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Post - doppio segreto

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1
Questo, per quanto ho potuto constatare, non è stato sostenuto da nessuno
Spero di no, anche se a volte ho il timore che possa essere sottinteso.


In realtà, il mio riferimento era in relazione ad un articolo "Topolino il colonialista" di un certo Sansalone del 1985. A questo articolo rispose Carlo Chendi in Strisce d'Africa, smontandolo completamente.


2
Il riferimento specifico è al "mito del buon selvaggio", di sui si trova traccia anche nel romanzo di Defoe. Purtroppo, al di là delle nobili intenzioni degli autori, la rappresentazione di Giovedì come un essere primitivo estraneo alle più basilari regole del viver comune non corrisponde alla realtà della maggior parte degli Stati africani già allora pesantemente influenzati dalla colonizzazione europea.
Scusami se insisto: non lo faccio certamente per imporre un punto di vista - o di interpretazione - o per convincere gli sfortunati lettori ma perché, il punto qui toccato è importantissimo perché è quello su cui si basa tutta la discussione che alcuni hanno sostenuto per appioppare a Topolino il demerito di essere "particolarmente razzista".


Dal mio punto di vista, il mito del buon selvaggio non c'entra nulla con Giovedì. Questi è il fratello di Venerdì, un attore africano che aveva recitato assieme a Topolino in un film, in Topolino e Robinson Crusoe - questo sì, romanzo simbolico del mito del buon selvaggio -. Venerdì è rappresentativo di quella parte dell'Africa che è già venuta a contatto con la cultura occidentale a, differenza del fratello, che vivendo in un'isola africana non ha ancora avuto questo "privilegio" e francamente importa poco - o nulla  -come era la situazione politica dell'Africa ai fini di questa storia.
De Maris e Gottfredson prendendo spunto dalla storia precedente ed elaborano un canovaccio  che ha fondamentalmente due fini: il primo di mettere in luce il relativismo culturale, da cui tutti dipendiamo e il secondo di satireggiare il contesto sociale americano dove un "selvaggio" come Giovedì, mai e poi mai potrà trovare una qualsiasi possibilità di accettazione.
Topolino ce la mette tutta per far comprendere a Giovedì, il significato degli oggetti e soprattutto del cibo - noi siamo quello che mangiamo - nella cultura occidentale ma per Giovedì, gli stessi oggetti, lo stesso cibo sono completamente visti in maniera diversa e dunque in maniera relativa. Qualsiasi cosa che a chiunque di noi, non può che apparire indiscutibile e infraintendibile, Giovedì riesce a ribaltarla completamente, in base ad una sua logica che non fa una piega come la nostra ed in questo riesce a "restare fedele alla sua cultura perché si rivela capace di reagire a qualsiasi tentativo di ridurlo un tipo "normale", cioè un suddito dei nostri valori"(Giorello).
Non casualmente, il momento clou e più spassoso di questo viaggio satirico nei confronti della nostra "società perbene" è dato dalla sequenza di strisce che si svolgono nell'albergo di lusso, dove gente appartenente all'alta borghesia, si troverà ad avere a che fare con il nostro "selvaggio".
Inoltre, volevo porre l'accento su una questione (che magari sanno già tutti, ma pazienza): prestate attenzione a quando si parla di regimi comunisti. Il comunismo è un sistema che non si è mai concretizzato nella storia, con forse alcune eccezioni limitate nel tempo e nello spazio. Nemmeno in Russia. Infatti il comunismo prevede che tutto appartenga a tutti, mentre in URSS, Jugoslavia, eccetera, tutto apparteneva allo stato; il quale a sua volta era guidato da una persona sola o comunque da un gruppo ristretto. 

Mi fa piacere leggere questo pensiero che sostanzialmente condivido.
Il discorso ci porterebbe molto lontano e veramente fuori argomento. Ci dovremmo domandare se il Comunismo - quello che non è mai stato realizzato - è solo una bellissima utopia o una grandissima possibilità per il mondo futuro.


... Ma qui veramente mi fermo!

3
Topolino / Re:Topolino 3323
« il: Lunedì 5 Ago 2019, 18:41:18 »
L'Enigma della lettera dal Passato  -  Mistero svelato   (5° episodio)
Un finale psicologicamente interessante anche se non mi ha entusiasmato. Fra car can utilizzate regolarmente in altre occasioni e marchingegni vari in situazioni speciali, la mente di Archimede è fin troppo 'strapazzata'. Non sapevo che in estate gli affari languissero (come da dialogo fra Battista e Miss Paperett). Finale ultra buonista dove la fila dei  'cattivi' è ulteriormente ridimensionata (assenza di Cuordipietra, passaggio di Rockerduck fra i 'buoni', il tutto compensato in parte dall'aggregazione di Intellettuale 176).
Una nota sicuramente positiva, le matite di Vitale Mangiatordi.
Certo che mi ha fatto veramente una gran butta impressione vedere la sfilata dei personaggi che lasciano il deposito al suono della frase di Paperone "Avere intorno tante persone care che si preoccupano per me" ... e fra loro c'è Rockerduck.
Se avessi dato retta al mio primo impulso, avrei buttato nel cestino il giornaletto!


Tu lo chiami "buonismo" ma in realtà, dal mio punto di vista, si chiama ennesimo tradimento di quelli che sono i sentimenti reali che governano la comunità su cui si basa il fumetto disneyano. Ogni volta che accadono cose di questo genere, spero si sia toccato il fondo ma, con estremo rammarico, devo convenire che si tratta di un pozzo senza fondo.

4
Esistono tanti tipi di destra quanti ne esistono di sinistra
Non capisco che cosa c'entrino i regimi comunisti con la sinistra. Se sono regimi, automaticamente non hanno niente a che fare con la sinistra.
Come tu hai giustamente affermato in precedenza, esistono tanti tipi di Sinistra.
Il comunismo è un'espressione novecentesca della Sinistra, quella che si richiama al marxismo-leninismo o al maoismo in Cina o ad altre forme in altri paesi.
Tutti i paesi che sono stati governati da partiti comunisti, sono stati dei regimi molto terribili.
Il fatto di riconoscersi nella Sinistra non deve impedirci di riconoscere che, anche in seno a questa, sono state fatte delle terribili mostruosità.

5
Attenzione, però, perché di quello stesso periodo non mancano neanche rappresentazioni stereotipate di popoli estranei alla cultura americana. Rileggere, ad esempio, "Il Selvaggio Giovedì" o "Nel Paese dei Califfi", per quanto in linea di massima sia vero ciò che dici.
Nel mio schema mentale, le due storie Topolino nel paese dei califfi e Topolino e il selvaggio Giovedì, non fanno parte dello stesso periodo perché io ho suddiviso le strisce fra un durante Roosevelt e un dopo. Dunque fanno parte del primo - o secondo se si vuole considerare anche il prima di Roosevelt - periodo.
Se debbo convenire che c'è una certa presenza di stereotipazione "Nel paese dei Califfi, - come non parlare allora di Topolino e il gorilla Spettro - io penso che l'Altrove a cui Gottfredson e Osborne facciano più riferimento, allo scopo molto evidente di sorriderne, è la produzione hollywoodiana, piena per l'appunto di tutti quegli stereotipi.


Diverso è il discorso su "Il selvaggio Giovedì" che va invece letta in riferimento al relativismo. Il mondo a cui ognuno di noi appartiene è modellato in base alla sua cultura e, questo è quello che De Marris e Gorttfredson ci dicono in questa bellissima e spassosa storia. Tant'è che se alla fine , Topolino sarà ben felice che Giovedì è tornato a casa, altrettanto lo sarà Giovedì che, tramite la lettera di Venerdì così si esprime sul nostro mondo civilizzato: "Il tuo paese non gli piace, dice che non si diverte nessuno e che tutti stanno sempre a litigare mentre Giovedì cerca solo la PACE."
  Ma siamo proprio sicuri che il razzismo sia di Destra e non di Sinistra? Può sembrare una provocazione, ma se andiamo a guardare la Storia politica degli USA, scopriamo che per lungo tempo i più grandi sostenitore della segregazione razziale furono i politici democratici che, ancora durante la lunga amministrazione Roosevelt, godevano della maggioranza del loro sostegno elettorale negli stati meridionali, in cui erano presenti la maggior parte delle leggi discriminatorie. Woodrow Wilson scrisse anche un saggio in cui sosteneva apertamente la superiorità genetica dei WASP rispetto a tutte le altre etnie residenti nel paese a cui andava ristretto lo spazio di manovra politica e quando fu eletto Presidente mise su carta le sue idee con l' "Immigration Act" del 1917. Si dovette aspettare Kennedy, quindi gli anni '60, perché il PD americano rigettasse apertamente il razzismo provocando una scissione con l'ala dei "Dixiecrats". Gottfredson a quel punto era ormai stato ridotto ad autore di strip della domenica...

Da quando affronto questa discussione mi viene sempre alla mente Giorgio Gaber. ;)


Il razzismo è trasversale agli schieramenti: di gravissime intolleranze razzistiche si sono macchiati anche i regimi comunisti.


Detto ciò, per quanto riguarda gli Stati Uniti d'America, quello che tu scrivi è vero ma è pur vero che sarà, come tu hai già scritto, ad essere un presidente Democratico - Kennedy - a rigettare apertamente il razzismo che, il suo successore  Johnson, pur con alcuni tentennamenti, approvò leggi importanti a favore delle masse più povere e della popolazione nera. Che il primo presidente afro-americano è stato un Democratico e, se tutto fosse andato diversamente, anche la prima donna presidente sarebbe stata una Democratica.

6
Ragazzi, però dobbiamo chiarire una cosa: stiamo disquisendo sulle idee politiche dei lettore, degli autori o dei personaggi? Si tratta di concetti diversi


Caro Maximilian, sulle idee politiche dei lettori, io non so che dire perché ... ognuno ha le sue e se le tiene e, se non le ha, peggio per lui. SmBho2


Ho invece qualcosa su cui meditare circa i più o meno reconditi significati dell'ARTE. ;)


Comunque se tu hai qualche idea in merito circa le idee politiche dei lettori  ... è il momento giusto per esprimerti. :)

7
Comunque anche nelle teorie di sinistra più moderate difficilmente troverai supporto alla "tassa piatta"...
Io non penso affatto che Topolino, nel suo intento di salvare il regno di Tartufaia dalla banca rotta - o Gran Tassonia - intenda introdurre la "tassa piatta".
Il popolo che si ammassa sotto il terrazzo del "potere" è fatto di povera gente, contadini e ... proletari. ;)  E' a quel popolo che Topolino riduce a metà le tasse. Nel Regno di Gran Tassonia non esiste la borghesia, il ceto medio, esistono solo gli ultimi e i primi, gli aristocratici che, a vario titolo, ricoprono ruoli di potere.


Ed è a questi aristocratici che Topolino dimezza lo stipendio come dimezza le spese militari: non troverai mai un governo di Destra che nel suo programma dimezza le spese militari e, purtroppo, fai fatica a trovarlo anche in un governo di Sinistra.


Nei giorni successivi Topolino fa visita a cuochi, contadini,e al generale delle forze armate, per spiegare la sua riforma , dimostrando che la sua sensibilità va verso un certo tipo di popolo.
Osservazione interessante. Quando fa quel gesto, però, è un comune cittadino e nessuna istituzione libera vorrebbe e dovrebbe impedire ad un individuo di utilizzare i suoi soldi come meglio crede. La beneficienza non è insolita neppure tra i milionari.

Ma Topolino non è un milionario. E' uno che ha, più o meno, i soldi per sbarcare sufficientemente il lunario e che, improvvisamente, per via di una sua precedente avventura si ritrova ricco.
Il fatto di avere tanti soldi improvvisamente non lo trasformano in un affarista o in un capitalista. Tutt'altro: una parte di quei soldi la usa per rifarsi la casa, una parte la dona e un'altra parte la mette, come un normale risparmiatore, in banca. Quella parte, come ben sappiamo, sarà completamente annientata dal fallimento che ancora incombe nella società statunitense non ancora completamente uscita dalla "grande depressione". Ritroveremo dunque Topolino, povero in canne, alla ricerca disperata di un qualsiasi lavoro e ... ecco che arriva il grande Giuseppe Tubi.
Cosa che avrebbe avuto assai più senso in un'ottica marxiana della società.
[...] Inevitabile dunque che, se si ritiene di ravvedere una qualche forma di visione a Sinistra in Topolino, è all'ambito liberal democratico, alla sua politica, filosofica e culturale che bisogna fare riferimento e non pretendere visioni marxiane.
Certo, ma questa visione esiste oggettivamente nelle storie oppure è solo un'interpretazione forzata?

Io, come del resto persone di gran lunga più autorevoli di me, penso che esista.


I 25 anni di Gottfredson, si dividono sostanzialmente in tre parti e, queste tre parti, girano attorno alla figura del presidente Franklin Delano Roosevelt e di conseguenza al "New deal", tanto da poter dire con le parole di Antonio Faeti che "il Topolino dei fumetti è un eroe, un testimone, perfino un profeta dell'età rooseveltiana (...)".
Ne consegue che noi abbiamo un prima, fino al 1932 - la parte rurale dove la protagonista è "la Grande depressione"; un durante, che si suddivide dapprima nell'affermazione del New Deal, poi nella paura di quello che accade in Europa e, infine nel clima della seconda guerra mondiale; un dopo, caratterizzato da un Topolino che si rapporta a Truman, al maccartismo e alla guerra fredda e a Eisenhower, periodo in cui, non casualmente, finiscono le strisce giornaliere continuative a scapito di quelle autoconclusive.


Se il Topolino del dopoguerra sarà, inevitabilmente percepito come un Topolino più a "Destra" perché giustamente, sarà contro il comunismo di Stalin, confermando la sua natura assolutamente DEMOCRATICA,  continuerà comunque ad essere sempre quel ragazzo pronto ad accogliere chiunque nella sua casa, anche e, soprattutto i "diversi: Eta Beta, il Gorilla Cirillo ..., dimostrando che fra lui e le varie culture non ci sono muri ma per lui è fondamentale l'ACCOGLIENZA.


Lo stesso spirito che Romano Scarpa saprà ben reinterpretare e procrastinare: penso, su tutte alla storia Topolino e la fiamma eterna di Kalhoa, dove Topolino ha ben poca esitazione ad accogliere in casa due irlandesi - tanta importanza hanno gli irlandesi nelle storie di Topolino  - (O Bully e O Gally) a dir poco stravaganti. Contemporaneamente a ciò, con Scarpa,non viene a meno la costante critica verso il regime Sovietico e, in definitiva, ai regimi dittatoriali e tiranici di qualunque tipo, che negano le fondamentali basi dello Stato di Diritto Democratico.


Un grande liberal democratico qual è Giulio Giorello, così ha scritto, fra le altre cose, di Topolino: "Il Novecento - secolo dei totalitarismi, ma anche delle più rivoluzionarie scoperte della scienza, dalla relatività di Einstein alla doppia elica del DNA - ha avuto il suo filosofo più provocatorio in un Topo che, per spregiudicatezza nell'attraversare il confine delle discipline e mettere in discussione la costellazione delle certezze stabilite, non ha nulla da invidiare a Russel, Popper o Heidegger.
Altro che Topolino tutto legge e ordine, aiutante della polizia! E' invece un ribelle capace di battersi contro ogni forma di prevaricazione. anche se l'esito non è sempre la vittoria (...) alla fine di ogni episodio è un Topo sempre più dubbioso sulla natura dell'universo e il complesso mondo di "uomini e topi".
Ma proprio per questo continua ad affascinare, perché la ricerca, come l'avventura, non ha fine."

8
Cosa che avrebbe avuto assai più senso in un'ottica marxiana della società.
La visione marxiana è solo una delle varie opzioni di Sinistra. Come già qualcuno ha qui ricordato, la Sinistra è un variegato mondo che va dalle varie famiglie marxiste ai liberal democratici.
La Sinistra, negli States, è sempre stata rappresentata in netta prevalenza da liberal democratici, pur convivendo all'interno del Partito Democratico anche tendenze di Sinistra più radicale.
Inevitabile dunque che, se si ritiene di ravvedere una qualche forma di visione a Sinistra in Topolino, è all'ambito liberal democratico, alla sua politica, filosofica e culturale che bisogna fare riferimento e non pretendere visioni marxiane.


9
Penso che il "filo rosso" che unisce, in linea di massima, il fumetto dismeyano, sia la condanna di ogni tipo di, sopraffazione, intolleranza e tirannia.


Per condannare le dittature, le tirannie, non è necessario, essere di Sinistra, di Centro o di Destra: è semplicemente necessario pensare e credere che la cosa più importante da salvaguardare, in ogni tempo ed in ogni luogo, è sempre e comunque: la Democrazia.


Chiunque si riconosca in questo Principio, partendo dalle proprie convinzioni politiche e culturali, si può riconosce in un fumetto come quello di "Topolino".


Ora, svincolerò da alcune affermazioni qui lette che mi troverebbero in netta polemica, per concentrami su questo argomento più strettamente topoliniano:
  Per quanto riguarda il posizionamento di Topolino, forse è sbagliato considerarlo di sinistra in senso stretto (per quanto anche la sinistra abbia varie stratificazioni al suo interno, dal marxismo-leninismo al socialismo liberale dei Rosselli), però è indubbio che sia divenuto più di sinistra rispetto ai suoi esordi. Il Mickey di Gottfredson era indubbiamente un patriota americano. Quando scoppia la guerra decide di arruolarsi come volontario perché sente che il suo paese ha bisogno di lui ed è di certo difficile non vedere in storie come "Topolino e la Spia Poeta" e "Topolino e il tesoro di Mook" un sostegno implicito alla chiamata alle armi di determinati politici del periodo sul rischio di un'infiltrazione comunista nel paese. Immaginatevi se oggi venisse scritta una storia in cui il personaggio viene arruolato nei servizi segreti per trasferirsi in un paese immaginario del Medio-Oriente e sventare un attentato terroristico organizzato da strani individui barbuti. Quante possibilità ci sono che una specifica critica si scateni contro una supposta propaganda guerrafondaia? Un altro elemento significativo. In "Il Sosia di Re Sorcio " il protagonista si trova a dover gestire un reame in bancarotta a causa delle spese folli del sovrano. Quale soluzione adotta? Esonera il popolo dal pagare le tasse e dimezza il budget del governo. In bignami, questa è esattamente la visione della società che avevano i Padri Fondatori , laddove per i liberal moderni dovrebbe essere invece lo Stato centrale a farsi carico dei bisogni essenziali dei cittadini. Per questo ed altri dettagli, il Topolino degli anni '30 può essere considerato con pochi dubbi un simbolo dell'"American Way of Life", perché era la società stessa a sentire di vivere in una libera e superiore, senza scadere nel'inclusività razziale. Non a caso molti degli artisti che in quel periodo regalarono speranza alle famiglie rovinate dalla Grande Depressione erano immigrati di prima o seconda generazione. Due nomi su tutti: Frank Capra e Walt Disney. Oggi quel senso di appartenenza, in America come in Europa, si è abbastanza eroso sotto i colpi del relativismo e lo spostamento a sinistra della classe degli intellettuali-autori può essere considerato causa e sintomo di tale condizione. Nel caso dei fumetti Disney, il progressivo dislocamento editoriale dagli USA all'Italia, ricca di bigottismo e povera di orgoglio patriottico, ha contribuito ad esacerbare questo mutamento

Premesso che l'orgoglio patriotico negli Stati Uniti d'America è una costante che travalica le varie epoche e i due schieramenti politici, assolutamente dominanti, è ovvio che un personaggio come Topolino, non poteva, prescindere da questo atteggiamento. Io penso che gli anni 30 - poi 40 e  50 - e la storia Topolino sosia di re Sorcio, in particolare, vadano lette in ben altra maniera: di Sinistra o di Destra, ognuno di voi, lo giudichi da sé.


Il primo Topolino - quello che va fino al 1932 - è un vero e proprio poveraccio. Un proletario nel vero senso della parola che, in piena "grande depressione", lui, sostanzialmente orfano nonostante sia ancora un ragazzo - e prima ancora che qualcuno cominci ad inventarsi, più o meno improbabili zii o zie - è un ribelle, spesso anche irriverente, a tutti gli effetti.
Dopo l'elezione di Franklin Delano Roosevelt, Topolino incarna il New Deal, l'eroe che crede nel "grande sogno americano" di una ripresa economica e morale per far tornare gli Stati Uniti grandi, come non mai.
La minaccia nazista, nel frattempo, si affaccia dall'Europa e, in questo quadro si inseriscono varie storie che dal 1936 al 1943, ad esso si riferiscono: il Topolino che si arruola nella seconda guerra mondiale, rappresenta ancora una volta , lo stereotipo del "bravo cittadino americano", pronto a combattere per la "giusta causa".


In questo ultimo quadro, anti nazista si inserisce anche una storia come Topolino sosia di re Sorcio".


In un piccolo staterello, situabile fra le Alpi e i Balcani - lo si intuisce dalla flessione linguistica che la storia dà ai suoi abitanti -, chiuso al resto del mondo nelle sue frontiere e nella sua cultura medievale, un re tiranno, fregandosene altamente  del benessere dei suoi sudditi, per mantenere un tenore di vita assolutamente, dispendioso e viziato, affama il suo popolo con tasse assolutamente inique.
Il nostro Topolino - assieme a Minnie e Pippo - per merito di un'avventura precedente, hanno ricevuto in premio, un milione di dollari che dividono i tre parti uguali.
Ovviamente non saranno questi i soldi che salveranno il regno di Tartufaia - così viene chiamato perché ricco di tartufi - dalla bancarotta ma, questa piccola disgressione, mi serve per mettere in risalto, cosa Topolino ne fa - oltre a migliorare alcune cose sue personali - di gran parte di quel denaro: lo dona. Lo dona perché lui, di tutto quel ben di Dio, non sa che farsene. Lo dona ai poveri, ai cani per renderli liberi e, grida con gran felicità: "Evviva! voglio che tutti stiano bene come me".


Pensiero di Destra o di Sinistra?


Ma ritorniamo a Tartufaia, dove Topolino viene portato perché è uguale come una goccia d'acqua al re di quello staterello, con la speranza  che, sostituendolo, salvi il paese dalla bancarotta.
Il duca Serpieri - cugino assolutamente farabutto del re e pretendente al trono - cerca di organizzare un colpo di stato e, come spesso accade ai seminatori d'odio, aizza il popolo, con una bufala virale: il re vuole ancora aumentare le tasse.
Il popolo si solleva e va sotto alla finestra di Re Sorcio - ma ora c'è Topolino in quelle stanze - chiedendogli di abdicare a favore del Duca Serpieri che, saprà risolvere tutti i problemi della povera gente.
Gli uomini di governo ordinano di fare fuoco sulla folla per disperderla e Topolino, in un gesto disperato, riesce a fermare questa atrocità, assolutamente tipica di tutte le dittature, quando sono messe con le spalle al muro.


E così si rivolge al "suo" popolo:


"Non serve a nulla star qui fuori a minacciare! State perdendo tempo ... E' meglio che torniate a casa. Ma prima che ve ne andiate, voglio dirvi una cosa: smettete di gridare e ascoltate! Da domani tutte le tasse di ogni tipo ... e nell'intero paese saranno ridotte alla metà.

Topolino, dunque, non elimina le tasse - ogni Stato ha bisogno delle tasse per trasformarle in servizi e bene per tutti - ma le dimezza perché uno Stato che ha tasse esose e che le dilapida in malo modo, crea debito, disperazione e povertà. Il dimezzamento delle tasse ha come fine invece dare respiro al ceti più poveri, creare ricchezza e uguaglianza sociale.


Ma subito dopo, aver annunciato tutto ciò, Topolino si pone immediatamente il problema di come mantenere la promessa e, la soluzione, è un dimezzamento di tutte le spese, a cominciare da quelle dovute a mantenere tutte le cariche politiche e governative per finire alle spese militari con il dimezzamento dell'esercito. I soldati congedati potranno aiutare poi i contadini, diventando a loro volta tali, e raccogliendo i tartufi che sono la vera e unica ricchezza di quello Stato.


Di Destra, di Sinistra, di Centro, tutto questo?


Io, la mia idea ce l'ho, voi giudicate come credete meglio.

10
Ora, con più tranquillità vorrei dire una cosa molto importante, anzi la cosa importante.


La libertà di stampa e di pensiero è la cosa più preziosa che, almeno una parte dell'umanità, ha acquisito. 


Il Washington post, nella figura del suo critico, fa il suo mestiere: recensisce un film.


La cosa giusta per tutti, sarebbe quella di prendere atto, vedere il film, rammentare fra le altre cose quanto scritto dal Washington Post e ... giudicare con la propria testa.


A priori si è deciso che quello scritto dal Washington Post sia una corbelleria. Probabile che sia così ... forse non è così! E' giusto però che ognuno con la propria testa decida.


Questi continui scatti d'ira funesta verso idee che non corrispondono alle proprie, non fanno il bene di nessuno e sono lesive della libertà di pensiero e di stampa.


Un conto è arrabbiarsi giustamente verso ogni tipo di censura, un conto è volere che tutti la pensino come piace a noi e non vengano espresse opinioni a noi contrarie: questo è comunque sempre e ovunque esecrabile.


Il pensiero unico, fortunatamente -con buona pace de Il Giornale - non esiste, né quello paventato da certi ambienti della Sinistra, né quello sbandierato ad ogni piè sospinto da una certa Destra e, questo, così sarà, finché il Washington Post può dire quello che pensa e, in contrapposizione, il Giornale replicare.


Quanto agli "ismi", in Italia se ne è fatto di tutti i colori perché un "ismo" - lecito o non lecito che fosse - non andasse al Governo del Paese e, anche quando questo "ismo" non c'erà oggettivamente più, qualcuno ha continuato a evocarne la paura per poter rimanere al potere e ... ancora oggi qualcuno, a distanza di trent'anni, continua a farlo.


Quindi ragazzi ... andiamoci cauti, con certi discorsi e meditiamoci più sopra.

11
Le altre discussioni / Re:I favolosi anni ....
« il: Martedì 23 Lug 2019, 09:53:17 »
Secondo me dovresti chiarire meglio la tua domanda. E il tuo successivo messaggio rafforza questa mia convinzione. Perchè Max parla di capolavori e tu parli di storie mediamente buone (e il "mediamente" lo ripeti più volte per tutti gli autori che analizzi).
Ecco quindi che anche la tua domanda che ho riportato suona inesatta, perchè tra "capolavoro" e "scadente" passano infinite sfumature.
Credo nessuno possa definire scadenti gli anni 60 (gli anni, in italia, dei barosso, dei pavese, dei cimino,...), però è innegabile che la distribuzione dei "capolavori" sia sommariamente quella indicata da Max.
In sintesi direi che avete ragione entrambi perchè state ragionando su livelli diversi: i capolavori dei migliori sono fuori dagli anni 60, ma in questo decennio ci sono comunque molte storie di buono/ottimo livello con anche qualche capolavoro
Va bene, cercherò di essere più chiaro! :)


Sia Max che io partiamo dal medesimo presupposto: i massimi capolavori di Martina, Scarpa e Bottaro, sono ascrivibili al periodo -a parte l'Inferno di Martina -che va sostanzialmente dal 1955 al 1961.


Quello che però mi differenzia da Max è il non considerare il dopo - gli anni 60 - un'età d'oro.

L'oro c'è, non sarà un oro purissimo come il precedente periodo - dove però, come puntualizza Cornelius, la produzione italiana era molto inferiore rispetto a quella proveniente da oltreoceano - ma di oro ce ne è ancora parecchio.


Se indubbiamente, Bottaro produce solo  poche storie ad un buon livello medio, Martina e Scarpa, pur non riuscendo più a raggiungere i livelli di un Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera o Topolino e l'unghia di Kalì,  con storie come Topolino e l'uomo di Altacraz e Topolino e il fantasma solitario, arrivano a vette che, dal mio punto di vista,  non possono essere non annoverate fra i capolavori, oltre a storie medie ottime/buone.


Di esempi ne potrei fare qualcun altro ma, non voglio certo starmi ad accapigliare su ciò che delimita un capolavoro nei confronti di un'ottima/buona storia media perché, come è ovvio che sia, su queste cose entrano in gioco delle valutazioni che spesso vengono inquinate dai gusti personali. Quel che penso sia certo è che i capolavori, in quanto così classificabili, non possono mai essere la regola ma l'eccezione: se no che capolavori sarebbero?


Quel che a me pare certo è che negli anni 60 - poi, è chiaro, bisognerebbe fare un distinguo anno per anno: come non vedere un grosso allentamento verso il basso fra il 1965 e 66? - un insieme di storie medie a livello buono/ottimo, accompagnato in qua e in là da capolavori, ha fatto sì che quel decennio, non fosse più replicato, nei decenni a venire.


E non tanto per la mancanza di capolavori che, sempre se in un tono minore rispetto al 55/61, comunque ci sono stati, ma perché è il livello del valore delle storie medie che si è notevolmente abbassato.


E' del tutto evidente - per me naturalmente! :)  - che quello che ha fatto grandi e irripetibili gli anni 60 è dunque la presenza nello scenario di autori e disegnatori di alto e altissimo spessore, cosa su cui non posso dire altrettanto dagli anni 70 in poi.


Qualcuno mi potrebbe dire che molti di quegli autori sono stati in voga anche dopo gli anni 60 e dunque: come la mettiamo?


E' indubbio che su questa questione abbiano una forte incidenza in negativo gli imput sempre più restrittivi che venivano dalla redazione in materia di impatto verso i bambini, imput che, per altro, avevano già cominciato ad avere i loro effetti anche negli anni 60, seppur più marginalmente.


Faccio anche qui un piccolo esempio che vale per tutti: fra una storia come Topolino e i fantasmi neri e Topolino e le gemme de sultano, entrambe di Dalmasso c'è un abisso.
Entrambe sono qualificabili come storie medie ma, se la prima è ottima, la seconda è veramente brutta e da dimenticare.

12


Prendete un'ideologia politica esecrabile che abbia perso una guerra, e potrete dire su di essa tutto quello di negativo che vi passa per la testa vero o falso che sia purché negativo, e persino accusare chi vorrete per il più banale dei comportamenti: nessuno vi dirà nulla, ed anzi avrete quel quarto d'ora di celebrità che probabilmente era il vostro obiettivo, purché operiate, scriviate, diciate cose conformi al pensiero unico.

 E' un discorso paradossale il tuo. Se un'ideologia è esecrabile, non c'è bisogno che perda una guerra per poterne dire tutto il male possibile.
Il nazismo e il fascismo non sono brutti e cattivi perché hanno perso la seconda guerra mondiale ma perché sono stati la causa della seconda guerra mondiale e ... per fortuna tua, mia e di tutti noi, hanno perso.
  Purtroppo noi vecchiacci abbiamo strane idee. Io per esempio sono convinto che la vera uguaglianza sia l'avere pari dignità, pari diritti e pari doveri davanti alla legge, davanti alle Istituzioni e davanti agli altri, in proprio ed anche in altrui favore, come m'insegnarono a scuola troppi anni fa, quando l'Educazione Civica e la Storia erano materie critiche di quel che era lo stesso oggetto dei loro studi, e per questo meritavano la lettera maiuscola. Oggi, invece, sembra quasi che l'uguaglianza non sia quella, bensì l'essere tutti uguali nel senso di conformati ad un modello standard di pensiero, di azione, di logica, di modo di vestire e di tutto quel che pare a voi: tutti uguali perché cloni interscambiabili, e non perché, pur negli stessi diritti, doveri, dignità, ognuno di noi ha la possibilità coi suoi pregi e coi suoi difetti, di dire la sua ed aiutare il mondo a progredire proprio grazie alle diversità di ciascuno rispetto agli altri nel pensiero, nel modo di agire, nelle abilità fisiche e lavorative, e nelle capacità critiche. Ma il pensiero unico domina

Forte il Giornale che riesce a tramutare un pensiero dichiaratamente di sinistra in uno di destra.
Ma si sa, spesso gli opposti si toccano e confondono.




Da vecchiaccio a vecchiaccio: la vera uguaglianza è quella che ti hanno insegnato a scuola. Solo che, quasi sempre la usiamo per riempirci la bocca e ce ne scordiamo quando non ci fa più comodo o, crediamo non ci faccia più comodo.


Mettiamola in pratica se veramente ci crediamo, tutti i giorni e verso tutti e non a fasi alterne e ... vedrete che tutto sarà più bello.

13
Le altre discussioni / Re:Disney nella nostra cultura...
« il: Domenica 21 Lug 2019, 17:35:27 »

Tra i suoi sostituti, infatti, almeno due, come Paperino e Topolino, avevano l'istinto della demagogia, pronti a «rivoltare l'Italia come un calzino», come uno di loro disse, non temendo il cattivo odore. L'Italia! Un calzino!

Mi astengo dal fare dei commenti politici, visto che qui non si può. C:-)


Comunque mi piacerebbe comprendere in cosa Paperino e Topolino abbiano l'istinto della demagogia secondo Sgarbi.

Che c'azzecano, - come direbbe un amico di  Saverio Borelli, grandissimo uomo al servizio dello Stato italiano - Topolino e Paperino con la demagogia?

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Le altre discussioni / Re:I favolosi anni ....
« il: Sabato 20 Lug 2019, 19:23:00 »
Secondo me questa discussione ha senso fino ad un certo punto.
Anzitutto per poterne parlare con cognizione di causa occorre conoscere almeno una parte consistente della produzione di quel periodo (anche straniera, che in questi lidi mi pare poco considerata).
Anche ammesso ciò ricordiamo che in un decennio escono migliaia di storie e quindi si richiede di confrontare tra loro due gruppi sterminati di fumetti, attività che (se svolta in modo minimamente serio e obiettivo) necessita di innumerevoli parametri (ben presenti in mente contemporaneamente) che tengano conto di pregi e difetti di ciascuna opera.

Di conseguenza considero l'unica analisi comparativa di una qualche utilità quella tra due singole storie.
Altrimenti si va a parare sempre nel vago e nei luoghi comuni che la produzione di ogni epoca si porta dietro, con utenti che si attaccano alle 10 vicende che ricorda meglio per definire le caratteristiche generali del rispettivo periodo.
Bé, io quelle storie lo conosco molto bene e, conosco molto bene quello che avvenuto prima e anche quello che avvenuto dopo. ;)

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Le altre discussioni / Re:I favolosi anni ....
« il: Sabato 20 Lug 2019, 19:17:52 »

Ho fatto bene ad aspettare un po' nel approfondire l'argomento: nutrivo già forti dubbi circa l'interesse.


A differenza dell'amico Cornelius, io penso che lo scritto di Max, invece, qualche pieghetta la faccia, naturalmente dal mio punto di vista e di gusto.


Sgombriamo innanzi tutto il campo dalle cose in cui sono sostanzialmente d'accordo con Max: Gottfredson e tutto il suo entourage e Barks. Di quest'ultimo è bene precisare però che se, indubbiamente negli anni 50 diede il suo prodotto migliore e i suoi capolavori, le storie degli anni 60 sono mediamente belle.


C'è poi per me una questione che è di fondamentale importanza su cui confrontarsi: l'importanza dell'autore rispetto al disegnatore, ai fini di un corretto giudizio su una storia.


Ovvio che, un gran bel soggetto accompagnato da dei gran bei disegni, creano il capolavoro per antonomasia ma, a me appare altrettanto ovvio che, a fronte di un soggetto di alto livello con disegni non eccelsi e un soggetto di scarso spessore con disegni eccelsi, sia da preferire il primo.
Mentre per disegnare è necessaria una predisposizione, non altrettanto è richiesta la medesima cosa per chi scrive, ne consegue  che, abbiamo avuto dei disegnatori che ad un certo punto della loro carriera si sono cimentati anche con il soggetto e non viceversa, con risultati a volte notevoli e a volte piuttosto deludenti.
Carpi, Cavazzano e Massimo De Vita, hanno affrontato fra gli anni 70 e 80, saltuariamente anche il ruolo di soggettista. Sui loro risultati ognuno di noi, in base ai suoi gusti, può esprimere il giudizio che crede meglio ma, anche se questo fosse di alto grado, non sarebbe sufficiente, nel poter giudicare quei decenni in una maniera compita.


Veniamo dunque a parlare di Scarpa. Max, afferma che fu fra il 1955 e il 1961 che, il Maestro veneziano partorì le sue storie più "riuscite e memorabili". Su questo come dargli torto: è sostanzialmente così. Però non è vero che dopo si sia dedicato così prevalentemente solo al disegno per altri soggettisti: dal 1962 al 1970, ben 34 storie portano la sua firma e, se è pur vero che non si tratta di capolavori - ma alcune per me lo sono -, è altrettanto vero che si può dire che si tratta, in linea di massima, di storie mediamente buone/ottime.


Bottaro. Indiscutibilmente anche per lui, gli anni che vanno fino al 1961 sono d'oro ma,i suoi soggetti, seppur più rarefatti, sono di gran lunga mediamente buoni anche per il resto degli anni 60.


Martina. L'ultima sua storia, prima dell'interruzione, appare nel n. 295 del 23 luglio 1961, Dopo di che c'è un buco che, secondo l'iducks, suffragato da fonti Disney, termina l'1 marzo 1964. Se così fu, vuol dire che la sua assenza in quel decennio fu di 3 anni molto scarsi.
Quello che però è sicuramente certo è che Martina fu di nuovo abile e arruolato fin dalla fine del 1966 e che, negli anni che vanno al 1970, sfornò storie mediamente molto belle e, a mio avviso, anche dei capolavori.


Cosa fa sì dunque che un periodo - nel nostro caso parliamo di decenni - sia migliore rispetto ad altri?

Avete davvero ragione.
Il Dominatore delle Nuvole diceva nel topic dei GC numero 9:
Citazione da: Dominatore delle Nuvole

la storia media degli anni Sessanta mi diverte di più della storia media degli anni Novanta.
.
Condivido la constatazione di Cornelius sui personaggi secondari.  :)
-ilFu


Prima Il Dominatore e poi Il Fu, hanno già sostanzialmente risposto: è sopratutto la quantità e validità di tantissime storie medie che fanno sì che gli anni 60 - dove però è giusto comprendere il magnifico 61 - siano il decennio più bello e intenso della storia di Topolino.
In realtà, questa lunga parentesi felice, iniziò già nel 1955 e, come già scritto, fra quell'anno e il 1961, toccò il suo apogeo ma,sarebbe ingiusto all'ennesima potenza, non giudicare anche gli anni seguenti un miracolo creativo.
E questo miracolo creativo si deve certamente alla presenza di alcuni grandissimi Maestri Disney ma, il tutto non sarebbe potuto accadere se, accanto a questi, non ci fossero stati tanti altri soggettisti che, seppur, dal mio punto di vista, non considerati ingiustamente Maestri Disney, hanno avuto uno spessore di altissimo profilo: i Barrosso, Catalano, Chendi, Cimino, Dalmasso, Missaglia, Osvaldo Pavese, Pier Carpi ...


Ma non solo, anche se so che, su questo, molti storceranno il naso.


Importante fu anche l'apporto che dagli Stati Uniti venne che, oltre a rifornire le storie disegnate da Paul Murry e, mi riferisco in particolar modo a quelle con soggetto di Carl Falberg, riempi il settimanale di storie brevi, perlopiù dello Disney Studio, che possiamo, fatta la dovuta tara, tranquillamente rimpiangere se le compariamo a molte storie italiane e non, brevi che poi le hanno sostituite a partire dalla fine degli anni 80.


Un ultimo tassello da aggiungere anche perché, non vorrei apparire come uno che vuole bistrattare i disegnatori. Oltre Scarpa, Carpi, negli anni 60 ci furono dei disegnatori tutti di altissimo livello e spessore - anche questi ingiustamente un po' bistrattati nei Maestri Disney - che contribuirono a far sì che, quei soggetti mediamente alti, fossero correlati da immagini che sono rimaste leggendarie.

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