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Don Rosa

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McDuck
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    Re:Don Rosa
    Risposta #4770: Martedì 2 Giu 2020, 19:59:57

    Temi maturi ci sono sempre stati nel fumetto disney, da che mondo e mondo. Pensare che li abbia introdotti Don Rosa significa non conoscere la produzione precedente.

    Ci sono sempre stati e siamo d'accordo. Ma trattati in maniera completamente diversa, spesso velati da un'ironia che, in un certo senso, minava la serietà di questi temi.
    Ovviamente ci sono le dovute eccezioni. Quello che trovo sorprendente, in Rosa, è però l'uso di queste tematiche in più storie e con minore scarto temporale. D'altra parte parliamo di una produzione esigua, se confrontata a quelli di tanti altri autori nostrani ben più prolifici.

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    Maximilian
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      Re:Don Rosa
      Risposta #4771: Martedì 2 Giu 2020, 20:27:57
      Ci sono sempre stati e siamo d'accordo. Ma trattati in maniera completamente diversa, spesso velati da un'ironia che, in un certo senso, minava la serietà di questi temi.
      Dipende dall'autore. L'Incommensurabile era parecchio esplicito e sebbene abbia scritto storie con temi seri trattati in modo comico, ne ha realizzate diverse in cui il senso del pericolo e della morte caratterizzava tutta l'atmosfera della vicenda.

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      McDuck
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        Re:Don Rosa
        Risposta #4772: Martedì 2 Giu 2020, 20:44:22
        Ci sono sempre stati e siamo d'accordo. Ma trattati in maniera completamente diversa, spesso velati da un'ironia che, in un certo senso, minava la serietà di questi temi.
        Dipende dall'autore. L'Incommensurabile era parecchio esplicito e sebbene abbia scritto storie con temi seri trattati in modo comico, ne ha realizzate diverse in cui il senso del pericolo e della morte caratterizzava tutta l'atmosfera della vicenda.

        Presumo tu stia parlando di Walsh. Ma vedi, Gottfredson e Walsh scrivevano in un'epoca in cui persino il cinema hollywoodiano non era codificato da norme morali (il cosiddetto pre-code hollywood), e il fumetto lo si leggeva tra le pagine dei giornali che erano comprati, notoriamente, da adulti. Quando Don Rosa approda ai fumetti di anni ne son passati davvero tanti, e nel frattempo l'America ha prima affrontato un periodo di forte controllo morale sul fumetto (con l'adozione finale del Comics Code Authority nel 1954), e poi ha cominciato a trasgredire queste norme attraverso singoli autori che ne minassero le premesse puritane (Alan Moore, Frank Miller ecc.). Anche il fumetto Disney ha risentito di queste due tendenze (se vedi bene, ne parlo anche nell'articolo, quando accenno alle serie fumettistiche), e ha quindi avuto necessità, via via maggiore, di dar conto di una realtà esterna fino ad allora ovattata da quella "magia" costruita a tavolino a partire, soprattutto, dagli anni '50. Don Rosa ha avuto il merito di essere riuscito ad intercettare queste esigenze e di aver provato a costruire un fumetto più adulto. Certo, ripeto, non era il solo, e anzi, negli anni '90 di prove in questo senso ne abbiamo avute davvero tante. Cos'è rimasto, dopo, lo sappiamo abbastanza bene, purtroppo.

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        Cornelius Coot
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          Re:Don Rosa
          Risposta #4773: Martedì 2 Giu 2020, 23:15:28
          Presumo tu stia parlando di Walsh. Ma vedi, Gottfredson e Walsh scrivevano in un'epoca in cui persino il cinema hollywoodiano non era codificato da norme morali (il cosiddetto pre-code hollywood), e il fumetto lo si leggeva tra le pagine dei giornali che erano comprati, notoriamente, da adulti.
          In realtà, dopo le svariate libertà creative degli anni '20 e primi anni '30, per sfuggire a controlli moralizzatori esterni Hollywood si diede un 'codice interno' (il famigerato codice Hays) che fu estremamente rigido e che copri oltre un trentennio, fino agli anni '60.

          https://auralcrave.com/2018/04/04/il-codice-hays-il-piu-rigido-sistema-di-censura-che-hollywood-abbia-mai-avuto/

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            Risposta #4774: Mercoledì 3 Giu 2020, 09:48:07

            Presumo tu stia parlando di Walsh. Ma vedi, Gottfredson e Walsh scrivevano in un'epoca in cui persino il cinema hollywoodiano non era codificato da norme morali (il cosiddetto pre-code hollywood), e il fumetto lo si leggeva tra le pagine dei giornali che erano comprati, notoriamente, da adulti.
            In realtà, dopo le svariate libertà creative degli anni '20 e primi anni '30, per sfuggire a controlli moralizzatori esterni Hollywood si diede un 'codice interno' (il famigerato codice Hays) che fu estremamente rigido e che copri oltre un trentennio, fino agli anni '60.

            https://auralcrave.com/2018/04/04/il-codice-hays-il-piu-rigido-sistema-di-censura-che-hollywood-abbia-mai-avuto/

            Vero, ma la ricezione del codice Hays fu lenta e graduale, e si può dire che coprì buona parte degli anni '30. Già negli anni '40 la moralizzazione era dominante nel mercato cinematografico americano, ma la tematica della guerra (presente anche nel Topolino di Gottfredson) permetteva ancora un margine d'azione non indifferente, definitivamente abbandonato subito dopo l'evento.

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              Risposta #4775: Mercoledì 3 Giu 2020, 10:20:58
              Dobbiamo anche pensare ad un altro aspetto: in america quasi nessuno ha piu letto gottfredson e walsh fino alla edizione della library da parte di Fantagraphics. Parlandone con Don Rosa, a mia domanda su che cosa pensasse di Gottfredson, mi ha risposto: "non era nei comic book che leggevo da bambino, quindi non lo conosco".

              Per l'americano medio topolino e quello dei cartoni scemi della casa di Topolino, oppure dei pupazzi. Gia quello di rudish e una chicca, e speriamo faccia breccia in nuovo pubblico giovane. Quindi, il discorso di morte e argomenti tabu riportati in auge da Don Rosa, e vero. Nel ventennio 1966-1986 in america a livello di fumetto disney non c'e stato nulla. Se poi pensiamo alle modeste storie di Kay Wright, Don Rosa non e una ventata di aria fresca, ma un benefico tornado che ha fatto piazza pulita di un passato recente ben poco raccomandabile.

              In italia in parte e diverso ma, se confrontiamo la produzione donrosiana con quella italian 1980 - 2020, e ovvio vedere un uso dei temi ben piu maturo e adulto.

              Ottimo articolo, bravo Alberto ;)
              Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
              Watchmen, Alan Moore and Dave Gibbons

              Disney Compendium Don Rosa: http://www.ilsollazzo.com/c/disney/lista/fumetti-donrosa

              Il mio mercatino: http://www.papersera.net/forum/index.php/topic,6635.0.html

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              Volkabug
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                Re:Don Rosa
                Risposta #4776: Mercoledì 3 Giu 2020, 10:36:41
                Non si può negare che Don Rosa con il suo corpus di storie abbia realizzato un'opera assolutamente nuova e che forse mai più si vedrà: ha messo insieme la trattazione di tematiche adulte, mai trattate così apertamente e senza ironia, riuscendo a propinarle in salsa Disney (in fumetti comunque prima di tutto divertenti), ha costruito una robusta continuity che, in fondo, per il mondo dei paperi era sotto gli occhi di tutti, solo che nessun autore era andato a rivelarla probabilmente perché era ritenuto troppo impegnativo; secondo me è inutile tessere le lodi di quest'autore come il migliore di sempre, almeno tanto quanto sia inutile condannarlo: come hanno scritto nell'introduzione alla sua cronologia di storie sul The Disney Compendium, si tratta semplicemente di un artista il cui successo è oggi impossibile scegliere di ignorare, perché ci ha fatto emozionare, commuovere, ridere, innamorare dei suoi disegni, delle sue complesse trame e dei suoi personaggi, e questo prima di tutto il resto ne fa un grande Maestro Disney, degno di stare alla corte di Gottfredson, Barks, Scarpa, Casty; potrebbe anche essere il minore, ma comunque ci sta.

                P.S. Non è qualcosa di cui abbiamo bisogno, ma ho sempre sognato che prima o poi nascesse un nuovo Don Rosa che facesse con Gottfredson e Topolino il lavoro che lui ha impostato su Barks e Paperone.
                « Ultima modifica: Mercoledì 3 Giu 2020, 10:39:20 da Volkabug »
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                  Re:Don Rosa
                  Risposta #4777: Mercoledì 3 Giu 2020, 10:48:39
                  Non si può negare che Don Rosa con il suo corpus di storie abbia realizzato un'opera assolutamente nuova e che forse mai più si vedrà: ha messo insieme la trattazione di tematiche adulte, mai trattate così apertamente e senza ironia, riuscendo a propinarle in salsa Disney (in fumetti comunque prima di tutto divertenti), ha costruito una robusta continuity che, in fondo, per il mondo dei paperi era sotto gli occhi di tutti, solo che nessun autore era andato a rivelarla probabilmente perché era ritenuto troppo impegnativo; secondo me è inutile tessere le lodi di quest'autore come il migliore di sempre, almeno tanto quanto sia inutile condannarlo: come hanno scritto nell'introduzione alla sua cronologia di storie sul The Disney Compendium, si tratta semplicemente di un artista il cui successo è oggi impossibile scegliere di ignorare, perché ci ha fatto emozionare, commuovere, ridere, innamorare dei suoi disegni, delle sue complesse trame e dei suoi personaggi, e questo prima di tutto il resto ne fa un grande Maestro Disney, degno di stare alla corte di Gottfredson, Barks, Scarpa, Casty; potrebbe anche essere il minore, ma comunque ci sta.

                  P.S. Non è qualcosa di cui abbiamo bisogno, ma ho sempre sognato che prima o poi nascesse un nuovo Don Rosa che facesse con Gottfredson e Topolino il lavoro che lui ha impostato su Barks e Paperone.

                  Ecco il mio problema con Rosa. Non riusciamo mai a scorporare il suo lavoro come opera singola, da un punto di vista prettamente artistico, e la sua volontà di creare un "canone". E' come se la Saga si appoggiasse per buona parte sul peso specifico generato dall'azione di ordinare e sistemare le storie di Barks, che per me è invece il suo difetto maggiore. Immagino un autore competente e generoso come Rosa (al netto delle lagne su Doretta che mi sono assai indigeste) cosa avrebbe potuto dare al fumetto se si fosse sentito libero di inventare una Saga paperoniana totalmente ex novo, e mi sembra uno spreco.

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                    Risposta #4778: Mercoledì 3 Giu 2020, 10:58:40
                    Ecco il mio problema con Rosa. Non riusciamo mai a scorporare il suo lavoro come opera singola, da un punto di vista prettamente artistico, e la sua volontà di creare un "canone". E' come se la Saga si appoggiasse per buona parte sul peso specifico generato dall'azione di ordinare e sistemare le storie di Barks, che per me è invece il suo difetto maggiore. Immagino un autore competente e generoso come Rosa (al netto delle lagne su Doretta che mi sono assai indigeste) cosa avrebbe potuto dare al fumetto se si fosse sentito libero di inventare una Saga paperoniana totalmente ex novo, e mi sembra uno spreco.

                    Veramente io non penso che la Saga si appoggi sul peso specifico generato dall'azione di ordinare e sistemare le storie di Barks... la Saga è prima di tutto una grande storia di avventura, sentimenti, sogni e rimpianti. Al di là di tutto questo c'è la base barksiana, ma Don Rosa ha realizzato un'opera tutta sua: il suo giovane Paperone non è come quello dei flashback delle storie di Barks, perché parte da quello ma lo sviluppa e approfondisce secondo la personale visione che Don Rosa ha del personaggio; e i "fatti" barksiani che vengono inseriti filologicamente non sono il vero scheletro della Saga: talvolta essi sono solo un piccolo spunto da cui l'autore parte per costruire qualcosa di enorme, talvolta invece (come nel capitolo 11) sono quasi un intralcio che l'autore è bravo a incastrare nella trama senza renderla tediosa; il vero scheletro dell'opera è il percorso di formazione e poi di declino di Paperone, cui Barks aveva accennato ma non con i fatti, piuttosto con i sentimenti di Scrooge; io penso che non avrebbe fatto differenza concettuale se Don Rosa avesse usato come fonte Scarpa o Cimino piuttosto che Barks: in ogni caso, non si limita a copiare ma realizza una storia sua.
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                      Re:Don Rosa
                      Risposta #4779: Mercoledì 3 Giu 2020, 11:16:33
                      Ecco il mio problema con Rosa. Non riusciamo mai a scorporare il suo lavoro come opera singola, da un punto di vista prettamente artistico, e la sua volontà di creare un "canone". E' come se la Saga si appoggiasse per buona parte sul peso specifico generato dall'azione di ordinare e sistemare le storie di Barks, che per me è invece il suo difetto maggiore. Immagino un autore competente e generoso come Rosa (al netto delle lagne su Doretta che mi sono assai indigeste) cosa avrebbe potuto dare al fumetto se si fosse sentito libero di inventare una Saga paperoniana totalmente ex novo, e mi sembra uno spreco.

                      Veramente io non penso che la Saga si appoggi sul peso specifico generato dall'azione di ordinare e sistemare le storie di Barks... la Saga è prima di tutto una grande storia di avventura, sentimenti, sogni e rimpianti. Al di là di tutto questo c'è la base barksiana, ma Don Rosa ha realizzato un'opera tutta sua: il suo giovane Paperone non è come quello dei flashback delle storie di Barks, perché parte da quello ma lo sviluppa e approfondisce secondo la personale visione che Don Rosa ha del personaggio; e i "fatti" barksiani che vengono inseriti filologicamente non sono il vero scheletro della Saga: talvolta essi sono solo un piccolo spunto da cui l'autore parte per costruire qualcosa di enorme, talvolta invece (come nel capitolo 11) sono quasi un intralcio che l'autore è bravo a incastrare nella trama senza renderla tediosa; il vero scheletro dell'opera è il percorso di formazione e poi di declino di Paperone, cui Barks aveva accennato ma non con i fatti, piuttosto con i sentimenti di Scrooge; io penso che non avrebbe fatto differenza concettuale se Don Rosa avesse usato come fonte Scarpa o Cimino piuttosto che Barks: in ogni caso, non si limita a copiare ma realizza una storia sua.

                      Mi sembra abbastanza evidente però come l'elemento di fascino maggiore presso il grande pubblico risieda proprio nell'aver "ordinato" gli spunti barksiani. Poi concordo sul fatto che Rosa sia comunque un bravissimo autore, ma non si può sottovalutare il peso che questa volontà ordinatrice ha avuto nella fortuna decennale della Saga. Basta chiedere a un lettore qualunque per strada qual è per lui l'elemento di maggior rilievo nella Saga, cosa la renda così unica e memorabile. Io ho sempre ricevuto sempre la stessa risposta: perché per la prima volta si crea una visione canonica, organica e sistematica della vita di un personaggio Disney.

                      Io non sono un sostenitore tout court dell'idea "Saga come fan-fiction", tuttavia una fan-fiction cos'è in fondo? Il sogno spurio di un fan che costruisce edifici laddove un Creatore altro aveva tracciato dei semplici segni per terra. Wikipedia ci dice che "Tali opere vengono spesso ideate dai fan per fornire una propria visione della storia, creando situazioni che si inseriscono nella continuità in un momento precedente o successivo alla trama dell'opera originale, oppure inserite nel corso della trama stessa, con l'intento di "completare" parti che non erano state approfondite dagli autori originali." E' chiaro che realizza una storia sua, come dici, ma poggia comunque in modo non comune sugli indizi seminati da Barks nelle sue storie. Credo che questo sia innegabile e credo anche che per molti sia il maggiore elemento di interesse. 
                      « Ultima modifica: Mercoledì 3 Giu 2020, 11:18:27 da Manuel Crispo »

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                        Risposta #4780: Mercoledì 3 Giu 2020, 11:44:33
                        Mi sembra abbastanza evidente però come l'elemento di fascino maggiore presso il grande pubblico risieda proprio nell'aver "ordinato" gli spunti barksiani. Poi concordo sul fatto che Rosa sia comunque un bravissimo autore, ma non si può sottovalutare il peso che questa volontà ordinatrice ha avuto nella fortuna decennale della Saga. Basta chiedere a un lettore qualunque per strada qual è per lui l'elemento di maggior rilievo nella Saga, cosa la renda così unica e memorabile. Io ho sempre ricevuto sempre la stessa risposta: perché per la prima volta si crea una visione canonica, organica e sistematica della vita di un personaggio Disney.

                        Io non sono un sostenitore tout court dell'idea "Saga come fan-fiction", tuttavia una fan-fiction cos'è in fondo? Il sogno spurio di un fan che costruisce edifici laddove un Creatore altro aveva tracciato dei semplici segni per terra. Wikipedia ci dice che "Tali opere vengono spesso ideate dai fan per fornire una propria visione della storia, creando situazioni che si inseriscono nella continuità in un momento precedente o successivo alla trama dell'opera originale, oppure inserite nel corso della trama stessa, con l'intento di "completare" parti che non erano state approfondite dagli autori originali." E' chiaro che realizza una storia sua, come dici, ma poggia comunque in modo non comune sugli indizi seminati da Barks nelle sue storie. Credo che questo sia innegabile e credo anche che per molti sia il maggiore elemento di interesse.

                        Mah non so con chi hai parlato tu, ma basta vedere su Instagram o Facebook il successo che ha la Saga nei profili dei Ventenni che piangono leggendo la Saga (appunto!). Forse che i Ventenni affrontano questo prodotto con occhio filologico, ripensando a tutti i riferimenti barksiani? Ma manco 'pe niente, pubblicano in continuazione vignette singole della Saga con un Paperone commosso, oppure infuriato, oppure pensieroso... è questo che ha colpito i lettori in genere, il mastodontico romanzo di un uomo-papero che da ragazzino imberbe di Scozia è diventato l'only a poor old man più ricco del mondo: ne esce fuori il ritratto di un gigante (nel bene e nel male) della storia d'America e non solo, che quando hai finito il capitolo 11 a malapena ti ricordi che il tutto è partito da Topolino, ma anche dal Paperino di Barks, perché tutto ciò che hai letto sta su un piano completamente diverso, vuoi per la forma narrativa inedita, vuoi per i temi adulti affrontati, vuoi per il semplice fatto che quando un personaggio è costruito bene ti rimane impresso, punto e basta.

                        ...d'altronde mi sembra ovvio che pochi hanno le competenze necessarie ad apprezzare l'opera di recupero che Don Rosa ha fatto dei fatti barksiani.

                        E poi anche la definizione della Saga come fan-fiction regge fino a un certo punto: qual è questa continuità a cui Don Rosa si rifa? Ma Barks non ha creato proprio nessuna continuità, ha citato via via tutta una serie di fatti che talvolta entravano in contraddizione tra loro quanto a date o eventi narrati; certo, alcuni punti fermi li ha mantenuti (tipo l'infanzia in Scozia o la fortuna nel Klondike) ma li ha sempre citati col contagocce, perché se da un lato gli stava bene recuperare il ricordo della corsa all'oro nel gelido nord perché gli permetteva di dipingere i lati più umani di Paperone, dall'altro erano semplicemente piccoli escamotage per costruire avventure ambientate nel presente, senza che il passato tornasse continuamente a fare capolino come succede invece nelle storie di Don Rosa.
                        Quindi è vero che Don Rosa si inserisce in Barks teoricamente. Ma praticamente chiedi a un qualunque amante di Barks e ti dirà che l'opera di Don Rosa è ben altra cosa, perché la continuità cui lui ha fatto riferimento è un'invenzione sua, non c'era in Barks; e le avventure di Don Rosa ambientate negli anni '50 teoricamente si inseriscono temporalmente tra una storia e l'altra di Barks, ma in pratica questo inserimento è abbastanza artificioso, perché sono prodotti abbastanza diversi, e in particolare i personaggi sono diversi e anche i messaggi dell'autore, la morale, la costruzione della trama.

                        Ora, è chiaro che ciascuno di noi che volesse ideare una fan-fiction su Barks, proprio perché lui non ha creato una vera cronologia della vita di Paperone, dovrebbe comunque prendere la stessa direzione del Don. Ma sfido chiunque ad arrivare lì dove lui è arrivato, elaborando una fan-fiction talmente credibile e ben fatta, con la sua personale visione dei fatti e soprattutto dei personaggi, che cessa di essere fan-fiction e diventa un'opera apprezzabile da tutti, anche quelli che non hanno letto Barks e che tuttora citano la saga su Facebook e Instagram.
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                          Re:Don Rosa
                          Risposta #4781: Mercoledì 3 Giu 2020, 12:01:17
                          Il fatto che la Saga piaccia (anche e soprattutto) perché crea una visione canonica e organica della vita di Paperone non richiede che chi elabora questo giudizio conosca a menadito le storie di Barks: è evidente dalla storia stessa, concepita come un Bildungsroman; è evidente dalle numerose storie - anche italiane - che si appoggiano a questi elementi, dagli approfondimenti presenti in rete o altrove, dal celeberrimo albero genealogico ormai diffuso ovunque. Nessuno ha mai detto: "La vita di Paperone è questa e basta!" Per fortuna, aggiungerei. Tuttavia la visione che si è diffusa presso i fan è questa ed è favorita anche dalle pagine di appassionati che hai citato tu prima, le quali spesso realizzano anche approfondimenti su Barks.

                          Gli elementi stilistici che la rendono in qualche modo affine a una fanfiction sono tanto forti da non richiedere una conoscenza pregressa del materiale di partenza. Basta notare l'importanza capitale della sottotrama amorosa, l'invincibilità del protagonista o il ricorso a volte forzato alla tecnica del foreshadowing, con cui l'autore-fan ammicca al lettore-fan facendogli capire che il dato incontro, la data avventura avrà un peso in futuro in storie scritte da altri.

                          La qualità del prodotto finale è indubbia per molte ragioni, però continuo a credere che l'opera non riesca completamente a separarsi dalla propria radice barksiana, anche per l'esplicita e rivendicata volontà di Rosa di appigliarsi a quella.

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                            Re:Don Rosa
                            Risposta #4782: Mercoledì 3 Giu 2020, 12:49:54
                            Il fatto che la Saga piaccia (anche e soprattutto) perché crea una visione canonica e organica della vita di Paperone non richiede che chi elabora questo giudizio conosca a menadito le storie di Barks: è evidente dalla storia stessa, concepita come un Bildungsroman; è evidente dalle numerose storie - anche italiane - che si appoggiano a questi elementi, dagli approfondimenti presenti in rete o altrove, dal celeberrimo albero genealogico ormai diffuso ovunque. Nessuno ha mai detto: "La vita di Paperone è questa e basta!" Per fortuna, aggiungerei. Tuttavia la visione che si è diffusa presso i fan è questa ed è favorita anche dalle pagine di appassionati che hai citato tu prima, le quali spesso realizzano anche approfondimenti su Barks.

                            Gli elementi stilistici che la rendono in qualche modo affine a una fanfiction sono tanto forti da non richiedere una conoscenza pregressa del materiale di partenza. Basta notare l'importanza capitale della sottotrama amorosa, l'invincibilità del protagonista o il ricorso a volte forzato alla tecnica del foreshadowing, con cui l'autore-fan ammicca al lettore-fan facendogli capire che il dato incontro, la data avventura avrà un peso in futuro in storie scritte da altri.

                            La qualità del prodotto finale è indubbia per molte ragioni, però continuo a credere che l'opera non riesca completamente a separarsi dalla propria radice barksiana, anche per l'esplicita e rivendicata volontà di Rosa di appigliarsi a quella.

                            Il fatto che la pagina in questione abbia approfondito talvolta sull'opera di Barks e sulla fedeltà che verso questa Don Rosa ha dimostrato, non significa che un semplice lettore qualunque vada ad apprezzare la Saga per questo, anzi: poiché è probabile che conosca più le storie italiane che quelle di Barks, troverà questi riferimenti filologici solo parzialmente interessanti.

                            Poi gli elementi "fanfictioneschi" che hai citato mi convincono solo fino a un certo punto: è vero, la trama amorosa è più presente che in Barks, ma criticherei come una fanfiction più la storia La prigioniera del Fosso dell'Agonia Bianca, rispetto alla componente presente nella Saga, che è molto soffusa, ritorna a volte ma non oscura affatto il percorso di formazione di Scrooge.
                            L'invincibilità del protagonista è solo apparente, perché se il personaggio ha successo lo deve innanzitutto a molti sacrifici (più sentimentali che fisici), ma anche a qualche intervento "divino" (vedi il capitolo 5); in un certo qual modo, nella vicenda di Paperone sembra trasparire una certa visione religiosa di predestinazione del protagonista ad avere fortuna, secondo la mentalità puritana americana, e di punizione dello stesso per il peccato commesso, che lo perseguita sotto forma di Gongoro per anni; è la visione dell'autore, che può essere condivisibile oppure no, ma comunque ci consegna una parabola di vita molto commovente; per il resto, la forza fisica del personaggio non è niente di più di quello che Barks stesso aveva mostrato nei flashback de La stella del polo; certo, qualche passaggio mi risulta indigesto (come l'interazione con gli animali della savana o la distruzione della barca di Slick, per non dire la repentina ripresa di vigore nell'ultimo capitolo), ma concettualmente non invalida la struttura del bildungsroman caratterizzandolo anzi con una punta di fantasia, la quale richiede la "sospensione dell'incredulità" che lo rende più fumetto e meno romanzo drammatico, proprio come Barks aveva concepito quei riferimenti alla giovinezza del magnate. Per quanto riguarda il foreshadowing, siamo sempre là: da un lato sono piccole chicche ininfluenti sulla trama che l'autore si diverte a inserire (tipo le uova quadre o i discorsi un po' finalizzati a ciò di Nonna Papera e dei suoi familiari), dall'altro fanno parte del concetto di "predestinazione", che comunque si imposta su un complesso e ben costruito percorso di formazione.

                            Sono semmai altre le opere di Don Rosa che risentono del rigido canone imposto dall'autore, perché in esse non è stato fatto un efficace lavoro di "amalgama" delle varie componenti narrative; e ripeto, risentono del canone, non dell'influenza barksiana, visto che come ho già detto non c'era alcuna continuità di quel tipo in Barks. Sicuramente storie come La prima invenzione di Archimede, o alcuni dei capitoli extra della Saga, per non dire la serie di storie sul Tesoro dei Templari (anche la tanto decantata Una lettera da casa) si incartano un po' troppo nei mille riferimenti non solo o non tanto barksiani, quanto alle stesse storie precedenti di Don Rosa e alla storia e alla cultura mondiale, con "spiegoni" noiosi e spesso poco ben inseriti nella dinamicità della trama.
                            Micropaperi! Dove siete?

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                              Re:Don Rosa
                              Risposta #4783: Mercoledì 3 Giu 2020, 13:02:46
                              ma criticherei come una fanfiction più la storia La prigioniera del Fosso dell'Agonia Bianca, rispetto alla componente presente nella Saga

                              Sì, e infatti per me il Fosso è la storia più debole della Saga, e al contempo (vedi alle volte le combinazioni) una delle più amate dal vasto pubblico  :)

                              No, capisco cosa dici. Per chiudere e mostrare come io non sia un anti-Rosa talebano punto il dito su quello che per me è l'elemento più interessante del suo stile, l'amore per il dettaglio e per la complessità. Se questi elementi appartenessero anche agli autori contemporanei (specie nostrani) tante cose oggi sarebbero diverse.

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                                Re:Don Rosa
                                Risposta #4784: Mercoledì 3 Giu 2020, 14:17:55
                                Mi inserisco in questa discussione con un ricordo soggettivo. A 8 anni i miei genitori comprarono un fumetto a caso e me lo schiaffarono in mano per farmi star buono. Era il numero 70 di Zio Paperone. Non sapevo chi fosse Barks e avrei letto le sue storie negli anni successivi. Eppure la Saga mi conquisto' perché quello che avevo davanti era un meraviglioso racconto d'avventure. Io penso che, in realtà, la continuity con Barks sia stato all'inizio il motivo per cui questo autore ha suscitato curiosità nel pubblico, ma che non staremmo qui a parlarne dopo 30 anni se non ci fosse stato sotto un immenso talento narrativo.

                                 

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