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Le interviste del Papersera - Massimo Marconi

Paolo: Hai lavorato con tutti i disegnatori "classici" della scuola Disney in Italia, hai un ricordo particolare di qualcuno?
La prima storia di MArconi su Topolino: 'Paperino e le disavventure della Grat-Super'Massimo Marconi: Sai, in redazione una volta venivano poco, capitavano le visite "canoniche", una volta ogni tanto, poi qualcuno come Massimo de Vita, che stava a Milano portava la storia di persona e lo si vedeva un po' più spesso, anche Asteriti, però tutti gli altri era difficile incontrarli. Io sono una persona abbastanza riservata, ma il fatto di essere lì, di vedere questa gente mi emozionava, anche se non ho mai chiesto una tavola, nè un autografo, però stavo ad ascoltare, e devo dire che erano tutti abbastanza lusingati.
Va detto anche che li ho conosciuti tutti in un periodo particolare, in cui stava nascendo l'interesse per un approccio più filologico allo studio sugli autori, ed ho visto della gente addirittura riscoprirsi attravero le ricerche, attraverso i lavori critici dei vari Boschi, Brunoro ed altri. Specialmente per i disegnatori è stata una grande novità: io penso che molti prima nascondessero il fatto di fare "solo" fumetti, e qualcuno sotto sotto forse si sentiva un po' fallito perché aveva altre ambizioni, venendo dalla pittura!
Comunque devo dire che, pur con i loro difetti ed umanamente tutti un po' caratteriali, ma come in qualsiasi altro settore, erano tutte persone di notevole spessore, specialmente i più bravi. C'è poco da fare: i migliori erano quelli che avevano una personalità migliore, non i più buoni eh, per carità, ma con una personalità!

P: E tra i più giovani, c'è qualcuno che ti ha colpito maggiormente?
MMa: Ultimamente faccio fatica a distinguerli, una volta li riconoscevo subito al primo colpo, adesso sono rimasto un po' indietro, però ce ne sono di bravi... forse oggi il difetto più diffuso è quello di non saper "raccontare".Il "Paperino Paperotto" di Alessandro Barbucci Credo che l'ultimo raccontatore sia stato Alessandro Barbucci, e con lui quelli dell'infornata dei primi anni dell'Accademia Disney: i vari Sciarrone, Camboni, ed altri, che si sono formati quando i maestri erano loro molto vicini, li seguivano di più, guardavano, vedevano, correggevano. In particolare c'era Carpi che li seguiva, poi i consigli arrivavano un po' da tutti, compreso il sottoscritto, ed era anche abbastanza lunga la trafila.
Oggi probabilmente il corso li rende un po' tutti omologhi: ho visto disegnatori che prima di fare il corso Disney gli avresti sparato ad una tempia e dopo uno-due anni di corso disney dicevi "non puo' essere lui, è veramente diventato un'altra cosa! Grandissimo! Bravissimo!". Però quella che uno non imparerà mai, perché non la si puo' insegnare, è la capacità di raccontare: quella devi averla un po' innata. È un po' come la sceneggiatura: della sceneggiatura puoi insegnare la tecnica, che è abbastanza poca, ma non puoi insegnare l'arte di raccontare fatti.
Mentre tanti disegnatori sono usciti dall'accademia ad un alto livello, non è stata la stessa cosa per gli sceneggiatori, quelli che sono i bravi sceneggiatori di adesso non sono passati per l'accademia, o ci son passati casualmente: un Casty non è passato per l'accademia, un Fausto Vitaliano non mi pare proprio sia passato per l'accademia. Perché la sceneggiatura, il racconto, l'arte di muovere i personaggi non la puoi insegnare, puoi insegnare l'arte della scrittura, ma se non hai niente da raccontare come fai ad imparare? Al massimo puoi copiare da altri, ma... non credo sia molto bello!

P: Capisco, è un po' come se uno volesse scomporre le sceneggiature negli elementi che le compongono e rimontarli cambiando qualcosa, o ordinandoli diversamente: il risultato non puo' essere soddisfacente, mi vengono in mente le storie di Rodolfo Cimino: le tematiche sono riconducibili sempre a pochi elementi, ma bisogna saperli fondere, magari con quello che chiamiamo "lo stile Disney".
MMa: Certo, e ti dirò di più: la storia è quella cosa che non esiste finchè non la vedi realizzata; e lo stesso vale anche per un film, o per un'opera teatrale. Anche per questo una storia dipende sempre molto da chi la disegna, non è casuale che uno si ricordi le storie più belle di Cimino come quelle realizzate da Scarpa o da Cavazzano, certo non ti ricordi quelle disegnate da Bargadà o da altri...
L'innovativo rapporto Topolino-Gambadilegno di Tito Faraci Rimane il fatto che insegnare a raccontare è impossibile, non dico che sia una cosa innata, però forse uno l'acquisisce con tanta pazienza. Io ad esempio non mi reputo un bravo sceneggiatore, nel senso che non sono uno sceneggiatore "di pancia" come può essere un Tito Faraci: lui è uno sceneggiatore di pancia, ed anche con una grossissima testa. Io ho una "testa grossa" nel senso che ho dentro tante cose perché mi sono passate davanti migliaia e migliaia di storie, che leggevo e controllavo, comprese tutte quelle orribili del Mega Almanacco, che mia moglie traduceva, alle quali dovevo fare i salti mortali per dar loro un senso logico... Se metti insieme tutta questa esperienza, il mio lavoro di creazione è un po' un patchwork perché, senza rendertene conto, si prendono pezzi un po' da tutte le fonti. Diciamo che faccio un buon lavoro di "cultura", cosa che non puoi pretendere da uno sceneggiatore giovane, che non puo' avere tutta questa conoscenza, se non è un deficente come me che sono cresciuto con Disney e continuo ad andare a vedere i cartoni animati!
E allora devi avere qualche cosa di innato. D'altra parte se uno è bravo a fare lo sceneggiatore ed è anche abbastanza intelligente, chi glielo fa fare di fare lo sceneggiatore di fumetti? Appena riesce a mettere piede in televisione o al cinema forse gli conviene. Una persona come Faraci, che oltretutto è uno che sa anche vendersi bene e che conosce tutto e tutti, mi domando perché non si mette a fare qualcosa di televisivo se non proprio di cinematografico... (basta che Tito non abbandoni i fumetti! N.d.R.).

P: Be' comunque anche la realizzazione di un buon fumetto è una fonte di soddisfazione personale per il suo autore, non c'è l'obbligo della televisione per poter essere considerati bravi!
MMa: Considera comunque che quello dello sceneggiatore non è un lavoro molto ben remunerato: io dovessi vivere di fumetti non saprei da che parte cominciare, fare 3-4 o anche 10 storie all'anno non ti permette di mantenere una famiglia.
Quando ero io responsabile delle sceneggiature mi sarei potuto approvare tranquillamente molte più storie. Al proposito c'è un aneddoto: la prima volta che ho realizzato una storia, sono andato da Capelli e gliel'ho raccontata, e lui mi ha detto "Ma è scemo? Se l'approvi lei, e non mi venga a raccontare niente, come non mi racconta niente delle altre...". Eppure poi non riuscivo neanche a farle perché qualcuna non mi convinceva, un'altra non funzionava...
Paradossalmente per vivere di sceneggiatura devi essere scadente, nel senso che butti dentro tutte le cose senza accorgertene, fai un bel lavoro di mestiere e vai... Appena appena sei un po' bravino ed hai un po' di amor proprio, ti blocchi: trovare tutti i giorni, o almeno una volta alla settimana, una buona idea è difficile, perché se non fai almeno una storia alla settimana con Topolino (o una ogni tre da Bonelli) non riesci a mantenere una famiglia... È dura fare lo sceneggiatore... e oggi è dura anche fare il disegnatore, perché sono a spasso!
Lo sceneggiatore, a parte il dovere o non dovere passare da qualche forca caudina di controlli, deve avere l'estro, avere l'idea, deve scrivere... poi, per carità, lo scadente te ne fa 20, e quello bravo... ne fa anche lui 20 ma le butta via, le accantona, le mette da parte. Io ricordo quando agli sceneggiatori più bravi tipo Concina, Panaro chiedevo un aumento di produzione, più di tanto non riuscivano a fare, se la persona è intellettualmente onesta. Io adesso una sceneggiatura di una storia la riuscirei a fare anche in 2 giorni se mi gira bene, però è possibile che passo anche due anni a pensare a un soggetto.
Una vignetta dal ciclo di storie di "L'economia di Zio Paperone" Proprio in questi giorni devo fare per la Disney un soggetto che era lì, giaceva che eravamo ancora in Mondadori, finalmente ora ho trovato la piccola soluzioncina, l'ho proposta e è andata bene, però si tratta di una roba che ha vent'anni! E non è che l'avessi dimenticato, è che col tempo lo riprendevo in mano ma non mi convinceva, e nelle stesse condizioni ne ho tanti altri... e non sono l'unico, tanti altri hanno il soggetto/sogno nel cassetto che non riesce ad emergere, perché sei onesto e sai che manca qualche cosa.
Certo questa non è una garanzia che una volta che tiri fuori il soggetto hai una bella storia, però almeno con te stesso sei onesto. Ma, come dicevo prima, se sei onesto, non vivi, non mangi, un po' la situazione va "forzata", e io parlo da privilegiato, ho sempre avuto un posto e uno stipendio, le storie le facevo sempre con calma e senza ansia, tranne quelle obbligatorie da fare in due giorni perché magari non le faceva nessuno...

P: Immagino tu ti riferisca a quelle promozionali?
MMa: Si, oppure quelle de "L'Economia di Zio Paperone", quelle sponsorizzate dal Sole 24 Ore. Poi un giorno ho scoperto che Alessandro Sisti era più bravo di me, e ne ha fatte parecchie lui.

P: Conosci un certo "Antonio Secondo"?
MMa: Temo che la soluzione del "mistero" di Antonio Secondo non sia niente di eclatante. Si tratta semplicemente del secondo e terzo nome (carta d'identità alla mano) di Massimo Marconi. Una volta, infatti, si usava aggiungere all'atto del battesimo i nomi dei nonni. L'uso dello pseudonimo è nato ai tempi delle prime collaborazioni con il giornale "NeveSport": non faceva "fine" firmare cinque o sei pezzi a numero con lo stesso nome, perciò alcuni andavano sotto pseudonimo. Antonio Secondo - con quel tanto di regalità o papalità che contiene - funzionava benissimo.
L'uso nelle storie Disney è nato dal desiderio di poter avere un giudizio sicero da parte dei colleghi: chi avrebbe altrimenti avuto il coraggio di criticare i lavori dell'onnipotente responsabile delle sceneggiature? Tuttavia il machiavello si rivelò ben presto un segreto di Pulcinella e l'uso dello pseudonimo è rimasto soltanto come indice da una parte di schizofrenia e dall'altra di una certa dose di presunzione: far finta di essere uno di quei grandi autori che hanno più di un alias...

P: Una tua storia in particolare è entrata nella leggenda, è Topolino in: "Ho sposato una strega". Ebbe un bel po' di rumore attorno a sè...
MMa: In quei tempi ogni tanto i giornali parlavano di noi: il Corriere della Sera aveva fatto due pagine quando uscì l'edizione latina di alcune storie Disney; se c'era una storia particolare dove facevi la versione Disney di un qualche personaggio televisivo, era probabile che la storia venisse citata da qualche giornale, e così via.
Io avevo da tempo l'idea di fare una storia che prevedeva di far innamorare Topolino, logicamente non di Minni, e poi riportare tutto com'era prima. Solo che far innamorare era facile, ma poi bisognava rimettere le cose al loro posto, e ne parlai anche con Capelli che era d'accordissimo.
Scene da un matrimonio Quando la storia uscì, oltretutto con l'inversione di una pagina (fatto importante perché era un po' più difficile capire come si svolgeva la storia), passò assolutamente sotto silenzio, e rimanemmo un po' male, avevamo anche mandato qualche comunicato stampa...
Poi in una trasmissione radiofonica, ora non ricordo se a livello nazionale o regionale, comunque nella zona di Genova, qualcuno si era lamentato, aveva sentito parlare di questa storia, "ma come, Topolino si sposa? Fanno le cose pornografiche su Topolino..." ovviamente non aveva capito niente, non l'aveva neanche letta... Il Secolo XIX ha ripreso la notizia e poi è arrivata anche al settimanale satirico "Cuore", che l'ha sparata a nove colonne in prima pagina: "Abbiamo le prove: Topolino tromba!", con tanto di intervista a Pippo che diceva "ah, il mio amico... pensavo fosse gay come me..." e così via su questo tono.
Intanto nel frattempo era uscito il numero seguente di Topolino, e la storia non l'ha potuta leggere nessuno, e a dimostrazione di questo c'è il fatto che dei critici che ne hanno parlato, nessuno ha mai detto che la storia è stata pubblicata con una pagina invertita: ne han parlato in molti senza neanche averla mai letta!
Tra l'altro non era niente di scandaloso, per carità: io mi ero anche spinto un po' di più in alcune scene, che comunque Cavazzano di sua iniziativa aveva abbassato di tono: li avevo messi anche nel letto più vicini che parlavano... meno male!
L'addio tra Samanta e TopolinoDi questo fatto è comunque arrivata una eco in America dove hanno voluto vedere questa storia, che, tradotta, gli è stata mandata e ne hanno bloccato la publicazione... completamente a torto perché se vogliamo Paperino si è sposato centomila volte, si e' innamorato di Reginella, non ha mai fatto scandalo e non l'avrebbe fatto nemmeno questa, se non fosse partita col piede sbagliato, anzi sarebbe stata oggetto di servizi e di pubblicità alla rivista: è partita sulla base di uno scandalo, e poi, senza nemmeno avera letta, hanno parlato tutti sulla base di un sentito dire, ripetendo più o meno quello che avevano scritto il Secolo XIX e Cuore. Anche gli "esperti" di fumetto, su Comix e su altri giornali, ripetevano sempre le stesse cose...

P: Peccato che non potrà più leggerla nessuno...
MMa: No, io ho le fotocopie originali, le tavole credo che siano state bruciate o distrutte, o nascoste da qualcuno... e furono distrutte anche le pellicole, non solo della storia, ma di tutto quel numero di Topolino, e quindi anche storie che non c'entravano niente ci sono andate di mezzo...
Tra l'altro nello stesso periodo anche "Topolino in: Ciao Minnotchka" aveva avuto delle noie, anche in quel caso non succedeva niente di strano ma fu deciso di non pubblicarla più per il suo "taglio politico"...

P: Altre due bellissime tue storie sono state 'Topolino presenta "La strada"' e 'Topolino e il ritorno al passato'. Ce ne vuoi parlare?
MMa: Per la storia de "La strada" di Fellini possiamo dire che sia quasi tutto merito di Cavazzano, ed in parte di Vincenzo Mollica, che l'aveva convinto.
Cavazzano aveva avuto l'idea che Fellini andava a raccontare a Walt Disney questa storia, io l'ho solo fatta un po' più dettagliata e inserito l'elemento del sogno.
La copertina dedicata alla storia di MArconi-CavazzanoPerò certo "La strada" è un film bellissimo, tra i miei preferiti e con l'occasione me lo sono rivisto almeno 40 volte! Tra l'altro ebbi anche parecchie difficoltà a trovare la cassetta perché non esisteva in vhs, poi l'ho prestata a Cavazzano... che non me l'ha più restituita! Quella storia è stata proprio un piacere da realizzare e da leggere: i personaggi erano calati in un modo qusi perfetto, Cavazzano ha fatto poi un capolavoro, è una delle sue storie più belle, forse anche più bella come disegni di "Casablanca".
Mi ricordo che Fellini aveva telefonato a Cavazzano per fargli i complimenti... io mi ero anche un po' offeso, e l'avevo detto a Giorgio, oltrettuto per interposta persona avevo anche incontrato una volta Fellini a casa di un cugino di mia moglie, Gino Maccari uno sceneggiatore suo amico d'infanzia... insomma mi seccava: Giorgio aveva fatto un buon lavoro, però poteva telefonare anche a me! Ma vabbè, il sabato mattina suona il telefono, e sento una voce che fa "salve sto cercando il signor Marconi" (irresistibile l'imitazione che Marconi fa della voce di Fellini! N.d.R.); era talmente la voce di Fellini che secondo me era imitata, e stavo per dire "Giorgio vaffanculo!", ma l'angelo custode mi ha assistito... era Fellini davvero... mi ha detto 2-3 cose che mi hanno fatto capire, mi ha parlato appunto di Ruggero Maccari, cosa che Cavazzano non sapeva... pensa che stavo per andare giù molto pesante, tipo "Giorgio vaffanculo te e quello stronzo..." una roba cosi'...
Per quella del ritorno al passato, devo premettere che a me piacevano e piacciono molto le storie che rivelano qualcosa, che forniscono la spiegazione di un qualche fenomeno, di qualche cosa che c'è stato, tipo le storia di Jeff Jordan, di Barks, di Scarpa, tipo lo Scozzese Volante, di Martin Mystére.Nostradamus in...difficolta'!Mi è sempre piaciuto poi il ciclo della macchina del tempo, e non mi chiedere poi come mi è venuta in mente questa storia con Nostradamus, che non ricordo... forse mi sono imbattuto nella sua data di nascita e mi è venuta la storia, è una di quelle che ti vengono di getto! E devo anche dire che in quella storia Massimo de Vita che di solito cambia moltissimo, non cambiò niente, tranne il fatto che il personaggio parlava non in prosa ma in poesia. Io ho abboccato al suo suggerimento e iniziai a fare i testi delle prime vignette, poi quando mi sono accorto che era difficilissimo era troppo tardi! Ma tutto sommato era anche giusto: le centurie sono espresse in forma di poesia, con una loro metrica. È una storia che mi piace, veramente ben riuscita.
Un'altra storia che mi è riuscita bene, fatta anche questa in un paio di giorni, è "Topolino e il mistero del Mundial", mi era piaciuta per il fatto che con la macchina del tempo avevano sbagliato e si ritrovavano nel futuro invece che nel passato, e anche l'uso dei finali alternativi, con Pertini che è stato davvero una persona squisita.

P: Ma davvero erano coinvolti Pertini e gli altri? Io pensavo che dessero solo l'autorizzazione all'uso del nome...
MMa: No, un minimo di coinvolgimento c'era. Sono andato io da Rumenigge, in effetti volevo Platini, anche se sono interista: in quel momento il più forte era Maradona, che non poteva perché era già un personaggio di fumetti da qualche altra parte. Da Platini sono andato a chiedere il permesso, poi era evidente che la cosa l'avrei scritta io, ma non ne ha voluto sapere, da quel momento... già era juventino, così l'ho odiato, si è rivelato proprio un cafone. Mentre Rumenigge era tutto contento dell'iniziativa. Mi ricordo che Pertini mi ha detto "Non fatemi fare la figura dello stupido, eh", poi gliel'ho mandata ma non mi ha più risposto.

Una scena da 'Paperino e il Natale...spaziale'P: Altre due storie cui sono particolarmente legato sono "Zio Paperone e la guerra di cuori" e "Paperino e il Natale... spaziale"
MMa: Sul "Natale Spaziale", storia di cui Scarpa mi ha regalato una tavola con scritto "al collega Massimo" (forse è l'unica tavola che ho a casa), ho un bell'aneddoto: durante la scorsa Pasqua eravamo in montagna da mio cognato, e c'era anche il mio nipotino, il figlio di mia figlia che ha 8-9 anni ed è già un grosso lettore Disney; quando gli ho fatto vedere il primo Barks e gli ho chiesto cosa ne pensasse mi ha fatto "Nonno è talmente bello che ho pianto". Io stavo sfogliando un vecchio classico tutto un po' smangiato, e ho trovato dentro questa storia (Il Natale Spaziale, N.d.R.), l'ho messa vicino a lui che stava leggendo, quando poi ho visto che l'aveva letta, gli ho chiesto se gli fosse piaciuta: "È bellissima!" e allora gli ho detto che era mia ed è stata davvero una bella gratificazione a venti anni di distanza.
Invece "La guerra di cuori" appartiene ad un periodo quando facevo un po' fatica a farmi prendere le storie, magari ero un po' presuntuoso, però mi reputavo più bravo di tanti che passavano allora ...senza fare nomi che non è simpatico.




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