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Post - Andy98

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Commenti sugli autori / Re:Enrico Faccini
« il: Domenica 21 Giu 2020, 16:38:27 »
Dunque Sulla vecchia ferrovia non è un esperimento isolato, e ciò mi fa molto piacere.
Vedere un autore giocare con un mezzo espressivo che ben conosce non ha prezzo: sovvertire lo schema tipico del fumetto a seconda della piega comica che si vuole ottenere è un qualcosa che sempre più autori dovrebbero fare, ed è decisamente un piacere vederlo sulle pagine di Topolino.

2
Non dimentichiamoci che anche il Topolino in un certo senso sta contribuendo a questa visione falsata della realtà secondo cui un protagonista, un "buono", un amico di un protagonista o di un "buono", deve essere scevro da ogni forma di cattiveria. Addirittura, come già tristemente si è appurato, nelle pagine del settimane è quasi del tutto scomparsa la malvagità.

Oltretutto, nella prima puntata del Torneo delle cento porte una figura antagonista è l'allenatore ingaggiato da Cuordipietra che, oltre al ghigno maligno, esibisce - guarda caso - una bella coppia di ritti e lunghi baffi da malvagio. Certo, è vero che il personaggio in questione non è (al momento) un cattivo, però fa sorridere che una forma di opposizione ai protagonisti abbia una rappresentazione così stereotipata. Sarebbe già un ottimo punto di partenza se si evitasse di dare al male una precisa forma fisiognomica.

3
Insomma, il compulsivo bisogno di "politicamente corretto" sta degenerando in (ridicoli) tentativi di cancellare totalmente frammenti di storia e di cultura... possibile mai che si stia perdendo di vista il concetto di contesto? Il fatto che una "rappresentazione culturale" sia superata per quelli che sono i nostri tempi non vuol dire che non abbia più niente da comunicarci né che debba meritarsi l'oblio. Ogni qualvolta mi arriva voce di notizie, polemiche o manifestazioni di questo genere rimango sempre più allibito, non solo da coloro che animano queste azioni, ma anche e soprattutto dall'ignoranza e dalla dabbenaggine di chi li appoggia.

P.S. Qualche giorno fa ho addirittura letto che il povero Taddeo dei Looney Tunes non potrà più usare il fucile per cacciare, bensì una falce... Che tristezza vedere cartoni che hanno fatto la nostra storia rovinati così!
Ripeto: possibile mai che il concetto di contesto si stia perdendo di vista?

4
Topolino / Re:Topolino 3368
« il: Mercoledì 10 Giu 2020, 22:45:34 »
Il Faccini di questa settimana è davvero degno di nota, anche solo per la brillante architettura delle vignette, che gioca sia con il lettore sia con lo schema classico del fumetto stesso.
Sperimentare con la griglia del fumetto non è facile, in quanto presuppone che lo spazio sia attivo partecipe del racconto, anziché essere un vuoto contenitore da riempire con precise istantanee temporali, e l'autore ha avuto una brillante intuizione che potrebbe portare una ventata di novità al taglio narrativo con cui ha proposto molte delle sue storie mute.

Mi auguro che anche altri disegnatori seguano il suo esempio, giacché se è vero che le trame si ripetono - soprattutto i ben consolidati schemi, sempre cari a molti sceneggiatori - è sì vero che una messa in scena differente le renderebbe quasi "inedite" e "originali", e, di riflesso, divertenti e fruibili.

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Le altre discussioni / Re:Politically correct, censure e rimaneggiamenti vari
« il: Mercoledì 10 Giu 2020, 21:34:11 »
Ah, ma si parla del feticcio che ha infestato le pagine del ciclo Pippo & Cops, e io che stavo pensando a chissà che roba...  ;D

Ormai, sul Topolino è decisamente normale possedere uno di quei giocattolini, ma in assenza di ciò, un pugno in bella vista è sempre una valida alternativa.

6
Topolino / Re:Topolino 3367
« il: Martedì 9 Giu 2020, 22:35:40 »
Ci si lamenta spesso che i personaggi Disney siano troppo schematici e che soffrano di un background troppo ripetitivo.
Panaro ha scritto una storia che, a parte risulti scorrevole e ben scritta, ci mostra un Paperino finalmente diverso.
Un papero senza grandi aspirazioni, che si culla sulle sicurezze "monotone" della sua esistenza ma che, come raffigurato in questa occasione, avrebbe il "sogno" di ripercorrere le orme dello Zione.
Ovviamente con un orizzonte temporale molto dilazionato ! Sia perchè non si potrebbe affrettare una successione tra i due (visto che il tempo è cristallizzato nelle storie disneyane e questi personaggi ricoprirànno in eterno i rispettivi ruoli), sia perchè è nell'indole di Paperino voler apprendere con calma, estrema calma. Ma siccome sappiamo tutti che proprio questa è la sua indole, il colpo finale di Panaro riesce a dare una ventata di freschezza e nuova profondità al personaggio.

Una chiave di lettura alquanto interessante, anche se, a mio avviso, la storia racchiude un gradevole sottotesto metaletterario, come se Panaro stesse giocando col suo tipico canovaccio, sicché, dando l'impressione di procedere verso l'usuale e monotona direzione, scomponesse quest'ultima pezzo dopo pezzo, arrivando così ad un finale né stucchevole né sentimentalista, per quanto il macchinario narrativo che c'è dietro non sia sempre fluido su più punti. Apprezzabile, comunque, il tentativo di seguire un'approccio differente.

A proposito di questo numero, mi ha fatto molto piacere trovare una storia con Rockerduck protagonista - come ho fatto intuire a più riprese in passato, è uno dei miei personaggi preferiti - per quanto la storia in questione c'è da dire che non sia particolarmente trascendentale, con il personaggio sempre più vicino ad un generico rivale di Paperone disposto a concedersi alcune scorrettezze, ma credo in questo caso il difetto emerga per via del suo ruolo da protagonista (nonostante esserlo non sia equivalente ad occupare la giusta sponda della morale, eh...).

Infine, Gedeone già non mi convinceva quando Artibani lo aveva fatto ritornare ne Il segreto di Cuordipietra, e figuriamoci se ci riesce una storia di dieci pagine, dove c'è veramente poco spazio per instaurare la giusta alchimia/rivalità con Paperone. Mi spiace, ma il Gedeone autentico per me resta quello de I gamberi in salmì: il battibeccare in continuazione non è una condizione sufficiente affinché la relazione tra due personaggi sia ben scritta o funzionale alla trama.

Questa volta sono perfettamente d'accordo con la recensione che è stata pubblicata stasera.
Quello che francamente mi stupisce, è come possano piacere storie come queste in cui ai personaggi è stata tolta qualsiasi tridimensionalità per ridurli ad un'orda di puppazzetti ghignanti calati in vicende frenetiche e senza logica. Mi ricordano i cortometraggi di Benny Hill ma meno divertenti.
Salvo si e no la storia di Casty, ma purtroppo anche questo autore talvolta si adegua a ciò.

Altro pensiero condivisibile, tuttavia è ormai risaputo che per il Topolino attuale le sfumature di grigio sono pressoché inesistenti, quindi non vedo perché stupirsene più di tanto.

7
Commenti sugli autori / Re:Guido Martina
« il: Martedì 12 Mag 2020, 12:18:06 »


questo benemerito utente ha fatto la scansione di quasi tutte le storie del professore  :inLove:

Con questa deliziosa scoperta hai rallegrato la giornata ad un povero tapino, ti ringrazio!  ;D

8
Topolino / Re:Topolino 3361
« il: Mercoledì 29 Apr 2020, 23:35:35 »
In mezzo a parecchie storie noiose, o comunque che poco lasciano al di là di quei cinque minuti necessari alla loro fruizione, Topolino e la casa dei dipinti che fingono è una piacevole sorpresa da parte di un Casty che permette al Topolino di ospitare pagine di profonda leggerezza, senza che queste scadano nello psicologismo spicciolo, e non a caso apprezzo la splendida analisi che ne fa Alby67, sincera testimonianza che questo giornaletto può ancora raccontare qualcosa dietro a quel fiume di parole oltre cui spesso non si guarda più, convinti che non si nasconda nient'altro rispetto a ciò che viene proferito.

Ma il fumetto non è solo parola: la forza della sua rappresentazione sta nel mutuo dialogo tra testi e disegni, e a Casty riesce perfettamente di realizzare tale intreccio. Ho letto che diversi vorrebbero accompagnare le sceneggiature castyane ai barocchi e serpeggianti affreschi di un Celoni o di un Mottura - e non nascondo che appagherebbe molto anche i miei sensi - tuttavia l'elemento visivo prenderebbe troppo il sopravvento e rimarrebbe più l'impressione di una storia dalla bella forma ma dal vacuo contenuto, ed è per questo che preferisco la più equilibrata geometria castyana, con quel Topolino dalla smorfia che tanto compatisce le bizzarrie dell'amico, quanto rimane perplesso nel momento in cui fiuta l'inghippo, o l'illogicità di certi atteggiamenti, o con quella linea che è capace sia di stemperare le situazioni sia di infonderle quel minimo elemento di tensione che è bene vivere durante la lettura; in una parola: fluidità.

Fluido, altresì, è il modo in cui l'autore è riuscito a combinare una tipica storia "thriller" di Topolino e Pippo con una precisa seppur sottesa indagine sui turbamenti di un artista che brama di essere tale. A riguardo, mi tornano in mente - ma solo perché l'ho recuperato di recente e ci ho scritto sopra qualche riflessione - le pagine del Tonio Kröger di Mann dedicate alla critica dell'arte, in cui il protagonista, proiezione irrequieta dello stesso autore, condanna il cosiddetto "sentimento caldo", basato sul subitaneo impulso creativo e sul trionfo delle emozioni come soggetto dell'opera d'arte. Ecco, vedo in Odoard Crunch quel prototipo di artista, convinto che l'arte si basi sull'esplicita rappresentazione delle proprie emozioni, senza che vi sia dietro una ricerca né un linguaggio adatto a fissarle. Si dice che un artista sia introspettivo per definizione, e non è un caso, infatti, che sotto l'effetto della magia i quadri rivelino in maniera indelebile quello che è realmente: essi diventano la carne che rivela ciò che vi è di in-visibile nell'autore, veri e propri fantasmi che racchiudono quanto di più essenziale vi sia nello stesso Crunch, cioè un povero uomo dominato da emozioni negative, ansia, depressione, frustrazione, desideroso di eliminarle attraverso un sentimento.

Infine, vorrei fare notare come fino alla pagina trenta Casty abbia quasi lasciato intendere che il pittore sia tristemente defunto - forse nemmeno di morte naturale - salvo poi dover rientrare - purtroppo - nel tipico dualismo Disney, contrapponendo a tutto questo "grigiore" il salvifico principio dell'amore, che trionfa sul male, ristabilisce l'armonia perduta, e via dicendo con la solita filastrocca ben nota. Rimane però da osservare che, senza questo tempestivo intervento delle forze del bene, probabilmente Odoard Crunch si sarebbe dato fuoco assieme alle sue opere, o almeno così sembrerebbero dirci quelle pagine bianche che interrompono le intime confessioni dello stesso pittore.

E la bellezza di questa storia sta anche nel fartelo pensare, poco importa se verrai smentito nella tavola successiva. Si scorge, in tutto questo, la sagace e attenta costruzione di Casty, che ha bisogno di essere supportata anche dai suoi disegni, ed è anche per questo che faticherei a vedere le sue opere con altro tratto, fatta eccezione per Faccini, il cui tratto ben funziona in presenza di alte dosi di surrealismo (Topolino e il rampiro di Transvitania ne è l'esempio lampante).

9
Off Topic / Re:Buon compleanno 2020
« il: Lunedì 13 Apr 2020, 19:24:47 »
In ritardo, ringrazio tutti per gli auguri!!! (Ormai la mia percezione temporale sta andando a farsi benedire, tra una cosa e l'altra...  SmShame2)

10
Cinema, musica e letteratura / Re:Che libro c'è sul comodino?
« il: Mercoledì 8 Apr 2020, 14:10:29 »
Al momento, sto leggendo I falsari di André Gide, non propriamente immediato per via della sua impostazione "cubista", ma saprò dirne di più a lettura ultimata.
Dopodiché, dovrò decidere tra uno degli ultimi arrivi nella mia libreria: Fuoco pallido di Nabokov, Grande Sertão di Guimarães Rosa, Luce d'agosto di Faulkner, letture non propriamente "convenzionali".

Accanto ad alcune riletture, ci sono tre romanzi da me letti che mi sentirei di consigliare come "benefici" per via dell'atmosfera che riescono a creare: Il paese delle neve di Kawabata, Neve di primavera di Mishima, e Il soccombente di Bernhard. Certo, forse quest'ultimo, più che acquietare l'animo come gli altri due, lo stordisce senza pietà, ma secondo me sono quelle scosse catartiche per la mente (e anche per il corpo, volendo...), quindi è un pomeriggio di completa immersione ben speso.

11
Topolino / Re:Topolino 3357
« il: Venerdì 27 Mar 2020, 20:56:14 »
ma che sono in due a competere per lei è chiarissimo uno più coraggioso e l' altro che rimugina

Questo è certo, però si vuole capire se lo scambio di Quo con Qui è stata una svista degli autori, oppure se è parte di una trama che si svilupperà nel prossimo episodio - a questo punto, però, la serie rientra a tutti gli effetti nell'elenco di storie a puntate.
In un caso, sarebbe una disattenzione un po' strana rispetto alle recenti politiche editoriali sui nipotini, nell'altro potrebbe dare luogo ad uno sviluppo diverso delle interazioni tra i nipotini, ricollegandosi così al discorso di Bertani che precedeva la saga di Enna. Il che toglierebbe quasi ogni dubbio sull'attuale impronta editoriale.

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Topolino / Re:Topolino 3357
« il: Venerdì 27 Mar 2020, 17:11:56 »
Ma se nel finale della precedente Area 15 (Topolino 3556) era Quo (in blu) ad avere un colpo di fulmine di Vanessa, perché in questa c'è Qui (in rosso) ad avere il ruolo di struggente innamorato?
mi sono perso qualcosa o è un errore? già è difficile capire chi è chi, se poi si sbagliano i colori (come suppongo) da una storia all'altra, diventa difficile...

Sembra effettivamente una svista (clamorosa) degli autori, però secondo me fa parte di un disegno intenzionale.
Provo ad improvvisare una piccola analisi a riguardo.

L'ultima pagina dell'episodio precedente mostra chiaramente Quo come quello che si è preso il colpo di fulmine, mentre in questo episodio vediamo Qui sempre più vicino al piccolo mondo di Qua, con quest'ultimo che a più riprese dà segnali di volere inconsciamente molto più di un'amicizia dalla paperetta: basti vedere le pagine 45,52,53, in cui Sciarrone - per fortuna, aggiungerei! - fa parlare i disegni anziché i personaggi.
Gagnor e Sciarrone si sono sbagliati, dunque? Era Qui anziché Quo?
Secondo me no: guardate, infatti, la penultima vignetta dell'episodio precedente, nel cui fondale si scorge un Qui nell'ombra che è sorpreso.Certo, senza scervellarsi troppo, la sorpresa è per l'atteggiamento di Quo, ma nulla escluderebbe che anche lui si sia preso un colpo di fulmine, il che giustificherebbe la sua presenza lungo tutto l'episodio, nonché lo stupore di Qua.
Quindi, Gagnor potrebbe stare cercando di differenziare i tre nipotini anche sulla base del loro comportamento sentimentale: Qui è quello che si mette in gioco per quello che è, Quo quello che rimane in disparte per insicurezza sentimentale - il che è sensato se si pensa che in questo genere di storie è l'animo più romantico del trio - mentre Qua è l'innamorato inconsapevole.

Direi che ci sono tutti gli ingredienti per uno scontro sentimentale tra i fratelli: per quanto poco mi importi, potrebbe essere anche un punto di svolta della serie, giacché essendo rivolta ai ragazzini sarebbe un po' strano se accanto alle tematiche della popolarità, del collezionismo e dei sogni, non si affrontassero anche quella delle relazioni e delle gelose... Oppure adesso Gagnor ci starà leggendo e farà capolino per smentire tutta questa mia teoria!  (Meglio che me ne torni a studiare Analisi Complessa, dopo questo castello per aria ;D)

13
Topolino / Re:Topolino 3357
« il: Venerdì 27 Mar 2020, 14:35:39 »


Il ciclo Pippo & Cops offre ai suoi lettori un'altra delle sue squisite perle: due furfanti armati di pistola nelle precedenti vignette che si arrendono dinanzi ad un indice minaccioso, una posa di combattimento amatoriale, e un paio di braccia conserte.

Riepilogando:
  • In una storia le pistole erano sostituite da pugni in bella mostra e da minacce verbali.
  • In un'altra, hanno tenuto diverse pistole, mentre altre le hanno sostituite coi "pericolosi" manrovesci.
  • In quest'ultima, hanno tolto le pistole ai poliziotti ma le hanno lasciate ai criminali.

O gira il censore di turno, che preso da un morboso impulso di "politicamente corretto" comincia a censurare le pistole a caso, oppure non sono in grado di intervenire sulla storie in maniera professionale e si vedono costretti a fare un lavoro con i piedi. A mio avviso, in quest'ultimo caso, si potrebbe anche lasciar perdere: sarà anche un ciclo di brevi da sei tavole ciascuna, ma non fa buona pubblicità al fumetto.
Mi dispiace davvero per gli autori, che probabilmente volevano offrire degli intermezzi simpatici e leggeri.

14
Topolino / Re:Topolino 3356
« il: Martedì 24 Mar 2020, 22:05:43 »
Se da una parte è comprensibile la critica verso prodotti di "ringiovanimento", francamente non capisco questo odio rivolto ad Area 15, che si sta rivelando dal mio punto di vista una serie molto gradevole: la redazione è evidente che abbia cominciato un'operazione per dare più risalto a Qui, Quo e Qua, iniziata con Tre Paperi in Gioco, proseguita con X-Music e Area 15: e si sta anche rivelando interessante per capire finalmente i vari interessi e passioni dei nipotini, abbozzati da Bruno Enna e proseguiti da Roberto Gagnor. Io la vedrei anche sotto questo punto di vista, non partendo subito prevenuti perché "è un prodotto (o dovrebbe essere) per bambini".

Se devo essere sincero, da parte mia c'è abbastanza indifferenza verso Area 15.
Ammetto di aver criticato duramente la saga di Enna a suo tempo, e nonostante approvi l'idea di differenziare i nipotini, non riesco più a trovare motivi di interesse davanti a questi prodotti, evidentemente studiati per un pubblico in cui non rientro, vuoi per età, vuoi per testa, e in questo ci vedo il grande limite: a proporre una storia come quella citata da Flash X si riesce a coinvolgere un pubblico molto più vasto, mentre serie come quelle recenti - che hanno addirittura monopolizzato il Topolino ad un certo punto - non possono adempire a tale scopo proprio per come vengono concepite. Non è che partono in un modo e poi prendono una piega differente, bensì cominciano e proseguono uniformemente al pubblico selezionato.
In passato, avrei probabilmente analizzando più a fondo la storia, ma mi rendo conto che finirei col ripetermi in maniera odiosa, pertanto, ciò che mi resta della serie sono gli ottimi disegni di Sciarrone, che preferirei vedere su ben altri generi.

Io non vedo di cattivo occhio il rinnovamento di Qui, Quo e Qua, anzi. Penso che si stiano finalmente iniziando a sfruttare delle sfaccettature del trio che fino ad oggi erano appena abbozzate. Questo può solo arricchire l'universo narrativo di cui fanno parte.

Mi trovo d'accordo, però preferirei una soluzione diversa all'abbassamento del target di riferimento, perché a mio avviso è proprio questo il problema maggiore.

(insomma, prima di Tre Paperi in Gioco sfido chiunque a ricordarsi che Qua fosse quello col berretto verde, Qui quello col berretto rosso e Quo quello col cappello blu).

Hai appena perso la sfida...  ;D

15
Topolino / Re:Topolino 3356
« il: Martedì 24 Mar 2020, 00:00:56 »
Dunque la domanda te la pongo allora qui e la estendo anche a tutti i vari recensori settimanali di Topolino: come vi ponete rispetto allo svelamento delle "vere" origini di Topolino rapportate a quelle che sono invece le ... reali. :blank:


 La domanda è in realtà, rivolta a chiunque voglia dire la sua in merito

A mio modo di vedere, queste "origini" altro non sono che parte di una recente tendenza - in cui inserirei senza problemi anche Young Indiana - inseguita allo scopo, probabilmente, di far breccia su un pubblico più giovane, che tuttavia è controproducente almeno per due ragioni: da una parte, perché non aggiungono niente di nuovo ai personaggi, mentre dall'altra perché denotano quasi una paura da parte degli autori di spingersi verso il futuro, di prendere  le creature di Topolino e cercare di realizzare qualcosa di diverso. Ma ciò sarebbe meglio farlo con i veri personaggi, non con la loro versione giovanile di turno.

Altra tendenza, forse più marcata, è la sovrabbondanza di storie non auto-conclusive: nel numero precedente finiva Paperinikland di Gervasio, e intanto iniziavano Area 15 di Gagnor - che forse può essere fruibile separatamente - e 19.999 leghe sotto i mari di Artibani; in questo numero, invece, finisce la storia di Artibani, vi è un'altra puntata della serie di Gagnor, e nel mentre comincia già una nuova serie sulle "origini" di Topolino. Da lettore abitudinario, non risento troppo di questa scelta, però comprendo che il lettore occasionale potrebbe essere infastidito dallo spendere tre euro per poi trovarsi magari tre storie su cinque che sono continuazioni di altre iniziate nei numeri precedenti.
Però rimango sempre dello stesso parere: non è all'aumentare della quantità che viene fuori una nuova qualità: preferisco di gran lunga più auto-conclusive come l'ottima storia di Rota - che, vuoi per i disegni, vuoi per l'impianto narrativo, mi ha fatto proprio fare un bel tuffo nel passato - rispetto a serie come Area 15, che oltre a non incontrare il mio gusto, non riesce proprio a lasciarmi nulla se non la sensazione di noia - ma ciò potrebbe anche essere dovuto al fatto che non rientro nel pubblico di riferimento, dunque potrei essere molto di parte nel mio giudizio.

Noto, inoltre, sempre a riguardo della serie di Gagnor, che iniziano ad aleggiare gli effetti della piccola saga di Enna, dato che Qua è di nuovo al centro della vicenda, si allontana temporaneamente dai suoi fratelli e stringe nuove amicizie, che a questo giro brillano più per caratterizzazione grafica che per altro - non che gli altri quattro avessero tutto questo gran spessore, eh. Sopravvissuta, invece, la tendenza di fare di Quo l'animo romantico tra i tre, mentre Qui resta poco definito.

A parte la già citata storia di Rota, dunque, il numero per me non ha molto da offrire.
Purtroppo, non ho mai letto il romanzo di Verne - nonostante ne abbia una versione a fumetti presa con Il Giornalino riposta in qualche polveroso meandro della mia mansarda - quindi non posso apprezzare in pieno la versione Disney di Artibani, mentre le storie centrali di produzione nostrana sono decisamente dimenticabili.

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