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Rodolfo Cimino

 

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L'archivio dei fumetti Disney in edicola

Tutte le recensioni accumulate negli anni, relative a fascicoli non più reperibili in edicola, possono ancora essere consultate su queste pagine, tanto per non perdere dati che sono comunque molto interessanti, e comunque anche per queste pubblicazioni avete la possibilità di inserire il vostro voto, ed eventualmente di ripescare la discussione relativa al fascicolo nel forum.

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Recensore: Voto: Anno:


Siamo in presenza di un numero nel complesso buono, ma non privo di qualche complicazione.
Prendiamo Topolino in: Che fine ha fatto Peter Quarky? Si tratta di una storia dal presupposto di certo lodevole, quello di celebrare i 90 anni di una figura significativa come Piero Angela e, nel contempo, trattare l’insidioso tema delle false notizie mostrando l’uso del metodo scientifico. Peccato che lo svolgimento della sceneggiatura, da parte di Fausto Vitaliano, mostri anche alcune debolezze: il fatto che il personaggio utilizzi un macchinario "sbufalatore" non sembra essere molto attinente con quello che professa lo stesso metodo scientifico, e il fatto che i topolinesi diventino improvvisamente dei creduloni disinformati fin dal giorno successivo alla scomparsa del conduttore televisivo appare una conseguenza un po’ troppo inverosimile, al di là del significato che chiaramente voleva intendere l’autore. Al netto di queste soluzioni che possono convincere poco, rimane interessante la scelta di far apparire per meno di un terzo della storia la versione paperizzata del vip di turno e, come detto, la messa in guardia da certe teorie infondate e corrosive. Lo stile morbido di Alessandro Perina si conferma ottimale per questo tipo di storie, con un Topolino dinamico e un Piero Angela beccuto piuttosto riuscito e somigliante. Meno riuscito il character design di alcuni dei diversi personaggi secondari presenti.
Per quanto riguarda il terzo e ultimo episodio di Droidi, poi, il giudizio è complesso da formulare: alla luce della conclusione e, soprattutto, di una lettura unitaria dell’intera storia, la nuova avventura di PK assume sicuramente maggior identità e scorrevolezza, rendendo molto più palese il carattere da thriller futuristico che alla fin fine è. I richiami a Blade Runner rimangono evidenti, anche nella risoluzione dell’intreccio e nel colpo di scena finale, già intuibile dal primo episodio, ma col senno di poi Paperinik appare calato nella trama in maniera meno pretestuosa e il lavoro di Alessandro Sisti appare maggiormente riuscito. Il problema sta quindi nella suddivisione in tre episodi, nel fatto che la diluizione abbia portato a singole parti in cui sembrava non succedere quasi nulla, con una sensazione di vuoto che ha ammazzato il ritmo narrativo, in particolare nella lettura spezzettata. Di fatto i primi due episodi sono sembrati più che altro un preambolo al terzo, che rappresenta il vero cuore del racconto, creando quindi squilibrio. I disegni di Claudio Sciarrone continuano a mantenere un alto tasso di spettacolarità, anche se alcune espressioni appaiono un po’ troppo caricate e alcuni sfondi un po’ poco curati. Ma la regia è molto vivace e questo rappresenta un pregio, rispetto alla solita struttura delle tavole nel fumetto Disney.
La sorgente del tempo, quinto episodio della saga Alla ricerca di Topolino, non mostra invece problemi di sorta: in quest’occasione Mickey Mouse è affiancato da Zio Paperone, ed insieme si imbarcano in una caccia al tesoro guidati da tre statuine che costituiscono la mappa per la fonte della giovinezza. Francesco Artibani è abile nel coniugare i "temi" tipici dei vari membri del cast disneyano con Topolino, e così se la settimana scorsa abbiamo potuto assistere a una specie di cortometraggio animato su carta con le gag di Paperino, questa volta abbiamo un’avventurosa ricerca di un elemento mitologico, come sempre condita da dialoghi brillanti e buone considerazioni di fondo. Stefano Intini offre un appeal fortemente cartoonesco a personaggi e ambienti, e la colorazione di Edizioni BD accentua questa impressione con colori accesi e sgargianti. Il tutto non contrasta con il carattere avventuroso della trama, immettendo piuttosto dinamicità e fantasia nel contesto narrativo.
Per quanto riguarda le restanti storie, la breve di Paperoga insegna è piuttosto banale e dimenticabile, mentre Paperino e l’app da un milione di dollari parte da un’idea simpatica e fresca, che però viene "bruciata" fin troppo velocemente, con un finale repentino e scontato.
Zio Paperone e i misfatti nell’oscurità, infine, è una classica storia di Carlo Panaro, con tutti i pro e i contro del caso: da un lato abbiamo una trama buona per tutte le stagioni, ottima come lettura di totale relax e senza pretese con Zione e nipoti, come se ne sono sempre trovate su Topolino, dall’altro ritroviamo l’ennesimo giallo all’acqua di rose, con tanto di false piste palesi, facilmente dimenticabile. Renata Castellani disegna però con verve il racconto, valorizzandolo e concentrandosi in particolare su espressioni e pose dei protagonisti.
Per quanto attiene alla parte editoriale, risultano interessanti e curati il reportage dalla mostra Pixar a Roma e l’intervista-approfondimento a Piero Angela.

Recensione di Bramo


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Il tredicesimo volume si apre con una breve prefazione in cui Don Rosa presenta le quattro storie che troveremo nell'albo con alcune sue considerazioni personali.
Il "Papero del passato e del futuro", che inaugura questo numero, è nata da una vecchia idea del Don con protagonista un suo personaggio, Lanche Pertwillaby, estraneo all’universo dei paperi: ciò gli ha permesso di realizzare la versione attuale ambientata all'epoca di Re Artù, un tributo da parte dell'autore dichiaratosi amante della storia e dei film di fantascienza. Questo mix ha dato come risultato una trama"folle", senza ovviamente dimenticare i soliti omaggi al maestro Carl Barks sparsi qua e là.
A seguire "Zio Paperone e il tesoro dei dieci Avatar", una vera e propria avventura dello zione alla ricerca di un tesoro sperduto in India! Ogni riferimento storico presente è stato come sempre ben studiato dal Don, a partire dalla marcia di Alessandro Magno fino al mito e alla leggenda dei dieci avatar. La storia è ricca di suspence e veri e propri colpi di genio dell'autore: riuscire ad incastrare ogni scena utilizzando ogni singolo avatar è stato un capolavoro; inoltre non è solo Paperone il vero protagonista di questa avventura, bensì anche i suoi tre nipotini Qui, Quo e Qua sono stati responsabilizzati ed il loro aiuto si rivelerà più prezioso del previsto.
La terza storia "Una questione di estrema gravità", definita "breve" dal Don, è a detta di molti la sua migliore di questa tipologia, e qui approviamo a pieni voti l'originalità e la follia che accompagnano ogni singola vignetta.
Questo è il genere di storie "riempitive" che vorremmo leggere di tanto in tanto, sarebbero un vero toccasana, inoltre non si distacca così tanto dalla realtà, ma esce fuori dagli schemi per un motivo preciso e a nostro parere risulta una scelta azzeccata. In chiusura dell'albo troviamo un nuovo capitolo extra della $aga, "Il Vigilante di Pizen Bluff ", che riprende le vicende del giovane Paperone ai tempi del selvaggio west quando era un cercatore d'oro, riallacciandosi a tre fatti barksiani lasciati in sospeso durante la scrittura dei dodici capitoli della Saga. Non vi anticipiamo niente ma sappiate che questo capitolo non è da meno rispetto ai precedenti, anzi forse troveremo un Paperone con diverse sfumature, frutto dello stato di grazia in cui si trovava Don Rosa in questo periodo che ha reso epica la scena di "Geronimoooo!".
Siamo di fronte ad un ennesimo volume eccellente, forse il più variegato a livello di storie ma che lo rende ancor di più imperdibile per i neofiti del Don; gli articoli a corredo restano la ciliegina sulla torta e sono ricchi di nozioni e dietro le quinte interessanti, perciò caldeggiamo vivamente l'acquisto di questo numero.

Recensione di camera_nøve


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Il numero si apre con Topolino e la leggenda filatelica, una storia avventurosa nella quale Topolino è affiancato dal professor Zapotec sulle tracce dei lavori perduti di un pittore topolinese. Massimo Marconi scrive una sceneggiatura dal gusto classico che dai dipinti passa in modo naturale e coerente al tema dei francobolli. E anche se il primo mistero alla base della trama è facilmente intuibile, la seconda svolta narrativa, più prettamente legata al tema del titolo, può riservare un piccolo colpo di scena anche al lettore più smaliziato. Massimo De Vita presta il suo tratto guizzante e dinamico all’avventura di Marconi, e a beneficiarne sono in particolare il suo Zapotec e gli splendidi panorami montani raffigurati durante la ricerca dei due protagonisti. Meno interessante il character design dei personaggi secondari e poco ispirata la sua Minni, mentre Mickey è caratterizzato dal tratto nervoso e veloce delle ultime prove del disegnatore.
Alla ricerca di Topolino, arrivata al suo quarto episodio, ha ormai assunto una struttura solida e ciclica che, in ogni caso, funziona e non stufa. Il merito è della sceneggiatura di Francesco Artibani, movimentata e ricca di dialoghi freschi e veloci, e del partner diverso ad ogni puntata: in Gli eroi del monte Rattmore tocca a Paperino fare compagnia al protagonista, mentre i due sono impegnati in una bislacca attività di pulitura monumenti, richiamando così il leit-motiv dei lavori di gruppo spesso presente nei cortometraggi animati dei tardi anni Trenta. Marco Mazzarello si attesta nella sua media, con lo stile un po’ legnoso che gli è tipico e con espressioni fisse e poco azzeccate dei personaggi. Ha dalla sua però una buona gestione delle scene più movimentate e la colorazione di Vinci Cardona che valorizza l’atmosfera della location.
Per quanto riguarda PK, invece, la seconda parte di Droidi migliora il giudizio rispetto alla settimana scorsa: Alessandro Sisti mantiene l’atmosfera presa di peso da Blade Runner ma introduce finalmente tracce di una trama più corposa e più intrinsecamente pikappica. La presenza a sorpresa di un (anzi, uno e mezzo a dirla tutta) personaggio di PKNA prelude a sviluppi interessanti e di conseguenza a una storia che nel suo complesso potrebbe avere maggior sostanza rispetto a quanto lasciava presagire l’introduzione. Anche Tyrrel Duckard, che sembrava una presenza un po’ forzata nella prima puntata, trova ora maggior senso e spessore.
Claudio Sciarrone si sbizzarrisce, e nelle tavole presenti in questo numero non si evidenziano i piccoli nei rilevati in precedenza: l’unica splash-page presente è pienamente giustificata e offre un effetto mozzafiato, così come le numerose doppie e quadruple presenti, mentre il suo Pikappa e gli altri personaggi appaiono vivi e dinamici (anche se qualche riserva esiste ancora per il suo Tyrrel).
L’unico difetto è che Paperinik fa davvero poco, in questo episodio di mezzo. Si tratta probabilmente di un problema fisiologico dovuto alla divisione in tre tempi e ai personaggi da dover introdurre a questo punto della trama, problema che scomparirà una volta che la storia sarà completa, ma ora come ora dispiace di vedere il protagonista relegato ai margini della vicenda.
Paperino, Paperoga e il mobile caotico di Fausto Vitaliano brilla per sconclusionatezza, certamente voluta dall’autore che non a caso ribadisce a piè sospinto il concetto di caos come possibile spiegazione dell’esistenza, ma che inficia la struttura della storia. Il nonsense in alcuni punti è veramente eccessivo, e rende la trama poco coerente e di difficile fruizione, di certo non aiutata dai disegni di Umberto Fizialetti, che con il suo segno caotico e a tratti quasi caricaturale inficia ulteriormente il godimento di una storia già minata da altri fattori, come situazioni che ricorrono "perché sì" e un'idea presa in prestito da Paperino e il colosso del Nilo di Romano Scarpa che in questo caso non funziona altrettanto bene a causa del suo essere presentata senza una reale spiegazione narrativa.
La danese Paperino verso i giochi invernali presenta di contro una trama fin troppo lineare, dove il protagonista compare per altro solo per poche tavole lasciando maggiore spazio ai nipotini. Un’avventura simile a tante altre tra quelle prodotte per il Nord Europa, che si fa notare più che altro per il tratto classico ma curato di Massimo Fecchi.
Più interessanti sono l’intervista all’astronauta Chris Adfield e l’articolo su due ragazzine che realizzano quadretti di perline per beneficenza.

Recensione di Bramo


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Il numero dovrebbe essere di rilievo, considerando che contiene il primo episodio della nuova avventura di PK. Contrariamente alle storie precedenti, però, la copertina non reclamizza in alcun modo questa presenza, nemmeno con uno strillo, e a Droidi di Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone viene riservata l’ultima posizione dell’albo, invece della classica apertura. Cosa ci suggeriscano questi segnali, uniti alla colorazione non più affidata a Max Monteduro, ce lo diranno solo gli sviluppi futuri della saga, ma intanto la nuova storia convince solo in parte: gli echi dickiani (più nelle loro derivazioni cinematografiche che letterarie) sono apprezzabili e in linea con l’universo pikappico, ma Sisti si rifà in maniera così palese al Blade Runner di Ridley Scott da far sembrare il racconto quasi una parodia del film, piuttosto che un’opera che ne coglie le atmosfere. La sceneggiatura parte in medias res facendo rimanere il lettore un po’ troppo spaesato, anche considerando che sia un effetto voluto, e il ripescaggio di un vecchio comprimario per ora ha riservato poche emozioni, ma gli elementi di interesse, pur sottesi, ci sono e rendono relativamente fiduciosi per lo sviluppo della trama. Sciarrone, dal canto suo, pesca a piene mani nell'estetica di Blade Runner, tra pioggia e commistioni tra elementi occidentali e orientali nel tessuto urbano di ambientazione. Il suo Paperinik spicca per dinamicità, pose plastiche e uno sguardo particolarmente azzeccato, mentre gli sfondi non sono sempre altrettanto curati. Alcuni passaggi sono ad alto tasso di spettacolarizzazione, ma un paio di splash-pages sembrano eccessive per la scena che vanno a rappresentare. Alti e bassi di un lavoro che va sicuramente oltre all'impostazione tipica di Topolino, con buone intuizioni ma dove non sempre tutto funziona a dovere.
L’apertura del libretto è segnata da Tre papere irresistibili, scanzonata vicenda tutta al femminile firmata da Vito Stabile. Lo sceneggiatore torna a muovere un personaggio a lui congeniale come Paperetta, la quale attraversa un momento di gelosia nei confronti della sua migliore amica per poi scoprire che anche Paperina e Nonna Papera hanno un problema analogo. L’elemento magico che interviene come tentativo di risoluzione permette una parentesi avventurosa decisamente godibile, che insieme alla sempre azzeccata caratterizzazione delle tre protagoniste rappresenta il meglio di questa storia. Peccato che l’evolversi della trama si connoti come prevedibile nel suo esito e, anche se l’autore riesce a variarlo con alcune intuizioni carine (che si concretizzano in una struttura a due finali + epilogo extra), inserisce un plot-twist che appare un po’ forzato nelle modalità in cui viene raccontato, nonostante contribuisca a trasmettere la morale della storia. Bene Daniela Vetro ai disegni, con il suo stile semplice ma pulito. Residui del compleanno di Mickey Mouse si rintracciano nel terzo episodio di Alla ricerca di Topolino, di Francesco Artibani. Il protagonista stavolta è affiancato da Pluto e si ritrova invischiato in un’avventura "crime" nel bosco, dove metterà a frutto la propria indole curiosa. Se la trama in sé non offre nulla di nuovo o rilevante, il valore dell’opera si ritrova nelle atmosfere chiaroscure del setting, ben curate da Andrea Freccero ai disegni ma purtroppo supportate male dalla colorazione di Giuliano Cangiano, stavolta poco azzeccata perché troppo accesa.
Zio Paperone e l’affare glaciale di Valentina Camerini e Emanuele Virzì è una semi-breve che funziona abbastanza, mentre la 4-pages di Gabriele Mazzoleni su Paperoga è un riempitivo stanco che sa di già visto. Gabriele Panini, con Indiana Pipps e le gemme dell’alchimista, realizza invece un buon lavoro, una storia avventurosa dove l’archeologo viene costretto a una missione da un gruppo di delinquenti e dove, al netto di un lieve inciampo, il ritmo narrativo è sostenuto. La lettura intrattiene piacevolmente, anche grazie alle matite di Ettore Gula che offre tavole dallo stile morbido.

Recensione di Bramo


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Copertina di un inedito colore bianco, di bella presenza, forse funestata dai sorrisoni troppo plateali e da un Atomino insolitamente smagrito. Ma è pur sempre Giorgio Cavazzano, che Gott ce lo conservi. (Non fu detto con blasfemi intenti.) La copertina è dedicata alla storia più celebre contenuta nel numero, Topolino e la collana Chirikawa, pietra miliare della storia del fumetto Disney per miriadi di motivi. Ingiustamente ricordata solo per le hitchcockiane vertigini, la storia si presenta al lettore con una eccezionale fluidità e freschezza di ispirazione. Il ritmo anomalo, rispetto ad altre scarpiane, e perciò tanto più affascinante, ci conduce dalla casa di Zia Topolinda ai peggiori ambienti della malavita, il tutto con un costante senso di scoperta, di starsi avvicinando per giri (e non per stadî) alla verità e alla conclusione. Una dinamica dunque nettamente diversa tanto dalla sorpresa martellante e intrappolatrice dell'Unghia di Kalì, inventivamente ma fermamente tesa sino alla fine, quanto dalla imprevedibilità disarmante della Dimensione Delta, giocata sulla continua apertura di possibilità tradotta anche fisicamente nel trascolorare verso il non-luogo della Dimensione Delta stessa. Qui invece il movimento è circolare, magnetico, per gorghi, non dissimili appunto da quelli, psichici, che affannano Topolino. Si può dire che questa storia somigli, per certi aspetti, ad alcune di Bill Walsh, ad esempio la Banda della Morte o l'Orfanello Riformato; in un ideale parallelo che associa alle Sorgenti Mongole il Tesoro di Mook e al Bip-Bip 15, forse, La spia Poeta. Qui del resto Atomino Bip-Bip (tocco di genio la zia Topolinda che chiede: "Siate più chiaro! Si sente un bip bip sulla linea") abdica tanto alla funzione di figura fantascientifica (insinuata nelle bizzarrie della sua quotidianità) quanto a quella di compagno di scoperte delle Sorgenti Mongole. Egli è il fiducioso e vigile compagno di Topolino nella soluzione di quegli inanellati vortici, ma non gli è un passo avanti. Non è un "bizzarro" (in ciò differendo da Eta Beta - annosa questione, la loro parziale sovrapponibilità!), ma solo uno straniero, uno straniero curioso e inventivo.
Ma se ampio spazio merita la storia centrale di cui si è appena detto, non perciò sfigura la storia d'apertura. La sindrome di Pippo è un vero capolavoro, una maniera di intendere il fumetto Disney che trascende molti confini, superando paletti e convenzioni in una girandola di cortesi audacie che fanno del Bottaro anni Novanta un grande e misconosciuto miracolo; pesantemente anacronistico, se confrontato con lo spirito dell'epoca; ma anacronistico non verso il passato, bensì verso un futuro, un futuro che ancora non vediamo perché troppo avanti, fatto di leggerezza e delirio, semplicità e orologeria, dosaggio dei ritmi e voli pindarici. Un vero capolavoro, pertanto, che fa da pendant alla Collana per ricchezza d'ispirazione, audacia e memorabilità, pur essendo le due storie quanto mai distinte per toni, respiro e suggestioni grafiche. Dire di più è inutile, quand'anche non dannoso: lettura consigliata, e capace, anche per via della minore dose di ristampe, di pesare sulla decisione d'acquisto.
Quanto a Paperino e la colletta benefica, non si può non ricorrere alla definizione abusata di "piccola perla". Paperino sta rimproverando i nipoti sull'amaca, quando viene interpellato da due membri del comitato di beneficenza del quartiere, che lo costringono a immergersi in una disavventura più comica dell'altra per portare a casa qualche obolo dai poco collaborativi vicini. Processo compositivo di una storia questo che, come è noto, può essere rovinoso o miracoloso. Nel caso presente siamo nella seconda situazione, cosicché se ne ottiene la piccola perla di cui sopra. Da notare una cosa: nelle storie d'oggi un incipit del genere è possibile; tuttavia con una differenza: per (giustificato) gusto di saturazione, gli autori d'oggi tenderebbero a presentare l'imprevisto (il duo di rompiscatole) come una bizzarria: non di comitato di beneficenza si tratterebbe, bensì di confraternita del muflone d'epoca, o simili facezie; anche in un certo senso per salutare contrasto al manierismo perniciosissimo che dei comitati di beneficenza o spunti banali simili aveva fatto, negli anni Novanta e Duemila, prassi, regola e soporifera norma. Ecco, Chendi sta fra i due estremi: realistica banalità e devastante assurdo si presentano insieme, a spiazzante braccetto, cosicché non si respira né la scontatezza della prima senza il secondo né l'artificiosità del secondo senza la prima.
Prosegue il ciclo del West, con C'era una volta nel west... Zio Paperone e il pomo della discordia, altra convincente prova dello strano Martina western, che in questo ciclo più che altrove mette in campo il seguente, rischiosissimo esperimento: riprodurre ex novo, ma con la rete di sicurezza dei consumati personaggi, l'idea per cui lo stesso microcosmo, saturato a forza di storie, possa produrre comicità per forza di esasperazione controllata.
Meno soddisfacente è invece Topolino e il gas energetico, thriller in cui Giangiacomo Dalmasso attribuisce a Topolino poteri radioattivi che per il fatto di non far ridere risultano in certo qual modo insipidi e di prevedibile sviluppo. Il dottor Enigm che accusa Minni di insensibilità rimane tuttavia un'interazione inedita e da ricordare.
Meno divertente del solito il povero Orso Onofrio, sul quale ci permettiamo di sorvolare, mentre sono pienamente all'altezza (imbarazzante) della loro media le storielline di Nonna Papera e le avventure in fattoria (sulle quali eccetera).
Presenta un caso non da poco Topolino pellerossa onorario (Chendi/Asteriti): Topolino deve salvare una tribù indiana dal trasferimento (e si sa che significasse trasferimento in quegli ameni frangenti...) cui la sottoporrà l'esercito per via di ricchezze minerarie individuate da un'industria nel sottosuolo. Topolino che fa? Cerca un giacimento altrove, cosicché l'industria sia soddisfatta e lasci in pace gli indiani. Che dire? Da una parte, Topolino difensore degli indiani per principio, senza soluzioni di comodo, sarebbe stato più accattivante. Dall'altra, però, la soluzione proposta è più realistica (e non priva pur essa di una certa tensione) quantunque non si fatichi ad immaginare che detta industria non tarderà a mirare di nuovo ai giacimenti originari; e inoltre fa respirare una povertà di mezzi ben più avvilente e pertanto più storicamente istruttiva. Impossibile e inutile conoscere le intenzioni dell'autore. Rimane, ci sia concesso congetturarlo, il caso.
Si chiude con Topolino e il diario segreto di zia Topolinda, opera di Claudia Salvatori e illustrata, ancora, da Romano Scarpa. Personalmente ignoro cosa pensasse il grande Maestro di questo seguito nell'illustrarlo, ma personalmente ammetto che non cessa di deludermi. Da Gambadilegno a Zia Topolinda, da Topolino ai personaggi nuovi, tutto perde quella luce e quella sorgività cesellata che la storia originale aveva. In buona sostanza, perde (quanto meno) una dimensione. Da qui ai recentissimi gialli di Zia Topolinda il passo è breve.
In sunto, crediamo che il giudizio più equanime per questo numero siano tre stelle, con ciò volendo esprimere un equilibrio ragionato fra i sommi vertici e le occasioni mancate, piuttosto che un salomonismo di sicurezza (ché in fondo è un voto comodo...). La pubblicazione dei deliri bottariani fa ben sperare; come sempre, attendiamo con curiosità il prossimo numero!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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E finalmente è giunto il momento di festeggiare i novant'anni di Topolino, con un numero talmente dedicato, che perfino l’editoriale del neo direttore Bertani si sofferma su questa celebrazione invece di dedicarsi alle anticipazioni del prossimo numero.
Topolino la fa giustamente da padrone infatti, per la prima volta dopo molto tempo, non abbiamo storie papere.
Grande protagonista è anche Francesco Artibani, autore di ben tre storie. Nella prima Topolino e l’avventura su misura, è affiancato ai disegni da Lorenzo Pastrovicchio. I due riescono a ricreare molto bene le atmosfere anni ’30, riunendo per l’occasione il trio formato da Topolino, Pippo e Paperino. I tre amici, in versione spazzacamini, si troveranno loro malgrado coinvolti nel mistero delle case scomparse a Topolinia e si troveranno ad affrontare Gambadilegno e la temibile squadra formata dal Professor Zeta e dai dottori Acca e Kappa. La storia ricrea l’atmosfera spensierata anni ’30 e contiene un bell'omaggio a Topolino e Orazio nel castello incantato di Floyd Gottfredson del 1932, i disegni di Pastrovicchio sono davvero molto riusciti, ma dal punto di vista emozionale manca, secondo me, qualcosa.
Seguono poi due storie di Alla ricerca dei ricordi, ciclo di otto episodi che comincia con Macchianera che riesce a far perdere la memoria a Topolino. Nel primo La scatola dei Ricordi (Artibani/Cavazzano) arriva Pippo a soccorrere l’amico con una scatola che racchiude ritagli e foto delle loro avventure. Senza svelare il resto della trama, possiamo dire che questa breve storia è probabilmente la migliore del numero perché emoziona fino a commuovere. In Il mistero del luna park (Artibani/Gervasio), invece tocca alla fidanzata Minni far riscoprire a Topolino un altro lato del suo carattere, ma questo secondo episodio è meno riuscito del primo.
In Topolino, Gambadilegno e la seconda possibilità (Vitaliano/Franzò), Topolino viene nominato tutor di Gambadilegno a processo per l’ennesimo crimine, anche grazie all'intervento dei social che parteggiano per lui. La popolarità fra la gente comune inizierà però ben presto a stancare lo storico nemico di Topolino che rimetterà le cose a posto. Vitaliano porta a casa di mestiere una storia che parla di un tema ormai di grande attualità, cioè di come i social possano influenzare il nostro modo di vedere la realtà.
In Topolino e la città senza segreti, (Sisti/De Vita) Mickey, di ritorno a Topolinia dopo una gita fuori porta, si vede costretto, a causa di un guasto alla macchina, ad una sosta forzata a Rattica, tranquillo paesino dove un anziano sceriffo lotta per mantenere il suo posto e per non farsi sostituire da un’agenzia specializzata. Lo sceriffo nomina Topolino suo vice, per rassicurare la cittadinanza sull'efficienza del suo operato, ma quando Gambadilegno, Macchianera e tutti i banditi di Topolinia scoprono che il loro nemico numero uno si trova a Rattica, si fiondano subito lì, convinti di trovare un bottino importante, scatenando il panico in città. Sisti e De Vita riescono a creare una storia molto piacevole e molto classica.
Abbiamo poi 6 strisce autoconclusive realizzate da Tito Faraci e Corrado Mastantuono. Alcune sono più riuscite di altre, ma in generale credo che, pur non essendo particolarmente brillanti, assolvano al loro compito di omaggiare il Topo più famoso del mondo attraverso gli occhi dei suoi amici, ma anche sei suoi nemici, più stretti.
Gli editoriali sono dedicati alla Mostra sui 90 anni di Topolino che avrà luogo a Desenzano del Garda fino al 10 febbraio, ai festeggiamenti che Disneyland Paris ha organizzato per l’occasione e poi abbiamo uno spazio dedicato agli auguri che i lettori hanno inviato al loro beniamino.
Quindi ottimo numero, nessuna nota negativa? In realtà qualcosina, purtroppo, la troviamo anche in questo libretto. Innanzitutto mi sarei aspettata qualcosa di più dalla copertina che, vista l’occasione, risulta un po’ sottotono. Silvia Ziche realizza molto bene il Topolino anni ’30 a sinistra, meno riuscito è il Topolino moderno ed è un peccato perché dall'autrice ci aspettiamo sempre il massimo.
Ma decisamente più grave è l’errore nel Quiz dedicato a Mickey dove si dice che Topolino assume il formato libretto nel 1948, ma si sa che in realtà la data corretta è aprile del 1949. Mi sembra abbastanza grave che chi lavora nel libretto in questione non conosca questo tipo di informazioni.
Per questi motivi il numero non arriva, secondo me, alle cinque stelle, fermandosi a quattro.

Recensione di Chen Dai-Lem


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La Definitive Collection si congeda dai lettori con il sesto volume dedicato alla serie di Fantômius, curiosamente la stessa con cui la testata aveva aperto i battenti.
Spiace oggettivamente constatare come questo prodotto, uno dei più curati e originali fra quelli varati dall'editore Panini una volta subentrato alla casa madre nella gestione dei fumetti Disney, non abbia incontrato evidentemente il favore del pubblico e sia andato impoverendosi sempre di più, fino all'inevitabile chiusura.
L’albo finale si allinea alle ultime uscite della testata: accompagnata da un isolato bozzetto di copertina e due tavole a matita, prosegue la ristampa cronologica delle avventure del ladro gentiluomo che ha ispirato le gesta di Paperinik. Se le prime due avventure possono ampiamente rientrare nei canoni ormai consolidati della serie, vale la pena invece approfondire un poco il discorso su I due vendicatori: Marco Gervasio dà infatti vita ad un incontro molto atteso, quello fra Fantômius e Paperinik (come da titolo), tuttavia il risultato forse non riesce a restituire epicità e pathos alla storia, riportando la narrazione all'interno dei binari della serie a dispetto della diversa ambientazione temporale e dell’irripetibile incontro.
L’acquisto del volume è, comunque, consigliato a quanti abbiano apprezzato le precedenti strabilianti imprese di Fantômius. Va però segnalato come con la chiusura della testata, la ristampa delle avventure a lui dedicate si presenti purtroppo monca, dal momento che l’autore romano ha già dato seguito alle storie fin qui riproposte sulla Definitive. Ragion per cui anche il cofanetto ideato per raccogliere i sei volumi e presentato durante la fiera di Romics, pur ben realizzato in solido cartone e corredato da una bella litografia di Gervasio, non fa che evidenziare quel senso di incompiuto che rimane all'appassionato a causa dell’interruzione della testata.

P.s. In terza di copertina la redazione cela un piccolo messaggio di speranza: "Caro lettore, […] stiamo studiando nuovi formati per trovare altre proposte per valorizzare le serie più apprezzate. Siamo certi che continuerete a seguirci con la fedeltà e la passione dimostrate finora". Come detto nella recensione dello scorso numero, l’augurio è quello che veda la luce almeno il 4° e ultimo albo della serie C’era una volta in America; quanto alla fedeltà e alla passione dei lettori, potrebbero non essere elementi da dare così per scontati a seguito delle brucianti e improvvise chiusure intervenute negli ultimi tempi.

Recensione di Kim Don-Ling


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e I Maestri Disney sono testate molto diverse tra di loro, la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero de I Maestri che ne prende solamente 4!

 

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