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Paperino e le lenticchie di Babilonia

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Scrooge4
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    Paperino e le lenticchie di Babilonia
    Mercoledì 29 Apr 2015, 13:17:30
    Sei spaventilioni, due sesquiliardi e settantotto dollari.

    Questa la somma sborsata da Paperon De' Paperoni per l'acquisto di una sola azione della "Bassotti Spa": l'intero patrimonio costruito in una lunga ed operosa vita tracciato dal papero più ricco del mondo col "pennino che scricchiola sul libretto degli assegni", certo di aver compiuto una mirabolante operazione finanziaria.


    È un tema estremo quello scelto da Romano Scarpa per narrare, nel 1960, una delle più epiche disavventure del self made duck creato appena tredici anni prima da Carl Barks.

    E l'autore veneziano, al tempo appena trentatreenne, strizza l'occhio proprio ad uno dei massimi capolavori dell'Uomo dei Paperi per descrivere il dramma umano vissuto dal caparbio Scrooge: quella A Christmas For Shacktown pubblicata in Italia nel 1952 e che certamente influenza non poco la formazione di Scarpa nella propria interpretazione della complessa personalità di Paperone.

    Tuttavia, mentre nell'avventura di Barks è il destino a giocare un ruolo decisivo nella perdita dell'immane patrimonio del magnate, come ben espresso dal titolo utilizzato nella prima versione italiana della storia ("Paperino e il ventino fatale"), pur colpevole di una mancata e più razionale pianificazione di stoccaggio delle proprie sostanze, in "Paperino e le lenticchie di Babilonia" è lo stesso Paperone a prodigarsi in quella che si rivelerà la più errata speculazione finanziaria della sua carriera.


    Infatti, nelle pieghe della complessa trama intessuta dall'autore, narrata con la tecnica del flashback e farcita da diversi salti spaziali e temporali, il lettore assiste incredulo al percorso che conduce lo zione a rovinarsi letteralmente con le proprie mani, non a cadere vittima di un tranello abilmente predisposto dai suoi antagonisti.

    Anzi: è proprio Paperone ad inserirsi inconsapevolmente tra gli ingranaggi di un sistema sapientemente messo a punto dai Bassotti per il loro tornaconto, che altrimenti non lo avrebbe assolutamente previsto come obiettivo. Infatti, dopo il rinvenimento di un ingente quantitativo di lenticchie tra le rovine di antichi templi babilonesi, la Banda dà vita ad un'articolata filiera commerciale che le consente di immettere su un mercato controllato il prodotto alimentare volutamente alterato, generando un'enorme plusvalenza tra produttore (i Bassotti) ed acquirente ultimo (i Bassotti stessi), grazie ad una serie di favorevoli cambi di valuta.


    Imbattutosi per caso in una porzione del legume babilonese, e trovandolo incredibilmente delizioso, Paperone decide di impegnarsi personalmente in una imponente campagna pubblicitaria per consentire al prodotto di raggiungere la popolarità che, a suo dire, meriterebbe.

    "Oggi la gente non sa scegliersi le cose buone, ecco la verità! Bisogna metter loro tutto sotto il naso con la pubblicità!" esclama un agguerrito Paperone ormai totalmente persuaso a perorare in prima persona la causa delle lenticchie.

    Qui Scarpa inizia ad approfondire quel tema che più volte, a cominciare da "Topolino e il gigante della pubblicit" dell'anno successivo, ricorrerà nelle sue storie successive: l'enorme forza trascinante delle campagne promozionali portate avanti con qualsiasi media, a cominciare dalla televisione.

    In "Paperino e le lenticchie di Babilonia" Paperone possiede un proprio canale televisivo privato e anche i Bassotti riescono con i propri mezzi ad inserirsi senza troppa fatica tra le frequenze dell'etere: pura fantascienza nell'Italia del 1960 che ancora non conosceva il secondo canale nazionale, che sarebbe arrivato solo l'anno dopo, né tanto meno la televisione privata commerciale, che non avrebbe beneficiato di una presenza significativa prima del decennio successivo.


    Scarpa dimostra in questo modo come, grazie ad un imponente battage pubblicitario (benché pesantemente sabotato dagli stessi Bassotti, mossi come detto da tutt'altro interesse), qualunque prodotto, finanche il più disgustoso, possa assumere grande appeal tra i consumatori. Sono proprio le innumerevoli lettere di intenzione di acquisto delle lenticchie a far muovere a Paperone il passo sconsiderato di cui sopra che aprirà le porte al suo dramma interiore.

    In questa storia l'autore di Venezia mutua da Barks soprattutto la variegata rappresentazione del complesso spettro emozionale vissuto dal suo protagonista: dalla ferma e sicura abilità con cui manovra il mercato azionario, alla frenesia con cui si getta a capofitto in un'impresa erroneamente giudicata redditizia, alla tentazione di operare una truffa per uscirne nella maniera più facile ma disonesta, fino all'apparente tempra mossa dalla sete di rivalsa ma che in realtà nasconde la malinconica resa.

    Le ultime tavole della storia sono certamente tra le più poetiche di tutta la produzione fumettistica a marchio Disney: Paperone non rinuncia a mostrarsi forte e reattivo agli occhi dei nipoti pur sentendosi in cuor suo definitivamente sconfitto.

    L'estrema solitudine, unitamente al senso di nostalgia e al dramma della perdita provati da Paperone, e qui magistralmente trasmessi da Scarpa, costituiscono una delle pagine più complesse e riuscite nella rappresentazione dell'introspezione del personaggio.

    Prima di una risoluzione inaspettata, sapientemente evocata ma non direttamente narrata, di cui nulla diciamo per non privare l'ignaro lettore dell'insostituibile piacere della scoperta.

      - Marco Travaglini

    p.s.: al solito, la pagina da condividere - come mi auguro farete tra poco - è questa:
    http://www.papersera.net/RSc10/Paperino_e_le_lenticchie_di_babilonia.php

    Qui si riporta l'articolo semplicemente per favorire i commenti.
    Marco Travaglini


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    Kim Don-Ling
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      Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
      Risposta #1: Sabato 2 Mag 2015, 18:53:31
      Sono affezionatissimo a questa storia straordinaria, letta per la prima volta nel mitico Paperino Mese 168, e da allora letta, riletta e riletta ancora, periodicamente come accade per i grandi capolavori.

      Un ricco papero capace di gettare al vento tutti i suoi averi per inseguire un affare strampalato... proprio lui che di affari se ne dovrebbe intendere più di chiunque altro!

      Una parabola che Scarpa tratteggia magistralmente, in una sequenza di divertentissime gag, fino all'epilogo così incredibilmente poetico: la dignità del vecchio e orgoglioso papero, la sua tenacia, la sua ostinazione, ripagate dal caso e dalla fortuna, o forse proprio dalla sua capacità di affrontare le azioni e le loro conseguenze, quali che siano.

      Come non parteggiare per questo Paperone, come non amare questo personaggio?
      "Se nato cigno nessuno ti trasformerà in avvoltoio"

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      Cornelius Coot
      Imperatore della Calidornia
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        Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
        Risposta #2: Sabato 2 Mag 2015, 21:23:41

        Ricordo che, pur avendola letta per la prima volta in età più che adulta, rimasi comunque colpito dal succedersi degli avvenimenti: rimasi pervaso da un senso di sconforto per ciò che sembrava essere l'inevitabile, triste e tragica fine. Fino al sorprendente epilogo che, nella sua simbologia, ti fa esultare lentamente, in punta di piedi, quasi in silenzio, come a non crederci: nel lettore la perplessità e la sorpresa si impongono sulla gioia vera e propria, per quanto si tiri comunque un lungo e profondo sospiro di sollievo (pensando anche al mattino seguente quando Paperone si alzerà da quel letto dove sta dormendo un sonno nero e angoscioso: l'ultimo, per sua fortuna. Almeno in questa occasione).
        A volte anche gli autori più bravi, avendo scritto un'ottima sceneggiatura, non sanno poi come chiuderla rischiando che la fine non sia all'altezza. Non credo sia mai stato il caso di Scarpa, men che meno in questa occasione: il finale delle 'Lenticchie' credo resti scolpito nelle menti di chi l'ha letto proprio per questa sua 'sospensione', pur nella certezza della sua positività.   
        « Ultima modifica: Sabato 2 Mag 2015, 21:37:59 da leo_63 »

          Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
          Risposta #3: Sabato 2 Mag 2015, 22:57:00
          Se vi ricordate, già mia madre negli anni '60 ritrasse un Pdp tratto da questa storia.

          Credo d'aver detto tutto su quanto sia amata sin dagli esordi!

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          Gancio
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            Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
            Risposta #4: Giovedì 7 Mag 2015, 13:17:49
            Sono affezionatissimo a questa storia straordinaria, letta per la prima volta nel mitico Paperino Mese 168, e da allora letta, riletta e riletta ancora, periodicamente come accade per i grandi capolavori.
            Anche io l'ho scoperta con quell'albo e, seppur abbastanza piccolo, subito mi resi conto di avere davanti un capolavoro, una storia epica capace di emozionare il lettore facendolo parteggiare per un Paperone che dall'alto del suo impero economico ha il coraggio di mettere in gioco ogni suo avere sino all'ultima moneta.

            Già la scena iniziale, con un dignitosissimo Paperone che si abbassa a suonare nei locali per racimolare qualche spicciolo, e che accetta l'invito di Paperino non come carità ma solo "in cambio della strimpellata", mette in chiaro che genere di storia si andrà a leggere.
            Ma non vi è solo l'epicità della caduta del grande magnate, anche l'ironia della recitazione pubblicitaria di Paperino, tanta azione (ed "azioni"), l'azzardo massimo nell'acquisto dell'ultimo certificato azionario in mano a dei compiacenti Bassotti, la grande tenacia nei tentativi di far germogliare le lenticchie, il vigore nel voler ricominciare da zero che anima il Paperone che esce dal locale, diretto forse più a beneficio dei nipoti che non realmente posseduto dall'anziano papero, che ormai tentenna perfino di fronte alla vetrina di una salumeria e, al fine di una misera giornata, rincasa presso il palazzo che una volta gli apparteneva e dove i Bassotti - bontà loro - gli han concesso in uso un locale all'ultimo piano (oggi lo chiameremmo super-attico in centro, immagino) e si accomoda nel letto riflettendo, tra l'amaro e lo sconsolato, che almeno ha "evitato l'ospizio", lui che ha guardato il mondo dall'alto della sua ricchezza, e che non sà ancora cosa il destino gli riserverà.

            Queste le emozioni che questa storia mi ha sempre trasmesso, ed è questo solo un mio piccolo contributo al ricordo del suo Autore.
            « Ultima modifica: Giovedì 7 Mag 2015, 14:39:32 da Angelo85 »
            Tritumbani fritti!

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            Paolo
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              Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
              Risposta #5: Mercoledì 17 Giu 2015, 16:57:18
              Io vado controcorrente... c'è qualcosa che non mi convince in questa storia: un Paperone così schiavo dei suoi vizi, così sprovveduto da cedere tutta la sua fortuna per *una sola* azione, talmente poco sospettoso da non indagare su come i Bassotti stessero sfruttando il mercato mi suona male, ecco! E questo sin da subito: il classico "Trilogia di Paperino" (che bella la copertina nera!) dove ho letto la storia per la prima volta è del 1979, avevo 10 anni e comunque non mi sembrava il "solito" Paperone sicuro di sè, ascetico nelle sue rinunce per tirchieria.. ehm.. parsimonia, più scaltro e di parecchio dei Bassotti!

              Poi però il Genio di Scarpa è tale da rendere questa storia un capolavoro, non soltanto con il finale "aperto" (che nel suddetto classico "aperto" non restava a lungo) ma soprattutto con le prime pagine: un Paperone umano, dignitosissimo ed orgoglioso.
              Una figura quasi da neorealismo, che appare in una *sontuosa* vignetta muta ad inizio pagina, dopo che nella precedente avevamo lasciato Paperino preoccupato dell'ingresso dello zio (che noi non vediamo), ci saremmo aspettati di vederlo armato di zaino e spingarda per partire in qualcuno dei suoi folli viaggi nei quali coinvolgere i nipoti... e invece...

              Per non parlare poi dei momenti di umorismo puro, dalla sfida a chi mangia più lenticchie al bassotto che esclama "...una odalisca?"(*) nel vedere il suo fratello vestito da re babilonese!

              Grande storia!

                - Paolo

              (*) noto ora sull'inducks che in francia il termine "odalisca" è stato cambiato in "danseuse", che significa danzatrice, "danseuse orientale" significa proprio "danzatrice del ventre". Negli Stati Uniti, invece, tutto il fumetto è stato tolto di mezzo... .possibile che anche in questo caso ci siano state ragioni di politically correct?
              Orrore! Panzaal non è Panzaal!

                Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
                Risposta #6: Mercoledì 17 Giu 2015, 22:28:10
                Anch'io ho letto Paperino e le lenticchie di Babilonia su "Trilogia di Paperino", che ancora conservo religiosamente, ed anch'io ho amato questa storia, pur con le perplessità evidenziate prima da Paolo: la bellezza della storia non mi ci faceva pensare molto, ma è indubbio che sin da allora ni suonasse strano questo Paperone diverso, un unicum fra le mille caratterizzazioni che di lui conosciamo. A pensarci, c'è anche un'altra storia in cui Paperone mi ha stupito rispetto ai suoi canoni abituali, ed è Paperino e la Fondazione De' Paperoni: è vero che anche in altre avventure Paperone presenta aspetti di generosità e filantropia dissimulate, ma qui la sua filantropia raggiunge picchi a mio parere non più eguagliati.
                Scusate per la digressione rispetto all'argomento del topic...

                *

                McDuck
                Diabolico Vendicatore
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                  Re: Paperino e le lenticchie di Babilonia
                  Risposta #7: Mercoledì 17 Giu 2015, 22:37:38
                  Per me un capolavoro assoluto. Una di quelle storie che mi ha per sempre legato al fumetto Disney, ad un'età in cui generalmente il lettore medio abbandona l'interesse per i fumetti.
                  E' la chiave del capolavoro è tutta in quel finale aperto. Perché la storia è bella, sì, ma è quel finale che la diversifica dalle altre, che la rende un gioiello raro.

                   

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