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Glénat & Disney: Mickey’s Craziest Adventures di Lewis Trondheim e Nicolas Keramidas - Recensione di Solomon Cranach

Con qualche anno di ritardo – parliamo di materiale uscito nel nostro Paese addirittura nel 2016! – e dopo aver rotto il ghiaccio poco tempo fa parlando di Mickey et l’océan perdu, eccoci qui a recensire gli altri volumi da libreria della ormai nota collana dell’editore francese Glénat realizzata in collaborazione con Disney. L’intenzione è di fornire una panoramica su tutta l’iniziativa, commentando di volta in volta i vari lavori, compresi quelli – e purtroppo sono la maggior parte – ancora inediti in Italia. Il punto di partenza obbligato, però, sono proprio gli unici volumi disponibili anche nella nostra lingua, tradotti da Giunti quasi in contemporanea con le edizioni oltralpine, ovvero i primi tre. Un po’ di contestualizzazione potrebbe essere utile, visto che è probabile – ed è comprensibile – che i lettori italiani abbiano scarsa familiarità con gli autori e il panorama editoriale francese. Pur essendo in patria uno degli editori di fumetti oggi più prestigiosi, Glénat nasce con un discreto ritardo rispetto alle altre case storiche della bande dessinée, come Dupuis e Dargaud, fondate nei primi anni del Novecento, o Casterman (l’editore di Tintin), che aprì i battenti addirittura a fine Settecento. Creata negli anni Settanta da un vero appassionato di BéDé, Jacques Glénat, la maison che porta il suo nome ha saputo ritagliarsi pian piano un ruolo di spicco, (ri)lanciando negli anni Ottanta quello che in Francia è a tutti gli effetti uno dei generi più popolari, il fumetto storico; l’editore è stato aiutato in quest’operazione da fortunate coincidenze, ma anche da una buona dose di fiuto (non si scoprono per caso autori come François Bourgeon, André Juillard e Yslaire). A partire dagli anni Duemila, a seguito dell’esperienza con la celeberrima collana Vécu, varata negli anni Novanta e dedicata appunto al fumetto di ambientazione storica, Glénat ha iniziato a lanciare via via serie tematiche, intitolate a questo o a quell’argomento (i grandi condottieri, i grandi pittori, perfino i grandi serial killer), e alle quali collaborano o hanno collaborato molti artisti diversi, passandosi la palla. Non una cosa scontata in un panorama come quello franco-belga, dove in genere i volumi di una serie sono realizzati sempre dallo stesso autore o dalla stessa équipe. Episodio 10: tesoro, mi si sono ristretti i personaggi Questa piccola e speriamo non troppo noiosa premessa serve a collocare al giusto posto il progetto disneyano e a ridimensionarne l’apparente novità, visto che le collane antologiche sono, come si è visto, moneta corrente in casa Glénat. Il punto di forza dell’iniziativa in questione sta piuttosto nei nomi, molto spesso di grido, ai quali i volumi sono stati affidati, laddove invece iniziative analoghe vedono solitamente la partecipazione di buoni mestieranti, ma raramente della “star” da piazzare in bella mostra in copertina. Ed effettivamente l’editore ha sparato fin da subito le sue buone cartucce: nel marzo del 2016 escono in contemporanea i primi due albi, realizzati rispettivamente dalla coppia Trondheim & Keramidas, e dal “solista” Cosey. Se Nicolas Keramidas non è un illustratore particolarmente noto neanche Oltralpe (di formazione animatore, ha al suo attivo un paio di serie per ragazzi per l’editore Soleil), Lewis Trondheim è uno dei grandi talenti del fumetto francese degli ultimi trent’anni. Pur essendo fra i fondatori dell’editore L’Association – che ha contribuito negli anni Novanta a lanciare, anche in Francia, il fenomeno delle “graphic novel” –, Trondheim è molto legato al classico formato francese (il volume cartonato di grande formato da 46 tavole): la sua piccola rivoluzione l’ha fatta mantenendosi apparentemente nell’ortodossia, e scompigliandola invece dall’interno con il suo umorismo sfrenato e paradossale. Oltre a un grandissimo numero di volumi autoconclusivi (come sceneggiatore o come autore completo di testi e disegni), è il creatore di due serie cult, l’irriverente Les Formidables Aventures de Lapinot, e il demenziale La Fortezza (che sta venendo pubblicata in Italia, con molti anni di ritardo, da Bao Publishing), sorta di Dungeons & Dragons che incontra Futurama, un progetto gigantesco che vede coinvolti moltissimi autori, da lui diretto assieme al sodale Joann Sfar. Dire di che cosa parla Mickey’s Craziest Adventures è pretestuoso perché la storia non è altro che un MacGuffin utile per dar sfogo alla fantasia degli autori, che imbastiscono una sorta di andirivieni lungo, appunto, 46 tavole: Topolino e Paperino (la scelta di far agire paperi e topi assieme è una costante in questa collana: la dicotomia fra i due mondi, ancora abbastanza rispettata in Italia, è quasi del tutto annullata) cercano di recuperare un congegno miniaturizzante rubato dai Bassotti ad Archimede. Tutto qua. Episodio 14: uno strappo alle regole Su questo spunto abusatissimo, gli autori ricamano una serie di gag micidiali, aiutati dalla peculiare struttura che hanno deciso di dare alla storia. Nella breve introduzione in prosa, infatti, i due sostengono che quello che accingiamo a leggere non è un fumetto da loro realizzato, ma una storia a puntate tratta da vecchi albi recuperati in un mercatino delle pulci e scansionati a imperitura memoria su un supporto più durevole. Purtroppo, c’è qualche piccolo inconveniente: come spesso capita – e chi frequenta i mercatini lo sa bene –, i “giornaletti” sono assai vissuti, e per di più molte pagine sono mancanti. Questo si traduce nell’aspetto delle tavole, fintamente invecchiate con tanto di macchie gialle e bordi strappati, e nella struttura della storia: ogni tavola corrisponde a un episodio (il cui numero è sempre segnato in alto), e il fatto che gli autori sostengano di non averli ritrovati tutti comporta che ogni tanto la numerazione… salti. Le vicende vanno avanti in questo modo, con buchi di trama (letteralmente, nel senso che manca un pezzo di storia!) talmente palesi da risultare comicissimi. Agli autori non interessa minimamente l’intreccio generale (al punto che Gambadilegno e i Bassotti appaiono giusto in un paio di tavole, all’inizio e alla fine), e si divertono a far vivere ai nostri due poveri eroi le vicende più improbabili, fra antichi popoli precolombiani, meteoriti apocalittici, viaggi nello spazio, dinosauri, e chi più ne ha più ne metta. La caratterizzazione dei protagonisti è estrema tanto quanto il fumetto, ed è talmente diversa rispetto ai classici paradigmi italiani che potrebbe addirittura far storcere il naso ai lettori più intransigenti. All’opposto dello scansafatiche nostrano, Paperino è un concentrato esplosivo di energie, sempre, perennemente affamato (fa in continuazione battute mangerecce); dal canto suo, Topolino è l’antitesi dell’odiato “perfettino”: furbo e imbranatissimo allo stesso tempo, ha sempre la battuta pronta e non si può dire che gli importi molto della salute psicofisica del compagno di disavventure. Emblematica in questo senso è già la primissima scena, in cui Paperino, appiedato, chiede un passaggio all’amico, e questi, per niente disponibile, lo butta giù dalla macchina in corsa. Ottimo il comparto grafico, giocato su una contrapposizione di realismo per gli sfondi, ben curati, e “cubismo” per i personaggi, squadrati e pazzerelli nell’aspetto ancor prima che nell’indole. Oltre agli accorgimenti segnalati poc’anzi e adottati per “invecchiare” il libro, il colorista si è divertito anche all’occasione a sbiadire le cromie, e ha realizzato le campiture imitando la tecnica a Ben-Day dots. Mickey’s Craziest Adventures è la dimostrazione di che cosa possono produrre autori talentuosi lasciati liberi di fare il loro mestiere. Si discute ultimamente fra gli appassionati di fumetto Disney di censura e di politically correctness: Trondheim e Keramidas non si spingono mai “oltre”, e di certo non infrangono i sacri tabù della tradizione disneyana; ciò nondimeno, senza eccessivi paletti a limitarne la creatività, i due riescono a tirare fuori un prodotto delizioso, intelligente, e godibile per lettori “da 7 a 77 anni”. Mica male.

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Pubblicazioni francesi

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    Re:Pubblicazioni francesi
    Risposta #135: Giovedì 24 Set 2020, 18:43:28
    Mi pento improvvisamente di non aver studiato il francese ;D
    Io invece così lo ripasso volentieri...
    Ma anche se non capite il francese potete ugualmente prendere il volume, non fatevelo scappare, Camboni è magico e la storia è veramente interessante. Certo fa un po' effetto vedere un Pippo lontano dal suo solito ruolo di imbranato e smemorato.
    Ho già in programma di prendere anche l' altro volume, di cui ho visto alcune tavole strepitose, Mickey et la terre des Anciens.

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      Re:Pubblicazioni francesi
      Risposta #136: Giovedì 24 Set 2020, 23:57:20


      Acquistato in edizione originale per i tipi della Glénat, si tratta di un cartonato elegante, ben rilegato, di 56 tavole.
      L' avventura è ambientata 17 anni dopo la Grande Guerra, in una sorta di ucronia distopica dalle caratteristiche gotico- industriali.

      Il soggetto, senza voler spoilerare nulla, mi pare molto buono, e la sceneggiatura ben articolata, con i giusti momenti comici ad alleggerire il pathos della vicenda.
      I temi trattati sono rivolti ad un pubblico almeno adolescenziale se non adulto. I rimandi sono molti, da Alan Moore a Tolkien.
      Eppure i characters ne escono a mio avviso un po' snaturati, con i cattivi non così cattivi e i buoni non così buoni; e con una buona dose di genialità inventiva distribuita in egual misura su tutti quanti, così che Pippo non si discosti da un Professor Enigm. Inoltre, in un contesto apparentemente così tecnico-scientifico, alcune spiegazioni mi paiono lasciate sospese, creando delle incongruenze nel plot.
      Ad ogni modo, l' intuizione creativa e lo sforzo narrativo di Dénis-Pierre Filippi sono molto apprezzabili.

      E le eventuali falle narrative sono ampiamente compensate dall' eccellente lavoro del comparto grafico.
      I colori di Gaspard Yvan sono meravigliosi, "étonnants" come direbbero i francesi. Sempre stupefacenti ma mai chiassosi...
      Sui disegni che dire?
      Silvio Camboni ha superato se stesso, perdendo parte del suo riconoscibile tratto a vantaggio di un risultato da accademia, realizzando un pantheon per via zoomorfa da urlo.
      Personaggi molto espressivi, vignette molto dinamiche -al limite del cinematografico-, cura dei particolari all' interno di fondali mozzafiato, grande capacità nell' utilizzo della costruzione della tavola.

      Un volume assolutamente da raccomandare.




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      hendrik
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        Re:Pubblicazioni francesi
        Risposta #137: Venerdì 25 Set 2020, 07:42:20
        Se si pensa a certe storie e/o pubblicazioni indegne che ci vengono propinate da Bertani e Panini, non pubblicare questi due volumi è un delitto.

        Per fortuna leggo il francese, e appena ho un attimo mi godo anche il secondo volume, sinora solo sfogliato :D
        ... non ferma a Verkuragon!

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          Risposta #138: Venerdì 25 Set 2020, 13:24:52
          Mi pento improvvisamente di non aver studiato il francese ;D
          E' comunque una lingua latina, come lo spagnolo simile all'italiano, per cui, anche non avendolo studiato, non si perde il senso della storia riuscendo facilmente a tradurre alcuni baloon e magari meno altri. Non è una lingua scandinava o dell'Est dove non si capirebbe un tubo. Qualora non ci fosse una edizione italiana, consiglio comunque l'acquisto anche a chi non avesse studiato il francese: tuttalpiù un'occhiata al vocabolario non farà certo male  :))

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            Risposta #139: Venerdì 25 Set 2020, 15:21:21
            Inoltre, in un contesto apparentemente così tecnico-scientifico, alcune spiegazioni mi paiono lasciate sospese, creando delle incongruenze nel plot.
            Ad ogni modo, l' intuizione creativa e lo sforzo narrativo di Dénis-Pierre Filippi sono molto apprezzabili.

            E le eventuali falle narrative sono ampiamente compensate dall' eccellente lavoro del comparto grafico.


            Si, qualche parte poco chiara, o affrettata, e presente. Ma come dici tu il comparto grafico compensa. Ottimo volume.
            Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
            Watchmen, Alan Moore and Dave Gibbons

            Disney Compendium Don Rosa: http://www.ilsollazzo.com/c/disney/lista/fumetti-donrosa

            Il mio mercatino: http://www.papersera.net/forum/index.php/topic,6635.0.html

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              Re:Mickey et l’océan perdu di Denis-Pierre Filippi e Silvio Camboni
              Risposta #140: Lunedì 28 Set 2020, 09:07:43
              Il rapporto qualità/prezzo è eccellente, per un prodotto di qualità decisamente maggiore rispetto alle nostrane Deluxe o ai Fuoriserie (che al confronto risultano cartonati piuttosto miseri).

              Parliamo di mercati diversi (italiano e francese) e quindi a mio parere già di difficile confronto con destinazioni differenti.
              Se poi confronti anche due dimensioni agli antipodi il paragone è ancora più ingiustificato.
              Potrei passare il paragone con la Deluxe (che comunque ha una pubblicazione esclusiva per le fumetterie quindi in realtà più limitata di quella da libreria) ma il Fuoriserie è un prodotto da edicola che pertanto ha di base una qualità inferiore a fronte di una diffusione e un prezzo teoricamente più popolare.
              La Soffitta di Camera Mia è un canale youtube che tratta di fumetti.
              Ogni Venerdì il video sul Topolino della settimana.

              https://www.youtube.com/lasoffittadicameramia

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                Re:Pubblicazioni francesi
                Risposta #141: Lunedì 28 Set 2020, 11:18:02
                Io ho trovato impressionanti i numeri riferiti da Camboni durante la live: se non ho capito male, avrebbero venduto oltre 35,000 copie, che a 15 euro l'una, supererebbero il mezzo milione di euro per questa singola pubblicazione!
                Mi avevano dato le mappe del percorso, ma nessuna idea circa i bizzarri paesaggi che avremmo attraversato durante lunghi mesi. - Per Nettuno Capitano! Con questa luna di sghimbescio gli sgombri cremisi fluttuano flessi!

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                  Risposta #142: Lunedì 28 Set 2020, 17:13:29
                  In Francia sono i numeri sono diversi dai nostri. Non voglio affatto sminuire Camboni, tutt'altro, ma Astérix vende milioni di copie, tanto per capire che mercato sia quello francese.
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                    Risposta #143: Lunedì 28 Set 2020, 20:43:03
                    È vero: pensate che un volume come Nelle Indie perigliose, che di euro ne costa 35 (!) (uscito l'anno scorso, anche in Italia), in Francia ha esaurito la prima tiratura di 35.000 copie in poche settimane. Certo, parliamo di un capolavoro assoluto, e realizzato da due autori assai noti. Ma il prezzo di copertina sempre quello rimane. E non è neanche una serie pluridecennale con molti albi all'attivo come Asterix, che può contare su una nutrita fanbase.Sull'altro piatto della medaglia, va considerato che i volumi in Francia escono con ritmi di uno all'anno, se non ogni due...  Ovvio che le aspettative - e gli acquisti - si "concentrino".


                    Questi volumi di Glénat li ho letti tutti. Se c'è interesse, posso scrivere le recensioni degli altri.
                    « L'UNICA DIFFERENZA FRA LA FOTOCAMERA E NOI
                    È CHE LA FOTOCAMERA, QUESTA STUPIDA, NON SBAGLIA MAI,
                    MENTRE NOI SBAGLIAMO IN CONTINUAZIONE, IN OGNI DISEGNO.
                    ED È QUESTO CHE CREA LA MAGIA!
                    »

                    J. Giraud

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                      Re:Pubblicazioni francesi
                      Risposta #144: Martedì 29 Set 2020, 01:41:13
                      In effetti, per me che conosco davvero poco in ambito fumettistico oltre al Disney nostrano, si è dischiuso un mondo!
                      In Francia sono i numeri sono diversi dai nostri. Non voglio affatto sminuire Camboni, tutt'altro, ma Astérix vende milioni di copie, tanto per capire che mercato sia quello francese.
                      Stupefacente leggere che Asterix, a 60 anni dalla prima storia, nel solo 2019 con la figlia di Vercingetorige ha venduto oltre 1,5 milioni di copie. E ancor più stupefacente che la tiratura pianificata sarebbe di 5 milioni di copie!
                      Mi avevano dato le mappe del percorso, ma nessuna idea circa i bizzarri paesaggi che avremmo attraversato durante lunghi mesi. - Per Nettuno Capitano! Con questa luna di sghimbescio gli sgombri cremisi fluttuano flessi!

                        Recensione Glénat & Disney: Mickey’s Craziest Adventures di Lewis Trondheim e Nicolas Keramidas


                         Con qualche anno di ritardo – parliamo di materiale uscito nel nostro Paese addirittura nel 2016! – e dopo aver rotto il ghiaccio poco tempo fa parlando di Mickey et l’océan perdu, eccoci qui a recensire gli altri volumi da libreria della ormai nota collana dell’editore francese Glénat realizzata in collaborazione con Disney. L’intenzione è di fornire una panoramica su tutta l’iniziativa, commentando di volta in volta i vari lavori, compresi quelli – e purtroppo sono la maggior parte – ancora inediti in Italia. Il punto di partenza obbligato, però, sono proprio gli unici volumi disponibili anche nella nostra lingua, tradotti da Giunti quasi in contemporanea con le edizioni oltralpine, ovvero i primi tre.

                         Un po’ di contestualizzazione potrebbe essere utile, visto che è probabile – ed è comprensibile – che i lettori italiani abbiano scarsa familiarità con gli autori e il panorama editoriale francese. Pur essendo in patria uno degli editori di fumetti oggi più prestigiosi, Glénat nasce con un discreto ritardo rispetto alle altre case storiche della bande dessinée, come Dupuis e Dargaud, fondate nei primi anni del Novecento, o Casterman (l’editore di Tintin), che aprì i battenti addirittura a fine Settecento.

                         Creata negli anni Settanta da un vero appassionato di BéDé, Jacques Glénat, la maison che porta il suo nome ha saputo ritagliarsi pian piano un ruolo di spicco, (ri)lanciando negli anni Ottanta quello che in Francia è a tutti gli effetti uno dei generi più popolari, il fumetto storico; l’editore è stato aiutato in quest’operazione da fortunate coincidenze, ma anche da una buona dose di fiuto (non si scoprono per caso autori come François Bourgeon, André Juillard e Yslaire).

                         A partire dagli anni Duemila, a seguito dell’esperienza con la celeberrima collana Vécu, varata negli anni Novanta e dedicata appunto al fumetto di ambientazione storica, Glénat ha iniziato a lanciare via via serie tematiche, intitolate a questo o a quell’argomento (i grandi condottieri, i grandi pittori, perfino i grandi serial killer), e alle quali collaborano o hanno collaborato molti artisti diversi, passandosi la palla. Non una cosa scontata in un panorama come quello franco-belga, dove in genere i volumi di una serie sono realizzati sempre dallo stesso autore o dalla stessa équipe.

                         
                        Episodio 10: tesoro, mi si sono ristretti i personaggi

                        Questa piccola e speriamo non troppo noiosa premessa serve a collocare al giusto posto il progetto disneyano e a ridimensionarne l’apparente novità, visto che le collane antologiche sono, come si è visto, moneta corrente in casa Glénat. Il punto di forza dell’iniziativa in questione sta piuttosto nei nomi, molto spesso di grido, ai quali i volumi sono stati affidati, laddove invece iniziative analoghe vedono solitamente la partecipazione di buoni mestieranti, ma raramente della “star” da piazzare in bella mostra in copertina. Ed effettivamente l’editore ha sparato fin da subito le sue buone cartucce: nel marzo del 2016 escono in contemporanea i primi due albi, realizzati rispettivamente dalla coppia Trondheim & Keramidas, e dal “solista” Cosey.

                         Se Nicolas Keramidas non è un illustratore particolarmente noto neanche Oltralpe (di formazione animatore, ha al suo attivo un paio di serie per ragazzi per l’editore Soleil), Lewis Trondheim è uno dei grandi talenti del fumetto francese degli ultimi trent’anni. Pur essendo fra i fondatori dell’editore L’Association – che ha contribuito negli anni Novanta a lanciare, anche in Francia, il fenomeno delle “graphic novel” –, Trondheim è molto legato al classico formato francese (il volume cartonato di grande formato da 46 tavole): la sua piccola rivoluzione l’ha fatta mantenendosi apparentemente nell’ortodossia, e scompigliandola invece dall’interno con il suo umorismo sfrenato e paradossale. Oltre a un grandissimo numero di volumi autoconclusivi (come sceneggiatore o come autore completo di testi e disegni), è il creatore di due serie cult, l’irriverente Les Formidables Aventures de Lapinot, e il demenziale La Fortezza (che sta venendo pubblicata in Italia, con molti anni di ritardo, da Bao Publishing), sorta di Dungeons & Dragons che incontra Futurama, un progetto gigantesco che vede coinvolti moltissimi autori, da lui diretto assieme al sodale Joann Sfar.

                         Dire di che cosa parla Mickey’s Craziest Adventures è pretestuoso perché la storia non è altro che un MacGuffin utile per dar sfogo alla fantasia degli autori, che imbastiscono una sorta di andirivieni lungo, appunto, 46 tavole: Topolino e Paperino (la scelta di far agire paperi e topi assieme è una costante in questa collana: la dicotomia fra i due mondi, ancora abbastanza rispettata in Italia, è quasi del tutto annullata) cercano di recuperare un congegno miniaturizzante rubato dai Bassotti ad Archimede. Tutto qua.

                         
                        Episodio 14: uno strappo alle regole

                        Su questo spunto abusatissimo, gli autori ricamano una serie di gag micidiali, aiutati dalla peculiare struttura che hanno deciso di dare alla storia. Nella breve introduzione in prosa, infatti, i due sostengono che quello che accingiamo a leggere non è un fumetto da loro realizzato, ma una storia a puntate tratta da vecchi albi recuperati in un mercatino delle pulci e scansionati a imperitura memoria su un supporto più durevole. Purtroppo, c’è qualche piccolo inconveniente: come spesso capita – e chi frequenta i mercatini lo sa bene –, i “giornaletti” sono assai vissuti, e per di più molte pagine sono mancanti. Questo si traduce nell’aspetto delle tavole, fintamente invecchiate con tanto di macchie gialle e bordi strappati, e nella struttura della storia: ogni tavola corrisponde a un episodio (il cui numero è sempre segnato in alto), e il fatto che gli autori sostengano di non averli ritrovati tutti comporta che ogni tanto la numerazione… salti. Le vicende vanno avanti in questo modo, con buchi di trama (letteralmente, nel senso che manca un pezzo di storia!) talmente palesi da risultare comicissimi. Agli autori non interessa minimamente l’intreccio generale (al punto che Gambadilegno e i Bassotti appaiono giusto in un paio di tavole, all’inizio e alla fine), e si divertono a far vivere ai nostri due poveri eroi le vicende più improbabili, fra antichi popoli precolombiani, meteoriti apocalittici, viaggi nello spazio, dinosauri, e chi più ne ha più ne metta.

                         La caratterizzazione dei protagonisti è estrema tanto quanto il fumetto, ed è talmente diversa rispetto ai classici paradigmi italiani che potrebbe addirittura far storcere il naso ai lettori più intransigenti. All’opposto dello scansafatiche nostrano, Paperino è un concentrato esplosivo di energie, sempre, perennemente affamato (fa in continuazione battute mangerecce); dal canto suo, Topolino è l’antitesi dell’odiato “perfettino”: furbo e imbranatissimo allo stesso tempo, ha sempre la battuta pronta e non si può dire che gli importi molto della salute psicofisica del compagno di disavventure. Emblematica in questo senso è già la primissima scena, in cui Paperino, appiedato, chiede un passaggio all’amico, e questi, per niente disponibile, lo butta giù dalla macchina in corsa.

                         Ottimo il comparto grafico, giocato su una contrapposizione di realismo per gli sfondi, ben curati, e “cubismo” per i personaggi, squadrati e pazzerelli nell’aspetto ancor prima che nell’indole. Oltre agli accorgimenti segnalati poc’anzi e adottati per “invecchiare” il libro, il colorista si è divertito anche all’occasione a sbiadire le cromie, e ha realizzato le campiture imitando la tecnica a Ben-Day dots.

                         Mickey’s Craziest Adventures è la dimostrazione di che cosa possono produrre autori talentuosi lasciati liberi di fare il loro mestiere. Si discute ultimamente fra gli appassionati di fumetto Disney di censura e di politically correctness: Trondheim e Keramidas non si spingono mai “oltre”, e di certo non infrangono i sacri tabù della tradizione disneyana; ciò nondimeno, senza eccessivi paletti a limitarne la creatività, i due riescono a tirare fuori un prodotto delizioso, intelligente, e godibile per lettori “da 7 a 77 anni”. Mica male.



                        Voto del recensore: 5/5
                        Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                        http://www.papersera.net/wp/2020/10/11/glenat-disney-mickeys-craziest-adventures-di-lewis-trondheim-e-nicolas-keramidas/

                          Re:Mickey et l’océan perdu di Denis-Pierre Filippi e Silvio Camboni
                          Risposta #146: Lunedì 12 Ott 2020, 09:40:16
                          Il rapporto qualità/prezzo è eccellente, per un prodotto di qualità decisamente maggiore rispetto alle nostrane Deluxe o ai Fuoriserie (che al confronto risultano cartonati piuttosto miseri).

                          Parliamo di mercati diversi (italiano e francese) e quindi a mio parere già di difficile confronto con destinazioni differenti.
                          Se poi confronti anche due dimensioni agli antipodi il paragone è ancora più ingiustificato.
                          Potrei passare il paragone con la Deluxe (che comunque ha una pubblicazione esclusiva per le fumetterie quindi in realtà più limitata di quella da libreria) ma il Fuoriserie è un prodotto da edicola che pertanto ha di base una qualità inferiore a fronte di una diffusione e un prezzo teoricamente più popolare.

                          Certo Fuoriserie ha meno pretese. Il punto sta nel fatto che, a fronte di prezzi vicini (10euro vs 15), c'e un abisso qualitativo enorme. Poi il mercato francese risponde meglio, pero Fuoriserie non si avvicina neanche per un po' a quei livelli, pur costando due terzi del volume francese.
                          Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
                          Watchmen, Alan Moore and Dave Gibbons

                          Disney Compendium Don Rosa: http://www.ilsollazzo.com/c/disney/lista/fumetti-donrosa

                          Il mio mercatino: http://www.papersera.net/forum/index.php/topic,6635.0.html

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                            Re:Mickey et l’océan perdu di Denis-Pierre Filippi e Silvio Camboni
                            Risposta #147: Lunedì 12 Ott 2020, 11:23:48
                            Il rapporto qualità/prezzo è eccellente, per un prodotto di qualità decisamente maggiore rispetto alle nostrane Deluxe o ai Fuoriserie (che al confronto risultano cartonati piuttosto miseri).

                            Parliamo di mercati diversi (italiano e francese) e quindi a mio parere già di difficile confronto con destinazioni differenti.
                            Se poi confronti anche due dimensioni agli antipodi il paragone è ancora più ingiustificato.
                            Potrei passare il paragone con la Deluxe (che comunque ha una pubblicazione esclusiva per le fumetterie quindi in realtà più limitata di quella da libreria) ma il Fuoriserie è un prodotto da edicola che pertanto ha di base una qualità inferiore a fronte di una diffusione e un prezzo teoricamente più popolare.

                            Certo Fuoriserie ha meno pretese. Il punto sta nel fatto che, a fronte di prezzi vicini (10euro vs 15), c'e un abisso qualitativo enorme. Poi il mercato francese risponde meglio, pero Fuoriserie non si avvicina neanche per un po' a quei livelli, pur costando due terzi del volume francese.

                            Costa un 33% in meno in termini percentuali è anche normale che sia meno pretenzioso.
                            Il rapporto invece con Deluxe Edition lo trovo già più valido visto il canale di distribuzione più "elitario" e un prezzo quasi sempre affine (15-17 €) per una qualità minore della copertina ma una foliazione mediamente più lunga.
                            Ciò detto mi auguro che Panini o Giunti riescano a trovare spazio di manovra per pubblicare se non tutti almeno i volumi più interessanti di Glenàt.
                            La Soffitta di Camera Mia è un canale youtube che tratta di fumetti.
                            Ogni Venerdì il video sul Topolino della settimana.

                            https://www.youtube.com/lasoffittadicameramia

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                              Re:Pubblicazioni francesi
                              Risposta #148: Lunedì 12 Ott 2020, 18:50:26
                              Ciò detto mi auguro che Panini o Giunti riescano a trovare spazio di manovra per pubblicare se non tutti almeno i volumi più interessanti di Glenàt.
                              Sapete cosa ci vorrebbe? Una collana Panini che pubblichi in italiano tutte le storie inedite francesi Glenàt. Anche in un formato economico brossurato da edicola male non sarebbe. Ma se invece devono farlo in dei cartonati, sarebbe bello facessero (dopo che hanno inventato Topolino Fuoriserie per le inedite italiane e Topolino Extra per le ristampe italiane) un'altra collana di questo tipo, sempre intorno ai €10 a volume, che pubblichi in italiano tutte le opere francesi Glenàt. Senza fare chissà quali volumi di lusso in stile Deluxe o i libri della Giunti: costano tanto e sono poco maneggevoli probabilmente, e queste storie meriterebbero tranquillamente anche in maniera più semplice, ma organica (cioè che propongano tutta la produzione francese in ordine, sia ciò che ha già fatto Giunti sia ciò che ancora va tradotto).

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                                Re:Pubblicazioni francesi
                                Risposta #149: Mercoledì 14 Ott 2020, 14:41:57
                                Ho potuto leggere solo ora la recensione di  Solomon Cranach, e sono molto colpito. Ottimo lavoro, grazie per averla condivisa con noi!

                                  -Paolo
                                Orrore! Panzaal non è Panzaal!

                                 

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