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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



L’undicesimo volume dell’opera omnia di Romano Scarpa prende il titolo dal "classico sportivo" del 1964, Topolino alle Olimpiadi. Scarpa, su testi di Dalmasso, vi disegnò il prologo e le tavole che collegavano fra loro le "classiche" Topolino nel favoloso regno di Shan-Grillà e Topolino e il Bip Bip-15.
La sequenza iniziale di Topolino alle Olimpiadi è qui presentata per la prima volta tutta a colori e con un’ottima resa tipografica. Le tavole successive sono invece riprodotte a fine volume in formato più piccolo e sono riprese pedissequamente, editoriali inclusi, da Maestri Disney n. 36 (uscito nel 2008).
Il volume ristampa altre dieci avventure a fumetti realizzate da Scarpa fra il 1964 e il 1965. Tre di queste sono sceneggiate dallo stesso Scarpa. Nella prima delle tre (Qui Quo Qua e il pesce commodoro), i Bassotti tornano a raggirare Paperone. Nella seconda (Sgrizzo il più balzano papero del mondo) fa il suo esordio Sgrizzo, cugino picchiatello di Paperino. La storia parla con leggerezza di matti e istituti psichiatrici, temi che oggi sarebbero considerati "politicamente scorretti". La terza avventura del lotto (Paperino e lo spartito inedito) è una divertente commedia degli equivoci con Pico De Paperis.
Il papero tuttologo ritorna anche in Zio Paperone e l’anfora angolare, storia, a tratti sconclusionata, scritta da Pier Carpi.
Fra le altre avventure raccolte nel volume merita una menzione almeno Il giro del mondo in 80 stati d’animo, prima realizzazione scarpiana con Rockerduck per il Disney Studio Overseas Project (aka Studio Program) , qui proposta in veste restaurata, seppure con colorazione non originale.
Le storie sono tutte presentate in versione originale tranne "La merenda mancata", "L’aurum nigrum" e "Il giro del mondo in 80 stati d’animo", ricolorate con colori sfumati.

Recensione di Malachia


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Volume dedicato alle matite di Romano Scarpa. In otto storie su dieci, il nome di Scarpa figura quale autore dei soli disegni a matita. Alle matite – quelle con gommina incorporata, raffigurate in diversi fumetti di Scarpa – è dedicato un originale saggio breve di Giulio Cesare Cuccolini, pubblicato in apertura del volume. Fatti a lapis sono anche i molti studi, schizzi e appunti raccolti in un bel portfolio da Luca Boschi.
Legate indissolubilmente alle matite, ci sono le chine. Debutta in questo volume Giorgio Cavazzano, le cui inchiostrazioni rendono ancor più guizzanti le tavole di Scarpa. A dare il via alla proficua collaborazione fra i due è la storia Paperino e la gloria nazionale, scritta dallo stesso Scarpa.
Fra i soggetti di altri autori, meritano una menzione speciale due avventure natalizie: Paperino e il premio di bontà e Topolino e gli abeti himalayani. Nella prima, Carlo Chendi (qui presente anche con Zio Paperone e l'amuleto su misura, in cui debutta lo iettatore Oscar) regala al lettore uno $crooge genuinamente barksiano. La seconda, scritta dai fratelli Barosso, è un avvincente giallo in cui il villain Macchia Nera è meno pernicioso di un tempo.
Ennesimo voto negativo per l’editing. Il 40 per cento delle storie ristampate presenta i nuovi colori sfumati ereditati dal mensile "Paperino". Zio Paperone e le lucciole industriali (testo e disegni di Romano Scarpa), eredita, oltre ai colori, anche censure ai disegni nella scena della rapina al "Miliardo Club", laddove diverse armi da sparo risultano manifestamente cancellate.
Matita, china, gomma, bianchetto. Il cerchio si chiude.
Per quanto riguarda le edizioni, su questo volume mantengono la colorazione originale: il Pappagallo matematico, la Pasqua nel bosco, la Pista delle pistole, la Cometa al fenantrone, il Capro di Acatapulco e il Visir di Papatoa. Le altre storie provengono da ristampe ricolorate (tipicamente dalla testata Paperino).

Recensione di Malachia


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The Times They Are a-Changin'. Anche il lettore meno avvezzo si accorgerà che in questo volume cambia qualcosa. Le storie si fanno più brevi, il disegno più veloce e le trame più scanzonate. Per la prima volta tutte le avventure raccolte sono scritte da autori diversi da Romano Scarpa. Trattasi di: Abramo e Giampaolo Barosso, Osvaldo Pavese, Gian Giacomo Dalmasso e Rodolfo Cimino. A pochi giorni dalla notizia della morte di Giampaolo e a un anno dalla scomparsa di Abramo, il volume offre la provvidenziale possibilità di ricordare i fratelli Barosso attraverso la ristampa di ben sei loro soggetti, a partire dal brillante giallo-comico Topolino e il pappagallo matematico. Fra le altre storie, merita una menzione speciale Zio Paperone visir di Papatoa, che vede Rodolfo Cimino nella duplice veste di sceneggiatore e inchiostratore e offre spunti per una riflessione socio-politica sulle tasse. Con Biancaneve e la Pasqua del bosco (Pavese), Romano Scarpa offre al lettore la sua migliore prova con i personaggi del primo lungometraggio animato di Walt Disney. Da riscoprire Roberto Catalano, autore fin troppo dimenticato, qui presente con due storie ben congegnate: Zio Paperone e l’allergia discoica ed Eta Beta e la cometa al fenantrone. Ridotto all’osso l’apparato editoriale. Copertina brutta e slegata dal contenuto del volume. Cinque avventure presentano una ricolorazione moderna e modifiche varie ed eventuali ereditate dal mensile "Paperino". Valutazione generale doverosamente inferiore ai volumi precedenti.
Per quanto riguarda le edizioni, su questo volume mantengono la colorazione originale: il Pappagallo matematico, la Pasqua nel bosco, la Pista delle pistole, la Cometa al fenantrone, il Capro di Acatapulco e il Visir di Papatoa. Le altre storie provengono da ristampe ricolorate (tipicamente dalla testata Paperino).

Recensione di Malachia


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Compie 60 anni il settimanale tedesco Micky Maus e, per l'occasione, è stato preparato un numero dalla veste speciale. Un insolito folder protettivo, su cui è attaccato un gadget (uno dei tanti riproduttori di suoni che il settimanale sta offrendo in questi anni), racchiude il numero in questione, la cui copertina si richiama esplicitamente a quella del numero 1 del 29 agosto 1951. Pregevole è l'inclusione di "Micky Maus und der sprechende Hund" ("Topolino e il cane parlante"), storia di Gottfredson proposta nella stessa veste in cui apparì sul primo numero della testata. Per il resto, abbiamo una carrellata di brevi e recenti storie danesi firmate da Cèsar Ferioli ("Der Bucherei-Aufseher"), José Massaroli ("Fliegen will gelernt sein") e Rodriguez Peinado ("Filmreife Rettungsaktion"). Quest'ultima è stata proposta anche in Italia su Paperinik Cult n. 73 come "Paperinik e la sorte del Colosseo". In quarta di copertina è pubblicata un'autoconclusiva di William Van Horn (manco a dirlo) inedita nel nostro Paese. Nel folder è pubblicizzata una serie di tre volumetti speciali con la ristampa del meglio, suddiviso per anni, del settimanale. Forse un prodotto migliore di questo per festeggiare l'importante anniversario.

Recensione di Malachia


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Una bella copertina di Giorgio Cavazzano (già vista sul francese Mickey Parade Géant), fa da apripista a un buon numero del mensile, contenente una discreta selezione di storie rare e poco ristampate. Su tutte spiccano le due "Superstar" di Guido Martina: la commedia degli equivoci Paperino e quelli del Rififì (con ottimi disegni di De Vita senior) e il giallo Topolino e l'inafferrabile, che ripropone il tema, caro al Professore, dei "poteri", seppur temporanei, di Pippo. Martina è anche lo sceneggiatore della bella Paperino e i dobloni del triste pirata, che vanta le matite dell'ottimo Giovan Battista Carpi. Degna di nota pure Paperino e la spugna famelica dell'affiatato tandem Cimino/Bordini, storia mai ristampata dalla sua uscita, forse perchè i suoi impianti originali sono andati perduti (e infatti sono qui riproposti solo degli scan). Fra le altre storie, mi preme ricordare Zio Paperone e i proiettili d'eccezione (Studio Bierrecì), avventura politicamente scorretta con rapimenti, richieste di riscatto e pistole puntate, e la recente Topolino e l'evoluzione fatale (Pergolani/Di Vita), la cui collocazione ideale sarebbe stata la testata de I Classici Disney. La palma della peggiore del numero va, infine, a Zio Paperone e il mostro di Isola Felice, scalcagnata storia di Jerry Siegel disegnata (maluccio) da Giuseppe Perego.

Recensione di Malachia


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Primo numero del "nuovo" Topolino della De Poli: restyling che può piacere ai ragazzini e possibilità di leggere il numero in formato digitale. Si incomincia con il terzo episodio di Cronache del Pianeta T. A fronte di una buonissima premessa, abbiamo ora una puntata dal ritmo molto più lento, in cui le azioni più importanti avvengono tutte nelle ultime tavole. A tratti, mi è sembrata di difficile lettura, con alcuni personaggi (Topolino, Orazio, Gambadilegno) troppo stereotopizzati e un abuso di termini di fantasia che, con il tempo, stanca anzichè divertire. Il tutto sembra, d'altra parte, concretizzare la necessità di "allungare un po' il brodo" per accompagnare l'uscita del gadget estivo. Vedremo l'evolversi dell'intreccio prima di esprimere un giudizio più compiuto. Nel numero ritorna anche l'atteso Paperinik "filologico" di Marco Gervasio con Il segreto di Fantomius. Piacevolissima lettura ma, personalmente, avrei fatto a meno di conoscere, pur se funzionale alla trama, il nuovo cugino di Archimede. Segue la "tecnologica" Zio Paperone in: L' iPap è una rivoluzione dell'esordiente Nicolai (disegni di Turconi). L'autore (pur sviluppando un soggetto di Vitaliano) promette bene. La storia in questione è ricca di gags. Un po' tirata per le lunghe ma, comunque, divertente. Dopo la breve Quella volta che... hai fatto benzina (Macchetto/Gottardo), chiude il numero Zio Paperone e l'erede meritevole con testi e disegni del bravo Paolo Mottura, incentrata sul rapporto zio-nipote.

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Zio Paperone e l'oro fulminante: una bella storia della coppia d'assi Cimino-Cavazzano apre quello che sarà l'ultimo numero di Topolino "serie topolitana". Per il resto, abbiamo un paio di storie mediocri sceneggiate da Stefano Ambrosio (Paperaugh e l'ascia antiguerra, disegni di Perina; La bisarca di Noè, disegni di Gula) e una storia "bruttina" di Panini/Meloni con un Eta Beta reso cattivo da Macchia Nera (Macchia Nera e il complice del futuro). Chiude il numero Topolino, Indiana Pipps e la macchina di Karlefoort. Interessente il modo in cui Vitaliano tratta l'argomento degli "oopart". Purtroppo, avendo perso qualsiasi interesse verso l'avventuroso cugino di Pippo, e, di certo, non aiutato dai disegni di Luciano Milano, non sono riuscito ad aprrezzare fino in fondo la storia in questione. Numero un poco fiacco. Il prossimo, almeno sulla carta (o su tablet), si preannuncia migliore!

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Topolino 2900. Come previsto, niente celebrazioni o copertina a tema. Però il numero si apre con un capolavoro metafumettistico di Casty, che, da solo, si merita le quattro stellette. Topolino e la rivolta delle didascalie conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il Castellan è un genio capace di usare luoghi comuni o collaudati espedienti narrativi in modo mai banale o scontato. Alla brillante sceneggiatura si aggiungano degli ottimi disegni (con un Topolino più scarpiano che mai!) e la ricetta per rimanere impressi nella memoria del lettore è assicurata! Si conclude anche Paperino Paperotto e il Grande Sonno, riuscito omaggio alla fantascienza america degli anni '50 e '60, con il quale, il bravo Bruno Enna, suole introdurci, assieme all'universo di Quack Town, nella stagione estiva. Segue la brevissima Paperina e il training personalizzato (Bosco/Migheli) che riesce nello scopo di strappare un timido sorriso. Pur avendo a disposizione più tavole, invece, non vi riesece Paperoga, Paperino e gli intrighi del MOLESTO (Badino/Cabella/Faccini). Chiude il numero il tradizionale appuntamento con il Maestro Rodolfo Cimino, di certo non nobilitato dai disegni di Sergio Cabella, con Zio Paperone e il corallo variabile, storia non riuscitissima e, forse, troppo moraleggiante.

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Il grosso del numero è occupato dalla lunga storia italo-danese in tre parti Zio Paperone, Paperino e il salvataggio all'arrembaggio, in cui i paperi vivono sulla loro pelle le vicende del nuovo film de I Pirati dei Caraibi. Il soggetto dei Mc Greal è carino, anche se la sceneggiatura non è impeccabile. Ottimi, invece, i disegni del "nostro" Gervasio, il quale ci regala anche una bella copertina abbinata alla storia. Ottima pure la seconda puntata di Le avventure di Monsù Paperin e della Giovane Italia, certamente una delle migliori storie in costume degli ultimi anni. Sisti ci regala una buona ricostruzione storica e spassosi equivoci verbali, mentre Perina è bravissimo a mettere il tutto in disegni. Per il resto, due storie dimenticabili (la scontata Clarabella e i fanghi termali e la tediosa Topolino e il mistero della polvere d'oro), ma ben disegnate dai veterani Uggetti (meglio del solito) e Gatto (bravo come sempre). Insomma, non male.

Recensione di Malachia


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Una bella copertina di Silvia Ziche introduce Topolino, Rock Sassi e Manetta in una maglia rosa in giallo, spensiarata storia di Tito Faraci, disegnata dalla stessa Ziche. Ritmo gradevole e umorismo calcato la fanno da padrona, ma il soggetto, a ben vedere, non è molto consistente. Segue Paperino e il Tesoro tra le Nubi(Panini/Limido), storia che non mi convince fino in fondo. Troppo "normale" per i miei gusti. Complici anche i disegni "alla buona" di Maurizio Amendola, continua a non appassionarmi la mini-serie di Roberto Gagnor Da catorcio a fuoriserie, presente anche in questo numero. Senza infamia e senza lode Brigitta agenzia asso di cuori - Ladri per amore (Nigro/Barbaro): si lascia leggere bene, ma di originale non ha nulla. Buona a metà l'italo-danese (Paperino e il condotto col botto). Buona, cioè, la parte "italiana" (i disegni di Gervasio); carente, invece, la parte "estera" (il soggetto di Laura e Mark Shaw). Nota positiva, per una volta, all'unica autoconclusiva: idea simpatica di Carlo Panaro e disegni del bravissimo e redivivo Francesco Guerrini.

Recensione di Malachia


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Quarto numero "buonista" a "Impatto Zero". In apertura il promettente prequel della nuova serie fantascientifica Cronache dal pianeta T (Vitaliano/Sciarrone). Buona caratterizzazione dei personaggi (ma forse con qualche "frecciatina" di troppo a Topolino e a Gambadilegno), riuscita satira politico-sociale e la solita buona comicità verbale targata Vitaliano. Peccato, dal mio punto di vista, per i troppi nomi "di fantasia" utilizzati. Vitaliano torna anche con Zio Paperone e il mostro dei ghiacci (disegni di Soldati), storia veramente sui generis, ma con un buon quadretto familiare iniziale, a cui il finale rimanda. Topolino e l'iceberg di plastica (disegni di Perina) è, poi, una storia poco appetibile del "solito" Michelini, con l'"extraterrestre" Eta Beta e il ritorno della Beta Betulla. Topolino e la giungla dei barbuti esploratori perduti (Macchetto/ Asteriti) è, invece, una delle poche storie brevi degli ultimi mesi che è riuscita a farmi ridere davvero. Promossa. Il numero si chiude con le scaramucce fra Paperino, Gastone e il vagabondo delle stelle, di un Cimino sottotono e di un Meloni, come al solito, non particolarmente ispirato.

Recensione di Malachia


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Continua il trend medio-basso delle ultime settimane, anche se le prime due storie, sono, tutto sommato, promosse. La prima è Topolino e la regina verde (Sarda/De Vita), dove torna, a distanza di soli sette giorni, lo Zio Jeremy e si tenta di inserirlo in continuty, affiancandolo a Zia Topolinda. La seconda, Zio Paperone e la lunga corsa per Skagway (Macchetto/Vian), è intrisa di tòpoi ciminiani (il Klondike, una storia d'amore, i fagioli...) e il risultato finale è gradevole. Dei restanti fumetti, a mio avviso, nulla di esaltante. Dopo la versione papera di "High school musical", torna l'E-Blog (Pesce/Migheli) con, questa volta, i Jonas Duck (sic!), in una storia destinata esclusivamente ad un pubblico in età pre-puberale. Nasce, poi, una nuova serie di "riempitive" firmate da Roberto Gagnor (Da catorcio a fuoriserie), per il momento poco interessanti, e si chiude il tutto con il ritorno della PIA (Sarda/Limido), ciclo che provoca in me - sarà il periodo dell'anno - reazioni allergiche di varia natura. Bella la cover di Coppola.

Recensione di Malachia


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Continua la serie DuckWheels, abbinata al gadget delle omonime macchinine. La seconda storia del ciclo è la movimentata Paperina e la Permalauto, in fin dei conti "onesta" sceneggiatura di Stefano Ambrosio, messa in immagini dal bravo Stefano Intini. A proposito di serie, ritorna la PIA, ciclo che non ho mai gradito e che nemmeno Paperino e i magnifici setter (Sarda/Dalla Santa) riesce a farmi cambiare idea. Torna pure Cimino con Zio Paperone e la tribù dei sei piedi, storia che si emancipa un poco dal suo standard e che ci riserva un finale "moraleggiante". Tuttavia, l'esito non è dei migliori e il Maestro sembra abbastanza sottotono. Complici, forse, anche i disegni di un Cabella che pare spesso considerare le proporzioni dei personaggi un optional. In mezzo a tanta "normalità", c'è, però, spazio per una punta di eccellenza, grazie al "solito" Pippo Reporter di Teresa Radice e Stefano Turconi. Gags, citazioni, dettagli, dialoghi e disegni sopraffini sono gli ingredienti del nuovo episodio, con un omaggio a Il pianista suonato Sergej Rachmaninoff. Numero complessivamente non eccezionale. La terza stella è tutta per i coniugi Turconi!

Recensione di Malachia


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Il numero si apre con Dinamite Bla e il maiale da concorso (Vitaliano/D'Ippolito). Il soggetto è molto semplice, ma le storie di Fausto Vitaliano hanno, come loro costante punto di forza, i testi; perciò, anche in questo caso, essi non sono da meno e ci regalano, ancora una volta, alcune perle di pura comicità verbale. Buona prova pure di Francesco D'Ippolito ai disegni, anche se la copertina abbinata - del bravo Andrea Freccero - trasuda di un'espressività ineguagliabile. Segue Pippo Reporter - Dieci piccoli caimani, capolavoro di Teresa Radice e Stefano Turconi, riuscitissimo omaggio ad Agatha Christie e "grande parodia" del quasi omonimo Ten Little Indians. Segue Paperino e l'avventura insicura, onesta storia "didattica", promossa dal Ministero del Welfare, scritta dalla mano esperta di Alessandro Sisti e disegnata da Giampaolo Soldati. Un Manetta ancor più impacciato e inetto del solito, è poi il protagonista del nuovo episodio di A scuola di polizia con l'ispettore Manetta (Gagnor/Uggetti). Chiude il numero Zio Paperone e la mitica numero zero (Palmas/Amendola), storia basata su un'idea arguta - quella del valore di una moneta da zero dollari - e recante un omaggio al grande Romano Scarpa.

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Nel numero si conclude innanzitutto Topolino e l'Italia ri-unita (Bosco/Mottura), l'interessante fumetto celebrativo in cui, tuttavia, i limiti di questo genere di storie sono qui ancor più evidenti che nella prima puntata. Segue, a sorpresa, il ripescaggio di una mediocre (non tanto nelle premesse quanto nel raffazzonato svolgimento) storia Egmont, inedita sì in Italia, ma già vecchia di oltre un decennio: trattasi di Zio Paperone e le nebbie del tempo (Rawson/Pujadas). Non male Paperino e Paperoga inviati antitempesta di un Sergio Cabella, ultimamente sempre più autore completo, e nemmeno l'ennesimo mini-episodio di A scuola di polizia con l'Ispettore Manetta (Gagnor), anche se penalizzato dai disegni poco dinamici di Sergio Asteriti. Chiusura di qualità con la coppia "storica" Cimino/Gatto, autori della bella storia dal sapore classico Zio Paperone e l'atollo musicante.

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Ottimo numero per almeno un paio di motivi. Il primo: si festeggiano i 150 anni dell'Unità d'Italia con una storia speciale e con una meravigliosa copertina commemorativa. Il secondo: torna il magnifico Pippo Reporter dei coniugi Turconi, di certo uno dei migliori fumetti (non solo Disney) degli ultimi anni. Per quanto riguarda l'Unità d'Italia, la storia in questione si intitola Topolino e l'Italia ri-unita. I testi sono di Marco Bosco e i disegni dell'ottimo Paolo Mottura. Sfruttando il consolidato espediente della "Macchina del tempo", si tratta di un soggetto carino e dallo svolgimento gradevole, pur con tutti i limiti delle storie didattiche/promozionali/su commissione. Per quanto riguarda Pippo Reporter, l'episodio Scuola di volo (Radice/Turconi) è un piccolo capolavoro, pieno di dinamicità e infarcito di gags oltre che di piacevoli citazioni (su tutte, i riferimenti al corto del 1928 Plane Crazy). Degna di nota, non tanto per la qualità, ma perchè a firmarla sono due veterani che hanno fatto la storia di "Topolino libretto", è anche la storia che chiude il fascicolo: Zio Paperone e la singolar tenzone (Cimino/Chierchini). Ancora una volta dimenticabili sono, invece, a mio avviso, le storie brevi che completano il numero: Battista e il maggiordomo venuto dal passato (Panini/Gottardo) e Paperi che sbagliano strada... in nave (Gagnor/Dalla Santa).

Recensione di Malachia


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Acquisto non consigliato per il lettore saltuario. Si incomincia con Delirio su tela (Bosco/Mazzarello), storia che non aggiunge nulla di nuovo alla serie di Double Duck, il cui sovradosaggio sta ottenendo, almeno in me, effetti collaterali. Ritorna, subito dopo, Roby Vic ne Il progetto BlackDuck (Sisti), che cerca di imporre una certa continuity a vicende che, poi, non hanno a che fare con la continuty dei paperi. Nota positiva (almeno!) per i disegni dell'ottimo Intini. Si prosegue con il ritorno della serie Topolino che risate! con l'episodio Sei in ritardo, Topolino! (Ambrosio/Gula), ispirato più ai Mickey Mouse Works che al classico Mickey's Delayed Date. Chiudono il numero due storie, i cui soggetti non brillano per particolare originalità: Paperino e il premio irresistibile (Panaro/Gottardo), in cui Paperino e Paperoga sono, ancora una volta, cavie, a loro insaputa, dello Zio Paperone e Gambadilegno dipendente del crimine (Venerus/Asteriti), in cui un piano "perfetto" di Pietro viene scoperto senza troppa fatica. Insomma, numero dimenticabile.

Recensione di Malachia


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Credevo peggio. La storia che promuove l'ultimo film di Fausto Brizzi - Qui Quo Qua e il pluri innamoramento (Brizzi-Secchi/Tosolini) - è, tutto sommato, gradevole, con un Paperoga "ruffiano" sui generis e con diverse situazioni che strappano almeno un sorriso. Segue Zio Paperone e il colossale inganno (Panaro/Perina), storia in due tempi ambientata nell'aula di un trbunale. Ottimo il primo tempo, degno di un Panaro dei tempi d'oro, e ottimo l'impiccio giudiziaro in cui è stato calato Zio Paperone. Sono, invece, rimasto un po' deluso dal secondo tempo, con una soluzione troppo affrettata e improbabile (l'espediente del registratore vocale). Son certo che, se l'editore avesse concesso più tavole, il buon soggetto si sarebbe sviluppato in modo più articolato e convincente, ma, d'altra parte, è già apprezzabile l'apertura ad una storia lunga in due tempi sullo stesso numero. Si conclude, infine, Indiana Pipps e il tempio di cristallo (Sarda/Tosolini): anche in questo caso, le premesse della prima parte sono state disattese nella seconda e la storia, nel suo complesso, non è poi così memorabile, come, invece, azzardavo affermare una settimana fa. Ultimissimo appunto: basta storie brevi con Paperink e con gli imbranati agenti del Commissariato di Topolinia!

Recensione di Malachia


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Finalmente torna Casty e la qualità generale del numero un po' ne risente. Aspettavamo, infatti, da tempo la pubblicazione di Topolino e le Miniere di Fantametallo, storia che, in effetti, apre il settimanale e alla quale è abbinata la bella copertina dello stesso Castellan. Trattasi di un'avventura con la "A" maiuscola, con la giusta dose di gags, misteri da decifrare e viaggi verso l'ignoto da affrontare, con villains azzeccatissimi, ma con un'Eurasia Tost, a mio modesto avviso, facilmente intercambiabile con la figura di Indiana Pipps. Parte grafica classicissima e superlativa: nulla da eccepire. Nel complesso, però, forse per via della trepidante attesa, forse perchè il paragone con altre riuscitissime storie Disney sul tema di Atlantide viene un po' naturale, questa volta Casty delude un poco le aspettative, sicchè non me la sento di annoverare questa fra le migliori prove del Maestro. Degna di nota è anche la storia che chiude il numero: la prima puntata di Indiana Pipps e il tempio di cristallo (Sarda/Urbano). Finalmente sembra di leggere una di quelle belle storie del personaggio che si leggevano circa vent'anni fa. Aspetterei, comunque, il finale prima di azzardare ulteriori commenti. Un'argutissima idea sta, poi, alla base di Zio Paperone e le traduzioni (fin troppo) simultanee (Vitaliano/Held), storia, forse, penalizzata da un finale un po' troppo inverosimile. Sfiziosa anche l'idea di una "Elseworlds" con Paperinik (Il ritorno del cavaliere vendicatore di Panini/Del Conte), ma, obiettivamente, quelle con Batman o Superman erano un altro paio di maniche. Trascurabilissime, infine, le quattro tavole di Gastone e la fenomenale giornata normale (Macchetto/Milano). Numero, tutto sommato, buono. Senza dubbio, il migliore di quelli usciti nel 2011, ma c'è ancora parecchia strada da percorrere prima di raggiungere il massimo dei voti. Prova provata che non si può mai giudicare con coscienza un prodotto alla vigilia, solo "sulla carta" o solo sui Nomi in campo.

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"Il ragazzo ha buone potenzialità ma non si applica. Con un minimo di impegno in più potrebbe ottenere ottimi risultati, non accontentandosi della sola sufficienza". Questa frase, mutuata dal gergo scolastico, può essere applicata a questo volume, che ospita appena tre storie lunghe (e pluri-ristampate).
Delle tre una è molto buona: Zio Paperone e gli icebergs volanti con l'affiatato tandem Pezzin-Cavazzano al massimo della loro forma e sintonia. Tuttavia, da una rivista prestige quale questa ci si aspetta sempre di leggere delle versioni il più possibili integrali, mentre, ancora una volta, gli addetti all'editing si accontentano di recuperare la prima cosa che capita sottomano e non pensano all'assenza della tavola che apre il secondo episodio (fra l'altro già recuperata in precedenti ristampe).
Le altre due storie sono sì carine, ma, a mio avviso, non imperdibili: trattasi di Zio Paperone e i funghi dei Nibelunghi (disegni di Scarpa) e di Topolino e la tigre col fiocco (disegni di Rota). Da notare come l'ultima ristampa di tutte e tre risalga appena al 2007.
Dal suo esordio (1971), non è, invece, mai stata ristampata Topolino e la miniera dei Gulp di Romano Scarpa. Migliore di altre altre storie dello Studio Program, tuttavia, in un quadro più generale, la sua qualità è pur sempre medio-bassa. Tornando al gergo scolastico, sufficienza appena raggiunta: tre stelle, ma più che altro "sulla fiducia".

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Il numero si apre con il ritorno di Papertotti, Gattoso e compagnia bella, co-protagonisti assieme ai piccoli di Topolinia e Paperopoli, di Paperino e Topolino in: la finale, finalmente!. Il soggetto, senza minimamente accennare agli anacronismi che vi si possono trovare, non è, di per sè, niente di eccezionale, ma la sceneggiatura di Secchi fila abbastanza bene ed offre alcuni spunti sfiziosi (tipo la "tavolata" di pp. 56-58). Davvero graziosi i disegni del bravo Gervasio, che meritano una menzione speciale. Segue DoubleDuck: L'Uovo di Rio (Bosco/Perina), storia che non toglie e non aggiunge nulla al personaggio. Le due brevi (A scuola di polizia con l'ispettore Manetta e Pico de' Paperis e il reset culturale), purtroppo, anche questa settimana strappano pochi sorrisi. Riesce, invece, nell'impresa e lo fa con la solita acutezza, Fausto Vitaliano che ci regala una storia poco convenzionale, ma molto "umana", con tutto il cast di Topolinia: Minni, Topolino e la filiera del passaparola. Non male Soffritti ai disegni, ma lo vedo più a suo agio con l'universo di Paperopoli. In definitiva, nessun numero finora uscito nel 2011 è stato, a mio avviso, "imperdibile". Non fa eccezione questo. Da notare, come curiosità legata al numero, la presenza di Zia Topolinda, personaggio assai poco utilizzato nel corso degli anni, ma molto caro agli appassionati, presente in ben due storie - in apertura e in chiusura del numero!

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Continua (e si intensifica) il battage pubblicitario dedicato al film Tron Legacy. Ancora una volta è impegnato in tal senso, Stefano Ambrosio che ci propone una parodia più godibile della sua stessa riduzione a fumetti della pellicola. Il titolo diventa Pippo e il mitico BasetTron e i disegni sono del bravo Vitale Mangiatordi. Segue Paperinik a un passo dall'oblio, la storia, a mio modesto avviso, più interessante del numero. Trattasi di una produzione italo-danese che ripercorre un soggetto non dei più originali, con un Paperino sospeso tra sogno e realtà, ma sviluppato con abilità dai McGreal e messo in immagini da un Freccero in forma smagliante. Fra le brevi che strappano qualche timido sorriso troviamo Paperi che sbagliano strada... In auto (Gagnor/Del Conte) e Paperino, Paperoga e la campagna "virale" (Muzzolini/Held). Il numero si chiude con il nuovo "Diario segreto di Zio Paperone". Leggendo Il cielo di ghiaccio - è questo il titolo - ci accorgiamo di essere ben lontani dai capolavori del Maestro Rodolfo Cimino, ma l'avventura è, come sempre, dignitosissima e lo spunto interessante. Peccato per i disegni di Luciano Milano, che non riesco quasi mai a digerire, e, più in generale, per gli "anonimi" disegnatori a cui, di solito, vengono affidati i soggetti di Cimino.

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Il numero che ci traghetta dal 2010 (tutto sommato una buona annata del "nostro" settimanale) al 2011 non è dei migliori. La storia d'apertura (Zio Paperone e il doppio evento di capodanno di Panaro/Dalla Santa) si prefigge di promuovere troppe cose (il digitale terrestre, il Capodanno, Antonella Clerici, Michael Bolton - che somiglia a Bruno Vespa), a spese di una trama poco convincente (specie a partire dall'ingesso in scena di Amelia). Panaro convince di più nella storia di chiusura (Nonna Papera e il segreto della quercia secolare), soggetto, comunque, molto semplice e lineare, disegnato da un Mazzon che prediligo di più quando non si discosta così tanto dalla linea del Maestro Luciano Gatto. Grande risalto è dato alla didattica Zio Paperone e la grande avventura acquatica (Camerini/Mazzarello), storia assai soporifera che avrei visto meglio in un opuscolo promozianale a sè. Nel numero si inaugura anche la nuova miniserie A scuola di polizia con l'Ispettore Manetta (Gagnor/Asteriti) con un Manetta sempre più sciocco e prevedibile. Topolino e l'ultimo viaggio nel tempo (De Mojana/Camboni) è invece il fumetto - anche se la sua trama non è poi così elaborata - che più ho apprezzato in questo numero, dove almeno un losco individuo si accorge dell'esistenza della Macchina del Tempo. Bravissimo Camboni. Speriamo di vederlo di più in questo 2011 (due storie all'anno sono un po' poche). Indeciso fra le due e le tre "stellette", opto per le tre, esclusivamente sulla fiducia, scrivendo queste righe all'inizio del nuovo anno. A proposito: ancora auguri a chi legge!

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Quest'anno il tradizionale numero natalizio del "Topo" non lo è al 100% ma si fa perdonare. Innanzitutto abbiamo un buon Faraci con l'originale idea di dividere una storia "corale" in tre parti, ognuna con titolo diverso. Nella prima parte (Paperino e l'incombenza natalizia), abbiamo assistito all'incipit di una promettente storia dei paperi - tra l'altro tutti ottimamente caratterizzati. Con la seconda parte (Topolino e lo smisurato mistero di Natale), la costruzione sembra prendere tutt'altra piega, scivolando verso il farsesco e il nonsense. Quel genio di Tito, però, ha allestito quel "teatrino" solo per sviare momentaneamente il lettore che si ritrova, nella spiazzante ultima parte (Topolino, Paperino e la smisurata e misteriosa incombenza di Natale), di fronte ad un riuscito esempio di metafumetto, sincero omaggio ai fumetti che ci tengono compagnia ogni settimana. Un po' sottotono l'apparato grafico firmato da Mazzarello, Soldati e Ziche. Si prosegue con la "promozionale" Paperinik, Paperinika e il fidanzato perfetto (Brizzi-Secchi/D'Ippolito). Non male come soggetto (Paperino che perde la memoria e compagna che ne approfitta), ma lo svolgimento e il finale lasciano un po' a desiderare. La natalizia Zio Paperone in: Notte silenziosa (Gagnor/Faccini) è, a mio avviso, la migliore storia del numero. Atmosfera malinconica, disegni "caldi", poche parole e più di un omaggio a Carl Barks (il re delle storie di Natale) sono un connubio perfetto! Il numero si chiude con Brigitta e l'orco della fiaba dei veterani Cimino & Gatto. Purtroppo, la vicenda, ancor più incredibile e surreale del solito, mi ha lasciato più di una perplessità, specie nell'affrettato finale. Ma a Cimino si può perdonare tutto. Buon numero natalizio, anche se non dei migliori, che si fa apprezare pure per la copertina insolitamente plastificata.

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Numero interessante, tutto dedicato a Paperino e alle sue identità segrete, preparato in funzione dell'allegato calendario 2011. Apre e chiude il numero la divertente Paperinik contro i ladri di polli (Faraci/Cavazzano), un susseguirsi di intelligenti gags ed esilaranti equivoci, che vedono protagonisti il papero mascherato e Dinamite Bla, nel tipico stile faraciano, amplificati dal tratto umoristico del grande Giorgio Cavazzano. Simpatico come sempre, il Faccini di Paperino e l'incredibile caramella Bloppblapp, un po' più malinconico, e, a mio modesto avviso, pure meno convincente, del solito. Nulla di che Buonanotte Paperotto - Cappucc...ino rosso (Ambrosio/Migheli), mentre è molto buona Chi ha incastrato DD della coppia Turconi & Radice. La storia introduce in punta di piedi il padre della bella Kay K e potrebbe gettare le basi per un ulteriore sviluppo del personaggio, oltre che del tormentato rapporto padre-figlia. Anche se sono fra quelli che si battono per almeno un numero interamente dedicato a Topolino e fra chi avrebbe preferito vedere un indice come questo in occasione del compleanno di Paperino, non mi posso di certo lamentare, tant' è che ne consiglio a tutti l'acquisto.

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Numero interessante sotto vari punti di vista. Innanzitutto si conclude Doubleduck - Una missine lunga tre giorni (Bosco/Pastrovicchio), con un Paperino doppiogiochista molto più scaltro ed energico del solito, e con un nuovo "mistero" in sospeso, da svelare nei prossimi episodi. Il "doppiogioco" la fa da padrona anche nella seconda storia del numero: Zio Paperone, Rockerduck e la plurialleanza variabile (Vitaliano/Usai). La storia è carina, anche per la presenza di un nuovo "riccone" in città, ma Fausto, quest'anno, ha davvero dato il meglio di sè in altre occasioni. Molto interessante e ben sviluppata è l'idea che sta alla base della storia che chiude il numero: Minni e il crumble della discordia (Orsi/Mangiatordi), laddove, la "topolina" si intrufola, a sua insaputa, nella macchina del tempo e vive un'esperienza unica. Nonostante le succitate già buone premesse, il numero è soprattutto dedicato ad Epic Mickey, videogioco-evento dell'anno, e al coniglio Oswald, protagonista anche della bella copertina di Celoni. Per l'occasione, sono anche pubblicate tre delle sei mini-storie che fanno da prequel alle vicende narrate nel videogame. Come fumetti, a parte qualche simpatica trovata o erudita citazione, non sono nulla di che, anzi, le trame sono abbastanza "banalotte", ma fa davvero immenso piacere vedere sul nostro Topo un mostro sacro del fumetto supereroistico quale Peter David. Lo svolgimento narrativo di questi episodi è, infatti, quello tipico dei moderni comic book ed è innovativo pure l'apparato grafico, affidato alle matite di Sciarrone e ai colori di Monteduro. Insomma, un numero da avere!

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Promette bene la nuova serie di Double Duck, anche se, per ora, Una missione lunga tre giorni (è questo il titolo) sembrerebbe utilizzare solo un intelligente espediente narriativo per narrare una nuova origine del personaggio. Bene, dunque, la sceneggiatura di Vitaliano, mentre non mi è molto piaciuto Pastrovicchio ai disegni. Molto buona è anche la storia che chiude il numero: Zio Paperone in prigione, soggeto originalissimo (Salati), e disegni deliziosi (Gatto). Nel mezzo, però, solo i soliti clichè. Si va dall'ennesima "storia in costume" ambientata in Oriente (Topolino e il segreto del dragone pensoso di Salvagnini/Barbaro), al finale più che scontato - data la presenza di Eta Beta - di Orazio e il ventilatore ostinato (Vessella/Asteriti), passando per Superpippo e la perdita accettabile (Ambrosio/Milano), forse la più brutta storia dell'anno, e per il Paperinik di Paperi che sbagliano strada (Gagnor/Amendola).
Numero non da "rottamare" (tanto per usare un'espressione molto in voga in questi giorni), ma nemmeno da promuovere a pieni voti.

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Puntuale come l'arrivo dell'ora solare (e dei connessi scompensi), ecco giungere il fumetto che promuove il nuovo film di Fausto Brizzi: Topolino e Minni in "Muro contro muro", sceneggiatura (Brizzi/Secchi) non particolarmente brillante, ma disegni (Mastantuono) più che buoni - i migliori del numero (non che ce ne voglia, visti i "concorrenti"). Storia non memorabile, ma che si lascia leggere senza annoiare. Annoia e convince pure poco Topolino e l'ora illegale (Sisti/Gula), mentre sa troppo di già visto Zio Paperone e le camomobili (Camerini/Amendola). Completamente nonsense, infine, la breve Superpippo e il marzapane blindato (Ambrosio/Uggetti), ma non dimentichiamoci che trattasi di una storia di Super Goof. Per fortuna, a risollevare un numero abbastanza mediocre, c'è il buon vecchio Rodolfo Cimino, con Paperino e i diari segreti di Zio Paperone. La storia è ben sceneggiata e ci offre un ritratto "umano" e, in fondo, molto "barksiano", di Zio Paperone, tanto da sperare che la poesia regalataci questa settimana abbia davvero un seguito. Peccato per i disegni non troppo "digeribili" di Luciano Milano.

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Il buon numero si apre con Gastone, il papero più sfortunato del mondo, storia tristissima di Riccardo Secchi che, nonostante una sceneggiatura non impeccabile, sviluppa un soggetto originalissimo e ci presenta un Gastone più - concedetemi il termine - "umano" del solito. Ottima, manco a dirlo, la caratterizzazione dei personaggi e molto buoni pure i disegni di D'Ippolito. Merita di entrare di diritto nelle prossime antologie del personaggio! Segue Paperino e la conca cristallina, co-produzione italo-danese, che ci offre la gioia di vedere finalmente l'ottimo Fecchi alle prese con una sceneggiatura tutta italiana (firmata da Carlo Panaro). Il numero ha in serbo un'altra sorpresa: Topolino e le bambole dagli occhi cangianti, una delle rare storie del Maestro Rodolfo Cimino ambientata a Topolinia. La sceneggiatura è semplicemente perfetta, il mistero da risolvere è più che discreto, i personaggi messi in scena assolutamente credibili (dal menzognero Pietro, al quasi paranoico Topolino, fino al sindaco il cui unico interesse è quello di non perdere voti). Buona prova grafica anche per Marco Palazzi. Infine, fra le brevi "riempitive", meglio il nuovo Giallo a due ruote (Gagnor/Gatto) che l'inefficace Paperinik e la caccia al costume (Panini/Amendola). Acquisto consigliato, insomma!

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Niente di nuovo sotto il sole. Si incomincia con I Bassotti e la laurea abilitante di Riccardo Secchi, della serie "i Bassotti frequentano una scuola del crimine". La storia, però, è impreziosita da un finale inaspettato e dai disegni del bravissimo Roberto Vian, che trovo, comunque, più adeguati a storie ben più "epiche" di questa. Segue Paperino e le tecniche di conquista (Panaro/Perina), in cui Donald si scopre consulente sentimentale di successo. Il solito colpo di fortuna di Gastone è al centro di Paperino e la maschera di pasticci (Badino/Milano), mentre Macchia Nera deve vedersela - ahilui - con un Pippo molto "faraciano" nella storia intitolata Il recupero con complicazione (Panini/Soldati). Il numero - a mio modesto avviso, mediocre - si chiude con la banda dei paperi, al seguito dell'ennesima spedizione archeologica di Pico De Paperis in Zio Paperone e la nave del Sole (S. Enna/Gottardo).

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Il numero si apre con una bella storia scritta da Fausto Vitaliano, incentrata sull'incontro fra il modus vivendi dell'iperattivo Paperone e quello molto più "decelerato" del nipote Paperino. Zio Paperone e la ricerca dell'Orichalcum - è questo il titolo - ha, infatti, come punti di forza, un soggetto interessante, una sceneggiatura frizzante, con le battute giuste al posto giusto, e gustosissimi dettagli (come l'automobilista che se la prende col pedone). Il tutto, poi, è impreziosito dai disegni raffinati del bravo Andrea Ferraris e dall'abbinata copertina di Corrado Mastantuono. Segue, Topolino, Eta Beta e la naftalina di una volta, avventura "sciocchina" del tandem Muzzolini/DeLorenzi, ed un paio di storie sceneggiate dal nostro Andrea Gagnor: il nuovo breve Giallo a due ruote (dove il Maestro Luciano Gatto ritrae per la prima volta Indiana Pipps) e la movimentata Paperogate di Creta e l'eroico turlupinante (disegni di Alessio Coppola). Conclude il numero la sorprendente Zio Paperone e la lampadina ubiquitaria di Enrico Faccini. Se il soggetto non è dei più originali ("geniale invenzione di Archimede arraffata dai Bassotti"), lo sviluppo è un'eccezionale apoteosi del nonsense facciniano, con un ritmo incredibile e tante imperdibili ed imprevedibili trovate.

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Numero sottotono, e, forse, allestito più in fretta di altre volte, in cui i "contenuti speciali inediti" (sempre annunciati in copertina) sono totalmente assenti e in cui l'unica rarità presente è una debole storiella col gatto Romeo, disegnata dal bravo Al Hubbard. Per il resto, vi troviamo svariate storie ristampate più volte nell'ultimo decennio e facilmente "ospitabili" anche altrove (cioè, non necessariamente in una costosa e poco voluminosa rivista "prestige" come questa).
Si va da La tragica avventura di Paperon de' Paperozzi (Marconi/Cavazzano), fiacca parodia - con tanto di strillo in copertina - dei personaggi di Paolo Villaggio, ambientata in una Paperopoli "italianissima" (dove è, almeno, interessante vedere il superiore che si mette nei panni del sottoposto), a Zio Paperone e la minaccia monetaria, fantasiosissima e tipica avventura di Siegel (disegnata da Scarpa), ma con scene più inquietanti - e per questo più interessanti - del solito.
Si prosegue con due - tutt'altro che eccelsi - soggetti americani, adattati in Italia e disegnati da Romano Scarpa, con protagonista Super Pippo e considerabili l'uno il seguito dell'altro (Super Pippo e il riduttore a pulsante e Super Pippo e la sfida al sultano).
L'ultima avventura del numero è Topolino e le sorprese della cinepresa (Martina/De Vita), tipico "giallo" degli anni Settanta, impreziosito dalle argute battute che si scambiano Topolino e Pippo.
Il volume si chiude con un interessante portfolio dedicato ai Diari Disney, ma l'impressione che si ha è sempre quella che a questo spazio manchino delle pagine. Pagine che non mancano, invece, alla consueta intervista al personaggio famoso di turno: Stefano Bollani, che ha avuto, in sorprendente contemporanea, buona visibilità pure sul settimanale Topolino.

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Numero imperdibile, sin dalla copertina! Il posto d'onore spetta, infatti, a Topolino e il surreale viaggio nel Destino (Gagnor/Cavazzano), storia-omaggio sotto svariati punti di vista. Omaggio a Salvador Dalì (in questi giorni in mostra a Milano), omaggio a Walt Disney, omaggio all'arte surreale, omaggio al cortometraggio Destino, omaggio allo stesso Cavazzano e al suo Insolito remake (a sua volta, omaggio del Topolino giornalista di Gottfredson). Il soggetto di Gagnor è in tutto e per tutto, volutamente "surreale", ma, allo stesso tempo, di una poeticità unica; tuttavia, quello che balza subito agli occhi è il superlativo apparato grafico, sia per disegni - quelli del Maestro Cavazzano - sia per colori - quelli del Kawaii Studio. Una storia che, più di un fumetto, è un'opera d'arte, e che, in fondo, in punta di piedi, ci ricorda come lo stesso fumetto sia Arte. Data la grandiosità della composizione, si può anche facilmente sorvolare sulle poche pagine in cui si è, per motivi tecnici, sviluppata la storia e su qualche imprecisione temporale. Il resto del numero, tuttavia, non è assolutamente all'altezza della storia d'apertura. Degna di nota è solo, a mio avviso, Zio Paperone e le ombre gialle, la nuova sceneggiatura di Cimino (disegnata da Amendola) che, seppur meno brillante di altre volte, sa regalarci sempre qualche sorriso con le sue fantasiose trovate.

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Il numero si apre con l'ennesima storia "promozionale". Ritorna, infatti, Paperefano Bolletta (alias Stefano Bollani) in Paperinik e le note criminali (Petruccelli/Mottura), soggetto debole e ricco di passaggi confusionari (legati soprattutto alla "macchina del tempo portatile") e forzati (come l'incontro con David Riondino). Segue un'altra avventura, anch'essa definibile "promozionale", in quanto abbinata al Salone Sloword di Monza: Ciccio e il portento del vivere lento, storia di Macchetto dal ritmo veramente lento, impreziosita, almeno, dai disegni del bravo Freccero e da un tocco di romanticismo nel finale. Non mi sono piaciute, soprattutto per questioni "grafiche", nemmeno le due centrali: Gialli a due ruote: ciclisti della domenica (Gagnor/Uggetti) e Gambadilegno e il diamante a ruba (C.Panaro/O.Panaro). In modo particolare, la Uggetti sembra regalarci, a mio modesto avviso, i disegni più brutti della sua carriera. Bella è, invece, la storia che chiude il numero: Zio Paperone imperatore domestico (soggetto del misconosciuto Pudu e disegni dell'impeccabile Guerrini). Volente o nolente, Pudu richiama parecchie situazioni già viste in altre memorabili avventure disneyane (in primis His Majesty, McDuck di Don Rosa), ma lo fa in modo piacevole, regalandoci gags a raffica e parecchie situazioni "surreali", legate soprattutto al "polivalente" Battista. E, a proposito di Surrealismo, non perdete il prossimo numero con l'omaggio a Salvador Dalì, firmato Gagnor e Cavazzano!

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Si presenta con una bella cover di Cavazzano il nuovo numero di Topolino, copertina, fra l'altro, abbinata alla storia di apertura: Double Duck - Segreti in bella mostra, la quale vanta i disegni dello stesso Cavazzano ed i testi dell'ottimo Sisti. Ritmo frenetico, intreccio ben costruito, apparato grafico superlativo fanno di questa avventura, ambientata alla Mostra del Cinema di Venezia, una lettura gradevole e, credo, memorabile. Segue Paperino e il diritto al calcio (Secchi/Camboni), satira sociale sul business legato ai diritti televisivi delle partite di calcio e velato invito alla "disobbedienza civile". Gastone genio del golf (Macchetto/Amendola) è solo una piacevole storiella di appena cinque tavole, incentrata sulla proverbiale fortuna del cugino di Paperino, mentre prosegue fra gags forzate e riferimenti ciminiani troppo artificiosi, Amelia e la perniciosa sferovisione di Stefano Ambrosio e Ottavio Panaro. Il numero si chiude con la pubblicazione di Topolino e le praline del re, gradevole storia in costume di Roberto Gagnor, ambientata nella Francia del Re Sole e disegnata dal Maestro Sergio Asteriti. Un'intervista allo stesso Asteriti, incentrata su storie lagunari e Autori veneziani, ed un servizio sulla riapertura delle scuole, corredato da apposite illustrazioni del bravo Andrea Ferraris, completano un numero complessivamente buono.

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Si conclude Topolinia 20802 e (quasi) tutti i nodi vengono al pettine. La sceneggiatura di Faraci, con il suo ottimo utilizzo dello spazio disponibile, si rivela, a mio avviso, la migliore delle quattro: spiazzente la "diversabilità" di Pippo, così come la risoluzione della "questione Fremont" (un auspicio che sia possibile anche in Italia un simile rapporto carta stampata-politica?). Purtroppo, ai disegni, Pastrovicchio - complice, soprattutto, la sua figura di Minni - è quello che, in queste settimane, mi è piaciuto di meno. Serie, comunque, promossa, con voti, per quel che mi riguarda, superiori a quelli della prima serie. Segue Paperino e la polenta universale, storia molto simpatica di Fausto Vitaliano, che prende il via da un canovaccio "classico" e che vanta i disegni del sempre impeccabile Giorgio Cavazzano. Torna anche il Campionato con le riflessioni (condivisibilissime!) dello stesso Vitaliano e con l'ennesima (mediocre) storia a tema calcistico dell'anno: P.I.A. - Paperino e i nuovi allenatori (Sarda/Mazzarello). In chiusura viene pubblicata Zio Paperone e la retroguardia del faraone minore, dei veterani Cimino/Chierchini. Il Maestro di Palmanova ha il pregio di ripetersi sempre da decenni senza mai stancare il lettore, regalando, di volta in volta, spunti di inusitata fantasia e avventure senza tempo, che possono essere state scritte l'altroieri come quarant'anni fa. Buona prova anche di Chierchini, nonostante l'imperfetta inchiostrazione. Acquisto consigliatissimo!

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Il terzo episodio di Topolinia 20802, "piatto forte" del numero, ha una solida sceneggiature di un Vitaliano meno sardonico del solito ed un Topolino perfettamente tratteggiato da Casty. Pregio di questa seconda serie è, in effetti, la maggiore omogeneità di testi e disegni rispetto alla prima serie (nonostante il cambio di connotati di alcuni personaggi); ma, manca ancora una settimana prima che alle "troppe domande" venga data una risposta definitiva. La seconda avventura del numero è l'italo-danese Zio Paperone e la soluzione light, soggetto (con tanto di omaggio a Romano Scarpa) di Riccardo Secchi, che ripropone il collaudato schema "invenzione di Archimede sfruttata a fini commerciali da Zio Paperone", con i disegni di un Lorenzo Pastrovicchio appositamente più "egmontiano" del solito. Quasi inutili le dieci tavole di Minni e le affinità deduttive (Panini/Amendola), mentre prosegue fra alti (pochi) e bassi la nuova storia di Stefano Ambrosio Paperalì e i 40 babà, disegnata da Valerio Held. Il numero si chiude con la buona Brigitta agenzia Asso di Cuori - Mambo e passi falsi (Nigro/Barbaro), dedicata a quegli adolescenti che, spesso, sono attratti dalle persone sbagliate. Nel numero c'è anche spazio per l'ennesimo reportage a fumetti, occasione per rivedere in scena la "pacchianeria" di Jonny Groove, ma anche la bravura dell'illustratore Giuseppe Ferrario.

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Il numero si apre con l'ultimissima striscia sceneggiata da Bill Walsh, che passa subito il testimone a Roy Williams, volto noto del Mickey Mouse Club, di cui il buon Becattini ci dice tutto. La qualità delle gags di Williams rimane, all'incirca, la stessa di Walsh, senza particolari "cali", nè eccessivi "guizzzi di originalità". Si può notare, tuttavia, una generale riduzione dei dialoghi - del resto, lo stesso Williams stava sceneggiando la striscia "muta" di Mickey & Friends - ed una minor propensione ai "cicli" di strisce a cui Walsh ci aveva abituati. Per esempio, la ripetitività delle strisce sui ladri o sui piazzisti, in primis, è finalmente temperata. Inoltre, Williams sembra pure meno propenso alla satira sociale del suo predecessore. Chi segue da almeno un ventennio le pubblicazioni Disney da edicola, noterà pure che buona parte delle strips del volume (tutto il 1962), sono state proposte anche sul volumetto speciale 300 strisce a tutto volume, all'inizio degli anni Novanta. Completano il volume un ottimo articolo di Cuccolini su Minni "eterna fidanzata", una rara tavola autoconclusiva disegnata da Gottfredson nel 1963 e due quasi inutili pagine sui "film buffi di Topolino".

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Il primo episodio della nuova serie ambientata a Topolinia 20802 (sceneggiato da Salati) si intitola Troppe domande. In effetti, "troppe domande" sono anche quelle che si pone il lettore stesso dopo la lettura del capitolo, che, dal punto di vista narrativo, offre lodevoli particolari - anche d'attualità (si pensi alle intercettazioni da sbattersi in prima pagina) - ma sembra aver messo un po' "troppa carne al fuoco". Dal punto di vista grafico, la qualità dei disegni di Ghiglione è abbastanza "altalenante": ottimi i personaggi classici, molto meno i comprimari (a cui vengono cambiati pure i connotati) e gli ambienti. Vedremo cosa avranno da regalarci le prossime puntate. La seconda storia del numero è, forse, la migliore della settimana, o meglio, di certo è la più divertente, con Paperino e Paperoga che, a ruota, si fingono lo Zio Paperone. Ai testi di Tre posti al sole c'è, infatti, tutta la freschezza dell'ottimo Massimo Marconi e ai disegni un Giampaolo Soldati che ho apprezzato più del solito. I due cugini sono protagonisti anche di Paperino e il ristorante fai-da-te, in cui Donald si lascia invischiare negli affari sballati di Fethry, messi in scena dalla coppia Di Gregorio/Mazzon - qui più che mai emule di Luciano Gatto. L'overdose di storie con Paperino & Paperoga continua con La favolosa R.A.M.S. (Figus/Dalla Santa), in cui la coppia è in missione, alla ricerca di una particolare rana, per conto dello Zio. Nel numero, infine, c'è anche spazio per le dieci tavole di Trudy e Gamba [sic!] e il colpo pulito pulito (Secchi/Asteriti), abbastanza carina, per quello che vuole e deve essere, nonostante il biasimevole titolo.

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Si conclude (finalmente) il gadget dell'estate e la "debole" serie di avventure ad esso appositamente dedicate. Quella di questa settimana (Paperinik e il subdolo pericolo cucciolo) ci offre una sceneggiatura dignitosissima, farcita di belle trovate (Macchetto), e dei disegni molto buoni (Gervasio), tuttavia, in questi numeri, il livello raggiunto dalla prima avventura firmata Vitaliano/Freccero non è mai stato, a mio avviso, eguagliato. Il numero ospita pure l'ultima parte della superba Paperino Paperotto e il primo giorno di sfortuna (Enna/Tosolini), offrendoci un finale commovonte e, nel suo complesso, forse, la migliore avventura ambientata a Quack Town mai scritta. Eta Beta e l'inghippo satellitare, invece, è una breve storia senza infamia e senza lode di Stefano Ambrosio, pregevolmente illustrata dal Maestro Massimo De Vita. Segue Risparmio e investimento (Bosco/Amendola), il capitolo finora più istruttivo dell'ottima mini-serie P.D.P. economics. Il "Topo" chiude col botto, pubblicando Zio Paperone e la vera pietra filosofale, classica e solida sceneggiatura ciminiana, dal ritmo, questa volta, perfetto, dalla prima all'ultima vignetta, in cui ritorna pure il robot Camillino. Peccato per i disegni non "al top" di Luciano Milano. Nel complesso, siamo di fronte ad un numero gradevolissimo da tre "stellette" e mezzo.

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Il numero, il cui prezzo di copertina è pure aumentato, si compone di una miriade di storielline americane e di una manciata di poco memorabili storie italiane. La prima è Paperino e le pillole d'assalto, sconclusionata avventura di un Dalmasso à la Martina, fortunatamente nobilitata dagli ottimi disegni di Massimo De Vita. Non è un granchè neanche Zio Paperone e gli orologi contasecoli (Mandelli/Scala) e nemmeno Topolino aviatore dello Yantukian della "premiata ditta" Siegel/Gatti, in cui l'espediente dell'invenzione di Archimede è del tutto superfluo. Per quanto riguarda le altre italiane proposte, sono abbastanza simpatiche le due di Chendi (Paperino e i "due secondi" e Paperino e l'estratto di pulce), disegnate rispettivamente da De Vita padre e figlio, mentre è abbastanza tediosa Zio Paperone e l'alga macrobiotica (Figus/Del Conte). Per quanto riguarda le straniere, al di fuori della sezione "superstar", non ve n'è, per farla breve, una buona. Un cast insolito (Ezechiele Lupo, i Tre Porcellini, Moby Duck, Paperino, e il delfino Porpy) "recita" in Moby Duck e il segreto di Wakki-Attu di Lockman & Strobl. I due Autori firmano pure due insulse storielle con Maga Magò e i Bassotti: Maga Magò e il "tragico" tocco e Maga Magò e l'istinto materno. Brutta per trama e disegni è poi Nocina strega per errore e, più o meno della stessa pasta, è Nonna Papera e i fiori canterini. In cotanta mediocrità riesce a fare una quasi bella figura Topolino e i pirati spaziali (Manning) con Spennacchiotto e Shamrock Bondes, già storia principale di TL numero 774. Per quanto riguarda le "superstar", sono anch'esse meno interessanti di quelle a cui siamo, di solito, abituati. Topolino e i barboni di Barbonia (Fallberg/McSavage) è, forse, la storia migliore dell'intero albo, ruotando attorno al rapimento di Pluto. Sempre dagli albi americani è la meno coinvolgente, seppure altrettanto rara, Topolino e la pesca mirabolante (Bradbury). Italianissima è, invece, la terza storia del lotto: Paperino e l'eco dei dollari (Martina/Perego), con le classiche scaramucce tra zii e nipoti.

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Il numero si apre con Paperinik e la mira spaziale. Salati riesce a mantenere alta la tensione e a regalarci qualche bella sequenza, nonostante una trama volutamente semplice e volta a promuovere il gadget allegato. Ottimi e "sofisticati" i disegni di D'Ippolito. Segue il secondo episodio di Paperino Paperotto e il primo giorno di sfortuna. Bruno Enna è assolutamente un mago nel trattatare l'universo di Quack Town e a caratterizzare i piccoli personaggi che lo popolano (compreso, questa settimana, Paperoga). L'episodio - nonostante i disegni non al top di Roberta Migheli - è davvero ottimo, trattando i temi del malocchio e della superstizione in modo sorprendentemente "pirandelliano". A.A.A. Cercasi - Ti va di ballare? (Gagnor/Gottardo) ci mostra, in poche pagine, come, in fondo, Zio Paperone ci tenga alle attenzioni Brigitta. La platinata papera è anche la protagonista di Zio Paperone e la sorpresa in fattoria, avventura molto gradevole di Carlo Panaro, qui ancora una volta in coppia con l'omonimo Ottavio. Nel numero c'è pure spazio per Superpippo e... una questione di stile (Pesce/Pastrovicchio), che prende di mira gli "aggiornamenti" di costumi, spesso apportati ai vari supereroi per renderli più "al passo con i tempi".

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Il primo volume interamente occupato da strisce autoconclusive ci offre uno spaccato della società americana che va dall'Ottobre 1956 al Febbraio 1958. La stragrande maggioranza delle strips presenta delle trovate argute (Walsh) e dei disegni stupendi (Gottfredson, ed, in un paio di rari casi, Wright), facendosi soprattutto apprezzare per i ricorrenti "cicli narrativi" propsti. Si va dalle frivolezze di Minni, ai lavori precari di Pippo, dai bizzarri parenti di quest'ultimo (il cugino Farlocco su tutti) a quelli di Minni (si pensi al pestifero Vispetto). Le strisce sono anche popolate da truffatori, lestofanti, maldestri ladri e piazzisti abbindolatori. Non mancano le "frecciatine" degli Autori al neonato Rock & Roll e all'Arte Moderna in senso lato. Nel volume fa la sua ultima comparsa "giornaliera" Gancio il Dritto, che se ne va nel silenzio come se ne sono già andati il Piccolo Davy e il Grillo Saggio. Un ottimo volume - nonostante il "povero" apparato critico che lo circonda - che si fa, soprattutto, apprezzare per la rarità del materiale proposto.

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Il numero si apre con Paperinik e il giorno di ghiaccio. Fra personaggi scarsamente caratterizzati, trama modesta, disegni "monotoni", quantomai palese promozione del gadget allegato, non sarà, di certo, ricordata fra le migliori storie dell'anno, nè, mi duole dirlo, fra quelle dei suoi Autori. La breve Topolino, le grandi orecchie e il cane giallo (Savini/Uggetti) è, invece, una divertente commedia degli equivoci, seppur di non molte pretese. Paperino e la ruota della sfortuna, con i suoi forzati passaggi narrativi, ha, in fondo, dei disegni (Della Santa) di qualità superiore al soggetto (Vessella). Qui Quo Qua & Penny speleologi spericolati (Badino/Gottardo) ricorda, infine, per quanto riguarda il rapporto Bassotti-nipotina, le mediocri storie di Lupetto ed Ezechiele Lupo. Per fortuna che, a risollevare il livello generale del numero, c'è Paperino Paperotto e il primo giorno di sfortuna, poetica sceneggiatura di Bruno Enna, "reificata" da Nicola Tosolini, che fa respirare al lettore adulto l'ingenuità e la spensieratezza della propria infanzia e regala al lettore più giovane una stupenda avventura del giovane Paperino.

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Il numero si apre con una storia molto buona, anche se collegata al gadget estivo di Topolino. In Paperinik e la scheggia orbitale, infatti, Fausto Vitaliano approfondisce, in mezzo a qualche voluta esagerazione fantascientifica, il rapporto zio-nipote-alter ego del nipote. La sceneggiatura, fra brillanti battute ed espliciti omaggi a "mostri sacri" del fumetto Disney, scorre via che è una meraviglia e gli ottimi disegni di Andrea Freccero non fanno che aumentare la soddisfazione di chi legge. Paperinik non è l'unico supereroe a comparire nel numero. C'è spazio pure per Superpippo, protagonista de L'imprendibile Dr. Sbadiglior (Ferrari/Meloni), storia che ricorda tante strampalate avventure americane di Super Goof e, nolente o volente, ne mantiene tutti gli oggettivi limiti. Paperino e l'energia blablà (C. Panaro/Mazzarello), basata sull'originale idea di sfruttare l'energia pulita prodotta dalle chicchiere della gente, è invece un'avventura, forse, un po' troppo didattica e didascalica. La breve Reddito e lavoro (Bosco/O. Panaro) è, probabilmente, la più interessante della buona serie P.D.P. economics, laddove fa capolino per la prima volta in un fumetto Disney un'agenzia di lavoro interinale - l'"Abecco" (sic!). Chiude il numero Zio Paperone e la bimillenaria nera (Panini/Amendola), mediocre storia in cui Paperone e Amelia sono felicemente alleati contro Rockerduck e alcuni maghi. Numero, tutto sommato buono, anche se, certamente, un gradino sotto a quello della settimana scorsa.

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Il numero si apre con Zio Paperone e la rinascita di Pompei, brillante storia del duo Pezzin-Gatto, con una carrellata di "tipi italiani" e ancora fresca e attualissima, un quarto di secolo dopo. Si prosegue con Topolino e il benefattore di Topolinia (Missaglia/Bramante), con un mistero ben costruito attorno alla figura di Pietro Gambadilegno. La terza storia del numero (Paperino poliziotto... acquatico di Jerry Siegel e Adriana Cristina) non è, invece, nulla di che, così come le straniere Super Pippo e i raggi micro e Paperino e il genio dei guai (entrambe disegnate da Alvarado). Più piacevoli, invece, le due con Rockerduck disegnate da Jim Fletcher e mai ristampate: Zio Paperone e il mercato del fieno e Rockerduck e il castello galleggiante. Lo spazio "superstar" mostra un pregevole coordinamento fra le varie testate, dando spazio a Topolino e il terrore dei mari, storia inglese - seppure "lucidata" - di Ronald Neilson con Eta Beta protagonista, di recente citata ne "Gli anni d'oro di Topolino". Altra storia piratesca, in cui la realtà supera la fantasia, è Topolino e il festival dei bucanieri, ben sceneggiata da Carl Fallberg e illustrata da un Paul Murry in forma smagliante.
Chiude il numero un trittico di storie italiane degli anni Ottanta. In Zio Paperone e l'erba parlantina (Sarda/Comicup), i Bassotti raggirano in modo molto ingegnoso il "vecchio" Paperone. In Topolino e il mistero dei Tecnechi (Sisti/Uggetti/Colantuoni), il Dottor Enigm viene utilizzato nello stesso modo in cui, da lì a qualche anno, sarà utilizzato Indiana Pipps. In Zio Paperone e l'ultimo cannone (disegni di Bargadà), Dalmasso firma una delle sue ultime, e, purtroppo, non superbe, sceneggiature. Numero, in definitiva, buono, ma, di certo, non eccellente.

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Il numero si apre con l'attualissima Zio Paperone e il digitale (extra) terrestre. La sceneggiatura di Sisti è brillante e ricca di trovate divertenti. Molto buoni i disegni di Mottura, anche se, con i colori non suoi, il risultato è meno eccellente del solito. Si conclude, poi, l'ottima Topolino e la crociera nera di Silvia Ziche. Il terzo episodio, ancor più dei precedenti, affronta, seppure in modo spensierato, la fenomenologia della pena detentiva ed il serio problema del sovraffollamento delle carceri. Una supplenza per Paperoga è una breve e simpatica "commedia degli equivoci" firmata dal tandem Savini/Amendola. Segue la "buonista" Gastone e l'apporto fortunato (Panaro/Molinari), con la più che mai affiatata coppia Gastone-Paperino. Il numero si conclude con il "recupero" di Papergerone e l'assedio dei Rockobassottus, usuale storia in costume, dallo svolgimento "familiare", ma dal finale abbastanza a sorpresa, dei maestri Fabio Michelini e Giulio Chierchini.

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Continua Topolino e la crociera nera di Silvia Ziche, per la quale non posso che confermare il giudizio positivo emesso la settimana scorsa: "ritmo perfetto, ottima caratterizzazione dei personaggi, disegni più espressivi che mai e, non ultimo, una non tanto velata, satira politico-sociale". Un'idea geniale sta anche alla base di Zio Paperone e l'artiglio fantasma di Carlo Panaro (disegni di Ettore Gula), quella, cioè, di narrare "a ritroso" una, tutto sommato "normale", avventura dei Paperi, a partire dall'inedito espediente della conferenza stampa. Questa settimana, anche Ambrosio e De Lorenzi ci regalano più di una risata con la loro ironica e movimentata Paperino in: Chi controlla il controllore. Breve, ma incisiva, è pure A.A.A. cercasi Avventur Man (Gagnor/Meloni), che prende di mira il mondo del collezionismo maniacale e rimane sospesa fra il passato e il presente di Donald. Il numero si chiude con una pregevole produzione italo-danese: Nonna Papera e la sfida con corsa. La trama dei McGreal è ben costruita, soprattutto neil'incipit e nel finale, ed i disegni di Freccero sono, come al solito, encomiabili. Un numero molto buono, da "tre stelle" abbondanti, anzi, quasi da "quattro stelle".

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Per la decima settimana consecutiva(!), il "Topo" ospita una storia a tema calcistico. E' la volta di Zio Paperone e lo sponsor mondiale (Panaro/Perina). La qualità non è migliore del solito e il soggetto - anche se ben sceneggiato - è il consolidato luogo comune con la banda dei paperi che interagisce con i giocatori "paperizzati" della Nazionale italiana di calcio. Tuttavia, alcune caricature sono ben realizzate (Chiellini su tutte); lo stesso Perina si diverte ad autocitarsi (p. 29) e due cartelloni pubblicitari sono piacevolmente spiazzanti ("Pescheria 1° Aprile" e "Distinti Salumi"). Il numero ospita, poi, Indiana Pipps e la caccia al cimelio britannico (Nigro/Held), di qualità "bassina", ma, comunque, al di sopra della media delle ultime storie del personaggio. Paperina agente P.E.A. - L'attacco del M.A.G.M.A. (Badino/Pastrovicchio) è abbastanza soporifera, mentre si attesta una buona idea la mini-serie P.D.P. economics di Marco Bosco, questa volta con una lezione su Il denaro - disegnata da Luciano Milano - che ricorda vagamente il cartoon d'esordio di Zio Paperone ("$crooge McDuck and the Money"). Il prodotto più pregevole del numero - che può spingere il lettore saltuario all'acquisto - è, a questo punto, il primo episodio di Topolino e la crociera nera di Silvia Ziche. Ritmo perfetto, ottima caratterizzazione dei personaggi, disegni più espressivi che mai e, non ultimo, una non tanto velata, satira politico-sociale.

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Finalmente si conclude 2010 Mondiali al cubo, serie, a mio modesto parere, assai deludente, che ha offerto, in queste sei settimane, ben pochi spunti di interesse. Nonostante gli ottimi disegni di Mangiatordi ed il suo tenerissimo Paperone "Paperotto", l'ultimo episodio - sempre sceneggiato da Secchi - non riscatta, come avrei preferito, il resto della debolissima trama, ma si risolve con espedienti narrativi che possono piacere ad un pubblico esclusivamente in età pre-adolescenziale, e "manda letteralmente alle ortiche" la continuity a cui, fra l'altro, si era in precedenza strizzato l'occhio. Anche se "promozionale", dunque, la lunga saga avrebbe dovuto offrire di più, considerte soprattutto le molte tavole messe a disposizione per essa (221 in totale!). Per fortuna, però, che c'è CASTY, la cui presenza è sempre una garanzia, anche se, come in questo caso, l'avventura a fumetti, di sole 30 pagine, non è paragonabile ai suoi più articolati capolavori. Gli spunti di Eta Beta e il Buz Pappapianeti, comunque, sono sempre pregevoli. Dalla tutela dell'ambiente, alla psicologia di Eta Beta, fino al motore che va non a benzina, ma a canzoni di Elvis Presley (a proposito, la citazione di "Ready Teddy", canzonetta non proprio famosissima, mi fa desumere che anche il Castellan sia un fan del Re del Rock & Roll). Non sono un grande estimatore della fantascienza, ma, tutto sommato, posso ritermi soddisfatto di questa avventura, la cui ultima tavola possiede una poeticità unica. Molto carine sono anche le situazioni "didascalizzate" di P.D.P. economics - Consumo e risparmio (Bosco/ Del Conte), un po' meno, ma, comunque, gradevoli quelle di Inventori in vacanza - Archimede esperto di sopravvivenza (Figus/Gottardo). Il numero si conclude con Zio Paperone e le Ande imbonitrici, altra classica e "solida" sceneggiatura ciminiana, con un Amendola appropriato al ruolo, ma, soprattutto, con un'altra originalissima idea, scaturita dalla sempreverde immaginazione del Maestro Rodolfo.

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Ottimo numero: non c'è che dire! Apertura e copertina sono dedicate alla storia di Massimo De Vita Zio Paperone e il fungo immaginifico. Segue la graziosa Topolino e l'olimpionico in... erba di Romano Scarpa, prodotta dallo Studio Program e ristampata, in passato, una sola volta su un Super Almanacco Paperino del 1982. La storia è accompagnata da un paio di articoli "gemelli" (uno di Boschi, l'altro di Becattini) presentanti, in modo esauriente, la storia editoriale della gloriosa testata in questione.
"Pezzo forte" del numero è, però, la classica e bella avventura del bravo Bill Wright Topolino e il tesoro del Rajah, originalmente prodotta nel 1949 e ristampata anch'essa su un Super Almanacco Paperino di inizio anni Ottanta (il primo numero della seconda serie, per l'esattezza). Segue una mediocre storiella brasiliana con Josè Carioca e lo Zio Paperone, accompagnata, almeno, da un interessantissimo articolo sul verde pappagallo e sui fumetti del suo Paese natale.
Lo spazio fisso dedicato al Maestro Cavazzano, ospita, questo mese, la mitica Paperino e il casco respingente, avventura dinamicissima di Rodolfo Cimino, passata alla storia, oltre che per la buffa trama, per le innovazioni grafiche del Cavazzano più "techno", comprese le audacissime inquadrature - in primis, la vignetta "trasversale" che occupa l'intera ventiquattresima tavola - e l'Archimede Pitagorico scapigliato e senza occhiali. Ottima è anche l'inclusione del raro fumetto Zio Paperone e il raggio anticiclone, scritto e disegnato da Guido Scala per la collana cartonata Topolino Più (1983) e tradotta pure in latino come "Scrúgulus et rádius contra procéllam".
L'ottimo numero si chiude egregiamente con le preziose illustrazioni tratte da alcuni specials americani dedicati a Disneyland.

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Come il mese scorso, anche Giugno ci riserba un bel numero de I Grandi Classici, ricco di storie poco ristampate nel corso degli anni. A fare da eccezione è, forse, la sola storia d'apertura: Topolino e le rapine a domicilio (Pezzin/Carpi), tipico "gialletto" degli anni Settanta, qui alla sua quinta ristampa in meno di venti anni. Ma nutrita è anche la storia editoriale della divertente Paperino e le vincite intensive, avventura pezziniana che chiude il volume, illustrata da un Cavazzano nel fiore del suo periodo "techno". Per rimanere in tema, il numero ci propone anche Paperino e le distruzioni a catena, primissima sceneggiatura (anche se, per anni, non è stata considerata tale) di Giorgio Pezzin, disegnata in modo impeccabile da Luciano Gatto. Nobilitata dai disegni di Gatto è pure la movimentata Paperino e l'orchidea prodigiosa di Roberto Catalano, qui, purtroppo, riproposta in versione ricolorata. Divertente è lo sfortunato Paperino di Zio Paperone e il milionesimo cliente, storia di Osvaldo Pavese, illustrata da un Massimo De Vita ancora in fase sperimentale. Non si vedeva in edicola da quasi quarant'anni, ma sembra essere invecchiata male Pippo e i clienti morosi, disegnata da Giuseppe Perego. Più recente (1991), ma di qualità decisamente superiore è Zio Paperone e l'elmo di Orus Oreficius, forse la migliore di tutto l'albo, sceneggiata dall'amico del Papersera Federico Povoleri, ma in tutto e per tutto ciminiana, e disegnata dignitosamente dagli artisti dello Studio Recreo di Barcellona. Rarissima e abbastanza gradevole è la prima "Superstar" del numero: Paperino e la corsa del baleno, politicamente scorretta avventura della coppia Martina/Carpi, irristampata dal lontano 1961. L'altra "Superstar" è la piacevole avventura esotica Topolino e i ladri di ananas (Fallberg/Murry). Completa il numero una manciata di fumetti americani: ben tre disegnati da Jack Bradbury ( Topolino e le mummie di troppo; Super Pippo ha detto basta; Super Pippo in fase di stanca) ed uno da Tony Strobl (Pippo e il pianeta poco allegro).

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Coloro che si lamentano del fatto che, da troppo tempo a questa parte, la politica editoriale della Disney sia un po' troppo "buonista", non possono perdersi questo numero di Topolino. Troveranno, infatti, in apertura Paperino, Zio Paperone e una questione di piume, storia "adulta", con dei Bassotti cattivi come un tempo (anche se, pur sempre, "ladri di polli"), in cui fanno capolino armi da sparo, sequestri di persona, e non ultimo, uno Zio Paperone incappucciato e preso a bastonate dai malviventi. Non mancano nemmeno, i guizzi di spirito ed un inquietante finale aperto, che, personalmente, vedrei bene come premessa per una nuova avventura. Anche in questo caso, Fausto Vitaliano si dimostra, così, l'Autore Disney attualmente più allergico al "politicamente corretto", colui che sa - con successo - "osare" e sovvertire gli schemi, senza mai prendersi troppo sul serio. Gli ottimi disegni di Corrado Mastantuono, poi, fanno il resto e la storia si candida, fin da ora, fra le migliori dell'anno. Prosegue, invece, nel segno della noia, 2010 Mondiali al cubo (Secchi/De Lorenzi). Il ritmo è ancora lento e le pagine in cui non succede nulla sono ancora troppe. La sensazione è quella che le quattro puntate centrali (su sei) della saga, risulteranno, alla fin fine, poco utili all'elaborazione della trama - quasi un collaudato metodo per "allungare, un po' il brodo" in attesa dell'inizio dei Mondiali di Calcio. Più brevi, ma altrettanto poco brillanti sono pure Gambadilegno e il furto impossibile (Di Gregorio/Pastrovicchio) e P.D.P. economics - La banca (Bosco/O. Panaro). Chiude il numero Zio Paperone e le Tre Torri del Gran Tarì, classica, ma pur sempre solida, sceneggiatura del Maestro Rodolfo Cimino, disegnata dal "sobrio" Valerio Held. Menzione speciale per la buffa autoconclusiva di Enrico Faccini pubblicata in ultima pagina.

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Il numero si apre con Topolino e la notte a Val Dormigliona, scritta e disegnata dal bravo Enrico Faccini. La storia, più che una trasposizione del corto con Paperino Early to Bed (1941), sembra una riscrittura di Topolino e il villino di sogno del Maestro Romano Scarpa. L'avventura è gradevole e le citazioni si sprecano. A quelle già menzionate si aggiungono anche quelle di altri noti shorts: Thru the Mirror (pp. 32-34) e Clock Cleaners (p. 35) su tutti. La seconda storia del numero è la terza parte di 2010 Mondiali al cubo (Secchi). A mio avviso, non bastano nè i bei disegni di Mangiatordi, nè un paio di dotte citazioni sulla Famiglia dei Paperi (pp. 63-64) a "salvare" l'episodio, dal ritmo abbastanza lento come i precedenti. Vedremo. Meno scontata e più originale è certamente Zio Paperone e il doppio sogno (Vitaliano/Dalla Santa), raffinata avventura che aleggia fra passato e presente, fra sogno e realtà. Giudizio abbastanza positivo anche per il tandem Paperina/Paperoga di A.A.A. Cercasi moda fuori moda (Gagnor/Held), grazie, soprattutto, all'inaspettato finale. Non mi ha, invece, detto molto Paperino e il 13 funesto(Salati/Meloni), collaudata "commedia dei travestimenti e delle scaramucce" fra Paperino e il cugino Gastone.

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Il numero si apre con una storia assai divertente e piena di ritmo. Paperinik un eroe al casello (Bosco/Cavazzano) presenta, infatti, una sceneggiatura - anche se non originalissima - perfetta, che sa fare tesoro di ognuna delle trenta tavole messe a disposizione dall'editore, con gustosissime trovate come quella di pag. 23. Consueta menzione speciale ai disegni del Maestro Cavazzano, autore anche della bella copertina. Se la prima storia del numero si lascia leggere che è una meraviglia, la seconda presenta un ritmo più lento e claudicante. Mi riferisco al secondo episodio di 2010 Mondiali al cubo (Secchi/De Lorenzi), anche se migliore del primo e con un paio di azzeccati comprimari tipicamente italiani:: il ragionier Bortolazzi e la signora Martini. Segue l'attualissima Zio Paperone e il "taccagnissimo" visitatissimo (Ambrosio/Amendola) incentrata sul mondo di "youtube", capace di fare la fortuna o la sfortuna di emeriti sconosciuti. Il numero si chiude con il tocco di classe dell'arzillo ottontenne Sergio Asteriti, a cui sono affidati i disegni di Topolino in: pericolo verde, sceneggiata da Valentina Camerini. La storia ci presenta un Macchia Nera abbastanza "buonista" ed introduce un nuovo villain, la signora Flora Green, evidente "malacopia" della batmaniana Poison Ivy.

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Due parole su un numero che, se confrontato con quello della settimana scorsa, appare abbastanza sottotono. Si incomincia con la prima puntata dell'ennesima saga calcistica: 2010 Mondiali al cubo (Secchi/Perina), che, presumibilmente, ci farà compagnia per un bel po' di tempo. L'inizio non è dei migliori e l'utilizzo di mirate stelle del "papercalcio" sembra abbastanza pretestuoso, al fine di occupare, mediante una notoria "caccia al tesoro", tutte le settimane che ci separano al Mondiale sudafricano. Mi pare, comunque, troppo presto per emettere un giudizio di sentenza: staremo a vedere. A margine, l'ambiguo alieno che compare in questa puntata sembra, almeno a prima vista, essere uscito da Zio Paperone e la spazioplastica (1989).
Proseguendo nella lettura, la seconda storia del numero pare, alla fin fine, essere anche la migliore. Paperino, Paperone e la palandrana a catena è una divertente commedia, allestita da Maria Muzzolini, che sembra contraddire il noto proverbio secondo cui "l'abito non fa il monaco". Il tutto è impreziosito dai bei disegni del "nuovo" Andrea Ferraris, qui abile nel coniugare la tradizione danese con quella quella italiana. Enrico Faccini è, poi, Autore completo di Qui Quo Qua e il pauroso papero nero, storia che si basa su uno spunto molto pregevole, ma il cui svolgimento non è dei più elaborati. Conclude il numero Indiana Pipps e la fonte della Grande Stella, ennesima storia di un personaggio che, già da un po' di anni, pare, a mio modesto avviso, incapace di esprimere qualcosa di nuvo. La storia del tandem Carlo Panaro-Ottavio Panaro, sembra, inoltre, soffrire di un ritmo disomogeneo (troppo lento nella prima parte, troppo veloce nell'ultima) - evidentemente dettato da esigenze redazionali - e di un apparato grafico che non riesco ad apprezzare pienamente.

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C'è solo un aggettivo appropriato per descrivere questo numero di Topolino: "imperdibile". In occasiane del 40.mo "Earth Day", vengono pubblicate, infatti, una di seguito all'altra, tutte e tre le puntate in cui si sviluppa la meravigliosa Topolino e il mondo di Tutor, ultima fatica del grande Casty. Addirittura superiore all'attesissima "Isola di Quandomai" (pubblicata un mese fa), la storia, irriducibile in poche righe di commento, offre, come ogni capolavoro, più piani di lettura: quello dell'intrattenimento (una fantascienza godibilissima), quello politico-sociale (una velata critica ai "grandi della Terra" e ai loro, spesso inconcludenti, summit sull'ambiente), quello filologico (con costanti omaggi ai Maestri Scarpa e Cimino). La trama, certamente incentrata sul tema della tutela dell'ambiente e sul fatto che il futuro dipende molto dalle scelte presenti, non è affatto retorica, ma, anzi, intrisa di pura poesia. Dopo questa "dichiarazione d'amore" alla lunga storia d'apertura, sarebbe, dunque, facile pensare che il resto del numero abbia ben poco da offrire, e, invece, non è affatto così. Zio Paperone e l'orto bio (Macchetto/Gottardo) è una graziosissima avventura in cui "amici" e "nemici" aiutano, in qualche modo, lo Zione a coltivare il suo orticello, lasciando, pure, lo spazio ad una sorpresa di tipo "sentimentale". Si conclude, poi, premiando le attese di una settimana fa, Paperino, Paperoga e il grande Mou (Vitaliano/Gervasio), intelligente parodia sia del mondo del calcio, sia della realtà virtuale, che ha instillato anche nel lettore la voglia di tornare, in fondo, a farsi una partita al buon vecchio biliardino.

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Anticipata fin dalla copertina, il numero si apre con Paperino, Paperoga e il grande Mou, brillante produzione italo-danese, sceneggiata da Fausto Vitaliano e disegnata da Marco Gervasio. Si tratta, certamente, dell'ennesima storia a sfondo calcistico che il settimanale ospita con regolarità, ma che, a ben guardare, questa volta, ci riserva qualcosa di più. I due cugini paperi rappresentano un po' l'italiano-tifoso-medio che "gioca a fare l'allenatore". Palese è la satira al mondo della realtà virtuale, quello in cui non si capisce bene dove inizi la realtà e finisca la finzione. Azzeccatissimo è, poi, il ruolo "orwelliano" che, nel fumetto, ricopre l'allenatore dell'Internazionale José Mourinho. Molte parodie di noti giocatori di calcio, coinvolti nella vicenda, inoltre, non possono non strappare un sorriso nemmeno ai più accaniti detrattori di questo genere di storie (si pensi, giusto per fare un esempio, a "Zoltan Abracadamovich" che cambia squadra a gioco in corso). Insomma, in attesa della conclusione prevista per il prossimo numero, promuoverei, senza dubbio, questa prima metà della storia. Ho gradito pure Topolino e gli scacciafantasmi, terza parte dell'operazione "Topolino che risate". La sceneggiatura di Ambrosio, a parte qualche forzato e discutibile ammodernamento della vicenda, si dimostra particolarmente fedele al cortometraggio originale "Lonesome Ghosts" (1937), da cui prende le mosse. La parte grafica è, poi, affidata ad un redivivo Claudio Sciarrone che appare decisamente più "essenzialista" (ma, pur sempre, riconoscibilissimo) rispetto a qualche anno fa. Belli, comunque, i colori. Il resto del numero, purtroppo, sa di già visto. Agente Speciale Ciccio - Non mangiate quella torta (Pesce/O.Panaro) vede il solito Ciccio seguire più la sua gola che il suo fiuto investigativo, mentre la prevedibile Zio Paperone e l'aglio dell'Ocara (Lepera/Gottardo) vede la solita Amelia sconfitta dal solito super-aglio. Numero, in definitiva, buono, ma che non raggiunge di certo gli alti livelli di quello della settimana scorsa.

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Ecco, forse, quello che, nel suo complesso, è il migliore numero di Topolino degli ultimi mesi, in quanto ogni storia, nel suo genere, ha una certa attrattiva. Innanzitutto, prosegue l'operazione "Topolino che risate!" con il rifacimento fumettato di alcuni classici corti di Mickey Mouse. à la volta di Topolino e i mostri in giardino, scritta e disegnata dal sempre bravo Casty, che si cimenta questa volta con i limiti di una storia "commissionata" e dal soggetto non originale, in quanto ispirato al corto "Mickey's Garden" (1935). Il Maestro Castellan, nonostante le oggettive delimitazioni del caso, riesce a tirar fuori un prodotto gradevole, ricco di trovate personalissime, dalla trama che ricorda più il film "Honey, I Shrunk the Kids" (1989) che lo short sopraccitato, senza tralasciare i disegni sempre classici e perfetti che accompagnano la trama. Si prosegue con quella che, a tutti gli effetti, sembrerebbe l'ideale ultima storia della PIA, il cui finale, però, fa tramontare tale sensazione. Il titolo, in effetti, è Paperino, Paperoga e l'ultima missione, ben sceneggiata da Matteo Venerus e disegnata dal "monotono" Marco Mazzarello. Per la serie Sorrisi anticrisi, ma migliore delle ultime di quel ciclo, abbiamo questa settimana l'ironica Gambadilegno e il prezzo giusto (Bosco/Amendola). Nel numero c'è pure spazio per la genialità del Maestro Rodolfo Cimino che, in Zio Paperone e la bifora incantata, si diverte a mettere il povero Paperino sulla strada di un'iniziativa fallimentare (ma, per il lettore, spassosa) già in partenza. Ottime e adattissime al genere, le illustrazioni di Sandro Del Conte, che dimostra ancora una volta di non essersi dimenticato le lezioni ricevute un tempo dal Maestro Romano Scarpa. L'ottimo numero si chiude con il ritorno delle "bombe" di Bum Bum Ghigno. Bum Bum e la leggenda del ghigno d'oro è una gradevole storia a tema calcistico - scritta e disegnata dall'eccellente Corrado Mastantuono - che, anzichè "paperizzare" il solito calciatore di turno, si concentra con successo sulla psicologia del protagonista. Un ottimo numero, dunque, che, prima dell'ultima pagina, trova pure lo spazio per regalarci un paio di spensierate strips dal gusto classico firmate da Faraci e Pastrovicchio. Peccato per gli editoriali non all'altezza dei fumetti proposti (intervista trash a Jonny Groove in primis).

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Sono almeno tre le iniziative lodevoli che troviamo in questo numero. Iniziamo con la prima: parte l'operazione (per altro, non esclusivamente italiana) "Topolino che risate!", che abbina il restyling di alcuni vecchi corti, al loro "riadattamento" a fumetti. Si parte con Topolino e la foca, liberamente ispirata all'omonimo corto con Mickey del 1948. Ambrosio metti in piedi un soggetto davvero gradevole - a parte l'introduzione dei programmatori dei videogiochi e l'omissione dell'originale zoo - e Intini si conferma uno degli artisti più validi in forza al "Topo" di oggi. Sua è anche la bella copertina con la tenerissima foca Molly (Salty the Seal). Il fumetto contiene anche una manciata di particolari che fanno la gioia dell'appassionato: un riferimento alla Zia Topolinda (p. 28), una comparsata del coniglio Oswald in un quadro appeso in casa di Topolino (p. 23), un'allusione allo stesso Topolino come "divo del cinema" (p. 16). La seconda cosa meritevole del numero è il terzo episodio della seconda serie di Pippo reporter. Dopo aver reso omaggio al mondo dello sport e della musica, i coniugi Turconi completano (per ora) il quadro degli onori all'America del primo dopoguerra, omaggiando, con Un ombrello, un cappello, un monello, il mondo del cinema di quegli anni, e, in particolar modo, il più geniale cineasta del Novecento: Charlie Chaplin. Nella storia non manca nemmeno un riferimento alle masse di migranti che, in quegli anni, lasciavano l'Italia per cercare fortuna Oltreoceano e che, spesso, si ritrovavano intruppate nelle fila della criminalità organizzata. La terza lodevole iniziativa è il prosieguo delle esilaranti strips di Faraci/Pastrovicchio, esplicito omaggio a quelle di Walsh/Gottfredson. Il resto del numero rimane di qualità media. Zio Paperone e l'imperatore telematico (C.Panaro/O.Panaro) è l'ennesima sfida fra lo Zione e Rockerduck. La breve Archimede e la svendita fantasiosa (Bosco/Mazzon) strappa timidi "sorrisi anticrisi". Brigitta agenzia asso di cuori - Missione fallita con successo (Nigro/Soldati) vede l'attempata papera continuare la sua fortunata attività di "consulente sentimentale".

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Da appassionato della musica americana degli anni Cinquanta quale sono, ho accolto con grandissimo favore Paperino e i primi passi del Rock and Roll, la bella storia che apre il nuovo numero di Topolino. Giorgio Salati è bravo a costruire la fantasiosa vicenda (che ruota attorno alle parodie dei "mostri sacri" Chuck Berry ed Elvis Aron Presley) e a condire il tutto con particolari di verosimiglianza (per esempio, l'Elvis camionista mammone). Adattissimi al soggetto, i disegni espressivi della Ziche. Interessante è pure il servizio sulle "chitarre del rock" che accompagna il fumetto, anche se, grave lacuna, non si fa alcun accenno ad Elvis, protagonista, invece, dell'avventura di Salati/Ziche. Il numero offre anche un altro episodio di quella superba serie che è Pippo reporter. Anche se il ruolo di Pippo è più marginale del solito, La perla del fiume (Radice/Turconi) offre una sublime caratterizzazione di tutti i personaggi, un ritmo ineccepibile, una trama interessante e, per la seconda volta nel numero, dotti riferimenti musicali. Infatti, se la storia di Salati era incentrata sul Rock and Roll, questa ci offre uno sguardo sul mondo del Jazz e sui suoi intramontabili protagonisti. Per quanto riguarda il resto del volume, i Sorrisi anticrisi che si propone di suscitare Topolino e il pieno vantaggioso (Bosco/Asteriti) sono, ancora una volta, pochi. Si basa, invece, su in'idea non originalissima ma, a suo modo, "geniale", Zio Paperone, Paperino e la festa del cugino, di Sarda-Bosco, con i disegni di un irriconoscibile - in senso positivo - Lino Gorlero. Non sono mai andato pazzo per le "Storie della P.I.A.", perciò le avventure del corrispettivo femminile dell'Agenzia - la P.E.A., di recente istituzione - mi entusiasmano ancora meno. È anche il caso della strampalata Paperina agente PEA. L'altra faccia della Luna (Badino/Limido), che chiude il numero. Prima, però, dell'ultimissima pagina, c'è spazio per quell' intelligentissimo progetto che vede il ritorno delle classiche strisce di Mickey Mouse, grazie al magnifico duo Faraci/Pastrovicchio. E, a proposito di progetti, promette bene anche la riduzione a fumetti di vecchi cartoni animati prevista dal prossimo numero con un Topolino e la foca disegnata dall'ottimo Stefano Intini. In poche parole, un buon momento per il Topolino libretto, che, proprio in questi giorni, compie il suo 61.mo compleanno.

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Ritorna in questo numero (e prosegue nei prossimi due) uno dei prodotti Disney più intelligenti degli ultimi anni: il superlativo Pippo Reporter, "figlio" della coppia Turconi-Radice. Traspare da ogni tavola di questa quarta storia del ciclo, una grande passione, da parte degli Autori, per il mondo Disney, un'elegante costruzione della vicenda, con doviazia di particolari, appropriate ed efficaci gags a ripetizione e, non ultima, un'ottima caratterizzazione di Pippo, degna della più classica produzione animata e fumettata. Finale di campionato (è questo il titolo del quarto capitolo della pregevole serie), non è l'unica cosa intelligente presente nel numero. Per promuovere l'imperdibile collana "Gli Anni d'Oro di Topolino", proponente l'intera produzione di Floyd Gottfredson e allegata settimanalmente a "CorSera" e "Gazzetta" a partire dal 22 Marzo, è stata, infatti, affidata una serie di strisce, che hanno il voluto sapore dei tempi che furono, a Tito Faraci (omaggiante il mai troppo celebrato Bill Walsh) e a Lorenzo Pastrovicchio (disegni). Il resto del numero, però, rientra nella "ordinaria amministrazione". L'onore dell'apertura spetta a Il mistero a impatto zero, ennesima storia ambientalista con pratagonista Paperinik, dal soggetto abbastanza "povero", ma ben sceneggiata (Bosco) e disegnata (Freccero). Paperino e la polena perfetta (Badino/Guerrini) è una simpatica avventura con Paperino e Gastone, le cui tavole sono scandite da numerose gags visive, che ricordano un po' quelle disseminate da Carl Barks in Paperino e la margherita. La mini-serie Ripariamo con Orazio giunge finalmente alla conclusione con l'insipida Settima lezione firmata da Bosco e dalla Uggetti. Si chiude con Zio Paperone e la spedizione astromineraria (Cabella autore completo), ennesima e poco avvincente avventura spaziale di Zio Paperone.

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Ironica, sarcastica, graffiante. E' la storia che apre il nuovo bel numero di Topolino. Zio Paperone, Paperica e il concerto del comandante, infatti, è una gradevole satira del "carrozzone" sanremese (ma non solo), offertaci dal sardonico Fausto Vitaliano, con le matite del Maestro Cavazzano, a partire da un'idea di "Vincenzone" Mollica. Il "comandante" è il rocker Vasco Rossi ("Brasko" nel fumetto), protagonista anche di una simpatica Intervista a fumetti, firmata dall'affiatato tandem Faraci/Ferrario. Se il numero incomincia bene, prosegue ancora meglio, con l'attesissima seconda parte di Topolino e l'isola di Quandomai, eccellente avventura del grande Casty, con la quale egli dimostra ancora una volta di essere l'ideale erede del compianto Maestro Romano Scarpa, di cui riesce a riproporre con successo atmosfere, ritmo e canovaccio, oltre che classicità del tratto. A mio avviso, a parte il Pluto della quadrupla finale, la seconda puntata non delude affatto le aspettative della vigilia e si candida già a migliore storia Disney dell'anno. Meno memorabili sono, peró, le altre storie del numero, a cominciare dalla breve Pippo e l'automobile ideale (Bosco/Amendola) della serie Sorrisi anticrisi - anche se i sorrisi che offre sono ben pochi. Segue Nonna Papera e la crostata dei segreti, con protagonista Ciccio, garbata avventura dei "veterani" Panaro e Del Conte. Si chiude con il ripescaggio di Paperin di Boscoscuro e la sapienza perduta dal ciclo ideato da Massimiliano Valentini. Superlativi i disegni di Giulio Chierchini a cui è stato affidato l'episodio.

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Da quando il numero di pagine del mensile è diminuito e la sua rilegatura è migliorata, "I Grandi Classici Disney" è diventato un volumetto di piacevole lettura, ma dai contenuti non sempre di eccellente qualità. Il numero di Marzo non fa eccezione. Salta subito agli occhi la splendida copertina di Cavazzano - che sembra essere uscita dal pannello iniziale di una delle tante tipiche avventure ciminiane, per altro totalmente assenti dal numero in questione. Numero che si apre con una bellissima storia di Pezzin, magnificamente illustrata dal Maestro Carpi (ma qui proposta in versione ricolorata): Zio Paperone e le case gonfiabili. Pezzin è presente anche con Zio Paperone e il progetto "ghiacciolo", storia disegnata da un Roberto Marini in gran forma e ristampata una sola volta negli ultimi vent'anni. Entrambe sono esemplificative della tipica "logica dell'assurdo" pezziniana, in quanto, per dirla con le parole dello stesso Autore, esse "partono da presupposti scientifici, per dipanarsi poi in un crescendo di assurdità". Andando avanti nella lettura, troviamo il mediocre giallo Topolino e le rapine al gelo (Pavese/Gatto), l'attualissima - in quanto incentrata sulla smania della chirurgia estetica - Topolino e il nasino francese (Concina/Studio Bargadà), la movimentata Topolino & Pippo aggiustatori scatenati (Barosso/Scarpa) e la brevissima Paperino e i superfreni, storia "dipinta" di Giulio Chierchini. Completa il numero un profluvio di brevi e immemorabili storie straniere (essenzialmente americane e brasiliane), le più simpatiche delle quali sono solo le due di Dick kinney con protagonista Paperoga: Paperoga cugino al lattemiele (disegni di Strobl) e Zio Paperone e le ostriche indigeste (disegni di Alvarado). La sezione "Superstar", infine, è ghiotta solo a metà, ospitando Paperino e il primo dollaro d'oro (Renzi/Gatto), uno dei fumetti Disney meno ristampati al mondo, insieme alla pluri-ristampata Paperino e il castello stregato (Lockman/De Lara). Indice, in definitiva, certamente non da buttare, ma nemmeno assolutamente imperdibile come altri.

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Ecco un numero di Disney Big che ho acquistato senza esitazione. Il "piatto forte" dell'uscita è costituito dalla prima ristampa di "Topolino e l'enigma della corona di pietra", lunga e pregevole avventura fantasy scritta e disegnata da Giampiero Ubezio e originalmente pubblicata su tre numeri di Topolino nel 1993. A mio avviso, la qualità della storia è lontana dal ciclo della "Spada di ghiaccio", indiscusso capolavoro del genere, ma, allo stesso tempo, supera abbondantemente certi sviluppi fantasy più recenti. Piacevoli sono pure le altre storie del ciclo della Macchina del Tempo, poste a inizio volume: "Pippo e l'introvabile Amburgvs" (Sisti/Gatto), sull'improbabile origine dell'hamburger, e "Topolino e il disegno enigmatico" (Panaro/Dalla Santa), ambientata nella Venezia del Rinascimento. Fra le altre cose da segnalare: il classico di Pavese/Scarpa "Paperina e i gemelli veneziani", proposta nella versione ricolorata e riletterata anni fa su Minni & Company e "Zio Paperone e il personal computer" (Monti/Bargadà) del 1984, in cui il "nostro amico" PC fa una delle sue primissime comparsate in una storia Disney. Chiude il numero una sezione interamente dedicata a Paperoga, che include la divertente "Paperino e Paperoga guide marine" (Pezzin/Ongaro); "Paperino e la voce che piace" (Barosso/Lostaffa), vagamente ispirata al corto "Donald's Dilemma"; "Paperino e la colletta benefica" (Chendi/Perego) e "Paperino e l'impiego lampo" (Barosso/Lostaffa), queste due mai ristampate negli ultimi quarant'anni.

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Numero interamente dedicato alla festa di San Valentino, eccezion fatta per la "discutibile" copertina che introduce l'ennesimo Reportage a fumetti (Agrati/Ferrario), questa volta con intervista a Pato, giovane talento rossonero. La prima storia del numero, Topolino, Minni e la città sempre accesa (Sisti/Pastrovicchio), evidentemente "su commissione", cerca di mettere insieme la festa degli innamorati con la campagna di risparmio energetico "M'illumino di meno", promossa dalla trasmissione radiofonica "Caterpillar". Nel complesso, una storia che poteva, complice anche un'ottima Minni, risultare piacevole, ma che, in realtà, ne esce un po' troppo "appesantita" per via dei continui - seppur lodevoli - riferimenti "promozionali". Il vero capolavoro narrativo e grafico del numero è Paperinik e l'amore nell'oblio, in cui Paperina, per cause superiori, si innamora dell'alter-ego di Paperino e questi cerca di risolvere l'inghippo con una soluzione assai poetica e romantica. Giorgio Salati ai testi, più che una promessa, è, ormai, un'eccellente realtà. Superlativi, come al solito, i disegni e le atmosfere dell'ottimo Paolo Mottura. Storia "matura" promossa a pieni voti. Seguono, quindi, le sei tavole di Pillole di Pico - L'amore (Bosco/Tosolini) con qualche simpatico spunto, e Basettoni e la festa dei cuori, tutto sommato, se non si guarda all'eccessivo "buonismo" di fondo e alla totale disattenzione verso la continuity, una storia di piacevole lettura firmata da Augusto Macchetto e ben disegnata da Giampaolo Soldati. Chiude il numero Brigitta - Agenzia Asso di Cuori: una questione di rima (Nigro/Barbaro): avventura dallo svolgimento abbastanza scontato e, a mio modesto avviso, tedioso, nonostante l'indubbia buona caratterizzazione di Brigitta.

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Finalmente uno di quei (rarissimi) numeri in cui le storie con i Topi superano quelle con i Paperi (3 a 1, sebbene Topolino non sia in nessuna di queste protagonista assoluto)! Si incomincia con Indiana Pipps e l'enigma di "Vent'anni dopo", firmata dai Maestri Sarda e De Vita, storia di qualità al di sopra della media rispetto alle avventure del cugino di Pippo dell'ultimo decennio, ma dal ritmo un po' troppo "spezzettato" per i continui "enigmi" da risolvere nella, tutto sommato, prevedibile "caccia al tesoro". Si prosegue, quindi, con la parte finale di Cronache del regno dei due laghi, forse, nel complesso, il Faraci più divertente dai tempi dell'insuperabile Topolino e il genio nell'ombra (1999). Nonostante il "telefonato" sviluppo delle vicende, si continua a (sor)ridere, anche grazie agli espressivi disegni dell'abile Silvia Ziche. Spiazzante, e, sinceramente, demenziale, il finale "politico" che chiude il teatrino. Gastone e la fortuna simulata è l'unica storia "papera" del numero. Non è la prima volta (e non sarà l'ultima) in cui il cugino di Paperino perde, seppure momentaneamente, la sua proverbiale fortuna, ma Panaro sa qui mettere in piedi una gradevole e divertente "commedia degli equivoci" (forse solo un po' troppo "buonista"), accompagnata dagli appropriati disegni di Valerio Held. Il numero si chiude con il ritorno della Macchina del Tempo in Topolino e il misterioso Stradivari stonato, interessante soggetto di Valentina Camerini che, nonostante lo sviluppo semplicistico - e non privo di qualche "buco" narrativo - si lascia leggere con piacere. Il tocco ricercato di Sergio Asteriti conferisce, poi, alla storia quel certo fascino del "tempo che fu".

Recensione di Malachia


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Certamente migliore degli ultimi usciti è il nuovo numero de I Grandi Classici, che si apre con Topolino e il mistero del primo uomo volante (Michelini/Asteriti), in cui facciamo la conoscenza di un geniale avo di Pippo, credibile inventore di un antenato dell'aereoplano, storia che, fra l'altro, ispira la bella copertina dorata di Cavazzano. Segue Zio Paperone e la psicosi dell'oro, avventura martiniana non di primo ordine, passata alla storia non tanto per la trama (contraddistinta, a mio avviso, da troppi passaggi logici un poco forzati o, almeno, semplicistici), quanto per l'inusuale forma che G.B. Carpi ha dato al deposito di Zio Paperone. Non brilla particolarmente nè per trama (quella dei fratelli Barosso), nè per disegni (quelli di un Giuseppe Perego che in una vignetta "si dimentica" di disegnare le pupille a Pippo e in un'altra lascia bianco un braccio di Topolino), l'avventura esotica Topolino e la "Pinguinella Pectinis". E', invece, molto divertente Zio Paperone e il ratto del cucciolo verde, sempre dei fratelli Barosso, con i disegni, questa volta, di un gradevole Luciano Capitanio, che, in più punti, sembra fare suoi gli stilemi dei cartoni animati prodotti in quel periodo dagli studi Hanna & Barbera. Minni e le vacanze separate, ricorda vagamente, invece, le atmosfere hitchcockiane de "L'uomo che sapeva troppo", ma il frettoloso - se non banale - finale è di tutt'altra pasta. Di non molte pretese, ma, almeno, carina, Zio Paperone e il banchetto chic (Chendi/Scarpa/Cavazzano), purtroppo proposta qui in versione ricolorata. Contorna il numero una manciata di storie straniere in precedenza poco ristampate: una con Super Pippo (Kay Wright), due con la coppia Amelia-Magò (Kinney/Fletcher), una con Moby Duck (Alvarado). Menzione speciale per la brasiliana Pennino e il gioco proibito, che ho trovato molto divertente, e per le sole quattro tavole, ma decisamente SPIAZZANTI di Topolino alla ricerca dell'uccello cri-cri. Ciò detto, il vero "piatto forte" del numero è, comunque, costituito dalla sezione "Superstar", che questa volta ospita due vecchie e storiche avventure di Guido Martina (Paperino e l'operazione "Jota", disegnata da un acerbo Luciano Bottaro e Paperino e il Febbraio ingannatore, disegnata da Giuseppe Perego), entrambe incentrate sul tema dell'eredità di Zio Paperone e sulle prove da superare che questi propone ai potenziali eredi. Entrambe le storie presentano, poi, arguti dialoghi, ma anche parecchie ingenuità narrative, specialmente agli occhi del lettore odierno, se non le contestualizza in quel periodo d'oro della "commedia all'italiana" in cui esse furono concepite. Nella sezione c'è, infine, spazio per Pippo terrore della prateria , storia poco nota, ma pregevolmente disegnata dal grande Al Hubbard, che ripercorre le atmosfere del corto Two Gun Goofy. Insomma, un numero che, certamente, offre almeno qualcosa per ogni genere di palato.

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Un interessante articolo di Luca Boschi sulla "invasione" dei "robottoni" dei cartoni animati giapponesi della seconda metà degli anni Settanta, introduce Zio Paperone e le criminose imprese dei Gufo-Robot, storia di apertura del nuovo numero di Disney Anni d'Oro. Il soggetto di Guido Martina, alquanto bislacco, non è certamente dei suoi migliori e la parte finale lascia un po' a desiderare, tuttavia si fanno apprezzare i nemmeno tanto velati elementi di disinteressata critica sociale. I disegni del Maestro Carpi, come ben osserva lo stesso Boschi, rivelano poca attenzione di rifarsi agli stilemi grafici nipponici suggeriti, invece, dalla trama. Migliore, anche se molto più breve, è l'altra storia di Martina ospitata: la grande parodia L'amorosa istoria di Papero Meo e Gioietta Paperina, dove ritmo, dialoghi ed espedienti narrativi sono perfetti. Belli sono anche (nonostante gli impianti di stampa utilizzati) i disegni di Scarpa/Del Conte, e molto interessante l'articolo introduttivo di Becattini con il dietro le quinte di questa breve avventura originalmente pubblicata su Tv Sorrisi e Canzoni. Ottima è anche la "classica ciminiana" Zio Paperone e le serrature cerebrali, disegnata da un giovane e sperimentale - ma già dinamico - Cavazzano, che pure si auto-ritrae in un paio di vignette.
Piatto forte del numero è, però, Topolino e l'adolescente adulto,spassosissima avventura americana (Fallberg/Hubbard/Steere) del ciclo Mickey and the Sleuth, di cui viene proposto l'inedito e dettagliattissimo storyboard del bravo Carson Van Osten che, quasi sembra una storia a sè, bella e pronta per il ripasso a china. Chiude il numero Pippo e il carnevale di Topolinia, carina avventura - ma forse un po' troppo "mielosa" - di Claudia Salvatori con i disegni dal bravo Miquel Pujol. Pubblicata sul secondo numero di Paperino Mese del 1986, la storia è qui alla sua prima ristampa.
Un numero, se volessimo fare un bilancio, certamente di qualità, con storie attentamente selezionate e criticamente approfondite. Tuttavia, non mancano ancora i soliti tre elementi esecrabili. a) Innanzitutto, una buona metà del volume è occupata da fumetti pluriristampati: "Le criminose imprese dei Gufo-Robot", storia, peraltro, di qualità non eccelsa, è qui, con le sue ben 66 tavole, alla quinta ristampa (l'ultima risale ad appena sedici mesi fa), quando le pagine del volume sono poco più di 190. b) Le sei pagine di intervista (puntualmente pubblicizzata in copertina) con personaggi più o meno famosi che non hanno nemmeno lontanamente a che fare con il mondo Disney - è la volta del cuoco Cracco - mi paiono quantomeno "sprecate". c) L'editing delle storie, infine, considerando il prezzo di copertina, potrebbe essere più curato (di due storie su cinque sono proposti gli impianti recentempente ricolorati). Nonostante ciò, la rivista sta sempre più guadagnando il mio favore e le mie pie aspettative per i numeri futuri.

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Il secondo numero di Topolino a "Impatto Zero", questa volta grazie all'esplicito contributo del Ministero dell'Ambiente, si apre con la seconda parte di Galileo e l'albero della scienza (Macchetto/Mottura). Purtroppo, essa non aggiunge nulla di importante alla prima parte vista una settimana fa. Anzi, un'unica avventura, senza la divisione in due puntate, sarebbe stata, a mio avviso, più adeguata. L'ambientalismo, tema portante del numero, la fa da padrona nella seconda storia ospitata: Topolino e la Beta Betulla, scritta dal buon Fabio Michelini (che ritorna sul settimanale dopo diverso tempo) con i disegni del bravo Alessandro Perina. Si potrebbe considerarla parte del ciclo di avventure di Topolino ed Eta Beta in viaggio per il fanta-cosmo, inaugurato tempo fa dallo stesso Michelini con la storia della "Cometa Beta", ma la qualità è qui oggettivamente inferiore. Segue Basettoni e il segreto taciuto, (abbastanza prevedibile) commedia degli equivoci firmata dai Maestri Panaro ed Asteriti. Il numero si chiude con una straniera: Paperina in: Vasi e dromedari. La trama di Hedman è abbastanza soporifera, ma i disegni di Fecchi sono, come al solito, bellissimi (specie per quanto riguarda un paio di comparsate femminili). Un numero così-così, che brilla più dal punto di vista grafico che da quello dei soggetti (anche se si è visto di peggio). Voto (arrotondato per eccesso): tre stellette, premiando, soprattutto, le pregevoli iniziative volte alla tutela dell'ambiente.

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Per Topolino, il nuovo anno inizia con una saga nuova. Si tratta di Galileo e l'albero della scienza, che narra, in chiave disneyana, le vicende del grande scienziato pisano. Per fortuna, non abbiamo una "paperizzazione" del nome, anche se, a interpretare Galileo è il buon Archimede Pitagorico. Questa prima puntata è piacevolissima, solo, forse, un po' troppo "didattica". Notevole è anche l'apparato grafico di Mottura. Nella seconda storia del numero (Topolino e la leggenda del Topo Nero), il bravo Giorgio Salati ci fa conoscere, con ironia, le gustose vicende di un antenato di Mickey, apparentemente "cattivo": il temibile pirata Topo Nero e la sua scalcagnata ciurma. I disegni della storia sono del Maestro Massimo De Vita: una vera gioia per gli occhi. Segue Dinamite Bla e lo zuccone da competizione, in cui Valentini fa suo il tipico Bla di Vitaliano, per cui ne esce un'avventura decisamente demenziale e divertente. Bello anche il layout irregolare che esalta i disegni di Mangiatordi. Chiude il numero Zio Paperone e la locomozione affaristica della coppia Pesce/Gatto (è facile ritrovare in più punti della storia, tra cui il finale, la loro simpatica "firma"). Si tratta del secondo gradito omaggio al Maestro Rodolfo Cimino, ospitato sul settimanale nel giro di pochi mesi (il primo è Topolino e le borbottiglie di Avaloa di Casty). Ecco, questa volta, un esplicito tributo ai tanti bizzarri mezzi di locomozione che accompagnano lo Zione in tutte le sue incredibili avventure ciminiane. L'idea (il dover pagare bollo e assicurazione) che spingerebbe Paperone alla loro vendita è geniale; gli azzeccatissimi e classici disegni di Luciano Gatto (che raffigura mezzi realmenti ciminiani!) fanno il resto. Un numero, quindi, buono che fa, almeno, ben sperare per quanto il settimanale potrà darci nell'anno appena iniziato.

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Per Paperino, il nuovo anno non inizia nel migliore dei modi. Il numero di Gennaio 2010 si apre con Paperino e la minaccia dei pirati spaziali (Salvagnini/Milano), storiella probabilmente giacente da tempo in magazzino e ripescata "a casaccio", in quanto ambientata "in un afoso pomeriggio estivo" (cit.). Essa, non brillando particolarmente nè per trama, nè per disegni, fa certamente rimpiangere le nuove storie Egmont assenti da due mesi dal mensile. Si prosegue con la ristampa di Paperino e il riposo stressante di Amendola autore completo, in questo caso meglio ai disegni che ai testi. Segue quella che, forse, è la storia migliore ospitata sul numero: Zio Paperone e il computer sa-tutto-lui (Michelini/Bordini), 65 tavole irristampate da vent'anni. Il tema è quello della rivolta della scienza all'uomo e dell'impossibilità di una conoscenza infinita. Rispetto alla "capienza" della storia, però, il finale sembra un po' troppo veloce e scontato ed avrebbe meritato qualche pagina in più, considerando il dilungarsi della storia in altri punti meno interessanti. Si chiude con la fantascientifica Paperino e la porta sui mondi di Bruno Concina, con le matite di un Giovanni Romanini che spesso e volentieri scopiazza (o "cita") il Maestro Cavazzano. Completano il numero quattro brevi e, più o meno, insignificanti storie straniere: Paperino e lo slalom gigante (disegni di De Lara); Qui, Quo, Qua e il cinema (disegni di Vicar - forse la migliore delle quattro); Nonna Papera e l'insonnia (disegni di Strobl - la più insulsa del numero); Paperino e l'avventura nel bosco (disegni di Strobl). Speriamo davvero che il 2010 ci riservi dei numeri decisamente migliori. Auguri!

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Si conclude in questo numero Paperino Paperotto - Alla ricerca di Billy. La storia, in tre puntate, si è fatta soprattutto apprezzare per la vivace e ben curata sceneggiatura di Enna, anche se, come trama, non sarà fra le migliori. Fra i tre che hanno firmato i disegni (gli altri erano Gervasio e D'Ippolito), Urbano è anche quello che mi ha convinto di meno. Tuttavia, la serie va, comunque, promossa. La seconda storia del numero è opera della coppia, ormai fissa, Ambrosio-Pastrovicchio, forse il tandem più prolifico (e "controverso") del 2009. Q Galaxy. Missione: Fermate Blulk è l'avventura a fumetti più insipida del numero e, come sceneggiatura e trovate (Blulk, la cosmomilla spiegata in didascalia, la sorella di Zipp), è, forse, (addirittura!) la più insulsa della già poco gradevole serie "spaziale". La terza storia del numero (Topolino, Eta Beta e la lunga notte di Claus il Rosso), al di là del messaggio che in tempo di crisi non si butta via niente, non brilla particolarmente nè per trama (Pesce), nè per disegni (un Mazzarello sempre meno attraente). Brilla, invece, per i disegni, quelli del Maestro Massimo De Vita, l'ultima avventura del numero (Indiana Pipps in: Missione Babbo Natale), il cui soggetto (Macchetto) non è, però, nè dei più originali, nè dei più vivaci. Un numero un po' insipido, dunque, in attesa di quello natalizio, che si preannuncia privo (finalmente!) di saghe o storie a puntate. Carina, invece, la copertina di Soffritti che omaggia l'ultimo film Disney, "La Principessa e il Ranocchio", di cui si parla abbastanza diffusamente nel numero.

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Un numero piacevole, anche se, da troppi mesi a questa parte, le saghe non conoscono tregua. La nuova (Paperino Paperotto alla ricerca di Billy), tuttavia, promette molto bene. Bruno Enna sa fare grandi cose con il piccolo Paperino e ce lo dimostra ancora una volta. La scena in cui la capra Billy se ne va di casa in mezzo ad una bufera di neve, con Nonna Papera che trattiene il paperotto in lacrime, è davvero commovente (lo ammetto, mi sono commosso!) e anche Marco Gervasio ai disegni ha fatto davvero un buon lavoro. La narrazione a ritroso, poi, è, in questo caso, un ottimo espediente narrativo. Speriamo solo che anche le prossime puntate si mantengano su questi alti livelli. Se - dicevo - le saghe non mancano mai, anche la presenza di Ambrosio è ormai fissa. Lo sceneggiatore-redattore, infatti, è ancora presente con Amelia sotto assedio, mediocre storia disegnata da un Gottardo che non riesco mai ad apprezzare pienamente. Anche in questo caso (come una settimana fa), Ambrosio fa il verso a Cimino (è la volta del "tapiro muschiato"), ma il risultato non è certo dei migliori. Il vero e inconfondibile Maestro Cimino, sceneggia, invece, la terza storia del numero, che, dal mio punto di vista, è anche la migliore. Da tempo non leggevo un nuovo fumetto di Cimino così ben costruito, così intrinsecamente barksiano, così magnificamente sceneggiato. Zio Paperone e il deposito giallo dei formiconi blu ha, infatti, un ritmo narrativo perfetto e non conosce - come altre ciminiane recenti - brusche accelerazioni nel finale. Ho trovato pure adatti a questa "classica" avventura, i disegni di Maurizio Amendola. Se la memoria non mi giuoca brutti scherzi, penso che sia, dal mio modesto punto di vista, la migliore avventura di Cimino dell'anno! Dopo quest'ottima storia, ne troviamo, però, in conclusione del numero, una veramente poco avvincente con protagonista Indiana Pipps. Il titolo? Topolino e il criptomistero zoologico (Nigro/O.Panaro). Fra l'altro, segnalerei il fatto che qui, l'ideologia del "politicamente corretto" o la semplice distrazione del colorista, ha fatto sì che la pelle degli indigeni africani venisse colorata di rosa (sic!). Un ultima nota: capovolgendo l'albo, abbiamo il tradizionale "TopoNatale", quest'anno con "vignettone", il più delle volte davvero simpatiche (ma non quella del Paperoga "made in Marvel") di Vitaliano e Celoni.

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Variegato è l'indice del nuovo numero de "I Grandi Classici". Complessivamente buono, forse migliore di quello di un mese fa, ma certamente non eccellente. Parecchie sono le brevi storie straniere pubblicate (provenienti da USA, Danimarca e Brasile) ed ampia è la rosa di personaggi che vi compare: Maga Magò, i Bassotti, Capitan Uncino, le Giovani Marmotte, Pennino, il Papero della Foresta, Moby Duck con il delfino Porpy. La quantità, però, non fa la qualità e molte di queste non hanno alcun peso nella storia del fumetto Disney. Le italiane proposte sono, in gran parte, piacevoli ma nessuna di queste è un "grande classico" nel vero senso della parola. Topolino e la tecnica giallistica (Payne/Asteriti) è uno dei tipici gialli di "serie B" degli anni '70. Zio Paperone e l'inutile statuetta (Salvagnini/Cavazzano) e Topolino e la multa centenaria (Gazzarri/Rota) sono due storie molto divertenti, l'una, purtroppo, ricolorata elettronicamente e l'altra monca di una tavola. Simpatica, ma dal finale sconclusionato, è pure Paperino e la rievocazione perigliosa (Siegel/Bordini). Poco digeribile, dal mio modesto punto di vista, Paperino e le trovate pompieristiche (Pavese/P.L. DeVita); nella norma Topolino e la seppia paralizzante (Pavese/Capitanio) e Zio Paperone e la valle inesplorata (Gazzarri/Bordini). Ottime, invece, le "Superstar": Topolino e l'iceberg fantasma, storia di Missaglia del 1961, magnificamente disegnata dal Maestro Carpi e assente dalle edicole da quasi trent'anni, forse per le premesse "politicamente scorrette" (la caccia alle foche), e Topolino e il mistero degli abeti (Fallberg/Murry), una delle meno ristampate avventure natalizie disneyane. Numero promosso, dunque, ma non a pieni voti, che si lascia apprezzare soprattutto per la nuova rilegatutura molto più maneggevole del solito - sperando che non sia un caso isolato, ma che, anzi, possa riguardare anche altre testate.

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Non c'è molto da dire su questo numero, non di certo buonissimo, di Topolino. Si incomincia con il terzo episodio di DoubleDuck - Cacciatori e prede. Ormai abbiamo un capovolgimento della vicenda in ogni episodio ed un susseguirsi di troppi colpi di scena. Bene, nonostante questo, il ritmo impresso da Bosco alla trama, e bene, ma solo se confrontati con quelli del secondo episodio (Mazzarello), i disegni di Urbano. Vedremo come finirà... si prevedono, comunque, tanto per cambiare, nuovi colpi di scena! La seconda storia del numero (Q-Galaxy. Missione: Ombre sulle stelle), vede il ritorno della controversa serie di Stefano Ambrosio, esclusivamente pensata per un pubblico di età pre-puberale. Confesso di averla trovata più leggibile di altre affini, ma l'idea di fondo (ripulire il cosmo allo stesso modo in cui si possono separare le nocciole, di cui si è allergici, dalla cioccolata) e il personaggio stesso di Oliver sono insopportabili. Purtroppo, il nome di Pastrovicchio è ormai collegato ai soli disegni di questo genere di avventure. La storia successiva, Zio Paperone e la pratica della numismatica (Pesce/Mazzon), ruota attorno ad un'ennesima sfida, dall'esito prevedibile, fra Paperone e Rockerduck. Il numero si conclude con Topolino e il crocevia del caos, che segna il piacevole ritorno della coppia Topolino-Eta Beta. Se le premesse sembrano più che buone, lo sviluppo della sceneggiatura di Salvagnini, risulta un po' troppo sconclusionato. Le atmosfere hanno, però, il loro fascino "retrò", che non possono non far ricordare i tipici soggetti di Jerry Siegel. Quest'ultima impressione è, di fatto, rievocata anche dai bellissiimi e classicissimi disegni del Maestro Luciano Gatto, di certo, il migliore disegnatore che compare nel numero.

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Quello di questa settimana è un altro numero piacevole di Topolino. Si apre con il secondo episodio della serie DoubleDuck - Cacciatori e prede. Il giudizio è ancora sospeso, perchè, dalla lettura, non si riesce a capire perfettamente quali sviluppi conoscerà la vicenda, tuttavia, il soggetto di Bosco si fa davvero appassionante e ricco di colpi di scena. Purtroppo, per i miei gusti, i disegni di Mazzarello non sono all'altezza di queste serie (Paperino ha sempre due protuberanze in corrispondenza degli occhi e persino la bella e misteriosa Kay K perde qui parte del suo fascino). La seconda storia del numero è una scialba avventura di Paperinik (Paperinik e la fantomatica Fantomius), che ha tutte le carte in regola per sembrare un fumetto importato dalla Egmont, quando invece è figlia del tandem Pesce/Mangiatordi, entrambi un po' sottotono rispetto ad alcune loro ultime uscite. Ho trovato, invece, molto gradevole e dall'impostazione "classica", Zio Paperone e le scatole parlanti (Gentina/Amendola), con una guerra a colpi di marketing fra $crooge e il rivale di sempre Rockerduck. Il numero si chiude con una delle rare storie del Maestro Rodolfo Cimino i cui protagonisti non sono i Paperi: Topolino e il messaggio del capitano (disegnata da un Alessio Coppola che torna al fumetto, dopo più di un anno di sole illustrazioni e copertine). Anche in questo caso, ritroviamo tutti i gradevoli e tipici tòpoi ciminiani, ma, come in altre avventure recenti del Maestro, il finale sembra un po' troppo accelerato. Ciò nonostante, quando il grande Rodolfo "sforna" una delle sue storie con i Topi, le campane suonano a festa e i lettori si entusiasmano.

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Anche questo numero è abbastanza buono: tutte le storie proposte, infatti, si lasciano leggere volentieri. Si incomincia con la prima puntata della nuova saga di DoubleDuck (Cacciatori e Prede). E' ancora presto per capire dove voglia andare a parare; per il momento abbiamo una buona avventura che segna il ritorno della bella Kay K e che serve, perlopiù, a pubblicizzare il gadget allegato al settimanale. Marco Bosco ai testi dà alla trama un piacevole ritmo e i disegni di Francesco D'Ippolito (esaltati dai colori di Max Monteduro) sono qualcosa di eccezionale! Segue quella che, a mio modesto parere, potrebbe essere eletta come la storia migliore del numero. Firmata da due Grandi del fumetto Disney italiano (Carlo Panaro e Massimo De Vita), Topolino e il taxi delle nebbie è un giallo senza tempo che lascia il lettore col fiato sospeso fino alla risoluzione della vicenda. Sanno di già visto le storie restanti del numero. Si potrebbe, lapidariamente, commentare Quando Ciccio va al cinema (Salvagnini/Gula), prendendo a prestito le parole pronunciate dallo stesso Ciccio a pag. 108: "Trama banale, ma ottimi effetti speciali". Da Zio Paperone e l'inghippo delle ghette (Gagnor/Cabella) scopriamo che sono pure le ghette a portar fortuna al vecchio tycoon paperopolese. Gradevole, però, è il flashback con una giovane Elvira "Nonna" Papera. Si chiude con una simpatica storia straniera: Paperino maggiordomo invadente. Il soggetto di Rune Meikle, incentrato sulla quasi patologica gelosia di Paperino, sa di già visto e in più punti richiama alla memoria, fra le altre cose, pure un episodio della serie animata "Quack Pack". I disegni di Flemming Andersen sono, come sempre, molto dinamici e piuttosto gradevoli.

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Come da un po' di mesi a questa parte, anche l'indice del numero di Novembre di Paperino è un'accozzaglia di storie già ristampate sullo stesso mensile dagli anni Ottanta a oggi, seppure provenienti dalle più disparate fonti. Ciò nonostante, questa volta, il risultato è più buono del solito. L'apertura è riservata ad una storia danese, magnificamente disegnata dal nostro Fecchi e inedita in Italia: Paperino e il fantasma delle mele. L'avventura – che, a tratti, sembra rievocare le atmosfere del serial tv "Quack Pack" – cerca di far luce su un angolo "oscuro" di Paperopoi, che terrorizza, fin da bambino, il nostro Paperino. Tuttavia, la trama fa acqua da molte parti e il finale è piuttosto banale. Segue, tratta da un numero di Paperino del 2002, la bella ciminiana Zio Paperone e il bastone della vecchiaia, tratteggiata dallo stile "barocco" di Guido Scala, in cui lo Zione sente il peso degli anni, si mette a parlare una buffa lingua e si reca presso uno "strano popolo". Si prosegue con Paperino e la conquista del G.R.A.A.L., una modesta storia in costume, molto liberamente ispirata alle imprese di Sir Perceval narrate da Chrétien de Troyes. Nel numero c'è anche spazio per una buona dose di storie straniere, due delle quali hanno a che fare con dei pappagalli: Paperino e il pappagallo profetico (Strobl) e Paperino e la scuola d'ardimento (Murry). Meramente "riempitive" sono, invece, le brevi Paperoga e i piccioni viaggiatori (brasiliana) e Archimede Pitagorico e il milione di risate (americana). Il numero si chiude con Paperino cantanovelle familiare, una frame-story, in cui Donald racconta tre belle fiabe ai nipotini. Testi e disegni sono di un Giorgio Bordini più in forma che mai. Chi non la possedesse (giacché la storia è irristampata da vent'anni) ha, secondo me, un valido motivo in più per acquistare questo albo.

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Numero buono anche questa settimana. Si comincia alla grande con il terzo ed ottimo episodio di Topolinia 20802 (Topolino fa un disastro). Casty ai disegni conferisce alla storia di Vitaliano e Salati, quel quantum in più che permette di farmi apprezzare questa parte ancor più delle precedenti. Segue la seconda parte - di cui balzano subito agli occhi i bei disegni e colori - dell'adattamento a fumetti di UP, nuovo capolavoro animato targato Disney/Pixar. Paperino, Paperoga e l'allevamento inconsueto, sceneggiata dal tandem Valentini/Gagnor è la terza storia del numero, della quale ho apprezzato più i disegni del buon Marini che la trama in sè. Il numero si chiude con una straniera: Zio Paperone e lo stregone difensore. La storia di Hedman inizia bene, in quanto le premesse sono ampliamente ciminiane (la giovinezza di Paperone, Amelia, la ricerca del Mago della Palude), poi, purtroppo, come molte avventure made in Egmont, "si perde per strada" e riesce a far scemare, di pagina in pagina, l'attenzione del lettore. Restano, comunque, i sempre buoni disegni del nostro Fecchi. Nel numero c'è pure posto per un ennesimo Reportage a fumetti (Migheli), idea che, a causa dell'uso inflazionato che se ne sta facendo, ha perso, ormai, il suo fascino iniziale.

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Altro numero assai buono. Si comincia con il secondo episodio di Topolinia 20802 (Vitaliano/Savini/Dalla Santa), che offre ottimi spunti e, nel complesso, risulta pure migliore di quello di una settimana fa. Qui Topolino non sembra più tanto goffo, ma è così sfortunato che il lettore non può non averlo in simpatia. La seconda storia del numero (a cui è pure dedicata l'appariscente copertina) è parte della ben riuscita riduzione a fumetti del nuovo film Disney-Pixar UP, con ottimi disegni e colori. Dal mio modesto punto di vista, il recupero dei "film a fumetti" su Topolino è una cosa buona, in quanto, soprattutto, piacevole appuntamento "fisso" della mia infanzia. Segue la Quarta Lezione della serie - di cui siamo ormai saturi - Ripariamo con Orazio (Bosco/Amendola). La quarta storia del numero è la divertente Paperino e l'irraggiungibile Chocopapp (Ambrosio/Molinari), che precede Zio Paperone e l'antico potere, avvincente avventura di Carlo Panaro disegnata dal bravo Marco Gervasio. Le atmosfere proposte sono incantevoli e il soggetto è molto buono, tuttavia, lo svolgimento pare un po' troppo accelerato in prossimità del finale. Numero, comunque, che vale davvero la pena acquistare!

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Buono, nonostante la riduzione del numero delle pagine, il "Topolino" di questa settimana. Il "piatto forte" del numero, come si evince dalla copertina, è l'avvio di una nuova serie (che fa già discutere): Topolinia 20802. Con il pretesto di trasferire Topolino nel centro della sua città per andare a fare il giornalista di professione, si cerca qui di "riformare" l'ottantenne personaggio, proponendo un Topolino "smarrito, inadeguato, ingenuo" di fronte al nuovo. Artefici della prima puntata sono Fausto Vitaliano e Marco Ghiglione. Il primo sembra, in più punti, essersi divertito a prendere in giro il "perfettino" Topolino; il secondo dimostra di essere più un bravo illustratore che un disegnatore di intere storie a fumetti. È ancora presto per dare un giudizio cosciente sul prodotto, comunque, pur rimanendo non troppo soddisfatto dell'episodio-pilota, il ritmo della narrazione pare già pregevole e il finale aperto fa ben sperare. La seconda storia del numero è, sicuramente, meno interessante di quella d'apertura e, sul piano del ritmo narrativo, sta diversi gradini sotto. Si tratta di Q-Blog: Il cuore del mistero, ideata dai bambini di una scuola media (che hanno vinto un concorso) e sceneggiata da Ambrosio insieme alla Camerini. I disegni di D'Ippolito, sono, però, stupendi. Al centro del numero sta la breve (e di poche pretese) Terza lezione della serie Ripariamo con Orazio (Bosco/Milano). Segue quella che, a mio modesto parere, è la storia più bella del numero: la danese Zio Paperone e il passato screanzato (Gray/Andersen), che, con ironia, mostra lati inediti della personalità di Zio Paperone e del rivale (raramente presente sulle nostre pagine) Famedoro. In chiusura troviamo una "classicissima" avventura dei veterani Cimino e Chierchini: Zio Paperone, Amelia e la guerra dei sogni. Come altre storie recenti del Maestro Rodolfo, noto una prima parte senza pecche ed un finale un po' troppo affrettato o poco sviluppato. Nel complesso, risulta, comunque, una buona storia, che chiude un numero complessivamente buono.

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L'equazione "poche storie, ma buone" questa settimana sembra non essere rispettata. Infatti, le storie ospitate in questo numero sono poche (quattro), ma non tutte pregevoli. La migliore del numero è, senza dubbio, Pippo reporter - Crociera con ghiaccio dei coniugi Turconi. Confermo, anzi, impinguo, i giudizi positivi espressi in passato. Questa serie è veramente ottima, dal punto di vista grafico e narrativo. Non esiterei a considerare la caratterizzazione di Pippo qui proposta come una delle migliori degli ultimi anni. Il fumetto è anche seguito da un interessante, dal punto di vista disneyano, servizio sui "Giornalisti in piume e... penne". La seconda storia del numero (Ciccio al circo ) è, a suo modo, interessante perché segna il ritorno, dopo un paio di anni passati esclusivamente alla Egmont, del bravo Andrea Ferraris, che coglie l'occasione per fare un po' di esperimenti grafici. La storia in sè - sceneggiata da Riccardo Secchi - parte da un'idea carina per poi perdersi, purtroppo, un po' per strada. La terza storia del numero, "Leggenda perduta" della controversa serie Wizards of Mickey, pur non presentando livelli di verbosità propri del suo Ideatore (la storia, infatti, è di Maria Muzzolini), al di là dei bei disegni di Roberto Vian, non è riuscita ad attirare la mia attenzione. Il numero si chiude in modo ancor peggiore con una storia "promozionale" della serie Q Galaxy ("Missione DVD"), ideata da Ambrosio, sceneggiata dalla Camerini e disegnata da Gula. Numero tutt'altro che ricco, che fa attendere, con ancor più ansia, quello della prossima settimana, in cui è previsto, tra l'altro, il ritorno di Casty.

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Il quarto numero di Disney Anni D'oro è, forse, il migliore uscito finora. L'apparato critico è, questa volta, cospicuo e nell'indice c' è spazio anche per qualcosa di raro. Il volume si apre con un esauriente articolo di Luca Boschi che inquadra la storia di apertura nel suo tempo, descrivendo, nel dettaglio come era il settimanale Topolino in quel periodo (fine estate '83). La storia in questione è Topolino e l'idolo vulcanico, opera di un Romano Scarpa non nel periodo migliore della sua lunga carriera, ma, pur sempre, con "una marcia in più" rispetto a tanti colleghi.
Segue un piccolo capolavoro grafico e narrativo (ma, purtroppo, presentato nella versione recentemente ricolorata elettronicamente) : Paperino e l'errore del Paperzucum, una delle migliori storie di Rodolfo Cimino, disegnata, in modo particolarmente "audace", da un Giorgio Cavazzano "techno", abile nel dar forma ad affascinanti papere che irretiscono, non il solo Paperino, ma anche il lettore.
Dopo lo spazio centrale del volume, occupato da un'intervista alla scrittrice Susanna Tamaro, riprendono i fumetti, con Topolino e il segreto di Shangri-ooo-la-la, mediocre storia dello Studio Program, illustrata da Massimo De Vita, ma pur sempre mai ristampata negli ultimi 25 anni. Pluri-ristampata, ma molto simpatica, è, invece, Pippo e il cappello magico (Chendi/Bottaro), con una Nocciola in forma smagliante.
Un interessante servizio di Luca Boschi sulle novità editoriali degli anni Ottanta (essenzialmente Albi di Topolino, Mega Almanacco, e Paperino Mese) introduce una bella storia di Giorgio Pezzin, disegnata da G.B. Carpi e Freccero (Zio Paperone e il talismano verde), apparsa, in effetti, su un numero di Paperino Mese del 1989 e, da allora, mai più riproposta.
L'ultima avventura del numero è una breve, divertente - e pure rara - storia americana di Ser Lock, preceduta da un'esauriente disamina del personaggio a cura del prof. Becattini. Interessante, seppur troppo "striminzito", il portfolio dedicato alle vignette della serie Merry Menagerie. Un numero buono, in cui, tuttavia, il materiale noto è ancora, qualitativamente e quantitativamente, superiore al materiale raro, e in cui è possibile notare qualche pecca nell'editing. Confidiamo, tuttavia, nella possibilità di ulteriori margini di miglioramento.

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Altro buon numero di Topolino. Si inizia con una nuova - e promettente - serie: Pippo Reporter.I testi sono di Teresa Radice; i disegni del bravo Stefano Turconi (che firma pure la bella copertina). Le atmosfere degli "anni ruggenti" (anche grazie all'uso sapiente dei colori) sono molto evocative e i personaggi - compresi i secondari - sono ben caratterizzati. Aspetterei le prossime puntate per darne un giudizio complessivo: per ora, la composizione sembra migliore anche dei potenzialmente simili "Anni Muggenti di Clarabella". Tuttavia, la storia più incredibile del numero è, a mio avviso, la successiva: Il vero volto di Paperino, una surreale - e quasi "psicologica" - bella storia di Riccardo Secchi "à-la- Faccini" ed effettivamente disegnata dal buon Enrico. Simpatica, ma nulla più, è, invece, l'ennesima "Storia della PIA" proposta: Paperino, Paperoga e i falsi griffati (Figus-Sarda/Gorlero), in cui i due maldestri cugini, inaspettatamente, riescono a rendersi utili tanto allo Zio Paperone, quanto al rivale Rockerduck. Il numero si chiude con una storia danese inedita in Italia: Zio Paperone e il debito improrogabile (Snejbjerg/Fecchi), migliore di altre "Made in Egmont", ma come quelle, molto carente sul piano del ritmo e con una sceneggiatura troppo "dilatata". Insomma, un numero molto buono, anche se, a mio avviso, non ai livelli di quello della settimana scorsa.

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La "Direttora" torna dalle vacanze e Topolino ne risente subito, uscendo egregiamente dalla mediocrità in cui era scivolato nell'ultimo mese. Solo quattro storie, ma tutte più o meno buone, sono, infatti, ospitate in questo numero. Molto scorrevole e, inaspettatamente, originale è la trama di Paperinik e la scuola infusa, bella storia di apertura, firmata da Bruno Enna e Alessandro Gottardo, in cui è pure perfetta la caratterizzazione di tutti i numerosi personaggi che vi compaiono. Segue Dinamite Bla da studente a prof!, vero "gioiellino" del numero. Qui Fausto Vitaliano, oltre a proporci un soggetto buffo e ricco di spunti comici, va oltre, facendo una geniale parodia, o meglio, una vera e propria fotografia (sic!) del mondo dei pre-adolescenti di oggi. Merce rara, contornata da acide battute messe in bocca al misantropo Dinamite Bla, che quasi non ti aspetti di trovare sul "politicamente corretto" Topolino dei giorni nostri. Complimenti infiniti allo sceneggiatore (e pure al raffinato tocco del disegnatore Roberto Vian), dunque! Segue, però, la storia meno interessante del numero: E-Blog. Un gol a passo di danza (Pesce/Tosolini), nuova versione femminile del "Q-Blog", dove, accanto, a Ely, Emy, Evy - che sostituiscono Qui, Quo, Qua - compare Ilary Duck, carina nipote di Rockerduck e amante del calcio. Il numero si chiude con un gradito omaggio al Maestro Sergio Asteriti e alla sua Venezia. Topolino e la gondola antesignana (preceduta da una pagina introduttiva) è, infatti, una buona storia di Carlo Panaro, ambientata nella Venezia di ieri e di oggi, disegnata, con la consueta maestria, dal veterano Asteriti (che pare pure auto-raffigurarsi nelle vesti del gondoliere). Buon numero, allora, che, da parte mia, può arrivare a meritarsi anche quattro "stelline".

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Anche questo mese, "I Grandi Classici", nonostante un leggero calo di qualità generale del volume rispetto agli ultimi numeri, si conferma il miglior periodico Disney in circolazione, o, quantomeno, quello con il miglior rapporto qualità-prezzo. Ad accreditare valore all'acquisto sono, come sempre - e forse ancor di più - le sorie dello spazio "Superstar". Esso comprende: la rara versione rimontata del western Pippo e la Banda Tris (Catalano/Scarpa/Cimino); la poco nota avventura africana Paperino e gli uomini leopardo, una delle prime "fatiche" di Dalmasso, accompagnata dai disegni di un buon Chierchini; Topolino e la setta di settembre, un giallo d'altri tempi con un disinibito Guido Martina ai dialoghi ed un piacevole Giuseppe Perego ai disegni, qui riproposto dopo ben cinquant'anni. Positivo, fuori dallo spazio "Superstar", è il ripescaggio di storie americane con personaggi meno noti del cast disneyano. Questa volta tocca al simpatico orso Gelsomino (Humphrey), protagonista, assieme al Ranger Ocarina, di due brevi storie disegnate da Tony Strobl e mai ristampate. E' pure bello, anche se in una storiella rara ma di poche pretese (Pippo re delle termocoperte), rivedere il tratto bonario di Paul Murry. Ad essere poco memorabile è, invece, la selezione delle storie italiane che completano il volume. Paperino e il colpo delle cento cambiali e Zio Paperone e il tempio d'oro sono due avventure "standard" la prima di Dalmasso e la seconda di Martina, con i disegni, rispettivamente, di Massimo DeVita e Giuseppe Perego. Troppo semplici di trama sono, a mio avviso, Paperino e l'elefante di Siva (Missaglia/Chierchini) e Paperino e la repulsio dollarum (Vizzotto/Bordini); addirittura tediosa, Nonna Papera e la burla dello zio (Barosso/Gatto). Ho trovato, invece, simpatiche e piacevoli le due storie degli anni '80 proposte: Topolino e il cane parlante (Amendola) e Che mago, quel Pippo! (Sisti/Studio Bonnet). Numero buono ma non eccezionale, che si guadagna, comunque, quattro "stelline" di giudizio, soprattutto per il materiale raro inserito nello spazio "Superstar".

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Non c'è molto da dire sull'ultimo numero di "Topolino", se non segnalare il fatto che, a mio modesto parere, da un mesetto a questa parte (in altre parole, da quando la Direttora è in vacanza) non è uscito neanche un numero pienamente soddisfaciente del settimanale.
Una buona notizia: termina questa settimana l'ultima saga (solo in ordine temporale) dei Wizards of Mickey (Ambrosio/Pastrovicchio). L'episodio, suddiviso in due mini-tempi (rispettivamente in apertura e in chiusa del volume), non si abbassa, almeno, ai livelli di mediocrità raggiunti, una settimana fa, dal terzo episodio, ma, nonostante qualche sparuto guizzo di simpatia, non riesce ad appassionarmi. La fine, poi, è solo momentanea, dacchè, trovando il pieno favore del pubblico in età pre-puberale (a cui, in effetti, l'autore si rivolge), preannuncia nuove storie con nuove formazioni e quant'altro. Venendo al resto, le storie centrali del numero sono tutte senza infamia e senza lode. In Paperogate di Creta e la disfida letteraria (Gagnor/Barbaro), gli antichi greci Ciccio e Paperoga allestiscono la prima commedia musicale della storia. Zio Paperone e il villaggio vacanze Klondike (Camerini/Barozzi) sa di già visto, anche se Rockerduck, alla fine, non si mangia la solita bombetta ma un cappello da cow-boy. Zio Paperone e il tesoro costoso (Valentini/Chierchini) ha invece per protagonisti la poco affascinante coppia Miss Paperett-Battista, in missione per conto dello Zione. Si salvano, sempre a mio modesto avviso, solo le sei tavole di Faccini con Paperoga (La fifa viene dalla radio), chiaro omaggio a Orson Welles.
Un numero non di certo buono, dunque, per il quale, anche le due sole "stelline" di valutazione per cui ho optato, mi pare già un giudizio di "manica larga".

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Seconda settimana consecutiva con un numero mediocre di Topolino. Si comincia con l'ennesimo capitolo dell'ennesima saga dei Wizards of Mickey di Stefano Ambrosio. Qualche gradevole spunto lo si trova pure, ma il tutto è condito, più che mai, in salsa nipponica e sembra confermare la destinazione al solo pubblico del pomeriggio di Italia Uno. Pure i disegni di Pastrovicchio, questa volta, non mi sono piaciuti. Di male in peggio, la seconda storia del numero: Paperino in: Donald JukeBox Hero. Si tratta dell'ennesima riscrittura dell'adolescenza dei nostri beniamini. La Muzzolini ambienta questa storia "nella Paperopoli degli anni Cinquanta" ma storpia (in una sgradevole commistione di inglese e italiano) tutti i nomi dei personaggi, come per farci implicitamente capire che, tuttavia, siamo in un una sorta di "mondo alternativo", dove Brigitta ha circa l'età di Paperino e dove Umperio Bogarto e Bum Bum Ghigno suonano la batteria insieme. Perdippiù, la storia in sè è davvero tediosa e disarmonica. Sempre freschi e molto belli, comunque, i disegni di Cavazzano. Senza dubbio, la storia migliore della settimana è, a questo punto, la terza: Commissariato di Topolinia - Sezione Scomparsi, un poliziesco molto ben congegnato (per quanto riguarda il rapporto fra gags e azione), piuttosto originale e dallo svolgimento mai banale. Dobbiamo perciò ringraziare lo sceneggiatore Giorgio Salati per questa bella storia (che avrebbe meritato una collocazione migliore all'interno del "Topo"), ma pure i disegni di Franceso D'Ippolito non sono male. Si prosegue con una gag muta di Enrico Faccini (Batti il chiodo finchè è caldo!), difficilmente commentabile per la sua brevità. Il numero si chiude con Zio Paperone e l'intrigo al largo, storia di poche pretese di Sergio Cabella, e, perdippiù, mal disegnata da Luciano Milano. Insomma, nè i disegni di Cavazzano, nè la storia di Salati, nè le illustrazioni di Intini che accompagnano l'ennesimo (sic!) Reportage a fumetti, riescono, a mio avviso, a far guadagnare al numero di questa settimana (considerando poi la spiacevole copertina) la terza stellina di qualità. Sarà per la prossima volta (speriamo).

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Numero che si legge e si dimentica molto velocemente (a mio modesto avviso). Si inizia con il ritorno dei Wizards of Mickey (Ambrosio/Pastrovicchio). Anche questa nuova saga (diluita in quattro settimane), non fa per me. Non è il genere di storie che piace a me, e non posso farci niente. Si prosegue con Indian Pipps e la scala di Nazca (Macchetto/De Vita), spiritosa anche questa, ma di qualità leggermente inferiore ai precedenti capitoli dell'ArcheoAgenda. Paperino e l'assente presente (sceneggiata da Riccardo Pesce) è una storia che, al di là dei disegni del bravo Luciano Gatto, purtroppo non mi dice nulla. Carina, invece, la successiva (Zio Paperone e l'inghippo di Agosto), sceneggiata da Massimiliano Valentini e disegnata da Sergio Cabella. Il settimanale si chiude con un'ennesima mini-sfida fra lo Zione e Rockerduck e con l'ennsima bombetta becchettata da qust'ultimo (trattasi do Zio Paperone e il pallone gonfiato di Alessandro Mainardi e Michele Mazzon). Molto bella, invece, la copertina di Corrado Mastantuono ed assai interessante il Reportage a Fumetti (dove il cantante Elio incontra l'astronauta Guidoni), impreziosito dai superbi disegni di Stefano Intini.
Un numero però, che, nel complesso, non consiglierei di certo ai lettori "esigenti" o "occasionali" di Topolino.

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Poche ma buone. Sono le sole quattro storie ospitate sull'ultimo numero di Topolino. Si comincia con Zio Paperone in: Missione Farfalla di Fausto Vitaliano. Il secondo episodio della serie "mensile" è tutto un susseguirsi di battute e di piacevoli gags, che spesso vedono protagonista il tuttologo Pico De Paperis. L'episodio si lascia leggere molto bene, ma pare essere interposto per dilatare un po' i tempi dell'azione e diluire le vicende nel tempo. Nota di demerito, a mio avviso, ai disegni di Marco Mazzarello, autore, pure, della non troppo affascinante copertina dell'albo. Si procede, quindi, con Indiana Pipps e la pietra di Stonehenge, collegata allo spazio settimanale dell'ArcheoAgenda. Augusto Macchetto, preferisce trattare tale mistero da un punto di vista spiritoso, anzichè avventuroso e i disegni di Massimo De Vita (anche se non è più quello di una volta) sono sempre un belvedere. Segue una godibilissima avventura "minore" di Casty, qui inaspettatamente alla prese con il personaggio di Indiana Pipps. Trattasi di Topolino e il fantasma di Cleopatra, perfetto connubio di mistero, avventura e poesia, fra l'altro molto ben disegnata (a parte le fattezze della Regina) da Silvio Camboni. Il numero si chiude con una gradevole storia "made in Egmont", sviluppata come una delle tante storie "nostrane" con Brigitta e Filo Sganga, ma qui sostituiti con Paperina e Paperino.

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In un momento particolarmente prosperoso per l'Edicola del Papersera, come non ricordare pure il numero di Agosto di "Disney Big"? Il corposo mensile, propone, questo mese, una selezione di storie che fanno gola ad ogni appassionato Disney, a cominciare dall'inaspettata ristampa della lunga e "corale" Buone Vacanze, Paperi!, tratta dal "Classico Estate" del 1986 e non dal consueto "Topolino". Notevole pure la sezione "I viaggi del... cilindro", che, fra le altre, ospita la bella ciminiana Zio Paperone e la tribù dei "piedi salati". Fra le storie della sezione "Eta Beta l'extradimensionale", spiccano almeno Topolino e Eta Beta e la coda delle comete ed Eta Beta e la Tv del giorno dopo. Nel volume, all'interno dello spazio "Storie golose", c'è pure posto per la divertente Paperino e la torta gigante del 1968 e, da allora, mai ristampata. Interessante pure la sezione che chiude il volume: "Affari di cugini", con due spassose storie dei fratelli Barosso, più Paperino e la difesa dell'indipendenza, ideale sequel di Paperino e il revival dell'indipendenza, degli stessi Martina e Carpi, purtroppo non presente nel numero. Fra i punti deboli della testata non vi sono, dunque, le storie. Semmai vi è la loro, a volte "forzata", collocazione in sezioni forse un po' troppo "strette", cosa che suscita la legittima sensazione che alcune di queste siano selezionate, forse, senza un ben preciso disegno logico (si pensi, per esempio, a La coda delle comete qui proposta senza le altre del ciclo della Cometa Beta, o all'epica Difesa dell'indipendenza, messa in mezzo a due storie spensierate con protagonista Paperoga). Ciononostante, più che in passato, la testata si sta guadagnando, di mese in mese, il mio pieno rispetto e la mia fiducia.

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Il numero si apre con l'ultima puntata di DoubleDuck - Missione cuore termico (Bosco/Freccero). Finalmente la storia, che stava andando un po' troppo (inutilmente) per le lunghe, giunge ad un punto di svolta. Ben congegnata e dal ritmo perfetto, l'episodio comprende pure un finale veramente "ad effetto", che non mancherà di fornire ulteriori spunti per gli eventuali capitoli futuri. Nel complesso, si può valutare, comunque, positivamente l'intera saga, con qualche riserva d'obbligo sul numero totale delle pagine effettivamente impiegate per giungere a questa conclusione. La seconda storia del numero è Topolino e la prima eclissi di Carlo Panaro, storia piuttosto buona se non fosse per il soggetto non proprio originalissimo. Buoni pure i disegni di De Vita, anche se, oggettivamente, il Massimo non è più quello di una volta. Al centro del numero pare, poi, che cominci un appuntamento fisso con l' ArcheoAgenda di Indiana Pipps. La formula accattivanta è "una storia-un mistero", con approfondimento collegato. Si comincia con Indiana Pipps e il mistero di Thera (di Macchetto/Vian), sulla catostrofe dell'antica Thera e sul mito di Atlantide. C'è spazio pure per Paperi al cinema - Paperino, Paperoga e il campione d'incassi (di Bosco/Meloni), a dire il vero, uno degli episodi meno pessimi dell'assai modesta serie. Il numero si chiude con Le imprese di Paperin di Boscoscuro, concepita da Massimo Valentini come la prima di una sequenza, ma uscita, purtroppo, come penultima. In effetti il giusto ordine delle storie avrebbe giovato alle vicende, essendo questa storia molto al di sopra delle altre e persino, al contrario di quelle, molto più originale e, quindi, godibile. Adattissimi pure i disegni del veterano Chierchini. Ancora un numero buono, quindi, con la speranza che il settimanale rimanga a lungo su questi livelli.

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In occasione del 40.mo anniversario dell'allunaggio, è uscito in questi giorni un interessante "vattelapesca" a tema. Le storie selezionate spaziano dagli anni '60 a oggi e risultano essere a volte divertentissime, a volte avvincenti e avventurose, a volte pure noiose (è il caso, a mio modo di vedere, di Topolino e il mistero della base lunare dei fratelli Asteriti o Zio Paperone e la cometa sparadiamanti di Fanton/Scala). Fra le più divertenti è impossibile non citare: Paperino e l'hobby preferito (di Barosso/Scarpa), in cui il nostro beniamino è alla ricerca di un hobby benvisto dalla fidanzata; Paperino e il ritorno degli astronauti (di Chendi/Cavazzano), in cui a Donald si rompe il televisore in un momento "topico"; Pippo e l'altra faccia della Luna (disegnata da Amendola), con un ennesimo, ma gustosissimo, incontro-scontro fra lo scettico Pippo e la strega Nocciola. È pure presente la classicissima ciminiana Zio Paperone e la ricerca spaziale (disegnata da Massimo De Vita) e la bellissima storia di Pezzin Zio Paperone e la terra di Luna (anche questa disegnata da un De Vita molto in forma), che, da sola, per chi non la conoscesse, varrebbe l'acquisto del volume. Quattro sono, poi, le storie presenti post-2000, di cui ben tre disegnate dal bravo Luciano Gatto. Completano il numero sei recenti tavole autoconclusive (sparse per l'albo) e un paio di altre meno recenti avventure. Una lettura, insomma, piacevole e non impegnativa, ideale per il periodo estivo.

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Dopo il numero molto buono della settimana scorsa, troviamo ora un numero abbastanza buono, dedicato, fin dalla bella copertina di Mastantuono, al 40° anniversario dell'allunaggio (che cade il 20 Luglio). Topolino e il guardiano della Luna, storia in due tempi, è, infatti, scritta e disegnata ad hoc da Sisti e Dalla Santa. Essa parte con le migliori premesse, facendo riferimento alle note ipotesi "scettiche" sulla versione ufficiale dell'allunaggio. A confutare, in modo empirico (nel vero senso del termine), l'infondatezza di queste tesi "complottistiche", che sembrano affascinare pure Tip & Tap, saranno Topolino e l'amico Eta Beta. Tuttavia, lo svolgimento della trama non pare, a mio modesto avviso, essere all'altezza delle buone premesse, pur restando, nel complesso, una discreta storia fanta-avventurosa (accompagnata, fra l'altro, da un redazionale commemorativo essenziale, ma interessante). La seconda storia del numero è il terzo episodio di DoubleDuck - Missione Cuore termico. Alla sceneggiatura, Bosco succede a Vitaliano: il tono dell'avventura si fa meno umoristico e più propenso all'azione. Tuttavia, la serie non sembra guadagnarci, anzi, trasmette troppo la sensazione di temporeggiare, al fine di essere diluita nelle quattro settimane del gadget estivo. Migliori di quelli di Mazzarello (della settimana scorsa) sono, invece, i disegni di D'Ippolito. Segue Zio Paperone e il campionato dei cercatori d'oro, storia carina, ma di non molte pretese, del giovane Matteo Venerus, pur sempre arricchita dai disegni dell'ottimo Luciano Gatto. Segue un altro Maestro: Rodolfo Cimino - il cui nome è una garanzia - con Paperino e le risate delle colline taciturne, disegnata dal buon Amendola. La storia, incentrata sul fatto che, spesso, "leggende" e detti popolari non sono del tutto campati per aria ma hanno un loro riscontro scientifico, è davvero piacevole e chiude in bellezza il numero, il cui acquisto, è, in ogni modo, consigliato.

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Numero molto buono quello di questa settimana. Si comincia con il ritorno in grande stile di Casty. Topolino e le borbottiglie di Avaloa è una bella storia, non solo ciminiana nel plot e nei dialoghi, ma pure ricca di espliciti e graditi omaggi al Maestro (che non sto qui a svelare). Un "gioiellino", insomma, arricchito dai bei disegni classicheggianti del Castellan stesso. Segue il secondo episodio di DoubleDuck - Missione Cuore termico, caratterizzato dalla molto frizzante sceneggiatura di Fausto Vitaliano, con buone dosi di azione e divertimento, e dai disegni di Marco Mazzarello. Episodio permeato di velature ecologiste, ma che, allo stesso tempo, ci propone anche una intelligente e gustosa parodia di certo "fondamentalismo" ambientalista. Al centro del numero stanno due corte, ma ben congegnate storie: Pillole di Pico - La Luna (di Marco Bosco e Silvia Ziche), e Paperino e l'ultima goccia buffissima storia "senza parole" di Enrico Faccini, che pare quasi lo storyboard di un cartone animato classico. Il numero si conclude con una storia "made in Egmont", dal ritmo lento e quasi claudicante, ma, almeno, ben disegnata dal "nostro" Fecchi: non un granchè, dunque, ma in assenza di una pubblicazione ad hoc come il vecchio "Mega", personalmente, sono tra coloro che accolgono con favore la pubblicazione delle storie danesi sul "Topo". Nel complesso, un numero davvero buono (specie se confrontato con gli ultimi), che consiglierei anche ai lettori "non abituali" dello storico settimanale.

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Dopo anni di contenuti poco esaltanti, il numero di Luglio di Paperino, potrebbe davvero essere quello che segna una svolta positiva per le sorti della testata, aprendosi (finalmente!) alle scarsamente note storie tratte dal vecchio Paperino Mese formato gigante (numeri 67-86) e quelle del pocket anteriori al 1991, escluse finora dal ciclo di ristampe iniziato con il numero 299 della testata. Il volume attualmente in edicola, contiene, infatti, l'acclamata storia Il nome segreto di Paperino (dal primo numero di Paperino Mese dell'ormai lontano 1986), l'altrettanto bella e "onirica" I sogni di Ciccio (da Paperino Mese # 108/1989) e la movimentata Paperino e il siero Anti-Aurum (da Paperino Mese # 126/1990 e, fra le prime "Storie della P.I.A." ). Il numero contiene in apertura pure una decente storia Egmont inedita in Italia (Una tazza di tè per Zio Paperone), che ci propone uno scontro meno banale del solito fra Zio Paperone e Rockerduck. Seguono un paio di ristampe "ordinarie": Paperino e l'occhio del padrone (storia, fra l'altro, interessante in quanto incentrata sulle moderne tecnologie biometriche) e Paperino e la tartaruga da corsa, entrambe del 1994. Completano il numero, tre corte (ma simpatiche) avventure "made in USA" nella loro versione precedentemente proposta dallo stesso mensile. Un numero, a mio avviso, decisamente interessante, con la speranza che non sia un caso isolato, ma l'apripista di un nuovo corso. (Nel dubbio, comunque, meglio non perderselo e gustarselo dalla prima all'ultima pagina.)

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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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