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Disney Special Events 15 - Topolino. Un anno di grandi copertine - Recensione di Davide Del Gusto

La kalokagathìa era per i greci quel particolare ideale proprio dell’uomo che sapesse coniugare nelle sue azioni ciò che è bello (kalòs) con ciò che è buono (agathòs), in modo tale che – nella retta misura – si potesse arrivare a manifestare l’apice delle qualità, ciò che è generalmente riconosciuto come un canone, l’aspirare alla perfezione. Mutatis mutandis, quand’è che un’opera di carattere meno aulico, ad esempio, della statuaria classica e di gusto decisamente più pop può incontrare la giusta arte che la elevi sopra la media mostrandone le virtù? Nel loro piccolo le copertine di Topolino hanno subito, nel corso dell’ultimo anno, un radicale mutamento stilistico che le ha portate ad avvicinarsi a un ideale di bellezza che raramente si è visto sul cosiddetto “biglietto da visita” della testata. Dopo un decennio caratterizzato da illustrazioni che hanno reificato pienamente l’espressione di un certo Zeitgeist, spesso e volentieri arricchite da grafiche catchy e affollate da fastidiosi strilli che rimandavano senza requie al contenuto degli albi, con la direzione di Alex Bertani la copertina di Topolino è tornata ad essere uno spazio d’elezione per colpire immediatamente il lettore attraverso la sola bellezza dell’immagine. Il volume speciale Topolino. Un anno di grandi copertine, inizialmente previsto tra le novità di Cartoomics 2020, fa un po’ il punto della situazione riguardo questa piccola rivoluzione copernicana fortemente voluta dal nuovo Direttore delle testate Disney italiane, il quale coglie l’occasione per manifestare chiaramente le linee della sua azione in un interessante editoriale. Bertani afferma di voler perseguire una linea ben precisa: copertine dallo stile «piuttosto classicheggiante e, nei limiti del possibile, abbastanza omogeneo», pulite «da strilli superflui», riferite a una delle storie pubblicate oppure, semplicemente, delle «pin up divertenti». Via inoltre a un altro tipo di sperimentazione, dopo ben ventidue anni: nei limiti del possibile e con la giusta congiunzione astrale, il codice a barre introdotto nel 1997 è stato dirottato per la prima volta in quarta di copertina e, a partire dal n. 3331, solo saltuariamente è tornato in prima. Cosa rimane, dunque? Indubbiamente il buon gusto per la bella illustrazione. L’altro grande elemento di novità, legato alla ricerca di una qualche uniformità stilistica, è rappresentato dal coinvolgimento di Andrea Freccero, fondamentale punto di riferimento grafico in tutto questo nuovo corso. Ormai da un anno, infatti, l’artista genovese ricopre il ruolo di supervisore artistico per la redazione di Topolino e la sua presenza costante sulle copertine del settimanale è una delle manifestazioni più evidenti della sua azione: ben 18 su 57 portano la sua firma, alcune delle quali davvero innovative e sperimentali come le quattro dedicate a Leonardo da Vinci e l’Italia o le due splendide copertine natalizie. «Credo che ogni settimana Topolino indossi il vestito più bello possibile, quello della festa»: non usa particolari giri di parole lo stesso Freccero nella sua introduzione al volume e, in effetti, non si può che concordare con lui su questa affermazione. È evidente che il cambio di passo abbia giovato all’immagine e all’estetica del giornale nel corso del 2019, riconfermando ampiamente questo felice trend anche nei primi mesi del 2020. Le bozze di Alessandro Perina per Topolino 3323 Ad accompagnare Freccero in questa operazione sono prevalentemente Giorgio Cavazzano e Alessandro Perina, già autori di moltissime copertine di Topolino e di sicuro tra gli illustratori più riconoscibili, quasi rassicuranti per il loro approccio ormai classico ai personaggi disneyani. A loro si devono rispettivamente 16 e 14 copertine per il 2019. C’è comunque spazio anche per altri storici collaboratori del giornale che, tuttavia, sono stati assegnati ad alcuni numeri particolari: anniversari (Casty e Marco Gervasio), sponsorizzazione di gadget allegati (Paolo Mottura), lancio di storie specifiche (Corrado Mastantuono e, di nuovo, Casty), edizioni variant (Giada Perissinotto, Marco Rota, Blasco Pisapia, Roberto Marini). La struttura di questo volume è dunque molto semplice: tutte le copertine di Topolino, tanto le regular quanto le variant, sfilano una dietro l’altra in una colorata e accattivante sequenza. Ognuna di esse occupa completamente la pagina destra ed è accompagnata, in quella sinistra, da un breve commento. Ciò che tuttavia impreziosisce il tutto è la grande quantità di bozzetti, studi, proposte alternative e versioni preliminari. Se già il volume sulle copertine di Marco Rota aveva avuto in appendice una decina di pagine ad hoc per una esaustiva – per quanto sommaria – selezione di materiale inedito, in questo caso la ricchezza di contenuti è davvero notevole. Le prove di Marco Rota per la variant di Topolino 3337 È molto interessante comparare le varie versioni e studiare per quanto possibile il processo creativo, scoprendo ad esempio che per alcune delle copertine più significative del 2019 il bozzetto nascondesse già in nuce il risultato finale. Inoltre, in certi casi, sembra quasi che gli studi facciano sfigurare la versione finita poi in edicola: basti guardare le prove per il n. 3323 – in particolare la suggestiva versione con Amelia – o per la bella variant del n. 3337. In altri casi, invece, si svela più di quanto la copertina definitiva abbia potuto mostrare: il famigerato fucile di Paperone nel remake frecceriano di Always Another Rainbow è ben visibile nelle bozze per il n. 3307, prima che scomparisse, ahinoi, nella versione definitiva finendo per sbilanciare la stessa immagine; anche per quanto riguarda la doppia copertina natalizia sono state pubblicate le varie fasi del progetto ideato da Freccero, fornendo così un ottimo dietro le quinte. Le fasi creative per la copertina di Topolino 3307, dal primo bozzetto alle chine definitive Ad arricchire il volume sono inoltre le pagine conclusive dedicate ad alcuni degli autori, i quali colgono l’occasione per dare qualche dettaglio in più sulle loro opere, puntando il focus sulle copertine che hanno preferito disegnare o colorare o, in generale, parlando del loro approccio da illustratori. Dispiace forse un po’, guardando al prodotto finale, che in un volume dedicato a Topolino siano state utilizzate per la prima e la quarta di copertina due immagini del tutto fuori contesto, copincollate da I Grandi Classici 270 e dal primo volume della riedizione dei Disney Italiani. Nel complesso, però, su questa criticità si può tranquillamente sorvolare. In definitiva, se i precedenti volumi sulle copertine più rappresentative dei 70 anni del settimanale e sull’opera di Marco Rota per Zio Paperone avevano guardato nostalgicamente ad un passato spesso glorioso, in questo caso si fa il punto sul presente ed è l’occasione per fare una sorta di bilancio sulla nuova estetica di Topolino a partire dal 2019. Un bilancio più che positivo che fa guardare bene al futuro, auspicando la realizzazione di un secondo volume altrettanto ricco e soddisfacente per il 2021, sempre sulla scia del bello e del buono.

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