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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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La seconda serie della gloriosa testata dei Grandi Classici approda al suo primo numero natalizio. L’aria di festa, sul totale delle dieci storie proposte, è però limitata alla copertina dell’ottimo Cavazzano – riproposizione tuttavia di un concept simile già apparso anni fa – e a due sole avventure, Paperino e la storia di Natale e Paperino e l’albero premiato. La prima, scritta da Bruno Concina e disegnata da Guido Scala, scivola via come una delle innumerevoli fiabe natalizie moderne, con un intreccio vagamente moraleggiante; bisogna inoltre segnalare che nel prossimo numero dei Grandi Classici verrà riproposto anche il suo sequel, Paperino e la prima storia dell’anno nuovo. Ben diverso il discorso relativo all’Albero premiato, a partire dal fatto che con quest’avventura del 1954 realizzata dagli americani Del Connell e Tony Strobl si apre la sezione dicembrina delle Superstar. In questo caso viene messo in scena un interessante gioco delle parti in cui i tre nipotini riescono, aiutati da Archimede, a scambiare le personalità dei loro zii, convertendo Paperone ad un’allegria insolita quanto fine a se stessa e inaridendo l’animo di un Paperino vittima di istantanei quanto prematuri dolori reumatici. L’interessante pretesto narrativo, evidentemente debitore del Ventino fatale di Barks, è nella volontà di Qui, Quo e Qua di regalare un Natale dignitoso ai bambini poveri di Paperopoli ricorrendo alla ricchezza di Paperone. Il resto dell’albo è, come sottolineato anche nell’editoriale, decisamente composito e variegato. Le altre Superstar sono degne di nota in quanto testimoni di un bisogno narrativo ricorrente tra gli anni ’40 e ’60, periodo in cui era cosa abituale mettere in scena nei fumetti l’intero cast delle produzioni disneyane. Tale consuetudine, ormai completamente lasciata da parte, di mescolare all’interno della stessa avventura paperi (o topi) e alcuni tra i personaggi più iconici del mondo dell’animazione Disney dell'epoca, ritorna con due storielle firmate graficamente da un buon Dick Moores e da un ottimo Paul Murry: i nipotini con Pinocchio e Paperone con Grimilde potrebbero sembrare oggi dei veri e propri deliri narrativi, decisamente fuori dagli schemi per i nostri standard ma, leggendo La strega d’oro e La strega pasticciona e sospendendo il giudizio sull’effettiva possibilità che il qui elegantissimo tycoon paperopolese possa interfacciarsi con i nani e Biancaneve come fossero amici intimi, quel che rimane è un piacevole retrogusto vintage tendente apertamente all’atmosfera senza tempo del fiabesco. Il pezzo forte delle Superstar è però l’ultimo di questa sezione, nel quale tornano le ambientazioni sognanti del primo lungometraggio animato Disney, prossimo a spegnere 80 candeline nel 2017: L’infuso delle 7 erbe è infatti un racconto topico sul tradizionale scontro tra i Sette Nani e Grimilde, orchestrato tra le atmosfere gotiche ben interpretate da Pier Lorenzo De Vita per la sceneggiatura inquietante di Pier Carpi; la storia si avvale inoltre della partecipazione straordinaria dei Sette Nani cattivi, introdotti nel 1939 dal primo grande Disney italiano, Federico Pedrocchi, e dall’animatore Nino Pagot. L'ideale trait-d’union tra le favole classiche della tradizione esopica e le moderne avventure calisotiane si trova invece nella ten-pager barksiana Paperino e le scatole pensanti, qui ripresa non dalla sua prima edizione del 1952 ma da quella rimontata del 1970. Nonostante sia alla decima ristampa in Italia, questa storia appartiene al periodo indiscutibilmente migliore dell’immensa produzione dell’Uomo dei paperi e lo scambio di battute tra Paperino e il lupo intelligente rimane un’impagabile prova di recitazione. Ad esclusione delle Superstar, l’altro buon motivo per recuperare quest’albo risiede nella ripubblicazione del classico Le due tigri di Giovan Battista Carpi, parodia dell’omonimo romanzo salgariano. Seguito della Perla di Labuan, già apparsa sui Grandi Classici 8, in questo caso a rubare la scena all’avventura tout court è la gran dose di umorismo sapientemente utilizzata dal maestro genovese per inscenare il conflitto tra Sandopaper e la Tigre dell’India Suyodhana, affiancati da un Paperoga Tremal-Naik coerentemente antitetico al suo eroico corrispettivo letterario. Nota di demerito però tanto per alcuni rimaneggiamenti nei testi quanto per la qualità di stampa, quella ormai utilizzata nelle più recenti riproposizioni di questa parodia, eccezion fatta per il Sandopaper della collana Supermiti Mondadori. Due parole, in conclusione, per le altre storie presenti nell’albo. Ad una "bramantata" come Gli spettri di Vallontana risponde I "crimini" di Pippo, un’interessante storia della coppia Jerry Siegel/Sergio Asteriti che si staglia senza difficoltà sulla media di molti gialli topoliniani degli anni ’70. Infine, vale la pena leggere Il pecoroide anatolico firmata da un buon Rodolfo Cimino e da un esordiente (ma già bravissimo) Enrico Faccini, in cui viene fatta un’azzeccata satira di una parte del mondo accademico, quella dei "ricercatori avanzati", a volte fin troppo autoreferenziale e nebulosamente teorica.

Recensione di Gladstone


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Da alcuni anni i Grandi Classici Disney hanno cominciato ad attingere a piene mani alle storie pubblicate negli anni ’90, sottraendo a testate come i Classici Disney o Disney BIG il meglio di quel periodo. Non fa eccezione quindi Amelia e la pietra pantarba (1995), degna di figurare tra i must degli ultimi vent’anni per svariate ragioni, dai sempre splendidi disegni di Giorgio Cavazzano alla ben ritmata sceneggiatura del duo formato da Lello Arena e Francesco Artibani, particolarmente attivi in quel periodo e autori di altre memorabili storie (in particolare la trilogia del Teatro Alambrah). Il motore di questa avventura, cui è dedicata la copertina dell’albo, è come al solito un piano della fattucchiera partenopea per impossessarsi della Numero Uno. Ma stavolta i suoi sforzi vengono goffamente compromessi da un trio di nuovi personaggi, destinati a fare ulteriori comparsate negli anni: Nonna Caraldina, la nipotina Minima e lo spasimante Rosolio, l’invadente parentame di Amelia.
Gli anni ’90 sono inoltre presenti con un’esilarante storia casalinga di Enrico Faccini, Un bel "rompicapo" (1999), in cui l’autore genovese mette in scena gli effetti della disastrosa collaborazione tra Paperoga e Sgrizzo, intenti a estrarre da una brocca la testa del malcapitato Paperino, in un turbinio di gag degne di un corto d’animazione.
Dopo un breve intermezzo pippesco (Pippo e la rapina del treno, 1965; Pippo e il lavoro autolesivo, 1965), tocca alle Superstar: questo mese la sezione centrale dell’albo ruota attorno alla figura popolare dell’asino "che vola". Effettivamente, delle quattro storie proposte in questa sezione, solo due presentano un ciuchino alato, Burrito, coprotagonista di una sezione del Classico I tre caballeros (1945). Nel primo caso, si tratta di un'interessante versione a fumetti del lungometraggio disneyano, realizzata con qualche licenza poetica da Walt Kelly e pubblicata in Italia su Topolino giornale nel 1947; la versione qui proposta è quella ricolorata nel 2001 per Zio Paperone. Burrito, per l'occasione ribattezzato Tapioca, torna anche in El Kid Pampeador (1959), in cui un ottimo Guido Martina prende spunto dall’ispanico Cantar de mio Cid (1140) per narrare le gesta di Paperino, gaucho improvvisato della pampa argentina. Coadiuvato dagli azzeccati disegni di Luciano Bottaro, ispirati a loro volta direttamente da Kelly per alcune ambientazioni, il Professore non esita a inserire delle vere e proprie "martinate": su tutte la sequenza pulp (difficilmente proponibile al giorno d’oggi!) della decapitazione del papero genitore del protagonista. Questa parodia non è tuttavia ristampata integralmente, ma nell’edizione riadattata e in parte ridisegnata da Giuseppe Perego per i Classici di Walt Disney n. 11, per di più totalmente ricolorata. Le altre due storie Superstar sono un po’ dei bonus: abbiamo Paperino e la gara dell’asino (Barks, 1958), con parecchi somari appiedati, e soprattutto la particolarissima Dumbo nella Via Lattea (?/Strobl, 1949), un vero e proprio minestrone di personaggi animati in cui il piccolo pachiderma vola sospeso tra lo spazio e le fiabe.
Chiudono l’albo tre avventure paperopolesi: Zio Paperone e la duplice alleanza (A. e G. Barosso/Gatto, 1963), presenta una Amelia molto barksiana al centro di un gioco di collaborazioni tra nemici, in occasione del suo primo incontro con la Banda Bassotti; in Paperetta Yé-Yé e i gatti indossatori (1967) Romano Scarpa fa esordire invece la giovane papera beat come reporter del Grillo della Sera di Gedeone de’ Paperoni, mentre lo Zione si ritrova impegnato con una banda di falsari in Zio Paperone e l’influsso monetario (Cimino/Capitanio, 1970).

Recensione di Gladstone


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Il numero di febbraio 2015 dei Grandi Classici si presenta da subito con un’ottima copertina di Giorgio Cavazzano, ispirata alla gradevole storia di apertura dell’albo. Con Topolino e la magica lettura (1993), un Sergio Asteriti in stato di grazia ripropone un’efficacissima ricostruzione filologica delle atmosfere e dei colori dei fumetti Disney dei primi anni ’30 nella loro versione italiana. In veste anche di sceneggiatore, l’autore veneziano si diverte a riportare il lettore, attraverso la narrazione di Clarabella a Tip e Tap, al primo Mickey Mouse; la fonte, realmente esistente ed evidentemente mai fuggita dalla memoria di Asteriti, è Topolino alla corte di Re Artù, un libro edito da Mondadori nel 1935, particolare per via delle illustrazioni pop-up riproposte scientemente in alcune vignette: inoltre, la trama di questa avventura medievaleggiante ha echi che risalgono direttamente al cortometraggio Ye Olden Days del 1933 (per il quale rimandiamo alla scheda del Disney Compendium), ampliandone la storia e sostituendo l’inusitato Pippo degli esordi con un anonimo scimmiotto. Andando avanti con la lettura dell’albo, le scarsissime capacità di Paperino nel riscuotere i debiti vengono riprese in Paperino e la caccia ai debitori (Gazzarri?/Scarpa, 1965), in cui il papero mostra di aver evidentemente dimenticato i suoi primi fallimentari tentativi per la medesima mansione (si vedano infatti le due barksiane Qui Quo Qua esattori, 1946 e Paperino esattore, 1951). Interessante Qui Quo Qua e il folle folle folle folle rapimento (Dalmasso/Bottaro e Scala, 1965) che, riprendendo un classico plot narrativo, non è che la messa in scena di un eventuale, picaresco e quanto mai sgangherato sequestro dei nipotini da parte della Banda Bassotti, con tutte le divertenti conseguenze del caso. Tra le altre storie si segnalano Semola e il mago (?/Strobl, 1964), in cui vengono svolte due eventuali sottotrame del classico Disney La spada nella roccia (1963), le due brevi di Dick Kinney e Tony Strobl con il trio Paperoga, Paperino e Zio Paperone (Paperoga genio del quotidiano, 1970; Paperoga e la sicurezza in pericolo, 1971) e Topolino quinto Arlecchino (Studio Bramante/Bordini, 1963), i cui disegni rientrano a pieno titolo nello stile scarpiano dei primi anni ’60. Infine, la selezione delle storie Superstar, dedicata al Carnevale e alle maschere, presenta un trio di storie molto interessanti. Si parte con una tipica sceneggiata martiniana, Paperino e il sabato magro (1957), disegnata dall’immancabile Giuseppe Perego, il cui canovaccio ruota come al solito attorno all’immarcescibile scalogna del protagonista, in un gioco delle parti a sfondo carnevalesco. La vera rarità dell’albo è però Topolino e la chiave smarrita (1950), di Jim Pabian, per via del suo particolare destino editoriale: già pubblicata in Italia sull’Albo d’Oro 205, in questa avventura Topolino e Pippo vengono catapultati in un’onirica isola abitata da clown, sulle tracce dell’eredità di uno zio del coprotagonista. La storia originale, al momento della sua pubblicazione sul britannico Mickey Mouse Weekly, venne ridisegnata e ricolorata, per poi approdare nuovamente in Italia nel 1952, con un riadattamento della versione inglese, di cui Michele Rubino avrebbe ricalcato i disegni: con una trama ben più sconclusionata, Topolino e l’isola dei pagliacci venne proposta su Topolino divisa in quattro puntate. A distanza di ben sessantatre anni è quindi possibile divertirsi a confrontare due versioni (e le altrettante sensibilità autorali) della stessa storia.

Recensione di Gladstone


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Le Olimpiadi di Londra sono alle porte e, come da tradizione, sono state anticipate dal classico Vattelapesca disneyano. Topolimpiadi 2012 risalta subito per la snellezza di formato rispetto ai suoi più illustri predecessori, ma anche per la mancanza di avventure memorabili, alcune già riproposte negli anni (ricordiamo su tutte Pippo e i parastinchi di Olympia e le Paperolimpiadi). Solo due sono le storie dichiaratamente collegate con altrettante competizioni olimpiche, a cominciare dalla prima, che non si sforza di essere la migliore tra quelle offerte, ovvero Zio Paperone e l'oro olimpico (Ambrosio/Cavazzano), con una trama che mescola vari clichés paperopolesi, dalla sfida PdP-Rockerduck ai doppi fini paperoniani a semplici scene macchiettistiche con i paperi impegnati nelle qualificazioni per Atene 2004. L'altra è Paperopoli alle Olimpiadi, in cui di nuovo tutto il cast si articola attorno alla preparazione del campione cittadino di sci (di cui Paperone è lo sponsor) per le Invernali di Torino 2006, tra baite montane e bagnacauda - la storia è stata scritta da ben cinque autori (Sarda, Figus, Bosco, Valentini, Gagnor) per le matite di Marco Palazzi. Il resto dell'albo, però, mostra la sua pochezza: tre storielle d'annata (Zio Paperone e le Olimpiadi monetarie, Paperoga superallenatore e Topolino e la classica su strada) e varie altre pubblicate tra il 2005 e il 2008, piacevoli ma nulla più. Sembra dunque che Topolimpiadi 2012 abbia seguito la stessa strada dei due speciali sugli Europei di calcio di quest'anno: storie per la maggior parte recenti, anche già ristampate (è il caso dell'Oro olimpico, presente anche sul volumetto del 2008), e da considerare dei semplici divertissement che però poco lasciano. Eppure di avventure ambientate sotto la fiaccola di Olimpia ce ne sarebbero parecchie da poter selezionare, dai piccoli classici di Barks ai capolavori che è dovere morale riproporre di tanto in tanto per le nuove leve.

Recensione di Gladstone


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Dopo i fasti dello scorso numero dedicato a Cristoforo Colombo, eccoci ripiombare nel solito limbo di questa collana: si parla ora di società precolombiane, Aztechi, Maya e Incas, ma le storie scelte non sono effettivamente il massimo. Accidenti! Eppure si poteva pescare meglio anche da un vecchio SuperMiti Mondadori, Paperincas, e di avventure sull'argomento ce ne sono moltissime... Basti pensare alla capostipite del genere, Paperino e il mistero degli Incas di Barks, o alla più recente Zio Paperone e l'ultimo signore dell'Eldorado di Don Rosa (sdoganato sulla Storia Universale nello scorso volume con Le carte perdute di Colombo). C'è insomma poco da dire, tanto che nemmeno l'ultima pagina dedicata ai credits propone le solite note e commentini. Abbiamo però una buona prova di Scarpa, con Topolino e il cavatappi di Tuzco, avventura ben movimentata, con ottimi ritmi d'azione e con la straordinaria partecipazione di una tribù di cannibali, stranamente non censurata... Unico neo è la sua riedizione a distanza di soli quattro mesi dall'ultima ristampa (su Disney Anni d'Oro 13). Invece la storia che dà il titolo al volume, Paperin Capac e la strada della luna, ha la sfortuna di avere una trama sconclusionata (ecologisti tra gli Incas?!) e dei disegni non eccelsi, di un Amendola ben al di sotto delle sue potenzialità, che si riscatta però con Topolino e la leggenda azteca (di cui firma anche i testi), storiellina archeologica piacevole e abbastanza moraleggiante nel finale. Due le storie della macchina del tempo, bene o male promosse entrambe. Topolino e l'ultima via degli Incas (Figus/Palazzi) è una buona avventura in due tempi, ambientata durante la dominazione spagnola delle Ande; il finale può inoltre far pensare anche al classico barksiano Zio Paperone e l'oro di Pizarro, se non altro per una questione di contatti fra culture... Chiude Topolino, Pippo e la coppa azteca (Concina/Dalla Santa), con il solito mistero storico da risolvere per i due protagonisti.

Recensione di Gladstone


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Numero della solità qualità medio-alta degli Anni d'Oro. Le storie, sebben reperibili e/o ristampate frequentemente, rappresentano ancora, dopo quindici albi, il principale motivo d'acquisto di questa testata "per collezionisti": infatti, nonostante gli ottimi articoli dell'inossidabile coppia Boschi&Becattini, l'apparato redazionale vede ancora dare un eccessivo spazio alle sempre più obsolete e - diciamocelo pure - inutili interviste al vip di turno.
Parlando di cose un po' più edificanti, ecco che torna più scoppiettante che mai un'altro grande duo del fumetto italiano: gli Anni d'Oro ci ripropongono la sempre freschissima e osannata Paperino e l'eroico smemorato, di Pezzin e Cavazzano. L'incipit è un classico: Paperone impazzisce a causa dei successi editoriali di Rockerduck e per rimediare Paperoga e Paperino rintracciano un asso dell'aviazione della Grande Guerra per scriverne la biografia. Egli è però affetto da amnesia, con tutte le conseguenze del caso e le geniali trovate della sceneggiatura. Ciò che si ricorda maggiormente sono gli spettacolari disegni di un Cavazzano alle prese con la sua svolta realistica degli anni '70: la sequenza (ricordata anche nell'articolo introduttivo) di guerra vera e propria rimane un capolavoro del disegno e un unicum nel fumetto disneyano.
L'albo ristampa poi un vero grande classico, Zio Paperone e l'acqua quietante. Scarpa è ora prossimo al suo ultimo cambio di stile, quello "tondo" degli anni '80-'90, e qui se ne scorge il preludio. E' interessante notare due cose: l'ispirazione barksiana delle prime tavole - ripresa dalla Dollarallergia - e, soprattutto, il rapporto che lega parenti, amici e nemici al Paperone scarpiano, vero e unico centro e motore dell'azione paperopolese ("E poiché voi, nelle vostre diverse prospettive, avete caro che io resti fantastiliardario...").
Ma altre sono le chicche proposte, prima fra tutte Eta Beta e le grotte meravigliose, con un Rota alle prime armi per una storiellina di otto pagine, quarta di una serie educational sul funzionamento del corpo umano del 1970 limitata ai lettori della sola Lombardia. Si tratta quindi di un inedito vero e proprio, e ciò non può che far piacere ed è inoltre la seconda del ciclo ad essere rieditata, dopo Eta Beta e la montagna Pippo su I Maestri Disney n. 30 - e ora non sarebbe male pubblicare anche le restanti quattro...
Chiudono l'albo una piacevolissima satira del Rock anni '80 (Zio Paperone e il re del Paper Rock, Payne/De Vita) e una Disney Studio tipo (Topolino e la giornata al parco, Ciceri/Gatto). Sempre interessante il portfolio, stavolta dedicato alle figurine soffici sagomate, un vero e proprio cult per chi era bambino qualche anno fa.

Recensione di Gladstone


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Paperino Paperotto ha un dono. Oltre ad essere una delle più brillanti intuizioni disneyane degli ultimi anni (se utilizzato bene), è un personaggio che ha il preciso compito di far riassaporare al lettore ormai svezzato il mondo dei "grandi" con gli occhi di un bambino. La versione infantile di Donald Duck ricopre quindi, da ben dodici anni, quella fascia di età che nel fumetto Disney era finita quando i ben più longevi Qui, Quo e Qua erano cresciuti e diventati delle Giovani Marmotte o, come spesso appaiono oggi, dei "normalissimi" (e certo meno affascinanti) ragazzini tecnologici. E questo volumetto della collana Più Disney è ora il quarto a raccogliere una buona quantità delle storie ambientate a QuackTown. Tra le varie avventure proposte, prodotte tra il 1999 e il 2005 e per la maggior parte ottime e piacevoli alla lettura, si segnala la storia "lunga" d'esordio: con Il giorno più duro cominciava infatti la saga di Paperino Paperotto, generato dalla penna di Diego Fasano e dalle matite di Alessandro Barbucci. Il microuniverso di questo paesino rurale e bucolico alle porte di Paperopoli doveva ancora formarsi: personaggi, ambientazioni, motivi ricorrenti e l'amicizia tra Tom Lovett e Paperino erano ancora di là da venire... Ed ecco allora le restanti avventure dell'albo, alcune sempre disegnate da Barbucci, il vero papà del personaggio. Paperino Paperotto fuggitivo (testi di Paola Mulazzi) è una di quelle piccole perle che ci ricollegano al discorso iniziale sull'infanzia: chi da bambino non ha mai pensato di scappare di casa per non incappare nelle sgridate degli adulti? Oppure, come in Lo sciamano dai mille occhi (testi di Fasano), chi non ha mai fatto viaggiare fin troppo l'immaginazione fino a confonderla con la realtà? Col tempo e con nuovi autori (ricordiamo i vari Vetro, Dalena, Soffritti), però, la semplicità delle storie del Paperotto è venuta meno a favore di una maggiore attenzione alle trame e ai comprimari, come si può osservare benissimo in questa raccolta. Tendenza che poi avrebbe portato alla nuova tradizione delle apprezzatissime storie a puntate scritte da Bruno Enna negli ultimi anni. In ultimo, c'è da segnalare una vera e propria guest star nella serie: in L'intruso a sorpresa Corrado Mastantuono introduce come occasionale elemento nella continuity di QuackTown il suo Bum Bum Ghigno, perfettamente a suo agio anche con questo Paperotto degli anni '50.

Recensione di Gladstone


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Puntuale come un orologio svizzero arrivò l'Estatissima 2011. Non lamentiamoci però per l'inesorabile trend negativo che questa antologia estiva propina annualmente all'incauto acquirente. Perché non dovremmo lamentarci? I requisiti ci sarebbero tutti: storie di bassa, se non pessima, qualità e avventure recentissime (quest'anno solo due sono talmente vintage da risalire alla fine degli anni '90). Insomma, il meglio della produzione media dell'Era Muciana. Ma intendiamoci sin dall'inizio: Estatissima è diventato il classico albetto da 3,40 euro che il lettore occasionale e annoiato trova nelle edicole in giugno pensando: "Toh! I fumetti di Paperino! Non li leggo da una vita... facciamoci due risate!". Tutto questo magari piantando in asso i suoi compagni di briscola o di beach-volley. Quel tipo di persona che, insomma, non sta a guardare se la storia l'abbia scritta tizio o l'abbia disegnata caio. Quello che vuole passare un'oretta a leggere fumetti per poi tornare ad oziare in spiaggia. Signori, ecco a voi allora Estatissima 2011. La solita accozzaglia di storielline e di storiellacce, viste, riviste e malviste. Si segnalano solamente la classica ciminiana, che fa senza sforzo la parte del leone, Zio Paperone e i califfi di mare (disegni di Del Conte, 1997), con tutti i soliti topoi cari allo sceneggiatore veneto: carina, ma non imperdibile; da leggere anche l'altra "chicca" dell'albo, Misteri in soffitta: Tip e Tap e i ricordi da dimenticare (Macchetto/Campinoti, 1998), che mette simpaticamente alla berlina la mania dei souvenir indiscutibilmente inutili e ingombranti. Per il resto il menù offre storielline di Brigitta, Umperio Bogarto, Paperino e Paperoga "simpatici combinaguai" e un solo Topolino disegnato da Celoni. Insomma non lamentatevi! Fate di meglio: lasciate quest'albo dove lo trovate e coi soldi compratevi un gelato.

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La storia universale del Corsera, è inutile negarlo, fa parte di quelle collane altalenanti per qualità dei contenuti, che tanto affollano le edicole italiote. Se, per esempio, i precenti due volumi (Paperartù e Ser Topolino) sarebbero stati da valutare con non più di due stellette ampiamente regalate, dobbiamo assolutamente ricrederci per quanto riguarda il numero uscito questa settimana. Come da titolo, infatti, il numero 15 ristampa sei dei sette episodi della saga di Messer Papero e di Ser Paperone, con la stravagante (ma giustificabile) manovra editoriale della presenza dell'ultima puntata - Ser Paperone e... il Nuovo Mondo - nel numero 16 della collana, che sarà dedicato al Rinascimento. Perfetta invece, per lo spirito della testata e per coerenza con l'argomento trattato, la presenza di una parodia, Paolino Pocatesta e la bella Franceschina (Martina/Carpi). Insomma, a conti fatti, nel giro di due anni ci ritroviamo con una nuova ristampa di Messer Papero, serie didascalica ma scritta con grande maestria da Guido Martina e splendidamente illustrata da Giovan Battista Carpi, entrambi capaci di dare una perfetta lezione sul periodo comunale e tardomedievale italiano, senza mai annoiare il lettore. Ma del resto, in una collana che si ripropone di fare un lungo e complesso excursus storico in compagnia di paperi e topi, questa saga era più che dovuta. Il target per quanto riguarda i testi degli articoli è sempre quello a metà strada tra un manualetto di scuola media e un Bignami per la maturità, ma è innegabile che, almeno quelli del presente volume, siano ben scritti e abbastanza esaustivi, pur nella loro essenzialità. E stavolta (ben) quattro stelle le do volentieri...

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Mediocrità. Invece di consultare il dizionario comprate pure il numero 400 dei Classici Disney, numero a cifra tonda ma che di celebrativo ha solo la copertina (per di più non un granchè) di Freccero. Non c'è infatti una storia che faccia da piatto forte, né che inviti all'acquisto dell'albo, ultimo esempio di una linea editoriale che - ahimé! - da parecchio tempo sta affossando sempre di più una testata cosí longeva come i Classici. Per carità, le storie sono quasi tutte godibilissime ma non si puó mai urlare al capolavoro anche stavolta. Altro che "Le storie che hanno fatto storia"... Ricordiamo Topolino e la zia impossibile (Bosco/Coppola), se non altro per i risvolti comici che regala una zia di Mickey (Topazia), scatenando un po' di imbarazzo tra il protagonista e alcuni dei suoi più importanti comprimari. Buona anche la ciminiana Zio Paperone e i falchi difensori (con i disegni di Gottardo), nello stile solito del maestro e con alcune chicche (la poetessa ermetica e le poesie silenziose, il concerto muto, il sindaco di Paperopoli e i suoi cartelli). Finale simpatico per Super Pippo e la festa per un soffio (Macchetto/De Vita) e buona caratterizzazione di Paperoga in Paperoga papero con la toga (Salvagnini/Forcelloni). Non che il resto sia il peggio della produzione (recente) disneyana, ma sono storie da poter considerare dei "Classici"? Ai posteri l'ardua sentenza.

Recensione di Gladstone


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Toh, Casty! E finalmente su una testata come "I Classici Disney". Perché Topolino e il mistero pop è appunto la sua seconda storia ristampata in assoluto dopo la prima pubblicazione (l'apripista è stata Topolino e le regolissime del Guazzabù, sui Mitici). Non una delle sue migliori, ma senza dubbio una delle primissime storie che hanno contribuito a farlo conoscere e apprezzare a pieno dai lettori. Il mistero pop è un giallo lineare e con un finale decisamente a sorpresa, ma nella sua semplicità racchiude alcune chicche che strizzano volentieri l'occhio all'appassionato e alle storie del Maestro Scarpa. Basti pensare al fatto di aver rispolverato un personaggio come Bruto (alias Gancetto), posto al fianco del protagonista nella sua indagine, ma anche al palese riferimento alle false piste seguite da Topolino nel classico L'unghia di Kalì (i cantanti che, con fare misterioso, si dileguano dalla scena per... poter mangiare dolciumi!). Il tutto impreziosito dai disegni di De Vita, ottimi come sempre.
Ma non sono tutte rose e fiori. E "I Classici" rimangono, pur con qualche raggio di luce di quando in quando, una testata purtroppo mediocre. Ci sono alcune idee carine, come Paperino e le piante melodiche (Panaro/Scala) con la solita sfida tra Paperino e Gastone, abilità e fortuna, che si riscatta bene nel finale, o Rockerduck e il nipote migliore (Russo/De Rosa, Gatto), con la solita scommessa tra Paperone e il suo rivale. Ma per il resto, roba da albo estivo per lettori (estivi) occasionali. Non convince granchè Topolino e la tromba di Satchmouse (Cordara/Mottura), sorta di noir ambientato a New Orleans ma abbastanza (troppo) sbrigativo... però sempre meglio di storie sconclusionate e assolutamente superflue come Nonna Papera e Super Kate (Salvatori/Baggio).
Insomma, la presenza di Casty e di altre buone storie non riesce a compensare il vuoto qualitativo del resto dell'albo... e I Classici si prendono le solite tre stelline. Ad maiora, comunque!

Recensione di Gladstone


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Senza parole. Questo albo ha veramente nulla da dire: storie ultrarecenti e qualità molto, molto bassa. Mancano i fasti dei numeri della stessa minicollana di qualche anno fa, quando "Io Paperino" era spesso "tematico" e sicuramente molto attento alla qualità delle storie proposte. Ed eccoci nel 2009 con uno dei peggiori albi di questa serie. Promossa solamente Paperino e il peso della giovinezza (Panaro/Mastantuono), con una trama molto ben cotruita e un buon colpo di scena finale. Per il resto, un pianto greco. Un Cimino poco ispirato (anzi, quasi per nulla) con Paperino e Paperoga guardiani del faro; Paperino e il record dei record, storia scialbissima e praticamente con un finale lasciato nel vuoto, promossi solo i disegni di Barbaro; Paperino e l'arte della pazienza, avventura che ha un che di deja vù, come tante altre dimenticabilissime storie dei primi anni 2000, che certo non dà lustro al nome di Carlo Panaro.
Insomma, prendete i 3,30 euro del costo dell'albo e compratevi un pezzo di pizza al taglio e una coca cola, che magari vi avanza pure qualcosa e state con la pancia piena.

Recensione di Gladstone


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E il Corriere della Sera ci riprova, stavolta con la Gazzetta. Ormai sono più di tre anni che il massimo quotidiano nazionale si butta anima e corpo in ristampe cronologiche ed antologiche (Topolino Story, I Classici della Letteratura, La Grande Dinastia dei Paperi) di più o meno buona fattura. Lodevole l'attuale iniziativa, I Mitici Disney, che, a pochissima distanza dalla cronologica completa di Barks che ci ha accompagnati per tutto il 2008, dedica 30 volumi (e 30 monete) ad altrettanti personaggi disneyani, da Topolino a Zapotec, passando anche per personaggi "secondari" come Pluto o Indiana Pipps. E proprio al Topo più famoso del mondo è dedicato il primo numero della collana. L'ottima veste grafica e la copertina di un Perina in formissima aprono un libro dai contenuti ottimi (a livello di storie), che fa la sua bella figura nella libreria del lettore. La scelta delle storie ristampate in questo primo numero è molto buona, con due capolavori universalmente riconosciuti tali dai lettori (Topolino e l'unghia di Kalì e Topolino e il fiume del tempo) e due altre ottime storie, ovvero Topolino e le regolissime del Guazzabù (Casty/De Vita jr.) e Topolino e il lungo ritorno (Faraci/Gervasio). E' inoltre la prima volta che una storia dell'ottimo Andrea Castellan, tra l'altro una delle sue migliori, gode della ristampa su un periodico diverso da Topolino. Si apprezza dunque la scelta delle storie non solo per la loro qualità che rasenta nella maggior parte la perfezione, ma anche perché possono essere un ottimo trampolino di lancio per il lettore occasionale, o il neofita, che poco sanno del mondo del fumetto disneyano. Ecco, consideriamo I Mitici Disney come un'opera di divulgazione, non destinata al preciso target del collezionista, ma dedicata a più lettori possibili. Ultimo appunto, i redazionali, che non compensano appieno le aspettative degli appassionati. Lodevole e divertente l'intervista a Topolino (a cura del giornalista Fabio Licari), in cui si fa una strizzatina d'occhio ad una idea di Massimo Marconi, e dalla quale il personaggio di Topolino (che si paragona a George Clooney) ne esce egregiamente, senza cadere nello stereotipo del "perfettino". Le storie sono infine introdotte da brevissimi commenti esplicativi abbastanza superflui per l'appassionato medio. Proprio a causa dei brevi e scarni redazionali, lo scrivente si vede costretto a non dare il massimo dei voti ad una collana tuttavia promossa.

Recensione di Gladstone


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Con una bella copertina di Corrado Mastantuono si apre il decimo numero del Disney BIG, che accanto ad alcune buone ristampe presenta la solita selezione di storie di poco conto e assolutamente superflue. Colpisce positivamente la riedizione di Paperino in: Il Mondo Perduto, parodia del classico omonimo di Arthur Conan Doyle per gli ottimi testi di un Corteggiani ispirato e gli spettacolari disegni del maestro Cavazzano. E inoltre questa versione è una vera e propria "chicca" per il collezionista, poiché, per la prima volta dal 1995, non mancano alcune tavole introduttive, assenti nelle precedenti ristampe.
Per il resto ricordiamo la divertenteTopolino e il sano esercizio (Barosso/Scarpa), Paperino super-racchetta di Paperopoli (Pavese/Russo) e Topolino e il mistero del tritele (Mazzanti/Bramante), futuristica storia in cui la televisione con le immagini in 3D (e tangibili!) è protagonista, portando facilmente il lettore a pensare al classico martiniano Paperino 3D. Menzione a parte per la divertente e realistica Paperino e la serie televisiva (De Vita jr.), perfetta satira di un mondo dello spettacolo popolato da nuovi e boriosi miti destinati a un inesorabile declino.

Recensione di Gladstone


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Alzi la mano chi si aspettava la ripubblicazione della tanto attesa Pietra Zodiacale! E invece, "Paperoroscopo" è la solita selezione antologica di storie stavolta sulle stelle, gli oroscopi e compagnia cantando. Tant'è, e speriamo che la saga sospirata sia prossima di pubblicazione sul nuovo Tesori Disney... L'albo comunque si conferma sulla media delle ristampe Disney degli ultimi tempi, con storie valide che valgono l'acquisto e storie che si farebbe meglio a saltare. Non si può però non citare Zio Paperone e l'oroscopo elettronico (Degli Antoni/Amendola, Scarpa), feroce e divertente satira sociale sulla faciloneria di chi segue costantemente i responsi delle stelle, ma con una trama tuttavia originale e non banale. Divertenti anche Zio Paperone e quel fatale venerdì (Martina/De Vita jr.) e Zio Paperone e l'infallibile profezia (Catalano/Perego), in cui lo Zione è alle prese con una veggente e un calendario non troppo preciso... Consigliata infine anche la simpaticissima Gastone e l'oroscopo sbagliato per i disegni di Gatto, in cui per una volta è il cuginastro la vittima della sfortuna. Chiude l'albo il Pipporoscopo 2009, un oroscopo a dir poco inutile, atto magari ad attirare un po' più di lettori e nulla più.

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Dopo lo schifo del mese scorso non è che mi aspettassi granché dal nuovo numero dei Classici Disney. Invece scopro che in mezzo a tanta "fuffa" non si tratta di un albo da buttare interamente dalla finestra. Dopo alcune storie assolutamente dimenticabili si passa alle migliori qui ripubblicate. Si comincia con un classico "moderno" di Luciano Gatto, Paperino e lo sconosciuto dal tocco d'oro, avventura ambientata sul ring e dai toni alquanto moraleggianti. Segue poi Pippo e l'effetto ventiquattr'ore, "storia dipinta" di Chierchini, senza dubbio una delle sue minori ma comunque apprezzabilissima ancora oggi. E poi, durante la lettura, potrebbe far ripensare al classico martiniano "Topolino e l'uovo di Natale", tra l'altro illustrato dallo stesso artista genovese più di mezzo secolo fa. Ma la vera sorpresa dell'albo è Minni e il re dei topi per i disegni di un ottimo Sergio Asteriti, una simpatica parodia de "Lo Schiaccianoci" con un inusitato ribaltamento dei ruoli dell'opera di Caikovskij. Si chiude con una storiella di Giovanna Bo e Gino Esposito, Zio Paperone e l'anti-strega vegetale, dalla trama quanto mai ciminiana (guest star la strega Roberta).

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Con una simpatica gag in copertina di Giorgio Cavazzano si apre il consueto numero natalizio dei Grandi Classici. Un buon numero (tanto Martina, Chendi e Barosso Bros) con delle storie Superstar che sono delle vere e proprie "chicche". Tra le storie si segnalano Paperino e la giornata tipo (Barosso/Carpi), con un breve e divertentissimo flashback su un venerdì particolarmente funesto per lo sfortunato papero; la spassosissima Paperino e il pacco appresso (Chendi/De Vita senior), ricollegata sempre al classico filone del Donald cui non ne va mai bene una; Paperino re del pedale (Martina/De Vita jr.) la classica storia martiniana in cui i protagonisti ne passano di tutti i colori senza mai poter raggiungere il risultato sperato. Ma il vero regalo di questo numero è la ghiotta selezione delle Superstar (grazie Boschi!). Si comincia con Natale nel mondo (Hubbard) storia rara e soprattutto rimaneggiata dalla coppia "killer" Dalmasso/Perego, che firmano le prime tre tavole ambientate (guarda caso) in Italia. E dopo due brevi americane godibilissime, Topolino e Pippo aiutanti di Babbo Natale e Paperino e la dolce serenata, ecco l'altro must dell'albo: Topolino e l'imperatore della luce per i testi di Martina e i disegni di un Chierchini ancora piuttosto acerbo, chiaramente ispirato da Gottfredson per i personaggi secondari (Joe Pelata è la copia sputata di Giueppe Tubi). Da notare che la versione di questa storia è quella ristampata in precedenza sul Classico "Topolineide" del 1962.

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Quando si dice la disorganizzazione. A distanza di un anno, su un periodico Disney vengono ristampate le parti mancanti della saga del Giocattolaio, inquietante personaggio nato dalla mente (complicata) di Jerry Siegel e dalla matita del Maestro Guido Scala. Ora il n. 8 del BIG ripubblica le prime due parti della serie - Le GM contro il terribile Giocattolaio e Le GM e il ritorno del Giocattolaio - mentre per leggere la terza parte (Zio Paperone e il Giocattolaio provocato) bisognerebbe procurarsi i Grandi Classici n. 252. Ma gliela perdoniamo alla Casa, e l'importante è che dopo 20 anni dall'ultima riedizione si possa rileggere la prima puntata della saga di Giocattolandia. Anzi, viene ripubblicata anche una storia "bonus" degli autori sullo stesso tema, Le GM e il ragazzo di latta a guarnire il tutto. Per il resto, l'albo ci presenta una vasta gamma di autori e storie più o meno valide. Fa una buona figura solo una delle tre storie con Topolino, se non altro per la sua particolarità di "storia interattiva", Topolino - Il ladro superveloce di Asteriti, mentre delle altre si poteva benissimo fare a meno (le brevi Topolino e la carta parlante e Topolino e la fiera della frutta). Ma tant'è. La cosa positiva è che a compensare questa mancanza di topi ci siano delle godibilissime avventure di paperi. Da ricordare la bella Paperino e le rapine psichedeliche, dei fratelli Barosso e De Vita senior, satira feroce della cultura beat degli anni '60, e Paperino istruttore di camping, divertentissima commedia in cui Donald è alle prese con una caterva di pestiferi ragazzini su un cocuzzolo irraggiungibile, meta di campeggio estivo targto PdP.

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E' con una copertina a tema natalizio che si apre l'ennesimo "numero medio" dei Classici Disney, che ormai hanno intrapreso un cammino caratterizzato dalla ristampa di storie assolutamente recenti. Peccato che molto spesso la qualità ne risenta. E parecchio. Si comincia con una storia di Tito Faraci decisamente sottotono rispetto ai suoi standard, avventura, se non altro, abbastanza significativa per il "grande ritorno di Macchia Nera", come strillava appunto la copertina di Topolino n. 2447, in cui Topolino e il segreto della "pecora bianca" esordì per i disegni di Andrea Ferraris. L'albo non offre poi certo delle perle rare, ma possono essere salvate alcune storie. Ricordiamo giusto Topolino e il bilocale ottimale (Panaro/Gatto), in cui il trio formato dal topo, Pippo e Orazio si ritrova a convivere insieme con tutte le circostanze (e i guai) del caso, e le due brevi Paperino in Fermata d'autobus (Faraci/Razzi) e Pico il severissimo! (Mognato/Gula), basate sul topos degli equivoci. Infine, le simpatiche I Bassotti e il rap del rapinatore (Panaro/Ferraris) e Zio Paperone e Paperino a scuola guida (Palmas/Gula) che possono strappare qualche sorriso e far dimenticare le altre brutture pubblicate.

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Ennesimo numero nella media dei Classici Disney. Il mese di novembre ha però il pregio di presentare ben tre storie del Cimino più recente (pubblicate tra il 1998 e il 2002) e alcune altre avventure gradevoli. Si comincia bene con Paperino e la corsa degli audaci (Salvagnini/Dalla Santa), con la coppia di cugini più disastrosa di Paperopoli in una gara sulle rapide senza esclusione di colpi.
Orazio e i rivali automatizzati (Panaro/Gervasio) si prende la briga invece di visualizzare in 28 tavole il rapporto di Orazio con il suo lavoro e i suoi (numerosi) clienti; Russo e Barbucci tentano invece di indagare nella psicologia del papero più ricco del mondo in Zio Paperone... Oro & famiglia. Un Sisti ancora acerbo imbastisce la storia (forse) meno gradevole dell'albo, Topolino contro Al Pietrone, certamente non aiutata dai pessimi disegni di Massimo Dotta, che manca, ad esempio, di raffigurare i personaggi con i loro abiti d'epoca in una storia in cui vengono, pi&ugrsve; o meno, evocati gli Anni '30.
Si ringrazia invece San Rodolfo Cimino durante la lettura delle sue gradevolissime trame, in cui vengono ripresi altrettanti temi a lui cari. In Zio Paperone e il gufone cubico della Pangrovia (disegni dello studio Comicup), c'è la solita disavventura economica di Scrooge alle prese con una determinata minaccia esterna; in Zio Paperone, Amelia e l'avarizia migrante (Cimino/Scala) e Zio Paperone e la minaccia dei Talpotti (Cimino/Milano), lo scontro tra PdP e le sue nemesi di sempre, special guest: la strega Roberta (irriconoscibile nei disegni del Maestro Ligure) e gli inusitati Talpotti, cugini scavatori dei ben più celebri Bassotti.
Si chiude infine l'albo con la simpatica Paperoga e la giornata troppo perfetta (Salvagnini/Panarese).

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Numero un po' sottotono della testata Disney BIG. La mancanza di grandi storie infatti si fa sentire, ma l'albo presenta un vasto panorama di autori e di avventure comunque godibilissime. Si comincia con una serie di avventure... "volanti" aventi il filo conduttore (chi più chi meno) del volo e dell'aviazione in genere: consigliata la simpaticissima Pippo e il raid dei biplani (Bordini), vero gioiellino di comicità. Nella seconda sezione sono tre i must da leggere: in Paperino e la quiete creativa (Cimino/Scarpa) rispunta lo zio Gedeone de' Paperoni, appellato - stranamente - da Paperino come "capo" (che Cimino avesse voluto mantenere le gerarchie??); Paperino e gli affari iperbolici (Dalmasso/Gatto) presenta invece il tema (che poi ricorrerà specie negli anni più recenti) dei consigli affaristici dati da Paperino al suo ricco zio e/o al suo rivale Rockerduck; infine, il Martina "cattivissimo" degli anni '50, con Paperino e il mare di nebbia, in cui hanno una piccola parte anche alcuni cannibali! Anonima la sezione sulle storie bucoliche della fattoria di Nonna Papera. Ecco invece finalmente il vero must dell'albo per chi - come chi scrive - aveva ancora tale lacuna: viene ripubblicata la bella storia Zio Paperone e il nipote ideale di Romano Scarpa, nella quale il vecchio papero si avvale - ahilui! - della collaborazione di Baldo de' Paperi, un suo lontano nipote "esperto" di economia e attività manageriali (ma anche no). Chiudono l'albo la godibilissima Paperino e il ferro portafortuna (Cimino/Cavazzano) e Topolino e il cavallo venuto da lontano (Sciutto/Asteriti) che, facilmente, fa rivenire alla mente un capolavoro di Gottfredson, Topolino e lo struzzo Oscar.

Recensione di Gladstone


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L'ennesimo "vattelapesca" della serie "Speciale Disney", Miti e storie papere, si dedica al recupero (per nulla difficile) di storie ristampate o pubblicate di recente. L'argomento stavolta è la storia antica, dall'Egitto dei faraoni alla Roma imperiale, passando per la Grecia. Accattivante la copertina, disegnata dal giovane e promettente Fabio Pochet, con un Paperone guerriero, in cui alcuni dettagli (lo scudo, le monete...) sono stampati su carta lucida. Si comincia con La rivincita di Paperamses (Catenacci/Dalla Santa), facente parte del filone di Paperamses, character visto già all'opera nei due prologhi (ed epiloghi) dei due Super Miti Mondadori a lui dedicati. Tra l'altro, si è avuta anche l'opportunità di (ri)leggere questa avventura egizia ben sceneggiata anche nella - ormai defunta - testata dei Giganti di Topolino, che ripubblicava le storie nel loro formato originale e in b/n. Dopo una manciata di storie gradevoli, da Zio Paperone e il tesoro di Tutank-Paperon (Pezzin/Scala) a Paperinus... tapinus (Russo/Marini), da Claudio Paperinus e la fiamma nera (Figus/Marini) alle due storie della serie Dai diari delle antenate, ovvero Paperasia oracolo di Delfi e Paperiside e la Sfinge (Salvatori/Soldati, Ronchi), si passa ai "must" dell'albo.
Per i testi di Pezzin abbiamo, disegnata da Asteriti, Topolino e il garage del faraone, bella storia in tre tempi tre, con un Marlin inusitatamente in affari nell'antico Egitto, all'alba della celebre Battaglia di Kadesh (e chi sarà mai l'artefice dell'arma segreta con cui l'esercito egizio sbaragliò gli Ittiti?). E se in una storia c'era Marlin da recuperare nel passato, per par condicio in un'altra è Zapotec nei "guai". Si parla in questo caso della bella Topolino e la guerra di Troia, (Pezzin/Asteriti), in cui l'autore si diverte a demolire sarcasticamente due dei più famosi personaggi dell'Iliade: Ulisse è un tontolone che gioca con i cavalli a dondolo, Elena è invece una racchia brava esclusivamente a cucinare per i cento figli di Priamo.
Sempre Pezzin ci regala, in tandem con i fantastici disegni di Paolo Mottura, due storie della bella serie de La storia vista da Topolino. Ne La grande piramide, Mickey fa la parte di un barcaiolo del Nilo, intento a smascherare un complotto tra l'onnipresente antenato di Gambadilegno e gli Ittiti (sempre loro!). Dulcis in fundo, lo sceneggiatore veneto è ai testi de La strada di Roma, storia ambientata non nella caput mundi dell'antichità ma nella Gallia settentrionale, con un Topolino (Topolix) gallo e un Pippus centurione. Da notare come Mottura si sia fortememente ispirato ai disegni di un certo villaggio gallico nella rappresentazione di Lutetia. Tirando le somme, questo Speciale Disney è, tutto sommato, un'ottimo acquisto, caldamente consigliato a chi volesse farsi una cultura sul Pezzin degli ultimi anni.

Recensione di Gladstone


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Come da un po' di tempo a questa parte, i Classici Disney si assestano nel "limbo" delle pubblicazioni disneyane, proponendo mensilmente storie senza infamia e senza lode nonchè relativamente recenti. C'è però da dire in difesa della testata che questa ha dovuto affrontare il "dopo Boschi" che non ne ha più curato i sommari e, soprattutto, la nascita dell'ingombrante Disney BIG (il quale offre un panorama di storie che va dagli anni '60 fino ad oggi). Fatte queste dovute premesse, il numero di ottobre è caratterizzato dalla presenza di storie di media lunghezza (solo due sono sopra le 30 pagine). Si comincia con la buona Zio Paperone e i severi censori (Concina/Coppola) che ha il merito di far ripensare, specie nella tavola finale, ai Racconti attorno al fuoco di ciminiana memoria. Topolino in: c'è dollaro e dollaro, la seconda storia in assoluto di Angelo Palmas, per i disegni di Romano Scarpa, ripropone il personaggio di Bruto in coppia con Topolino in occasione di un giallo "casalingo". Si prosegue poi con le simpatiche Paperino e le visite sfasciatutto(Panaro/Camboni), Topolino, Minni e l'anniversario fuori orario (Macchetto/Deiana), Pippo "cacciatore di streghe" con i disegni della Uggetti, Paperino e Paperoga rabdomanti con i disegni del compianto Maestro Scala per i testi di Cimino, Paperino e la sfida degli autografi (Tulipano/Gatti) con un Donald raramente così vincente e I Bassotti e l'ospitalita fluviale (Martignoni/Guerrini). Menzione particolare per le brevissime Gastone e la vacanza in tasca e Gastone e il debole della fortuna (Macchetto/Faccini) che mostrano lo stereotipo del Gastone fortunato come mai impreziosite, però, dai sempre frizzanti disegni di un Faccini particolarmente in forma (il suo periodo pre 2000 è quello che personalmente preferisco di più); leggendo invece Zio paperone e l'immobile mobile è facile che rivenga alla mente il classico ciminiano della Battaglia dei colossi, quantomeno per l'immagine di un deposito motorizzato. L'albo si assesta dunque largamente con tre stelline, non presentando né storie "epiche" né però storie da buttare a priori.

Recensione di Gladstone


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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