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Pippo e i parastinchi di Olympia

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V
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    Pippo e i parastinchi di Olympia
    Giovedì 4 Giu 2015, 15:26:34
    Estate 1972: per le olimpiadi di Monaco, memorabili purtroppo non solo per meriti sportivi, esce in edicola un curioso albo rosa shocking, "Pippo alle Olimpiadi", con 134 tavole di fumetti e quasi altrettante dedicate alla competizione sportiva. Si tratta di un supplemento a Topolino anomalo, non solo per il colore della copertina, ma anche per la scelta di pubblicare una storia inedita, per di più molto lunga e di un unico autore: Pippo e i parastinchi di Olympia.

    Quel volumetto non lo vidi in presa diretta - non ero ancora nato - ma lo trovai verso la fine degli anni Novanta nelle bancarelle dell'usato di Piazza Arbarello a Torino, storico luogo ricco di inaspettate scoperte e di possibili e polverosi affari. Il volumetto in questione era davvero malconcio, con quasi metà della pagine stralciata via. Ma a me interessava la storia, intatta, e lo comprai a poco prezzo insieme ad una vagonata d'altra roba.


    Si trattò di una lettura fulminante e coinvolgente, in cui l'autore si prendeva i suoi tempi per narrare con calma una storia con varie ambientazioni e diversi personaggi secondari. Più che l'azione però sono i rapporti interpersonali ad essere centrali nella vicenda. Dopo aver trovato in una grotta greca una statua simile a Pippo, con indosso due parastinchi in cuoio, i due eroi si convincono che l'antico vincitore sportivo Pipponte abbia trovato un nuovo erede tramite i due magici indumenti. Aiutati dal manager olimpico Averell Bombage, i due partecipano alle olimpiadi di Monaco, ma il piano diabolico di Gambadilegno, i granchi molli del borghetto vicino a Venezia Portostecco e un paio di altre presenze renderanno il tutto più complesso.

    Scarpa inserisce nella storia, solo all'apparenza semplice e tradizionale, tutta una serie di pirotecniche situazioni, con un utilizzo non banale di nuovi personaggi. Prendiamo il folle barone tedesco, che ammanisce la folla lanciando una pioggia di marchi. Oppure il compassato e bizzarro "auriga" che, con la sua inquietante ciurma, dà il via ad una sequenza di vignette e a scambi di battute vivacissimi e profondamente ironici nella loro bizzaria. Perfino i due professori greci, nel loro essere normali, risultano personaggi particolari, così seguaci del metodo scientifico da scambiare Gambadilegno per un tranquillo archeologo.

    E veniamo al perfido felino, qui in una prova stupenda. In una memorabile vignetta Scarpa lo fa giocare a scacchi con pedine che hanno i volti di noti personaggi (Topolino, Pippo, Macchia Nera, Trudy, Basettoni), per poi farlo passare a machiavelliche letture.



    Gambadilegno appare come un nemico perfido, capace di architettare un piano astuto (anche se, viste certe premesse, forse fin troppo facilmente riuscito), utilizzando solo la psicologia e l'approccio dialettico per ingannare l'ingenuo Pippo. Scarpa riesce a non far notare certi difetti del piano, regalando tutta una serie di dialoghi veneziani geniali e brillanti, con la massa di Pietro che si dimena per salvare il suo pupillo.

    Ma al maestro interessano i due amici, mai come in questa storia così vicini e sinergici. In vignette toccanti la separazione tra i due diventa terribile, e al lettore sopraggiunge una stretta al cuore nel vedere Pippo da solo nella grande Monaco. Scarpa sa rendere questi sentimenti anche nei dettagli, come nella barba lunga che il dinoccolato amico si fa crescere nella sua ricerca spossante e solitaria.

    Una storia incredibile, fatta di tante storie e di momenti memorabili, tutti legati insieme da un unico sentimento: quello dell'amicizia tra Topolino e Pippo, e che tutti noi, leggendo queste pagine, abbiamo sempre voluto vivere. Scarpa ha saputo rendere umano e reale il rapporto tra un cane e un topo, tra gli sfondi lunari degli impianti olimpici di Monaco e tra quelli salmastri e umidi di una magica Venezia. In quel volumetto rosa shocking c'era già tutto. E, per nostra fortuna, c'è ancora.

    - Amedeo "V" Badini Confalonieri




    Commentate pure qui di seguito, ma vi consiglio di leggere (e condividere) l'articolo dalla pagina dedicata: http://www.papersera.net/RSc10/Pippo_e_i_parastinchi_di_Olympia.php
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      Re: Pippo e i parastinchi di Olympia
      Risposta #1: Giovedì 4 Giu 2015, 18:42:28
      Ho letto questa storia una sola volta.
      Non ne sono servite altre.

      Magari non è la mia storia preferita di Scarpa, ma probabilmente lo è del "secondo periodo", quello "post-ultraghiaccio" per intendersi (immediatamente seguita nei miei affetti da Brigaboom).
      Come ha detto anche il nostro grande V, questa non è solo una grande storia di Pippo, ma anche di Topolino: i granchi-molli, i momenti di solitudine... Questi sono i capolavori come li concepisco io: uno spunto, un contenuto, (e che spunto! e che contenuto!), una trama "con gli attributi", comicità illuminata, personaggi giusti al posto giusto; e magari scopriamo che il loro "posto giusto" è parecchio più grande e multiforme di quello che credevamo, come accade a Pippo in questa storia, ove si conferma una volta di più la sua capacità di attingere ai toni più alti e riflessivi, restando Pippo e sempre Pippo.
      E sui disegni: qui è lo Scarpa che ha già la perfezione tecnica assoluta, ma è ancora "classico": il vecchietto dei granchi, Pippo stesso, non hanno ancora quell'espressività "tirata a lucido" con dovizia di linee cinetiche e contorni concentrici tipici dello Scarpa "a strisce" che talvolta sconfina (intenzionalmente, s'intende) quasi nell'isterico e nel forzato (Wrayspray, sindrome visionaria...). Meno forza plastica dunque, forse, ma maggiore capacità di respiro, di raccoglimento, di meditazione: meditazione pippica, certo, che non si prende eccessivamente sul serio. E forse questo è proprio l'ultimo grande Pippo di Scarpa (ma diciamocelo, quanti altri grandi Pippi successivi conosciamo? Faraci e Casty, e a modo loro i Mercoledì, ma in un altro senso), prima dell'idea di farlo affezionare a Zenobia, idea originale, certo, ma che purtroppo chiuderà a Pippo momenti di grande coprotagonismo come questi. O forse è il contrario, in realtà: dopo una storia così, Scarpa decide, forse a malincuore, ma con soddisfazione, che è giunta l'ora di assegnare al personaggio un ruolo diverso, non meno originale ma defilato, perché sarà davvero difficile fare di più.

      Grazie Maestro!
      « Ultima modifica: Giovedì 4 Giu 2015, 19:16:30 da A.Basettoni »

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        Re: Pippo e i parastinchi di Olympia
        Risposta #2: Venerdì 5 Giu 2015, 00:12:30
        Ho letto questa storia una sola volta.
        Non ne sono servite altre.

        Oh, io invece l'ho letta, e riletta, e riletta, e riletta... tenevamo il "volume rosa" nella libreria della casa di campagna, e la rilettura del "parastinchi" era un ottimo modo per riempire i pomeriggi estivi.

        Ho sempre vissuto questa storia a livello emotivo in maniera molto intensa. I "difetti del piano" a cui accenna V non mi risultavano per niente evidenti, presa come ero dalla "tragedia" della rottura fra i due amici. Le sequenze del litigio e via via fino alla riunione in terra veneziana sono un capolavoro degno di un grande regista cinematografico. Lo sconforto di Topolino, che si allontana silenzioso con le mani nelle tasche. La barba lunga di Pippo che gira camuffato per le strade di Monaco. Lo "sprint" di Pippo quando capisce dove può rintracciare l'amico... saltavo letteralmente sulla sedia quando arrivavo a quella scena. Oggi se mi ricapita di leggerla lo faccio in maniera più composta, ma l'emozione c'è ancora tutta.
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          Re: Pippo e i parastinchi di Olympia
          Risposta #3: Venerdì 5 Giu 2015, 10:06:20
          "Se stai a sentire lui, non hai più bisogno di me! Addio Pippo, e buona olimpiade!"

          C'è tutto un mondo dietro una semplice frase! Una frase che mi è rimasta stampata nella memoria, come le espressioni di Topolino e Pippo nelle pagine successive... :)

          Io ho letto la storia all'epoca delle Olimpiadi di Los Angeles dell'84, nel numero 91 dei classici nuova serie ("Classico Olimpiadi"), quindi nella versione con il finale aggiuntivo; chiaramente, mi è sempre rimasta impressa, sia per la lunghezza, sia perché era disegnata da "quello bravo", sia perché un tale approfondimento del rapporto tra Pippo e Topolino non era usuale all'epoca (oggi un po' di più, anche per merito di Casty)...
          Io son nomato Pippo e son poeta
          Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
          Verso un'oscura e dolorosa meta

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            Re: Pippo e i parastinchi di Olympia
            Risposta #4: Venerdì 5 Giu 2015, 13:21:04
            Ringrazio Amedeo V. Badini Confalonieri per la eccellente recensione di Pippo e i Parastinchi di Olympia, che ha fatto riaffiorare in me  il ricordo della storia e dell'albo in cui era inserita: non ho più l'albo rosa di allora, nè alcuna ristampa della storia, ma questa recensione me l'ha riportata a galla nella mente in modo veramente nitido, come se l'avessi letta solo stamattina. Grazie ancora.
            Vito Napoli

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              Re: Pippo e i parastinchi di Olympia
              Risposta #5: Venerdì 5 Giu 2015, 16:15:27
              Una storia fantastica, tra le mie preferite in assoluto. Faccio i complimenti a V, che ne ha reso l'essenza alla perfezione, sottolineando giustamente il rapporto tra i due amici al centro della vicenda, approfondito in maniera splendida e quanto mai coinvolgente. Per quanto mi riguarda, ne ho già parlato nell'introduzione al ricordo di "Topolino e la collana Chirikawa", in cui ho ripercorso in breve alcune tappe della mia conoscenza scarpiana, ma vorrei scrivere qualcosa anche qui.

              Per motivi anagrafici anche io non lessi la versione originale, ma quella aggiornata, dodici anni più tardi, in occasione dei Giochi di Los Angeles 1984. Fu una vera folgorazione e, avendo portato con me il Classico che la conteneva nel lungo viaggio familiare in camper in giro per l'Europa che facevamo all'epoca, ebbi modo di rileggere la storia più e più volte. Restavo sempre senza fiato e mi appassionai tantissimo alle vicende narrate, restando allo stesso tempo colpito dai magnifici disegni.

              L'anno successivo, sempre in camper con i miei, andai in Grecia. L'emozione più grande la provai quando visitai Olimpia, con il museo e i resti dello stadio dove gareggiavano i partecipanti alle Olimpiadi antiche. Ovvio che il pensiero corse subito al mitico Pipponte, il che fece aumentare in modo esponenziale la mia esaltazione!

              Quel Classico Olimpiadi (pur con la nota questione delle pagine in meno, che avrei scoperto molto tempo dopo) è rimasto il mio preferito della serie. Nel corso degli anni l'ho ripreso in mano un sacco di volte, alcune per rileggere l'intera storia, altre semplicemente per verificare o riscoprire un dettaglio che mi si era affacciato alla mente d'improvviso. Sono tante le avventure scarpiane che amo, ma questa occupa di sicuro uno dei posti più importanti nel mio cuore di appassionato. :)
              « Ultima modifica: Venerdì 5 Giu 2015, 16:16:54 da Paper_Butler »

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                Re: Pippo e i parastinchi di Olympia
                Risposta #6: Sabato 6 Giu 2015, 13:15:29
                Ringrazio Paolo per lo spazio datomi, e voi che avete letto la rece. Ammetto che, pur avendo scelto io la storia, ero un po' intimorito all'idea di recensire tale capolavoro.

                Non posso aggiungere molto di più di quanto abbia scritto, ma sicuramente è una storia che, per la sua particolare storia editoriale, non ha mai avuto vera giustizia. Resta comunque imprescindibile e credo che sia una delle storie migliori per presentare a qualcuno il fumetto disney ambientato a Topolinia: non c'è il giallo, chè non a tutti piace, siamo in Grecia durante le Olimpiadi, e il fulcro resta quello dell'amicizia, un tema quanto mai universale. Sicuramente, a parte Casty e qualcosa in Gottfredson (tipo Cervello del Secolo) il rapporto tra i due non era mai stato descritto così bene.

                Dominatore ha espresso un'ipotesi interessante: dopo questa vicenda Pippo viene messo un po' ai margini dallo stesso Scarpa, tra Zenobia e Bruto. Forse davvero aveva detto il massimo su di lui, e non voleva  bruciarlo.
                Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
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