|
|
 |
 a cura di
Guido Tiberga
|
|
.gif) |
| 18 novembre 2003 |
| |
| PRIMO PIANO |
.gif) |
“Settantacinque
anni, fa, il 18 novembre 1928, in un cinema di New York
fu proiettato “Steamboat Willie”, il primo
cortometraggio di Topolino. I festeggiamenti per il
compleanno sono
iniziati da settimane, dentro e fuori gli Stati Uniti.
Da noi, la Walt Disney Italia ha pubblicato un'antologia
a fumetti di cui parliamo più avanti. Disney Channel, il
canale satellitare del pacchetto Sky, celebra l’evento
con uno speciale che comprenderà alcuni tra i più
celebri shorts di Mickey Mouse, compreso quel “The Band
Concert” che, nel 1934, segnò la prima volta a colori
del Topo: un’esibizione di Topolino come “direttore
d'orchestra” che entusiasmò lo stesso Arturo Toscabini,
che dopo averlo visto sei volte, volle incontrare
personalmente Walt Disney. “La Stampa” ha celebrato
l’evento con un lungo servizio sul magazine “Specchio”.
Lo ripubblichiamo qui, per i lettori di “Fumetti e
Cartoons”.
IL
TOPO
“Spero che nessuno dimentichi mai
che tutto è cominciato con un topo”. Walt Disney lo
ripeteva spesso, ma mentiva: in effetti, tutto era
partito con un coniglio chiamato Osvaldo. Poi le
cose non erano andate come lui avrebbe voluto: una lite
con un produttore per un compenso troppo basso, qualche
ingenuità contrattuale e Oswald fu letteralmente
scippato al suo creatore. Il mito nasce dalla reazione a
quella vicenda: Ub Iwerks, un disegnatore cui Walt deve
gran parte del suo successo, prende la sagoma nera del
coniglio, arrotonda le orecchie, appuntisce il naso e si
ritrova tra le mani quella che sarebbe diventata
un’icona del Novecento. Mickey Mouse nasce così, quasi
per caso, aiutato dall’avvento del cinema sonoro che fa
di lui il primo disegno parlante della storia. Dal
cinema, Topolino sarebbe passato ai giornali, alla
televisione, ai parchi tematici dove attori infagottati
dentro costumi dalla testa enorme stringono mani e
distribuiscono baci ai bambini di tutto il mondo.
Settantacinque anni possono invecchiare un personaggio o
renderlo giovane per sempre. Topolino li ha usati per
conquistare il mondo.
L'EMIGRANTE
Musse Pigg in Svezia, Micky Maus in
Germania, Raton Mickey in Spagna, Miguelito in Messico,
Myszka Mikey in Polonia, Miki Ege’r in Ungheria; Mi Lao
Shu in Cina, Topolino in Italia. Mickey Mouse va
dappertutto, e dappertutto porta un po’ della sua natura
di bravo ragazzo americano. Da ogni paese però,
Topolino assume qualcosa: un tratto, una caratteristica,
un’espressione locale. In Italia mangia la pasta,
“interpreta” i classici della letteratura locale, visita
le nostre città. In Cina, dove è entrato passando dalla
porta di Hong Kong, vive in città con le case dai tetti
a pagoda. Si adatta persino dove meno te lo aspetti. In
un’edizione egiziana degli anni Settanta, raccontano
Allen Douglas e Fedwa Malti nel loro libro “Arab Comics
Strips”, lo si vede addirittura uscire di sera con una
candela in mano, diretto a una moschea per celebrare le
preghiere del Ramadan.
IL SOLDATO Non è stato sempre così. Il 7
dicembre del '41, quando i bombardieri giapponesi
piombano su Pearl Harbor, Disney non si tira indietro: i
suoi personaggi, da Paperino ai Sette Nani, si ritrovano
arruolati sul fronte interno. I governi alleati bussano,
e Walt apre: nel ‘42, l’amministrazione del Canada gli
chiede un cartoon per lanciare la campagna dei prestiti
di guerra. Il risultato è banale (una parata di tutta la
banda, con Mickey nel ruolo di leader), ma è soltanto il
primo passo. Pochi mesi dopo, in un altro
cortometraggio, si vedrà Minni davanti ai fornelli,
intenta a metter da parte i grassi avanzati, “da cui si
potrà ricavare glicerina utile allo sforzo bellico”. Con
lei c’è soltanto Pluto: un Topolino in divisa sorride da
una fotografia appesa a una parete. Il Topo è
dappertutto: sui poster dove invita gli Americani a
“tenere gli occhi aperti”, sulle insegne che i piloti da
guerra attaccano sui caccia, ricamato sui berretti dei
marinai, stampato sugli stendardi delle associazioni di
volontari, disegnato alla meglio sulle bombe pronte per
essere sganciate, persino sulle maschere antigas dalle
grandi orecchie che una compagnia dell’Ohio produce
pensando ai bambini. Un impegno che continua fino alla
fine della guerra, tanto che quando arriva il D-Day e i
marines devono definire la parola d’ordine per lo sbarco
in Normandia non hanno dubbi. Scelgono “Mickey
Mouse”.
LA
STAR
“Topolino è il mio attore
preferito”, diceva Andy Warhol, uno che il Topo lo ha
usato come “modello” per la sua arte. In effetti, nei
suoi settantacinque anni di onorato servizio, Mickey ha
dovuto recitare spesso, e non soltanto per i mille
lavori diversi che i suoi autori si sono inventati per
lui: pompiere, giornalista, cacciatore, agente segreto,
idraulico, pilota d'aereo, detective, muratore,
direttore d'orchestra, viaggiatore nel tempo… Dagli anni
in cui andava in giro con i calzoncini rossi, Mickey si
è ritrovato in abiti e ruoli diversi dai suoi: ruoli da
interprete, non da personaggio. Il primo a consegnargli
un copione è Walt Disney in persona: Topolino, che pure
nel 1932 aveva convinto i membri dell’Academy a
tributargli un Oscar speciale, sta perdendo colpi: le
storie a fumetti lo stanno trasformando in un piccolo
eroe americano, ma i sette minuti dei cartoons per il
cinema gli vanno stretti. Troppo pochi per l’avventura,
troppi per cavarsela con qualche gag da attor comico.
Già nel '34, Disney si ispira a Swift e lo trasforma in
“Gulliver Mickey”, topo gigante in un regno di omini
piccolissimi. La svolta, però, arriva il 13 novembre
1940, nello stesso teatro di New York che dodici anni
prima aveva visto il debutto di Steamboat Willie. E’ la
serata di Fantasia, la prima uscita dell'Apprendista
Stregone con la palandrana rossa e il cappellone a cono,
dove la musica di Paul Dukas accompagna il disastro del
Topolino pasticcione che, invece di spazzare il
pavimento, usa la magia per animare le
scope.
L’INTELLETTUALE Al cinema, Mickey Mouse sarebbe
tornato soltanto due volte, molti anni più tardi:
nell’83, nei panni di Bob Cratchit, l’impiegatino
vessato dall’avaro Scrooge nel Canto di Natale da
Dickens, e nel ‘90, protagonista nel Principe e il
Povero da Mark Twain. Opere minori, affrettate,
insignificanti nell’immensa filmografia Disney. Nei
fumetti, invece, il talento di Topolino sarà sfruttato
in ogni ruolo possibile. Fin dal '49, quando Guido
Martina, professore di lettere e coltissimo umorista,
scrive una particolarissima riduzione della Divina
Commedia, dove le terzine in rima accompagnano i
dialoghi scritti nei balloon. Dante-Topolino scende nei
gironi infernali accompagnato da Pippo-Virgilio,
incontra dannati e peccatori, parla con loro, sfiora
temi proibiti per la narrativa disneyana. Come quando
incontra Brunetto Latini, il sodomita, che rivela la sua
“colpa” stampandogli un grosso bacio sulla guancia. E’
l’inizio di una serie infinita: negli anni, Mickey sarà
il Michele Strogoff di Jules Verne, il Renzo Tramaglino
di Manzoni, l’Humphrey Bogart di una straordinaria
versione di “Casablanca” scritta e disegnata da Giorgio
Cavazzano.
IL
PECCATORE
Il 5 dicembre del ‘36,
Walt Disney ordina ai suoi disegnatori di organizzargli
una festa di compleanno nel teatro di posa aziendale.
Due di loro, più irriverenti degli altri, buttano giù
uno schizzo animato in cui Topolino consuma “contro
natura” il suo amore con Minni: una goliardata volgare,
ma anche - racconteranno i due ribelli - una metafora di
come i dipendenti dello studio concepivano il loro
rapporto con il capo. In sala, le risate sono
travolgenti. Anche Disney sembra divertito, tanto da
alzarsi battendo le mani: “Chi sono gli autori?”, chiede
con un sorriso incoraggiante. I due sventurati alzano il
dito, senza scorgere la trappola. “Siete licenziati”,
urla Walt, prima di andarsene sbattendo la porta. Da
allora, di Topolini "abusivi" ce ne sono stati parecchi.
Negli anni Settanta, un gruppo di hippies guidati da Dan
O’Neill, un giovanotto baffuto di San Francisco, mette
addirittura in commercio una pubblicazione a fumetti,
gli “Air Pirates Funnies” in cui la banda di Topolinia ne combina
di tutti i colori: Mickey spara, commercia droga, compie
atti sessuali innominabili. Una vergogna per la Disney,
che trascina i “pirati” in una battaglia legale
durissima. Curiosamente, però, anche all'interno della
controllatissima produzione ufficiale di tanto in tanto
sfugge qualche clamoroso incidente. Nel 1990, ad
esempio, nella storia Ho sposato una strega, parodia del
celebre film di René Clair, Topolino si ritrova seduto
in atteggiamento sospetto su un letto matrimoniale che
non è neppure quello di Minni. Una vignetta che i severi
manager della Walt Disney Italia hanno da tempo
condannato alla “damnatio memoriae”
L’ETERNO Mickey Mouse, ha scritto Sergei
Einsenstein con ammirazione sincera, “è uno dei più
grandi contributi americani alla storia della cultura”.
Logico che nel corso di tre quarti di secolo abbia
cercato di adattarsi allo scorrere del tempo. Negli
ultimi tempi tanto i cartoonist di Burbank quanto i
fumettisti italiani (responsabili della produzione
mondiale delle storie Disney) hanno cercato di ritoccare
il look alla loro star più celebre. Negli States,
Topolino è tornato a interpretare i cartoni animati in
alcuni cortometraggi per la televisione (“Mouseworks” e
“House of the Mouse”): non succedeva dagli anni
Cinquanta. I fumetti non hanno mai smesso di esistere:
se Topolino ha vissuto e sta vivendo alcune storie
“eretiche” nella testata X Mickey - fatta di mistero,
mostri e paura - le avventure tradizionali continuano a
tener banco sul giornale che qualche settimana fa ha
festeggiato l’uscita del numero 2500. Manca il cinema,
anche se nei forum di Internet si sussurra di una
clamorosa rentrée che potrebbe coincidere il 2008, data
dell’ottantesimo compleanno. Boatos senza riscontro: e
forse non è un male: un Topolino computerizzato,
perfetto, magari perfetto in tre dimensioni, che cosa
potrebbe aggiungere alla sua magia? |
| |
| SEGNALIBRO |
.gif) |
Si chiama semplicemente “75° Topolino” il
volumetto che Disney
Libri dedica al compleanno di
Mickey Mouse (386 pagine, 6 euro). Una celebrazione
semplice, con una prefazione brevissima (appena tre
pagine) per ricostruire la lunga vicenda dal debutto al
Colony Theater alla pubblicazione del 2500° numero del
“formato libretto”. I festeggiamenti sono affidati ai
fumetti: sette in tutto. Si parte con “Topolino
poliziotto e Pippo suo aiutante”, l’avventura scritta da
Gottfredson nel 1934, un po’ sacrificata nel formato
libretto che ne schiaccia le vignette e si finisce con
“Topolino e il fiume del tempo”: non certo la miglior
storia firmata da Francesco Artibani, Tito Faraci e
Corrado Mastantuono, ma certo la più adatta alla
ricorrenza, visto che racconta il ritorno della coppia
Mickey-Gambadilegno sullo “Steamboat Willie”. Un’idea
nata nel novembre del ’98 per il compleanno numero 70,
ancora buona a un anno di distanza. Tra i due estremi
un’antologia che non dimentica (quasi) nessuna delle
grandi firme italiane: Sergio Asteriti, Giovan Battista
Carpi, Giorgio Cavazzano Massimo Marconi,. Guido
Martina, Romano Scarpa. |
| |
| TRAILER |
.gif) |
“Il problema? Far recitare uno accanto
all’altro un uomo di un metro e ottanta e un coniglio di
novanta centimetri. Il tutto su uno schermo gigante per
il cinema. Che cosa significa? Semplice: se riprendi
Brendan Fraser all’altezza delle ginocchia, stai
tagliando Daffy Duck appena appena sotto la testa...”.
Eric Goldberg, l'artista cresciuto negli studi Disney,
dove è stato co-direttore di “Pocahontas” e responsabile
delle animazioni del genio azzurro di Aladdin, riassume
così la sfida di “Looney Tunes, Back in Action” 14 novembre negli Stati Uniti e che è
stato presentato in anteprima al pubblico del Torino
Film Festival. Goldman è tornato alla Warner Bros. per
questo strano film a mezza strada tra il cartoon e la
commedia brillante. Non è una novità che Bugs Bunny e
Daffy Duck affianchino attori in carne e ossa (era già
successo nel '96 con “Space Jam”, quando avevano
accompagnato Magic Johnson in un'incredibile partita di
basket contro un team di extraterrestri), ma è la prima
volta che abbandonano l'aspetto piatto del disegno
tradizionale per affrontare il mondo con lo spessore
grafico delle tre dimensioni.
La trama è demenziale
come si conviene a un film con i Tunes. Joe Dante, il
regista (lo stesso di “Gremlins” e “Small Soldiers”), è
partito da uno dei topos dell'animazione Warner: la
rivalità assurda tra l’astuto Bugs e l’impulsivo Daffy,
vista per la prima volta oltre cinquant'anni fa, nel
divertentissimo “Rabbit Fire” di Chuck Jones. Mezzo
secolo più tardi, ormai stufo di lavorare con il
coniglio, Daffy sogna un film tutto per sè e insiste con
i responsabili degli Studios per ottenere finalmente un
ruolo da protagonista. Licenziato in tronco per eccesso
di esuberanza, il papero reagisce da par suo, sfasciando
tutto ciò che gli capita a tiro. I boss, furibondi,
cacciano anche D.J. (Brendan Fraser), lo stuntman
incaricato di metterlo alla porta. Tra i due nasce
un'amicizia “forzata”: Daffy invade la casa e la vita
dell'uomo, scopre che il padre di D.J. (Timothy Dalton),
antica star dei film di 007, è in realtà una spia.
Quando Dalton viene rapito dal cattivo di turno (Steve
Martin), i due partono al suo salvataggio in
un'avventura che li porterà da Las Vegas all’Africa,
dall’Europa alla misteriosa Area 51. Nel frattempo Bugs
Bunny e la vice presidente della Warner (Jenna Elfman)
si lanciano all'inseguimento nel tentativo di riassumere
Daffy...
Raccontato così sembra un enorme
pasticcio. Sullo schermo è anche peggio, con una
successione di gag e situazioni paradossali che - con la
partecipazione dell'intera banda, dal canarino Titti a
Yosemite Sam, da Elmer Fudd al Diavolo della Tasmania -
riportano all'epoca d'oro dei Looney Tunes. “Back in
action” è una farsa costruita sui prodigi della tecnica:
“Non si è trattato soltanto di prendere un gruppo di
personaggi, filmarli su uno sfondo blu per poi inserirli
sulle scene dal vivo - ha spiegato Joe Dante -. Volevamo
che il pubblico dimenticasse la differenza tra uomini e
cartoons, che tutto sembrasse un normalissimo film
incidentalmente interpretato da due tipi strani come
Bugs Bunny e Daffy Duck”. Il risultato? Più che buono,
secondo i critici americani. “Ho un solo appunto -
commenta Jerry Beck, il massimo esperto al mondo dei
Looney Tunes - Daffy è troppo frenetico. E se il solo
difetto che ho visto è un Daffy troppo Daffy, cos’altro
potrei dirvi?”. |
| |
| GOSSIP |
I fumetti, per alcuni, sono una lettura che
accompagna tutta la vita. Per altri sono un’esperienza
che si limita agli anni dell’infanzia. Alcuni però, i
più insospettabili, sui fumetti hanno lasciato un segno
indelebile. Lo rivela il sito Papersera.net che
dedica una gustosissima rubrica alle “lettere” scritte
dai bambini al loro albo preferito. Bambini di un tempo,
come il grintosissimo Gianni Baget di Genova, che nel
1938, scrive al settimanale “Paperino” pubblicato da
Mondadori. Scrive spesso: una volta si candida al ruolo
di “primo amico” di Paperino, un’altra si lamenta per
non aver avuto pronta risposta (“sono in collera con
Paperino”, spiega), una terza chiede una tessera del
club per il suo gatto. Il piccolo Gianni Baget è don
Gianni Baget Bozzo, il sacerdote di Genova fino a poco
tempo fa assiduo protagonista della vita politica, prima
come europarlamentare socialista e poi come ideologo di
Forza Italia? Papersera.net non scioglie tutti i dubbi,
ma i conti tornano: Gianni Baget, battagliero oggi come
allora, nel ’38 viveva a Genova e aveva dodici
anni… |
| |
| TELESCRIVENTE |
.gif) |
(ADNKRONOS) Si svolgerà dal 20
al 23 novembre all’Ergife Hotel di Roma e, come
preannuncia Rinaldo Traini, direttore generale della
manifestazione, “Expocartoon sarà
una grande festa” dedicata a chi ama i fumetti e tutte
le sue forme. Mostre espositive, dibattiti e tavole
rotonde con la partecipazione di studiosi anche
accademici, rassegne cinematografiche monografiche e
nazionali, incontri con autori e numerosi spettacoli.
Expocartoon, inoltre, darà grande risalto anche al
settore dei giochi. In questo contesto, tra le tante
iniziative, saranno organizzati tornei nazionali di
video -games e performances dimostrative. Inoltre, la
manifestazione ospiterà anche il ventiseiesimo “Salone
Internazionale dei Comics, del Film di Animazione e
dell'Illustrazione dedicata al cartooning”. Il programma
della manifestazione prevede ben dodici mostre tra cui
“Africartoon, umorismo e libertà di stampa”. Si tratta
di una rassegna dei cartoonist africani in prima linea
sui quotidiani africani patrocinata dalla rivista
“Nigrizia”. Alla mostra, sarà collegato il convegno
“Satira politica e libertà di stampa, quali confini?”,
con la partecipazione di caricaturisti africani e
italiani. Nell’ambito di “Expocartoon” inoltre, sarà
allestito uno spazio di circa 2500 metri quadri dedicato
ad un concentrato di spettacolo e di intrattenimento
ludico di ogni tipo: videogames, concerti musicali,
spettacoli, live radiofonici interni, giochi da tavolo,
di strategia e tattica, happening. |
| |
| | |