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Topolino Fuoriserie 3 - PK: Danger Dome - Recensione di Manuel Crispo

Gilda Policastro una volta ha scritto: «La critica mostra ma non dimostra». E così, in un’epoca in cui ogni opera dell’ingegno umano sembra essere destinata ineluttabilmente a qualche forma di processo pubblico più o meno ragionato, non è inutile considerare come non esista formula chimica o procedimento alchemico in grado di dimostrare che i difetti percepiti in una determinata storia siano realmente tali. Il giudizio critico si basa su una serie di convenzioni estetiche storicamente determinate. Un incompreso Marcel Proust, snobbato dagli intellettuali del tempo, si abbassò a pubblicare la Recherche a proprie spese. Se Roberto Gagnor, sceneggiatore torinese classe 1977, sia un novello Proust, solo il tempo saprà dircelo. Famoso per aver dotato Brigitta di un alter-ego supereroistico e per parodie come Quacklight e Topolino e il ritorno alla Dolce Vita, complici anche gli studi effettuati in campo cinematografico, lo stile di Gagnor si è sempre distinto per un umorismo “televisivo”, eroicomico e carnevalesco, ricco di citazioni, antifrasi e modi di dire mutuati da certa serialità teen alla CW: a prima vista non proprio l’ideale per l’ennesimo re-start di PK, personaggio che negli anni Novanta fu al centro di una piccola rivoluzione in termini di linguaggio fumettistico in casa Disney Italia. In questi mesi di polemiche furibonde, innescatesi in seguito alla pubblicazione del primo episodio di questo nuovo rilancio pikappico, Un nuovo eroe, si sono spesi fiumi di parole nel tentativo di definire una formula, un ingrediente magico che circoscriva l’essenza di PK. C’è stato chi ha parlato di serietà e di grandi temi; chi di comprimari dalla grande profondità psicologica; chi di rottura della gabbia disneyana, con vignette allungate moderne e inquietanti; chi ha giustamente puntato i riflettori sul maestoso worldbuilding, sulla pianificazione certosina, sulla sapiente integrazione delle citazioni (un esempio per tutti, il lungo rifacimento presente in Terremoto di Francesco Artibani della famosa tavola di Steve Canyon analizzata da Umberto Eco nel suo saggio Apocalittici e integrati) all’interno del narrato. Hanno tutti ragione. Ineluttabilmente, non esiste distillatore in grado di separare l’essenziale dall’accessorio nella complessa formula estetico-narrativa del vecchio PK. Certo molti lettori, nel corso della miniserie PKNE pubblicata sulle pagine di Topolino fra il 2014 e il 2018, hanno lamentato la mancanza di un certo “qualcosa”. Tanti, me compreso, hanno invocato maggiore indipendenza editoriale rispetto al settimanale, e questa indipendenza è arrivata nel 2019 con Un nuovo eroe, primo di una serie di cartonati alla francese da una cinquantina di pagine l’uno. Di PK, evroniani e larvali comprimari Un nuovo eroe non ha avuto l’accoglienza critica che forse i suoi autori si attendevano. A farne le spese è stato soprattutto Alberto Lavoradori, già colonna portante del vecchio PKNA, i cui disegni insolitamente poco curati hanno attirato critiche feroci – a tratti davvero eccessive. Molti lettori delusi, stuzzicati anche dal cambio di disegnatore in corsa, attendevano il seguito della vicenda per poter fare un primo (ineluttabile) bilancio sulla nuova miniserie pikappica. Il seguito si intitola Danger Dome ed è stato pubblicato nel maggio di quest’anno avaro di fiere, in una specie di ovattato silenzio mediatico. Come già il suo predecessore, questo nuovo volume vanta una copertina realizzata da Andrea Freccero e Max Monteduro, interessante nel tratto e nel colore ma sempre stranamente fuori posto, statica, nella quale la tempoliziotta Lyla Lay occupa incomprensibilmente uno spazio di rilievo. Ai disegni della storia la new entry Roberto Vian, artista mestrino classe 1965 che ha raccolto il testimone del veterano Lavoradori mostrando un tratto e una sensibilità compositiva che non avrebbero sfigurato sulle pagine del vecchio PKNA. La vicenda, ancora una volta suddivisa in due tempi, riparte da PK e l’alieno insettoide Derrick in fuga dalla macchina qui rinominata Danger Dome, veicolo cingolato debitore del celebre Tarkus che dal 1971 campeggia sulla copertina dell’omonimo disco degli Emerson, Lake & Palmer. Non ci è dato sapere quando il malvagio evroniano rinnegato Tuiroon si sia intrufolato nel Danger Dome dato che sul finale di Un nuovo eroe si trovava a bordo di una astronave dal riconoscibile design evroniano. Veniamo informati che il Danger Dome è di fatto un veicolo privato appartenente allo stesso Tuiroon, il che collima poco (per ciò che sappiamo del popolo evroniano) con il suo aspetto da “armadillo corazzato”. Perdersi PK e Derrick vengono catturati dai Decimator, fuggono, si avvicinano emotivamente, mentre Lyla, un insolito Uno in versione “crapa fluttuante” e i membri dei cosiddetti PKorps si lanciano nei deserti del pianeta Shikaar per salvare l’eroe dalla furia di Tuiroon. Fra una scazzottata e una corsa su zoomorfiche motociclette corazzate, Gagnor e Vian ci trasportano in un’avventura frenetica che presenta due degli errori di scrittura tipici degli sceneggiatori alle prime armi: un profluvio di situazioni e personaggi poco approfonditi compressi in uno spazio esiguo (il che rende indecifrabili molti passaggi della vicenda, complici anche le numerose incongruenze fra questo episodio e il precedente) e allo stesso tempo una macro-trama semplicistica e banale, che nella sua essenza ricorda in più punti cose già viste e sperimentate. Il cliffhanger con cui si conclude questo quarto tempo della saga di Gagnor è sufficiente a far tremare i polsi di ogni Pker che nutra ancora un briciolo di amore per questo bistrattato universo narrativo. Tante le domande che questo volume lascia senza risposta. Perché Tuiroon viaggia su una base mobile a forma di roditore terrestre? Che fine fanno i vestiti di Derrick quando si trasforma in larva, e a che serviva regredire per colpire il Decimator? Perché mai, su una base evroniana, dovrebbe esserci una sala chiamata Makgupheen? Quando mai i veicoli evroniani hanno avuto le ruote? Da quando Uno è in grado di trasportarsi fisicamente ovunque voglia? Che cosa accade esattamente nella cella anti-evasione? Cosa esattamente fa esplodere PK alla fine dello scontro con Tuiroon? Quand’è che Lyla ha cominciato a parlare come una galeotta appena uscita da un regime di carcere duro? Interrogato in merito alle evidenti dissonanze stilistiche fra il suo PK e quello che tutti i Pkers hanno imparato a conoscere nell’arco di più di vent’anni, Roberto Gagnor ha fornito un blocco di motivazioni oscillanti fra la legittima ricerca di una propria voce autoriale e un malcelato disinteresse per il worldbuilding pikappico. Danger Dome appare costruita su un misto di automatismi di scrittura, comprimari dalla profondità del cartone e battute “alla Marvel” che sovente finiscono col cedere all’assertività per colmare buchi narrativi generati dallo scarso spazio e da una cattiva gestione vettoriale della pagina. Le pur belle tavole di Vian si trovano spesso a soffocare, compresse fra i mille avvenimenti che lo sceneggiatore torinese si è imposto di infilare a forza in una avventura che ineluttabilmente finisce col collassare sotto il peso di un’architettura insicura. Fra una vignetta e l’altra si aprono vasti crateri di senso. Il frenetico storytelling gagnoriano si ribella a tal punto al concetto di sequenzialità dell’azione che in più momenti sembra di trovarsi di fronte una sorta di proto-fumetto, un fortunato superstite dell’epoca di Will Eisner. Gagnor ha affermato di essersi ispirato, per la sua storia di fughe e inseguimenti, ai film americani “alla Mad Max”, dimenticando forse che quei film problematizzavano la violenza e l’istinto di sopravvivenza dell’uomo. A me appare evidente come Danger Dome non problematizzi alcunché, e non esponga nulla se non il proprio carnascialesco vuoto di idee e di cuore. Ma non posso dimostrarvelo.

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Topolino Fuoriserie 2 - PK Danger Dome di Roberto Gagnor e Roberto Vian

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    Grazie ai moderatori, a Max e ai Paperseri! Le opinioni ci stanno, tutte: le illazioni sull'etica professionale no.
    Io e tutto il team con cui lavoro su PK ce la mettiamo tutta: io lo so, e voi lo sapete.

    Amiamo tutti PK: forse il mio modo è diverso da quello dei Pkers più accesi, e ci sta.
    Ho sempre detto che il tono di queste storie, per me, è meno Ridley Scott e più James Cameron.
    Senza nulla togliere ai capolavori di chi è venuto prima di me, ma facendo la mia strada.
    Scimmiottare pedestremente le idee altrui non avrebbe senso e non sarebbe onesto da parte mia.

    I tempi cambiano, gli autori cambiano, l'editoria cambia: e l'idea è di fare queste nuove strade, noi e voi, insieme.

    Se poi una storia non piace, naturalmente, accetto le critiche.
    Ma grazie per aver riportato il dibattito a un discorso ragionevole e interessante. :-)

    *

    MiTo
    Diabolico Vendicatore
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      Ho appena letto Danger Dome, quindi vi scrivo un paio di considerazioni.

      Non avendo (ancora) letto Un nuovo eroe sono partito solo con le dida di riassunto. Alla fine non è stato un grosso problema, anzi mi sono goduto un inizio in media res coi fiocchi.
      Devo dire che, leggendo alcuni commenti, temevo che la storia potesse essere ben peggiore di quanto in realtà non sia. Ok, non è il vecchio PKNA, ma alla fine non ha nemmeno senso fare operazioni nostalgia. La storia scorre, ci sono copi di scena e i disegni di Vian sono qualcosa di spettacolare, almeno dal mio punto di vista.

      Questo significa che si tratta di una storia perfetta? No, assolutamente. Come avevate detto già voi in alcuni commenti, ci sono dei passaggi un po' troppo veloci e non adeguatamente raccordati. E un po' di soluzioni "topolinesche" di troppo. Trovate che possono funzionare su una storia tradizionale, ma che fanno storcere il naso in serie che, come PK e MMMM, avevano fatto della loro forza lo staccarsi da quelle soluzioni. Quanto alle citazioni, alcune ne ho colte, altre (non sono un esperto di film Marvel) no, ma in ogni caso si tratta sempre di armi a doppio taglio, nel senso che è labile il confine tra l'uso e l'abuso di esse.

      In assoluto, quindi, non si tratta di una cattiva storia. Il vero problema secondo me è editoriale (e non lo dico per fare l'esperto di editoria, ma semplicemente da appassionato che bene o male naviga da anni in questo mondo da spettatore). Proporre una storia così beve con un cartonato a un prezzo piuttosto elevato (sempre in rapporto al numero di tavole) temo che frenerà molti lettori, e anche qualche contenuto in più oltre alla storia non avrebbe stonato. Anche il fatto di dover aspettare 6 mesi per un nuovo episodio relativamente breve di una saga in stretta continuity può scoraggiare parecchi lettori. Tra l'altro anche correggere continuamente il tiro (prima le mini-saghe su Topolino, ora Topolino Fuoriserie) potrebbe creare quantomeno confuzione.

      Infine, una critica severa: né sulla pagine Facebook di Topolino Magazine né su quella di Pikappa Official ci sono post che annuncino l'uscita di Danger Dome, né un jpg della cover. Addirittura la pagina Pikappa Official è abbandonata da metà febbraio, quando vennero pubblicate alcune matite di questa storia senza date precise per l'uscita. Questo è un atteggiamento che francamente trovo immotivato. Sia perché tanti lettori hanno il follow a queste pagine ufficiali ma magari non leggono forum e fanpage, quindi nemmeno sapranno dell'uscita del volume. E poi i social hanno il pregio di essere gratuiti, Topolino Magazine ha quasi 400.000 like, Pk Official poco meno di 16.000, che senso ha non fare perlomeno un paio di post per promuovere il nuovo volume? Senza contare che nemmeno su Topolino mi sembra siano stati pubblicati servizi o pubblicità relativi al nuovo PK.

      EDIT Mentre scrivevo questo post ha postato il suo commento anche lo stesso Gagnor. Ne approfitto per specificare che a me non passa nemmeno per l'anticamera del cervello che possa essere stato incaricato di "rovinare" PK. Penso piuttosto che PK sia un personaggio tra i più difficili da trattare, e che farlo sia una grossa responsabilità. Gagnor del resto è stato il primo nuovo autore a occuparsene da vent'anni a questa parte, visto che per le mini-saghe di PKNE la redazione aveva fatto ricorso ai veterani Sisti e Artibani. Gagnor suppongo debba "prendere la mano" con un personaggio e una saga così particolare per potere, nelle prossime storie, fare ancora meglio e non commettere gli stessi errori. Anche perché, leggendo i suoi commenti, mi sembra uno che ascolta le critiche (quelle costruttive, ovvio) e le opinioni dei lettori per migliorare.
      « Ultima modifica: Sabato 9 Mag 2020, 16:48:28 da MiTo »

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      piccolobush
      Flagello dei mari
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        Ok, mi terrò il dubbio.
        Ma dormirò ugualmente sereno.  ;)
        Guarda Massimiliano, il dubbio te lo tolgo volentieri anche se, purtroppo, non abbiamo salvato uno screenshot.
        Partiva dal tuo messaggio in cui facevi l'elenco delle persone pagate per produrre una storia, aggiungeva "paga anche 11 giocatori, un allenatore, un massaggiatore,..." per prendere in giro e concludeva in maniera insensata (anche grammaticalmente).
        Dato che si è iscritto ieri, a quanto pare appositamente per far casino in questo thread, lo salutiamo senza rimpianti

        *

        Vincenzo
        Cugino di Alf
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          Amiamo tutti PK: forse il mio modo è diverso da quello dei Pkers più accesi, e ci sta.
          Ho sempre detto che il tono di queste storie, per me, è meno Ridley Scott e più James Cameron.


          E meno male, aggiungo io: a parte Alien e Blade Runner, Ridley Scott mi è sempre sembrato un regista molto sopravvalutato.
          Molto meglio il fratello Tony.
          Scusate per l'offtopic ;)
          If you can dream it, you can do it.

          *

          el_pikappa
          Diabolico Vendicatore
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          • Occhio al papero mascherato!!!
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            Tenendo al momento tutte le considerazioni su quest'albo per me, perché vorrei avere anche un quadro generale di tutto quello che avverrà, se Gagnor mi sta leggendo, potrebbe dirci per favore quando se ne parlerebbe l'uscita del terzo volume? Non chiedo di quanti atti si compone tutta la storia in sè, ma almeno spero di non dover attendere fine anno...

              Io l'ho già scritto! :-) Ma onestamente non so dirti nulla sui tempi di pubblicazione: dipende dalle scelte editoriali della redazione, ma anche dal momento, causa virus etc. Stay tuned! :-)

                Amiamo tutti PK: forse il mio modo è diverso da quello dei Pkers più accesi, e ci sta.
                Ho sempre detto che il tono di queste storie, per me, è meno Ridley Scott e più James Cameron.
                E meno male, aggiungo io: a parte Alien e Blade Runner, Ridley Scott mi è sempre sembrato un regista molto sopravvalutato.

                ah beh, anche James Cameron, a parte Terminator, Titanic e Avatar, non è che abbia fatto poi molto...
                "Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira."

                  The Abyss. Sottovalutato come pochi ma a mio avviso eccellente
                  Perchè di questo mondo siamo solo ospiti, fra i tanti. E non i padroni. Insieme abbiamo dimostrato tante cose, ma la più importante è che non esiste l'impossibile

                    ah beh, anche James Cameron, a parte Terminator, Titanic e Avatar, non è che abbia fatto poi molto...

                    Riconosco il tono sarcastico e chiedo scusa per il tremendo OT, ma anche "The abyss" e "True lies" sono, nel peggiore dei casi, godibilissimi.

                    Ritornando IT: appena sarà più sicuro uscire, andrò in fumetteria ed acquisterò il volume. I disegni di Vian in questo formato non li ho mai visti e non voglio perdermi l'occasione.

                    *

                    Vito65
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                      Ringrazio Gagnor per il suo penultimo post, e per la sincerità con cui ha condiviso con noi il suo interesse per Pk. Credo che l'Autore meriti la stessa chiara sincerità da noi lettori: un atteggiamento di lealtà e chiarezza è sempre un buon presupposto per un costruttivo scambio di idee.
                      Io sono un lettore di Pk della prima ora. E' vero quello che dice Gagnor: il rapporto con i pikers più accesi non è facilissimo. Questo perchè i "fedelissimi" di Pk sono in genere lettori attenti ed esigenti, molto più della media normale; questa attenzione, però, a ben vedere discende direttamente da quello a cui che il nostro supereroe preferito ci ha abituato, anzi direi meglio: dipende da quello che voi autori ci avete portato ad amare ed a gustare. In Pk noi lettori fedelissimi abbiamo sempre trovato un fumetto che vola alto, ricco di spessore e di profondità su vari piani: con Pk ci sono stati offerti avventura, azione, lirismo, riflessioni sul rapporto bene/male, sullo spirito di sacrificio, sull'amicizia, sull'amore, sui rapporti padri/figli, e tanto altro, il tutto declinato in una maniera leggera ma al tempo stesso seria.
                      E' inevitabile dunque che il lettore di Pk si accosti alla lettura di una nuova storia con aspettative elevate, che sono peraltro un sintomo della fiducia del lettore nella capacità degli autori di osare e di continuare ad intrattenerci in modo divertente ed intelligente al tempo stesso.
                      Ogni ammiratore di Pk  desidera che gli autori continuino a percorrere strade originali, per cui tutti apprezziamo quel che qui ha detto Gagnor sul suo desiderio di percorrere vie nuove. Ma desideriamo anche, in egual misura, continuare a trovare, pur nella ricerca del nuovo, quella che è la cifra caratteristica, il marchio che contraddistingue Pk, quella sua capacità di volare alto, di superare, se mi si consente l'espressione, il livello del Topolino libretto.
                      Riguardo la sottolineatura del post di Gagnor, che giustamente dice di non voler scimmiottare gli autori che lo hanno preceduto, io vorrei proporgli, se mi permette, una riflessione: secondo me, la sua giusta, legittima aspirazione di percorrere una strada nuova non implica alcuna scimmiottatura o contrapposizione con le storie del passato. Qui entra un po' in gioco il concetto di continuity; anche questo aspetto, se vogliamo, è un elemento del successo di Pk, a cui proprio voi autori ci avete abituato: il rappresentare, cioè, la storia di Pk come una lunga avventura, dove tutto si tiene e tutto è concatenato, un po' come avviene nella vita reale: tanto è vero che nelle storie di Pk, diversamente da quanto generalmente avviene nel resto dell'universo disneyano, il tempo scorre, ed ogni storia segue logicamente e cronologicamente alle precedenti.
                      Una maggiore attenzione al patrimonio ormai consolidato della storia e delle opere di Pk, a mio parere, non è un limite, ma una opportunità propria del "corpus" pikappico.
                      Per spiegarmi meglio, vorrei chiedere a Gagnor, nella speranza che mi legga, come si sentirebbe se, una volta iniziata la lettura di un romanzo, non trovasse, in fondo al libro, la fine della storia. Ci resterebbe male, no? Gagnor, si metta nei miei panni: io ho potuto leggere la (parziale) conclusione delle trame legate ad Everett e al ciclo di Corona dopo vent'anni dalla loro interruzione! Adesso rimangono in sospeso diverse trame aperte dal suo collega Sisti: ne leggerò l'esito quando sarò prossimo all' ultima dimora? Non sarebbe un segno di attenzione a quei lettori, a cui rivolgete i vostri sforzi e il vostro lavoro, portare avanti, insieme e contemporaneamente al nuovo, quello che è già iniziato? Constatare che gli aspetti di coerenza narrativa legati alla continuity non sono adesso il prioritario interesse degli autori, (o forse della redazione?),  mentre prima lo sono stati, trasmette in noi fedeli lettori il messaggio che, in fondo, le nostre attese non sono importanti, e che l' autore non scrive più per noi. La libertà creativa dell'autore è sacra, ma è fisiologico che questa libertà creativa sia rivolta al pubblico dei potenziali lettori, ed io, che pure faccio parte di questo pubblico, mi sento un po' trascurato quando credo di percepire che la mia presenza di lettore non  interessi più di tanto all'autore.
                      Grazie anticipate per l'attenzione di chi mi leggerà e, in particolare, di Gagnor, se vorrà arrivare fino in fondo a questo lungo post.
                      « Ultima modifica: Domenica 10 Mag 2020, 16:42:13 da Vito65 »

                        Vero, la continuity. O anche, come sempre, nella cultura di massa, il bisogno - del pubblico e anche degli autori - di qualcosa di "moderatamente nuovo": se è troppo vecchio ci si annoia, se è troppo nuovo non lo si riconosce.

                        Vito, tu fai l'esempio del romanzo cui manca il finale: naturalmente ci resterei male. Però il tuo esempio sottintende che, appunto, PK debba "finire". Ma come dici giustamente tu stesso, PK è una "lunga storia" che continua. Appunto: continua. La mia idea non è mai stata di "chiudere" ogni trama. E nemmeno, confesso, di affrontare quelle stesse trame. Un po' per il rispetto enorme che ho per Sisti (e Artibani), che sono due grandissimi autori e, anche, miei maestri (Sisti lo è stato letteralmente, all'Accademia Disney). Un po' perché mi sarei sentito inadatto a farlo, dando a quelle stesse trame finali che magari non meritano.
                        Un po' perché sarei felicissimo che qualcun altro o altra lo facesse. Un po' perché anch'io, quando finirà la mia run su PK, lascerò magari qualcosa di aperto e sarò felicissimo che un nuovo autore la continui. Perché conta PK. Conta la "lunga storia".

                        Il punto è che, per forza di cose, qualcuno che scriverà PK ci sarà anche dopo di me, spero. Come in ogni serie. E magari sarà lui o lei a portare avanti quelle trame. Come nella migliore tradizione del fumetto supereroistico. Da grande lettore degli X-Men, anni fa Lobdell accennò a un "terzo fratello" di Ciclope e Havok. E io, come te, a struggermi per anni per capire chi fosse. Poi arriva Brubaker, ANNI DOPO, e crea Vulcan, il famoso terzo fratello.

                        Le vostre attese sono importanti, naturalmente.
                        E io scrivo per divertire, appassionare, acchiappare il mio pubblico: un interesse condiviso da tutti quelli che fanno PK con me.
                        Ma al momento voglio aprire questo mondo. Metterci cose. Creare mondi, appigli, personaggi, situazioni per continuare la "lunga storia" (mi piace molto, come definizione, sappilo!). Se poi andassi avanti per anni, naturalmente, ci penserei eccome, a chiudere le trame di Sisti.

                        La mia famosa dichiarazione "voglio fare a modo mio" forse ha creato un equivoco. Non è che io "me ne freghi" dei lettori: anzi!
                        Se fai questo lavoro, è sottinteso che VUOI scrivere PER UN PUBBLICO.
                        Ma per esperienza personale ho anche scoperto che se pensi "solo" al pubblico, hai la sicurezza di scrivere male tu, e di deludere quello stesso pubblico.
                        Quando dico che scrivo "per me stesso", intendo che scrivo cose che debbano soddisfare me per primo, perché - di nuovo, per esperienza personale - ho visto che le cose che soddisfano di più me soddisfano di più, di solito, anche il pubblico. Che poi, naturalmente, ascolto.

                        Ma il punto è: scrivo "per me" per scrivere meglio, davvero, per voi.


                         

                          Buongiorno,

                          Ho letto ieri sera il nuovo episodio di Pk.
                          Da ignorante in materia di fumetto, ma lettore assiduo (e di Pk dai tempi di Pkna), qualche considerazione dopo averci dormito su.

                          Trovo innanzitutto un problema editoriale e di comunicazione. La mancanza totale di comunicazione, in merito alla nuova storia, sulle pagine social porta una idea di trascuratezza e poco interesse da parte della Panini-Disney stessa a vendere le proprie storie. È spesso più facile sapere novità su Pk tramite gruppi di fan su fb o telegram che dalle fonti ufficiali, anche Anteprima.

                          Dopo 2 storie, sono giunto a una prima idea: oltre ai redazionali, il nuovo formato manca di spazio. Troppe poche tavole per sviluppare una storia "ai livelli delle precedenti incarnazioni di Pk".
                          Non lo dico con cattiveria. Al netto del piacermi o meno questo nuovo filone (per ora è no, ma era no anche per le trame PBI di pkna, questi sono gusti), temo che l'autore finisca per avere poco spazio per sviluppare con tempi giusti idee che potrebbero mostrarsi realmente interessanti. Aggiungere poi troppe citazioni finisce per ammazzare ulteriormente lo spazio.

                          L'unica "critica" che mi sento di fare è nella caratterizzazione dei personaggi storici, come Lyla. Ho la sensazione che in questa ultima storia non si comporti minimamente da Lyla e questo fa storcere il naso parecchio, allontanando dalla voglia di proseguire la lettura.

                          Infine, i disegni: in questo secondo volume sono decisamente più chiari che nel primo, anche se alcune scene sono troppo veloci e quindi probabilmente difficili da disegnare chiaramente. Ma qui registro un "miglioramento".

                          Pk è sempre stato caratterizzato dall'essere ben poco Topolinesco, anche nei cambi sostanziali come il passaggio a Pk2 o nella versione alternativa di Pikappa.
                          Per ora quello che ho letto mi ricorda più Universo Pk, il what-if di Paperinik contro gli Evroniani. Se questa sarà la direzione voluta, probabilmente smetterò di seguire il fumetto che mi ha accompagnato dalle elementari all'università nelle sue varie incarnazioni. Dispiace.

                            Ci tengo davvero tanto tanto a fare i miei complimenti (per quel poco che potranno valere...) a @Vito65 e a @Gagnor per la bellissima pagina che ci hanno regalato.
                            Due post profondi, critici nel modo giusto, argomentati nei temi trattati. Ma, soprattutto, privi di isterie (figlie dei nostri tempi e del cattivo uso dei Social) e dello squallido e macabro giochetto del "buttarsi fango addosso a vicenda".
                            Più che post pubblicati su un forum mi sono sembrati un rapporto epistolare quasi intimo nel quale ognuno ha fatto la propria parte nel massimo della sincerità.
                            Complimenti ad entrambi !
                            Io sono un cattivo... e questo è bello! Io non sarò mai un buono e questo non è brutto! Io non vorrei essere nessun altro... a parte me.

                              Trovo innanzitutto un problema editoriale e di comunicazione. La mancanza totale di comunicazione, in merito alla nuova storia, sulle pagine social porta una idea di trascuratezza e poco interesse da parte della Panini-Disney stessa a vendere le proprie storie. È spesso più facile sapere novità su Pk tramite gruppi di fan su fb o telegram che dalle fonti ufficiali, anche Anteprima.

                              Questa cosa l'ho notata anche io; personalmente conosco solo una pagina ufficiale del Topo su instagram, che se non sbaglio ha pubblicizzato PK solo una volta e per di più solo una volta pubblicato; ora non è che voglio dire che Ig sia la chiave per raggiungere i lettori, ma in generale un'attenzione maggiore ai mezzi di comunicazione più moderni vale a dire i vari social network, non guasterebbe.
                              E paperibus unum

                              *

                              Pacuvio
                              Imperatore della Calidornia
                              Moderatore
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                                In aggiunta ai commenti sulla gravità della mancata pubblicità, sinora non è stato sottolineato come sia ulteriormente penalizzante il silenzio dei social soprattutto ora che Pk non si è potuto giovare di un lancio in pompa magna in fiera...

                                 

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