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Topolino 3243 - Recensione di piccolobush

Ancora un numero senza infamia e senza lode, senza acuti e senza bassi, con alcune storie sufficienti ma che avrebbero potuto essere molto migliori.
E’ il caso della storia di apertura, Zio Paperone e la promessa venuta dalla Scozia, scritta da Buratti e disegnata da Mazzarello: uno spunto apparentemente originale è solo l’occasione per infilarsi in un intreccio narrativo visto più volte, però ben gestito e in cui Paperino riesce a ritagliarsi un momento di giusta soddisfazione. La vicenda paga però pegno nel finale, che conclude il tutto con una fretta eccessiva.
Considerazioni analoghe si possono fare per la storia che chiude l’albo, Topolino e il supermistero a quattro ruote, opera di Mazzoleni, dove una vicenda sospesa tra giallo e fantasy, viene parzialmente rovinata ancora una volta dal finale: un finale dove saltano gli equilibri e in cui viene a mancare la fluidità che fino ad allora aveva caratterizzato lo svolgimento. Peccato perché la commistione tra una trama mistery e i disegni di Leoni avrebbe potuto regalare qualcosa di ben più riuscito, come lo stesso disegnatore (in veste di autore completo) ha più volte dimostrato nel passato.
Comunque sono due esempi di storie che sarebbe bene vedere più spesso sul settimanale.
Sul resto del numero non vale spendere molte parole: lasciamo Donald Quest al suo pubblico e Paperinik e l'animazione arborea all’oblio, mentre Duck Tales fa capire una volta di più come animazione e fumetto siano linguaggi completamente differenti e non si possono applicare bovinamente gli stilemi di uno all’altro. Di tutta la storia resta un unico momento divertente, le citazioni (volutamente sbagliate?) shakespeariane e batmaniane di Paperino, vai a sapere però se già presenti in origine o tutta farina del traduttore.
Per completare il volume tanto spazio ai giochi e a Rovazzi, protagonista anche di alcune one-page imbarazzanti persino per uno che ha scritto versi come «col trattore in tangenziale, andiamo a comandare» (e che a quanto pare sta riuscendo a redimersi con un film quantomeno garbato targato "Disney").

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Topolino 3243

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bunny777
Gran Mogol

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    Re:Topolino 3243
    Risposta #30: Martedì 30 Gen 2018, 13:49:32
    A me pare chiaramente che non avessero deciso fino all'ultimo quale dovesse essere il titolo, così che Chierchini avrà solo titolato la storia con "Paperinik" o "Paperinik e".
    Magari in redazione ci sarà stata confusione con la storia del prossimo 3245 (Paperino indagatore da vicinato), sempre disegnata da Chierchini, nel cui titolo il nome 'Paperino' sembra molto simile a quello qui sovrascritto.


    *

    Topolino08
    --


      Re:Topolino 3243
      Risposta #31: Sabato 3 Feb 2018, 15:29:44
      Dopo appena una settimana si torna a parlare di Confucio e della sua visione del mondo. "Non cercate la troppa allegrezza né la troppa tranquillità - affermava l'antologista orientale - la ricerca che farete è pur essa un ostacolo alla vostra quiete interiore". Scendendo nei particolari di questo nuovo numero di Topolino non c’è frase migliore per descrivere il comportamento del filologo esperto in relazione agli episodi dello sconclusionato Cantare del Donald, raccontato in chiave fantasy. Trovarne i pregi risulta essere infatti un compito assai arduo, soprattutto se consideriamo come, superata ormai la metà abbondante, la trama non abbia ancora raggiunto una precisa collocazione nel pensiero collettivo. Al termine di una puntata seppur mediocre sceneggiata da Davide Aicardi, pubblicata sul 3242 e moderata fonte di stimoli vagamente disneyani, il soggetto di Stefano Ambrosio torna a ricalcare i toni di una sconfessata e prevedibile recita teatrale ad opera di personaggi spenti e totalmente privi di accentuazione psicologica, simulacro ultimo dei vizi e delle problematiche vissute tutt'oggi dalle generazioni novelle. Il capitolo corrente articolato dalla giovane Chantal Pericoli dimostra in poche tavole i difetti dell'idea di fondo "ambrosiana": un Topolino ridotto a rattoppo letterario, il villain Gambadilegno preda dell’ormai troppo costante tendenza a redimersi e un Macchia Nera quasi assente dalle scene. La storia pare manifestarsi sempre più come priva di trasversalità, contraddistinta da intrecci banali e il più delle volte edulcorati da elementi steampunk e genuinità gratuita, tutti elementi favorevoli a una corretta influenza sulle giovani masse di consumatori.
      In ogni caso le idee non mancherebbero ma è la loro trasposizione cartacea che il più delle volte lascia l’amaro in bocca. Ciò che non accade in merito alle ottime prove di Stefano Zanchi, finalmente giunto a una certa destrezza con pennino e china.

      L'albo prosegue per sommi capi su questa falsariga. La storia a strisce d’esordio, Zio Paperone e la promessa dalla Scozia, si propone di identificare parsimonia e vizi paperoniani sotto un modello tutt'altro che sconosciuto, ma comunque forte di uno stile inedito e fuori dall'attuale media-storie. Malgrado i bei preamboli e la minima quanto rara contestualizzazione dei fatti è nel finale che le speranze evaporano, complice una risoluzione affrettata ad opera di un topos comunissimo ormai parte integrante del filone, per così dire, emozionale dei nostri tempi. Resta da chiedersi come mai Buratti non abbia descritto al meglio il rapporto fra Scrooge e la giovane new-entry, sua più evidente rappresentazione giovanile al passo coi tempi.

      Mestamente, anche il progetto DuckTales avanza nell'illogico nonsense che lo anima. Da qualche episodio a questa parte appare evidente la piega assunta dal modello con la comparsa di Della, evidenziata sempre più fortemente come personaggio opposto all'indolente fratello nonché perfetta risposta per il lato girovago dello Zio. È però la mancanza del concetto di nucleo famigliare che porta all'inevitabile insufficienza finale, seppur proprio tale ideale sia uno dei punti cardine della serie TV originale (Anni Novanta e Reboot). Che ciò sia determinato dall'assenza dei tre nipotini? O si tratta forse una diretta conseguenza delle vergognose traduzioni che costantemente caratterizzano questa strampalata rubrica? Domande, dubbi problemi e perplessità rassegnate ormai a rimanere insolute.

      Chiudono i conti due eccellenti disegnatori che per dissimili motivi hanno da sempre fatto breccia nei più affezionati lettori del Topo. Giulio Chierchini, dall'alto dei suoi 90 anni dimostra ancora una buona padronanza nello svolgere il lavoro di una vita, malgrado alle dipendenze di una sceneggiatura totalmente anonima e priva di ragion d’essere. Al contrario Lucio Leoni gode della facoltà di realizzare uno sviluppo a lui ben congeniale in cui l’elemento surreale mezzo-dark riveste una discreta importanza e si confà attraverso luoghi comuni e citazioni ai capolavori passati come Topolino e l’enigma di Mu. Questo numero di Topolino, carente di acuti significativi o insighting redazionali, è anche e soprattutto il loro numero, nell'auspicio che il 2018 porti fama e consacrazione personali.

       

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