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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



Il numero "agostano" del mensile dedicato al papero mascherato si rivela molto ben riuscito, più di quanto il periodo estivo non lasci immaginare.
Introdotto da una copertina decisamente "a tema", l'albo si apre con l'inedita Paperinik e il pesante Big-Boy (Zemelo/Florio), storia che vede il protagonista alla prese con un avversario di tutto rispetto, non solo "pesante" ma anche ben caratterizzato, e questo costituisce un indubbio punto a favore per una vicenda che riesce a non patire lo stringente limite delle 20 tavole e risultare gradevole alla lettura, insomma una piacevole sorpresa!
La selezione delle ristampe muove da Paperinik e l'impresa messicana (Bosco/Lavoradori), ottimo giallo (il tocco di Marco bosco si sente) ambientato in terra messicana e con la partecipazione di Manuela Danarosa De Doblon y Pesetas; i disegni di Lavoradori si fondono alla perfezione con la sceneggiatura prevalentemente notturna e dinamica, per un risultato davvero di livello. Più tradizionale per il protagonista, sia a livello grafico che di ambientazione urbana, è la successiva Paperinik e l'identità perduta (Salvatori/Del Conte), che vede Paperinik vittima di un'inopportuna amnesia occorsa durante un fine settimana che l'eroe si era ritagliato a fini di puro relax: buona la resa del comprensibile stato di angoscia del protagonista, cosi come la caretterizzazione del simpatico personaggio che fa da involontaria "spalla" a Paperino.
Si prosegue con Paperinik e il passato senza futuro (Gervasio), terzo "prequel" alla fortunata serie di Marco Gervasio dedicata al predecessore di Paperinik, quel Fantomius che agiva nella "ruggente" Paperopoli degli anni '20: alla sua prima ristampa, l'episodio sembra richiamare alcuni elementi della celebre saga di "Ritorno al Futuro", con Paperinik intrappolato nel passato e che rischia che Dolly Paprika si innamori di lui anziché di Fantomius. Anche la successiva Paperinik ...in tournée (Russo/Pisapia/Venturini) non delude: a parte lo stile dinamico ed espressivo tipico di Pisapia, la storia ironizza sulla "comodità", per ogni pubblica amministrazione, dell'avere un eroe "cittadino" che integra le forze dell'ordine, anche se, tirando troppo la corda, questa rischia di spezzarsi. Fra le più lunghe del numero, Paperinik, missione incredibile (Fasano/Arcuri) vede il nostro papero mascherato quasi a far da spalla... alla fidanzata del suo alter ego: tra sprazzi di ironico femminismo, una trama semplice ma dallo stile cinematografico, tanta azione ed un misterioso ed innovativo reattore nucleare da trasferire, questa storia risulta particolare ed appassionante.
Infine, per la sezione guest ecco finalmente riproposta Paperinik contro il perfido... Perfidus (Poloveri/Marabelli), storia classica dal sapore anni '90 la cui vicenda editoriale scopriamo (grazie al sapiente lavoro di ricerca di Andrea87) essere stata parecchio tormentata, in particolar modo al fine di eliminare tutti i riferimenti più marcatamente noir e "stemperare i toni": i risultati sono particolarmente evidenti nella caratterizzazione del personaggio (tutt'altro che bonario prima della trasformazione nella versione originale) e nello sviluppo centrale, dove la battaglia tra lui e Paperinik sarebbe dovuta risultare più complessa e lasciar spazio a nuovi episodi che, tuttavia, non videro mai la luce a causa dello scarso interesse che il personaggio suscitò nella redazione del tempo. Sia come sia, pur con tutto il rammarico per gli adattamenti e la mancata fiducia in un personaggio dalle indubbie potenzialità, la storia resta a suo modo gradevole ed indubbiamente meritevole di esser qui riproposta.
In conclusione, questo numero 8 merita a buon diritto di essere annoverato fra i migliori mai usciti dell'intera testata, nel conto considerando anche i precedenti numeri con la dicitura "appgrade", dunque costituisce un acquisto altamente consigliato.

Recensione di Angelo85


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Questo terzo numero si apre con una storia di tutto rispetto, Topolino e il vortice ipnotico (Scarpa/Cavazzano), dove le legittime aspettative derivanti dalla lettura dei nomi degli autori vengono pienamente mantenute: è storia dei primi anni '60 che tuttora si lascia leggere con curiosità, alternando momenti più prettamente comici ad altri più intensi, il tutto nel coacervo di una trama solida e ben strutturata. Da notare che, come al solito, la narrazione viene interrotta per da tempo al lettore di indovinare il colpevole.
Altro giallo assolutamente meritevole è la successiva Topolino e il caso del cancellatore (Panaro/Mastantuono), decisamente più "moderna" della precedente, specie graficamente, ma altrettanto valida dal punto di vista dell'intreccio narrativo e con degli ottimi disegni di Mastantuono. Deludente, invece, e non solo a confronto con le due che la precedono, risulta Topolino e la gang monumentale (Martignoni/Della Santa): se l'inizio e lo sviluppo centrale lasciano presupporre una questione alquanto intricata e misteriosa, l'epilogo pecca di assoluta banalità ed inverosimiglianza, vanificando del tutto le buone premesse. Peccato.
Topolino e lo ...scoop fotografico (Russo/Tortajada Aguilar), pur trattando una tematica meritevole e seria, risulta avere ben poco di "poliziesco" dal momento che una buona metà si risolve in una specie di lunga "caccia al tesoro" un po' fine a se stessa. Decisamente di altro livello è la successiva Topolino e gli ologrammi (Gazzarri/Asteriti), storia che punta tutto sull'aspetto "tecnologico" della vicenda e che oggi potrebbe apparire scontata, ma è pur vero che bisogna contestualizzare il tutto alla metà degli anni '70: con questa precisazione, la storia mantiene un buon ritmo e non delude, come invece fa, e parecchio, la successiva Topolino e il ladro di gloria (Mantelli/Staff di If): a parte la banalità delle statue commemorative in (quasi) ogni angolo di Topolinia, risultano deboli e poco credibili, di certo poco orginali, le motivazioni che spingono il villain ad agire, ed il finale "a tarallucci e vino" non aiuta di certo.
L'albo si chiude con Topolino e il mistero di Puerto Topo (Salvatori/Perina), la più recente fra le storie proposte: la presenza di Orazio, l'ambientazione esotica, un furto misterioso, un vecchio amico in pericolo ed un finale a sorpresa rendono decisamente buona questa storia, che magari non potrà certo ascriversi alle "noir", ma che resta un ottimo esempio del genere d'azione, peraltro supportata da ottimi disegni.
Nel complesso, si tratta di un buon numero, dove a recitare la parte del leone sono sicuramente la storia d'apertura, il "caso del cancellatore" e la storia conclusiva. In mezzo trovano posto un paio di storie discrete anche se non propriamente "gialle" e una decisamente sottotono.

Recensione di Angelo85


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Sesto numero del mensile "Paperinik", che si ripresenta con una cover più seria dopo alcune passate che concedevano più al comico.
L'albo si apre con l'inedita Paperinik e lo scontro motorizzato (Zemelo/Ferracina) - come al solito compressa nelle canoniche 20 tavole - che, seppur ricordando la classica Paperinik a mani nude per il tema del furto della 313-X da parte dei Bassotti, risulta comunque piacevole e dinamica, con situazioni divertenti e qualche voluta esagerazione (come la roulotte volante, evitabile), insomma un buon antipasto per un albo che si rivelerà di buon livello.
La selezione delle ristampe inizia con Paperinik e il fuggiasco del Gran Varietà (Sisti/Ziche), storia dal taglio comico reso evidente dai particolari (ed appropriati) disegni di Silvia Ziche e dalla presenza di Arthur Bracchetto, trasposizione fumettistica del noto Arturo Brachetti; il risultato, cosi lontano dai canoni tradizionali del Paperinik "classico", è una piacevolissima digressione che mostra come anche la dimensione comica, se ben usata, possa (senza che si esageri) ben adattarsi al papero mascherato. Si prosegue con Paperinik minieroe (Russo/Perina), storia molto dinamica che vede protagonista un Paperinik ridotto... ai minimi termini! Con un'idea originale e dei buoni disegni, il risultato non delude. Buon mix tra impostazione tradizionale ed una trama quasi "onirica" è la successiva Paperinik e il sogno a occhi aperti (Concina/Held), che immagina un ipotetico presente dove la presenza di un giustiziere non è più necessaria: che sorte toccherebbe al povero Paperinik in un mondo del genere?
Più recente è invece Paperinik e il rivale sleale (Pesce/Usai) che ripropone il clichè del nuovo supereroe che tenta di disarcionare Paperinik dal ruolo di giustiziere di Paperopoli: si nota la volontà di prendere le distanze da altre storie del genere, ma tra il nome fin troppo evocativo del nuovo arrivato, un'inverosimile banda di rapinatori di banche armati di mazze da baseball e ridicole bombette, qualche scena al limite del plausibile (un canguro con delle molle alle zampe che salta fino alla sommità di un palazzo per raggiungere dei criminali vestiti da pirati a bordo di un velivolo volante a forma di balena) e la solita volubilità dei paperopolesi, nel complesso la storia pecca di credibilità e risulta anche un tantino contorta nel voler mettere troppa carne al fuoco. Più divertente, nella semplicità della trama, è Paperinik e l'insidia del segnalatore (Tulipano/Bozzano), dal ritmo incalzante e dove a farla da padrone è la solita sfortuna di Paperino, che rischia di mettere a repentaglio la sua identità.
Si passa quindi alla storia migliore del numero, oltre che la più recente, Paperinik e il castello dei segreti (Panaro/Zanchi): Carlo Panaro mette su una vicenda dal sapore antico, con tanti rimandi ad una delle prime storie del protagonista (Paperinik e il castello delle tre torri) ma al contempo molto moderna nello sviluppo, mai banale e col giusto mix di azione e mistero, decisamente una delle migliori rappresentazioni del Paperinik "classico" di epoca recente, assolutamente consigliata anche per gli ottimi disegni di Stefano Zanchi, molto espressivi e sempre aeguati alle varie scene.
Infine, per la sezione guest troviamo Paperinik e il ritorno del trasformista (Tulipano/Deiana), seconda storia del mini-ciclo del Trasformista iniziato lo scorso numero con la prima storia: a parte la buona caratterizzazione del villain, è assolutamente da apprezzare il fatto - non comune nella storia della testata - che abbiano deciso di riproporre in maniera ordinata e, si spera esaustiva, la mini-serie dedicata a questo personaggio, certamente tra i migliori avversari di Paperinik per verosimiglianza e tenacia.
In conclusione, questo sesto numero non delude le attese, a cominciare da una buona inedita, che riesce a non far troppo avvertire il limite delle 20 tavole, e con una selezione variegata che spazia dal comico della "zichiana" ad altre storie più tradizionali, passando per la recente ed ottima "il castello dei segreti" e concludendosi con coerenza con la seconda avventura del "Trasformista".

Recensione di Angelo85


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E' il maggio del 2005 quando esce in edicola una nuova pubblicazione, si tratta de "I gialli di Topolino", che nelle intenzioni prende il posto lasciato vacante, ormai più di 5 anni prima, dal vecchio "Topomistery" e che, come già il titolo lascia chiaramente intuire, è interamente dedicata alla dimensione poliziesca di Topolino.
Oggi, a distanza di 12 anni esatti, la Panini decide di riproporre quel progetto ai nuovi lettori, con una ristampa assolutamente identica dei vecchi albi, se si fa eccezione delle pubblicità interne e della cromìa della cover di questo primo numero, dove è stata corretta l'anomala colorazione arancione presente nell'analogo numero del 2005.
L'albo si apre con Topolino e il ricattatore misterioso (Salvagnini/De Vita), denominata "storia-gioco" ma che di ludico non presenta alcun elemento: molto semplicemente, dopo 27 tavole viene interrotta per lasciar tempo al lettore di indovinare il colpevole; riprende in coda al volume. Pur non essendo nata per questo scopo, resta comunque un gradevole giallo.
La seconda è anche la storia migliore dell'albo: Topolino e il mistero della voce spezzata (Mezzavilla/Cavazzano) è giustamente famosa e celebrata per l'ottima trama di Silvano Mezzavilla e per gli altrettanto ottimi disegni di Cavazzano; la vicenda assume ben presto una connotazione inspiegabile, quasi inquietante, che tiene il lettore col fiato sospeso sino alle ultime tavole. Insomma, un ottimo esempio di noir moderno.
Si prosegue con Topolino e il diabolico complotto (Martina/Scarpa/Del Conte), altro giallo robusto e ben strutturato con la presenza di Eta Beta e Flip, mentre più classica nell'impostazione, ma assolutamente gradevole, anche solo per un Gambadilegno ben determinato a far fuori il "topastro", si presenta la successiva Topolino e le rapine a domicilio (Pezzin/Carpi).
Più moderna, anche nella grafica, risulta Topolino e il supercolpo d'autore (Cesarello), che beneficia di più tempi comici rispetto alle altre, anche grazie ad una centrale presenza di Pippo. L'albo si conclude, fatta eccezione per le 9 tavole conclusive della prima, con Topolino e il detective elettronico (Pavese/De Vita), interessante storia dal sapore molto anni '70.
In conclusione, si tratta, come detto, di una mera operazione-ristampa di un progetto mai decollato (da ricordare che la testata del 2005 durò appena 17 numeri), ma che, al contempo, va a riempire un vuoto, quello delle storie di genere poliziesco, tutt'ora vacante. Sull'opportunità di questa scelta si può discutere, ma è pur da considerare che il prezzo è lievitato dagli originari € 2,50 agli attuali € 3,50 senza che ciò abbia portato novità alcuna nei contenuti: il voto finale tiene, pertanto, conto di tutto ciò. Peraltro, ad oggi non è dato sapere se questa seconda edizione si limiterà alla mera ristampa dei vecchi 17 numeri o se proseguirà anche oltre, ma nulla lascia intendere che la seconda alternativa abbia effettivi spiragli.

Recensione di Angelo85


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Dopo i primi tre numeri del nuovo ciclo della testata che avevano, in un certo qual senso, giustificato lo sbandierato "cambio di rotta", con questo quarto numero "si torna all'antico", per più d'una ragione, come vedremo.
Si inizia con l'inedita Paperinik e il forziere conteso (Moscato/Asaro) che, dopo le buone danesi dei primi tre numeri (e questa è la prima delle ragioni cui accennavo), ci riconsegna la solita storia stretta nell'asfissiante limite delle 20 tavole: Roberto Moscato imbastisce, di conseguenza, una trama molto rapida che cerca di minimizzare la percezione dell'esiguità delle tavole, peraltro con buoni risultati, ma di fatto sembra non esser cambiato nulla rispetto ai tempi dell'Appgrade.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e l'altro Paperino (Salati/Mazzon), storia dal taglio fantascientifico che vede il nostro protagonista proiettato in una dimensione parallela non troppo diversa dalla sua, se non per un dettaglio: seppur con una certa leggerezza di fondo, la vicenda è ben strutturata ed anche graficamente non presenta pecche. Si prosegue con Paperinik e lo strano caso del Coniglio Pasqualino (Marconi/Deiana) che, come il titolo lascia chiaramente intuire, più che una storia tradizionale del papero mascherato, costituisce un simpatico omaggio alle festività pasquali, un po' come è più spesso avvenuto per quelle natalizie.
Tra le migliori del numero si annovera certamente Paperinik e il progetto super eroe (Enna/Barozzi), che esalta il lato più prettamente supereroico del protagonista, alle prese con una situazione tutta scoprire nella sua effettiva realtà: tra robottoni, misteriosi "colleghi" e devastazioni assortite, il buon Paperinik avrà le sue gatte da pelare per riportare la calma a Paperopoli. Molto più "tradizionale" risulta, invece, Paperinik e il doppio colpaccio (Concina/Gatto), dove i bei disegni del Maestro Luciano Gatto fanno da sfondo ad una vicenda che ripropone il clichè dell'amnesia del protagonista alle prese con dei Bassotti guidati da un "capobanda" molto determinato creato per l'occasione: è la storia più "anziana" dell'albo, e lo si avverte, ma nel complesso resta un buon esempio del Paperinik più "classico".
La storia migliore del numero è indubbiamente Paperinik e il testimone scomodo (Enna/Scala): Bruno Enna imbastisce una trama di genere gangster dove il compito del protagonista sarà quello di vegliare sul "testimone" di cui al titolo... o almeno proverci! Tra tanta azione, molte gag, un simpatico tormentone e dei disegni veramente dinamici ed espressivi, questa storia risulta un ottimo connubio di elementi divertendo il lettore sino all'ultima vignetta.
Si arriva cosi alla storia guest Paperinik e il ritorno di Inquinator (Pezzin/Gottardo) e, quasi a voler idealmente chiudere il cerchio, ecco che la storia conclusiva dell'albo ripropone ragioni di perplessità sull'effettività del "cambio di rotta" della testata: ed infatti, se i primi tre numeri avevano avuto il pregio di presentare (nella sezione guest) il ciclo di Spectrus in maniera ordinata e (quasi) completa - situazione del tutto sconosciuta al vecchio Appgrade - ecco che già da questo quarto numero le buone intenzioni sembrano perder slancio, ritornando il criterio della casualità con un Inquinator introdotto con la sua storia conclusiva; oltretutto, ad aggravare la gravità della scelta sta la considerazione che il "ciclo" principale di inquinator, al netto delle sue comparsate negli Ultraheroes, consta di appena due sole storie, dunque sarebbe bastata davvero poca attenzione per far le cose per bene.
In conclusione, questo quarto numero reca seco delle storie sufficienti, variegate e tutte, dall'inedita alla guest, di discreta qualità, pure con qualche picco, ma di fatto la sensazione che assale a lettura terminata è che la ventata di novità rispetto all'Appgrade si sia già esaurita e che il futuro prospetti un ritorno ad inedite che si dimenano tra l'esiguità delle 20 canoniche tavole a disposizione e storie-guest riproposte assolutamente a casaccio pure quando un proprio ordine sussisterebbe.

Recensione di Angelo85


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Esordisce in edicola e fumetteria il primo numero della nuova testata Panini Disney dall'intestazione certamente evocativa, "L'Altro topo": se, infatti, il "topo" è l'amichevole appellativo del settimanale Topolino, questo "Altro Topo" trasmette quasi l'idea di assumere una veste parallela, o alternativa, e tale sensazione non si discosta troppo dal vero; in effetti questa nuova testata si propone di ristampare cicli di storie apparse sul settimanale e legate da un unico filo conduttore, vale a dire quei grandi temi che spesso il Topolino affronta proponendo più storie ad essi ispirate.
Si inizia alla grande con Topi, paperi e pennelli, titolo che subito rimanda alla mente il concetto di "arte", in special modo quella pittorica ma, come vedremo, non solo: la tematica artistica, nelle sue svariate sfaccettature, costituisce, infatti, l'oggetto del ciclo de "La storia dell'arte di Topolino", ideata e curata da Roberto Gagnor. L'autore, non nuovo a storie in costume, tra fine 2011 ed inizio del 2012 firma una serie di 8 storie apparse su altrettanti numeri consecutivi del settimanale e tutte incentrate sull'Arte e sul suo strettissimo rapporto con la storia umana, fin dai primordi.
Si inizia dal Paleolitico con Il primo fumetto della storia (disegnata da Paolo De Lorenzi), che narra fantasiose teorie sulla nascita delle prime forme di comunicazione dei nostri progenitori; il primo salto temporale copre diverse centinaia di migliaia d'anni fino all'Antico Egitto, dove Il romantico papiro di Paperinubi (disegnata da Paolo De Lorenzi) spiega le difficoltà "pratiche" del sistema di scrittura mediante "geroglifici". Circa una quindicina di secoli dopo è ambientata la successiva Le tre o quattro fatiche di Paperogate di Creta (disegnata da Vitale Mangiatordi) che, fra improbabili "reality" ante litteram e protagonisti pasticcioni, mostra le particolarità dell'arte "vascolare" della Grecia "classica". Si prosegue, dopo un altro salto temporale di poco inferiore al precedente, con il periodo di transizione tra l'Alto ed il Basso Medioevo, dove Mastro Topolinius e il portale rivelatore (disegnata da Vitale Mangiatordi) ci narra di una forma d'Arte di notevole importanza per il periodo, la "scultura Romanica". In un altro momento di transizione, tra gli sgoccioli del Basso Medioevo e l'inizio del Rinascimento, è ambientata Pippo della Francesca e il ritratto del complotto (disegnata da Paolo De Lorenzi), che ritorna sull'Arte pittorica introducendo il lettore alle grandi innovazioni che quel periodo lascerà in eredità. L'ultimo balzo temporale ancora misurabile in secoli ci porta al XIX° sec., epoca in cui è ambientata Paperin Monet e il salon De'Paperon (disegnata da Vitale Mangiatordi), chiaramente dedicata al "padre dell'Impressionismo". Ormai siamo quasi in epoca contemporanea e non poteva, dunque, mancare all'appello un accenno a Pablo Picasso con Topolino e i capolavori paradossali (disegnata da Paolo De Lorenzi). Il ciclo si conclude nel presente con Zio Paperone e l'avventura dell'arte futura (disegnata da Vitale Mangiatordi) che, come il titolo lascia intuire, descrive l'Arte contemporanea ma in un'ottica chiaramente aperta alle future ed imprevedibili innovazioni di questa meravigliosa esteriorizzazione del genio umano che è l'Arte, in tutte le sue multiformi manifestazioni.
Delineate sommamente le storie, resta da analizzarne la struttura sottolineando come il carattere comune a tutte, ed il loro indiscutibile e principale punto di forza, sia la capacità di Roberto Gagnor nel costruire trame divertenti, spesso molto comiche, ma che, al contempo, non mancano mai di "centrare l'obiettivo" di carattere divulgativo: al di là della leggerezza della narrazione emerge, infatti, uno scrupoloso lavoro di attenzione ai dettagli storico-artistici, inseriti nel contesto delle storie con un'estrema naturalezza che non può non destare l'attenzione e la curiosità del lettore. Tutto ciò, accompagnato dagli ottimi articoli di approfondimento (gli stessi pubblicati a suo tempo sulle pagine di Topolino), costituisce un unicum solidamente orientanto allo scopo divulgativo, pur nella leggerezza e nelle capacità ricreative e di svago tipiche delle storie Disney.
In conclusione, questo primo numero de "L'Altro topo" costituisce un acquisto certamente consigliato, sia per il valore dei contenuti che per l'ottimo rapporto qualità-prezzo costituito da un albo di grandi dimensioni, con rilegatura di buon livello e carta "ruvida".

Recensione di Angelo85


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Il secondo numero della "rinnovata" testata dedicata al papero mascherato si presenta con una cover dal soggetto in decisa controtendenza rispetto al passato, non solo perchè espressamente ispirata alla storia inedita d'apertura, ma anche per un certo che di farsesco che mai prima d'ora aveva contraddistinto le precedenti copertine.
Come anticipato, la cover introduce la storia inedita Paperinik e la fattoria (in)sostenibile (Troelstrup/Cavazzano), simpatica danese che ha il pregio di mantenere un'atmosfera di mistero, prima, e d'azione, dopo, pur se il protagonista si trova ad interagire con alcuni animali da fattoria: nel complesso la trama appare coerente e, a parte un finale forse troppo affrettato, il risultato è convincente.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik, Paperinika e la romantica vendicatrice (Gagnor/Mangiatordi), unica concessione dell'indice alla sdolcinata ricorrenza del 14/02 e storia d'esordio del personaggio di "Brigittik": fra il tormentone sulla scelta del nome, un caso da risolvere un po' fuori dal comune, una buona caratterizzazione di tutti i protagonisti - in special misura delle due rispettive identità segrete di Paperino e Paperina - e degli ottimi disegni vivaci, espressivi e dinamici, riesce nell'arduo compito di trattare il tema "romantico" in una vicenda che coinvolge Paperinik. Un salto nel (recente) passato lo si compie con Paperinik contro i tre Q (Russo/Staff di If) che vede protagonisti i tre nipotini decisi ad emulare le gesta di famosi supereroi, tuttavia con un grado di imprudenza che inevitabilmente, e sinceramente, preoccupa Paperino. La successiva Paperinik e la minaccia di Amelia (Sarda/Panaro) è più recente e, per quanto si iscriva nel nutrito filone delle storie in cui Amelia cerca di sfruttare Paperinik per i suoi fini, risulta comunque ben scritta, con una trama semplice ma ben gestita, e dei buoni disegni. Da apprezzare anche, seppur in enorme ritardo, l'inserimento di Paperinik e il cancello di Kwart (Fasano/Bonardi), buon sequel della scientifica Paperinik e il ladro del blackout (Fasano/Leoni) già vista nel numero 6 di "Paperinik Appgrade" e che chiude, definitivamente, la vicenda della dimensione del buio "Kwart".
La storia più lunga dell'albo è però La mossa segreta di Paperinik (Tulipano/Deiana), ottimo esempio del Paperinik "moderno" nel ruolo di giustiziere: si tratta di una storia articolata, divisa in due parti, che mette in luce varie sfaccettature del protagonista, dal Paperino vessato dallo zione al Paperinik che passa con naturalità da un piccolo goloso di torte ad un temibile ladro internazionale, passando per i soliti Bassotti, insomma quasi un manifesto del protagonista. Prima di concludere con la guest è il turno di Paperinik e la sostituzione provvisoria (Mainardi/Panniello) breve molto recente dal taglio comico incentrata su disavventure automobilistiche.
Si giunge cosi alla storia guest Paperinik e il potere televisivo di Spectrus (Volta/Held), seconda storia singola del ciclo di Spectrus e fra le migliori del personaggio, dove il villain esprime tutto il suo temibile potenziale criminale, non contentandosi di mettere a segno fruttuosi colpi ma tentando perfino di far fuori Paperinik: se veramente il cambio di rotta della testata comporterà, come pare, anche la riproposizione ordinata dei cicli di storie che coinvolgono alcuni supernemici, ciò sarà davvero un bel passo avanti.
In conclusione, questo secondo numero del rinnovato "Paperinik" è un albo di tutto rispetto, forse appena di livello un po' inferiore rispetto al precedente ma comunque con tante buone storie, tutte molto diverse tra loro ma nessuna veramente insufficiente, forse giusto la breve recente è quella meno interessante, ma le altre non deludono.

Recensione di Angelo85


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Ultimo numero prima del leggero restyling che coinvolgerà la testata da gennaio 2017, questo numero "natalizio" è coerente con se stesso sin dalla bella cover del solito Andrea Freccero, con Paperinik a bordo della sua vettura che, per l'occasione, diventa "313-Xmas" con tanto di luci colorate e pattini da slitta.
L'albo si apre con l'inedita Paperinik in: un Natale con tanto di cappello (Manzoni/Usai), storia simpatica e leggera che vede il papero mascherato interagire con Amelia e, addirittura, Babbo Natale, tutti impegnati nel ritrovare l'importante copricapo di cui al titolo: tante gag ed un ritmo frenetico rendono questa inedita un buon esempio di storia "natalizia".
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e l'enigma delle nebbie (Panaro/Gula), probabilmente la migliore dell'albo: Panaro costruisce una trama che, divisa in due parti, regala mistero ed azione ed un antagonista che, alla sua seconda apparizione, conferma la buona impressione della sua prima uscita; curioso notare come la storia con la prima apparizione del misterioso professor Delta sia stata pubblicata in questa testata esattamente un anno fa, nel numero natalizio del 2015 (Paperinik Appgrade 39). Si prosegue con Paperinik e la firma con raggiro (Ambrosio/Molinari), dove l'ottima tecnica grafica della Molinari non riesce a compensare del tutto una trama che sa molto di già visto, con un Paperinik stile "vendicatore" che si trova a rischiare di perdere casa e rifugio segreto; nel complesso una storia sufficiente e nulla di più.
La tematica natalizia ritorna con Paperinik e il Natale tranquillo (Concina/Pisapia/Venturini): la storia presenta un interessante approfondimento della personalità del protagonista, che in occasione del periodo festive si pone parecchi dubbi circa l'eticità e la moralità del suo ruolo di giustiziere nei confronti dei criminali; l'idea viene sviluppata in senso umoristico, proponendondosi un'inverosimile "tregua natalizia" tra Paperinik e la mala, ma ciò non toglie che la storia si presti a più livelli di lettura risultando un ottimo connubio tra le atmosfere festive ed il personaggio di Paperinik. Ambientazioni ed atmosfere decisamente dissimili connotano Obiettivo: Paperinik (Faraci/Limido), appartenente alla serie "Quando Paperinik mangia pesante", connotata dal particolare umorismo di Tito Faraci, questa volta declinato in una sorta di poliziesco dagli esiti imprevedibili.
Si ritorna alla tematica natalizia con Babbo, Bobbo e Paperinik in: Missione quasi possibile (Monteforte Bianchi/Held), dove una missione in puro "spirito natalizio" nasconde un'improbabile scommessa tra Babbo Natale ed il cugino Bobbo, il quale cerca di "convincere la gente a seguire la loro natura": ambientazioni esclusivamente diurne e stravaganti co-protagonisti lasciano più di qualche dubbio su una storia dove la presenza di Paperinik nulla aggiunge.
Ultima ristampa prima della cult, ecco chiudersi il cerchio delle storie dove appare Papermagic, la misteriosissima identità segreta del Mago Papernova, con Paperinik e la magia del Natale con il grande ritorno del Mago Papernova (Ambrosio/Vian): a parte lo stupore nel capire che la ristampa completa negata a molti villain di spessore è stata concessa a Papermagic, resta una discreta storia sul giro d'affari dei regali di Natale e sulle scorrettezze di quanti sono pronti ad approfittarne pur di incamerare lauti guadagni.
Infine, la storia cult del mese è Paperinik e i raggiri dei V.A.M.P.I.R.I. (Michelini/De vita), che si caratterizza per l'inusualità degli avversari che il papero mascherato si trova ad affrontare, non criminali più o meno astuti ma ben più modesti truffatori che lucrano sulla credulità e manipolabilità di ignari cittadini: a 27 anni dalla sua prima pubblicazione, la storia mantiene tutta la sua attualità e leggibilità, riporta in auge le classicissime "car-can" e si conclude con un originale finale metafumettistico.
In conclusione: questo 51 risulta un numero sufficiente, con un'inedita appropriata alla tematica natalizia, alcune ristampe di buon livello - tra cui emergono l'enigma delle nebbie, il Natale tranquillo e la faraciana - ed una cult ancora molto attuale; il tutto a far da contraltare, come solitamente accade, ad altre storie di minor spessore.

Recensione di Angelo85


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La terza uscita di questa serie di albetti monografici è dedicata ad un personaggio dalla personalità  multiforme e variegata, non certo semplice da rappresentare nel poco spazio a disposizione. Le storie prescelte delineano vari aspetti dell'individualità  del protagonista, e per ognuna di tali tematiche ne sono state selezionate una o due; tuttavia, sfogliando l'indice, un dato risalta subito con chiarezza, ovverosia la scelta di proporre, con una sola eccezione, tutte storie abbastanza recenti, dall'anno 2000 in poi.
Si inizia con Pippo quale socio di Gancio in imprese ed attività  più o meno strampalate, come leggiamo in Pippo & Gancio e i nipotini terribili (Bosco/Deiana), simpatica commedia degli equivoci con Gambadilegno, Trudy e i loro pestiferi nipoti, ed in Pippo & Gancio e l'eventissimo storico (Panaro/Amendola), che narra un episodio importante nella storia di Topolinia: più comica la prima, più avventurosa la seconda, si tratta di due storie moderne forse non all'altezza di molte precedenti, ma comunque di buon livello.
Si prosegue con Pippo ed il suo parentado, per cui è stata scelta Pippo e lo zio d'acqua dolce (Martignoni/Colantuoni): quasi una breve, appena 17 tavole, questa storia non sembra rappresentare l'esempio migliore per la strampalata famiglia di Pippo, soffrendo di scadente caratterizzazione dei personaggi (emblematico l'imprenditore che vuol costruire il ponte quasi per fare un torto allo zio di Pippo) e scelte poco realistiche. Si poteva selezionare certamente di meglio.
Altro aspetto preso in considerazione è il Pippo aiutante di Topolino nelle indagini, con Pippo... radiodetective (Lugli/De Vita), unica storia precedente agli anni 2000: si tratta di un giallo ben costruito, ed al contempo presenta un classico Pippo quasi inconsapevole spalla ed aiuto per Topolino nelle indagini, ma molto più interessato a completare la sua radio artigianale; allo stesso filone appartiene anche Pippo e il giallo del tegame (Martignoni/Gorlero), che tuttavia punta maggiormente sul registro comico, seppur nell'ambito di una serie di furti in appartamenti.
Non poteva certo mancare l'alter ego supereroico di Pippo, ed ecco l'infantile e demenziale Superpippo e l'agenzia dei Bala Boom (Ambrosio/Ferraris), senza dubbio il punto più basso di tutto l'albo, e Super Pippo e il giorno niente male (Enna/Camboni), ottima e divertente vetrina per il supereroe in calzamaglia rossa.
Infine, altro aspetto di Pippo che si è voluto analizzare è la sua folle intraprendenza a fronte della più razionale prudenza di Topolino: ecco dunque Topolino & Pippo e i misteri di Gold City (Savini/Soldati), vero e proprio sequel di una storia con protagonisti Topolino Kid e Pippo Sei Colpi, che scopriamo essere bis-bis dei personaggi attuali; è Pippo il vero mattatore, spinto da una personalissima fissazione per il vecchio west e le imprese del suo avo, con Topolino a far quasi da spalla in questa storia a ruoli invertiti, con i riferimenti alla famosa storia di Carpi ad arricchire il tutto. Lo stesso entusiasmo ed analogo senso d'iniziativa di Pippo li troviamo anche in Topolino e Pippo in: i due mariachi (Savini/Ferraris), dove a fronte di una (apparentemente) complicata situazione, è l'estro e l'intraprendenza di Pippo a prevalere rispetto all'accortezza e alla cautela di Topolino, per una storia che mischiando comicità  ed equivoci regala tante risate.

In conclusione: si tratta di un albo di discreta qualità, che soffre in primo luogo la scelta di puntare quasi esclusivamente su storie recenti, col risultato che non tutte possono essere considerate ottimi esempi degli aspetti del personaggio di volta in volta considerati; al tempo stesso, l'albo tralascia altre caratteristiche importanti del personaggio, come la sua passione per lo scrivere romanzi (nella serie "I mercoledi di Pippo), il suo difficile rapporto col nipote luminare Gilberto, le disavventure con la strega Nocciola che tenta invano di convincerlo dell'esistenza delle streghe ed altri ancora, pur con l'indubbia giustificazione che l'esiguità  dello spazio a disposizione non avrebbe comunque permesso una panoramica esaustiva del personaggio.

Recensione di Angelo85


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La solita bella cover d'effetto di Andrea Freccero presenta un numero che, a fine lettura, si dimostrerà  alquanto sottotono, ma andiamo con ordine.
L'inedita Paperinik e la gloria volante (Moscato/Castellani) è una storia dal sapore "classico", che punta su elementi tradizionali quali la rivalità  fra i cugini Paperino e Gastone, con quest'ultimo chiamato a svolgere un ruolo di mera (ed inetta) comparsa, il cinismo affaristico di Paperon de' Paperoni ed un Paperinik che, nel risolvere la situazione, prende le difese del vessato Paperino, riabilitandolo agli occhi della cittadinanza; pur nel ristretto spazio a disposizione, Roberto Moscato costruisce una storia lineare e gradevole, che restituisce quasi la sensazione del Paperinik "vendicatore" dei tempi che furono.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e Captain Duck in: Il costume fa il supereroe? (Monteforte Bianchi/Gula), storia piena di luoghi comuni (come la solita Paperina egocentrica e "farfallona"), banalità  (un vecchio supereroe che continua a combattere lo storico nemico, quasi incarnando la lotta fra bene e male, seppur poi finisca tutto a "tarallucci e vino" fra i due attempati) e qualche incertezza logica (come fa Captain Duck e conoscere l'identità  segreta di Paperinik? Cosa spinge ad agire Bad Bad Boy? Come fa Paperino a possedere avanzate competenze tecniche relative al funzionamento della centrale eletrica?), con un finale che, senza ragioni apparenti, chiama in causa un altro supercattivo quale Mad Ducktor. Meglio passare oltre con Paperinik senza... Paperino (Russo/Barozzi), una sorta di commedia degli equivoci dove Paperinik dimentica la sua reale identità  e, per aiutare un amico, ricerca - inutilmente - Paperino per tutto il giorno, criticandone amicizie ed interessi, salvo poi recuperare improvvisamente la memoria guardandosi allo specchietto della 313X: si tratta di una storiella senza troppe pretese, che trova le uniche ragion d'essere nelle critiche di Paperinik allo stile di vita dell'amico Paperino.
Una delle storie migliori dell'albo è la seguente Paperinik e lo schermo dimensionale (Panaro/Arcuri), dove la mano di Carlo Panaro è evidente in una storia che mantiene sino alla fine un ritmo coinvolgente, quasi da thriller, riuscendo a non rendere troppo facilmente intuibile la causa di quanto di strano accade a Paperopoli; ambientazione prevalentemente notturna, un senso di pericolo incombente ed un pizzico di fantascienza, sono gli elementi che la rendono fra le migliori del numero. Per accorgersene basta leggere la successiva Paperinik e il terribile alleato (Concina/Rigano), il cui titolo altisonante presenta, invece, l'ennesima storia sui problemi di Paperinik nella gestione del suo armentario e dei suoi gadget: una trama insulsa e dei disegni scadenti fanno di questa forse la storia meno riuscita del numero, e di certo qualcosa di facile da dimeticare.
Si prosegue con Paperinik per un giorno (Marconi/Dossi), storia che se da un lato ripresenta la solita tematica degli "aiutanti" di Paperinik, dall'altro propone come co-protagonista addirittura il bassotto 176-176, il quale rivela che, in segreto, avrebbe voluto "vestire i panni del difensore della legge": chiaramente la storia punta tutto sull'effetto comico di un bassotto al servizio della legge, effetto ancor più accentuato dall'incauto tentativo di Paperinik di condizionare mentalmente il bassotto 176-176 incrementandone conoscenza e senso di rispetto della legge.
La cd. storia guest è Paperinik e il magico eroe (Ambrosio/Cavazzano/Zemolin), che non si accontenta di presentare l'ennesimo VIP (il Mago Casanova) paperizzato (Mago Papernova), ma che si spinge sino ad ipotizzarne una sua identità  segreta supereroica (Papermagic), in lotta con un altro personaggio a suo modo "quasi magico" quale Spectrus, l'ipnotizzatore criminale: la storia si inserisce in quella corrente di pensiero che vede in ogni personaggio un possibile supereroe, con la semplice aggiunta di un costume stravagante ed uno pseudonimo "da battaglia", e a restituirle serietà  non basta certo la presenza di uno dei migliori super-antagonisti di Paperinik (peraltro non solo reso graficamente nella versione Ultraheroes, quindi meno slanciato e più tozzo, ma anche con un'insolita abilità  tecnica che gli consente di costruire suoi sosia-robot); la sensazione è quella di una storia che tenta di mescolare assieme troppi ingredienti eterogenei, ma stavolta la somma sembra non fare il totale e l'unico motivo realmente valido per leggerla restano i disegni di Cavazzano.
L'albo si conclude con la storia cult Paperinik e la lotta "dietetica" (Pezzin/De Vita), divertente satira sulla dilagante (specie al momento della prima pubblicazione) ed ossessiva attenzione alla "linea", intesa quale forma fisica, in una civiltà  dell'immagine dove conta sempre di più l'apparire rispetto all'essere, e dove trovano terreno fertile imbonitori e venditori di inutili prodotti "dimagranti"; come sempre in questo genere di storie, i paperopolesi assumono, enfatizzandoli, comportamenti diffusi nella società , e stavolta a farne le spese sono gli uomini, mariti o fidanzati, vessati dalle manie dimagranti delle loro mogli e compagne: toccherà  dunque a Paperinik far rientrare la situazione nei binari della normalità , anche se poi il povero Paperino continuerà  a patire le intransigenze della fidanzata.
In conclusione: un numero decisamente sottotono, con la sola cult, l'inedita ed una delle ristampe (Paperinik e lo schermo dimensionale) ad emergere tra il generale piattume, con in più la nota negativa della seconda ristampa di questa one-page, già  vista sul numero 38, che induce a ritenere una scarsa cura editoriale della testata, troppo poco anche per la sola sufficienza.

Recensione di Angelo85


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Questo quarto volume dedicato al Ladro gentiluomo si apre con una spettacolare cover del bravissimo Marco Gervasio che focalizza tutta l'attenzione del lettore sul protagonista principale, Lord John Quackett alias Fantomius, in una delle sue migliori rappresentazioni grafiche di sempre.
Cover a parte, tuttavia, sono molte le ragioni che rendono questo volume un acquisto imperdibile per tutti gli appassionati del personaggio ispiratore morale dell'odierno Paperinik, a partire dai vari bozzetti, non numerosi a dire il vero, che mostrano non solo uno studio per una versione alternativa della cover (molto bella anche questa, seppur più "tradizionale"), ma anche varie vignette presenti nelle storie. Proseguendo la lettura troviamo la consueta sezione dedicata ai commenti dell'autore sulle quattro storie pubblicate nonchè, altra chicca, un albero genealogico della famiglia Pitagorico, incentrata ovviamente sulla figura di Copernico, ma che si snoda sino all'attuale esponente Archimede.
Passando alla disamina delle quattro storie proposte - le ultime, alla data di uscita del volume - notiamo come ciascuna delle prime tre fornisca particolari importanti ed interessanti sul passato del protagonista, mentre l'ultima si occupa del primo inevitabile incontro/scontro tra Fantomius e l'altra grande personalità paperopolese del tempo, Paperon de' Paperoni... ma andiamo con ordine.
Gli anelli di Cagliostro è l'occasione per approfondire la conclusione della passata relazione sentimentale di John Quackett con la bella e sensuale Lady Senape, scena che viene mostrata nelle prime tavole della storia: tra intrighi, indovinelli e tradimenti, la storia vede come vera co-protagonista proprio la determinata Jen Yu la quale, tuttavia, non riesce comunque ad avere la meglio sul previdente Fantomius. Da notare l'evidente omaggio di Gervasio alla classicissima Paperinik e la scuola del Krimen, con la locuzione latina "sursum corda" in una storia che ha a che fare con degli anelli (qui quelli di Cagliostro, nella storia omaggiata gli anelli a forma di cuore che permettevano di svelare un bottino nascosto). L'ultimo colpo di scena è tuttavia riservato al lettore, con la vignetta finale della tavola conclusiva che mostra il volto familiare di Copernico Pitagorico in combutta proprio con Lady Senape... o forse no?
Il tesoro di Francis Drake è una storia ambiziosa e di ampio respiro, che, prendendo ad ispirazione il barksiano Duca Pazzo di cui all'omonimo castello (personaggio peraltro solo menzionato ma mai descritto da Maestro dell'Oregon), ricostruisce parte della storia familiare dei Quackett facendola risalire proprio a questo personaggio, Richard Quackett, il "primo ladro gentiluomo" ed intrecciandola con il famoso Francis Drake, personaggio storico relamente esisitito, tra le altre anche corsaro sotto l'autorità  della regina inglese Elisabetta I. Altri elementi di sicuro rilievo sono costituiti dal citato "Castello delle Tre torri" - altro omaggio di Gervasio ad una storia classica di Paperinik, Paperinik e il castello delle tre torri - ed il solito colpo ad effetto dell'ultima tavola, dove si scopre che Copernico ha un fratello gemello, Cartesio.
Fantomius d'Egitto riporta alla memoria di John Quackett il ricordo del fratello Henry, scomparso nel nulla anni prima; solo la casualità  - la ricerca di una perduta miniera d'argento - conduce il protagonista a ritrovare quel fratello cui era tanto legato e che tanto importante è stato per la nascita del "Ladro gentiluomo": suo era il costume e sua la progettazione di Villa Rosa, giusto per citare alcuni elementi, ma senza dubbio è l'aspetto psicologico del concetto di "maschera" quale oggetto in grado non solo di nascondere, ma anche di svelare la vera identità ad essere risultato determinante per il giovane John. Le belle tavole raffiguranti le scene al Cairo nonchè la curiosa ed interessante teoria dell'autore circa il destino di Atlantide contribuiscono ad impreziosire questo episodio.
Infine, Il ladro e il miliardario ci riporta al presente di Fantomius e rappresenta un punto di svolta per quanto concerne quel Cartesio Pitagorico fino a questo momento appenna accennato e dalle intenzioni ancora avvolte nell'ombra: viene svelato il suo rapporto con il fratello Copernico e i sentimenti non proprio fraterni tra i due, ma al contempo la storia si inserisce nella vita del giovane Paperon de' Paperoni magistralmente narrata da Don Rosa, riprendendo la scena sul transatlantico già  vista nell'undicesimo capitolo della sua $aga ed il famoso "Rubino Striato" già  menzionato da Barks. Di fatto la storia presenta un doppio scontro, dunque non solo quello tra Fantomius e Paperon de' Paperoni, conclusosi con un sostanziale "pareggio" per usare le parole di Gervasio, ma anche quello interno alla famiglia Pitagorico tra i due fratelli Copernico e Cartesio. Degno di nota il finale, in cui Fantomius - anche per ragioni di continuity con l'opera di Don Rosa - rende noto a Paperone che non attaccherà  il Deposito finchè questo sarà  gestito dalle due sorelle di Paperone, Ortensia e Matilda (inducendo cosi Paperone a continuare i suoi viaggi intorno al mondo), ma con la promessa di rubargli perfino il materasso al suo ritorno; la penultima vignetta è un chiaro omaggio alla storia d'esordio di Paperinik, con Fantomius che invita i suoi eredi a mantenere la promessa fatta a Paperone... proprio rubandogli il materasso mentre ci dorme sopra.
In conclusione: un volume di assoluto rilievo per la qualità  delle storie ivi contenute, ed anche leggermente al di sopra della media della testata per quanto concerne i contenuti extra, tenuto conto dell'interessante (per quanto fin troppo rivelatore) albo genealogico della famiglia Pitagorico, dei bozzetti e delle due pagine dedicate ai commenti dell'autore.

Recensione di Angelo85


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Una bella cover liberamente ispirata al Dottor Octopus, supercriminale eterno nemico dell'Uomo Ragno, apre questo numero agostano che si presenta in edicola con il ritocco sul prezzo, portato ad euro 3,50. Sfogliando l'indice l'attenzione cade innanzitutto sull'inedita "Paperinik e il granello d'infinito" (Panaro/Lucci), come sempre racchiusa entro lo stringente limite delle 20 tavole; ciò nonostante, Carlo Panaro riesce a costruire una trama dal sapore fantascientifico che non soffre eccessivamente la ristrettezza dello spazio a disposizione, inevitabilmente lineare (un po troppo) nello svolgimento ma comunque gradevole e migliore di tante altre inedite viste in passato; probabilmente le 4 pagine dedicate ad altrettante one-page avrebbero giovato, ma tant'è, il risultato è comunque buono.
La selezione delle ristampe presenta ben due lavori della coppia Emanuela Negrin e Lucio Leoni, autori di storie fra le più apprezzate del periodo moderno di Paperinik: si tratta di Paperinik e il dilemma della forma fisica e di Paperinik e la new generation. Ebbene, se la prima storia vede duettare il papero mascherato con una sconosciuta Bassotta fanatica del body building, risultando alquanto lineare e prevedibile nello sviluppo, la seconda mette in evidenza la particolare affinità della coppia di autori con le tematiche relative ai viaggi nel tempo ed alle imprevedibili conseguenze dovute all'alterazione della linea temporale.
Si prosegue con Zio Paperone e l'aiutante mascherato, (Valentini/Deiana) la meno "paperinikiana" di tutte, come già il titolo atribuito a Paperone lascia intuire, con appena 7 tavole (sulle complessive 24) che vedono la partecipazione dell'eroe mascherato: la vicenda resta gradevole alla lettura, anche se l'incipit in cui Paperone decide di partire da solo alla ricerca del solito tesoro portandosi appresso la Numero 1 sembra più funzionale al proseguo della storia, che non dettato dalla ragionevolezza e dalla consueta prudenza del personaggio.
La meno riuscita del numero sembra essere Paperinik e l'espediente olografico (Panaro/Deiana), che riprende l'abusatissimo tema di Paperino alle prese con i problemi di "duplicità" (trovarsi da una parte e dover impersonare Paperinik da un'altra): dopo robot più o meno riusciti, dopo il ricorso all'ausilio dei cugini Gastone e Paperoga, questa volta è addirittura il turno di Ciccio; mediante il congegno olografico di cui al titolo, il grasso oco assumerà l'identità di Paperinik per una serata, per una storia che sa tanto di già visto. Meno scontata risulta la successiva Paperinik e l'amico speciale (Pandini/Barozzi), dove l'amico in questione altri non è che un ostinato giornalista deciso a smascherare Paperinik onde poter realizzare lo scoop della vita; di fatto sembra essere lui il vero protagonista della storia, ma la vicenda non riesce mai a "decollare", risultando abbastanza piatta (per nulla ai livelli di Paperinik e la crisi d'identità, tanto per citare una delle migliori storie che tratta una tematica praticamene analoga).
La cd. storia guest, del ciclo "Paperinik contro tutti", è Paperinik contro Mr. Invisible (Salati,Höpfner,Secchi/Secchi/Vian): stesso incip delle altre del ciclo (Paperino deciso a partire per le vacanze) e stesso sviluppo, con Paperinik che, suo malgrado, si trova ad affrontare il villain di turno, un uomo invisibile come già il titolo suggerisce. Alla fine della lettura, ciò che colpisce è solo lo yatch di Mr. Invisible, che non si riesce a capire come sia in grado di ospitare al suo interno una sorta di galleria d'arte con ampi e lunghi corridoi che si intersecano!
Infine, la storia cult di questo numero è Paperinik e l'incredibile Little Gum (Chierchini), nota per essere la storia d'esordio di Little Gum, pittoresco personaggio ideato dallo stesso Chierchini e poi successivamente ripreso, a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, in circa una ventina di altre storie, la maggior parte delle quali non vedono la presenza del papero mascherato. Da notare come graficamente queste storie si caratterizzino per la particolare tecnica adoperata dallo stesso Chierchini, detta a "tavole dipinte". La storia si dipana tra due direttive principali, da un lato Paperino/Paperinik che prima sottovaluta la portata della minaccia rappresentata dal misterioso nuovo arrivato e poi subisce ripetuti smacchi (venendo perfino criticato sia in casa sia dai volubili concittadini), dall'altro l'ambiguità di Little Gum, inizialmente avversario del papero mascherato e successivamente suo alleato nel contrastare la Banda Bassotti. Si tratta di una storia originale e particolare, non solo per la tecnica grafica adoperata, ma anche e soprattutto per l'esordio del nuovo personaggio, che a buon diritto rientra tra le "cult" del papero mascherato; resta da dire che questa prima storia non ci dice molto su Little Gum, che rimane ammantato da un'aurea di mistero soprattutto quanto alla sua provenienza ed agli scopi per i quali agisce.
In conclusione: i punti di forza di questo numero risultano essere la buona inedita, la coppia di storie del duo Leoni/Negrin e la cult, seppur quest'ultima patisca una qualità grafica non eccelsa, con varie vignette evidentemente sfocate, il resto sono storie discrete e dimenticabili più una manciata di one page.

Recensione di Angelo85


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Una cover con dei robottoni dalle sembianze vagamente darkenblottiane e la storia inedita condividono la grande capacità artistica di Andrea Freccero, vero valore aggiunto di questa testata. In particolare, l'inedita "Paperinik in: il pericolo corre nei tubi" (Toelstrup/Freccero) si caratterizza per una lunghezza di ben 30 tavole cui i lettori non sono certo abituati; la trama risulta ben articolata ed il cattivo di turno è caratterizzato in maniera tale da non apparire il classico buffone con improbabili superpoteri; notevoli, e dagli echi quasi cinematografici, anche alcune scene come quella in cui il papero mascherato si trova a dover affrontare una moltitudine di cittadini privi di senno e decisi a farlo farlo fuori, o quella in cui deve affrontare il vicino Jones, anch'egli mutato in una specie di gigante senza cervello ma decisamente pericoloso.
Passando alla selezione delle ristampe, troviamo Paperinik e l'oltraggio cinematografico (Panaro/Pastrovicchio), che mescola l'espediente del film su Paperinik con il solito Rockerduck intenzionato a far soldi sfruttando l'immagine del supereroe: l'idea della vendetta nei confronti del miliardario in bombetta non brilla per originalità e neppure per complessità di trama o particolarità del finale; un punto di forza è senza dubbio il lavoro di Pastrovicchio. Si prosegue con Paperinik e l'avventura fantastica (Russo/Bonardi), che come suggerisce il titolo è ambientata in un medioevo fantastico popolato da maghi, draghi e via dicendo; la trama risulta lineare senza mai scadere nella banalità, e non mancano i momenti comici, per una storia che, seppur anomala per le caratteristiche del protagonista, risulta originale e divertente.
Alquanto differente per tematica è invece Paperinik vs Paper Bat (Pesce/Urbano), la più recente della selezione: la trama non brilla per fluidità e razionalità, perchè il rancore di un inventore di giocattoli "incompresi", e che decide di vendicarsi, costituisce l'occasione per quello che è il punto principale della vicenda, ovvero un ipotetico scontro tra i due supereroi del titolo; tra forzature ed inverosimiglianze, la storia giunge alla conclusione senza che si riesca a comprenderne il senso. Di tutt'altro tenore è la successiva Paperinik e il sospetto di Ciccio (Fasano/Pisapia/Venturini): già graficamente la storia denota una particolare cura, che si riflette anche nella trama; una situazione tutto sommato semplice fa da scenario a colui che è il vero protagonista, vale a dire quel Ciccio che, fra pisolini ed abbuffate, vive in uno stato di perenne torpore e confusione mentale che lo porta - inverosimilmente ma correttamente - a sospettare la vera identità del papero mascherato; in tutto ciò Paperinik sembra quasi restare sullo sfondo, anche se poi è lui che risolve la vicenda nel più classico stile supereroico.
Un Paperinik che veste i panni dello psicologo e del motivatore è il protagonista della successiva Paperinik e quelli del distretto 41 (Russo/Lucci), dove la secolare disputa "fortuna vs. abilità", che vede tradizionalemnte protagonisti Paperino e Gastone, viene impersonata da due poliziotti del Distretto 41, con Paperinik che, da terzo estraneo ma non troppo, cerca di riequilibrare le situazioni soggettive; graficamente lo stile è classico ma di buona fattura. Si proesegue con Paperinik in: "Aiuto, gli aiutanti!" (Mainardi/Dossi), storia poco memorabile che riprende il tema, già visto in passato, degli ipotetici "aiutanti" di Paperinik: poca azione ed un finale ampiamente prevedibile rendono la storia abbastanza noiosa.
Si passa alla cosiddetta storia guest Paperinik contro i Twin Boys (Salati,Höpfner,Secchi/Salati/Palazzi), prima di un ciclo di storie che vedranno il papero mascherato alle prese con alcuni antagonisti dai super poteri: qui si tratta di due fratelli in grado, non si capisce bene come, di trasformarsi in tutto ciò che vogliono; l'azione non manca, ma la storia risulterà più gradevole ai fan dei "super cattivi".
Si arriva cosi alla storia cult Paperinik e la mania collezionistica (Pezzin/De Vita): di gran lunga la storia migliore del numero, la premiata ditta Pezzin&De Vita ci delizia con una vicenda divertente e pungente, che prende in giro - come chiaramente il titolo fa intuire - la smania di possedere collezioni improbabili, dilagata a Paperopoli al punto tale da rendere più prestigiose le collezioni di oggetti più inutili; la vicenda prende le mosse dalla classica rivalità tra ZP e RK, dove il primo è costretto controvoglia a seguire il pacchiano esempio del secondo pur di non venir espulso dal Club dei Miliardari; il caso vuole che Paperone si imbatta in un oggetto appartenuto a Paperinik, e da li si dipana una storia divertente, che fra gadget improbabili e paperopolesi in preda ad un vero e proprio "raptus", esaspera Paperinik al un punto da indurlo a far evadere i Bassotti e suggerirgli indirettamente come approfittare della situazione, cosi da portare la situazione agli estremi e far rinsavire tutti. Come sempre, la storia del duo Pezzin e De vita presenta reca al suo interno una critica arguta e pungente, facendosi beffe dell'insensata voglia di emulazione che porta i protagonisti ad accapigliarsi per oggetti di nessun valore.
In conclusione: la lettura di questo numero, come è ormai consuetudine, alterna storie di livello discreto ad altre decisamente dimenticabili, fra le migliori (a parte la cult) di certo l'inedita ed il sospetto di Ciccio, mentre il resto risulta di qualità altalenante.

Recensione di Angelo85


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Numero alquanto atipico questo 43, non certo per la (consueta) gradevole ed attraente cover di Andrea Freccero, bensi per un indice fin troppo ricco di titoli, dove a ben vedere compaiono ben 5 cd. gag page: ebbene, se ciò comunque permette di inframezzare dei brevi momenti comici tra una storia e l'altra inserendo tavole che altrimenti molto difficilmente troverebbero occasione di ristampa, è pur vero che una maggior attenzione nella riproposizione di questo materiale eviterebbe di ristampare una tavola già proposta appena un mese fa.
Come sempre, la storia che desta maggiore curiosità è puntualmente l'inedita: Paperinik e la minaccia "virale" (Mazzoleni/Rigano) muove da una situazione già vista in passato, ovvero il bieco Rockerduck che tenta di far soldi sfruttando l'immagine di Paperinik; lo sviluppo della trama, tuttavia, riesce a risultare più originale, puntando l'attenzione sull'evoluzione del personaggio, da "vendicatore" a "supereroe" (memorabile l'esclamazione di Rockerduck: "Sono passati i giorni in cui Paperinik si comportava da vendicatore!") e, seppur nel limite delle 20 tavole, alla fine il risultato è una storia gradevole che strizza nostalgicamente l'occhio al passato del protagonista.
La selezione delle ristampe si apre con un'altra storia dall'incipit fin troppo abusato: in Paperinik ospite d'onore (Sarda/Cavazzano), egli è costretto ad accettare il solito "invito" al Club delle Ragazze di Paperina, ed il povero Paperino si trova innanzi al consueto problema di non poter contemporaneamente rivestire i due ruoli di cavaliere ed ospite d'onore; uno sviluppo alquanto prevedibile è fortunatamente controbilanciato dai bei disegni di Cavazzano. Decisamente meno ordinaria è la successiva Paperinik e la contea in festa (Ferrario), dove atmosfera agreste ed una comicità a tratti fin troppo spinta sono gli ingredienti di una storia che certamente non pecca di banalità ed il cui comparto grafico risulta molto personale ed originale.
La tematica dei gadget ipertecnologici dell'eroe mascherato, e soprattutto la necessità di una loro periodica manutenzione, è alla base di due storie presenti nell'albo, Paperinik e i ricambi "scarsi" (Panaro/Dossi) e Paperexpo Paperinik (Concina/Pennati): mentre la prima fa leva sugli oneri economici di tale manutenzione, la seconda è una sorta di commedia degli equivoci tra Paperinik ed il buon Archimede; trame lineari e caratterizzazioni grafiche classiche rendono queste due storie dei discreti esempi di storie "standard" del Paperinik supereroe.
Molto più originale è, invece, la storia posta in mezzo alle due da ultimo citate, cioè Paperinik e... il ladro di sonno (Orsi/Pochet): sin dalla prima tavole ci si rende conto della particolarità della storia, soprattutto sul piano grafico; Pochet realizza delle tavole molto dinamiche e personali, con inquadrature ardite e non convenzionali che coinvolgono il lettore nel ritmo della vicenda; anche la trama è di buon livello, riuscendo a strutturare una storia gradevole pur con un villain decisamente bislacco ed eccentrico, e con un finale a sorpresa.
Divertente, anche se assolutamente "fuori stagione", è la breve Paperinik e la complicata meringata assoluta (Macchetto/Mottura), con l'inusuale coppia Paperinik - Pico de' Paperis a far da mattatori in questa storia natalizia un po fuori dai soliti schemi. Segue Quadrifoglio e l'alba di un nuovo eroe (Ferrari/Urbano), storia della serie degli Ultraheroes e fra le più lunghe dell'albo (seconda solo alla cult): come il titolo lascia intuire, il vero protagonista non è Paperinik, bensi Quadrifoglio, alter ego del fortunato Gastone; il dualismo fra i cugini si trasferisce alle loro identità segrete, e Quadrifoglio si rende conto che l'essere fortunati non è certo la più ammirata fra le doti di un supereroe; la storia risulta interessante perche riesce a ben approfondire la psicologia di Gastone, svelando come anche un personaggio sempre al limite della sgradevolezza possa andare oltre i limiti della propria personalità.
Arriviamo cosi alla storia cult, Paperinik e la disfida analcolica (Pezzin/De Vita) e, come già i nomi dei due autori lasciano supporre, si tratta di una vicenda che fa della comicità uno dei suoi punti di forza, seppur non certo l'unico: il papero mascherato interviene quando la disputa commerciale fra i produttori delle bibite più vendute a Paperopoli giunge a livelli insopportabili per la popolazione, con Paperone e Rockerduck che esasperano la cittadinanza con pubblicità pressanti ed assolutamente invadenti. Dalla colla stesa perfino sul manto stradale, alla casa di Paperino completamente coperta dai manifesti, dall'assalto al Deposito alla scena all'interno dei laboratori di Paperone, tutta la storia ha un ritmo frenetico ed un susseguirsi di situazioni volutamente esagerate per suscitare l'ilarità del lettore; per questo, anche se la presenza di Paperink risulta oggettivamente limitata (egli compare in appena un terzo delle tavole), il suo ruolo decisivo e la semplicità ed ironia della soluzione escogitata rendono questa storia certamente meritevole dell'appelativo di cult.
In conclusione: un'inedita dal sapore nostalgico, un paio di ristampe molto originali ed una cult di ottimo livello sono i punti di forza del numero, che si giustappongono ad altre di minor impatto, ma senza che nessuna si collochi al di sotto della sufficienza.

Recensione di Angelo85


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Terza uscita della serie dei Topolino Color Edition, anche questo "Evergreen Edition" - al pari del precedente "Pink Edition" - è dedicato ad una coppia di Artisti del fumetto Disney italiano, lo sceneggiatore Giorgio Pezzin ed il disegnatore Giorgio Cavazzano, protagonisti, a cavallo tra gli anni '70 ed '80, di pagine tra le più belle e divertenti che i lettori italiani ricordino!
A differenziare questa uscita dalle precedenti della serie, tuttavia, stà il fatto che le storie ivi contenute non sono state scelte direttamente dai due autori, i quali attualmente non lavorano per l'editore (da notare che G. Cavazzano pare che stia per riprendere a lavorare direttamente per la Panini); per la stessa ragione il volume non contiene alcuna intervista rilasciata dai due, ma solo un'interessante prefazione di Carlo Chendi (che riassume per sommi capi il connubio artistico tra i due Autori) ed una postfazione di Davide Catenacci, ove l'attuale capo-redattore del settimanale Topolino presenta quelli che sono i tratti comuni e salienti delle storie prodotte dal duo.
A parte ciò, ad intervallare la sequenza di storie sono state inseriti dei "quotes", ossia degli estratti di dichiarazioni rilasciate dai due Autori, per i quali (piccola nota d'orgoglio campanilistico) la Redazione ringrazia il team del Papersera per il volume "Giorgio Pezzin-Tanto gli strumenti sono solo dipinti" (a cura di Paolo Castagno, La Biblioteca del Papersera, 2009).
Andando ad esaminare l'indice delle storie, il primo dato che emerge, peraltro abbastanza prevedibile alla luce della produzione dei due Autori, è la prevalenza di storie con protagonisti i paperi rispetto a quelle con protagonisti i topi, sei storie per i primi e tre per i secondi. La selezione è sicuramente di tutto rispetto, si tratta di storie giustamente famose e che godono già di varie ristampe, e che, per quanto il giudizio di valore sia sempre afferente alla sfera personalissima dei gusti di ciascuno, con buona approssimazione si possono effettivamente ritenere, se proprio non il meglio della produzione artistica dei due Autori, quantomeno una scelta estremamente rappresentativa del loro lavoro in ambito disneyano. Si parte con Zio Paperone e gli icebergs volanti (la quale avrebbe certamente meritato una maggior attenzione da parte del correttore di bozze, specie alla luce della qualità ed importanza del volume), una classica storia che oppone un Paperone pieno di iniziativa affaristica e spirito d'avventura ad un Rockerduck particolarmente deciso nel contrastare con tutti i mezzi possibili il suo rivale in affari; caratteristiche analoghe presentano anche Zio Paperone e l'estratto di cocomerina e Zio Paperone e il ricatto metereologico, seppur la seconda veda anche la partecipazione attiva della Banda Bassotti, forse in misura ancor maggiore dell'infido Rockerduck.
Paperoga e l'isola a motore e Paperino e l'eroico smemorato sono, invece, due ottimi esempi del fantastico uso che la coppia di Autori sapeva fare del duo di cugini Paperino-Paperoga: "protagonisti strampalati in avventure piene d'azione, peripezie ed originalità" potrebbe essere una brevissima, e certamente insufficiente, descrizione della natura di queste divertentissime storie veramente d'autore.
Zio Paperone e le rapine ecologiche, invece, presenta in tutto il suo potenziale ironico la Banda Bassotti, capitanata dal Nonno Grazia: egli, assieme a Paperone, è il vero protagonista di una storia dove il solito attacco al Deposito è sostituito da una divertentissima battaglia "all'antica", combattuta a colpi di cavoli marci, pietre ed inganni! Seppur già presente anche nel "ricatto metereologico", è da ritenersi che sia questa la storia prescelta per celebrare in questo volume il lavoro dei due Artisti con i Bassotti.
Sul fronte delle storie con i topi, Topolino e il misterioso "Organizzatore" e Topolino e l'evasione clinica sono due classici esempi di storie di genere poliziesco, con il duo Topolino&Pippo a fronteggiare dei rapinatori nella prima, ed una banda specializzata in evasioni di detenuti "facoltosi" nella seconda: se la realizzazione grafica non ha nulla da invidiare alle storie con i paperi, la trama e la sceneggiatura di queste due storie abbandonano il registro comico, tipico di quelle con i paperi, per narrare vicende assolutamente veromili (magari con l'eccezione del volo con la palla di cannone) e ben costruite. Si differenzia dalle due precedenti l'ultima storia del volume, Topolino e il mistero del Poseidon, molto più recente e dunque graficamente distante: anche qui tanta azione e dinamismo, ed un pizzico di inverosimiglianza in più nella trama, che con l'iceberg adoperati dai "cattivi" di fatto chiude il cerchio di un volume di ottimo livello.
In conclusione: uno strafalcione in quarta di copertina (peraltro ribadito anche nell'indice interno) ed un apparato redazionale che, giocoforza, non ha potuto beneficiare della collaborazione dei diretti interessati non sono elementi in grado di intaccare l'assoluta qualità del volume, che rappresenta un ottimo compendio della produzione artistica di due grandissimi Artisti del panorama del fumetto Disney "made in Italy".

Recensione di Angelo85


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Con questo nono numero la Definitive Collection vede aumentare il prezzo di copertina ad euro 4,50.
Segnalata questa informazione "tecnica", possiamo passare ad analizzare quello che è il terzo volume della serie del "ladro gentiluomo" Fantomius.
A parte le vignette riportate in terza e quarta di copertina - con tanto di citazioni dell'autore Gervasio - il volume si apre con uno studio preparatorio della copertina e prosegue con un'interessante intervista dove lo stesso Gervasio racconta alcuni retroscena delle quattro avventure pubblicate nel volume, dedicando spazio ad ognuna di esse; l'articolo contiene anche una breve cronistoria dedicata a Copernico Pitagorico e si conclude con un riepilogo, in stile albero genealogico, della famiglia Quackett, presentandoci i familiari più stretti del protagonista John Quackett.
Si passa quindi alle storie, tutte ambientate lontano dalla ormai nota Paperopoli anni '20 ed inframezzate da interessanti bozzetti.
Si inizia con La maschera di Fu Man Etchù, ldove a Pechino facciamo conoscenza di una vecchia fiamma di lord Quackett, la bella Jen Yu, in arte "Lady Senape" dal colore della sua aderente tutina; neanche a dirlo, Dolly non sarà affatto felice di quest'incontro. L'avversario che la coppia di ladri si troverà ad affrontare è, invece, il dottor Fu Man Etchù, citazione del Dottor Fu Manchu apparso in molti romanzi di Sax Rohmer; le atmosfere esotiche e gli scontri tra le due protagoniste femminili rendono ancora più divertente ed interessante la vicenda.
Si prosegue con Il bottino dei Barkserville, evidente omaggio ad A.C. Doyle e al suo Il mastino dei Baskerville ma anche a Carl Barks, da cui deriva la distorsione "Barkserville"; i riferimenti all'opera dello scrittore scozzese sono evidenti anche nella trama della storia, dove ritroviamo la nebbiosa ed infida brughiera, un curioso vicino, un buon cagnolone, un fratello evaso ed un investigatore che appare solo alla fine della storia, quel Paper Holmes che riprende le fattezze del più famoso interprete cinematografico di Sherlock Holmes e che riesce da subito ad intuire la vera identità di Fantomius; lo scontro tra i due è solo all'inizio.
La prossima meta di questa sorta di giro turistico-furtivo della coppia paperopolese è Venezia, dove è ambientata Il tesoro del doge: le magnifiche ambientazioni lagunari fanno da sfondo ad un'avventura che dà inizio alla sottotrama orizzontale, che da questo momento pervaderà le successive avventure del ladro gentiluomo, ed inoltre sono presentati alcuni riferimenti all'infanzia di John Quackett, che verranno meglio approfonditi nell'episodio successivo; da notare alcune scene particolarmente significative, come la gondola a motore che emerge dall'acqua e percorre Piazza San Marco, di 007iana memoria, o il bacio romantico ed appassionato fra i due protagonisti sotto il famosissimo Ponte dei Sospiri; soluzione interessante e molto d'effetto è anche la maschera che copre il viso degli antagonisti sino all'ultima vignetta, evidente riferimento alle maschere adoperate dai medici durante la peste, con il lungo becco ricurvo che fungeva da una sorta di primordiale "filtro" per evitare il contagio.
L'ultima storia dell'albo è anch'essa lontana dall'ambientazione standard, anche se solo dal punto di vista cronologico: collocata un decennio prima, Il nobile dietro la maschera narra di come John Quackett conobbe Copernico Pitagorico e dei motivi che lo spinsero ad indossare una maschera - tanto odiata da piccolo - e diventare Fantomius; la scena in cui Quackett indossa per la prima volta il costume è un chiaro omaggio/tributo alla storia d'esordio di Paperinik, stessa posa ed inquadratura, e battuta adattata al diverso personaggio ma sostanzialmente analoga!
In conclusione: questo terzo volume della serie dedicata a Fantomius si mostra come un acquisto sicuramente consigliato per tutti i fan del personaggio sviluppato da Marco Gervasio; le storie ampliano molto il campo d'azione del personaggio e si iniziano a scoprire gli elementi che porteranno allo sviluppo della sottotrama orizzontale, il tutto condito con un'interessante intervista all'autore ed un discreto numero di bozzetti.

Recensione di Angelo85


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Le (temute) influenze "sanvalentiniane" hanno, fortunatamente, solo sfiorato la testata dedicata al papero mascherato, essendo sostanzialmente limitate al disegno del fan, che apre ormai ogni numero, ed alla vignetta finale, più qualche storia latu sensu assimilabile alla tematica.
La bella cover di Freccero è sempre un piacere per gli occhi, anche se il lettore assiduo della testata è, da questo punto di vista, molto ben abituato.
La storia inedita del numero è Paperinik e la smartatrofe indossabile (Sisti/Ferracina): anche se consta di appena 22 tavole, risulta gradevole e di buon livello. La tematica degli oggetti "smart" da indossare è quanto di più attuale vi possa essere, e la trama la affronta in maniera verosimile e realistica, riuscendo perfino a non far intuire troppo in anticipo il vero responsabile; i disegni di Ferracina, morbidi ed espressivi rappresentano un valore aggiunto.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e l'insospettabile fan (Secchi/Mottura), che è anche la storia più lunga dell'intero albo: si tratta di una storia ben disegnata e con una trama ben costruita ma che, al contempo, soffre di un'anomala caratterizzazione di un Bassotto, nell'occasione addirittura fan sfegatato di Paperinik: aspetto certo non di poco conto, ma che non rovina una storia comunque interessante.
Le successive Paperinik e il ritorno di... Fiamma (Russo/Pennati) e Paperinik e la scoperta da dimenticare (Panaro/Panaro) sono due storie praticamente "gemelle", che presentano la stessa idea di fondo: in entrambe, Paperinik è costretto a far ingoiare una "car-can" a qualcuno che ha scoperto la sua vera identità; una maggior cura nella scelte delle storie da inserire in ogni numero potrebbe certamente evitare situazioni di questo tipo.
Si prosegue con Paperinik e le candid-camera "VIP" (Tulipano/Bonardi), che mette il papero mascherato alle prese con una trasmissione televisiva specializzata in scherzi a personaggi famosi: un Paperinik più attento alle telecamere che non ai suoi compiti, nonchè un finale a sorpresa, rendono tutto sommato gradevole questa storia. Alcuni gradini più in alto si colloca, invece, la successiva Paperinik e il pavido impavido (Marconi/Negrin-Leoni): la trama di Marconi risulta avvincente e mai banale, i personaggi sono tutti ben caratterizzati e, anche se Paperinik gioca un mero ruolo di supporto, la storia è di certo tra le migliori del numero.
Altra storia da notare è "La minaccia finale" che chiude la ristampa degli "Ultraheroes": ai lettori il giudizio sull'intera saga ormai conclusa.
La storia cult del numero è Paperino e... il rivale Paperinik (Sarda/Cavazzano) che, anche (ma non solo) per i magnifici disegni di Cavazzano, merita certamente l'appelativo di "cult"; la sua collocazione all'interno del numero risulta, inoltre, appropriata tenuto conto della tematica sentimentale: Paperino si trova a dover rivaleggiare con... sè stesso (mascherato) per il cuore di Paperina, ed è interessante - oltre che comprensibile - vederlo perfino disposto a far fare brutta figura al suo alter ego pur di riconquistare la fidanzata; un finale un po vecchio stile, con il cameo del cugino Gastone, chiude una storia di ottimo livello, una delle migliori fra quelle che hanno affrontato il "triangolo" Paperino-Paperina-Paperinik.
In conclusione: questo numero 41 risulta sufficiente, di certo in linea con l'andamento attuale della testata; nessuna fra le storie che contiene appare palesemente scadente - ma è anche vero che nessuna emerge particolarmente - e tuttavia la sensazione di una selezione che presenta margini di miglioramento è confermata dalla presenza di due storie consecutive quasi "gemelle"

Recensione di Angelo85


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Il primo numero del 2016 si presenta con la solita cover d'effetto, stavolta con il protagonista intento a digitare un ipotetico tasto on/off. Scomparsi i redazionali (ormai da qualche numero) si inizia subito con indice e storia inedita, Paperinik e la crociera ad alto rischio (Panini/Urbano): la vicenda è ambientata su di una nave da crociera, dove Paperino ha vinto una vacanza portando con se la fidanzata; lo sviluppo della trama è molto lineare, a tratti scontato, tuttavia sono presenti varie gag comiche, i cattivi non patiscono la ridicolaggine di altri avversari di Paperinik e l'ultima tavola riserva un divertente scambio di battute tra i due fidanzati. Pur nella sua semplicità, l'inedita di questo numero si presenta come una storia comunque carina da leggere, molto migliore di altre apparse in numeri precedenti.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e l'effetto Dinamite (Enna/Freccero), storia abbastanza recente che vede protagonisti l'insolito duo Paperinik e Dinamite Blà: è una storia certamente di buon livello, in cui l'atipica atmosfera "agreste" viene declinata in maniera tale da risultare compatibile con una vicenda del papero mascherato; non mancano schioppettate (tante) e battute - bellissima quella del "pappacabras", citazione del fantomatico "chupacabra" tanto caro ad alcune trasmissioni... scientifiche - e degno di nota è pure il finale un po "a sorpresa".
Si prosegue con Paperinik e gli spiriti della neve (Panaro/Lucci), che si caratterizza per il solito - ma tutto sommato piacevolmente classico - clichè di un Rockerduck speculatore cui Paperinik si oppone: dalla metà in poi l'atmosfera diventa notturna e più consona al protagonista, con alcune tavole che riescono a far salire la tensione e l'attenzione del lettore; insomma, un'altra storia di buon livello. La successiva Paperinik e lo scacco al tempo (Pesce/Gula) è una storia particolare, forse eccessivamente breve per la vicenda che narra, ma comunque originale: rientra nella (purtroppo abusata) categoria di storie con avversario criminale dai superpoteri, e tuttavia si riesce a non scadere nella banalità, sempre in agguato in questo genere di storie; la trama, eccezion fatta per alcuni punti, si sviluppa in maniera coerente, ed è curiosa la trovata delle didascalie a completamento della battute, decisamente appropriata rispetto alla tematica dello scorrere del tempo; fà anche piacere ritrovare il vecchio lapis bicolore che taglia/fonde i metalli.
A seguire troviamo una coppia di storie accumunabili sotto vari profili: si tratta di Paperinik e l'impresa ultraterrena (Russo/Dossi) e di Paperinik e la smemoratezza perniciosa (Marconi/Dossi). Entrambe non solo hanno in comune i bei disegni di Sandro Dossi, ma partono da un'idea di base analoga, Paperinik deve (per ragioni chiaramente diverse) recuperare un oggetto: un'antica lettera nella prima, la Numero Uno nella seconda; da quest'incip si dipanano due vicende simili, con il papero mascherato alle prese con situazioni diverse nei fatti, ma analoghe nella sostanza. Due storie discrete, che probabilmente patiscono la circostanze di essere state accomunate nello stesso albo.
Dopo il penultimo episodio della saga degli Ultraheroes - Passato remoto e futuro anteriore - si passa, alfine, alla storia cult del numero, ovvero Parodie di grandi film: Paperinik e l'arca dimenticata (Concina/De Vita) che, come il nome stesso lascia intuire, consiste nella parodia del noto cult di Indiana Jones I predatori dell'arca perduta: la vicenda originale è stata rivista ed adattata ai canoni disneyani, e tuttavia quella che ne è venuta fuori è una storia divertente e piena d'azione, che ricalca abbastanza (per quanto possibile) fedelmente la sequenza di scene - quantomeno le più famose - del film: dall'apertura col protagonista che scappa da un misterioso tempio al recupero del medaglione sulla neve, dalle scene al Cairo (sonnifero, ceste, duello) all'ambientazione nel deserto, fino alla scena finale in mare aperto. I personaggi disney scelti ed utilizzati, che da grandissimi attori quali sono riescono a ricalcare bene i ruoli dei protagonisti del film senza banalizzare le vicende, nonchè i disegni di un ispiratissimo De Vita, fanno di questa storia forse non esattamente una cult di Paperinik (quantomeno non nel senso stretto del termine), ma certamente una storia originale che ogni appassionato del papero mascherato dovrebbe leggere.
In conclusione, se è vero che il voto asseganto a ciascun fascicolo deve sempre esser valutato nell'ottica generale della testata di riferimento, nonchè del suo andamento del periodo, allora le 4 stelle di questo numero appaiono pienamente meritate: muovendo da un'inedita semplice ma non banale, una selezione di storie nessuna delle quali al di sotto della sufficienza ed una cult di ottima fattura, questo numero merita decisamente un voto superiore alla mediocrità assegnata a molti numeri precedenti.

Recensione di Angelo85


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Archiviato il volume dedicato a Faccini - il primo di questa nuova serie dai colori decisamente sgargianti - ritorna un Topolino speciale dalla veste "rosa" e che presenta molti aspetti innovativi rispetto ai precedessori: la colorazione rosa porta immediatamente a capire come il filo conduttore che lega la maggior parte delle storie sia la femminilità delle protagoniste (come scrive la De Poli in quarta di copertina "Bosco&Ziche creano pane (e papere) per i denti di chi crede che i personaggi femminili di Paperopoli siano frivoli e zuccherosi..."); inoltre l'albo è dedicato non ad uno, ma ad una coppia di autori, lo sceneggiatore Marco Bosco e la disegnatrice (ma anche sceneggiatrice) Silvia Ziche.
La prefazione di Davide Catenacci - caporedattore di Topolino - evidenzia bene la particolare sintonia instauratasi tra questi due autori a partire dalla famosa Paperi nella torre, vero snodo fondamentale della collaborazione tra i due: pur non avendo come protagonisti esclusivamente personaggi di sesso femminile, la storia è stata inclusa sia per motivi di completezza, sia perchè rappresenta l'antesignana del ciclo di storie che la coppia di autori dedicherà alle quattro protagoniste al femminile (Brigitta, Paperina, Nonna Papera e Miss Paperett). La struttura è quella che caratterizzerà le storie successive del duo Bosco-Ziche, ovvero la suddivisione in cinque episodi, ma si differenzia per una comicità più immediata e per la presenza di gag e tormentoni che, nelle successive lasceranno spazio a trame più articolate e maggiori approfondimenti del comportamento dei personaggi.
Tutto ciò premesso, il volume si apre giustamente con Papere alla deriva, primo vero esperimento del duo Bosco-Ziche dedicato esclusivamente alle quattro paperopolesi: naufragate su uno scoglio disabitato, emerge fortemente la voglia di affrontare la difficoltà della situazione con ottimismo e positività, il tutto condito con da una comicità di fondo che pervade l'intera storia, fra banali litigi, incoscienza ed un pizzico di follia.
Si prosegue con Dove osano le papere, ad oggi quanto di meglio la coppia di autori abbia prodotto con protagoniste le "papere": ispirata chiaramente (come anche dichiarato da Marco Bosco) ad un famoso serial americano ambientato a Manhattan e con protagoniste quattro donne, questa storia costituisce la naturale evoluzione delle precedente, poichè riprende i quattro personaggi femminili e li posiziona in una realtà non più da sogno tropicale, ma molto più vera e concreta; il quartiere paperopolese di Mahanatran fà il verso al quasi omologo newyorkiese, e vede in azione quattro protagoniste vere e credibili, che affrontano giorno dopo giorno le difficoltà delle vita frenetica della metropoli. Lavoro, sentimenti, stress e comicità sono narrate con un taglio molto simile al serial televisivo, riuscendo ad immedesimare davvero il lettore nelle vicenda delle quattro papere.
L'ultimo, ad oggi, capitolo della serie delle papere è il recente Papere alla riscossa: a differenza delle due storie che la precedono, il tema trattato in questa appare immediatamente molto più "serio" ed impegnato. Bosco realizza una sceneggiatura dove lo spazio per la comicità è molto più ridotto, in effetti egli stesso - nella pagina di commento - afferma che "in origine l'idea per questa storia era di trattare temi più 'politici, poi la redazione ha preferito spostare l'attenzione sull'ecologia e la tutela delle risorse naturali...". Se, dunque, le gag non possono certo dirsi assenti, è di tutta evidenza lo sforzo dello sceneggiatore nel differenziare questa storia, facendo cimentare le protagoniste con tematiche molto più impegnative: il risultato, se da un lato dimostra per l'ennesima volta le grandi potenzialità dei personaggi Disney anche in relazioni a situazioni meno banali, dall'altro contrasta con quelle che potevano, forse, essere le aspettative dei lettori, e ciò si ripercuote sul gradimento del pubblico. Si tratta, comunque, di un esperimento assolutamente interessante e che merita certamente di esser letto e giudicato da tutti coloro i quali non hanno avuto l'opportunità di leggere questa storia all'interno del settimanale.
A seguire, ed a conferma del carattere di "omnia" del volume, troviamo la breve La luna, episodio della serie ideata da Bosco Le pillole di Pico, ed unico disegnato dalla Ziche.
Completano l'albo un'intervista doppia ai due autori, una selezione di vignette della serie, realizzata dalla Ziche, "Che aria tira a...", nonchè due "biografie semiserie" degli autori tratte dal sito topolino.it.
In conclusione: si tratta di un albo che raccoglie storie molto particolari, che declinano la disneyanità al femminile in maniera vera e credibile, tra gag umoristiche e temi più impegnati; frutto della collaborazione artistica tra due autori di spicco del panorama fumettistico italiano, le protagoniste prendono vita, fanno immedesimare il lettore e permettono un'analisi del mondo disney assolutamente originale.

Recensione di Angelo85


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Il numero "natalizio" di quest'anno, di natalizio ha davvero ben poco, vale a dire la bellissima cover su sfondo rosso con Paperinik in piedi su un mucchio di regali ed intento a sparare neve, e la storia - non inedita - Paperinik e il Natale dell'eroe (Ferrari/Panaro), dove il solito Paperone avido e frettoloso (di guadagni) mette in vendita copie delle superarmi di Paperinik come giocattoli natalizi: considerata la non alta qualità media delle storie natalizie, questa risulta anche gradevole.
Chiusa la parentesi natalizia, l'inedita del mese Paperinik contro il malefico Dottor Blast (Mazzoleni/Dalena) si colloca sulla falsariga di quella del mese precedente, tentando di parodizzare, stavolta, il genere di spionaggio: tuttavia, a differenza del mese precedente, l'esperimento non sembra essere del tutto riuscito, la trama risulta infatti banale, l'umorismo eccessivo, i personaggi poco empatici, specie il co-protagonista (davvero poco simpatico), ed il finale alquanto affrettato.
Fra le altre ristampe Paperinik e la minaccia lentigginosa (Russo/Pisapia) beneficia degli ottimi ed appropriati disegni di Pisapia, molto espressivi e dinamici, i quali, assieme ad una trama veloce, rendono piacevole seguire il papero mascherato alle prese con un avversario parecchio tosto. Di buon livello anche la successiva Paperinik e la scomparsa nel mistero (Panaro/Mazzon), dove la misteriosa scomparsa di Paperone porta l'eroe a scontrarsi con un villain ben caratterizzato e decisamente meglio riuscito rispetto a certi "supercattivi" davvero imbarazzanti che ha avuto la sfortuna di affrontare: azione, tecnologia ed un pizzico di mistero fanno di questa storia una delle migliori dell'albo.
Tre Paperinik sono meglio di uno (Camerini/Soldati) benchè menzioni il papero mascherato nel titolo, in realtà vede protagonisti i tre nipotini i quali, mascherati da Paperinik in occasione di una festa, riescono a sventare il rapimento di Paperone ad opera dei Bassotti: la vicenda è molto rapida e la trama alquanto facile da immaginare; di livello ancora inferiore, Paperinik e il premio massacrante (Panaro/Rigano) è quanto di più lontano si possa immaginare in relazione ad una classica storia del papero mascherato: costretto a passare un'intera giornata con un gruppo di sue fan esagitate, il povero Paperinik alla fine beneficia del prevedibilissimo intervento risolutore delle stesse nel catturare due criminali: trama banale, ambientazione agreste e situazioni al limite dell'imbarazzante sconsigliano di soffermarsi più del necessario su queste pagine.
Ed ancora, Mio zio Paperinik (Marconi/Dossi) è una classica commedia degli equivoci: la vicenda prende le mosse dalla bugia (per meglio dire, la "ritenuta tale" bugia) di Quo che, per farsi bello agli occhi di una paperetta, le confida di essere nipote di Paperinik, costringendo cosi il povero Paperino a recitare la parte di se stesso; storia carina ma un po' prevedibile nell'intreccio. Completano la selezione delle ristampe, prima della cult, la tavola Paperinik e la doppia vita di un supereroe - Pericoli (Salvagnini/Ferraris), che disponeva di un finale alternativo online, ed il penultimo episodio della serie degli Ultraheroes, Bene e Male.
Si giunge, cosi, alla storia-cult del mese, Paperinik vicesupereroe (Concina/Carpi): si tratta della capostipite di una serie di storie che vedono Paperinik confrontarsi con degli pseudo "colleghi" dalle intenzioni ben poco eroiche, di certo quella che riesce meglio a delineare la situazione psicologica che attraversa il protagonista nel vedersi facilmente "scaricato" dall'intera cittadinanza a favore di un "collega" apparentemente più giovane ed efficiente; sebbene non sia difficile capire che si nasconda sotto le vesti del fantomatico Mister-X, la trama risulta costruita con maestria e realismo, ed un ruolo contenuto ma fondamentale è giocato dal supporto psicologico dei tre nipotini.
In conclusione almeno la metà delle storie di questo trentanovesimo numero, cult compresa, sono di buon livello e meritano una lettura, il resto si divide fra altre storie di livello inferiore ed un paio, fra cui l'inedita, da dimenticare, per cui una piena sufficienza risulta la votazione più opportuna.

Recensione di Angelo85


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Un Paperinik dallo sguardo decisamente accigliato sembra quasi voler uscire dall'albo, immortalato in una delle più belle cover della testata.
L'inedita "Paperinik e la principessa del regno invisibile" (Mazzoleni/Panaro) vede come co-protagonisti l'improbabile duo Paperinik - Paperbat: si tratta di una vicenda fantasy dal chiaro taglio umoristico, che si fà apprezzare proprio per il susseguirsi di gag e situazioni al limite dell'improbabile. Un'idea originale e ben sviluppata che, seppur dalla trama estremamente semplice, ci consegna in appena 20 tavole una storia fluida e gradevole da leggere.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e il velocizzatore molecolare (Panaro/Dossi), dove il nostro supereroe si trova ad affrontare gli imprevedibili effetti di un'invenzione non ancora collaudata dal buon Archimede: fra ambientazione prevalentemente notturna e criminali che impugnano pistole e, addirittura, le usano nei confronti del papero mascherato, la storia risulta comunque di buon livello.
Si prosegue con un duo di storie di minor spessore: Paperinik e la casa contesa (Figus/Mazzon) ripropone il clichè di Paperino cacciato di casa dallo zio a beneficio di nuovi sconosciuti inquilini e che teme per la segretezza della sua doppia identità: un paperinik non molto "arguto" in una storia non indimenticabile; di analogo livello appare Paperinik e il recupero forzato (Valentini/Meloni): la vicenda esce dai classici binari del Paperinik "giustiziere" per portarlo, invece, a scontrarsi con Amelia, come sempre alla ricerca del bramato decino: tecnologia contro arti magiche per una storia abbastanza forzata di appena 18 tavole che lascia il tempo che trova.
A seguire Paperinik supereroe furtivo (Concina/Marabelli) è sicuramente la migliore del gruppo delle ristampe: la storia punta tutto sul realismo, nessun gadget improbabile ed una trama costruita quasi come un "giallo" , unita a personaggi ben delineati che acquistano un loro spessore, ne consigliano certamente la lettura.
Purtroppo la successiva non riesce a mantenere il livello: La leggenda di Ser Paperinik (Ferrari/Barbaro), dall'ambientazione medioevale, parte - nel presente - da un'assalto dei Bassotti che adoperano delle armature tecnologiche alla robocop, per poi catapultare il papero mascherato in un'improbabile passato (una Duckburg del 1220?) dove lo attende un'altro scontro con gli antenati dei Bassotti medesimi: traslare vicende e personaggi nel passato senza quasi alcuna differenziazione nuoce gravemente al realismo e lascia solo un sapore di già visto. Di tutt'altra natura è, invece, la facciniana Una notte con Paperinik (Faccini), incentrata sull'intenzione di Paperoga di voler scrivere un libro dedicato all'eroe mascherato, e dove Paperinik gioca praticamente un ruolo da attore protagonista-ma-non-troppo: molto "paperogosa" nel finale e con gli inconfodibili disegni del bravo Faccini, la storia diverte e si distingue dalle solite.
Dopo l'episodio della serie degli "Ultraheroes" si giunge alla storia cult Paperinik e le impronte rivelatrici (Martina/Ferioli Pelaez): il "tocco" del Professore è ancora evidente in una storia che si ispira chiaramente al Paperinik "vendicatore" delle origini. La vicenda ruota attorno al classico conflitto tra PdP e Rk, con il papero mascherato che sventa l'ennesimo tiro birbone del miliardario in bombetta nei confronti di Paperone; certo, i fasti delle avventure del "vendicatore" sono ormai lontani, la trama è molto semplice e lineare nello sviluppo, tuttavia resta in qualche modo, seppur diluito, il sapore autentico del Paperinik originale, che armato di disintegratore riesce ad estorcere una confessione a Rk, risolvendo cosi la vicenda.
In conclusione: questo numero 38 parte con un'inedita certamente originale, fra le ristampe ne presenta almeno un paio comunque di buon livello (accanto ad altre minori), il divertente esperimento facciniano ed una cult che fà il verso alle primissime avventure del vendicatore, pur se con tutti i segni del tempo trascorso; nel complesso un numero di medio livello.

Recensione di Angelo85


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Questo 33esimo numero della testata si apre con una bella cover del solito ottimo Freccero che ci mostra un Paperinik in azione in sella ad una moto, un'immagine originale e molto ben realizzata.
Dopo un breve editoriale dal gusto già estivo, si parte con l'inedita Paperinik e l'ultimo scherzo (Mazzoleni/Meloni), storia di appena 20 tavole dalla trama non irresistibile, con il solito super-cattivo di turno, peraltro sconfitto in maniera alquanto semplicistica; niente di eccezionale, ma comunque un po' al di sopra di altre inedite di minor valore.
La selezione delle ristampe inizia con una delle più belle storie del Paperinik "moderno" (escludendo, quindi, il periodo del "vendicatore"), ovvero Paperinik e la minaccia del Time Slide (Negrin/Leoni): si tratta di una storia che, da sola, vale già l'intero prezzo d'acquisto dell'albo, un capolavoro lungo ben 80 tavole dove tra paradossi temporali e realtà alternative, gag e mazzate, il lettore si tuffa in un'atmosfera epica e contorta che ricorda molto un certo PKNA; peccato che non abbiano proposto prima il prequel "Paperinik e l'inganno silenzioso", di cui questa riprende il villain e le atmosfere cupe ed intriganti.
Il resto dell'albo è ben poca cosa, in particolare la successiva Paperinik.... uffa, che noia! (Russo/Lapone), dove l'incipit iniziale con protagonista Paperino porta poi ad una vicenda diversa, dove il papero mascherato si trova ad affrontare un robot appositamente creato da Archimede per tenerlo in allenamento: qualche gag carina non nasconde la debolezza di fondo della trama.
La successiva, ed ultima delle ristampe "standard" è Paperinik e il vulcano inquina-frittelle (Monteforte Bianchi/Barbaro), riproposta a meno di 24 mesi dall'esordio sul settimanale: si tratta di una storia dalla trama solida, molto più di quanto il titolo autorizzi ad immaginare: pur non mancando momenti comici e gag, l'argomento trattato è di assoluta serietà ed attualità - con alcuni riferimenti non troppo nascosti alla realtà italiana - sviluppato in maniera credibile ed originale, soprattutto nelle apparizioni di Paperone e nel tormentone delle "frittelle"; peccato solo l'espediente adoperato per il finale, probabilmente si sarebbe potuto far meglio.
Si arriva, cosi, alla fantomatica (è proprio il caso di dirlo!) storia-cult, che questo mese è Paperinik e la sfida di Fantomat (Pezzin/Colomer Fonts): storia dei primi anni '80 graficamente un po inusuale, presenta una trama discreta e non troppo scontata, seppur il confronto con le cult di Scarpa e De Vita risulta alquanto impietoso.
In conclusione: se la minaccia del Time Slide vale e giustifica da sola l'acquisto dell'albo, il "vulcano inquina-frittelle" rimane una storia originale e di tutto rispetto, mentre le altre ristampe si collocano in posizione più defilata e la cult tutto sommato si fà leggere.

Recensione di Angelo85


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Il nuovo volume delle serie degli albi speciali "preziosi" è dedicato a Massimo Marconi, grandissimo sceneggiatore di Topolino che certamente non necessita di alcuna presentazione, autore di tantissime storie famose che appartengono alla memoria collettiva di tutti gli appassionati di fumetti Disney. Non a caso, quindi, l'elemento di riferimento cui l'albo è collegato è il diamante, che idealmente (e nemmeno poi tanto) rappresenta "l'inestimabile valore" delle storie contenute al suo interno; il volume presenta, quindi, un elegante effetto brillante dai riflessi multicolore proprio del diamante, quantomeno nelle due copertine e nella costina, mentre i bordi sono colorati con un una gradevole tinta turchese pastello: nel complesso l'estetica del volume risulta molto curata e d'effetto, rimanendo, tuttavia, elegante e non eccessiva.
Prima di passare alla selezione, è d'uopo evidenziare che uno dei (tanti) punti di forza del volume è il ricco apparato redazionale, composto da una prefazione di Maria Marconi ed una postfazione di Alessandro Sisti, nonchè da varie introduzioni alle storie firmate dallo stesso Massimo Marconi, e senza dimenticare infine due dediche - rispettivamente in seconda e terza di copertina - di Gaudenzio Capelli e Valentina De poli, due nomi che rappresentano il passato ed il presente della direzione del settimanale Topolino.
Provando ad analizzare la selezione delle storie, si nota subito che la scelta (operata dallo stesso Marconi) è stata effettuata "per categorie", cercando tra la sterminata produzione dell'autore alcune tra le storie più rappresentative secondo vari criteri; il risultato è una selezione di ottimo livello estremamente rappresentativa della storia del settimanale Topolino, ma non solo.
Si parte cosi con la scelta forse più ardua in assoluto, ovvero la storia "migliore": Marconi riporta le difficoltà della decisione, che sono alfine sfociate in Topolino e il ritorno al passato, bellissima storia in due tempi appartenente alla serie de "la macchina del tempo" che si avvale degli ottimi disegni di Massimo De Vita. Si prosegue con Zio Paperone e l'orbita dell'amore appositamente scelta non solo in rappresentanza di tutte le storie cd. "normali" - magari non diventate capolavori ma sempre presenti a mantenere alto il livello qualitativo del settimanale - ma anche in quanto disegnata da Franco Lostaffa, personale amico, oltre che collega, di Marconi.
Si prosegue con la categoria "parodie cinematografiche", ben rappresentata da Qui, Quo, Qua e il tempo delle mele, anch'essa disegnata da Massimo de Vita, e densa di tematiche "giovanili"; la parte del leone in tema di parodie la svolge, però, uno dei più grandi successi di Marconi, ovvero Topolino presenta: La strada - un omaggio a Federico Fellini: si tratta di un ardito esperimento al limite del meta-fumetto, dedicato ad un capolavoro del cinema di tutti i tempi; la capacità di far rivivere in un fumetto disney le atmosfere drammatiche della pellicola, cosi come anche l'accostamento dei personaggi disney a quelli del film, descrivono l'abilità e la professionalità di un grandissimo sceneggiatore; gli eccellenti disegni di Cavazzano sono l'ottimo valore aggiunto ad una storia di livello assoluto.
In rappresentanza delle storie "su commissione" abbiamo Topolino e la spada invincibile ed il suo seguito, dal sapore marcatamente più fantasy Topolino e la spada del tempo, entrambe ottimamente disegnate da Giorgio Cavazzano e nate in collaborazione con la Federazione Italiana Scherma.
Ed ancora, un altro pezzo della storia del settimanale è certamente quello dalle storie a puntate che accompagnavano un gadget, qui rappresentato da Topolino e il collegamento multidimensionale: si tratta della storia cui era abbinato il mitico Topowalkie, un walkie-talkie a tutti gli effetti, vero e funzionante, un gadget entrato nell'olimpo dei migliori di sempre fra quelli offerti dal settimanale; le sette puntate di cui è composta la storia sono tutte disegnate da un Cavazzano particolarmente a suo agio.
Non solo la testata Topolino, tuttavia, ha beneficiato del lavoro di Marconi, il quale per un periodo ha lasciato il settimanale per dedicarse ad altre testate dell'universo disneyano: in rappresentanza di questa parte della sua produzione troviamo Lo strano caso di Paperinik e di mister Cicciok, storia esordita nel 2002 sul mensile "Paperinik e altri supereroi", con i disegni di Salvatore Deiana; da notare che nell'introduzione Marconi spiega il suo personale rapporto con il mondo supereroistico. Chiude la selezione una storia che rappresenta il ritorno dello sceneggiatore alle pagine del settimanale, Minni e l'avventuroso prelievo, con ai disegni nuovamente De Vita.
Chiude questo albo celebrativo una poesia che lo stesso Marconi ha dedicato al traguardo del numero 3000 del settimanale, ed una selezione (purtroppo carente di un elemento) di one-page story apparse sul numero 3054 dedicato agli 80 anni di Paperino.
In conclusione: questo Topolino Diamond Edition è un prodotto di assoluto livello, un acquisto del quale è ben diffcile pentirsi e che offre uno spaccato della storia del settimanale attraverso un'ottima selezione di storie scritte da quello che senza dubbio può essere definito uno dei più grandi sceneggiatori di storie disneyane.

Recensione di Angelo85


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Questo numero 31 di Paperinik Appgrade si presenta, come al solito, con una cover ben realizzata e certamente di impatto (forse pure troppo per chi, come il sottoscritto, non apprezza particolarmente gli aracnidi), comunque slegata dall'odierno episodio dell'inedita.
Dopo l'editoriale di rito si passa, appunto, al quarto episodio della mini-serie Paperinik e la trasferta astrale: anche questo episodio - al pari del precedente - è ricco d'azione, ed in più viene svelata la "reale" identità di una dei protagonisti; c'è da aspettare il gran finale sul prossimo numero per una storia a puntate che ritengo ben riuscita.
La selezione delle ristampe, non è una novità, presenta un misto di storie buone ed altre meno riuscite.
Si parte con Paperinik e l'amichevole minaccia, storia d'esordio di Mad Ducktor, alter-ego geniale e malvagio del buon Archimede. La ritengo una fra le migliori storie in cui è stato sviluppato il tema del dualismo soggettivo bontà/malvagità nel personaggio di Archimede, la trama non è scontata, azione ed ironia non mancano, ed il finale non è il classico happy end tanto noioso quanto poco originale.
Si prosegue con Paperinik in crisi, altra buona storia (peccato per l'inversione della seconda e terza tavola) che ci presenta un Paperinik profondamente sfiduciato da un'abnorme serie di insuccessi; in realtà non trattasi di casualità ma di un preciso piano elaborato da un avversario degno di questo nome.
Dopo un inizio di tutto rispetto, inevitabilmente la qualità cala con Paperinik e il sogno d'oro, storia che narra la solita diatriba tra cugini, ed in cui il ricorso alle risorse del papero mascherato è solo l'escamotage che adopera Paperino per tentare di avere la meglio sul fortunato cugino. Belle le atmosfere esotiche, ma certamente inadatte a fungere da scenario per Paperinik. Anche la successiva Paperinik e il codice sabotato non brilla per originalità e neppure per una credibile caratterizzazione dei personaggi, specie l'avversario di turno ridotto ad una macchietta ridicola ed inverosimile; storia molto mediocre.
Ultima ristampa prima della cult, ecco ripreso il tema dello sdoppiamento di personalità in Archimede con Paperinik e il genio mascherato: si tratta di una storia discreta, che tuttavia patisce il confronto con quella d'esordio di Mad Ducktor, certamente meglio strutturata ed elaborata.
Infine, la cult di questo numero è Paperinik e il primo giorno di scuola: si tratta di una storia che poco o nulla (opterei più per la seconda) ha di cult, se con questo termine ci si riferisce alle caratteristiche originarie del personaggio e delle sue storie; peraltro, Paperinik rimane estraneo a buona parte della vicenda, comparendovi solo alla fine. Si tratta, piuttosto, di una storia ironica e divertente, farcita di termini non cosi comuni, che ha quasi i tratti della commedia: risulta, infatti, chiaramente divisa in tre atti, ognuno dei quali ricco di dialoghi e discussioni tra i personaggi, quasi stessero recitando un copione. La scena si apre a casa di Paperino con la novità appresa in tv e prosegue la mattina successiva con la scena dei venditori di materiale "scolastico" (personalmente ho sempre trovato molto divertente la battuta: "... se si impegna solennemente a far opera di costante, smodato e suadente proselitismo..."; il secondo atto si svolge al laboratorio di Archimede, cui Paperino si rivolge in cerca di una soluzione (ed è qui che abbiamo l'unica concessione ad un più fumettistico, momentaneo, cambio di scena che ci mostra le reazioni degli altri personaggi, maestre, Bassotti, autorità cittadine); infine, il terzo atto è ambientato a scuola: Paperinik vi compare per la prima volta in tutta la storia per mettere in atto la soluzione escogitata con Archimede e condurre la vicenda verso il finale.
In sintesi: questo numero presenta la solita cover d'effetto, la prosecuzione della buona mini-serie di Sisti, un paio di ristampe di buon livello, altre di minor spessore, ed una cult che, in realtà, cult proprio non è. Si sono visti numeri (anche di molto) peggiori, per cui ritengo che la sufficienza sia pienamente raggiunta.

Recensione di Angelo85


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Il terzo della serie di volumi speciali preziosi è dedicato a Francesco Artibani, autore versatile e geniale, estremamente costante, che nel tempo ha firmato grandi capolavori dell'universo Disney contemporaneo. Il tema portante del volume è (o, per meglio dire, sembra essere) il biondo metallo che campeggia nel titolo e nei bordi, conferendo all'albo quasi l'aspetto di un lingotto. Di certo, esteticamente, si tratta di un prodotto di sicuro impatto, curato e ben realizzato, che emana riflessi caldi e luminosi. Non è da meno la cover, che presenta una bellissima immagine di Paperone che nuota tra milioni di monetine dorate.
Iniziando la lettura incontriamo una prefazione scritta da Lello Arena ed un'introduzione generale dello stesso Artibani, che dedica anche una breve presentazione ad ogni singola storia. A completare la parte redazionale troviamo un'intervista all'autore ed una post-fazione sempre a firma dello stesso.
La selezione delle storie non segue, in realtà, un indirizzo preciso perché, come spiega lo stesso Artibani, sono state scelte storie che per lui hanno un significato particolare, di volta in volta spiegato nella pagina di presentazione; nonostante questo, il tema dell'oro è ben presente, seppur non in tutte le storie.
A fare la parte del leone è certamente Zio Paperone e l'ultima avventura, una storia-evento dal carattere quasi definitivo, una summa del personaggio di Paperone e tutto quanto lo circonda, nel bene e nel male. Curioso, comunque, che la storia più attesa sia stata collocata in fondo al volume.
Fra le altre troviamo la prima storia disneyana dell'autore pubblicata, Zio Paperone ed il viaggio nella moneta, una storia dal taglio comico disegnata da Silvio Camboni, Zio Paperone ed il campione in affitto, la storia che ha segnato il ritorno di Paperinik sulle pagine del settimanale dopo una lunga assenza, Paperinik e la fortuna sotterranea, ottimamente disegnata da Cavazzano, una delle storie - scritte insieme con Lello Arena - con protagonisti i familiari di Amelia, ovvero Amelia e il segreto di Babbo Natale, una serie di storie brevi con protagonista il simpatico Ottoperotto (Bentornato, Ottoperotto, Una notte sui tetti, Primo premio); ed ancora: Mickey's Movie Parade: Oro, una sorta di cortometraggio interpretato da personaggi dell'universo dei topi, ottimamente disegnata da Corrado Mastantuono ed, infine, la storia che segna il ritorno dell'autore sulle pagine del settimanale dopo una lunga assenza, Zio Paperone e la sequoia del capitano.
Si tratta nel complesso di una buona selezione, molto variegata, ma che, tuttavia, non sembra forse rappresentare completamente il meglio della produzione dell'autore cui è dedicata: la sensazione, infatti, è che la scelta sia stata (forse troppo) influenzata proprio dal giudizio soggettivo dell'autore e dalle sue motivazioni personali (di carattere affettivo). Ne restano fuori molte storie - anche se alcune forse troppo recenti - dove Artibani ha dato ancor più prova della sua bravura e versatilità in ambito disneyano, e tuttavia la selezione rimane comunque di tutto rispetto, arricchita e completata dalla prima ristampa di una delle migliori storie dedicate allo Zio Paperone da molto tempo a questa parte.
Un volume comunque da acquistare per tutti coloro i quali desiderano una panoramica dedicata ad uno dei più grandi autori contemporanei in ambito Disney, ma anche per chi non ha mai letto la storia collocata in fondo al volume.

Recensione di Angelo85


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Il numero 30 di Paperinik AppGrade si apre come al solito con una bella e dinamica cover, evidentemente ispirata all'episodio della storia inedita, Paperinik e la trasferta astrale - Predatori e prede. Subito appresso troviamo un breve editoriale della De Poli, dedicato al sondaggio lanciato nel numero precedente relativo alla migliore tra le 29 cover fino a questo momento apparse - dove "la direttora" ci svela la sua preferita.
L'inedita del numero è il terzo episodio della mini-serie ideata da Sisti che porta il papero mascherato a spasso nel cosmo in compagnia di nuovi personaggi. Si punta in misura minore sull'aspetto ironico, a vantaggio di più azione e dinamicità, senza per questo rinunciare alle gag. La storia procede bene, confermandosi una delle migliori inedite apparse su questa testata; segue un divertente articolo di approfondimento relativo ai personaggi visti in questo episodio, simpatica iniziativa già vista anche per altre delle storie inedite.
Passando alla selezione delle ristampe, cominciano - purtroppo - le dolenti note: Paperinik e la scheggia orbitale è la prima della serie di storie su commissione che sponsorizzavano il gadget "armadillo"; curiosamente ristampata dopo che, nel numero precedente, era già stato proposto il secondo episodio, si tratta di una storia banale, oserei dire quasi infantile, nello sviluppo della vicenda, con alcuni passaggi non sembrano avere una logica spiegazione, insomma davvero una brutta pagina della vita editoriale del papero mascherato.
Si prosegue con Paperinik e il grande sonno, dove il papero mascherato si butta in un'impresa dal chiaro sapore "sociale", impegnandosi a favore dei senza-tetto di Paperopoli: a ben vedere il restare sveglio ben 72 ore consecutive non è impresa da poco e, come vedremo, neppure per un dormiglione professionista qual è l'alter ego di Paperinik. Storia tutto sommato discreta, anche se poco ha a che vedere con la vera natura del personaggio.
Con Paperinik e il risveglio del ripulitore si ritorna ad un Paperinik in veste tipicamente supereroistica: il papero mascherato si trova ad affrontare una seria minaccia di origine aliena, riuscirà nell'impresa grazie al solito aiuto di Archimede. Questa storia ricorda, in alcuni elementi, La minaccia di Dynamo, anch'essa di Faraci e praticamente coetanea; certamente una buona storia, peccato per il grossolano errore che ha portato a stampare il prologo alla fine della vicenda: dispiace vedere simili macroscopiche disattenzioni in una testata cui sembra che la Panini punti molto.
Alla prima ristampa è Paperinik e la giravolta temporale che vede il protagonista in compagnia di Archimede portato indietro nel tempo in piena epoca western: storia di poche pretese dove il protagonista si confronta facilmente con i bulli locali grazie alle sue superarmi; simpatica la scena del classico duello dove il nostro ha la meglio grazie... agli stivaletti a molla.
Ultima ristampa prima della cult è Paperinik e il leggendario metropolitano, dove il protagonista deve vedersela con un antagonista esperto in effetti speciali: storia tutto sommato discreta, che mostra dei paperopolesi particolarmente creduloni ed un Paperinik che ritorna al ruolo di giustiziere.
Infine, a chiudere in bellezza l'albo troviamo Paperinik e la banda dei dodici, ultimo lavoro della coppia Martina/De Vita: si tratta di una storia nello stile tipico del Professore, densa della scorrettezza che anima i suoi personaggi, con dialoghi frizzanti ed incisivi, dal ritmo incalzante. Da Paperino e nipoti che nemmeno si preoccupano della salute dell'anziano zio, ad un Paperone talmente avido che prima non ricompensa il nipote per avergli salvato il patrimonio e poi nemmeno si vuole occupare del suo rapimento, da un Paperino che si gode la prigionia con annesse abbuffate (senza pensare alla preoccupazione dei nipotini) ad un Paperinik che estorce a Paperone un mese di villeggiatura minacciandolo di disintegrare il suo denaro, sembra quasi che la scorrettezza dei paperopolesi cresca con l'avanzare dell'età. Con questa storia ritroviamo (finalmente) un Paperinik tipicamente vendicatore che, alla fine di tutta la vicenda, è quello che ride per ultimo.
In conclusione, un numero discreto, certamente nella media di una testata che ha proposto ben pochi numeri di livello elevato e molti più numeri "onesti ma niente di più"; l'inedita, la ristampa faraciana e la cult sono quelle che cercano di mantenere alto l'onore a fronte di altre storielle discrete ed una davvero pessima.

Recensione di Angelo85


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Dopo il buon esordio del numero precedente, questo secondo numero della nuova testata dedicata al papero mascherato si apre con una cover molto bella disegnata da Freccero, attuale e futuro punto di forza della testata, in cui si vede un Paperinik osservato da una non meglio identificata figura ignea. Dopo editoriale ed indice, è il turno dell'inedita Paperinik il Film, storia scritta da Sisti e disegnata da Pastrovicchio: è chiaro il riferimento alla moda dei kolossal sui supereroi made in usa, e seppur l'idea alla base non possa definirsi troppo originale, l'intera vicenda risulta ben gestita, ricca di gag e citazioni divertenti; anche graficamente, poi, Pastrovicchio fà davvero un buon lavoro. Segue, subito dopo, un'intervista-approfondimento ai due autori dell'inedita.
La selezione delle ristampe ci conferma che il "tema portante" (elemento che caratterizzerà molti albi di questa testata) del numero è proprio il rapporto del papero mascherato con il mondo della settima arte (beninteso, alcune storie non c'entrano nulla). Si inizia con Paperinik star del cinema, altra storia ad ambientazione prettamente cinematografica che ha il merito di citare - anche se per poche vignette - due tra i principali nemici del paperinik "supereroe" cittadino, ovvero Inquinator e Spectrus... peccato che sia tutta finzione! La trama, pur nella sua semplicità, risulta scorrevole, e tra una gag e l'altra si arriva alla fine di una storia tutto sommato discreta. Segue Paperinik e la fiera dei supereroi, storia corta (15 tavola), firmata da Artibani, che sembra suggerire l'inopportunità del contrastare la violenza con la medesima; buono il comparto grafico a cura di Mazzon. Anche la successiva Paperinik senza Paperinik riprende la tematica cinematografica, questa volta puntando l'attenzione sul povero Paperino costratto a fare da controfigura ad un vanitosissimo attore che interpreta il ruolo del papero mascherato, il tutto fra una Paperina poco comprensiva e dei Bassotti che, come al solito, cercano di approfitatre della situazione. Peccato per la trovata veramente assurda del camion zeppo di quattrini che, con due motori a reazione, decolla ed atterra senza bisogno di pista, pur tuttavia rimane una trama ben costruita e non scontata. Un brusco calo qualitativo si ha con Paperinik supereroe galattico che, pur beneficiando di buoni disegni del Maestro Gatto, resta una storia banale e dai protagonisti poco "simpatici" (nel senso di mancanza di carisma).
Si arriva, alfine, alla storia cult Paperinik alla riscossa, seconda storia in ordine cronologico ad avere come protagonista il papero mascherato: purtroppo la storia è pubblicata nella sua versione rimaneggiata, dove gran parte del "colore" tipico delle espressioni del professore Martina viene ad essere dilavato da censure spesso inutili e dannose; magra consolazione, la presenza della prima tavola della seconda parte. Sia come sia, la storia mantiene comunque le sue atmosfere tipicamente noir che hanno dato i natali al personaggio, ancora genuinamente "diabolico vendicatore". Apprezzabili, decisamente, i richiami a Fantomius (cui il protagonista è ancora fortemente legato) e Dolly Paprika (quest'ultima ala prima citazione), per una storia che segna il definitivo trionfo del personaggio di Paperinik presso il pubblico dei lettori. Una pietra miliare nella carriera del papero macherato, semplicemente di obbligatoria lettura.
In sintesi, il secondo numero della neonata testata non spicca il balzo che ci si attendeva dopo il numero d'esordio, per quanto - comunque - possa fregiarsi di una cover di sicuro effetto, di un paio di ristampe di discreta qualità e di una storia-cult di assoluto livello.

Recensione di Angelo85


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Nono numero di questa testata che, per i nostalgici di PKNA, mostra in cover un Paperinik che imbraccia una sorta di scudo extransformer: ci assomiglia solamente, ma desta comunque bei ricordi.
Come per molti dei numeri passati, anche in questo è presente una sorta di "filo conduttore" che attraversa (quasi) tutte le storie, e che - parafrasando il titolo della vecchia testata antesignana dell'attuale - potrebbe riassumersi in Paperinik alle prese con altri supereroi : si và dai supereroi "fumettistici" dell'inedita a vari "colleghi" più o meno realistici, per concludersi con una certa fidanzata "mascherata".
L'inedita, scritta da Gagnor, è un interessante esempio di esperimento metafumettistico, ricco di citazioni ai famosi fumetti "made in u.s.a." e battute divertenti, quantomeno per tutti colori i quali hanno un po di dimistichezza con questo genere letterario; il comparto grafico è curato da Lavoradori, il cui personalissimo tratto si adatta bene ad una storia di questo genere.
La selezione delle ristampe si apre con due storie disegnate da Lucio Leoni: Paperinik e il superconvegno, dove viene trattata la questione della possibilità di una "pensione" per supereroi, e Paperinik e l'invasione mascherata dove tutti i cittadini paperopolesi si travestono da supereroi nel tentativo di approfittare del particolare status di impunità/extralegalità che è prerogativa di tali soggetti; si tratta di due storie discrete, seppur in entrambe il protagonista si trova ad affrontare problemi molto più "burocratici" che altro.
La successiva Paperinik e l'animatore supernormale è una dimenticabilissima storia che narra di un'improbabile città di supereroi annoiati dai loro stessi superpoteri, e non di livello superiore è la breve Paperinik e la tragica revisione dove un poco credibile meccanico che effettua revisioni decide di dover a tutti i costi verificare la 313.
Decisamente di miglior livello è, invece, Paperinik e l'inganno del successo del duo Enna/Gervasio: un Rockerduck in ottima forma, che riprende il suo vecchio pallino di sfruttare la fama del papero mascherato per far quattrini, ed una Paperina molto intraprendente, sono i reali protagonisti di una storia in cui il papero mascherato compare in meno della metà delle tavole; pur tuttavia, si tratta di un'ottima storia, dalla trama credibile e ben strutturata e molto ben disegnata.
Infine, ultima delle ristampe "standard", Paperinik e il mondo di Welk è una dimenticabilissima storia con Paperinika co-protagonista che certamente sfigura a fronte della cult che narra le origini della versione mascherata di Paperina.
Si arriva cosi alla cult Paperinik e il filo di Arianna: si tratta di una vera "martiniana", una storia che narra la genesi di un personaggio controverso e dalle alterne fortune quale è Paperinika, la paladina del gentil sesso impersonata da Paperina. In un momento storico in cui il movimento femminista rivendicava con forza le proprie ragioni, il Professore costruisce una storia in cui i personaggi paperopolesi incarnano i contrasti di genere con battute (alcune neppure tali) taglienti ed offensive, ma stranamente quasi per nulla censurate in questa versione. Si tratta di una bella storia, dalla trama articolata e con personaggi credibili e ben delineati, certamente una delle poche in cui il personaggio protagonista ha un reale motivo d'essere.
IN SINTESI: questo nono numero ci presenta un'inedita interessante ed una cult di ottimo livello, in mezzo una storia di buon livello quale quella a firma del duo Enna/Gervasio ed un altro paio di ristampe discrete, e qualcuna ampiamente dimenticabile.

Recensione di Angelo85


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Questo numero 14 di Paperinik Appgrade si particolareggia, innanzi tutto, per la presenza di una sua versione "variant" con copertina speciale, formata da una base in cartone cui sovrapporre una copertina in plastica trasparente che permette di creare l'illusione di un'altra immagine, o per meglio dire la stessa immagine ma con Paperinik al posto di Paperino: ad oggi l'unico esperimento di cover variant proposto dalla Panini in una testata Disney diversa dal settimanale. Da notare, comunque, la cover di tutto rispetto di cui si fregia la versione standard, con un Paperinik che si aggira furtivo nelle fognature, spiato da ratti dallo sguardo torvo e, grazie alla metallizzazione, anche lucido. All'interno, dopo un'editoriale dove si sponsorizza- appunto - la versione variant, si passa alle storie: l'inedita Paperinik e l'effetto rewind è una storia ben strutturata che, pur basandosi su di una tematica già sfruttata quale quella dei paradossi temporali, riesce ad essere godibile; la trama è intrigante e l'avversario non cosi scontato come altre volte accade, per cui si colloca, a buon diritto, tra le migliori inedite apparse su questa testata. Proseguendo, La notte dei due Paperinik (alla sua seconda ristampa) è un'altra storia di buon livello, che gioca principalmente sul dualismo (e sulle differenze) tra un Paperinik-robot "vendicatore di torti" e quello in piume ed ossa "eroe"; da segnalare una delle battute finali: "E' stato Paperino a fermarlo? No, è stato il vero Paperinik!". Molto bella anche la successiva Paperinik e il genio del secolo, con i testi di un Artibani in splendida forma: una storia ricca d'azione ed una serie di battute davvero esilaranti (i due "Razioncini" sono da sbellicarsi), con un avversario non banale e ben caratterizzato. Il numero prosegue con due storie di livello leggermente inferiore rispetto alle precedenti: Paperinik e l'aiuto dal futuro, dove il nostro papero, dopo aver inutilmente tentato di raccogliere fondi per un parco giochi, viene trasportato in un arido futuro a combattere cyborg prodotti da due ricconi di quel tempo, molto simili a due miliardari paperopolesi; Paperinik e il tempotronic sono quindici tavole per una storia che mette in risalto il lato sfigato, molto paperinesco, del papero mascherato. Solo discrete, entrambe alla loro prima ristampa dopo l'esordio sul Cult, sono le due successive: Paperinik e l'appuntamento con il mistero è un titolo altisonante che promette molto pù di quanto poi non mantenga: nella storia compare il Bassotto I-176 che progetta il solito elaborato piano ai danni di Paperone servendosi di un Paperinik-robot; in Paperinik e il guaio da rimediare troviamo Paperino che, servendosi dei congegni di Paperinik, deve rimediare all'aver consegnato per errore la n.1 ad Amelia: come la precedente, anche questa è una storia banale e molto facile da dimenticare. Si arriva cosi alla tanto attesa storia cult: questa volta si tratta di Zio Paperone ed il demone del gioco: credo sia la prima di Paperinik a non avere Martina come autore, ma la storia si particolareggia, più che altro, per il ruolo marginale del papero mascherato; il vero protagonista, infatti, è senza ombra di dubbio ZP, attorniato, nello sviluppo della vicenda, da vari comprimari. La trama ruota intorno ad un problema, quello della dipendenza dal gioco d'azzardo, che ai nostri giorni risulta attuale forse più che ai tempi in cui uscì questa storia; i co-protagonisti principali possono essere considerati Rockerduck e Brigitta, i quali si "alleano" - ognuno con le proprie motivazioni - per tendere una trappola a Paperone e farlo perdere nel vizio del gioco d'azzardo. Riescono nel loro intento ma, quando Rockerduck vuole esagerare, una Brigitta fino a quel momento disposta quasi a tutto, si pente ed innesca l'azione che porterà al riscatto dal demone del gioco e ad un finale dove ad essere punito è Rockerduck, con l'intervento finale di Gastone (il quale, stranamente, condividerà il finale amaro di Rockerduck pur non avendo avuto alcun ruolo negativo, anzi). Si tratta di una cult molto atipica, comunque ricca di battute e gag divertenti, come lo scambio tra Brigitta e RK all'inizio o il "sogno" di Paperone, e con un Paperinik che gioca un ruolo assolutamente marginale. In sintesi, questo numero 14 si può ritenere abbastanza ben riuscito, dall'inedita alla cult si sussiegono storie che non scendono mai al di sotto della sufficienza - forse con la sola eccezione costituita da un paio, ma comunque non pessime - ed il tutto esaltato da una copertina davvero bella e d'effetto. Meritato il voto di assoluta sufficienza!

Recensione di Angelo85


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Iniziare dalla copertina è quasi scontato, visto che questa si conferma molto bella al pari delle precedenti, sarà l'effetto metallizzato o gli ottimi disegni, il risultato è sempre molto gradevole alla vista e funge da ottimo biglietto da visita per l'albo.
Purtroppo però, le dolenti note iniziano già non appena girata la copertina (editoriale a parte), con una storia inedita - appartenente al filone demenziale - di rara bruttezza dalla trama infantile ed al limite del ridicolo. L'inedita, inoltre, ci introduce al tema portante dell'albo, elemento - questo - sempre più o meno presente in ogni numero, e che questa volta concerne il mondo del calcio. Bene, posto che, a mio modesto avviso, non ritengo che il calcio possa c'entrare molto con Paperinik, ecco che troviamo la solita selezioncina di storie senza infamia e senza lode, tutte abbastanza recenti e delle quali non fa parte Paperinik e il tifoso criminoso, storia che certamente tratta del mondo del calcio con una trama più consona al personaggio Paperinik.
In aggiunta alle storie "calcistiche", troviamo una storiella della Ziche sicuramente divertente ed una della serie Paperinik contro i superantieroi: nelle storie di questa serie il nostro papero si trova a dover affrontare dei "supercattivi", ovvero dei banditi dotati di superpoteri da uno scienziato della mala paperopolese. La storia presente in questo numero si distingue perché è l'unica della serie a trattare di un problema dei nostri giorni, ovvero l'eccessivo potere dei mass media - la storia parla della stampa, ma il discorso è quello - e la sua capacità di rovinare a comando l'immagine dell'avversario (è quel che Roberto Saviano definisce "la macchina del fango").
Proseguendo, troviamo una storia che ho sempre apprezzato, ovvero La minaccia di Dynamo, storia in cui azione, vignette con la voce narrante in prima persona ed un cattivo davvero forte si mescolano creando un'avventura dal forte sapore supereroistico. Infine la Cult, Paperinik e le intercettazioni telefoniche del 1973, firmata Guido Martina con i disegni di De Vita: appartiene al ciclo classico in cui il nostro papero, ormai non più vendicatore ma giustiziere, affronta i bassotti che agiscono al servizio di un Rockerduck molto scorretto nei suoi affari. Seppur non al livello delle prime Cult, è una storia che non disdegno e che merita di esser letta.
In conclusione, credo che questo numero sia appena al livello della sufficenza, con le storia della seconda metà a controbilanciare la pessima inedita e l'insipidità delle storie "calcistiche".

Recensione di Angelo85


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Questo numero agostano si presenta con una cover molto dinamica e dall'aspetto chiaramente "gotico", con quella sorta di artigli sul mantello di Paperinik e l'edificio, verosimilmente una cattedrale, sfumato sullo sfondo. A discapito della cover, tuttavia, l'intero numero ha un evidente sapore estivo che permea più o meno tutte le storie, con la sola, ovvia, eccezione della cult.
Si parte con l'inedita Paperinik e la gelida vacanza tropicale (Panini/Lucci), storia dal sapore fantascientifico abbastanza gradevole, anche se restano alquanto banali le motivazioni che spingono l'antagonista ad agire; inoltre, l'impressione è che si sia voluto esagerare con la spettacolarità inserendo elementi superflui (droidi avanzati, astronavi, scooter volanti) che tolgono verosimiglianza al tutto.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e il mistero del tempio Azteco (Concina/Amendola), una delle pochissime storie a bivi con protagonista il papero mascherato, qui in coppia con Pico de' Paperis per esplorare un importante sito archeologico. Si prosegue con Paperinik e i panni della sventura (Enna/Migheli), una sorta di divertente commedia degli equivoci fra Paperino ed il cugino Gastone, dove si nota la mano di Enna e con una Migheli in giornata di grazia.
La tematica vacanziera non manca neppure nella successiva Paperinik e la crociera degli inganni (Bosco/Milano), che riprende l'idea dello scontro gadget tecnologici vs. arti magiche fra Paperinik e la solita Amelia, interessata a sfruttare l'occasione fornita dalla presenza della Numero Uno nel golfo di Napoli; la storia è ben strutturata (anche se si deve segnalare l'inversione di due tavole), e la piccola vendetta finale di Paperino restituisce dignità al papero obbligato a fare sempre il "lavoro sporco" per conto dello zio, pur se poi gran parte dei meriti finiscono al fortunato cugino Gastone. A seguire troviamo Agosto, Paperinik non ti conosco (Russo/Bonardi), altra storia "estiva" sin dal titolo dove, tuttavia, i veri protagonisti sono una Paperina vanitosa ed egoista al punto da non riuscire ad accettare che un'amica abbia un fidanzato "importante", ed un Paperino che, per amore e con infinita pazienza, accetta di stare al gioco e ne sopporta le conseguenze, riuscendo alla fine a risolvere la situazione con coraggio; peccato che per ricompensa riceva l'ennesima umiliazione da parte della fidanzata, che si stupisce del fatto che l'amica abbia potuto credere che lui fosse davvero Paperinik...
Ultima ristampa prima della cult, quasi ad anticiparne la protagonista, è Paperinik contro Paperinika - Supersfida a Paperopoli (de Mojana/Gula) che vede il ritorno della supereroina paladina del gentilsesso, per l'occasione con il costume alterato nella cromia, ma tutto sommato coerente con la banalità generale della storia, dove l'unico tema sembra essere quello della rivalità, fine a se stessa, tra i due supereroi.
Si arriva cosi alla cult Paperinika contro Paperinik (Martina/Cavazzano), seconda apparizione in assoluto del personaggio e decisamente in continuity con la prima, della quale riprende sia le tematiche femministe che gli avversari (il trio formato da Sirena Seducy, Brutus e La Vulpis): di fatto si tratta del logico completamento di quella storia, poichè vengono richiamate con forza, da parte di Paperina, le rivendicazioni femministe, che la portano ad offendere pubblicamente Paperino, cosi dando il "la" a tutta la vicenda; la presenza di Paperoga contribuisce a dare un tocco di comicità complessivo, e la contemporanea presenza, oltre che l'incontro, con Paperinik (peraltro il primo fra i due), mette bene in evidenza le differenze caratteriali tra i due personaggi. Si tratta di una storia decisamente figlia dei suoi tempi, con un Martina in splendida forma, un Cavazzano dal tratto dinamico e tanta azione e colpi di scena.
In conclusione: si tratta di un numero che presenta la tematica "vacanziera" in quasi tutte le storie, con la sola esclusione della cult, dunque una selezione coerente con se stessa, seppur declinata in storie ovviamente "leggere" com'era inevitabile che fosse.

Recensione di Angelo85


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Il decimo numero della testata si presenta in edicola con una bellissima cover del solito ottimo Freccero, dove un Paperinik particolarmente fiero indossa una fantascientifica e tecnologica armatura. L'editoriale della De Poli permette già di capire quello che sarà il tenore ed il tema portante dell'intero numero, estate, vacanze ed aria balneare... fossimo in fumetto Disney che narri di campeggi e fattorie andrebbe pure bene, ma risulta esservi molta poca attinenza con le tematiche proprie del papero mascherato.
Sia come sia, l'inedita La nuova vita di Paperinikè una storia abbastanza originale, una sorta di esperimento para-cinematografico che narra di ciò che potrebbe accadere qualora Paperinik decida di ritirarsi: a patto di leggerla ben consci della sua natura, risulta una storia gradevole ed abbastanza curiosa.
La selezione delle ristampe inizia con l'estate a Villa Lalla, l'unica a mantenere un buon livello qualitativo, sceneggiata da Michelini e disegnata - guarda caso - da un certo Gervasio, che di li a poco si occuperà della saga di Fantomius, è interessante per le ambientazioni collegate alle origini del personaggio nonché per un'atmosfera quasi "vendicativa" nei confronti del cuginastro Gastone. Il resto è, purtroppo, ben poca cosa, con tutte storie strettamente legata alla tematica estiva: Paperinik in: missione vacanze è una simpatica consequenzialità di gag da spiaggia, mentre Paperinik e la vacanza di tutto riposo è forse quella che, un po meglio delle altre, riesca ad affrontare la tematica vacanziera supportandola con un minimo di trama; le rimanenti - la crociera impegnativa e missione vacanze - sono ben poca cosa, specie la seconda dove si leggono "amenità" quali la radio ufficiale della mala paperopolese (con tanto di insegna), la corte suprema della mala (in effetti questa non è proprio un'opera di fantasia) che disciplina la quantità di reati da porre in essere, e via dicendo.
Si arriva, cosi alla storia-cult, Paperinik allo sbaraglio (Martina/De Vita), che certamente merita tale qualifica: con ambientazione noir e dialoghi tipici del Paperinik di Martina, è sicuramente la storia migliore del numero, anche se dispiace che, come al solito, si tratti della versione censurata. Il protagonista, come già accaduto in altre situazioni, si trova coinvolto in una bega tra Paperone ed il rivale Rockerduck, più scorretto che mai (anche se, una volta tanto, non si serve dei soliti Bassotti), ed è certamente interessante la citazione storica del mito greco dei gemelli Castore e Polluce.
In conclusione, questo decimo numero risulta decisamente sottotono, a parte la meritoria storia cult v'è ben poco che meriti l'acquisto, con l'inedita tutto sommato sufficiente e delle ristampe in buona parte più da one-shot estivo che non da mensile del papero mascherato.

Recensione di Angelo85


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Un Paperinik dal ghigno quasi esagitato che affronta dei droni da guardia è l'immagine di copertina di questo ottavo numero della testata. Dopo un editoriale dedicato alle più famose ricorrenze del 5 maggio (giorno di uscita dell'albo) si passa all'inedita Paperinik e l'attacco dalla dimensione perduta (Panini/Held): una storia che mescola fantascienza e mistero, atmosfere interamente notturne ed una moderata tensione che perdura sino alla fine; la trama, seppur ben costruita, avrebbe probabilmente beneficiato di alcune tavole in più, ma rimane, nel complesso, un'inedita decisamente di buon livello; a seguire un articolo sui b-movie ipoteticamente declinati in salsa paperinikosa.
La selezione delle ristampe presenta due storie dalle caratteristiche simili: la rivincita di Cornelius Coot (Artibani/Gervasio) e l'ospite (s)gradito (Lepera/Molinari) sono due divertenti esempi di storie in cui il papero mascherato non svolge affatto il ruolo di protagonista, ruolo che spetta, invece, di diritto al povero Paperino che, in entrambe, si trova a dover sopportare - causa le "pressioni" del ricco Zio - dispetti, stravaganze e capricci in quantità; il registro è di carattere prettamente ironico (specie la seconda), e l'intervento risolutore del papero mascherato è limitato alle tavole finali.
Decisamente sottotono la luna caramellata (Nigro/Migheli), storia dalla trama banale e dal comparto grafico non particolarmente ispirato, verosimilmente la meno riuscita del numero. Ad innalzare il livello ci pensa Paperinik e il grande Jake (Panaro/Leoni), storia anch'essa che vede protagonista il papero mascherato per troppe poche tavole, ma dalla trama credibile e ben strutturata, e con un Paperino (erroneamente giudicato invidioso da amici e parenti) vero protagonista della vicenda.
Infine, ultima delle ristampe, Paperinik e i super poteri problematici (Negrin/Leoni) è un'altra storia di buon livello, che affronta un tema originale e fuori dai soliti schemi, ovvero quello dei "superpoteri": cosa accadrebbe se il buon Paperinik, al di là dei suoi gadegt assortiti, potesse contare su supervelocità, iperforza, indistruttibilità, ecc ecc... ?
Si arriva, cosi, alla storia cult del numero, Paperinik e la Bella Addormentata (Martina/De Vita): si tratta di un'autentica perla, uno dei più alti picchi della produzione del Professore sul tema del "vendicatore mascherato": Paperinik qui - seppur presente in poche tavole - riscatta il povero Paperino dalle bieche trame di un trio ben poco onorevole formato dai due miliardari, ZP e RK, cui si aggiunge, con un ruolo probabilmente ancor più miserabile rispetto agli altri due, il cuginastro Gastone. Indifferente alle esigenze del nipote, Paperone scoprirà a sue spese quanto poco conveniente sia fidarsi del rivale Rockerduck, meno ancora se a svolgere il ruolo di mediatore tra i due è un Gastone evidentemente capace di qualunque nefandezza. La sceneggiatura è davvero ottima, i dialoghi - come sempre pungenti e scorretti - raggiungono in alcuni momenti dei picchi non più eguagliati in ambito disneyano, i disegni di De Vita semplicemente perfetti.
In sintesi: un numero sicuramente di buon livello, con una storia inedita ben realizzata, con un paio di ristampe discrete ed altre più ironiche ma comunque di buona fattura, in mezzo una sola storia forse al di sotto della sufficienza, ed una storia-cult di livello assoluto, che da sola vale il prezzo d'acquisto.

Recensione di Angelo85


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Un Paperinik che sembra quasi uscire dalla cover apre alla grande questo settimo numero della testata, con una copertina che si candida seriamente tra le migliori per impatto visivo ed effetti speciali.
Dopo l'editoriale della De Poli, che sottolinea la popolarità delle "storie a bivi" (una delle quali è contenuta nel volume), ecco che si entra nel vivo con l'inedita Paperinik e la sovraesposizione multipiattaforma (Cirillo/Held), storia che si presta a più livelli di lettura: se a prima vista appare (o potrebbe apparire) la solita storiella "moderna" e banalotta che si regge puntando l'attenzione sui tanto rinomati social network, ad una lettura un po' più approfondita si scorge, se non una critica, comunque un richiamo, specie nei confronti dei più lettori giovani, ad un uso maturo e non eccessivo di questi, pur utili, strumenti. Più che la trama, dunque, quello che colpisce è il messaggio che si vuole trasmettere. Carina l'idea di inserire, a fine storia, un articolo in tema, con l'elencazione delle versioni paperopolesi dei più famosi "social".
La selezione delle ristampe inizia come meglio non potrebbe, con Paperinik e il futuro imperfetto (Negrin/Leoni), altro ottimo esempio della capacità di questi due autori di creare trame complesse, attingendo a piene mani a "garbugli" temporali e tecnologia a profusione. Si prosegue con la "storia a bivi" già richiamata nell'editoriale e preceduta da un articolo di presentazione: Paperinik e il nemico numero uno (Concina/Chierchini) è la seconda storia del genere, in ordine di tempo, con protagonista Paperinik, e beneficia degli ottimi disegni di Chierchini. Lo stesso Chierchini firma i disegni della successiva Paperinik e la minaccia di Electroduck, storia più tradizionale che vede Paperinik opposto ad un classico supercattivo dagli strani poteri: la trama è ben costruita, e non corre mai il rischio di rendere il villain di turno una macchietta, come purtroppo accaduto in altre occasioni.
Edi assistente di Paperinik (Pandini/Lauciello) è una gradevole breve che focalizza l'attenzione del lettore sul simpatico assistente di Archimede, che per una volta vuol provare ad emulare le gesta del famoso supereroe: il piccolo aiutante scoprirà, a sue spese, che è un compito più grande di lui! Altra buona storia è la successiva Paperinik e le cattive azioni (Sarda/Migheli), che può vantare i disegni di una Migheli sempre riconoscibile ma ampiamente all'altezza, ed una trama linerare ma non (troppo) scontata, dove Paperinik agisce fondendo il ruolo di "giustiziere" (nei confronti dei criminali) con quello di "vendicatore" (a favore del bistrattato Paperino).
Infine, si arriva alla cult Paperinik e il castello delle tre torri (Martina/De Vita): si tratta di un'altra storia che merita completamente l'appellativo di cult, fra le migliori del Paperinik di Guido Martina, vero "vendicatore" del suo alter-ego Paperino, e che presenta tutti gli elementi classici come la pretesa "lavoratoria" di Zio Paperone con tanto di minaccia di sfratto, la pigrizia di Paperino, l'intervento ad opponendum del cugino Gastone, le atmosfere cupe ed un'ambientazione particolarissima quale il castello di cui al titolo. Senza ombra di dubbio la storia migliore del numero, che da sola quasi giustifica l'acquisto dell'albo.
In conclusione, questo settimo numero mantiene un buon livello qualitativo, potendo beneficiare non soltanto dell'ottima cult, ma anche di alcune buone ristampe tra cui un'originale storia "a bivi", nonchè un'inedita che non spicca per complessità di trama ma, tuttavia, reca seco un ottimo messaggio ai lettori.

Recensione di Angelo85


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Sesto numero della testata, con in cover un Paperinik "sotto tiro" di raggi laser, ben evidenti e d'impatto anche a causa dell'effetto metallico della copertina. Passando alle storie, l'inedita Paperinik e l'invasione dei duplicati vettoriali (Panini/Gottardo) risulta di buon livello, ancorchè leggermente inferiore a quelle dei numeri precedenti; graficamente Gottardo fa un buon lavoro, ma le 20 tavole costituiscono dei limiti molto stringenti e, dal canto suo, la sceneggiatura non brilla particolarmente; da segnalare anche la presenza di un articolo a corredo della storia.
La stessa tematica che regge la storia inedita, ovverosia quella del digitale la si ritrova anche in alcune fra le ristampe, in particolare in Paperinik e il prestigio in gioco (Panaro/Coppola) ed in Paperinik e il predatore digitale (Martinoli/Pochet): la prima sviluppa, in maniera alquanto originale, il tema di Rockerduck che tenta di arricchirsi sfruttando la popolarità di Paperinik; ambientazioni "gotiche" da videogioco e tanta azione rendono questa storia piacevole da leggere e niente affatto banale; l'altra storia "digitale" vede, invece, un antagonista del tutto nuovo ed al limite della credibilità: l'escamotage della scossa elettica che dona superpoteri non è il massimo dell'originalità, ed anche la trama appare un po contorta, mentre il finale "romantico" chiude il cerchio di una storia molto "sui generis", anche dal punto di vista grafico, con un tratto molto personale e tonalità pastello spesso tendenti al rosaceo.
Fra le storie migliori del numero troviamo senza dubbio Paperinik... un eroe dell'altro mondo (Faraci/Cavazzano): i nomi altisonanti dei due autori non tradiscono le attese, e confezionano una storia di altissima qualità, sia in termini di trama, sia graficamente; Faraci mette in scena una realtà alternativa dove Paperinik non esiste, divertendosi poi a far interagire il tranquillo Paperino di quella realtà con il Paperinik giunto accidentalmente in quel luogo; Cavazzano dal canto suo rende giustizia ad una trama tanto ben elaborata con dei disegni splendidi, puliti ed espressivi come sempre.
Altra storia di ottimo livello è Paperinik e il ladro del blackout (Fasano/Leoni), che presenta un nuovo antagonista, T. Wark, scienziato che sfrutta la cd. "dimensione del buio" a fini di lucro personale. La storia ha un buon ritmo, con una trama ben congegnata ed articolata che mette il papero mascherato alle prese con un avversario serio e difficile da battere; la storia ha un finale aperto, ed è auspicabile che venga presto pubblicata anche il seguito della vicenda. Divertente, seppur di tutt'altra natura rispetto alle storie precedenti è Crimini alla crema (Macchetto/Held), storia del ciclo dei cd. "superantieroi; è un peccato che non sia stata pubblicata prima la storia iniziale del ciclo, cosi l'incipit della vicenda risulta poco chiaro, e tuttavia la storia - che punta tutto sul registro umoristico - risulta gradevole e divertente, con tante gustose gag a tema "dolciario". Si giunge cosi alla storia cult Paperinik e la scuola del krimen (Martina/De Vita), vera perla del numero: il "professore" crea una vicenda verosimile ed appassionante, che tocca tematiche di forte impatto e mette in scena personaggi memorabili come il vecchio professore che di giorno insegnava latino e di notte il furto e la rapina(!); la tensione è sempre mantenuta a livelli alti, e le situazioni che i paperi affrontano risultano serie e pericolose, comprensive di rapimenti e sparatorie. Da notare, peraltro, che questa è la prima storia dove Paperinik si trova non a "vendicare" il suo alter ego dalle nefandezze di parenti e amici, bensi ad affrontare e sgominare una banda di criminali, seppur il contrasto con i nipoti ed il dispotico zio sia comunque presente. In conclusione: questo sesto numero mantiene la testata ad ottimi livelli qualitativi, forse solo l'inedita sembra un po in sordina rispetto alle precedenti, pur rimanendo comunque ampiamente sufficiente, mentre il resto dell'albo presenta storie tutte di livello medio-buono ed una cult di valore assoluto.

Recensione di Angelo85


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Il quinto numero della testata ci mostra in cover un Paperinik in posa plastica su di uno sfondo tempestoso, altro ottimo lavoro del duo Freccero/Monteduro.
L'albo si apre con l'inedita Paperinik e la minaccia del narratore dimensionale (Gagnor/Mazzarello), che vede protagonista un villain nuovo di zecca, il "narratore dimensionale": appartenente alla categoria dei supercattivi con armamenti ipertecnologici, il "narratore" è un personaggio ben delineato, fra i migliori avversari concepiti nell'ultimo periodo quanto a credibilità e determinazione. La trama appare ben costruita e, seppur con un certo livello d'ironia, risulta piacevole e scorrevole.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik eroe delle papere (Arrighini/Molinari), storia interamente al femminile, sia come autrici, sia come co-protagoniste: 30 tavole appaiono forse eccessive per una vicenda che vede Paperinik idolatrato dalle paperopolesi e che si risolve in una parodizzazione dei comportamenti di donne e ragazze nei confronti del v.i.p. di turno; ancor meno memorabile la successiva Paperinik, Archimede e la fama molesta (Lepera/Pastrovicchio) dove, a discapito del titolo, il vero protagonista è un Archimede improvvisamente salito alla ribalta come inventore del momento, con Paperinik che interviene a risolvere la situazione.
La successiva Paperinik e il computer invincibile (Panaro/Coppola) vede il protagonista alle prese con il nuovo sistema di difesa integrato del deposito: storia atipica, di ambientazione diurna, dove il papero mascherato non svolge il consueto ruolo di giustiziere, pensando - piuttosto - a risolvere una situazione spinosa provocata dall'incauto suo alter ego. Sicuramente di maggior interesse Paperinik e un Paperino di troppo (Russo/Arcuri): seppur riprendendo la tematica, non certo originale, del "triangolo" lui-lei-l'altro costituito da Paperino-Paperina-Paperinik, riesce comunque ad approfondire il rapporto tra i due protagonisti in maniera credibile e verosimile; tenuto conto della difficoltà nel trattare la tematica senza scadere nella banalità, si tratta sicuramente di una buona storia. Anche la successiva Paperinik e lo sciopero di Archimede (Ambrosio/Held) risulta interessante ed originale, seppur in appena 19 tavole: pur muovendo da uno spunto poco credibile (Archimede che si scoccia di inventare gratis e decide di trasferirisi nel futuro), l'ambientazione e lo sviluppo della vicenda rimandano a storie ben più estese ed articolate, senza tuttavia soffrire della (forse) eccessiva brevità. Discreta anche Paperinik eroe in miniatura (Camerini/Soldati), ultima delle ristampe "standard": azione e ritmo sostenuto per un Paperinik che, anche ridotto ai minimi termini, riesce a disimpegnarsi egregiamente contro dei Bassotti supportati da un anonimo inventore criminale.
Si arriva, cosi, alla storia cult Paperinik e la giustizia ultrasonica (Martina/ De Vita): si tratta della prima avventura del papero mascherato a non essere suddivisa in due parti, ma non per questo meno meritevole. Oltre a "sventare" il piano commerciale del solito Rockerduck - che voleva far soldi soldi sfruttando la sua immagine - Paperinik comincia la sua lenta evoluzione/trasformazione che, da vendicatore ai limiti della legalità, lo porta a trasformarsi in un giustiziere conosciutoe d ammirato dalla cittadinanza. Anche in questa, come le precedenti del "Professore" non mancano battute taglienti ed argute, che conferiscono alla storia un "sapore" tutto particolare ed inconfondibile.
Nel complesso questo quanto numero raggiunge una piena sufficienza, non manca l'articolo di approfondimento/accompagnamento dell'inedita, nè l'accurata presentazione della cult, ed anche giochino ed oroscopo finale.

Recensione di Angelo85


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Introdotto da una bella copertina di Andrea Freccero - una sorta di soggetto "tecnofantasy" - questo quarto numero della testata si apre con l'inedita Paperinik e il rifugio sottozero (Sisti/Gervasio), storia molto "invernale" e dal ritmo sostenuto: tutta la vicenda si snoda infatti in appena un paio d'ore, e tutto ruota attorno al mitico rifugio sotterraneo di Paperinik, ove lo stesso rimane... bloccato; anche se molto lineare nello sviluppo, la storia appare di buon livello, e graficamente Gervasio non delude affatto. Da notare, peraltro, l'articolo di approfondimento pubblicato a termine dell'inedita e dedicato proprio al rifugio sotterraneo del protagonista.
A confermare la sensazione che il rifugio sotterraneo sia una delle tematiche portanti del numero troviamo anche altre storie, come Paperinik e lo sfratto rovinoso (Panaro/Gatto) e la breve Paperinik e l'imprevisto sotto casa (Enna/Gula): la prima tratta del non innovativo tema di Paperino sfrattato da casa ed in ansia per la segretezza del suo rifugio, a rischio di esser scoperto dai nuovi affittuari della villetta; storia ottimamamente disegnata da Gatto, dalla trama piuttosto semplice e lineare ma, al contempo, verosimile e che mette in mostra un Paperinik quasi "detective". La seconda del duo, invece, ripercorre - seppur con ambientazione estiva ed incipit differente - la stessa tematica dell'inedita, ovvero Paperinik bloccato suo malgrado nel rifugio segreto: seppur consti di appena 12 tavole, risulta gradevole e divertente. Anche Paperino e la vera identità di Paperinik (Mainardi/Pastrovicchio) rasenta la tematica del rifugio segreto, anche se questo serve solo da incipit per una storia che si spinge ben oltre, tentando di approfondire il rapporto fra Paperino ed il suo alter ego da una prospettiva alquanto originale: cosa farebbe Paperino se non ricordasse di essere Paperinik? La storia fornisce una risposta interessante e risulta davvero di buon livello, per quanto molto "sui generis" come storia del papero mascherato.
In mezzo alle storie sul rifugio si colloca Paperinik e i problemi della "duplicità" (Panaro/Arcuri), che mette in evidenza le difficoltà e la pesantezza del vivere la doppia vita di un supereroe: Paperino risente della fatica delle notti passate di ronda, mentre Paperinik degli impegni diurni di Paperino; il solito Archimede sembra risolvere il problema, ma... la storia insegna che l'abuso non è mai la soluzione.
Ultima delle ristampe è QQQ e il super zio (Secchi/Perina), che riprende il tema dell'identità segreta già affrontato in Paperino e la vera identità di Paperinik: a differenza dell'altra, però, qui lo spunto iniziale appare alquanto banale e non certo innovativo, con i tre nipotini che scoprono - o pensano di aver scoperto - la verità sul loro zio; di fatto la storia si snoda sui binari dell'impegno di Paperino nel tentare di smentire la convinzione dei nipoti, e Paperinik fà solo da sfondo alla vicenda.
Si giunge, cosi, alla storia cult Il doppio trionfo di Paperinik (Martina/De Vita): pur monca della prima tavola della seconda parte, la prima storia del "professore" disegnata da De Vita appartiene intimamente al ciclo di storie che caratterizzano il primo periodo del personaggio. Vendicatore e alquanto scorretto - rendendosi responsabile di un vero e proprio furto - Paperinik agisce in favore di Paperone a danno di un Rockerduck questa volta incolpevole; a ben vedere, tuttavia, egli non è l'unico a non far bella figura: da Paperone che approfitta della situazione, a Gastone che brinda alla carcerazione del ricco zio, ai cittadini banderuole, in tanti non brillano per onestà - eccezion fatta per gli irreprensibili nipotini - e la vera vittima finisce per essere proprio quel Rockerduck ingiustamente privato di un cimelio che aveva tutto il diritto di detenere, e con esso tutto il prestigio derivantene. Questa connotazione del protagonista durerà ancora per poco, il suo essere "vendicatore" si diluirà pian piano in un più blando "giustiziere", e ciò rende questa storia davvero meritevole di esser letta ed apprezzata. In conclusione: si tratta di un numero di ottima fattura, a cominciare dalla cover spettacolare e proseguendo con una buona inedita, una selezione dove nessuna storia si colloca al di sotto della sufficienza ed un cult veramemte tale, con un protagonista epico nelle sue gesta.

Recensione di Angelo85


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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