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    Zio Paperone e la febbre del rodio
    Giovedì 14 Mag 2015, 11:42:21
    Conobbi davvero Romano Scarpa con la lettura della seconda parte di "Zio Paperone e la febbre del rodio", storia poco considerata da grandi fans e collezionisti, eppure secondo me da tenere sempre nel debito credito, e non solo per ragioni sentimentali.
    Devo però tracciare, per chiarezza, un piccolo background, che mi riporta con la mente all'agosto del 1985.


    Avevo dieci anni tondi tondi, e mi stavo stancando di Geppo, Braccio di Ferro, Tom & Jerry e Più a fumetti. Sino ad allora le avventure di Topolino libretto non mi avevano interessato, non mi garbavano. Ma sullo scaffale in sala c'erano queste copie del settimanale, una ventina in tutto, di mia madre, risalenti al periodo 1977-1981: perché non provare allora a dare loro uno sguardo con gli occhi di un bambino di dieci anni, pronto alle nuove scoperte?

    Fu la folgorazione. La prima storia che lessi fu la seconda parte di un classico come "La vittoriosa sconfitta di Paperinik" di Martina e M. De Vita, e mi innamorai di quel mondo così diverso, così variegato, così pieno di sfaccettature di paperi e topi antropomorfi. E capii subito che il lavoro tendeva ad essere diversificato tra sceneggiatori e disegnatori, con stili variegati per tematiche e lessico da un lato, e semplicemente tratto dall'altra.
    Così, non ebbi problemi a ricondurre allo stesso sceneggiatore la citata "Vittoriosa sconfitta", "Zio Paperone e la nube decolorante" e "Topolino e i segreti di Casadiavolo", tutte molto simili per lessico e stile narrativo (Guido Martina era inconfondibile), ma disegnate da mani diverse e tutte di prim'ordine, posto che la seconda era stata realizzata da un Carpi in perfetta forma, e la terza recava le matite di Romano Scarpa.



    Oh, non sapevo il nome di quest'ultimo autore, ma il suo tratto riapparve appunto in "Zio Paperone e la febbre del rodio", e non potei non notare le diversità di stile e di lessico nella sceneggiatura della storia. Non sapevo all'epoca come si chiamassero lo sceneggiatore ed il disegnatore di questa storia, né che fossero la stessa persona, ma la differenza con le storie di Martina (anche lui ignoto, ma "riconosciuto nella mano") si faceva sentire. Se delle altre apprezzavo la punta di cinismo estremo, la cattiveria, la litigiosità dei personaggi anche nei contrasti più banali, nella "Febbre del rodio" avevo scoperto gli aspetti più altruistici, familiari, generosi della banda Disney, completando il quadro delle mille sfaccettature di quei personaggi Disney che avevo appena iniziato a conoscere.

    Ed il bello è che le due cose non mi apparivano contrastanti... Uh, mi rendo solo conto adesso dei ragionamenti che la mia mente di bambino aveva iniziato a fare. Mi apparivano solo come le due facce della stessa medaglia, alla quale ogni sceneggiatore si riferiva secondo le esigenze della storia.
    E dunque, bene aveva fatto quel misterioso sceneggiatore a costruire una storia non sui contrasti, ma sull'amicizia che legava la banda dei paperi in quella vicenda. E che vicenda appassionante mi era comparsa davanti agli occhi: una caccia al tesoro, letterale, che vede Paperone e Rockerduck concorrere, in modo non del tutto sleale tra loro, per accaparrarsi quanto più rodio possibile, mezzi meccanici estremi ma molto simpatici, una tribù che spia il tutto ed un grande mistero da risolvere... Cosa volere di più dalla vita?

    Beh, che la storia suddetta fosse condita da un giusto valore da trasmettere al lettore, ed in questo caso era proprio quello dell'amicizia disinteressata tra Paperone e Penna Stinta, diventati addirittura "fratelli di latte" in seguito ad un episodio narrato nella prima parte e che all'epoca non avevo potuto leggere.


    Ma adorai quel che lessi, adorai quel concetto oltre ogni confine e chissà se ancora oggi, che posso contare un coacervo di tradimenti e di amicizie saltate perché basate sull'interesse e non sul puro e semplice rapporto, non fu la lezione che trassi da "Zio Paperone e la febbre del rodio" in qualche modo a plasmare le mie idee in merito proprio nell'età in cui riflessioni più profonde sul punto iniziano a fare capolino nella mente dei bambini.

    Impiegai almeno sette anni per trovare una ristampa completa della storia, quando finalmente lessi perché il legame tra Paperone e Penna Stinta fosse così forte. Ma in quei sette anni era successa la rivoluzione sui fumetti Disney: i nomi degli autori avevano iniziato ad essere pubblicati in calce alle storie.


    Avevo quindi già scoperto tutte le sfaccettature non solo dei personaggi Disney, ma anche dei loro autori principali, e non fui quindi sorpreso dallo scoprire che (o meglio, dall'avere la conferma ai miei sospetti che) Romano Scarpa fosse al contempo sceneggiatore oltreché disegnatore di "Zio Paperone e la febbre del rodio". Quello stile, al contempo più pacato e meno aulico di quello martiniano, eppur capace di costruire intrecci di spessore pari per valore e per lessico, mi era ormai familiare, ma finalmente sapevo chi ringraziare con certezza per la realizzazione di questa storia, estremamente formativa a qualsiasi età la si voglia leggere, ma che per me è stata un punto di riferimento morale nei tempi a venire, chiedendo al lettore di fidarsi sulla parola di quel che ho detto, dato che preferisco non dilungarmi su vicende personali che tedierebbero soltanto senza nulla aggiungere al valore dell'opera stessa.

    Ma da allora sapevo che lo Scarpa autore completo sarebbe sempre stato per me una garanzia di qualità assoluta nelle storie, cosa che posso confermare senza tema di smentite, posto che solo un paio sono state le delusioni (non me ne vogliano gli oltranzisti scarpiani, ma "Paperin Hood" e "Topolino e le rane saltatrici" mi son sempre state parecchio indigeste), mentre le certezze sono state decine e decine.

    Ed anche a me l'immensa classe del Maestro, nonostante le riletture continue dei capolavori che lo hanno consacrato all'immortalità, sta mancando ormai da troppo tempo sulla pagine del settimanale, benché una nuova schiera di sceneggiatori e disegnatori abilissimi ne abbia raccolto l'eredità con sapienza e maestria.


    - Alberto "Avv. Photomas" Lunghi

    La pagina con un layout migliore, le didascalie delle imamgini e i link per condividere sui social (cosa che farete, nevvero?) è qui:
    http://www.papersera.net/RSc10/Zio_Paperone_e_la_febbre_del_rodio.php
    « Ultima modifica: Giovedì 14 Mag 2015, 13:35:30 da Paolo »

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    tang laoya
    Cugino di Alf

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      Re: Zio Paperone e la febbre del rodio
      Risposta #1: Venerdì 15 Mag 2015, 05:39:42
      "Tenere sempre nel debito credito" è un'espressione decisamente notevole ;)
      « Ultima modifica: Venerdì 15 Mag 2015, 05:40:23 da tang_laoya »
      Mi avevano dato le mappe del percorso, ma nessuna idea circa i bizzarri paesaggi che avremmo attraversato durante lunghi mesi. - Per Nettuno Capitano! Con questa luna di sghimbescio gli sgombri cremisi fluttuano flessi!

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      pkthebest
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        Re: Zio Paperone e la febbre del rodio
        Risposta #2: Venerdì 15 Mag 2015, 08:51:30
        Col mio lavoro è un must! ;D

        Però questa storia è veramente poco nota: ingiustamente perché per me è davvero una vetta scarpiana superiore a tante altre ben più famose!

          Re: Zio Paperone e la febbre del rodio
          Risposta #3: Venerdì 15 Mag 2015, 09:45:41
          bella questa storia, devo averla letta in qualche Grande Classico da bambino
          e subito dopo via di corsa a giocare a fare il cercatore  :)

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          ML-IHJCM
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            Re: Zio Paperone e la febbre del rodio
            Risposta #4: Venerdì 15 Mag 2015, 11:12:04
            Però questa storia è veramente poco nota: ingiustamente perché per me è davvero una vetta scarpiana superiore a tante altre ben più famose!
            Certamente sono d'accordo con te nel preferirla a "Paperin Hood" (di cui trovo l'ambientazione cinematografica quasi insopportabile). Non porrei "Zio Paperone e la febbre del rodio" tra i capolavori di Scarpa perche' ritengo che il Maestro abbia fatto di molto meglio; ma e' comunque di qualita' estremamente alta.
            « Ultima modifica: Venerdì 15 Mag 2015, 11:12:38 da ML-IHJCM »

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            Paolo
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              Re: Zio Paperone e la febbre del rodio
              Risposta #5: Venerdì 15 Mag 2015, 12:40:58
              Una delle cose più interessanti di questa storia, non comune in un "canonico" come Scarpa, è l'utilizzo delle vignette oltre il consueto schema della gabbia 2x3.

              Guardate l'immagine allegata, è una selezione parziale di tavole con "eccezioni" allo standard della griglia, la prima con la riga centrale che si assottiglia quasi a seguire la corsa di Rockerduck, la seconda con la vignetta verticale che dà l'idea del sollevamento di Paperone da parte dell'indiano, l'ultima con la terza riga che - per dare l'idea di contemporaneità di reazione dei protagonisti - schiaccia la vignetta dedicata ai nipoti...

              Insomma, una vasta quantità di soluzioni grafiche sulle quali mi piacerebbe leggere l'intervento di qualcuno dei "nostri" disegnatori, di certo più in grado di me di analizzare questi aspetti...



               - Paolo

              « Ultima modifica: Venerdì 15 Mag 2015, 12:42:24 da Paolo »
              Orrore! Panzaal non è Panzaal!

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                Re: Zio Paperone e la febbre del rodio
                Risposta #6: Venerdì 5 Giu 2015, 16:48:34
                Lessi questa storia "in diretta", anche se non ricordo perché mi comprarono il numero con la prima puntata (forse durante qualche gita)...

                Difficile tornare alle sensazioni di 35 anni fa; però, ricordo di aver notato subito il "disegnatore bravo", anche se, chissà perché, leggermente diverso da quello del "Colosso del Nilo", ad esempio (il concetto di inchiostrazione era ancora mooolto lontano! ;) ); ricordo però che la storia mi era piaciuta, tanto che mi feci comprare anche il numero successivo (non era scontato!)...
                Ricordo anche una cosa particolare: mi dava un gran fastidio vedere Paperone con la palandrana rossa! Ero abituato con i miei topolini anni '60, dove aveva la palandrana blu... ::)

                Inutile dire che quella è stata la prima volta in cui ho sentito parlare di rodio... e forse, pure l'ultima! Credo di aver guardato sull'enciclopedia, all'epoca, ma niente di particolare...
                Anzi, ora che ci penso:

                "Per molti anni è stato il metallo di gran lunga più prezioso al mondo, con un prezzo che nel luglio 2008 ha superato i 10.000 dollari per oncia (350 dollari/grammo); in seguito il prezzo si è ridotto notevolmente, arrivando, ad inizio 2009, ad essere paragonabile a quelli di oro e platino[1] ma rimanendo comunque il metallo più prezioso al mondo"

                Wikipedia!
                Solo oggi mi è venuto in mente di cercare qualche informazione in più! ;D

                Ah, da notare, in questa storia, anche la chiara spiegazione del concetto di inflazione: credo che all'epoca l'avessi già recepito (magari da qualche altra storia disneyana!), però non faceva male... ;)
                Io son nomato Pippo e son poeta
                Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                Verso un'oscura e dolorosa meta

                  Re:Zio Paperone e la febbre del rodio
                  Risposta #7: Mercoledì 11 Mar 2020, 21:28:20
                  È senz'altro una bella storia ma purtroppo qualsiasi storia che cozzi col canone barksiano ( poi ripreso da Don Rosa ) mi lascia un retrogusto amaro in bocca.
                  Sta di fatto che di personaggi come Penna Stinta ce ne sono pochi.

                   

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