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Che libro c'è sul comodino?

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PkAvenger96
Evroniano

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    Re:Che libro c'è sul comodino?
    Risposta #1560: Martedì 28 Ago 2018, 20:18:14
    Mi approccio or ora alla saga della Fondazione

    Mai scelta fu più saggia, mio bravo. Le mie felicitazioni.

    Condivido pienamente! E' una di quelle saghe che ti restano impresse. Buona lettura  ;)

    Citazione
    Ho seguito il suggerimento di PKAvenger96 e ho accostato ad una rilettura del Simposio di Platone quella del Fedro

    Bene, benissimo! La cosa mi fa piacere.
    Chi sa di aver già vinto, non combatte.
    Solo chi deve rovesciare la sorte, lotta fino all'ultimo!

    Un supereroe solitario e silenzioso!  Posso almeno fischiettare? (Magari la Marcia di Topolino?)

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    ML-IHJCM
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      Re:Che libro c'è sul comodino?
      Risposta #1561: Domenica 2 Set 2018, 15:22:59
      in merito all'Eros - qualora, pur dubitandone fortemente, voglia approcciarmi a questa tematica
      Se studi matematica, dovrebbe essere inevitabile.

      Sospetto che quanto di piu' importante mi ha lasciato il Simposio platonico sia il punto in cui Diotima indica il riconoscimento della bellezza matematica come uno dei gradini nell'educazione erotica: il mio sviluppo si e' (felicemente) arrestato li'.
      (Per basi non filosofiche dell'innamoramento verso i concetti astratti, suppongo di essere debitore a Barks - il rapporto di Paperone col denaro - e Dante - iniziai ad apprezzare davvero il Paradiso durante il mio primo corso di topologia.)

        Re:Che libro c'è sul comodino?
        Risposta #1562: Domenica 2 Set 2018, 19:43:46
        Se studi matematica, dovrebbe essere inevitabile.

        Sospetto che quanto di piu' importante mi ha lasciato il Simposio platonico sia il punto in cui Diotima indica il riconoscimento della bellezza matematica come uno dei gradini nell'educazione erotica: il mio sviluppo si e' (felicemente) arrestato li'.
        (Per basi non filosofiche dell'innamoramento verso i concetti astratti, suppongo di essere debitore a Barks - il rapporto di Paperone col denaro - e Dante - iniziai ad apprezzare davvero il Paradiso durante il mio primo corso di topologia.)

        Sospetto che sia il punto del discorso (di cui tra l'altro ho citato altrove un piccolo passo per tenere sempre il riferimento) in cui la sacerdotessa di Mantinea illustra il ruolo dell'educazione al bello, affermando che l'uomo, sotto una valida guida, debba imparare a dirigere il proprio sguardo (e non altri sensi) verso i corpi belli, e facendo quante più esperienze possibili riesca a ricavarne in essi che IL bello è uno solo.

        Sono consapevole di una connessione tra Matematica ed Eros - non son poche le persone che agli inizi mi hanno guardato storto in università quando dicevo di essere intenzionato ad approfondire questo legame in un futuro - tuttavia il mio interesse è scemato col tempo e si è diretto piuttosto verso l'Estetica, i cui autori dei testi che ho letto (tolto Benedetto Croce per ovvie ragioni...) mi hanno suggerito diversi spunti su cui riflettere, e fresco di uno studio (finalmente!) soddisfacente nonché personale dell'Algebra ho cominciato ad intravedere una connessione; inoltre, il mio professore di Geometria 2 ci aveva velocemente illustrato come alcune elementari nozioni di Geometria Differenziale fossero state applicate da Felix Klein in un suo trattato concernente proprio l'estetica delle statue greche, oltre ad una piccola digressione su come l'occhio umano sia incapace di cogliere il birapporto, che per un appassionato di Merleau-Ponty come il sottoscritto è praticamente un invito esplicito ad approfondire il problema della percezione prospettica.

        Penso, però, che il mio cammino nel mondo della matematica sia ancora fatto di spunti in attesa di essere collegati l'uno con l'altro: non è un caso che adesso, e non mesi fa quando me ne lamentavo assiduamente, trovi molto più spontanee le varie nozioni di Algebra e veda collegamenti a tutto spiano con la Geometria e l'Analisi, quindi ritengo che prima di cimentarmi in questioni così profonde (anche se la scorsa settimana ho avuto una brillante discussione tra amici in cui, ad un certo punto, si è parlato pure di matematica in termini gnoseologici) sia necessario camminare ancora tanto (a testa bassa, si intende).

        In ogni caso, sarà un percorso che non potrà non intrecciarsi con le letture che ho fatto e che farò, giacché per me come persona sarebbe impensabile separare la matematica da tutto quanto (errore che secondo me alcuni miei colleghi fanno, arrivando a parlare esclusivamente di quello): l'Eros, purtroppo, non è più nel mio campo d'interesse. Magari in un futuro lo sarà di nuovo, in ogni caso sono contento di sapere che una prova di questa connessione c'è a tutti gli effetti e non è stata una mia uscita casuale (non che ne dubitassi, però quando si sostengono certe tesi bisognerebbe anche munirsi di opportuni riferimenti, che a me mancavano ai tempi...).
        « Ultima modifica: Domenica 2 Set 2018, 20:29:21 da Andy98 »
        https://www.goodreads.com/user/show/69923711-andrea (Se volete visitare la mia libreria su Goodreads e visualizzare le mie letture e recensioni)

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          Re:Che libro c'è sul comodino?
          Risposta #1563: Lunedì 3 Set 2018, 00:57:22
          Alice nel paese delle meraviglie , Lewis Carroll

          Ammetto di non averlo mai letto, nemmeno da ragazzo. Ho colmato questa lacuna.

          E' la strana storia raccontata da un professore di matematica(Charles Dodgson, questo il suo vero nome) alla figlia di una collega.Piena di divertenti paradossi.

          E' certamente un meraviglioso capolavoro della fantasia.
          Alice , in un bosco, insegue uno strano coniglio bianco che va di fretta e per giunta ha anche il dono della parola, si troverà cosi al centro della terra dove vivrà avventure strane e incontrerà personaggi insoliti e bizzarri, come il cappellaio matto,il gatto del Chescire,, un grifo, una tartaruga finta, una lepre, e il re e la regina sotto forma di carte da gioco, e saranno proprio le carte da gioco a spezzare il sogno di alice....
          Alice è veramente esistita e si chiamava Alice Liddell, una delle bambine a cui Carrol raccontava storie.

          Un grande classico dell'infanzia, ma anche un divertissment per gli adulti,tra l'altro il romanzo è cosi pieno di simbolismi, che per certi versi è piu adatto agli adulti.
          La storia fiabesca non ha un preciso filo conduttore , e lo scrittore inglese l'ha scritta mostrando tutto il suo gusto per il non sense, per l'assurdo,per i giochi verbali, per il meraviglioso, condita da tanta ironia.
          Carroll costruisce un mondo alla rovescia, una sorta di deformante gioco a specchi,dove tutto è indefinto (come il gatto di Cheschire), apparentemente illogico, impreciso, inafferabile.. e dove in realta si nasconde una divertente satira conro il mondo convenzionale e banale della società(moderna e industriosa) degli uomini e la sua ossessione per il tempo. Lo scrittore dimostra cosi di conoscere profondamente l'anima dei bambini e vedendo dunque le cose con i loro occhi e non come un adulto.
          Non mancano riflessioni filosofiche sulla labilità del confine tra realta e sogno, sul senso del tempo, dell'identità.
          Il coniglio bianco che alice insegue è quel senso del meraviglioso che ogni adulto dovrebbe recuperare, rimanendo dentro un po "fanciullino",oppure potrebbe significare il candore, l'innocenza, che un bambino perde diventando adulto , in una societa sempre piu accelerata(dove non c'è piu tempo per se stessi e per gli altri e tutti vanno di fretta) e frenetica, all'opposto il cappellaio matto è colui che sfida il tempo e lo ferma, lo capovolge..è anche tutto un delizoso gioco di opposti.
          Un affascinante fiaba senza tempo(in un mondo in cui il tempo è stato oggettivato e reso denaro), forse il vero protagonista del libro.
             
           Con Alice sprofondiamo cosi in un mondo di "droga", in un mondo psichedelico, iin un mondo fatto di illusioni..E' certo che questo libro si presta a diverse interpretazioni, a diversi significati.
          E' possibile intravvedere nel romanzo anche una satira, un ironia,  contro la nuova matematica? contro certi paradossi a cui portava la nuova matematica di metà 1800? probabilmente si, Carroll era uno studioso della buona vecchia matematica e della geometria euclidea, e non amava certo metodi matematici nuovi che volevano dimostrare  che non sempre uno piu uno fa due.Ed ecco allora il mondo tortuoso di Alice.
          Comunque sia è un classico da leggere.

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            Re:Che libro c'è sul comodino?
            Risposta #1564: Venerdì 7 Set 2018, 14:22:58
            Ultimamente ho letto "La regina Margot" di Alexandre Dumas e volevo proporlo perché mi è piaciuto davvero tanto. È ambientato tra il 1572 e il 1574 alla corte di Francia, al tempo del re Carlo IX, ed è il primo romanzo di una trilogia dedicata agli ultimi re della casa dei Valois, prima dell'ascesa dei Borbone con Enrico IV.
            Ho avuto la fortuna di trovare un'edizione con un'appendice storica dei personaggi ed è stata molto utile, altrimenti sarebbe stato quasi impossibile destreggiarsi nella storia.
            La trama segue la lotta per il trono tra la casa dei Valois (rappresentata al massimo dalla regina madre Caterina de' Medici), cattolici, e Enrico di Navarra, ugonotto e futuro Enrico IV, con sullo sfondo le guerre di religione e una sottotrama amorosa. Il romanzo si apre con il matrimonio tra Margherita, sorella del re di Francia Carlo IX (la Margot del titolo) ed Enrico, quasi subito seguito dalla strage di San Bartolomeo. Da questa notte entrano in scena due giovani: il conte Giacinto du Lerac de La Mole, ugonotto, e il cattolico conte Annibale Coconnas. I due, dopo essersi incrociati due volte durante e dopo la strage e averci quasi rimesso la vita, diventano fraterni amici al servizio del duca d'Alençon, fratello del re e terzo in linea di successione al trono. La Mole diventa l'amante, ricambiato, di Margherita, e loro malgrado i due giovani entrano in un giro di tradimenti, complotti e avvelenamenti che porterà a un finale aperto e sorprendente, nonostante la storia già dica chi uscirà vincitore e chi perderà tutto.
            Dumas, nonostante manipoli un po' la storia e la visione dei personaggi, è un maestro nel rendere quella storia che si studia sui libri non un'arida sequenza di nomi e di date, come spesso purtroppo noi studenti siamo portati a pensare, ma le conseguenze delle scelte di persone vissute prima di noi e come noi mosse da passioni, emozioni e vizi.
            Gli ultimi capitoli mi hanno molto emozionato, tanto che a un certo punto ho dovuto interrompere la lettura per concepire bene ciò che era appena successo e per convincermi che il libro andava ancora avanti e che quella che mi sembrava la fine in realtà non lo era.
            Ora voglio continuare con le altre due parti della trilogia, e con un inizio del genere sono molto fiduciosa😃.
            "E innanzi a lor sta ritto l'Alighieri
            Che li punzecchia con la penna in resta
            In punizion dei lor peccati veri!"

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              Re:Che libro c'è sul comodino?
              Risposta #1565: Sabato 27 Ott 2018, 10:22:08
              Sto leggendo 1Q84 di Haruki Murakami. Ho appena finito il primo volume, che contiene i libri 1 e 2, e ho iniziato il secondo volume che costituisce il libro 3. Da tempo non leggevo un libro recente così coinvolgente, che coniuga fantascienza (il tema degli universi paralleli), mystery, thriller, fantasy e una struggente storia d'amore.
              "Coi dollari, coi dollari si compran le vallate / Così le mie ricchezze saran settuplicate" (da Paperino e l'eco dei dollari)

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                Re:Che libro c'è sul comodino?
                Risposta #1566: Sabato 10 Nov 2018, 13:45:56
                Zadig, Voltaire

                Zadig è un ricco babilonese che è convinto di avere tutto per essere felice: è bello, buono, sapiente,bravo. Eppure, quando sta per toccare la felicita, il destino gli volta sempre le spalle.
                Incontra una bellissima donna con cui si sposa e questa lo delude. Si dimostra buono ,saggio ed equilibrato ma si attira le gelosie e le antipatie degli altri.Perfino lo studio della natura gli dà solo problemi con la giustizia. Quando finalmente trova il grande amore ,felicemente corrisposto, nella regina di Babilonia, anche questa felicità si dimostra effimera a causa dell'odio del re ed è costretto pertanto a fuggire.Quando il destino gli sembra irremediabilmente ostile, ritrova la sua dolce regina di babilonia ,finita nel frattempo in schiavitu. Ancora diverse avversità dovra affrontare Zadig prima di trovare ,finalmente, la felicità in quello che gli dice un eremita...
                Questo racconto filosofico di Voltaire si muove nello stesso solco letterario del Candido ma gli è inferiore perchè meno originale e tutto sommato l'ho trovato anche meno piacevole da leggere.
                Se fosse stato scritto da un altro sarebbe stato solo un banale racconto ma in mano a Voltaire si trasforma in una pungente, ironica, sarcastica ,satira della societa politica e letteraria del suo tempo.  Voltaire  nella sua allegoria non risparmia nessuno. E probabilmente fa riferimento anche a se stesso quando parla di gelosia. Si scaglia contro certe superstizioni, contro le presunte virtu di certi sapienti, contro la filosofia provvidenzialistica di Leibniz. Essere felici significa accettare la provvidenza divina e l'idea che anche dal male nasce del bene e ironicamente, Voltaire, fa commettere all'eremita/angelo cose folli per dimostrare tutto ciò.
                Anche il finale è ironico e utopistico(in linea con Platone) nello stesso tempo. Quando Zadig infatti diventa re accanto alla sua amata regina , l'impero raggiunge lunghi periodi di felicita e pace. Come dire solo se il mondo viene governato dai saggi e dai filosofi può raggiungere la felicita. Certo questo non corrispondeva alla realtà. I filosofi non potevano  affermarsi senza l'aiuto di chi aveva il potere.

                Un lungo racconto filosofico che merita una lettura.
                       

                « Ultima modifica: Sabato 10 Nov 2018, 13:55:30 da Paperock »

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                  Re:Che libro c'è sul comodino?
                  Risposta #1567: Sabato 24 Nov 2018, 12:45:24
                  Negli ultimi due mesi ho letto diversi libri, forse non con l'interesse e la forza meditativa che avrei voluto, tuttavia ci tenevo a condividere qualche piccola impressione in vista delle ultime letture dell'anno, che con molta probabilità saranno dei romanzi, dal momento che mi manca il tempo sufficiente a meditare su testi di carattere filosofico - in particolare, accanto ad un testo di Topologia a me necessario per il corso di Geometria 3, ho recuperato un interessantissimo volumetto di filosofia della matematica in cui si citavano, tra nomi di matematici quali Cantor, Dedekind, Hardy, Klein, Poincaré, Rota, filosofi a me ben noti come Dewey, Husserl, Merleau-Ponty e Wittengstein, quindi si prospetterà alquanto interessante come lettura.

                  Siccome sono state letture perlopiù travagliate ed incostanti, invece di procedere cronologicamente farò una piccola suddivisione, cominciando da quei testi filosofici che ho approcciato più per curiosità, ovverosia la Monadologia di Leibniz e Le Parole e le Cose di Michel Foucault, e di cui purtroppo mi posso limitare solo a dire che li ho letti e poi li ho riposti, senza molte speranze di comprarmeli in un avvenire - di conseguenza, se mai volessi rileggermeli, li andrò a recuperare in biblioteca, tanto le speranze che qualcuno li vada a prendere sono davvero basse, i testi che si trovano nella sala di filosofia non vengono mai toccati, a distanza di mesi sono sempre ubicati nella medesima maniera.
                  Passando ad altro, mi sono comprato a prezzo di costo un volume contenente i dialoghi giovanili e aporetici di Platone in modo da avere sempre con me la maggior parte delle sue opere - i testi più maturi li comprerò a parte, avendo già Fedro e il Simposio non voglio spendere soldi per un'edizione che li contenga - e la mia attenzione è caduta, ovviamente, sull'Ippia Minore e sull'Ippia Maggiore, che mi prometterò di rileggere con molta più attenzione perché mi hanno interessato, grazie in particolare ad un commento fatto da esperti del filosofo il cui video si può tranquillamente reperire su YouTube: il fatto che siano dialoghi aporetici li rende un po' più "difficili" da digerire, se possiamo dirla così, eppure dietro le righe, i vari tentativi di spiegare, ad esempio, cosa sia la bellezza, in collegamento soprattutto alle riflessioni dei dialoghi più maturi, non li rende poi così vani, solo che occorre un vero e proprio esercizio di pensiero che forse avevo dimenticato nei recenti mesi, ed è forse anche per questo che tante letture non riescono a darmi quella soddisfazione che vorrei. Insomma, un altro punto per Platone.
                  A conclusione di questa prima carrellata di testi c'è il Sistema dell'Idealismo Trascendentale di Schelling, una lettura decisamente impegnativa che proprio per la mancanza di cui sopra parlavo mi ha lasciato troppo poco, di conseguenza, dopo aver recuperato un po' di mano tra testi filosofici e riflessioni, gli darò la giusta rilettura che si merita, anche se tutta la parte di filosofia teoretica mi pare rivesta più che altro un'importanza storica negli sviluppi dell'Idealismo tedesco, mentre le conclusioni a cui approda con la filosofia pratica e, soprattutto, con la filosofia dell'arte, siano le più interessanti da analizzare, almeno per quelli che sono i miei oggetti di studio prediletti.

                  Venendo ai testi narrativi, invece, il primo dei tre è La Madonna dei Filosofi di Gadda, da apprezzare soprattutto per l'esercizio di stile dell'autore nel cercare una via barocca per parlare di situazioni molto semplici quali, ad esempio, la messa in scena di una recita teatrale vista con gli occhi di un ingegnere. Tra effetti comici e volendo anche surreali, Gadda sta costruendo quella lingua che troverà la sua forma migliore nei grandi romanzi da lui scritti.
                  Il secondo testo è l'Orlando di Virginia Woolf, un libro dal sapore quasi fantastico in cui l'autrice si cala nei panni di un improbabile biografo e racconta la storia di un giovane che attraversa quasi due secoli ed improvvisamente si ritrova trasformato in una donna: è un romanzo da leggere con costanza - cosa che non è capitata a me, dal momento che ad un certo punto l'ho lasciato a vegetare per un mese perché non riuscivo a concentrarmi nella lettura - e da apprezzare un poco alla volta.
                  E, in conclusione, penso che lo stesso suggerimento si applichi a La Montagna Incantata di Thomas Mann, uno di quei romanzi enciclopedici a me tanto graditi e che ho effettivamente apprezzato, a discapito magari della prosa non sempre scorrevole, seppur ingioiellata e preziosa, dello scrittore tedesco: succede poco e niente nei fatti, però la capacità con cui l'autore riesce a trascinare il lettore in quei discorsi di filosofia, erudizione, linguistica, anatomia, biologia, arte, politica e via dicendo, facendo perdere gradualmente la cognizione del tempo narrativo - e non solo quello - è davvero impressionante. Sicuramente me lo comprerò in un futuro per averlo sempre accanto al mio comodino, perché una sola lettura non basta per apprezzarlo fino in fondo.
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                    Re:Che libro c'è sul comodino?
                    Risposta #1568: Sabato 15 Dic 2018, 12:01:11
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                      Risposta #1569: Venerdì 4 Gen 2019, 14:13:06
                      Lo scorso mese mi ha visto alle prese con le ultime piacevoli letture dell'anno che mi hanno portato a collezionare un numero di libri letti nel complesso assai soddisfacente, anche se penso che spesso non mi sia approcciato col giusto spirito, dacché a posteriori per certi libri avverta quasi un'insoddisfazione che mi spingerà, quest'anno, a puntare più sulla qualità anziché sulla quantità, l'ultima delle quali mi è stata necessaria più per impormi un ritmo che per altre ridicole motivazioni, anzi, se operassi una spietata selezione, di tutto ciò che ho letto se ne salverebbero pochi, e taluni sarebbero proprio quelli a cui darei volentieri una rilettura più approfondita e ragionata.

                      Ad essere onesti, per il mese di dicembre non avevo molte idee su cosa volessi davvero leggere: da una parte sentivo l'urgente bisogno di recuperare un po' di filosofia, tuttavia dall'altra parte i vari corsi universitari mi hanno portato ad una sorta di indolenza meditativa che mi ha impedito di esercitare bene il pensiero al di fuori di questioni prettamente matematiche. Volendo andare su qualcosa di leggero, pertanto, ho recuperato due testi brevi, essenziali, eppure di una bellezza accattivante, pure sinfonie di stile: da un lato Il ballo di Iréne Nèmirovsky, dall'altro La sinfonia pastorale di André Gide, la modernità del linguaggio che nella prima produce una melodia che scorre liscia, che in quelle poche note racconta comunque una storia intessuta di piccole ma preziose sfumature, mentre nel secondo intreccia riflessioni di natura morale ed esistenziale in una cornice religiosa, componendo un potente dramma autobiografico, che è poi quello di ciascuno, senza tener conto del proprio orientamento religioso. Talmente accattivanti che in due giorni me li sono letti entrambi.

                      L'inaspettata velocità con cui ho letto i due romanzi di cui sopra mi ha fatto nuovamente dubitare su cosa potessi portarmi dietro da leggere in treno, e fortunatamente mi sono imbattuto in una grande occasione, ovverosia nella serie di volumoni della Newton Compton Editori scontati due al prezzo di uno: per quanto li reputi illeggibili perché impaginati male ed eccessivamente consistenti nella copertina e nel formato, pagarne due con pochi soldi era un affare, e perciò ho rimediato il volume sui Romanzi Gotici e su vari romanzi di Dostoevskij. Di quest'ultimo mi sono letto solo Il giocatore, che in passato avevo abbandonato per qualche strana ragione, eppure l'ho trovato una buona introduzione al romanziere russo, le cui gemme, qualora fossi spinto a leggerle, saranno comunque sempre a mia disposizione - meno I fratelli Karamazov, anche di quello c'era un volumone della stessa casa editrice, ma in quel caso era conveniente puntare sul numero di opere, e penso che per meno di 10 euro undici romanzi di non poco conto siano soldi davvero ben spesi, anche mettendoci la pessima veste dei libri in questione, che mi condiziona fino ad un certo punto.

                      Pur avendo "riempito" la mia modesta "biblioteca" con una mossa e pochi spiccioli, a meno di massacrarmi la spalla quei due volumi non me li sarei mai potuti portare dietro, anche perché sono scomodissimi da tenere, sia in mano sia sulle gambe - andrebbero bene su un leggio a stelo, ma dubito che tutti ce l'abbiamo in casa... - motivo per cui ho dovuto di nuovo chiedermi cosa avrei potuto leggere, ed improvvisamente mi è venuto il pallino dei romanzi incompiuti, di quei frammenti pubblicati postumi, sicché da essi trapela una sincerità e una particolare bellezza che riesce comunque a rendere compiute, in un certo senso, e infatti, cristallizzate come opere "in divenire", mai come quelle compiute chiedono al lettore di trascendere il mezzo in cui sono state scritte, poiché la lettura diventa anche unica per il percorso che si è intrapreso, magari anche per le riflessioni che provengono da quelle righe non terminate che si pongono come ideale e personale "gionta". Certo, non penso sia stato proprio questo ciò che ho vissuto leggendo Il Castello di Franz Kafka, magari per la pesantezza di alcune parti che si sarebbero potute sintetizzare con più forza, però posso dire di averlo sperimentato con Suite Francese della Nèmirovsky ascoltando la Quinta Sinfonia di Beethoven - da cui ella stessa aveva tratto ispirazione - e me la sono immaginata perfettamente accostata alla fuga dei parigini descritta nei primi capitoli del romanzo, ed ecco emergere la potenza della rappresentazione al di là di quelle evocative righe, un accostamento in grado di far dialogare tra loro due arti distinte, la letteratura e la musica. Con Gli ultimi fuochi di F.S. Fitzgerald, invece, è stato diverso: sembrava di trovarsi in mano una vera e propria sceneggiatura cinematografica, non la più emozionante, probabilmente perché l'intreccio amoroso a me particolarmente inviso non è stato all'altezza delle aspettative, tuttavia dotata di quei pochi elementi che bastano a renderla rappresentabile sulla scena, con il lettore che si improvvisa regista e costruisce le proprie angolature.

                      Arrivato a quel punto, mi mancava solo un libro per far cifra tonda, e la scelta è ricaduta su Disperazione di Vladimir Nabokov, un piccolo gioiello metaletterario che consiglierei a tutti di leggere per puro e semplice diletto. Il metaletterario è un genere a me sgradito perché per essere esaltato richiede una conoscenza completa del mezzo espressivo adottato, nonché una certa sagacia che non è propria di tutti gli autori, però direi che in questo Nabokov è semplicemente geniale, al punto che durante la storia sembra di vivere in tre dimensioni differenti, rispettivamente quella del protagonista, che è poi anche la nostra realtà quotidiana, quella dei romanzieri russi più volte parodiati dallo stesso Nabokov, e in generale della letteratura, e quella dell'arte: le tre si compenetrano in una vivace esplosione di stile e raffinatezza, una letteratura forse di primo acchito per soli palati fini, ma che se messa a nudo si rivela essere davvero per tutti. Il punto è proprio questo: non tutti sono in grado di lavorare col metaletterario, ed è anche per questo che il più delle volte sono contrario al suo uso nei fumetti, proprio perché mi appare il più delle volte una strizzata al lettore completamente fuori luogo.

                      In questi giorni, invece, ho terminato Idee per una filosofia della matematica di Lanciani e Rigoli. Il tempo e l'esperienza stanno cambiando il mio approccio alla matematica, quindi cercavo un testo che mi permettesse di pormi qualche questione, ad esempio su cosa voglia dire far matematica, su quali siano le dinamiche sottese alla dimostrazione di un teorema o alla costruzione di un certo percorso che poi viene presentato in una forma più rigorosa nei vari manuali, in che cosa consista la bellezza di un risultato, e via dicendo: penso di aver trovato un ottimo riferimento per cominciare a "filosofare" intorno a questi quesiti.
                      Conosco uno dei due autori, e più volte a lezione avevo avvertito un'impronta fenomenologica che ho piacevolmente ritrovato in queste pagine: il linguaggio adottato, infatti, assume quello stravolgimento di concetti tipico della Fenomenologia, eppure si tratta di una lettura leggera, di un percorso presentato in uno stile che, nonostante qualche tecnicismo da cui non si può scappare, riesce ad arrivare anche ai non addetti ai lavori: è chiaro che per comprendere determinate questioni sia necessaria una certa sensibilità, e su questo gli autori pongono l'accento in modo particolare, però alla base rimane per chiunque un ottimo abbozzo di cosa si nasconda dietro la parola matematica.
                      Vorrei dire altro, però al momento non ne sarei all'altezza e ne risulterebbe una riflessione sconnessa e dallo stile poco gradevole, pertanto mi limiterò a consigliarne la lettura, soprattutto ai detrattori della materia, che purtroppo sono davvero troppi e spesso per le solite motivazioni scolastiche - durante il Natale, ad esempio, una delle mie cuginette è venuta a dirmi di odiare la matematica per colpa della sua maestra... ogni volta che sento un bambino o un ragazzo manifestare odio verso qualcosa per colpa del professore mi viene quasi una sorta di colpo al cuore, è più forte di me. Dico questo perché a mio avviso ci sono delle prese di posizione che meriterebbero di essere ripensate, e non solo riguardo alla matematica - mi verrebbe da citare anche la filosofia e la geografia - e quindi servirebbero proprio dei testi da cui attingere per simili ripensamenti: nel caso della matematica, al momento, posso suggerire questo.
                      « Ultima modifica: Venerdì 4 Gen 2019, 14:17:05 da Andy98 »
                      https://www.goodreads.com/user/show/69923711-andrea (Se volete visitare la mia libreria su Goodreads e visualizzare le mie letture e recensioni)

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                        Re:Che libro c'è sul comodino?
                        Risposta #1570: Domenica 6 Gen 2019, 01:10:00
                        Sto leggendo il Principe
                        Perchè di questo mondo siamo solo ospiti, fra i tanti. E non i padroni

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                          Re:Che libro c'è sul comodino?
                          Risposta #1571: Lunedì 14 Gen 2019, 19:04:22
                          Oggi l'ho finito. Direi un libro attualissimo, e tuttora a distanza di cinquecento anni il miglior saggio che sia mai stato scritto sui meccanismi della gestione del Potere. La prossima lettura che ho in programma è Repubblica...
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                            Re:Che libro c'è sul comodino?
                            Risposta #1572: Sabato 19 Gen 2019, 17:20:56
                            Mi appresto a leggere la divina commedia; ho intenzione di fare un po' di pausa tra una cantica e l'altra, comunque

                             

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