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Rodolfo Cimino

 

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L'archivio dei fumetti Disney in edicola

Tutte le recensioni accumulate negli anni, relative a fascicoli non più reperibili in edicola, possono ancora essere consultate su queste pagine, tanto per non perdere dati che sono comunque molto interessanti, e comunque anche per queste pubblicazioni avete la possibilità di inserire il vostro voto, ed eventualmente di ripescare la discussione relativa al fascicolo nel forum.

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Recensore: Voto: Anno:


Il primo numero di Primavera è dominato dalla terza puntata di Pk - L’orizzonte degli eventi (Artibani/Pastrovicchio), a cui è dedicata, per la prima volta, anche la copertina.
L’avventura prosegue a gonfie vele ed è sicuramente la storia più importante del numero; il giudizio resta sospeso fino all'ultimo episodio ma è ancora una volta da apprezzare come lo sceneggiatore riesca a miscelare azione e dialoghi, il tutto in una sequenza di eventi che dà coerenza a tutta la saga.
L’altra storia che merita attenzione è Fred – Una questione di fiducia, nuova puntata del ciclo Commissariato di Topolinia - Sezione scomparsi. Anche in questo caso Salati fa un ottimo lavoro, raccontando la misteriosa scomparsa dell’autotrasportatore Fred Frikasseah e, con lui, del prezioso carico di mobili di design. Il bello di questo ciclo è, secondo me, il poter vedere i protagonisti impegnati in indagini abbastanza comuni in cui riescono a risaltare, liberi, se vogliamo, dalla figura ingombrante di Topolino spesso indispensabile per la risoluzione dei casi. D’Ippolito è sempre molto bravo con i disegni, riesce a dare un’atmosfera noir alla storia, a tratteggiare bene i caratteri dei personaggi, a volte anche esagerando volutamente alcune espressioni o pose per dare un tocco di comicità e leggerezza. Molto interessante è anche quando, nel pieno dell’indagine, la tavola si divide a metà, mostrando in contemporanea i due diversi filoni d’indagine. La soluzione dei casi è sempre abbastanza semplice, ma è la narrazione a rendere bella la storia.
Molto divertente è anche Zio Paperone e il gusto della sfida del gusto (Camerini/Vetro), dove Paperone e Rockerduck si sfidano a colpi di spot e di iniziative sempre più strampalate per pubblicizzare i loro prodotti per la colazione, in una storia che ricorda le battaglie tipicamente messe in scena da Pezzin. Come spesso accade, a rendere le gag più riuscite ci pensano i cittadini paperopolesi, coinvolti loro malgrado nelle iniziative dei due miliardari. La nota negativa è, se vogliamo, il voler per forza, sempre e a tutti i costi, inserire solo prodotti vegetariani scelta che, a lungo andare, risulta decisamente indigesta.
Decisamente meno interessante è Paperino e l’inerzia forzata (Bosco/Lucci) dove Paperino, stanco di essere disturbato dai parenti durante il riposino pomeridiano, scopre, grazie ad un’invenzione di Archimede che lo proietterà in una realtà virtuale, che una vita perennemente in ozio non è poi così divertente. La storia, che ha fin dal principio il sapore del già visto, sembra non decollare mai, così come non brilla la breve Archimede e il problema acustico in cui Zemelo, purtroppo, stavolta non riesce ad essere incisivo.
Per quanto riguarda i redazionali, troviamo un’intervista a Carolina Kostner, che ci racconta il suo mondo e la sua vita tra pattini, amici, famiglia e montagna e un’intervista a Ermal Meta e Fabrizio Moro, freschi vincitori del festival di Sanremo, che ci presentano i loro nuovi album.
Questo numero si posiziona quindi nella media, con una storia di punta e due storie buone.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Un bel numero che si immette nella scia del precedente quello che troviamo in edicola. La nuova avventura di PK prosegue e certamente i nomi coinvolti, Artibani e Pastrovicchio, inducono a pensare che sarà un bel lavoro tuttavia, come consueto, è preferibile aspettare la conclusione per dare una opinione definitiva.
Conclusione a cui invece arriva la storia di Casty ispirata al personaggio di Martin Mystère. E' la quarta volta che i personaggi Disney incrociano la strada di quelli Bonelli, ma stavolta abbiamo un approccio differente. Se Dylan Top era sostanzialmente la parodia del primo numero dell'Indagatore dell'Incubo, Ciccio piegava l'universo di Nathan Never per adattarlo alla sua "seconda vita" da assaggiatore municipale e la storia di Bum Bum giocava sulla improbabile interpretazione del disadattato amico di Paperino nei panni di Tex, in questo caso abbiamo qualcosa di totalmente diverso. "Topin Mystère e Orobomis, la città che cammina" è come una delle illusioni ottiche di Escher: il Martin Mystère di Castelli e il Topolino di Casty hanno così tanto in comune che si ha l'impressione di leggere ora una storia dell'uno, ora un'avventura dell'altro a seconda del punto di vista da cui si sceglie di guardarla.
E' anche difficile definirla una parodia, perché prende in giro un po' Martin, vero, ma la storia potrebbe essere interpretata indipendentemente dai due protagonisti senza perdere nulla nel passaggio da un universo all'altro. Questo in virtù sia dell'evoluzione del professore, che dai misteri archeologici ha dovuto forzatamente ampliare il suo raggio d'azione a problematiche più varie, sia dell'ecletticità di Topolino che negli ultimi anni con Casty è tornato alle tematiche "mysteriose" che aveva però già affrontato in passato, anticipando persino il suo collega: con Massimo De Vita (L'enigma di Mu anticipa di tre anni "Gli uomini in nero", mentre la splendida Città di Psathura esce nello stesso mese e anno del primo albo di Martin) e ancora prima con lo stesso Castelli (Il triangolo delle Bermude). Insomma questo incontro sembrava scritto da tempo.
Però è forse proprio questa similitudine a lasciare qualche dubbio, non sulla storia che è ottimamente scritta, ma su un eventuale prosieguo delle avventure di Topin e relativo incontro con Topolino, come può far supporre il finale: i due personaggi sembrano davvero troppo simili, come riuscire a farli coesistere senza depotenziarne le caratteristiche e al tempo stesso renderli entrambi protagonisti? Qualcosa di simile in fondo già esiste (anzi, è esistito) con le storie di indiana Pipps, con il cugino di Pippo che fa da motore alle vicende. Comunque questo se mai sarà, è un problema che lasciamo volentieri a Casty e Castelli (seppure il BVZA in questa occasione non sia intervenuto fattivamente), sicuri che sapranno risolverlo nel modo migliore.
Un ultimo commento lo riservo a Gambadilegno: sebbene il ruolo di Orloff potesse essere più adatto a Macchia Nera per alcune caratteristiche (un'intelligenza non comune, una grande cultura, una visione differente e più ampia dell'idea di crimine), il nemico/amico di lunghissima data non poteva essere interpretato da altri che da lui, a maggior ragione dopo la "riscoperta" del rapporto tra lui e Topolino operata da Artibani e Faraci in primis che lo ha avvicinato, ovviamente in maniera del tutto casuale, a quello esistente tra Martin e Sergej (e Casty sembra quasi suggerirlo nel finale con una gustosa gag). Poteva essere quindi l'occasione per rivedere finalmente un Gambadilegno diverso da quello a cui siamo abituati, che potesse affrancarsi dalla posizione di subalterno ora di uno ora di un altro, in cui finisce per trovarsi sempre. Invece esigenze di trama lo costringono ad essere ancora una volta non la vera mente (come l'omologo bonelliano) ma solo il braccio di qualcun altro.
Riguardo le rimanenti storie, tutte fanno egregiamente il loro dovere. "Zio Paperone e il borgo lacrimoso" di Moscato e Ferracina ha il pregio di una scrittura non banale, seppur la storia sia tutto sommato semplice. E se "Nonna Papera e l’auto test culinario" si regge su un guizzo dello sceneggiatore Fontana (con i disegni di Di Vita), "Paperino, Paperoga e la ducktonite rossa", scritta da Sarda, si giova del lavoro di Lavoradori che sicuramente divide il pubblico come pochi, ma è grazie soprattutto ai suoi disegni e all'interpretazione grafica che dà della villain dell'avventura, se una indagine della P.I.A. come mille altre evita di scadere nel bambinesco come quasi tutte.
Per i redazionali, spazio al compleanno della società calcistica Internazionale, con tanto di copertina, mini-interviste e deprimenti one-pages a tema.

Recensione di piccolobush


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E' la settimana di Cartoomics e Topolino dedica una copertina "variant", firmata da Silvia Ziche, proprio al venticinquesimo della fiera milanese. Negli ultimi anni la concomitanza con l'evento ha prodotto ottimi numeri, per sfruttare tale vetrina; anche quest'anno si può notare come il libretto offra il suo lato migliore per l'occasione.
Innanzitutto, per il quarto anno consecutivo, la redazione sceglie di realizzare un omaggio ad un eroe dei fumetti: dopo Dylan Dog, Asterix e Corto Maltese, è la volta di Martin Mystère, l’archeologo americano nato dalla fantasia di Alfredo Castelli. E’ curioso osservare come, in tutti i casi citati, a impersonare un collega sia stato Topolino, ormai quasi relegato al ruolo di attore e solo raramente protagonista delle proprie avventure.
La copertina "regolare" presenta dunque Topin Mystère, affiancato dalla fidanzata storica Dinni e dal fidato Scava; l'assegnazione dei ruoli, cattivo compreso, risulta, seppure inevitabile, assolutamente calzante. Il biondo professore è così il protagonista di Orobomis, la città che cammina, storia che terminerà nel prossimo numero. Casty, chiamato all'opera in veste di autore completo, a differenza di quanto accaduto in un paio di esempi precedenti, opta per non riproporre fedelmente un’avventura famosa del personaggio, ma si cimenta piuttosto nella scrittura di una trama originale che si attenga alle caratteristiche della serie omaggiata. Il risultato, al momento, è di difficile interpretazione: la storia è ben scritta e disegnata, ma, al di là di un paio di simpatiche citazioni, si percepisce poco la diversa ambientazione rispetto ad una classica avventura castyana di Mickey.
Anche Zio Paperone e le sette sabbie di Cibola offre lo spunto per un confronto. Stabile si riallaccia strettamente infatti alla celeberrima Zio Paperone e le sette città di Cibola di Carl Barks (che fa capolino in un azzeccatissimo cameo) e scrive una storia (probabilmente ideata per il lancio della nuova testata Disney Remake) che è al contempo un sequel e un rifacimento dell’originale, di cui sfrutta tutti i punti di forza e a cui aggiunge in maniera intelligente il proprio piccolo contributo, ben assecondato dai disegni di Tosolini. L'operazione, insomma, funziona meglio di altri remake visti sul libretto, anche se resta qualche perplessità su questa strada recentemente intrapresa.
A completare infine il ricco piatto ecco L’orizzonte degli eventi, una nuova avventura di PK, ideale chiusura del ciclo aperto con il rilancio della serie e a cui è dedicata la seconda copertina "variant" del numero (che ricicla però la cover del 3128 con effetto soft touch). Artibani riprende il discorso dove l'aveva interrotto ne Il Marchio di Moldrock e nel primo episodio introduce molti interessantissimi spunti, tutti da approfondire nelle prossime settimane e che sembrano preludere ad importanti e decisivi sviluppi per la saga. Pastrovicchio si destreggia da par suo tanto nei notturni scenari urbani quanto nella rappresentazione dei numerosi personaggi in azione in queste 32 dinamiche tavole.
In conclusione, la strategia di concentrare tre storie di punta - accompagnate da due gradevoli brevi - regala un Topolino in grado di soddisfare lettori diversi fra loro. La speranza è che ora venga sfruttata la scia delle avventure a puntate, in modo tale che un libretto così ben riuscito non resti l'eccezione di un annata fin qui poco esaltante.

Recensione di Kim Don-Ling


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Niente da fare: ancora in attesa di un numero che scaldi il cuore o che almeno faccia discutere, tocca archiviare questo 3249 come i tanti, ora sì davvero tanti, che lo hanno preceduto. Purtroppo è quello che succede quando quella che dovrebbe essere la storia di punta si rivela un nientediche: tutto il resto che gli fa da contorno inevitabilmente sbiadisce con lei.
Il nientediche di questa settimana porta nientemeno che le firme di Sisti e Cavazzano e sicuramente può sembrare un sacrilegio dire questo di loro ma Topolin e il dono dell'Accademia è ben lontana dall'essere quell'evento che ci si aspettava, pubblicizzato anche sulla stampa generalista. L'occasione da festeggiare è il secondo centenario della nascita dell'Accademia di Venezia, voluta dal conte Cicognara che chiama a collaborare con sé artisti come Francesco Hayez e Antonio Canova. La vicenda si intreccia con la sorte stessa di Venezia, già da alcuni anni priva della sua indipendenza e all'epoca della storia tornata a far parte dell'impero austriaco guidato da Francesco II. Due "imperi" che si contrappongono, una rivalità prima di tutto culturale, sentimenti partigiani di rivalsa, un cattivo, un deus ex machina che risolve tutto, insomma ingredienti buoni, ma non ha quel qualcosa in più che la faccia distinguere. Non possono bastare i disegni di Cavazzano, che pure ritrae una bellissima Venezia nelle (rare) scene di esterni e molti dei suoi capolavori artistici. Vero che un po' della mancanza di mordente della storia è anche colpa sua: il suo Gambadilegno non è più un cattivo credibile almeno dai tempi di Casablanca, per sempre imprigionato in una caratterizzazione più cialtronesca che temibile.
Meglio la nuova storia di Gagnor della serie dedicata al cinema, Howard Paperin e i misteri dello Studio 13 in cui ripercorre i fasti dell'horror degli anni '20-'50, con particolare riferimento alla produzione Universal. Una vicenda che omaggia con leggerezza attori e maschere della storica casa cinematografica e a cui ben si addicono i disegni della Perissinotto.
Il resto del numero è puro riempitivo, da una storia di Pesce che riprende un classico canovaccio barksiano prendendola, inutilmente, molto alla lontana, alla solita danese, carina, ben scritta, ma che nulla aggiunge a quanto già viene prodotto da noi.
Tra i redazionali ovviamente spazio all'Accademia di Venezia, a qualche cenno sulla realizzazione della storia di apertura e una micro-intervista ai due autori

Recensione di piccolobush


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Ecco un numero dinanzi al quale esclamare... uhm, peccato! L'albo si apre con la migliore delle introduzioni, Il romanzo di un papero povero. Storia complessa, ben architettata e ottimamente disegnata, opera del Guido Martina più preciso e dettagliato, quello che per intenderci firma anche Slim Magretto e capolavori simili. Si prosegue con Paperino e l'avventura di Rio, purtroppo un po' sotto tono rispetto alle (mie) attese, insomma un pochino scarna per essere una storia brasiliana.
Piatto forte dell'albo, per abusare di un'espressione stantia, Topolino e l'unghia di Kalì; certo non si può dire che la storia sia irristampata. È anche vero che si tratta di una storia prototipica, degna di letture e riletture, insomma: di uno dei capolavori di Romano Scarpa. E dunque passi, nella viva speranza che ci sia qualcuno che la legge per la prima volta su questo volume.
Segue una chicca: Topolino e il 5170K scomparso, ottima prova del Professore... appunto del Professore, qui sta la questione, poiché la lettura di questa storia scioglie un nodo filologico-attributivo: la sceneggiatura appare senz'altro attribuibile a Martina, cosicché si cambi la pagina Inducks, si stappi la gazosa, si cosino i cosi e si ramino i rami. (Cit.)
E veniamo dunque al "peccato!": Il Lupo Cattivo e le termiti mangiamuri (purtroppo un po' scontata), Pierino e il lupo (cui prodest trasporre graficamente un'opera che ha la sua ragion d'essere unica e somma nella Musica che l'anima e la conduce da cima a fondo? Gonzales e Moores svolgono onestamente il proprio lavoro, ma ci sarebbe stato bisogno, mi si passi l'ardire, d'un Fabio Celoni per giustificare una simile operazione).
Ed ecco la coppia di chiusura: Indiana Pipps e il ritorno dei Big Foot è la prima storia di Massimo De Vita a non convincermi davvero; lo dico, s'intende, con dispetto e deferenza, ma è un po' come se non fosse davvero una storia, bensì un'ispirazione semplice (Indiana Pipps stanco di avventure) condita con un pizzico di leggenda (i Bigfoot), di mistero (assente sino al momento in cui viene segnalato dalla sceneggiatura) e di Zapotec (ah nobile personaggio! Quante te ne fanno passare!). Peccato (appunto) visto l'Autore in gioco; ma pazienza, si capisce; non fosse questa la sua quinta pubblicazione in venticinque anni. E infine C'era una volta il West... Paperino e la bella del saloon, degno proseguo del ciclo del West, con tanto di ambiguità, seducenti caviglie paperinesche, e sane minacce d'impiccagione.
Ecco dunque che il giudizio finale, dovendosi basare su quattro buone storie (la prima, Kalì, il 5170 e l'ultima) cala un pochino rispetto alla media. Peccato davvero, perché la storia di apertura merita per chi non l'ha. E dunque in deroga rarissima alla consuetudine, suggerisco di interpretare queste due stelle in difformità dal canone paolino: non "Bof, giusto se già collezionate la testata", stavolta, ma "Giusto se non avete il Romanzo di un papero povero e l'Unghia di Kalì". In caso contrario, appuntamento, come di consueto, al mese prossimo!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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Doppio giro di boa per i nuovi Grandi Classici: tempo di bilanci? No, meglio lasciar perdere, grazie, e partire subito con Topolino e la quiete lacustre: non il migliore dei Romano Scarpa, senz'altro; storia peraltro pluriristampata, per motivi ignoti.
Decisamente più ispirata Paperino e la fine del mondo; un Luciano Bottaro senza freni sfrutta uno spunto una volta di più completamente inverosimile, dallo scioglimento ovvio, per caricare i toni in maniera impagabile, condendo il tutto con quei suoi soliti disegni al limite fra ingenuo e beffardo. Un Paperino inedito, piacevole variazione sul tema della perfidia, certo "out of character" ma perfetto per un una tantum.
Più "leggera" Zio Paperone in un caso davvero imprevedibile, del miglior Rudy Salvagnini (o meglio, il migliore è quello dei Mercoledì di Pippo).
Strana la riproposizione, sulla stessa testata, ma va detto a distanza di qualche anno, della sempre piacevole Topolino e le delizie natalizie: la scena di Pippo che prende a colpi di scopa Paperi e Topi rimane impressa nella memoria come uno dei più grandi sfoghi necessari (al personaggio, al lettore e all'autore pure, forse) della storia del fumetto Disney. "Lasciali perdere, Topolino: parlano perché hanno la bocca..." Probabilmente superiore Paperino e la ghiacciata di dollari: dire "classica martiniana" non rende giustizia al talento di un uomo, un Professore, che ha saputo inventare continuamente, per anni, storie tutte diverse fra loro eppure rispondenti ad un Canone che, per la propria stessa natura pindarica e beffarda, non è mai stato riconosciuto e accettato come tale. Eppure il Topolino lodato sperticatamente dai nostalgici è il suo; quello di Cimino, di Scarpa, dei fratelli Barosso; ma non dimentichiamolo, anche il suo.
Scandolo altissimo gettano fra le illuminate genti storielle come Il pinguino innamorato; ragion per cui non ne parleremo.
Si procede decisamente meglio con Paperino e il capodanno solitario, ancora di Guido Martina; segue Paperina dal mio diario: Speculazione edilizia, ad opera di Carlo Chendi: non ispiratissimo il finale, ma ottimo il resto, in pieno rispetto degli standard di qualità del Maestro. Ottima Paperon de' Paperoni e la cassa (troppo) forte, targata Carl Barks. Mi permetto di soffermarmi sul legame, qui come altrove approfondito, che unisce il Paperone e l'Archimede i Carl Barks. Un rispetto, una fedeltà quasi, al colmo dell'ingenuità e della cieca fiducia, animano il pacioso inventore barksiano, certo una delle sue creazioni più felici, e quasi mai riprodotto con la stessa efficacia, se non (e non è un caso) in Barosso, Bottaro/Chendi e poi Faccini (la linea brevicomica d'eccellenza del fumetto Disney italiano). E tuttavia in Barks è più accentuata quella condizione di solitudine, dopo solo affiorante, e di serafica autocoscienza (in parte pure incosciente) che rappresenta uno dei punti di maggiore originalità di questo indimenticabila Archimede.
Ma io divago. Si chiude con C'era una volta il West...: Paperino e le pepite di don Pepito Paperon, che inaugura il ciclo del West di Guido Martina. Ciclo questo ambiguo, non certo fortunato. Chi scrive lo apprezza meglio, a dire il vero, ad una seconda lettura, quella che ne sta offrendo in questi mesi la testata, notandone le sfumature di intelligente variazione rispetto a quello che il lettore potrebbe aspettarsi: come se l'autore avesse creato nella propria mente un "Western Disneyano", mai esistito prima d'allora, ed invece di metterlo su carta l'avesse trattato come opera compiuta, quasi altrui, da dissacrare. Ecco, la mancanza di un modello effettivo, rispetto al quale considerare la parodia (parola quanto mai calda di questi tempi in casa Disney!) può trarre in inganno; ma ci si approcci a questo ciclo come ad una continua parodia di se stesso e lo si apprezzerà senz'altro. I disegni un poco inespressivi di Guido Scala non ancora al suo meglio forse indeboliscono un poco l'impressione (si pensi ai De Vita e Carpi del successivo ciclo di Topolino Kid) ma propongono un ambiente composto e disciplinato che ben si adatta alla vocazione teatrale del lavoro.
In conclusione, tre stelle sono forse poche, ma un generale senso di inerzia permea la lettura; e chi siamo noi per non dar retta allo spleen? Del resto, "Milord essere venuto nel Far-West per guarire dallo spleen." (cit.) E dunque, Far-West sia!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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Il quarto volume della Don Rosa Library parte subito con il botto: Sua Maestà de Paperoni a detta di molti parrebbe essere la miglior storia con i paperi realizzata da Don Rosa, anche se è lui stesso a non considerarla tale, anche se forse solo per il fatto di averla ideata dopo soli due anni di carriera.
Una storia "folle" e piena di gag, che ci regala molti interessanti e circostanziati omaggi del passato di Paperopoli, in particolare sui primissimi momenti della sua fondazione, dello stesso Zio Paperone ed ovviamente all’uomo dei paperi Carl Barks (a tal proposito, peccato per il cattivo, che originariamente sarebbe dovuto essere quell’Azure Blue di "Paperino ed il cimiero vichingo"); nel giro di poche tavole osserveremo un cambiamento caratteriale dello zione passando da un eccesso di avarizia e di ira a quello sensibile ed amorevole verso la propria famiglia, ma è comunque particolare l’aria che si respira tra queste tavole, tra il serio ed il faceto di una vicenda a tratti surreale.
Le quattro storie successivi sono le cosiddette "brevi", le quali però non sono state scritte da Don Rosa ma solo disegnate e di cui non conserva un felice ricordo, infatti alquanto irritato spende poche parole su questi lavori commissionati giusto per far cassa (parole sue) e non possiamo dargli completamente torto. Paperino e il piacere di dare, Paperino in una data da non dimenticare, Paperino educatore modello e Zio Paperone e la fortuna a portata di tasca non sono certo dei capolavori, trame modeste e con l’inserimento forzato di personaggi secondari che le relegano a classiche storie riempitive: probabilmente, l’impatto non del tutto positivo è dovuto al fatto di ritrovarsele in blocco una di seguito all’altra.
Fortunatamente Zio Paperone su un piatto d’argento riprende il filone di storie realizzate interamente da Don Rosa, molto divertente e con la trovata geniale del piatto che consente ai tre protagonisti Paperone, Paperino ed Amelia di battagliare tra di loro senza abbandonare Deposito e rifugio sul Vesuvio, in una sequela di gag e situazioni dal sicuro effetto comico! In questo volume viene proposta anche Indietro nel tempo… per un decino, l’unica storia delle DuckTales realizzata dal Don, per quanto egli si sia occupato solamente della sceneggiatura per via delle scelte editoriali; nell’introduzione a malincuore ci rivela che avrebbe voluto approfondire certi personaggi tra i quali Jet McQuack ma non si presentò mai l’occasione, e tuttavia bisogna aver ben presente alla mente che, nella sua ottica, si tratta pur sempre di una versione "contraffatta" dei personaggi barksiani di Paperopoli, concetto da lui più volte ribadito.
Archimede in: Il pifferaio magico di Paperopoli ha una particolarità eccezionale, si tratta dell’unica storia scritta a quattro mani tra Don Rosa e il suo grande idolo: Carl Barks. Ebbene sì, è proprio così: la storia, a matite ed incompleta, fu "abbandonata" dall’uomo dei paperi e successivamente riproposta al Don per portarla a termine dopo diversi anni. Oltre al racconto dettagliato di tutta la vicenda nel volume è presente anche lo storyboard originale con le matite di Barks!
L'ultima storia del volume è Paperino e il pozzo di soldi, un’avventura che Don Rosa dedica a tutti i fanatici di collezionismo e da cui prende ispirazione senza rinunciare alla morale finale, una sorta di frecciatina rivolta a questo particolare "mondo" che a volte raggiunge picchi esagerati e difficili da controllare: avere a cuore più il valore personale che non quello meramente monetario è una grande lezione di maturità che ciascun appassionato, in questo caso di fumetti, farebbe bene a tenere sempre a mente.
Concludendo, questo quarto volume si presenta un po’ altalenante nei contenuti, poiché alterna storie di primissimo livello quale quella d’apertura, o molto originali come l’esperimento "a quattro mani con Barks", con altre decisamente meno riuscite come quelle disegnate da Rosa su sceneggiatura altrui, ragion per cui riteniamo più corretto dare un voto di (comunque ampia) sufficienza.

Recensione di camera_nøve


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e I Maestri Disney sono testate molto diverse tra di loro, la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero de I Maestri che ne prende solamente 4!

 

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