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Topolino 3315 - Recensione di piccolobush

Il 18 maggio scorso, nelle vesti dell'Associazione Papersera, abbiamo premiato Enna riconoscendo il grande lavoro che ha fatto con i personaggi Disney e la capacità di scrivere storie che, oltre a coinvolgere, sapessero anche emozionare. Ora, a meno di un mese di distanza, mi trovo a commentare la conclusione di una lunga storia (ben 5 puntate) dove della sua bravura c'è solo qualche eco, una storia che si percepisce come non sia nata da lui, non in questa forma che ha raggiunto le edicole almeno.
L'intento di celebrare il cinquecentenario leonardesco si perde un po' per strada, l'ambientazione italiana, che poteva e doveva essere il valore aggiunto, non viene praticamente sfruttata: l'interesse si mantiene vivo solo per l'identità del misterioso finanziatore che pure non ci vuol molto a indovinare dato che, anche in questo, non si hanno sorprese.
Ma l'ultima puntata appare la più debole perché l'autore è costretto a tirare le fila di una avventura che, per qualche motivo, non ha potuto scrivere come forse avrebbe voluto.
Francamente abbastanza risibile la grande invenzione oggetto di questa caccia al tesoro, una macchina in grado di stampare fumetti... a patto di disegnarli e scriverli manualmente al loro interno! (Ma chissà, forse Leonardo voleva solo stimolare la fantasia dei suoi contemporanei, fornendogli delle pagine pronte da completare in base al proprio estro). Cosa dire poi del vero tesoro che viene "inaspettatamente" trovato e che permette di concludere la storia con tutti felici e contenti? Anche qui, dopo che a ogni pagina o quasi, vengono ricordate le difficoltà del ristorante del professore non ci vuol molto a indovinare come si sarebbe conclusa (stessa conclusione di tante altre storie simili, tra l'altro).
Insomma, sembra sia mancato qualcosa, forse l'ispirazione, forse la possibilità di scrivere liberamente, ma davvero appare come una occasione mancata. Fosse stata una storia di una o due puntate massimo, poco male. Ma una storia così lunga e con un obiettivo così impegnativo avrebbe meritato qualcosa di meglio.
Dai, in fondo è il numero celebrativo di Paperino, con tutte le storie dedicate a lui e ai tanti aspetti della sua vita, non mancherà  occasione per leggere qualcosa di valido. Questo ho pensato, prima di leggere la storia successiva.
È che non mi aspettavo "Paperino contro Paperino". Una battutina sarcastica fa ridere, tre fanno sorridere, 40 pagine dello stesso umorismo stile "Zelig" sono una tortura. Vitaliano mette in atto il suo solito schema: nessuna trama, confusione voluta e cercata con pervicacia, affastellamento di personaggi, di situazioni e di battute per non dar modo al lettore di fermarsi a riflettere. Perché se ti fermi un attimo, vedi subito che ci sono mille cose che non vanno. L'ammucchiata di nemici per esempio, convocati dal nulla, per competere con i vari alter ego di Paperino, come se fossimo a "Giochi senza frontiere".
Coerenza narrativa, credibilità, tutto sacrificato sull'altare della tesi finale, tra l'altro intuibile sin da subito. Si dirà, è una storia umoristica, va letta con lo spirito giusto. Probabile, ma faccio fatica a trovare lo spirito giusto quando lo sceneggiatore comincia a giocare con i suoi stessi cliché (i millemila sinonimi ripetuti all'eccesso, il sarcasmo sulle proprie battute...) fingendo un'autoironia che è solo di facciata.
Una storia che può anche essere divertente, ma non è una storia di Paperino.
Buona l'avventura che chiude l'albo, scritta da Buratti e disegnata da Danilo Barozzi che si concentra sulla sfortuna del festeggiato. Originale non lo è, e ci mette anche parecchio a entrare nel vivo (per una metà circa si ha l'impressione che il protagonista debba essere Paperoga), però è simpatica.
E simpatico, anche se non lo avrei mai detto, è anche il ritorno di Cip & Ciop sulle pagine del settimanale. Una breve di 10 tavole, firmata da Stabile e Marini, che fa il suo dovere meglio di tante altre.
Il resto del giornale è dedicato per lo più a Paperino, con una paginetta introduttiva per ogni storia e poco altro. A proposito di tali pagine introduttive, non sono "85 anni che combatte contro la sua proverbiale sfortuna". Questa è l'immagine che ormai si è imposta: d'accordo che in poche righe non si può fare un trattato e spiegare da dove nasce tale caratterizzazione, ma sarebbe bastato restare sul vago per non scrivere inesattezze.

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Topolino 3316

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Cornelius Coot
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    Re:Topolino 3316
    Risposta #120: Lunedì 24 Giu 2019, 12:55:17
    Spero di aver soddisfatto la tua curiosità ;)
    Grazie a Lunatico per l'esauriente e interessante risposta che, giustamente, da un punto di vista realistico, lascerebbe poco spazio in questo campo a diversi autori di fumetti e non solo.  :))
    Non dico che questi debbano attenersi alle reali leggi della fisica e dello spazio/tempo ma che almeno non banalizzino troppo (vedi storie della Macchina del Tempo) una fantasia che è sempre esistita nelle menti degli umani di ogni tempo e luogo.

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    GrouchoMarx81
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      Re:Topolino 3316
      Risposta #121: Martedì 25 Giu 2019, 07:21:34
      non ho letto tutte le 9 pagine,non potevo farcela, mi sono letto qualche commento sparso e dico la mia (umile) opinione:
      se (come affermato dall'autore) questa storia di Paperinik fungerà da apripista al ritorno del Paperinik Vendicatore al posto del Paperinik Supereroe "pew pew" BEN VENGA!!!   :D
      Pezzente ma Signore, Cinico ma Appassionato, Egoista ma Generoso, Mai Approfittatore.

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      Ladro Gentiluomo
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        Re:Topolino 3316
        Risposta #122: Martedì 25 Giu 2019, 12:36:41
        Un nuovo ciclo di storie con un Paperino vendicatore non sarebbe male (se si potessero riprendere le ambientazioni di Martina sarebbe fantastico) l’unica cosa che mi lascerebbe un po’ perplesso 🤔 Paperinik cosa dovrebbe vendicare? I torti di Paperino? Negli anni settanta questo poteva starci dato il comportamento di alcuni suoi familiari (vedasi Gastone) ma oggi con le nuovo politically correct non penso che la cosa sia riproponibile
        Perché Fantomius si è un ladro ma gentiluomo

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        Cornelius Coot
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          Re:Topolino 3316
          Risposta #123: Martedì 25 Giu 2019, 12:59:08
          Paperinik cosa dovrebbe vendicare? I torti di Paperino? Negli anni settanta questo poteva starci dato il comportamento di alcuni suoi familiari (vedasi Gastone) ma oggi con le nuovo politically correct non penso che la cosa sia riproponibile
          Il primo Paperinik vendicava anche i torti (o presunti tali) subiti dallo zione da parte di Rockerduck. Oggi potrebbe aggiungere quelli subiti da parte di Cuordipietra (la Colllina e il Deposito a rischio cancellazione gridano ancora vendetta!) o da Nonno Bassotto, magari in storie bassottesche più criminose del solito (e la rivalità fra i due vecchi è di lunga data). Anche il Sindaco (come forse già in passato) potrebbe subire le vendette di Paperinik. Poi ci sarebbero Spennacchiotto, Zantaf... se solo si volessero recuperare personaggi inseriti in plot abbastanza 'tosti'. Inoltre Gervasio potrebbe creare nuovi characters da mettere a confronto con Paperinik.
          « Ultima modifica: Martedì 25 Giu 2019, 14:20:28 da Cornelius Coot »

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            Re:Topolino 3316
            Risposta #124: Martedì 25 Giu 2019, 13:33:17
            Ho letto solo ieri la storia di Gervasio, un po' a causa di ritardi postali, un po' per la mia volontà di andarmi a rileggere prima la storia originaria. Considero questa come un piacevole divertissment dell'autore; nel complesso mi è piaciuta, forse l'unica pecca è un ritmo un po' troppo affrettato a causa del minor numero di tavole rispetto all'originale. Si vede che Gervasio mette veramente amore in quello che fa, e non lo scopriamo certo in questa sua ultima fatica. Mi piace considerarlo un poco come il Don Rosa di Paperinik, per l'affetto e l'impegno che ci mette e con cui nutre le sue tavole.
            Sappiate che tutte le cose sono così: un miraggio, un castello di nubi... Nulla è come appare  -  Buddha

            https://ilnumeroprimopiugrande.wordpress.com/author/arcelli1947/

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              Re:Topolino 3316
              Risposta #125: Martedì 12 Nov 2019, 11:32:52
              Ormai la discussione (interessante, grazie a tutti) è morta e sepolta ma faccio un po' di necroposting:

              - La cosa che più apprezzo di Gervasio è quella di provare a tenere tutto insieme, da Don Rosa a Scarpa e pure Martina. Un approccio che ha pervicacemente ricercato e che secondo me è il modo giusto di fare fumetto Disney oggi (al contrario delle storie dove si sviliscono i personaggi però magari c'è una mezza citazione a una storia di Don Rosa buttata lì a caso, e allora WOW LA CITAZIONE!). Poi il risultato può essere più o meno riuscito, a me sia questa che le altre di Fantomius ad esempio piacciono solo tiepidamente, le trovo un po' piatte e ripetitive, ma credo che l'approccio sia quello giusto.

              - Quando sento la parola "buonista" mi agito, quindi dico che una larga parte del fandom disneyano è malata di passatismo. E' privo di fondamento sostenere "quanto era bello un tempo quando le storie si chiudevano con Zio Paperone che inseguiva Paperino con un randello" perché non è vero, ci sono decine di pessime storie dell'epoca come ci sono decine di pessime storie adesso in cui Zio Paperone prende tè e biscotti con Amelia. I personaggi delle grandi storie di un tempo, di Barks, di Scarpa, di Gottfredson sono buoni. I personaggi delle grandi storie moderne, di Don Rosa, di Casty, sono buoni. E' un falso problema. Se vedremo delle storie in cui Paperinik rapina Zio Paperone non vorrà dire che la storia è automaticamente bella. Si sta guardando la pagliuzza ma non la trave, ovvero che nella maggioranza delle storie odierne non abbiamo dei personaggi ma delle maschere che fanno sempre le stesse cose. Però se l'autore ci infila un "inusitato" da qualche discorso, con il risultato di creare discorsi artificiosi e innaturali, tutto bene. "Paperinik il diabolico vendicatore" di Martina è una bella storia non perché a un certo punto un personaggio dice "sordomuto cieco e paralitico", ma perché ci sono personaggi credibili che agiscono con motivazioni credibili.

               

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