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Rodolfo Cimino

 

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L'archivio dei fumetti Disney in edicola

Tutte le recensioni accumulate negli anni, relative a fascicoli non più reperibili in edicola, possono ancora essere consultate su queste pagine, tanto per non perdere dati che sono comunque molto interessanti, e comunque anche per queste pubblicazioni avete la possibilità di inserire il vostro voto, ed eventualmente di ripescare la discussione relativa al fascicolo nel forum.

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Affinità e divergenze fra Wom e Donald Quest: le prime sono evidenti, Ambrosio (stavolta, a differenza della settimana scorsa, soltanto in veste di mandante, mentre la sceneggiatura è attribuita a Pesce) resta fedele alla linea tracciata con la sua precedente opera, realizzando ancora una volta una indigesta accozzaglia di stereotipi e trovate presi a prestito da svariate altre fonti. La mancanza di originalità non sarebbe necessariamente un male, lo strizzare l'occhio alle mode giovanili si potrebbe anche sopportare, peccato il livello di scrittura sia quasi imbarazzante, pensato per bambini scemi delle elementari a cui è necessario spiegare nel dettaglio ogni singolo passaggio narrativo. E probabilmente scemi lo resteranno se continueranno a leggere queste cose.
Le divergenze, anzi la divergenza, con Wom è la pochezza di idee dietro questo nuovo progetto: stavolta non si fa nemmeno finta di voler raccontare qualcosa. Lo scimmiottamento esibito, le card, le figurine, tutto presentato fin dalla prima puntata, parlano chiaro: "Donald Quest" non è una storia fantasy, nemmeno steampunk (il cielo abbia pietà di tutti coloro che usano "Donald Quest" e "steampunk" nella stessa frase), è solo una idea di marketing, un prodotto che possa aprirsi porte in diversi settori dell'intrattenimento, esattamente come Wom, e che sia facilmente esportabile. Ristampe in volumi (italiani, quelle in inglese sono disponibili da più di un anno), magari giochi di carte, figurine (suggerite nella storia stessa) e via scorrendo tutto il catalogo della multimedialità, scordatevi i fumetti, è questo quello a cui si punta. Intendiamoci, è anche una questione di sopravvivenza: operazioni del genere sono necessarie perché comunque permettono di fare cassa, è giusto ripetere il gioco visto che con Wom sembra andato a buon fine, è giusto, quasi naturale ormai, che il fumetto si evolva e che l’editore lo coniughi con altre forme di intrattenimento, è giusto finanche che venga ridotto a mero veicolo commerciale per tutta una altra serie di prodotti… Però non così, almeno scrivete qualcosa che valga la pena di essere disegnato. Perché i disegni di Freccero del numero scorso erano bellissimi, a tratti sembrava di vedere un Carpi del nuovo secolo, De Lorenzi in questo episodio, pur non avendo la stessa "freschezza", fa di tutto per non essere da meno e ci riesce bene… poi ti rendi conto dello spreco di tanta bravura, dell’esibizione grafica quasi stordente per coprire l’assenza delle idee e ti viene il magone (dove avevamo visto lo stesso meccanismo?). Ma non per i soldi spesi o il tempo perso a leggere, ma per il fatto che davvero questa storia potrà piacere ai bambini… che bambini stiamo allevando?
Altre cose ci sarebbero da dire, ad esempio sulla differenza tra i dialoghi che vengono pubblicati negli altri paesi e quelli che dobbiamo leggere da noi, ma chi scrive non ha tempo e francamente nemmeno voglia di mettersi a fare raffronti ed è un peccato perché porterebbe a discussioni molto interessanti.
Ovviamente non è che "Donald Quest" faccia schifo sia chiaro, diciamo che l’autore non si è espresso al meglio, ecco.
Come al meglio non si è espresso Gagnor, nella sua "personale versione" dei Milioni di Paperone, con una storiella risaputa in cui si mescolano, senza capire bene perché, elementi storici ed elementi di fantasia con nonchalance, pratica che ho sempre trovato straniante ("L’innaffiatore innaffiato" realizzato da Paperin Auguste e Gaston Luis Lumière? Mah).
La storia di Indiana Pipps dimostra ancora una volta come il personaggio abbia ormai il fiato corto e certo non giovano i disegni di De Vita, diventati col tempo sempre più parodistici, soprattutto nel ritrarre i comprimari.
Saltiamo a piè pari quel coso che va sotto il nome di Duck Tales, meglio guardare la serie televisiva… e a conti fatti si salva solo Sisti che, nonostante le ultime disavventure, dimostra di saper ancora scrivere una discreta storia. Certo, anche i paradossi temporali cominciano un po' a stufare, ma questo passa il convento.
Per chi vuole espiare i bagordi delle feste natalizie, la solerte redazione ha approntato inoltre ben cinque pagine di str…, di "barzellette" con tanto di intervista al barzellettiere sommo. Ma non è nemmeno giusto prendersela con questo ragazzino, è solo per illustrare una delle tante situazioni paradossali a cui evidentemente sono costretti in via xxx: in un mare di barzellette (trite e ritrite ma d’altra parte da una platea di ragazzini è quello che ci si deve aspettare) fanno vincere l’unica che non possono rappresentare correttamente per ovvi motivi (un gatto che si pappa un topo) e così il povero Soffritti è costretto a una vignetta innocua che depotenzia totalmente l’originale.
Insomma sarebbe bello capire cosa vuol fare la Panini: da una parte sembra rivolgersi dichiaratamente a un pubblico che non va oltre i 13 anni, dall’altra coccola il collezionista adulto (l’unico che ha i soldi) con edizioni di tutti i tipi. Ma se provassi a fare qualche ipotesi in proposito già so che qualcuno verrebbe a dirmi che a me queste cose non devono interessare. E tutto sommato ha ragione. Comunque, per inciso, questo è il primo numero dell’anno: quasi passa inosservata la cosa visto che non c’è una sola storia a tema, né una copertina, né un servizio, nemmeno una battuta, ma è così.
Buon anno a tutti

Recensione di piccolobush


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Il numero si apre con l’editoriale di Valentina De Poli che chiude l'anno parlando dei desideri per il 2018 e rimanda a un redazionale in cui bambini e personaggi noti ci raccontano i loro sogni e le loro aspettative per l'anno che sta per iniziare. La copertina è affidata a Freccero ed è dedicata alla nuova saga che inizia proprio in questo numero: Donald Quest (Ambrosio/Freccero). La storia, che si articolerà in 5 episodi, è ambientata in un universo parallelo, dove Topi e Paperi devono affrontare Meteormaster con i Busterbot. Il giudizio deve essere sospeso in attesa delle puntate successive; quello che si può dire è che la saga sa un po’ di già visto e ricorda, nella sua impostazione, un po’ la formula già utilizzata dallo stesso autore per i Wizards of Mickey e sembra destinata ad un pubblico molto giovane, al quale viene peraltro spiegato tutto per filo e per segno con lunghe vignette esplicative, mentre il lettore adulto corre il rischio di perdersi tra termini inglesi (come Meteormaster, Beastbuster o Busterbot) e mostri di varie forme con i relativi cacciatori, tutti dotati di una propria figurina, altro elemento che richiama i vari anime vicini alle nuove generazioni come i Pokemon o i Digimon. Freccero, invece, fa un ottimo lavoro e i disegni, per ora, sono la cosa migliore della storia.
Fa piacere rivedere Topolino protagonista di una buona storia in Topolino e il retrofurto (Venerus/Tosolini). Mickey e Minni partecipano ad un veglione di Capodanno in cui l'attrazione principale è una macchina in grado di far esplorare agli ospiti vari futuri alternativi. Finiranno però in una trappola di Macchia Nera, ma riusciranno a cavarsela appena in tempo per festeggiare l'anno nuovo.
L’ultima storia lunga, Zio Paperone e il nuovo test del vecchio West (Michelini/Gatto), si apre con una citazione a Frozen (di cui sappiamo che Michelini è un grande fan) nel fumetto della prima vignetta. Rockerduck, aiutato da due soci del club dei miliardari molto burloni, Trick e Truck, organizza uno scherzo ai danni di Paperone, sfidandolo a una caccia al tesoro. La storia, anche se non parte da presupposti originalissimi, è molto scorrevole.
Le brevi Sole a scacchi. Un bassotto quasi onesto (Camerini/Barbieri) e Paperoga, Incantatore incantato (Pochet), assolvono al loro dovere, mentre una nota di demerito va, anche in questo caso, alle Duck Tales. Questo episodio dovrebbe essere molto significativo, perché porta sulle pagine di Topolino, per la prima volta, Della, la sorella di Paperino. La storia però perde un'occasione, perché gestisce male il personaggio, che non viene presentato in nessun modo e viene proposto come una sorta di guerriera che finisce per togliere spazio anche agli altri personaggi. Come gli altri episodi di questo filone, inoltre, il lettore si trova coinvolto in situazioni che iniziano e finiscono nelle dieci pagine, senza lasciargli nulla.
Per quanto riguarda i redazionali, citiamo lo speciale dedicato a Coco, il film Disney Pixar nelle sale in questi giorni, che ci presenta i protagonisti e i doppiatori italiani e un'intervista a Roberto Bolle che promuove lo show su Rai1 e dichiara il suo continuo impegno nella diffusione della danza, che si concretizzerà anche in un evento dal titolo On Dance – Accendiamo la danza, che si terrà a Milano dall’11 al 18 giugno.
Il numero che chiude questo 2017, è nella media di quelli dell'anno, un po’ sottotono e l'inizio della nuova saga non sembra dare la scossa di cui il settimanale sembra aver bisogno.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Il numero che ricorda e festeggia il "compleanno" di Topolino doveva essere memorabile, almeno fra quelli usciti nell'anno, ed a suo modo verrà certamente ricordato! Anche se, tuttavia, forse non come previsto ed annunciato...
Ebbene, accostarsi ad un numero cosi non risulta certo agevole, visto e considerato lo stridente contrasto tra ciò che sarebbe dovuto essere e ciò che effettivamente abbiam trovato in edicola.
I fatti, nella loro oggettiva imperscrutabilità, sono chiari: la storia principale del numero, quella propriamente "celebrativa" dell'evento, non è stata inserita per non meglio specificati impedimenti che ne hanno imposto un rinvio a data da destinarsi; nessun'altra informazione "ufficiale" è stata resa nota, dunque ogni ulteriore ricostruzione attiene al campo delle ipotesi. Ciò nondimeno, l'albo è presentato proprio dalla copertina ispirata a quella storia, il che trasmette una sensazione di tristissima ironia, magari non voluta ma che non si è neppure riusciti ad evitare.
Chiaramente, queste premesse finiscono per incidere ed influenzare l'obiettiva valutazione di un albo che, guardando solo ai contenuti, offre ben poco.
Alla mancanza della storia principale si è ovviato presentando un bis della Nuova Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi, proponendo quindi ben due episodi: ora, a prescindere dall'evidente carico di responsabilità su una saga appena partita, i due episodi in questione, seppur graficamente suggestivi, sembrano perdere parte dello slancio iniziale, per quanto sia ancora troppo presto per capire dove si andrà a parare.
Il resto dell'albo è composto da ben tre storielle brevi, che scorrono via tra qualche gag concatenata e un'originalità parecchio altalenante, e si conclude con una danese. Quest'ultima, quantomeno, porta in dote degli ottimi disegni di Cavazzano, abbinati però ad una trama non originalissima nel ricorrere al classico espediente degli alieni: una storia forse non di grandi pretese, ma tutto sommato scorrevole e piacevole alla lettura.
Concludendo, di per sè considerato, quindi limitandosi a considerare le sole storie contenute, questo numero sembra faticare anche solo a raggiungere una minima sufficienza; tuttavia, è la nettissima e stridente contrapposizione tra la copertina (e senza neppure dimenticare il redazionale della De Poli che recita testualmente: "questo numero è dedicato a lui.") ed il contenuto interno - dove la presenza di quel "lui" si limita ad una comparsata nel terzo capitolo della Nuova Storia e Gloria - ad indurre ad una valutazione ben più negativa, non potendo influire più di tanto nemmeno l'articolo di accompagnamento all'iniziativa dei francobolli celebrativi.

Recensione di Gancio


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Introdotto da una piacevole copertina corale, giunge nelle edicole il quinto albo dedicato al ciclo di avventure di Fantômius, ladro gentiluomo, il villain mascherato intorno al quale Marco Gervasio ha saputo creare un microcosmo vivo e divertente, partendo dall'indefinita figura ideata dal mai troppo ricordato Guido Martina.
In questo volume trovano spazio solamente tre storie, più lunghe però rispetto alla media della serie. Si parte con Dolly Paprika, sorta di retrospettiva sulla partner di Fantômius e sulla nascita del loro rapporto sentimentale e furfantesco. L’autore si preoccupa di incastrare coerentemente gli avvenimenti con quanto narrato ne il passato senza futuro, tuttavia ne esce un racconto un po' troppo stereotipato nel presentare la ribellione della protagonista all'ingessata aristocrazia di origine europea per potersi dire completamente riuscito.
Notre Duck porta invece l’attenzione su quello che è, in pratica, l’unico edificio religioso delle due principali città disneyane, ovvero l’omonima cattedrale nata dalla fantasia di Carl Barks. L’atmosfera di grande mistero e suggestione della storia degli anni Sessanta non si ritrova però in questa avventura, in cui Fantômius viene coinvolto in modo fin troppo pretestuoso. Lo scioglimento dell’arcano, parimenti, appare una trovata ripresa dai feuilleton contemporanei all'epoca di ambientazione delle storie.
L’ultima avventura dell’albo, Senza maschera, restituisce invece un po’ di brio al protagonista, finalmente messo in difficoltà – dalle quali esce comunque nel tempo di un batter di ciglia – una volta trovatosi al di fuori del tipico contesto paperopolese, che ormai lo vede spadroneggiare con una certa sicumera che non gli era propria durante le sue prime, strabilianti imprese.
Evoluzione del personaggio? Semplici incidenti di percorso? Segnali di stanchezza di una serie giunta nel frattempo al suo ventesimo episodio (senza contare i prequel, che meriterebbero la ristampa per un ideale numero 0 della raccolta) e per la quale l’autore sta progettando un nuovo ciclo per il futuro? E' certamente innegabile un cambiamento di approccio intercorso fra gli esordi e le ultime avventure, tuttavia le opinioni in rete sono divergenti: detrattori e fan paiono dividersi equamente.
Dal punto di vita della confezione editoriale, il volume si fa preferire rispetto alle precedenti uscite della testata: continuano a latitare gli articoli o le interviste, ma fanno capolino una decina di bozzetti e di tavole a matita, inserimenti veramente graditi che consentono di promuovere l’albo nella sua interezza.

Recensione di Kim Don-Ling


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Numero natalizio piuttosto sottotono come accade già da alcuni anni. L'onere della apertura spetta a Marco Bosco e Silvia Ziche che aggiornano il canto di Natale di Dickens. Il romanzo dello scrittore inglese è stato fonte di ispirazione di innumerevoli lavori, prestandosi come poche altre opere ad essere adattato e rivisitato e non fa eccezione in questo caso. Diviso come l'originale in cinque parti, "Zio Paperone e il nuovo canto di Natale", conserva inalterata la funzione di critica alla società presente in esso ma da un punto di vista differente. Rispetto all'epoca di Dickens, oggi c'è un altro fattore che può spingere le persone ad un atteggiamento errato nei confronti della vita e degli altri. Avidità, superficialità, egoismo rischiano di essere amplificate dalle nuove tecnologie, dal meccanismo dei social: quelli che erano strumenti per un avvicinamento virtuale di persone lontane, stanno diventando la causa dell'allontanamento reale di persone vicine. È un grido d'allarme, un avviso lanciato ad Bosco ai lettori.
L'intervento in sogno dei tre nipotini riesce a riportare Paperone sulla giusta strada. Torna a vedere con gli occhi dell'innocenza, quelli di bambino, ritrova la magia di tante piccole cose, un brindisi coi colleghi, una tregua coi rivali, un pranzo con i familiari, in un percorso del tutto simile a quello affrontato dal personaggio da cui ha ereditato il nome. Riesce quindi ad evitare l'isolamento e la perdita delle persone care e rimedierà per dare un senso più compiuto alla sua esistenza.
Ovviamente il parallelismo con l'opera originale non può estendersi anche al registro narrativo. Nel "canto di Natale" si intrecciano fiaba e romanzo gotico, si parla di morte e fantasmi, di miseria e disagio, tutte cose che sulle pagine del settimanale Panini è difficile trattare. Per cui l'autore non ci prova nemmeno, non ne ha neanche necessità: avendo spostato il focus e concentrandosi unicamente sulle relazioni personali, ecco che la povertà non è più un tema da analizzare. I fantasmi non sono tali e sulla morte si glissa con furbizia. A tutto ciò si aggiungono i disegni della Ziche che contribuiscono ancor di più a rendere "solare" la vicenda.
Insomma una parodia soddisfacente e che si fa portatrice di un messaggio importante e rivolto al pubblico di tutte le fasce d'età, anche se le atmosfere sono quanto di più lontano vi sia da quella autentica fiaba nera che è il "canto di Natale" Dickensiano.
E si potrebbe anche concludere qui il commento al numero. Come già anticipato, sono lontani i fasti dei vecchi numeri natalizi. C'è una storia a bivi scritta da Vito Stabile, che è decisamente migliore di tante altre dello stesso tipo ma è anche perfettamente dimenticabile come tutte loro. È comunque quasi sicuro che un bambino la apprezzerà e potrà anche trovarla divertente e in fondo è tutto ciò che si chiede a una storia così.
Difficile invece capire il senso delle due ultime storie: solitamente non mi soffermo sulle riempitive (e queste due lo sono a tutti gli effetti, a dispetto di una lunghezza che supera le venti tavole) a meno che non siano particolarmente riuscite o particolarmente orrende. In questo caso siamo nella seconda casistica per entrambe. "Manetta, Rock Sassi e il Natale in giallo" scritta da Gabriele Mazzoleni e disegnata da Lara Molinari lascia parecchi dubbi sull'effettivo funzionamento della redazione (oltre a testimoniare un momento di pessima vena creativa dell'autore): considerando lo zelo con cui sapienti mani intervengono per mondare le storie da tutto ciò che è ritenuto inadatto al target di riferimento, sorprende come una storia dalla trama confusa e raffazzonata, con pesanti errori logici sia riuscita ad arrivare alla fase di stampa. A meno che (è giusto concedere il beneficio del dubbio allo sceneggiatore) questo disastro non sia imputabile proprio ad un eventuale passaggio redazionale. Non potendo attribuire colpe con precisione mi limito a dire che il risultato è largamente insufficiente e testimonia una cura del prodotto finale a dir poco lacunosa.
Sull'ultima, opera di Matteo Venerus e Michele Mazzon, inutile anche perdere tempo, non ha difetti "strutturali", è proprio inguardabile/illeggibile.
Di fronte a tanta pochezza anche gli articoli e i redazionali passano in secondo piano. Sì, c'è un servizio sul progetto "Lacittàintorno" per la riqualificazione delle periferie o una anteprima dedicata a "Coco", il nuovo lungometraggio Pixar ma davvero non può bastare a rendere sufficiente un numero con una parte fumettistica deficitaria.

Recensione di piccolobush


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In questa stagione dell'anno non può mancare in edicola il tradizionale vattelapesca Natalissimo, ormai un classico di questo periodo segnato dalle festività natalizie.
La cover dell'albo è realizzata da Giorgio Cavazzano con i colori di Max Monteduro, una coppia che non ha bisogno di presentazioni: il colpo d'occhio è notevole e ci regala una copertina natalizia ben riuscita e che non demerita rispetto a quelle delle edizioni passate.
All'interno del volume sono presenti nove storie, peccato che ben otto appartengano tutte all'ultimo ventennio tranne la ciminiana Paperino e la slitta di Babbo Natale del 1972 disegnata da Giorgio Bordini, in cui però l'atmosfera natalizia è ben poco presente.
Fortunatamente Commissariato Operazione Natale e Zio Paperone in fuga dal Natale ci regalano nuovamente i disegni del maestro Cavazzano guidati dalle ottime prestazioni ai testi di Marco Bosco e di Giorgio Salati, ed insieme alla storia Zio Paperone nababbo di Natale, di Ambrosio/Ziche, si aggiudicano il podio di questo volume.
Discorso a parte merita Paperino Paperotto e il Natale sbarbato, in cui Enna si cimenta in un'avventura natalizia in quel di Quack Town, un giallo da risolvere riservato ai nostri piccoli amici che ne combineranno di tutti i colori disegnati egregiamente da Intini.
Da segnalare anche la presenza delle due storie a tema Archimede e l'incarico sotto l'albero (Concina-Ziche) e Manetta e il regalo sospirato (Tulipano-Vian).
L'unica nota stonata è Un regalo per Zio Paperone, storia che nulla ha di natalizio e non intuiamo il motivo del suo inserimento nell'indice, una scelta che fatichiamo sinceramente a comprendere vista la cospicua quantità di storie tematiche a disposizione in casa Disney.
In conclusione è un albo sufficiente, ma si poteva osare leggermente di più con la scaletta per avere un vattelapesca al di sopra della media. L'ispettore Manetta ha mantenuto fortunatamente il suo fedele sigaro in ogni storia, e per questo il volumetto avrebbe meritato una stella in più, ma la macchia della storia citata in precedenza è troppo evidente per restare indifferenti.

Recensione di camera_nøve


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Il numero 3238 festeggia i 70 anni di Zio Paperone che, come è noto, è apparso per la prima volta in Natale sul Monte Orso il 15 dicembre 1947. Al compleanno sono dedicati il "Che aria tira a…Paperopoli" di Silvia Ziche, l’editoriale di Valentina De Poli e il primo redazionale che, oltre a pubblicare gli omaggi disegnati dai piccoli appassionati, ci illustra le novità editoriali dedicate allo Zione: L’economia di zio Paperone, (testata che riprende, ma solo nel titolo, il settimanale uscito con Il Sole 24 Ore all'inizio degli anni ’90, che diventa mensile e si propone di ristampare delle storie con protagonista Paperone a tema economico accompagnate da articoli di approfondimento inediti), e Le grandi sfide di zio Paperone, uscito in anteprima a Lucca, che riunisce Zio Paperone e l’ultima avventura e il seguito Zio Paperone e il segreto di Cuordipietra, entrambe di Artibani/Perina.
Per celebrare la ricorrenza però, troviamo soprattutto Zio Paperone e la corona dei desideri (Stabile/Perina), storia a cui è dedicata anche la copertina del numero. All'inizio ci troviamo nel XVI secolo, in compagnia di due pirati alla ricerca della "corona del deseo", in grado di esaudire tre desideri a chiunque riesca a raggiungerla (un po’ come la lampada di Aladino). Per riuscire a prenderla, però, bisogna tuffarsi in una vasca stregata... La leggenda attraverserà i secoli, arrivando alle orecchie di Zio Paperone, che partirà subito per l’isola di Arruga accompagnato, come nelle migliori tradizioni, dai nipoti. La storia è un ottimo omaggio che Vito Stabile fa allo Zione; scorre tra avventura, suspense, qualche battuta, incontri inaspettati e un finale carico di buoni sentimenti che toccano il cuore del lettore, soprattutto quando vengono rievocate le più celebri avventure passate come, fra tutte, Paperino e il mistero degli Incas di Barks.
Nella storia che segue, Topolino e le luci di Innsmouse (Panini/Martusciello), Mickey arriva in città nell'inverno del 1928 per diventare segretario di Pippcraft, eccentrico scrittore di racconti fantastici ispirato al celebre H.P. Lovecraft e impersonato nell'occasione da Pippo. Gli abitanti della nuova città non si dimostrano molto socievoli e scappano di fronte al nuovo arrivato, tutti tranne Gambarsson, reporter interpretato da Gambadilegno, che si dimostra subito disposto ad aiutarlo, ma il suo aiuto sarà veramente disinteressato? La storia è buona e si sviluppa tra luci misteriose e nebbie che nascondono un segreto.
Da segnalare anche la breve Cena con furto per Gambadilegno e Trudy (Valentini/Asaro). Nonostante il disegnatore siciliano non si esprima in questo caso al suo meglio, la storia è brillante e mostra, finalmente, un Pietro ladro vero e non la sua versione edulcorata a cui, purtroppo, ci stiamo abituando.
Anche in questo numero non poteva mancare la danese; in Paperino e il virtuale irreale (Mark-Laura Shaw/Pujadas), lo spettatore viene rimbalzato tra reale e virtuale e la storia ha su di lui un effetto straniante. Quello che resta, alla fine, sono qualche capogiro e un po’ di mal di mare, ma credo che questo fosse l’intento degli autori.
Per quanto riguarda le Duck Tales, confermo il giudizio negativo dato nelle recensioni precedenti. La cosa che colpisce maggiormente il lettore, forse, è la mole di persone impegnata ogni settimana nella realizzazione di queste 10 pagine.
Segnaliamo anche le molte pagine di redazionale dedicate a Star Wars, con l’atteso nuovo capitolo della saga nei cinema proprio in questi giorni. L’articolo ci informa anche che il film sbarcherà a Disneyland Paris, dal 13 gennaio al 25 marzo, con molte iniziative a tema e ci consiglia anche alcuni regali, dedicati alla saga, con cui rendere felici gli appassionati.
A questo numero do 4 stelle di incoraggiamento, perché dopo tre numeri abbastanza sottotono, abbiamo finalmente un Topolino con l’ottima storia celebrativa e altre due storie buone.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e I Maestri Disney sono testate molto diverse tra di loro, la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero de I Maestri che ne prende solamente 4!

 

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