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Rodolfo Cimino

 

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L'archivio dei fumetti Disney in edicola

Tutte le recensioni accumulate negli anni, relative a fascicoli non più reperibili in edicola, possono ancora essere consultate su queste pagine, tanto per non perdere dati che sono comunque molto interessanti, e comunque anche per queste pubblicazioni avete la possibilità di inserire il vostro voto, ed eventualmente di ripescare la discussione relativa al fascicolo nel forum.

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Recensore: Voto: Anno:


Sfogliando il 3267 si potrebbe avere l’idea di trovarsi di fronte ad un gran numero: tornano le papere di Silvia Ziche e Marco Bosco (come possiamo vedere fin dalla copertina realizzata appunto dall'autrice veneta, a cui, a scanso di equivoci, è abbinata anche una didascalia, sia mai che il lettore possa non capire), tornano le storie di Enrico Faccini abbinate ad un concorso a premi che parte proprio questa settimana, Tito Faraci scrive una storia per celebrare gli 80 anni di Manetta e c’è un redazionale sulla mostra dedicata ai 20 anni di Harry Potter, che avrà luogo a Milano per tutta l'estate. Insomma le buone premesse questo numero le aveva tutte. Il problema è che a volte non bastano, ma cominciamo dal principio.
Come detto, Marco Bosco e Silvia Ziche tornano a collaborare, realizzando in occasione dei 150 anni dalla pubblicazione, una parodia di Piccole donne, intitolata Piccole grandi Papere e che sarà divisa in quattro episodi. L’inizio della storia può dare ovviamente solo un’idea parziale, ma qualcosa si può già dire. Innanzitutto bisogna dire che appare strana l’idea di rifare questa parodia, che già era stata realizzata nel 1992 da Claudia Salvatori e Lino Gorlero con il titolo Piccole Papere. Un’operazione simile si sarebbe potuta meglio spiegare se si fosse passati dal mondo dei paperi a quello dei topi, ma così non è stato. Dal romanzo della Alcott, anche nella nuova parodia spariscono la Guerra di Secessione americana, la povertà della famiglia March (elemento che compare solo nelle tavole finali), e i genitori, sostituiti da una Nonna Papera che, come sempre, vende torte. Non si respirano il senso di buonismo e l’ottimismo che permeano un po’ tutte le storie dell’autrice americana e che possono essere considerati tanto un pregio, per chi la ama, quanto un difetto insopportabile, per chi non apprezza le sue storie, ma che sicuramente sono un suo marchio di fabbrica, insieme al messaggio che con l’impegno si possono sempre realizzare i propri obiettivi. Cosa resta? In teoria quello che resta sono le quattro sorelle March, ma anche qui i problemi sono evidenti. Mentre Salvatori aveva optato per far interpretare a Paperina tutti e quattro i ruoli, la rodata coppia Bosco/Ziche decide di affidarsi al consueto cast protagonista delle loro storie (Brigitta, Nonna Papera, Miss Paperett e Paperina) con l’aggiunta di Paperetta, ma appare già evidente che la differenza di età dei personaggi rende tutto poco credibile. Inoltre appare curiosa la scelta dei nomi che non rispecchia nè quelli delle protagoniste nè quelli del romanzo della Alcott e che, a mio parere, genera confusione. Si scade un po’ nella banalizzazione della storia e dei suoi protagonisti: le quattro sorelle infatti diventano solo delle ragazzine (?) petulanti, il cui unico desiderio è accasarsi (Beth, addirittura, qui interpretata da Brigitta, si innamora del signor Lawrence impersonato - guarda caso - da Paperone), pronte a litigare per un nonnulla e ad abbracciarsi un secondo dopo, fino ad arrivare all’immotivata canzone finale che riprende la filastrocca de I tre porcellini. Uno dei meriti delle parodie Disney è stato sempre quello di invogliare a leggere l’originale, ma nonostante l’entusiasmo della direttora nell'editoriale, mi chiedo, viste le premesse (e sperando di essere smentita nei prossimi episodi), chi potrebbe essere invogliato a riscoprire Piccole donne.
Topolino, Manetta e una non troppo semplice somiglianza è invece la storia con cui Tito Faraci e Giada Perissinotto celebrano gli ottant'anni di Manetta e, con lui, anche di un altro personaggio. Manetta verrà accusato di furto e saranno Basettoni, Rock Sassi e soprattutto Topolino a doverlo scagionare e a fargli recuperare la fiducia in se stesso. La storia soffre di un andamento forse un po' altalenante, ma alla fine è un buon omaggio al compleanno di uno storico comprimario.
Rilassati Archimede, invece, di Enrico Faccini è una storia breve che mostra come il grande inventore non riesca a rilassarsi neppure in vacanza. Pur non essendo una delle sue storie più riuscite, l’autore ligure dimostra, come sempre, di conoscere bene il personaggio che usa e di saper sempre inserire nelle storie degli elementi stravaganti e originali, cosa che permette di riconoscerne lo stile alla prima occhiata.
Battista in la mia vita senza tè (Deninotti/Zanchi) vede invece l’ennesimo licenziamento di Battista, che stanco di subire le angherie del suo principale, decide di dare le dimissioni partendo per un ridente paesino montano, dove ristrutturerà con successo un rifugio abbandonato. La storia, pur non partendo da spunti particolarmente originali è piacevole, così come Paperino e il segreto degli impavidi (Mazzoleni/Gatto), dove Paperino, per fare bella figura agli occhi di Paperina, deve recuperare una conchiglia in grado di farlo diventare coraggioso. La storia, senza troppe pretese, scorre bene, ma dispiace vedere anche in questo caso (come purtroppo troppo spesso succede ultimamente) un po’ di mancanza di cura in fase di revisione. Se, infatti, il primo articolo di giornale di pagina 139, riporta la sparizione di un orso del circo, lo stesso articolo, ripreso poi a pagina 156, rende l’orso l’animale da compagnia di un miliardario. Rimuovere il circo dai temi trattati potrebbe anche starci, viste tutte le polemiche che ruotano intorno all’argomento, ma sarebbe sempre meglio, soprattutto quando si modifica una storia, revisionarla con la massima attenzione per evitare delle discrepanze nella trama a distanza di poche pagine. Lo stesso si potrebbe dire degli articoli, perché il redazionale dedicato alla mostra di Harry Potter potrebbe rendere felici molti fan della saga che leggono il libretto, ma tutt’altra reazione si ha quando leggendo si nota che Dobby (elfo domestico molto amato dai fan) viene scambiato per Kreacher.
Insomma anche questo è un numero nella media, che avrebbe avuto delle buone potenzialità, ma che per alcune sbavature non riesce ad ambire ad un voto più alto.

Recensione di Chen Dai-Lem


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La direttora, nel suo editoriale, dice che Zio Paperone e la coppa del Mondor (Enna/Perina), dovrebbe consolare i tifosi dell’Italia in questo momento di sconforto, con i Mondiali in corso e la nostra Nazionale a casa. Non si sa se la cura abbia funzionato, ma sicuramente, come si percepisce fin dalla copertina realizzata dal sempre bravo Alessandro Perina, il nuovo numero è dominato dalla conclusione di questa storia.
Amelia, coinvolta dall’arcimago Mondor in una sfida calcistica, è costretta ad allenare la squadra di Paperi e, in caso di sconfitta, si vedrà privata dei suoi poteri. Trovato l’allenatore degli allenatori, si avvicina il momento della partita e in questi due episodi (Intitolati appunto Primo tempo e Secondo tempo) seguiremo la telecronaca dell’evento. La storia è senza dubbio da promuovere; Bruno Enna fa un grande lavoro, basti pensare che le storie a tema calcistico ad episodi si ripropongono a cadenza regolare, quantomeno biennale, causa Mondiali ed Europei, ed essere originali è sempre più difficile. Lo sceneggiatore sardo, invece, riesce a imprimere alla storia il suo marchio di fabbrica, creando una commistione di gag, colpi di scena, sentimenti e suspense.
Molto meno originale è Paperino, Paperina, Gastone e il ballo peperonato (Vitaliano/Baccinelli): torna infatti il tema della danza, con Paperina che deve nuovamente partecipare ad un ballo e sa di non poter contare sulle doti danzanti di Paperino. Stavolta, il "terzo incomodo" non è Paperinik, (come in Paperino e il problema ballerino (Arrighini/Perissinotto) vista nel numero 3262), ma Gastone. Il fatto che le due storie siano state pubblicate a distanza così ravvicinata ha probabilmente fatto sì che si percepisse in modo più netto il senso di ripetitività del tema. Molto bravo ai disegni Emmanuele Baccinelli.
Bene le brevi, sia Paperi a motore - Forature (Bosco/Rigano), ma soprattutto Indiana Pipps, Orazio e gli introvabili ricambi (Valentini/Baldoni), che propone una nuova coppia formata appunto da Orazio e Indiana Pipps, alla ricerca dei pezzi di ricambio per riparare la Gippippa. La relativa brevità della storia è uno dei suoi punti di forza, perché riesce, in questo modo, a creare gag senza annoiare, lasciando forse anche qualche spunto per la realizzazione di eventuali nuovi episodi.
Questo è un numero interamente dedicato allo sport, non solo per la conclusione de La coppa del Mondor, ma anche per l'articolo dedicato alle finali NBA e a uno dei suoi protagonisti: Lebron James (ancora ritratto in maglia Cleveland Cavaliers, ndr). Il redazionale ci offre qualche curiosità su uno degli eventi più seguiti in America e non solo, ma pubblicizza anche una mostra, intitolata NBA Crossover, a Milano dal 29 giugno al 1 luglio.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Il numero 18 di Paperinik sembra segnare un ufficiale passaggio alla produzione straniera, almeno per quanto riguarda la parte inedita del libretto. Già la copertina, disegnata come sempre dal grande Andrea Freccero, mostra il papero mascherato dotato del "guanto" elettronico che in Nordeuropa fa le veci dello scudo extratransformer nostrano. E voltando pagina, è da tale area geografica che arrivano le storie inedite dell’albo (due avventure, ma molto brevi, proposte una di seguito all’altra). La prima Un vero eroe, è interessante soprattutto per i disegni del Maestro Giorgio Cavazzano – ormai presenza rara sulle testate italiane – che crea atmosfere decisamente oscure e inquietanti, grazie anche alla sceneggiatura di Peter Snejbjerg il quale contribuisce decisamente al clima della storia. Sia pure leggermente penalizzata da una traduzione non molto fedele.
L’altra inedita, Incontri galattici, di Andreas Phil e del nostro Fabrizio Petrossi, è invece decisamente più scanzonata e quasi inconcludente, dato che la trama è pressoché inesistente. Piacevoli, comunque, i disegni di Petrossi con uno stile che ai nostri occhi è davvero originale. Per quanto riguarda la scelta delle ristampe, valgono sostanzialmente le considerazioni dello scorso numero: ottime storie, ma prese a piene mani da numeri recenti di Paperinik Appgrade, e a loro volta da Topolino molto recenti. Questo finisce per disincentivare l’acquisto da parte di chi ha seguito tali testate nel recente passato.
Per gli altri, invece, l’indice è ottimo. Si comincia con un ottimo Faccini, che in Una notte con Paperinik mette in scena una divertente commedia con protagonisti Paperino – nelle vesti del suo alter ego – e il cugino Paperoga, messosi in testa di voler scrivere un libro sul papero mascherato. Segue la più recente delle storie proposte nel numero, Il mistero dell'E.D.M., di Secchi e condita dai magistrali disegni di Mangiatordi. Si tratta di una storia tipica dello stile dello sceneggiatore, dunque con molti riferimenti ad attualità e moda, e può piacere come far storcere un po’ il naso a chi invece non apprezza l’invasività di questi aspetti. È dedicata all’attualità – dell’epoca – anche I magici furti, di Ambrosio e Perina, storia dedicata al mago della TV Casanova – qui Papernova – che indossa le vesti di supereroe magico al fianco di Paperinik. Benché si tratti di una storia a fini "promozionali" (se così vogliamo definire lo scambio di notorietà tra Topolino e i "vip") e tra l’altro estrapolata dal suo contesto (fu pubblicata per la prima volta ben 10 anni fa) è un’avventura davvero piacevole e ricca di colpi di scena con una buona suspance. Tono più leggero per La suggestione televisiva, che tratta il mondo dei sedicenti professionisti della tv abbinato con la variante più pasticciona del papero mascherato. Proseguendo ci si imbatte in una storia scritta da Savino e disegnata dall’"altro" Pastrovicchio (Alessandro), che mette in scena nientemeno che un’avventura ferroviaria con tanto di smascheramento del protagonista (come del resto lascia intuire il titolo: Paperinik smascherato). Segue un’ottima prova di Salvagnini su disegni di Gervasio, Rapinatore per forza, che vede i Bassotti tentare di sfruttare Paperino costringendolo a indossare – sapessero… - il costume di Paperinik. Infine, L'ospite (s)gradito, della coppia al femminile Lepera-Molinari, che mette in scena lo stereotipo dell’ospite snob e distaccato. Quest’ultima storia viene inserita nella sezione guest, ma tale scelta appare decisamente incomprensibile dato che non ha assolutamente nessuno specificità, e la stessa esistenza di questa sezione sembra ormai senza senso.


Recensione di MiTo


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Apertura del numero per Zemelo che si conferma autore dalle idee interessanti anche se in questo caso non completa il lavoro nel modo migliore. Dopo una prima parte di preparazione alla vicenda vera e propria, si entra nelle atmosfere congeniali allo sceneggiatore che in poche tavole e, come sua abitudine, con pochi elementi riesce a far crescere un clima di inquietudine creando una situazione ansiogena e apparentemente senza via d'uscita. Purtroppo il finale non è all'altezza delle sequenze precedenti: l'autore sembra volersi più concentrare sul messaggio di cui la storia è latrice e non portare avanti contemporaneamente la narrazione, che risulta così incompleta. L'esistenza di Perfettopoli resta in tal modo un semplice pretesto per costruire la dimostrazione del teorema enunciato ("Che gusto c'è a rilassarsi se poi si deve essere perfettini?") anziché diventare un elemento che si armonizzi con il resto del racconto: una città vicino Topolinia ma che sembra nata dal nulla e che non suscita in Topolino e Pippo la benché minima curiosità. Probabilmente una sceneggiatura più completa e strutturata avrebbe richiesto più spazio di quello concesso, ma è un peccato doversi accontentare quando sarebbe bastato poco di più per avere un lavoro che rimanesse maggiormente impresso.
Nella seconda puntata di "Zio Paperone, Amelia e la coppa del Mondor" si entra nel vivo, dopo una prima puntata sceneggiata con classe ma appoggiata su un soggetto abbastanza artificioso che lasciava vedere i salti mortali compiuti da Enna per arrivare a parlare dei campionati del mondo di calcio. Ora finalmente è tutto pronto perché la vicenda prosegua, si spera, su buoni livelli anche se il primo "colpo di scena" era alquanto prevedibile.
Tre brevi riempitive per arrivare alla storia di chiusura, una danese firmata da Transgaard e Andersen. "Paperino investigatore in prova" ci presenta il solito Paperino delle storie danesi ospitate ormai da qualche anno sul settimanale: volenteroso, imbranato, ostinato ma anche, ahimè, incredibilmente tonto. In questa vicenda, dove veste la divisa di un poliziotto, assomiglia (ovviamente in maniera del tutto casuale) proprio al peggior Rock Sassi. I disegni di Andersen, stilisticamente bruttini ma efficaci, esaltano ancor di più i toni demenziali della storia, tuttavia resta una caratterizzazione del personaggio che non gradisco molto.
Nella parte redazionale da citare un servizio sul catamarano "Lo spirito di Stella", creato da un progettista su sedie a rotelle con lo scopo di promuovere i diritti dei disabili e un reportage sulle olimpiadi della robotica per le scuole superiori, con una presentazione dei migliori progetti

Recensione di piccolobush


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Anche il Topolino di questa settimana è un buon numero, con 6 storie che, seppure non eccezionali, sono sicuramente buone.
La cover di Alessandro Perina ritrae tre supereroi del mondo Disney (Superpippo, Paperinika e Paperinik) e Bebe Vio. La pluricampionessa di scherma paralimpica appare nuovamente nel settimanale per pubblicizzare un’iniziativa da lei stessa organizzata, con l’aiuto dell’associazione che sostiene lo sport per disabili: Giochi senza barriere, un format ispirato a Giochi senza frontiere, che ha il compito di promuovere lo sport paralimpico, dimostrando che anche (e soprattutto) i disabili sono in grado di superare gli ostacoli delle diverse gare, proprio come nella vita.
La prima storia del numero, Zio Paperone, Amelia e la coppa del Mondor – Fischio d’inizio (Enna/Perina) è legata, come da tradizione, ai Mondiali di Calcio che stanno iniziando proprio in questi giorni. I parenti e gli amici di Nonna Papera stanno giocando una partita di beneficenza "Paperi contro ammogliati", quando Amelia, convinta di trovare il Deposito incustodito, prova l’ennesima incursione per rubare la numero 1. Mondor, il capo del consiglio magico, vedendo l’ennesimo tentativo fallito, la convoca e, data la sua continua arroganza, le lancia una sfida: dovrà allenare la squadra di paperi e dovrà farla giocare contro la squadra di campioni messa in campo da Mondor; se perderà le verranno tolti tutti i poteri. La storia parte bene e invoglia il lettore a conoscerne il seguito, ma per un giudizio più approfondito si rimanda ai prossimi episodi.
Reginella e i cristalli di Pacificus (Stabile/Vetro) è invece un'avventura che si presta a varie riflessioni. Nel pianeta di Reginella arrivano degli astrovampiri malumofaghi che si cibano dei tronchi degli alberi da frutto. I loro denti di cristallo hanno il potere di trasformare i frutti degli alberi, di cui si nutrono anche gli Squoz (animaletti domestici tipici del pianeta), in diamanti. Preoccupati, Reginella e i membri del consiglio lanciano un segnale di allarme ai pianeti vicini. A rispondere all'appello saranno Paperone, Qui, Quo e Qua, che arriveranno sul pianeta con un antidoto creato da Archimede in grado di guarire le piante. La storia è sicuramente valida; uno dei pregi dello sceneggiatore è proprio quello di conoscere bene le precedenti avventure e di saperle rispettare, proprio perché appassionato. L’autore riesce quindi ad alludere al passato, evitando di rimanere incastrato nei paletti del presente; infatti, mentre Reginella non ha più ricordi delle sue precedenti esperienze terrestri, Paperone ricorda bene il racconto della giovane sovrana fattogli da Paperino ma preferisce non raccontare nulla al nipote e lasciare le cose come stanno. La storia aggira inoltre il discusso rapporto tra Paperino e Reginella, semplicemente perché i due, grazie a un furbo espediente, non si incontrano. In conclusione, la storia è piuttosto buona; la domanda che sorge sempre in questi casi, però, è se ripescare un personaggio come Reginella sia assolutamente necessario, se non fosse meglio invece lasciare le cose com’erano e non riprendere un personaggio molto amato, togliendo però alle sue storie la parte sentimentale, una delle sue principali caratteristiche oltrechè punto di forza.
Topolino e l’inafferrabile cimelio del baseball (Nigro/Gula) è una storia classica di Topolino e, purtroppo, ultimamente, di storie così se ne vedono poche. Topolino e Pippo vogliono aiutare la squadra di baseball di Topolinia che, nonostante ha vinto i playoff, rischia di non poter sfruttare la promozione per problemi economici (situazione tra l’altro molto attuale in tanti sport a vari livelli). Pippo ricorda di avere in soffitta dei cimeli appartenuti al suo bis-bis Pippus Slowball, giocatore di baseball, che potrebbe, una volta venduto, valere molto. Non trovando l’oggetto in soffitta, ricorda di aver dato al rigattiere due scatole di cianfrusaglie, il quale, a sua volta, le ha rivendute a un’asta. Parte quindi una caccia alle scatole, con gag, inseguimenti e arresti, a cui prendono parte anche Gambadilegno e Sgrinfia. La storia scorre in modo piacevole e, come detto, è un peccato non vedere più spesso storie semplici ma belle come questa.
Le due brevi Paperoga in... servizio taxi (Mazzoleni/Baldoni) e Paperi a motore – Eventi atmosferici (Bosco/Del Conte) hanno per protagonista Paperoga, in un caso in coppia con Filo Sganga in una delle loro strampalate attività, mentre Pippo e la compagnia ideale (Rossi Edrighi/Gottardo) vede Topolino e Pippo rapiti da Macchia Nera e collegati a un simulatore utopico. E’ una breve molto riuscita perché riesce a sfruttare al meglio la mente strampalata di Pippo, senza far diventare il personaggio una macchietta, come purtroppo a volte succede. Sarà proprio lui, infatti, a salvare Topolino.
Segnaliamo infine un’intervista a Benji e Fede e il Calendario dei gironi dei Mondiali di Calcio.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Una veste grafica particolarmente elegante, con un Paperone immerso nei ricordi di gioventù su uno sfondo nero, avvolge il settimo numero della Don Rosa Library (versione italiana), perché l’occasione è di quelle che contano! Con questo numero, infatti, viene riproposta quella che probabilmente è l’opera più famosa e celebrata dell’artista del Kentucky, e che ne ha diffuso il nome a livello planetario, vale a dire "The Life and Times of Scrooge McDuck", da noi amichevolmente detta "La $aga di Paperon de’ Paperoni". Si tratta, com’è noto, di un progetto quasi monumentale, di amplissimo respiro, che ha tenuto impegnato il suo autore per oltre tre anni, durante i quali egli ha ricostruito minuziosamente gli eventi della vita del "papero più ricco del mondo" partendo da un’analisi quasi maniacale di ogni e qualsivoglia riferimento al passato che Barks aveva inserito nelle sue storie: tali fatti pregressi, catalogati ed ordinati, hanno costituito l’ossatura principale attorno alla quale Don Rosa ha potuto erigere la sua biografia, con una pazienza ed una dedizione fuori dal comune. Peraltro, lo stesso autore ci svela che la cronologia degli eventi fu inviata allo stesso Carl Barks, il quale la approvò; ma questa è solo una delle varie curiosità che vengono svelate nei ricchi articoli introduttivi, la cui lettura caldamente sollecitiamo.
Passando alle storie, si nota come il criterio cronologico di realizzazione da parte dell’autore sia stato rispettato con scrupolo, atteso che quella che apre il volume è "Zio Paperone in Decini e Destini", storia incentrata sul preciso momento in cui Paperone guadagnò la sua celebre "Numero Uno" sulla quale Don Rosa stava lavorando, quando gli venne proposta l’idea della $aga: pertanto, ed atteso che non avrebbe potuto fare le veci del primo capitolo, la sua pubblicazione venne posticipata a seguito della conclusione dell’opera, ma qui la troviamo nel corretto ordine di realizzazione.
Si entra quindi nel vivo, immergendosi nella (lontana) giovinezza di Paperone con "L’ultimo del Clan de’ Paperoni", preceduta da un inedito storyboard che mostra le prime tavole della versione originale elaborata da Rosa, cassate dall’editore danese perché ritenute troppo poco attinenti con la figura del protagonista principale. Le tavole definitive, qui ricolorate e con la toponomastica in originale (dunque niente più "Colle Fosco" ma "Dismal Downs") trasmettono tenerezza verso un paperotto giovane ed inesperto, seppur determinato a riportare in alto il nome del casato, e fungono da presentazione generale dei personaggi e dei luoghi natali del protagonista.
Si prosegue con "Il signore del Mississippi", anch’essa di fondamentale importanza poiché narra non solo il primo approccio di Paperone in terra americana (la vicenda è ambientata proprio a Louisville, città natale di Don Rosa), ma anche il suo incontro col secondo zio (Angus "Manibuche" de’ Paperoni) nonché con gli avi degli odierni Bassotti e di Archimede Pitagorico.
L’albo si conclude col terzo capitolo della $aga, "Il cowboy delle Terre Maledette", che segna il percorso del protagonista in quelli che erano ormai gli ultimi anni della vecchia frontiera americana, un tempo eroico fatto di mandrie e ranch, fuorilegge e cavalli che, tuttavia, volge al tramonto; qui Paperone si trova (suo malgrado) a visitare le "Badlands" del Dakota e ad incontrare personaggi reali quali Murdo Mackenzie, il "barone" del bestiame del Montana, e Theodore Roosevelt, futuro 26esimo presidente USA. Una nota a margine, questo numero risulta sprovvisto del consueto portfolio di copertine che chiudeva i precedenti, ma è davvero un aspetto marginale che certo non inficia il valore di un albo assolutamente consigliato.

Recensione di Gancio


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Il numero 3263 attualmente in edicola, dedicato al compleanno di Paperino, sembra provenire dal passato. Nessuna saga, niente storie promozionali, niente storie evento, niente vip: con queste premesse, un albo della gestione Panini, generalmente affonda nell'insufficienza e finisce dritto nel dimenticatoio. In questo caso invece la redazione confeziona quello che dovrebbe essere il prototipo di un albo medio tipico di una pubblicazione settimanale come Topolino.
Due storie buone, due sufficienti, due riempitive non insulse: uno schema vario e apparentemente semplice da implementare ma che raramente capita di vedere, sostituito da un’alternanza di pochi numeri ricchi e tanti dimenticabili.
Al primo posto devo mettere Bruno Enna e la sua "Paperino, Qui, Quo, Qua e il giorno da ricordare" (disegni di Alessandro Perina): Enna è indiscutibilmente il migliore nel capire e nel saper raccontare i bambini e quella che è la loro visione del mondo e in questa storia, sospesa a metà tra Quack Town e Paperopoli, lo dimostra una volta in più. Non è un capolavoro e non è nemmeno a livello delle sue saghe sul paperotto, ma è perfetta per una rivista che ha l’ambizione di piacere a un pubblico di tutte le età (leggi: una rivista che ha l’obiettivo di conquistare i lettori più giovani ma deve tenere conto di una maggioranza adulta che lo segue). È una storia per tutti, che sa raccontare ai bambini ma sa toccare anche i più grandi, ovvero quello che dovrebbe essere una prerogativa di tutto ciò che è Disney.
È solo per questo motivo che metto la storia di Vito Stabile un pelino più sotto. Anzi no, non sarebbe giusto: allo stesso livello, ma appena un passo dietro. "Paperino e il covo scovato" ci dà una panoramica della vita di Paperino, dall’infanzia a Quack Town ai debiti del presente, dall’identità segreta ai parenti più stretti, all’inossidabile Anacleto, in un crescendo di situazioni sempre più "drammatiche". Sicuramente più divertente e vivace della precedente (che invece accusa qualche lentezza nella parte centrale), ma mi permetto di posizionarla, come detto, appena un po’ dietro per il semplice motivo che per apprezzarla totalmente si ha bisogno di conoscere un po’ di storie passate. Solo così si possono cogliere echi martiniani in quel Paperone che non esita a chiedere affitti arretrati a colui che pure lo ha salvato tante volte, oppure i riferimenti alle avventure del Paperinik classico, il diabolico vendicatore.
A seguire la storia di Faraci e quella della Migheli in veste di autrice completa.
La prima, per certi versi, è quasi rappresentativa dell’autore, dato che spesso ci ha dato storie in cui i ruoli dei personaggi vengono stravolti o reinterpretati. Qua tutto è portato a un livello superiore, con un ribaltamento completo: assomiglia un po’ ad un esercizio di stile e infatti il gioco dura poco, molto meno della già breve storia. Basta l’apparizione di Amelia per far capire tutto e a quel punto la vicenda precipita velocemente verso il finale. Resta comunque una lettura piacevole grazie anche ai disegni di Mottura.
Roberta Migheli invece si cimenta come autrice di quel Paperino Paperotto che già tante volte ha disegnato per conto terzi. Il meccanismo è quello di tante storie della serie, le manca la leggerezza tipica, ad esempio, proprio di Enna, però il fatto di muoversi su un terreno ben conosciuto rende il lavoro comunque gradevole, al netto di qualche incertezza di sceneggiatura che magari potrà limare in futuro, se continuerà a proporsi in questa doppia veste.
Il volume è concluso da due brevi: una quasi muta di Monica Manzoni e Giovanni Rigano, un gioco di espressioni e gestualità con protagonisti Paperino e Paperina, sapientemente calati in quella che è la quotidianità di tutti ormai, fatta anche di smartphone, pc e messaggi e un omaggio al protagonista del numero da parte di Bosco (disegni di Bonardi).
Anche i redazionali festeggiano il papero vestito da marinaio con una puntata di "Topo Travel" dedicata ai suoi luoghi speciali. Oltre questo, un servizio su una avventurosa famiglia che gira il mondo in barca e le consuete rubriche.
Riguardo il voto da assegnare, ho scritto che questo è un perfetto numero medio e quindi sarebbe automatico il voto medio, cioè tre stelle. Ma, pur non amando personalmente i voti in generale (per me il voto preciso è desumibile dal commento), questo semplice numero è il primo e forse anche il più usato parametro per chi cerca informazioni sul nostro sito. Bisogna anche considerare che il voto che diamo alle uscite, più che il voto agli albi è un giudizio su un possibile acquisto. Quattro stelle vuol dire, legenda alla mano, "Buono, acquistatelo e non ve ne pentirete". Beh, io non me ne sono pentito e mi sento di dare lo stesso consiglio ai nostri 4.275.421 lettori. Anche perché le tre stelle (stessa legenda) stanno per "nella media" e la media recente è stata così bassa che un consiglio del genere terrebbe lontani tutti quelli che già comprano il settimanale a singhiozzo, scottati appunto da albi tutt’altro che esaltanti. Quindi compratelo con la speranza che albi come questi diventino davvero la media e poter così dare, ad un analogo fascicolo futuro, tre stelle senza tanti panegirici democristiani.

Recensione di piccolobush


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

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  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e I Maestri Disney sono testate molto diverse tra di loro, la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero de I Maestri che ne prende solamente 4!

 

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