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Topolino 3406 - Recensione di Guglielmo Nocera

Che su Topolino, dal 1949 ad oggi, ci sia stata una progressione verso un linguaggio sempre meno scanzonato e più incline ad una certa vis celebrativa dei personaggi e delle loro qualità è cosa nota. Da Topolino, immortalato da Romano Scarpa come “il più grande dei personaggi e nostro migliore amico”, a Paperino, osannato scientificamente nella sua “normalità”, a Zio Paperone, l’avaraccio dal cuore d’oro, capita talvolta che i personaggi non facciano nulla di nuovo, ma semplicemente si autocommentino, con la sceneggiatura che calca la mano nel momento decisivo sulla loro qualità principale. Per questa via, più in generale, passa l’inclinazione per un certo tipo di retorica – sia intesa in un senso non automaticamente deteriore – tipica del settimanale negli ultimi anni: vale a dire, il trattamento dei passaggi narrativi con un tono enfatico, celebrativo, lo strutturare la vicenda su snodi emotivi piuttosto che su scatti narrativi particolarmente sofisticati, in modo che ad uscirne sottolineate siano le caratteristiche vincenti dei personaggi, e non la specificità della trama contingente. Il numero di questa settimana è un vero monumento a questo tipo di approccio. Giorgio Salati nella prima puntata di Musicalisota mette in campo l’assoluta normalità di una teen band di provincia, e i suoi piccoli successi: una cronaca per la quale va dato atto all’autore di aver riprodotto dei sapori e delle dinamiche perfettamente verosimili e oliate. E tuttavia, a leggerla per un altro verso, questa prima puntata è davvero una non-storia: non un imprevisto, non una risata, mai l’innesco di una curiosità circa gli sviluppi di una trama che potremmo apprendere par pari da un amico adolescente con il pallino della musica; spiccano solo i disegni, molto godibili, di un Nico Picone in piena “freccerizzazione”, e per ora molto lontano dall’intinismo degli esordi. Intinismo il cui eventuale recupero, con i nuovi mezzi tecnici nel frattempo assorbiti, desterebbe sin d’ora moltissima curiosità. Prima della prima E sempre in tema di tratti frecceriani, l’ormai presentissimo Stefano Zanchi illustra per Marco Nucci la seconda e ultima parte di Gastone e la solitudine del quadrifoglio. Se nella settimana passata qualcuno ha lamentato uno snaturamento del personaggio rispetto a quello barskiano, un vanesio lontano anni luce da alcuna forma di empatia con gli altri, personalmente ritengo che “operazioni introspettive” su personaggi simili siano, tutto sommato, un accettabile segno dei tempi. Non sempre, certo, hanno esito positivo, ma ben vengano se possono avvicinare un personaggio alla sensibilità dell’autore che è chiamato a gestirlo. Quanto alla storia in sé, il suo punto di forza è certamente, come sempre in Nucci, il “mestiere” delle sue sceneggiature. Pause nel dialogo, inquadrature, espressioni, regolazione del microclima della tavola, tutti segni di un autore preparato e di una sceneggiatura efficiente. Ma la trama è stranamente sbilanciata sul caricamento celebrativo del personaggio. Farmtown, Vecchio o Nuovo mondo? I “nuovi amici” di Gastone, “i migliori del mondo”, sono piuttosto anonimi: lo sono dal punto di vista caratteriale, ma in fondo non è obbligatorio esser personaggi a tutto tondo nel fumetto Disney, se si ha l’opportuna vis comica. Ma al contrario, c’è pochissimo da ridere in questa storia, giusto alcune gustose didascalie (altro segno ricorrente del “mestiere” di Nucci). Ecco dunque un certo sbilanciamento retorico sul personaggio e sui suoi pensieri, del resto non imprevedibili una volta compresa l’impostazione della storia. Buona e originale è l’idea che la fortuna di Gastone sia in rapporto quasi simbiontico con la sfortuna di un’altra… entità (ma non anticipiamo troppo), ma non abbastanza forse da ribaltare questa impressione. Un’ultima, piccola curiosità: gli scorci del paesello che fa da “buen retiro” a Gastone sono potentemente intrisi di architettura europea. Non una vera stranezza, in una rappresentazione di quel bizzarro mondo di prestiti di tutti i tipi che sono gli Stati Uniti d’America, ma certamente un sintomo dell’inclinazione dei disegnatori nostrani per le forme e i modelli del Vecchio Mondo quando si tratta di parlare al lato più familiare della coscienza del lettore. C’è tempo per due rapidissime pagine di aggiornamento sull’inizio dell’anno di Formula 1 prima della coppia di episodi sanremesi di questa settimana, Sanromolo 2021: Buon viso e cattivo gioco e La ricetta della felicità. Scritti da Pietro B. Zemelo, ex promessa ed oggi stabilmente nell’indice del settimanale, il primo è disegnato da un buon Luca Usai e il secondo da un Alessandro Perina forse in certi punti un po’ troppo… gommoso (ma si sa, con le paperizzazioni di mezzo…). Anche in questo caso, entusiasmo e il solito pizzico di retorica spalmato sull’amore per la musica, sul fasto della macchina di lucro e spettacolo (impersonati rispettivamente da Paperone e dai due conduttori Paperello e Amaduck), sull’amabilità dei piccoli inconvenienti organizzativi punteggiati dai pasticci paperineschi, persino su una rappresentazione più che cartolinesca del “buon sentire” italiano (cibo, affetti e musica nel sangue). E, consueta etorogenesi dei fini, alla resa finale è un senso di stanchezza e di ripetitività, non di freschezza e dinamismo, quello comunicato da queste due storie: un involontariamente fedele ritratto dei destini del nostro Festival della canzone? Può essere. In tal caso, come talvolta accade, Topolino si riscopre inatteso specchio dei tempi. Attenzione: caduta stereotipi E a proposito di tempi: sembra provenire dritta dagli anni Ottanta Zio Paperone e il futuro del tempo. Tra una ormai immancabile citazione dalle canzoni di Frozen e l’altra, Fabio Michelini riscrive l’eterno canovaccio che ereditò decenni fa da Giorgio Pezzin: una grande idea tecnologica e commerciale, data in pasto alla macchina economica paperoniana, che finisce per creare svantaggi al suo creatore e dissesti nella società. Anche qui, una certa inevitabile stanchezza per un copione così antico inficia la resa finale, complici i disegni di un inatteso e redivivo Andrea Ferraris che non appare forse al meglio della forma grafica. Il numero si completa con una storia di Topi, dal macchettianissimo titolo Topolino e il caso della cosa nella casa, ma sceneggiata in verità da Sisto Nigro: la storia regge nella parte iniziale, coinvolgendo persino Gancio e il famigerato zio Sfrizzo de’ Pippis, ma nella conclusione si incanala senza sussulti verso acque sin troppo abituali. Eppure a parere di chi scrive la miglior sorpresa del numero sono proprio i disegni di questa storia: il quasi esordiente Andrea Malgeri, disegnatore di un pugno di storie a cavallo tra 2018 e 2019, fa il suo ritorno con un bellissimo stile che, dietro un’evidente ispirazione frecceriana, sviluppa un tratto particolarmente rifinito e dalle chine molto sottili, particolare oggi piuttosto raro. Chiude il numero un approfondimento sulla storia in uscita a partire dalla prossima settimana, che accompagnerà una serie di gadget a tema Deposito: il lavoro è affidato nientemeno che ad Alessandro Sisti e a Libero Ermetti, e c’è di che ben sperare. Alla prossima settimana!

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Topolino 3406

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Flash X
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    Topolino 3406
    Mercoledì 3 Mar 2021, 18:26:05
    Numero di questa settimana da oggi in edicola:

    Cover: Alessandro Perina (disegni), Valeria Turati (colori).

    Musicalisota - Episodio 1: Mai più rintronati (Giorgio Salati, Nico Picone);
    Gastone e la solitudine del Quadrifoglio - Episodio 2 (Marco Nucci, Stefano Zanchi);
    San Romolo 2021 - Buon viso e cattivo gioco (Pietro B. Zemelo, Luca Usai);
    San Romolo 2021 - La ricetta della felicità (Pietro B. Zemelo, Alessandro Perina);
    Topolino e il Caso della Cosa nella Casa (Sisto Nigro, Andrea Malgeri);
    Zio Paperone e il profumo del tempo (Fabio Michelini, Andrea Ferraris).

    One-page story finale:
    I Primi-Tonti! - Creazioni imperfette (Nicola Tosolini).

    « Ultima modifica: Mercoledì 3 Mar 2021, 18:30:36 da Flash X »

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      Re:Topolino 3406
      Risposta #1: Giovedì 4 Mar 2021, 02:42:12
      Una cover di Perina che non mi fa impazzire per le paperizzazioni ma che a livello di disegno in sé è molto bella.
      La gag canora di Paperina di Silvia Ziche non è nulla di che, ma non è brutta.
      Apre l'albo Musicalisota che, come immaginavo, prosegue il filone di Tre Paperi in gioco e X-Music con tanto di didascalie di rifermenti qua e là per la storia. Storia davvero ben disegnata da un Nico Picone ispiratissimo. Per quanto riguarda la storia in sé, direi che non è per nulla brutta ma non è neanche troppo memorabile. Sarà che di storie con i giovani sono molto più interessato a qualcosa come Area 15 rispetto al tema della musica. Area 15 riesce a emozionarmi, qui invece non c'è quella sensazione per quanto, ripeto, riconosco che sia una storia molto bella. Vediamo tornare Qua e la sua band dei Rintronati che si esibiscono in una località particolare e diversa dal solito garage di Paperino; inoltre devono cambiare nome al team, come El Paperon aveva consigliato loro a X-Music. C'è poi un elemento da rimarcare in questa storia: c'è Ray dell'Area 15. Ci sta come cosa. La mia paura era che mettessero anche una didascalia con qualche riferimento proprio ad Area 15. Perché dico paura? Perché, siccome io già penso alla versione definitiva che ci sarà sicuramente su Topolino Extra, ci saranno probabilmente i volumi intitolati Area 15 con la saga specifica e poi ci saranno invece i volumi con la saga della musica [che parte da Tre Paperi in gioco per poi passare a X-Music (si spera, per completezza, anche la serie di piccoli episodi del 2020) fino ad arrivare ai nuovissimi episodi di Musicalisota]. Per quanto alcuni personaggi siano gli stessi, sono comunque due saghe diverse, con scopi diversi. Quindi ritrovarsi troppi riferimenti ad un'altra saga a mio parere sarebbe brutto da vedere in volumi che raccolgono nello specifico una determinata saga e separatamente anche un'altra. Ma qui il problema non c'è. In questo caso ci sta perfettamente che Ray incontri i Rintronati: lui è semplicemente un amico, un conoscente di Qua e si sta mostrando alla sua band, senza riferimenti alla saga di Area 15. Per me è giustissimo. A livello grafico non ho capito perché la scelta di Picone di rappresentare Ray con i capelli totalmente diversi da quelli che ha effettivamente in Area 15. Ricapitolando una buona prova e non nego che sono curioso di scoprire come sarà questo tour dei nostri per il Calisota, nei prossimi episodi della saga la quale, tra l'altro (ci viene già detto a fine storia), tornerà precisamente da Topolino 3419. Ci sta perché, se ci pensate, dovrebbe essere all'inizio dei mesi estivi (se non erro), proprio in concomitanza con il tempo della storia. Nel senso che Qua e la band faranno questo tour in estate e quindi noi leggeremo le loro avventure in periodo estivo.
      Si chiude la storia di Gastone e lo fa tanto meravigliosamente quanto era iniziata. In questo episodio Gastone piange! Ma di cosa stiamo parlando? Una storia talmente emotivamente toccante che, una volta finita, ne avrei voluto ancora. C'è tutta una sequenza in cui non solo Gastone ma anche Priscilla e gli altri sono personaggi resi perfettamente: provano sentimenti di tristezza e noi lettori lo percepiamo! Non vedo l'ora di godermi poi queste succulente tavole di Stefano Zanchi quando uscirà il quasi sicuro Topolino Extra dedicato alla storia. E io spero che non ci lascino così questi personaggi. Spero che ci possano essere dei seguiti a questa storia, in modo che diventi una vera e propria saga introspettiva su Gastone. Perché davvero non mi basta quello che ho letto, sinceramente. ;D È una storia talmente ben realizzata in tutti i sensi che non si può fermare qui. Anche perché mi piacerebbe vedere ancor più approfondito il rapporto che c'è tra Gastone e Priscilla, personaggi dai quali si potrebbero creare tantissime altre situazioni emotive interessanti. Mi aspetto che possa diventare più di un'amicizia visto che in fondo Gastone non ha mai ancora avuto realmente una fidanzata e forse è questa l'opportunità adeguata da dargli: ovviamente bisogna farlo approfonditamente e introspettivamente come ha fatto e continuerà a fare Marco Nucci, visto che ormai è diventato un mostro del Topolino. Questa è senza alcun dubbio la storia migliore del numero.
      I due ultimi episodi dedicati a San Romolo devo dire che li ho trovati molto freschi e divertenti. Nel primo Paperino insegna a Amaduck e Paperello che per farsi rispettare bisogna ogni tanto perdere le staffe e quando a un certo punto entrambi esplodono dalla rabbia, non ho potuto fare a meno di ridere. Nella seconda invece Zio Paperone, come al solito, si sente misero e tapino perché sta andando in perdita, in questo caso con l'app di San Romolo: tutti riconoscono che è pessima e non la utilizzano. Anche qui qualche gag divertente e soprattutto mi è piaciuta la frase di Paperino verso la fine: "Ormai sono una specie di Italiano onorario". I disegni in entrambe le storie sono molto gradevoli ma ho ovviamente preferito quelli di Perina.
      La storia di Topolino non è memorabile ma è leggera e simpatica. Pippo e Gancio vanno in società e intendono investigare su casi "paranormali". E Topolino li segue ovunque per assicurarsi che non si caccino nei guai. Ci sarà pure uno zio strambo di Pippo con loro. Una storia che non ha chissà quali pretese, che vuole essere comica e che riesce secondo me nel suo intento. I disegni mi sono piaciuti.
      Infine abbiamo una storia di Zio Paperone che mi ha soddisfatto. Anche questa una storia senza troppe pretese e riesce a fare il suo lavoro di intrattenere e divertire con le sue gag. C'è Paperone che, grazie a un'idea di Paperino, si fa inventare da Archimede un sistema per raccogliere e vendere il tempo sprecato dalle persone. Mi è piaciuta anche la tematica in sé, perché rispecchia molto me: una cosa che ultimamente spesso mi manca è proprio il tempo, a causa dei diversi impegni. Buona prova. Non chissà che cosa ma ci sta. I disegni di Ferraris sono stati anche davvero godibili agli occhi.
      La one-page story finale non è più di Superpippo ma è dedicata a Paperino e Paperoga nella Preistoria. Sa di visto e rivisto, quindi banale.
      Nel complesso un numero che è da acquistare semplicemente per Gastone e vi ritrovereste comunque con tutte storie valide, chi più chi meno, ma nessuna storia brutta.
      Il prossimo numero mi mette curiosità per la storia celebrativa di PK e sicuramente mi aspetto anche molto dall'inizio della storia sul Deposito.
      Il teaser del ritorno di Mister Vertigo mi fa salire l'hype a mille: non vedo l'ora tra due settimane!
      « Ultima modifica: Giovedì 4 Mar 2021, 17:06:09 da Flash X »

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        Re:Topolino 3406
        Risposta #2: Giovedì 4 Mar 2021, 16:43:30
        Premesso che, come saprete, sono contrario alle storie con i vip paperizzati e di sanremo non ne parliamo  >:( , non ho potuto fare a meno di notare come la paperizzazione di Amadeus si candidi ad essere una delle migliori (fisicamente, intendo) della storia: è di fatto letteralmente uguale!

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          Re:Topolino 3406
          Risposta #3: Giovedì 4 Mar 2021, 17:46:02
          Premesso che, come saprete, sono contrario alle storie con i vip paperizzati e di sanremo non ne parliamo  >:( , non ho potuto fare a meno di notare come la paperizzazione di Amadeus si candidi ad essere una delle migliori (fisicamente, intendo) della storia: è di fatto letteralmente uguale!
          Concordo, è forse tra le paperizzazioni più riuscite e somiglianti in assoluto.
          Sembra davvero il suo corrispettivo papero.  ;D
          Alla fine, posso dire di aver apprezzato queste quattro brevi pubblicate a ridosso della competizione canora.
          Semplici sì, ma simpatiche e ben riuscite.  :)
          Nell' ultimo episodio, non ho potuto fare a meno di notare la paperizzazione di Elton John (chiamato "Mr.Rocket"  ;D) e il fatto che Paperino dica di essere ormai diventato un italiano "onorario".
          Se ci pensiamo, nel recente passato, è stato in Italia prima per il mistero legato a Leonardo da Vinci, poi per individuare la pietra blu oltreblu, legata a Raffaello, e poi è rimasto per partecipare al Giro d'Italia.
          E forse vi ritornerà ancora (ho letto che dovrebbe esserci una saga legata alle celebrazioni per il Settecentenario della morte di Dante, forse sceneggiata sempre da Bruno Enna, è possibile?).

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            Re:Topolino 3406
            Risposta #4: Venerdì 5 Mar 2021, 08:33:58
            Non ho mai capito e a questo punto penso non capirò mai, il gran chiasso e fermento attorno a Sanremo. Qua parliamo di ben tre storie a tema musicale...
            Continuazione della solitudine del quadrifoglio piacevole, la storia molto probabilmente sarà una delle candidate al topooscar 2021 dei paperi.
            Termino con un'osservazione che ho fatto già nel precedente volume. Guardando i disegni di Picone stento a credere sia lo stesso del conte di Anatrham. Ha fatto dei passi da gigante in questi due anni. La mia perplessità è sul tratto. Lui, Zanchi, Ermetti... son anche brevetti eh, ma mi sembrano delle copie di Freccero. Viene quasi spontaneo chiedersi che il supervisore artistico bocci chi non disegna come lui...

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              Risposta #5: Venerdì 5 Mar 2021, 10:16:04
              Non ho mai capito e a questo punto penso non capirò mai, il gran chiasso e fermento attorno a Sanremo.
              Non dirlo a me, che lo proibirei...
              Sono anni che evito di sentirne un solo secondo, anche quando ne parlano al telegiornale cambio subito canale apposta... a spregio, come diciamo in Toscana.
              Ho pure il meter dell'auditel, così incido sugli indici d'ascolto.
              Scusate l'OT e riparliamo del Topo.
              Lui, Zanchi, Ermetti... son anche bravetti eh, ma mi sembrano delle copie di Freccero. Viene quasi spontaneo chiedersi che il supervisore artistico bocci chi non disegna come lui...
              Decenni fa si diceva la stessa cosa di Cavazzano, vista la pletora di disegnatori che decisero di copiarne letteralmente lo stile... con grande disappunto dello stesso Maestro che, parole sue, vide banalizzata la sua cifra stilistica.

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                Re:Topolino 3406
                Risposta #6: Venerdì 5 Mar 2021, 11:16:25
                Be', Zanchi e Ermetti non mi sembra che abbiano cambiato poi molto, anche prima dell'avvento di Freccero erano abbastanza simili ad adesso...
                Picone, invece, è impressionante: è passato dall'essere la brutta copia di Intini (che già non mi piace di suo!) ad essere la bella copia di Freccero!
                A mio parere, è migliorato tantissimo, ma spero che raggiunga presto un suo stile personale, come anche gli altri giovani...

                Da quel che so, non c'è nessuna imposizione, ma solo un "consiglio" a ritrovare un disegno più classico, sullo stile di Carpi...
                ... se poi questo consiglio sia stato dato o meno con la lupara in braccio, non mi è dato saperlo! ;D
                Io son nomato Pippo e son poeta
                Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                Verso un'oscura e dolorosa meta

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                Samu
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                  Re:Topolino 3406
                  Risposta #7: Venerdì 5 Mar 2021, 16:25:36
                  Da quel che so, non c'è nessuna imposizione, ma solo un "consiglio" a ritrovare un disegno più classico, sullo stile di Carpi...
                  ... se poi questo consiglio sia stato dato o meno con la lupara in braccio, non mi è dato saperlo! ;D
                  ;D
                  Io apprezzo veramente tanto l'impegno di Nico Picone ma anche di Marco Mazzarello perché entrambi stanno lavorando molto sul proprio stile e hanno avuto un' evoluzione artistica pazzesca.
                  Io, lo ammetto onestamente, prima facevo fatica a leggere le loro storie perché il tratto di entrambi non mi piaceva e lo trovavo pesante.
                  Adesso, invece, leggere le loro storie è un piacere perché rendono i personaggi in maniera espressiva e pulita.
                  Insomma, il tratto di entrambi è diventato leggero e molto piacevole alla vista.
                  I miei complimenti per questi due artisti che si sono rinnovati alla grande e che hanno beneficiato dei consigli dell'esperto Andrea Freccero.
                  Penso che la sua nomina a supervisore artistico della testata sia indubbiamente uno dei punti di forza della gestione Bertani.  O0
                  « Ultima modifica: Venerdì 5 Mar 2021, 16:29:40 da Samu »

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                    Topolino 3406
                    Risposta #8: Venerdì 5 Mar 2021, 16:30:50
                    Recensione Topolino 3406


                     Che su Topolino, dal 1949 ad oggi, ci sia stata una progressione verso un linguaggio sempre meno scanzonato e più incline ad una certa vis celebrativa dei personaggi e delle loro qualità è cosa nota. Da Topolino, immortalato da Romano Scarpa come “il più grande dei personaggi e nostro migliore amico”, a Paperino, osannato scientificamente nella sua “normalità”, a Zio Paperone, l’avaraccio dal cuore d’oro, capita talvolta che i personaggi non facciano nulla di nuovo, ma semplicemente si autocommentino, con la sceneggiatura che calca la mano nel momento decisivo sulla loro qualità principale.

                     Per questa via, più in generale, passa l’inclinazione per un certo tipo di retorica – sia intesa in un senso non automaticamente deteriore – tipica del settimanale negli ultimi anni: vale a dire, il trattamento dei passaggi narrativi con un tono enfatico, celebrativo, lo strutturare la vicenda su snodi emotivi piuttosto che su scatti narrativi particolarmente sofisticati, in modo che ad uscirne sottolineate siano le caratteristiche vincenti dei personaggi, e non la specificità della trama contingente.

                     Il numero di questa settimana è un vero monumento a questo tipo di approccio. Giorgio Salati nella prima puntata di Musicalisota mette in campo l’assoluta normalità di una teen band di provincia, e i suoi piccoli successi: una cronaca per la quale va dato atto all’autore di aver riprodotto dei sapori e delle dinamiche perfettamente verosimili e oliate. E tuttavia, a leggerla per un altro verso, questa prima puntata è davvero una non-storia: non un imprevisto, non una risata, mai l’innesco di una curiosità circa gli sviluppi di una trama che potremmo apprendere par pari da un amico adolescente con il pallino della musica; spiccano solo i disegni, molto godibili, di un Nico Picone in piena “freccerizzazione”, e per ora molto lontano dall’intinismo degli esordi. Intinismo il cui eventuale recupero, con i nuovi mezzi tecnici nel frattempo assorbiti, desterebbe sin d’ora moltissima curiosità.

                     
                    Prima della prima

                     E sempre in tema di tratti frecceriani, l’ormai presentissimo Stefano Zanchi illustra per Marco Nucci la seconda e ultima parte di Gastone e la solitudine del quadrifoglio. Se nella settimana passata qualcuno ha lamentato uno snaturamento del personaggio rispetto a quello barskiano, un vanesio lontano anni luce da alcuna forma di empatia con gli altri, personalmente ritengo che “operazioni introspettive” su personaggi simili siano, tutto sommato, un accettabile segno dei tempi. Non sempre, certo, hanno esito positivo, ma ben vengano se possono avvicinare un personaggio alla sensibilità dell’autore che è chiamato a gestirlo.

                     Quanto alla storia in sé, il suo punto di forza è certamente, come sempre in Nucci, il “mestiere” delle sue sceneggiature. Pause nel dialogo, inquadrature, espressioni, regolazione del microclima della tavola, tutti segni di un autore preparato e di una sceneggiatura efficiente. Ma la trama è stranamente sbilanciata sul caricamento celebrativo del personaggio.

                     
                    Farmtown, Vecchio o Nuovo mondo?

                     I “nuovi amici” di Gastone, “i migliori del mondo”, sono piuttosto anonimi: lo sono dal punto di vista caratteriale, ma in fondo non è obbligatorio esser personaggi a tutto tondo nel fumetto Disney, se si ha l’opportuna vis comica. Ma al contrario, c’è pochissimo da ridere in questa storia, giusto alcune gustose didascalie (altro segno ricorrente del “mestiere” di Nucci). Ecco dunque un certo sbilanciamento retorico sul personaggio e sui suoi pensieri, del resto non imprevedibili una volta compresa l’impostazione della storia. Buona e originale è l’idea che la fortuna di Gastone sia in rapporto quasi simbiontico con la sfortuna di un’altra… entità (ma non anticipiamo troppo), ma non abbastanza forse da ribaltare questa impressione.

                     Un’ultima, piccola curiosità: gli scorci del paesello che fa da “buen retiro” a Gastone sono potentemente intrisi di architettura europea. Non una vera stranezza, in una rappresentazione di quel bizzarro mondo di prestiti di tutti i tipi che sono gli Stati Uniti d’America, ma certamente un sintomo dell’inclinazione dei disegnatori nostrani per le forme e i modelli del Vecchio Mondo quando si tratta di parlare al lato più familiare della coscienza del lettore.

                     C’è tempo per due rapidissime pagine di aggiornamento sull’inizio dell’anno di Formula 1 prima della coppia di episodi sanremesi di questa settimana, Sanromolo 2021: Buon viso e cattivo gioco e La ricetta della felicità. Scritti da Pietro B. Zemelo, ex promessa ed oggi stabilmente nell’indice del settimanale, il primo è disegnato da un buon Luca Usai e il secondo da un Alessandro Perina forse in certi punti un po’ troppo… gommoso (ma si sa, con le paperizzazioni di mezzo…).

                     Anche in questo caso, entusiasmo e il solito pizzico di retorica spalmato sull’amore per la musica, sul fasto della macchina di lucro e spettacolo (impersonati rispettivamente da Paperone e dai due conduttori Paperello e Amaduck), sull’amabilità dei piccoli inconvenienti organizzativi punteggiati dai pasticci paperineschi, persino su una rappresentazione più che cartolinesca del “buon sentire” italiano (cibo, affetti e musica nel sangue). E, consueta etorogenesi dei fini, alla resa finale è un senso di stanchezza e di ripetitività, non di freschezza e dinamismo, quello comunicato da queste due storie: un involontariamente fedele ritratto dei destini del nostro Festival della canzone? Può essere. In tal caso, come talvolta accade, Topolino si riscopre inatteso specchio dei tempi.

                     
                    Attenzione: caduta stereotipi

                     E a proposito di tempi: sembra provenire dritta dagli anni Ottanta Zio Paperone e il futuro del tempo. Tra una ormai immancabile citazione dalle canzoni di Frozen e l’altra, Fabio Michelini riscrive l’eterno canovaccio che ereditò decenni fa da Giorgio Pezzin: una grande idea tecnologica e commerciale, data in pasto alla macchina economica paperoniana, che finisce per creare svantaggi al suo creatore e dissesti nella società. Anche qui, una certa inevitabile stanchezza per un copione così antico inficia la resa finale, complici i disegni di un inatteso e redivivo Andrea Ferraris che non appare forse al meglio della forma grafica.

                     Il numero si completa con una storia di Topi, dal macchettianissimo titolo Topolino e il caso della cosa nella casa, ma sceneggiata in verità da Sisto Nigro: la storia regge nella parte iniziale, coinvolgendo persino Gancio e il famigerato zio Sfrizzo de’ Pippis, ma nella conclusione si incanala senza sussulti verso acque sin troppo abituali.

                     Eppure a parere di chi scrive la miglior sorpresa del numero sono proprio i disegni di questa storia: il quasi esordiente Andrea Malgeri, disegnatore di un pugno di storie a cavallo tra 2018 e 2019, fa il suo ritorno con un bellissimo stile che, dietro un’evidente ispirazione frecceriana, sviluppa un tratto particolarmente rifinito e dalle chine molto sottili, particolare oggi piuttosto raro.

                     Chiude il numero un approfondimento sulla storia in uscita a partire dalla prossima settimana, che accompagnerà una serie di gadget a tema Deposito: il lavoro è affidato nientemeno che ad Alessandro Sisti e a Libero Ermetti, e c’è di che ben sperare. Alla prossima settimana!



                    Voto del recensore: 2/5
                    Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                    http://www.papersera.net/wp/2021/03/05/topolino-3406/


                    Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


                    *

                    Samu
                    Sceriffo di Valmitraglia

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                      Re:Topolino 3406
                      Risposta #9: Venerdì 5 Mar 2021, 16:46:20
                      Segnalo che il disegnatore della storia celebrativa del Deposito pubblicata a partire dal prossimo numero non sarà Libero Ermetti (come indicato nella recensione del libretto), bensì Giuseppe Facciotto.

                      Ermetti, invece, ha curato il progetto grafico del Deposito e delle statuine dei personaggi.
                       ;)

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                        Re:Topolino 3406
                        Risposta #10: Venerdì 5 Mar 2021, 17:45:01
                        AVVERTENZA: POSSIBILI SPOILER


                        Allora, via il dente via il dolore: le due su Sanremo/Romolo sono vivaddio veloci e se non sono particolarmente godibili almeno non sono moleste. Si è visto di peggio, ma ciononostante meno male che si chiude qui.

                        La breve di Topolino è appunto breve, un po’ alla Scooby Doo con tanto di possibile fantasma che infesta un ristorante. La soluzione sa di già visto in almeno 20 gialli ma almeno ci sono dei momenti simpatici.

                        Zio Paperone e il profumo del tempo è anch’essa piuttosto formulaica, nel filone “Zio Paperone ha un’idea per far soldi, Archimede inventa un marchingegno che all’inizio va alla grande, poi sorgono i gli inevitabili problemi che si sarebbero dovuti prevedere da subito e son dolori”. Tuttavia, saranno i disegni, sarà la tematica del tempo che non basta mai, a me è piaciuta. A volte un tema già sviluppato a iosa sa di rifritto, a volte di un nuovo giro di giostra. E di buono c’è che Paperino e nipoti si son fatti furbi nell’avvistare i nodi che arrivano al pettine e a mettersi in salvo dall’ira dello zione.

                        Musicalisota: più che una storia o una puntata di una storia, un ponte di congiungimento tra X-Music e la serie che arriverà in estate, a cui fa da prologo. Da quel punto di vista fa il suo lavoro, lasciandomi con un certo interesse per quel che verrà. Carina l’idea di far decidere ai lettori tramite sondaggio su uno sviluppo (per quanto – giustamente - minimale).

                        Per quanto non sia una devota della continuity in ambito disneyano, ho apprezzato la comparsa di Ray da Area 15 in questa storia, proprio come ho apprezzato quella di Newton in Area 15: una volta deciso di fare tante storie sui personaggi più giovani tanto vale creargli una dimensione comune. E personalmente mi piace l’idea di un roster più definito di amici dei nipotini invece dei soliti tizi che si vedono una volta e poi scompaiono: se l’idea è farmi appassionare a certi personaggi, creargli attorno un universo adeguato (alla Paperino Paperotto, per intenderci) mi sembra una mossa azzeccata. Unico dubbio: ma perché Ray non ha i suoi capelli “classici”? Non ci dovrebbero essere indicazioni per gli artisti su come vanno diseganti i vari personaggi, proprio per dare uniformità?

                        E veniamo all’indiscutibile top del numero: Gastone e la Solitudine del Quadrifoglio.

                        Non so come andranno i Topo Oscar 2021, ma questa storia, se non sarà vincente, di sicuro sarà una delle contendenti per il mondo papero.

                        A me, che di certo non sono un’estimatrice di Gastone, dispiace solo che sia già finita: secondo me si sarebbe potuta articolare perfino meglio in 3 puntate, ma anche queste 2 sono state ottime. Bella sceneggiatura, caratterizzazione che appassiona, idee originali e dei disegni che definire emozionanti è dir poco. La storia sarebbe sempre stata senz’altro una buona storia, ma con dei disegni meno poetici, a tratti pittorici (ma quanto è bella la passeggiata trionfale di Gastone?!), avrebbe perso sapore.

                        Mi è piaciuta anche l’idea di Gastone che inconsciamente proietta uno scudo di buona sorte su Paperopoli, a cui ormai la natura si è assuefatta e senza il quale si scatena l’Armageddon. Certo, viene da chiedersi se davvero Gastone non può assentarsi per più di qualche giorno senza venir meno al ruolo di “guardiano”, perché con le varie crociere e viaggi premio sembra improbabile: magari possiamo dire che dipende più dal fatto se egli si sente ancora paperopolese o meno. Se va via con l’intenzione di tornare, se sente che la sua casa è sempre la città, allora ok. Se decide di andarsene in pianta stabile è la fine.

                        In ogni caso, sarà che adoro le storie in cui la suprema fortuna di Gastone viene invocata a bella posta e trasformata in arma, sarà che mi piacciono le storie in cui un qualunque personaggio decide di fare i bagagli e andarsene solo per poi risultare indispensabile alla città/la famiglia/il buon funzionamento dell’universo disney, questa storia mi è sembrata davvero eccellente.



                        Eppure...

                        Già, eppure.

                        Posto che La Solitudine del Quadrifoglio è un’ottima storia, c’è un appunto che non posso evitare di fare. Il dettaglio che – almeno per me - la fa essere una storia da 10 e non da 10 e lode.

                        Se c’è una cosa che non mi ha mai esaltato più di tanto, sono le storie del tipo “La fortuna di Gastone è anche un problema”. So che può sembrare strano detto di una storia dove questo è proprio l’assunto di base e che vede Gastone definirsi “maledetto dalla fortuna”, ma per me questo significa aver mancato il vero nocciolo del problema, che non è la fortuna, è l’atteggiamento del personaggio.

                        Certo, a uno iellato cronico a 24 carati come Paperino, che (a parte quando è Paperinik) non può andare a prendere il giornale senza incappare in una valanga di disastri più o meno gravi, non potrà mai fare troppo piacere vedere il cugino subissato di premi e ricompense per il solo fatto di respirare, ma il vero problema non è che Gastone è fortunato: è che è fortunato e lo sbatte continuamente in faccia al suo prossimo, dai congiunti agli estranei.

                        Un conto è la fortuna smodata, un altro l’uso che si fa di tale fortuna. E Gastone ne fa un uso egoistico e meschino. Esempio: sappiamo che vince costantemente viaggi premio, passarne uno a Paperino per portare i nipotini in vacanza no? Se vince 15 frigoriferi, perché non darne uno a Nonna Papera? Dei 25 marchingegni che gli arrivano ogni giorno, girarne uno, anche il più inutile e ridondante, a Paperoga? Usare uno qualunque dei buoni per una cena premio per invitare tutto il parentame a una bella uscita comune, per una volta senza far sfacchinare Nonna Papera e far contenta Paperina senza secondi fini? Neanche per idea, piuttosto passiamo con la 66esima auto di lusso davanti a casa dei parenti, che ammirino ciò che io ho e loro no.

                        Sia chiaro, nelle storie di tutti i giorni va bene così, il ruolo di Gastone è principalmente quello di antagonista, il che è anche benvenuto e necessario. Ma stando così le cose mi suona un filino riduttivo e forse anche un po’ disonesto ricondurre la questione al mero risentimento che suscita la fortuna.

                        Non a caso, il vero cambiamento nella storia non risiede nel fatto che Gastone si ritira a vita privata su un cucuzzolo sperduto, è nel fatto che Gastone non si comporta con i suoi nuovi amici con l’arroganza e la malignità con cui tratta di solito Paperino & Co., bullandosi dei suoi colpi di portapiume e deridendoli per le loro magagne quando non deliberatamente aggiungendo ad esse.
                        A fare la differenza è il suo comportamento, non la presenza o meno della buona sorte: il mostrarsi amichevole e alla mano, essere disposto a imparare e a instaurare un dialogo senza timore di non sembrare figo, porsi sullo stesso piano degli altri e non come un privilegiato.

                        Se dovessi dire una cosa che avrei voluto trovare nella storia e che non c’è stata è proprio questa: una considerazione finale su come l’essersi fatto degli amici non è dipeso da agenti esterni ma da sé stesso e dalla propria disponibilità ad aprirsi agli altri.

                        Ecco, semmai questa storia dovesse avere un seguito – e mi scopro a sperare che sia così – quello che ci vorrebbe sarebbe un personaggio che, con affetto e sincerità, facesse a Gastone un discorso sulle righe di The Social Network (“Gastone, passerai la vita a pensare che non piaci agli altri perché sei fortunato. E io posso dirti dal profondo del mio cuore che non sarà per questo. Non piacerai perché sei un grande st****o!”) da cui far partire una riflessione seria su quanto della sua situazione si da ascriversi al fato e quanto a lui stesso.

                        Non accadrà, lo so: si andrebbe a minare lo status quo. E dopotutto non so quanto sarebbe opportuno un Gastone addolcito e “redento”: già i veri cattivi scarseggiano, se ci giochiamo anche i meri antagonisti stiamo freschi. Eppure, alla luce di questa storia, mi sembra un’occasione sprecata.

                        *

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                          Re:Topolino 3406
                          Risposta #11: Venerdì 5 Mar 2021, 20:00:47

                          Decenni fa si diceva la stessa cosa di Cavazzano, vista la pletora di disegnatori che decisero di copiarne letteralmente lo stile... con grande disappunto dello stesso Maestro che, parole sue, vide banalizzata la sua cifra stilistica.
                          [/quote]
                          E infatti anche quello è stato un errore secondo me, perché tutti questi emulatori si vedeva che scimmiottavano qualcosa che non erano assolutamente in grado di rifare.
                          Poi ispirarsi ai grandi penso sia anche normale, Bottaro riprendeva pose dei personaggi pari pari a Barks, Cavazzano faceva lo stesso con Scarpa e Gervasio faceva lo stesso con Cavazzano e de Vita (se uno legge le storie di Gervasio per dire, specie dei primi anni 00, noterà una grande quantità di pose riprese), ma dopodiché bisogna cercare di ottenere un proprio stile. Poi in realtà non sempre l'evoluzione paga, se penso agli autori che han frequentato l'accademia Disney, solo Pastrovicchio è migliorato. Per me autori come Intini e Lavoradori era meglio rimanessero fedeli a Carpi.

                          Termino con una chiosa: con tutto il rispetto dovuto, ma un conto è copiare Cavazzano, un altro è copiare Freccero
                          « Ultima modifica: Venerdì 5 Mar 2021, 20:03:26 da Blu »

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                          Samu
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                            Re:Topolino 3406
                            Risposta #12: Venerdì 5 Mar 2021, 23:25:02
                            A fine lettura, posso dire che Gastone e la solitudine del quadrifoglio è proprio una gran bella storia!
                            La seconda parte si dimostra all'altezza della prima e forse mi è piaciuta ancora di più!
                            Mi è piaciuto il modo in cui Nucci ha gestito il "momento di frattura" tra la nuova situazione che si era venuta a creare nella prima parte e il (seppur "momentaneo") ritorno allo status quo.
                            Il mio unico timore era che tutto quanto di bello Gastone era riuscito a creare con il rapporto con i suoi nuovi amici svanisse via per ritornare alla quotidianità del personaggio.
                            Invece, anche qui, l'autore ha dimostrato la sua grande abilità di narratore, in un meccanismo dove tutto (almeno, secondo il mio parere) viene studiato con precisione, senza affidare niente al caso o all'improvvisazione.
                            Come ho detto la scorsa settimana su Area 15, Nucci "gioca" molto sulle situazioni che ritornano (per esempio la scena del biglietto) e ciò rende la lettura veramente appassionante e coinvolgente!
                            Veramente belle le tavole in cui Gastone si appresta a fare il ritorno in città in grande stile e quando compare alle spalle di Pico e del giornalista, pronto a salvare la sua città.
                            Bellissima la scena in cui passeggia per le vie di Paperopoli e, al suo incidere, il brutto tempo si allontana.
                            Ma la tavola che mi ha più emozionato è sicuramente quella in cui un rassegnato Gastone fa ritorno a casa sua, triste e solitario.
                            E proprio nel momento in cui si sente più sconfortato, riceve una chiamata che lo riempie di gioia (facendogli scendere anche una lacrimuccia, e stava per scendere pure a me!!!  ;D)
                            Insomma, una signora storia, scritta con maestria, con profonda conoscenza e amore per questi personaggi immortali che, se visti da un altro punto di vista, possono rivelare dei lati "inediti" e che si dimostrano estremamente interessanti e appassionanti.
                            Il tutto è trasposto su carta grazie all' Arte di un eccelso Stefano Zanchi, che dimostra di aver raggiunto una maturità stilistica davvero notevole.
                            Veramente azzeccata la scelta di fare ricorso alle vignette orizzontali che caricano la vicenda di un'essenza intimista e riflessiva.
                            Liberi di non crederci, ma quando fu annunciata questa storia più introspettiva sul personaggio, ho subito pensato che il miglior disegnatore possibile fosse proprio Zanchi perché ricordavo il suo splendido Gastone in storie come Gastone crocierista in incognito.
                            Proprio per questo motivo quando fu rivelato il suo nome da Bertani, la cosa non mi stupì e anzi ero felice che la mia "supposizione" avesse trovato conferma nella realtà!  O0

                            Passando al resto, il numero non è male.
                            La prima storia, in effetti, la considero più un "lungo" prologo alle nuove serie musicali che leggeremo più avanti.
                            Letta in quest'ottica, non mi è dispiaciuta anche se come storia in sé mi sarei aspettato di più.
                            Alla fine è una lunga preparazione ai nuovi risvolti della serie.
                            Non mi sarei aspettato di vedere Ray e, devo ammetterlo sinceramente, non lo avevo riconosciuto!
                            Ho sfogliato velocemente la storia prima di leggerla e ho pensato che si trattasse di un nuovo personaggio.
                            Confermo i passi da gigante fatti da Nico Picone, il cui tratto ora è molto piacevole e "snellito", però ho fatto fatica a riconoscere l'amichetto di Qua (ma questo dipende anche dal colore dei capelli).

                            Carine le brevi dedicate a San Romolo e molto graziosa il caso della cosa nella casa.
                            Mi ha fatto un piacere incredibile trovare tutti in una botta Gancio, Pluto e Sfrizzo (soprattutto quest'ultimo chi se lo aspettava?).
                            Storiellina davvero carina che mi ha ricordato un'altra storia, sempre scritta da Sisto Nigro, in cui Pippo e Gancio aprono una sede Investigativa per fenomeni paranormali, cioè Pippo e Gancio in: fantasmi a tempo di rap.
                            Molto belli i disegni di Andrea Malgeri che,
                            seppur collabori da poco con Topolino, dimostra di essere davvero abile nel rendere i personaggi in maniera espressiva, con il suo tratto leggero e "aggraziato".

                            Infine, spendo volentieri qualche parola in merito alla storia conclusiva.
                            Sebbene lo spunto e (per certi versi) anche lo svolgimento appaiano già visti e rodati, mi è proprio piaciuta!
                            Non so, ho trovato una freschezza e un brio nel raccontarla da parte di Michelini che non "sentivo" da tempo.
                            Molto grazioso il finale che, seppur nella sua classicità, con la didascalia conclusiva aggiunge qualcosa di nuovo e personale (mi ha riportato alla mente tutte le storie lette da bambino cui sono da sempre affezionato e che ricordo benissimo anche se non le rileggo da chissà quanto tempo).
                            Belli anche i disegni di Andrea Ferraris che accolgo nuovamente con piacere sulle pagine del settimanale e che (secondo il mio parere) è molto migliorato rispetto al passato.  ;)
                            « Ultima modifica: Venerdì 5 Mar 2021, 23:30:03 da Samu »

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                              Re:Topolino 3406
                              Risposta #13: Sabato 6 Mar 2021, 20:19:42
                              A me 'sta mania di "paperizzare" divi e divetti televisivi non mi piace.
                              Può essere un'idea carina se messa in opera ogni quasimai.
                              Viceversa, ovvero ogni quasisempre,  trovo sia un mezzuccio per tirare la volata alle vendite tra una certa platea di potenziali acquirenti.
                              ...ho la febbre, ma ti porto fuori a bere...

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                                Re:Topolino 3406
                                Risposta #14: Sabato 6 Mar 2021, 20:24:17
                                Viceversa, ovvero ogni quasisempre,  trovo sia un mezzuccio per tirare la volata alle vendite tra una certa platea di potenziali acquirenti.
                                Sempre che funzioni...

                                 

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