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Topolino e lo zio in ozio

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Special Mongo
Diabolico Vendicatore
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  • Sapiente Martiniano. (Martina era edgy?)
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    • Disney Comic Guide - La guida ai fumetti Disney
   (2)
    Topolino e lo zio in ozio
    Domenica 14 Apr 2019, 12:42:25


    Dopo una serie di gag sull’inciviltà e l’invadenza di zio Balatrone e compagni che addolciscono appena i personaggi (memorabile Domingo appollaiato sul cofano dell’auto di Topolino come una statuetta, gag ripresa dalla tavola settimanale di Mickey Mouse del 5 aprile 1953 dello stesso Walsh), la storia si tinge di malinconia con una risoluzione conclusiva che ripropone un approccio comunitario caratteristico dei film di Frank Capra come John Doe. È per Walsh un altro micro-dramma sulle responsabilità, complementare alla sua continuity sull’infanzia che immediatamente la precede (L’orfanello riformato). Qui è di scena la terza età e un gruppo di individui che vivono agli estremi margini della società (presso la Lega degli Esclusi vive anche una tipica donna barbuta), per i quali grazie all’intuizione di Topolino e alle ingerenze dei media la città (e l’America tutta) dimostra di aver bisogno di una forte spinta per rimboccarsi le maniche e permettere un degno riposo ai padri. Balatrone rappresenta per Walsh il recupero di personaggi che andavano in voga nei primi decenni del secolo (come il maggiore Hoople di Our Boarding House, creazione di Gene Aherne), infatti – essendo un reduce della Guerra di Secessione – ormai ha smesso di contare gli anni una volta raggiunti i cento. Balatrone e Occhio di Falco, al loro ultimo rantolo, sono entrambi esempi di Vanishing American, «vestigia viventi dell’America selvaggia dei pionieri, dei grandi spazi ancora tutti da conquistare, contrapposta a quella moderna e regolamentata nella quale vive ancora Topolino. Non a caso, sono accompagnati da un aquilotto (l’aquila è il simbolo americano per eccellenza) e da una capra (immancabile elemento nell’America rurale, ma anche evocatrice, tramite il pizzetto, di un altro simbolo americano, lo Zio Sam), pure loro in età avanzata» [Alberto Becattini]. In un panorama significativamente prima autunnale e poi invernale, il tutto è condotto da Walsh mediante un oculato amalgama di pietà, malinconia, ironia e satira che dà agli eventi una pregevole naturalezza prima che rischino di diventare stucchevoli o ingenuamente ottimisti. L’attenta gestione dei tanti personaggi messi in campo è un altro tocco felice di Walsh. Riproposta recentemente negli USA, vi è stata accolta freddamente da critica e pubblico (con la scusa che riproporrebbe stancamente temi già trattati, in più il solito pretesto artefatto degli stereotipi etnici) e con parecchie obiezioni di natura morale: i tempi in cui L’asso nella manica di Billy Wilder veniva snobbato (per poi far faville al festival di Venezia) a causa del suo sguardo poco lusinghiero sulla società americana evidentemente non sono poi cambiati molto. Giudicata un passo indietro e una stanca ripetizione di temi già trattati nella striscia di Topolino, è invece una svolta intimista che anticipa l’interesse a riguardo da parte di alcuni autori della scuola italiana (Rodolfo Cimino in primis).

    Voto: 3,5/4
    Disney Comic Guide - La guida ai fumetti Disney: https://disneycomicguide.wordpress.com/


     

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