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Disney Anni d'Oro (DAO)




Disney Anni d'Oro 1 (Aprile 2009) la cui copertina è dedicata alla storia di Pavese/Cavazzano "Operazione Galeone".
Introduzione

Disney Anni d'Oro è stata una delle due testate (l'altra era Tesori Disney) che nel piano editoriale della The Walt Disney Company Italia andava a colmare il vuoto lasciato dalla chiusura dell'ultima testata per collezionisti, ovvero i Maestri Disney, il cui ultimo numero uscì nel Gennaio del 2009.


Storia

Questa particolare tipologia di testate, dedicata ad un pubblico interessato non solo a leggere storie Disney, ma a conoscere i retroscena storici e critici e a capire meglio gli stili dei differenti autori, nasceva con Zio Paperone nel dicembre 1987, che si riprometteva di pubblicare in maniera filologica tutta l'opera di Carl Barks. Con gli anni si aggiunsero altre due pubblicazioni: i già citati Maestri e le Grandi Parodie Disney che, pur manipolando con violenza le storie originali (aumentando il formato, ridisegnando le vignette) permetteva in un formato di pregio la valorizzazione di grandi storie e di un filone ben preciso della storia italiana, insieme al piacere indiscutibile di rivivere i classici della letteratura e di altre forme d'arte. Questo terzetto era accomunato anche da una pubblicità in comune. Il tutto era poi supportato da volumi fuori collana, spesso e volentieri pubblicati in fiere oppure venduti nei cataloghi per Natale, in edizioni numerate e limitate.

Chi seguiva queste testate era guidato dall'impareggiabile Lidia Cannatella e dai commenti critici di Luca Boschi e Alberto Becattini. Anni d'Oro nasce in questo contesto con una missione precisa: pubblicare le storie di rilievo degli anni '70 e '80, accompagnato da un preciso apparato iconografico e critico che andasse a rievocare le mode e i fatti storici in cui quelle storie erano nate. E, per i trenta numeri della testata, questa mission è stata mantenuta (pur con qualche ottima concessione a storie degli anni '50 e '90). Il formato ampio in 196 pagine, perfetto sia per storie a quattro strisce che a tre, presentava una copertina brossurata con doppie bandelle, e dorature sul titolo, disegnato da Marco Gervasio. Il copertinista è sempre stato il grande Cavazzano, che fa muovere i personaggi quasi sempre in assenza di sfondo.


Sul numero 21 viene presentato uno dei capolavori di Cimino, "L'elmo del comando".

Ogni numero conteneva un'intervista a qualche personaggio legato a quegli anni ma, a parte qualche ottima apparizione (Capelli, Lasseter, Diane Disney, gli stessi Cavazzano e Gervasio), si rivelavano spesso pagine sprecate e che non aggiungevano molto d'interessante.
Col numero 20 l'intervista fu infatti eliminata, per dare ancora più spazio alla critica fumettistica e alla pubblicazione di storie rare. Una grande novità della testata era anche uno spazio fisso dedicato ad un portfolio: ricche gallery di illustrazioni di grandi autori (Carpi, Rota, Bordini) oppure di particolare oggettistica (le Ceramiche Zaccagnini), o ancora filoni legati ad un tema comune (illustrazioni natalizie, o quelle belliche).
Altri appuntamenti erano la scelta di una storia mai più ristampata dalla sua prima pubblicazione, e l'utilizzo, per ogni numero, di un'opera di Giorgio Cavazzano, autore scelto per rappresentare quegli anni, in virtù di uno stile dissacrante per l'epoca e per aver ispirato una folta schiera di epigoni. Altri buoni propositi, non realizzati però, erano la riproposta dei mitici Spot della Settimana di Guido Scala, particolarmente calzanti per rappresentare quell'epoca storica, e quella dei Proverbi dello stesso autore, mai proseguiti con costanza durante la serie.

Questo in linea di massima lo spirito della collana, che non partì benissimo però. In generale, molte storie riproposte avevano avuto una recente ristampa negli ultimi anni e nella prima metà della sua vita il rigore filologico non fu preciso, mancando spesso di pubblicare le rare prime tavole della seconda puntata. Un caso emblematico fu il numero 13, con la storia di Bottaro in apertura riproposta nell'edizione stravolta delle Grandi Parodie. Dopo quello, la testata risalì la china qualitativa, sfornando una serie di numeri uno migliore dell'altro, capace da un lato di soddisfare l'esigenza del collezionista a caccia di pezzi rari (lavori di Carpi in primis) e dall'altro di proporre buone storie in forma integrale e con una serie di fil rouge di tematiche che si rincorrevano mese dopo mese.


L'onore della copertina viene concesso anche ad autori "minori", come nel caso di "Paperino e la voce che venne dal nulla" sceneggiata da Jerry Siegel.

La testata ha certamente goduto una forte coerenza interna nelle tematiche. Storie di Jerry Siegel erano spesso presenti, così come la presenza di Pezzin e di Cimino, mentre lo Studio Disney, vicende in due tempi e storie di Al Hubbard con il mondo disneyano cinematografico non mancavano. Erano presenti anche veri e propri inediti, come la prima pubblicazione a livello mondiale degli Uccelli Dorati di Scarpa, oppure la riproposta delle storie pubblicate su Topolino Più, seguendo un filone che in fondo era iniziato su Zio Paperone e proseguito su i Maestri. Autori come Scarpa, Carpi (soprattutto l'ultima produzione), Martina, Cavazzano, Bottaro e Massimo De Vita erano quasi sempre presenti, così come il primo Rota, risultando per certi versi un limite per altri valenti artisti come Gatto, Chierchini ed Asteriti, che non ci sono quasi mai stati. Non mancarono neanche la presenza di Paperinik oppure delle storie legate ai gadget dell'estate allegati su Topolino.

Gli anni '70 e '80 erano presentati come d'oro perché i grandi autori del passato erano al loro apice, mentre emergevano fresche e nuove leve. Pur forse con qualche limite come definizione, la testata ha saputo migliorarsi qualitativamente nel corso del tempo, correggendo gli errori e impostando un lavoro basato sulla filologia e su determinate scelte critiche che poggiavano su di una coerenza interna più che rispettabile. Anche l'impaginato, dopo un'iniziale rigidità, divenne molto più flessibile e confortevole per la lettura.

Dopo trenta numeri e sessanta mesi, la testata bimestrale chiuse nel gennaio 2014, lasciando un vuoto per i collezionisti. Era l'ultima testata che in qualche maniera faceva riferimento ad uno zoccolo duro e ben preciso di lettori. L'arrivo del nuovo editore Panini determinò una riflessione su quel target, riflessione che sfociò in una sorta di ritorno al passato: Uack! cominciò a ristampare Barks e I migliori Anni Disney, partendo dal 1960, ripropose prosegue il parallelismo tra storie a fumetti e società italiana, proprio uno degli aspetti fondanti di DAO. La storia si ripete in qualche modo, anche nel fumetto.


Statistiche
  • Sono le 136 storie italiane a primeggiare nella ripartizione di quanto pubblicato, con circa il 70% dei titoli (e l'85% delle pagine), lasciando le briciole alle 13 storie prelevate dai comic book statunitensi, le 34 dello Studio program, le 11 provenienti da tavole domenicali e l'unica brasiliana del gruppo.
  • Lo sceneggiatore più presente nella serie è Guido Martina, con 22 storie e 875 pagine, seguito da Rodolfo Cimino con 17 titoli, Guido Scala con 15 (ma in questi contano anche i brevi "Spot della settimana"), Chendi con 11 e Pezzin e Scarpa a pari merito con 10 titoli.
  • Classicissimo l'elenco dei disegnatori più presenti con Romano Scarpa a 35 titoli, Cavazzano a 31, Carpi a 21 e Massimo De Vita a 19.
  • La bimestralità della testata ebbe un'unica eccezione tra il numero 5 pubblicato nel dicembre 2009 e il numero 6, pubblicato a gennaio 2010, e quindi ad un solo mese di distanza.


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Grafico voti Disney Anni d'Oro

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