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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Sfogliando il 3267 si potrebbe avere l’idea di trovarsi di fronte ad un gran numero: tornano le papere di Silvia Ziche e Marco Bosco (come possiamo vedere fin dalla copertina realizzata appunto dall'autrice veneta, a cui, a scanso di equivoci, è abbinata anche una didascalia, sia mai che il lettore possa non capire), tornano le storie di Enrico Faccini abbinate ad un concorso a premi che parte proprio questa settimana, Tito Faraci scrive una storia per celebrare gli 80 anni di Manetta e c’è un redazionale sulla mostra dedicata ai 20 anni di Harry Potter, che avrà luogo a Milano per tutta l'estate. Insomma le buone premesse questo numero le aveva tutte. Il problema è che a volte non bastano, ma cominciamo dal principio.
Come detto, Marco Bosco e Silvia Ziche tornano a collaborare, realizzando in occasione dei 150 anni dalla pubblicazione, una parodia di Piccole donne, intitolata Piccole grandi Papere e che sarà divisa in quattro episodi. L’inizio della storia può dare ovviamente solo un’idea parziale, ma qualcosa si può già dire. Innanzitutto bisogna dire che appare strana l’idea di rifare questa parodia, che già era stata realizzata nel 1992 da Claudia Salvatori e Lino Gorlero con il titolo Piccole Papere. Un’operazione simile si sarebbe potuta meglio spiegare se si fosse passati dal mondo dei paperi a quello dei topi, ma così non è stato. Dal romanzo della Alcott, anche nella nuova parodia spariscono la Guerra di Secessione americana, la povertà della famiglia March (elemento che compare solo nelle tavole finali), e i genitori, sostituiti da una Nonna Papera che, come sempre, vende torte. Non si respirano il senso di buonismo e l’ottimismo che permeano un po’ tutte le storie dell’autrice americana e che possono essere considerati tanto un pregio, per chi la ama, quanto un difetto insopportabile, per chi non apprezza le sue storie, ma che sicuramente sono un suo marchio di fabbrica, insieme al messaggio che con l’impegno si possono sempre realizzare i propri obiettivi. Cosa resta? In teoria quello che resta sono le quattro sorelle March, ma anche qui i problemi sono evidenti. Mentre Salvatori aveva optato per far interpretare a Paperina tutti e quattro i ruoli, la rodata coppia Bosco/Ziche decide di affidarsi al consueto cast protagonista delle loro storie (Brigitta, Nonna Papera, Miss Paperett e Paperina) con l’aggiunta di Paperetta, ma appare già evidente che la differenza di età dei personaggi rende tutto poco credibile. Inoltre appare curiosa la scelta dei nomi che non rispecchia nè quelli delle protagoniste nè quelli del romanzo della Alcott e che, a mio parere, genera confusione. Si scade un po’ nella banalizzazione della storia e dei suoi protagonisti: le quattro sorelle infatti diventano solo delle ragazzine (?) petulanti, il cui unico desiderio è accasarsi (Beth, addirittura, qui interpretata da Brigitta, si innamora del signor Lawrence impersonato - guarda caso - da Paperone), pronte a litigare per un nonnulla e ad abbracciarsi un secondo dopo, fino ad arrivare all’immotivata canzone finale che riprende la filastrocca de I tre porcellini. Uno dei meriti delle parodie Disney è stato sempre quello di invogliare a leggere l’originale, ma nonostante l’entusiasmo della direttora nell'editoriale, mi chiedo, viste le premesse (e sperando di essere smentita nei prossimi episodi), chi potrebbe essere invogliato a riscoprire Piccole donne.
Topolino, Manetta e una non troppo semplice somiglianza è invece la storia con cui Tito Faraci e Giada Perissinotto celebrano gli ottant'anni di Manetta e, con lui, anche di un altro personaggio. Manetta verrà accusato di furto e saranno Basettoni, Rock Sassi e soprattutto Topolino a doverlo scagionare e a fargli recuperare la fiducia in se stesso. La storia soffre di un andamento forse un po' altalenante, ma alla fine è un buon omaggio al compleanno di uno storico comprimario.
Rilassati Archimede, invece, di Enrico Faccini è una storia breve che mostra come il grande inventore non riesca a rilassarsi neppure in vacanza. Pur non essendo una delle sue storie più riuscite, l’autore ligure dimostra, come sempre, di conoscere bene il personaggio che usa e di saper sempre inserire nelle storie degli elementi stravaganti e originali, cosa che permette di riconoscerne lo stile alla prima occhiata.
Battista in la mia vita senza tè (Deninotti/Zanchi) vede invece l’ennesimo licenziamento di Battista, che stanco di subire le angherie del suo principale, decide di dare le dimissioni partendo per un ridente paesino montano, dove ristrutturerà con successo un rifugio abbandonato. La storia, pur non partendo da spunti particolarmente originali è piacevole, così come Paperino e il segreto degli impavidi (Mazzoleni/Gatto), dove Paperino, per fare bella figura agli occhi di Paperina, deve recuperare una conchiglia in grado di farlo diventare coraggioso. La storia, senza troppe pretese, scorre bene, ma dispiace vedere anche in questo caso (come purtroppo troppo spesso succede ultimamente) un po’ di mancanza di cura in fase di revisione. Se, infatti, il primo articolo di giornale di pagina 139, riporta la sparizione di un orso del circo, lo stesso articolo, ripreso poi a pagina 156, rende l’orso l’animale da compagnia di un miliardario. Rimuovere il circo dai temi trattati potrebbe anche starci, viste tutte le polemiche che ruotano intorno all’argomento, ma sarebbe sempre meglio, soprattutto quando si modifica una storia, revisionarla con la massima attenzione per evitare delle discrepanze nella trama a distanza di poche pagine. Lo stesso si potrebbe dire degli articoli, perché il redazionale dedicato alla mostra di Harry Potter potrebbe rendere felici molti fan della saga che leggono il libretto, ma tutt’altra reazione si ha quando leggendo si nota che Dobby (elfo domestico molto amato dai fan) viene scambiato per Kreacher.
Insomma anche questo è un numero nella media, che avrebbe avuto delle buone potenzialità, ma che per alcune sbavature non riesce ad ambire ad un voto più alto.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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