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I Grandi Classici Disney 58 - Recensione di Davide Del Gusto

Sarebbe dovuto accadere prima o poi, ma ci si augurava non così presto. Se l’ultimo numero dei Grandi Classici, il 350 di gennaio 2016, si apriva con Paperino e il vecchio frac, il volume 58 della seconda serie della medesima testata si apre, repetita iuvant?, con… Paperino e il vecchio frac. Una scelta che per i fedeli ed affezionati lettori di vecchia data del mensile suona certamente un po’ stonata: in meno di cinque anni viene riproposta una storia che, seppur gradevole, sembra sottrarre spazio ad altro… Ciò detto, comunque, di questo vecchio abito bisogna innanzitutto celebrare i disegni di un Massimo De Vita anni Novanta ancora perfettamente a suo agio con i paperi, dopo un decennio in cui aveva creato autentici capolavori con questi personaggi e appena prima della lunga fase dedicata quasi esclusivamente ai topi. La storia riprende, nel titolo e in alcune sequenze notturne, l’atmosfera malinconica di una celebre canzone di Modugno, gatto compreso, ma, superata la bonne nuit, punta tutta l’azione su una sequela continua di imprevisti che vedono buona parte del cast paperopolese messo alla prova da un elegante abito da sera. Il frac è l’oggetto magico, il meccanismo narrativo è fiabesco: acquistato da Paperone, il vestito passa alle Giovani Marmotte, e poi a Gastone, a Nonna Papera, a Paperina, per arrivare infine a casa di Paperino, dove da calamita di sventure si trasforma in occasione di riscatto per il suo originale proprietario, il solitario e infelice barone Rik von Tirkiofen. Per certi aspetti – la presenza di un oggetto capace di attirare la sfortuna, la partecipazione di vari protagonisti di Paperopoli, il motore da cui parte l’azione (il papero più ricco del mondo), l’arco narrativo che volge verso una risoluzione positiva – la storia di Claudia Salvatori sembra riecheggiare Zio Paperone e l’inutile statuetta di Rudy Salvagnini e Giorgio Cavazzano che, sorpresa!, è attualmente riproposta nella Writers Edition dedicata allo sceneggiatore padovano. Leggerle entrambe nello stesso periodo può essere un esperimento interessante: idea simile, approcci diversi, ottimi risultati in entrambi i casi. Atmosfere modugnane Ma non è soltanto con la vicenda sartoriale d’apertura che i Grandi Classici tendono a ripetersi. La sezione Superstar, infatti, stavolta intende celebrare il cinquantacinquesimo genetliaco di Super Pippo… presentando ai lettori l’ineffabile Pippo mago, già (ri)apparso sui Grandi Classici 213 del lontano agosto 2004. In questo caso, però, la ristampa è più che perdonabile ed è, anzi, la benvenuta: è passato abbastanza tempo per poter rivedere su queste pagine una delle varie avventure di Guido Martina in cui Pippo si ritrova a dover gestire poteri sovrannaturali o paranormali. In questo caso il Professore scrive quasi un prototipo della versione supereroistica del bislacco personaggio, anticipando di una decina d’anni l’intuizione degli autori dei comic book americani, con un Pippo capace di volare. I coprotagonisti di questa fiaba sono Biancaneve, i Sette Nani e Grimilde, grandi mattatori di una nicchia ben precisa del fumetto Disney italiano, presenti con il loro universo narrativo dagli anni Cinquanta fino ai primi anni Novanta. In questa storia, dunque, si punta totalmente sull’elemento magico, non c’è nulla che possa avvicinare il buon Pippo all’immagine del classico supereroe “all’americana” col mantello e – nel suo caso – con l’ormai iconico pigiamone di flanella: i “superpoteri” derivano dall’aver mangiato l’ennesima mela avvelenata indirizzata alla più bella del reame, l’aspetto che il protagonista assume è vicino a quello di una qualche creatura mitologica, i toni sono quelli del raccontino moraleggiante. Grimilde, cosa ciera in cuella mela? Ma tocca celebrare il super-alter ego di Pippo, e in questo caso la selezione delle Superstar a tema è ben calibrata: c’è la prima apparizione dell’outfit da supereroe, la prima menzione delle spagnolette e dei superpoteri veri e propri, un bonus disegnato da Romano Scarpa. Tutto sommato, considerando il più grosso difetto delle storie con questo personaggio, vale a dire una spiccata propensione alla ripetitività, ci si può ritenere soddisfatti: a fine lettura si ha una buona panoramica delle origini di Super Pippo. Creato da Del Connell e Paul Murry in una lunga avventura del 1965, la versione “ultra” di Goofy è originariamente basata su un colossale equivoco: credendo di aver ricevuto “fenomenali poteri cosmici”, Pippo si mette sulle tracce di Macchia Nera, che stavolta si diletta – in maniera decisamente sciocca, adattandosi allo standard del suo comic book di riferimento, The Phantom Blot – con il furto di bestiame nel West, novello emulo dei fuorilegge della Frontiera. Non c’è molto altro da dire, in realtà: l’esordio western dell’Ultra Pippo si mantiene su un buon livello nonostante alcune ingenuità che, contestualizzate, sono perdonabili. Più interessante è invece la vicenda dei Ladroni di Zanzipar, che restituisce archetipiche atmosfere esotiche destinate ai lettori statunitensi degli anni Sessanta. Minareti, sultani e predoni armati di scimitarre: stereotipi fuori tempo che fanno da sfondo alla storia che inaugura la fortunata collana di Super Goof, edita dal 1965 al 1984, e con essa la carriera vera e propria di Super Pippo. In pochi anni il personaggio riscuote un certo successo, tanto che gli autori italiani di punta sono chiamati a disegnarne le eroiche gesta, da Giovan Battista Carpi a Luciano Bottaro fino a Romano Scarpa. Sono di quest’ultimo le matite de Il riduttore a pulsante, avventura pubblicata su Almanacco Topolino in cui la commistione di elementi topoliniani e paperopolesi si ripropone come un dato di fatto, senza troppi problemi: Archimede torna a indossare i panni di alleato dell’eroe; i Bassotti sono invece dei validi sostituti di Macchia Nera e, come quest’ultimo, appaiono interessati a razziare armenti da vari ranch del West. Abbastanza inspiegabile, piuttosto, è la presenza tra le Superstar di Paperoga astro incompreso, divertente storia di Dick Kinney e Tony Strobl: il cugino di Paperino crea “solo” disastri in un circo, non ci sono superpoteri o altri eventuali collegamenti al tema della sezione monografica, a esclusione dello sceneggiatore condiviso con l’avventura scarpiana di Super Pippo. È sufficiente per averla in una vetrina così prestigiosa e, solitamente, ben costruita? Paese che vai… Tornando alla prima metà dell’albo, desta un certo interesse la presenza de La città dell’ingiustizia, che segna il debutto sui Grandi Classici di entrambi i suoi autori, Bruno Enna e Marco Palazzi. Pubblicata per la prima volta nel 2001, questa lunga avventura di Topolino vede il ritorno di un Macchia Nera quasi out of character, molto vicino alla sua versione, poco pericolosa, dei comic book di mezzo secolo fa. L’idea di una città abitata esclusivamente da malviventi, quasi un’enclave fuori dal tempo nello spazio delle grandi foreste canadesi, è invece abbastanza interessante, così come la questione del viaggio per salvare Basettoni dal suo rapitore misterioso. C’è poco da dire infine sulle altre storie, tutte brevi non imperdibili. È apprezzabile la riscoperta delle avventure firmate da Marco Rota originariamente pubblicate da noi sul glorioso e indimenticato Zio Paperone, come Quando la Terra fu messa alla prova (che nel titolo richiama un classico del cinema fantascientifico, nonché una breve barksiana con Nonna Papera). Per completisti ed eventuali cultori si segnala poi la presenza di un’altra storiellina di produzione americana con Newton Pitagorico, protagonista di un felice revival su Topolino da alcuni mesi. La miniparodia ispirata al Ben-Hur di Lew Wallace rappresenta invece la consueta quota carioca, sostanzialmente uno spin-off in costume delle storie con Paperoga giornalista del Papersera. Sono tutti buoni esempi di riempitive che svolgono dignitosamente il proprio ruolo, preparando i lettori a piatti ben più sostanziosi e appaganti. Ma Super Pippo, il vecchio frac e Macchia Nera sindaco corrispondono, effettivamente, alla definizione di “piatto ricco”?

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I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020

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Bramo
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    I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
    Martedì 20 Ott 2020, 23:28:48
    Arrivato solo stamattina in edicola, con un insolito ritardo di 5 giorni rispetto alla data ufficiale di uscita.

    Quando è l'abito a dettar regole (intro di Lidia Cannatella)
    Paperino e il vecchio frac (Claudia Salvatori, Massimo De Vita)
    Newton contagia le Giovani Marmotte (Vick Lockman, Tony Strobl, Steve Steere)
    Topolino e la città dell'ingiustizia (Bruno Enna, Marco Palazzi)
    Paperino - Quando la Terra fu messa alla prova (Paul Halas, Marco Rota)
    Paperoga e le avventure di Paper-Hur (Ivan Saidenberg, Irineu Soares Rodrigues)

    STORIE SUPERSTAR - Buon supercompleanno, Super Pippo! (intro di Luca Boschi)
    Paperoga astro incompreso (Disney Studio, Tony Strobl)
    Pippo mago e i Sette Nani (Guido Martina, Giulio Chierchini)
    L'Ultra Pippo contro Macchia Nera (Del Connell, Paul Murry)
    Super Pippo in azione (Vick Lockman, Paul Murry)
    Super Pippo e i ladroni di Zanzipar (Bob Ogle, Paul Murry)
    Super Pippo e il riduttore a pulsante (Dick Kinney, Romano Scarpa, Giorgio Cavazzano)

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      Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
      Risposta #1: Mercoledì 21 Ott 2020, 00:00:46
      Pippo mago e i Sette Nani (Guido Martina, Giulio Chierchini)

      Questa storia mi incuriosisce non poco... mi sa che prendo il volume...
      La Soffitta di Camera Mia è un canale youtube che tratta di fumetti.
      Ogni Venerdì il video sul Topolino della settimana.

      https://www.youtube.com/lasoffittadicameramia

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        Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
        Risposta #2: Mercoledì 21 Ott 2020, 00:32:49
        Mi dispiace ripetermi ma per me IL VECCHIO FRACK non andava riproposta dopo averla messa nell ultimo numero della prima serie dei grandi classici
        come faccio a mettere immagine qui

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          Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
          Risposta #3: Mercoledì 21 Ott 2020, 09:54:07
          io non l'ho mai letta per esempio. Ma merita come storia in sè?
          Mi dispiace ripetermi ma per me IL VECCHIO FRACK non andava riproposta dopo averla messa nell ultimo numero della prima serie dei grandi classici

            Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
            Risposta #4: Mercoledì 21 Ott 2020, 10:09:46
            Mi sembra un numero molto debole, forse inferiore al 57.
            Ci sono andati giù pesanti con Super Pippo...si, carine le storie, epperò…
            Non c'è molto altro o mi sbaglio?
            ...ho la febbre, ma ti porto fuori a bere...

              Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
              Risposta #5: Giovedì 22 Ott 2020, 11:00:05
              A me pare un gran bel numero.

              Certi Grandi Classici degli anni 80/90 (primi ani 90) con sole storie italiane, per me erano la cosa più bella del mondo. Ma se questa è la "nuova" linea editoriale va benissimo. Tra italiani, Rota e straniere c'è sempre un bel po' da riscoprire, ora con leggerezza, ora on più impegno.

              Va bene.

                Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
                Risposta #6: Giovedì 22 Ott 2020, 11:50:32
                A me pare un gran bel numero.

                Certi Grandi Classici degli anni 80/90 (primi ani 90) con sole storie italiane, per me erano la cosa più bella del mondo.


                Bene.

                Ma se questa è la "nuova" linea editoriale va benissimo. Tra italiani, Rota e straniere c'è sempre un bel po' da riscoprire, ora con leggerezza, ora on più impegno.
                Va bene.

                Insomma va bene tutto e il contrario di tutto.

                Non mi sembra il caso spendere la cifra richiesta per trovarsi in mano una serie di storielline di Super Pippo, Ezechiele, Dinamite Bla e simili.
                A maggior ragione quando un capolavoro come "Zio Paperone e il sosia elettronico" ha avuto pochissime ristampe e l'ultima  su una collana "ufficiale" risale a 22 anni fa.
                Forse perché oggi giudicata troppo "spaventevole"?

                Purtroppo siamo passati da un numero scarso (il 57) ad uno peggiore.
                IMHO of course.
                 

                « Ultima modifica: Giovedì 22 Ott 2020, 13:19:56 da MarioCX »
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                  Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
                  Risposta #7: Giovedì 22 Ott 2020, 15:16:52
                  Insomma va bene tutto e il contrario di tutto.

                  Esatto. Non mi sembra il caso di farne una questione tanto drammatica. Sei d'accordo?

                  Quelle che tu chiami storielline rappresentano il punto più alto verso il quale ogni fumetto aspira: un momento di evasione. Hai mai sentito parlare di sospensione dell'incredulità? Ecco, è quella magica cosa che se la applichi riesci a godere di ogni più piccola (e alta) forma d'arte. Dalle storielline di Ezechiele Lupo ai grandi capolavori di Barks e Casty.

                  Edoardo Bennato cantava anni fa: sono solo canzonette. Parafrasando quella canzone, e ripeto: parafrasandola (se ne colga dunque il peso), sono solo fumetti. Non mettetemi in manette se non sono d'accordo con voi.

                    Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
                    Risposta #8: Giovedì 22 Ott 2020, 16:20:15
                    Insomma va bene tutto e il contrario di tutto.

                    Esatto. Non mi sembra il caso di farne una questione tanto drammatica. Sei d'accordo?

                    Quelle che tu chiami storielline rappresentano il punto più alto verso il quale ogni fumetto aspira: un momento di evasione. Hai mai sentito parlare di sospensione dell'incredulità? Ecco, è quella magica cosa che se la applichi riesci a godere di ogni più piccola (e alta) forma d'arte. Dalle storielline di Ezechiele Lupo ai grandi capolavori di Barks e Casty.

                    Edoardo Bennato cantava anni fa: sono solo canzonette. Parafrasando quella canzone, e ripeto: parafrasandola (se ne colga dunque il peso), sono solo fumetti. Non mettetemi in manette se non sono d'accordo con voi.

                    E chi ha parlato di drammatizzare o di mettere le manette?
                    Ho espresso a mia volta un'opinione diversa e sembra non si possa fare senza venire accusati di essere dei feroci saladini.
                    Curioso davvero.

                    In ogni caso permettimi di affermare che un momento di evasione non deve essere per forza a base di banalità quali le "storielle" di Super Pippo sono.
                    Diventa un momento di noia.

                    Nei momenti di evasione preferisco le belle storie lunghe disneyane o leggermi qualche classica storia texiana.


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                      Risposta #9: Giovedì 22 Ott 2020, 17:10:30
                      In ogni caso permettimi di affermare che un momento di evasione non deve essere per forza a base di banalità quali le "storielle" di Super Pippo sono.

                      Ci sono tanti stupidini come me che ogni tanto, tra l'editing di un saggio di psichiatria e un altro di semiologia, amano smarrirsi nella banalità di queste storielle.

                      Nei momenti di evasione preferisco le belle storie lunghe disneyane o leggermi qualche classica storia texiana.

                      Ottimo. Lo faccio anche io.

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                        Risposta #10: Giovedì 22 Ott 2020, 18:34:54
                        Secondo me è una grossa mancanza l'assenza di Superpippo e il tichettio esplosivo di Murry. Non un capolavorone forse ma comunque abbastanza coinvolgente, non ristampata negli ultimi 18 anni e anche molto particolare e ricca di stramberie. Insomma,l 'avrei vista molto adatta alla testata
                        Luca Giacalone

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                          Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
                          Risposta #11: Domenica 25 Ott 2020, 00:12:58
                          ho notato che nell indicizzazione inducks manca la copertina dell albo
                          come faccio a mettere immagine qui

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                            I Grandi Classici Disney 58
                            Risposta #12: Domenica 8 Nov 2020, 19:32:18
                            Recensione I Grandi Classici Disney 58


                             Sarebbe dovuto accadere prima o poi, ma ci si augurava non così presto. Se l’ultimo numero dei Grandi Classici, il 350 di gennaio 2016, si apriva con Paperino e il vecchio frac, il volume 58 della seconda serie della medesima testata si apre, repetita iuvant?, con… Paperino e il vecchio frac. Una scelta che per i fedeli ed affezionati lettori di vecchia data del mensile suona certamente un po’ stonata: in meno di cinque anni viene riproposta una storia che, seppur gradevole, sembra sottrarre spazio ad altro…

                             Ciò detto, comunque, di questo vecchio abito bisogna innanzitutto celebrare i disegni di un Massimo De Vita anni Novanta ancora perfettamente a suo agio con i paperi, dopo un decennio in cui aveva creato autentici capolavori con questi personaggi e appena prima della lunga fase dedicata quasi esclusivamente ai topi. La storia riprende, nel titolo e in alcune sequenze notturne, l’atmosfera malinconica di una celebre canzone di Modugno, gatto compreso, ma, superata la bonne nuit, punta tutta l’azione su una sequela continua di imprevisti che vedono buona parte del cast paperopolese messo alla prova da un elegante abito da sera. Il frac è l’oggetto magico, il meccanismo narrativo è fiabesco: acquistato da Paperone, il vestito passa alle Giovani Marmotte, e poi a Gastone, a Nonna Papera, a Paperina, per arrivare infine a casa di Paperino, dove da calamita di sventure si trasforma in occasione di riscatto per il suo originale proprietario, il solitario e infelice barone Rik von Tirkiofen.

                             Per certi aspetti – la presenza di un oggetto capace di attirare la sfortuna, la partecipazione di vari protagonisti di Paperopoli, il motore da cui parte l’azione (il papero più ricco del mondo), l’arco narrativo che volge verso una risoluzione positiva – la storia di Claudia Salvatori sembra riecheggiare Zio Paperone e l’inutile statuetta di Rudy Salvagnini e Giorgio Cavazzano che, sorpresa!, è attualmente riproposta nella Writers Edition dedicata allo sceneggiatore padovano. Leggerle entrambe nello stesso periodo può essere un esperimento interessante: idea simile, approcci diversi, ottimi risultati in entrambi i casi.

                             
                            Atmosfere modugnane

                             Ma non è soltanto con la vicenda sartoriale d’apertura che i Grandi Classici tendono a ripetersi. La sezione Superstar, infatti, stavolta intende celebrare il cinquantacinquesimo genetliaco di Super Pippo… presentando ai lettori l’ineffabile Pippo mago, già (ri)apparso sui Grandi Classici 213 del lontano agosto 2004. In questo caso, però, la ristampa è più che perdonabile ed è, anzi, la benvenuta: è passato abbastanza tempo per poter rivedere su queste pagine una delle varie avventure di Guido Martina in cui Pippo si ritrova a dover gestire poteri sovrannaturali o paranormali. In questo caso il Professore scrive quasi un prototipo della versione supereroistica del bislacco personaggio, anticipando di una decina d’anni l’intuizione degli autori dei comic book americani, con un Pippo capace di volare. I coprotagonisti di questa fiaba sono Biancaneve, i Sette Nani e Grimilde, grandi mattatori di una nicchia ben precisa del fumetto Disney italiano, presenti con il loro universo narrativo dagli anni Cinquanta fino ai primi anni Novanta. In questa storia, dunque, si punta totalmente sull’elemento magico, non c’è nulla che possa avvicinare il buon Pippo all’immagine del classico supereroe “all’americana” col mantello e – nel suo caso – con l’ormai iconico pigiamone di flanella: i “superpoteri” derivano dall’aver mangiato l’ennesima mela avvelenata indirizzata alla più bella del reame, l’aspetto che il protagonista assume è vicino a quello di una qualche creatura mitologica, i toni sono quelli del raccontino moraleggiante.

                             
                            Grimilde, cosa ciera in cuella mela?

                             Ma tocca celebrare il super-alter ego di Pippo, e in questo caso la selezione delle Superstar a tema è ben calibrata: c’è la prima apparizione dell’outfit da supereroe, la prima menzione delle spagnolette e dei superpoteri veri e propri, un bonus disegnato da Romano Scarpa. Tutto sommato, considerando il più grosso difetto delle storie con questo personaggio, vale a dire una spiccata propensione alla ripetitività, ci si può ritenere soddisfatti: a fine lettura si ha una buona panoramica delle origini di Super Pippo. Creato da Del Connell e Paul Murry in una lunga avventura del 1965, la versione “ultra” di Goofy è originariamente basata su un colossale equivoco: credendo di aver ricevuto “fenomenali poteri cosmici”, Pippo si mette sulle tracce di Macchia Nera, che stavolta si diletta – in maniera decisamente sciocca, adattandosi allo standard del suo comic book di riferimento, The Phantom Blot – con il furto di bestiame nel West, novello emulo dei fuorilegge della Frontiera. Non c’è molto altro da dire, in realtà: l’esordio western dell’Ultra Pippo si mantiene su un buon livello nonostante alcune ingenuità che, contestualizzate, sono perdonabili. Più interessante è invece la vicenda dei Ladroni di Zanzipar, che restituisce archetipiche atmosfere esotiche destinate ai lettori statunitensi degli anni Sessanta. Minareti, sultani e predoni armati di scimitarre: stereotipi fuori tempo che fanno da sfondo alla storia che inaugura la fortunata collana di Super Goof, edita dal 1965 al 1984, e con essa la carriera vera e propria di Super Pippo.

                             In pochi anni il personaggio riscuote un certo successo, tanto che gli autori italiani di punta sono chiamati a disegnarne le eroiche gesta, da Giovan Battista Carpi a Luciano Bottaro fino a Romano Scarpa. Sono di quest’ultimo le matite de Il riduttore a pulsante, avventura pubblicata su Almanacco Topolino in cui la commistione di elementi topoliniani e paperopolesi si ripropone come un dato di fatto, senza troppi problemi: Archimede torna a indossare i panni di alleato dell’eroe; i Bassotti sono invece dei validi sostituti di Macchia Nera e, come quest’ultimo, appaiono interessati a razziare armenti da vari ranch del West.

                             Abbastanza inspiegabile, piuttosto, è la presenza tra le Superstar di Paperoga astro incompreso, divertente storia di Dick Kinney e Tony Strobl: il cugino di Paperino crea “solo” disastri in un circo, non ci sono superpoteri o altri eventuali collegamenti al tema della sezione monografica, a esclusione dello sceneggiatore condiviso con l’avventura scarpiana di Super Pippo. È sufficiente per averla in una vetrina così prestigiosa e, solitamente, ben costruita?

                             
                            Paese che vai…

                            Tornando alla prima metà dell’albo, desta un certo interesse la presenza de La città dell’ingiustizia, che segna il debutto sui Grandi Classici di entrambi i suoi autori, Bruno Enna e Marco Palazzi. Pubblicata per la prima volta nel 2001, questa lunga avventura di Topolino vede il ritorno di un Macchia Nera quasi out of character, molto vicino alla sua versione, poco pericolosa, dei comic book di mezzo secolo fa. L’idea di una città abitata esclusivamente da malviventi, quasi un’enclave fuori dal tempo nello spazio delle grandi foreste canadesi, è invece abbastanza interessante, così come la questione del viaggio per salvare Basettoni dal suo rapitore misterioso.

                             C’è poco da dire infine sulle altre storie, tutte brevi non imperdibili. È apprezzabile la riscoperta delle avventure firmate da Marco Rota originariamente pubblicate da noi sul glorioso e indimenticato Zio Paperone, come Quando la Terra fu messa alla prova (che nel titolo richiama un classico del cinema fantascientifico, nonché una breve barksiana con Nonna Papera). Per completisti ed eventuali cultori si segnala poi la presenza di un’altra storiellina di produzione americana con Newton Pitagorico, protagonista di un felice revival su Topolino da alcuni mesi. La miniparodia ispirata al Ben-Hur di Lew Wallace rappresenta invece la consueta quota carioca, sostanzialmente uno spin-off in costume delle storie con Paperoga giornalista del Papersera. Sono tutti buoni esempi di riempitive che svolgono dignitosamente il proprio ruolo, preparando i lettori a piatti ben più sostanziosi e appaganti. Ma Super Pippo, il vecchio frac e Macchia Nera sindaco corrispondono, effettivamente, alla definizione di “piatto ricco”?



                            Voto del recensore: 2/5
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                            http://www.papersera.net/wp/2020/11/08/i-grandi-classici-disney-58/
                            Homo viator

                            Omnia tempus habent, et momentum suum cuique negotio sub caelo

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                            camera_nøve
                            Cugino di Alf
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                              Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
                              Risposta #13: Lunedì 16 Nov 2020, 17:19:21
                              Puntualissima ( 8)) come sempre è online la mia recensione del numero 58 dell'Unica Testata Seria: https://youtu.be/jfyK5ha9G_4  ;D

                              Buona visione  :D
                              "Anche io una volta ero curioso..."

                              Il mio canale YouTube dedicato ai fumetti Disney: The Fisbio Show  SmMickey


                              @instafisbio su Instagram: https://www.instagram.com/instafisbio/

                                Re:I Grandi Classici Disney n. 58 - Ottobre 2020
                                Risposta #14: Martedì 17 Nov 2020, 09:08:15
                                Ciao Fabio,

                                sei molto diplomatico nelle tue recensioni, ma si capisce benissimo se ciò che presenti è qualcosa di imperdibile o, al contrario, prescindibile.
                                Io sono dell'opinione, nota, che i GCD dovrebbero contenere solo storie di assoluto rilievo ed includere anche storie degli anni zero ormai storicizzate, su tutte quelle di Casty ma non solo.
                                E' stata ristampata la storia del vecchio frac, già vista 4 anni fa, non si capisce perché non si possano iniziare le ristampe delle storie del nuovo millennio...piuttosto di tanta fuffa americana ultraminore.
                                Mi sono iscritto comunque.

                                Salut!

                                ...ho la febbre, ma ti porto fuori a bere...

                                 

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