Papersera.net

×
Pagina iniziale
Edicola
Showcase
Calendario
Topolino settimanale
Hot topics
Post non letti
Post nuovi dall'ultima visita
Risposte a topic cui hai partecipato
Le nostre recensioni
3 | |
5 | |
3 | |
3 | |
3 | |
3 | |
4 | |
3 | |
3 | |
3 | |
4 | |
3 | |

Gap generazionale, gusti personali: ma che senso ha allora confrontarsi?

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

*

Donald112
Papero del Mistero
   (6)

  • **
  • Post: 253
  • Esordiente
    • Offline
    • Mostra profilo
   (6)
    Per tornare in tema , metteteci pure tutti i se i ma e le obiezioni di questo mondo ma l' unico metodo per valutare in modo misurabile, confrontabile e perfettamente OGGETTIVO un prodotto editoriale di consumo come Topolino è il successo misurabile dalla tiratura, in questo senso i numeri degli anni che amiamo noi vecchi meritano il voto massimo e minimo quelli recenti.
    Non sono per niente d'accordo: bisogna considerare che negli anni le possibilità di intrattenimento per i ragazzi si sono moltiplicate immensamente e purtroppo Topolino (così come in generale il mondo del fumetto) oggi subisce una forte concorrenza rispetto al passato (tra videogiochi, smartphone e altri svaghi). Già un bambino di oggi è molto diverso da uno della mia generazione che era un bambino negli anni 2000: figuratevi che differenze ci sono coi bambini degli anni 60' 70' o 80'. Quando ero piccolo i gadget di Topolino in 4 settimane erano gettonatissimi e quei numeri vendevano moltissime copie. Negli ultimi anni sono scomparsi perché, come anche ha detto Bertani recentemente, i bambini preferiscono avere il giocattolo intero e subito e non hanno più voglia di aspettare 4 settimane.
    Faccio altri esempi: molti concorderanno nel definire il periodo intermedio dell'era De Poli a cavallo tra Disney e Panini uno dei migliori dal punto di vista qualitativo degli ultimi anni ma ciò purtroppo non ha influito sul numero di vendite tanto che si è verificato il cambio di editore. Inoltre negli ultimi anni hanno pubblicato molti episodi di Wizards of Mickey (saga che ha avuto molte recensioni negative) perché avevano un discreto seguito tra  bambini.
    Quindi non credo si possa fare un paragone tra qualità di un prodotto e vendite.
    « Ultima modifica: Sabato 9 Mag 2020, 19:57:31 da Donald112 »

    *

    Luxor
    Dittatore di Saturno
       (5)

    • *****
    • Post: 3652
    • Supremo Organizzatore, Folle Ideatore!
      • Offline
      • Mostra profilo
       (5)
      Per tornare in tema , metteteci pure tutti i se i ma e le obiezioni di questo mondo ma l' unico metodo per valutare in modo misurabile, confrontabile e perfettamente OGGETTIVO un prodotto editoriale di consumo come Topolino è il successo misurabile dalla tiratura, in questo senso i numeri degli anni che amiamo noi vecchi meritano il voto massimo e minimo quelli recenti.

      Assolutamente no, ci sono troppi fattori in gioco per poter fare un'affermazione simile. Al di là del fatto che quantità non significa necessariamente qualità, 60-70 anni fa i fumetti costituivano l'unica forma di svago per un bambino, i televisori non erano diffusi come oggi e beni di consumo come videogiochi, computer e smartphone erano roba da fantascienza più che uno standard come è ora.

      Il bambino di oggi ha molte più distrazioni, molti più stimoli e molti più strumenti di un coetaneo degli anni '60, perdona la franchezza ma è un paragone che di oggettivo non ha davvero nulla e si ricasca nell'errore di voler frequentare periodi storici totalmente diversi tra di loro.

      In ogni caso, ogni giornale o fumetto ha calato la propria tiratura e di certo non è un problema che si può imputare solo alla qualità, quanto piuttosto a fattori vari come la possibilità di fruire gratuitamente delle informazioni tramite i siti internet o di scaricare illegalmente contenuti di ogni tipo!
      « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 13:42:26 da Luxor »
      The Rabbit Hunter! (Copyright by Gancio 08.II.16)


      *

      Volkabug
      Diabolico Vendicatore
         (2)

      • ****
      • Post: 1426
      • affezionato lettore
        • Offline
        • Mostra profilo
         (2)
        Ovviamente quoto sia Luxor che Donald; ma al di là di questa questione, vorrei fare chiarezza su una cosa:

        Per tornare in tema , metteteci pure tutti i se i ma e le obiezioni di questo mondo ma l' unico metodo per valutare in modo misurabile, confrontabile e perfettamente OGGETTIVO un prodotto editoriale di consumo come Topolino è il successo misurabile dalla tiratura, in questo senso i numeri degli anni che amiamo noi vecchi meritano il voto massimo e minimo quelli recenti.

        non capisco affatto questo modo di ragionare; chi ha detto che i Topolini anni '60-'70 sono "quelli che amate voi vecchi"? Forse nel topic sul n.3361 Paperinika ha detto che preferisce le storie più moderne, ma ognuno qui ha le sue idee, e separarci in due "squadre" in base alla generazione di appartenenza mi sembra il modo peggiore per confrontarsi e scambiare opinioni.

        Ok, è vero che io ho vissuto la mia infanzia nell'era Muci, per cui ancora adesso pur possedendo molti Topolini, se ne prendo in mano uno di alcuni decenni fa provo una certa repulsione per quel tipo di carta, quei colori, quelle copertine; ma è solo una questione di abitudine, semplicemente sono ritornato a leggere il settimanale dopo qualche annetto e ho preferito comprare gli ultimi numeri piuttosto che andare a rileggere quelli più antichi che ho; ciò non toglie che io condivida l'idea dell'esistenza di un'età dell'oro...

        ...anche se personalmente non la chiamerei età dell'oro, perché mi sembra un concetto un po' troppo assoluto; semmai stabilirei la superiorità di questa o quell'età solo in confronto alle altre e facendo una somma di pregi e difetti (che ci sono sempre).

        Specifico di nuovo che non ho chissà quale competenza artistica né studio storia del fumetto, ma in base alla mia percezione e alla mia -comunque limitata- collezione, se oggi mi chiedessero quale secondo me è stata l'epoca migliore per il settimanale, io risponderei che sono stati gli anni '60, ma solo per quanto riguarda le storie pubblicate su Topolino, senza approfondire sulle altre testate, o le rubriche o l'impaginazione ecc.

        Sono pronto a farmi smentire: è un'idea che mi sono fatto sin da quando cominciai a collezionare i Grandi Classici Disney per rifornirmi di storie del passato; poi sono cresciuto e ho assistito al ritorno di tante belle avventure sul settimanale con la De Poli, per poi rimanere nuovamente deluso... insomma, in fin dei conti ho ancora questa idea; ed essa è dovuta al fatto che negli anni '60 venivano pubblicate ancora le storie di Carl Barks, e anche molte altre tra quelle straniere non erano da buttare (Strobl, Murry, Kinney, Hubbard); inoltre, cosa ancora più importante, la scuola italiana era ormai fiorita e si ebbero in contemporanea, seppur in diversi momenti del decennio, grandi capolavori di Scarpa, Martina, Cimino, i Barosso, Dalmasso, Missaglia, Bramante; i disegnatori dal canto loro erano forse ancora acerbi, ma un Carpi o uno Scarpa anni '60 non hanno certo nulla da invidiare agli artisti di oggi. Certo, le storie disegnate male e le trame sconclusionate o piuttosto banali c'erano comunque, ma quello che mi piace delle storie di quel decennio è che c'era ancora una grande libertà nel linguaggio con cui i personaggi potevano esprimersi, oltre che negli aspetti marci della società con cui essi potevano confrontarsi; una grande fantasia (come nelle avventure corali di Martina) e ancora molta satira che oggi sono forse entrambe un po' frenate dalla standardizzazione dei canoni narrativi e dal politically correct; e, diversamente dal decennio precedente, gli sceneggiatori si erano emancipati dalla figura di Martina e avevano raccolto il testimone del grande fumetto americano per raccontare dei personaggi più credibili e umani, che poi a grandi linee sono rimasti sul settimanale fino ai giorni nostri.

        Ciò detto
        -ripeto ancora una volta che sono pronto a cambiare idea se qualcuno mi farà attenzionare altri aspetti che non ho notato-
        non vedo perché bisognerebbe pensare di disprezzare a prescindere il Topolino attuale solo perché c'è il politically correct, o perché manca uno Scarpa o un Cimino; ogni epoca ha i suoi pregi, dopotutto un Moby Dick o un Dottor Ratkyll o le storie di Casty cinquant'anni fa non me le avrebbe date nessuno; e perché no, neanche un Foglie Rosse o un'Area 15, per quanto non siano apprezzate da tutti; quindi si va avanti, confidando che un settimanale che ha ormai 70 anni ha dimostrato di saper fronteggiare ostacoli di tutti i tipi e dunque non è da buttar via, anche se non siamo nell'"età dell'oro delle valli in cui scorre latte e miele".
        Micropaperi! Dove siete?

          ... ma in base alla mia percezione e alla mia -comunque limitata- collezione, se oggi mi chiedessero quale secondo me è stata l'epoca migliore per il settimanale, io risponderei che sono stati gli anni '60, ma solo per quanto riguarda le storie pubblicate su Topolino, senza approfondire sulle altre testate, o le rubriche o l'impaginazione ecc.
          (...)
          ... sono pronto a cambiare idea se qualcuno mi farà attenzionare altri aspetti che non ho notato...
          E perché mai dovremmo farti cambiare idea? Se vorrai, potrai eventualmente cambiarla tu, se, dopo aver letto TUTTI i topolini, lo riterrai giusto! :)

          In ogni caso, hai detto la parola magica: "secondo me"!

          Anch'io ho un periodo preferito, anzi due: gli anni a cavallo del 1960 e il medio periodo De Poli (e notate quanto sono rimasto sul vago!), ma non mi sogno neanche lontanamente di imporli a qualcun altro!

          Del resto, anche i messaggi che ho letto in questi giorni e che difendevano più strenuamente l'esistenza di una presunta Età dell'Oro (ormai, possiamo chiamarla così!) erano in totale contraddizione fra di loro, nella perfetta dimostrazione che un'OGGETTIVA Età dell'Oro non esiste, e che quella di cui ognuno parla è solo la sua personale e SOGGETTIVA!

          Anzi, a questo punto farei un gioco: da quello che ho letto finora, abbiamo già "coperto" una parte degli anni '50, praticamente tutti gli anni '60 e '70, gli anni '90 e una parte degli anni '10; se qualcun altro si esprime, forse riusciamo a riempire tutti i 70 anni di Topolino! ;D
          Io son nomato Pippo e son poeta
          Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
          Verso un'oscura e dolorosa meta

          *

          Paperinika
          Imperatore della Calidornia
          Moderatore
             (1)

          • ******
          • Post: 10340
            • Offline
            • Mostra profilo
             (1)
            non capisco affatto questo modo di ragionare; chi ha detto che i Topolini anni '60-'70 sono "quelli che amate voi vecchi"? Forse nel topic sul n.3361 Paperinika ha detto che preferisce le storie più moderne, ma ognuno qui ha le sue idee, e separarci in due "squadre" in base alla generazione di appartenenza mi sembra il modo peggiore per confrontarsi e scambiare opinioni.
            Non mi pare di aver mai affermato che preferisco le storie più moderne tout court. Anzi, tante volte è più vero il contrario. ;D
            Casomai farei un distinguo caso per caso, o al più per stile dei singoli autori o per stili influenzati dai periodi.

            Degli anni 60/70, in ogni albo che ho letto ho sempre fatto fatica a sopportare le brevi straniere, proprio perchè avevano uno stile, sia a livello di sceneggiatura, sia a livello di disegni, molto, troppo diverso da quello a cui ero abituata (quello dagli anni 90 l'ho vissuto in diretta), più curato graficamente e molto spesso con una profondità di trama che le storielle estere non raggiungevano, ma non perchè non lo volessero, ma semplicemente perchè il loro scopo dichiarato non era quello. Negli anni 90, invece, il libretto si popola di avventure tutte italiane, e anche le brevi sembravano avere un tono molto meno infantile di quelle straniere che tanto non riuscivo ad apprezzare.

            Ma sulle riempitive, potrei fare lo stesso discorso anche oggi: bloccate tra un umorismo fine a loro stesse ed un politically correct sempre più stringente, come non gradivo troppo quelle di cinquanta anni fa non gradisco troppo nemmeno quelle odierne, salvo ovviamente le dovute eccezioni, sia in passato che oggi.

            Specifico di nuovo che non ho chissà quale competenza artistica né studio storia del fumetto, ma in base alla mia percezione e alla mia -comunque limitata- collezione, se oggi mi chiedessero quale secondo me è stata l'epoca migliore per il settimanale, io risponderei che sono stati gli anni '60, ma solo per quanto riguarda le storie pubblicate su Topolino, senza approfondire sulle altre testate, o le rubriche o l'impaginazione ecc.

            Sono pronto a farmi smentire: è un'idea che mi sono fatto sin da quando cominciai a collezionare i Grandi Classici Disney per rifornirmi di storie del passato; poi sono cresciuto e ho assistito al ritorno di tante belle avventure sul settimanale con la De Poli, per poi rimanere nuovamente deluso... insomma, in fin dei conti ho ancora questa idea; ed essa è dovuta al fatto che negli anni '60 venivano pubblicate ancora le storie di Carl Barks, e anche molte altre tra quelle straniere non erano da buttare (Strobl, Murry, Kinney, Hubbard); inoltre, cosa ancora più importante, la scuola italiana era ormai fiorita e si ebbero in contemporanea, seppur in diversi momenti del decennio, grandi capolavori di Scarpa, Martina, Cimino, i Barosso, Dalmasso, Missaglia, Bramante; i disegnatori dal canto loro erano forse ancora acerbi, ma un Carpi o uno Scarpa anni '60 non hanno certo nulla da invidiare agli artisti di oggi. Certo, le storie disegnate male e le trame sconclusionate o piuttosto banali c'erano comunque, ma quello che mi piace delle storie di quel decennio è che c'era ancora una grande libertà nel linguaggio con cui i personaggi potevano esprimersi, oltre che negli aspetti marci della società con cui essi potevano confrontarsi; una grande fantasia (come nelle avventure corali di Martina) e ancora molta satira che oggi sono forse entrambe un po' frenate dalla standardizzazione dei canoni narrativi e dal politically correct; e, diversamente dal decennio precedente, gli sceneggiatori si erano emancipati dalla figura di Martina e avevano raccolto il testimone del grande fumetto americano per raccontare dei personaggi più credibili e umani, che poi a grandi linee sono rimasti sul settimanale fino ai giorni nostri.

            Ciò detto
            -ripeto ancora una volta che sono pronto a cambiare idea se qualcuno mi farà attenzionare altri aspetti che non ho notato-
            non vedo perché bisognerebbe pensare di disprezzare a prescindere il Topolino attuale solo perché c'è il politically correct, o perché manca uno Scarpa o un Cimino; ogni epoca ha i suoi pregi, dopotutto un Moby Dick o un Dottor Ratkyll o le storie di Casty cinquant'anni fa non me le avrebbe date nessuno; e perché no, neanche un Foglie Rosse o un'Area 15, per quanto non siano apprezzate da tutti; quindi si va avanti, confidando che un settimanale che ha ormai 70 anni ha dimostrato di saper fronteggiare ostacoli di tutti i tipi e dunque non è da buttar via, anche se non siamo nell'"età dell'oro delle valli in cui scorre latte e miele".
            Poi, certo, il politically correct è purtroppo anche lui figlio del proprio tempo. Cinquant'anni fa i dialoghi erano molto più corposi e coloriti (si prendevano in giro i negri, si parlava di morte per i personaggi come di un qualcosa di naturale, circolavano liberamente armi, sigari e liquori vari, e via così), ma il tutto era figlio di un'epoca in cui tutto ciò non veniva percepito come offensivo e rifletteva buona parte delle tendenze presenti allora anche nelle altre forme di intrattenimento.
            Poi sono cambiati alcuni parametri di sensibilità generale, sono spuntati anche Moige e associazioni varie in difesa di questo e di quello, ed ecco che i paletti entro cui muoversi sono diventati sempre più stringenti, ma lo sono diventati per le storie di Topolino così come anche per gli altri mezzi di intrattenimento (non solo gli altri fumetti, ma anche il cinema, ben più popolare), ma non ritengo che in automatico questo abbia finito per peggiorare o migliorare la qualità delle storie.

            Quella la fanno gli sceneggiatori, e paletti o non paletti, uno sceneggiatore bravo riesce a fare il suo lavoro in entrambe le circostanze senza farsene influenzare troppo. A mio parere ci riescono Casty e Artibani oggi, così come ci riuscivano trent'anni fa Sisti, Mezzavilla, Gentina, Enna, e sempre come ci riuscivano Scarpa, Cimino, Pezzin, Martina fino a un certo periodo, Barks, Gottfredson e tanti altri in passato. E ho citato giusto i primi nomi che mi sono venuti in mente, non pretendo certo di aver fatto in due minuti un elenco esaustivo di tutti coloro che hanno scritto per Topolino nell'arco di settant'anni.

            E come in passato trovavo sul libretto autori il cui stile di scrittura non mi coinvolgeva, così ne trovo anche oggi. Indipendentemente dalla data di pubblicazione a cavallo degli anni 60, degli anni 90, o degli ultimi anni.

            Credo che si possano apprezzare contemporaneamente diverse correnti anche cronologicamente distanti tra loro senza per questo doversi imporre di identificare un singolo periodo come "il migliore" a scatola chiusa.
            « Ultima modifica: Sabato 9 Mag 2020, 21:53:46 da Paperinika »

            *

            Cornelius Coot
            Imperatore della Calidornia
               (1)

            • ******
            • Post: 10305
            • Mais dire Mais
              • Offline
              • Mostra profilo
               (1)
              Abbiamo tanto parlato di soggettivo ed oggettivo circa i diversi cicli storici del fumetto Disney ma non dimentichiamo che, almeno riguardo al libretto (che ha sempre incluso il meglio del panorama internazionale), nel nostro volumone Topolino Tremila, nato dalla collaborazione e dai contributi di decine e decine di appassionati lettori di tutte le età, si è chiamato "Età dell'Oro" il periodo 1949-1963 (quello della coppia Gottfredson-Walsh, di Carl Barks, di Taliaferro, di Guido Martina, di Scarpa, Bottaro, Carpi...) e "Età dell'Argento" il periodo 1963-1978 (quello dell'ultimo Barks, di un Martina e un Cimino all'apice, di Kinney e Hubbard, di Cavazzano, Pezzin, DeVita, Rota, Chendi, Barosso...).

              Con questo non voglio rinfocolare polemiche ma semplicemente dire che abbiamo messo 'nero su bianco' ciò che un corposo e variegato gruppo di lettori (alcuni anche esperti, con loro blog e siti specifici sulla Nona Arte) ha delineato nelle varie epoche titolando così quelle successive: "Non più solo fumetti" per il decennio 1978-1988, "Torna a casa Topolino" (riferendosi al passaggio Mondadori-DisneyItalia) per il periodo 1988-1996, "Sperimentazione e nuove strade" per un decennio a cavallo dei secoli e dei millenni (1996-2005), "Nuova rinascita e prospettive" per il periodo 2005-2013 che fu anche l'ultimo della DisneyItalia, con il passaggio a fine estate di quell'anno alla Panini (ma noi ad inizio '13 non potevamo ancora saperlo).

              Sarebbe interessante trovare un titolo per il primo settennato paniniano 2013-2020 che è stato comunque una rivoluzione, nella tipologia delle testate come nella variegata vendita estesa alle fumetterie finalmente invase da prodotti disneyani di qualità (quando prima si contavano sul lumicino, messi sempre in un angolo). C'è da dire che se anche i titoli successivi non contenevano nobili metalli, si è comunque sottolineata la rivoluzione dei '90 (chiamata da molti Rinascimento Disneyano che potrebbe andare da Don Rosa - estraneo al Topo ma motore per la testata per collezionisti ZP - fino all'exploit di PKNA) e la nuova rinascita del XXI° secolo collegata al ritorno di grandi autori e disegnatori (tutti figli dell'Accademia Disney di GB Carpi, non dimentichiamolo) nel direttorio DePoli che ha transennato il fumetto disneyano italiano dall'editore DisneyItalia a Panini. Una transizione 'rivoluzionaria', come dicevo prima nel possibile titolo da dare all'ultimo periodo.
              « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 12:42:02 da Cornelius Coot »

              *

              Gilberto 66
              Pifferosauro Uranifago
                 (2)

              • ***
              • Post: 511
              • Ahhhh! Sono satollo... groan!
                • Offline
                • Mostra profilo
                 (2)
                Esiste quindi una "Golden Age"?
                Si, esiste per le serie Bonelli che conosco molto bene ed esiste per Topolino.
                Ciò non significa che nella vita editoriale di un fumetto ce ne debba essere una sola.
                Assolutamente d'accordo caro Mario e come potrei d'altronde non esserlo avendone vissute almeno due di queste Golden Age! Vedo e ricordo con piacere che anche tu come me ti diletti di Bonelli (io dal 1976) e sai bene cosa vuol dire vedere quando un editore (in questo caso Bonelli) imprime una sterzata esclusivamente indirizzata al profitto più sfrenato e per sfrenato intendo dire quando (sempre nel caso Bonelli) di un personaggio come Tex che non ha lo smisurato bacino di storie esistenti come nel caso di Paperi e Topi, vengono  riproposte a ciclo continuo cioè a tamburo battente sempre le stesse storie fritte e rifritte in miriadi di edizioni color o de luxe ma che non possono cambiare la sostanza perchè son sempre quelle! O quando il nuovo che avanza sono nuove serie dello stesso personaggio improntate a criteri di impostazione dello stesso quantomeno discutibili dal punto di vista della sequenzialità temporale adattabile al personaggio! Voglio dire, non sono un amante della continuity ma Tex "nasce" appena ventenne in serie regolare e qui mi si propina una nuova serie che torna indietro preannunciandosi più che centenaria. Questo a mio avviso è un dato di fatto e scusate se possa sembrare arrogante ma a me sembra abbastanza oggettivo! Si lo so, adesso direte ovviamente "eh ma il profitto! Non lo si può escludere dalle sacrosante logiche editoriali."
                Bene, in parte posso anche essere d'accordo e lascio correre ma chissà perchè ogniqualvolta mi ritrovo a discutere con amici o colleghi appassionati mi sento sempre condividere queste enormi perplessità, ma credetemi quasi sempre eh! Saremo tutti vecchi? Boh forse, anche se pure qui permettetemi di esprimere qualche perplessità sul concetto di vecchi/giovani o "diversamente vecchi/giovani".
                Quindi profitto sacrosanto dicevamo...

                Per tornare in tema , metteteci pure tutti i se i ma e le obiezioni di questo mondo ma l' unico metodo per valutare in modo misurabile, confrontabile e perfettamente OGGETTIVO un prodotto editoriale di consumo come Topolino è il successo misurabile dalla tiratura, in questo senso i numeri degli anni che amiamo noi vecchi meritano il voto massimo e minimo quelli recenti.
                Beh, qui l'altro mio caro amico Paperotto ci sta dando una chiave di lettura assolutamente calzante a quel criterio di valutazione sopraesposto ma vedo che anche quanto da lui scritto è stato oggetto di stroncature e critiche secche. Ma, insomma adesso sono davvero io perplesso. Mi si spazza via e non lo si ritiene indicativo di qualità un criterio come quello della tiratura, che si lega pacificamente al profitto, sol perchè oggi esistono, oggettive, per carità, barriere all'approccio al fumetto a causa dell'enorme quantità di altri media fruibili dagli stessi ragazzi che in quegli anni sembra invece che fossero quasi "costretti" ad acquistare quei fumetti! E per concludere ci si dimentica clamorosamente che nell'arco temporale cui fa riferimento Paperotto (e possiamo allungarlo volendo in base ai gusti un po indietro e un po avanti, quindi vedi tu di che largo periodo parliamo) che in quell'arco temporale dicevo la Redazione di Topolino era una fucina stupefacente di mostri sacri, una vera arcadia del fumetto che può avere paragoni "solo ed esclusivamente" col Rinascimento culturale italiano in tutti i suoi aspetti!
                « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 01:31:16 da Gilberto 66 »
                Finalmente due concorrenti degni di rispetto!  Avete notato i due Cucurbitoni di Casimiro?
                Sì...ma questa coppia di Catafurgi di Tamerlano li sovrasta!
                Ah! C'è anche un Decumbalione di Carlotta la Racchia!

                  Per tornare in tema , metteteci pure tutti i se i ma e le obiezioni di questo mondo ma l' unico metodo per valutare in modo misurabile, confrontabile e perfettamente OGGETTIVO un prodotto editoriale di consumo come Topolino è il successo misurabile dalla tiratura, in questo senso i numeri degli anni che amiamo noi vecchi meritano il voto massimo e minimo quelli recenti.

                  Magnifico, tanto bello e semplice che non mi era neppure venuto in mente. Talmente sotto il naso da non vederlo.
                  La realtà del successo Mondadori in questo ramo da fine anni sessanta, la vedevamo la sentivamo sulla pelle nelle narici in edicola nel profumo della carta, non su una tastiera.
                  Una verità così chiara, limpida, lampante, evidente, non discutibile. Il successo editoriale di 'quel' Topolino unica certezza oggettiva di cui disponiamo, il resto sono le banalita' circostanziali del vecchio pazzo Paperparade , o l' opinione superpolliciata degli amministratori del forum virtuale , o quel che sia , ma tutto un oceano di soggettività  (quello che lui chiama tutti i se tutti i ma tutte le obiezioni) . Una certezza reale e tangibile che come una grossa e pesante pietra va a conficcarsi nel formicaio virtuale e le formichine impazziscono la circondano ci si mettono una dieci mille infinite la coprono tutta per non farla vedere ma è lì in mezzo a loro , l'unico grande immenso successo documentabile in mezzo al loro mondo. Non riescono a farle neanche un graffio, alla realtà magnifica e di enorme successo che è stata non solo Scarpa Martina e neppure le americane riempitive ma bellissime, ma persino i brutti disegni di Lostaffa ..Adriana Cristina aha vendevano più di tutti i disegni chiaroscurati raffinatissimi al computer di oggi uh uh uh
                  Scusate mi rido tutta (Cit. )
                  Che cos' ha il vecchio papero ? Sembra moribondo ! - Chi lo sa ! Vediamo dov'è diretto insieme a Paperino.

                    Vabbe', che vi devo dire?

                    Io continuo a puntare il dito sulla soggettività e la diversità di idee, voi invece a cercare di imporre le vostre con una presunta oggettività basata su argomenti risibili come le vendite...

                    A questo punto, fate pure, io mi sono stancato.
                    Io son nomato Pippo e son poeta
                    Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                    Verso un'oscura e dolorosa meta

                    *

                    Volkabug
                    Diabolico Vendicatore
                       (1)

                    • ****
                    • Post: 1426
                    • affezionato lettore
                      • Offline
                      • Mostra profilo
                       (1)

                      Non mi pare di aver mai affermato che preferisco le storie più moderne tout court. Anzi, tante volte è più vero il contrario. ;D
                      Casomai farei un distinguo caso per caso, o al più per stile dei singoli autori o per stili influenzati dai periodi.


                      Perdonami, mi sono confuso tra i vari post ;D


                      Degli anni 60/70, in ogni albo che ho letto ho sempre fatto fatica a sopportare le brevi straniere, proprio perchè avevano uno stile, sia a livello di sceneggiatura, sia a livello di disegni, molto, troppo diverso da quello a cui ero abituata (quello dagli anni 90 l'ho vissuto in diretta), più curato graficamente e molto spesso con una profondità di trama che le storielle estere non raggiungevano, ma non perchè non lo volessero, ma semplicemente perchè il loro scopo dichiarato non era quello. Negli anni 90, invece, il libretto si popola di avventure tutte italiane, e anche le brevi sembravano avere un tono molto meno infantile di quelle straniere che tanto non riuscivo ad apprezzare.

                      In effetti devo ammettere che paradossalmente gli anni '90 sono quelli che conosco di meno: non li ho vissuti, e li ho sempre un po' accomunati ai 2000 per la "pulizia grafica" di cui parli; di fatto è il decennio di cui posseggo meno storie, proporzionalmente al numero di quelle prodotte. Il motivo è che reputandoli affini agli anni 2000 non mi sono mai scomodato molto ad acquistare i Classici Disney, anche se posseggo diversi numeri del settimanale, ma che dovrei rileggere; d'altronde è solo da un paio d'anni che mi sono reso conto delle audaci sperimentazioni che si sono fatte in quel periodo, come PKNA o MMMM, e che tuttavia ancora non ho letto. In ogni caso alla "profondità di trama" di cui tu parli non ho mai fatto caso, anche se probabilmente posseggo già storie che potrebbero rivelarla... ma proprio non riesco a ricordare esempi di riempitive degli anni '90 in questo momento, e mentalmente le associo alle riempitive dell'era Muci ???

                      Poi sono cambiati alcuni parametri di sensibilità generale, sono spuntati anche Moige e associazioni varie in difesa di questo e di quello, ed ecco che i paletti entro cui muoversi sono diventati sempre più stringenti, ma lo sono diventati per le storie di Topolino così come anche per gli altri mezzi di intrattenimento (non solo gli altri fumetti, ma anche il cinema, ben più popolare), ma non ritengo che in automatico questo abbia finito per peggiorare o migliorare la qualità delle storie.

                      Quella la fanno gli sceneggiatori, e paletti o non paletti, uno sceneggiatore bravo riesce a fare il suo lavoro in entrambe le circostanze senza farsene influenzare troppo. A mio parere ci riescono Casty e Artibani oggi, così come ci riuscivano trent'anni fa Sisti, Mezzavilla, Gentina, Enna, e sempre come ci riuscivano Scarpa, Cimino, Pezzin, Martina fino a un certo periodo, Barks, Gottfredson e tanti altri in passato. E ho citato giusto i primi nomi che mi sono venuti in mente, non pretendo certo di aver fatto in due minuti un elenco esaustivo di tutti coloro che hanno scritto per Topolino nell'arco di settant'anni.

                      E come in passato trovavo sul libretto autori il cui stile di scrittura non mi coinvolgeva, così ne trovo anche oggi. Indipendentemente dalla data di pubblicazione a cavallo degli anni 60, degli anni 90, o degli ultimi anni.

                      Credo che si possano apprezzare contemporaneamente diverse correnti anche cronologicamente distanti tra loro senza per questo doversi imporre di identificare un singolo periodo come "il migliore" a scatola chiusa.


                      Anch'io ho un periodo preferito, anzi due: gli anni a cavallo del 1960 e il medio periodo De Poli (e notate quanto sono rimasto sul vago!), ma non mi sogno neanche lontanamente di imporli a qualcun altro!

                      Del resto, anche i messaggi che ho letto in questi giorni e che difendevano più strenuamente l'esistenza di una presunta Età dell'Oro (ormai, possiamo chiamarla così!) erano in totale contraddizione fra di loro, nella perfetta dimostrazione che un'OGGETTIVA Età dell'Oro non esiste, e che quella di cui ognuno parla è solo la sua personale e SOGGETTIVA!

                      Anzi, a questo punto farei un gioco: da quello che ho letto finora, abbiamo già "coperto" una parte degli anni '50, praticamente tutti gli anni '60 e '70, gli anni '90 e una parte degli anni '10; se qualcun altro si esprime, forse riusciamo a riempire tutti i 70 anni di Topolino! ;D

                      Sono d'accordo con le considerazioni fatte da Paperinika, io per primo ho sempre pensato che i paletti che oggi gli autori hanno possono solo spronarli a spremere le meningi e non è detto che non si possano produrre capolavori anche in un periodo come il nostro. Dippy seguo il tuo discorso, ma devo dire che mi ha convinto anche quest'altro che ha fatto Doctor Einmug nel topic su Topolino 3361:

                      Sicuramente questa tendenza di cui parli è una dinamica realmente esistente, non ci piove.
                      Ma allo stesso tempo gli "anni belli" esistono, e ripeto, non è una questione di oggettività statistica, quanto di categoria storico-critica.

                      Che nella Letteratura Latina gli anni di fine Repubblica/età di Augusto siano un'età aurea rispetto ai secoli successivi è una realtà acclarato, ma di certo non esiste una formula matematica che lo stabilisce in maniera oggettiva. Altrettanto per quanto riguarda la Letteratura Italiana delle Tre Corone rispetto magari a quella del '500, e qui la cosa è ancora meno oggettiva, ma normalmente sui manuali trovi affermazioni di questo genere.

                      E' anche una questione di "comodità" per maneggiare meglio in sede storico-critica una mole di materiale vasta ed eterogenea. Perché rifiutare per il Fumetto Disney che (grazie a Dio) rientra nel suo piccolo, secondo me, nella tipologia di materiale di cui parlavo poc'anzi, una categoria che va bene per opere di ben altro spessore - come ho visto fare a molti anche con una certa veemenza pure in un altro topic?

                      Del resto rimangono questioni abbastanza fini a se stesse e un po' accademiche, così come quando uno studente deve studiare la letteratura e si approccia a essa attraverso un manuale critico piuttosto che attraverso la lettura diretta dei testi; quindi la mia opinione è che se da una parte è possibile individuare un'età migliore delle altre, d'altra parte non ha molto senso farlo se si vuole apprezzare appieno tutto il fumetto disney di ogni epoca, perché comunque una classifica delle epoche finirebbe per sminuirne alcune, per quanto venga operata con criterio e raziocinio, ma solo per il fatto di essere stata operata (tutti nella mente hanno uno schema secondo il quale la letteratura latina del I sec. a.C. è migliore di quella del II sec. d.C., e magari perdono l'occasione di conoscere i capolavori di quest'ultima).


                      Magnifico, tanto bello e semplice che non mi era neppure venuto in mente. Talmente sotto il naso da non vederlo.
                      La realtà del successo Mondadori in questo ramo da fine anni sessanta, la vedevamo la sentivamo sulla pelle nelle narici in edicola nel profumo della carta, non su una tastiera.
                      Una verità così chiara, limpida, lampante, evidente, non discutibile. Il successo editoriale di 'quel' Topolino unica certezza oggettiva di cui disponiamo, il resto sono le banalita' circostanziali del vecchio pazzo Paperparade , o l' opinione superpolliciata degli amministratori del forum virtuale , o quel che sia , ma tutto un oceano di soggettività  (quello che lui chiama tutti i se tutti i ma tutte le obiezioni) . Una certezza reale e tangibile che come una grossa e pesante pietra va a conficcarsi nel formicaio virtuale e le formichine impazziscono la circondano ci si mettono una dieci mille infinite la coprono tutta per non farla vedere ma è lì in mezzo a loro , l'unico grande immenso successo documentabile in mezzo al loro mondo. Non riescono a farle neanche un graffio, alla realtà magnifica e di enorme successo che è stata non solo Scarpa Martina e neppure le americane riempitive ma bellissime, ma persino i brutti disegni di Lostaffa ..Adriana Cristina aha vendevano più di tutti i disegni chiaroscurati raffinatissimi al computer di oggi uh uh uh
                      Scusate mi rido tutta (Cit. )

                      MA scusa a parte l'argomentazione un po' fragile, questi toni da romanzo d'appendice sono proprio necessari?
                      « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 12:34:48 da Volkabug »
                      Micropaperi! Dove siete?

                      *

                      Donald112
                      Papero del Mistero
                         (3)

                      • **
                      • Post: 253
                      • Esordiente
                        • Offline
                        • Mostra profilo
                         (3)
                        Una verità così chiara, limpida, lampante, evidente, non discutibile. Il successo editoriale di 'quel' Topolino unica certezza oggettiva di cui disponiamo, il resto sono le banalita' circostanziali del vecchio pazzo Paperparade , o l' opinione superpolliciata degli amministratori del forum virtuale , o quel che sia , ma tutto un oceano di soggettività  (quello che lui chiama tutti i se tutti i ma tutte le obiezioni) .
                        Io non sono un amministratore del forum o quel che sia  e non conosco neanche gli altri utenti del forum. Non faccio le veci di nessuno e quello che ho scritto l'ho fatto solo a titolo personale.

                        Ritornando al post che ho scritto ieri preciso che non voglio entrare neanche in merito alla questione delle migliori epoche topoliniane ma contestavo solo il criterio oggettivo della tiratura proporzionale alla qualità perché, almeno negli ultimi 20 anni, non è stato così ma anzi spesso si è sacrificata la qualità nel tentativo di vendere più copie (basti pensare alle storie VIP di pessimo gusto o ai Wizards of Mickey che citavo ieri). Sono sicuro che purtroppo oggigiorno venderebbe di più un Topolino con orride storie VIP su  calciatori o Me contro te (non so bene neanche chi siano ma spopolano tantissimo tra i giovani) piuttosto che un Topolino composto da storie di Casty e ristampe di Martina o Scarpa. E dico ciò con profondo dispiacere perché vorrei anche io che una maggiore qualità si accompagni ad una maggiore vendita.
                        Sotto la direzione Muci Topolino vendeva più copie rispetto al periodo De Poli: allora dovrei dedurre che le storie muciane siano qualitativamente maggiori rispetto a quelle del periodo De Poli? Ad opinione quasi unanime non è così.

                        E poi il calo di vendite non riguarda solo Topolino ma tutto il settore della carta stampata: dai fumetti ai quotidiani e in parte anche i libri. Anche le edicole stanno scomparendo. E' colpa della qualità dei prodotti editoriali odierni?

                        Infine un'ultima considerazione: visto che considerate oggettivo il criterio della tiratura dovrei allora dedurre che la supremazia qualitativa della testata si è raggiunta con questi numeri del 1993, che registrarono il record di tiratura?
                        https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1963
                        https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1964
                        https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1965
                        https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1966

                        « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 13:04:54 da Donald112 »

                        *

                        Luxor
                        Dittatore di Saturno
                           (2)

                        • *****
                        • Post: 3652
                        • Supremo Organizzatore, Folle Ideatore!
                          • Offline
                          • Mostra profilo
                           (2)
                          Parlare di oggettività e menzionare solo ciò che può portare acqua al proprio mulino però è troppo facile, dai!

                          A parte il fatto che la tiratura è un dato oggettivo che riguarda solo il numero di copie vendute e non la qualità stessa del prodotto, ma parlarne senza menzionare i contesti sociali, politici ed economici di ogni epoca è davvero riduttivo per non dire parziale.

                          Da anni ormai edicole e librerie chiudono sempre più spesso e il settore generale dell'editoria è in crisi da tempo, e voi pensate che il calo così rovinoso di numeri sia solo perchè la qualità è scemata? Il fatto che esistano innumeravoli servizi di intrattenimento, dai videogiochi allo streaming, che ci sia una concorrenza sempre più spietata tra comics e manga, che gli autori debbano dribblare paletti continuamente che manco il miglior Alberto Tomba, basti vedere l'ultima censura sulla parola WAR in PK, e che ormai bastano un computer o uno smartphone per avere tutto o quasi gratis, a seconda che si voglia reperire i prodotti legalmente o meno, non conta nell'equazione?

                          La discussione è stata interessante e spero si possano cogliere altri spunti utili, ma se manca il confronto e si preferisce solo argomentare ciò che più piace, allora seguo il consiglio del buon Dippy e me ne tiro fuori pure io!
                          The Rabbit Hunter! (Copyright by Gancio 08.II.16)


                          *

                          Paperinika
                          Imperatore della Calidornia
                          Moderatore
                             (3)

                          • ******
                          • Post: 10340
                            • Offline
                            • Mostra profilo
                             (3)
                            Una verità così chiara, limpida, lampante, evidente, non discutibile. Il successo editoriale di 'quel' Topolino unica certezza oggettiva di cui disponiamo, il resto sono le banalita' circostanziali del vecchio pazzo Paperparade , o l' opinione superpolliciata degli amministratori del forum virtuale , o quel che sia , ma tutto un oceano di soggettività  (quello che lui chiama tutti i se tutti i ma tutte le obiezioni) .
                            Io non sono un amministratore del forum o quel che sia  e non conosco neanche gli altri utenti del forum. Non faccio le veci di nessuno e quello che ho scritto l'ho fatto solo a titolo personale.

                            Ritornando al post che ho scritto ieri preciso che non voglio entrare neanche in merito alla questione delle migliori epoche topoliniane ma contestavo solo il criterio oggettivo della tiratura proporzionale alla qualità perché, almeno negli ultimi 20 anni, non è stato così ma anzi spesso si è sacrificata la qualità nel tentativo di vendere più copie (basti pensare alle storie VIP di pessimo gusto o ai Wizards of Mickey che citavo ieri). Sono sicuro che purtroppo oggigiorno venderebbe di più un Topolino con orride storie VIP su  calciatori o Me contro te (non so bene neanche chi siano ma spopolano tantissimo tra i giovani) piuttosto che un Topolino composto da storie di Casty e ristampe di Martina o Scarpa. E dico ciò con profondo dispiacere perché vorrei anche io che una maggiore qualità si accompagni ad una maggiore vendita.
                            Sotto la direzione Muci Topolino vendeva più copie rispetto al periodo De Poli: allora dovrei dedurre che le storie muciane siano qualitativamente maggiori rispetto a quelle del periodo De Poli? Ad opinione quasi unanime non è così.

                            E poi il calo di vendite non riguarda solo Topolino ma tutto il settore della carta stampata: dai fumetti ai quotidiani e in parte anche i libri. Anche le edicole stanno scomparendo. E' colpa della qualità dei prodotti editoriali odierni?

                            Infine un'ultima considerazione: visto che considerate oggettivo il criterio della tiratura dovrei allora dedurre che la supremazia qualitativa della testata si è raggiunta con questi numeri del 1993, che registrarono il record di tiratura?
                            https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1963
                            https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1964
                            https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1965
                            https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1966
                            E con questa ultima considerazione obiettiva sulla tiratura massima da cui secondo i ragionamenti oggettivi fin qui argomentati si dovrebbe dedurre che questi sono in assoluto i numeri con qualità più alta, saluto anch'io la discussione.

                            Tanto più che vedo di nuovo frecciate ad personam e non ho voglia di impelagarmi di nuovo in una discussione che poi sfocerebbe inevitabilmente in polemica con chi sembra non voler sentire.

                            Contenti voi, contenti tutti, vi lascio alle vostre certezze.
                            « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 14:59:22 da Paperinika »

                            *

                            piccolobush
                            Flagello dei mari
                            Moderatore
                               (6)

                            • *****
                            • Post: 4254
                              • Offline
                              • Mostra profilo
                               (6)
                              A me, tutto questo discorso sembra pura fuffa. Non è neanche interessante perché non è una discussione, è soltanto un cantare le lodi del bel tempo che fu di ognuno (bel tempo che fu che è il 1950, il 1960, il 2000, il 2019 a seconda di chi scrive), senza nessun parametro oggettivo.
                              Uno scontro tra fazioni dove nessuna è realmente interessata a ciò che dicono le altre, ma solo a rafforzare le proprie posizioni.
                              L'illogicità del tutto è poi aumentata dal discorso delle vendite (o delle tirature): "il mio topolino vendeva di più quindi era più bello", come se si stesse parlando di prodotti ed epoche affini e non di entità distanti decine di anni, che in termini di società e mercato equivalgono ad ere geologiche.
                              Trovo sia una discussione senza sbocchi ma continuate pure, basta non trascendere

                              *

                              doppio segreto
                              Gran Mogol
                                 (1)

                              • ***
                              • Post: 673
                              • Topolino primo amore che non si scorda mai
                                • Offline
                                • Mostra profilo
                                 (1)
                                Infine un'ultima considerazione: visto che considerate oggettivo il criterio della tiratura dovrei allora dedurre che la supremazia qualitativa della testata si è raggiunta con questi numeri del 1993, che registrarono il record di tiratura?
                                https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1963
                                https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1964
                                https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1965
                                https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL+1966
                                Avevo affermato che la discussione da me proposta era arrivata, per quel che mi riguardava, al capolinea ma, con sorpresa ho constatato di come essa si sia poi sviluppata e, ora che il tutto sembra arrivato veramente al traguardo, è piena di punti e opinioni contrastanti da cui devo prendere inevitabilmente le distanze, cercando e sperando di riuscire a fare un discorso oggettivo o comunque non troppo in inquinato dalla mia soggettività di cui non sapremmo, giustamente, che farne.
                                Cominciamo da quello che ha scritto Donald che è oggettivamente inoppugnabile: se il numero delle tirature - record massimo il n. 1965 con 1.100.285 copie - fosse direttamente proporzionale alla qualità intrinseca del settimanale, gli anni d'oro - ci tengo a precisare che la dicitura anni d'oro nei miei interventi non l'ho mai usata, preferendo di gran lunga: periodi migliori e periodi peggiori - sono quelli di inizio anni 90, un periodo per di più, che registrava, oltre all'arrivo già di alternative tecnologiche per bambini e adulti anche un altro fattore assolutamente non secondario per comprendere il fenomeno: gli italiani facevano già meno figli rispetto agli anni 60 e 70.


                                Agli inizi degli anni 90 - e fino al 1994 - è direttore di Topolino Gaudenzio Capelli che ha sostituito il direttore storico per antonomasia, Mario Gentilini, nel 1980. La successione è dovuta al fatto che il settimanale si attesta sul finire degli anni 70 sulle 500.000 copie. Se questa cifra ci fosse oggi sarebbe da urlo di gioia, un vero miracolo; in quegli anni invece, in quel contesto storico sociale, un settimanale che solitamente viaggiava fra le 700.000 e 800.000 copie e che scendeva a 500.000 era considerato in grave crisi.
                                La direzione Capelli è considerata dai più - o da molti comunque - una delle migliori o forse la migliore, cosa che, dal mio punto di vista - e in questo sta la differenza fra oggettività e soggettività - è quanto meno discutibile.


                                Scusate ma permettetemi ora velocemente alcune informazioni di carattere personale che penso però, possano servire, a chiarire meglio il mio rapporto col fumetto Topolino.


                                A metà circa del 1974 - avevo 16 anni - decisi di interrompere la mia consueta abitudine settimanale di recarmi all'edicola per comprarlo. Certamente su questa decisione pesava la mia situazione di adolescente illuso di essere diventato "già grande", e il fatto che rispetto agli anni precedenti, dal mio punto di vista, le storie stavano diventando sempre più scadenti.
                                Questa mia sensazione è stata poi confermata in quello che ormai, è definito il periodo del decadimento gentiliniano, dovuto a rapporti sempre più brutti con autori e disegnatori e con il conseguente allontanamento di molti di essi.
                                Negli anni che seguirono, compravo molto saltuariamente Topolino e, la sensazione che avevo ogni volta era quella di trovarmi davanti ad un prodotto di gran lunga sempre più scadente. Attribuivo questo mio giudizio al fatto che, a quel punto ero diventato - chissà poi se è vero? - veramente adulto e dunque non diedi molto peso a tutto ciò.
                                Nel 1990 il TG1, complice un ancor giovane Antonio Mollica, mi annuncia che Topolino ha tradito Minnie. E' una notizia veramente stravolgente che mi colpisce in maniera traumatica direi: l'asessuato Topolino, facente parte di un mondo di asessuati, tradisce la sua Minnie. Vuoi vedere che finalmente il mondo Disney si è reso conto che forse nel mondo qualcosa è cambiato in fatto di libertà sessuale?
                                Come sono andate veramente le cose l'ho scoperto poi molto tempo dopo e soprattutto che fine ha fatto poi quella storia, quando ho ripreso a mano Topolino e ho deciso di capire cosa era avvenuto realmente fra il 1974 e il primo decennio degli anni 2000 e, oltre a comprarlo di nuovo tutte le settimane, ho riempito scaffali di libreria con il Topolino dal 1949 ad oggi. Questo mio sforzo non è ancora terminato e non so se riuscirò mai a terminarlo ma, sicuramente, oggi, posso dire che mi appare in tutta la sua chiarezza cosa è accaduto. Questo perché mi sono preso il tempo per rileggere le vecchie storie che già conoscevo, altre pure vecchie che mai avevo letto, le storie via via, più vicine e quelle attuali e, non ultimo, ma probabilmente ancora più importante, mi sono fatto accompagnare in questa lettura da testi che parlano dell'evoluzione e involuzione del fumetto Disney.


                                Ho detto che cercherò per quello che posso, di essere oggettivo e, dunque, non dirò nulla su quelli che sono stati, dal mio punto di vista, i tempi migliori e quelli peggiori; posso dire solamente che sia la rilettura sia quei libri, hanno, non certamente in tutto, confermato buona parte delle miei opinioni e, d'altra parte, sul forum chi mi ha letto in altri topic, ben sa come la penso in materia di qualità di storie e sui vari periodi; sui disegni, ripeto, non do grande importanza.

                                Quello che a me sembra molto chiaro è che il fumetto Disney che ancora a tutt'oggi, si appoggia in principal modo sulle spalle di 3 soli personaggi: Topolino, Paperino e Paperone - 92 anni il primo, 86 il secondo, 73 il terzo - sconta in gran parte la sua ripetitività nei cliché delle storie e il non essere stato capace - e questo in particolar modo, dopo la gestione Capelli fino alla gestione Muci e, di nuovo, dalla seconda parte della gestione De Poli, di percepire i tempi moderni e di che cosa hanno veramente bisogno oggi i bambini ed i ragazzi  del nuovo millennio per appassionarsi ad un fumetto.

                                E' inutile dirlo: in questa mancanza quello che di gran lunga ne ha fatto più le spese è proprio il personaggio di Topolino e, non perché è il più vecchio - e molti, lo so, aggiungerebbero più antipatico per non dire odioso - ma perché a parte Castellan e poco altro, è stato completamente svuotato della sua personalità, spesso ridicolizzato in maniera quasi sadica da molti autori, una fra le quali è fra le più affermate tutt'oggi e perché, il cosiddetto  politically correct, lo ha colpito in una maniera particolare: un personaggio che è votato a combattere il crimine, il male, cosa avrà mai da fare in un mondo assolutamente edulcorato, dove non si possono usare pistole - già la famosa pistola: bang bang - dove non si possono criticare i politici, le persone che hanno le mani in pasta, i corrotti perché tutto questo nel mondo Disney non esiste, non deve e può esserci?

                                E' paradossale questo mondo Disney: da un lato ha giustamente eliminato tutto quello che in un tempo che fu, era concesso perché percepito come normalità anche se assolutamente sbagliata e, diciamolo pure, dal sapore spesso reazionario ma, però come contraltare, non ha voluto introdurre quello che il mondo di questi quasi ormai 50 anni, ha cambiato meritoriamente e notevolmente: l'emancipazione femminile, il riconoscimento delle coppie di fatto e soprattutto, la libertà e la consapevolezza sessuale.

                                So già le contestazioni che mi possono essere mosse, le sento, le leggo già: caspita! vorresti fare della rivista Topolino una rivista porno?

                                Assolutamente no ovviamente!

                                Ma per favore, una rivista così tanto interessata all'Amore, tanto concentrata a festeggiare ogni anno San Valentino, potrebbe finalmente sdoganare quello che è la quintessenza dell'Amore vero: Topolino può giustamente dormire con la sua Minnie e non continuare a dormire con Pippo o Orazio, a seconda dei casi. Dopo una bellissima serata a lume di candela, la visione di un ottimo film che c'è di più ovvio, normale, auspicabile, bello, in una coppia d'innamorati del desiderare di accucciarsi nello stesso letto?


                                Io sono stato qui bollato per un passatista con annessi applausi.

                                Se così vi par così sarà certamente, ma "a muso duro e con un piede nel passato e lo sguardo dritto sul futuro" io penso che i bambini di oggi e i ragazzini meritino molto di più di quello che Topolino gli offre: hanno bisogno, come tutti i giovani del passato, innanzi tutto di forti emozioni in tema di avventure e di non essere trattati come se nulla sapessero di cosa accade veramente fra uomini e donne, uomini e uomini, donne e donne che si Amano.

                                Il fumetto Disney deve tornare quello che Walt indicò all'inizio: "Non un fumetto per bambini ma per ogni bambino che è in noi e che piaccia tanto contemporaneamente anche ai bambini". SmMickey SmMinnie
                                « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 22:52:55 da doppio segreto »
                                Sei una brava persona Topolino. E' questo il tuo guaio (Vera Ackerman)

                                 

                                Dati personali, cookies e GDPR

                                Questo sito, per garantirti la migliore user experience possibile, utilizza dati classificati come "personali", cookie tecnici e non. In particolare per quanto riguarda i "dati personali", memorizziamo il tuo indirizzo IP per la gestione tecnica della navigazione sul forum, e - se sei iscritto al forum - il tuo indirizzo email per motivi di sicurezza oltre che tecnici, inoltre se vuoi puoi inserire la tua data di nascita allo scopo di apparire nella lista dei compleanni. Il dettaglio sul trattamento dei dati personali è descritto nella nostra pagina delle politiche sulla privacy, dove potrai gestire il consenso (o il dissenso) al loro utilizzo.

                                Puoi accettare quanto sopra descritto - e continuare con la navigazione sul sito - cliccando qui.

                                Se poi vuoi approfondire la questione c'è il sito del Garante della privacy.