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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Non sembrano esistere definizioni per descrivere degnamente la nuova iniziativa editoriale targata Panini Comics dedita al ricupero, quanto più filologico possibile, dei grandi capolavori del passato con annessi sequel e/o remake di sorta. Un progetto che conserva le (molte) note dolenti nonostante all’interno di un involucro splendidamente curato vi sia abbondanza di materiale critico e redazionali. Piombatori e Cablatori fra Passato e Presente viene a porsi in tal senso in qualità di nuovo tassello a un disegno già fallace per concezione. Il problema di fondo, come già affermavamo tre mesi addietro, è proprio quell’eccesso di zelo (a ogni modo apprezzabile e riconosciuto) che va a perorare un contenuto non certo così meritorio, se non imperfetto ad ampi tratti. Era il caso di Zio Paperone e un altro natale sul Monte Orso, remake della quasi omonima storia barksiana, il cui divario qualitativo appariva palese sotto più di un fronte (ecco, non di certo quello grafico). Ed è nuovamente il caso di Topolino e la banda dei cablatori che insieme alla ben più illustre Banda dei piombatori (e un piccolo cheapquel barossiano) anima il volume recensito.
La storia di Faraci e Pastrovicchio si pone su un piano continuativo incerto e grossolano, molto ai limiti dell’effettiva concezione di remake, avvicinandosi per contro ai tratti più palpabili di un reboot. Rigenerare i personaggi, gli spazi, lo stesso quadro psicologico del Mickey Mouse americano non sembra comunque essere una trovata originale. Se anche quei "puri, purissimi accidenti" - mi si perdoni la citazione - appaiono ben calibrati e piazzati a chiosa null’altro si può elogiare del comparto logico-cronologico, mancante di un finale chiaro e di facile lettura per tutti i lettori digiuni dei fatti originali. La presenza in questa edizione di entrambe le versioni facilita e sana, da un lato, tale aspetto ma lo esacerba dall’altro, poiché quella dei Cablatori è una storia malriuscita su più fronti, dinanzi al cui originale mette a nudo ancor di più le proprie mancanze. A cominciare dallo sfondo, privato della sentita metafora sociale del crollo dei mercati che tanto accendeva il caposaldo statunitense, connotandogli un’aura sardonica di beffa nei confronti di una nazione preda del pensiero classico e ancora in pieno New Deal. A quanto pare, su Topolino non v’è più spazio per questo genere di allegorie e nemmeno per un semplice gruppo di "piombatori" (o idraulici) che per l’occasione mutano veste tecnica in cablatori. Pur così generando nuove gag slapstick e situazioni ilari, la sceneggiatura è disordinata, totalmente priva di nessi e ritmo, cosa che avrebbe probabilmente acquisito senza un finale così ermetico, "dilatabile" anche solo per mezzo di qualche tavola aggiuntiva.
E, tra un monologo gestaltico pressoché gratuito e le ripetute gag involontarie di un Manetta goffamente privo di sigaro, si palesa sempre più vivida la trama, uguale in tutto e per tutto all’originale gottfredsoniano che più di una piccola incursione nel campo della tecnologia, causa i motivi di cui sopra, non osa, non sperimenta, non elabora oltre rispetto al suo modello. Il risultato è una brutta copia di The Plumber’s Helper reinterpretata nello schema che più si attiene agli standard del libretto (sei vignette per pagina) ed essenzialmente nulla più. Da un confronto diretto con Gottfredson, tutto ciò che traspare è la superiorità dell’archetipo classico che ritrova in Topolino e la banda dei piombatori un validissimo esempio qualitativo: una storia solida, ben pensata fra le migliori dell’artista statunitense, piena di colore e folklore, nonché figlia diretta del suo tempo. L’allegro siparietto che vi si pone nel mezzo, Il ritorno dei "piombatori", è una storiella dimenticabile: molto meglio Paperino e il calumet della pace, "grande assente" della raccolta, che avrebbe dato quantomeno un po’ di dignità a un volume scialbo e privo di un preciso ordine filologico, pur comunque infiocchettato in una veste di lusso davvero notevole. Come detto, pure troppo.

Recensione di Topolino08


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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