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Max
Cugino di Alf

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    Re:Direttori di Topolino
    Risposta #210: Giovedì 26 Dic 2019, 00:20:18
    Leggendo un pezzo di Sauro Pennacchioli – edit: vedo che Gongoro mentre scrivevo ha postato questa stessa cosa, perdonate la ripetizione ma ci metterei una vita a ricambiare tutto il post – sulla diffusione dei fumetti in Italia tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta (lui come fonte si basa sui dati delle agenzie di accertamento di diffusione della stampa, che venivano prese a riferimento per le pubblicità) non trovo però traccia delle sole 250mila copie di tiratura di Topolino del quale si parla su Fumettologica. Forse è un singolo numero che ha tirato così poco, mentre Pennacchioli riporta le medie? O magari mi sfugge qualcosa, boh.

    Topolino (dati riportati da Pennacchioli)
    1976 – 750.482!
    1977 – 692.962
    1978 – 630.326
    1979 – 632.020
    1980 – 540.550
    1981 – 504.246
    1982 – 499.804
    1983 – 496.977
    1984 – 496.746
    1985 – 461.270
    1986 – 482.996

    Comunque la concorrenza per rubare tempo, attenzioni e soldi dei più piccoli (o di chi i soldi li spendeva per intrattenerli) a mio avviso era abbastanza limitata anche nel periodo Capelli, con tutti i cartoni giapponesi e i videogiochi, rispetto a tempi più recenti. Insomma, il boom dei fumetti degli anni Sessanta e Settanta in Italia fu molto dovuto al fatto che nel nostro Paese c'erano scarse occasioni di svago, per dirla alla Pennacchioli. L'offerta televisiva era risibile come quantità e varietà rispetto a tempi recenti, inoltre l'impostazione dei programmi che andavano in onda (magari anche molto più validi in quanto a contenuti delle isole dei famosi e dei grandi fratelli vari visti poi) era contraddistinta da un taglio generalmente assai più serioso e compassato, meno "alla mano", meno da intrattenimento, specie per i ragazzi, rispetto a quanto visto poi. Ovviamente non c'erano internet, gli smartphone, ecc., per cui il medium fumetto poteva dilagare abbastanza agevolmente. Mi pare evidente che Gentilini, specie nella fase finale della carriera, benché personaggio meritevole di piazze e statue equestri per quanto ha fatto per il topo nel complesso, fosse una mezza pippa del marketing, almeno rispetto a un genio (in questo campo) come Capelli, se in un periodo tanto favorevole per il medium, nonostante tutta la guerra tra fumetti che ci poteva essere in edicola, la testata fosse in declino e vendesse parecchio meno rispetto ai periodi dei record toccati da Capelli in periodi meno favorevoli. Questo perché, sì, c'era tanta concorrenza tra fumetti, ma Topolino era oggettivamente e direi "naturalmente" IL fumetto, LA testata. Topolino doveva essere la naturale killer application del fumetto in Italia, per le sue evidenti potenzialità intrinseche, nonostante tutto quello che gli altri potessero fare e inventarsi. Cioè, la roba della casa editrice Bianconi, o Editoriale Metro, o come si chiamava, per dire, era di un livello immensamente più basso rispetto pure ai peggiori numeri di Topolino, per quanto fossero economici quei fumetti, insomma, Topolino avrebbe dovuto difendersi bene da loro. Poi sì, Il Monello, Intrepido, ecc. tiravano un botto, ma insomma, non credo che esaurissero il budget destinato all'acquisto di fumetti delle famiglie dell'epoca.

    I videogiochi di fine anni Settanta e primi anni Ottanta sono stati un boom vero negli USA (i concorsi nazionali di Space Invaders con un delirio di persone e cose del genere). Qua all'epoca erano un fenomeno ancora tutto sommato di nicchia, e sono rimasti tali in sostanza fino alla prima PlayStation (dal '95 in poi), che in Italia è stato quello che ha sdoganato realmente il medium da noi, facendolo realmente diventare di massa. Le console dei primi anni Ottanta avevano i prezzi dei giochi altissimi, da noi quindi rimanevano cose per pochi eletti (la cultura di dover pagare cifre importanti per giocare da noi si è affermata in tempi più recenti, uno degli aspetti che hanno contribuito decisivamente all'affermazione della PlayStation da noi era la facile piratabilità dei titoli, chiunque ricorderà che venivano venduti ovunque per strada). Sì, c'è stato il momento d'oro degli home computer (C64 tra tutti, lì i giochi venivano piratati), ma la reale diffusione di queste macchine da noi è stata molto inferiore nel complesso rispetto ad altri Paesi... Frequento gruppi di retrocomputeristi, e le vendite totali di C64 nel mondo secondo le ipotesi più accreditate sono intorno ai 12 milioni in realtà, o poco più, quindi molto più basse rispetto ai diciassette o addirittura trenta milioni che si favoleggiano in giro. La PlayStation 2 ha piazzato 157 milioni di pezzi, per dire quanto è cresciuto il mercato da allora (l'Atari VCS/2600 ha venduto "solo" 30 milioni di pezzi, ma come detto il suo successo in Italia era limitato; il successivo NES ha venduto tanto, 60 milioni, ma è stato più un successo USA e giapponese, da noi arrivò pure parecchio tardi). In Italia non abbiamo certo avuto la rivoluzione informatica che c'è stata in Paesi come il Regno Unito, dove imparavano a programmare da piccoli perché avevano il BBC nelle scuole, ecc. Eravamo un po' un "terzo mondo" informatico/videoludico (cioè, per dire, dalla vicina Francia sono sorti fior di colossi del settore, perfino la Spagna era più florida di noi da 'sto punto di vista). Insomma, tutto questo per dire che informatica e videogiochi in Italia per tutto il "regno" di Capelli hanno rappresentato una minaccia abbastanza blanda (figuriamoci alla fine del periodo di Gentilini che insidia potessero rappresentare, direi quasi nulla). E infatti il buon Gaudenzio, da genio del marketing, ha approfittato del "vuoto" per piazzare i record.

    In quanto a fumetti e cartoni giapponesi (trasmessi da noi credo dal '78), sì, ovviamente erano estremamente popolari tra i ragazzi e gli rubavano un botto di tempo e di attenzione. Ragazzi che magari poi compravano l'album delle figurine di Capitan Harlock o di altri, il giornalino di Candy Candy della Fabbri che vendeva molto bene e al quale hanno perfino prolungato artificialmente (e in maniera un po' ridicola) la vita, Lady Oscar appariva sul Corriere dei Piccoli... Sicuramente avrò rimosso un sacco di roba ed è complicato trovare dati in giro, ma davvero il fumetto giapponese in edicola da noi rappresentava tutta questa minaccia per Topolino nel periodo di Capelli? A occhio direi forse di no, poi magari mi sbaglio... Insomma, di "occasioni di svago" e distrazione rispetto al decennio precedente ce n'erano senz'altro di più, ma fino a un certo punto. Topolino aveva ancora la forza per regnare semi-indisturbato nelle edicole (e infatti regnò, credo). Certamente Capelli ha avuto un botto di concorrenza in più dalla TV (basti pensare all'esplosione di quella commerciale) rispetto a Gentilini.

    Beh, il ruolo dei videogiochi negli anni '80 non credo sia così trascurabile: molto minore rispetto a quello della Playstation nella seconda metà degli anni '90, certo, ma comunque abbastanza significativo: i giochi di allora visti oggi appaiono ridicoli, ma erano i primi e di conseguenza l'interesse che suscitarono fu di tutto rispetto: prova ne è anche l'ampio spazio che ebbero sullo stesso Topolino, dove furono regolarmente messi in palio (le consolle in particolare) come premi di concorsi vari. Naturalmente la popolarità dei cartoni animati giapponesi (anime) si mantenne alta nello stesso periodo.
    Il periodo del libretto di fine anni '70 poi, in seguito anche alla stanchezza di Gentilini, portava ormai avanti un cliché superato, che andava bene a fine anni '60 ma risultava ormai non più attuale. Peraltro, mancava ancora qualche anno alla piena maturità stilistica di Cavazzano e De Vita, che sarebbe arrivata proprio nel decennio successivo, caratterizzando fortemente quel periodo: anche Marconi stesso, come sceneggiatore, diede un contributo notevole. Il tutto, abbinato, come già visto, alla spinta innovatrice di Capelli consentì di arrestare il declino, rendendo il settimanale più attraente ed attento agli interessi del suo pubblico: le cose andarono molto bene fino al pensionamento di Capelli, che avvenne nel 1994, in un momento più favorevole e stabile di quello in cui questa direzione era iniziata.
     Per quanto riguarda le tirature, credo sia indubbio che il calo più drammatico ci sia stato in tempi più recenti, dopo il 2000, portando da una diffusione che ancora arrivava a 400000/500000 copie alle attuali, che sono nell'ordine delle 100000 (dato dimostrato attraverso fonti ufficiali nel 2013). Al calo inesorabile si sta finalmente, e fortunatamente, cercando di reagire con una politica di marketing ben ragionata dopo anni di disattenzione a particolari importanti. Il picco di un milione di copie certamente non era la norma e venne raggiunto con i gadget, ma le tirature della prima metà degli anni '70 ci si avvicinavano comunque abbastanza: è stato un periodo di popolarità massima ed irripetibile per il fumetto in generale, per diversi motivi. Non a caso oggi sul mercato dell'usato quelle sono le annate più comuni, non solo per quanto riguarda il mondo Disney.
    « Ultima modifica: Giovedì 26 Dic 2019, 00:23:22 da Max »

     

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