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Il fatto di scrivere rivolgendosi a ragazzini delle elementari o poco più grandi autorizza a buttare in farsa argomenti di non facile comprensione per i lettori (e anche per gli autori)? Personalmente credo di no, perché parodiare, dissacrare un qualsiasi argomento è ovviamente possibile (finanche doveroso in alcuni casi) ma lo si fa perché lo si trascende, non perché non lo si conosce.
Obiezione che acquista maggiore rilievo se riferita alle storie del ciclo "Comic & Science" che, nella dichiarazione di intenti, vorrebbe rappresentare un progetto di divulgazione per veicolare ai piccoli lettori qualche nozione in ambito scientifico.
Devo ripetermi, ma le storie di questo ciclo sono state quasi tutte deludenti con esclusione della prima, che era una classica storia della macchina del tempo e di "Paperino e i ponti di Quackenberg", che affrontava un argomento decisamente più accessibile e con il contributo esplicito di un "tecnico".
Le rimanenti, compresa questa "Dinamite Bla e il meccanico quantistico", pagano il fatto di voler trattare concetti obiettivamente complessi, che non è possibile semplificare oltre un certo limite, pretendendo di spiegarli e di renderli anche divertenti.
Il disagio di coloro che sono chiamati a scrivere queste avventure è quasi palpabile e lo si nota tavola dopo tavola. Il risultato non è soltanto una serie di strafalcioni che i bambini, fortunatamente, dimenticheranno presto ma anche il far passare un messaggio totalmente sbagliato, come accade puntualmente in questo caso: la meccanica quantistica definita in toto come controversa e comprensibile solo da uno svalvolato come Paperoga. Verrebbe da pensare che gli autori si siano documentati su Focus.
E se, ad esempio, nella storia delle onde gravitazionali, lo sceneggiatore, ugualmente in palese difficoltà, riusciva almeno a dare una sterzata "filosofica" recuperando le suggestioni di opere cardine della fantascienza come Solaris qua, complice l’universo buzzurro di Dinamite Bla, lo sbraco è totale: la trama è inesistente, le situazioni artificiose, è solo una deliberata e reiterata esibizione di demenzialità fine a se stessa.
Con questo non voglio dire che sulle pagine di Topolino debba trovare posto un trattato di fisica, semplicemente basterebbe scegliere argomenti più adatti per scrivere storie che riescano ad assolvere la doppia funzione di intrattenimento e di divulgazione.
Altrimenti il rischio è quello di avere un minestrone in cui diventa impossibile, per chi non ha i mezzi, capire dove finisce la (poca) scienza e dove comincia la "fantasia". La sensazione di inadeguatezza dell'operazione viene anche confermata dal redazionale a corredo: dovrebbe essere lo strumento per orientare il lettore, per mettere al proprio posto tutti i pezzi che lo sceneggiatore ha spostato e deformato per esigenze narrative e invece si rivela ricco di perle come: "Nel mondo quantistico una particella è in grado di superare barriere impenetrabili. Come fa? Lo fa e basta" (e mi chiedo se sia un caso che nessuno lo abbia firmato).
Mentre prosegue la nuova avventura di DD, per il cui giudizio è preferibile aspettare la conclusione, Gagnor per la sua Storia del cinema di Topolino si dedica al filone dei blockbuster supereroistici approfittando per offrire un ruolo da protagonista a Paper Bat e scrivendo una storia divertente che si regge però unicamente sulla figura dello strambo super eroe.
A chiudere l’albo una parodia della "Banconota da un milione di sterline" di Mark Twain, scritta e disegnata da Marco Meloni che torna dopo quasi quindici anni al ruolo di autore completo. Anche se la didascalia iniziale specifica che la storia è liberamente ispirata al racconto dello scrittore americano, è di fatto quasi una trasposizione, seguendo l’originale molto fedelmente. L’unica differenza di rilievo è data dal settore lavorativo del protagonista, minerario nella versione di Twain, "ortofrutticolo" in quella di Meloni. Come l’originale, comunque, è una storia che si legge volentieri e tutto sommato mantiene anche il messaggio di fondo (anche se Paperino rispetto all’Henry del libro si mostra meno propenso ad approfittare della fortuna capitatagli): il denaro non cambia una persona, piuttosto ne rivela la vera natura.
A completare il volume consuete rubriche e uno speciale sul Salone del Libro di Torino.

Recensione di piccolobush


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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