Papersera.net

×
Pagina iniziale
Edicola
Showcase
Calendario
Topolino settimanale
Hot topics
Post non letti
Post nuovi dall'ultima visita
Risposte a topic cui hai partecipato
In edicola
4 | |
4 | |
4 | |
3 | |
4 | |
4 | |
3 | |
3 | |
4 | |
3 | |
3 | |
3 | |

C'era una volta...in America

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

    Re: C'era una volta...in America
    Risposta #60: Mercoledì 15 Apr 2009, 16:35:12
    L'ìpotesi più probabile credo sia stata la mancanza di spazio. Il che comunque non giustifica una ristampa incompeta della saga. La ristampassero con tutti gli episodi, quel volume sarebbe mio in un batter d'occhio.
    Non giustifica una ristampa incompleta della saga, ma sopratutto è una scelta discutibilissima togliere uno degli episodi più significativi, invece di toglierne uno la cui mancanza non avrebbe distorto il senso della saga.
    W la Disney e Dumas!
    EFFEGGI

    *

    Pisodinosauro
    Brutopiano

    • *
    • Post: 40
    • Nuovo utente
      • Offline
      • Mostra profilo

      Re: C'era una volta...in America
      Risposta #61: Venerdì 17 Apr 2009, 13:14:05
      io ho fatto di peggio.

      Ho sacrificato dei doppioni di topolino, staccato pagina per pagina e fatto rilegare le 14 puntate.

      Ora ho un volume completo, fatto a mano, ma completo.

      vi consiglio di farlo, costa poco ma da soddisfazione.

      Per inciso sto facendo lo stesso per i (mi pare) 34 episodi dei Mercoledi di Pippo...

      *

      Paperinika
      Imperatore della Calidornia
      Moderatore
         (1)

      • ******
      • Post: 10248
        • Offline
        • Mostra profilo
         (1)
        Re: C'era una volta...in America
        Risposta #62: Lunedì 11 Mag 2009, 17:21:01
        Posto qui le tavole (pesantemente) modificate della storia "Topolino e la febbre dell'oro" sul volume C'era una volta in America, a confronto con le originali uscite su Topolino. Nella prima vignetta della terza tavola la modifica al baloon si vede chiaramente.

        Posto prima le tavole originali e poi quelle modificate:









        Scusate la non eccelsa qualità delle immagini, ma in assenza di scanner e armati solo di macchina fotografica non si può fare di meglio.

        Noto solo adesso, inoltre, che l'Inducks non fa alcun cenno a queste modifiche. Come mai?
        « Ultima modifica: Lunedì 11 Mag 2009, 17:21:20 da Paperinika »

          Re: C'era una volta...in America
          Risposta #63: Lunedì 11 Mag 2009, 18:29:40
          Beh, rassegnati al fatto che le storie mancanti non potevano essere inserite, è perfino lodevole il tentativo di non spiazzare il lettore :P
          « Ultima modifica: Lunedì 11 Mag 2009, 19:08:44 da pacuvio »
          W la Disney e Dumas!
          EFFEGGI

          *

          Paperinika
          Imperatore della Calidornia
          Moderatore

          • ******
          • Post: 10248
            • Offline
            • Mostra profilo

            Re: C'era una volta...in America
            Risposta #64: Lunedì 11 Mag 2009, 19:02:25
            Beh, rassegnati al fatto che le storie mancanti non potevano essere inserite, è perfino lodevole il tentativo di non spiazzare il lettore :P
            Rassegnati un accidente! Se dovete fare una ristampa di una saga, fatela integrale. >:(

            Anche se l'albo non ho potuto fare a meno di prenderlo, perchè grazie a quello ho potuto integrare le poche storie che avevo incrociato sul topo.

            *

            Andrea87
            Uomo Nuvola

            • ******
            • Post: 6564
            • Il terrore di Malachia!
              • Offline
              • Mostra profilo

              Re: C'era una volta...in America
              Risposta #65: Lunedì 11 Mag 2009, 19:19:09
              dai che forse prima o poi uscirà un tesori disney completo ;)
              Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario (G. Orwell)

                Re: C'era una volta...in America
                Risposta #66: Lunedì 11 Mag 2009, 21:09:42
                dai che forse prima o poi uscirà un tesori disney completo ;)
                Lo spero vivamente :D
                W la Disney e Dumas!
                EFFEGGI

                *

                Bramo
                Dittatore di Saturno
                   (3)

                • *****
                • Post: 2976
                • Sognatore incallito
                  • Offline
                  • Mostra profilo
                   (3)
                  Re: C'era una volta...in America
                  Risposta #67: Venerdì 16 Ott 2009, 12:52:27
                  C’era una volta in America: L’Altra Saga Disney





                  Una delle differenze tra il mondo di Paperopoli e il mondo di Topolinia è l’attenzione ai parenti, al passato e alla genealogia. Infatti di Paperino e Paperone, a parte i numerosissimi parenti che da Carl Barks a Romano Scarpa hanno popolato le storie paperopolesi, sappiamo molto del loro passato e dei loro antenati.
                  Penso sia inutile, ma completistico, citare la celeberrima Saga di Paperon de’ Paperoni (Life and Times of Scrooge McDuck) ad opera del cartoonist americano Don Rosa. Opera monumentale che si snoda in 12 capitoli, la Saga racconta dell’infanzia, della giovinezza e dell’entrata nell’età adulta (con conseguente inizio di ricchezza) di Paperone, basandosi sulle storie che di Paperone ha scritto Carl Barks, il suo creatore, che infatti spesso e volentieri inseriva nelle avventure che scriveva riferimenti a un mitico e avventuroso passato del suo personaggio più famoso.
                  Questo è il classico esempio di mega-storia in cui viene fatto ordine nella vita di un personaggio Disney, basandosi su un determinato tipo di fonti, e componendo qualcosa di immortale, una pietra miliare nella storia del fumetto in generale, rigorosa dal punto di vista storico e di verosimiglianza delle avventure descritte.
                  Ma non dimenticherei un altro tentavo di operazione del genere, antecedente alla Saga di qualche anno e ad opera di un italiano ai testi e due ai disegni. Sto parlando di Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi. Scritta da Guido Martina e disegnata da Giovan Battista Carpi e da Romano Scarpa, la storia si snoda per 8 capitoli pubblicati al ritmo di uno alla settimana su “Topolino” nel 1970, dove il Professore esplorava il passato della famiglia dei Paperi, degli antenati cioè di Paperino e Paperone, riproponendo avi dalle stesse fattezze e dalle stesse caratteristiche dei nostri beniamini. A partire dall’antico Egitto passando per l’impero romano, per la Spagna del 1492, per la guerra di secessione americana fino ad arrivare alla corsa all’oro del Klondike sulla fine del 1800, dove per lo sceneggiatore italiano avrebbe vissuto e scavato oro il padre di Paperone, tale Paperon Papà, e dove sarebbe nato il Vecchio Cilindro.
                  Le incongruenze con la versione filologica che avrebbe fornito a inizio anni ’90 Don Rosa si sprecano, chiaramente, a partire proprio dalla nascita di Paperone in America e non in Scozia. Ma Martina non ha mai avuto obiettivi di filologia nelle sue storie, non stupisce quindi che la sua Storia e Gloria faccia a pugni con le storie di Barks o di altri, o spesso con quelle di Martina stesso. E dato che, sempre basandosi su Barks, Don Rosa ci mostra anche molti degli antenato scozzesi del clan de’ Paperoni, anche dal punto di vista genealogico (punto centrale di Storia e Gloria) le differenze sono tante.
                  Fatto sta che in Italia è rimasta nel cuore a molti, tanto che nel 2005 salta fuori un Capitolo II Bis ad opera di Alberto Savini e Andrea Freccero, e negli anni ’90 ha visto al luce una breve serie di storie (3, per la precisione)  intitolata Paralipomeni della Dinastia dei Paperi, scritta da Giorgio Figus e disegnata da Valerio Held, che si proponeva di raccontare avventure che si frapponessero tra alcuni capitoli di Storia e Gloria.

                  Ma Topolino? Se dal punto di vista dei parenti (al contrario dell’amico Pippo) già scarseggia e perde rispetto ai Paperi – di lui conosciamo solo lo zio Balatrone e Tip & Tap, creati da Floyd Gottfredson, e zia Topolinda creata da Romano Scarpa… di Minni conosciamo il padre Marcus Mouse (Tognone) e la madre, e i nonni Marshall e Matilda Mouse, sempre grazie a Gottfredson – dal punto di vista della sua storia e degli antenati siamo messi ancora peggio.
                  Ora, se una sorta di biografia completa del personaggio chiaramente non ha senso di esistere (Topolino è ancora un “uomo” giovane, di certo senza il vissuto che aveva Paperone; inoltre Paperone esordisce già vecchio, mentre Topolino appare – potremmo dire – ragazzino nelle prime strisce di Gottfredson, quindi la sua vita è data dalle strisce di Gottfredson, dalle storie di Murry, di Romano Scarpa, di Mezzavilla, di Faraci e di Casty, che tutte insieme costituiscono la biografia ancora in corso d’opera del Topo), poteva invece essere interessante stabilire una sorta di genealogia per Topolino.
                  E’ il 1994 quando prende la palla al balzo lo sceneggiatore Giorgio Pezzin, che firma la storia “Topolino e il tesoro della Mayflower”, prima storia del ciclo che sarà noto come C’era una volta in America, riprendendo il titolo pari pari dal film omonimo di Sergio Leone del 1984.
                  L’intento di Pezzin sembra principalmente didattico, come in parte quello di Martina: attraverso queste storie lo sceneggiatore vuole ricostruire i principali eventi della storia americana, partendo dal presupposto (o costante) che “c’è sempre stato un Topolino testimone degli avvenimenti che hanno caratterizzato la nascita di quel grande paese”, citando la didascalia della prima tavola della prima storia del ciclo. Si parte dai primi coloni che dall’Inghilterra partono per arrivare nel Nuovo Continente, e si arriva al crollo della Borsa di Wall Street del 1929, nella quattordicesima e ultima storia.
                  L’obiettivo sembra quindi analogo davvero a quello di Martina, spesso autore di storie storico-educative e che con Storia e Gloria aveva colto la palla al balzo con il ciclo di storie nate per accompagnare le monete che erano allegate al settimanale Disney nel 1970. Ma se Martina lo fece collocando a caso location, antenati e nascita di uno dei protagonisti, Pezzin è più fedele anche a questi particolari; c’è da dire però che di dati contro cui cozzare ne aveva molto pochi, come detto poco più sopra, e anche come luoghi erano più facili da inquadrare. Insomma, Pezzin aveva licenza di far andare la fantasia a briglie sciolte, cosa che fa anche Martina ma senza licenza.

                  C’era una volta in America si pone quindi come la più riuscita (almeno per me) saga che Pezzin crea per “Topolino” (ricordo che con lo stesso sistema ha scritto I Signori della Galassia, Le Cronache della Frontiera, le Tops Stories, La Storia Vista da Topolino), per il rigore storico e per la presenza di vari Topolino, Pippo, Minni eccetera che riprendono i tratti somatici dei personaggi che conosciamo oggi, ma non sempre il carattere. Ne è venuto fuori un affresco spettacolare e stimolante verso la storia del continente americano, in cui c’è comunque attenzione al personaggio di Topolino e agli altri suoi comprimari, creando quella che io considero la genealogia ufficiale, la galleria degli antenati vera per Mickey Mouse, perché ben fatta e perché l’unica così ben impostata.
                  E’ quindi la risposta del mondo dei Topi a Storia e Gloria, accomunata con essa per l’interesse agli antenati anche se Pezzin lo fa con cura maggiore, ma con l’interesse ai personaggi che mette Don Rosa nella sua Life and Times.

                  Ai disegni abbiamo un grande Maestro Disney, spesso al fianco di Pezzin, vale a dire Massimo De Vita, che dà il meglio di sé in ogni storia. Le uniche due che non sono di de Vita sono disegnate da Silvia Ziche e da Fabrizio Petrossi. Dico subito qui, per non ripetermi in 12 analisi differenti, che i disegni di De Vita sono fantastici. A cavallo tra la prima e la seconda metà degli anni ’90 infatti Massimo e al “massimo” (mamma mia…) della sua bravura e realizza dei disegni meravigliosi, il suoi Topolino sono perfetti nelle posture, nelle espressioni, nei piccoli particolari che possono distinguerli dal Topolino attuale, nei costumi d’epoca che riescono ad essere credibili per gli anni in cui sono calati, negli sfondi… Insomma, impagabile. Se avrò qualche appunto particolare, lo farò direttamente nell’analisi della storia in particolare. Stessa cosa per i commenti degli altri due.

                  Chiudo con una (tristemente nota) curiosità: nel settembre del 2001 esce un Vattelapesca intitolato Storie d’America (Superdisney # 22) che ristampata le storie di questo ciclo. Peccato che le ristampi tutte eccetto tre: le due non disegnate da De Vita e una fondamentale per la continuity della serie. Non esiste quindi un volume che ristampi tutta la saga completa, e sarebbe auspicabile che la nuova testata per collezionisti Tesori Disney si desse una svegliata, non continuasse a ristagnare in cose che non c’entrano niente col suo intento o saghe già recentemente ristampate complete in volume e dedicasse un’uscita (o due, se le pagine sono troppe) a questo gioiello. Comunque la bellissima copertina realizzata appositamente da Massimo de Vita per questa raccolta farlocca campeggia qui sopra come immagine simbolica per l’intera serie.

                  Legenda: per ogni storia è indicato il disegnatore (anche se è quasi sempre lo stesso, come già detto), il numero di tavole totali d cui è composta, il numero di “Topolino” su cui ha esordito, il link alla pagina Inducks, la prima tavola della storia e, se esiste, la copertina di una pubblicazione che l’ha dedicata alla storia in questione. Dato che in Italia, a parte la copertina di Storie d’America, non esiste nessuna copertina che faccia riferimento a una qualsiasi storia del ciclo pezziniano, approfitterò per mostrare un po’ di copertine di albi Disney stranieri che invece si sono presi il disturbo, pubblicando le storie di C’era una volta in America, di farci una bella (più meno) copertina. Siamo soprattutto dalle parti del Brasile e della Grecia, ma non solo, e ho pensato che fosse una bella idea dare un aspetto internazionale alla mia analisi, per mostrare copertine che qui in Italia non conosciamo (di giornali che qui in Italia non conosciamo) e per ricordare, semmai ce ne fosse bisogno, di come il nostro fumetto Disney è esportato nel mondo.

                  Topolino e il Tesoro della Mayflower



                  Grecia:                                                               Spagna:
                   

                  Disegni: Massimo De Vita
                  Tavole: 34
                  Topolino” # 1996 (27 febbraio 1994)
                  Inducks

                  Questa prima storia non si svolge in America, ma in Inghilterra, a Southampton per la precisione, nell’autunno del 1620. Qui troviamo una giovane Minni, figlia di una locandiera, e un Topolino sarto. Le radici genealogiche della famiglia di Topolino, dunque, secondo Pezzin affondano proprio qui.
                  Questo Topolino, che chiamerò Topolino I per distinguerlo da quelli futuri, nel ricucire la manica di una giacca trova il piano di una rapina. Decide di comunicarlo al capo dei gendarmi, ma questi lo incastra facendo ricadere la colpa della rapina sul povero Topolino I. Ovviamente il ladro è un antenato di Gambadilegno, ma il nostro eroe riesce a fuggire dalla prigione con l’aiuto di Geremia Pipper, e a dimostrare la propria innocenza pressi i padri pellegrini che erano stati le vittime della rapina. Questi, in cambio del favore, propongono a lui e a Minni (oltre che a Pipper, che si aggiungerà) di partire con loro a bordo della Mayflower, nave diretta in America, dove potranno ricostruirsi una vita. I nostri accettano, la stirpe della famiglia di Topolino è destinata quindi a continuare nel Nuovo Mondo, come quella della famiglia di Pippo e di Gambadilegno, che viene deportato nelle colonie penali in America.
                  E’ bello notare l’aderenza storica ma non pedante di Pezzin riguardo alla Mayflower, all’anno in cui ambienta la vicenda e sulla condizione dei padri pellegrini in fuga dall’Olanda. Inoltre sottolineo la scritta “fine dell’episodio” nell’ultima tavola, in luogo del classico e semplice “fine” che si troverà nelle prossime storie; innanzitutto fa molto “Tex”, e poi stava a indicare come questa era solo la prima storia di un ciclo che sarebbe continuato, anche se non subito nel numero successivo, mossa abile per suggerire una cosa non immediata forse ai lettori del 1994, che se vedevano una storia non conclusa si aspettavano la seconda parte la settimana successiva.
                  La partenza del ciclo è molto bella, vediamo Topolino I già con istinto da uomo d’investigazione e d’azione, inoltre nel suo lavoro di sarto ci vedo una citazione al cortometraggio animato “The brave little taylor”, dove Topolino recitava il ruolo del sarto ammazzasette contro un gigante.

                  Topolino e i Trafficanti di Boston



                  Grecia: ; Brasile:  

                  Disegni: Massimo De Vita
                  Tavole: 35
                  Topolino” # 1999 (20 marzo 1994)
                  Inducks

                  A brevissima distanza dal primo episodio, già abbiamo il secondo episodio della saga, probabilmente per fidelizzare il lettore e non fargli dimenticare del ciclo e dell’ambientazione.
                  Siamo nel 1716, qui vediamo all’opera il figlio del sarto del primo episodio, un Topolino II che ha ereditato l’azienda di famiglia ed è diventato commerciante di stoffe in America. Ma il suo commercio, come quello di molti suoi colleghi, è messo a rischio da un certo Lord Birban (probabilmente preso dalla parola “birbante”), che vende le sue stoffe a metà del prezzo che mettono tutti gli altri, Topolino II compreso. Ma come farà? Il nostro indaga, ma Gamboski, sgherro di Birban, cerca di metterlo a tacere, chiudendolo in un sacco e buttandolo in un fiume. Insomma, ha proprio cercato di eliminarlo! Si salva però grazie a fortuna e abilità, e con l’aiuto di Pipson, originale pescatore di alghe. Insieme a Pipson, Topolino II scoprirà che Lord Birban, in barba alle leggi inglesi che obbligano i coloni americani a rifornirsi di stoffe solo dall’Inghilterra pagando pesanti tasse, sfrutta poveri emigranti che sono stati ingannati da un contratto capestro a lavorare su telai illegali.
                  In un memorabile finale, con una buona zuffa tra il topo e Gamboski e l’esplosione del magazzino con i telai, i furfanti vengono arrestati, ma iniziano a esserci idee “rivoluzionari” e d’indipendenza nei coloni, stufi del fiato sul collo della madrepatria.
                  Un’altra storia coi fiocchi, ancora meglio della prima. Topolino II è stupendo (come carattere e come disegno di De Vita) sia quando è nelle vesti di commerciante sia quando indaga. Vederlo col codino è bellissimo.

                  Topolino e il Grande Cielo



                  Grecia: ; Brasile: ;
                  Germania: ; Olanda:

                  Disegni: Massimo de Vita
                  Tavole: 40
                  Topolino” # 2015 (12 luglio 1994)
                  Inducks

                  Il figlio del commerciante di Boston, Topolino III, che abbiamo visto ancora bambino in una manciata di vignette nella storia precedente con l’amico di scuola Beniamino Franklin, viene ingaggiato in virtù della sua abilità nel disegnare da una spedizione che voleva esplorare l’entroterra americano. Ma a causa di un incidente si perde, e decide di diventare un mountain-man e di sopravvivere nei boschi da solo. Ma incontra molte difficoltà (vediamo che Pezzin si diverte a inserire vignette lollose con Topolino III nei pasticci) prima di incontrare un vero mountain-man, Jean De Pippe, un Pippo fighissimo con tanto di baffettini. In questa saga, gli antenati di Pippo sono tutt’altro che sempliciotti o idioti di turno, questo anche nei primi due episodi, ma questo aspetto esplode del tutto qui, dove Jean si rivela essere un tipo tosto, che sa cavarsela in situazioni estreme e insegna a Topolino III a fare altrettanto.
                  Quando Jean si reca dagli indiani per la stagione degli scambi, Topolino III si innamora della figlia del capo, Minou Occhi di Cielo, ma per poterla sposare il nostro deve essere un grande guerriero. Dimostrerà quello che ha imparato dal suo mentore punendo Jambedebois, un bieco che vende sciocchezze agli indiani per un sacco di oro, e Faccia di Bronzo (ma lol!), indiano che ha tradito la tribù. E così potrà sposare Minou.

                  I motivi che mi hanno spinto a fare questo lavoro di analisi stanno anche in questo: Pezzin non si limita a mettere un diverso Topolino in ogni fase cruciale della storia americana, ma forgia attraverso gli antenati del nostro Mickey Mouse il carattere e le peculiarità che poi il Topolino attuale farà sue nelle sue avventure a fumetti. E’ questa l’attenzione al personaggio che dicevo nell’introduzione, e se nei primi episodi abbiamo avuto dei Topolino provetti investigatori spinti dalla curiosità, qui abbiamo un Topolino che riconosce i suoi limiti, che si fida di un maestro, che ha voglia di imparare e di mettere in pratica quello che ottimamente ha imparato. Inoltre è un animo nobile e romantico. La summa di Topolino.
                  De Vita ci mette del suo, come dicevo per Jean De Pippe ma anche per Topolino III, con un accenno di basette.
                  « Ultima modifica: Mercoledì 7 Lug 2010, 22:15:21 da Everett_Ducklair »

                  *

                  Bramo
                  Dittatore di Saturno
                     (8)

                  • *****
                  • Post: 2976
                  • Sognatore incallito
                    • Offline
                    • Mostra profilo
                     (8)
                    Re: C'era una volta...in America
                    Risposta #68: Venerdì 16 Ott 2009, 12:53:11
                    Intervista a George Washington



                    Grecia: ; Brasile:

                    Disegni: Massimo De Vita
                    Tavole: 30
                    Topolino” # 2025 (20 settembre 1994)
                    Inducks

                    Oh, addirittura una storia che non sente il bisogno di avere nel titolo il personaggio protagonista! Evento raro, prima dell’avvento di PK.
                    La storia è una delle mie preferite dell’intero ciclo, trattando un momento storico molto interessante e importante e mostrandoci il Topolino di turno nei panni di giornalista (se devo continuare coi parallelismi, come non vedere una citazione al Topolino giornalista di Gottfredson?): dato che quello di giornalista è il mestiere dei miei sogni, non posso che essere stato colpito dal calderone culturale che si vede vivere questo Topolino IV. Il figlio di Topolino III e di Minou decide di lasciare il campo indiano per recarsi in città, per la precisione da quel Beniamino Franklin amico d’infanzia del padre. Con una lettera di presentazione, Topolino IV può lavorare così nella Pennsylavania Gazette, giornale diretto proprio da Franklin, grande uomo di cultura che oltre a questo ruolo ricopre quello d scienziato e di membro del Congresso. Per apprendere il mestiere il nostro viene affiancato a Oliver Pipp, cronista del giornale, e dopo molti buoni pezzi di Topolino IV i due ottengono, grazie a Oliver, addirittura un’intervista con George Washington! All’epoca Washington era il capo dei rivoluzionari, di coloro cioè che volevano staccarsi dall’Inghilterra e diventare colonie indipendenti. All’inizio della storia viene anche ricordata la celebre rivolta del tè. Franklin e la Gazzetta appoggiano i rivoluzionari, e avere l’onore di intervistare il faro del movimento era una grande occasione. Che stava per sfumare per colpa di Jack Gambon, giornalista di un’altra redazione che è con gli inglesi e che dopo aver rapito e imprigionato i nostri due impavidi cronisti, cercava di compiere un attentato a Washington. Ma viene sventato in tempo da Oliver Pipp e da Topolino IV.
                    L’ultima tavola ci mostra come Franklin si sia fatto aiutare anche da Topolino IV e Oliver Pipp nella stesura di un importante documento, la Dichiarazione  di Indipendenza. Siamo nel 1776.

                    Topolino e il Penultimo dei Mohicani

                    Brasile:

                    Disegni: Silvia Ziche
                    Tavole: 32
                    Topolino” # 2055 (18 aprile 1995)
                    Inducks

                    Dopo svariati mesi, riprendono le storie di C’era una volta in America. Il cambio sensibile è nela grafica, dato che qui De Vita è sostituito dalla Ziche. Ma, di contro, non cambiano i protagonisti. Infatti per la prima volta nel ciclo in questa storia non agisce il figlio del precedente Topolino, ma lo stesso Topolino di Intervista a George Washington.
                    Topolino IV e Oliver Pipp vengono incaricati da un avvocato inglese di ritrovare una ragazza, scomparsa da piccola ma ora diventata ereditiera, che ora vive con gli indiani. I due cronisti riescono nell’impresa, ma la ragazza non vuole abbandonare la sua famiglia. I nostri riusciranno comunque ad aiutare l’ormai esigue tribù dei Mohicani a ritrovare l’attestato di proprietà di un pezzo di terreno, e anche se alla fine questo non risolve i guai della tribù, Topolino IV trova una soluzione. Oliver Pipp, intanto, si è innamorato della giovane ragazza, e resta a vivere con gli indiani.
                    L’unica cosa strana è un’incongruenza narrativa: quando il capo indiano riprende la memoria, chiama addirittura per nome la ragazza che i nostri amici cercavano. Ma se lo “smarrimento” dovuto alla botta in testa lui l’aveva subito prima ancora di parlare con lei, il suo nome era un’informazione che non avrebbe dovuto possedere. Ma poco male, la storia è interessate e godibilissima, e come ho già detto è bellissimi per me rivedere all’opera lo stesso antenato della storia precedente, specie perché è il giornalista!
                    I disegni della Ziche sono buoni: di certo siamo lontani dallo stile di de Vita, ma anche da quello della miglior Ziche con i Topi, che graficamente per me raggiunge l’apice con il Topokolossal e con Topolino e il genio nell’ombra. Ma a parte qualche primo piano che fa la faccia troppo squadrata a Topolino IV, se la cava egregiamente.
                    Il titolo della storia riprende chiaramente quello del famosissimo film L’ultimo dei Mohicani, uscito nel 1992 (e quindi appena 2 anni prima della pubblicazione di questa storia). E' comunque d'obbligo ricordare che L'Ultimo dei Mohicani, prima di essere un film, è un celebre romanzo di James Fenimore Cooper del 1826, libro che ha goduto di ben 4 trasposizioni cinematografiche prima di quella del 1992 menzionata prima, e libro importante nella letteratura americana, tanto che probabilmente Pezzin aveva in mente più il romanzo che il film del '92, che si pone principalmente come remake del film del 1936.

                    Topolino e la Bella del Fiume



                    Grecia: ; Brasile:

                    Disegni: Massimo de Vita
                    Tavole: 32
                    Topolino” # 2059 (16 maggio 1995)
                    Inducks

                    Ancora Topolino IV è il protagonista di questo nuovo capitolo della storia americana, e pochi numeri dopo la storia dei Mohicani. Con Oliver Pipp rimasto dagli indiani, il nostro decide di lasciare la Gazzetta di Franklin, e di vedere un altro pezzo di questo nuovo, grande continente. Arriva a Oak Ridge, a ovest dei Monti Allegany, dove incontra un buffo e stralunato inventore (essendo antenato di Pippo, poteva essere altrimenti? Direi che abbiamo scoperto da chi ha preso lo zio Sfrizzo), Geremia Pepper. Costui abita in un ranch con tanti bambini orfani che ha adottato, e con un ragazza più grande, la prima adottata, Menny. Tra i due nasce subito del tenero, e Topolino IV prende a cuore le sorti del ranch, di Pepper e dell’amata quando questi vengono minacciati dal bieco Gambson, che vuole la mano di Menny e ricatta Pepper rivolendo indietro tutti i soldi che gli ha prestato. Ma Topolino ha trovato una soluzione, raccogliere il cotone delle immense piantagioni di Pepper e venderlo. Ci riesce navigando sul fiume con una rudimentale nave a vapore, il cui motore è un’invenzione del geniale antenato pippide. Topolino IV ha trovato alfine una nuova sistemazione.
                    Niente da dire sui disegni di De Vita, tornato in forze alla saga. La parte iniziale, con l’atmosfera umida e piovosa è perfetta.

                    Topolino e la Battaglia di Alamo

                    Grecia:

                    Disegni: Fabrizio Petrossi
                    Tavole: 33
                    Topolino” # 2156 (25 marzo 1997)
                    Inducks

                    Quasi due anni dopo la storia della nave a vapore di Pepper, finalmente torna sulle pagine del Topo C’era una volta in America. Non mi è dato motivo di sapere il motivo per la lunga assenza della serie, ma l’importante è che sia tornata! Ai disegni non abbiamo, per la seconda volta, De Vita, ma ne parliamo dopo.
                    All’inizio della storia rivediamo il setting della precedente avventura, cioè il vecchio rach ormai diventato un cantiere a tutti gli effetti con grande uso del vapore come forza motore. Un altro segno degli anni che passano. Vediamo Topolino IV e Menny invecchiati (soprattutto Topolino IV, che ha la testa grigia), e il loro figliolo che vuole andarsene da quel posto, lontano dalla pece che lo fa star male e vuole vedere l’America, vuole l’avventura.
                    Il giovanissimo Topolino V vede lo spunto per vivere grandi avventure sentendo Pecos Pipp all’emporio, volontario dell’esercito del Texas che sta convincendo quanti più uomini a seguirlo per aiutare il generale Houston, che sta difendendo il Texas dall’attacco dei messicani, comandati dal terribile generale Santana. L’animo di Topolino V si infiamma, e mentendo ai suoi genitori si unisce a Pecos Pipp e agli altri volontari. Dopo alcune disavventure sul percorso, Topolino V e Pecos Pipp arrivano a Fort Alamo, ultima roccaforte dove il colonnello Travis ha deciso di resistere contro i messicani. Come fu nella realtà, nella storia vediamo che all’interno del forte oltre che Travis (nominato direttamente da Houston) c’erano Davy Crockett e Jim Bowie. Scopriamo infine che il temibile Santana è un antenato Gambadilegno. Travis decide di temporeggiare, fingere di pensare alla resa, tutto per prendere tempo per mettere in salvo donne e bambini e per dare tempo a Houston di racimolare uomini e forze. Alla fine nel forte restano solo uomini valorosi consci del fatto che probabilmente moriranno nella battaglia, tra cui Topolino V. Questi, tenendo conto del suo coraggio, viene mandato in missione speciale con Pecos Pipp a consegnare un dispaccio importante a Houston, peccato che si scoprirà essere solo una scusa per alontanre il ragazzo, troppo giovane per morire. Narra infatti la Storia che nessuno sopravvisse all’attacco dei messicani, che infatti non fecero prigionieri. L’ultima vignetta è un raro esempio di come in un fumetto Disney si accenni alla morte non di una persona ma di un buon numero di soldati in una strage, ma in modo comunque simbolico e adatto a tutte le età. Lo stratagemma di allontanare Topolino V era quindi necessario sia per non mostrare direttamente la strage, sia per far sopravvivere il protagonista. Siamo nel 1836, ma nel 1845 il Texas entrò a far parte degli Stati Uniti.
                    Insomma, è forse la storia più crudelmente realistica e aderente a un fatto storico della serie, finora. La cupezza che aleggia sul destino dei combattenti di Travis è palpabile, e per quanto non sia mai stato un estimatore dei disegni di questa storia, devo dire che forse sono adatti all’atmosfera inquietante e “pesante” dell’avventura. Tra l’altro disegni di una persona a me sconosciuta, e solo dando una rapida occhiata all’Inducks noto che questo Petrossi ha comunque all’attivo un po’ di lavoro. Poche storie per “Topolino”, in realtà, poche per “Minni”, ma molte copertina per "Topomistery" e molte proprio per “Minni”. Ma la sua fortuna non l’ha fatta in Italia, bensì come molti altri suoi colleghi (Rota, Ferraris, Fecchi…) ha disegnato un po’ di storie per il mercato della Egmont e per quello francese. Solo che non l’avevo mai sentito nominare come autore nostrano prestato all’estero, boh, forse proprio per la scarsa conoscenza che si ha di lui qui in Italia. Ha uno stile particolare in questa storia, quasi più da storyboard di cartone animato che da fumetto, non si può dire che la storia sia disegnata male ma la differenza con le altre storie disegnate da De Vita si notava e si nota. Comunque poteva andare molto peggio, in fondo è pur sempre una buona prova.
                    Tra l’altro in questa storia si introduce Topolino V, come abbiamo visto, che sarà il Topolino protagonista di più storie di tutta la serie, più ancora (e a mio parere anche con più importanza) del padre.

                    Topolino e la Via dell’Oregon

                    Grecia:

                    Disegni: Massimo De Vita
                    Tavole: 40
                    Topolino” # 2162 (6 maggio 1997)
                    Inducks

                    Come se si cercasse di rimediare alla lunga assenza della saga sulle pagine del Topo, ecco che appena due mesi dopo la precedente avventura torna C’era una volta in America. E torna anche Massimo De Vita ai disegni, per restarci fino alla fine della saga.
                    Si riparte con lo stesso Topolino che ha partecipato ad Alamo, che infatti nella prima vignetta va a visitare le rovine del forte, in una scena di forte intensità disegnata in modo eccellente dal Maestro.
                    Una didascalia ci informa che sono passati alcuni anni dalla battaglia di Alamo, e durante la storia capiamo che Topolino V è cresciuto e non è stato con le mani in mano, ha girato per molti posti e ha fatto molte cose, anche se senza mai stabilire rapporti fissi. Resta un cowboy solitario, solo col suo cavallo, e anche se Pezzin non inserisce niente che lo confermi, mi piace pensare che questo carattere duro e solitario di Topolino V sia derivato dall’esperienza di Alamo, che in qualche modo l’ha segnato. Oltre che ovviamente dalle avventure che ha vissuto dopo, che noi non conosciamo.
                    Quel che sappiamo è che ora vuole andare a ovest, cosa che stanno facendo in molti, e per farlo si aggrega a una carovana organizzata da un gentiluomo del sud, tale colonnello Pipson, e guidata a un certo Gambwood (dove li tirava fuori tutti questi nomi, Pezzin?). A questa carovana partecipano anche due damigelle tutte sole, Clarette (antenata di Clarabella) e Clementina. E’ questo uno dei personaggi più interessanti di tutta la serie, sicuramente la Minni meglio caratterizzata e che si discosta dalle precedenti per la il suo carattere, energico, forte e indipendente. Lei è fiera di essere donna, ma non intende il suo sesso come debole. Lei non pensa di poter fare meno di quello che fanno gli uomini, non vuole dover sognare meno di quello che sognano gli uomini e non vuole la parte della donzella in difficoltà. Sa difendersi benissimo da sola. Per questo motivo il carattere da duro e cinico che ha Topolino V in qualche modo l’attrae, ma per altri versi la fa reagire stizzita, come se fosse il simbolo dell’annullamento della sua libertà. Insomma, è anche diversa dalla Minni attuale, che ha sì un bel caratterino, ma spesso in senso gratuito, mentre Clementina ha quell’atteggiamento per un ideale indipendentista. Me ne sono innamorato.
                    Comunque Gambwood è in realtà un losco furfante, che vuole derubare la carovana facendo ricadere la colpa sugli indiani, ma Topolino V lo smaschera e lo consegna alla cavalleria, ma dovrà seguirla in città per testimoniare contro Gambwood, lasciando una Clementina arrabbiata con lui. L’ultima tavola, con le riflessioni ad alta voce che fa Clementina sono da antologia, come del resto le scene d’azione delle indagini di Topolino V, che cade addirittura nel fiume col suo cavallo.
                    Bellissima e suggestiva l’idea di mettere come vero e proprio sottofondo musicale (tramite didascalie con disegnate note musicali vicino) la celebre ballata americana “Oh mi darling Clementine”.
                    Come nota a margine, riprendo il discorso che ho fatto per la storia precedente: questo Topolino V è quello protagonista del maggior numero di storie, ma è anche il mio preferito. Per fare un’azzardata analogia, questo Topolino mi piace tanto quanto mi piace il Paperone cercatore d’oro nel Klondike nella Saga di Don Rosa. Lì è al massimo delle sue potenzialità fisiche e morali, e così questo Topolino V è un Topolino che forse si vede poco oggigiorno, ma che mi intriga assai: non per forza solo solare e positivo, ma cupo, cinico, solitario come ho detto poco sopra. Ma tosto, veramente figo e tosto, basti vedere il modo frugale in cui dorme (con un giaciglio per terra) e lo scatto che fa quando sta dormendo e si avvicina Pipson, con la mano subito sul fucile. E’ in gambissima, il Topolino che ne ha subite di più e che ha avuto le esperienze più dure, eppure romantico. Un eroe duro e romantico come non ce ne sono più, né in America né in nessun altro posto. E forse nemmeno lo stesso Topolino attuale. Ma come ho detto un po’ sopra, il nostro Topolino per me ha ereditato un po’ delle caratteristiche peculiari di ogni suo antenato, questo per me è l’intento di Pezzin, e secondo me in qualche modo, anche se nascosto, anche questo lato cupo ce l’ha ancora. E a volte riemerge.

                    Topolino e la Febbre dell’Oro

                    Grecia:

                    Disegni: Massimo De Vita
                    Tavole: 34
                    Topolino” # 2177 (19 agosto 1997)
                    Inducks

                    Stanno ritornando decisamente più frequenti le incursioni sul settimanale di C’era una volta in America, il che non poteva che essere un bene. Qui ritroviamo di nuovo il nostro Topolino V, che gira per la Sierra Nevada, al confine con la California. Qui incontra Pippeyo, indiano della tribù pacifica Shoshone, che lo accoglie al suo campo per avergli salvato la vita. Qui Topolino fa conoscenza con il capo Palpebra Calante e con la fidanzata di Pippeyo, Patatontas (ma lol!), antenata di Clarabella. Ma i guai sono dietro l’angolo, alcuni bianchi cercano l’oro nel territorio degli Shoshone, e a capo di essi c’è Gambwood, il bandito della storia precedente. Topolino V lo riconosce, e smaschera il suo losco piano di provocare una guerra in cui gli indiani sarebbero stati sterminati per avere il possesso del terreno per estrarre l’oro. Il finale ci mostra Pippeyo e i suoi compari andarsene, delusi dai bianchi, con un discorso altamente veritiero, filosofico e poetico da parte di Pippeyo stesso che ricorda molto da vicino quello del capo indiano pigmeo della storia di Carl Barks Paperino nella terra degli indiani pigmei quando Paperone vuole rivendicare il possesso sul loro territorio.
                    Infine Topolino V se ne va, alla continua ricerca della sua Clementina, che popola i suoi sogni inquieti continuamente.
                    Una storia molto bella, soprattutto per la figura di Pippeyo, uno degli antenati di Pippo più simpatici in questa saga. Topolino V si conferma come il mio preferito, con questa sua aria da eroe maledetto e disilluso, ultimo eroe romantico alla ricerca della sua amata.
                    « Ultima modifica: Venerdì 9 Lug 2010, 01:17:02 da Everett_Ducklair »

                    *

                    Bramo
                    Dittatore di Saturno
                       (8)

                    • *****
                    • Post: 2976
                    • Sognatore incallito
                      • Offline
                      • Mostra profilo
                       (8)
                      Re: C'era una volta...in America
                      Risposta #69: Venerdì 16 Ott 2009, 12:53:57
                      Topolino e il Cavallo di Ferro

                      Grecia:

                      Disegni: Massimo De Vita
                      Tavole: 30
                      Topolino” # 2195 (23 dicembre 1997)
                      Inducks

                      Siamo sull’altopiano del Kansas, stavolta, e vediamo un Topolino V più carico che mai attraversare di corsa a cavallo le sterminate praterie impegnato nel suo nuovo lavoro, quello del pony-express, lavoro che presto sarà eliminato dall’avvento della ferrovie, che stanno progredendo a vista d’occhio. Comunque è la sua ultima consegna, lascia il lavoro ora che ha qualche soldo da parte per continuare la sua ricerca. Fa amicizia con John Basett, capo della sorveglianza della costruzione della ferrovia della Union Pacific, e si unisce alla compagnia per avere un luogo dove riposare. Ha modo così di scoprire che il nuovo direttore della ferrovia, Pete de Gamb, fa in realtà il doppio gioco con la compagnia rivale, la Overland Trade. Smascherato, salva l’ex direttore e Basett dal rapimento di de Gamb, e si guadagna nuove amicizie, e lustro e fama, oltre che una bella avventura. E’ da notare come già al’inizio Basett (antenato di Basettoni, ovviamente) conosca di fama il nome di Topolino, grazie all’aver partecipato alla carovana di Pipson e ad altre imprese. Si era già fatto un nome, insomma. Alla fine dell’avventura, Topolino V rifugge i festeggiamenti, che non fanno per un duro solitario come lui, e riparte alla ricerca della sua Clementina, accompagnato dalla note della solita “Oh my darling Clementine”…

                      Topolino e la Legge del Far West  



                      Disegni: Massimo De Vita
                      Tavole: 35
                      Topolino” # 2210 (7 aprile 1998)
                      Inducks

                      Nel periodo della corsa all’oro in California (come quella in Klondike, come sappiamo bene) nacquero numerose città che stavano in piedi sulla ricchezza dei numerosi cercatori d’oro che le popolavano. E’ in una di queste, Gold City, che Topolino V si ritrova a un certo punto del suo peregrinare. Qui in un saloon ritrova una vecchia conoscenza, Clarette, l’amica di Clementina ai tempi della carovana. Ora gestisce il suddetto saloon insieme al marito, Horace (antenato di Orazio, ovviamente), e invita Topolino a fermarsi da loro. Ma in questa città ci sono due particolarità: criminali e sbruffoni al soldo di un certo Jeff Gamber impazzano per la città, e lo sceriffo Wild Bill Pippock attraversa spesso giorni in cui non vede a un palmo dal naso e gli gira la testa. Topolino diventa subito amico di questo avo di Pippo, specie quando scopre che è stato un famosissimo pistolero. Passano lunghi pomeriggi insieme, in cui Pippock insegna a Topolino V a sparare con una pistola (ricordiamo che questo Topolino ha sempre usato solo il fucile). Quando il secondo pistolero più famoso del west saprà (grazie a Gamber) la vera identità dello sceriffo, vorrà ingaggiare un duello con Pippock per essere eletto il migliore, ma per fortuna Topolino individuerà le origini delle crisi dell’amico, il quale si farà valere alla grande. Ecco infatti un altro esempio di avo di Pippo abile, scaltro e “giusto”,in barba ad alcune visioni fin troppo “stupide” del Pippo attuale.
                      E’ molto bello il momento in cui Topolino V menziona con tristezza e nostalgia a Pippock la sua partecipazione ad Alamo, il che conferma la mia ipotesi sul fatto che quell’esperienza l’abbia segnato più di altre tanto da renderlo così cinico e sfuggente.  
                      Alla fine della storia, poi, guardando in un vecchio baule che Clementina lasciò a Claretta, Topolino trova una lettera che gli fa capire che anche la dolce ragazza non ha smesso di pensare a lui, e questo lo ricarica di energia.
                      Ovviamente ottimi i disegni di De Vita, specie nel tratteggiare Pippock come vecchio sceriffo, ma che si mostra ancora arzillo.

                      Topolino e il Lungo Sentiero



                      Disegni: Massimo De Vita
                      Tavole: 31
                      Topolino” # 2223 (7 luglio 1998)
                      Inducks

                      Topolino V si ritrova nel Texas, seguendo varie indicazioni per trovare la sua Clementina. Arriva a un ranch, Ranch Triple “O”, dove incontra Pip Carson, che amministra il ranch per conto della proprietaria… Clementina! Alfine il nostro eroe ha ritrovato il suo amore perduto!
                      Viene assunto da Pip, dato che ha dimostrato la sua abilità nel domare cavalli, ma presto si accorge che per rientrare nelle spese del ranch Clementina deve riuscire a vendere molto più bestiame, e c’è pure un tale Blackspot (antenato di Macchia Nera, è la prima e ultima volta che Pezzin lo usa in questa saga) che tenta di ostacolarli. Ma Topolino ha un’idea: se riuscissero a portare il bestiame ala ferrovia, sarebbe un grande affare per Clementina come per la Union Pacific, anche perché poi anche altri allevatori seguirebbero il loro esempio. Topolino stava creando quella che è conosciuta come Chisum Trail. Ma Blackspot per fermarli è disposto a tutto, anche a ingaggiare un bandito, che è una nostra vecchia conoscenza: Pete de Gamb, il doppiogiochista alla Union Pacific. Organizza persino un agguato per non far arrivare persone e animali sani e salvi alla ferrovia, ma fallisce grazie all’arrivo di Basett e degli amici indiani.
                      Alla fine la grande impresa riesce, e il maggior Carpenter offre in città una bella opportunità di lavoro a Topolino V. Così lui e Clementina si trasferiscono in città, e una didascalia ci informa che è finita la sottotrama di Clementina e quindi di Topolino V.
                      Un bellissimo episodio, perché è avventuroso, perché compare l’avo di Macchia Nera, perché ritornano vecchi personaggi in onore alla continuity come de Gamb e Basett, e perché tutta la sottotrama della ricerca della sua donna da parte del mio Topolino preferito si chiude nel migliore dei modi.
                      E anche perché viene creato quello che qui, ma soprattutto nei prossimi due episodi, si dimostrerà con tutta probabilità l’antenato di Pippo migliore, non fosse per il fatto che è il primo che durerà per più di un solo episodio (a parte Oliver Pipp, ma Pip Carson ha e avrà ancora più importanza). Pip Carson incarna infatti la figura del cowboy duro e puro, e de Vita lo tratteggia benissimo con basettone e pizzetto biondi. Rende perfettamente l’idea, insieme al suo vestito. Pip Carson è il ponte ideal fra Topolino V e Topolino VI, che comparirà dal prossimo episodio.

                      Topolino e l’Ultimo Cowboy



                      Disegni: Massimo de Vita
                      Tavole: 34
                      Topolino” # 2236 (6 ottobre 1998)
                      Inducks

                      In questo episodio ritroviamo Pip Carson, rimasto al Ranch Triple “O” per custodirlo, fedele alla sua natura di cowboy contro tutte le rivoluzioni. Eh sì, perché ormai il nuovo secolo è alle porte, e con esso molte novità della tecnica, che cambiano radicalmente il mondo a cui è abituato il vecchio Pip. Che riceve la visita inaspettata di Topolino VI, figlio del suoi due vecchi amici, che arriva proprio a bordo di un’automobile. Topolino VI chiede il permesso a Pip di usare il ranch di famiglia per gli esperimenti che vuole compiere in compagnia di Frank e Orwille (due tappetti con le fattezze di Orazio), esperimenti nel progettare un aeroplano! I due inventori riprendono a mio parere i nomi di Frank Wright (architetto innovativo statunitense) e Orville Wright, uno dei due fratelli Wright che inventarono proprio l’aeroplano.
                      Dopo molti tentativi, i nostri riescono a far volare il loro aggeggio, ma nessuno sembra voler usufruire dei servizi aerei che l’idea di Topolino VI offre. Ma durante un volo in cui un antenato di Gambadilegno, tale Jess Gamba (ispirato alla figura di Jesse James, famoso bandito di quei tempi), si è intrufolato su un aereo, i due se le danno di santa ragione, sotto gli occhi di un certo Barnum, noto “re” del circo e dello spettacolo (visualizzato anche da Don Rosa nel capitolo 6 bis della sua Saga, Il vigilante di Pizen Bluff), che decide di scritturarli per il suo spettacolo. In questa attitudine per il volo il mio animo citazionista non può non vederci un riferimento a Plane Crazy, cioè a Topolino emulo di Lindbergh nei fumetti, e a Topolino aviatore.
                      Ma l’esperienza dura poco, e Topolino VI torna con Frank e Orwille al vecchio ranch per lanciarsi in una nuova attività, la ricerca del petrolio. Ma stavolta il buon Pip Carson non resta a vedere gli sviluppi, da ultimo cowboy solitario se ne va lontano dal filo spinato, solitario e senza regolamenti da rispettare, sulle note di “My rifle, my pony and me”, canzone resa celebre da Dean Martin.
                       
                      Topolino e il Sogno Americano



                      Disegni: Massimo de Vita
                      Tavole: 41
                      Topolino” # 2275 (6 luglio 1999)
                      Inducks

                      E siamo così arrivati all’ultimo episodio di questa grande epopea americana. Ritroviamo ancora Pip Carson che, in cerca di lavoro, finisce nella neonata Hollywood, dove lo scritturano prima come comparsa in un film western, poi come attore principale in una lunga serie di film, durante gli anni in cui il cinema inizia prepotentemente a muovere i primi passi nel mondo dell’immaginazione collettiva. De Vita è abile a mostrarci il nuovo stile di Pip, che si riflette nell’abbigliamento che pur ricordando le origini da cowboy è molto più elegante in un bel bianco.
                      Un giorno riceva una proposta di lavoro da una grande casa di produzione, la Topomount Pictures, che scopre essere di proprietà nientepopodimeno che del vecchi amico Topolino VI. Ma non è certo simile a come lo ricordava Pip e a come lo conoscevamo noi. Anzi, non è simile a nessun Topolin che abbiamo incontrato nella Storia. Questo Topolino è diventato lo Zio Paperone degli esordi, del penultimo capitolo della Saga di Paperon de’ Paperoni. Ricco, avido, arido, solitario, convinto di non aver bisogno di amici e persuaso solo ad arricchirsi ulteriormente con un matrimonio d’interesse.
                      Tutto questo è stato causato dopo le prime trivellazioni di petrolio fatte al vecchio ranch. Topolino VI fu imbrogliato da due malfattori, che gli fecero mettere una pesante ipoteca sulla casa. Quando il petrolio contro ogni (fasulla) previsione, finì, To0polino riuscì a mettere da parte i soldi per la prima rata, ma Frank e Orwille fuggirono con i soldi. Topolino VI perse tutto, si recò in città dove conobbe Menny Mc Top, con cui ci fu del tenero prima che le esperienze della vita e l’arrivismo che lo pervase non lo facesse diventare come è ora. Bello il riferminento allo stesso lavoro di Menny di quello della prima Minni, comparsa nella prima storia del ciclo, sempre in onore alla continuity.
                      Quando Pip scoprì che il matrimonio d’interesse era una truffa ai danni del vecchio amico, tentò di avvisarlo, ma egli non gli credette. Topolino VI era veramente andato con la testa. Se ne rese conto grazie a una notizia sui giornali, della verità delle parole dell’amico, e cambiò radicalmente. Vendette tutto (pochi giorni prima del crollo della Borsa di Wall Street), dando molto in beneficenza, e ricomprò il ranch di famiglia dove visse con sua moglie Menny. Il finale della storia vede Topolino VI, Menny, Pip Carson e Frank e Orwille (che non avevano tradito, ma erano stati rapiti per non pagare in tempo la rata) che festeggiano insieme, e con il figlio dei due protagonisti che gioca beato. Se pensiamo che siamo nel 1929 e che il bambino si chiamo Mickey e ha due pantaloncini rossi con bottoni gialli, è chiaro che siamo finalmente arrivati al nostro Topolino, a quello attuale. Bello in questo senso che Pezzin collochi la data di nascita di Mickey Mouse nel 1928, data ufficiale della prima apparizione di Topolino sugli schermi cinematografici.

                      L’ultima tavola propone la carrellata di tutti i protagonisti della lunga saga C’era una volta in America, in una celebrazione più che giusta per un ciclo così meraviglioso, istruttivo, educativo, e filologico, anche dal punto di vista della costruzione caratteriale di Topolino attraverso i suoi antenati.
                      E’ bello pensare che il mio Topolino preferito è il nonno di Mickey Mouse, così come pensare al carattere “alla Paperone” che assume quello che diventerà il padre di Mickey.
                      Insomma, il lavoro di Pezzin è più che lodabile, sia per la ricostruzione storica fatta in modo impeccabile, sia per l’attenzione alle varie caratteristiche del personaggio di Topolino. Una bellissima epopea che colloca C’era una volta in America come la più riuscita e la mia preferita tra le pur numerose saghe pezziniane che ho elencato nell’introduzione, e addirittura da farmela considerare da sempre come la saga ufficiale della storia della famiglia di Topolino, con la stessa dignità che ha Life and Times of Scrooge McDuck e che pretende di avere Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi.
                      Per questo C’era una volta in America è l’altra saga Disney!
                      « Ultima modifica: Venerdì 16 Ott 2009, 13:05:02 da Everett_Ducklair »

                      *

                      Paperinika
                      Imperatore della Calidornia
                      Moderatore

                      • ******
                      • Post: 10248
                        • Offline
                        • Mostra profilo

                        Re: C'era una volta...in America
                        Risposta #70: Venerdì 16 Ott 2009, 15:43:43
                        Applausi!

                          Re: C'era una volta...in America
                          Risposta #71: Venerdì 16 Ott 2009, 15:53:53
                          Applausi anche da parte mia, e pensavo: Il ranch di famiglia in cui cresce Topolino non potrebbe essere la casa/fattoria di campagna alla periferia di Topolinia che si vede nelle prime storie del topo?
                          W la Disney e Dumas!
                          EFFEGGI

                            Re: C'era una volta...in America
                            Risposta #72: Venerdì 16 Ott 2009, 16:00:14
                            "Pollice su" a Bramo! :)
                            (Però ci sono un po' di errorini di battitura... [smiley=grandpa.gif] )

                            ...Il ranch di famiglia in cui cresce Topolino non potrebbe essere la casa/fattoria di campagna alla periferia di Topolinia che si vede nelle prime storie del topo?
                            Sì, la penso anch'io così!

                            Inoltre, si capisce perché Topolino non lavora (quasi) mai: perché è ricco di famiglia!
                            « Ultima modifica: Lunedì 19 Giu 2017, 12:26:08 da Dippy_Dawg »
                            Io son nomato Pippo e son poeta
                            Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                            Verso un'oscura e dolorosa meta

                              Re: C'era una volta...in America
                              Risposta #73: Venerdì 16 Ott 2009, 16:07:46
                              Inoltre, si capisce perché Topolino non lavora (quasi) mai: perché è ricco di famiglia!
                              Sì, in un primo momento l'avevo pensato anch'io, ma poi ho pensato che nelle storie di Gott viene mostrata Minnie come quella ricca di famiglia.
                              W la Disney e Dumas!
                              EFFEGGI

                              *

                              Bramo
                              Dittatore di Saturno

                              • *****
                              • Post: 2976
                              • Sognatore incallito
                                • Offline
                                • Mostra profilo

                                Re: C'era una volta...in America
                                Risposta #74: Venerdì 16 Ott 2009, 16:16:37
                                Grazie a Paperinika, Einmug e Dippy per i complimenti e gli applausi...
                                Per la questione ranch... sì, è più che probabile che noi possiamo intendere il ranch di famiglia come la casa/fattoria delle prime strisce di Gott, non ci avevo pensato (probabilmente nemmeno Pezzin, eh! :P)
                                Però ci sta il ranch di famiglia con la realtà rurale in cui si muove il primo Mickey.
                                Per la ricchezza... ricordiamoci che alla fine il papù di Mickey vende tutte le sue azioni e le sue imprese, dando moltissim soldi in beneficenza... non vuol dire che sia povero in canna ma nemmeno ricchissimo, io credo abbia tenuto das parte giusto i risparmi che consentano a lui, a Menny e al piccolo Mickey una vita dignitosa.
                                Quindi Topolino non lavora perchè è un mantenuto, campa coi soldi di Minni... questa la conclusione più probabile ;D
                                @ Dippy: e sì che ho riletto tutto prima di pubblicare qui... quali errori hai visto, gravi? :-/

                                 

                                Dati personali, cookies e GDPR

                                Questo sito, per garantirti la migliore user experience possibile, utilizza dati classificati come "personali", cookie tecnici e non. In particolare per quanto riguarda i "dati personali", memorizziamo il tuo indirizzo IP per la gestione tecnica della navigazione sul forum, e - se sei iscritto al forum - il tuo indirizzo email per motivi di sicurezza oltre che tecnici, inoltre se vuoi puoi inserire la tua data di nascita allo scopo di apparire nella lista dei compleanni. Il dettaglio sul trattamento dei dati personali è descritto nella nostra pagina delle politiche sulla privacy, dove potrai gestire il consenso (o il dissenso) al loro utilizzo.

                                Puoi accettare quanto sopra descritto - e continuare con la navigazione sul sito - cliccando qui.

                                Se poi vuoi approfondire la questione c'è il sito del Garante della privacy.