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Rodolfo Cimino

 

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L'archivio dei fumetti Disney in edicola

Tutte le recensioni accumulate negli anni, relative a fascicoli non più reperibili in edicola, possono ancora essere consultate su queste pagine, tanto per non perdere dati che sono comunque molto interessanti, e comunque anche per queste pubblicazioni avete la possibilità di inserire il vostro voto, ed eventualmente di ripescare la discussione relativa al fascicolo nel forum.

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Dopo la delicatezza barksiana, dopo l’aneddotica a tratti selvaggia di Martina e tentativi "spuri" ed occasionali di altri autori italiani, dopo il saccheggio indiscriminato operato da Don Rosa e da chi si è successivamente allineato alla sua linea, sembra difficile trovare ancora qualcosa di interessante da dire sul rapporto tra Paperone e il Klondike.
Tuttavia avevo riposto discrete speranze su Zemelo, autore nuovo ma che ha già dimostrato di saper proporre idee interessanti. Speranze parzialmente andate deluse: "Zio Paperone e i tempi del Klondike" è gradevole ma poggia su una struttura tutt’altro che nuova. L’autore inoltre, come già accaduto in precedenza, sembra innamorarsi a tal punto dell’idea centrale della storia da trascurare il contorno, col risultato che ci sono alcuni passaggi che non convincono del tutto. Sicuramente ad aumentare le aspettative è stato anche il nome di Celoni ai disegni, che in effetti nobilita parecchio il tutto, alzando il livello complessivo di una storia tutto sommato nella media.
Riguardo "Superpippo, Indiana Pipps e l’alleanza piramidale", l'autore stesso è intervenuto sul forum a chiarire la genesi, le motivazioni e altri aspetti del suo lavoro, per cui non credo di poter aggiungere molto. Mi limito a condividere le perplessità espresse anche da altri sulla figura di Kranz che, data la sua totale inconsistenza e il suo essere una macchietta ormai grottesca, svilisce qualsiasi storia che voglia invece ambire ad un qualcosa di un po’ più elevato. Sono dispiaciuto per il non perfetto risultato finale, perché Zironi è un altro autore che quando scrive sa essere non banale e in qualche modo riesce a dimostrarlo pure in questa occasione: il binomio Superpippo-Indiana Pipps, da un punto di vista trash, è potenzialmente devastante e invece i due non solo non si pestano i piedi ma "mister tuta di flanella" non appare neanche troppo fuori posto come, quasi inevitabilmente, si può pensare al solo leggere il titolo.
Le altre cose degne di nota del numero sono le due avventure firmate Gagnor e disegnate da Luca Usai e Paolo De Lorenzi. Il nuovo episodio de "La storia dell’arte di Topolino", dedicato questa volta alla fotografia, è una di quelle opere dell’ingegno in cui, durante la fruizione, bisogna ripetersi continuamente, come un mantra, che il concetto supera la forma e focalizzarsi solo sul primo fattore. Perché a fronte di alcuni passaggi che rendono bene cosa è la fotografia e cosa deve trasmettere unitamente a qualche gag divertente, tutto il resto è di una approssimazione avvilente. La mini storiella imbastita per far da collante alle parti più "didascaliche" è piena di "facilonerie" (termine che prendo in prestito perché rende bene l’idea) incomprensibili: un ladro che compie un furto in piena notte e la mattina dopo è ancora dietro la porta pronto per essere scoperto dai derubati, lo stesso ladro che si aggira per le affollate vie di Parigi in calzamaglia nera come fosse la cosa più normale del mondo…. Dalla metà in poi la storia parte proprio per la tangente, senza porre freni alle illogicità. Si potrà obiettare che i destinatari sono dei bambini ma non vedo come questo possa cambiare le cose. Probabilmente mi ripeto, ma credo che i bambini meritino qualcosa di meglio, non dico storie di complessità inarrivabili, ma almeno qualcosa che abbia rispetto della loro intelligenza.
La storia che chiude l’albo semplicemente vorrei non averla mai letta. Probabilmente il ricordo mi perseguiterà a lungo come fece a suo tempo "I bassotti e il rap del rapinatore".
L’errore di fondo di "Pico e la contesa del capannone" è lo stesso commesso altre volte: non si prova neanche a fare una parodia, meccanismo più elevato che, per essere davvero efficace, prevede la conoscenza dell’oggetto della storia da parte di chi scrive ma anche di chi legge, ma si butta tutto in burla, rimasticando alla meno peggio qualche termine e nome di quelli che più si sentono in giro e sommando banalità su banalità. Ma se tutta la vicenda è risibile nella sua inconsistenza (seppur ci restituisca un Rockerduck carogna come mancava da tempo) ci sono comunque delle punte di surreale, per quanto involontaria, bellezza. Su tutte la battaglia a tempo di rap tra Pico e uno dei protagonisti in cui il professore vince senza imbroccare una rima nemmeno per sbaglio e citando motti latini totalmente a caso. Poi va beh, dobbiamo sorbirci anche due bande capaci di rendere invivibile un quartiere con le loro risse ma che, con grande senso civico, non si permettono di graffitare al di fuori degli spazi autorizzati (avete capito bimbi?) e tutta una serie di amenità del genere. Desolante.
In questo delirio quasi lisergico non poteva mancare il contributo del colorista, al quale non deve essere parso vero di poter sbagliare i colori degli unici due (ma in realtà uno) personaggi che non si dovevano sbagliare.
Rifugiamoci nei redazionali con un breve excursus sul Klondike, una intervista alla calciatrice Regina Baresi e una all'esploratore Alex Bellini che coniugherà una delle sue classiche imprese sportive estreme con un obiettivo ecologista.

Recensione di piccolobush


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Il 3294 si apre con un editoriale del direttore Bertani che, dalle vacanze e provvisto di nuovo avatar, ci presenta brevemente le storie di questa settimana e ci anticipa quello che leggeremo la prossima, aggiungendo che da questo numero (che si presenta con una nuova e più riuscita veste grafica dell’indice, distribuito in due pagine) ci sarà più spazio per le anteprime sui contenuti futuri del libretto.
Partiamo dalla conclusione della trasposizione disneyana di Orgoglio e pregiudizio (Radice/Turconi). Si può discutere sull'opera che può piacere o meno (come tutti i romanzi) a seconda della sensibilità personale, ma quello su cui non si può discutere è la bravura che i due autori hanno saputo dimostrare anche in questo caso. Teresa Radice e Stefano Turconi sono riusciti in questi tre episodi ad adattare molto fedelmente la trama dell’originale, toccando tutti i passaggi fondamentali, battute comprese, e sono stati capaci di ricreare l’atmosfera romantica del celebre romanzo di Jane Austen, tanto che ci ritroviamo ad aspettare il bacio tra Elizabeth e Duckcy fino alla penultima tavola, momento in cui possiamo tirare un sospiro di sollievo. Come detto nel primo episodio, i due autori hanno scelto molto bene i protagonisti della storia, ognuno aveva il ruolo che più gli si avvicinava e una nota di merito va a Paperino, che abbandona i panni del papero pasticcione e irascibile e veste quelli del nobile (di estrazione e di sentimenti) risultando molto affascinante. Fra le protagoniste femminili non può che spiccare Paperina, anche se Brigitta mi ha fatta sorridere in più di un’occasione e l’epilogo finale con Paperone è davvero ben riuscito. Credo, in conclusione, che la storia sia davvero ben realizzata e che possa instillare ai giovani lettori la voglia di avvicinarsi all'originale, uno dei compiti che questi adattamenti dovrebbero svolgere.
In Paperino e i Bassotti ospitali (Arrighini/Tosolini), Paperino frigge per errore, insieme alle frittelle, il telefono dello zio, che va su tutte le furie, lo disereda e lo sfratta, lasciandolo in mezzo a una strada. Paperino si trova quindi a vagare in cerca di una sistemazione dai parenti più prossimi, che non possono ospitarlo chi per un motivo, chi per un altro e finisce alla roulotte dei Bassotti. Il pretesto che scatena la storia è talmente labile che non ne fa prendere sul serio il prosieguo. Insomma perché il cellulare di zio Paperone era sull'angolo cottura pronto per essere fritto? Quante volte Paperino ha combinato disastri anche ben più gravi? E allora perché proprio questa volta zio Paperone dà letteralmente i numeri prendendosela in questo modo? Si sa che sono fumetti e non ci si dovrebbero fare troppe domande, ma per poterli meglio apprezzare rimane necessaria una certa logica narrativa.
Pippo e il malinteso criminoso (Moscato/Baccinelli) è una buona storia che vede Pippo, nella sua versione più stralunata che ci ricorda il faraciano "Genio nell'ombra", coinvolto in un divertente inseguimento che porterà all'arresto di un ricercatissimo latitante.
In Pluto archeologo sportivo, Secchi e Coppola spediscono il cane di Topolino a fare un curioso viaggio nel tempo in solitaria che permetterà di trovare la soluzione ad un "mistero" che il professor Zapotec, forse, avrebbe già dovuto conoscere, mentre Nonna Papera e il pieno… vuoto (Bosco/Chierchini) direi che rispecchia perfettamente il titolo, perché sono otto tavole piene di nulla; non c’è assolutamente niente che resti al lettore dopo averle lette.
Per quanto riguarda i redazionali segnaliamo due articoli: uno che si occupa di Attenti al gorilla, nuovo film con Frank Matano, e l’altro dedicato al tour estivo di Laura Pausini e Biagio Antonacci.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Adoro i numeri come questo. Non c’è una sola cosa di cui valga la pena scrivere, nel bene o nel male, per cui prevedo che me la sbrigherò prestissimo.
In realtà qualcosa di cui scrivere (nel male) ci sarebbe ma fortunatamente la divisione in tre parti di "Orgoglio e pregiudizio" mi dà modo di glissare su questa nuova opera di Teresa Radice e Stefano Turconi rimandando il giudizio alla puntata finale che, con mio sollievo, non toccherà a me: non posso nascondere di trovare l’opera originale di una noia mortale e l’incipit "È cosa nota e universalmente riconosciuta" uno dei più infestanti che si conoscano. Sarebbe quindi, il mio, un parere fortemente influenzato da un pregiudizio (guarda alle volte il caso) che sicuramente mi impedirebbe di cogliere le cose buone della trasposizione. Preferisco decantare semmai le lodi del buon Stefano che, al solito, fa un lavoro superbo, da vero "regista" della tavola.
Alla fine, è quasi tutto qua quello di interessante.
Si conclude "La macchina della memoria" dove ad affiancare Francesco Artibani è Corrado Mastantuono ma è un epilogo in sordina. In realtà la storia, partita ottimamente, era andata via via spegnendosi e perdendo di mordente dopo i primi buoni episodi e arrivava già da almeno tre avventure col fiato corto. Per di più questa puntata conclusiva appare gestita in maniera antitetica rispetto a quella iniziale: tanto curata e prodiga di aspettative la prima, tanto repentina e dimessa quest’ultima.
Considerando che si trattava della storia celebrativa per i novant’anni di Topolino, era lecito aspettarsi qualcosa che restasse più impresso.
Tutto il resto è noia (mica solo la Austen ha creato dei tormentoni stracciamaroni). Leggi i credits e ti passa davanti tutta la storia del settimanale, anche divisa per epoche: Luciano Gatto per la prima generazione dei disney Italiani, Cavazzano (in copertina) per la seconda, Sarda e Michelini per la terza, Zemelo per gli emergenti….
Però la copertina di Cavazzano è bruttina oltre che banale, la storia di Zemelo è una breve, quelle di Sarda e Michelini (con Gatto), lo dico con rispetto, mostrano tutta la "stanchezza" degli autori. Autori che sono stati delle ottime penne, Sarda in particolar modo, negli anni ’90 ma che ora (e non da ora) non sembrano più in grado di dire ancora qualcosa di importante. In una rivista per bambini ci stanno bene anche le loro storie attuali, ma certo non si tratta di letture particolarmente gratificanti.
Insomma, un primo numero dell’anno complessivamente modesto, come lo era quello natalizio.

Recensione di piccolobush


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Con il numero 3292 si chiude l’annata 2018 e il direttore Alex Bertani fa un bilancio dei mesi appena trascorsi, dicendo che il settimanale punta a soddisfare un pubblico molto eterogeneo, difficile da accontentare in toto, ma che si continuerà a lavorare affinché ci siano sempre grandi storie in grado di divertire ed emozionare. Il direttore ci saluta poi dicendo che la settimana prossima partirà per andare a scoprire come di consueto un po’ di mondo (?) cedendo a Davide la tastiera (??) perché il suo profilo Instagram langue da un po’ e deve fare nuove foto (???). Boh, comunque sia gli auguriamo buon viaggio!
Segue una "spatafiata" di annunci sulle novità che ci attendono l’anno prossimo, dai 70 anni del Topolino libretto, agli 85 di Paperino, ai 50 di Paperinik, per concludere con l’annuncio di un rilancio dei Classici, altra testata storica. Ma non emozioniamoci troppo e aspettiamo le effettive pubblicazioni perché, con i tempi che corrono, non si sa mai!
Ma parliamo di cose belle, cominciando dalla bellissima trasposizione Disney di Orgoglio e Pregiudizio (romanzo di Jane Austen del 1813) a cura di Teresa Radice e Stefano Turconi. I due autori, come di consueto, fanno un lavoro egregio mostrando una grandissima fedeltà all'opera originale e dimostrandosi abilissimi a scegliere i personaggi più adatti a ricoprire i vari ruoli. Se la parte dei protagonisti Elizabeth e Mr Darcy (qui Duckcy) doveva ricadere per forza su Paperino e Paperina, è con i comprimari che Teresa Radice e Stefano Turconi dimostrano di cavarsela alla grande; e così vediamo Nonna Papera assumere la parte di mr Bennet, Paperetta quella della dolce Jane e Gastone quello dell’antipatico e disonesto mr Wickham, ma ancora più azzeccata ho trovato la scelta di far interpretare a Pico de Paperis il ruolo del noiosissimo mr Collins o ad Amelia quello della sorella di mr Bingley, bella ma snob e invidiosa. Ho molto apprezzato anche l’idea di usare un narratore esterno, e non uno qualsiasi, perché è la stessa Jane Austen (o meglio, la sua versione paperizzata) a raccontare il romanzo all'amica Martha Lloyd (una delle sue più care amiche anche nella realtà, segno anche questo della ricerca e della sensibilità dei due autori). Aspettiamo con ansia la conclusione della storia, per la quale sono previste tre puntate in tutto.
Nelle note positive del numero abbiamo anche il settimo episodio di Alla ricerca di Topolino - Minaccia dal futuro (Artibani/Pastrovicchio), dove Topolino ritrova un altro pezzo di se stesso, grazie all'incontro con Eta Beta e il suo gangarone Flip, in compagnia di una nuova amica. Anche in questo caso Artibani fa un buon lavoro, creando una storia semplice, ma riuscita, che comincia forse un po’ a risentire della stanchezza dovuta al fatto che si è praticamente a fine ciclo, lo schema ormai è chiaro e manca un po’ della freschezza e originalità dei primi episodi.
In Zio Paperone e il ricordo in un giorno (Panaro/Vetro), Paperetta chiede a Paperone di raccontargli un episodio poco noto della sua vita da pubblicare nella rivista per ricconi Miduck e il papero più ricco del mondo inizia a raccontare di quando aveva costretto a lavorare con lui Doretta Doremì nella Valle dell’Agonia Bianca. Panaro porta a casa la storia un po’ di mestiere, come sempre, e un po’ a suon di citazioni a Barks e Don Rosa che, si sa, piacciono molto agli appassionati e mascherano una trama non particolarmente brillante.
Diciamo che qui finiscono le cose belle di questo numero, perché poi abbiamo due brevi molto dimenticabili. La prima, La Banda Bassotti in colpo di fortuna (Mazzoleni/Lavoradori) vede la Banda Bassotti cambiare obiettivo e tentare un furto a casa di Gastone, il quale (ovviamente) viene protetto dalla dea bendata. La trama è fin troppo sciapa anche per essere una breve e i disegni di Lavoradori non aiutano perché, in questo caso, il suo tratto sempre molto dinamico crea un po’ di confusione. Non si va meglio con Paperino e Paperoga "Parola d’ordine" (Fontana/Amendola).
Ma il peggio lo dà sicuramente l’ultima storia: Datopolinia, oggi (Venerus/Lucci). Mi scuso ma io davvero di questa storia non ho capito nulla, è un insieme di termini informatici accatastati l’uno sull'altro che dovrebbero fare da contorno ad un giallo nel quale il colpevole (Gambadilegno, e chi se no?) è chiaro dalle primissime tavole. Se era un tentativo per parlare di un argomento di attualità in campo informatico come i Big Data adattandolo al mondo di Topolinia per favorirne la comprensione, direi che non è molto riuscito, perché io, personalmente, al termine della lettura ne so quanto prima.
Per questi motivi direi che il numero si assesta sulle tre stelle, confermando un’annata che non è stata tra le più esaltanti, speriamo il nuovo anno porti novità positive.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Il numero natalizio è un appuntamento importante e che genera sempre un po’ di apprensione (almeno per chi è un lettore fedele). È uno di quei pochi numeri che non si possono sbagliare, perché è la sintesi tra la festa più attesa dell’anno nel nostro paese e l’universo fumettistico e d’intrattenimento più longevo e amato. Lo stiamo caricando di un po’ troppe aspettative? Sì, forse sì. Non perché non lo pensi davvero, ma perché ho già letto il numero e allora è meglio partire più cauti.
Diciamo subito che l’impegno per mandare in edicola un prodotto degnamente natalizio c’è indubbiamente stato. Tutte le storie sono in tema e tutte hanno una paginetta introduttiva con una illustrazione (nelle intenzioni dovrebbe essere utilizzata come cartolina di auguri) e qualche riga di introduzione.
Quello che non soddisfa è il risultato finale.
Si parte bene, molto bene, con un Faraci che sembra aver ritrovato smalto: "Topolino in: un eccezionale… normale Natale" è una storia che, pur poggiandosi su un’idea piuttosto esile, risulta molto gradevole perché assai ben scritta. E’ uno scambio di ruoli (espediente che all’autore piace davvero molto) tra Topolino e Babbo Natale a fornire il pretesto per imbastire gag e battute su cui si appoggia tutta la narrazione. Però, come detto, è divertente e si giova anche degli azzeccati disegni di Lorenzo Pastrovicchio.
Finita la storia di apertura il resto del numero è abbastanza trascurabile.
Probabilmente mi ripeto ma "I tesori del grande blu" è una serie nata fuori tempo massimo, storie datate che potevano forse andar bene negli anni 80. In questo caso poi appare (consentitemi la battuta) come un pesce fuor d’acqua, tirata per i capelli dentro il periodo natalizio. D’altra parte, l’inutilità della serie è rispecchiata dallo stesso coprotagonista, Capitan Pato, anonimo fin dal nome, senza nulla che lo renda in qualche modo particolare o interessante. Commovente il tentativo di Sisto Nigro di volerlo imbucare nel cenone per sancire in qualche modo l’appartenenza alla famiglia dei paperi, ma il risultato è posticcio.
La storia di Palmas è inutile anche come riempitiva, mentre Secchi quantomeno prova a buttarla un po’ sull’introspezione.
Per la storia di chiusura basta citare le parole chiave: Gilberto, Superpippo, babbi natale alieni. Sarebbe sufficiente per chiudere senza neanche cominciare la lettura. Poi va beh, vedi che l’autore è Sisti, vedi che i disegni sono di Baccinelli… una possibilità gliela dai. E niente, una storiellina per bambini, con idee e linguaggio adeguati. Si cerca anche di far passare il consueto messaggio natalizio, ma è evidente che ci si rivolge ad un pubblico prettamente infantile.
Poco natale invece nei redazionali: una agenda con l suggerimenti per letture, tv e cinema, un servizio sul nuovo film con Paola Cortellesi e una anteprima del nuovo lavoro di Teresa Radice e Stefano Turconi che potremo leggere la settimana prossima

Recensione di piccolobush


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Una storia ruba subito l’occhio nel Topolino 3290: in Gambadilegno e l’onestà ipnotica i disegni di Cavazzano, le scene notturne in una città improvvisamente tornata sporca e malfamata, il look impermeabile + borsalino sono tutti elementi che richiamano le passate avventure ad "Anderville" o de "La voce spezzata" e più in generale un Topolino, quello degli anni ’90, che stava attraversando una nuova giovinezza.
L’avventura in sé è certo meno avvincente di quelle a cui pare ispirarsi, però Fontana lascia comunque, senza scadere in un sentimentalismo stucchevole, alcuni elementi su cui riflettere: restituire qualcuno alla sua indole criminale piuttosto che saperlo onesto per finta, non è solo una ribellione a un modo sbagliato di risolvere problemi delicati come quelli che riguardano la legalità e la giustizia ma è, allo stesso tempo, anche un forte atto di fiducia in esse.
Alla ricerca di Topolino comincia ad accusare qualche segno di stanchezza, forse otto episodi sono troppi o quantomeno sembrano essere troppi gli aspetti di Topolino su cui si è deciso di focalizzarsi. Poi la differenza la fanno anche i comprimari con cui il protagonista si relaziona di volta in volta: questa settimana tocca ad Orazio e Clarabella e sebbene proprio Orazio sia stato la prima storica spalla del piccolo avventuriero, la sua figura non offre attualmente molti spunti che vadano oltre quelli offerti dal suo lavoro di tuttofare. Artibani imbastisce comunque una storia gradevole mentre Sciarrone alterna, come suo solito, cose pregevoli ad incertezze oggettivamente brutte da vedere.
Le cose interessanti del volume finiscono qui.
La storia d’apertura, che dovrebbe lanciare la nuova raccolta di figurine calcistiche Panini, è una prova tutt’altro che convincente di Rossi Edrighi che ricicla maldestramente una vecchia e famosa pubblicità senza saper aggiungere nulla di suo. Il consueto messaggio ai lettori ("quanto è importante il gioco di squadra!", "bravi bambini che vi mostrate più adulti degli adulti stessi"), esibito in maniera molto semplicistica, non contribuisce certo ad emendare una vicenda strampalata nello spunto e senza mordente. Un paio di brevi e la consueta storia di pura routine da parte di Panaro completano la parte fumettistica del giornale.
Per la parte extra-fumetto, spazio ovviamente al calcio, con un dizionario semiserio, e al ritorno sugli schermi di Mary Poppins, con il sequel del film uscito nel 1964.

Recensione di piccolobush


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Questo quattordicesimo numero della testata si presenta come ricco di molte particolarità per quanto riguarda le storie proposte, che stavolta sono solo tre.
La storia d’apertura, cui però non è dedicata la copertina, è Qualcosa di veramente speciale e tale è di nome e di fatto: si tratta, infatti, di una storia celebrativa del cinquantennale della creazione di Paperon de’ Paperoni da parte di Barks, e già questo dato rende bene l’idea di quanto il suo autore possa essersi impegnato per realizzarla; la parola d’ordine è, quindi, stata esagerare! Effetti speciali, personaggi, nemici, azione, tutto è veramente esagerato, seppur sapientemente arrangiato, ed il risultato è di quelli importanti, fors’anche memorabili. Per completezza, è opportuno ricordare come Don Rosa si sia anche posto il problema del motivare la ricorrenza all’interno della storia, non potendo certo celebrare i cinquant’anni di un personaggio ben più anziano, ma la soluzione trovata - vale a dire ricordare i cinquant’anni dall’arrivo di Paperone a Paperopoli - funziona alla perfezione, il resto lo scoprirete leggendo…
Dopo una tavola autoconclusiva realizzata a scopi pubblicitari, si passa alla seconda storia, L’attacco delle orribili creature spaziali , chiaramente ispirata ai cd. B-movie di fantascienza in voga negli Stati Uniti degli anni ‘50. Qui da notare sono almeno due aspetti: innanzitutto, Don Rosa ribadisce la sua visione realistica dei personaggi e delle loro storie, per i quali, dunque, il viaggio nello spazio dev’essere considerata un’eventualità inconsueta e sporadica; con ciò prende le distanze dall’abuso di avventure "spaziali" dove i protagonisti si avventurano nel cosmo molto "alla leggera", quasi sempre aiutati dall’ennesima astronave creata da un Archimede che qui, invece, è visto come "un inventore da viti e bulloni piuttosto che un fisico nucleare". La seconda particolarità è che le "orribili creature" di cui al titolo sono, in realtà, proprio i nostri paperi, che appaiono quasi mostruosi agli occhi degli alieni che incontrano: seppur di immediato impatto comico, ciò risulta abbastanza profondo da (indurre a) far riflettere il lettore su quanto la realtà possa essere decisamente "relativa" agli occhi di chi guarda. Peraltro, fra gag e tanta azione, la storia risulta anche molto piacevole alla lettura.
Completa il volume, e ne ispira la copertina, L’ultimo signore dell’Eldorado, altra storia notevole sotto vari aspetti: innanzitutto anch’essa celebra un anniversario, il decimo dalla prima storia scritta da Don Rosa con protagonisti i paperi (Il figlio del Sole, del 1987); per tale ragione, anche qui è presente, come in quella, Cuordipietra Famedoro nel ruolo di antagonista. Ma c’è di più: la vicenda si basa su una serie di fatti realmente accaduti, sicché tutte le citazioni storiche sono il frutto dell’attento lavoro di ricerca svolto da Don Rosa. Ed ancora, la storia può essere considerata un triplice sequel, perché riprende la narrazione dai fatti narrati in Zio Paperone e il tesoro sotto vetro (apparsa sul quinto numero della testata), ma al contempo è la seconda parte dello scontro con Famedoro iniziato, come detto, in Il figlio del Sole, ed infine si ricollega esplicitamente anche alla barksiana Paperino contro l’Uomo d’Oro, insomma le sue particolarità sono molteplici! A parte tutto ciò, la vicenda appartiene al classico genere delle avventurose cacce al tesoro, per come tipicamente declinate da Don Rosa, quindi piene di spunti storici, repentini spostamenti da un luogo all’altro del mondo, comicità e tanta azione con scene al limite dell’inverosimile.
In definitiva, questo numero è da consigliare ad occhi chiusi, ciascuna storia merita di esser letta, approfondita ed apprezzata, anche grazie ai vari commenti dell’autore che ne permettono di coglierne tutte le sfumature, senza dimenticare l’interessante portfolio conclusivo.

Recensione di Gancio


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e I Maestri Disney sono testate molto diverse tra di loro, la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero de I Maestri che ne prende solamente 4!

 

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