Le interviste del Papersera - Massimo Marconi
Paolo: Per uno che è già anche autore, revisionare le storie altrui può essere piacevole (scopri e incoraggi talenti), ma c'è il lato più frustrante: ti fai nemici, ti scocci a esaminare e cassare storie pallose mentre potresti scriverne di migliori tu...
Massimo Marconi: Senza presunzione, per carità, però i miei dialoghi funzionavano, anche perché mettevo a posto quelli degli altri perciò...non credo che avessi sotto quell'aspetto dei problemi. Solo che, come ho detto in precedenza, era difficile farmele approvare, non sapevo a chi rivolgermi: Dalmasso non voleva per gli "interni", con Gentilini non c'era modo di parlarci... Peccato, perché avrei potuto scriverne molte di più, anche perché allora venivano pagate molto meglio di adesso.
Comunque fare le storie, se penso adesso a come le facevo allora, era qualcosa che mi piaceva molto: facevo sessantasettemila brutte, dividevo tutto, rileggevo, scartavo, riscrivevo... e forse era meglio farle in questa maniera, avevi meno sicurezza e andavi un po' più attento... Il problema non è quello che metti dentro, è quello che non metti, tutto quello che devi togliere. Spesso hai cinquanta possibili sviluppi, e non dico tutti e cinquanta, ma due o tre possono essere davvero buoni, tutte e tre non li puoi fare, ma ognuno ha i suoi pregi e tu devi scegliere ed è veramente una sofferenza, e poi quando scegli magari non ti soddisfa, e allora torni indietro, rifai da capo...è un lavoro difficile, non è come costruire muri che dopo un po' non ti si alzano più le braccia e vai a dormire. Sai che mi succedeva? stavo tutto il giorno in redazione a pensare su un passaggio, senza arrivare a niente di soddisfacente, poi magari prendevo il tram per cinque fermate, e riuscivo a buttare giù cinque tavole, in bruttissima copia, perché mi veniva la soluzione per sbloccare la situazione in quel momento: con il fatto di non doverci pensare apposta riesci a sentirti più libero e non sei bloccato... Come funziona male il cervello umano!
L'unico fenomeno che ho conosciuto, veramente di quelli bravi - perché di quelli scadenti che fanno le storie in cinque minuti ce ne sono sin troppi - è Tito Faraci. Forse ho visto qualche giornalista di mestiere che riesce a scrivere un buon articolo parlando, magari mentre fa una telefonata... però già è un po' più semplice: al centesimo articolo che scrivi di sci, di calcio o di ciclismo forse certi meccanismi ce li hai automatici; invece Tito sulla sceneggiatura è l'unico che ho visto così'... giusto Martina, però devo dire che la sua produzione non era sempre al massimo, faceva anche stare i personaggi per sette tavole seduti sul divano, non era proprio disciplinato, mentre Tito è disciplinatissimo, diligente, creativo e riesce a "macinare" con facilità... Poi magari mi telefona per dire se quella storia funziona, e funziona benissimo, soltanto perché ha bisogno di un contentino, di un supporto. Ma è unico!
P: C'è stata una storia una bella storia di autore fino ad allora ignoto che ti è capitata sul tavolo?
MMa: No, anche perché nessun esordiente ti mandava una sceneggiatura, e poi durante la mia gestione, non so se per colpa mia, di sceneggiatori nuovi ne sono venuti fuori pochi, e molti anche abbastanza fiacchettini tutto sommato...
Ma non ce n'erano, li abbiamo anche dovuti sollecitare: avevamo fatto delle ricerche a Venezia e da altre parti tramite gli assessorati ai giovani per riuscire a trovare qualcuno di valido, io stesso ad un certo punto non mi fidavo più di me e passavo a Sisti tutti gli esordienti, ma non abbiamo tirato fuori niente. Pensa che quando Alessandro Sisti ha fatto il primo corso di sceneggiatura, è stato addiruttura costretto ad andare a ripescare i meno peggio di quelli che avevamo scartato. Si presentavano le persone più assurde, quelli che ti dicevano "Stamattina mi sono svegliato e mi sono detto 'Perché non vado a lavorare per Topolino?'...", e poi venivano fuori storie con Tip Tap e... Tup, oppure ripetevano le cose più assurde, che avevi già visto venti volte!
Forse una riscoperta è stato Bruno Concina, di cui non mi piacevano le prime storie... forse perché lo seguiva Elisa Penna e gli confondeva un po' le idee, poi con la gestione Fossati ha fatto una bellissima storia, ora non mi ricordo qual era, e mi sono ricreduto, poi l'ho anche conosciuto come persona molto gentile e nonostante sia veneto e quindi un po' pedante, è una persona squisita, e mi dispiace che adesso abbia tirato quella storia in ballo.
Io sono sempre stato molto critico, ma non ho mai sopportato che si parlasse male dei "miei" sceneggiatori, però poi in effetti erano da prendere a calci nel sedere molto spesso, però a tutti, come dice giustamente Massimo de Vita, "Tanto di cappello come soggettisti", nel senso che trovare un soggetto, con tutte le storie che sono già state fatte, non è certo facile, poi molti però non sapevano risolverlo.
Un caso tipico è Nino Russo, ha fatto un sacco di storie, a quei tempi servivano, se ne producevano 400 l'anno: più di una al giorno considerando anche sabato e domenica (e infatti dovevo lavorare anche nei fine settimana...), lui faceva dei soggetti molto validi, io li rielaboravo con lui, li rigiravo, tiravamo giù i punti salienti, facevamo delle scalette... e poi mancava solo che nel titolo mettesse "questa è quella storia dove succede questo e quest'altro", sprecando i finali, però come soggetto come spunti erano tutti piuttosto originali!
Sempre De Vita dice "Datemi un soggetto, e la storia la faccio io", perché la parte più difficile è il soggetto. Avessimo avuto 2-3 sceneggiatori di quelli bravi che si fossero detti disponibili a lavorare su soggetti altrui (magari accordandosi e dividendo il compenso) si sarebbe potuto fare, l'unico sceneggiatore bravo che avevo a disposizione per fare questo era Alessandro Sisti. E comunque poi non è mai stata incoraggiata questa soluzione. Ma io resto dell'idea che si sarebbe potuto fare: pensa al cinema: se vai a vedere a corredo di un film di Charlie Chaplin ci sono 2 nomi: il suo e il suo. Se vedi un altro film della stessa epoca ce ne saranno 40-50, oggi, lasciando perdere i cartoni animati che hanno 20 minuti di titoli di coda, anche per i film più stupidi ci sono moltissimi nomi. Il fumetto quando c'erano le strip, e non mi riferisco solo a quelle Disney, c'erano gli inchiostratori, chi faceva gli sfondi, chi tagliava i cartoni, e così via, magari ci lavoravano cinque - sei persone. Oggi al massimo ci lavorano due persone, ma la parte creativa vera e propria è sempre stata in solitaria, non si è mai creata purtroppo "la ditta".
P: Quanche coppia di sceneggiatore-disegnatore si era formata, penso in particolare a Pezzin-Cavazzano...
MMa: Però non erano coppie che si frequentavano, che facevano il lavoro insieme: al massimo Cavazzano faceva una telefonata a Pezzin per discutere qualche punto. solo Chendi forniva il soggetto, aspettava che venissero fati i disegni della storia e poi completava i dialoghi... Hanno fatto qualche cosa insieme Artibani e Faraci, ma poche cose nel complesso, forse perché l'investimento è poco. Se fosse possibile investire diecimila euro su un fumetto di trenta pagine forse si riuscirebbe anche ad avere il top: uno che fa le gag, uno i dialoghi, 3 i soggetti, e riusciamo a starci dentro! Ma non è solo un problema di soldi, è anche un problema di tempo... Purtroppo il lavoro seriale ha questi limiti: meno male che non si vende solo la qualità altrimenti le storie più belle di Asterix dovrebbero vendere cento milioni di copie e la maggioranza dei Topolino una copia... però è anche vero che Asterix quante storie ha fatto? 15? 20? in quanti anni? Per carità poi non è detto che anche limitandosi ad una storia l'anno sia facile farla bella. È come nel cinema: la media di una major mi pare che sia su quattro film, tre sono dei flop e uno guadagna anche per gli altri.
P: È un po' anche la filosofia di Bonelli, che ha delle testate molto "forti" che riescono a supportare anche quelle più deboli. È così anche per la Disney?
MMa: In disney forse meno, perché quasi tutte le testate sono delle ristampe o dei cloni, però forse un Cip & Ciop anche se non andasse benissimo forse lo terrebbero. Però certo Bonelli, decidendo e gestendo in prima persona, si è potuto anche permettere di fare dei lavori tipo i "texoni" pagati e non pubblicati, o strapagati, o pagati sette volte insomma....lui può fare il mecenate.
P: Parliamo del personaggio di Topolino, nonostante tutto è ancora visto come quello che vince sempre, saccente, antipatico... Non c'è modo di recuperarlo?
MMa: Infatti se tu chiedi a un ragazzino, o anche ad un adulto, chi preferisce tra Topolino e Paperino, ti risponde Paperino nella stragrande maggioranza dei casi, e se gli chiedi il perché ti risponde "perché Topolino vince sempre!". Ma la risposta è sbagliata, innanzitutto perché non è vero che Topolino vince sempre, ma soprattutto perché è pieno di personaggi che vincono sempre e sono simpatici: l'Uomo Ragno vince sempre, Superman (magari non è simpaticissimo) vince sempre, Batman vince sempre, vincono tutti i personaggi, la maggior parte vince, anche Paperino nella maggior parte dei casi, specialmente nelle storie più lunghe, vince. E qualche volta è un po' più pedante e la vittoria un po' più immeritata di quelle di Topolino.
La verità è che Topolino patisce ancora quella pletora di pessime storie che sono state fatte negli anni passati, è come con gli attori: sbaglia un film un grande attore lo noti di più, se lo sbaglia uno più scarso non ci fai caso, non fa neanche notizia, e alla fine risulta essere più simpatico il secondo, perché sembra che il primo abbia fatto film più brutti, ma non è vero, ha fatto più film brutti il secondo solo che non te li ricordi.
Considera pure che Topolino è più difficile da disegnare e poi è rimasto legato a tante brutte storie, ma proprio brutte brutte brutte!! Mentre una storia butta di Paperino ha altri personaggi di contorno, ha comunque le gag, la violenza, la cattiveria, i temi della fortuna e della sfortuna, e così via, una storia di Topolino "seria" se non funziona bene è una cagata inenarrabile! Io mi ricordo quando controllavo i soggetti: c'erano dei furti misteriosi, arrivava Topolino risolveva tutto perché scopriva un'impronta in giardino... caspita, un'impronta in giardino la scopre un vigile urbano che passa per caso, non ci vuole l'abilità di Topolino, allora l'impronta diventava nascosta da una foglia... non regge!
I gialli sono il genere più difficile da fare, i gialli scritti son difficilissimi: uno si ricorda Agata Christie e Ellery Queen ma c'è anche una pletora di altri autori veramente pessimi, che sono delle brutte copie. Nell'ambito visivo, dove non puoi nascondere gli indizi è anche peggio: quanti film gialli veramente belli uno ricorda? Pochissimi perché il colpo di scena finale è difficile da mettere, non hai spazio per ingannare lo spettatore. E non parliamo poi di quando fai un fumetto dove non puoi neanche metterci dentro i morti... sai che caso "drammatico" è un furto di un diamante... e poi risolto in quattro e quatt'otto, con la variante del furto misterioso, con la variante che Topolino va fuori e sente Gambadilegno che, non si sa a beneficio di chi, sta spiattellando tutto... E poi come vince Topolino? Vince male, con dei gran colpi di culo: perché quello non gli lega bene le mani, perché Pippo ha in tasca il piffero dello zio... Queste sono storie che io mi ricordo da lettore e che mi indignavano!
Giusto ieri cercavo delle storie belle da pubblicare e sono andato a vedere la classifica dell'I.N.D.U.C.K.S.: la prima storia italiana che compare in classifica è "Topolino e l'unghia di Kalì" al quinto posto; la prima storia in cui appare Paperino è "Paperino e le lenticchie di Babilonia", al quindicesimo possto, e prima ci sono molte storie di Topolino!
P: Inoltre negli ultimi anni le storie migliori hanno visto come protagonista Topolino, e non Paperino.
MMa: Esatto, e ti accorgi che Topolino ti piace di più quando leggi le storie della spada di ghiaccio, Topolino Kid, C'era una volta... in America. È che lo vedi un po' con un'altra maschera come fosse in costume, e quello paga perché lo tiri fuori dal contesto dove lo si è usato male.
Se andavi al cinema quando c'erano le compilation di cartoni animati, quando usciva la sigla con la testa di Topolino i bambini andavano in sollucchero e gridavano tutti, quando arrivava Paperino non gridavano; se vai nei parchi Disney, quando viene Topolino ha tutti i bambini intorno, paperino di meno; questo vuol dire che Topolino comunque piace di più. I lettori di Topolino son stati scottati da troppe storie brutte e ormai ne risentono. Paperino poi è il "cattivo ragazzo", quello che fa casino ma poi lo perdoni, e dici che è più simpatico.
P: Forse andrebbero riproposte al pubblico di oggi le storie migliori di Topolino, quelle di Gottfredson.
MMa: Io non so come sia la situazione nei paesi scandinavi, dove viene pubblicato un Topolino, disegnato molto bene da autori come Ferioli, con i pantaloni corti, però credo che la situazione sia un po' come la nostra perchè a occhio le storie di Topolino sono sempre circa poco più di un di quelle di Paperino, forse perché Paperino è un personaggio meno difficile, però poi, per tornare al discorso di prima, anche se uno non se ne rende conto, le storie memorabili di Topolino che si ricordano sono sicuramente più di quelle di Paperino, e comunque quelle di Paperino che uno si ricorda sono quelle Paperino è più avventuroso, alla Topolino!
In compenso di Paperino puoi ricordare qualche storia breve, storie brevi degne di Topolino non ne ricordo neanche una... forse anche perchè non è stato utilizzato nella parte, anche nelle gag, nei cartoni, in fin dei conti Topolino non subisce tutte le sfortune, le botte e le traversie che subisce Paperino. È un po' come il destino del fratello maggiore: io ho una sorella più grande che era sempre la prima della classe, se una volta prendeva nove era una tragedia nazionale, io, che sono un cialtrone, se prendevo 6 era festa grande... Come si spiega questo? I miei genitori non erano delle bestie, erano anche abbastanza equlibrati, però cadevano in quest'equivoco. Perdoni molto a Paperino e perdoni meno a Topolino, al quale comunque perdoni tanto lo stesso, pensaci: quante saranno le storie memorabili scritte in tutto il mondo con i personaggi Disney? 100? anche fossero 1000 in percentuale che cos'è? l'1%? il 2? il 3? è pochissimo, ma credo che comunque di più non si possa. Ce ne sono poi molte belle che non ricordi, la rileggi e dici sì, è bella...
P: Concludiamo con i tuoi progetti per il futuro, il tuo ritorno sulle pagine di Topolino è da considerarsi episodico o ci "rivedremo" presto?
MMa: Adesso c'è stata questa storia delle olimpiadi di cui non sono soddisfattissimo... Però ai miei nipoti è piaciuta.
P: ...ed in linea di massima è piaciuta anche ai lettori del forum del Papersera!
MMa: Sai, leggo cinquanta commenti dove dicono che è una storia da premio Nobel (non è successo, dico in linea teorica) e poi ne leggo un altro dove viene detto che c'è un finale un po' così, lì c'è una virgola sbagliata... io sono fatto male, e mi deprime la virgola sbagliata più dei cinquanta commenti positivi.
La colpa del mio ritorno, comunque, è da attribuire a Valentina De Poli (che mi considera il suo papà disneyano: la sua prima scrivania a Topolino era... metà della mia)... e non c'è voluto molto: per incastrami, bastano due complimenti!
Comunque, c'è una storia cui tengo particolarmente e che Valentina mi ha promesso che farà disegnare da Cavazzano, ed è il seguito delle due storie "Topolino e la spada invincibile" e "Topolino e la spada del tempo", si tratta di "Topolino e la spada invisibile", soggetto che già avevo proposto alla Muci, ma che fu rifiutato, dato che l'unico modo per combattere una spada invisibile è essere ciechi (tra l'altro non sarebbe stata nemmeno una novità: ti ricordi la parodia di Michele Strogoff, dove Topolino diventa temporaneamente cieco?). La Muci non volle nemmeno sentirla ("no, cieco no..."), invece la Valentina è più portata. Sulle tre puntate previste ne ho già completata una e mezzo.
Poi ho già fatto un ciclo di storie brevi: ho dichiarato il mio amore per Gambadilegno, anche nella storia delle olimpiadi dove alla fine mi son fatto prendere la mano dal vecchio Pietro; Gambadilegno è un personaggio che adoro, e che veramente ha tantissime possibilità! È un cialtrone a tutti i livelli, anche nelle storie dove Scarpa lo usava come capo del crimine, è uno che si sopravvaluta non è certo uno Scarface, non è certo un genio: è quello che comunque anche quando dispiega intelligenza, magari altrui, deve sempre fare qualche cosa di più, è l'Oliver Hardy della situazione.
Così mi sono deciso a fare una serie di storie brevi, anche se non è un formato che amo particolarmente, per il rischio di trasformarle in una storia di 30 tavole compressa o in una gag da una pagina dilatata... ed invece devo dire che ho scoperto che mi funzionavano bene. Si tratta del ciclo "Le mie prigioni", una sorta di teatrino della memoria, dove Gambadilegno racconta episodi di vita carceraria, con evasioni, aneddoti, ecc. Ne ho già fatte 5-6, e ora ne devo fare una tipo "Babbo Bastardo", dove Gamba, come tutti gli anni, fa la parte di Babbo Natale nella recita natalizia in carcere, ma quest'anno c'è la concorrenza di un suo cugino siciliano mafioso...
Poi c'è quel soggetto che avevo in mano da anni, di cui ti dicevo prima: si tratta di un'interpretazione de "Il gioco delle parti": Mickey si presenta o dal direttore di Topolino o, mettiamo, dal numero uno della Disney (senza nominarlo), presentando tutta una serie di lamentele: a partire dal fatto che lui non è più simpatico, mentre invece Paperino, pur essendo un incapace e nullafacente ha più successo, e così via. Contemporaneamente anche Paperino va a lamentarsi "Topolino si che fa una bella vita, assiste Basettoni, va sui giornali, gli affidano i grandi casi, io invece a lucidare monete" e via su questo tono. Allora praticamente gli fanno scambiare le parti, e logicamente le cose non funzionano... e ho trovato anche una soluzione finale che mi ha permesso dopo anni di concludere il soggetto!
E poi c'è da considerare il fatto che io a Novembre, una volta finita l'opera di Barks con il 49.mo volume (non so perché non si sia fatto cifra tonda a cinquanta, può essere perché Luca (Boschi) non ce la fa più!) raggiungerò i 40 anni di vita giornalistica, e penserei di sospendere l'attività in Epierre e di entrare in pensione, per dedicarmi con più tempo alle storie; senza portare via il lavoro a nessuno perché so che c'è una certa crisi del settore. Come punto interrogtivo c'è il fatto che se sono superimpegnatissimo riesco a ritagliarmi il tempo per fare 5-6 tavole, se non ho niente da fare me le trascino per mesi senza fare niente...
È bello fare le storie, da una parte è molto faticoso ma poi sei soddisfatto! Certo l'emozione forte è quando vedi realizzata la tua prima storia, poi col tempo queste cose si perdono, è un po' come col calcio: quando sei tifoso gioisci tantissimo per una vittoria, però soffri anche tanto per una sconfitta; poi col tempo non soffri più per le sconfitte, però in compenso non gioisci più tanto per le vittorie, è il prezzo che devi pagare ad una certa abitudine, però la sofferenza è il prezzo anche della grande felicità...cosi' chiudiamo con una bella frase di saggezza orientale! Anzi no, hai visto Kung Fu Panda? Vallo a vedere, è notevole, davvero molto bello!
P: Non me lo perderò! Ciao Massimo e a presto, sulle pagine di Topolino!
MMa: Ciao, e un caro saluto anche a tutti gli amici del Papersera!
<< precedente 1 | 2 | 3
Notizie Biografiche
Nato a Milano il 13 giugno 1945, è laureato in Legge, la sua prima esperienza nel campo redazionale-giornalistico risale al 1967, quando era ancora studente. Nel 1970 viene assunto dalla Mondadori nella redazione di "Bolero", e l'anno successivo passa a quella di "Topolino". Da allora si è sempre occupato di rivedere e vagliare le sceneggiature disneyane, divenendo prima capo servizio, e poi coordinatore-capo al posto di Franco Fossati. Ha scritto anche racconti in testo e curato diverse rubriche, e dal 1974 (prima storia sceneggiata "Paperino e le disavventure della 'grat super'", Topolino 946 del 13/01/1974) ha scritto anche molte sceneggiature disneyane assai godibili. Sue sono, tra l'altro, tutte le storie "sponsorizzate", tra le quali "Minivolley Story", "Qui Quo Qua e le gioie del BMX", "Il segreto di Sport Goofy" e la bellissima "Topolino e la spada invincibile", tutte disegnate da Giorgio Cavazzano.
L'autore:
Paolo Castagno
Nato a Roma nel 1969, dopo essersi laureato in Economia & Commercio, ha iniziato ad interessarsi al mondo dei computer, ed al momento lavora per la Oracle, una compagnia americana produttrice di software. Appassionato da sempre di fumetti Disney, non disdegna escursioni verso altri personaggi: da quelli di Sidney Jordan a Calvin & Hobbes, da Blake & Mortimer a Martin Mystère, e la lista potrebbe continuare. Unendo due delle sue passioni (fumetto & internet) ha realizzato il sito del Papersera, con l'obiettivo di divertirsi e di creare un punto di riferimento sul web per gli appassionati Disney. Altre sue passioni sono legate al calcio (tifa per la prima squadra della Capitale, i cui colori sono quelli del cielo!), alla musica (Pink Floyd, Genesis, Marillion, ecc.) ed alla lettura (in particolare è un estimatore di Howard Phillips Lovecraft. Anni fa ha pubblicato due guide a tema Disney per Alessandro Tesauro: "L'opera di Carl Barks su Zio Paperone" e "Il Topolino di Floyd Gottfredson".