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Post - MarioCX

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Mariuxx rileggila ! La prima vignetta è tutta un programma : nella casa di Paperino piena di ragnatele e pile di piatti sporchi, data l' assenza dei nipotini, il nostro eroe è sconsolato e annoiato perché dopotutto rimpiange le avventure in cui lo trascinavano.

Vero come a volte la sua ricerca di pace, finalmente raggiunta coi nipotini al campeggio, diventi in seguito pesante noia. In questo caso assieme alle ragnatele abbandonate a casa, assenti i piccoli si tessera' un' originale e interessante intimità avventurosa con Zio Paperone.
Nel pieno spirito di quegli anni irripetibili caro Mariuxx.
Scusa se oggi ho il vezzo di chiamarti così, sai queste storie mi ispirano e mi impazzano all' inverosimile (sic)

Chiamami pure come ti pare! Su altri forum mi chiamano Mariuz!
Diciamo che le storie italiane del periodo sono tutte piuttosto belle, difficile trovare una ciofeca.

Anche questa che ho riletto da poco sul Topo originale è degna di stare fra le classiche di fine anni sessanta.

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Ho presente il titolo, ma non la ricordo.
Forse l'ho letta in età troppo matura...

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Testate Regolari / Re:I Grandi Classici Disney n.26 ( marzo 2018)
« il: Venerdì 2 Mar 2018, 16:01:07 »
La storia più bella è sicuramente quella della febbre dell'oro.
Un Cimino in una delle sue annate migliori.

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I Sondaggi / Re:Un autore fuori dal Cimino - LA FINALE
« il: Venerdì 16 Feb 2018, 19:38:36 »
Non ho votato questa "finale" perchè ultimamente ho poco tempo per girare sui forum di discussione, però sono piuttosto d'accordo sul risultato.

L'importante è che la storia vincitrice non oscuri tante altre bellissime storie meritevoli di attenzione.
Voglio dire, chi si avvicina a Cimino magari di giovane età, non pensi che tra queste due storie e cento altre ci sia un abisso di qualità.

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Cinema, musica e letteratura / The Moody Blues
« il: Sabato 3 Feb 2018, 19:08:30 »
Negli anni molti utenti sono scomparsi (io compreso a tratti!) mentre altri, che dieci o quindici anni fa non c'erano, sono arrivati.
Facciamo quindi un bel post di pop music, mi sono detto, chissà che non ci sia qualche nuovo avventore con cui condividere un po' di riff, di scale pentatoniche e passioni viniliche assortite.

Ordunque, da dove iniziare?
Da una notizia mesta e una lieta che riguardano lo stesso gruppo: il 4 gennaio di quest'anno, neppure un mese fa, ha lasciato questa valle di lacrime Ray Thomas, flautista, songwriter e una delle voci della storica british band "The Moody Blues". E' di questi giorni la notizia che la stessa band entrerà a far parte della "Rock'n'Roll hall of fame", un riconoscimento ambito e più che meritato.

Ma chi erano i "The Moody Blues"?

I Moodies ebbero un primo periodo, a cavallo tra il 1964 e il 1966, in cui esordirono proponendosi come pallidi interpreti di quel genere errebi rappresentato assai meglio da più convincenti e scafati artisti del genere.
Citare gli Stones è scontato.

Ma fu col 1967 e l'ingresso in formazione di Justin Hayward e John Lodge (uno dei dimissionari della prima formazione, Danny Laine, raggiungerà gli Wings del Macca nel 1971) che la musica cambiò registro.
Il primo album del nuovo combo, considerato il primo vero album dei Moody Blues, è un tassello fondamentale per capire il 1967.
"Days Of Future Passed", questo il titolo, non è più psichedelia ma non è ancora progressive, almeno non nell'accezione formale ed egemone che il termine ha assunto in questi ultimi anni.

E' un disco nato col gruppo alla canna del gas, con la forza della disperazione accogliendo dalla Decca la proposta di fare un album dimostrativo per magnificare le meraviglie del nuovo e "rivoluzionario" sistema audio denominato "New Deramic Sound" da cui il nome della sottoetichetta "Deram".

I Moodies, in quel frangente, riescono almeno a dribblare l'imposizione della Decca che avrebbe voluto una versione rock de "La Sinfonia Del Nuovo Mondo" di Dvořák e danno origine ad un'opera propria che dell'intento originario ha conservato l'impostazione barocca e orchestrale, ma utilizzando musiche originali scritte dai membri medesimi del gruppo in particolare dal dotatissimo compositore Justin Hayward provvisto di una delle voci più belle (e poco celebrate) della storia della musica rock.

C'è un brano di quell'album che è universalmente conosciuto. Lo conosce la proverbiale casalinga di Voghera, lo conosce il porco di Rovigo e lo conosce il varano di Komodo.
Si tratta di "Nights In White Satin" uno dei brani più celebri del dopoguerra, se non lo avete mai sentito nominare provate ad ascoltarlo su youtube e vedrete che lo conoscete anche voi, magari per averlo sentito via Nomadi nell'agghiacciante cover italiana titolata "Ho Difeso Il Mio Amore".

Dopo quel disco di cui è bene ricordare anche la magnifica "Tuesday Afternoon", il gruppo seppe fare di meglio e il successivo "In Search Of Lost Chord" (1968) è sicuramente il primo vero capolavoro.
Dalle atmosfere suggestive di "Voices In The Sky" all'ode a Timothy Leary il teoreta dell'LSD, "Legend Of A Mind" alla magia di "The Actor" e "Best Way To Travel" questo disco è come il maiale, non si butta via niente.
Forse il brano più celebre è quello meno interessante, "Ride My See-Saw", noto anche in Italia per via di una reclame degli anni settanta che la utilizzò.

Sulla stessa qualità, ma con nuances più vicini a quel progressive che verrà, si pongono i successivi "On A Threshold Of A Dream" e "To Our Children's Children's Children" entrambi del 1969.
Elencare la sequenza di brani bellissimi e suggestivi ha poco senso, ma così al volo mi vengono in mente "Have You Heard" e "Are You Sitting Comfortably?" del primo e "Gipsy" e "Watching and Waiting" del secondo, ma sto facendo un torto a tutte le altre.
Quello che posso fare è consigliarveli tutti se non li conoscete e se siete assetati di belle ed indimenticabili costruzioni melodiche.

A seguire ancora dischi di pregio anche se forse un po' meno a fuoco ma non privi di brani memorabili: "A Question Of Balance" (1970), "Every Good Boy Deserves Favour" (1971) (aaaah....The Story in Your Eyes che bella!) e buon ultimo "Seventh Sojourn" del 1972 con la magnifica "For My Lady" composta proprio dal povero Ray Thomas che ci ha lasciati pochi giorni fa e la grandiosa ed epica "Isn't Life Strange" di John Lodge.

Dopo un estenuante tour, durato tutto il 1973, all'inizio del 1974 i Moodies si sciolgono.
Si riuniranno nel 1978 per incidere "Octave" che adoro (ascoltare almeno "The Day We Meet Again" per credere) ma che sarà l'ultimo con lo storico tastierista (mago del Mellotron) Mike Pinder che abbandonerà per dedicarsi alla famiglia.

Partiranno nel 1979-80 per un lungo e trionfale tour di come back assumendo al posto di Pinder il tastierista svizzero Patrick Moraz, noto per aver fatto parte della formazione degli Yes di "Relayer" al posto di Rick Wakeman.

Con Moraz i Moodies incideranno "Long Distance Voyager" (1981), un grande album, l'ultima grande opera dei Moody Blues, caratterizzato da un suono più aggressivo, adatto agli anni '80.
"The Voice", "Gemini Dream" e "Nervous" sono le nuove gemme.
Pensate che lo comprai nel giugno del 1981 a 16 anni...

Ci saranno ancora altri dischi di livello dignitoso, ma lontani dalle vette raggiunte nel periodo 1967-72 e poi 1978-81.
"The Present" del 1983 è forse quello meno interessante, un po' meglio il successivo "The Other Side of Life" del 1986 e meglio ancora "Sur La Mer" del 1988 con le belle pop songs "I Know You're Out There Somewhere" e "No More Lies" entrambe di Justin Hayward.

Entriamo negli anni '90 e siamo agli spareggi.
Patrick Moraz viene licenziato in seguito a poco felici dichiarazioni rilasciate dallo stesso ad una rivista musicale inglese e "Keys of the Kingdom" del 1991 presenta una formazione a quattro.
Non è male, forse meglio dei dischi immediatamente precedenti: "Lean On Me (Tonight)" e "Shadows On The Wall", entrambe di John Lodge, saranno riproposte, assieme ai vecchi classici, nei live act dei vent'anni (e oltre) a seguire.
Dovranno passare otto anni per avere un nuovo album di inediti e "Strange Times" (1999) è davvero un disco fiacco e privo del benché minimo appeal. Forse l'unico album dei Moody Blues da evitare come la peste.

Epilogo.

Ray Thomas lascerà il gruppo nel 2002 per problemi di salute e purtroppo morirà 16 anni dopo.
I Moodies restanti si sposteranno a Genova e nello studio Mulinetti di Recco gestito da Alberto Parodi incideranno un disco di cover natalizie "December" nel 2003 (ah...la senilità...) e proseguiranno a fare lunghi e remunerativi tour soprattutto negli USA fino ai giorni nostri.

Curiosità.

Justin Hayward da oltre vent'anni frequenta Genova e ha inciso i suoi album solisti in loco nello studio già citato poco sopra.
La copertina del suo ultimo disco solista "Spirits of the Western Sky" (2013) presenta nella sua gatefold interna una fotografia di Genova probabilmente scattata dalla collina di Castelletto.
Gli studi si sono trasferiti nella zona genovese di Quezzi proprio sotto casa di un mio collega pure lui fan del gruppo.
Purtroppo mi dice di non aver mai incontrato il biondo Justin...

Se volete farvi un idea dell'arte dei Moody Blues e avete in tasca i denari per un solo disco, puntate sullo splendido live del 1993 "Live At Red Rocks" nell'edizione luxe testimonianza di un leggendario concerto tenuto dal gruppo nel settembre del 1992 nella suggestiva cornice delle "Red Rocks" nel Colorado, sorta di strepitoso anfiteatro naturale.
Esiste pure il DVD e vi assicuro che lo spettacolo è da pelle d'oca.

Ciao!

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Testate Regolari / Re:I Grandi Classici Disney n. 25 (febbraio 2018)
« il: Giovedì 1 Feb 2018, 20:42:37 »
Vedo che i capolavori non mancano (il Romanzo di un Papero Povero su tutti), ma anche "Pierino e il lupo" è un piccolo delizioso gioiello con i suoi teneri animali come il gatto Ivan e la papera Sonia....

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Off Topic / Re:Auguri a tutti i Paperseriani!
« il: Domenica 31 Dic 2017, 13:54:58 »
Anche da parte mia, un 2018 pieno di cose belle a noi tutti!

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Commenti sugli autori / Re:Un disegnatore meno dotato?
« il: Sabato 11 Nov 2017, 21:11:00 »
Ce ne sono stati di molto peggio del povero Perego, credetemi...

Certamente.
Giancarlo Gatti, Franco Lostaffa, Gino Esposito, Adriana Cristina sono i primi nomi che mi vengono in mente...tutti ben peggiori di Perego che pur non essendo un grande disegnatore, era sicuramente un onesto artigiano.

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Commenti sugli autori / Re:Paul Murry
« il: Venerdì 10 Nov 2017, 21:05:16 »
Chi critica Murry non conosce il nostro Perego: Paul non sarà mai stato un Gottfredson, i suoi disegni erano gommosi ed il suo Goofy stupido e stereotipato. Ma nessuno può battere il "buon" Giuseppe quanto a bruttezza del tratto ed assurdità nelle proporzioni.

Forse ti riferisci al primissimo Perego, quello degli anni '50.
In seguito, pur non raggiungendo mai le qualità di altri autori, adottò uno stile pulito e riconoscibilissimo.
Storie dei primi anni '70 come "Paperino e la mosca tre tre" oppure "Zio Paperone e i dollari vegetali" si lasciano leggere volentieri.
E poi le sue innumerevoli copertine "vintage" mi hanno sempre affascinato.
 

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Testate Regolari / Re:I Grandi Classici Disney 22 (novembre 2017)
« il: Domenica 29 Ott 2017, 20:26:54 »

Dicevo la via di mezzo c'è ed è costituita dai tantissimi numeri che nella prima serie di Grandi Classici sapevano ben coniugare le storie stra risapute stanche a storie che non si erano mai più riviste da tanto tempo. Storie che non toccavano la parte più favolistica del mondo disneyano ma i suoi due principali mondi, quello paperolese e quello topoliniano.
Io chiedo anche un'unica storia - è sufficiente!!! - che risponda a questo tipo di esigenza e sono disposto a passare su tutto il resto ma la nuova serie di Grandi Classici spesso non si fa carico di questa esigenza: è un dato di fatto.

Quoto.

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Le altre discussioni / Re:TopoTravel - Paperopoli, guida della città
« il: Venerdì 27 Ott 2017, 20:44:15 »
Sarebbe bello un Google maps Street View per navigare per le strade di Paperopoli!!


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I Sondaggi / Re:Un autore fuori dal Cimino - Girone 14 (1975-78)
« il: Giovedì 26 Ott 2017, 21:19:46 »
Nel classico 226 la storia del "casco respingente" è stata attribuita erroneamente a Giorgio Pezzin.
In effetti sembra proprio una storia del duo Pezzin-Cavazzano di quegli anni...molto dinamica e buffa.

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Commenti sulle storie / Re:Topolino sosia di Re Sorcio
« il: Sabato 21 Ott 2017, 12:28:18 »
Un grande classico che lessi la prima volta nell'Oscar Mondadori "Gli anni ruggenti di Topolino" e all'epoca mi appassionò parecchio.
Preferibile questa prima edizione al remake di Bill Wright che, a mio modo di vedere, con i suoi disegni in stile anni '60 banalizza un po' la bellissima atmosfera vintage più adatta all'intrigo politico da Imperi Centrali.

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Sfide e richieste di aiuto / Re:Salvator Gotta e i giovani d'oggi
« il: Mercoledì 11 Ott 2017, 21:02:52 »
Ho presente anch'io quell'acuta risposta, ma non ricordo in quale topo si trova.

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Commenti sulle storie / Zio Paperone e il guaio "mobile"
« il: Lunedì 9 Ott 2017, 20:42:39 »
Poco ristampata questa bella classica storia del collaudato duo Cimino/Bordini artefice di tante storie indimenticabili dei primissimi anni settanta.

Qui siamo al cospetto di una vernice "bassotti-repellente" con la quale viene verniciato il deposito dotato di zampe.
Il bassotto si avvicina? Il deposito si anima e si sposta lasciando il malintenzionato con le pive nel sacco.
I bassotti scoperto il meccanismo sospingeranno il deposito in un vulcano con l'intento di rendere l'oro allo stato liquido per carpirlo poi nel terreno sottostante, ma l'astuzia avrà naturalmente breve respiro.

Belli i momenti di domestica accoglienza parentale in cui lo zione si offre di ospitare il nipotame per la notte viste le avverse condizioni meteorologiche esterne.
Staranno al calduccio....anche troppo!

https://inducks.org/story.php?c=I+TL++863-C&search=guaio%20mobile

Per coloro che ancora non la conoscono consiglio il bel classico prima serie "Paperclan" (il settantesimo) che la contiene...il cui unico neo, a mio parere, è la copertina di Giancarlo Gatti all'epoca (purtroppo) redazionale di primo piano.
Oppure (perché no?) la prima edizione nel Topolino 863 che è un numero magnifico.

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