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Topics - Paper_Butler

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Commenti sulle storie / Topolino e il rimbambinatore folle
« il: Giovedì 7 Mar 2013, 21:16:46 »
Qualche giorno fa mi è ricapitato fra le mani il Topolino numero 1461, nel quale è contenuta questa storia, scritta da Giorgio Pezzin e disegnata da Sergio Asteriti.
http://coa.inducks.org/s.php?c=I+TL+1461-B
Rileggendola, mi sono ricordato in pieno di quanto fosse inquietante, con quelle figure oscure che vagavano nella notte e Topolino colpito da incubi spaventosi.
Il nostro si ritrovava a indagare sul caso del terribile "rimbambinatore", che colpiva vittime apparentemente a caso iniettando loro con una siringa un particolare siero che riportava il loro cervello alla primissima infanzia, trasformando gli adulti in poppanti per alcuni mesi.
Il clima era da vero thriller, lo scenario tenebroso (Asteriti perfetto per lo scopo), a tratti mi ha ricordato addirittura delle vecchie pellicole del Maestro del Brivido Alfred Hitchcock. In effetti, quando lessi la storia per la prima volta, avevo solo otto anni e mi colpì parecchio, facendomi venire più di un brivido... :)
Insomma, si tratta di un'avventura particolare, che mi era rimasta impressa e nelle cui atmosfere mi sono calato nuovamente con piacere e divertimento a distanza di tanto tempo.

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Commenti sulle storie / Paperino e il vento del sud
« il: Venerdì 7 Set 2007, 18:28:41 »
Sono nuovo di questo splendido forum, ho già letto parecchi topic sulle storie migliori di sempre e mi sono un po' stupito nel non trovare nell'elenco "Paperino e il vento del sud", la strepitosa parodia papera di "Via col vento", apparsa nell'estate 1982 su "Topolino" (nn. 1396-1400).
È in assoluto una delle mie storie preferite, una di quelle che mi hanno fatto definitivamente affezionare al mondo Disney. Ricordo che avevo solo sette anni all'epoca, ma attendevo con ansia l'uscita del "Topolino" successivo, per vedere come sarebbero andate avanti le vicende. Chiaramente, non avevo ancora mai visto il film del 1939, ma la parodia mi appassionò tantissimo.
Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri su questa storia!

3
Commenti sulle storie / Paperino legionario
« il: Martedì 9 Lug 2013, 14:30:38 »
Leggendo la “straniera” del Topolino 3006 (Paperino in: Salvate il bagnino), mi è tornata alla mente questa storia, Paperino legionario, pubblicata sul numero 996 del dicembre 1974. Il motivo dell’associazione di idee non è chiarissimo nemmeno a me: forse perché in entrambe Donald viene a trovarsi in una situazione difficile, ma ne esce benissimo, dimostrandosi valoroso e riconquistando anche l’amore di Paperina (sì, direi che più o meno possono essere questi i principali punti in comune…).

In questo caso, Paperino crede che la sua fidanzata si sia appena sposata con uno sconosciuto e, per la disperazione, decide di arruolarsi nella legione straniera. Lo ritroviamo quindi esausto nel deserto, alle prese con la sete e, soprattutto, con gli assalti di terribili predoni, che per di più nascondono un inquietante segreto a sfondo paranormale…

La storia fu scritta da Jerry Siegel, un nome d’attualità nell’ultimo periodo, visto che si tratta di uno dei creatori di Superman, e un film sul supereroe, L’uomo d’acciaio, è nelle sale italiane proprio in questi giorni. Accadde nel corso del suo “periodo italiano”, quello cioè che partì nel 1971, quando il direttore Mario Gentilini gli propose di collaborare con Topolino (e l’Almanacco) e l’autore statunitense accettò di buon grado, realizzando ben 160 storie. I disegni di Paperino legionario vennero affidati a Romano Scarpa, e qui credo davvero che come garanzia di qualità sia più che sufficiente il solo nome… Gli inchiostri sono invece del bravo Sandro Del Conte.

Insomma, ho ritrovato quest’avventura sul classico Paperino ferioso dell’estate 1983, sul quale la lessi per la prima volta, e mi ha fatto piacere farlo nuovamente. Magari non sarà un capolavoro assoluto, ma la trovo comunque una storia ben sviluppata e ottimamente disegnata, tanto che, senza rendermene conto, ne avevo conservato buona memoria a distanza di tanti anni. E poi, un po’ come nel caso più recente, vedere alla fine di un’avventura il buon Paperino felice e appagato riconcilia con il mondo… ;)

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Commenti sulle storie / Topolino profondo giallo
« il: Martedì 8 Gen 2013, 16:22:30 »
In questi giorni sto rileggendo con piacere vecchie storie e ho ritrovato questa “Topolino profondo giallo”, pubblicata sul numero 1671 del Topo, nel dicembre dell’87, numero in cui si festeggiavano i quarant’anni di Zio Paperone. Devo ammettere che la ricordavo poco, ma l’ho trovata molto divertente.
Al di là del titolo, che ricorda più Dario Argento, a essere parodiate sono alcune opere del grande Alfred Hitchcock (“Alfred Topock” nel fumetto), che considero il più grande regista di sempre, come “La finestra sul cortile” (in apertura), “La congiura degli innocenti” e “Marnie”.
È molto bello rileggere i vecchi numeri perché si ritrovano splendide storie che si ricordano perfettamente e che ti riportano indietro nel tempo, ma anche altre, come questa, che, viste in un’ottica diversa da quella originale (quando uscì ero un bambino e non avevo mai visto un film di Hitchcock!), regalano nuove emozioni.

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Romano Scarpa forever! / Topolino e la collana Chirikawa
« il: Mercoledì 6 Mag 2015, 13:36:11 »
Una magnifica storia di Romano Scarpa, "Zio Paperone e il nipote ideale", apriva il numero 1294 di Topolino, il secondo in assoluto che mi comprarono i miei genitori. Era il settembre del 1980, avevo cominciato a leggere da pochissimo, e l'avventura mi colpì al punto da restare per sempre tra le mie preferite, anche perché, nel finale, dopo tante vicissitudini, si vedeva Paperino felice, pienamente riscattato agli occhi dello zione e dei nipotini.

Nell'82 mi coinvolse tantissimo "La storia di Marco Polo detta Il Milione", scritta assieme a Guido Martina. Due anni dopo a mandarmi in estasi fu "Pippo e i parastinchi di Olympia", proposta in versione aggiornata sul Classico dedicato all'evento a cinque cerchi, che mi fece compagnia nella consueta vacanza estiva di famiglia in camper per l'Europa. Quando, dodici mesi dopo, visitammo la Grecia e mi trovai fra i resti dell'antico stadio di Olimpia, il mio primo pensiero andò a... Pipponte! E poi le "Paperolimpiadi", le strip stories, il graduale recupero di storie più o meno vecchie e la gioia nel trovarne di nuove sul libretto...
Questa premessa per dire che il grandissimo artista veneziano è stato essenziale fin dall'inizio della mia formazione disneyana, accompagnandomi poi lungo tutto il prosieguo del percorso. Ho dovuto aspettare tanto tempo, però, per colmare un'enorme lacuna nella conoscenza dell'opera scarpiana. Ebbene sì: mi vergogno un po' ad ammetterlo, ma ho letto per la prima volta "Topolino e la collana Chirikawa" soltanto nel 2005, a seguito della sua inclusione in Topolino Story 1960, quando l'autore era venuto a mancare già da un paio di mesi. A mia parziale discolpa posso dire che la storia non è mai stata ristampata negli anni Ottanta, quando non mi sarebbe sfuggita, ma mi rendo conto che è un'attenuante di ben scarso rilievo!

Comunque, anche con trenta primavere già sulle spalle si può provare la stessa meraviglia di un bambino posto dinanzi a qualcosa di inatteso, bellissimo ed emozionante. Sono in grado di affermarlo con certezza, perché è quello che è successo a me. Per un appassionato dei fumetti Disney e dell'opera di Alfred Hitchcock scoprire l'esistenza di una storia del genere rappresenta qualcosa di eccitante: una rivelazione così sconvolgente da avere... le vertigini!Ed è proprio con Topolino in preda ai capogiri, su una passerella ad appena mezzo metro da terra in un cantiere edile, che si apre la vicenda. Un avvio shock, fin dalle primissime tavole: non siamo abituati a vedere Mickey così vulnerabile, tanto da svenire e dover essere sorretto dall'amico Atomino Bip Bip, qui alla sua terza apparizione. Inevitabile che il pensiero corra a "La donna che visse due volte" (o meglio, in originale, "Vertigo"), uno dei film che più amo, uscito nelle sale cinematografiche nel 1958, ossia due anni prima rispetto alla pubblicazione dell'avventura. Qui il poliziotto John "Scottie" Ferguson (interpretato da James Stewart) comincia a soffrire di vertigini in seguito al trauma subito per aver visto precipitare dal tetto di un grattacielo un collega che stava cercando di salvarlo mentre, nel corso di un inseguimento, era rimasto sospeso nel vuoto, aggrappato a una grondaia. In una scena, nel tentativo di guarire dall'acrofobia che gli è stata diagnosticata, Scottie sale prima su uno sgabello e poi tre gradini di una piccola scala, ma, colto da una crisi, perde l'equilibrio, venendo sostenuto dall'amica e spasimante Midge (Barbara Bel Geddes).

Un disagio analogo a quello che Topolino ritorna a provare qualche pagina più tardi. La location è ora la casa di campagna della tenera ed eccentrica zia Topolinda (alla sua prima comparsa), dove il protagonista, dietro consiglio medico, si è recato per riposarsi. Adagiato su una comoda ma alta sedia a dondolo, Mickey, preso dal panico, è costretto ancora una volta a chiedere l'aiuto di Atomino.In seguito, il topo perde di nuovo i sensi guardando un biberon murato nel cemento e, nella mente, si sente trascinare da un vortice verso un fondo indefinito e spaventoso. Proprio una spirale che gira su se stessa è l'immagine che caratterizza l'incubo di Scottie, un'effigie che in "Vertigo" compare fin dai titoli di testa, realizzati da Saul Bass. Il riferimento è anche a un altro film di Hitchcock, "Io ti salverò" ("Spellbound"), del 1945, in cui John Ballantyne (Gregory Peck) sviene quando entra in contatto visivo con delle linee parallele nere su sfondo bianco.
Di stampo finemente hitchcockiano è pure il modo in cui Topolino riesce finalmente a comprendere le origini del suo problema, vincendo poi le fobie da cui è afflitto. Atomino lo sottopone infatti a una particolare seduta ipnotica, facendolo tornare indietro con la memoria e portando alla luce il ricordo del trauma infantile alla base di tutto.

Evidente il rimando al metodo psicanalitico applicato nei confronti di Ballantyne dall'innamorata dottoressa Constance Petersen (Ingrid Bergman) insieme con il suo acuto e stravagante mentore, il dottor Brulov (Michael Chekhov). Man mano, così, essi ricostruiscono il significato dell'inquietante sogno ricorrente di John (la cui rappresentazione grafica fu affidata niente meno che a Salvador Dalì). Da notare che Hitchcock avrebbe riproposto temi freudiani nel 1964 in "Marnie", con Tippi Hedren e Sean Connery.
Sia nella pellicola sia nella storia i flashback vengono mostrati in soggettiva e Scarpa, al riguardo, concepisce un'idea a dir poco geniale. Dato che l'evento traumatico è accaduto a Topolino quando non era che un pupetto di pochi mesi, lo vediamo ricostruito attraverso i suoi occhi dell'epoca, dunque con disegni infantili, dallo stile volutamente distorto e rudimentale. Seguiamo attoniti l'ingresso dalla finestra di un Gambadilegno fanciullo, il rapimento del bebè, la fuga sulla traballante due-posti a pedali guidata da una giovanissima Trudy (anche lei al debutto assoluto), il risveglio con i monelli già in possesso della collana richiesta come riscatto, l'abbandono del lattante in una casetta isolata con il biberon che finisce nel cemento fresco. Questa trovata, sviluppata lungo le quattro tavole iniziali del secondo tempo, mi ha subito entusiasmato. Ha una potenza evocativa dirompente e dona suggestioni che a ogni rilettura fanno quasi venire la pelle d'oca: alla faccia di chi sostiene che il mondo disneyano sia solo roba per bambini!


Al di là delle parentele hitchcockiane (che delizia questo rapporto virtuale tra due indiscussi Maestri, uno del Brivido e l'altro del Fumetto!), la trama è incredibilmente elaborata, con almeno quattro tematiche principali che vanno a intrecciarsi tra loro: oltre alle vertigini di Topolino, la misteriosa sparizione della collana del titolo, appartenuta a zia Topolinda, l'ondata di furti che ha travolto Topolinia e la scoperta di una città sotterranea del crimine, di stampo gottfredsoniano, guidata da Trudy e Gambadilegno. Con ognuno di questi argomenti si sarebbe potuta realizzare un'avventura di rilievo: miscelandoli tutti assieme con sapienza unica, Scarpa ha tirato fuori il capolavoro. Aggiungo che, nonostante la complessità, la storia fila liscia che è una bellezza, non lascia nulla di irrisolto e, oltre ad avvincere in ogni pagina, offre anche tanto divertimento. Come non ridere di gusto dinanzi a gag come l'inseguimento ai porcellini d'India, la gioia di Atomino nel ricevere una batteria per cena, la scena dal benzinaio o la scritta "capo" sulla scrivania di Trudy?

Insomma, è vero che ho letto "La collana Chirikawa" solo a distanza di quarantacinque anni(!) dalla sua prima pubblicazione (e undici dopo il "sequel", "Topolino e il diario segreto di zia Topolinda" del marzo 1994), ma da allora sto cercando di recuperare e, a intervalli irregolari, mi tuffo ancora tra le sue pagine. Ogni volta assaporo nuove emozioni, mi diverto, tremo per la suspense e magari riesco a cogliere qualche prezioso dettaglio che non aveva colpito la mia attenzione. è accaduto anche prima di scrivere queste righe, e lo stesso si ripete per tante altre perle indimenticabili prodotte dalla stessa mano.
Concludo manifestando la gioia di partecipare con un piccolo contributo alla rassegna paperseriana di commenti in onore di Romano Scarpa. Sono felice di constatare come il ricordo di lui e della sua opera sia vivo più che mai: anzi, nell'ultimo decennio la fama e il prestigio legati al suo nome si sono persino accresciuti. Da parte mia, non potrò mai ringraziarlo abbastanza per le tante ore liete e profonde che mi ha regalato e continua a regalarmi.



 - Paper Butler

p.s.: al solito, la pagina da condividere - come mi auguro farete tra poco - è questa:
http://www.papersera.net/RSc10/Topolino_e_la_collana_Chirikawa.php
Qui si riporta l'articolo semplicemente per favorire i commenti, che giungeranno copiosi...

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