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Affinità e divergenze tra Wom e Donald Quest: le prime sono evidenti, Ambrosio (stavolta, a differenza della settimana scorsa, soltanto in veste di mandante, mentre la sceneggiatura è attribuita a Pesce) resta fedele alla linea tracciata con la sua precedente opera, realizzando ancora una volta una indigesta accozzaglia di stereotipi e trovate presi a prestito da svariate altre fonti. La mancanza di originalità non sarebbe necessariamente un male, lo strizzare l'occhio alle mode giovanili si potrebbe anche sopportare, peccato il livello di scrittura sia quasi imbarazzante, pensato per bambini scemi delle elementari a cui è necessario spiegare nel dettaglio ogni singolo passaggio narrativo. E probabilmente scemi lo resteranno se continueranno a leggere queste cose.
Le divergenze, anzi la divergenza, con Wom è la pochezza di idee dietro questo nuovo progetto: stavolta non si fa nemmeno finta di voler raccontare qualcosa. Lo scimmiottamento esibito, le card, le figurine, tutto presentato fin dalla prima puntata, parlano chiaro: "Donald Quest" non è una storia fantasy, nemmeno steampunk (il cielo abbia pietà di tutti coloro che usano "Donald Quest" e "steampunk" nella stessa frase), è solo una idea di marketing, un prodotto che possa aprirsi porte in diversi settori dell'intrattenimento, esattamente come Wom, e che sia facilmente esportabile. Ristampe in volumi (italiani, quelle in inglese sono disponibili da più di un anno), magari giochi di carte, figurine (suggerite nella storia stessa) e via scorrendo tutto il catalogo della multimedialità, scordatevi i fumetti, è questo quello a cui si punta. Intendiamoci, è anche una questione di sopravvivenza: operazioni del genere sono necessarie perché comunque permettono di fare cassa, è giusto ripetere il gioco visto che con Wom sembra andato a buon fine, è giusto, quasi naturale ormai, che il fumetto si evolva e che l’editore lo coniughi con altre forme di intrattenimento, è giusto finanche che venga ridotto a mero veicolo commerciale per tutta una altra serie di prodotti… Però non così, almeno scrivete qualcosa che valga la pena di essere disegnato. Perché i disegni di Freccero del numero scorso erano bellissimi, a tratti sembrava di vedere un Carpi del nuovo secolo, De Lorenzi in questo episodio, pur non avendo la stessa "freschezza", fa di tutto per non essere da meno e ci riesce bene… poi ti rendi conto dello spreco di tanta bravura, dell’esibizione grafica quasi stordente per coprire l’assenza delle idee e ti viene il magone (dove avevamo visto lo stesso meccanismo?). Ma non per i soldi spesi o il tempo perso a leggere, ma per il fatto che davvero questa storia potrà piacere ai bambini… che bambini stiamo allevando?
Altre cose ci sarebbero da dire, ad esempio sulla differenza tra i dialoghi che vengono pubblicati negli altri paesi e quelli che dobbiamo leggere da noi, ma chi scrive non ha tempo e francamente nemmeno voglia di mettersi a fare raffronti ed è un peccato perché porterebbe a discussioni molto interessanti.
Ovviamente non è che "Donald Quest" faccia schifo sia chiaro, diciamo che l’autore non si è espresso al meglio, ecco.
Come al meglio non si è espresso Gagnor, nella sua "personale versione" dei Milioni di Paperone, con una storiella risaputa in cui si mescolano, senza capire bene perché, elementi storici ed elementi di fantasia con nonchalance, pratica che ho sempre trovato straniante ("L’innaffiatore innaffiato" realizzato da Paperin Auguste e Gaston Luis Lumière? Mah).
La storia di Indiana Pipps dimostra ancora una volta come il personaggio abbia ormai il fiato corto e certo non giovano i disegni di De Vita, diventati col tempo sempre più parodistici, soprattutto nel ritrarre i comprimari.
Saltiamo a piè pari quel coso che va sotto il nome di Duck Tales, meglio guardare la serie televisiva… e a conti fatti si salva solo Sisti che, nonostante le ultime disavventure, dimostra di saper ancora scrivere una discreta storia. Certo, anche i paradossi temporali cominciano un po' a stufare, ma questo passa il convento.
Per chi vuole espiare i bagordi delle feste natalizie, la solerte redazione ha approntato inoltre ben cinque pagine di str…, di "barzellette" con tanto di intervista al barzellettiere sommo. Ma non è nemmeno giusto prendersela con questo ragazzino, è solo per illustrare una delle tante situazioni paradossali a cui evidentemente sono costretti in via xxx: in un mare di barzellette (trite e ritrite ma d’altra parte da una platea di ragazzini è quello che ci si deve aspettare) fanno vincere l’unica che non possono rappresentare correttamente per ovvi motivi (un gatto che si pappa un topo) e così il povero Soffritti è costretto a una vignetta innocua che depotenzia totalmente l’originale.
Insomma sarebbe bello capire cosa vuol fare la Panini: da una parte sembra rivolgersi dichiaratamente a un pubblico che non va oltre i 13 anni, dall’altra coccola il collezionista adulto (l’unico che ha i soldi) con edizioni di tutti i tipi. Ma se provassi a fare qualche ipotesi in proposito già so che qualcuno verrebbe a dirmi che a me queste cose non devono interessare. E tutto sommato ha ragione. Comunque, per inciso, questo è il primo numero dell’anno: quasi passa inosservata la cosa visto che non c’è una sola storia a tema, né una copertina, né un servizio, nemmeno una battuta, ma è così.
Buon anno a tutti

Recensione di piccolobush


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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