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I Grandi Classici Disney 54 - Recensione di Dominatore delle Nuvole

«Paperopoli è un esempio di città condizionata dal denaro in mano a un grande capitalista, un uomo che pensa solo in termini di danaro e che, naturalmente, lascia in miseria persino i parenti più poveri e quando può li sfrutta e li ricatta. È un apologo amarissimo di quella che forse poteva essere l’America del XX secolo, ma se non altro, essendo stato un secolo americano, è diventato il mondo in cui viviamo oggi». Una grande verità, smussata quanto si vuole da considerazioni sul profondo carattere di Paperone ma non dalla realtà della quotidianità paperopolese, è quella che Franco Cardini ci ricorda in un suo recente contributo in onore del compleanno di Paperino. E se Paperopoli piange, Topolinia non sempre ride: laddove la povertà, grande convitato di pietra di molte storie di Paperi – così spesso ignorato in fase critica a vantaggio di tanti fattori più ameni – non sembra muovere altrettante leve narrative nella città gemella, non è più vero per la ricchezza: il famoso “Topolino saccente” era ed è anche un Topolino che scatta sull’attenti quando si tratta di “nera”, e quasi sempre con (parecchi) soldi di mezzo. Quanto ciò sia problematico, è oggetto degno di indagine. A poco titolato parere di chi scrive, nella fattispecie, non si tratta di questione da trascurarsi. Tutto questo per…? Naturalmente per arrivare alla copertina del mese di giugno della nostra testata preferita, in cui Gancetto e la sua amica scimmia Roberta sguazzano fra le banconote. Vere? False? Al lettore il compito di scoprirlo in una ottima storia, Topolino in: C’è dollaro e dollaro!, che affronta indirettamente, come vedrete, proprio il non sempre serenissimo rapporto di Topolino con il denaro che si prodiga per difendere. Una storia dal sapore inedito e piacevole, insomma, scritta da un Angelo Palmas in rara forma e disegnata da un ultraclassico Romano Scarpa nei suoi rampanti anni Ottanta. Il giro del mondo Dopo una breve comparsata di Paperoga che mette in campo con efficacia i disagi comportati dal mito dell’efficienza (in ciò servito dagli ineffabili Kinney e Hubbard), ecco il piatto forte del numero insieme alla storia di chiusura: Il giro del mondo in 80 giorni, vicenda che definire improbabile è un eufemismo e uno spregio, opera del mai troppo noto Cal Howard. Disegni altalenanti ma sempre in sintonia con lo spirito della follia narrata. Di più non diciamo per non guastare questo viaggio nell’impossibile, se non che appartiene al pregevole filone delle Pippoparodie confezionate oltreoceano. Fra una coppia di brevi storie barossiane che meriterebbero forse un companatico più brioso, Paperino pescatore pescato (Barosso/Bordini) e Pippo e l’elitropia artificiale (Barosso/De Vita sr.), troviamo Topolino e il bosco riservato, non certo fra le migliori prove di Alessandro Sisti ma con il pregio di presentarci un poco noto Claudio Sciarrone delle origini. La seconda storia barossiana, impossibile lasciarsi sfuggire il gusto di anticiparlo, si basa su un presupposto semplice quanto gravido di riferimenti alla condizione della terza età nel nostro tessuto sociale: Pippo si mette in testa, per ragioni che non eccedono una morbosa curiosità, di ficcanasare a tempo pieno nei lavori di un cantiere, pretendendo di farlo addirittura dall’interno. Il resto è storia, un soggetto traballante anzichenò, ma che caracolla dritto verso un degno e dovuto scioglimento. Gramo banchetto, quello offerto dal comparto straniero delle Superstar questo mese: se si eccettua la barksiana Paperino e i corvi, gustoso frutto della primissima stagione del Maestro (su soggetto di tal Dorothy Strebe), ci troviamo con l’ennesima rivisitazione de La gallinella saggia (auguri, Paperino!), con una usuale storia della fattoria e con un’autoconclusiva indolore. Con un frequente errore di metrologia si apre la penultima storia, Paperino e il salto con l’asta, di Giangiacomo Dalmasso e Giancarlo Gatti, storia per il resto non all’altezza dei vertici del suo autore. Ahi ahi, Paperino, le radici quadrate… D’altra pasta la storia seguente, un delirio futuristico che invece di lasciare spazio a visioni fantascientifiche degne di questo genere, si incentra – ancora e sempre – sul colore dei soldi. Singolare ripetizione delle vicende de L’antipaperone – scritta dal sempre vivace Roberto Catalano e pubblicata solo pochi mesi prima su disegni dello stesso Luciano Gatto -, Paperino Anno 2001 (su testi di Attilio Mazzanti, autore di poche altre storie ma tutte con una dose di notevole originalità – e forse più ponderate di questa) vede Paperino alle prese con una peculiare visione del proprio futuro, con vari gustosi colpi di scena nonostante il fuoco principale dell’azione sia quello che abbiamo ben imparato a conoscere: parafrasando, anas anati lupus. E su queste note fosche ma brillanti chiudiamo anche noi, non senza aver gettato un occhio all’anticipazione del prossimo numero: signore e signori… REBO!

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I Grandi Classici Disney n. 54 - Giugno 2020

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    Re:I Grandi Classici Disney n. 54 - Giugno 2020
    Risposta #15: Lunedì 22 Giu 2020, 12:37:57
    Pippo e l elitropia artificiale e Nonna papera la mattacchiona mi lasciano un po in dubbio  come storie da ripescare per un grande classico come questo , sopratutto per la qualita dei disegni

    Ti succede perché ancora non ti entra in testa che il pregio di questa testata è proprio quello di non ristampare storie  solo in base alla qualità, ma anche al valore storico, che può essere grande anche con disegni penosi.

    Si, però è da rispettare l'opinione (che poi è anche la mia) che la schifezze sia giusto restino nel dimenticatoio.
    E' stato così per la musica (all'epoca di Mozart c'erano centinaia di compositori di cui non è restata traccia per la pochezza delle loro composizioni) per la pittura e così dovrebbe essere anche per il fumetto.
    Oggi ci ricordiamo dei Beatles, non di Gerry and the Pacemakers,
    ...ho la febbre, ma ti porto fuori a bere...

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      Re:I Grandi Classici Disney n. 54 - Giugno 2020
      Risposta #16: Lunedì 22 Giu 2020, 17:53:06
      sono d accordo ,pero ci sono tante altre storie di pari valore storico che si presentano maggiormente curate anche dal punto di vista grafico
      come faccio a mettere immagine qui

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        Re:I Grandi Classici Disney n. 54 - Giugno 2020
        Risposta #17: Mercoledì 24 Giu 2020, 01:05:54
        Pippo e l elitropia artificiale e Nonna papera la mattacchiona mi lasciano un po in dubbio  come storie da ripescare per un grande classico come questo , sopratutto per la qualita dei disegni

        Ti succede perché ancora non ti entra in testa che il pregio di questa testata è proprio quello di non ristampare storie  solo in base alla qualità, ma anche al valore storico, che può essere grande anche con disegni penosi.

        Si, però è da rispettare l'opinione (che poi è anche la mia) che la schifezze sia giusto restino nel dimenticatoio.
        E' stato così per la musica (all'epoca di Mozart c'erano centinaia di compositori di cui non è restata traccia per la pochezza delle loro composizioni) per la pittura e così dovrebbe essere anche per il fumetto.
        Oggi ci ricordiamo dei Beatles, non di Gerry and the Pacemakers,
        Certamente, ma ci sono "schifezze" di grande valore storico, come Topolino e la valle dell'incanto, certe storie pionieristiche di Martina e Perego, ma anche questa storiella disegnata da Strobl che vale ben poco ma introduce un personaggio ripreso poi in un contesto ben più elevato.
        E quindi cosa facciamo? Escludiamo queste storie dalla ripubblicazione perché sono brevi o disegnate male? Sarebbe assurdo. È questo che cerco di spiegare a Baraquack ogni volta che esce un nuovo numero dei Grandi Classici.

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          Re:I Grandi Classici Disney n. 54 - Giugno 2020
          Risposta #18: Mercoledì 24 Giu 2020, 13:04:15
          Qualche numero altalenante, ma è ancora e sempre il miglior mensile in assoluto: ripesca storie splendide, cerca in ogni epoca di tirare fuori il meglio.
          Unica pecca, come sempre, un apparato redazionale degno di questo nome.
          "...ed ecco in scena la grande spia, beneducata, ma malvagia e ria!"

            Re:I Grandi Classici Disney n. 54 - Giugno 2020
            Risposta #19: Mercoledì 24 Giu 2020, 13:54:38
            Che poi se dici che son disegnate male, che ne pensi di un Perego? :D
            E' pur sempre vero che questo numero è buono, ma non notevole come altri di questa testata...manca la storia che da il guizzo: io non apprezzo particolarmente Paperino anno 2001...come mai è considerata così bella?


            Pippo e l elitropia artificiale e Nonna papera la mattacchiona mi lasciano un po in dubbio  come storie da ripescare per un grande classico come questo , sopratutto per la qualita dei disegni

            Ti succede perché ancora non ti entra in testa che il pregio di questa testata è proprio quello di non ristampare storie  solo in base alla qualità, ma anche al valore storico, che può essere grande anche con disegni penosi.

            Si, però è da rispettare l'opinione (che poi è anche la mia) che la schifezze sia giusto restino nel dimenticatoio.
            E' stato così per la musica (all'epoca di Mozart c'erano centinaia di compositori di cui non è restata traccia per la pochezza delle loro composizioni) per la pittura e così dovrebbe essere anche per il fumetto.
            Oggi ci ricordiamo dei Beatles, non di Gerry and the Pacemakers,
            Certamente, ma ci sono "schifezze" di grande valore storico, come Topolino e la valle dell'incanto, certe storie pionieristiche di Martina e Perego, ma anche questa storiella disegnata da Strobl che vale ben poco ma introduce un personaggio ripreso poi in un contesto ben più elevato.
            E quindi cosa facciamo? Escludiamo queste storie dalla ripubblicazione perché sono brevi o disegnate male? Sarebbe assurdo. È questo che cerco di spiegare a Baraquack ogni volta che esce un nuovo numero dei Grandi Classici.

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              I Grandi Classici Disney 54
              Risposta #20: Venerdì 10 Lug 2020, 17:41:15
              Recensione I Grandi Classici Disney 54


               «Paperopoli è un esempio di città condizionata dal denaro in mano a un grande capitalista, un uomo che pensa solo in termini di danaro e che, naturalmente, lascia in miseria persino i parenti più poveri e quando può li sfrutta e li ricatta. È un apologo amarissimo di quella che forse poteva essere l’America del XX secolo, ma se non altro, essendo stato un secolo americano, è diventato il mondo in cui viviamo oggi». Una grande verità, smussata quanto si vuole da considerazioni sul profondo carattere di Paperone ma non dalla realtà della quotidianità paperopolese, è quella che Franco Cardini ci ricorda in un suo recente contributo in onore del compleanno di Paperino.

               E se Paperopoli piange, Topolinia non sempre ride: laddove la povertà, grande convitato di pietra di molte storie di Paperi – così spesso ignorato in fase critica a vantaggio di tanti fattori più ameni – non sembra muovere altrettante leve narrative nella città gemella, non è più vero per la ricchezza: il famoso “Topolino saccente” era ed è anche un Topolino che scatta sull’attenti quando si tratta di “nera”, e quasi sempre con (parecchi) soldi di mezzo. Quanto ciò sia problematico, è oggetto degno di indagine. A poco titolato parere di chi scrive, nella fattispecie, non si tratta di questione da trascurarsi.

               Tutto questo per…? Naturalmente per arrivare alla copertina del mese di giugno della nostra testata preferita, in cui Gancetto e la sua amica scimmia Roberta sguazzano fra le banconote. Vere? False? Al lettore il compito di scoprirlo in una ottima storia, Topolino in: C’è dollaro e dollaro!, che affronta indirettamente, come vedrete, proprio il non sempre serenissimo rapporto di Topolino con il denaro che si prodiga per difendere. Una storia dal sapore inedito e piacevole, insomma, scritta da un Angelo Palmas in rara forma e disegnata da un ultraclassico Romano Scarpa nei suoi rampanti anni Ottanta.

               
              Il giro del mondo

              Dopo una breve comparsata di Paperoga che mette in campo con efficacia i disagi comportati dal mito dell’efficienza (in ciò servito dagli ineffabili Kinney e Hubbard), ecco il piatto forte del numero insieme alla storia di chiusura: Il giro del mondo in 80 giorni, vicenda che definire improbabile è un eufemismo e uno spregio, opera del mai troppo noto Cal Howard. Disegni altalenanti ma sempre in sintonia con lo spirito della follia narrata. Di più non diciamo per non guastare questo viaggio nell’impossibile, se non che appartiene al pregevole filone delle Pippoparodie confezionate oltreoceano.

               Fra una coppia di brevi storie barossiane che meriterebbero forse un companatico più brioso, Paperino pescatore pescato (Barosso/Bordini) e Pippo e l’elitropia artificiale (Barosso/De Vita sr.), troviamo Topolino e il bosco riservato, non certo fra le migliori prove di Alessandro Sisti ma con il pregio di presentarci un poco noto Claudio Sciarrone delle origini. La seconda storia barossiana, impossibile lasciarsi sfuggire il gusto di anticiparlo, si basa su un presupposto semplice quanto gravido di riferimenti alla condizione della terza età nel nostro tessuto sociale: Pippo si mette in testa, per ragioni che non eccedono una morbosa curiosità, di ficcanasare a tempo pieno nei lavori di un cantiere, pretendendo di farlo addirittura dall’interno. Il resto è storia, un soggetto traballante anzichenò, ma che caracolla dritto verso un degno e dovuto scioglimento.

               Gramo banchetto, quello offerto dal comparto straniero delle Superstar questo mese: se si eccettua la barksiana Paperino e i corvi, gustoso frutto della primissima stagione del Maestro (su soggetto di tal Dorothy Strebe), ci troviamo con l’ennesima rivisitazione de La gallinella saggia (auguri, Paperino!), con una usuale storia della fattoria e con un’autoconclusiva indolore.

               Con un frequente errore di metrologia si apre la penultima storia, Paperino e il salto con l’asta, di Giangiacomo Dalmasso e Giancarlo Gatti, storia per il resto non all’altezza dei vertici del suo autore.

               
              Ahi ahi, Paperino, le radici quadrate…

               D’altra pasta la storia seguente, un delirio futuristico che invece di lasciare spazio a visioni fantascientifiche degne di questo genere, si incentra – ancora e sempre – sul colore dei soldi. Singolare ripetizione delle vicende de L’antipaperone – scritta dal sempre vivace Roberto Catalano e pubblicata solo pochi mesi prima su disegni dello stesso Luciano Gatto -, Paperino Anno 2001 (su testi di Attilio Mazzanti, autore di poche altre storie ma tutte con una dose di notevole originalità – e forse più ponderate di questa) vede Paperino alle prese con una peculiare visione del proprio futuro, con vari gustosi colpi di scena nonostante il fuoco principale dell’azione sia quello che abbiamo ben imparato a conoscere: parafrasando, anas anati lupus.

               E su queste note fosche ma brillanti chiudiamo anche noi, non senza aver gettato un occhio all’anticipazione del prossimo numero: signore e signori… REBO!



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