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Rodolfo Cimino

 

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L'archivio dei fumetti Disney in edicola

Tutte le recensioni accumulate negli anni, relative a fascicoli non più reperibili in edicola, possono ancora essere consultate su queste pagine, tanto per non perdere dati che sono comunque molto interessanti, e comunque anche per queste pubblicazioni avete la possibilità di inserire il vostro voto, ed eventualmente di ripescare la discussione relativa al fascicolo nel forum.

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Recensore: Voto: Anno:


Finalmente dopo gli ultimi numeri (abbastanza altalenanti ma tendenti comunque verso il basso) abbiamo un numero di quelli che ci fanno terminare la lettura soddisfatti.
Il 3304 inizia bene già dalla copertina, c'è da dire, con un Cavazzano ispirato e che stavolta ci propone qualcosa di diverso dai soliti personaggi che sorridono in camera.
La copertina anticipa la storia di apertura, Zio Paperone e la crisi dei sali auriferi (Fontana/Mottura), in cui viene dato spazio ad un elemento - possiamo dire - essenziale nelle avventure di Zio Paperone: i sali auriferi. Come mai sono così efficaci per la rigenerazione del multimiliardario? Da dove vengono? Fontana ci fornisce la risposta a tutte queste domande, con un'avventura dallo stampo classico (e con echi di avventura ciminiana, che non guastano mai) e dal registro che non annoia mai, e anzi incuriosisce fin dalle prime tavole, fino alle spiegazioni finali. I disegni di Mottura, inutile dirlo, sono un belvedere che aggiunge un notevole plus alla storia.
A seguire troviamo Topolino e Orazio apprendisti a vicenda dove Zironi, in veste di autore completo, ci propone un'altra piccola perla, incentrata stavolta sul rapporto tra Topolino e Orazio, entrambi comprimari in maniera perfetta, dato che nessuno dei due ruba la scena all'altro e sembrano muoversi nella maniera più naturale e spontanea possibile all'interno della sceneggiatura, che guadagna anche dal fatto che la mano del disegnatore e quella dello sceneggiatore siano praticamente le stesse.
Le due brevi (Fino all'ultimo strillo (Faccini) e Paperoga insegna - La guida naturalistica (Mazzoleni/Panniello)) strappano più di una risata, anche se la storia di Faccini, c'è da dire, sembra un po' una copia sbiadita del tormentone anni Novanta Ktinn-Ktann.
Altro giro, altra corsa, altro autore completo (ben tre diversi nello stesso numero, se non è un record, poco ci manca. Stavolta la scena è di Alessio Coppola che con Gambadilegno e la celebrità... furtiva propone una simpatica avventura con protagonista il vecchio Gamba.
In chiusura tocca a Paperinik e il treno del mistero (Panaro/Ferracina), forse la storia meno originale del numero, ma la presenza di Paperinik aiuta certamente ad apprezzarla. Il colpo di scena e la cattura del colpevole non sono dei più fantasiosi, ma nell'insieme della storia comunque non lasciano troppo l'amaro in bocca, e il risultato complessivo è comunque più che gradevole.
Da segnalare anche i redazionali, dedicati quasi tutti all'imminente live action di Dumbo.


Recensione di Paperinika


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Il numero 3302, disponibile anche in versione variant a Cartoomics, la tradizionale fiera del fumetto milanese, festeggia il 60° anniversario dalla prima apparizione di Atomino Bip Bip. Non poteva che essere Andrea Castellan a celebrare questo importante compleanno, impegnato in un triplice fronte: copertina, storia d’apertura e intervista nella quale ci spiega i pregi del noto personaggio ideato da Romano Scarpa, ma anche le difficoltà nell’utilizzarlo. Purtroppo né la storia né la copertina sono tra le più ispirate dell’autore goriziano, una delle punte di diamante del settimanale, dal quale ci si aspetta sempre un qualcosa in più. Atomino, Topolino e l’elemento qualsivoglia vede il duo, affiancato dal professor Enigm, indagare su un materiale sconosciuto, piovuto dallo spazio e ritrovato da Gambadilegno e Trudy. La storia è volutamente caotica e si procede a suon di gag fino alla conclusione ma, come detto, il risultato non raggiunge le alte aspettative che sono sempre riposte nell’autore.
Il libretto prosegue con una bella prova di Carlo Panaro con Paperino, Paperoga e l’innesto redazionale , disegnata da Federico Franzò, storia che promuove l’uscita del Papersera, nuova testata disponibile in edicola a partire da questa settimana in allegato a Topolino. Panaro riesce a creare una storia semplice, che sembra avviata lungo un binario già scritto, ma che al tempo stesso si rivela non scontata grazie al colpo di scena finale. Molto carina anche la breve Edi e i rifiuti reticenti (Rossi Edrighi/Pastrovicchio). In questo numero dovevano poi tornare i Wizards of Mickey con un nuovo capitolo della saga intitolato Destino (Venerus/Marini), anticipato da un redazionale che riassume i capitoli precedenti. E’ incredibile come non si riesca ad arrivare in fondo neanche ai riassunti, tanto li si trovi noiosi e allo stesso tempo come questa saga sia come la criptonite per gli sceneggiatori, perché anche Matteo Venerus, autore di buone storie nel settimanale, non riesce a tirare fuori niente di leggibile; il lettore infatti si perde, arranca fino all’ultima tavola, senza poi aver capito niente della trama (e siamo solo al primo episodio). Peccato anche che un disegnatore bravo come Marini debba disegnare storie come queste.
Le note negative continuano con Zio Paperone e il mitico chitarrone (Deninotti/Mazzarello). In una Paperopoli impazzita, dove tutti litigano, Paperone e famiglia partono alla ricerca di uno strumento leggendario appartenuto al popolo dei Rockoliani. In questa storia lo schema è il più classico: Paperone e nipoti partono alla ricerca di un tesoro, spiati e poi seguiti da Rockerduck e Lusky. Il problema è che lo schema è fin troppo classico, sembra di vivere una storia vista e rivista senza un guizzo o un elemento originale, fino alla risoluzione che oltre ad essere relegata a una didascalia, risulta un po’ banale.
Per quanto riguarda i redazionali troviamo un approfondimento sulla differenza tra Champions e Superlega a cura di Fabio Licari, un’intervista a Martina Vismara, la più piccola atleta italiana convocata ai Giochi Mondiali Estivi, organizzati da Special Olympics, che si terranno ad Abu Dhabi dal 14 al 21 marzo e un’intervista a Lillo, impegnato con il musical School of Rock.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Nel commento al numero 3301 non si può non iniziare con "Il conte di Anathram" che si chiude questa settimana dopo cinque puntate. Marco Bosco si è prodotto in un lavoro davvero riuscito, una storia corale nel senso più completo del termine, in cui tutti i personaggi sono assolutamente indovinati, mantenendo le loro caratteristiche peculiari e risultando sempre credibili: ne sono un esempio un Rockerduck vecchia maniera, senza scrupoli e tutt’altro che pivello e un’Amelia correttamente priva della sua natura stregonesca ma quanto mai a suo agio nella parte cucitagli addosso dallo sceneggiatore.
Ma tutti sono ben caratterizzati, compresi quelli che hanno poco spazio per mettersi in mostra.
Non meno importante è la storia che viene tessuta episodio dopo episodio, storia che si arricchisce di diverse sottotrame che l’autore porta avanti in maniera precisa fino alla conclusione, evidenziando anche tanti elementi di interesse: dalle lotte sindacali e le guerre dei prezzi che, per una curiosa coincidenza, vanno a quasi a sovrapporsi ai fatti di cronaca odierni, al ruolo in società delle donne proprio negli stessi anni e negli stessi luoghi in cui prende vita il movimento delle suffragette.
Immagino che, a volerlo fare, si potrebbero anche trovare dei difetti, ma è una cosa che "Il conte di Anatrham" non si merita, perché è prima di tutto una storia scritta bene e che, nonostante le apparenze, non fa affidamento tanto sui colpi di scena (non è difficile immaginare, anche solo per esclusione, chi siano i due personaggi misteriosi che vengono rivelati nell’ultima parte) quanto sul suo saper raccontare senza annoiare. Dopo cinque puntate si finisce con l’affezionarsi a questi personaggi e alle loro vicende e allo stesso modo si è finito per apprezzare anche il lavoro di Picone, magari non adattissimo al tipo di storia, ma comunque efficace.
Insomma un ottimo lavoro, adatto a un pubblico di ogni età, l’esempio di qualcosa che dovrebbe essere la normalità su una rivista come "Topolino".
La storia di apertura invece è firmata da Sisto Nigro e Alessandro Perina e, sotto l’ambientazione carnevalizia, nasconde un giallo dei più classici. Godibile, anche se alcuni passaggi avevano fatto pensare ad una trama un pelo più elaborata di ciò che si rivela invece alla fine.
Sull’ennesimo episodio de "La Storia dell'Arte di Topolino", ci sarebbe poco da dire: la cifra umoristica di Roberto Gagnor è ormai ben nota e quindi non stupisce vedere i soliti ammiccamenti a un pubblico giovane condotti in maniera abbastanza pretestuosa, così come è noto che l’arte viene circoscritta in poche didascaliche vignette, come un dazio da pagare al più presto per poi non pensarci più. In realtà c’è però un fatto nuovo: chi scrive non è proprio un ignorante ma al tempo stesso non è così versato in storia da potersi rendere conto di errori in date e dettagli così particolareggiati come quelli trattati in questa avventura. Però tra i lettori della rivista c’è anche chi queste conoscenze le ha e, giustamente, le dimostra. Allora spiace venire a conoscenza che, sia la storia sia il redazionale che la accompagna, contengono imprecisioni che non rendono giustizia al prestigio del giornale. Un po’ di attenzione in più non sarebbe una cattiva idea, soprattutto in questa tipologia di operazioni.
Oltre a una simpatica storia con zio Paperone di Zemelo e Rigano, l’altro elemento degno di nota è la ristampa di "Zio Paperone bianco papero" scritta da Kinney e disegnata da Strobl, la prima della serie ambientata nella redazione del Papersera. L’obiettivo è lanciare la collana omonima che ospiterà proprio le ristampe di queste storie, oltre ad altro materiale. Sempre riguardo questa operazione, troviamo allegato alla rivista una copia del "Papersera", riproposizione di una analoga iniziativa di svariati anni fa. Si tratta di un simil-tabloid di impronta prettamente umoristica e poteva essere più interessante se avesse contenuto anche qualcosa di realmente utile: ad esempio veri consigli di lettura o una reale panoramica sul funzionamento di una redazione giornalistica

Recensione di piccolobush


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Cominciamo citando la riuscitissima copertina di Andrea Freccero, dedicata all'altrettanto riuscita storia di apertura del numero, Paperino e il bastone tubetano (Stabile/Zanchi). Non volendo rivelare niente della trama, si può dire però che la storia va sicuramente letta. Come sempre, si nota quanto Stabile ami questi personaggi, quanto profondamente li conosca e come riesca, di conseguenza, a muoverli nel modo più naturale possibile. La storia è molto classica, ma l’autore riesce sempre ad aggiungere un guizzo proprio: bello infatti che sia Paperino a trascinare questa volta lo zio all'avventura, e senza utilizzare un pretesto strampalato o banale (come purtroppo a volte accade) e bello come, ancora una volta, Paperone dimostri grinta e carattere da vendere in ogni situazione.
Il conte di Anatrham (Bosco/Picone) è giunto ormai al quarto episodio e terminate le presentazioni, si comincia a tirare le fila della narrazione; bisognerà aspettare il prossimo numero per la conclusione della storia.
Fra le brevi, Consegne Paperino & Paperoga – Dolci a domicilio (Zemelo/Rigano) è abbastanza riuscita e alla fine lascia il lettore con un sorriso. Wizards of Gamba (Panini/D’Ippolito), invece, si trascina da qualche numero senza lasciare nulla; non fa ridere, ma neanche sorridere, le trame sono sempre un po’ banali ma, quel che è peggio, è che la serie dovrebbe intrattenere il lettore in attesa del nuovo capitolo di Wizards of Mickey, il cui gran ritorno è previsto fra un paio di settimane e che, come promesso dal direttore Bertani nell'editoriale di questo numero, dovrebbe portare grandi novità e grosse evoluzioni (tremo al pensiero).
In Zio Paperone e la palandrana auto-adattante (D’Antona/Meloni), il papero più ricco del mondo è alle prese con lo sciopero della sua casa di produzione cinematografica, che protesta per la mancanza di costumi adeguati per la realizzazione dei film. In soccorso viene, come sempre, un’invenzione di Archimede, ovvero un tessuto in grado di assumere all'occorrenza nuova forma e colore. Paperone ne approfitta per produrlo su larga scala e venderlo all'intera Paperopoli, non sapendo però che i guai sono dietro l’angolo. La storia, a tratti, sa di già visto, ma alla fine, grazie anche a qualche gag, gli autori riescono a portarla a casa.
Topolino e il mistero multiplo della valigia scambiata (Camerini/Piras) è ambientata nel 1901 e vede Topolino pronto a partire per un viaggio in treno, quando nella sua carrozza arriva una signora abbastanza lamentosa e petulante. Da questo momento in poi comincerà uno scambio multiplo di valigie ad opera di Gamba e Sgrinfia alla ricerca di preziosi documenti. La storia parte in modo avvincente, il classico giallo all'interno di un treno, dove il colpevole è per forza uno dei passeggeri, ma, secondo me, poi si complica un po’ troppo con i continui scambi di valigia, fino ad arrivare ad una soluzione fin troppo semplice che spegne la storia in poche vignette.
Nel numero si trovano inoltre due interessanti redazionali, il primo dedicato a Linda Raimondo, ambiziosa ragazza di vent'anni che sogna di diventare astronauta, e il secondo dedicato all' IFAB, International Football Association Board, l’organo decisionale del calcio a livello mondiale.

Recensione di Chen Dai-Lem


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E anche quest’anno è arrivato il momento di festeggiare San Valentino e, come di consueto, ad attenderci sulle pagine del libretto c’è una storia a tema. Tocca a Gaja Arrighini e Giada Perissinotto con Paperino e il profilo di San Valentino, l’arduo compito di realizzare una avventura con protagonista la coppia più famosa di Paperopoli che non sappia di già visto. La storia segue il canovaccio più classico e Paperina, fissatasi con qualcosa (in questo caso Papergram), lascia Paperino per correre da Gastone, salvo poi pentirsi e ritornare sui propri passi. E’ una storia vista innumerevoli volte, che tenta di svecchiarsi buttando un po’ di termini social qui e lì che magari riusciranno a catturare l’attenzione dei giovani, ma sicuramente faranno venire l’orticaria a un pubblico più adulto. Molto buoni invece i disegni di Giada Perissinotto che restituiscono un’immagine più moderna ai paperi, riuscendo allo stesso tempo a rappresentare le loro tante diverse emozioni solo attraverso le espressioni.
Con il terzo episodio entra nel vivo Il Conte di Anatrham (Bosco/Picone); confermando i buoni presupposti visti nelle prime due parti, rimane la curiosità di vedere cosa accadrà nelle prossime due puntate.
Continua il ciclo "La storia dell’arte di Topolino" con Paperoga mentore dadaista (Gagnor/Ermetti). Paperoga si propone di aiutare i nipoti a vincere un concorso artistico, supportato dal diario dell’avo Paperogue Duchamp (chiaro riferimento a Marcel Duchamp, il più illustre esponente della corrente artistica del dadaismo). La storia scorre via facilmente, proprio perché Paperoga si presta molto bene a incarnare lo spirito dada, e molto realistici sono gli scambi di opinioni che avvengono tra i critici d’arte; sappiamo infatti che il dibattito tra arte classica e arte contemporanea è ancora un dilemma irrisolto. Molto buoni anche i disegni di Ermetti.
E dal dadaismo passiamo al cubismo dei disegni di Alberto Lavoradori, impegnato questa settimana in Paperino e Paperoga in andata e ritorno di Pietro B. Zemelo. La trama sa di già visto e l’attenzione è tutta concentrata sui disegni che sono talmente squadrati da far sembrare cubi anche le ruote della macchina.
Wizards of Gamba – L’amuleto della discordia (Panini-D’Ippolito) ha il pregio di essere breve e di passare tutto sommato relativamente in fretta.
Infine, Indiana Pipps e il boomerang stellare (Martinoli/Held) avrebbe tutti gli ingredienti per essere una storia classica dell’esploratore: Indiana impegnato in una delle sue ricerche archeologiche ad un certo punto sparisce e non dà più notizie, Topolino e Minni devono scoprire cosa è successo al loro amico ma proprio mentre si sta per risolvere il caso, interviene Kranz che cerca di mettere loro i bastoni tra le ruote approfittando della situazione. La storia non riesce però mai a coinvolgere il lettore fino in fondo e il lucertolone parlante con prole non migliora il risultato finale.
Presenti all'interno del numero anche il consueto test su "San Valentino o San Faustino?" e un’intervista ad Alfredo e Ida, una bellissima coppia che ha appena festeggiato i 50 anni di matrimonio, conosciutasi proprio grazie ad una rubrica del settimanale. Lascia un po’ l’amaro in bocca il fatto che non venga nemmeno menzionato il nostro forum, che ha permesso al nipote di recuperare il Topolino 520, numero che la coppia cercava perché aveva permesso il loro incontro.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Faraci promette e non mantiene in una storia che, se gestita diversamente, avrebbe potuto invece regalare un futuro classico. L'amico non ritrovato comincia con una tipica situazione "impossibile", la sparizione di un personaggio noto a tutti, lettori compresi, e prosegue tra sequenze enigmatiche e atmosfere oniriche, ben supportata dai disegni di Vian, che contribuiscono al senso di straniamento che permea tutta la vicenda. Ma arriva il punto in cui l'incantesimo si spezza: gli echi hitchcockiani si dissolvono nel momento in cui entra in gioco la Macchina del tempo. Tutto viene ricondotto ad una anomalia temporale, soluzione interessante ma non originalissima, e che soprattutto distrugge la tensione accumulata fino a quel momento. Con una storia indirizzata verso un finale a quel punto già scritto, lo sceneggiatore tenta un colpo di scena in extremis per riportare la storia negli ambiti da cui era stata trascinata via a viva forza, ottenendo il solo risultato di mandare tutto in malora definitivamente. Peccato, una occasione sprecata.
Una cosa si deve dire de Il conte di Anatrham: si lascia leggere con grande piacere. Bosco introduce nuovi personaggi ben delineandoli e continua a sviluppare la trama in maniera estremamente scorrevole e avvincente. Era parecchio che non aspettavo con curiosità la puntata successiva di una storia.
Paperino e la stella andina è una avventura molto classica, a suo modo un evergreen: se sono ben scritte, ed è questo il caso, raramente annoiano.
Buona anche la storia che chiude l'albo, Paperetta, Paperoga e l'improponibile Grumby: nata dalla collaborazione con l'attrice Isabella Ragonese, accreditata come co-soggettista, e sceneggiata da Giulio D'Antona (disegni di Vitale Mangiatordi), vede come protagonista una Paperetta con le sue principali e originali caratteristiche, affiancata da Paperoga. La coppia è ben assortita e regala diversi momenti divertenti, anche se tutta la seconda parte si regge su un pretesto alquanto esile. Nell'editoriale che precede il fumetto si dice che l'attrice ha in mente decine di idee con la giovane papera: chissà se questa prova avrà un seguito.
Quella del presente albo sembra una formula promettente: quattro storie tutto sommato allo stesso livello e della stessa lunghezza (pagina più, pagina meno), con una sola riempitiva. Considerando che tutte e quattro sono al di sotto delle 30 tavole, si potrebbe anche sacrificarne una, trasformandola in una seconda breve e "donare" le tavole in più a una o due delle storie rimanenti così da permettere agli autori un minimo di possibilità di sviluppo in più. Quale che sarà la formula definitiva, comunque, speriamo che la qualità continui ad accompagnare il giusto numero di storie e di tavole.
Per i contenuti giornalistici, solite pagine dedicate al calcio e un promemoria sulla mostra di Desenzano, Mickey 90, prorogata fino al 3 marzo a beneficio di chi riuscirà a raggiungere la cittadina sul lago di Garda.

Recensione di piccolobush


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Un numero che scorre via come acqua quello di questa settimana, senza sussulti e con pochi elementi degni di nota.
La prima puntata de Il conte di Anatrham è la cosa più interessante: dopo Orgoglio e pregiudizio, si torna immediatamente alle storie in costume e Bosco, in questo capitolo introduttivo, delinea bene quasi tutti i protagonisti della storia e prepara il terreno per l’entrata in scena dell’ultimo, il conte del titolo. Inoltre l’autore, che da tempo si dedica ai personaggi femminili della banda Disney, già mette in chiaro che anche in questa avventura avranno dei ruoli di primo piano. Qualche perplessità sui disegni di Picone, che dissemina imprecisioni e bizzarrie nelle tavole. Credo che a una storia del genere, avrebbe giovato maggiormente un disegnatore dal tratto più classico.
Il resto del numero non ha molto altro di rilevante.
Sisti scrive una classica indagine per Topolino pensando di renderla più nuova strizzando l’occhio, con una ventina d’anni di ritardo, ai film sulle unità speciali anticrimine. Brigitta e la deposito-performance è l’ennesimo capitolo di una serie che prosegue stancamente. Finirei per ripetere le stesse cose che ho detto degli episodi più recenti perché presenta gli stessi difetti. L’arte non è neanche più un pretesto ma un ingrediente da infilare in qualche modo tanto per giustificare il nome del progetto. Tutto quel che dovremmo sapere sull’argomento è racchiuso in poco più di tre didascalie, mentre il resto è una classica storia di Brigitta che insegue Paperone.
Sollievo invece nel constatare che Wizard of Gamba (brutto il nome della serie, ancora più brutto il titolo della storia) è solo una serie di innocue riempitive (almeno per ora).
Per concludere, Zemelo cita Stanlio e Ollio, mentre Faccini cita sé stesso in una versione riveduta (maluccio) del suo autocontrollo massacrante.
Per quel che riguarda gli editoriali, troviamo articoli sul circo acrobatico "Le Cirque World’s Top Performers", sul calcio in previsione del ritorno della Champions League e sul film live action di Remi che uscirà nelle sale questo mese.

Recensione di piccolobush


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e I Maestri Disney sono testate molto diverse tra di loro, la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero de I Maestri che ne prende solamente 4!

 

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