
    Little Caesar? Be’, in una città del genere non può mancare il tipico bar-tavola calda americano, dalla parvenza malfamata e dal cibo non certo fresco o di qualità: Topolino ci entra quasi per caso, ma quel posto diventerà il posto in cui trascorrerà più tempo il nostro Mickey. Il proprietario si chiama Little Caesar, un tipo grosso e massiccio dai modi rozzi e irresistibili, che conosce tra poliziotti e delinquenti tutta Anderville. A completare il quadro abbiamo Ray e Dash, due avventori del bar onnipresenti, che passano le loro giornate lì a scambiarsi battute a raffica sul cibo di Little Caesar, sfidando la sua ira. Quest’ambiente con questi personaggi (a cui aggiungere Stan l’edicolante, Eddie il bookmaker e Burke il tassista) formano un setting praticamente perfetto per l’atmosfera che evoca: uno sfondo decisamente azzeccato per le indagini e avventure che Topolino si troverà ad affrontare, un’atmosfera raccolta e allo stesso tempo  divertente e divertita, una cricca leale con chi sa guadagnarsi la sua fiducia (come riesce subito a fare Topolino) ma anche fondamentalmente cazzara.
    Già da questo numero, in effetti, Topolino avrà modo di scoprire quanto può essergli utile in una città come questa il supporto di Little Caesar e degli altri: si dà il caso che il Topo dalle orecchie tonde incappi nelle mire del Professore, docente di crimine applicato, un uomo che si occupa di mantenere l’ordine e la gerarchia all’interno del crimine di Anderville. E’ questi un personaggio a mio parere estremamente interessante, e mi spiace che sia stato poco sfruttato (comparirà in futuro solo nel # 6). Il Professore ha un compito per Topolino, quello di individuare e far arrestare un sicario che viene da fuori, esterno al crimine organizzato della città e che quindi non è ben visto per il suo ruolo destabilizzante nel sistema.
    Le risorse che Topolino e i suoi nuovi amici mettono in campo per trovare questo Rud Kaminsky li portano a scoperchiare un “vaso di Pandora” non da poco, e le cui conseguenze si ripercuoteranno nei prossimi numeri. Infatti in seguito alle implicazioni di  quest’operazione, l’ispettore Jan Clayton gli vieta di lasciare la città. Motivo per cui Topolino deciderà di prendere le redini dell’agenzia di cui è socio.
    Come dicevo, la sceneggiatura è un’armonia magica e incantevole, mai stonata e che riesce a introdurre tutto quello che è importante per MM riuscendo anche a metterci subito una storia interessante e avventurosa e definendo i contorni di questo nuovo mondo. Perché i particolari (il commissariato, Little Caesar, le strade…) derivano tutti dall’insieme, da Anderville stessa, che Faraci si è divertito a costruire partendo dagli esempio di città “malate” che compaiono in tanti film e romanzi hard-boiled, città in cui dilaga la corruzione della politica e la malavita seria e pericolosa. Insomma, tutta un’altra storia rispetto a Topolinia, e Topolino se ne accorge in fretta. Ma altrettanto in fretta impara: lo scontro che ha contro un “pesce piccolo” fuori dalla tavola calda dimostra come, anche se appena arrivato, Topolino sa già destreggiarsi in un ambiente noir dato che, come ha sottolineato l’autore, le sue storie a strisce lo vedevano coinvolto spesso in situazioni del genere.
    Faraci quindi costruisce l’architettura del nuovo mondo partendo dalla città (in fondo, anche in PKNA Paperopoli viene in parte modernizzata, mostrando un centro città con un grattacielo come la Ducklair Tower, e ancora di più la città verrà stravolta nella serie "PK – Frittole" con il concetto di Paperopoli 2.0) e definendo i particolari, ma anche inventando personaggi che già dalla prima storia si mostrano molto tridimensionali e realistici, sempre rifacendosi agli stilemi del noir più classico. Little Caesar, Clayton, il pesce piccolo, Kaminsky fanno tutti parte di un immaginario comune e ben radicato in certa narrativa, ma che mai come allora aveva trovato uno spazio così ben sfruttato e non parodistico nel mondo Disney (Gottfredson a parte). C’è anche la figura delle femme fatale, incarnata dalla fidanzata di Sonny, Vera Ackerman, una ragazza piuttosto ambigua e misteriosa. Simili comprimari costituivano un aspetto atipico decisamente esaltante, specie per chi già amava PK.
    Sono inoltre degni di nota due particolari importanti che sono presenti qui e che torneranno nelle prossime storie: l’ironia da una parte e i pensieri di Topolino dall’altra!
    Forse non è nemmeno il caso di sottolinearlo, parlando di Faraci, ma è bene ricordare che il suo particolare stile di sceneggiatura ricolmo d battute salaci e di sarcasmo a go go trova in MM uno sbocco particolarmente felice, forse perché anch’esso tipico della letteratura noir (il detective classico ha sempre la battuta pronta). La cosa si riscontra moltissimo nel terzetto Ray, Dash e Little Caesar, ma anche Topolino stesso non si risparmia un linguaggio brillante e spigliato che lo rende molto credibile e simpatico.
    A questo si aggiunga il fatto che Tito può sviluppare al pieno delle potenzialità quello che è un suo marchio di fabbrica nelle sue storie: le didascalie che riportano i pensieri in tempo reale del protagonista. Usata in alcune storie per “Topolino” (vedere la prima tavola di Dalla Parte Sbagliata per capire) e in almeno due storie per PK (Trauma in PKNA # 10 e Tutto e Niente in PK2 # 13), è una tecnica molto stuzzicante, specie perché spesso i pensieri che possiamo leggere sono o perle di saggezza dal valore riflessivo o ancora battutine ironiche che aumentano il loro effetto umoristico immaginandosi che il protagonista non le dice ad alta voce a benefici di un “pubblico” ma le formula tra sé e sé. Fantastico! Questo, insieme all’indicazione di luogo e tempo in cui ci troviamo scritto dentro uno “squarcio nero” saranno due caratteristiche delle tavole di MM.
    In tutto questo popò di modernismo e coraggio narrativo, ai disegni abbiamo un Maestro Disney, Giorgio Cavazzano. Se non è strano vedere Cavazzano fare coppia con Faraci (molte delle più belle storie dello sceneggiatore di Gallarate sono disegnate da Giorgio), è già più atipico vedere un grande nome del fumetto disegnare una storia per un fumetto Disney di Nuova Generazione. Cavazzano è l’unico Maestro infatti che collaborerà a queste realtà editoriali (prima di questa storia aveva già disegnato due storie brevi per lo Speciale 97 e lo Speciale 98 di PKNA), e si occupa di definire il character design dei protagonisti, tracciando una linea d’ispirazione per tutti gli artisti che verranno dopo di lui, e riuscendo a coniugare il suo stile classicamente disneyano con sfondi più arditi a inusuali, e con la struttura delle tavole più aperta (vedi le bellissime due tavole mute in cui predomina il blu). Sfondi a parte ogni personaggio benedetto dalla matita di Cavazzano è uno splendore, non solo tutti i nuovi personaggi ma Topolino stesso, che è davvero meraviglioso, classico ma slanciato e vivo, esaltato anche dalle chine.
    Insomma, una partenza col botto sotto tutti i punti di vista. La nuova realtà di Topolino, con i suoi limiti geografici e i suoi comprimari e antagonisti è fissata, ora occorre solo svilupparla. E le prossime storie lo sapranno fare in modo egregio.
    Questa storia è stata ristampata in Italia nel volume “MM - Le Origini” (uscito come cartonato nel 1999 e come Disney Time # 27 nel 2001) - insieme ai due numeri successivi - e in “La Nera di Topolino” (Oscar Best Sellers Mondadori n. 1645).
     - Bramo

    PS. Per offrire più punti di vista possibili, qui di seguito il link al thread presente sul forum del Papersera dedicato a questa storia, in cui tra le altre cose possiamo ritrovare i primi passi da forumista di Pacuvio :P e varie opinioni non solo sulla suddetta storia ma su tutta la serie di MM e sul “Disney di Nuova Generazione”. Qui.
    « Ultima modifica: Martedì 8 Mar 2011, 21:49:35 da Everett_Ducklair »

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    Bramo
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      Re: MM - Mickey Mouse Mystery Magazine: Discussione Generale
      Risposta #1: Lunedì 14 Giu 2010, 20:08:39
      MM # 1 – The Link



      Un certo libro in cui sono riportati i nomi di persone implicate in un giro di scommesse clandestine finisce nelle mani di due agenti, e un certo nome crea una serie di conseguenze a catena.
      Intanto Tomoka Marshall, imprigionato nel carcere di Older per una rapina di qualche anno prima, viene inaspettatamente scarcerato, e i presunti complici (mai traditi da Tomoka e mai accertati) iniziano a subire attentati. Topolino viene incaricato di trovare Tomoka, che uscito dal carcere è sparito dalla circolazione.
      The Link (Faraci & Sisto/Perina) riesce a inserire quello che un po’ era mancato nel # 0, il giallo in senso stretto. In Anderville non c’era un colpevole da scoprire, bensì un’esaltante caccia all’uomo. Qui invece, anche se apparentemente all’inizio sembra ripetersi la cosa, verranno fuori intrecci insospettabili che Tito costruisce con grande abilità di giallista a fumetti. Manda Topolino in una palestra di savate, gli fa girare Anderville sul taxi del folle Burke, lo fa indagare in lungo e in largo e alla fine gli fa svelare il mistero, mostrando per la seconda volta di fila come ad Anderville nulla è mai quello che sembra, e le connivenze tra “buoni” e “cattivi” non sono rare (roba impensabile fino a pochi anni prima in un fumetto Disney, una cosa del genere!).
      La storia è degna d’importanza perché anche se sembra slacciarsi momentaneamente da ciò che è stato lasciato in sospeso nel # 0, intanto presenta un personaggio come Leopold Millighan che rivedremo nei prossimi numeri, e inoltre ritengo sia stata una mossa intelligente mostrare un’indagine “di routine” nella nuova vita di Topolino, prima di approfondire seriamente la macrotrama che dominerà la prima parte di MM. Macrotrama che viene sibillinamente annunciata nelle ultime tavole della storia.
      A proposito delle ultime tavole, è da notare che parte qui un’abitudine che ci porteremo dietro fino al # 5, quella di avere ala fine della storia un’ultima tavola, muta, in cui vediamo Topolino guardare al cinema o in televisione, come se fosse un film, la storia che abbiamo appena letto. Voci di corridoio affermano che sia stato un tentativo di mettere una certa distanza dal Topolino classico a quello di MM, come se la variante di questa nuova testata fosse solo una finzione cinematografica.  
      Dal punto di vista grafico abbiamo il valido Alessandro Perina, all’epoca quarantenne, disegnatore che io apprezzo molto soprattutto con i Paperi. Ma su “Topolino” si contano numerose ottime prove di Perina con Topolino e il suo universo, così come lascerà il segno disegnando ottimamente il primo numero di “X-Mickey” oltre che un’altra storia per MM e molte copertine di questa testata, creando in quest'ultimo campo dei piccoli capolavori grafici. Comunque anche in questa storia se la cava egregiamente, riprende alla perfezione le linee guida di Cavazzano e le fa sue, con uno stile forse un po’ legnoso in alcune pose ma nel complesso molto buono.
       - Bramo

      MM # 2 – Estrelita



      Il titolo del # 0 corrispondeva a quello della città co-protagonista a tutti gli effetti di MM. Il terzo numero usa ancora come titolo il nome di una città. Estrelita (Artibani/Zironi) è una storia di svolta sotto molti aspetti. Il più evidente è lo sceneggiatore, che stavolta non è più Tito Faraci ma Francesco Artibani, altro leone degli anni ’90 in casa Disney e che a quattro mani con Tito ha pure scritto alcune storie (su tutte Topolino e il Fiume del Tempo e Un Papero in Rosso). Artibani diventerà uno praticamente l’unica alternativa a Faraci nello scrivere le storie di MM, dato che fatto salvo i nn. 8 e 9 tutti gli albi sono firmati da costoro, dividendosi di fatto il progetto MM praticamente al 50 % a testa.
      Appare chiaro che i due scrittori abbiano lavorato a stretto contatto e sviluppato la serie insieme già da questa storia, che riprende i fatti riguardanti Sonny Mitchell e il politico di Anderville Henry J. Lasswell (narrati nel # 0) portandoli a una momentanea prima conclusione. Grazie a un depliant pubblicitario Topolino scopre che Sonny non è scomparso, ma ancora vivo e presumibilmente ad Estrelita, cittadina del Messico vicino al confine. Insieme a Vera Ackerman, Topolino viola il divieto di lasciare la città e si mette alla ricerca di Sonny.
      Verrà così a conoscenza di un piano molto ben ordito, che include magagne politiche, loschi traffici, protezione di testimoni e connivenze tra potenti e gangster. Una storia più grande di Sonny, insomma, e forse anche per Topolino, che qui sembra vedersela brutta più di una volta!
      “L’arte di complicarsi la vita non si impara, è una dote innata. Ve lo dice uno che se ne intende” pensa Topolino nel corso di quest’avventura, e a noi lettori viene un po’ da pensare che sia vero. Ma anche che siamo felici che questo piccolo topo si cacci in guai simili e riesca a uscirne senza essere un’insopportabile so-tutto, ma uscendone come un uomo comune.
      E’ da notare come in questa storia la violenza politically un-correct non manchi, da quella paventata degli sgherri nelle prime tavole a quella effettiva – la terribile sparatoria che Topolino, Sonny e Vera subiranno nell’ufficio, che lascerà il segno sui muri ben visibili nei prossimi numeri. Ma anche quella degli agenti di Estrelita che portano in cella Topolino è notevole, insomma scene forti per l’ambito di Topolino che sul settimanale non avremmo certo visto.  
      Artibani, come dicevo, è sulla stessa lunghezza d’onda per quanto riguarda la gestione di questo mondo così particolare, e lo dimostra con un’ottima padronanza degli ambienti e dei personaggi nuovi, oltre che di questo Topolino “straniero in terra straniera”. È coadiuvato alle matite da Giuseppe Zironi, artista decisamente poliedrico che sul settimanale ha già lavorato su ottime storie, alcune anche scritte da lui, e che graficamente erano caratterizzate da un certo spirito innovatore. Anche qui non è da meno, distaccandosi più di quanto non ha fatto Perina nello scorso numero dal modello cavazzaniano (vedi ad esempio Little Caesar) ma rendendo sempre i personaggi riconoscibili. Il tratto “sporco” di Zironi ben si confà alla storia, ambientata in una città di confine polverosa, adatta secondo me ad essere rappresentata con questo tocco. Il Topolino di questo artista risulta comunque molto plastico e godibilissimo da vedersi, in uno stile caratteristico che lo fa ricondurre subito al suo autore.
      Concludo dicendo che le ultime tavole, con Topolino che nonostante si senta ancora un estraneo ad Anderville si senta meno solo sapendo che Sonny non è morto come credeva nel # 0, è molto commovente e sceneggiata benissimo.
       - Bramo

      MM # 3 – Lost & Found



      Dopo tre numeri in cui ci si è dedicati in pieno alla trama principale del fumetto, in Lost & Found (Faraci & Sisto/Sciarrone) Faraci decide di prendersi una piccola pausa dalle vicende Lasswell e di sfornare così una storia più autoconclusiva. Che in realtà si divide in due storie ben precise, anche se di diversa importanza, che alla fine si uniranno in una conclusione comune.
      Il primo  - e più importante - caso di cui deve occuparsi Topolino gli viene affidato dalla signorina Jennifer Power, figlia di uno dei più grandi finanzieri della città, il quale è a capo, con il signor Steven Smithson, della società Smithson & Power, uno dei più potenti colossi economici di Anderville. La signorina intende ritrovare un certo Dirk Morris, amico e dipendente della ditta di famiglia sospettato di un ammanco dalle casse della società di ben un milione di dollari.
      Il secondo caso riguarda Peter Gamo, ingenuo e bonaccione ragazzo di campagna al quale è stata sottratta una cospicua somma di denaro.
      Entrambi i piani narrativi sono condotti da Faraci con grande maestria e pur essendo praticamente scollegati dalla trama principale coinvolgono non poco il lettore grazie al solita maniera adulta e avvincente con la quale Tito li sa trattare.
      Il nostro sceneggiatore, però, non dimentica completamente le vicende narrate nei precedenti numeri, e coglie l’occasione di presentarci tre importantissimi personaggi che saranno determinanti per l’andamento della serie, riuscendo anche talvolta a legarli mirabilmente alla storia dell’albo: si tratta della infida Gloria Gump, direttrice del carcere di Older e detentrice, insieme a Lasswell e Millighan, di ogni potere e controllo su Anderville, del procuratore Stanson, conduttore delle indagini e delle accuse contro Lasswell, e di Muck Rackers, talentuoso quanto sbruffoncello giornalista che si rivelerà un prezioso alleato per Topolino.
      Certo è che il numero è da ricordare anche per l’esordio ai disegni di uno Sciarrone in forma smagliante, il cui comparto grafico fa impallidire quello pur ottimo di Cavazzano nel primo numero. Ambientazioni strepitose, dettagli a profusione, personaggi perfetti e finalmente meno caricaturali del solito, scene d’azione dinamiche. Impossibile non restare affascinati da tale meraviglia visiva.
      Da segnalare sicuramente un altro esordio, quello, in chiusura, delle storie brevi che già all’epoca di PKNA spopolarono fra i consensi dei lettori. Qui ad aprire la consuetudine è la miniserie True Stories, Real Life, con l’episodio Lo Scoop (Ziche) che narra le dissacranti avventure di Chester Soup, scapestrato giornalista dell’ "Anderville Star Tribune". Impossibile che il tratto grafico e il colore di Silviuccia Ziche non ricordino nei PKers più accaniti le esilaranti avventure delle Angus Tales di pikappica memoria, nel loro essere espressivissimi e adattissimi alle atmosfere comiche della breve.
       - L. Vertighel

      MM # 4 – Mousetrap



      Tirato un attimo il fiato con lo scorso numero, si ritorna decisamente a parlare della trama principale con Mousetrap (Artibani/Zironi). Ormai è ben chiaro che a dividersi le sceneggiature della serie si alterneranno ad ogni albo Faraci e Artibani, il che non può che fare piacere visto che si tratta di due fra i migliori autori degli ultimi vent’anni e di tutta l’epopea Disney italiana. E, personalmente, trovo che Artibani sia leggermente superiore anche al pur titanico Faraci nel stendere le intricate trame di questo fumetto mozzafiato.
      Cosa che ci dimostra anche qui, dove tira fuori una storia che più “politically un-correct” non si può, scritta magnificamente. Ed è anche questo il bello di MM, vedere come Topolino sia fondamentalmente impotente in questa diabolica città, come vediamo quando qui viene “reclutato” da un certo Seth Salem, malvivente alle dipendenze di Gloria Gump, per compiere un “lavoretto” in cambio della vita di Vera Ackerman. Lavoretto che si rivelerà essere nientemeno che una rapina al caveau della Welzen National Bank, con l’obiettivo di far sparire compromettenti informazioni sul caso Lasswell già nel mirino del procuratore Stanson. Tutto questo con il doppio fine di far cadere tutta la colpa sul nostro Topolino, in modo da fargli perdere ogni credibilità come testimone al processo.
      Ma c’è anche un terzo scopo, che ci mostra quanto profonda ed egoistica sia la sete di potere della Gump...
      Davvero avvincente la sceneggiatura di un Artibani in stato di grazia, capace di stimolare a tal punto l’interesse del lettore da fargli venire fretta di voltare le pagine. E davvero “politicamente scorretta”, come dicevamo prima: le malefatte commesse nella storia da Topolino – costretto – non si contano, e vanno dal furto d’auto all’irruzione armata in banca alla minaccia di ostaggi con un mitra.
      A coadiuvare un’eccellente trama, i disegni di Zironi che, seppur un po’ in calo rispetto all’ottima prova mostrata su Estrelita, si rivelano più che buoni, con ottime rappresentazioni degli ambienti e personaggi espressivi e ben proporzionati. Forse manca giusto un po’ di dinamicità del tratto, ma direi che possiamo essere più che soddisfatti.
      Conclusione in appendice con l'episodio di True Stories, Real Life – Corsa Semplice (Artibani/Ziche), dove l’Artibani – di nuovo all’opera – affianca la Ziche nella comica avventura da taxista di Chester, fra grotteschi rapinatori e gatti infuriati, che giunge a ottimo completamento di un già grandioso albo.
       - L. Vertighel

      MM # 5 – Firestorm



      Passati già dieci mesi dall’uscita del mitico Numero Zero, Faraci decide di cominciare ad intraprendere il cammino conclusivo di questo primo arco narrativo – che poi purtroppo rimarrà anche l’unico – culminante con il processo Lasswell.
      Introdotto da una copertina mozzafiato by Perina, forse la migliore tra tutte quelle comunque stupende della testata, Firestorm (Faraci/Perina) da una bella accelerata alle vicende della trama principale. Faraci inizia a portare a compimento quei vari aspetti che molto erano stati sviluppati nei numeri precedenti e che troveranno poi conclusione nel successivo Calypso, albo tanto unito a questo che si potrebbe quasi considerare la seconda parte di una bilogia finale.
      Non è però il processo ai danni di Henry J. Lasswell alla base delle vicende della storia, quanto la continua fuga alla quale si deve dare Topolino – sempre affiancato dall’energica Patty Ballestreros – dai numerosi attentatori che cercano in ogni modo di farlo fuori in modo che non possa testimoniare (il titolo ha infatti il significato della Tempesta di Fuoco dalla quale il nostro è assediato). Sono anche qui tantissimi gli elementi “politicamente scorretti” che affollano la – ottima – sceneggiatura di Faraci: dall’attentato dinamitardo di inizio storia, alla violenta sparatoria che avviene in hotel, alla battaglia in elicottero in cui si lascia intendere che Patty e Topolino abbattano addirittura il velivolo nemico.
      Non è solo la grande dose di violenza, però, che rende grande la sceneggiatura: Tito infatti – come già aveva fatto in Anderville con la scena della sparatoria sulle scale della stazione – coglie l’occasione di citare nuovamente il film Gli Intoccabili, del quale riprende pari pari la scena in cui il giudice Raven, d’accordo con il procuratore Stanson, fa scambiare la giuria del processo, probabilmente corrotta, con quella dell’aula adiacente.
      Se la trama della storia viene promossa senza discussioni, i disegni di Perina, invece, rappresentano un caso a parte: se nella copertina Alessandro è stato davvero fenomenale, aiutato anche da una perfetta colorazione di Andrea Cagol, personalmente nelle pagine della storia il suo tratto mi risulta spesso non appropriato alla rappresentazione delle varie scene. Il suo stile è piuttosto caricaturale, privo di dinamicità e spesso non abbondante di dettagli. Lo trovo grossolano, insomma, molto distante dal tratto perfetto di Sciarrone e da quello fantastico di Cavazzano.
      Continua ancora in coda al numero la simpatica miniserie True Stories, Real Life con l’episodio Una Questione di Principio (Artibani/Ziche), in cui Chester è infiltrato al party del giornale concorrente, l’ "Anderville News Pioneer", al quale incontrerà la ragazza dei suoi sogni, guarda caso la figlia del direttore! Situazioni divertentissime e battute taglienti contraddistinte dalla solita verve di un’Artibani in stato di grazia dalle quali è impossibile non farsi strappare sonore risate.
       - L. Vertighel

      MM # 6 – Calypso



      Con Calypso (Artibani/Sciarrone) arriviamo ai giorni immediatamente precedenti alla conclusione del processo Lasswell, quelli successivi agli eventi burrascosi narrati in Firestorm. Sharky e un altro scagnozzo mandati da Mason, il legale di Lasswell, tentano di rapire in modo maldestro Salomon Queeg, l’avvocato che ha rifiutato la difesa di Rud Kaminsky, uno degli imputati del processo. L’attentato non va in porto, grazie all’intervento di Topolino e del suo amico tassista Burke, ma i disperati tentativi di Henry J. Lasswell si rivolgono ora alla possibilità di corrompere i giurati del processo, visto che l’esito della votazione è spaccato a metà: gli ultimi avvenimenti hanno diviso la giuria, e da alcune indiscrezioni l’avvocato Mason è venuto a sapere che solo sei giurati su dodici voteranno a favore di Lasswell. A questo punto, Sharky riconosce il volto di uno dei giurati, Kevin Guthrie, come un ex pugile di nome Jefferson Cage, che è stato un tempo legato ad un giro di scommesse clandestine.
      Guthrie, ricattato da Sharky, che manterrà il silenzio sul passato dell’ex-pugile solo in cambio del suo voto al processo Lasswell, si rivolge a Topolino, per incaricarlo di trovare Sharky e una testimonianza del suo passato, una sua foto contenuta in un calypso, un prezioso orologio con carillon.
      Comincia così l’indagine di Topolino, che lo porterà niente meno che nel carcere di Older, dove entrerà clandestinamente come detenuto con un nome falso, Alfred Levin, grazie all’aiuto del Professore (vedi MM # 0).
      Con grande capacità sia Artibani che Sciarrone accompagnano il lettore e Topolino in questa grande prigione, un luogo claustrofobico, nero e cupo che nasconde più segreti di quanti non si possano intuire a prima vista, saturo di agenti corrotti e dalla gestione della direttrice Gloria Gump, la quale si rivela quantomeno “elastica” nelle sue scelte: molti dei condannati vengono inviati all’esterno del carcere a svolgere i suoi compiti disonesti e poi rientrano al sicuro, tra le mura di Older. Tra questi, Topolino incontra sia Sharky che Seth Salem, gangster assetato di vendetta che aveva già avuto modo di conoscere in Mousetrap (MM # 4), che gli causeranno non pochi problemi nel tentativo di recuperare l’orologio.
      Il verdetto finale del processo, anche grazie all’apporto di Topolino, vedrà Henry J. Lasswell giudicato colpevole, ma solamente per dei reati minori e assolto per i reati più gravi, in un’altra citazione al film Gli intoccabili, e quindi al reale epilogo del processo a Al Capone.
      Grandi ancora una volta i disegni di Claudio Sciarrone, che riesce a rendere credibilissime le sensazioni di prigionia e i momenti in cui Topolino si trova chiuso in trappola, così come in Lost & Found era stato bravissimo a rappresentare i grandi spazi aperti di Anderville. Bravissimo anche nel trovare soluzioni sempre nuove nell’animare graficamente le scene in cui non c’è azione, come il dialogo tra Topolino e Kevin Guthrie nell’agenzia di investigazioni, dove le vignette prendono una morbida forma a ventaglio, in una sequenza molto cinematografica.
      A completamento del numero troviamo un interessante dossier che mostra gli atti del processo Lasswell, i retroscena sul passato di Kevin Guthrie, ritagli dei giornali con commenti al processo, una scheda dettagliata sul carcere di Older e per finire la breve storia True Stories, Real Life - Spy Story (Catenacci/Ziche), che continua farci vedere come il povero e sprovveduto giornalista Chester Soup si invischi in avventure più grandi di lui.
       - Bacci
      « Ultima modifica: Martedì 8 Mar 2011, 21:50:02 da Everett_Ducklair »

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        Re: MM - Mickey Mouse Mystery Magazine: Discussione Generale
        Risposta #2: Lunedì 14 Giu 2010, 20:08:55
        MM # 7 – Black Mask



        Dopo la conclusione del processo Lasswell, e quindi del grande arco narrativo che ci ha accompagnato per sette numeri, Black Mask (Faraci/Mastantuono) è una grande avventura che vede un Topolino stanco, ormai completamente disilluso e amareggiato, ma sempre pronto a reagire da queste sue inquietudini, questa volta per lottare contro un terribile sicario misterioso, La Sfinge, che viene presentato nel prologo, nell’atto di acquistare un’arma micidiale da un venditore. L’introduzione lascia sottintendere che La Sfinge uccida e derubi il  malcapitato commerciante di armi, portando così sulle pagine di MM un raro esempio di omicidio nel mondo a fumetti Disney degli ultimi 40-50 anni.
        Sono ormai passate tre settimane dal verdetto finale della giuria e l’ispettore Clayton ha tenuto nascosto a Topolino una lettera del Giudice Raven che lo autorizza a tornare a Topolinia, e quando il detective lo scopre va su tutte le furie, imitato dalla poliziotta Patty Ballestreros, che esasperata dai modi dell’ispettore, lascia la polizia. Topolino decide così di lasciare seduta stante Anderville, e coglie un occasione al balzo: si fa assumere come responsabile della sicurezza sul Black Mask, un treno lussuosissimo e ultra-tecnologico di una società che appartiene a Leopold Millighan. Il treno, che ha nel suo percorso ha in previsione una fermata a Topolinia, è stato ideato dal Ernest Rubin, ed è completamente comandato da FRED (FRD 20001AMTBM), un’ intelligenza artificiale molto simile all’ HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, capace di interagire con gli esseri umani e totalmente indipendente.
        La Sfinge, a bordo del treno, tenta di uccidere Topolino per ben due volte, e in entrambi gli attentati, rappresentati in modo mirabile da Mastantuono per il senso di forte inquietudine e sorpresa che lasciano nel lettore, Mickey riuscirà a cavarsela per il rotto della cuffia, anche grazie all’aiuto di Jan Clayton e Patty Ballestreros, che nel frattempo ad Anderville hanno svolto un indagine parallela per giungere all’identificazione dell’assassino misterioso che minaccia topolino sul treno, e che nessuno ha mai visto in faccia.
        Patty, ormai completamente imbufalita con Clayton, accetta di diventare socia di Topolino nella sua agenzia investigativa di Anderville, e Black Mask si chiude senza far luce sul reale mandante del sicario La Sfinge; purtroppo nulla verrà detto a tal proposito negli episodi successivi.
        Nelle ultime pagine troviamo delle schede con i documenti delle dimissioni dalla polizia di Patty, una interessante scheda tecnica sul treno Black Mask e True Stories, Real Life - Prima Pagina (Bertoni :P /Ziche), che porta a termine le mirabili gesta di Chester Soup, l’incapace ma simpatico giornalista dello "Star Tribune", che conclude le sue peripezie per il meglio, riuscendo a coronare il suo sogno d’amore e rappacificandosi con il gatto che lo ha tormentato negli episodi precedenti.
         - Bacci

        MM # 8 – Victoria



        Dopo gli ultimi strascichi del processo Lasswell narrati in Black Mask, con Victoria (Macchetto/Turconi) inizia un nuovo ciclo di MM con una serie di storie molto più slegate tra loro, dalle trame molto più autoconclusive. Uno dei maggiori cambiamenti rispetto al passato è che ora Topolino deve dividere (letteralmente!) l’agenzia investigativa con la sua nuova socia, l’ex-poliziotta Patty Ballestreros, armata di tanti buoni propositi verso la sua nuova occupazione che però non trovano un riscontro immediato nel suo partner, ormai sempre più in preda ad una fortissima nostalgia per Topolinia e per i suoi cari, “vecchi”, comprimari. Durante uno di questi attacchi di  malinconia Topolino si trova ad inseguire uno scippatore per le vie più malfamate di Anderville, dove  viene tramortito e portato a Peaksmouth, uno dei quartieri più antichi della città in perenne stato di degrado estetico e etico, al cospetto dell’Evaporatore, il capo di una agenzia segreta che svolge compiti di cancellazione di intere vite delle persone che lo richiedono per poi, laddove necessario, ricreare intere esistenze da zero, agendo sulla sistematica cancellazione dei dati personali dei “clienti”che devono, per un motivo o per un altro, sparire dalla circolazione. L’Evaporatore, un vecchio rugoso e irascibile, detentore dei segreti più sporchi e indicibili anche di molti personaggi illustri di Anderville, obbliga Topolino tramite un ricatto a riportargli un suo dipendente, Errol Evans, fuggito dalla sede dell’agenzia con una valigetta piena zeppa di documenti “scottanti”. Prende il via da qui in poi l’indagine forzata di Topolino, costretto a non rivelare a nessuno, neanche alla sua nuova collega Patty, le circostanze che lo hanno portano a intraprendere questa indagine estremamente delicata. Indagine che si intreccia con una affascinante storia del passato, quella di un personaggio importante di Anderville, l’uomo che ha contribuito alla costruzione di più di mezza città, il ricco e indebitato costruttore George Trenco, al quale la sorte riserverà un pessimo e triste congedo dalla metropoli per la quale ha dato tanto.
        La grande abilità di Augusto Macchetto nel far oscillare la narrazione tra presente e passato, crea con l’apporto importantissimo dei disegni di Stefano Turconi, pagine di grande suggestione che legano tutte le sottotrame presenti in quest’albo, dalla struggente vicenda del figlio di George Trenco, a quella di Joshua, un anziano pensionato, un tempo operaio edile, che ha lasciato ben sette anni della sua vita nel cantiere della Victoria Atlantica, la gigantesca statua simbolo di Anderville, costruita originariamente come base di attracco per dirigibili su volere di George Trenco.
        Davvero una trama raffinata per un numero di MM molto ben illustrato da Turconi, che con i suoi disegni e con un'agile impostazione delle tavole contribuisce non poco alla creazione dell’atmosfera delle tre Anderville: quella del presente, quella più nascosta e misteriosa e quella del passato dei flashback.
        In conclusione dell’albo, schede tecniche di approfondimento su Peaksmouth, sulla Victoria, e Patty Chiari (Enna/Zironi-Chiavini), che inaugura un nuovo ciclo di storie brevi, Anderville Confidential. Questa consiste in racconti narrati da Little Caesar, che questa volta ci offre un divertente episodio tratto dai tempi in cui Patty Ballestreros frequentava l’accademia di Polizia, e di un suo incontro con un criminale… “appicicaticcio”.
         - Bacci

        MM # 9 – Run Run Run



        Altro "filler" di lusso, ad opera dell'inedita coppia Secchi-Mottura, con lo sceneggiatore alla sua quinta prova Disney in assoluto. Run Run Run (Secchi/Mottura) si apre con una scena inizialmente incomprensibile per il lettore, che vede protagonisti un gruppo di malfattori.
        La vita ad Anderville per Topolino intanto continua fra alti e bassi: dai preparativi per l'inaugurazione della nuova casa, alla soluzione del caso del cane smarrito della vicina, sino alle solite divergenze fra un irritato Topolino e Jan Clayton, con quest'ultimo che si appropria ingiustamente a mezzo stampa di meriti non suoi.
        A movimentare il tran tran in agenzia, ci pensano due inquietanti tavole mute, che di botto ci presentano un muro tappezzato di foto e ritagli di giornale riguardanti Topolino, ed un figuro intento a stampare una lettera, destinata proprio al nostro. Tutto questo mentre risuona nella stanza il brano anni '50 di Paul Anka You Are My Destiny. Agghiacciante. Il succo della missiva del "Fan", alias Paul Lozano, sprezzante di odio verso Mickey, è che in occasione della Maratona di Anderville si verificheranno diverse esplosioni, se non scongiurate in tempo. Una sfida che Topolino accetta suo malgrado, pur non trovando la collaborazione della polizia, che vede la minaccia come uno dei tanti scherzi dei soliti burloni di turno.
        Su suggerimento di Patty, che gli rimane fedele affiancandolo, Topolino si iscrive alla Maratona, per poter seguire in prima linea gli sviluppi del mitomane, che si farà sentire via telefono con degli indovinelli risolutori. La storia prosegue su questa falsariga, con un Topolino via via sempre più spompato e meno lucido per poter rimuginare bene sul da farsi, pressato dal "Fan" che rende sempre più pericolosi gli obiettivi degli attentati, finché non si scopre il coinvolgimento di altre persone, interessate anche loro per uno specifico motivo alle esplosioni...
        Buoni i disegni di Mottura, il quale, pur non entusiasmando sempre nella resa grafica dei vari personaggi, nel corso della storia è abile nel mostrarci l'ennesimo scorcio cittadino fra le strade affollate della variegata Anderville, soffermandosi in particolare con una bella tavola dettagliata sulla veduta di Town Square, zona di arrivo della corsa.
        In chiusura tutto quello che c'è da sapere sulla 30a Maratona di Anderville, e le consuete prime pagine dei prinicipali quotidiani della cittadina, con approfondimenti e risvolti sul caso Lozano. A seguire, Anderville Confidential - Maryam + Jan (Enna/Zironi-Chiavini), simpatica breve, rivelatasi poi l'ultima della testata, che narra la bizzarra nascita della storia d'amore fra un giovane intransigente poliziotto biondo di nostra conoscenza e un'intraprendente e chiaccherona manifestatrice in cerca di guai. Zironi da applausi, veramente a proprio agio con i personaggi antropomorf-umani, ritratti con molta cura nei dettagli.
         - Pacuvio
        « Ultima modifica: Martedì 8 Mar 2011, 21:51:02 da Everett_Ducklair »

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          Re: MM - Mickey Mouse Mystery Magazine: Discussione Generale
          Risposta #3: Lunedì 14 Giu 2010, 20:09:11
          MM # 10 - The Dark Side



          Da un po' di tempo ad Anderville si verificano delle strane incursioni notturne, che portano la firma di una sorta di banda di giustizieri del crimine: rapida, efficiente, dotata di attrezzature sofisticate e che non le manda certo a dire a chi sembra l'obiettivo principale di tali azioni: i malviventi più in vista della città, e tutto ciò che riguarda le loro losche attività.
          In The Dark Side (Faraci/Palazzi) Topolino viene ingaggiato dalla filantropa Nailsmith per indagare sull'ultimo attentato dinamitardo causato dalla "Dark Side" (questo è il nome del misterioso gruppo di assalto), principalmente mossa dal fatto che fra i coinvolti è rimasto invischiato anche suo nipote, un contrabbandiere redento, uscito ufficialmente dal giro la sera stessa dell'esplosione. Al detective Topolino, con suo grande stupore, viene affiancata una vecchia conoscenza: l'ex galeotto imperturbabile, ma dall'animo buono, che risponde al nome di Tomoka Marshall (vedi MM # 1).
          Per saperne di più e fare il punto sulla situazione, la strana coppia (poi diventata trio, con Patty) decide di vedersi con il giornalista Muck Rakers, che però non risponde all'appuntamento.
          E' sequestro.
          Dopo una capatina al suo ufficio, si scopre che il reporter dello "Star Tribune" era vicino alla verità, e aveva da poco ottenuto un'intervista con il belligerante Commissario Starker, restio a dare troppe informazioni alla stampa. In base agli ultimi indizi, si pensa di seguire una pista che porterebbe a... Jan Clayton, che per di più diffida il gruppo dall'occuparsi della faccenda. Il sospetto si affievolisce quando quest'ultimo subisce un'intimidazione da parte di tre ladruncoli, messi in fuga anche grazie all'arrivo del trio, mutato nel frattempo in un quintetto, con l'aggiunta di Clayton e Burke. In agenzia si vedono subito i benefici del compattamento, così dopo aver riordinato le tessere del puzzle, viene organizzato un piano di fuga per il giornalista rapito, preludio di un finale scoppiettante (nel vero senso della parola).
          La storia viene presentata da una sfavillante copertina di Perina, qui forse alla sua migliore prova come illustratore di MM. Stavolta l' "esordiente" è un disegnatore: Marco Palazzi, che in diverse occasioni si ispira al suo mentore Cavazzano. Faraci si conferma un maestro nello stemperare la tensione con piccole battute dai tempi comici perfetti, nella regia e nella composizione delle vignette nei momenti clou, con primi piani e zoom veramente d'effetto.
          Ricchissimo l'"Anderville Archive" di questo numero: ben nove pagine di profili sui personaggi visti in The Dark Side, documenti Top Secret, prime pagine di giornali e siti internet. Torna dopo un lungo letargo la doppia pagina dell'angolo della posta, che chiude tristemente l'albo, alla luce dei commenti entusiastici dei lettori, che fra le varie cose invocano la mensilità della testata (sigh!). Non mi sono mai spiegato come una rubrica così latitante (che attendevo con curiosità ad ogni uscita, rimanendo sempre deluso) rispuntasse giusto a un numero dalla conclusione, quasi come se la fine di MM non fosse ancora stata decisa.
           - Pacuvio

          MM #11 - Small World



          Un'introduzione di commiato (scusate l'ossimoro) particolarmente toccante, incentrata su motivi e conseguenze che comportano una partenza, apre l'ultimo numero di MM. Small World (Artibani/Camboni) inizia subito con un lungo flashback: una piazza in festa, un albero di Natale, un cane dalmata, un'esplosione, un uomo in pericolo. Si torna al presente, con Topolino che ha in mano un nuovo allettante incarico, per conto di una ricca compagnia di assicurazioni. Tramite un suo portavoce, la compagnia si dimostra interessata a far luce sull'incendio di un edificio, poiché i sospetti cadono subito sul suo proprietario, che, in cattive acque, approfitterebbe dello sgombero per cogliere due piccioni con una fava: la vendita dell'edificio e la riscossione dell'assicurazione. I colloqui con due dei tre inquilini costretti ad alloggiare in albergo e con lo stesso proprietario, Carl Morrison, non portano quasi a nulla, se non che la persona che alloggiava nell'appartamento da dove è scoppiata l'esplosione, era molto riservata, e si faceva vedere di rado.
          Giunta in un vicolo cieco, l'indagine si sblocca grazie ad uno degli informatori di Patty, che riesce a trovare colui che avrebbe dovuto causare l'incendio del palazzo, prima di scoprire di essere stato anticipato da qualcuno che voleva incastrarlo, e cavandosela fortuitamente, grazie a due maldestri ladruncoli. Sbloccata l'indagine, i due detectives riescono a dipanare l'intricatissima matassa (che causa anche un refuso, visto che l'attentatore cambia cognome un paio di volte), scoprendo i come e i perché di vecchi traumi e vendette ai danni del Comandante del 3° dipartimento dei vigili del fuoco di Anderville, Patrick Hoffman, minacciato insieme ai suoi fedeli uomini da una mente diabolica, raffigurata da un discreto Camboni (svantaggiato anche dalle pochissime scene d'impatto o degne di nota), in tutta la sua bruttezza.
          Il finale è di quelli che non ti aspetti (pur se cover e intro sono sin troppo spoilerose): prima l'intervento risolutore degli stessi ladruncoli che hanno imperversato in lungo e in largo per tutta la storia, tra gag fulminanti del buon Artibani e goffi fallimenti, e poi, di botto, l'annuncio di Topolino a Patty e amici del suo imminente ritorno a casa, fra lo sgomento generale dei presenti al bar di Little Caesar. Con un ultimo saluto personale dell'amico/nemico Jan Clayton alla stazione di Anderville, termina così Small World ed MM, in un modo che fa riflettere. Durante la storia, infatti, non vi è nessun accenno o particolare che lasci trapelare l'inaspettato addio, proprio come se il finale fosse stato cambiato in corso d'opera, con l'avvenuta ufficialità della chiusura della testata, forse alla fine non così tanto nell'aria, e che giustificherebbe a quel punto la presenza della posta nello scorso numero. Dal mio punto di vista sarebbe stato molto più logico preparare il saluto ai lettori con un Topolino distratto dall'indagine, ma via via sempre più pensieroso e dubbioso sulla prospettiva di lasciare Anderville, che avrebbe dato maggior consistenza ad una storia che è già godibile di suo, malgrado i disegni di Camboni (purtroppo lo devo ribadire), mentre invece così, liquidando la notizia in 4 paginette, si è perso tutto il pathos che avrebbe concluso degnamente una splendida serie, chiusa purtroppo, dopo un primo filotto di numeri uno più bello dell'altro, con qualche buco narrativo qua e là, come la brusca uscita di scena di un cattivo del calibro di Gloria Gump, che avrebbe potuto dare ancora tanto.
          A corredare il tutto una sorta di album fotografico con note, che riassume nella sostanza personaggi e vicende vissute in quella misteriosa e inquietante cittadina di nome Anderville, dove il nostro Mickey, e molti di noi lettori, hanno lasciato un pezzetto di cuore, rimpiangendo quegli anni.
           - Pacuvio

          MM finisce qui, dunque. Quasi all’improvviso, a tradimento. Infatti, come ha già sottolineato Pacuvio, editoriale del # 11 a parte, nulla nella storia Small World faceva intuire che quello sarebbe stato l’ultimo numero, a parte le ultime 4-5 tavole finali. Come abbiamo visto infatti, in esse Topolino annuncia senza preavviso di aver già comprato il biglietto di ritorno per Topolinia, giustificandosi dicendo che “ad Anderville è inutile fare troppi programmi”.
          Ma purtroppo si lasciano aperte moltissime trame, moltissime cose irrisolte. Se alcune il lettore appassionato può forse facilmente spiegarsele, altre lasciano l’amaro in bocca per l’essere rimaste in sospeso. La più eclatante è proprio Gloria Gump, che prometteva di scalzare i suoi due compari e diventare la vera proprietaria della città, ma che dopo Calypso è scomparsa dalla scena. Ma anche la banda della città di Apper City intenzionata a insediarsi ad Anderville, introdotta in Run Run Run, è rimasta una trama in sospeso.
          Cose più giustificabili sono la figura dell’Evaporatore (non era obbligatorio riprendere il personaggio, cosa che invece si faceva pesantemente intuire per la banda del # 9), Lasswell (la sua storia può benissimo essersi conclusa con la fine del processo) e Millighan (dopo l’episodio di Black Mask può aver deciso di fare una pausa dai suoi loschi traffici).
          Evidentemente la decisione della chiusura della serie dev’essere arrivata improvvisa, se si è data l’occasione a due sceneggiatori extra di scrivere due storie e se gli ultimi due numeri (scritti dai due fautori di MM, Faraci e Artibani) non proponevano nulla che cercasse di chiudere le questione irrisolte ma si soffermavano su indagini a sé stanti.
          Una mia ipotesi (“romantica”, mi verrebbe da dire) è che invece alcune situazioni siano rimaste senza un vero finale apposta, a sottolineare l’impronta realistica che contraddistingue la serie: infatti nella vita vera è ben raro che si scoprano tutti gli altarini e che la verità venga sempre a galla. Così è normale che la Gump se ne sia stata buona un attimo, ma che si stesse magari preparando a nuovi piani contro Topolino quando fu presa di sorpresa dalla sua partenza. E allora poté continuare a fare il suo sporco gioco. E così tutto il resto, l’editoriale suggerisce proprio questo: la vita ad Anderville continuerà a scorrere come sempre, anche senza Topolino. E forse è proprio questa la chiave di lettura migliore per godersi appieno tutta la serie nel suo complesso, leggerla come uno spaccato di vita vera in cui è normale che non tutto venga risolto in uno “spiegone” finale o che non tutto arrivi a degna e chiara conclusione. Così come le persone reali spesso agiscono d’istinto e senza preavviso, come fa Topolino nelle ultime tavole dell’ultimo numero.
          Se Faraci e/o Artibani leggessero questa retrospettiva, chiara testimonianza della qualità della serie e del segno che ha lasciato in moltissimi lettori (sia che l’abbiano scoperta ai tempi dell’uscita, come Bacci e Pacuvio, sia che l’abbiano potuta leggere in tempi recenti – come me e Vertighel), e desiderassero/potessero dire qualcosa in più sulla fine di MM, è chiaro che questo lavoro acquisterebbe una marcia in più, e si farebbe chiarezza sulla cause della chiusura che nell’introduzione io mi sono solo limitato a ipotizzare.
          Colgo intanto l'occasione per ringraziare (anche a nome dei miei collaboratori e di tutti i fan) gli autori, in primis Tito Faraci e Francesco Artibani; ma anche Secchi, Macchetto ed Enna, tutti i disegnatori e tutte le persone coinvolte nel progetto, nel lavoro di redazione, nell'organizzazione e nella cura del giornale (penso a Riva & Viganò che hanno sempre curato le ricche pagine di approfondimento), non ultimo l'allora direttore Paolo Cavaglione, che credette nel progetto.
          Infine ringrazio anche i carissimi L. Vertighel, Bacci e Pacuvio, i quali si sono prestati ben volentieri a collaborare a questa retrospettiva, portando ognuno il suo sguardo, il suo giudizio, il suo coinvolgimento umano su questi 11 numeri. Grazie a tutti e 3, a Vertighel con cui si è consolidata l'intesa collaborativa in questo genere di lavori, a Bacci che si è messo in gioco con molta umiltà e attenzione ai consigli e a Pacuvio che nonostante i mille impegni e il poco tempo ha composto ottimamente le sue recensioni. :)

          Sono già passati 11 anni dalla nascita di MM, e 10 anni fa eravamo nel centro della sua vita editoriale… ma nel primo decennio del nuovo millennio penso che non si sia visto un progetto rivoluzionario quanto “MM – Mickey Mouse Mystery Magazine” in casa Disney…
           - Bramo
          « Ultima modifica: Martedì 8 Mar 2011, 21:52:44 da Everett_Ducklair »

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            Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
            Risposta #4: Lunedì 14 Giu 2010, 21:14:21
            Ne posseggo qualche numero...meritevole progetto editoriale, storie più "adulte" e godibilissime, buoni disegni ed atmosfere inquietanti.  Perchè le cose belle debbono sempre durare così poco?
            Mi piacerebbe conoscere, se esistono, le edizioni straniere degli episodi di questa serie.  Negli USA rilancerebbero di sicuro i comics di Mickey.
            « Ultima modifica: Lunedì 14 Giu 2010, 21:17:56 da alec »

              Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
              Risposta #5: Martedì 15 Giu 2010, 09:32:55
              E' stata un'esperienza bellissima, un modo fantastico per ricordare un fumetto grandioso e dalle qualità elevatissime che si merita sicuramente un posto nell'Olimpo della Disney.
              Un sentito GRAZIE agli autori che si sono cimentati su questo capolavoro e ai miei compagni di squadra con i quali è stato possibile la creazione di questa analisi.
              Grazie mille davvero!

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              Lyla
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                Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                Risposta #6: Martedì 15 Giu 2010, 18:13:13
                Ed ecco un'altra di quelle tante produzioni della Disney che a malincuore ho perso.
                Devo dire che ho fatto un grosso sbaglio a non comprarlo nemmeno una volta, solo perché Topolino non mi era mai stato particolarmente simpatico. Proprio come l'ha descritto Tito Faraci, vedevo Topolino come l'eroe perfettino, e perciò credevo che non avrei provato troppo gusto nel leggere MM. Senza contare che i miei contanti scarseggiavano, e fra tagli di spese e soppressioni varie di tentazioni altrettanto varie mi ero dispiaciuta un po' per PK, ma a MM non avevo quasi pensato... peccato :P per ora mi accontento di queste recensioni, per le quali, a proposito, mi complimento come per l'altro topic (quello di PKNA)!

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                  Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                  Risposta #7: Martedì 15 Giu 2010, 21:36:14
                  Maledetto Everett, in tempo lampo ci hai donato un'altra preziosa retrospettiva. Manca solo X-Mickey (che però non è un granchè :P)...
                  Ti lascio questa citazione, che so che apprezzerai: "Argh! L'ho fatto di nuovo!" ;)
                  Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
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                  Disney Compendium Don Rosa: http://www.ilsollazzo.com/c/disney/lista/fumetti-donrosa

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                    Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                    Risposta #8: Martedì 15 Giu 2010, 21:46:33
                    Maledetto Everett, in tempo lampo ci hai donato un'altra preziosa retrospettiva. Manca solo X-Mickey (che però non è un granchè :P)...
                    Ti lascio questa citazione, che so che apprezzerai: "Argh! L'ho fatto di nuovo!" ;)
                    Eppure anche X-Mickey andrebbe rivalutato: il target era più infantile, eppure la storie non mancavano di originalità.  Pipwolf era un personaggio simpaticissimo. Evidentemente, da noi lo spillato formato USA non attacca, però sarebbe bello rivedere gli episodi di entrambe le testate, magari in volumi-raccolta da edicola, se esistono ancora le rese

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                      Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                      Risposta #9: Martedì 15 Giu 2010, 22:11:10
                      Bè Alec, in generale, e vale quasi per tutte le testate disney, i vecchi numeri andando per bancarelle, fumetterie e fiere con un po' di pazienza si possono trovare tutti. Per X-Mickey, o altro, non è necessaria una ristampa, ma basta un poco tempo, e di sano divertimento aggiunto, alla ricerca dei vecchi numeri. (e poi fine OT ;))
                      Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
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                        Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                        Risposta #10: Mercoledì 16 Giu 2010, 16:12:54
                        Citazione
                        Maledetto Everett, in tempo lampo ci hai donato un'altra preziosa retrospettiva. Manca solo X-Mickey (che però non è un granchè )...

                        come si dice in palermitano...NON VI SIDDIATE!!continuerò con la mia battaglia inutile (secondo quanto dichiarato da Vertighel o Everett) se dobbiamo dirla tutta allora precedenza a Witch...se verrà fatta una cosa del genere per X-Mickey ci rimarrei malissimo..  >:(  ;)

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                          Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                          Risposta #11: Mercoledì 16 Giu 2010, 19:28:12
                          Che cosa vuol dire "non vi siddiate"?
                          Inoltre, ho finito di leggere la retrospettiva, e rinnovo i miei complimenti a Everett, ma anche a Vertighel, Bacci e Pacuvio.
                          Infine, speriamo che Faraci intervenga a spiegare bene come eè andato il finale di questa mitica serie, ma non so se lo farà.
                          Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
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                            Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                            Risposta #12: Mercoledì 16 Giu 2010, 23:31:42
                            Ringrazio tutti voi per i complimenti, anche a nome dei collaboratori! :)


                            come si dice in palermitano...NON VI SIDDIATE!!continuerò con la mia battaglia inutile (secondo quanto dichiarato da Vertighel o Everett) se dobbiamo dirla tutta allora precedenza a Witch...se verrà fatta una cosa del genere per X-Mickey ci rimarrei malissimo..  >:(  ;)
                            Per quanto mi riguarda, le retrospettive di magazine Disney di Nuova Generazione sono finite. PKNA, PK2, Frittole ed MM sono quelli che possiedo, e sono quelli che da solo o grazie all'aiuto di validi compari ho analizzato. Di X-Mickey ho solo il primo numero, di Witch il nulla e anche di PP8 (se mai qualcuno volesse la retrospettiva di PP8 :P ) il nulla. Quindi non posso proprio parlarne. Non so se il caro Vertighel (o qualunque altro utente) possiede X-Mickey e volesse fare un lavoro del genere, ma di certo io non potrei aiutarlo.
                            Per Witch, caro elpikappa, ti assicuro che non è per cattiveria che non lo tratto/trattiamo. Nel mio caso e in quello di Vertighel (se ben ricordo) si tratta solo di mancanza di materia prima. Io sono sicuro che le prime serie di Witch sono valide, rivoluzionarie, importanti ecc, non lo metto di certo in dubbio, solo che io non possiedo la testata, e recuperarla oltre che difficoltoso comporterebbe una spesa che adesso come adesso preferisco investire in altri fumetti, anche non Disney ma che mi attirano di più.
                            Un contentino, comunque, te lo voglio dare: se ti spulci i trhread di questa pagina troverai quelli dedicati alla prima, seconda, quinta, sesta, settima e ottava serie di Witch, più uno dedicato agli Speciali (e magari me ne sono persi anche altri, cerca bene), che portano avanti un'analisi più o meno ordinata del fumetto.
                            Per i fan di X-Mickey, ce n'è uno molto incompleto qui, ma sempre meglio di niente.
                            Ecco, quello che potevo fare l'ho fatto. Poi non dite che non mi impegno :P
                            Ora, si torni pure a parlare di MM :)
                            « Ultima modifica: Giovedì 17 Giu 2010, 00:51:18 da Everett_Ducklair »

                              Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                              Risposta #13: Mercoledì 16 Giu 2010, 23:50:22
                              Allora, innanzitutto, mi sento di dover fare ancora una volta i miei sinceri complimenti ad Everett e ai suoi validissimi "soci" Vertighel, Bacci e Pacuvio. Davvero, secondo me retrospettive competenti e complete, ma non solo, senza dubbio anche appassionate e sentite, come questa e come le precedenti, non fanno altro che rendere il forum ancora più ricco e valido. Posso assicurare come la lettura mi sia risultata piacevole e interessante, fornendo anche diversi spunti che a volte mi erano sfuggiti. Detto questo, anche io mi dichiaro pubblicamente fan della serie in questione: naturalmente incide pesantemente il fatto che io sia venuto a contatto con essa quando ero ancora piccolo, e che io abbia, così, conservato un ricordo profondo e un grande affetto per questa iniziativa, ma è anche vero che, come all'epoca, sono tuttora fortemente intrigato dalle misteriose atmosfere che permeano tra le storie della serie, del volto maturo e adulto di questo nuovo Topolino, del fantastico apparato grafico di supporto e della sbalorditiva capacità di Tito e Artibani, ma anche delle poche altre comparse, di tessere trame avvincenti, capaci di tenerti a lungo incollato al fumetto.

                                 _Gunni Helm
                              Each of us has a pair of wings, but only those who dream learn to fly (Jim Morrison)

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                                Re: MM - Mickey Mouse Mistery Magazine: Discussione Generale
                                Risposta #14: Giovedì 17 Giu 2010, 00:14:02
                                Ci tengo a ringraziare Everett, Vertighel e Pacuvio per avermi accolto nel team della recensione andervillesca e tutti voi per i complimenti ;)
                                E poi condivido in tutto e per tutto quello che dice Gunni Helm qui sopra, MM ha avuto lo stesso identico effetto su di me!
                                Di X-Mickey ho letto tutti i numeri, mentre non ho mai comprato nemmeno un numero di Witch, ma ho solo letto (purtroppo) di sfuggita un paio di numeri ; )
                                « Ultima modifica: Giovedì 17 Giu 2010, 00:19:36 da bacci88 »

                                 

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