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Topolino: origini 'vere' e reali

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Cornelius Coot
Imperatore della Calidornia
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    Topolino: origini 'vere' e reali
    Domenica 22 Mar 2020, 12:50:59
    La quarantena non ferma il The Fisbio Show ed anche questo venerdì sforna una nuova frizzante puntata tutta da gustare, dedicata al numero 3356 di Topolino: https://youtu.be/PSg4mb9K_pc
    Ho ascoltato la tua recensione ed ero molto interessato a comprendere come ti ponevi, da giovane lettore di Topolino molto però già esperto, nei confronti di quella che sarebbe la "storia vera" delle origini di Topolino ma, su questo argomento non ho sentito quello che cercavo a parte la battuta in cui tu affermi che ci stanno raccontando quello che era Topolino prima di diventare quel detective che noi conosciamo; battuta  che, in sé per sé, potrebbe già essere significativa sul come ti poni.
    Dunque la domanda te la pongo allora qui e la estendo anche a tutti i vari recensori settimanali di Topolino: come vi ponete rispetto allo svelamento delle "vere" origini di Topolino rapportate a quelle che sono invece le ... reali. :blank:
    La domanda è in realtà, rivolta a chiunque voglia dire la sua in merito

    Mi sono permesso di trasferire in questa sezione l'interessante domanda di doppio segreto che nel contesto del topic sul Topo 3356 poteva facilmente andare OT. Chi vorrà rispondere potrà farlo qui, con maggiore spazio disponibile, senza preoccuparsi di dilungarsi troppo visto che sarà sempre IT  :)
    « Ultima modifica: Lunedì 23 Mar 2020, 19:34:28 da Cornelius Coot »

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    paolo87
    Pifferosauro Uranifago
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      Re:Topolino: origini 'vere' e reali
      Risposta #1: Domenica 22 Mar 2020, 23:06:54
      Personalmente dubito che questa serie avra' mai un impatto analogo alla Saga di Paperon del Paperoni, la quale, del resto, pur avendo impresso un marchio indelebile sull' immagine di Zio Paperone, non e' mai diventata ufficiale e altri autori successivi se ne sono discostati. L'ambizione di queste storie mi sembra piu' modesta, per quanto il primo episodio sia gradevole e con qualche apprezzabile citazione. La leggero' con curiosita'  ma non penso che potra' mai scalzare il corpus gottfredsoniano che va dal 1930 al 1955.

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      Bunz
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        Re:Topolino: origini 'vere' e reali
        Risposta #2: Lunedì 23 Mar 2020, 17:58:11
        non penso che potra' mai scalzare il corpus gottfredsoniano che va dal 1930 al 1955.
        Ecco, detto in poche parole.
        Aggiungo che puoi anche togliere il "non penso che": la cosa è sicura al 100%...

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        Gancio
        Dittatore di Saturno
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          Re:Topolino: origini 'vere' e reali
          Risposta #3: Lunedì 23 Mar 2020, 19:01:56
          Concordo in pieno con quanto precede.

          Pur senza aver letto questo topic anch'io, nel commentare la storia, feci un riferimento alla $aga quale miglior esempio di ricostruzione/immaginazione della vita pregressa di un personaggio destinato a vivere in un eterno e statico presente. Con Paperone il lavoro era un po' agevolato grazie ai vari indizi disseminati da Barks nelle sue storie, mentre tutt'altra cosa sarebbe un approccio simile con Topolino. Semplicemente, per innumerevoli ragioni, una siffatta operazione non sarebbe proponibile. Per questo, saggiamente, l'obiettivo è meno ambizioso e ristretto ad un arco temporale ben definito.
          Ciò non toglie, tuttavia, che Gottfredson resti sempre li sullo sfondo, ed oggi difficilmente è pensabile poter produrre qualcosa che gli si possa avvicinare, per le ragioni che conosciamo e che non dipendono dall'abilità dello scrittore di turno.
          L'obiettivo non può, quindi, essere - e personalmente spero vivamente non sia - quello di proporre una versione quasi "ufficiale" della giovinezza di Topolino, quanto, piuttosto, di immaginarne una versione "attualizzata" e dunque compatibile con gli stringenti standard odierni.
          Tritumbani fritti!

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          Cornelius Coot
          Imperatore della Calidornia
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            Re:Topolino: origini 'vere' e reali
            Risposta #4: Lunedì 23 Mar 2020, 20:01:54
            Approfitto per dare il bentornato a Gancio  :)

            Nelle origini così dette 'vere' Topolino ha finito l'università e dunque si può ritenere una persona ufficialmente colta (vista la laurea) e anche benestante se non ricca (visti i costi stratosferici delle università americane). Circa quest'ultimo aspetto al momento non è venuto fuori nulla, come per tradizione di molti personaggi disneyani che non si capisce come tirino avanti, sebbene ai tempi di Gottfredson i problemi economici erano spesso affrontati (dovuti anche ad una società civile in piena depressione economica).

            Il Mickey dei '30 (che è e rimarrà 'bibbia' per il personaggio) non solo affronta diverse traversie economiche ma anche culturalmente, come conseguenza, è più un ragazzo che sta facendo strada da se piuttosto che un universitario: l'università della vita è la scuola che frequenta quotidianamente. Se c'è una cosa che fa da filo conduttore fra il Topolino 'vero' e quello 'reale' è la passione per il giornalismo, molto avventuroso ai tempi (quelli immediatamente successivi ad Al Capone, per intenderci) e spero non troppo superficiale nella sceneggiatura di Deninotti che magari potrebbe aver preso qualche spunto anche dall'ottima serie 20802 di un decennio fa.
            « Ultima modifica: Lunedì 23 Mar 2020, 20:17:15 da Cornelius Coot »

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            luciochef
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              Re:Topolino: origini 'vere' e reali
              Risposta #5: Lunedì 23 Mar 2020, 20:05:41
              Secondo me questo tipo di operazioni vanno a rompere le scatole un po' a tutti....
              Fare una "ricerca" del genere, ampiamente pubblicizzata dal Direttore in persona in un editoriale degli scorsi numeri, è un'impresa troppo difficile e poco praticabile.
              Innanzitutto quello che mi ha dato "fastidio", per il mio gusto personale, è la costruzione grafica della serie.
              Se prendiamo ad esempio un'opera analoga (nel tentativo ostentato, non nella realizzazione...) come la Saga di Don Rosa si può capire subito cosa intendo ! Don Rosa, per sua stessa ammissione, è stato da sempre un ammiratore ed ha sempre cercato di emulare il Maestro anche nello stile grafico. Questo ci ha donato una ricostruzione delle origini che, anche se pubblicata molti anni dopo, non discostava in maniera così netta da quelle di Barks. Il disegno di Don Rosa è certamente più "orpellato", i dialoghi più fitti ma il risultato finale ci regala un Paperone dallo stile (anche nei vestiti e nei tratti) simile a quello delle storie iniziali. Quindi il distacco non risulta così netto come quello che si sta osservando nelle "vere origini" di Topolino.
              A mio parere, se si vuole incastonare una parte della storia di un personaggio, tra quelle già esistenti, si deve avere la lungimiranza di ricercare il tratto grafico giusto ! Non ci si può "nascondere" dietro il fatto che siamo nel 2020 e certi disegni potrebbero non essere nelle corde dei ragazzi di oggi.
              Passando poi ai contenuti......
              Come è possibile trasformare un giovane Topo (del periodo gottfredsoniano) scavezzacollo, spericolato, pieno di spirito di iniziativa e a volte dannatamente sfacciato in un personaggio che pochi anni dopo (nel probabile ordine cronologico costruito dagli attuali creatori) risulta essere un individuo senza certezze, senza mordente, senza fiducia in sé stesso e quasi sul ciglio di una depressione ?
              Le uniche note positive si possono ricercare negli "hidden Mickey" messi qua e là come le noccioline, le origini dei reperti della soffitta di Pippo.
              Ma è veramente troppo poco....
              Non mi piace mai parlare o cassare un qualcosa quando si è al principio, anche per dare possibilità di esprimersi agli autori tramite i loro scritti. Ma questa volta siamo dinanzi ad una operazione che, per me, non ha proprio le basi fondamentali su cui costruire il tutto.
              Ammetto che non si possa essere legati ad una stretta continuity nel fumetto Disney, ma vorrei anche far presente che non si possono neanche "bruciare" 20 anni di storie che ci hanno regalato e delineato il Topolino che conosciamo....

              P. S. Piccola curiosità...
              Ma perché quando Topolino viene avvicinato dal direttore dell'eco di Topolinia, il nostro beniamino non sottolinea il fatto di essere stato addirittura PROPRIETARIO e lui stesso DIRETTORE di un quotidiano ? Invece di trincerarsi dietro un "ho studiato giornalismo" per dimostrare la sua conoscenza delle macchine da scrivere ?
              Io sono un cattivo... e questo è bello! Io non sarò mai un buono e questo non è brutto! Io non vorrei essere nessun altro... a parte me.

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              Vincenzo
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                Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                Risposta #6: Martedì 24 Mar 2020, 18:09:37
                Non capisco il problema. Il Topolino di Casty è diverso da quello di Faraci che a sua volta differisce da quello di Martina che è diverso da quello di Gottfredson che è diverso dal Topolino dei corti di Paul Rudish che differisce dal Topolino di House of Mouse.
                Basti pensare al finale di C'era una volta in America.
                Vivono esperienze diverse e, a parte eccezioni, scollegate le une alle altre.
                Ovviamente vale lo stesso per gli altri personaggi. Basti pensare che il Paperino di Ducktales da piccolo era un appassionato di metal e non certo l'anatroccolo giallo della Gallinella saggia.

                If you can dream it, you can do it.

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                doppio segreto
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                  Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                  Risposta #7: Martedì 24 Mar 2020, 18:23:46

                  Dunque la domanda te la pongo allora qui e la estendo anche a tutti i vari recensori settimanali di Topolino: come vi ponete rispetto allo svelamento delle "vere" origini di Topolino rapportate a quelle che sono invece le ... reali. 




                   La domanda è in realtà, rivolta a chiunque voglia dire la sua in merito


                  A mio modo di vedere, queste "origini" altro non sono che parte di una recente tendenza - in cui inserirei senza problemi anche Young Indiana - inseguita allo scopo, probabilmente, di far breccia su un pubblico più giovane, che tuttavia è controproducente almeno per due ragioni: da una parte, perché non aggiungono niente di nuovo ai personaggi, mentre dall'altra perché denotano quasi una paura da parte degli autori di spingersi verso il futuro, di prendere  le creature di Topolino e cercare di realizzare qualcosa di diverso. Ma ciò sarebbe meglio farlo con i veri personaggi, non con la loro versione giovanile di turno.
                  Ho riportato qui il commento di Andy98 - sperando che qui ci segui - e per ora colgo l'occasione di ringraziare Cornelius Coot per aver aperto questo topic.


                  Per quel che mi riguarda interverrò in seguito, sperando che nel frattempo Camera_Nove, ci dica la sua e - perché no? - che anche altri si aggiungano. ;)
                  « Ultima modifica: Martedì 24 Mar 2020, 18:25:28 da doppio segreto »
                  Sei una brava persona Topolino. E' questo il tuo guaio (Vera Ackerman)

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                  Gancio
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                    Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                    Risposta #8: Martedì 24 Mar 2020, 19:17:20
                    Approfitto per dare il bentornato a Gancio 
                    Grazie Cornelius, con la scusa della quarantena - ma in realtà avendo ripreso i due topi in edicola con la parodia di Verne - avevo piacere a scrivere qualcosa sul forum  O0

                    Come è possibile trasformare un giovane Topo (del periodo gottfredsoniano) scavezzacollo, spericolato, pieno di spirito di iniziativa e a volte dannatamente sfacciato in un personaggio che pochi anni dopo (nel probabile ordine cronologico costruito dagli attuali creatori) risulta essere un individuo senza certezze, senza mordente, senza fiducia in sé stesso e quasi sul ciglio di una depressione ?
                    E' esattamente ciò che tentavo di spiegare anch'io, seppur in maniera molto meno precisa: oggi un Topolino di quel genere non credo sia ipotizzabile, per varie ragioni ed a cominciare dalle restrizioni agli autori! Di fatto, una ipotetica ricostruzione della giovinezza di MM andrebbe - o, forse, andrà - a riscrivere parzialmente le caratteristiche peculiari del personaggio per avvicinarlo a quello che è attualmente nella produzione odierna (salvo rare eccezioni), ma in contrasto col suo passato meno recente. E' fin troppo evidente che il Topolino scavezzacollo degli anni '30 non è un personaggio in linea con i rigidi standard attuali, bensì figlio di un'epoca dove il fumetto aveva margini d'azione diversi.
                    E tuttavia, siamo un po' tutti d'accordo nel dire che la cd. "canonicità" (o continuity) è un qualcosa di parzialmente estraneo nel mondo del fumetto Disney, dove l'opera di Don Rosa si pone quale "unicum" forse difficilmente replicabile, quindi anche questa versione troverà il suo spazio d'essere, aiutata dal fatto che non si pone vera e proprio biografia del personaggio ma solo come approfondimento su di una sua specifica fase della vita.
                    Tritumbani fritti!

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                      Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                      Risposta #9: Martedì 24 Mar 2020, 20:01:17
                      Secondo me non è solo una questione di restrigimenti agli autori: un giovane topolino scavezzacollo suonerebbe male ai giovani lettori che non conoscono il passato. E diventa difficile farlo evolverlo nel Topolino attuale, avendo a disposizione un pugno di storie e un gamma storica breve, visto che parte già adulto.

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                        Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                        Risposta #10: Mercoledì 25 Mar 2020, 11:10:24
                        E' fin troppo evidente che il Topolino scavezzacollo degli anni '30 non è un personaggio in linea con i rigidi standard attuali, bensì figlio di un'epoca dove il fumetto aveva margini d'azione diversi.
                        Non ho presente la produzione danese recentissima, ma per quanto posso giudicare in tutto l'ultimo ventennio il loro Topolino e' stato essenzialmente uno scavezzacollo. So bene che la Egmont ha un po' piu' di liberta' di quanta ne sia concessa agli autori italiani, ma non credo che sia solo una questione di censura.

                        Il punto e' che Topolino cessa di essere uno scavezzacollo gia' nelle storie di Gottfredson-Walsh e poi in quelle di Scarpa e di Martina. Porrei Topolino nella seconda guerra mondiale come l'ultima storia del Topolino "giovane entusiasta irresponsabile" (non ho mai studiato troppo attentamente la cronologia e potrebbe esserci qualcosa di successivo in cui ha lo stesso carattere, cosi' come qualche storia precedente in cui appare piu' "adulto", ma lo spartiacque e' da quelle parti). Dopo, quello che  vediamo e' un Topolino piu' maturo, piu' adulto, sempre disposto a buttarsi nell'azione, ma non con quell'entusiasmo quasi da incosciente che aveva prima.

                        I danesi, in qualche momento negli ultimi 30 anni, hanno deciso di resuscitare quella presentazione del personaggio (a cominciare dai calzoncini corti). Come lettore l'ho sempre trovato fastidioso: mi da' un senso di falsita', di operazione artificiosa. Perche' mi disturba cosi' tanto? In parte per la debolezza delle storie, ma e' un ragionamento quasi circolare, dato che son tentato di dire che son storie deboli perche' non presentano un buon Topolino. Pero' nemmeno i comprimari sono convincenti: cosi' come la loro Paperopoli, la Topolinia della Egmont e' estememamente scarna, con personaggi di contorno ridotti a poco piu' di macchiette. (Posso aggiungere che, per quanto impoverita, la rappresentazione nordica di Paperopoli mi appare riuscita meglio: sarei tentato di dire che sia perche' Barks ha lasciato  un'eredita' piu' ricca, rispetto a Gottfredson, in fatto di comprimari, ma non e' una  spiegazione sufficiente. Il Pippo di Gottfredson e' un personaggio estremamente forte e variegato, mentre nelle storie danesi ne ho trovato solo una versione semplificata fino al caricaturale.)

                        Forse il problema di queste storie danesi e' che riducono la psicologia dei personaggi (e la complessita' del mondo circostante) ai minimi termini. Il Topolino egmontiano e' uno scavezzacollo, piu' di quanto lo sia nella maggior parte delle storie degli anni '30: cercando di analizzare i miei ricordi, mi vien da dire che il loro riferimento e' ai primissimi anni, la produzione del 1931-1932.   Per fare un esempio con due storie scelte quasi a casaccio, Topolino nella valle infernale e' un'ottima avventura, ma mi sembra presenti un mondo molto meno ricco e credibile (come psicologia dei personaggi, ambientazione, complessita', descrizione della societa', etc.) di Topolino poliziotto e Pippo suo aiutante. Ecco, l'impressione che ho di come la Egmont presenta Topolino e' che abbiano deciso di prendere come standard Topolino nella valle infernale o Topolino e il bel gagà, dimenticando (a livello di caratterizzazione dei personaggi) tutto quello che viene dopo. [E forse questo e' uno dei motivi per cui la Disney li censura di meno.]

                        Indipendentemente dalle costrizioni redazionali: e' possibile riprendere ai giorni nostri il Topolino scavezzacollo in modo credibile per un lettore con almeno un'infarinatura di Gottfredson-Walsh, Scarpa, Martina, Pezzin, etc. ? [Ho elencato i primi quattro nomi venutimi in mente, senza pretesa di completezza e consapevole di tralasciare tanti autori importanti.] Non escludo completamente una risposta affermativa, ma e' un'operazione che va studiata attentamente e richiede molta abilita'. Penso siamo tutti d'accordo che il miglior Topolino visto nell'ultimo quindicennio sia quello di Casty, che - non a caso - non ha scelto lo scavezzacollo come punto di partenza (e in storie come Tutto questo accadrà ieri ha sottolineato l'evoluzione del personaggio negli anni).

                        *

                        doppio segreto
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                          Risposta #11: Mercoledì 25 Mar 2020, 18:22:22
                          Secondo me questo tipo di operazioni vanno a rompere le scatole un po' a tutti.... Fare una "ricerca" del genere, ampiamente pubblicizzata dal Direttore in persona in un editoriale degli scorsi numeri, è un'impresa troppo difficile e poco praticabile.

                          In realtà, la cosa che mi ha più disturbato, infastidito in questa operazione è stato proprio l'editoriale del Direttore:


                          Mi incuriosiva capire come Topolino fosse diventato il personaggio a cui siamo abituati: come avesse sviluppato le sue capacità intuitive, quali esperienze lo avessero trasformato nel giornalista, nell'amico fidato e nell'avventuriero senza paura che ben conosciamo. Detto, fatto. A tutte queste curiosità darà pian piano risposta questa serie di racconti autoconclusivi (...) e che pezzo dopo pezzo andrà a comporre  il grande puzzle della giovinezza di Topolino.

                          Mentre lo leggevo mi domandavo a quale lettore si rivolgesse il Direttore lui, che più di ogni altro, ben sa qual è stata la giovinezza di Topolino e come è diventato, innanzi tutto quell'avventuriero, quel amico e anche, fra le tante altre cose, un giornalista.
                          Tutti i lettori di Topolino sanno - o dovrebbero sapere - tutto questo se non altro per sentito dire magari, se sono fra i più giovani, dai genitori. Gli unici che possono essere scusati di non saperlo sono quei piccoli lettori che improvvisamente, un giorno passando davanti ad un'edicola, per un motivo x sono stati attratti da quel giornaletto e che poi hanno voluto continuare a comprarlo.


                          Ma quanti saranno questi lettori?


                          Lo confesso, mi sono sentito molto preso in giro e perfino offeso da quelle parole e caro
                          Non capisco il problema. Il Topolino di Casty è diverso da quello di Faraci che a sua volta differisce da quello di Martina che è diverso da quello di Gottfredson che è diverso dal Topolino dei corti di Paul Rudish che differisce dal Topolino di House of Mouse. Basti pensare al finale di C'era una volta in America. Vivono esperienze diverse e, a parte eccezioni, scollegate le une alle altre. Ovviamente vale lo stesso per gli altri personaggi. Basti pensare che il Paperino di Ducktales da piccolo era un appassionato di metal e non certo l'anatroccolo giallo della Gallinella saggia.

                          il problema - almeno il mio - è proprio questo: sentirsi preso per i fondelli dal settimanale che ormai da decenni sostengo e da un po' di tempo mi domando il perché.
                          I vari Topolino che si sono avvicendati in questi 92 anni possono piacermi di più o anche ben poco (non riesco a dire per nulla :'(  a parte un'eccezione che è la cosa più ignobile che ho letto della Disney) ma questo "Topolino" non lo leggerò più perché  è la storia di un personaggio che è alieno e che cerca di assomigliare in qualcosa ad un personaggio nato 92 anni fa ma che, oltre a dover scontare tutti i limiti dettati dalla censura odierna, rispetto a lui, è completamente privo di qualsiasi appeal, di carisma, di fascino e, in quanto tale, non merita un solo secondo della mia lettura.
                          « Ultima modifica: Venerdì 27 Mar 2020, 18:33:49 da doppio segreto »
                          Sei una brava persona Topolino. E' questo il tuo guaio (Vera Ackerman)

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                          Cornelius Coot
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                            Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                            Risposta #12: Mercoledì 25 Mar 2020, 20:38:56
                            La cosa che mi ha più disturbato, infastidito in questa operazione è stato proprio l'editoriale del Direttore. Mentre lo leggevo mi domandavo a quale lettore si rivolgesse il Direttore lui, che più di ogni altro, ben sa qual è stata la giovinezza di Topolino e come è diventato, innanzi tutto quell'avventuriero, quel amico e anche, fra le tante altre cose, un giornalista.
                            Tutti i lettori di Topolino sanno - o dovrebbero sapere - tutto questo se non altro per sentito dire magari, se sono fra i più giovani, dai genitori. Gli unici che possono essere scusati di non saperlo sono quei piccoli lettori che improvvisamente, un giorno passando davanti ad un'edicola, per un motivo x sono stati attratti da quel giornaletto e che poi hanno voluto continuare a comprarlo.
                            Ma quanti saranno questi lettori?
                            Purtroppo con Gottfredson si può 'giocare' più che con Barks: nonostante la sua opera omnia sia stata ristampata in diverse occasioni (dalla fine dei '60 ai recenti Anni d'Oro) fra collane cartonate, brossurate, fogli di quotidiani, Oscar Mondadori, alboni della Comic Art e quant'altro, del meraviglioso periodo anteguerra di Mickey Mouse oggi, a parte i pochi personaggi canonici, si utilizza solo il suo look con gli occhi piccini e i calzoncini rossi, per il merchandising come per le storielle della Egmont citate prima (che nulla hanno a che vedere con 'quel' Topolino se non proprio per il look).

                                  Con Carl Barks questo non avviene, secondo me grazie a tre fattori:
                            1)  non aver abbandonato, da parte del Maestro, molti dei suoi personaggi più importanti portandoseli dietro fino al termine della sua carriera;
                            2)  i cartoni delle DuckTales prima serie (quelle degli anni '80) che riprendevano plot, canovacci e personaggi delle sue storie;
                            3)  Don Rosa che ha riportato all'attenzione mondiale di tutti (qualora ce ne fosse stato bisogno, almeno qui in Europa) i personaggi barksiani sviluppando ulteriormente (se non creando da validissime fondamenta) l'intera esistenza di Paperone.

                            Tutto ciò ha rimarcato o impresso ex novo certe situazioni dei paperi che non possono essere disinvoltamente scombussolate ne tantomeno ignorate. Aggiungendo a questo la recente storicizzazione italiana dell'infanzia di Paperino (Paperotto) in quel di Quack Town, anch'essa diventata imprescindibile in eventuali riproposizioni di quel periodo della vita del personaggio.

                            L'opera di Gottfredson non ha giovato di tutto questo: non fedeltà a diversi personaggi creati, no cartoni postumi e specifici sulla sua opera, non un erede che riprendesse i fili degli anni '30 (come Don Rosa ha ripreso quelli dei '50). E' anche vero che i character barksiani, al di là di cartoni e nuovi autori, sono considerati più attuali rispetto ad alcuni di Gottfredson, troppo legati (ma io non sono d'accordo in questo) ad un periodo anteguerra e rapidamente messi da parte a cominciare dal loro stesso creatore.

                            Come scritto prima, la differenza riguardo l'eredità da consegnare ai posteri sta nel fatto che Gottfredson,
                            nel dopoguerra, non solo 'rinnega' i vari Musone, Orango, Squick, Enigm, Macchia Nera, Setter ma limita al massimo le apparizioni di Orazio e Clarabella, di Gambadilegno oltre che di Minni, praticamente diventata un cameo negli anni '50, 'salvando' solo Mickey, Pippo e Basettoni, circondandoli di nuovi personaggi creati per l'occasione o che avranno un breve ciclo fumettistico. Al contrario, Barks porta avanti tutta la sua truppa fino alla fine della carriera, permettendo a Bassotti, Gastone, Amelia, Archimede, Cuordipietra (oltre, ovviamente, a Zio Paperone) di proseguire la loro strada con altri autori in tanti altri paesi. Anche riguardo le città, teatro delle loro gesta, il Gott crea Topolinia involontariamente, senza quasi accorgersene (il nome è spesso indefinito). Barks crea Paperopoli con cognizione di causa, lo fa determinazione e convinzione.

                            Se oggi Alex Bertani 'fa finta' di voler scoprire le origini di Topolino è perché, pur conoscendo quelle storiche, può permettersi di non riproporle (anche in tante salse alternative, più moderne) ai nuovi lettori in virtù di una debole conoscenza delle stesse da parte della gran massa del pubblico, adulto o giovane che sia.
                            A questi lettori non si può che presentare qualcosa di nuovo e completamente diverso, ignorando del tutto ciò che Topolino è veramente stato. Con buona pace di quella minoranza di lettori che 'sa' (come sono andate veramente le cose). Minoranza che nel caso dei paperi diventa maggioranza proprio per le ragioni espresse prima. Con qualche 'fuoriuscita' ma sempre sulla 'carreggiata' del Klondike riguardo Paperone o di Quack Town riguardo Paperino.

                            Io non sono d'accordo con questo percorso: se Don Rosa ha avuto un enorme successo non solo con la Saga di Paperone ma anche con tantissime storie di personaggi barksiani ambientate negli anni '50, non vedo perchè non si possano riproporre i personaggi di Gottfredson non tanto nei 'loro' anni 30 quanto in una serie di storie del presente dove, secondo me, potrebbero 'ambientarsi' benissimo (e ripescaggi del genere, sebbene sporadici, ne abbiamo avuti in storie italiane sia del passato remoto che recente).

                            Una rivalutazione 'popolare' (e non elitaria) di quel periodo permetterebbe storie sulla gioventù di Topolino più 'coerenti' con quel periodo stesso: non riportando tutto agli anni '30 (cronologicamente illogico) ma, con l'elastico temporale tipico del fumetto disneyano, riprendere in un passato indefinito quelle situazioni e quei personaggi che hanno contraddistinto la sua giovinezza. Personaggi che potrebbero essere utilizzati anche nel presente:  perché oggi non possiamo avere un meccanico triste, un elegante capitano di volo, un vecchio farabutto, uno scienziato illuminato, un 'piombatore'? Come detto prima, una delle ragioni per cui ciò non avviene è perché Gottfredson, al contrario di Barks, non ha avuto il 'suo' Don Rosa che riportasse all'attenzione di tutti l'intero parterre dei suoi personaggi. Spero sempre che prima o poi qualcuno (Casty?) si prenda l'onere e l'onore di portare avanti l'intera eredità di Gottfredson, come Don Rosa ha fatto con Barks.
                            « Ultima modifica: Venerdì 27 Mar 2020, 22:05:44 da Cornelius Coot »

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                              Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                              Risposta #13: Giovedì 26 Mar 2020, 18:20:23
                              un'eccezione che è la cosa più ignobile che ho letto della Disney
                              Ricordavo che nutri forti sentimenti per Topolino e i fantasmi neri, ma non avrei mai detto che la odiassi tanto!

                              Battute sceme a parte, mi chiedo se tu abbia messo il link giusto. Se ci vado sopra trovo il numero 49 dei Grandi Classici Disney (Seconda Serie) (che inizia appunto coi Fantasmi neri - storia che mi sento ampiamente di difendere e che a quanto rammento tu stesso avevi in precedenza lodato) e non capisco cosa ci possa essere in quel volume da provocare un simile commento.

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                                Re:Topolino: origini 'vere' e reali
                                Risposta #14: Giovedì 26 Mar 2020, 22:48:59
                                Anche per me le vere origini di Topolino sono quelle... delle origini! :P
                                Che poi, le prime storie di Gottfredson (fino al 1939, diciamo) sono anche abbastanza coerenti fra di loro, e mostrano effettivamente la crescita di un ragazzo di campagna che piano piano fa esperienza e comincia a mettere la testa a posto dopo essere diventato pilota di aerei!

                                Però, non sono mai contrario a prescindere a storie come "Topolino le origini" o "Young Donald" (a parte il nome di quest'ultima, accidenti a loro e agli inglesismi del cavolo! >:( ), perché comunque penso che i personaggi Disney non sono fatti per essere ristretti in un'ambientazione rigida, né tantomeno in una continuity serrata, e quindi mi sta bene ogni tanto qualcosa che varii un po' il menu!
                                Se poi è una storia a mio parere carina come "Topolino le origini" (almeno la prima puntata), non ho proprio nulla da obiettare! :)

                                (...)Con Paperone il lavoro era un po' agevolato grazie ai vari indizi disseminati da Barks nelle sue storie, mentre tutt'altra cosa sarebbe un approccio simile con Topolino. Semplicemente, per innumerevoli ragioni, una siffatta operazione non sarebbe proponibile. Per questo, saggiamente, l'obiettivo è meno ambizioso e ristretto ad un arco temporale ben definito.
                                Ciò non toglie, tuttavia, che Gottfredson resti sempre li sullo sfondo, ed oggi difficilmente è pensabile poter produrre qualcosa che gli si possa avvicinare, per le ragioni che conosciamo e che non dipendono dall'abilità dello scrittore di turno.
                                L'obiettivo non può, quindi, essere - e personalmente spero vivamente non sia - quello di proporre una versione quasi "ufficiale" della giovinezza di Topolino, quanto, piuttosto, di immaginarne una versione "attualizzata" e dunque compatibile con gli stringenti standard odierni.
                                Più che per gli standard moderni, l'ho visto più come un'attualizzazione per la vita moderna: Topolino giovane neo-laureato che manda curriculum a destra e a manca per cercare lavoro mi sembra davvero una cosa molto attuale, e anche molto poco "bambinesca"!
                                Per il resto, sono d'accordo con te!
                                Io son nomato Pippo e son poeta
                                Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                                Verso un'oscura e dolorosa meta

                                 

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