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Topolino: origini 'vere' e reali

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doppio segreto
Gran Mogol

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    Re:Topolino: origini 'vere' e reali
    Risposta #15: Venerdì 27 Mar 2020, 18:48:16
    un'eccezione che è la cosa più ignobile che ho letto della Disney
    Ricordavo che nutri forti sentimenti per Topolino e i fantasmi neri, ma non avrei mai detto che la odiassi tanto!

    Battute sceme a parte, mi chiedo se tu abbia messo il link giusto. Se ci vado sopra trovo il numero 49 dei Grandi Classici Disney (Seconda Serie) (che inizia appunto coi Fantasmi neri - storia che mi sento ampiamente di difendere e che a quanto rammento tu stesso avevi in precedenza lodato) e non capisco cosa ci possa essere in quel volume da provocare un simile commento.
    Ohh parbleu che errore terribile ho fatto! C:-)


    Per fortuna che ci sei tu che almeno mi leggi attentamente! Ho corretto; lo sbaglio è dovuto al fatto che poco prima avevo cercato di segnalare che si poteva comprare quel Grande Classico nel sito Panini e Luxor mi ha fatto giustamente notare che era già esaurito ed evidentemente ho postato anche qui la stessa pagina.


    Grazie ML! :thankYou:


    Topolino e i fantasmi neri è una delle più belle storie con Macchia Nera e lo confermo, come posso dire che quel volume dei Grandi Classici è stato uno dei migliori delle serie.


    ps: appena ho un attimo più di tempo riprendo il tuo intervento, quello di Cornelius e quello di Dippy. :)
    « Ultima modifica: Venerdì 27 Mar 2020, 18:50:01 da doppio segreto »
    Sei una brava persona Topolino. E' questo il tuo guaio (Vera Ackerman)

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    doppio segreto
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      Re:Topolino: origini 'vere' e reali
      Risposta #16: Domenica 29 Mar 2020, 20:07:15
      E' fin troppo evidente che il Topolino scavezzacollo degli anni '30 non è un personaggio in linea con i rigidi standard attuali, bensì figlio di un'epoca dove il fumetto aveva margini d'azione diversi.
      Il punto e' che Topolino cessa di essere uno scavezzacollo gia' nelle storie di Gottfredson-Walsh e poi in quelle di Scarpa e di Martina. Porrei Topolino nella seconda guerra mondiale come l'ultima storia del Topolino "giovane entusiasta irresponsabile" (non ho mai studiato troppo attentamente la cronologia e potrebbe esserci qualcosa di successivo in cui ha lo stesso carattere, cosi' come qualche storia precedente in cui appare piu' "adulto", ma lo spartiacque e' da quelle parti). Dopo, quello che  vediamo e' un Topolino piu' maturo, piu' adulto, sempre disposto a buttarsi nell'azione, ma non con quell'entusiasmo quasi da incosciente che aveva prima.
      Per fare un esempio con due storie scelte quasi a casaccio, Topolino nella valle infernale e' un'ottima avventura, ma mi sembra presenti un mondo molto meno ricco e credibile (come psicologia dei personaggi, ambientazione, complessita', descrizione della societa', etc.) di Topolino poliziotto e Pippo suo aiutante.

      Purtroppo con Gottfredson si può 'giocare' più che con Barks: nonostante la sua opera omnia sia stata ristampata in diverse occasioni (dalla fine dei '60 ai recenti Anni d'Oro) (..) Con Carl Barks questo non avviene, secondo me grazie a tre fattori: 1)  non aver abbandonato, da parte del Maestro, molti dei suoi personaggi più importanti portandoseli dietro fino al termine della sua carriera; 2)  i cartoni delle DuckTales prima serie (quelle degli anni '80) che riprendevano plot, canovacci e personaggi delle sue storie; 3)  Don Rosa che ha riportato all'attenzione mondiale di tutti (qualora ce ne fosse stato bisogno, almeno qui in Europa) i personaggi barksiani sviluppando ulteriormente (se non creando da validissime fondamenta) l'intera esistenza di Paperone. Tutto ciò ha rimarcato o impresso ex novo certe situazioni dei paperi che non possono essere disinvoltamente scombussolate ne tantomeno ignorate. (...) E' anche vero che i character barksiani, al di là di cartoni e nuovi autori, sono considerati più attuali rispetto ad alcuni di Gottfredson, troppo legati (ma io non sono d'accordo in questo) ad un periodo anteguerra e rapidamente messi da parte a cominciare dal loro stesso creatore. Come scritto prima, la differenza riguardo l'eredità da consegnare ai posteri sta nel fatto che Gottfredson, nel dopoguerra, non solo 'rinnega' i vari Musone, Orango, Squick, Enigm, Macchia Nera, Setter ma limita al massimo le apparizioni di Orazio e Clarabella, di Gambadilegno oltre che di Minni, praticamente diventata un cameo negli anni '50, 'salvando' solo Mickey, Pippo e Basettoni, circondandoli di nuovi personaggi creati per l'occasione o che avranno un breve ciclo fumettistico.

      Anche per me le vere origini di Topolino sono quelle... delle origini! :P Che poi, le prime storie di Gottfredson (fino al 1939, diciamo) sono anche abbastanza coerenti fra di loro, e mostrano effettivamente la crescita di un ragazzo di campagna che piano piano fa esperienza e comincia a mettere la testa a posto dopo essere diventato pilota di aerei!

      Ho qui riportato i 3 punti salienti dei vostri interventi per poter dire la mia rispetto alle "origini reali" di Topolino in riferimento anche a quello che affermate.


      Penso sia importante comprendere cosa si intenda per scavezzacollo. Etimologicamente parlando, scavezzacollo è una persona che mette a rischio l'osso del collo e, se seguiamo questo significato, Topolino scavezzacollo lo è sempre stato e, con molte riserve visti i limiti attuali, lo è tutt'ora.
      Se invece lo intendiamo - come mi sembra di capire - come giovane che segue una vita molto imprudente, libera e pericolosa, Topolino rispetto ai suoi primi anni ha perso certamente la giovinezza assoluta, una buona parte dell'imprudenza che ha però lasciato il posto ad un uso più appropriato del cervello e, per il resto, sia in fatto di libertà, sia in fatto di pericolosità - nelle ultime storie è valido quello che dicevo prima - direi che non è molto cambiato.
      ML parla di Topolino nella seconda guerra mondiale come spartiacque e Dippy afferma che fino al 1939 le storie sono coerenti mostrando una crescita - intesa come raggiungimento della maturità - di Topolino.


      Per quel che mi riguarda mi permetto di dissentire da entrambi.


      Si parla spesso che in Disney non esistono continuity ma, in realtà, una vera e propria continuity fu la serie di storie che dal 1930 al 1955 - al netto di tutte le interruzioni che ci sono state - si svilupparono attraverso le strisce giornaliere che in alcuni casi si collegano anche a storie delle tavole domenicali.
      Pur non potendo assolutamente negare le incongruità che ci sono per tutto il percorso, soprattutto - ma non solo - fra il prima della guerra e il dopo guerra, ritengo che tutto l'insieme è un lungo racconto di formazione e maturazione di un personaggio principale, Topolino e di alcuni altri che lo circondano.
      Noi incontriamo Topolino nel 1930 in un villaggio rurale in piena crisi economica conseguente al crollo della borsa nel 1929. E' un Topolino praticamente adolescente, pieno di sogni di avventure e che da subito ci si fionda dentro, senza troppo pensarci e senza preoccuparsi affatto di quello che potrebbe accadergli.  Gli anni che seguiranno rappresentano sostanzialmente quel processo di crescita che già si incomincia a percepire con una certa sostanza, nelle strisce scritte da Ted Osborne a partire da Le prodezze di Topolino aviatore  e, va dunque da sé che, Topolino poliziotto e Pippo suo aiutante, si inserisce già a pieno titolo in questa maturazione. E' del tutto inevitabile che il paragone con Topolino nella valle infernale, metta in luce una diversa ambientazione non fosse altro perché il villaggio di Topolino, si è ormai tramutato in una vera è propria città, come inevitabile è tutto il resto perché la storia del 1930 non ha ancora dietro alle spalle uno scrittore di un certo spessore.
      ML tu parli di Walsh come punto cardine della crescita di Topolino verso una maturazione completa ma, francamente, a me non sembra affatto che il Mickey di Merril De Maris sia poi così ancora immaturo rispetto a quello di Walsh, pensiamo solo a - guarda caso ;D  - Topolino e il mistero di Macchia Nera, e come in quel caso, l'uso del cervello sia assolutamente preminente per sconfiggere Macchia Nera.


      Non comprendo poi,come si possa affermare che le storie solo fino al 1939 siano abbastanza coerenti come afferma Dippy.


      In realtà fino a Topolino e il corvo misterioso la continuty è sostanzialmente ferrea e siamo nel 1942. Poi, sì è vero, la guerra produce delle rotture che rompono il giochino, ma, quando nel settembre 1947, con Eta Beta, l'uomo del 2000, si ricomincia, non mi sembra che quelle storie siano così in antitesi con il Topolino precedente. E' un Topolino certamente più borghese, ormai attestato, penso di poter dire, circa sui 35 anni - quindi non più giovanissimo ma ancora sostanzialmente giovane - che da lì a poco, ricomincerà, in un clima politico e sociale completamente diverso ad agire come sempre. Certo, per un personaggio nato nella grande crisi, cresciuto nel New Deal, trovarsi in piena guerra fredda, non è certo un cambiamento da poco e, infatti per questo ed altri motivi più tecnici, nel 1955 con Topolino e il piccolo David Crocket, la continuity finisce per sempre.


      E qui veniamo all'amico Cornelius e a quello che scrive.


      Tu fai un parallelo fra il mondo dei paperi di Barks - che comunque non è una continuity - e il mondo di Topolino di Gottfredson e individui nel fatto che mentre il primo ha insistito con tutti i suoi personaggi senza lasciarli da parte e il secondo no, una causa della differenza dell'eredità da consegnare ai posteri.


      Da parte mia - oltre al discorso della continuity che fa già comunque una notevole differenza fra le due esperienze - ti obietterei che per Gottfredson, molti di quei personaggi di cui fai l'elenco - a cominciare dallo stesso Macchia Nera - erano dei personaggi usa e getta, buoni per una storia e che mai più si sarebbero riproposti. Gottfredson, non poteva certo poi immaginare che nel 1955, le strisce si sarebbero involute in gag auto-conclusive. Probabilmente, fosse stato per lui, fino al 1975 almeno - anno in cui lui smise di lavorare - la continuity sarebbe ... continuata.  8)
      Se questi personaggi - chi più e chi molto meno - sono poi stati riproposti in seguito  lo dobbiamo alla scuola italiana prima e a quella danese poi ma, non era affatto una cosa scontata.


      E' pur anche vero che certi personaggi sono stati man mano accantonati: a Setter si è preferito Basettoni, a Musone Pippo. I due villains Eli e Lupo, sono spariti, come sono spariti i genitori di Minnie.
      La centralità del rapporto con Minnie è terminato - gli amori non durano mai troppo a lungo al top, checché se ne dica  SmEvil - e di conseguenza spesso cambiano anche gli amici, quindi ciao Orazio, ciao Clarabella e, a pensarci bene, anche Pippo nel periodo di Eta Beta, non se l'è poi vista molto bene dopo tutto e in quel poco che è stato il dopo, non ha avuto quella centralità che si è guadagnato con Paul Murry e con le storie italiane.


      Tu poi hai elencato tre motivi che fanno la differenza fra l'eredità di Barks e quella di Gottfredson a cui io ne aggiungerei però, altri due.


      I motivi che tu elenchi sono la dimostrazione in realtà di un'unica cosa: i paperi sono di gran lunga i più amati dai lettori Disney e per questo sono intoccabili tutti.


      Topolino è un personaggio votato a fare soprattutto il detective e, nel mondo attuale del Disney italiano, un personaggio che corre spesso il pericolo di essere ammazzato, che ha spesso dei revolver in mano, che combatte cattivi proprio cattivi, non può più esistere.


        non sono mai contrario a prescindere a storie come "Topolino le origini" o "Young Donald" (a parte il nome di quest'ultima, accidenti a loro e agli inglesismi del cavolo! >:( ), perché comunque penso che i personaggi Disney non sono fatti per essere ristretti in un'ambientazione rigida, né tantomeno in una continuity serrata, e quindi mi sta bene ogni tanto qualcosa che varii un po' il menu! Se poi è una storia a mio parere carina come "Topolino le origini" (almeno la prima puntata), non ho proprio nulla da obiettare! :) , sono d'accordo con te!

      Eppure però è innegabile che Topolino, fumettisticamente parlando con tutto il suo mondo, sono nati proprio in una continuity, quindi come si può affermare che, almeno loro, fra i tantissimi personaggi Disney, non possono essere percepiti in modo tale?
      L'errore che ha generato il tutto, secondo il mio punto di vista, sta proprio nel fatto che il direttore Gentilini non diede retta a Scarpa. Se nel 1955 , proprio quando negli States si finì la continuity, dopo aver posto le basi di una possibile continuità qui in Italia con Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera, su quella strada si fosse continuato, oggi potremmo avere ancora una vita nella sua continuità eterna di Topolino, così come si ha per Tex e per tanti altri fumetti. Sarebbero state sufficienti  circa 210 tavole all'anno da dedicargli, equivalenti a 3 -4 storie.
      Questo poi non avrebbe impedito ad altri autori di dedicarsi a storie e saghe completamente indipendenti ed arrivare dunque ad oggi ad immaginare che Topolino sia nato attorno al 1985, che nel 2004 abbia iniziato l'Università ecc. ecc.
      Io non contesto l'operazione in sé ma, come ho già detto, sono rimasto assai infastidito per come il Direttore l'ha presentata, raccontandoci sostanzialmente, una grossa bufala.


      Per il resto è, come sempre questione di gusti.


      Io immagino che il Topolino del XXI secolo conoscerà forse poi Gambadilegno  un ragazzo un po' irrequieto ma che, in fondo ha un gran cuore - spero proprio che non sia coinvolto anche Macchia Nera - farà il giornalista in avventure sul genere di quelle recentemente viste, insipide e insapori per i miei gusti, e il processo di pimpizzazione di Topolino andrà avanti con mia buona pace e così sia.

      Sei una brava persona Topolino. E' questo il tuo guaio (Vera Ackerman)

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      Alkja
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        Re:Topolino: origini 'vere' e reali
        Risposta #17: Lunedì 30 Mar 2020, 22:51:29
        Sarà che io non sono una fan di Topolino personaggio, ma personalmente mi pongo un’altra questione.

        Quanti lettori medi del Topolino attuale hanno letto Gottfredson? Personalmente direi: non molti.

        Ma ancor più, in generale, quanti si sono mai chiesti “Ma come è diventato Topolino quello che è”? Di nuovo, direi: non molti.

        Questo perché – non me ne vogliano i suoi ammiratori – Topolino non è esattamente un personaggio che ti faccia agonizzare sul suo vissuto, passato o presente. A prescindere da come era stato creato, il Topolino che la maggior parte dei lettori conosce è quello che è attualmente: giornalista entusiasta, imbattibile investigatore, amico disponibile, amabile zio, fidanzato devoto, personalità di spicco e via discorrendo senza spigolo alcuno, sempre perfetto e inappuntabile in qualsiasi cosa faccia. Mai un fallimento, mai una delusione, mai niente di meno che il plauso generale.

        YAWN

        Ma chissenefrega di come è arrivato a essere questo quando “questo” nella maggior parte dei casi è una noia mortale? Quando una buona parte del tempo Topolino è la parte/il personaggio meno interessante delle sue storie? Quando alcune delle storie migliori sono quelle in cui viene preso spietatamente per i fondelli (vedi quelle della magnifica Ziche)?

        Onestamente, l’ultima cosa che mi sono mai domandata è da dove sia sorto quell’insopportabile precisino della fungia.

        E a giudicare dalla facilità con cui, nella prima parte, fa colpo su un datore di lavoro senza nemmeno volerlo sono alquanto scettica sulle possibili traversie che incontrerà il nostro giovane di belle speranze. Assai più probabile, per non dire certo, che ogni eventuale problema durerà al massimo due pagine scarse per poi tornare a filare tutto liscio come l'olio come da programma.

        Grazie tante ma io passo.

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        Cornelius Coot
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          Risposta #18: Martedì 31 Mar 2020, 13:42:49
          Alkja non ha tutti i torti anche se la caratteristica di essere 'precisino' o 'perfettino' (nelle varie situazioni testé elencate) differenzia Topolino dagli altri che, per un verso o per l'altro, hanno tutti dei connotati piuttosto sopra le righe. Forse solo Orazio potrebbe avvicinarsi a questa relativa 'normalità' che può far sbadigliare alcuni ma che in fondo serve per ristabilire un certo 'equilibrio' fra le parti in gioco.

          La 'scure' del politically correct gli ha nuociuto più che ai paperi (che hanno diverse armi 'alternative' nelle loro fondine). Il non poter maneggiare pistole (almeno non sempre) limita il patos delle sue azioni poliziesche, gialle e noir. E nel campo del giornalismo non so quanto potrebbe spingersi rispetto alla sua prima esperienza con Gottfredson. Dovrei rileggermi la serie 20802 che non ricordo bene quali tematiche affrontasse.

          Sicuramente Silvia Ziche ha contribuito notevolmente a 'smontare' un po' il personaggio con le sue storie surreali e anche gli sporadici scontri con Topesio, nell'ultimo periodo, ci hanno fatto vedere un Mickey diverso dal solito, infastidito e anche innervosito dal confronto col rivale nella sua vita quotidiana (riprendendo ciò dall storie americane dei '60/70). Storicamente la sua 'infallibilità' scompare quando si trova a vivere da solo (situazione che sembrerebbe ovvia ma è solo apparentemente così).

          Topolino quando è solo va in crisi: taglia l'erba in giardino, pulisce casa, si prepara il pranzo, legge, guarda la Tv ma ad un certo punto sbotta. Lo salva solo il campanello, la lettera di un postino o una improvvisa e strana presenza in casa che inesorabilmente gli cambiano il tran tran quotidiano e solitario (a dispetto dei soliti amici fidati e della fidanzata, comunque). Questo fin dai tempi di Gottfredson, tra una strisciata e l'altra. Anche Topolino, in fondo, non è poi così normale se ha sempre bisogno di avventurarsi in qualche parte del mondo in situazioni spesso complicate.

          Forse il suo limite è proprio questo: essere obbligato a vivere avventure nel mondo o polizieschi a Topolinia per destare interesse. Anche Zio Paperone gira il mondo ma le sue storie di quotidianità paperopolese con vari parenti, pretendenti o colleghi miliardari non sono da meno (anzi, io le preferisco). Citavo prima Topesio non a caso: quelle poche storie uscite anni fa dalla penna di Casty (o forse anche di Vito Stabile, non ricordo bene) erano divertenti e inserivano Mickey in plot quotidiani molto interessanti nel rapportare il topo con amici e rivali.

          Il mio discorso sulla vita quotidiana a Topolinia torna non solo riguardo Topolino ma anche per riprendere quei characters storici elencati qualche post fa e che darebbero modo, sia al personaggio principale che alla sua città, di esprimere nuove situazioni diverse dalle solite note. Di tutto ciò che Gottfredson ci ha lasciato abbiamo preso solo una parte (al di là delle 'responsabilità' personali dell'autore dette sempre qualche post fa): sarebbe ora di rivalutare seriamente il 'resto' perché ne varrebbe davvero la pena.
          « Ultima modifica: Mercoledì 1 Apr 2020, 00:22:30 da Cornelius Coot »

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          SilverPK
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            Re:Topolino: origini 'vere' e reali
            Risposta #19: Martedì 31 Mar 2020, 14:33:42
            Che poi fu Martina (e altri autori a lui contemporanei) a renderlo "perfettino". Il personaggio di Gottfredson, ma anche quello di Scarpa o di Casty, sono "fallibili", spesso deve farsi aiutare per uscire da molte situazioni. Non solo. Ricordo ad esempio in "Topolino imperatore della Calidornia" come appena saputo (SPOILER) di essere diventato imperatore appunto, subito ne vuole approfittare. Il 90% degli altri autori (almeno all'epoca) lo avrebbero trattato come sempre "buono a tutti i costi", facendolo rinunciare subito. Topolino è un personaggio che si è evoluto nel tempo, è passato di mano a diversi autori (come tutti i personaggi), ma forse purtroppo a spiccare sono stati i suoi lati peggiori, al contrario di altri (voglio dire, il Peperino di Martina, il primo almeno, era proprio scemo. Nemmeno quanto fa 2+2 sapeva, ma oggi nessuno lo ritrarrebbe mai così incolto). Oggi se si sente il bisogno di nuove origini è probabile proprio perché non è rimasto molto del giovane topo e magari cozza con quello che è oggi.

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            Cornelius Coot
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              Risposta #20: Martedì 31 Mar 2020, 14:42:13
              Da parte mia - oltre al discorso della continuity che fa già comunque una notevole differenza fra le due esperienze - ti obietterei che per Gottfredson, molti di quei personaggi di cui fai l'elenco - a cominciare dallo stesso Macchia Nera - erano dei personaggi usa e getta, buoni per una storia e che mai più si sarebbero riproposti. Gottfredson, non poteva certo poi immaginare che nel 1955, le strisce si sarebbero involute in gag auto-conclusive. Probabilmente, fosse stato per lui, fino al 1975 almeno - anno in cui lui smise di lavorare - la continuity sarebbe ... continuata.  8)
              Se questi personaggi - chi più e chi molto meno - sono poi stati riproposti in seguito lo dobbiamo alla scuola italiana prima e a quella danese poi ma, non era affatto una cosa scontata.
              Orango, Macchia Nera ed Enigm sono stati utilizzati solo una volta da Gottfredson ma la forza di quei personaggi, non sfuggita agli autori italiani che li hanno ripresi varie volte (facendo di Macchia un personaggio 'fisso' del cast), mi pare strano non sia stata 'colta' dallo stesso autore per svilupparli meglio (come fatto con Setter, Squick o Musone). Dobbiamo però dire che negli anni '40/50 Floyd era anche influenzato dalle idee e dalle sceneggiature di Walsh che sicuramente era poco interessato al decennio precedente e scriveva dei soggetti (e dei particolari personaggi one shot) totalmente diverse dalle precedenti.
              Tu poi hai elencato tre motivi che fanno la differenza fra l'eredità di Barks e quella di Gottfredson a cui io ne aggiungerei però, altri due.
              I motivi che tu elenchi sono la dimostrazione in realtà di un'unica cosa: i paperi sono di gran lunga i più amati dai lettori Disney e per questo sono intoccabili tutti.
              Topolino è un personaggio votato a fare soprattutto il detective e, nel mondo attuale del Disney italiano, un personaggio che corre spesso il pericolo di essere ammazzato, che ha spesso dei revolver in mano, che combatte cattivi proprio cattivi, non può più esistere.
              Sicuramente i paperi sono più amati ma certi altri  'topi' (detto molto genericamente) potrebbero essere apprezzati e conosciuti dai lettori odierni se solo fossero riproposti (magari con agganci al loro interessante passato). Di conseguenza Topolino avrebbe molte più occasioni di arricchire la sua vita quotidiana, allontanandosi un po' (e relativamente) da quei plot 'pericolosi' ma restando protagonista di soggetti comunque validi.
              « Ultima modifica: Martedì 31 Mar 2020, 18:29:41 da Cornelius Coot »

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                Risposta #21: Martedì 31 Mar 2020, 18:03:41
                Quanti lettori medi del Topolino attuale hanno letto Gottfredson? Personalmente direi: non molti.

                Ma ancor più, in generale, quanti si sono mai chiesti “Ma come è diventato Topolino quello che è”? Di nuovo, direi: non molti.

                Questo perché – non me ne vogliano i suoi ammiratori – Topolino non è esattamente un personaggio che ti faccia agonizzare sul suo vissuto, passato o presente. A prescindere da come era stato creato, il Topolino che la maggior parte dei lettori conosce è quello che è attualmente: giornalista entusiasta, imbattibile investigatore, amico disponibile, amabile zio, fidanzato devoto, personalità di spicco e via discorrendo senza spigolo alcuno, sempre perfetto e inappuntabile in qualsiasi cosa faccia. Mai un fallimento, mai una delusione, mai niente di meno che il plauso generale.

                YAWN

                Ma chissenefrega di come è arrivato a essere questo quando “questo” nella maggior parte dei casi è una noia mortale? Quando una buona parte del tempo Topolino è la parte/il personaggio meno interessante delle sue storie? Quando alcune delle storie migliori sono quelle in cui viene preso spietatamente per i fondelli (vedi quelle della magnifica Ziche)?

                Onestamente, l’ultima cosa che mi sono mai domandata è da dove sia sorto quell’insopportabile precisino della fungia.
                Vorrei farti solo osservare che per come rispondi e per come ti poni in una discussione non sei molto ben educata.

                Sicuramente i paperi sono più amati ma certi altri  'topi' (detto molto genericamente) potrebbero essere apprezzati e conosciuti dal lettori odierni se solo fossero riproposti (magari con agganci al loro interessante passato). Di conseguenza Topolino avrebbe molte più occasioni di arricchire la sua vita quotidiana, allontanandosi un po' (e relativamente) da quei plot 'pericolosi' ma restando protagonista di soggetti comunque validi.

                Il punto della questione è questo ed è valido anche per quello che ha affermato la ragazza sopra: noi tutti, compriamo un prodotto - in questo caso un fumetto - perché, in linea di massima, troviamo quello che ci piace e c'interessa.
                A differenza della stragrande maggioranza dei lettori di Topolino, io compro Topolino per leggere storie di Topolino. Già, considerando che il settimanale è a lui intitolato, le storie sono centellinate e, se poi queste storie non corrispondono più a come io desidero vedere e leggere Topolino, vuol dire che è venuto il momento di smettere di comprarlo.
                Non saranno certamente le storie edulcorate che raccontano di un Topolino che sta a casa con la fidanzata e gli amici e le sue insipide giornate a farmi cambiare idea: non è questo che io cerco in Topolino.
                Non saranno certo le storie eventualmente dedicate ad Orazio, Manetta, Basettoni, Tip & Tap a trattenermi: è tutta roba che francamente non m'interessa.
                La cosa che mi consola è che, sicuramente, per un cliente che se ne va, ne arriveranno altri 2 - 3, ben felici di leggere le storie dei paperi, di Paperinik, di tutti i vari nipoti ormai adolescenti, e di un Topolino che come fa la "meravigliosa Ziche" viene abbondantemente preso per i fondelli e che dunque, il settimanale riuscirà a sopravvivermi.
                « Ultima modifica: Martedì 31 Mar 2020, 18:05:16 da doppio segreto »
                Sei una brava persona Topolino. E' questo il tuo guaio (Vera Ackerman)

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                Alkja
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                  Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                  Risposta #22: Martedì 31 Mar 2020, 18:45:47
                  Oggi se si sente il bisogno di nuove origini è probabile proprio perché non è rimasto molto del giovane topo e magari cozza con quello che è oggi.

                  E se questa fosse un'occasione per un'operazione di largo spettro per andare a recuperare il Topolino delle origini e restituirgli la verve, le sfaccettature e la fallibilità di un tempo sarei io la prima intonare un peana di lode.

                  Il mio problema è che sono praticamente certa che non sarà così. Ormai la strada imboccata sembra essere quella di Topolino perfettino - fatte salve le storie occasionali in cui lo si prende bonariamente in giro senza peraltro intaccarne lo status di golden boy - e non credo proprio che sarà questa la storia che andrà a scardinare questa impostazione.

                  Il che, francamente, mi fa sorgere dubbi sulla validità della medesima. Se alla fine della fiera sarà solo un'altra storia sul talentuoso, vincente Topolino non so quanto queste origini andranno ad aggiungere al personaggio. E in questo caso a che pro realizzare questa serie?

                  Magari invece sarà una storia rivoluzionaria e io mi dovrò rimangiare tutto, e nel caso sarò ben lieta di farlo, ma il primo episodio non mi ha riempito di ottimismo.


                  La Saga di Paperon de Paperoni a mio avviso è ben diversa, perchè anche un completo neofita del mondo dei paperi sa due cose su Zio Paperone: 1) è iperstramegaricchissimissimo (3 ettari cubici di denaro); 2) è partito dal niente e si è fatto da sè. Con queste premesse, ci sta che anche al nuovo lettore venga la curiosità di sapere come dal nulla sia arrivato ai suddetti 3 ettari cubici di $$$.

                  Di nuovo, sarà la mia personale scarsa simpatia per Topolino, ma fatico a immaginare un lettore medio, non appassionato, che legga il topo per come si è assestato negli ultimi decenni e si strugga dal desiderio di sapere come sia arrivato alla perfezione tutto campo o giù di lì.

                  Personalissima opinione passibilissima di errore. Se c'è invece chi genuinamente vede questa come l'occasione di leggere una storia che desiderava da tempo mi rallegro per loro. Ci mancherebbe che dovessimo avere tutti gli stessi gusti.
                  « Ultima modifica: Martedì 31 Mar 2020, 18:53:26 da Alkja »

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                    Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                    Risposta #23: Mercoledì 1 Apr 2020, 10:17:06
                    Il suo essere perfettino è dovuto al fatto che 9 volte su 10 è lui che risolve il caso, batte il cattivo di turno oppure ne esce dai guai. È un vincente, come Fantomius. E i vincenti alla lunga annoiano.
                    Un modo per ridurre il suo essere impeccabile è far si che ogni tanto siano le sue spalle a risolvere i gialli, o tirarlo fuori dai guai.

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                      Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                      Risposta #24: Mercoledì 1 Apr 2020, 15:15:01
                      Come scrisse Giorgio Salati in un intervento tempo fa, la scarsa simpatia nei confronti di Topolino da parte di una fetta di lettori è colpa principalmente del lettore, del lettore italiano (o italiota...) in particolare.
                      E poi Topolino non ha bisogno che gli venga restituita la verve: è già stato fatto da Casty, Artibani; Zironi e ovviamente non solo loro, anche se sono i primi nomi che vengono in mente. Topolino ha solo bisogno di vivere belle avventure, che sia nel presente o nel passato narrativo.

                      Piccolo offtopic: il Paperone della Saga non mi ha mai fatto impazzire, perchè Rosa lo venera talmente da renderlo fin troppo bravo in qualunque cosa faccia, al contrario di Barks. Se dovessi nominare un "vincente" che trovo antipatico sarebbe lui, altro che Topolino.
                      « Ultima modifica: Mercoledì 1 Apr 2020, 16:44:10 da Vincenzo »
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                        Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                        Risposta #25: Sabato 11 Apr 2020, 15:12:08
                        Come scrisse Giorgio Salati in un intervento tempo fa, la scarsa simpatia nei confronti di Topolino da parte di una fetta di lettori è colpa principalmente del lettore, del lettore italiano (o italiota...) in particolare.
                        E poi Topolino non ha bisogno che gli venga restituita la verve: è già stato fatto da Casty, Artibani; Zironi e ovviamente non solo loro, anche se sono i primi nomi che vengono in mente. Topolino ha solo bisogno di vivere belle avventure, che sia nel presente o nel passato narrativo.

                        Piccolo offtopic: il Paperone della Saga non mi ha mai fatto impazzire, perchè Rosa lo venera talmente da renderlo fin troppo bravo in qualunque cosa faccia, al contrario di Barks. Se dovessi nominare un "vincente" che trovo antipatico sarebbe lui, altro che Topolino.

                        Concordo su tutti i fronti. Ricordo di aver letto nell'introduzione al capitolo 8 della Saga che si paragonava il mitico Paperone del Klondyke a un vero supereroe americano... ma avrei apprezzato di più che il Don me lo avesse fatto mordere da un ragno radioattivo prima di donargli la forza per demolire il battello di Soapy Slick... mah. Poi le spiegazioni scientifiche su come trovare l'oro me le aspetto più da Topolino appunto.
                        Personalmente ho letto il primo episodio della suddetta storia delle origini di Topolino e anche io non l'ho apprezzato abbastanza da voler proseguire nell'acquisto del settimanale per scoprire dove andasse a parare... ovviamente c'è a chi può piacere, ma appunto gli è mancata una trama che fosse anche lontanamente interessante (e anche una sceneggiatura secondo me); perché magari il Topolino di Casty è un po' troppo integro moralmente rispetto a quello di Gottfredson, ma almeno è il giusto compromesso nei confronti del moderno politically correct (rido solo a pensare a quello che faceva Mickey quando per la prima volta conobbe Macchia Nera), e le vicende sono interessanti.

                        Vorrei aggiungere una cosa però: qualcuno ha affermato che essendo Topolino un personaggio noioso e perfettino da che ne abbiamo memoria, di conseguenza non ha senso avere alcun tipo di interesse a indagare le sue origini (che brutto termine però, troppo scientifico direi, preferirei parlare di gioventù, vita passata, crescita); ebbene non sono d'accordo, perché i grandi personaggi ed eroi da che mondo e mondo sono diventati tali solo in seguito a un percorso di evoluzione e di sbagli... quindi perché anche il fumetto disney non potrebbe immaginare il passato del suo comprimario, magari con esperienze di errori e persino piccoli sgarri alla legge, con finali oltremodo educativi perché "sbagliando si impara", o periodi di scarsa fiducia in se stessi conclusi dalla dura lotta per l'autoaffermazione? Secondo me sarebbe strafigo, per dirla in adolescentese.
                        Micropaperi! Dove siete?

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                          Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                          Risposta #26: Martedì 14 Apr 2020, 01:37:17

                          Vorrei aggiungere una cosa però: qualcuno ha affermato che essendo Topolino un personaggio noioso e perfettino da che ne abbiamo memoria, di conseguenza non ha senso avere alcun tipo di interesse a indagare le sue origini (che brutto termine però, troppo scientifico direi, preferirei parlare di gioventù, vita passata, crescita); ebbene non sono d'accordo, perché i grandi personaggi ed eroi da che mondo e mondo sono diventati tali solo in seguito a un percorso di evoluzione e di sbagli... quindi perché anche il fumetto disney non potrebbe immaginare il passato del suo comprimario, magari con esperienze di errori e persino piccoli sgarri alla legge, con finali oltremodo educativi perché "sbagliando si impara", o periodi di scarsa fiducia in se stessi conclusi dalla dura lotta per l'autoaffermazione? Secondo me sarebbe strafigo, per dirla in adolescentese.

                          Fermo restando che l'infanzia o comunque la giovinezza di Topolino mostrateci da Gottfredson rappresentano un termine di paragone inarrivabile... ma non intendevo scoprire l'acqua calda immaginando un percorso di formazione che in realtà c'è già stato. Che lo vogliamo o no, come ha precisato più volte lo stesso direttore, il settimanale si rivolge al pubblico moderno adattandosi ai suoi gusti e modi di vedere la realtà, che non contemplano più il modo di raccontare tipico dei classici del passato. Questi rimangono per i veri appassionati, ma Topolino va avanti per la sua strada essendo una pubblicazione destinata ai ragazzini. Che si producano nuove avventure, nuove saghe, nuove linee temporali, basta che siano avvincenti e senza troppe censure sulle tematiche trattate!
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