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Topolino 3301 - Recensione di piccolobush

Nel commento al numero 3301 non si può non iniziare con "Il conte di Anathram" che si chiude questa settimana dopo cinque puntate. Marco Bosco si è prodotto in un lavoro davvero riuscito, una storia corale nel senso più completo del termine, in cui tutti i personaggi sono assolutamente indovinati, mantenendo le loro caratteristiche peculiari e risultando sempre credibili: ne sono un esempio un Rockerduck vecchia maniera, senza scrupoli e tutt’altro che pivello e un’Amelia correttamente priva della sua natura stregonesca ma quanto mai a suo agio nella parte cucitagli addosso dallo sceneggiatore.
Ma tutti sono ben caratterizzati, compresi quelli che hanno poco spazio per mettersi in mostra.
Non meno importante è la storia che viene tessuta episodio dopo episodio, storia che si arricchisce di diverse sottotrame che l’autore porta avanti in maniera precisa fino alla conclusione, evidenziando anche tanti elementi di interesse: dalle lotte sindacali e le guerre dei prezzi che, per una curiosa coincidenza, vanno a quasi a sovrapporsi ai fatti di cronaca odierni, al ruolo in società delle donne proprio negli stessi anni e negli stessi luoghi in cui prende vita il movimento delle suffragette.
Immagino che, a volerlo fare, si potrebbero anche trovare dei difetti, ma è una cosa che "Il conte di Anatrham" non si merita, perché è prima di tutto una storia scritta bene e che, nonostante le apparenze, non fa affidamento tanto sui colpi di scena (non è difficile immaginare, anche solo per esclusione, chi siano i due personaggi misteriosi che vengono rivelati nell’ultima parte) quanto sul suo saper raccontare senza annoiare. Dopo cinque puntate si finisce con l’affezionarsi a questi personaggi e alle loro vicende e allo stesso modo si è finito per apprezzare anche il lavoro di Picone, magari non adattissimo al tipo di storia, ma comunque efficace.
Insomma un ottimo lavoro, adatto a un pubblico di ogni età, l’esempio di qualcosa che dovrebbe essere la normalità su una rivista come "Topolino".
La storia di apertura invece è firmata da Sisto Nigro e Alessandro Perina e, sotto l’ambientazione carnevalizia, nasconde un giallo dei più classici. Godibile, anche se alcuni passaggi avevano fatto pensare ad una trama un pelo più elaborata di ciò che si rivela invece alla fine.
Sull’ennesimo episodio de "La Storia dell'Arte di Topolino", ci sarebbe poco da dire: la cifra umoristica di Roberto Gagnor è ormai ben nota e quindi non stupisce vedere i soliti ammiccamenti a un pubblico giovane condotti in maniera abbastanza pretestuosa, così come è noto che l’arte viene circoscritta in poche didascaliche vignette, come un dazio da pagare al più presto per poi non pensarci più. In realtà c’è però un fatto nuovo: chi scrive non è proprio un ignorante ma al tempo stesso non è così versato in storia da potersi rendere conto di errori in date e dettagli così particolareggiati come quelli trattati in questa avventura. Però tra i lettori della rivista c’è anche chi queste conoscenze le ha e, giustamente, le dimostra. Allora spiace venire a conoscenza che, sia la storia sia il redazionale che la accompagna, contengono imprecisioni che non rendono giustizia al prestigio del giornale. Un po’ di attenzione in più non sarebbe una cattiva idea, soprattutto in questa tipologia di operazioni.
Oltre a una simpatica storia con zio Paperone di Zemelo e Rigano, l’altro elemento degno di nota è la ristampa di "Zio Paperone bianco papero" scritta da Kinney e disegnata da Strobl, la prima della serie ambientata nella redazione del Papersera. L’obiettivo è lanciare la collana omonima che ospiterà proprio le ristampe di queste storie, oltre ad altro materiale. Sempre riguardo questa operazione, troviamo allegato alla rivista una copia del "Papersera", riproposizione di una analoga iniziativa di svariati anni fa. Si tratta di un simil-tabloid di impronta prettamente umoristica e poteva essere più interessante se avesse contenuto anche qualcosa di realmente utile: ad esempio veri consigli di lettura o una reale panoramica sul funzionamento di una redazione giornalistica

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Topolino 3301

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paolo87
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    Re:Topolino 3301
    Risposta #15: Mercoledì 6 Mar 2019, 11:47:49
    Anche perché, tecnicamente, i due tronconi dell'impero romano non hanno mai "lottato per la supremazia".

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      Re:Topolino 3301
      Risposta #16: Mercoledì 6 Mar 2019, 14:31:51
      comunque tengo a sottolineare come Anatrham sia stata una storia che mi ha appassionato dall'inizio alla fine e il finale non ha deluso.

      Sono d'accordissimo. Il plot fila via che e' una meraviglia, e i personaggi sono usati in modo esemplare. Tributerei una lode a Bosco.
      Una delle migliori storie degli ultimi tempi (tra l'altro sono una marea di tavole).
      Conosciuto anche come : Velodromo Vigorelli

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        Re:Topolino 3301
        Risposta #17: Mercoledì 6 Mar 2019, 15:06:36
        Spendo volentieri qualche parola per Anatrham. Bella storia che non è pesata affatto nonostante l'ambientazione non sia tipicamente quella delle commedie più leggere e sia composta da ben 5 episodi, pieni zeppi di sottotrame e personaggi. Tutto molto classico, tutto molto composto, dalla trama fino ai dialoghi, ma non per questo banale o prevedibile.
        L'unica cosa che mi ha fatto storcere il naso, come a molti di voi, è la vicenda del conte stesso, che appare un po' stereotipata e non lascia certo a bocca aperta. E, se devo fare un'altra piccola critica, nel'ultimo episodio si affollano troppi colpi di scena, ma capisco fosse necessario chiudere i vari intrecci nella parte conclusiva della saga. Che comunque è sempre rimasta interessante anche negli episodi intermedi, cosa non affatto scontata in storie di questo genere.
        In fin dei conti devo fare un plauso anche a Picone che, sebbene finora non mi abbia mai entusiasmato, ha fatto un eccellente lavoro sia con l'ambientazione che con i costumi, dando un'atmosfera molto piacevole a tutta la storia.

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        piccolobush
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          Re:Topolino 3301
          Risposta #18: Mercoledì 6 Mar 2019, 15:44:13
          Quindi ad essere pretestuosa,oltre che espressa in toni veramente antipatici, è stata la tua critica in merito
          Ciao Vincenzo, come stai? Tutto bene? :D

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          Andy98
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            Re:Topolino 3301
            Risposta #19: Giovedì 7 Mar 2019, 00:52:26
            A dire la verità le imprecisioni storiche nella storia di Gagnor ci sono, anche se potrebbero essere volute, visto che l'autore ci presenta ovviamente una versione trasfigurata e comica della realtà.

            Imprecisioni, a mio avviso, che in un ciclo denominato "Storia dell'Arte di Topolino" non dovrebbero esserci, soprattutto quando la vicenda è ambientata in un contesto storico preciso che è funzionale per inquadrare l'opera artistica o la tecnica di cui si vuole parlare. Pretendere una meticolosa ricostruzione storico-sociale sarebbe troppo per il numero di tavole a disposizione, però è grave collocare l'impero di Giustiniano nel V secolo d.C. quando questi è diventato imperatore nel 527, ovvero nel secolo successivo, quindi l'informazione che arriva non solo è grossolana - cosa che si potrebbe accettare, volendo, azzeccando quantomeno il periodo corretto - bensì è pure errata poiché va contro diversi fatti storici importanti già riportati da altri utenti prima di me.

            Da una serie che è partita con l'intento di promuovere l'arte mediante il fumetto ci si aspetterebbe un atteggiamento di gran lunga meno superficiale rispetto a quanto si è visto: soprattutto perché è una storia dell'arte, sicché si dovrebbe tenere conto del contesto in cui sono state prodotte le opere di cui si vuole parlare, altrimenti ciò che resta è solo un mediocre teatrino di comicità spicciola che soffoca la narrazione ed impedisce di portare a compimento lo scopo primario del progetto.

            Poi, per carità, a molti piacerà la comicità avveniristica di Gagnor - io non sono tra quelli poiché la ritengo troppo fine a se stessa - tuttavia mal si congegna agli scopi della serie: nella storia in questione, oltre alle inesattezze storiche, un calderone di luoghi comuni sul Medioevo, i romani e i barbari dalla "divertentissima" parlata giovanile fanno da sfondo a quella che è una usuale contesa tra Paperone e Rockerduck in cui l'arte, la vera protagonista, ha l'onore di avere a lei dedicata una sola tavola in cui si dice poco e niente sul mosaico. E nemmeno gli editoriali aggiungono molto a riguardo, nonostante si sprechino di dire qualcosa in più rispetto a quanto fatto con l'arte contemporanea (che coincidenze! Chissà come mai ciò...).

            Di nuovo un'occasione sprecata, e stavolta per davvero.
            « Ultima modifica: Giovedì 7 Mar 2019, 09:53:14 da Andy98 »

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              Re:Topolino 3301
              Risposta #20: Venerdì 8 Mar 2019, 17:53:14
              (...) ma è anche vero quello che ricorda GioReb: nell'ultima puntata la "spalla" di Ameliova non compare affatto.

              Che con la già citata smemoratezza del protagonista rovina un poco quella che sarebbe potuta essere una delle migliori serie degli ultimi anni, peccato.  :( :( :(

              Imprecisioni, a mio avviso, che in un ciclo denominato "Storia dell'Arte di Topolino" non dovrebbero esserci, soprattutto quando la vicenda è ambientata in un contesto storico preciso che è funzionale per inquadrare l'opera artistica o la tecnica di cui si vuole parlare. Pretendere una meticolosa ricostruzione storico-sociale sarebbe troppo per il numero di tavole a disposizione, però è grave collocare l'impero di Giustiniano nel V secolo d.C. quando questi è diventato imperatore nel 527, ovvero nel secolo successivo, quindi l'informazione che arriva non solo è grossolana - cosa che si potrebbe accettare, volendo, azzeccando quantomeno il periodo corretto - bensì è pure errata poiché va contro diversi fatti storici importanti già riportati da altri utenti prima di me.

              Da una serie che è partita con l'intento di promuovere l'arte mediante il fumetto ci si aspetterebbe un atteggiamento di gran lunga meno superficiale rispetto a quanto si è visto: soprattutto perché è una storia dell'arte, sicché si dovrebbe tenere conto del contesto in cui sono state prodotte le opere di cui si vuole parlare, altrimenti ciò che resta è solo un mediocre teatrino di comicità spicciola che soffoca la narrazione ed impedisce di portare a compimento lo scopo primario del progetto.

              Poi, per carità, a molti piacerà la comicità avveniristica di Gagnor - io non sono tra quelli poiché la ritengo troppo fine a se stessa - tuttavia mal si congegna agli scopi della serie: nella storia in questione, oltre alle inesattezze storiche, un calderone di luoghi comuni sul Medioevo, i romani e i barbari dalla "divertentissima" parlata giovanile fanno da sfondo a quella che è una usuale contesa tra Paperone e Rockerduck in cui l'arte, la vera protagonista, ha l'onore di avere a lei dedicata una sola tavola in cui si dice poco e niente sul mosaico. E nemmeno gli editoriali aggiungono molto a riguardo, nonostante si sprechino di dire qualcosa in più rispetto a quanto fatto con l'arte contemporanea (che coincidenze! Chissà come mai ciò...).

              Di nuovo un'occasione sprecata, e stavolta per davvero.

              A me la storia aveva divertito ma, ripensandoci, concordo in toto con Andy98, quando si ci pongono obiettivi precisi occorre saperli mantenere fino in fondo. Senza dimenticare che l'albo è anche per i giovanissimi e non è il caso di fuorviarli con simili svarioni.

              GioReb

               

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