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Post - Manuel Crispo

Pagine: [1]  2  3  ...  20 
1
Testate Regolari / Re:Topolino Fuoriserie 4: PK - I Giorni Di Evron
« il: Domenica 4 Apr 2021, 13:49:40 »
Dopo aver letto 4 capitoli di questa saga, compreso il presente volume scritto e disegnato da due fuoriclasse del fumetto Disney, mi sento di dire che non vedo l'ora che questo strazio si concluda.
Invoco una chiusura alla "The end?"
Oddio dai cerchiamo di chiudere con un pò di classe almeno :minishock:. Comunque sì, non vedo l'ora che tutto finisca e che possiamo salutare Gagnor con la manina spero per tanto tempo a venire.

Guarda, mi sono riletto una parte di Frittole poco tempo fa. Se dovessi - pistola alla tempia - scegliere fra i due prodotti mi troverei in grave imbarazzo.

Questo per dire che non mi aspetto una conclusione di classe. La speranza è che i personaggi nuovi facciano la fine di Lyla che si fa saltare in aria gridando "Per la Terra!"
Magari questi grideranno "Per la sbobba!", ma l'importante è che saltino per aria.

Ma nooo.... Finirà semplicemente che PK si sveglierà madido di sudore e realizzerà che tutto questo è stato solo un brutto sogno.

Scoop: l'ultimo episodio si intitolerà "PK - Biochetasi"

2
Testate Regolari / Re:Topolino Fuoriserie 4: PK - I Giorni Di Evron
« il: Sabato 3 Apr 2021, 18:54:13 »
Dopo aver letto 4 capitoli di questa saga, compreso il presente volume scritto e disegnato da due fuoriclasse del fumetto Disney, mi sento di dire che non vedo l'ora che questo strazio si concluda.
Invoco una chiusura alla "The end?"
Oddio dai cerchiamo di chiudere con un pò di classe almeno :minishock:. Comunque sì, non vedo l'ora che tutto finisca e che possiamo salutare Gagnor con la manina spero per tanto tempo a venire.

Guarda, mi sono riletto una parte di Frittole poco tempo fa. Se dovessi - pistola alla tempia - scegliere fra i due prodotti mi troverei in grave imbarazzo.

Questo per dire che non mi aspetto una conclusione di classe. La speranza è che i personaggi nuovi facciano la fine di Lyla che si fa saltare in aria gridando "Per la Terra!"
Magari questi grideranno "Per la sbobba!", ma l'importante è che saltino per aria.

3
Testate Regolari / Re:Topolino Fuoriserie 4: PK - I Giorni Di Evron
« il: Sabato 3 Apr 2021, 09:10:35 »
Dopo aver letto 4 capitoli di questa saga, compreso il presente volume scritto e disegnato da due fuoriclasse del fumetto Disney, mi sento di dire che non vedo l'ora che questo strazio si concluda.
Invoco una chiusura alla "The end?"

4
Topolino / Re:Topolino 3407
« il: Domenica 21 Mar 2021, 13:37:28 »
Giungo con il ritardo delle star a commentare la storia celebrativa di PK: da Pker di lungo corso ho apprezzato l'atmosfera, il rapporto fra PK e Uno (finalmente tornato sé stesso, dopo essere stato un po' bistrattato nelle sue ultime apparizioni) e alcuni collegamenti a PKNE.
Al netto della abilità di Sisti come sceneggiatore, che rende questa festa "pkers only" una storia fatta e finita con un ritmo perfetto e una scrittura solida, ho trovato eccessiva la quantità di citazioni e strizzatine d'occhio (alcune, come Belgravia, francamente evitabili), non ho apprezzato Lyla (il cui carattere diventa sempre più spigoloso, da "macchina letale") e troppo prevedibile il finale. Perplessità anche sulle abilità del villain.
Incomparabilmente superiore alla storia celebrativa del ventennale, Una leggendaria notte qualunque è una lettera d'amore ai pker e, come tutte le lettere d'amore, risulta un po' stucchevole.

Ci sta a sottolineare le pecche della storia, che condivido, anche se in parte.
Personalmente, la storia mi è piaciuta, valeva la pena leggerla almeno per dare un minimo di giustizia a noi PKers di lungo corso, forse un po' bistrattati da un anno a questa parte.
Tuttavia, penso che questa storia nulla voglia essere di più di una celebrazione (e Sisti lo disse anche nella live di Fisbio), un compleanno in cui si ritrovano tante cose e persone, belle e cattive che siano, un po' come era accaduto per una storia celebrativa del Topo n. 2000 (mi ricordo qualcosa del genere, ma vorrei anche essere corretto, del caso).
Avrebbe senso, e l'augurio è forte, che questa iniziativa abbia un seguito: inviti le persone ad una festa, ritorni in contatto, cerchi di capire se si possa ricostruire un rapporto congelato da anni, proponi progetti. Se, come ci è stato riferito, ci sarà un seguito, speriamo sia meno pieno di persone e più ordinato, sia anche qualcosa di duraturo, che ci permetta di riapprezzare la vena creativa degli autori (sperando anche che ce ne siano di giovani e che sappiano incarnare lo spirito pikappico appieno).

Infatti la mia speranza è sempre quella, un nuovo pkteam con Sisti a capo in qualità di headwriter. Boh, vedremo...

5
Topolino / Re:Topolino 3407
« il: Domenica 21 Mar 2021, 10:05:05 »
Giungo con il ritardo delle star a commentare la storia celebrativa di PK: da Pker di lungo corso ho apprezzato l'atmosfera, il rapporto fra PK e Uno (finalmente tornato sé stesso, dopo essere stato un po' bistrattato nelle sue ultime apparizioni) e alcuni collegamenti a PKNE.
Al netto della abilità di Sisti come sceneggiatore, che rende questa festa "pkers only" una storia fatta e finita con un ritmo perfetto e una scrittura solida, ho trovato eccessiva la quantità di citazioni e strizzatine d'occhio (alcune, come Belgravia, francamente evitabili), non ho apprezzato Lyla (il cui carattere diventa sempre più spigoloso, da "macchina letale") e troppo prevedibile il finale. Perplessità anche sulle abilità del villain.
Incomparabilmente superiore alla storia celebrativa del ventennale, Una leggendaria notte qualunque è una lettera d'amore ai pker e, come tutte le lettere d'amore, risulta un po' stucchevole.

6
Recensione Grandi Autori 90 – Topolino Writers Edition: Alessandro Sisti


 Ha scritto Yukio Mishima: «L’istante in cui finisce un bacio è carico del malinconico dispiacere che comporta un risveglio forzato». Proprio come un bacio al culmine di una tiepida serata estiva, anche la collana denominata Writers Edition si conclude lasciando in noi un misto di emozioni contrastanti. Questo quarto volume, dedicato ad Alessandro Sisti, presenta due volte la parola “maestro”, che ritroviamo sia in copertina che in controcopertina, nelle parole del caporedattore Davide Catenacci. Non è scopo del presente articolo ragionare su cosa sia un maestro e se il brillante sceneggiatore lombardo meriti di essere definito tale (in questo caso sarebbe, secondo chi scrive, un maestro senza allievi all’altezza) ma ammetto di essere rimasto colpito da questa attestazione di stima.

 Un bel verde cinabro è il colore scelto per questo volume conclusivo che, nelle sue consuete 292 pagine, ci offre una selezione di nove storie preceduta da una prefazione di Gianni Bono, fondatore di Edizioni IF, in cui racconta il suo primo incontro con il futuro sceneggiatore; si chiude il tutto con una postfazione dello stesso Sisti. Come già accaduto per il primo volumetto della Writers Edition, il disegno di copertina è riciclato non da una storia interna, ma prelevato di peso da I Grandi Classici Disney 275 del 2009 e, di conseguenza, non rispondente in alcun modo al contenuto del volume.

 La prima avventura proposta è la divertente Zio Paperone e il premio… povertà illustrata da Massimo Dotta: pubblicata originariamente nel gennaio 1982, questa storia dallo svolgimento non proprio imprevedibile e dai disegni a dir poco datati rappresenta la primissima sceneggiatura Disney per l’autore lombardo ed è qui inclusa per ovvi e apprezzabili motivi.

 
Metafumetto purissimo

 Diverso è il caso dell’interessantissima Topolino e il caso dei fumetti solidi, di due anni successiva. In questa bizzarra avventura, che considero una delle sue vette artistiche e che vede protagonisti Topolino e un Pippo in forma smagliante, Sisti si diverte a giocare con le potenzialità del medium, fra linee cinetiche solide, balloon potenzialmente letali e ben quattro tavole in bianco e nero per ragioni narrativamente impeccabili.

 Ai disegni di questo geniale thriller meta-fumettistico (che già da solo vale il prezzo dell’albo) un efficace Sandro Dossi, adeguato anche nelle scene di obbligato dinamismo. Per ciò che riguarda questo volume, Il caso dei fumetti solidi può essere considerato parte di una “trilogia ideale” caratterizzata dalla tematica fantascientifica e dalla determinante presenza del professor Enigm. Personalmente non disdegnerei una versione estesa e ridisegnata di questa storia, un “nuovo cut” nel quale Sisti possa divertirsi ancora di più, e noi con lui.

 A seguire la simpatica Paperino e il veloce velocipede del 1990, con soggetto di Guido Martina e disegni di un ottimo Valerio Held, apprezzabile per il ritmo sostenuto e per il parziale twist finale che dà un tocco di originalità a una storia di fatto molto semplice.

 Torniamo ai capolavori con la storia che considero a mani basse la migliore del volume: edita nel 1993, disegni di un impeccabile Massimo De Vita, Il fantasma di Topolino è la mia storia preferita di Sisti al di fuori del suo lavoro su PKNA. Lo spunto di partenza è assolutamente originale, ma lo sceneggiatore lombardo è eccezionale soprattutto nel riuscire a svilupparlo esplorando tutte le possibilità che questo offre, al punto che anche il lettore più esigente si ritrova alla fine del tutto sazio. Un velo di tensione, un bel po’ di malinconia, una sana dose di violenza e qualche ottima gag rendono Il fantasma di Topolino una delle mie storie Disney italiane preferite degli ultimi anni. Seconda apparizione di Enigm in questo volume, lo ritroveremo poi in un’altra splendida occasione.

 
Tsk! Tsk!

 Subito dopo possiamo apprezzare una parodia non dichiarata di Dylan Dog, Topolino e il talismano elfico. Numerose le citazioni al celebre personaggio bonelliano, frontespizio, font e il tema stesso della storia, legata al mondo dell’occulto e della magia. Splendidi i disegni di De Vita, per un giallo fantasy estremamente interessante con una Minni ben utilizzata e una gestione dell’“aspetto indagine” impeccabile, cosa che sulle pagine del settimanale non si vede ormai da diversi anni.

 Simpatiche anche le tre avventure successive, veloci e ricche di citazioni: Paperino e il Grande Zio del 2000, disegni di Lara Molinari; la non riuscitissima Topolino e l’ora illegale del 2010, illustrata da Ettore Gula (che si fa apprezzare anche solo per la gag finale e per la presenza dei comprimari del Commissariato di Topolinia, purtroppo mere comparse); Qualcuno volò dal nido del Bassotto del 2014, disegnata da Giada Perissinotto.

 
La perfetta regia di Cavazzano

Ultima storia, ultimo capolavoro, ultima apparizione del professor Enigm in questo volume: si tratta di Topolino e il naufrago dell’abisso, saggiamente posizionata in chiusura nonostante sia del 2011 e quindi precedente al Nido del Bassotto. Seconda miglior storia di questa selezione, di pochissimo inferiore al Fantasma di Topolino, questa avventura vede la compresenza di un soggetto interessantissimo, di uno svolgimento ricco di tensione e dei disegni di un Giorgio Cavazzano all’apice della propria bravura tecnica: le tavole sono ricche di sfumature, la “regia” è una gioia per gli occhi e per il cuore. Perfetto il finale.

 Chiude il volume, come detto, una simpatica postfazione di Sisti in cui spiega un po’ il criterio scelto per selezionare le storie.

 In apertura di recensione ho parlato di emozioni contrastanti. Non c’è dubbio, per quanto mi riguarda, che vi sia un abisso qualitativo fra i primi due e gli ultimi due numeri di questa collana. Banale e poco ragionata la selezione delle storie di Pezzin e Martina, interessanti gli albi dedicati a Salvagnini e a Sisti, l’ultimo dei quali si presta forse ad essere definito il migliore dei volumi Writers. È la conclusione “al bacio” di una serie nel complesso non esaltante, il miglior modo che ha attualmente a disposizione un nuovo lettore per conoscere lo stile, le passioni e i personaggi di Alessandro Sisti, autore dotato di una solidità incredibile, capace di generare soggetti di estrema originalità e sceneggiature blindate, dal ritmo perfetto e ricche di dettagli (spesso scientifici) che a fine lettura sanno lasciarci soddisfatti e, perché no, felici. Ma alla felicità si mescola il malinconico dispiacere per una collana che avrebbe potuto e forse dovuto dare molto di più. Se non altro, per rispetto ai grandi nomi coinvolti.

 Vorrei concludere questa mia disamina con una piccola nota relativa al cofanetto dedicato ai quattro volumi Writers. Da tempo Panini non realizzava un prodotto del genere per una serie Special Edition e, visto il risultato finale, sarebbe stato meglio proseguire su quella linea. Il cofanetto cartonato risulta scomodo (i volumi vanno inseriti o estratti dall’alto), presenta una incomprensibile “finestra” che lascia di fatto sguarnita una buona porzione della costa degli albi e, per di più, nel realizzare il motivo colorato che dovrebbe andare a continuarsi con le coste stesse sono stati invertiti Martina (rosso) con Pezzin (giallo), modificando l’ordine delle uscite nella logica estetica del cofanetto stesso. Si spera che in futuro l’editore riesca a confezionare un prodotto più curato e dotato di maggiore senso.



Voto del recensore: 4.5/5
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http://www.papersera.net/wp/2021/02/28/grandi-autori-90-topolino-writers-edition-alessandro-sisti/

7
Recensione Grandi Autori 89 - Topolino Writers Edition: Rudy Salvagnini


 Caro lettore che ti trovi qui solo per sapere se devi acquistare il terzo volume della Writers Edition dedicato allo sceneggiatore padovano Rudy Salvagnini, ti tolgo immediatamente il dubbio: sì, vale assolutamente l’acquisto, smetti pure di leggere e fiondati in edicola o in fumetteria. Chi è interessato anche a sapere qualcosina in più prosegua pure, prometto che cercherò di essere breve.

 L’albo, pubblicato nell’ottobre scorso, conta 292 pagine e presenta una copertina di un bel ceruleo arricchita dalla solita figura riciclata da una vignetta interna (in questo caso un Paperino di Alessandro Gottardo proveniente da Paperino procuratore sopraffino); il contenuto è costituito da nove storie scelte dallo stesso Salvagnini fra le centinaia da lui prodotte negli anni, più una prefazione a firma di Stefano Intini e una postfazione dell’autore stesso. Il testo introduttivo di Intini svolge molto bene la propria funzione di presentazione dello sceneggiatore: ne emerge un Salvagnini allampanato, baffuto e colto, dalle passioni brucianti (per la musica, per il cinema di genere, per il calcio), ma specialmente un uomo dall’umorismo travolgente, mai banale, diretta conseguenza della propria cultura e brillantezza. E quando sul finale viene descritta una partita a biliardino con Gottardo e Lavoradori, sembra quasi di vedere i quattro artisti veneti giocare con una spensieratezza che questi mesi amari ci hanno tolto.

 Dal punto di vista delle storie il volume si apre con una avventura piuttosto frenetica, non delle sue migliori: Zio Paperone e l’inutile statuetta nel luglio 1988, per i disegni di uno splendido Cavazzano. Con lo stratagemma di una statuetta portasfortuna Salvagnini riesce a mettere in campo l’intero cast principale di Paperopoli coinvolgendo i personaggi in una serie di gag concatenate, forse un po’ ripetitive nello svolgimento.

 A seguire, la punta di diamante dell’albo nonché (per me) una delle tre migliori storie della carriera di Salvagnini: l’algido thriller Topolino e i sogni ricorrenti del gennaio 1994, illustrato da un Valerio Held in stato di grazia, che gioca sapientemente con le ombre di una storia fosca e memorabile. In questo caso abbiamo esattamente il genere di giallo topoliniano di cui oggi avverto maggiormente la mancanza: intelligente, secco, semplice, con una scansione eccellente dei tempi narrativi. Magistrale.

 
Una tranquilla passeggiata notturna

 Subito dopo un altro capolavoro assoluto: Paperino & Paperoga allenatori… super allenati, storia del ’94 nella quale ritroviamo l’arte di Cavazzano. Disegni dinamici, character design dei comprimari eccellente, tempi comici calibrati al millimetro per un’avventura sportiva scolpita nella memoria di ogni lettore. La Serie C siberiana e il super-catenaccio rinforzato sono da antologia. 

 Terzo capolavoro, terza storia del 1994 (anno d’oro per Salvagnini, che in quel periodo stava anche pubblicando i meravigliosi Mercoledì di Pippo), stavolta per i disegni di Intini: Quando Ciccio va a fare la spesa, forse la miglior storia mai scritta in Italia sull’aiutante di Nonna Papera. Si riprende lo schema a gag concatenate già messo in campo nell’Inutile statuetta ma qui qualcosa funziona meglio, la storia è surreale ed esilarante, splendida anche nelle sue ripetizioni. Citando lo stesso Intini, è un Ciccio anomalo che fa quasi tenerezza nella sua tontaggine. Puro fumetto umoristico vecchia scuola, fantasioso nelle sue vicende ma al tempo stesso semplice, immediato.

 Segue la divertente Topolino e l’incredibile situazione del 1995 illustrata da un opportuno Enrico Faccini, nella quale Topolino viene messo simpaticamente in difficoltà da una serie di eventi in salsa “ai confini della realtà”. Scorrevole Paperino e il supertraining da concorso del 1998, in cui l’autore di nuovo collabora con l’amico Intini per un classico scontro tra cugini. Nella successiva, Salvagnini torna a realizzare una commedia sportiva: Paperino procuratore sopraffino, ottima prova del 2003 disegnata brillantemente da Alessandro Gottardo. Pur senza raggiungere il picco comico degli Allenatori… super allenati, la storia risulta fresca e simpatica e contiene un mistero la cui risoluzione mi ha ricordato il racconto Buba dello scrittore cileno Roberto Bolaño.

 
Quando Ciccio va a fare la spesa… è particolarmente efficiente

Le ultime due storie, la breve Topolino, Pippo e il rubinetto irriducibile (2005, disegni di Maria Luisa Uggetti) e la cinematografica Topolino e la principessa del lago invisibile (del 2010), chiudono forse un po’ fiaccamente quello è un ottimo volume. La prima è simpatica ma non imperdibile e la seconda, al netto di un buon svolgimento e dei disegni di un De Vita titanico, perde molto fascino in un finale fantasy piuttosto confuso. Eccezionale piuttosto la colorazione, ricca di sfumature.

 In chiusura di volume troviamo, come detto, una postfazione di Salvagnini, vero valore aggiunto di questa Writers: l’autore padovano dedica qualche parola a ogni storia selezionata, in un testo circostanziato e ricco di informazioni interessanti. Ne emerge anche qui un uomo colto, ambizioso e dai molteplici interessi (i suoi testi sul cinema di genere dovrebbero stare sul comodino di ogni appassionato), ma specialmente un autore pieno di amore per il proprio lavoro, sempre pronto a mettersi in discussione per andare un poco più in là. L’originalità di Salvagnini è forse il suo più grande punto di forza ed è anche, assieme alla solidità ferrea delle sue sceneggiature, uno degli elementi che negli ultimi anni Topolino è andato gradualmente perdendo.

 Apprezzabile la mancanza, in questa Writers, di episodi random di qualche serie: fa piacere notare che questo difetto della testata sia stato corretto rispetto ai precedenti volumi dedicati a Pezzin e Martina. In definitiva un volume consigliato, specie per la sezione centrale che è quella più ricca di storie memorabili. Il prezzo resta sempre un po’ alto, è discutibile la scelta di riciclare il disegno in copertina, ma stavolta i pregi superano nettamente i difetti.



Voto del recensore: 4/5
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http://www.papersera.net/wp/2020/11/29/grandi-autori-89-topolino-writers-edition-rudy-salvagnini/

8
Personalmente, sogno una Guido Martina Library.

Visto che stiamo sognando, sogniamo come si deve 😃

Anch'io, senza censure e maldestre ricolorazioni digitali però.

9
Recensione Grandi Autori 88 - Topolino Writers Edition: Guido Martina


 È il 1948 e siamo in piena ricostruzione. Il primo gennaio è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, in aprile la Democrazia Cristiana ha vinto le elezioni e in luglio Antonio Pallante ha sparato al segretario del PCI Palmiro Togliatti. Si arriva a sfiorare la guerra civile. In settembre le Edizioni Audace danno alle stampe la prima striscia di Tex, mentre il 16 ottobre esce il numero 713 di Topolino, periodico che si avvia verso un clamoroso restyling. Inizialmente edito da Nerbini con le storie di Giove Toppi e il nipote di Carlo Collodi come direttore, Topolino era passato nel 1935 a Mondadori per la cifra di trecentomila lire (secondo alcuni anche grazie all’intercessione del regime fascista); da allora fino al 1988, escludendo soltanto un’interruzione dal 1943 al 1945 per ragioni belliche, l’editore milanese avrebbe rilasciato settimanalmente in edicola tutti i fumetti a firma Walt Disney.

 Alla fine degli anni Quaranta, in un’Italia ancora in miseria, Mondadori si apprestava dunque a inaugurare un fatidico cambio di formato per minimizzare i costi e meglio sfruttare una stampatrice già utilizzata per il mensile Selezione dal Reader’s Digest. L’idea del direttore Mario Gentilini è quella di accompagnare il passaggio con una lunga avventura di produzione italiana: a occuparsi di questa storia sono, ai testi, il traduttore e redattore Guido Martina e, ai disegni, il suo coetaneo e amico Angelo Bioletto. Il cobra bianco si concluderà sul primo numero di Topolino “libretto”, edito nell’aprile 1949, dando avvio definitivamente alla pluridecennale produzione Disney italiana.

 
Il Professore nella sua posa iconica

Guido Martina, il protagonista della nostra storia, era un ex ufficiale di cavalleria laureato in Lettere a Torino. Fatto prigioniero in Polonia sul finire del conflitto, era sopravvissuto a un campo di concentramento austriaco. Professionalmente veniva dai documentari per la MGM e dal varietà radiofonico e nel secondo dopoguerra aveva già dato una forte impronta personale al mondo Disney ideando il nome italiano di Scrooge McDuck e tramutando i kumquat di cui è ghiotto Eta Beta in palline di naftalina. Nel corso di un quarantennio di carriera, Martina, soprannominato il Professore, sceneggerà diverse centinaia di storie (alcune delle quali rimaste inedite), inventerà personaggi tuttora sulla cresta dell’onda come Paperinik e Fantomius, creerà le celebri Parodie Disney, offrirà un’interpretazione dei caratteri dei personaggi principali decisamente riconoscibile e ancora rimpianta da molti appassionati.

 È un fatto che nell’ultima fase della propria carriera Martina sia stato gradualmente messo da parte da supervisori come Fossati e Marconi, le sue sceneggiature rivedute e corrette o addirittura rifiutate dai disegnatori assegnati e, quando ormai mancavano pochi anni alla morte, sia finito estromesso da Topolino, con storie che, seppur pagate, non sono state mai disegnate e pubblicate. I tempi erano cambiati: lo stile del Professore non era più adatto a una realtà fumettistica che negli anni Ottanta era, come l’universo, in continua espansione.

 Banditi il turpiloquio, le punizioni corporali, la satira dei costumi borghesi – tutti elementi fondamentali del “teatro a fumetti” di Martina – l’autore di origini piemontesi è stato a lungo relegato su pubblicazioni-miscellanee come Disney BIG e I Classici Disney, oppure in collane di maggior prestigio come I Grandi Classici Disney dove ha per la verità spesso goduto di considerazione critica ma sempre un po’ nascostamente, lontano dalla deliziosa fanfara di un Le grandi storie Disney o l’opulenza di una Don Rosa Library.

 Se eccettuiamo un numero dei Maestri Disney del 2003, il necessario tributo al decano degli sceneggiatori italiani giunge soltanto ora e solo come ventiduesimo volume nella collana che possiamo chiamare Topolino Special Edition, dopo Faraci, Casty, Artibani, Marconi, Faccini, Bosco, Pezzin, Enna, Cimino, Asteriti, Carpi, Scarpa, Chendi, Secchi, Mastantuono, Vitaliano, Pastrovicchio, Freccero, Sciarrone, Intini e Pezzin (di nuovo).

 
Una normalissima situazione martiniana

 Il secondo volume della Writers Edition, che è la miniserie dedicata espressamente agli sceneggiatori che hanno fatto grande il Topolino italiano, conta 288 pagine e ha per copertina un disegno riciclato da Paperin di Tarascona, avventura contenuta all’interno; si noti come l’illustrazione mantenga l’antiestetico elemento delle monete calciate dal Paperone disegnato da Luciano Bottaro. Il volume si apre con una prefazione di Alex Bertani che possiamo suddividere in due parti: nella prima il Direttore rievoca gran parte degli eventi che avete appena letto in questa recensione; nella seconda offre una serie di riflessioni sulle difficoltà intrinseche, per un tomo come quello in questione, di rappresentare in modo più o meno completo la sterminata opera di un pioniere del fumetto popolare. Saggiamente Bertani definisce il volume «un assaggio di alcune perle della sua ragguardevole opera, qualche significativa istantanea del suo lavoro».

 
Paperi marziani, paperi marziani dappertutto

Chiude il tomo una postfazione scritta da Carlo Chendi, anch’essa divisibile in due sezioni, una biografica che cita grosso modo gli eventi già visti e una seconda più personale in cui racconta il loro rapporto professionale, i consigli di scrittura e in parte anche l’uomo, con la sua cultura, la visione artistica e le idiosincrasie.

 La prima storia ristampata è Paperino “3D”, pubblicata originariamente su Topolino 97-99, nel 1954. Ai disegni vediamo Romano Scarpa, giovanissimo, alle prese per la prima volta con i paperi. La sconclusionata avventura “spaziale” di Paperino presenta, specie nella sua seconda sezione, un vago sapore favolistico, che fa pensare alle storie di Biancaneve e i Sette Nani che gli stessi Martina e Scarpa stavano realizzando assieme proprio in quegli anni. La versione proposta è interamente a colori, provenendo quindi da una delle varie ristampe più recenti.

 Segue Paperino e la spina di Zio Paperone del 1956, disegnata da un Luciano Bottaro venticinquenne, una magnifica avventura esotica che riprende alcuni elementi formali barksiani – il Paperino lavoratore volenteroso, il viaggio in terre sconosciute – per rovesciarli all’interno della peculiare poetica martiniana. Paperone è già l’antagonista puro che diverrà tipico delle sceneggiature del Professore, e Bottaro non esita a mostrarci morte e pericoli fatali. In questo caso ritroviamo l’originale alternanza fra tavole colorate e in bianco e nero; questa storia non veniva ristampata da circa otto anni.

 A seguire un altro capolavoro del duo Martina & Bottaro, la già citata Paperin di Tarascona del 1957, pseudoparodia del Tartarino di Tarascona di Daudet, all’epoca molto popolare. Questa avventura, resa graficamente in maniera eccelsa dal disegnatore ligure, vede Paperino ripercorrere alcune gesta di Tartarino (il viaggio in Africa, la caccia al leone) a causa di un intrigo di Paperone, che lo ha indotto ad assumere delle medicine che ne amplificano il coraggio. Si tratta di una delle storie più amate del Martina degli anni Cinquanta e non a caso è stata ristampata già in una decina di occasioni.  

 
Topolino Kid è uno che va dritto al punto

Dopodiché il volume fa un salto circa un ventennio nella produzione del Professore, proponendo la prima (meravigliosa) avventura dell’alter ego western di Topolino: Topolino Kid e Pippo Sei-Colpi del 1974, per i disegni di un dinamico Giovan Battista Carpi. Torna qui la sgradevole abitudine, ormai tipica della Writers Edition, di proporre il primo episodio di una saga. Poco male, comunque: la storia è probabilmente la migliore del lotto.

 Qui il volume fa un ulteriore salto in avanti: siamo negli anni Ottanta, decennio di stanchezza creativa per Martina. Le storie, di lunghezza medio-breve, sono l’irriverente Paperino e i pesci d’aprile (Perego), Topolino e la mappa misteriosa (Carpi), Topolino e il pozzo di San Patrizio (Scarpa) e l’astrusa Topolino e l’eredità del bis-bis-bis (Perego e Peirano), tutte pubblicate tra il 1980 e il 1982. Su queste avventure un po’ sgangherate non c’è in realtà molto da dire se non che mantengono una certa freschezza narrativa pur con il malus della struttura teatrale ormai ripetitiva nell’opera del Professore.

 Una volta chiuso il volume ci troviamo nuovamente a domandarci il senso ultimo, la finalità di una serie come Writers Edition. La foliazione esigua, di cui l’abile Bertani sembra quasi scusarsi in apertura, non riesce a contenere una rappresentanza adeguata della produzione del Professore. Otto storie su un patrimonio di centinaia di sceneggiature sembrano davvero un po’ poco e la selezione è lacunosa sotto vari punti di vista: mancano i suoi primi successi (tra gli altri, Il cobra bianco e il pur sempre straristampato Inferno) e si fa sentire l’assenza di storie del periodo compreso fra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, probabilmente la sua fase artisticamente più felice. Al contrario, quattro delle otto storie proposte appartengono alla fase che molti, e Bertani e Chendi sembrano implicitamente concordare nei loro brevi scritti a corredo del volume, considerano la peggiore. Si è già detto, poi, di Topolino Kid, prima di dieci storie in continuity.

 Due domande sorgono spontanee: questo numero della Writers Edition celebra adeguatamente il decano degli autori italiani, creatore di molti personaggi amati e ancor oggi utilizzati, inimitabile e imitatissimo, lo sceneggiatore di ferro che riuscì a farsi riconoscere per primo come autore di una storia Disney? E la seconda: un singolo volume potrebbe davvero riuscirci?

 
Martina e Perego anni Ottanta, entrambi sul viale del tramonto

 L’impressione generale su questo tomo, di qualità globale inferiore alla media di un qualunque numero dei Grandi Classici, è che si tratti un contentino proposto agli appassionati che da anni storcono il naso per quella che può essere vista come una damnatio memoriae “a singhiozzo”. L’assordante assenza di Martina dalle testate celebrative maggiormente pubblicizzate è probabilmente da inquadrarsi all’interno della delicata situazione nella quale versa il fumetto Disney contemporaneo, strangolato dalle censure e alla ricerca di una impossibile modernità.

 Se sulla testata ammiraglia è proibito parlare di caccia e pesca e possiamo vedere cuoche intente ad affettare carote usando altre carote, come si può onorare e studiare criticamente un autore celebre anche per i propri eccessi? Eppure la collana cronologica Paperinik le origini del mito (i cui primi undici volumi contengono quasi solo storie di Guido Martina) ha avuto un notevole successo. Eppure Giunti ha proposto di recente Storia e Gloria della dinastia dei paperi e Topolino Kid in volumi da libreria. Eppure, senza le sue scorrettissime sceneggiature, intere testate di ristampe potrebbero chiudere i battenti.

 Guido Martina, che nel massimo della propria maturità artistica ha saputo essere sceneggiatore migliore della gran parte dei contemporanei, che ha saputo “tradire” i caratteri originari dei personaggi Disney generando maschere comiche di dirompente potenza espressiva, che ha avuto uno stile unico, ricordato con affetto dai lettori di diverse generazioni, è ancor oggi il pilastro su cui si reggono remunerative saghe odierne (impossibile non citare il Fantomius di Marco Gervasio) e testate come I Grandi Classici. Mentre in Giappone si aprono parchi a tema dedicati a Osamu Tezuka e in Francia le opere di Hergé vengono ristampate in edizioni di pregio prive di censure, nel nostro Paese si sceglie di celebrare un grande artista del passato con un volume di meno di trecento pagine, apparato critico inesistente, interi decenni della sua produzione del tutto ignorati.

 Personalmente, sogno una Guido Martina Library.



Voto del recensore: 2/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
http://www.papersera.net/wp/2020/10/07/grandi-autori-88-topolino-writers-edition-guido-martina/

10
Il sito del Papersera / Re:Il Papersera... su Facebook
« il: Giovedì 1 Ott 2020, 09:54:20 »
Oddio. Se succede davvero faccio logout

Aspetta di vedere il video che stiamo preparando, uno showroom delle pubblicazioni paperseriane con Gucci BenzVegas Jones di Emis Killa in sottofondo 😎

Ah ma forse non dovevo spoilerare...

11
Cinema, musica e letteratura / Re:Che libro c'è sul comodino?
« il: Giovedì 1 Ott 2020, 08:42:43 »
La svastica sul sole (in originale The Man in the High Castle) di Philip K. Dick: forse il più noto romanzo di fantascienza ucronica, in cui ci s'immagina che l'Asse abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, sottomettendo gli Stati Uniti che si ritrovano divisi tra Germania e Giappone.
L'avevo già letto molti anni fa, ma l'ho voluto riprendere in mano perché sto guardano la serie televisiva che ne è tratta (L'uomo nell'alto castello) su Prime Video e volevo evidenziare analogie e differenze tra libro e telefilm.

Bello. Mi è piaciuto soprattutto il finale.

Io sto leggendo Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay, di Chabon. Molto carino.

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Il sito del Papersera / Re:Il Papersera... su Facebook
« il: Giovedì 1 Ott 2020, 07:02:05 »
Se siete scioccati adesso, immagino quando vedrete il profilo TikTok del Papersera che stiamo preparando 🎉🎉🎉

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Topolino / Re:Topolino 3383
« il: Giovedì 24 Set 2020, 22:00:23 »
“Visto che la citazione fatta da Manuel si rifà alla puntata della settimana scorsa la 'spoilero', anche per una precisazione che non mi pare di aver letto in altri post. Al di là dell'elastico temporale caratteristico del fumetto disneyano, in questo caso il Prof Krimen nel 1971 è già morto, secondo quanto scriveva Martina nella sua storia di Paperinik dove erano i suoi ex allievi.”

Mi aspettavo questa osservazione. Poiché oggi par essere la giornata nazionale della fallacia argomentativa proverò ad essere cristallino. In quel passaggio io stavo nello specifico criticando il modus operandi di Gervasio, che ormai si appoggia del tutto sulla mitologia Martiniana e/o su elementi e personaggi che io identifico come intrusivi nella sua trama globale. In questo caso gli elementi astrusi sono diversi: è assurdo andarsi a recuperare, nella Londra del 1900, un personaggio che Paperone incontrerà (indirettamente) nella Paperopoli del 1970, è una coincidenza troppo grande, interi decenni e un continente li separano. Come pure è assurdo, pur tenendo conto della nota longevità dei personaggi Disney, immaginare che Krimen, morto verosimilmente negli anni sessanta (Paperone ne parla come di un evento recente, i suoi allievi sono vivi) possa avere quaranta o cinquanta anni nel 1903. È un esempio di quella forzatura che qualcuno non ha voluto (o meglio ha preferito fingere di non) capire.

A Gervasio due cose: 1) se non vuoi essere criticato sulle cronologie non inserire date. Se inserisci una data, quell’evento entra a far parte della realtà e io sono portato a giudicarlo sulle basi del mondo in cui vivo 2) la vignetta postata era un esempio, non ho voluto inserirne altre, ma purtroppo ci sono altri esempi possibili di vignette “strane” e sproporzionate in Paperbridge. Ciò non vuol dire che disegni male ma certo spiega la mia frase relativa a questa specifica saga, “i disegni sono quello che sono” che tanti svenimenti ha causato oggi su internet. Significativo comunque mi sembra il fatto che quella vignetta venga da pagina 3 della saga, letteralmente l’inizio. Anche qui vale quanto detto sui testi: vuoi essere realistico? Devi essere realistico sempre, non a mezzo servizio. Altrimenti a parer mio il tuo disegno è criticabile tanto quello di altri disegnatori, che infatti qui vengono criticati liberamente come è giusto e sano che sia.

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Topolino / Re:Topolino 3383
« il: Giovedì 24 Set 2020, 14:49:42 »
in Paperbridge Gervasio è riuscito a mostrare il percorso psicologico che porterà Fantomius ad essere un personaggio "doppio", un uomo complesso con un lato oscuro della sua personalità, ed è riuscito, in particolare, ad evidenziare il conflitto interiore del nobile che

Se parliamo di un percorso psicologico, non potrei essere meno d'accordo. Sappiamo molto del passato di Quackett. Lo abbiamo visto bambino opporsi subito alla rigidità dei membri del suo ceto, sappiamo come è nato il costume, a chi si è ispirato per divenire un ladro, abbiamo visto la prima volta che si è mascherato, la sua prima missione di ladro. Qui Quackett è un personaggio completamente diverso, si comporta come quei nobilastri che ha sempre disprezzato senza che il suo comportamento sia spiegato, come se l'autore avesse rimosso dalla memoria i flashback con cui ha (a questo punto inutilmente) appesantito le sue ultime storie.

io apprezzo le citazioni e i rimandi a Martina e a Don Rosa: a qualcuno potranno legittimamente non piacere, ma mi sembra che siano sempre sapientemente dosati, mai stonati o in contraddizione fra loro

Anche qui, dissento. Ogni nuova avventura di Fantomius presenta un maggior numero di elementi esterni introdotti forzatamente. Paperone con le sue sorelle, il fantasma di Notre Duck, la pepita uovo d'anatra e così via. In questa saga ce ne sono ben due, entrambi problematici:
Spoiler: mostra
 la scuola del Krimen, che vabbé, come fa Krimen a stare a Londra nel 1903, aveva 200 anni nel 1971?; e il personaggio misterioso, anche qui troppo presto, ogni volta il loro incontro viene spostato sempre più indietro, va a finire che si conoscono fin dall'asilo
. Non vedo dosaggi sapienti qui, stiamo parlando non di semplici citazioni ma di pilastri su cui si regge la trama, nel primo caso di Paperbridge, nel secondo di tutta la saga di Fantomius.

Sui disegni, appoggio qui una vignetta presa dalla seconda o terza pagina del primo episodio.



In questa vignetta, Quacky è alto circa quanto la ruota dell'auto (stiamo parlando di un diametro apparente di circa mezzo metro) e salta con disinvoltura da un'altezza pari a quasi la sua altezza. Il disegno dell'automobile è anche molto impreciso per quanto riguarda gli sportelli: quello anteriore si prolunga fino alla cornice di legno, mentre quello posteriore è più corto di svariati centimetri lasciando uno spazio evidente. Anche le linee sono abbastanza storte, e non si capisce come possa lo sportello rimanere chiuso. Trascurando il fatto che quel modello di Rolls-Royce viene da 25 anni nel futuro.

15
Topolino / Re:Topolino 3383
« il: Giovedì 24 Set 2020, 09:56:52 »
i disegni sono quello che sono
Allora probabilmente non ti piace neanche lo stile del Maestro Giorgio Cavazzano, perché Gervasio, nel disegno, è molto ispirato a lui con personaggi tondeggianti, ambientazioni pulite...

Non sequitur. A parte che non vedo somiglianze tra lo stile di Gervasio, con le sue prospettive sballate e i personaggi tutti uguali, e quello di Cavazzano, chi dice che non debba piacermi Cavazzano solo perché Gervasio in qualche modo ci si ispira? Non cercare di indovinare i miei pensieri.

Tralasciando il tuo giudizio sulla saga, che ti appartiene e non discuto, vorrei sapere in che consiste il lavoro enorme fatto da Gervasio. Gli errori storici partono dalla prima tavola, con tutte quelle macchine che nel 1903 non stanno né in cielo né in terra.


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