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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



Abbiamo in questo numero due storie che parlano di Battista.
In Battista e il tè perenne (Salati/Leoni), il nostro maggiordomo preferito cerca di pensare e agire come il suo principale; infatti, alla ricerca disperata di un modo di far bene il suo lavoro (servire un tè buono, ubbidire a Paperone) parte per un viaggio alla ricerca della bustina eterna. Lo stile è molto dinamico e il soggetto originale, ci si diverte leggendo e la leggerezza che emana rende il tutto molto piacevole.
Poche pagine dopo, ecco Zio Paperone e il mistero dei cartelli amichevoli (Fontana/Panaro): ancora Battista, in una breve che in qualche modo perfeziona la prima. Ottimi i disegni di Panaro che rendono tutto ancora più morbido. Il numero è chiuso da Detective Donald - Questione di grinta (Stabile/Limido): il nostro Paperino veste i panni del Detective anni '40 e ci si cala questa volta in modo più preciso, si respira di più l'aria di quegli anni e tutto il progetto sta iniziando a prendere corpo e ad essere convincente. Ottimi anche i disegni di Limido.
Spazio poi alla brevissima Se fossi un supereroe - Il rubamerende (Gianatti/Picone). Iniziamo dalle note positive, i disegni: decisamente buoni. Non si riesce ad andare oltre alla semplice gag, ma il messaggio che viene mandato è comunque condivisibile.
Infine le dolenti note, ovvero Wizards of Mickey - Magicraft, quarta puntata (Venerus/Marini). Ottimi disegni, ottima l'ambientazione, ottime le dinamiche, ma la storia... la storia non riesce a prendere il volo. Gli sforzi di Venerus sono encomiabili, ma i personaggi sono forse davvero avvolti da un incantesimo: da qualunque parte si guardi la faccenda il tutto risulta inconsistente; tutto annaspa e il risultato finale è qualcosa di già letto, già analizzato e già sviscerato. Continuiamo a sperare che quel progetto bellissimo sulla carta possa diventare reale e potente.
Nell'insieme un numero ordinario, con qualche spunto di originalità innegabile, ma senza picchi di creatività.
Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Ultimo numero dell'anno e come tale, evidentemente, rilassante: nel senso che non ci sono storie che scuotono, solo avventure da leggere di fronte al camino acceso in attesa di un sonnellino.
Wizards of Mickey - Magicraft, prima puntata (Venerus/Marini): Essendo la prima parte di una storia a puntate non è possibile dare un giudizio organico e completo, ma da quello che si può leggere sembra che il canovaccio regali ben poche emozioni; poco ci si discosta da avventure passate, da contenuti già analizzati. Spero che i prossimi episodi possano smentirmi. Dal punto di vista grafico, invece, è davvero ben fatta, ottime tavole con bellissimi scenari, ricchi di particolari.
Paperino e il pentatorneo del Calisota (C. Panaro/Zanchi): Classica storia su Paperino che è maestro di qualcosa, in questo caso del golf. Necessario un patto narrativo piuttosto stabile, altrimenti molti particolari diventano irreali, ma Paperino è anche questo, una grande forza della natura che riesce in tutto quello che vuole, il problema è che non vuole quasi mai! Anche in questo caso ottimi disegni, sia per espressività dei personaggi che per attenzione ai particolari.
Paperi sotto la neve (Faccini): E' la migliore dell'albo, è folle al punto giusto, non-sense e anche se non si vedono che i cappelli dei personaggi questi sono ben caratterizzati e del tutto a loro agio in una situazioni ai limiti del paradossale, anzi che quei limiti li ha ampiamente travalicati!
Il mio migliore amico - Con il tuo aiuto (Gianatti/Picone): incomprensibile il senso di questa mini-serie di brevi. Forse è l'occhio dell'adulto che non riesce a coglierne l'essenza, forse per un bambino è anche bello vedere che cosa è un amico, ma la mancanza di universalità del concetto rende la storia poco godibile.
Topolino e lo specchio di Manto (Martinoli/Baccinelli): Non male il soggetto, ma la sceneggiatura risulta oltremodo verbosa e poco chiara, se non ci fossero i disegni di un incredibile Baccinelli (Bacci) apparirebbe fine a se stessa, poiché pur essendo rispettati i tempi narrativi, non è incisiva e per questo motivo non rimane impressa per più del tempo della lettura.
Zio Paperone e la febbre (letterale) dell'oro (D'Antona/Pastrovicchio): Grosso modo un commento simile alla storia precedente: un'idea che sarebbe potuta essere sviluppata con più verve, ma comunque piacevole da leggere, senza colpi di scena corre veloce là dove ci si aspetterebbe che andasse.
Buon anno a tutti e buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Arriviamo infine alla conclusione di questa avventura di PK in cui, a detta di molti, sembra essersi ritrovata l'essenza di vent'anni fa, un personaggio ben delineato e delle atmosfere giuste che riescono a rendere la lettura piacevole e a tratti nostalgica.
Infatti PK - Cronaca di un ritorno (Sisti/Sciarrone) contiene una trama solida con dialoghi freschi e una sceneggiatura ben strutturata; di pregio sia i siparietti divertenti che quelli più drammatici, il tutto disegnato da uno Sciarrone in stato di grazia, disegni a dir poco perfetti. Da solo varrebbe il numero ma anche le altre avventure non sono da scartare.
Anche Vitaliano confeziona una storia divertente e abbastanza cattiva, in cui se la prende con successi editoriali di dubbio pregio. Dinamite Bla e la poesia buzzurra riesce a restituirci un Vitaliano piuttosto cattivo che aiutato dai disegni della Ziche fa ridere e sorridere, ma come è tipico di questo autore anche riflettere. I personaggi sono caratterizzati molto bene e anche le gag con Fiuto Joe sono buone.
Paperoga e il giornalismo grunfio (Salati/Franzò): altra storia che fa riflettere, una sorta di critica sociale, dall'invenzione delle parole, alla realtà messa in luce dai social, allo stato della cultura attuale. Leggendo questa storia si intravede una realtà più che possibile, quasi attuale e non si può non fare delle considerazioni. Mitica "L'accademia della Frusta".
Infine le dolenti note, due brevi che non hanno molta ragione d'esistere. I misteri di zia Topolinda - Sulle tracce del randagio (Valentini/Panaro): anche se regala delle gag divertenti non riesce a trovare una base solida e finisce per essere evanescente senza un vero senso; i disegni di Panaro sono davvero notevoli sia per vitalità che per espressività. Topolino e l'arte del perfetto viaggiatore (D'Antona/Asaro), invece, risulta prevedibile, sottolineando la pedanteria di Topolino senza però contenere nessun elemento di sorpresa, vanificando così il senso della breve.
Infine l'interlocutoria Il mio migliore amico - Conoscersi (Gianatti/Picone) senza infamia e senza lode passa lieve come un'ondata di vento tiepido, non si ricorda, non approfondisce la personalità dei personaggi in gioco, non trasmette un messaggio forte o particolare.
Dunque in conclusione: un ritrovato Vitaliano e la degna conclusione di PK possono valere il libretto.
Buona lettura.

Recensione di Nubulina


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Un numero pieno di omaggi al fumetto, un numero che è un omaggio ai lettori; la settimana di Lucca Comics and Games non poteva essere celebrata in modo migliore: un atto d'amore verso questo modo di fare arte che ne racchiude mille altri e che trasmette emozioni vere e profonde.
Come dice Valentina nell'editoriale deve essere stato difficile scegliere l'ordine di pubblicazione, sono tutte belle, per motivi diversi, ma piacevoli e dense di piani di lettura: si passa dall'omaggio alla fiera, a quello al personaggio, concludendo con la parodia "seria" passando per quella surreale, insomma un numero che si legge in modo veloce, ma che lascia dentro una sensazione di allegria, benessere e perché no, pace con se stessi: si ha la sensazione di aver fatto la scelta giusta a scegliere di collezionare albi Disney (se mai qualcuno avesse avuto qualche dubbio, si intende).
Andando per ordine ecco Zio Paperone in... un cosplayer di troppo, originale e divertente storia scritta da Faraci e disegnata da Cavazzano; inutile dire che i due autori non tradiscono le alte aspettative, infatti il soggetto è delizioso come tutte le idee semplici, ma sincere. Paperone si trova calato nella realtà: da bravo uomo d'affari non si occupa di fumetti, ma sono i fumetti ad occuparsi di lui... offeso per quella che ritiene una burla ai suoi danni scopre un mondo, fantastico, pieno di persone meravigliose che si divertono, che sognano e che sognando realizzano i suoi sogni dando vita ad una settimana (o quasi) in cui a Lucca la fantasia si fonde con la realtà, in cui i disegni prendono vita gironzolando per la città; chi ha partecipato alla fiera capisce ciò di cui parlo, ma grazie a questa storia anche chi non lo ha ancora fatto può capirlo.
Dei disegni, che dire: vivi. Non esiste nessun altro aggettivo per definire la sensazione che Cavazzano riesce a donare. Le due vignette di apertura ne sono l'emblema: Zio Paperone di fronte ad un computer sembra annoiato o solo perplesso, ma senza bisogno di parole... parla!
Si passa poi alla coppia formata da Sio e Ziche e già tutto potrebbe essere compreso; invece il non-sense supera se stesso e si ha la parodia di una storia Disney che ha fatto la storia: La trilogia della Spada di Ghiaccio che diventa per l'occasione Topolino e la spada di Ghiacciolo. Il titolo dice tutto, ma una volta letta si stenta a resistere alle risate, alle strizzate d'occhio continue, sia grafiche che narrative, insomma una storia da non perdere, che prende in giro con estremo amore un classico disneyano.
Ciccio Never - Agente Speciale Salsa: non conosco Nathan Never, ma la storia è piacevole, e chiedendo a chi il personaggio lo segue dal suo esordio ho avuto la conferma della buona riuscita dell'esperimento.Secchi e Perina sono riusciti a cucire addosso a Ciccio il tormento che da circa trecento numeri attanaglia il personaggio originale, addolcendolo, è il caso di dirlo, in chiave disneyana.
Infine Celoni con Enna e Merli realizza quello che potrebbe essere un capolavoro... atmosfere cupe, in un intreccio magico di matite, colori e testi che fa gridare al miracolo: Duckenstein di Mary Shelduck. E' la prima parte per cui il giudizio sarà rimandato, ma per adesso è un'autentica opera d'arte.
Per la prima volta da quando recensisco i numeri mi sento di dare cinque stelle, il massimo voto possibile, perché oltre alle storie di cui ho parlato il tutto è accompagnato da ottimi redazionali che anticipano e seguono le storie, con interviste agli autori e - da non sottovalutare - il "che aria tira..."!
Buona lettura a tutti!

Recensione di Nubulina


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Questo albo contiene almeno due storie che valgono il prezzo: Paperaggio e i cartelli dei Ricchiscalchi in cui una trama frizzante, dei dialoghi freschi e dei disegni favolosi rendono la lettura piacevole e istruttiva. La Parodia di Caravaggio risulta molto ben fatta e le citazioni che sono sparse in quasi tutte le vignette l'arricchiscono.
Molto interessante il tentativo, spiegato da Zanchi nel redazionale di rendere, in qualche modo, i chiaroscuri dei dipinti originali e l'inserimento da parte di Gagnor di dipinti reali parodiati anch'essi. Un esempio di come sia possibile insegnare divertendo e generare curiosità  attraverso un fumetto.
L'altra storia è a opera di Faraci e si intitola Manetta e Rock Sassi: Non aprite quel bagagliaio fin dalle prime battute si riconosce la mano del suo autore, i dialoghi sono così azzeccati, come del resto i ritmi narrativi, da far subito capire che siamo di fronte a qualcosa di non così comune; la forza, infatti, non sta tanto nel soggetto, ma nella sceneggiatura, nella caratterizzazione dei personaggi, anche quelli secondari, appena accennati, hanno una loro personalità  riconoscibile e sono ben inseriti nel contesto generale. Il tutto disegnato in modo magistrale da Barbaro che rende ancora più piacevole la lettura.
Le altre due storie che compongono l'albo sono: un nuovo episodio della saga Wizard of Mickey, Aurora, che poco si discosta dalle precedenti puntate, ma che è una gioia per gli occhi grazie ai bellissimi disegni di Marini che rendono vivido quel mondo fantasy che ormai compie dieci anni.
L'ultima storia è una breve che fa il suo dovere, Zio Paperone e il brevetto del provetto: veloce, divertente e assurda al punto giusto, con un canovaccio scontato, ma che non smette mai di rubare qualche risata, forse proprio perché il finale in qualche modo si conosce!
Quindi un numero che vale la pena leggere, ma che poteva e doveva offrire di più.
Buona lettura.

Recensione di Nubulina


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La copertina di questo nuovo numero ci ricorda a gran voce che presto uscirà  il nuovo film d'animazione della Disney-Pixar "Alla ricerca di Dory", anche con una piccola interlocutoria storia e un lungo redazionale all'interno.
Detective Donald: Invito a cena con delizia (Stabile/Limido): Buona caratterizzazione dei personaggi, che interagiscono tra di loro in modo coerente al contesto. La trama è piuttosto lineare, i disegni molto buoni; come per il precedente episodio quello che manca è l'atmosfera noir, tutto troppo colorato, troppo allegro, troppo sopra le righe, da un poliziesco anni quaranta ci si aspetterebbe il tormento, certo in chiave disney, del protagonista; unica piccola pecca della serie che potrebbe col tempo diventare molto interessante.
Una giornata con gli squali (Peterson/Melaranci-La Barbera): la storia interlocutoria di cui parlavo ad inizio recensione. Topolino e le vacanze in fuga, terza puntata (Bosco/Sciarrone): Bellissimo terzo capitolo di una serie davvero ben riuscita, sotto tutti i punti di vista, il giudizio finale è rimandato per il momento davvero complimenti agli autori Amelia e gli inutili spasimanti (Manzoni/Perissinotto): Idea classica, svolgimento originale, buona breve che strappa molti sorrisi.
Zio Paperone e il debito di irriconoscenza (Transgaard/Fecchi): Idea molto accattivante, anche se non del tutto originale, senso del ritmo un po' particolare, forse qualche tavola in meno avrebbe giovato non poco.
In conclusione un numero piuttosto leggero, risente ancora dell'atmosfera estiva, forse, speriamo che l'autunno ci porti qualcosa di più sostanzioso! Buona lettura.

Recensione di Nubulina


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Anche questo ultimo numero d'agosto non spicca per originalità  o per genialità ; capire i motivi di questo calo qualitativo, nel suo insieme e non per le storie singole, non è semplice: infatti i gadget e le vacanze dovrebbero attirare più lettori occasionali, ma forse quest'ultimi sono attratti solo dal piccolo regalo e cercano mezz'ora di evasione da trascorrere con trame semplici e disegni fantastici (questi non mancano di sicuro, soprattutto con il contributo di Emmanuele, che supera se stesso in questo suo lavoro)!
Bene, dopo questa premessa, che avrà  senza dubbio annoiato i più, ma che mi sembrava necessaria, andiamo ad analizzare le singole storie: Il mistero delle tre medaglie: Fine dei giochi: Marconi ci porta al termine di questa lunghissima avventura che ha purtroppo più annoiato che entusiasmato, sia per i ritmi che per la trama in sé, escogita un finale originale e divertente, ma che non è sufficiente a risollevarne le sorti.
Tutta la saga è coerente, ben curata, forse troppi i dialoghi, ma non è nella forma che si nasconde il problema, è nell'essenza della storia stessa; non si riesce, alla fine, a capire il messaggio che vuol mandare, dovrebbe essere una specie di viaggio che porta a comprendere l'importanza dello spirito sportivo, ma ripeto, forse è per la lunghezza eccessiva, forse perché i protagonisti sono poco incisivi, forse per la presenza di forme di vita aliene, forse per la presenza di gag che rompono sì la monotonia, ma hanno un effetto straniante e così nel suo complesso la storia non riesce a far breccia nel cuore del lettore, che finisce per perdere di vista la strada maestra.
Zio Paperone e la vacanza a costo zero: una di quelle storie che per il lessico usato, le situazioni che si vengono a creare e disegni davvero espressivi si leggono in un soffio e divertono, strappando più di una risata; poco importa, anzi è il punto di forza, se la trama è improbabile, se è prevedibile, svolge in modo egregio il suo lavoro.
W lo sport: Il tennis: la più divertente della serie. Il difetto più grande di queste storie, secondo me, sta nel cercare la freddura; mi spiego meglio, la gag sta alla base della struttura della sceneggiatura, ma dovrebbe essere meno scontata e più cerebrale per avere un senso. Vero che, senza dubbio, è rivolta ad un pubblico più ingenuo, ma a volte si esagera.
DD- Head H contro tutti : Una gioia per gli occhi i disegni di Pastrovicchio per una divertente avventura, che fa ridere e non snatura i personaggi.
Paperi nel Labirinto: Bello lo stile minimalista di Dalena, un po' fine a se stessa la trama, ma vuole solo intrattenere e ce la fa abbastanza bene.
Infine la migliore del numero più per i fantastici disegni ricchi di particolari, espressivi, curati nei dettagli che ci restituiscono dei personaggi vivi e vitali di Baccinelli, Topolino e l'invasione delle O.D.R.A.. La storia è divertente e assurda al punto giusto, ma passa, anch'essa, come una folata di vento tiepido.
In conclusione le singole storie inserite in un altro contesto non risulterebbero insufficienti; si ha l'impressione giudicando il numero di star mangiando tutti antipasti e contorni, ma è come se mancassero le portate principali.

Recensione di Nubulina


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Numero da leggere sotto l'ombrellone, senza guizzi di genio, ma senza scivolate su bucce di banana, insomma scorre via con semplicità e con un certo piacere, ogni tanto servono anche questi numeri, quindi quando avrete bisogno di sgombrare la mente e farvi trasportare dai nostri amici paperi e topi in un mondo spensierato aprite il libretto e iniziate il viaggio.
Una storia a bivi, sempre molto apprezzata dalla sottoscritta, Rock Sassi e Manetta in: due poliziotti a...bivi, ma che a parte il consueto gioco, lascia davvero poco spazio alla trama. Ci si può chiedere cosa aspettarsi da una storia a bivi, le risposte sono molteplici, ma io credo che, perché abbia un senso, la storia creata debba poter esistere, per sua stessa natura, con due o più finali, determinati dalle scelte, magari sul piano morale che portino a conclusioni davvero diverse. Questo non vuol dire che non sia piacevole giocare con le scelte, ma l'impressione che ho è che rimangono in ogni caso fini a se stesse.
Continua la saga estiva legata ai gadget Il mistero delle medaglie - Paperino...faccia di bronzo che, grosso modo, si tiene sul livello della storia d'apertura, troppi spiegoni, ma aspettiamo di leggerla intera per fare una critica costruttuva.
La breve Viva lo sport - il fitness è un po' il clone di quelle comparse le settimane scorse, ma con le Olimpiadi come tema principale è comprensibile che siano presenti.
Altra breve, Double Duck Agents of the agency - Chiamata per B-black che strappa un sorriso, ma è quello che deve fare, anche se utilizzare il mondo di DoubleDuck per delle gag può essere discutibile e poi Topolino e il segreto dello chef che risulta piacevole per il soggetto.
Infine, Zio Paperone e i triliardi in bottiglia che si muove su un canovaccio già conosciuto, ma che rimane sempre piacevole, non una storia memorabile, ma come detto in apertura di recensione, adatta da leggere sotto l'ombrellone o all'ombra di un albero.
Buona lettura e buone Olimpiadi!

Recensione di Nubulina


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Il numero di questa settimana contiene almeno due storie che vale la pena di leggere:
X-Mickey - Terrore sulla strada (Bosco/Gula): senza dubbio la più completa e la più facile da commentare, Come Valentina anticipa nell'editoriale il lettore è introdotto nel mondo dell' impossibile e l'avventura che si trova a vivere è emozionante al punto giusto.
Il soggetto è piuttosto originale e anche solo per questo si meriterebbe una sufficienza piena, ma il duo Bosco/Gula non si fermano qui, creano anche dialoghi vivaci e caratterizzazione dei personaggi davvero incisiva, anche graficamente.
Ci si diverte via via che le pagine scorrono e le immagini rappresentate non volano via all'ultima vignetta!
Star Top, terza generazione, terzo episodio: la trappola (Enna/Perina): Continua la saga nel migliore dei modi, con un episodio più serio, forse di raccordo, ma per un esauriente commento è necessario attendere la fine della saga.
Le altre tre storie, passano via leggere come le brevi dovrebbero essere:
W lo sport: il salto in alto (Bosco/Rigano): didascalisca con chiari riferimenti alle olimpiadi, il che non è affatto un male, racconta un po' la storia del salto in alto, non rimane troppo impressa, ma fa il suo lavoro.
Il manuale del supereroe: realtà alternative (Mazzoleni/Lucci): Molto divertente basata su equivoci e situazioni paradossali, riesce nell'intento di far ridere.
Paperino, Paperoga e la misteriosa "domotica" (L. Camerini/Picone): Quando paperino è catapultato in situazioni al limite dell'assurdo e durante lo svolgimento della storia lo supera abbondantemente non può che risultare una divertente e rocambolesca avventura
Paperino e il monarca dei tre soli (C. Panaro/Mangiatordi): Chiude il numero Panaro con un'avventura spaziale: soggetto piuttosto originale e anche lo svolgimento non è per niente banale; partendo da una situazione quotidiana ci si trova a indagare prima su una sparizione e poi in un mondo lontano ed è talmente scritta bene che anche i vari salti logici sono perdonati. Buona lettura

Recensione di Nubulina


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Da qualche tempo i numeri di Topolino sono di buona qualità e non possiamo che rallegrarcene, ma a questo punto l'asticella si alza; ciò che il lettore ricerca è la sperimentazione e una sempre maggiore bellezza, sia della componente grafica che di quella narrativa e così facendo quello che qualche anno fa poteva apparire buono o comunque innovativo oggi non basta più.
Molti autori ci hanno insegnato che è possibile esprimere concetti universali anche attraverso paperi e topi e rendere i sentimenti, ma anche le idee vive e concrete pur ambientandole a Paperopoli, proprio per questo Gambadilegno e il giallo della Camera Gialla (Faraci / Cavazzano)risulta costruita un una gabbia troppo tradizionale e fin troppo didascalica; senza nulla togliere alla sceneggiatura impeccabile come sempre e ai dialoghi freschi e divertenti, quello che sembra mancare è la forza del concetto di fondo, la passione che l'autore vuole veicolare attraverso una trama che solo ad una lettura superficiale può risultare banale; infatti la "riabilitazione" del genere giallo in letteratura è un tema molto attuale e interessante, per il quale sarebbe stato interessante fornire ai lettori più attempati, ma anche ai giovani una chiave di lettura fresca e allettante; Faraci come ottimo autore di Diabolik, che ho avuto il piacere di apprezzare in alcune delle più belle storie dell'abile ladro di Clerville, avrebbe potuto costruire una storia più solida e sentita.
Zio Paperone e l'obiettivo RK (Buratti/Gula): Una bella sorpresa questa piccola storia, che racchiude in se stessa molti aspetti interessanti, un uso di Paperone non banale inserito in un canovaccio solo in apparenza scontato. Un uso sapiente di tutti i personaggi permette di osservare e capire sempre più a fondo le varie sfaccettature e empatizzare con essi, ognuno ha un proprio codice d'onore, un modo di intendere la vita che va oltre il profitto e il denaro in senso stretto, tutto si fa simbolo, per nonno Bassotto il deposito non rappresenta solo la ricchezza, ma un sogno e tutto il denaro di Rockerduck non potrà sostituirlo; così per Paperone, ma è storia vecchia, la sua fortuna non è altro che simbolo della sua vita, ogni momento è lì a ricordargli quanto ha dovuto faticare per costruire la propria autostima ancora prima che il suo patrimonio.
Zio Paperone e il dollaro da concorso (Mainardi/Limido): ci si riallaccia al discorso di prima anche una breve può dire qualcosa che va oltre il piano narrativo, questa storia ne è un esempio più che calzante.
Dinamite Bla buzzurro del futuro (Gagnor/De Lorenzi): Puro intrattenimento, spassosa storia di Gagnor che dimostra di sentirsi a proprio agio sia con Dinamite Bla che che con Paperoga, personaggi per niente facili da utilizzare senza cadere nel banale.
Slam Duck: un gioco da ragazzi (Artibani/Sciarrone): che dire di questa lunga storia? Un messaggio davvero importante, veicolato da un uso davvero intelligente, - ma chi dubita che Artibani possa fare di meno? - di ognuno dei personaggi risulta vivo e tridimensionale; quasi ci si dimentica di star osservando Paperino con Qui, Quo e Qua e nei ricordi si ha l'essenza della storia così che i personaggi si fanno reali e quelle reazioni, così vere e così credibili divengono universali creando un gioiello che non può non commuovere; poco importa se c'è una punta di buonismo, poco importa se la parte più cinica di noi avrebbe voluto che il finale fosse diverso, Artibani ha fatto bene ad annacquare la realtà con un po' di fantasia, perché alla fine è bello anche credere che i buoni debbano vincere e che il lieto fine sia alla portata davvero di tutti!

Recensione di Nubulina


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In questi giorni di fine primavera che assomigliano più all'autunno troviamo in edicola un Topolino senza guizzi, appena sotto la media, non perché le storie siano insufficienti, ma perché nessuna di esse riesce ad avere un valore aggiunto.
Il Paperopardo (Bosco/Perissinotto): la bellissima copertina rievoca immagini cinematografiche indimenticabili e induce a sperare di vivere emozioni simili a quelle che si provano leggendo il capolavoro di Tomasi di Lampedusa. L'ambizione di Bosco è forse troppo elevata, poiché il tema trattato nel romanzo è molto complesso e di difficile trasposizione; infatti poco o niente restituisce la parodia dello spirito originale, se non l'ambientazione, quella si davvero molto suggestiva; del tutto ignorata invece è la parte storico-politica e poco enfatizzato è "il nuovo che avanza", che poi tanto nuovo in realtà non è, dato che il famoso adagio "che tutto cambi affinché tutto resti uguale" non si respira quasi per niente. Senza dubbio ci sono anche parti interessanti, come il sottolineare la passione per l'astronomia, anche se alla fine appare più come una necessità narrativa più che una vera e propria volontà. Rimane in ogni caso una storia molto ben sceneggiata, divertente e scorrevole, ma davvero troppo distante dall'opera a cui fa riferimento.
Zio Paperone e la stella d'oro (Panaro/Mazzon): nonostante un canovaccio conosciuto e abusato, un'anima davvero più intensa vive in questa storia. Ci regala una sfaccettatura di Paperone molto credibile e ben narrata, anche se troppi spiegoni vanno a intaccare quella leggerezza che aleggia in tutta quest'avventura.
Paperino pesce fuor d'acqua (Camerini/Chierchini): sempre un piacere vedere Chierchini, quel tratto incerto, di sicuro dovuto all'età, rende adorabili i suoi paperi; la storia è una breve che strappa un sorriso.
Gambadilegno e il furto... di troppo (Sarda/De Lorenzi): un esempio di storia azzeccata perché riesce ad essere un contenitore di gag credibile e divertente.
Slam Duck, Ep.1 - Un allenatore a sorpresa (Artibani/Sciarrone): Sciarrone in stato di grazia, storia che inizia in modo molto didascalico e troppo pesante nei contenuti, con un Paperino troppo serio, ma il giudizio è rimandato.


Recensione di Nubulina


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Il numero di questa settimana è senza ombra di dubbio molto interessante, sia per la presenza di tre storie lunghe e una sola breve, sia per la qualità delle stesse:
Le fantastiche avventure di Don Pipotte ecc (Vitaliano/Sciarrone): è di una tale profondità che sembra quasi di leggere davvero il romanzo, molto azzeccata la scelta di creare un mondo onirico in uno scenario diverso dal consueto. I personaggi recitano dei ruoli che si confanno loro in modo molto ben strutturato e la scelta di utilizzare i fumetti al posto delle storie di cavalieri erranti è geniale.
Quello che si respira in questa parodia è lo spirito del libro, quella volontà di non piegarsi alla realtà, di cercare una via diversa, un mondo in cui potersi battere contro dei nemici e sconfiggerli; mentre si legge sembra di sentire cantare Guccini e questo non fa che rendere ancora più emozionante questa esperienza; per il commento finale sarà necessario attendere la conclusione, ma già da adesso si può affermare, senza paura di sbagliare, che sarà una storia che rimarrà nel cuore dei lettori.
Zapotec e Marlin alla ricerca del tempo perduto (Fontana/ Cavazzano): originale racconto sulle origini della macchina del tempo, che diviene spunto per conoscere la vita giovanile dei due scienziati e per fare qualche riflessione, sul tempo che passa e sui rimpianti che costellano la vita di ognuno, su quanto possa essere bello correggere gli errori, ma su quanto sia fondamentale apprezzare quello che si possiede.
Paperoga e il capolavoro mancato (Faraci/Lavoradori): Ottima accoppiata Faraci Lavoradori, il non-sense del primo si sposa benissimo con i disegni espressivi al massimo del secondo. Paperoga usato in modo egregio.
I racconti di Edgar Allan Paperoe (Secchi/Ermetti): Secchi deve amare molto Poe per omaggiarlo di questa storia ma, seppur apprezzabile, si riduce ad un divertente gioco: ricercare i racconti e cercare di immaginare come possa rendere la conclusione.
Il risultato finale è molto apprezzabile, l'insieme risulta ben amalgamato e non pesante, ma a mio personale avviso avrebbe potuto utilizzare racconti che non racchiudevano in sé la componente horror, ma quella più grottesca, più adattabile al mondo Disney.
Ci avrei visto molto bene una parodia de "Il sosia" per esempio.
In conclusione un ottimo numero, che vale senza ombra di dubbio l'acquisto.

Recensione di Nubulina


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Numero che fin dalla copertina suggerisce l'intento di pubblicizzare la "nuova" trasmissione a conduzione di Fabio Fazio : Il Rischiatutto che nella versione paperizzata diviene il Rischiatanto. La storia è commissionata ad Artibani che crea Paperino e il mistero di Aristotele (Artibani/Mazzarello) un' avventura divertente in cui a farla da padrone sono le vicende dei due cugini alle prese con un mistero e solo sullo sfondo c'è l'omaggio alla trasmissione televisiva.
Il merito di Artibani, accompagnato da un Mazzarello molto ispirato sta nello stemperare tutto con dialoghi freschi e frizzanti e una trama che consente una morale molto bella e giusta che trascende del tutto la commissione.
Il resto del numero è appena sotto la media con due brevi che toccano grosso modo lo stesso tema, Paperino e la sua eterna pigrizia, ad opera una di Vessella e una di Stabile.
Zio Paperone e i libri segreti di Paperus Picuzio (Sisti/Held) ha una buona trama, che si basa su un canovaccio già sfruttato: gli avi, questa volta veneziani, ne combinano una delle loro dando vita nel presente ad un viaggio alla ricerca di un tesoro.
Cosa troviamo di diverso questa volta? In realtà ben poco, se non fosse per delle implicazioni politiche che regalano alla storia un respiro più ampio, ma purtroppo ben poco sviluppate. Infine Topolino e la lettera dal passato venturo (Panini/Marini) variazione sul tema della macchina del tempo infarcita di alieni, si fa leggere ma non lascia il segno, anche per la completa mancanza di personalità del co-protagonista che non riesce a dare una ragione della sua esistenza e di conseguenza, benché l'ambientazione sia molto affascinante non si crea quella magia che forse era richiesta.
Gli editoriali ripercorrono la storia della trasmissione e introducono l'iniziativa green.

Recensione di Nubulina


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Numero dedicato all'ecologia e come tale a rischio di storie scontate e banali.
Esame passato con la sufficienza per la presenza di Topolino e il tesoro del cielo (Bosco/Perissinotto), in cui Bosco riesce in qualche modo a rendere la storia piacevole, anche se molto didascalica. Lo sceneggiatore ottiene il risultato di insegnare qualcosa di nuovo e di far comprendere, sempre in modo molto didascalico, l'importanza del rispetto della natura, nel caso ancora non fosse abbastanza chiaro che le risorse sono limitate e che dobbiamo farne buon uso. Repetita iuvant!
La seconda storia, Le Giovani Marmotte e la natura invadente (Venerus/Lucci), ha il pregio di iniziare in un modo e svilupparsi in un altro: la scampagnata nel verde con la bambina saputella che sbugiarda Nonna Papera è un buon modo per introdurre quella che è la tematica centrale, che risulta ben trattata, ma anche questa volta oltremodo didascalica. La scelta di creare ex novo dei personaggi antagonisti alle Giovani Marmotte è senza dubbio funzionale alla trama, ma l'appesantisce non poco.
L'appuntamento con Pk non può mancare: PkTube ep.6 - Soccorso obbligato (Sisti/Lavoradori/Monteduro) è una breve fruibile anche dai non appassionati alla saga pikappika. Lavoradori in ottima forma come sempre.
Paperino e il linguaggio della musica (Figus/Gottardo) è una storia dal canovaccio conosciuto; fa sorridere l'escamotage utilizzato, ma non supera la sufficienza perché non aggiunge niente a una trama che già è stata utilizzata tante volte.
Infine, la storia forse più interlocutoria del numero, Brigitta in... fuga dal domandone (Macchetto/Castellani); lasciando da parte il finale che fa rimanere interdetti, sia per gli attori chiamati in causa che per le azioni che essi compiono, tutto lo svolgimento non ha basi logiche, ma non fa neanche parte di quel filone di nonsense che fa accettare qualunque cosa... la vicenda si svolge in questa realtà, non in una parallela, in cui vengono stravolti i consueti punti di riferimento.
In conclusione numero che di poco raggiunge la sufficienza.

Recensione di Nubulina


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Un numero con la qualità nella media, ma che rispetto a quello della settimana scorsa appare oro. Ci sono due storie lunghe, entrambe divertenti e con più piani di lettura.
La prima è Detective Donald - Mistero su tela (Stabile/Limido): primo capitolo di una nuova serie in cui vediamo, appunto, Paperino vestire gli abiti di Detective Donald e Paperina quelli di una cliente da lui amata; particolare ma appropriato è l'uso che viene fatto di Paperetta, che ricopre il ruolo di una autoproclamatosi assistente di Donald, il quale non ne è affatto convinto. La trama è complicata al punto giusto, non troppo cervellotica, ma neppure un gialletto banale e intuibile; i personaggi sono calati molto bene nelle loro parti, senza forzature. Sembrerebbe tutto perfetto, ma c'è un unico particolare che non va, ed è l'atmosfera anni Quaranta del tutto assente... non si riesce a respirare quell'aria che rende i detective dell'epoca indimenticabili, ma sono convinta che nei prossimi capitoli anche questo aspetto sarà risolto.
L'altra storia lunga è Gambadilegno e la stella dei desideri (Mazzoleni/Gula): il canovaccio è abusato, ma Mazzoleni riesce a renderlo per niente banale. Gambadilegno in qualche modo si ritrova in una realtà parallela senza Topolino, ma a conti fatti il suo ruolo non cambia di molto; cambia la realtà tutta attorno, ma lui alla fine rimane sempre "vorrei ma non posso..." , se non c'è Topolino c'è Macchia Nera che può sfoggiare tutta la sua capacità malvagia... e tanto di cappello a Gula per averlo disegnato così affascinante.
Le brevi fanno il loro lavoro di intrattenimento. PK Tube - Cambio di programma (Sisti/Lavoradori) è un altro delizioso tassello di un mosaico senza dubbio adorato dai pkers, ma comunque fruibile anche da chi non è fanatico della serie, con un Lavoradori davvero a suo agio. Pico e l'incidente della bernoccologia (Fontana/Franzò) offre un surreale cambio di personalità di Pico che non può che essere causato da Paperoga. Infine, troviamo Zio Paperone in: uno è di troppo (Mainardi/Picone), in cui si analizza il rapporto tra Battista e Miss Paperett fino a strappare anche una lacrimuccia.
In conclusione, dopo lo scivolone della settimana scorsa, sembra che la retta via sia stata ritrovata, ora non resta che percorrerla.
Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Un numero, questo, in cui abbiamo Faraci, Ziche, Casty e Cavazzano, non credo si possa chiedere di più alla redazione, ma se non bastasse la loro presenza a rendere il tutto un po' speciale, leggendo, li troviamo anche in grande forma!
Le danze si aprono con Topolinix e lo scambio di Galli (Faraci/Ziche) parodia di Asterix e Obelix, fruibile anche da chi (ma esiste qualcuno?) non conoscesse il famoso personaggio d'oltralpe, ma a coloro i quali fossero familiari gli abitanti del piccolo villaggio della Gallia risulterà straordinaria. Faraci, coadiuvato dalla Ziche che rende il tutto dinamico e vivo, sceglie di capovolgere i ruoli dell'originale e così facendo crea una tale organicità da rendere il tutto divertente e al tempo stesso esilarante. Promosso a pieni voti, sia per l'idea che sostiene tutta la storia che per i disegni che strappano più di un sorriso.
La carrellata prosegue con Topolino e qualcosa nel buio (Casty), che vede Topolino e Pippo protagonisti, ma circondati da tutti, o quasi, gli abitanti di Topolinia (è presente anche Topesio). Il soggetto non è molto originale, ma il risultato finale è poetico; andando oltre il piano narrativo e volendo metaforizzare gli elementi della storia, possiamo attribuire agli esseri che popolano il buio l'essenza delle paure di ognuno, quella paura che se non distrutta può paralizzare e far scendere la notte perenne nella vita delle persone; solo con l'aiuto di chi abbiamo di più caro possiamo farcela, come Minni utilizza un fascio di luce coadiuvata da uno specchio per far strada a Topolino. Una storia che dice molto più di quello che sembra.
Poi abbiamo Pk tube (Sisti/Lavoradori-Monteduro), una breve dal sapore malinconico che vede alle matite un Lavoradori particolarmente ispirato e che lascia un retrogusto amarognolo tutt'altro che spiacevole.
Infine, Paperino e i colori della città (McGreal/Cavazzano) che inizia, come sempre, in modo del tutto plausibile per poi sfociare nel surreale, ma stavolta il tema toccato è davvero interessante e importante, quanto basta poco per sentire il senso di appartenenza ad un gruppo, ma allo stesso tempo quanto basta poco per odiare tutti coloro che non ne fanno parte. Un bel messaggio senza alcun dubbio incisivo.
Buona lettura!

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Il numero di questa settimana si colloca nella media stagionale, le prime tre storie sono divertenti, mentre l'ultima è priva di mordente e noiosa.
Il redazionale "m'illumino di meno" è molto interessante, così come, anche se un po' troppo lungo, l'invito alla visione di "Zootropolis" esilarante come sempre la vignetta di Faccini e godibili le autoconclusive. Paperino e l'esperienza a frutto (Panaro/Held) Un modo diverso e originale di trattare la caccia al tesoro: Paperino cerca di mettere a frutto i suoi viaggi con Zio Paperone per inventarsi un lavoro. Le intenzioni dei clienti sono subito evidenti, anche per il travestimento con cui Held li camuffa, quello che non è altrettanto chiaro è la vera identità e soprattutto la motivazione. Lo svolgersi della trama è semplice e lineare, ma scorre bene e anche la spiegazione finale quasi si prende in giro.
Topolino e lo sport del futuro (Nigro/Soldati) è una storia che riesce a creare un'atmosfera davvero bella senza risultare né patetica. né nostalgica: si parla di sport, ma anche d'amore e di amicizia respirando un'aria di speranza e di innovazione. Breve ma intensa, parla di sport per parlare di altro.
Idee... geniali (Faccini): Faccini è sempre Faccini, nessuno come lui riesce a rendere il non-sense così divertente. Zio Paperone, Rockerduck e la corsa all'ultimo scontrino (Palmas/Baccinelli), quello che più si apprezza di questa storia, a parte i disegni davvero molto ispirati ed espressivi, è la scelta di iniziare la vicenda in medias res. Il canovaccio è sempre lo stesso, Rokerduck e Paperone che si sfidano, ma questa volta la vicenda è talmente assurda da rendere il tutto molto divertente.
Indiana Pipps e le pietre risonanti (Figus/Gottardo): sul finire dell'albo arrivano anche le dolenti note, una storia stanca, banale e prevedibile, che dilata il tempo rendendo i minuti necessari alla lettura interminabili. Già di per sé Indiana Pipps è un personaggio che ha detto tutto quello che aveva da dire e Kranz con lui, ma introdurre un nuovo personaggio che ricalca in tutto e per tutto quest'ultimo è davvero troppo per un'unica storia, anche perché non è analizzata un'altra sfumatura del nemico storico del nostro Pippide che è sempre uguale a se stesso, come tutto l'universo che vi ruota intorno.
Numero nella media. Buona lettura.

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Senza ombra di dubbio il numero che troviamo in edicola questa settimana è di discreta qualità, nessuna storia fa gridare al capolavoro, ma ognuna di esse è ricca di buoni spunti di discussione.
Topolino e la maledizione del faraone triplo (Sisti/Martusciello) è una divertente avventura in cui c'è di tutto un po': Macchina del Tempo, alieni, faraoni... ingredienti che potrebbero far pensare a qualcosa di tirato per i capelli, ma che invece, nonostante tutto, riesce ad appassionare. La trama è piuttosto lineare, ma la sceneggiatura dà vita a dialoghi non banali e divertenti così da rendere il tutto piacevole. I personaggi sono senza dubbio calati molto bene nel proprio ruolo e anche quelli secondari si fanno notare risultando molto simpatici e non scontati. Ripeto, niente di epico, ma nel suo complesso, considerate anche le insidie che il tema nascondeva, la lettura risulta molto piacevole.
Zio Paperone e il misterioso effetto "N" (Macchetto/De Lorenzi) è una storia molto didascalica, ma istruttiva, senza risultare pesante; il che già solo basterebbe a renderla una buona storia. Macchetto, però, non si limita a questo dando vita a una serie di immagini molto suggestiva toccando temi per niente banali.
La breve Antenna Magica - Amelia e la zuppa di Magocchio (Sarda/Del Conte) fa il suo lavoro, strappa un sorriso, non di più però! Così come Superpippo e i poteri invernali (Zemelo/Soffritti) che, però, si basa su un'idea davvero originale.
Infine, Zio Paperone e l'inspiegabile sonno (Moscato/Vetro): non presenta niente di nuovo sotto il sole, ma lo propone in modo simpatico e divertente. Non è certo una storia che rimane nella memoria, tanto che dopo due giorni ho dovuto rileggerla per poterla recensire, ma i dialoghi e soprattutto i disegni la rendono piacevole.
Da segnalare i redazionali, sia quello sui dinosauri che quello sulla cartapesta in vista del Carnevale!
Buona lettura!

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Il periodo natalizio è finito e con esso anche l'atmosfera di bontà che gli appartiene; una volta tolte le decorazioni dagli alberi e le luminarie dalle strade quello che resta è solo un freddo più o meno gelido tipico del primo mese dell'anno.
Proprio per questo si vorrebbe trascorrere mezz'ora avvolti dal calore di belle storie, in compagnia dei nostri amici disneyani, ma purtroppo questa settimana il numero non raggiunge la sufficienza.
Migliore storia del numero è senza dubbio Zio Paperone (e Battista) e l'organipotogramma (Vitaliano/Barbaro), in cui il cinismo e il dissacrante umorismo la fanno da padroni, si ride e si sorride dei comportamenti tenuti dai personaggi, il tutto condito da un lessico ricercato e mai banale.
Altra storia piacevole è Paperino e il futuro campione (Secchi/Tosolini), in cui vengono affrontati temi piuttosto attuali, in un modo non banale, ma comunque troppo superficiale. Il messaggio che si vuole mandare non riesce ad essere incisivo, perché, alla fine, tutto si risolve nel migliore dei modi e il comportamento di Paperino, cioè di sfruttare la temporanea popolarità calcistica del nipote, non ha conseguenze né su di lui stesso né tanto meno sul nipotino; il che porta alla conclusione che non sia poi così sbagliato.
Paperoga e il grande colpo... di sonno (Fontana/Amendola) si regge su un canovaccio piuttosto conosciuto, la sua forza sta tutta in Paperoga, che viene qui usato in modo intelligente, ma poco più di un sorriso non lo strappa.
L'album di Indiana Pipps - La balalaika degli invincibili (Figus-Sarda/Bertolucci) rimane una serie per me incomprensibile, vero che le brevi devono solo essere un passaggio tra una storia e un'altra, ma almeno un sorriso dovrebbero strapparlo, una riflessione dovrebbero indurla, invece questa scorre veloce, priva di mordente.
Infine Pippo, Topolino e il buon nome dei Bis-Bis (D'Antona/Panaro), pur possedendo un soggetto molto originale e dei personaggi interessanti, con delle relazioni inedite, almeno in apparenza, si perde in umorismo fuori luogo, mandando in farsa un soggetto che si sarebbe prestato bene a più suspense.
Insomma un numero sotto la media, ma con un ottimo Vitaliano. Buona lettura.

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Natale è senza dubbio alcuno il periodo dell'anno che preferisco: le luci intermittenti, l'atmosfera ricca di buoni propositi, quella musica nell'aria che fa salire dalle viscere un sentimento di bontà dimenticato e pieno di ragnatele, ma allo stesso tempo, le liti tra coniugi al supermercato durante l'acquisto degli ingredienti per il cenone o i clienti che saltano alla gola alle povere indaffarate commesse pretendendo i gadget a punti da regalare entro la vigilia.
Queste contraddizioni sono sempre state presenti, per molti motivi, primo tra tutti la necessità di sentirsi ricchi e all'altezza del momento, ma in fondo al cuore non può non esserci quella voglia di felicità, quella speranza che con i suoi fiocchi la neve non lavi via tutto il marciume dell'attuale società.
Questa è lo stato d'animo con cui mi sono avvicinata al numero di Natale e la storia di Vitaliano e Limido mi ha stupito per il realismo che incarna.
Il Natale Perduto - Un racconto (un po' in rima) di Paperopoli è triste al punto giusto lasciando quella speranza in fondo al cuore di cui parlavo poco fa, quella voglia di bontà che il Natale con tutto il suo cinico consumismo comunque trasmette. Vitaliano riesce a legare così bene tradizione e cinismo senza risultare forzato, rendendo tutto magico, ma allo stesso tempo possibile.
Nella storia successiva Gagnor e Usai realizzano un'ottima storia Paperino e le raccolte salva-Natale in cui compaiono personaggi paperopolesi e topolinesi, buoni e cattivi dando vita ad una serie di situazioni al limite del non-sense che non possono non far ridere di gusto, utilizzando in modo molto intelligente i personaggi paperizzati di Lillo e Greg.
Paperino e luci di Paperopoli è una delicata e bella storia di Zemelo e Castellani mentre Zio Paperone e la disfida del regalo regala a tutti soprattutto un bell'insegnamento che è alla base dell'economia: il valore del tempo!
Infine Pisapia, con Zia Nena dalle stelle alle stalle, mette in scena un soggetto molto delicato, come dice il titolo, ma lo affronta in modo molto intelligente e insegna che, alla fine, la generosità, anche se inconsapevole, ripaga sempre!
Insomma un buon numero di Natale, con storie belle e senza dubbio buone, come ogni Natale, nonostante tutto, deve essere!
Tanti cari auguri e buona lettura!

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Un numero di Topolino che si presenta nei migliori dei modi non tradendo le aspettative, come un po' aveva fatto il numero precedente.
Già dalla copertina si intuisce cosa ci aspetta, un PK pronto ad agire e a appassionare i lettori di vecchia data e non; Pikappa - Il raggio nero ad opera di Artibani/Pastrovicchio/Monteduro fa breccia nel cuore anche di chi Pk non lo ama, come la sottoscritta: infatti non si limita a raccontare una storia, ma descrive degli stati d'animo e delle vite.
Solo a saga conclusa sarà possibile dare un giudizio completo e preciso, ma fin da adesso sembra che anche questa nuova saga riesca a colpire nel segno.
Da sottolineare la dolcezza delle immagini casalinghe, soprattutto la camera di Qui, Quo, Qua mentre dormono, placidi, immersi nel disordine adolescenziale e la vivacità, la mattina dopo che li avvolge; l'epicità dell'azione è smorzata da questi piccoli scorci di vita familiare che scaldano il cuore.
Nella storia successiva Paperino& la luna verde di Panaro/Guerrini troviamo sempre i nipotini sullo sfondo della vicenda.
Il soggetto è molto semplice, una variazione sul tema della caccia al tesoro, ma Panaro riesce a dare corpo ai personaggi delineando uno Zio Paperone davvero molto particolare, ma senza dubbio adorabile
Le matite di Guerrini poi fanno il resto, la vivacità, la dinamicità che caratterizzano rendono il tutto davvero molto piacevole.
Manetta, Rock Sassi e la talpa misteriosa è una bella sorpresa in cui Valentini/Usai realizzano una storia divertente con protagonisti i due poliziotti.
La particolarità non sta nella trama, ma nell'atmosfera creata e nell'indagine condotta un po' ad intuito, un po' con mestiere, fa sì che si giunga alla cattura del colpevole.
Da segnalare l'utilizzo molto appropriato dei social network.
Quelle che rimangono sono le due brevi: una dimenticabile con protagonista Indiana Pipps ad opera di Sarda/Di Vita e l'altra Paperoga in: gentilezze e disastri (Zemelo/Rigano) che fa il suo dovere, diverte e non annoia.
In conclusione buon numero che lascia molta attesa per la prosecuzione della saga Pikappica. Buona lettura.

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L'autunno è la mia stagione preferita, sarà per gli splendidi colori che riempiono i boschi, quel profumo misto di camini accessi e di castagne sul fuoco, quell'atmosfera piena di buoni propositi, di quella fine che però è anche un principio; così con il primo cappottino addosso mi appresto ad andare dal mio edicolante-fruttivendolo-rivenditoredituttounpo' a comprare il nuovo numero di Topolino e tra una carezza a Leone (il suo gatto) e una sbirciatina ai giornali di gossip esco carica di molti fumetti che forse non ero intenzionata a comprare.
Iniziando la lettura di questo 3125 incontriamo uno Zio Paperone atto a fare la spesa..nel bosco ed è anche questo un modo di omaggiare l'autunno, anche se i colori ricordano più la primavera, ma poco importa, quei deliziosi funghetti bastano ed avanzano
Un altro appuntamento fisso dell'autunno è il Luccacomics che viene ricordato nel'editoriale dalla direttrice e in poche righe la voglia di esserci ci sopraffà.
La prima storia in cui ci imbattiamo è un episodio, l'ultimo della saga Pippo Reporter – Rustico cavallerizzo che riprende un po' il tema dell'autunno poiché porta a termine un ciclo, ma solo per aprirne un altro, ancora più bello, ancora più ricco. Teresa Radice e Stefano Turconi non potevano trovare un modo più dolce, più giusto, più veritiero di chiudere una saga, se non così.
Quando frequentavo le scuole medie ricordo che per far capire alle nostre giovani menti cosa fosse un capolavoro, la professoressa di italiano ci diceva che si poteva definire tale un'opera alla quale non fosse possibile aggiungere o togliere una parola senza renderla peggiore: credo che questa storia sia il loro capolavoro, perché ogni vignetta, ogni battuta, ogni espressione è al posto giusto e genera delle emozioni che di rado si riescono a trasmettere; da qualunque angolazione la si guardi risulta perfetta, la scelta dei personaggi, il loro interagire, il lessico e il ritmo; oltretutto inchiostrato benissimo da Roberta Zanotta
Davvero complimenti per tutta la serie, ma soprattutto per questo ultimo episodio che sa solo vale il prezzo del libretto intero
Il resto dell'albo si fa leggere, ma nulla di più, solo la breve Wizard of Mickey – Il senso della famiglia svolge bene il suo compito Panini con Held realizzano un piccolo scorcio familiare che fa sorridere, senza pretese, ma comunque godibile.
Paperino papero al (poco) al top di Moscato e Panaro risulta piuttosto pesante, sia come contenuti che come realizzazione: il piano narrativo è scontato e si basa su un concetto ormai obsoleto (la ricerca di un reality che possa ancora funzionare) e la morale finale è piuttosto banale (una persona comune su cui identificarsi).
Basettoni e la stella del cinema trova la sua qualità migliore negli ottimi disegni di Piras che riempie la vignetta di così tanti particolari da incantare e rende le figure così vere da creare l'illusione del movimento. La storia si fa leggere ma nulla di più, strappa qualche risata senza però rimanere impressa per più di qualche momento
Infine Paperone e il grande affare del G.A.S.P di Macchetto e Del Conte che non è nulla di eccezionale, ma ha la grandissima dote di trasportare indietro nel tempo, sembra uscita dagli anni della mia infanzia, una storia surreale che trascina il lettore nel non-sense fatto di invenzioni folli e di acronimi assurdi. Buona lettura, buon LuccaComics, buon autunno!

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Ci si appresta alla lettura settimanale di Topolino sperando di trascorrere una mezz'ora in buona compagnia, lasciando fuori tutti i pensieri e i problemi del quotidiano; capita a volte, però, di non trovare quella magia che porta lontano e lo scorrere delle pagine si fa lento e pesante: purtroppo questo numero rappresenta una di quelle volte.
La bellissima copertina di Cavazzano che ritrae un sorridente Gastone sembrerebbe ben augurante, ma così non è: infatti se si esclude la prima storia Tutti i milioni di Paperone – Il mio tredicesimo milione di Vitaliano ed Held (su cui tornerò tra poco), rimane ben poco da segnalare.
Topolino e le avventure della luce appare molto confusa e a una prima lettura anche priva di un'idea di fondo, ma se ci si sofferma un attimo e si guarda la struttura nel suo insieme, credo che Venerus volesse rappresentare un fascio di luce che, come in un gioco di specchi, si riflette da una storia all'altra dando così l'idea della velocità; ma, ahimè, il risultato non è stato quello sperato; infatti il tutto si è risolto in una storia oltremodo lunga e farraginosa, in cui personaggi e inventori si sono trovati ad essere inseriti in modo forzato. Spesso accade che le storie su commissione si traducano in un compito da svolgere, così è accaduto anche questa volta.
Commento pressapoco simile anche per Paperino, Paperoga e il dilemma della palla ovale, in cui D'Antona racconta un'avventura nel mondo del rugby, ma senza riuscire a trasmettere lo spirito del gioco: la vicenda sarebbe potuta essere ambientata in qualunque altro sport.
Newton e la stoffa del campione risulta più godibile; Pesce cerca di creare un ambiente adolescenziale e con pochi tratti riesce a delineare personalità distinte, i ruoli tipici di un gruppo; così facendo tesse una trama piuttosto semplice, ma che può, sforzandosi un po', essere letta come un messaggio contro il doping, anche se forse si poteva osare di più.
La storia migliore dell'albo resta comunque quella ad opera di Vitaliano, non perché sia originale o perfetta da un punto di vista della sceneggiatura o del soggetto, ma perché pur essendo commissionata dalla redazione (e qui è importante fare il paragone con la storia di Venerus) riesce a rendere evidenti i piani di lettura differenti, quello narrativo, come sempre meno importante, ma anche quello sociologico (come si può non fare paralleli con vicendi della cronaca attuale?) oppure quello lessicale, sempre attento e ricercato. Insomma, si sente che la storia non viene dal cuore di Vitaliano, ma come sempre riesce a mettercene un pezzettino che fa la differenza.
In conclusione un numero che non farà la storia...

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E' proprio quando le giornate cominciano a farsi più corte e l'aria così rarefatta sul far dell'imbrunire confonde sul periodo dell'anno, rendendo quasi impossibile capire se quel leggero fresco che sfiora la pelle sia l'inizio o la fine dell'estate; in quei momenti una sensazione di malinconia mi avvolge e mi fa sentire bene, mi fa tornare alla mente l'attesa per il rientro a scuola, non tanto per lo studio, ma per quel nuovo inizio, quel ricominciare il diario, il quaderno, il lapis, che piano piano si sarebbe accorciato e quell'odore meraviglioso che ancora adoro di libri nuovo, di matite e di quaderni.
Così arrivare in questo periodo dell'anno recarsi in edicola ad acquistare il topo settimanale ha quasi il senso di un rito, l'ultimo - o quasi- prima di un nuovo inizio, prima che il gelo a piccoli passi inizi a farsi avanti, docile e quasi impalpabile prima, forte e pungente dopo; recarsi in edicola e trovare un numero così bello, così ben calibrato che solo dal sommario fa presagire solo cose buone, è di buon auspicio per questa nuova stagione, che speriamo piena di storie fantastiche e di autori che sappiano esprimere il meglio di sè.
Se me lo permettete, mi voglio soffermare su bel redazionale riguardo ai rientri a scuola in tutto il mondo, devo fare i miei più sentiti complimenti per aver avuto la forza e la delicatezza di raccontare delle storie, di dare un volto e una storia a bimbi che altrimenti sarebbero solo un granello di polvere su una terra che non è giusta e che non riesce ad esserlo; un piccolo seme che toccherà tantissimi suoli e che sono certa, ne troverà molti fertili e negli anni riuscirà in qualche piccolo lettore a far germogliare un albero fatto di generosità e altruismo verso chi non ha la fortuna di nascere in luoghi ricchi, ma che riesce a capire l'importanza della cultura.
Le storie contenute sono davvero di qualità Papere alla riscossa ha trovato la sua conclusione che suppur apparendo scontata non lo è del tutto; infatti, pur essendo un soggetto a chiaro sfondo ambientalista, non contiene solo questo piano di lettura; pur essendo ironico e divertente, riesce a far riflettere sulla capacità di ognuno di lottare per ottenere ciò in cui crede, lottare per realizzare ciò che si ritiene giusto esplorando e superando confini che, forse, fino al giorno prima si pensavano invalicabili, scoprendo virtù così nascoste in fondo al nostro essere da non ricordare più neppure di avere.
Difficile soffermarsi su difetti di ritmo o su battute meno divertenti del solito, quando il messaggio finale non si limita ad un banale "difendiamo la natura dall'inquinamento cattivo" ma un "difendiamo ciò che riteniamo giusto!", potrà sembrare una differenza piccola, ma è la differenza che passa da un messaggio particolare ad uno universale, da un buon artigiano all'opera talentuosa!
Stessa identica sensazione per Paperino Paperotto e i segreti di Quack Town in cui Enna coadiuvato da Soldati fa vivere ai paperotti una avventura davvero bella, in cui sono concentrati, al solito, tutti i lati magici dell'infanzia, quella voglia di rendere reale ciò che si desidera: Paperino vuol diventare giornalista, ebbene escogita un modo per farlo e il tutto è verosimile, in quell'atmosfera bucolica sospesa tra il passato e il presente, antica, ma attuale a dimostrazione che i bambini sono sempre tali, cambia solo la tecnologia con cui si approcciano, ma non il loro modo di comportarsi. nè tanto meno il modo di essere visti dagli adulti!
La breve è così surreale e veloce da essere oltremodo divertente e simpatica; Zio Paperone e l’imprevista duplicazione Amendola crea una storia così prova di senso da essere un ottimo passaggio tra una storia emozionante e un'altra!
Infine Basettoni e il colpo con doppia sorpresa in cui torna Vitaliano che appare fin dalle prime battuto in grande spolvero, una avventura che non solo è verosimile, ma che riesce con un soggetto interessante e una sceneggiatura brillante a dar vita ad un giallo appassionante, ma non si limita a questo, perché questa storia non possiede solo questo piano di lettura, ogni battuta è studiata e non è messa a caso, una feroce satira politica è presente a chi possieda gli strumenti per poterla leggere e questo traspare non solo dalle battute, ma anche dalla scelta dei personaggi e delle azioni che compiono.
Come sempre Vitaliano riesce ad essere un autore a tutto spessore, che non si limita a raccontare una storia, ma la utilizza per trasmettere quella che è la sua idea, quelle che sono le sue emozioni e lo fa in un modo che va diritto nella direzione scelta.! Ottimo numero, speriamo sia il primo di un (ulteriore) nuovo inizio all'insegna della qualità!

Recensione di Nubulina


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Nel bel mezzo dell'estate un numero di Topolino rinfresca le giornate afose che ci hanno accompagnato in questo 2015.
Una copertina davvero molto bella quella con la quale si apre il numero: uno Zio Paperone intento a mangiarsi una fresca fetta di cocomero con sullo sfondo quello che potrebbe essere il mare, ma anche il cielo.
La Ziche, oltre ad essere l'autrice del secondo episodio della consueta saga estiva quest'anno dedicata alle Papere alla riscossa, sulla quale è ancora presto dare un giudizio completo, è anche l'esecutrice del consueto Che aria tira a Paperopoli, che come al solito non delude e disegna un Paperino quanto mai calato nel suo ruolo.
Tra un redazionale e l'altro, di particolare interesse l'intervista a Sergi, l'ingegnere spagnolo che ama il kayak fatta dal sempre bravo Federico Taddia, ci imbattiamo in una storia davvero molto piacevole: Topolino in giallo - L'enigma di cape Rock, in cui Bosco alla penna e Tosolini alle matite ordiscono quella che è senza dubbio la storia migliore del numero; un giallo classico, ma con tutti gli elementi giusti che servono per tenere alta la tensione e la curiosità del lettore; sono presenti alcune imprecisioni, ma tutto sommato la storia si regge bene e anche le molte pagine a disposizione sembrano essere perfette per il giusto svolgersi della trama. Come spesso accade nelle avventure ben riuscite non sono solo Topolino e Minni ad essere utilizzati molto bene, ma soprattutto i personaggi secondari.
La breve Paperino e la danza delle aquile, di Laura e Mark Shaw, è senza dubbio impreziosita dai disegni di Cavazzano, strappa qualche sorriso grazie alle gag, ma niente di più.
Questo numero, però, si apre con Zio Paperone, il ferragosto è servito!, di Arrighini di Mazzarello: la storia contiene molti elementi classici, come per esempio il colpo effettuato dai Bassotti al deposito e non andato a buon fine, le priorità di zio Paperone, il consueto pranzo di Ferragosto con i parenti e l'impressione che si ha nel leggerla è che sia stata scritta per divertire, ma di fatto non decolla, non riesce ad andare oltre a quello che è il piano narrativo, cerca in qualche modo di approfondire il rapporto tra Nonna Papera e Paperone, ma senza riuscirci. Comunque è una storia leggibile e godibile.
Molto divertenti anche le autoconclusive.
Buona lettura sotto l'ombrellone.

Recensione di Nubulina


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Piena estate, il caldo della settimana ancora sulla pelle, il mio giardino al fresco della mezza collina dove vivo e Topolino fosforescente e con Gambadilegno in copertina: niente c'è di più bello...o forse sì, la conclusione della saga estiva di Enna.
Questa storia è come un viaggio,non conta il luogo di partenza o quello di arrivo ma il percorso e che percorso.
La grande corsa – Nel presente (Enna/Perina) è un'avventura che ci ha accompagnato per un mese e ci ha regalato momenti di divertimento e di riflessione, di sicuro il finale sarebbe potuto essere più estroso, ma lascia comunque quella serenità che fa bene al cuore e quel lieto fine che in fondo, tutti volevamo.
Come spesso accade nelle storie di Enna non solo la scelta dei personaggi e dei loro ruoli è azzeccata, ma anche i personaggi secondari sono davvero ben caratterizzati, così Gin, folletto malefico e dispettoso si presenta all'inizio quasi come onnipotente per poi perdere velo dopo velo tutto il suo potere, giungendo ad essere meno di una nullità, ma come tutte le nullità ha una sua anima e un suo posto nell'universo e quel posto è unico.
Bel messaggio, bella storia!
Le altre avventure sono nella media stagionale Nonna Papera e la sbuffante Elvira (Sisti/Intini) trova la sua magnificenza nei disegni di Intini, che rendono tutto plastico e dinamico, la sceneggiatura in sé trova qualche pecca, come per esempio la troppa praticità della Nonna e la velocità in cui Zio Paperone porta la valvola, ma sono piccolezze, la sensazione finale è comunque molto piacevole.
Topolino e l’ombra del Nerombra (Zemelo/Mangiatordi) è una avventura misteriosa e con una buona dose di suspance, il cattivo di turno non è del tutto intuibile soprattutto nelle intenzioni.
La breve Zio Paperone, Paperoga e le insidie della giungla (D'Antona/Gatto), una breve che cerca in modo disperato il non sense, ma non ci riesce proprio fino in fondo.
Paperino e la deviazione galattica (Transgaard/Cavazzano), molto banale, canovaccio conosciuto, finale scontato. Disegni di Cavazzano meravigliosi.
Una parola voglio spenderla sul bel redazionale dedicato alla Cagnotto e a quella spettacolare disciplina è il nuoto, in particolare i tuffi: lunga e interessante intervista che spero possa far avvicinare a questo sport.
Inoltre una menzione al "che aria tira..." e alla vignetta di Faccini. Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Il caldo è arrivato e con esso anche la tipica storia estiva, questa volta ad opera di Enna e Perina. Il primo episodio introduce i personaggi e la finalità: molti paperi e una corsa in macchina per ritrovare la Numero Uno presa in "ostaggio" da uno strano folletto che vive nelle pieghe del tempo. Tutta la vicenda è in potenza e La grande corsa – Contro il tempo riesce a creare quei presupposti che fanno sperare che la settimana successiva arrivi presto.
Non sembra per il momento un soggetto originale; sa di già letto e di già visto, ma c'è qualcosa tra le righe e le linee colorate che svela un'energia potente, piccoli particolari che stonano e che suggeriscono sviluppi interessanti. Il lessico, al solito quando si parla di Enna, è ricercato senza essere aulico, divertente senza scadere nel banale; insomma, si comincia davvero a pensare di dover partire per questa avventura che sarà ricca di emozioni, anche se il finale non potrà essere diverso da quello classico e lieto.
La storia successiva, Zio Paperone e i tesori del grande blu – La leggenda del pirata canterino (Nigro/De Lorenzi), soffre forse di un eccessivo numero di pagine, il ritmo a tratti diviene monotono, ma pur non essendo il soggetto molto originale ne esce comunque una storia piacevole.
Molto, molto, molto divertente è Indiana Pipps e la sete del deserto (Zemelo/Barbaro), che unisce l'immediatezza di tavole mute ad una battuta finale azzeccata che, vuoi per la scelta di Indiana Pipps, vuoi per la follia del soggetto, riesce a divertire e a stamparsi nella memoria. Paperi a impatto zero – La vernice fonoassorbente (Secchi/Molinari) è appena meno riuscita della precedente, ma comunque molto divertente, disegnata benissimo dalla Molinari.
Infine, ecco Topolino e le cene con mistero (D'Antona/Martusciello): ripescandola nella memoria dopo qualche giorno dalla lettura, lascia la piacevole sensazione di una breve pur non essendolo. Mi spiego: la storia risulta così ben sceneggiata, soprattutto per quanto riguarda la scelta dei tempi narrativi, che sembra non esserci né una parola in più, né una vignetta in meno.
In estrema sintesi un numero nella media annuale, che comunque risale rispetto alle ultime uscite.

Recensione di Nubulina


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Dopo il deludente numero della settimana scorsa il livello tende ad alzarsi, soprattutto grazie alla storia d'apertura: Le strabilianti imprese di Fantomius ladro gentiluomo - "Il nobile dietro la maschera", deliziosa storia di Gervasio autore unico, che stavolta ripercorre le origini di Fantomius, lo vediamo piccolo ammiratore di Robin Hood e ne conosciamo il padre, la madre e il fratello, con quest'ultimo che risulterà molto importante. La trama di per sè è molto lineare, ma il messaggio di fondo è davvero profondo e dolce, un papero costretto a vivere una vita che non è la sua e che trova il modo di essere ciò che davvero è nascosto dietro una maschera.
Una riflessione vale la pena farla al riguardo: tutti sappiamo che è sbagliato rubare, qualunque sia il motivo per cui si compia l'azione, ma l'argomento è qui affrontato in modo intelligente e raffinato, come raffinati sono i disegni che come al solito sfiorano la perfezione anche se stavolta Dolly è assente e i suoi meravigliosi abiti e accessori non riempiono gli occhi.
Ci si interroga spesso su quale sia il modo giusto di trattare determinati argomenti sulle pagine di Topolino e spesso la risposta è: "non trattarli". Questa serie dimostra che anche un personaggio discutibile da un punto di vista etico può essere protagonista senza che questo possa turbare gli animi dei più piccoli o condurli sulla via sbagliata; quello che credo è che i bambini colgano il messaggio di fondo che Gervasio ha voluto trasmettere: non conta dove sei costretto a vivere e come, se non dimenticherai i tuoi sogni la felicità verrà a bussarti alla porta...anche sotto forma di una bella papera avvenente che ti amerà per quello che sei e non per quello che hai. Zio Paperone e il regresso mesozoico (Sisti/Ferracina), introduce il bel redazionale associato all'uscita del film Jurassic World, ma la storia di per sè è piuttosto insipida e priva di colpi di scena, anche se i nomi dei dinosauri a volte sono divertenti e strappano più di una risata.
Le due brevi, Pippo prigioniero ciarliero di Panini/Gatto, e Ciccio e l'esperienza magica di Bosco/D'Ippolito, sono entrambe molto divertenti: l'uso dei personaggi è ideale per la trama e si esce dai normali cliché in cui vengono spesso relegati.
Infine nota dolente del numero è Indiana Pipps e le insidie del pianeta rosso in cui Figus e Barbaro confezionano un'avventura piuttosto lineare e prevedibile, che soffre un po' delle troppe pagine. Curioso è notare che anche in una civiltà come quella descritta in cui il teletrasporto è la regola e i mezzi di locomozione sono volanti e non inquinanti la forma di governo sia la monarchia!
Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Il numero della settimana è decisamente sotto la media stagionale, infatti se si esclude la nuova puntata della saga di PK non abbiamo molto di cui parlare.
Topolino, Gambadilegno e il ravvedimento rock, (D'Antona/Tosolini), è una storia scritta bene, interessante, intrigante, avvincente, insomma sarebbe davvero un gran bel racconto, ma se fosse raccontata con altri personaggi. C'è tutto, la poesia, il tema dell'artista dimenticato, la voglia di realizzare un sogno infantile e riuscirci, ma davvero l'utilizzo di Gambadilegno è del tutto fuori personaggio. Non si può, dunque, bocciare la storia, perché sarebbe ingiusto, ma il tutto viene vanificato dall'uso improprio del protagonista che inficia tutta la struttura.
La breve che avrebbe dovuto regalare una risata, Incubi in cucina - Superlievitazione! (Salati/Asaro), è piuttosto interlocutoria. Anche in questo caso utilizzare Nonna Papera come una novella detective risulta forzato perché non si utilizza il nonsense facciniano, ma la si pone in una realtà verosimile e proprio per questo stona in modo notevole.
Il discorso è molto simile anche per Indiana Pipps e la tavola hawaiana (Valentini/Mazzon), in cui non si esce molto dal solito canovaccio Indiana Pipps/Kranz, ma ci sono comunque battute che divertono e che alla fine fanno promuovere la storia.
Infine, Paperino e i geosegugi puntatori (Pesce/Zanchi), che poco lascia all'immaginazione, risultando molto prevedibile fin dalle prime pagine. Stesso discorso già fatto per la precedente, ci sono battute divertenti e la scelta grafica dei geosegugi è dolcissima.
Un discorso a parte va fatto per il terzo episodio di PK - Gli argini del tempo (Sisti/Sciarrone), in cui gli appassionati trovano pane per i loro denti, ma anche chi è a digiuno di fantascienza e viaggi spazio-temporali può trarre piacere dalla lettura. La tensione rimane sempre alta, almeno fino ad adesso, non tradendo le aspettative che sono comunque molto alte.
Non c'è molto da dire su ogni singola storia, ma forse una considerazione generale sul numero nella sua interezza vale la pena farla: sembra in contrapposizione il vecchio col nuovo, sia da un punto di vista grafico (innovativa e moderna la storia di PK, tradizionali e rassicuranti le altre) che, in modo anche più evidente, da un punto di vista narrativo (fantascientifica la prima, basate su canovacci classici le altre).
La mia riflessione vorrebbe vertere proprio su questo: quante volte ci si chiede se sia o meno giunto il momento di cambiare rotta o di "stare al passo coi tempi"? Ogni volta le varie tifoserie si schierano da una parte o dall'altra, ma quasi mai giungono ad un compromesso: ecco io credo che in questo numero il compromesso sia stato raggiunto e il risultato, seppur non ancora perfetto, dimostra che la tradizione deve sposarsi con l'innovazione, ma in modo graduale. Solo così si abitua il lettore al nuovo e lo si educa al bello.

Recensione di Nubulina


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Quando si deve dare un giudizio su qualcosa composto da più parti è necessario riuscire a non perdere di vista la globalità dell'opera a favore del particolare che può colpire più o meno; il numero di questa settimana sembra fatto apposta per far questo: catalizzare l'attenzione su una storia invece che su un'altra solo per gusti personali.
La prima, Topolin Murat e i misteri di Pompei (Gagnor/Zanchi-Andolfo), ha davvero tanti pregi, primo fra tutti insegnare qualcosa oltre che trasmettere emozioni, e ci riesce molto bene. Per insegnare è necessario conoscere e Gagnor ancora una volta dimostra di riuscire a mettere la sua cultura al servizio di tutti incuriosendo e avvicinando al mondo dell'arte.
La trama di per sé risulta costretta nelle pagine in cui è contenuta, cerca in un modo o in un altro di farsi spazio senza, ahimè, riuscirci, perché troppi sarebbero i dialoghi da creare e troppe le figure da disegnare, ma Zanchi riesce a dar vita a personaggi vivi e vitali rendendo tutto il non detto comprensibile. L'uso dei personaggi risulta azzeccato e simpatico, penso al Gambadilegno/Fauno anche se a volte la risoluzione delle vicende appare frettolosa e forse anche artificiosa.
Quello che però resta alla fine non è la sensazione di aver letto un'avventura, ma la voglia di andare a Pompei in primis e poi di leggere i classici, tuffarsi ancora una volta (oppure per la prima volta) negli scritti di Plinio e viaggiare con la fantasia in quei luoghi lontani nel tempo, in realtà ormai sconosciute e in quel mistero affascinante che è Pompei. Il finale è un particolare, forse inutile, forse una strizzata d'occhio ai lettori, slegato dalla vicenda, ma non per questo meno simpatico.
Cambiando del tutto contesto e profondità ci imbattiamo in Gambadilegno e la dimensione eroica (Mazzoleni/Mazzarello), dove il canovaccio su cui posa tutta la vicenda è vecchio e conosciuto, dove il pretesto con cui far iniziare la storia è forzato, insomma dove tutti gli ingredienti in mano allo sceneggiatore fanno presagire il peggio eppure questi riesce, come un abile cuoco, a rendere tutto ben calibrato, regala freschezza ad un soggetto stantio; i personaggi stravolti assumono connotazioni esilaranti, le reazioni di Gambadilegno sono così verosimili da rendere il tutto credibile seppur in uno scenario fantascientifico. A lettura ultimata la sensazione di divertimento è assicurata.
Dopo la cultura, la fantascienza veniamo a contatto con la sociologia: Paperetta si fa in due (Stabile/Urbano), in cui si tenta di raccontare uno spaccato del mondo post adolescenziale, il college e la vita nel suo contesto. Il soggetto è ambizioso e per gran parte della storia anche la sceneggiatura è alla sua altezza, i dialoghi sono freschi, il lessico adeguato e anche i tempi narrativi sono di livello, quello che forse è carente è la componente emozionale. La trama è ricca di eventi in cui la sospensione dell'incredulità la fa da padrone, ma non è questo ad essere eccessivo, quello che davvero non si riesce a fare è empatizzare con i personaggi, sia quelli principali, Paperone e Paperetta, sia quelli secondari che seppur ben delineati e ben calati nel contesto narrato risultano freddi ed antipatici, ognuno di essi per un motivo diverso; non so fino a che punto questo sia voluto. In ogni caso la storia scorre veloce e in modo tutto sommato piacevole.
La breve Zio Paperone e la cena artistica (Bosco/Gatto) fa il suo dovere, senza quasi lasciare traccia. Una risata e poco più.
Il surreale si apre la strada con un Faccini più che ispirato in Archimede e il tarlo del dubbio, in cui una apparente situazione quotidiana degenera e diventa delirante. Le espressioni di Archimede e del Mnemorobot sono quel qualcosa che fa capire quanto la componente grafica sia importante in un fumetto e quanto questo non possa farne a meno. Tutti i pensieri che devono accalcarsi nella mente di Archimede sono palesati dalla sua faccia e tutta la malata perfidia in quella del piccolo robottino. Non può che far ridere, ridere e ancora ridere! Conducendo la storia di diritto al primo posto di una virtuale classifica settimanale.
Infine, Paperino e la psicologia da videogame (Buratti/Camboni), che, per chi è un amante di videogiochi, è davvero divertente e realistica. Gli scenari raccontati e le reazioni che seguono alle azioni dei vari personaggi danno vita a gag che fanno sorridere, anche se la trama è lineare e non ci sono grandi colpi di scena.
Interessante il redazionale dedicato a Pompei, bella l'intervista di Federico Taddia. Buona lettura per un numero che si stabilisce nella media (alta) delle uscite settimanali.

Recensione di Nubulina


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Questa settimana le storie proposte non rendono il numero memorabile, poiché pur essendo a tratti divertenti non convincono fino in fondo. Eccezione fatta per Che aria tira a... Paperopoli in cui la Ziche riesce col solito tratto e la solita ironia a far riflettere sorridendo.
In Agente Speciale Ciccio in: il peso del dovere, Secchi e Perina mettono in scena una storia dello G.N.A.M., un ciclo che ha al suo attivo storie non proprio eccelse, ma in questo caso il risultato è migliore del solito. Il merito sta nel non ricalcare lo stesso canovaccio di sempre, ma nell'inventare una situazione diversa, sfruttando un lato del carattere di Ciccio non troppo utilizzato.
Il nostro, infatti, di fronte alla prospettiva di dover mangiare meno per non ingrassare ancora e continuare, dunque, ad essere lo zimbello della stampa, decide, furioso, di dare le dimissioni e da questo spunto prende vita un'avventura che diverte e intrattiene, senza strafare, ma pone questo episodio tra i migliori della serie.
Inoltre la storia fa da apripista all'articolo successivo in cui si parla di cucina a tutto tondo con interviste e approfondimenti molto interessanti, che possono stimolare alla riflessione.
Minni, Topolino e l'impeccabile Mary Lou (Stabile/Mazzarello) si presenta come un racconto di vita quotidiana in quel di Topolinia e in questo riesce benissimo. Sia Minni che Topolino, così come tutta la combriccola di amici, risultano infatti ottimamente caratterizzati, i dialoghi appaiono freschi e opportuni, è proprio il soggetto ad essere poco interessante e fin troppo prevedibile. Per cui a fine lettura si rimane con l'amaro in bocca, ma con comunque la sensazione di aver letto una buona sceneggiatura.
Si arriva infine alla migliore del numero; si tratta di una breve, Quattro nella tenda (Valentini/Gottardo), che eccelle in freschezza dei dialoghi, in appropriatezza del lessico e originalità del soggetto. La trama è presto detta: i tre cugini, in compagnia di Ciccio sono intrappolati in una tenda e vivranno là dentro una rocambolesca avventura, senza essere mai visti, ma solo intuiti. Insomma un divertimento assicurato.
Macchia Nera e lo scoop compromettente (Panini/Zironi) ha una partenza col botto, una vivacità e una scelta dei tempi perfetta, non solo spiazza con un colpo di scena, ma anche il protagonista appare ben caratterizzato, in ottima forma. Poi però il palloncino piano piano si sgonfia, rendendo Macchia Nera sempre meno carismatico e la trama meno interessante. Nel finale si riprende, mi sarebbe piaciuta una motivazione criminale alla base della vicenda, ma non è stato così e come per la storia di Stabile/Mazzarello rimane quel retrogusto amaro che sciupa la lettura. I disegni di Zironi invece sono dinamici e davvero belli.
Infine, Zio Paperone e il marketing odorofonico (Macchetto/Amendola), è una storia che va letta senza neppure tentare di cercare un piano di lettura diverso da quello narrativo. La trama in se stessa non si discosta molto dalla lotta tra i due arcimiliardari, ma presenta particolari che vorrebbero essere divertenti, ma che possono risultare imbarazzanti, perché vedere Zio Paperone cullato e consolato da un Robot-tata può far sorridere una volta, non dieci!
In conclusione direi che è un numero sotto la media attuale che vale l'acquisto soprattutto per la breve, che porta una ventata di talento, originalità e divertimento.

Recensione di Nubulina


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Se dovessi sintetizzare questo 3095 con una sola parola lo definirei "completo"; infatti non solo sono presenti storie di livello, una per tutti L'isola del tesoro (Radice/Turconi-Zanotta) che con questa seconda parte raggiunge anche ai testi quella perfezione, già raggiunta dalle matite nel numero precedente, che mancava al primo capitolo.
Ciò che risalta agli occhi è la capacità, questa volta, di omettere gli elementi più scabrosi e meno adatti al fumetto Disney, anziché scegliere di edulcorarli rischiando di far perdere loro parte della funzione narrativa.
I personaggi acquisiscono la loro personalità in modo graduale e quelli nuovi esordiscono in maniera del tutto avvincente ed interessante.
Se la questione del rum era stata risolta in maniera discutibile, volendo calcare troppo la mano su una soluzione narrativa che risultava forzata e forse a tratti stonata, il cui unico scopo era, forse, mascherare una realtà scomoda strappando una risata; questa volta, invece, in una sola vignetta viene trasmesso quel cameratesco senso di proibito tipico di un equipaggio dell' epoca: "...e storie truci e irripetibili!" Silver sussurra qualcosa all'orecchio del piccolo Jim e questo "Sput! N-non dite sul serio...vero?". La fantasia allora corre, cosa sarà mai stato detto, cosa avrà fatto Silver di tanto terribile? Non è importante, non è funzionale alle storia, riesce solo a creare un'atmosfera reale senza che niente venga detto, lasciando ognuno libero di immaginare.
Non so se sarebbe stato possibile trovare una soluzione simile per la questione rum, ma sarebbe interessante capire come mai le due questioni sono state trattate in modo così diverso.
Ho parlato in precedenza di numero completo: lo ribadisco, infatti non solo le storie sono ben equilibrate, ma anche i redazionali toccano tutti gli argomenti presenti nella fitta settimana in questione, "la giornata mondiale contro il razzismo" a cui è dedicata anche la copertina, un interessante articolo in cui viene spiegato il ciclo dell'acqua e il suo utilizzo, sottolineando molto l'importanza di evitare gli sprechi. Importante tra le altre cose il fabbisogno minimo di acqua per la sopravvivenza umana: due litri al giorno! Nonché le quantità che sono utilizzate in agricoltura. Troviamo poi un approfondimento sull'eclissi parziale del venti di marzo e un argomento mai troppo trattato oltre che mai noioso: i dinosauri.
Sul fronte delle storie, Archimede e le funivie urbane (Zemelo/Tosolini) affronta in modo originale e fantasioso la questione del traffico cittadino legato allo spreco energetico e lo fa non volendo essere realistica, ma regalando scenari futuristici ai lettori, in cui uno dei flagelli quotidiani che rubano il bene più prezioso, il tempo, potrebbe essere risolto; con tutti i limiti possibili, ma tutto vuole questa storia a parte essere realistica.
La sceneggiatura è molto lineare, Rockerduck e Paperone sono sempre i soliti, ma è Archimede a spiccare e a mettere in luce la sua personalità, debole come sempre, ma forte nei principi che persegue.
Super Pippo e la finale interrotta (Mazzoleni/Asaro) è una storia di puro intrattenimento, che strappa più di un sorriso, con un finale inaspettato e divertente. Stesso identico discorso per Che cosa si fa stasera? - Paperino e il giro pizza (Bosco/Del Conte) e per Paperino & Paperina e le telefonate imbarazzanti (Cirillo/Usai), anche se quest'ultima ridendo e scherzando riesce a mettere in luce aspetti molto importanti della vita di relazione, la sottomissione a sovrastrutture sociali che spesso non appartengono ai protagonisti, ma che li schiacciano portandoli a fare e dire cose che non vogliono e che non pensano.
Infine Zio Paperone e l'inattesa visita della M.A.M.M.A. (Macchetto/Palazzi), in cui il rapporto tra Battista e Paperone è ancora una volta messo alla prova e ancora una volta ne esce rafforzato. Certo, una storia del genere si presterebbe a non pochi interrogativi sul motivo per cui Battista continua a lavorare per Paperone, ma è bello creare un sogno, creare un mondo in cui il profitto non è tutto e certe relazioni si basano su qualcosa di più profondo e più importante. Topolino deve anche gettare questi semi e sperare che uno di essi germogli e generi qualcosa di importante.
Buona lettura, buone riflessioni e soprattutto buona attesa per il prossimo capitolo de L'isola del tesoro.

Recensione di Nubulina


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Capita a volte che su Topolino ci siano storie atte ad attirare l'attenzione e a far vendere più copie, spesso queste sono frutto di un ragionamento molto semplice: un personaggio famoso ha diversi ammiratori, questi saranno incuriositi di qualcosa che parli del loro idolo.
Questa settimana è capitato che ad essere attratti dal mondo Disney fossero gli amanti delle note di Stefano Bollani: per chi non lo sapesse, è un bravissimo pianista italiano.
La copertina gli è dedicata, così come una lunga intervista a storia conclusa, dove ci spiega come è nata questa avventura: un padre e un figlio che si dilettano a scrivere storie Disney, un'idea che forse ha il sopravvento, un sogno che forse si realizza, quell'idea prende forma grazie alla penna di Macchetto e alla matita di Mottura e Paperinik e il mistero del falso che è vero si aggiudica il primo posto di una serie di storie di tutt'altro spessore.
Come si sviluppi la realizzazione di un soggetto nato nella mente di un'altra persona non è così facile da indovinare, ma forse Macchetto in questo caso particolare ha dovuto veicolare l'intuizione di un quindicenne senza "sporcarla" con la realtà dell'età matura.
Di per sé la storia non è niente di speciale e contiene non pochi difetti, soprattutto nella scelta dei tempi e nei collegamenti tra i vari blocchi narrativi, ci sono infatti incongruenze piuttosto vistose le quali non possono non far storcere il naso. La scelta dell'antagonista è piuttosto discutibile, poiché manca di personalità, per quanto il movente sia piuttosto interessante: il talento non si impara, il talento si può solo possedere, una realtà questa che può rendere folli.
Quello che resta a lettura conclusa è una gran confusione, non si riesce bene a capire come le azioni si svolgano e come esse siano collegate tra di loro, ma rimane anche la sensazione di disagio nell'apprendere che in ogni settore le menzogne gravitano sul web e così facendo influenzano i pensieri altrui e solo con la forza delle proprie convinzioni si possono sconfiggere!
Un messaggio così importante poteva senza dubbio essere veicolato in modo migliore e più incisivo, ma induce comunque a porsi delle domande e per una storia atta a vendere più copie non è proprio poco.
A seguire troviamo la storia della settimana, la più attesa e la più osannata Topolino e l'impero sottozero di Casty che dopo la breve introduzione del numero scorso entra nel vivo e ci propone un'avventura che si basa su leggende antiche e sulle loro suggestioni. Questo primo capitolo presenta i personaggi e come sempre accade con Casty sono soprattutto i personaggi secondari a catturare l'attenzione, ancora una volta l'autore riesce a tratteggiare le personalità in modo convincente e creando aspettative molto alte. Per il momento è difficile poter dare un giudizio supportato da una valida analisi, poiché solo pochi elementi della trama sono stati svelati, ma tutto fa presagire che l'attesa non sarà delusa.
Anche a conclusione di questa storia una lunga intervista all'autore con delle bellissime immagini che raffiguarno gli storyboard e alcune proposte di copertina.
Segue Zio Paperone e il vecchio debito, in cui Mainardi confeziona una breve, ma non troppo, storia piena di citazioni, di sentimento e con un messaggio così bello che non può non commuovere e Guerrini dà vita a immagini che fanno del dinamismo la loro forza, Paperone sembra davvero nuotare in quelle monete ad inizio storia e la rappresentazione del paese "prima e dopo" è qualcosa che incanta, così come le espressioni di Cletus, quel suo essere invecchiato, quell'emporio così pieno di oggetti sui quali non si può fare a meno di soffermarci, in cui un giovane Paperone attraverso il linguaggio del corpo esprime tutta la sua disapprovazione: una storia che potrebbe essere interiorizzata e compresa anche solo attraverso le immagini.
Un Paperone umano, un'amicizia profonda, un rispetto e una lealtà di altri tempi: una gran bella storia!
Il numero si conclude con Andiamo al Cinema? Il film impegnato, di Bosco e Asteriti che, a differenza di altre volte, lascia il posto ad una riflessione sociale e attuale a scapito della componente umoristica; ne esce fuori una breve di livello che fa riflettere.
Infine, Paperino, Paperoga e l'avventura on the road, di Panini e Di Vita , risulta divertente e godibile, ma non riesce del tutto a trasmettere quel senso di libertà e quel modo di vivere tipico dei motociclisti.
Da segnalare il nonsense della consueta vignetta di Faccini ed un redazionale sui 2cellos che permette di conoscere questi due ragazzi che sembra stiano rivoluzionando il modo di fare musica. Un numero senza dubbio che offre molti spunti di riflessione! Buona lettura a tutti!

Recensione di Nubulina


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Così come per apprezzare qualunque tipo di opera è necessario guardarla da lontano e non perdersi nei particolari che spesso sporcano la visione d'insieme, così è necessario leggere questo numero con la serenità di ogni settimana, senza insensate dietrologie o disegni complottistici; in caso contrario saranno le storie stesse a farne le spese e non sono certo esse le colpevoli.
Con questo stato d'animo apprestatevi a leggere Pippo Reporter - Quel faro sui monti del lago (Radice/Turconi-Zanotta) e non rimarrete delusi, né dalla trama che si dipana sul canovaccio di un intrigo di spie, né dalla matita di Turconi che riesce a rendere vive le immagini e i paesaggi che sono arricchiti dall'inchiostratura della Zanotta. Un viaggio nelle atmosfere degli anni Trenta, in cui moda e lessico riescono a divenire un tutt'uno e i personaggi sono caratterizzati così bene da non riuscire a immaginare altri interpreti per quelle parti. Il soggetto è divertente mentre la sceneggiatura si supera, non vi sono parti in cui il ritmo diviene lento, né in cui la risoluzione del caso appare troppo veloce. Questo ritorno di Pippo Reporter porta davvero una ventata di freschezza e mantiene alta la media di questo magico periodo.
Zio Paperone e la sfida da 50$ - 4. Fine del gioco (Salati/Urbano) è apparsa fin dalla prima puntata come un'avventura piacevole e divertente, scontata, già vista, banale, ma c'è stato qualcosa, tra le righe, fin dall'inizio che l'ha resa speciale. L'idea della scommessa, primo movens delle danza, è quasi un pretesto, che perde la sua carica propulsiva di pagina in pagina, per svanire del tutto in quest'ultimo episodio. Paperone è forse il personaggio che ha la caratterizzazione meno puntuale, pur essendo ben calato nella parte; sono tutti gli altri personaggi, soprattutto i colleghi del nuovo lavoro ad essere perfetti e ad amalgamare e rendere verosimile la situazione. Insomma, soggetto, sceneggiatura, ma sopratutto messaggio finale davvero promossi a pieni a voti.
I casi di Rock Sassi - Furto senza scasso (Panini/Asaro): quello che mi sfugge, sapete bene quanto mi risulti difficile non riuscire a trovare sfumature positive ad una storia, per quanto corta, per quanto fine a se stessa, è il senso di queste mini gag. Si potrebbe aprire in dibattito su lnecessità delle storie brevi, intendo quattro pagine, quando già sono presenti Gulp et similia, ma a volte sono comunque un piacevole divertissement. Non è questo il caso. Risulta davvero difficile, per una quasi quarantenne come me trovare da sorridere in queste gag, ma non credo che il problema sia l'età, non penso un bimbo di sei anni possa trovare divertente una freddura che si basa su un luogo comune (ammesso che lo conosca), ma che non trova la forza esilarante né nel lessico, né nelle immagini. Sarei curiosa di sapere a quale scopo serve, almeno sulla carta, una serie come questa.
Paperoga e la grande scoperta del Borbest (Gagnor/Panaro) è per vastità di emozioni la più bella storia dell'albo; si attraversano molti stati d'animo guidati dalla stravaganza e il nonsense di Paperoga. Non starò ad analizzare la trama o il lessico, quest'ultimo sempre molto puntuale e ricercato, ma voglio solo sottolineare come Gagnor riesce a utilizzare l'umorismo estremo con una profondità di fondo: elementi che a priori sembrano inconciliabili, ma che nelle pagine mi appaiono come un sinodo indissolubile.
Paperinik... In cerca di ricordi (Zemelo/D'Ippolito) molto divertente, una classica commedia degli equivoci, ma costruita in modo davvero originale. Non voglio svelare niente della trama perché altrimenti rovinerei il gusto, ma posso dire che Paperinik è utilizzato in modo non banale e la figura del nostro supereroe preferito non viene svilita.
Buona lettura e ricordatevi di non farvi influenzare dalle vicende di cronaca che, purtroppo, tra qualche anno pochi ricorderanno, ma di farvi assorbire in tutto e per tutto dalle storie che rimarranno sempre a testimoniare che anche nei momenti più bui l'arte illumina e rallegra.

Recensione di Nubulina


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Se è vero che il buongiorno inzia dal mattino, questo 2015 sarà davvero un ottimo anno!
Tutte le storie dell'albo sono di ottimo livello, per soggetto, sceneggiatura e disegni. Non è facile fare una classifica, poiché tutte appaiono piacevoli, divertenti e tutte incarnano quello spirito disneyano che cerchiamo ogni settimana sul nostro giornalino preferito.
Vengono affrontati temi attuali con Topolino e la sfida all'ultimo squitt (Sisti/Sciarrone) e lo si fa in modo intelligente, con ritmo e fantasia. I disegni di Sciarrone trasportano quasi in una dimensione quasi parallela, in cui i personaggi sono più adulti e di conseguenza anche le loro azioni lo sono. Una di quelle storie che costringe a pensare e a riflettere su molti temi, non ultimo quella della parità di genere nel mondo del lavoro, che sembra quasi marginale, ma è davvero una nota piacevole. Come spesso accade per affrontare e sviscerare un tema per cui si spendono quotidianamente fiumi di inchiostro, qui,bastano poche vignette e le espressioni sui volti dei personaggi per spiegare tutto!
Si inaugura una nuova serie Zio Paperone e la sfida da 50 $ - Episodio 1: Non è il Klondike (Salati/Urbano), che si annuncia davvero di livello, personaggi principali caratterizzati alla perfezione, personaggi secondari disegnati in modo davvero perfetto, almeno per il momento...
Paperino e il portentoso marsuplacante (Stabile/Martusciello) è forse la migliore del numero, perché racchiude in sé davvero tutto lo spirito di Paperino, la sua irascibilità e la sua voglia di cambiare, la pigrizia di cercare scorciatoie, ma anche la forza di volontà nel voler farcela da solo. Credo senza dubbio la migliore di Vito.
Infine quella che ho amato di più: Dinamite Bla e i baci del cucuzzolo (Gagnor/Baldoni), in cui Dinamite Bla diviene un personaggio da amare e imitare, un lottatore nel vero senso della parola, ma se tutta la storia è una serie di gag esilaranti e divertenti è nel finale poetico e commovente che si realizza questo piccolo gioiello.
Non mi dilungo troppo sulle note tecniche, perché è un numero che davvero va letto e assaporato con gli occhi e col cuore!
Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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L'atmosfera natalizia si è impossessata anche del nostro Topolino e gli ha regalato una serie di storie che scaldano il cuore.
Anche se in Che Aria tira a... Paperopoli la Ziche dissacra il modo di Paperone lo spirito natalizio, lo fa in modo così divertente che non fa altro che sottolineare come questo sia il periodo più magico e più bello dell'anno, sia perché mette un punto a quel passato del quale si può fare un bilancio, sia perché riesce a dare una spinta propulsiva di ottimismo per un futuro che, sotto lo scintillare delle luci e dei pacchi sotto gli alberi, appare il più bello che ci potrà mai essere!
Proprio l'albero di Natale è il protagonista della storia d'apertura Topolino e l'albero di Holly (Zemelo/Zironi), in cui a farla da padrone è l'atmosfera che si respira per tutto la lettura, non c'è una vera e propria trama o meglio essa è sfumata, diventa secondaria; Topolino e Pippo si trovano loro malgrado a visitare Natali passati e a incontrare decennio dopo decennio Holly, una bimba che vuol donare un po' di serenità ai meno fortunati e l'alberello che nel lontano 1914 pianta nel mezzo alla neve diverrà il simbolo dello spirito Natalizio. Un giorno che non vuol essere ipocrita o lavare le coscienze, ma vuole con la forza delle sue magiche ventiquattro ore far riflettere su come possa bastare un piccolo sforzo da parte di tutti per far sì che il le persone possano vivere in pace e serenità.
Questa storia, però, non è solo questo, si va a fondere in modo naturale la fantasia, il mondo fantastico dove tutto è immobile ed eterno, con l'evanescenza della vita reale, quella che inizia, continua e finisce. Quest'ultimo tema è appena accennato, ma è chiaro e forte, ma non fa altro che sottolineare come il Natale trovi la sua forza anche nel ricordo delle cose che furono. Tutto questo è sottolineato in ogni particolare, in ogni espressione da un bravissimo che non può che impreziosire ancora di più tutta l'opera.
Proseguendo nella lettura ci si imbatte quasi per caso in Dinamite Bla vice Babbo ufficiale (Vitaliano/Mastantuono), in cui il nostro Dinamite Bla si trova alle prese con un compito che non gli si cuce proprio bene addosso! Infatti deve aiutare Babbo Natale a portare gli ultimi regali... tutta la vicenda è corredata da gag divertenti e Mastantuono riesce a regalarci espressioni che ben sottolineano il totale non-sense della storia, le cui immagini rimangono impresse anche a lettura conclusa, soprattutto quando compare in modo del tutto gratuito Bum Bum Ghigno che ne combina - come al solito - una delle sue.
La carrellata di autori di livello continua in Paperino Paperotto e il Natale sbarbato (Enna/Intini), dove una deliziosa avventura di Quack Town ci riporta alle atmosfere della prima storia, questa volta però sono i paperotti che non si arrendano alle bruttezze del mondo degli adulti e con la forza della loro fede ribaltano la realtà rendendola più bella e speciale. Intini fa un grandissimo lavoro, riuscendo a rendere quasi onirico quel bosco dove le renne mangiano i loro frutti e il finale stupisce nella sua semplicità.
A chiudere un numero di notevole pregio Victorian Ladies - Minni e le ricchezze che contano (Venerus/Soffritti) in cui l'autore supera se stesso, mettendo in scena un racconto che si piazza al primo posto nella classifica degli episodi della serie.
Venerus non si limita a rivedere in chiave del tutto personale e femminile lo Scrooge di Dickens, prendendo in prestito da esso il carattere ombroso e arido, ma riesce con poche pagine a fare una storia di denuncia sociale, sullo sfrutta mento degli operai e sulla loro condizione, quasi a voler gridare ai lettori che quel mondo è qui, oggi e che non basta voltarsi dall'altra parte per non vedere o giustificare le proprie cattive azioni con un ottica di profitto. Anche in questo caso è la bontà disinteressata a portare la luce e a far risplendere lo spirito del Natale. Di nuovo Soffritti riesce a mettere la sua arte a disposizione della storia generando atmosfere magiche e riempiendo il cuore di felicità!
Che dire, mi perdonerete l'estrema bontà nel giudizio delle storie, ma davvero, secondo me è un numero di pregio, con una media ancora più alta del solito, non solo per i nomi che hanno posto la firma in calce, ma per il tentativo neppure troppo velato si voler dare una risposta al periodo difficile che stiamo vivendo, raccontando la realtà senza edulcorarla, ma rendendola più accessibile a tutti.
Quindi buona lettura, ma soprattutto Buon Natale!

Recensione di Nubulina


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Il numero si apre con il secondo episodio della saga enniana Star Top: Il pianeta dei desideri - Secondo episodio (Enna/Mazzarello) che non tradisce le attese; infatti, pur non essendo possibile esprimere un giudizio completo, risulta essere una trama piacevole e divertente dove l'ironia e la serietà sono dosate in modo perfetto. Il tema fantascientifico non è banalizzato e i dialoghi sono sempre all'altezza della situazione.
I personaggi scelti per interpretare i protagonisti sono molto azzeccati, la caratterizzazione risulta credibile.
Per il momento la storia è molto avvincente e sono convinta che risulterà una parodia all'altezza delle altre dello stesso autore.
Altra storia piuttosto divertente e piacevole alla lettura è Paperina e Zio Paperone: Viaggiatori senza rete (Venerus/Mangiatordi) in cui la desueta accoppiata Paperone/Paperina mette in piedi una divertente avventura in cui le gag non mancano. La storia può essere divisa in due parti: la prima ricca di ritmo coadiuvata dai bei disegni di Mangiatordi che realizzano una Paperina molto particolare, ma davvero adatta alla caratterizzazione e ben immersa nel contesto attuale; una seconda più lenta e meno divertente, ma comunque piacevole. Da notare sono anche i personaggi secondari che seppur con pochi tratti riescono a fotografare uno spaccato della società odierna senza cadere in moralismi o in prediche inutili.
Le due brevi del numero: Scappa, Paperino! (Zemelo/Gottardo) strappa più di un sorriso, un soggetto piuttosto semplice con una sceneggiatura ritmata e non banale. Il pregio più grande sta nell'essere riuscito a unire in modo lieve il passato (quaderno scritto a mano) con il presente (applicazioni per tablet), che potrà sembrare una cosa da nulla, ma durante la lettura si apprezza e aumenta la piacevolezza della lettura.
Dopo poche pagine è un piacere ritrovare Vessella ai testi in Minni e lo shopping disastroso con ai disegni Asteriti. La caratterizzazione di Minni appare un po' forzata, ma interagendo con Pippo si apprezza soprattutto quest'ultimo nel suo bizzarro comportamento e il lettore non può non pensare a quanto solo Topolino possa comprendere ed apprezzare Pippo nel suo intimo. Troppe poche le pagine per un tema che poteva essere sviluppato in un modo più approfondito generando una storia molto più importante.
Infine, Le GM e il campeggio da paura (Pesce/Gatto), storia in cui la fa da padrone il solo piano narrativo, non ci sono approfondimenti psicologici o caratterizzazioni spinte dei personaggi. I vari attori sono utilizzati nella loro versione classica, ma interagiscono tra loro in modo coerente e credibile. La trama è piuttosto intricata e appassiona il lettore senza annoiare dall'inizio alla fine, possedendo un ritmo piuttosto incalzante e arricchita da dialoghi freschi. Insomma una piacevole lettura che però alla sua conclusione svanisce senza lasciare granché.
Il numero è consigliato soprattutto per il secondo episodio di Star Top che risulta molto piacevole, anche a chi la fantascienza proprio non la digerisce! Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Nel mese in cui le castagne scoppiettano sopra la brace e il loro odore si sparge per il centro storico delle città, capita che, se l'aria è abbastanza frizzante, la magia del Natale inizi a riempire l'atmosfera e tutto appaia sotto una luce diversa; così andando in edicola questa settimana troviamo una serie di storie che mettono in luce una bontà nascosta nei vari personaggi senza snaturarli o renderli melensi.
In Zio Paperone e l'Anello dei Grandi (Panaro/Perissinotto) questa sfumatura è davvero molto marcata e l'impronta dell'autore si sente in modo importante, ma non invadente. Quello che nella prima parte può sembrare banale e ridondante, ciò che in apparenza sembra una critica o un messaggio privo di mordente, nella seconda parte si mostra sotto una luce diversa e quello che appare non corrisponde a ciò che davvero è, regalandoci un messaggio forse scontato ma che riempie il cuore, lasciando una sensazione di benessere a fine lettura. Il soggetto e la sceneggiatura sono ben fatti e sono la buona struttura per sorreggere una storia che non ha in sé delle parti che spiccano, né nella caratterizzazione dei personaggi, né nei dialoghi che non appaiono particolarmente brillanti, ma sono l'insieme degli ingredienti e il modo in cui sono miscelati che creano un piatto davvero piacevole.
Per Gambadilegno e il pensiero segreto (Cirillo/De Vita) vale il discorso fatto per la precedente storia, fermo restando che i disegni sono una gioia per gli occhi, ma non potrebbe essere altrimenti. Cirillo si dimostra un ottimo sceneggiatore, ma soprattutto un autore che ha voglia di raccontare storie e di trasformarle in fumetti. Si percepisce, quasi sempre, la sua capacità di immaginare le vicende che racconta già disegnate e quindi a rendere i dialoghi vivaci e divertenti. Da un punto di vista di soggetti, inoltre, è molto originale, creando sempre vicende nuove che non sanno di già letto o di già visto.
In Paperino e l'antifurto molesto (Moscato/Chierchini) ciò che è incredibile, non me ne voglia lo sceneggiatore, è il talento che trascende gli anni di Chierchini, le linee così particolari, le espressioni dei cattivi che trasmettono inquietudine, paura, rispetto, non possono non commuovere né non colpire.
Infine ancora una storia in cui i disegni la fanno da padrone è Paperino e il fruto perdido (Transgaard/Cavazzano). La trama è piacevole e anche in questo caso la bontà, volente o nolente, stravince su tutto il resto. Cavazzano fa senza dubbio un ottimo lavoro e la storia ne guadagna.
Quindi numero nella media, lettura consigliata nel complesso più per i disegni che per le storie, ma solo perché la qualità dei primi è davvero elevata.

Recensione di Nubulina


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In questi giorni che sono intercorsi tra la lettura del libretto e la stesura della recensione (di sicuro troppi), mi sono balenate in mente un sacco di domande, ma quella che di sicuro si faceva più insistente è il motivo per cui da piccola leggevo Topolino e perché lo faccio adesso, ormai adulta; non c'è una risposta che possa soddisfarmi, ma forse quello che più sento nel profondo del mio cuore è perché mi ricorda le mattinate nella pineta dietro casa mia dove mia zia mi portava il mercoledì mattina a mangiare la schiacciata più buona che abbia mai assaggiato e a guardar le figure del fumetto più bello del mondo! Mi piacevano i colori e mi piaceva, da morire, colorare le figure in bianco e nero (rovinando gli albi, ma questo lo avrei capito solo dopo tanto tempo).
Oggi che la mia zia non c'è più e che le schiacciate buone come quelle non riescono più a farle, mi ritrovo ad aspettare il mercoledì per immergermi nelle pagine di questo piccolo libretto e sentirmi avvolta dalla piacevole sensazione di quelle tiepide mattinate di una primavera incipiente e la totale incoscienza del tempo che scorre.
Negli anni successivi capitava spesso di rimanere delusa dalla lettura e la colpa era di quel tempo che passava inesorabile, frantumando l'innocenza e l'ingenuità che faceva apparire tutto più bello, sembrava che, anche volendo, tentando, convincendosi, la porta per quella nuvola sospesa nel tempo e nello spazio fosse sbarrata, chiusa, sprangata.
Non era così: c'erano solo dei lavori in corso, una ristrutturazione in piena regola e oggi, grazie alla fantasia e alla determinazione di Valentina De Poli e di tutti gli autori da lei scelti, quella magia rinasce e si impossessa del lettore giovane e vecchio perché sono la passione e la voglia di trasmettere delle emozioni che hanno la meglio e questo non può che rendere felice e far capire che davvero i sogni, se ci si crede davvero, profumano di realtà.
Questa settimana il numero è piuttosto variegato, si apre con Topolino e il dollaro dell'Imperatore (Artibani/Perina), che ha il grande pregio di possedere un soggetto molto suggestivo, una sceneggiatura buona e dei disegni piacevoli; ma a differenza di altre opere di questo autore, che, come è mio solito, non conosco mentre leggo la storia in questione per cercare di mantenere una obiettività che altrimenti sarebbe difficile ottenere, manca di profondità e di emozione. La trama è piuttosto avvincente, priva di salti logici o di buchi, scorre veloce e l'intreccio è anche originale. I personaggi principali sono ben caratterizzati e i comprimari indovinati, eppure, forse per l'eccessiva verbosità dei dialoghi, forse perché l'Imperatore necessitava di essere ben spiegato per apparire credibile, manca quella leggerezza che di solito Artibani ci regala e che anche dopo anni permette, con gli occhi bendati davanti all'immensa libreria gialla, di avere la speranza di pescare, per caso, proprio il numero dove c'è quella storia, per reimmergersi in un'avventura da rivivere mille e mille volte di seguito. A lettura conclusa resta poco, i personaggi si dissolvono e l'essenza di personaggio così particolare si fa evanescente quasi si perde nei circuiti della macchina del tempo
Ben altre pretese, ma proprio per questo un risultato davvero piacevole lo troviamo in Racconti d'evasione: la fuga della vergogna (Sisti/Perissinotto). Questa serie nasce da un'idea davvero indovinata, quella di rievocare la gioventù dei Nonno Bassotto, le sue imprese, i suoi fasti, spesso illuminate da un sole a scacchi. Il soggetto è semplice, non troppo diverso dagli altri episodi, ma ciò che rimane a lettura conclusa, è l'atmosfera che si crea, quella sensazione di malinconia, ma allo stesso tempo di saggezza che il Nonno riesce sempre a suscitare e pur accumulando insuccessi e fallimenti, l'aura che si crea è sempre mitica e ricca di spunti di riflessione.
La storia successiva, Paperino Paperotto e il paese che non c'è (Camerini/Lucci), presta lo spunto per una riflessione ancora diversa, che in qualche modo si riallaccia al discorso che facevo in principio; con l'universo di Quack Town si è creato qualcosa di così stabile e ben caratterizzato che permette di dar vita a delle avventure che oltrepassano il limite del racconto per addentrarsi su quel piano che solo nell'infanzia si può sentire fino in fondo, ma i personaggi sono così ben caratterizzati e fedeli a se stessi da rendere la magia concreta e le sensazioni bellissime, nonché i concetti chiari e comprensibili, seppur così vagamente malinconici come quello trattato in questo caso specifico, anche ai più piccoli
La breve Pippo e l'ospite indesiderato (D'Antona/Bertolucci) è un po' la summa di quanto si è detto finora, piacevole e divertente, con un Pippo protagonista che mette in campo tutto ciò che lo rappresenta in una gag che, seppur surreale, lo rende adorabile
Infine una storia straniera: Zio Paperone e il business volatile (Transgaard/Pujadas), che si fa leggere, divertente al punto giusto anche se non incarna a pieno lo spirito del resto del numero, espressione forse, di un altro modo di intendere il mondo Disney.
La media è alta e questo numero vi rientra, tutto è migliorabile, ma credo che si sia imboccata una strada fatta di passione e di voglia di sognare e si sente, se poi ci sarà (e ci sarà di certo) qualche caduta noi saremo qui a curare le ferite e a tifare perché la strada sia percorsa e il sogno realizzato.
Buona lettura a tutti!

Recensione di Nubulina


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L'autunno è ormai arrivato, nonostante le temperature che in qualche parte d'Italia fanno dubitare... e con esso anche la ripresa della consueta qualità sul Topo, che ormai non fa più notizia!!!
Il numero in questione è davvero notevole, per molti motivi: redazionali ottimi e storie che fanno riflettere e che meritano un'attenta analisi.
Fin dalla prima pagina "Che aria tira..." della Ziche si capisce quale sia il tema del numero e la cosa non può che rallegrare, l'argomento si cui si parla è la sensibilizzazione alla visita dei musei.
Nell'editoriale la De Poli fa un gioco piuttosto semplice: chiude gli occhi per trenta secondi e d'impulso si chiede quali siano i suoi musei preferiti! Su cinque nomi solo uno è italiano e solo per ragioni affettive; la domanda nasce spontanea: perché?
Si potrebbe aprire una grande discussione che spero trovi sfogo sulle pagine del forum!
Così a pag. 70 troviamo Famiglie al museo, che pubblicizza la "giornata nazionale delle famiglie al museo", iniziativa davvero molto bella e a me molto cara dato che mi ricorda quando piccolissima il mio babbo portava me e mio fratello invece che al mare o in montagna nelle assolate estate degli anni Ottanta a visitare ogni domenica un museo diverso... e non potete immaginare quanti musei siano presenti a Firenze... è così che, rispondendo al giochetto della De Poli, il primo museo che mi è venuto in mente è stato quello degli Uffizi e il secondo il Bargello!
Già così l'argomento sarebbe stato trattato in modo egregio, ma l'attenzione e la cura non si fermano e il tutto viene trasposto un una bella storia, Topolino e il capolavoro perduto (Sisti/Limido), in cui l'autore riesce a rappresentare la magia del museo come struttura, ma anche l'essenza del suo significato. Non si ferma qui l'intelligenza di Sisti: infatti in modo molto sottile, ma davvero efficace, sottolinea come siano i bambini, se stimolati nel modo giusto, ad apprezzare i quadri, le sculture e le opere esposte.
Davvero realistica la sequenza in cui i due genitori non possono credere che il figlio sia stato davvero nel museo e le battute seguenti: la madre "incredibile che non ci siamo mai neppure entrati", il padre "io qualche volta ci ho pensato, però temevo di non capire quello che avrei visto", e un immenso Pippo "Secondo me un museo è come un libro illustrato! Anche se non sai leggere, puoi divertirti a guardare le figure", che incarna tutta la semplicità e l'universalità che l'arte, in ogni sua forma, rappresenta.
Il resto del numero non è da meno. Si apre con Le strabilianti imprese di Fantomius, ladro gentiluomo: La maschera di Fu Man Etchù (Gervasio): come gli altri episodi è perfetto sotto tutti i punti di vista; soggetto, sceneggiatura e disegni sono bellissimi e danno vita ad una storia godibile e divertente.
Non voglio tediare i lettori con un'analisi approfondita, perché non è necessario, non sono presenti piani di lettura particolari o impressioni meta-fumettistiche, ma un'attenzione infinita ai particolari e la sensazione che i personaggi, anche adesso mentre scrivo questo pezzo, siano nel loro salotto davanti al camino a progettare un nuovo colpo; è la loro vitalità, la loro personalità ad uscire dalle pagine e vivere la loro vita con noi. Questo a sottolineare che non sono necessari eventi eccezionali per generare una storia davvero bella, ma la piena padronanza dei personaggi e una infinita voglia di esprimere qualcosa di bello.
Tornando alla Paperopoli dei giorni nostri abbiamo una divertente breve, Rockerduck e il rompicapo Dardanese (Figus/Tosolini), in cui due personaggi secondari si trovano a dover interagire: l'eterno secondo e Filo Sganga, il quale se usato con parsimonia e intelligenza riesce sempre a creare situazioni particolari. L'idea di fondo è semplice, ma comunque efficace e grazie ad una sceneggiatura fresca e piuttosto brillante riesce nello scopo di strappare più di una risata.
Paperopoli, però, è anche immersa nel futuro e la musica di sicuro fa parte di essa, così mentre la crisi della discografia si fa sentire, su Ducktube spopolano artisti indipendenti... si pongono dunque le basi per I Bassotti e il colpaccio rap (Buratti/Ermetti), che rappresenta una variazione sul tema "rapine al deposito". Il soggetto appare forzato, la caratterizzazione dei Bassotti un po' snaturata, ma è anche vero che la loro personalità, intendo dei nipoti e non del nonno, è molto versatile, per cui l'effetto finale è buono e non troppo straniante, anche perché sembra posizionata un uno spazio temporale in cui i Bassotti sono più giovani e quindi anche meno "deliquenti".
Infine la storia con meno mordente del numero, Zio Paperone contro Paperopoli (Cirillo-Stabile/Held): in questo caso abbiamo un soggetto piuttosto banale, dei disegni meravigliosi e una sceneggiatura che zoppica; il problema non è tanto il canovaccio abusato - Paperone che per un qualsivoglia motivo perde tutta la sua ricchezza e poi grazie al suo carattere e alla sua personalità risorge come una fenice – sono i tempi che appaiono del tutto scombinati: troppo veloce la caduta, troppo veloce la risalita, troppo lento tutto quello che c'è in mezzo. I due autori, a mio personale avviso, sono troppo diversi per poter creare una alchimia vincente: ironico e leggero Cirillo, profondo e introspettivo Stabile. Si sentono bene le due correnti che come l'olio e l'acqua non riescono ad amalgamarsi, creando una storia che non incide. Da sottolineare in modo convincente sono i piani di lettura, infatti quello che colpisce in modo davvero stupefacente non è la vicenda di Paperone che passa in secondo piano, ma la caratterizzazione di Sheen che non può non richiamare personaggi nella nostra attualtà "Paperopoli ha bisogno di un nuovo simbolo! Largo ai giovani!", ripetuto come un ossessivo mantra riesce in qualche modo a convincere i Paperopolesi che, come tutte le società, sono manipolabili e fragili.
Da segnalare anche il redazionale "Eravamo 7 mici al bar" che pubblicizza una curiosa inizitiva gattofila.
Ottimo numero, sia per la parte narrativa che per quella redazionale.

Recensione di Nubulina


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Inizia l'autunno e con esso arrivano le atmosfere gotiche della storia che apre l'albo Lo strano caso del dottor Ratkyll e di Mister Hyde (Enna/Celoni/Andolfo) parodia eccelsa, almeno da quello che si può giudicare da questa prima parte. "Lo strano caso del dr. Jekyll e Mr. Hyde" è il capolavoro di Stevenson e pensare di poterlo vedere sulle pagine di Topolino è qualcosa di davvero incredibile.
La trama del romanzo originale è nota a tutti e sarebbe inutile stare a ricordarla, ma è necessario sottolineare come in esso venga affrontato il tema del doppio, della parte più oscura dell'animo di ognuno; l'approfondimento psicologico presente è molto articolato e originale e la trasposizione in chiave disneyana non è immediata, anche perché ad un primo impatto risulta difficile anche solo immaginare i personaggi a cui far interpretare le varie parti.
Se tutto questo può apparire impossibile ai più non deve esserlo stato per Enna, il quale ha dato vita a qualcosa di davvero straordinario, coadiuvato dall'ottimo Celoni è riuscito a creare un'atmosfera tetra, gotica, inquietante in modo così armonioso e perfetto da far dubitare di avere in mano una copia di Topolino.
Rimaniamo in attesa della seconda parte, ma niente fa pensare che possa deludere.
La storia successiva è ad opera di un altro grande duo. Atomino. Topolino e il mistero delle merendine mutevoli (Casty/Pastrovicchio), non delude le aspettative. La storia inizia in modo piuttosto classico e sembra percorrere una strada già segnata e già conosciuta, invece Casty riesce con un originale guizzo fantasioso a creare un'atmosfera divertente e leggera pur trattando argomenti molto "ostici"; la caratterizzazione dei personaggi secondari, ovvero di tutti i tipi di atomi e del cattivo di turno sono straordinari, con pochissimi tratti si riesce a regalare una personalità e una forza evocativa davvero notevole.
Pico e le leggende del faro di Paperopoli (Camerini/Marini) è forse la più debole delle quattro storie proposte, un po' perché legata al topotravel, un po' perché a differenza della precedente non si riesce a dare profondità ai personaggi secondari o ai dialoghi che non brillano per vivacità e ritmo, o forse perché il mistero che tiene in piedi tutta la struttura narrativa non è molto intrigante.
Infine, Paperino e il tridimensionale sensazionale (Agrati/Soffritti) chiude il gruppo e lo fa in un modo molto divertente. In sé e per sé la trama non è niente di speciale: Zio Paperone commissiona un nuovo tipo di televisore che permette di portare il cinema in casa, letteralmente, ma qualcosa va storto e tutti i personaggi prendono vita e si trovano a vivere a Paperopoli. I tre cugini si trovano a dover acchiappare, trasformandosi in una sorta di ghostbusters, i protagonisti di film, telenovele e sceneggiati. La forza della storia sta nella sceneggiatura, divertente, piena di citazioni cinematografiche e con una caratterizzazione e un utilizzo dei personaggi davvero notevole, dialoghi freschi e con un ritmo incalzante; a dare un tocco in più, i disegni di Soffritti, davvero adatti al tipo di storia.
In conclusione un numero stra-consigliato che fa comprendere come ormai Topolino stia prendendo una piega adulta, ma che come sempre accade quando c'è passione, riesce a parlare a tutti grandi e piccini!

Recensione di Nubulina


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Anche se il clima non sembrerebbe confermarlo, siamo ancora in estate e proprio in questa stagione le storie di Topolino appaiono più stanche.
L'avventura d'apertura è Paperino e Paperoga in: I misteri del Papersera (Buratti/Pochet), che nel suo complesso annoia. Il soggetto è molto semplice e si appoggia su un canovaccio conosciuto: i due cugini al lavoro come giornalisti del Papersera; nel loro eterno bighellonare vengono richiamati dal principale e costretti a svolgere il loro lavoro di giornalisti curando una rubrica sui misteri di Paperopoli. Compito facile sulla carta, ma non sul campo e così i due cugini decidono di dar spazio alla fantasia, riscuotendo un notevole successo; però le idee iniziano a scarseggiare e il destino ci mette la sua zampa facendo deragliare la storia con tutto il treno. Senza rischiare di rivelare troppo si può affermare che la seconda parte dell'avventura vorrebbe calcare la mano sul registro demenziale-surreale per trasmettere un messaggio molto profondo e universale, ma lo svolgersi dell'azione risulta troppo veloce, gli eventi avvengono con una rapidità che stordisce, il tutto appare poco verosimile e quindi poco coinvolgente, poiché il lettore non può immedesimarsi nei protagonisti e di conseguenza cogliere l'insegnamento che c'è insito nella morale della storia.
La parte del leone la fanno i disegni che sopperiscono, in molte occasioni, a dei tempi morti con gag divertenti e particolari precisi che catturano l'occhio risultando molto piacevoli.
Indiana Pipps e il Mistero delle Amazzoni (Sarda/De Vita) ha una trama originale, anche questa come la precedente utilizza un canovaccio conosciuto come quello della Macchina del Tempo, ma l'autore decide di utilizzare come protagonista indiana Pipps al posto di Topolino e Pippo. L'espediente utilizzato è credibile e verosimile, quello che accade è più che plausibile, i personaggi vengono utilizzati molto bene e recitano la loro parte in modo impeccabile, soprattutto Indiana ne esce rivitalizzato.
Quello che rovina un po' la storia è la seconda parte, cioè quello che dovrebbe esserne il cuore, la vicenda delle Amazzoni; in questo caso, al contrario di quelli disneyani, i personaggi appaiono provi di mordente e di personalità, non incidono per le loro caratteristiche apparendo evanescenti e impalpabili, così come i dialoghi anziché creare un'atmosfera antica e straniante, in cui Indiana si trova suo malgrado, rendono poco credibile il dialogare e le azioni.
Anche in questo caso i disegni ne escono vincitori e di sicuro il tratto inconfondibile di De Vita anima tutte le tavole, rendendo vivace anche ciò che alla sola lettura risulterebbe statico e opaco.
Pico de Paperis e l'Enigma dei Libri Nascosti (Gagnor/Florillo) è la consueta storia gioco, ma questa settimana a differenze delle prove precedenti Gagnor riesce a creare un'atmosfera davvero piacevole, il gioco è solidale con la trama e questo fa sì che gli enigmi incuriosiscano e il lettore sia più portato a risolverli.
Paperinik e la Bolla senza Tempo (Salati/Soldati): è forse la storia più completa dell'albo, sia a livello di soggetto, che appare originale e con vari piani di lettura, che come sceneggiatura; non annoia, fa riflettere e a tratti emoziona, non appare scontata, insomma come storia non è memorabile, ma molto piacevole, anche nella parte disegnata.
Infine, Zio Paperone, Nonno Bassotto e una Miniera di Guai (Panini/Asaro) chiude l'albo. Soggetto e sceneggiatura non sono criticabili, ma non si va oltre il piano narrativo, con personaggi usati bene, ben caratterizzati, ma non si scava a fondo, non si cerca di esprimere qualcosa di diverso. Quindi la storia risulta puro intrattenimento e che non rimane impressa nella memoria.
Il numero nel suo complesso si apprezza soprattutto per la puntata del topotravel che è ancora una volta molto piacevole. Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Il numero di questa settimana non ci regala grandi emozioni, possiamo definirlo un numero estivo, ed è molto difficile recensirlo, proprio perché le storie contenute sono nella migliore delle ipotesi banali.
Il numero siapre con Zio Paperone e la stampasogni (Stabile/Panaro), che è dotata di un soggetto anche se non originale, dotato di un buon assunto di base: non sempre quello che si pensa di desiderare è il vero sogno profondo, quello che dona la felicità. Il tema è importante e se sviluppato con una buona dose di talento e di umorismo potrebbe dar vita ad una storia notevole.
Se il soggetto presenta degli spunti davvero interessanti e denota una certa sensibilità, è la sceneggaitura a non convincere; infatti numerosi sono i punti che appaiono funzionali alla trama senza una reale motivazione se non quella di creare le situazioni che porteranno alla risoluzione della vicenda.
La luce che si è voluto dare ai personaggi nella loro caratterizzazione è anch'essa forzata: soprattutto Paperone è arrendevole e insucuro, pronto a mettere in discussione l'essenza della sua vita in nome di una felicità interiore che pare prendere il sopravvento sull'amore per il denaro; come se ad una madre dicessero che la sua felicità non si trova nello stare con i figli, ma nell'andare a fare la ballerina a Parigi ed ella senza grandi dubbi salutasse figli e marito e se ne andasse a cercare fortuna in Francia. Appare forzato e snatura il personaggio, anche perché per riportare Paperone a casa è necessario l'intervento di Paperino ed Archimede che interpretano l'immagine uscita dalla macchina che rappresenta il vero sogno di Paperone.
Il resto della storia è rico di gag che fanno sorridere, la presenza di dinamite Bla non può che far correre la mente alle tante avventure dei due cugini e quindi creare un'atmosfera divertente. I disegni risultano funzionali alla storia, con alcune inquadrature ed espressioni davvero azzeccate.
Nonna Papera e il fantasma dell'opera (Pisapia/Urbano): quando ci si appresta a leggere una storia breve ci si aspetta di passare qualche minuto a ridere e questa piccola avventura di Nonna Papera riesce a strappare più di un sorriso; non è facile collocarla in un genere, perché non è un giallo, ma neanche una storia demenziale; quello che appare poco riuscito è l'utilizzo della protagonista. Nonna Papera è un po' troppo intuitiva, scaltra, dinamica, anche se sottolineare l'aspetto più intimo in cui si scopre la sua passione per la lirica tramandatale da suo zio è ben riuscito. La forza della storia, in questo caso, non è nel soggetto che è piuttosto lineare e scontato, ma nella creazione di comprimari davvero al'altezza, che fanno diveritre e hanno una personalità ben definita, riuscendo a dare ad una storia, altrimenti dimenticabile, una verve tutta sua e che lascia il lettore con una sensazione appagante addosso a fine lettura.
Subito dopo, abbiamo la storia enigmistica che rappresenta il tentativo di legare dei giochi in una storia e niente più, immagino che invece di mettere una serie di pagine con anagrammi e sciarade abbiamo fatto la scelta di legarle da una storia e in quest'otica va letta Indiana Pipps e il corso di sopravvivenza enigmistica (Gagnor/Fiorillo). Di seguito la storia che appare la più riuscita del numero, Paperino e la stampante recalcitrante (Moscato/Lavoradori), una breve che trasuda non-sense e che diverte moltissimo, complici anche i disegni sempre espressivi di Lavoradori.
Molto divertente anche I Bassotti in... fuga di mezz'estate (Sarda/Amendola), priva però di quei personaggi secondari che ne potrebbero elevare la portata. Infine Topolino, il topo del momento (Salati/Gottardo), che risulta una storia ben sceneggiata in cui risalta la dolcissima caratterizzazione di Minni. Sebbene l'assunto di base sia un po' forzato così come l'escamotage che si usa per dare il via alla vicenda, la storia scorre in modo molto veloce e leggero e alla fine rimane una buona sensazione. Non ha grandi pretese, se non quella di raccontare una storia ed è in questo la sua forza.
In conclusione il numero è dimenticabile, sotto la media degli ultimi tempi, ma è estate e possiamo perdonare lo scivolone. A presto...

Recensione di Nubulina


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C'è da dire che "Che aria tira a...Paperopoli" di Silvia Ziche incarna l'essenza delle vacanze, riposo assoluto per perdere del tutto il contatto con la realtà, ma se non dovesse bastare questo la storia che apre il numero trasporta in un mondo irreale dove il non-sense dilaga e travolge Minni e il guaio coi fiocchi (Ziche).
E' difficile commentare questa storia perché è perfetta sotto tutti i punti di vista, riesce a fare ridere in un modo infantile e pensare in modo adulto, molti i piani di lettura, tralasciando quello narrativo, per il quale è necessaria una sospensione dell'incredulità, interessante è analizzare quello sociologico: infatti l'uscita del nuovo telefonino ha un effetto sulla massa quasi ipnotico e sottolinea la facilità con cui gli esseri umani possono essere manipolati, in questo caso dagli alieni, ma traslando il significato evidente, non è difficile cogliere una feroce critica all'uso di certi prodotti e alla loro finalità di controllo sulla vita delle persone. Altro piano di lettura è senza dubbio quello di genere, infatti Minni privata del suo fiocco, chiaro accessorio femminile che la rende del tutto uguale ad uomo, quasi a voler sottolineare con classe ed efficacia che sono le sovrastrutture sociali a creare delle differenze che nella realtà non esistono.
La grafica rende tutto più surreale ed emozionante e la storia risulta un gioiello da conservare, da leggere e rileggere per scoprire sempre più sottointesi che parlano della nostra vita attuale.
Le altre storie sono comunque di livello: Rockerduck e l'arte di saper perdere (D'Antona/Martusciello) ha un buon soggetto e lo svolgimento della trama è molto originale, si intuisce il finale, ma non si capisce. Ci si chiede alla fine se delude le attese, dopo averci un po' pensato la risposta è negativa, perché va a sottolineare senza sdolcinature esagerate che vadano a snaturare il personaggio, la sfumatura caratteriale è tenuta ben segreta dentro di sé e il segreto rimane tra i lettori e Paperone.
Indiana Pipps e il drago di giada (Salade/Lucci) è un divertissement che traghetta da una storia all'altra, una breve della quale risaltano senza dubbio i giochi enigmistici! Un buon compromesso estivo, ma forse con una trama più consistente avrebbe generato più interesse.
Infine, Paperino e l'atollo sconosciuto (Panaro/Leoni) utilizza un soggetto banale, usato mille volte e lo trasforma in un delizioso modo per sottolineare la forza della famiglia dei paperi, di quanto sia radicato in loro il sentimento che dovrebbe esserci in ogni nucleo familiare; le difficoltà si superano e anche le antipatie. Molto bello il messaggio, anche perché utilizza l'acredine tra Paperino e Gastone e la neutralizza con l'amore di questo verso lo zio. Insomma una storia che sembra davvero ben riuscita. Perfetta da un punto di vista dei disegni che sono una gioia per gli occhi.
Quindi buon ferragosto a tutti anche se dato il tempo sembra più Halloween!

Recensione di Nubulina


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Dopo l'ondata di novità portata da PK ritorniamo alle vecchie abitudini, all'abituale serie di storie che ogni settimana accompagnano i lunghi giorni lavorativi (e/o scolastici), ma senza abbandonare la consueta qualità intrinseca, ormai da qualche anno, delle avventure raccontate.
Si inizia con una deliziosa storia, mi dicono su commissione, ma se davvero lo è non si percepisce affatto, di Cirillo/Ziche, che racchiude in sé con semplicità e delicatezza l'essenza dei vari personaggi; un canovaccio conosciuto, usato spesso, ma che ogni volta riesce a mostrare la parte più umana ( nel senso più dolce) dei protagonisti.
In questo caso specifico troviamo un Paperino di ritorno alla sua dolce casa, la sua dolce casa che a quanto pare vuol fargli capire qualcosa... l'anima delle quattro mura che negli anni si sono impregnate di emozioni, le quali le hanno regalato un'anima.
Immagino che la piacevolezza della storia sia soggettiva, ma è ciò che traspare che è così vero, come la casa divenga il rifugio, per riposare, per sentirsi sicuro, per disperarsi, perché essa sempre ripara e nasconde, ma allo stesso tempo permette di gioire in compagnia. Insomma una storia adulta, che forse, solo chi vive ormai una vita indipendente in una casa propria (o in affitto poco cambia) può apprezzare a pieno.
I disegni della Ziche si adattano molto bene, poiché sottolineano le gag e il surreale svolgimento dell'azione.
La lettura prosegue con Casty/Zanchi in Zio Paperone e i prodigi della 3D-PI, che pur essendo una storia godibile non mostra le peculiarità tipiche del suo autore. La trama lineare, il lessico semplice seppur ricercato, la capacità di creare eventi imprevedibili, questa volta non bastano a creare un soggetto che rimane impresso nella mente. Quello che viene in qualche modo a mancare è l'intensità e un piano di lettura alternativo a quello narrativo, come se la storia si limitasse a raccontare un fatto di cronaca più che a esprimere qualcosa, fosse anche l'avversità verso le nuove tecnologie o la loro possibile latente pericolosità. Il comparto grafico è molto buono, adatto alla storia e piacevole alla vista.
L'altra storia degna di nota è quella di Gagnor-Savini/Dalena, che fa del non-sense la sua forza; la grande qualità di Gagnor è la cultura, le citazioni, l'uso che fa dei personaggi mitologici è intelligente e funzionale alla trama, insegna molte cose divertendosi, riesce a far ridere lasciando la curiosità di andare a rileggere i miti e le leggende. Il gradire o meno le interruzioni "pubblicitarie" dipende dai gusti, ma resta comunque un modo originale di gestire una storia che ha il solo obiettivo di far ridere e ci riesce molto bene. Nonostante i disegni siano buoni, forse un tratto più caricaturale avrebbe sortito un effetto migliore, ma in ogni caso siamo su un buon livello.
Le altre storie sono di intrattenimento: Una nuova cuccia per Pluto (Mazzoleni/Campinoti) e Clarabella, Orazio e la vacanza indigesta (Agrati/Di Vita) si fanno leggere, senza grandi pretese; la prima, muta, non ha la carica esplosiva di Faccini, strappa un sorriso, ma poco di più, la seconda poco offre oltre al piano narrativo.
In conclusione un numero nella media, ormai alta, che potrà forse sembrare in calo rispetto ai precedenti, ma che se letto con occhio obiettivo e razionale risulta del tutto in linea, con la consueta dose di sperimentazione e tradizione che ormai da qualche anno accompagna il nostro amato "Topolino".

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Questo nuovo numero di Topolino riesce a stupire soprattutto per la prima storia: Paperino e la magia del teatro (Faccini/Freccero) appare fin dalle prime pagine superiore alla media, già alta, degli ultimi tempi. Faccini si conferma essere un autore di alto livello, del tutto a suo agio nella gestione dei paperi in generale e di Paperoga in particolare; in questa storia, però, si supera, riuscendo a mescolare umorismo e profondità, caratterizzando i personaggi in modo impeccabile. La trama è deliziosa sia per le intenzioni che spingono Paperino, sia per lo svolgimento delle azioni che, pur essendo sopra le righe, non sconfinano mai nel grottesco. Tutto questo è impregnato di un umorismo caratterizzato da gag divertenti e intelligenti che oltre a far ridere fanno riflettere. Come se non bastasse i disegni di Freccero creano un'atmosfera così gradevole e così bella da rendere difficile esimersi da una seconda lettura.
Gli occhi, nella storia successiva, danzano per la gioia di ammirare, ancora una volta, il tratto psichedelico di Guerrini che presta la sua opera a Paperinik & gli apprendisti di provincia (scritta da Sisti) che risulta piacevole e divertente, mostrando il nostro supereroe preferito alle prese con degli allievi. La trama appare banale e in realtà la conclusione è chiara fin dalle prime pagine, ma nel complesso è una buona storia proprio perché senza pretese.
Clarabella e la crociera in giallo vede Asteriti ai pennelli e Valentini alla sceneggiatura. Come da titolo, un giallo classico che ha il grande merito di utilizzare due personaggi secondari come Trudy e Clarabella regalando, così, un po' di originalità ad una storia che altrimenti non ne sarebbe dotata.
D'Antona con Di Vita propongono la breve Pippo impavido pescatore cittadino che ha lo scopo, insieme ad una molto più divertente e riuscita Ciccio e il canto dell'estate di Camerini/Molinari, di condurre il lettore verso la storia finale. Zio Paperone e l'intrigo labirintico, di Pesce/Mazzon, risulta essere una storia ad andamento variabile, infatti inizia con una situazione tipica: Zio Paperone che riesce a trovare l'antifurto definitivo per poi entrare in una spirale di guai senza fine; ma se nel centro della storia si assiste ad un quadro confuso nel finale si ha una risalita che rende la storia molto piacevole.
Consiglio l'acquisto per la storia d'apertura che vale davvero, sia per il soggetto che per la realizzazione.

Recensione di Nubulina


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Il numero, come è chiaro fin dalla copertina, è da collezione. Si celebrano gli ottanta anni di Paperino e il modo in cui questo accade è sobrio, ma efficace.
Fin dall'editoriale si dà la parola al nostro Papero preferito e in tutte le storie lo si avrà come protagonista.
Ne La filosofia di Paperino (Faraci/Ziche) viene messa in luce, come da titolo, la sua filosofia di vita e lo si fa in un modo così naturale e tenue che non può non far riflettere, oltre che sorridere e in alcuni tratti ridere di gusto.
Faraci non solo descrive il suo modo di vivere, ma glielo fa mettere in atto in una situazione paradossale che veste molto bene il personaggio.
I disegni della Ziche sono quel tocco in più che rende la storia piacevole e divertente, con le sue espressioni evocative che da sole valgono il numero.
Paperino 6 unico! (Bosco/Gervasio-Intini) è una storia a bivi che cerca nei sei finali che propone di mettere in luce le sfaccettature del carattere di Paperino e ci riesce molto bene.
Bosco e Gervasio ne sottolineano la natura non sempre perfetta incrociando e mischiando le identità segrete, i lati del carattere non sempre ortodossi, la proverbiale sfortuna, la bontà d'animo che lo contraddistingue.
Le storie a bivi possono non piacere molto, ma in questo particolare caso cadono a pennello per celebrare le mille particolarità di questo personaggio che non smette mai di farci sognare e di farsi invidiare, perché sì è molto sfortunato, irascibile, ma alla fine la sua forza, la sua capacità di cadere e di rialzarsi è davvero formidabile.
Il tocco in più, come era stato per la precedente storia la fanno i disegni, sempre ricchi di inquadrature originali con un tatto che seppur ammorbidito rimane espressivo e piacevole alla vista.
Paperino Gran Mogol d'occasione (Arrighini-Cortellesi/Lucci): questa è forse la storia più particolare, più completa e che centra di più il compito di celebrare Paperino, perché lo fa in sordina, descrivendo un'avventura che fa parte di un canovaccio già conosciuto e sviscerato, ma l'essenza che si riesce a svelarne è davvero profonda. Il nostro eroe si mostra con tutti i suoi difetti, la sua accidia, la sua presunzione, ma riesce a riscattarsi e a dimostrare che nel momento del bisogno c'è... e fa la differenza!
Infine Paperino e Paperoga in: un giro del mondo... mondiale (Vitaliano/Mazzarello): un episodio centrale della saga che ancora non si conclude, ma che riesce ad utilizzare il calcio e mondiali senza tediare troppo il lettore, anzi facendolo divertire. Aspettiamo la conclusione per una visione d'insieme più completa.
Su esplicita richiesta un accenno agli omaggi disegnati, belli e particolari che arricchiscono un numero già di per sé buono e che a mio modestissimo parere non necessitano di commenti, per la palese bellezza che esprimono.
In conclusione: BUON COMPLEANNO PAPERINO!

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Un numero questo che se fosse uscito in un'altra epoca sarebbe stato considerato un capolavoro, ma che oggi, grazie all'ottima direzione della De Poli appare, se non proprio la normalità, un numero di poco superiore alla media. Le storie che lo compongono infatti sono tutte molto divertenti e raggiungono uno standard molto buono, superando di molto la sufficienza.
Non è la qualità della singola storia che vorrei sottolineare, anche se più tardi lo farò, ma l'idea di fondo che c'è nella scelta delle storie e il tentativo, del tutto riuscito, di allontanare sempre di più l'asticella del lecito, così da affrontare temi adulti in modo semplice e naturale, quasi dissacrante: un esempio è nella breve Andiamo al cinema - La tragedia (Bosco/Pochet), in cui attraverso l'ormai consolidato stile ironico si affronta un genere davvero difficile e si spiegano molte cose, per esempio che nelle tragedie la morte in scena non era mai rappresentata, ma sempre presente è l'evocazione della morte stessa, infatti Gambadilegno muore avvelenato e prova ne è il fatto che nell'isola deserta non è presente insieme alla compagnia. Questo piccolo particolare evidenzia come sia costante la volontà di parlare a tutti e soprattutto di utilizzare un registro che non è palese, ma lascia comprendere.
Seppur in modo più "cattivo" e "sarcastico" lo stesso avviene nella storia d'apertura Paperino e Paperoga in: un giro del mondo...mondiale (Vitaliano/Perina) che vede il ritorno di Vitaliano.
Questo episodio è il primo di una serie dedicata ai Mondiali in Brasile e anche se lo spunto non è dei più originali, anche se l'utilizzo della nazionale italiana e di Paperone in quel ruolo è abusato, Vitaliano riesce a creare dei comprimari che irridono il mondo del calcio dissacrando e sovvertendo lo scorrere degli eventi a cui siamo abituati. La trama di per sè è un delirio infarcito di gag esilaranti, che si regge solo grazie al non detto, a ciò che è lasciato intuire, quelle battute sagaci e perfide che penetrano indolori, ma fanno riflettere.
La storia più bella del numero per intensità e per profondità è Il mio amico Topolino (Stabile/Mazzarello), in cui viene posta la luce su una sfaccettatura di Pippo davvero commovente e intimista.
La scelta di raccontare l'amicizia tra Topolino e Pippo dal punto di vista di quest'ultimo è riuscita davvero bene: forse risulta troppo maturo, troppo profondo rispetto a come siamo abituati a vederlo, ma risulta comunque credibile e verosimile il suo comportamento, Si potrebbe poi analizzare la personalità di Pippo e forse molte incongruenze potrebbero venire fuori, ma anche qui vale il discorso fatto per le altre storie, è l'essenza che si respira ad essere quella giusta, quel voler andare oltre i canoni e oltre i paletti.
Per quanto riguarda le ultime due storie, Cheopaperin e il fluido fluttante (Figus/ Amendola) e Quo e la fantastica gita scolastica (Macchetto/Palazzi) sono piacevoli, di intrattenimento la prima - un canovaccio conosciuto, ma ambientato in un'altra epoca -, tenera la seconda in cui abbiamo Quo (come al solito) innamorato.
Consigliato senza ombra di dubbio!

Recensione di Nubulina


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Questa settimana in edicola ci attende un numero molto ben bilanciato, in cui tutti gli ingredienti sono ben calibrati. Si pare con una storia insidiosa e difficile senza dubbio commissionata: Qui, Quo, Qua e i campioni del Cyber-spazio (Panaro/Gervasio), il cui soggetto è piuttosto originale e la sceneggiatura ben fatta; Panaro non cade nel banale, ma crea una trama stimolante e i calciatori paperizzati non sono invadenti, simpatica anche la scelta di far svolgere tutto a Roma, con degli scorci molti belli dei quali dobbiamo ringraziare Gervasio. Il messaggio che si vuol lanciare forse non risulta così chiaro, ma lo ritengo un pregio, lo si scorge tra le righe, impregna tutta la storia senza monopolizzarla.
Clarabella, zia Nena e il blocco creativo (Pisapia): senza ombra di dubbio questa serie dedicata a Clarabella prosegue nel migliore dei modi, non solo per il delizioso stile di Pisapia sia alle matite che ai testi, ma per la leggerezza delle tavole, la dolce malinconia che le impregna, ma al tempo stesso la capacità di rendere comprensibili gli atteggiamenti di Clarabella adulta. Ottimi i disegni, ottimi i testi.
Il solaio di Pippo - La bici di Pippigro (Sarda/Marini) e Zio Paperone e il tesoro che non c'è (Mazzoleni/Leoni) sono le due brevi che fanno il loro dovere, la prima strappa un sorriso divertito e la seconda, pur utilizzando un canovaccio visto e rivisto, riesce a far ridere e a creare delle gag esilaranti.
Topolino e l'ipotesi del 1421 (Valentini/Tosolini): la trama non è molto originale e la sceneggiatura non brilla per vivacità e dinamismo, ma ci sono un paio di gag che valgono la storia. Da notare i disegni in cui si vede Tosolini che stravolge il suo stile che appare pulito, proporzionato e davvero molto piacevole alla vista.
In conclusione un numero nella media, ma di una media che continua a salire, così che ogni settimana ci troviamo di fronte storie che vale la pena leggere o per originalità, come la nuova serie della Zia Nena, o per leggerezza.

Recensione di Nubulina


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Il numero di questa settimana ha come sua storia principale quella d'apertura, sia per la particolare forma narrativa, che per la volontà da parte dell'autore di immaginare gli eventi immediatamente precedenti alla nascita del super-eroe Paperopolese; Paperinik in... I Destini di un Eroe (Stabile/Intini) è gradevole e divertente proprio per la sua struttura, anche se la sequenza troppo lineare ne snatura il divertente rincorrersi delle pagine che rende questo genere quasi un gioco. Si legge bene senza falle logiche, cosparsa di omaggi che strizzano l'occhio agli affezionati, ma i vari finali scivolano via, privi di incisività, anche se la sensazione è quella di essersi divertiti.
I dialoghi hanno un buon ritmo e il lessico richiama ai vecchi tempi, immaginiamo un ulteriore omaggio ai Maestri che furono. I disegni, pur essendo di Intini, sono morbidi e accoglienti e del tutto adatti alla storia, con particolari che attirano il lettore nella vignetta e risultano davvero gradevoli.
In conclusione non una storia memorabile, ma comunque divertente.
Victorian Ladies - Minni e lo Spettacolo da Brivido (Venerus/Perina) anche questo ulteriore episodio della serie è piacevole alla lettura, ma non al livello degli altri; la forza sta nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto Topolino, ma anche i personaggi secondari, per esempio una Clarabella in gran forma; la trama risulta poco plausibile, con un finale e soprattutto un epilogo un po' forzato. L'apparto grafico è molto buono, Perina riesce a creare atmosfere molto piacevoli e adatte alla storia.
Delle tre brevi, Paperino e la Giornata del Cugino (Camerini/Testa) e Il Solaio di Pippo - Le Lenti di Pippottico (Sarda/Marini) passano come un alito di vento tiepido, senza lasciare traccia; forse appena più divertente Gambadilegno e il Corso di Aggiornamento (Buratti/Zironi) anche grazie agli ottimi disegni di Zironi che riesce a creare espressioni davvero straordinarie.
Infine Zio Paperone e la Protezione Totale (Figus/Gula), ulteriore variazione di un canovaccio molto usato, con Zio Paperone che non riesce ad entrare nel deposito a causa dei nuovi antifurto. Non aggiunge tocchi di originalità, la trama corre lineare e semplice, il finale giunge nel modo più ovvio, la parte centrale regala qualche divertente gag. I disegni di Gula sono molto piacevoli.
Il numero in conclusione appare sottotono, ma solo grazie all'alta qualità alla quale il settimanale ci ha abituato.
Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Raceworld Ep.5 - Scontro finale (Gagnor/Sciarrone-Braglia). Capitolo finale di questa saga che racchiude in sé molte importanti componenti, unendo la tradizione con l'attualità e strizzando l'occhio al futuro.
La trama, per sua stessa natura, è molto complessa e spesso caotica, necessita di più di una lettura per essere compresa a fondo e la frammentazione in più puntate non facilita il compito, ma nonostante questo le pagine appaiono insufficienti a contenere tutto quello che si intuisce, tutto quello che potrebbe essere espresso e che rimane nascosto tra le pieghe di una storia corale e profonda.
La scelta di utilizzare tutti i personaggi sottolinea la scelta dell'autore di voler creare un universo reale e completo, in cui i componenti della banda Disney possono esprimere la loro personalità rispecchiando quei tratti che in una società sono determinanti.
L'intenzione che si percepisce è quella di voler dar vita ad una storia adulta, pur creando un piano narrativo molto semplice e comprensibile: una gara per salvare il mondo, due sfidanti che possono aggiudicarsi il controllo del mondo.
La trama si infittisce durante il percorso e niente è più come appariva, niente è semplice, come non lo è la vita e nella è come appare, ma molto più sfumato.
Questo è il motivo per cui la visione complessiva diviene caotica ed è necessario che tutto si confonda, che i buoni e i cattivi diventino interscambiabili e i ruoli non così netti.
Nella composizione della storia non tutti i passaggi sono perfetti e non mancano alcune falle logiche o qualche tratto forzato, ma ciò che deve rimanere è il tentativo, crediamo ben riuscito, di creare qualcosa di diverso nella sua ispirazione, quel toccare argomenti che trascendono la trama stessa e impilare uno sull'altro piani di lettura, complicati e semplici, che riescono a generare emozioni diverse a seconda dello stato d'animo del lettore, perché sono presenti tutti i registri, dall'ironico al drammatico, dal sentimentale al demenziale.
L'uso dei personaggi è molto particolare e Gagnor cerca, in qualche modo, di dar loro spesso mettendone in luce tutte le sfaccettature, ma spesso, è il caso di Gastone e Orazio per esempio, il risultato non è quello atteso.
Nel complesso l'esperimento è riuscito e siamo sicuri che affinando ancora più la tecnica, storie di questo genere diventeranno ancora più incisive e porteranno il libretto ad essere sempre più un fumetto per tutte le età.
La storia è supportata dai meravigliosi disegni di Sciarrone, colorati da Braglia, che sono difficili anche da commentare per la forza evocativa, per la capacità di creare una visione d'insieme, ma allo stesso tempo la cura per il particolare.
Racconti d'evasione - Fuga dall'isola del cavolo (Sisti/Perissinotto). La trama di questa breve storia è molto carina, ben fatta e divertente. Questo modo di recuperare la figura di Nonno Bassotto non può non essere apprezzato, poiché si riesce a conoscere la vita di un galeotto e a comprenderne la personalità odierna, il desiderio di apparire grandioso agli occhi dei nipoti. Sisti con semplicità riesce ad essere ironico, ma non superficiale.
La componente grafica è funzionale alla storia, linee morbide ed espressioni molto accattivanti.
Dai retta a Paperetta - Shopping snervante (Stabile/ Faccini). Nuovo episodio della serie dedicata a Paperetta: questa volta alle prese con lo shopping durante il quale coinvolge Zio Paperone. Come per gli altri episodi quello che sembra mancare è l'ironia, attributo che avrebbe il compito di stemperare, dando un senso alla breve, che risulta poco incisiva, anche se tenta di donare una personalità a Paperetta e dove non riesce la sceneggiatura arrivano i disegni di Faccini a strappare più di una risata e ad alleggerire tutto. Nel complesso una breve che svolge il suo compito.
Andiamo al cinema - Il film di arti marziali (Bosco/Gula). Se la storia precedente era deficitaria di ironia il nuovo capitolo della serie dedicata al cinema ne è colmo, le risate si sprecano e il tormentone delle orecchie di Topolino non stanca

*Come sempre segnalo il conflitto d'interesse riguardo il disegnatore della seguente storia essendo il mio preferito in assoluto non riesco in alcun modo ad essere oggettiva, quindi tenetene conto mentre leggete!

Archimede e l'ambito secondo posto (Buratti/Guerrini). Il soggetto è molto divertente anche se è un canovaccio visto diverse volte, ma la cosa più interessante da sottolineare (a parte la magnificenza dei disegni, la soavità del tratto... ehm sto divagando...) è la caratterizzazione del coprotagonista; infatti appare corretto, orgoglioso al punto giusto, quasi simpatico nel suo voler riuscire da solo, Archimede, invece non ne esce molto bene, poiché appare come supponente e presuntuoso, poco importa se le motivazioni che lo spingono sono comprensibili, il finale comunque rende giustizia. Molto divertenti risultano i vari indizi sparsi nella storia, che anche grazie ai magnifici disegni di Guerrini sono visibili e personalmente, ma riconosco di essere malata, avevo notato quasi tutti i vincitori del concorso, osservando le vignette molto a lungo e cercando le piccole storie nella storia, come per esempio nel parco l'omino a bordo della barca che passando sotto il ponte si cappotta e l'amico da sopra lo prende in giro (è un particolare molto piccolo, ma davvero delizioso) oppure la battaglia tra il cane e il gatto che va avanti per diverse vignette sullo sfondo. E' l'amore per questi particolari che mi fanno adorare Guerrini.
Zio Paperone e il magnetodeposito monetario (Michelini/Gatto). Storia piuttosto caotica che vede ancora Archimede protagonista, scorre veloce e trova il suo maggior difetto nella verbosità dei dialoghi che appaiono prolissi e spesso inutili. I disegni, invece , sono sempre piacevoli e le loro linee cullano e rassicurano.
Numero nella media, ma da comprare sia per il capitolo conclusivo di Raceworld che per i disegni di Guerrini*.

Recensione di Nubulina


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Questa settimana in edicola c'è un numero molto interessante, per la presenza di alcune storie degne di nota, per trama e per sperimentazione, nonché per innovazione, sia da un punto di vista narrativo che grafico. L'aria che tira a Paperopoli è sarcastica, una Paperina sempre più rassegnata e consapevole del proprio fidanzato e un Paperino che gioca molto sulla sua fama... per raggiungere il divano. La Ziche è sempre dissacrante e coglie nel segno con poche parole.
RaceWorld: episodio 3 - Terra (Gagnor/Sciarrone): la trama prosegue con un colpo di scena che cambia la prospettiva della storia, gettando le basi per un finale che potrebbe anche essere molto diverso da quello che ci si aspetta, ma per il momento tutto scorre placido e coerente, senza falle logiche da segnalare.
I dialoghi appaiono talvolta un po' troppo didascalici, ma altre sono intimi e emozionanti, in linea con i personaggi. La qualità migliore di Gagnor è quella di utilizzare un lessico ricercato, non per stupire, ma proprio per essere più incisivo e efficace, creando le basi per raccontare qualcosa che senza dubbio trascende l'avventura in se stessa e va a toccare temi molto più profondi, quel sottile confine tra il bene e il male, quella zona grigia che non sempre è facile riconoscere.
Così le due squadre non riescono ad essere equilibrate perché le distanze non sono così nette ed è nei particolari che si notano queste accortezze, nelle sottotrame che riempiono le vignette.
Senza dubbio i disegni di uno Sciarrone in stato di grazia riescono a sottolineare ed a esaltare tutto il comparto narrativo, impongono il loro ritmo, dettano le regole del gioco e riempiono gli occhi con una dinamicità unica che fonde insieme la tradizione con una modernità che è disarmante per l'effetto che provoca nel lettore, ma l'attenzione, quasi maniacale. Per le espressioni è incredibile, quasi la sceneggiatura fosse partorita dalla mente del disegnatore anziché dello sceneggiatore.
Se un difetto si deve trovare questo si annida nella velocità delle azioni, che impediscono di cogliere l'essenza della storia, quella lotta immensa che si sta combattendo, la finalità della gara, ma è presto per definirlo tale, dobbiamo ancora aspettare l'ultima puntata.
In ogni caso un'ottima prova che vale la pena di essere letta e riletta.
Topolino e la fabbrica delle meraviglie (Mottura): la storia più bella del numero e forse degli ultimi tempi, per forza evocativa, intelaiatura narrativa, compartimento grafico.
Mottura riesce a creare un'avventura realistica, coerente, con tinte horror, un giallo privo di falle logiche, intrigante, che tiene con col fiato sospeso, insomma una signora storia.
I personaggi sono caratterizzati molto bene, i due protagonisti, Topolino e Pippo vengono tratteggiati nella loro forma più vera, sembrano reali per utilizzo di parole nei dialoghi, reazioni alle situazioni.
I dialoghi, verosimili e veloci, sono una delle chicche poiché danno il ritmo all'azione e ne sottolineano le tinte fosche, ma non si deve pensare ad un'atmosfera solo cupa e gotica, anzi, la passerella di personaggi famosi la stempera strappando più di una risata e la rende realistica.
Sono, però, i disegni la parte migliore, che sottolineano quanto la potenza evocativa e la forza di una storia possano essere esaltate dalla grafica; quelle linee piene di intensità, quelle inquadrature che da sole decidono il registro, le espressioni che non tradiscono, non svelano, ma spargono indizi qua e là per accompagnare il lettore alla soluzione che non appare scontata; in un primo momento semplice, ma dopo una riflessione si capisce che l'autore ha voluto per prima cosa giocare con noi e il risultato finale è ottimo, senza alcun dubbio, senza alcun difetto.
Quando le portate principali sono di qualità poco importa se il contorno non è altezza; è il caso di entrambe le brevi presenti che adempiono al loro compito, quello cioè di traghettare da una storia all'altra, per loro stessa natura non devono lasciare il segno, se lo fanno meglio, ma non è loro richiesto.
Così Dai retta a Paperetta - Amicizie Amare (Stabile/Faccini) vuole in qualche modo rispecchiare la realtà adolescenziale, toccando un tema molto caro a quell'età e molto importante, ma le poche pagine a disposizione bruciano le intenzioni; infatti pur essendo lineare e corretta la trama risulta fredda e priva di quella ironia che rende le brevi piacevoli, un divertissement. I personaggi sono caratterizzati bene, soprattutto in virtù delle poche vignette a disposizione, così come i tempi narrativi ed i dialoghi, ma è proprio lo spirito ad essere troppo serioso, troppo didascalico.
A colmare questa piccola falla arrivano, però, i disegni di Faccini, che per loro stessa natura sono ironici e divertenti e quindi in qualche modo la storia è salva.
Discorso simile, ma opposto per Paperino e la rivolta festaiola (Cirillo/Molinari) in cui Cirillo utilizza un soggetto ironico e divertente, ma sfrutta male le poche pagine a disposizione, così che la prima parte della storia, che vorrebbe essere a preparazione del finale, appare eccessiva, quasi a promettere un finale che non è all'altezza e lasciando un senso di vaghezza e di insoddisfazione.
Come è stato per la precedente storia anche qui i disegni la fanno da padrone, una Molinari che, come al solito, è una regina dell'espressività e della dinamicità, un po' avara di quei meravigliosi particolari con i quali è solita arricchire le vignette, ma in ogni caso piacevolissima da guardare
Infine Zio Paperone e il mostro di Golden Creek (Mazzoleni/O. Panaro) , il cui soggetto è piuttosto semplice, una tipica storia di Paperone, corre veloce fino alla fine senza intoppi, un giallo che disperde indizi che portano con facilità alla risoluzione in pochi istanti, complici anche i disegni un po' troppo evocativi in questo caso. Paperone è utilizzato nella sua caratterizzazione classica e i personaggi secondari sono solo accennati, del tutto funzionali alla trama. I dialoghi appaiono lineari, realistici, ma piuttosto statici, non eccellono per ricercatezza del lessico, né per dinamicità. I disegni sono piacevoli, le linee morbide cullano il lettore e lo accompagnano alla fine di questa avventura che è quasi un gioco a cercare il colpevole.
In conclusione consiglio l'acquisto soprattutto per Topolino e la fabbrica delle meraviglie che rimane nel cuore per la semplicità con cui scorre e per come rimane impressa negli occhi. Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Questo nuovo numero si apre con Raceworld. Ep.1 - Acqua (Gagnor/Sciarrone/Braglia) Come per ogni saga la prima puntata è quella che meno si presta ad una analisi approfondita e puntuale poiché è necessario introdurre il lettore a ciò che avverrà, soprattutto se questo avviene in una dimensione diversa da quella conosciuta. Questo accade anche per Raceworld in cui tutti i protagonisti, più qualche nuova entrata si trovano a dover salvare, in qualche modo l'universo.
Non sarebbe questa una nuova idea, ma viene sviluppata in modo piuttosto originale, poiché non solo i protagonisti si trovano a dover, loro malgrado, interpretare ruoli non sempre vicini alla loro personalità, ma anche perché la scelta di farlo non è autonoma, sono come dei burattini in mano a delle entità superiori, il cui ruolo rimane piuttosto vago così come le intenzioni che sono appena accennate.
I dialoghi hanno un ritmo veloce e incalzante e la scelta delle parole da utilizzare è adatta ai vari personaggi, non appaiono ridondanti o pesanti e si può rintracciare una buona dose di ricerca lessicale.
Appaiono forzati i dialoghi iniziali tra le due entità, è vero che era necessario introdurre la vicenda e spiegare la situazione, gli scambi di battute davvero sembrano poco credibili.
La caratterizzazione dei personaggi è ancora presto per poterla giudicare, sembra piuttosto interessante, ma dovremo aspettare le prossime puntate per essere più precisi.
Sciarrone alle matite (digitali) e Braglia ai colori realizzano un grande lavoro, osando frantumare la griglia e regalandoci immagini a tutta pagina in un trionfo di sfumature e dinamicità.
Nonostante la grande epicità della saga i particolari non sono trascurati, le note divertenti e ironiche sono comunque presenti. Si preannuncia una saga dal sapore retro, ma lanciata verso il futuro: le basi affinché possa diventare una storia memorabile ci sono, ma solo alla sua conclusione potremo affermarlo con rinnovata forza.
Indiana Pipps e l'elmo del Samurai (Sarda/Palazzi): storia simpatica. Forse presenta un numero eccessivo di pagine che la rendono prolissa, ma nel suo complesso piacevole.
La trama non è originale, ma il suo svolgimento è ricco d'azione, in pieno stile Indiana Pipps.
Non ci sono piani di lettura più profondi di quello narrativo, che comunque appare lineare e senza salti logici o deus ex machina che ne avrebbero di sicuro abbassato il valore.
I dialoghi non brillano per vivacità, sono funzionali alla trama, forse un po' troppo verbosi in alcuni punti, ma non eccessivi.
Il protagonista ha la sua caratterizzazione tipica, non esce dal personaggio, né se ne vogliono illuminare sfaccettature inusuali. I personaggi secondari sono delineati anch'essi in modo funzionale alla trama.
L'apparato grafico appare un po' statico nella rappresentazione dei personaggi, che hanno spesso delle espressioni prive di vitalità, ma negli sfondi, nei particolari, nella descrizione del piccolo paese giapponese (per esempio nella prima vignetta), si raggiungono vette molto alte ed è una gioia per gli occhi.
Storia che fa trascorrere un piacevole quarto d'ora, ma che non può, per sua stessa natura, rimanere impressa nella memoria. Proprio perché si percepisce la voglia e la necessità di costruire una storia d'azione senza particolari pretese, anche se il personaggio di Indiana Pipps potrebbe e dovrebbe subire una evoluzione.
Messer Becco Paperoghieri e l'estemporaneo poetico certame (Valentini/Chierchini): quello che si può intuire è che sia l'inizio di una serie, solo in questo modo si può giustificare la sensazione di incompletezza che coglie il lettore al termine di questa storia.
La trama è divertente e scorre bene, ma non se ne è chiaro il senso, sembra troncata a metà, sembra che tutto ciò che sottende all'avventura sia da scoprire o da intuire.
Comunque lascia un segno per l'ambientazione e per il piacevole salto nel passato.
I dialoghi sono in stile medievale e le rime sono piuttosto piacevoli, il lessico è abbastanza ricercato senza appesantire la lettura.
Paperoga, il protagonista, è molto ben utilizzato, poiché se ne sottolinea la personalità tipica, ma se ne intravede una anche più profonda e più intimista. Filo è proprio lui, senza approfondimenti, ma la scelta sempra più che buona
I disegni di Chierchini sono una gioia per gli occhi e perfetti per il tipo di ambientazione. La sua matita riesce ad essere evocativa come poche altre e poco importa se i figuranti si somigliano un po' tutti: è la visione d'insieme ad essere stupenda e indimenticabile
In conclusione si può affermare che rimane la voglia di leggere altre avventure dei due compagni di viaggio, e ciò non può che promuovere questa prima avventura.
Paperetta contro Anacleto. Guastatore botanico (D'Antona/Asaro): una storia breve dimenticabile, senza molta attinenza con il normale mondo paperopolese. Forse nell'intenzione dell'autore c'era la voglia di dare spazio a Paperetta, ma in realtà quello che si crea è qualcosa che spiazza il lettore, facendolo sentire come estraneo al suo mondo.
Non è la trama in sé ad avere poco mordente, per quanto la sua funzione sia quella di intrattenere più che di emozionare, ma la scelta di Paperetta che trova poca ragione di essere lì e di usare casa di Paperino come se fosse sua: una confidenza che, seppur plausibile visti i rapporti di parentela, appare un po' forzata.
Così come i dialoghi che sono solo un modo per far andare avanti la storia, la quale determina il ritmo e non il contrario
La caratterizzazione di Paperetta è l'aspetto meglio riuscito della storia, infatti appare come un'adolescente, invita gli amici a casa senza permesso, ma riesce anche a volgere a suo favore – con un po' di fortuna in realtà – gli eventi.
I disegni sono in linea con la storia, funzionali ad essa, Paperetta appare forse un po' imbolsita, ma comunque non snaturata, non sono molto espressivi e delegano molto al testo.
Una breve dimenticabile, della quale non si capisce bene il senso se non quello di riutilizzare – e da un po' sta succedendo – un personaggio senza dubbio non facile, ma che meriterebbe di evolversi.
Archimede e le strabilianti invenzioni ricaricanti (Macchetto/Lucci): a metà tra una storia visionaria e una storia su commissione, appare un po' troppo fuori dalle righe. Non se ne capisce a fondo il senso; un po' stiracchiata la motivazione che sottende all'intera avventura.
Ma forse per i dialoghi che rendono tutto molto veloce e piacevole o per i personaggi che ce la mettono tutta, dando fondo a tutta la propria creatività, per un Edi più dolce del solito, per un'insieme insomma di fattori, il risultato finale è migliore di come le prime pagine preannunciassero e la conclusione ci coglie con un sorriso sulle labbra quasi commosso.
I disegni pur essendo minimalisti sono molto dinamici e quindi adatti alla trama, non eccellono per dovizia di particolari o per precisione delle linea, neppure per espressività, ma come è stato per la trama non è un singolo aspetto di questa storia a renderla piacevole, ma l'insieme di tanti piccoli particolari che la salvano.
Numero in media, con però il redazionale in coda alla prima storia che merita davvero la lettura per sentire che cosa c'è dietro al lavoro degli sceneggiatori e dei disegnatori.

Recensione di Nubulina


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Un numero che fa risalire la curva prodottasi la settimana scorsa.
Topolinia 20802 - Un gioco sporco (Vitaliano/L. Pastrovicchio). Fin dalle prime pagine di questa storia la sensazione è quella di avere una bomba ad orologeria tra le mani, un potenziale deflagrante che mostri – e dimostri – come la nostra società è davvero, senza orpelli, senza maschere, senza buonismo; ma via via che le pagine scorrono, si ha sempre più la sensazione che l'ordigno sia a salve, che quel messaggio non sia comunicabile se non attraverso piccoli sussurri, tra le righe dei dialoghi. I piani di lettura sono molti, quello narrativo è quello che più risente di questo problema, poiché il numero ristretto di pagine ne hanno soffocato l'ampio respiro di cui necessitava, per disperdere, ma far restar inalterato il messaggio di fondo, rendendo così troppo veloci e troppo immediate i punti chiave della trama.
Nel complesso, sia il soggetto che la sceneggiatura non hanno difetti, le gag sono divertenti, il ritmo serrato, ma è proprio la forza e l'ispirazione del suo autore, le promesse che non può, suo malgrado, mantenere lo costringono a dover sgonfiare quello che, siamo sicuri, avrebbe dovuto essere una fotografia e qui andiamo ad analizzare quello che di questa storia è davvero importante, non solo della società in cui viviamo, ma anche nel particolare, il Quarto potere, che può, grazie alla sua caratteristica di sparire in un sol giorno restare scritto ad imperitura memoria, causando così, più della televisione e più della radio, danni in colui che diviene oggetto di diffamazione
Spunti di riflessione ce ne sono ed è presente una malinconia di fondo che infarcisce tutto il testo; la narrazione circolare ne è un esempio: Topolino inizia come "caricatore" di toner e così finisce, uguale a se stesso, senza via di uscita, poiché per quanto il lieto fine sia scontato e obbligatorio, rimanendo uguale a se stesso (perfettino e precisino) non avrà possibilità di raggiungere quella promozione tanto agognata.
Viene allora da chiedersi quale sia la via giusta da seguire e crediamo che la risposta sia dentro ognuno di noi, ma si ha la sensazione che Vitaliano voglia credere che se non è possibile cambiare il mondo, è possibile far in modo che il mondo non cambi noi. Bentornato Fausto!
Come accennato poc'anzi i dialoghi sono ritmici e nascondono nel loro lessico la chiave di lettura per scavare a fondo in questa storia. Si può ritrovare nel "cattivo" un tono troppo palese, che tradisce, non so quanto in modo voluto, i suoi intenti rovinando così, almeno in parte la tensione.
Il personaggio che risulta più stretto nella sua caratterizzazione è proprio il protagonista, che non ha il tempo, costretto in queste poche pagine, di evolvere il suo pensiero, superare la sua crisi, l'utilizzo della dicotomica e classica presenza del diavolo e dell'angelo, anche se qui adattata in modo molto divertente, risultano poco convincenti. Risulta troppo ingenuo e al tempo stesso troppo scaltro. I personaggi secondari sono divertenti e con pochi tratti caratterizzati molto bene.
Per quanto riguarda i disegni ci sono due cose da sottolineare: la capacità di rendere espressivi i personaggi di Pastrovicchio, evocando quel non detto che abbiamo sottolineato prima, ma allo stesso tempo la povertà di particolari ad arricchire la vignetta.
La storia nel suo complesso è piacevole e matura, ma proprio per questa sua innegabile caratteristica era proprio necessario spiegare cosa sia un toner?
Racconti d'evasione - Qualcuno volò dal nido del Bassotto (Sisti/Perissinotto): una breve storia molto piacevole, con una trama lineare, ma non banale.
La struttura narrativa è quella del giallo, partendo dalla conclusione ci viene spiegato un piano di evasione di Nonno Bassotto, dimostrando la sua intelligenza e la sua inventiva. Per sua stessa natura non ci sono molti piani di lettura, ma lascia una sensazione piacevole e delinea il protagonista in modo molto umano, scegliendo di descriverlo in una situazione non facile, come il carcere, per farlo volare con i ricordi in quella giovinezza che deve avergli dato tante soddisfazioni.
Complice una certa vivacità nei dialoghi si creano scambi di battute realistici e divertenti, soprattutto grazie allo scetticismo dei giovani Bassotti di fronte al racconto del Nonno, il quale utilizza tutta la sua saggezza per stupire e non solo i nipoti. I personaggi sono pochi, ma ben caratterizzati, non parliamo solo dei protagonisti, che comunque dimostrano il lato più umano della loro poliedrica personalità, accettando la loro condizione di carcerati in modo dignitoso e pacifico, ma soprattutto d ei personaggi secondari che – se si esclude il nome del secondino un po' improbabile – senza risultare invadenti o fuori dalle righe completano questo quadro dalle tinte tenui e delicate.
Per quanto riguarda i disegni sono chiari, con linee precise che non possono che rendere la lettura più scorrevole e di immediata comprensione e apprezziamo soprattutto la scelta di variare lo sfondo delle singole vignette in modo marcato che contribuisce a rendere più rutilante il racconto di Nonno Bassotto.
Una breve molto piacevole, che intrattiene in modo intelligente, strappando più di un sorriso e regalando anche qualche spunto di riflessione sulla condizione carceraria attutale che tanto si discosta da quella raccontata da Sisti.
Paperino, Anacleto e la disfida dei grill (D'Antona/Guerrini)
L'autore della recensione dichiara un conflitto di interesse per la venerazione che prova per il disegnatore e potrebbe essere poco obiettivo
La trama è piuttosto banale, il canovaccio si basa sull'eterna lotta tra vicini, questa volta il motivo ha origini culinarie, ma nulla cambia rispetto agli infiniti episodio precedenti.
Come è facile aspettarsi, non ci sono approfondimenti o messaggi da leggere nelle righe, ma è la storia in se ad essere piuttosto lineare e scontata, proprio perché il percorso si muove su dei binari predeterminati, senza rischio di deragliare, senza possibilità di deviazione; infatti il finale arriva veloce e senza scossoni, facendo sparire nell'oblio questa avventura.
I dialoghi non migliorano la situazione, poiché come è stato per la trama appaiono scontati e privi di mordente, non regalano la sensazione della dinamicità necessaria, non infarciscono una trama banale con gag esilaranti.
I personaggi appaiono nella caratterizzazione classica, Paperino iracondo e istintivo così come Anacleto, mentre i nipotini si vedono per poco tempo.
Il tutto però è risollevato, sottolineato, corretto dai meravigliosi disegni di Guerrini che esaltano attraverso una dinamicità in cui è maestro, ogni passaggio della diatriba; con piccoli particolari, che svelano la quantità di tempo che i due impiegano a costruire i loro dispetti, come per esempio la minuziosa riproduzione del sistema di tubi creato da Paperino, fanno ciò che né il soggetto né la trama erano riusciti a fare, imprimere nella memoria questa storia.
Nel complesso storia dimenticabile, ma che vede di nuovo ai pennelli un grande Guerrini e questo non può che esaltarci oltremodo!
Andiamo al cinema - Il film carcerario (Bosco/Piras): l'esilarante serie non tradisce e tocca in questo episodio delle vette molto alte, come Bosco riesca a cogliere di ogni genere la parte più macchiettistica, esasperare i particolari plasmando il soggetto a suo uso e costumo ha dell'incredibile.
Attraverso dialoghi divertenti e gag, un esempio per tutti:
- Ditemi avvocato siamo riusciti a scansare l'ergastolo?
- Sì. Il giudice ha detto che se fai il bravo puoi uscire dieci minuti prima.

Che sembra una banalità, ma introduce in un contesto del tutto ridanciano il concetto del carcere a vita e della morte, elemento che non è del tutto da sottovalutare visto la rivista su cui è pubblicato: un modo intelligente di accennare ad argomenti spinosi.
I personaggi interpretano dei ruoli e la personalità non è del tutto rispettata, ma neppure sovvertita.
Tutta la storia è arricchita da disegni che sono perfetti per l'uopo, infatti sono immediati e piacevoli, anche se si spingono su linee rette e angoli pronunciati; ricchi di particolari che rendono il tutto più dinamico.
Un nuovo episodio che va ad aggiungersi ai molti altri già pubblicati.
Zio Paperone e la pentola d'oro dell'arcobaleno (Michelini/Soldati): l'approccio alla lettura necessita l'abbandono di ogni forma di logicità, è necessario lasciare libero il campo alla fantasia e al sogno e allora dopo uno scetticismo che invade, se la voglia di chiudere il libretto è vinta e la lettura procede, quasi per magia siamo conquistati da una nostalgia e malinconia che non lascia più e tutti i personaggi divengono teneri e la spiegazione finale commovente.
Il finale un po' meno, scade nel banale e nello scontato, meno pagine avrebbero giovato, la scelta di dividere tutta l'avventura in piccoli sottocapitoli la rende agevole.
Una storia che supera il delirante piano di lettura e anche l'inizio che può apparire un pretesto, ma noi crediamo di poter affermare che lo scopo di Michelini sia quello di dimostrare che le nuove tecnologie non sono poi così diverse dai vecchi amati libri, poiché è la fantasia che guida i tappeti e anche i tablet volanti. Se letta in quest'ottica e sospesa del tutto l'incredulità saprà toccare delle corde un po' nascoste e risultare piacevole
A rendere ancora più assurda tutta la vicenda ci sono anche i dialoghi che regalano una strana sensazione, ironici in situazioni allarmanti, dolci in momenti ricchi di tensione, per creare quello straniamento già descritto prima.
I personaggi principali cercano di mantenere la propria caratterizzazione classica e risultano estremizzati, ma non snaturati; i secondari, invece, sono costretti nella loro banda e un po' ne soffrono.
L'apparato è molto dolce risultando così il punto di riferimento dell'intera storia: le linee morbide e i colori caldi rassicurano e portano il lettore – almeno in quello – in una dimensione conosciuta.
In conclusione una storia particolare, come sempre Michelini produce, ma con una vena malinconica e ricca di sentimento; forse in una graphic novel, con molte pagine nelle quali approfondire il messaggio di fondo e le varie motivazioni di una guerra millenaria tra i vari colori, potrebbe generare un'opera interessante; le relative poche pagine costringono il tutto e lo rendono di poca immediata comprensione.

Recensione di Nubulina


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Questo numero si apre con un "Che aria tira..." davvero molto divertente e che sintetizza in una battuta il rapporto Paperino-Paperina; se per assurdo qualcuno non conoscesse i due paperi leggesse quella vignetta di sicuro capirebbe...
Topinadh Tandoori e la rosa del Rajasthan (Radice/Turconi): sono i disegni, i colori, le espressioni così profonde ed evocative a catturare i modo quasi violento il lettore, che viene catapultato in un'atmosfera da mille e una notte, fatta di principesse, re e servitori.
I petali di fiori riempiono le stanze, i dolci corpi delle serve che danzano, che cantano con quell'allegria che inebria è resa così bene da Turconi da rendere quasi inutili le parole, i dialoghi poiché già tutto è presente; incredibile è la capacità di questo straordinario disegnatore di rendere chiari i pensieri del personaggio dal suo linguaggio non verbale; se infatti per gioco copriamo i dialoghi (per esempio nella sequenza di pagina 27 vig. 1-2-3), ci rendiamo conto di quanto tutto sia chiaro anche senza la nuvoletta che riporta i pensieri.
Le linee dolci danno la sensazione del movimento, della danza, così come i colori azzeccati e perfetti, senza tralasciare i particolari che arricchiscono ancora di più una storia che risulta davvero un gioiello per tecnica mista a talento di quell'artista che è il Turconi.
La trama è per sua stessa natura rosa, deve ricalcare un film di Bollywood, come il redazionale presente subito dopo la storia spiega, forse attingendo un po' troppo da Wikipedia senza restituire le reali sensazioni che quel tipo di cinema riesce a trasmettere, con una componente musicale molto presente. La Radice è riuscita in modo molto pulito a creare delle canzoni attinenti e reali, anche se qualche rima appare un po' forzata, ma comunque piacevole.
La trama scorre veloce, intervallata con un buon ritmo dalle parti cantate e il tutto si risolve nel migliore dei modi, senza tradire le premesse. I dialoghi sono ben inseriti nel contesto e si sposano bene con l'atmosfera creata. Come accennato prima è la forza evocativa dei disegni ad appannarli e a renderli in qualche caso ridondanti.
I personaggi sono ben caratterizzati e anche la scelta dei ruoli appare buona, così che Trudy come amica della principessa è di una dolcezza unica e si perdona la presenza di Gambadilegno come cattivo di turno, con motivazioni più o meno valide, per vendicarsi dei soprusi vissuti, che appare nelle locandine di tutti i film a svelare un po' in anticipo il suo ruolo.
In sostanza la storia appare un esperimento ben riuscito, un atto di coraggio e di sperimentazione, soprattutto sul piano narrativo, che fa ben sperare per il futuro.
Qui, Quo, Qua e lo spettacolo al buio (Stabile/Soldati): storia preceduta da un redazionale che ne spiega il senso e che fa comprendere al lettore che il tema non è libero, ma imposto, per ricordare l'importanza dell'elettricità e l'importanza di non sprecarla. Come spesso accade quando non è l'ispirazione a muovere la penna dell'autore la trama appare lenta, qualche pagina in meno avrebbe giovato; vano il tentativo di alleggerire il tema con l'espediente del piccolo spettacolo, poiché nonostante le gag siano divertenti e i dialoghi abbiano un ritmo incalzante è l'atmosfera a non essere quella giusta, proprio perché è l'ispirazione a mancare.
In ogni caso, la finalità di una storia del genere è quella di trasmettere un messaggio e in questo l'obiettivo è stato centrato. I personaggi utilizzati sono quelli del clan dei paperi e la loro caratterizzazione è buona, forse un po' superficiale e stereotipata, ma la storia lo richiedeva, poiché un uso forse più estremizzato avrebbe distolto l'attenzione dal concetto base per portarlo sull'intreccio.
Come detto in precedenza il ritmo dei dialoghi è molto buono così come il lessico che pur attingendo dalla tradizione non risulta né ridondante, né artificioso, ma gradevole e scorrevole.
I disegni seguono più o meno lo stesso criterio, sono buoni, ma poco evocativi, non catturano l'occhio del lettore, non riescono a focalizzare l'attenzione e a sottolineare i dialoghi. I particolari sono quasi del tutto assenti, ma ripeto immagino che anche questo sia funzionale al tipo si storia. In ogni caso, per essere una storia su commissione appare una buona prova, anche se non rimarrà impressa nella memoria.
Andiamo al cinema? Il film di supereroi (Bosco/Di Vita): la cosa che più stupisce è la quantità di generi che esistono... e come Bosco riesca a metterne in evidenza la parte più esilarante. La serie continua con i film di supereroi e come al solito le gag si sprecano e anche se sono già state usate,come la trappola di pagina 87, non si può non ridere e non divertirsi.
I personaggi hanno la caratterizzazione tipica della serie, Topolino il supereroe, Minni l'innamorata da conquistare, manca Pippo, ma è degnamente sostituito da Orazio, in una parte che comunque è molto secondaria.
I dialoghi sono ironici e divertenti e il loro ritmo scandisce le varie fasi del racconto. I disegni sono un po' scarni e non rubano spazio alla trama.
Buon episodio della seria, non il migliore, ma divertente.
Brigittik e il romantico finale contrastato (Gagnor/Mangiatordi): questa storia è l'esempio pratico di come si può omaggiare un'opera senza scimmiottarla.
Gagnor riesce a dare vita ad un'avventura che è al tempo stesso divertente fino alle lacrime e che cita "Boris" in modo discreto e per niente invadente e "Beautiful" mischiando le caratteristiche della soap e della serie in un modo davvero magistrale.
La trama scorre bene, non ci sono falle narrative, il ritmo è incalzante e le pagine corrono veloci fino alla conclusione che non stupisce e che è in pieno stile Gagnor, che come sempre non delude. Tipico esempio di autore che è riuscito ad unire la sua vena romantica a quella umoristica, creando uno stile personale e unico.
I personaggi sono caratterizzati molto bene, Brigittik risulta l'ottimo alter ego di Brigitta, la quale a sua volta è perfetta, così come Paperone che mette in luce la sua componente più anti-romantica, in antitesi con Brigitta e quella dell'imprenditore.
I dialoghi sono esilaranti, con un ritmo serrato che non lascia un momento libero dalle risate. Da sottolineare, soprattutto per gli estimatori di Boris quel "Barboncina maledetta" che non può lasciare indifferenti!
Lo stile grafico sottolinea alla perfezione la velocità dell'azione e il ritmo serrato dei dialoghi con la scelta, ancora una volta, di scardinar la griglia e di dare libero sfogo alla vignetta che esce dai confini e genera la confusione tipica e che ben si sposa con la trama.
I particolari fanno la differenza, lo specchio rotto sulla mandibola per sottolineare che Bridge deve riflettere sul rapporto e tante piccole chicche sparse per tutta la storia.
Storia molto ben riuscita che promette molto bene per il futuro. Gagnor sta riuscendo a rendere Brigittik un personaggio divertente e non scontato, impresa che non sembrava possibile all'esordio.
Zio Paperone e i miliardi fotografici (Panaro/Migheli): ancora Brigitta protagonista in questa storia sulla neve. L'esordio è classico, la povera innamorata è scacciata a calcioni da Paperone, ma le getta anche dietro il suo immagazzinatore inventato da Archimede. La nostra povera Brigitta si trova così a poter sfruttare la situazione e trascorrere una giornata in montagna con il suo amato.
Questo il soggetto, poi i Bassotti ci metteranno del loro e il risultato sarà una piacevole storia per San Valentino dove un briciolo di speranza si trova anche per le coppie più improbabili.
Un po' prolissa e poco utile ai fini narrativi, la parte in cui Archimede spiega le funzioni della sua invenzione appesantisce un po' la lettura, ma per il resto la trama scorre veloce e priva di intoppi.
La caratterizzazione dei personaggi è quella tipica, con un Paperone che lascia un po' spazio alla sua bontà d'animo, forse perché è solo con Brigitta in mezzo alla neve.
I dialoghi sono freschi e per niente banali, non stancano e il lessico utilizzato è semplice. Per quanto riguarda il disegno, le espressioni sono un po' poco attinenti al testo e i particolari non molto presenti.
La storia è in pieno stile "San Valentino", dolce e romantica al punto giusto, tanto che la componente più d'azione lascia il posto a quella più tenera ed è bello ogni tanto vedere Brigitta ripagata delle sue tribolazioni.
Il numero è buono soprattutto perché riesce a fondere tradizione e sperimentazione in modo così equilibrato che si fa perdonare l'inserimento forzato di storie su commissione.

Recensione di Nubulina


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Questo numero di Topolino sembra più un'antologia che un numero ordinario, non tanto per la qualità, comunque buona, ma per la tipologia davvero molto varia.
Infatti le danze si aprono con una storia d'avventura in puro stile Casty, ed è sua Topolino e le voragini enigmatiche (prima parte), disegnata da un ottimo e ispiratissimo De Vita. La storia è come ci si aspetta dal suo autore: perfetta nei ritmi narrativi e nelle gag, dosate in modo quasi maniacale nella quantità giusta; dobbiamo però aspettare la seconda parte per vedere se Casty riuscirà a mantenere le promesse e dare un giusto finale a questo buon inizio.
Piccola perla che si aggiunge ad un ricco campionario, Le strabilianti imprese di Fantomius - La maledizione del faraone, di Gervasio, riesce a raggiungere vette elevate perché è una sinfonia di colori e parole, di leggerezza e profondità, lecito e illecito. La trama è sospesa in un'eterea atmosfera in cui Dolly spicca con i suoi adorabili vestitini, con quelle scarpette così perfette, quegli accessori che ben si abbinano alla sua esile figura, ma soprattutto i cappellini, adorabili particolari che descrivono la fatica, l'amore, lo studio che c'è dietro a questa serie di storie, quanto Gervasio abbia interiorizzato gli anni venti e abbia regalato una vita ai suoi personaggi, li abbia resi reali e si limiti a raccontare alcuni aneddoti di una vita ricca di avventure e di follie.
Così, anche se la trama a volte è meno potente e possiede meno colpi di scena, non risulta una delusione poiché incastonata in un intarsio più ampio e all'interno di esso va ammirata.
Il numero continua con una particolare avventura di Nonno Bassotto, che utilizza una caratterizzazione dell'anziano ladro davvero accattivante: infatti quello che viene raccontato è Il leggendario colpo di Nonno Bassotto, di Valentini/Lavoradori, in cui si conosce un episodio della gioventù del vecchio ladro ed è così vero il comportamento che il finale non può che lasciare con un beffardo sorriso sulle labbra. Alle matite c'è uno straordinario e sperimentatore Lavoradori che può senza dubbio rimanere ostico, con quel tratto così squadrato, ma che riesce a creare un'atmosfera che permette al lettore di non comprendere il finale, nonostante sia evidente.
Nel campionario non può non mancare la breve di Bosco, con Andiamo al cinema - Il road movie, di Bosco/Zironi, che ancora una volta riesce a creare una parodia di un genere cinematografico divertente, forse un po' più profonda del solito, si ride meno, ma si pensa di più.
Infine in un'antologia non può mancare la straniera: Zio Paperone in: Un tesoro di dolcetto, di Meikle/Pujadas, che in realtà risulta piuttosto lenta e priva di ritmo; la trama è articolata, ma piuttosto piatta, le caratterizzazioni dei personaggi, sia i principali che i secondari, non sono approfondite. Il risultato finale è quello di una storia che una volta letta si dimentica.
In buona sostanza un buon numero che esprime l'essenza di questa direzione, stile, qualità e sperimentazione.

Recensione di Nubulina


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Questo nuovo numero di Topolino porta con sé un ricordo, un'idea di passato che piace provare e così Gambadilegno, Macchia Nera e i bivi del crimine (Bosco/Tosolini) fa riassaporare le storie a bivi che furono anni fa un giocoso modo di intendere Topolino, un modo diverso per accompagnare i nostri eroi nelle loro avventure. Questa in particolare è davvero molto ben fatta poiché unisce la brevità delle singole storie che si dipanano ad una coralità di ben più ampio respiro. I personaggi sono ben utilizzati e sottolineano la componente ironica dello sceneggiatore che si trova più a suo agio con le brevi storie rispetto a quelle più lunghe. Così Gambadilegno e Macchia Nera non sono delle macchiette, ma dei furfanti un po' sfortunati e Topolino si trova ad essere quasi una comparsa, un cameo. La forza sta senza dubbio nei dialoghi, dal ritmo incalzante, mai banali o fuori luogo. I disegni dono all'altezza della storia, la quale viene evidenziata nei suoi tratti più importanti da alcune espressioni molto evocative.
Lo stesso non si può dire per Paperinik e il mistero dell'E.D.M. (Secchi/Mangiatordi), che appare come una storia su commissione, ma priva di spessore, con una trama sottile e prevedibile.
Non è nell'idea di fondo, che comunque appare un po' fragile, l'inconsistenza della storia, ma nel suo svolgimento; infatti si è voluto costruire un giallo, introducendo personaggi in modo un po' forzato, ma senza creare suspense, senza quei colpi di scena che avrebbero reso appena più interessante una storia che invece appare priva di mordente. I disegni sono molto belli e regalano le poche emozioni che si possono provare.
Una sorpresa è la breve Pippo e la meraviglia del terzo millennio (D'Antona/Asteriti), in cui non solo si ride, ma si riflette; intelligente e divertente lo stile narrativo scelto così come i disegni particolarmente adatti all'atmosfera surreale e alle azioni di un Pippo quanto mai ispirato.
Le ultime due storie, Paperino, Paperoga e l'arte del rompere il ghiaccio (Martinoli/Gula) e Umperio e la "maga" dei detective (Sarda/Amendola), sono divertenti, ma comunque non incisive, hanno quell'idea di fondo che sa di buona storia, ma si dissolvono pagina dopo pagina.
Nonostante i difetti che si possono trovare ed è forse giusto farlo, il numero appare buono in ogni sua parte e questo fa ben sperare per un'ottima produzione di storie.

Recensione di Nubulina


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Il nuovo anno si apre con un numero in sordina, con storie carine, ma non indimenticabili. La migliore è senza dubbio quella che chiude le danze, Macchia Nera e il botto di Capodanno (Cirillo / Limido), che presenta una struttura narrativa simpatica e curiosa, una trama solida e in tema col periodo, con dialoghi divertenti e caratterizzazioni adeguate, anche i disegni sono all'altezza, molto dinamici. Si legge volentieri.
Topolino e Pippo e il Capodanno... Elettrizzante! (Savini / Lucci): in tema anche questa, ma un po' sottotono, non per la trama che è anche interessante così come il tema trattato, ha tutti gli ingredienti per essere una buona storia, ma nel suo complesso risulta lenta e con cose già viste mille volte, senza quel guizzo di originalità che la imprimerebbe nella mente.
Il resto del numero è fatto da storie più o meno brevi. Paperino e il Papero delle nevi (Pesce / Picone), è piuttosto prevedibile, con un Paperino che incarna la sfaccettatura più pigra e bugiarda e che paga per le sue menzogne. Il coprotagonista non brilla né per simpatia né per originalità.
Segue il consueto Io cuoco, tu cuoci - Polpettone di fagiolini (D'Ippolito), che continua sulla stessa linea dei precedenti, disegni davvero molto belli.
Pippo e l'ora delle grandi pulizie (Martinoli / Asteriti), passa senza lasciare il segno, se non fosse per i disegni di Asteriti non si ricorderebbe per molto tempo.
Infine, Zio Paperone e la leggenda delle foglie dorate (Camerini / Gottardo), in cui si cerca di raccontare una storia poetica, in uno scenario da sogni, Paperone nel Klondike è sempre affascinante, ma in questo caso manca un po' di incisività e di carattere.
I redazionali sono all'insegna del nuovo anno, molto divertente quello dedicato alle consuete previsioni. Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Ormai ci siamo, il bianco Natale è alle porte e con esso tutta la bontà e l'allegria che luminarie e campanelle portano con sé, anche se il numero non è proprio di quelli natalizi per antonomasia! Valentina decide di aprire il numero in un modo molto particolare e maturo, lo apre rivolgendosi ai piccoli lettori, ma lo chiude parlando ai loro genitori e dedicando qualche riga ai problemi legati al periodo così strano che è l'adolescenza, approfittando della nuova fatica narrativa di Michele Serra.
Con ancora negli occhi le immagini di DD della settimana scorsa ci si apprestiamo a continuare l'avventura e "DD – Regali di Natale (secondo episodio)" apre le danze, e lo fa nel migliore dei modi: infatti questa tessera del puzzle, pur svelando molto poco sulla trama e sulla risoluzione del caso si presenta davvero ben fatta. I dialoghi sono veloci e frizzanti, così come i tempi narrativi perfetti, il ritmo così serrato da non permettere di togliere gli occhi dalle vignette.
Il lessico che li compone risulta molto adatto alla storia raccontata ma mai sopra le righe, nascondendo, forse, sottintesi che solo i più smaliziati possono cogliere.
Però, ciò che più appare azzeccata è la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto Abel e Jo, che incarnano quel rapporto così vero, pur conducendo vite molto sopra le righe, che sembra di conoscerli da sempre.
Jo, soprattutto è una donna e una madre così vera che non può non strappare un sorriso ed ha un carattere così forte che la vede benissimo accanto a suo marito; non stupisce che da questi due signori sia potuta nascere Kay K.
Bosco riesce a creare una storia molto accattivante e davvero godibile, non resta che aspettare gli alti tratti della strada che porteranno alla sua conclusione per vedere se queste aspettative saranno realizzate. Non solo la sceneggiatura rende questa natalizia storia così piacevole, anche i disegni di Mazzarello fanno la loro parte, infatti le linee morbide, soprattutto negli interni restituiscono quel calore che così contrasta con la gelida atmosfera scorta dalle finestre; sono presenti anche alcune vignette prive di dialoghi che sono così evocative quasi da commuovere, e i tratti che formano la figura di Jo la rendono una signora di mezza età dalla bellezza un po' sfiorita, ma con una classe invidiabile. Pochi particolari arricchiscono le vignette, ma la costruzione della pagina risulta completa e con delle inquadrature molto accattivanti.
Su atmosfere più comiche è disegnata la seconda storia del numero: "Topolino e c. - Lo strano caso del tacchino mannaro" di Nigro e Held, in cui i tre storici amici, Topolino, Pippo e Gancio, si trovano coinvolti in una surreale avventura. Sono molte le particolarità della storia, la maggior parte piacevoli e divertenti, prima tra tutte il richiamo dylandoghiano delle prime pagine, che non può non far sorridere, e poi anche la trama ai limiti del surreale, ma senza mai sfociare nel ridicolo; risulta a volte un po' troppo prolissa e qualche pagina in meno avrebbe senza dubbio giovato, ma la quantità di citazioni presenti ne rendono comunque piacevole la lettura. I dialoghi che la compongono sono validi, non spiccano per vivacità o originalità, ma utilizzano parole comprensibili e adatte ad un pubblico più piccolo al quale almeno sul piano narrativo è dedicata la storia. Interessante è la scelta delle caratterizzazioni dei personaggi, in linea con i canoni classici, ma appena distorta, un Topolino scettico e scostante, ma comunque con l'animo investigatore, Pippo sopra le righe, ma sempre perspicace e Gancio più svanito del solito, ma comunque molto gradevole, anche perché abbandona quell'aura di "dritto" che di solito lo contraddistingue.
I disegni sono adatti alla storia, non rubano la scena alla sceneggiatura, le linee morbide accompagnano il lettore fino alla conclusione regalando a volte, ma non troppo spesso, espressioni gradevoli ed evocative, ma il più delle volte piuttosto neutre, mentre i particolari, seppur presenti, non catturano l'attenzione.
Arriva il momento di "Io cuoco, tu cuoci - Pizza", di D'Ippolito, che continua la serie culinaria iniziata due numeri fa e convince più della storia d'esordio. Si parla di pizza ed è infarcita (è il caso di dirlo) di gag divertenti e piacevoli; come in precedenza la ricetta è quella vera e i piccoli lettori, ma non solo, possono cimentarsi nella realizzazione del prelibato piatto. I disegni sono, al solito, molto ben fatti, evocativi, espressivi ricchi di particolari che arricchiscono la tavola pur non essendo invadenti, dando un tocco di classe a delle pagine che non hanno una grande ragione d'essere.
Dalle vicissitudini culinarie di Paperino e Paperoga ci spostiamo in mare con Topolino e Gambadilegno che vivono "Un'avventura fuori dal mondo", di Carlo Panaro e Gottardo.
Una trama surreale, come indica il titolo, ma molto divertente, dal numero giusto di pagine per raccontare un'avventura che vede i due nemici storici alle prese con personaggi particolari; un'isola fuori dalle normali rotte, una società semplice e priva delle regole a cui siamo abituati, ma civilizzata; non ci sono molti piani di lettura a parte quello narrativo e, diciamo, quello sociologico neppur troppo approfondito, ma lasciato trasparire dalle vignette; comunque i tempi narrativi sono giusti, i personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto gli abitanti dell'isola appaiono reali e molto simpatici, i dialoghi divertenti e con un ritmo incalzante, spesso ironici e taglienti. Il tutto accompagnato da disegni molto belli ed espressivi, sia per quanto riguarda i personaggi principali che quelli secondari che risultano plastici e vivi, quasi continuassero a vivere in quell'isola sperduta, ma non troppo, anche dopo la parola fine.
Uno sprazzo di Natale lo troviamo ne "La letterina" di Faccini, che prende il posto della consueta striscia quindicinale e lo fa con l'ironia tagliente e sottile, neanche troppo, a cui l'autore ci ha sempre abituato.
Chiude il numero un'altra storia horrorifica, "Zio Paperone e la notte dei dobloni viventi", di Pesce e Ottavio Panaro, in cui lo zione si vede costretto ad affrontare gli amati dollari che prendono vita; lo farà insieme al nipote e ad una nuova segretaria che sostituirà per qualche tempo Miss Paperett, la quale partirà per una breve vacanza. Registro piuttosto surreale, ma che riesce a divertire, anche se molte pagine sono inutili andando a sottolineare l'evidente situazione e non aggiungendo niente né in termini di narrazione che di gag. I dialoghi e il lessico sono lineari e non eccellono per ritmo o per originalità. I personaggi sono caratterizzati in modo classico, ma Zio Paperone soprattutto non risulta proprio nella parte.
I disegni sono semplici ma molto espressivi, soprattutto nella rappresentazione antropomorfa delle monete, che risultano molto plastiche.
Un numero in conclusione che sarebbe stato più adatto ad Halloween che a Natale, ma che strappa più di un sorriso e che diverte nel suo complesso.

Recensione di Nubulina


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Numero pre-natalizio, si iniziano già a sentire l'atmosfera delle campanelle e il sottile freddo che si insinua sotto i cappotti, arrossando la punta del naso e facendo desiderare, là fuori, una bella tazza di cioccolata calda, magari coperta di una buona dose di panna montata.
L'inverno è così, fa paura quando deve arrivare, dispiace abbandonare il tepore dell'estate, i colori dell'autunno, ma non si può non amare e di solito si fa perdonare con i doni che porta, soprattutto a Natale!
Questa settimana ci accoglie in edicola una copertina molto bella, ben curata, con dei colori che incantano e un'atmosfera così intensa che cattura e trascina alla fine dell'Ottocento!
"Topolino e il codice armonico" (soggetto e sceneggiatura: Artibani, disegni: Mottura), è un'avventura complessa da un punto di vista narrativo, una trama che nasconde in sè un'anima molto più profonda di ciò che appare, che cerca in qualche modo di ricreare i sentimenti e le contraddizioni di un'Italia appena nata. Non sempre la narrazione procede fluida, forse a causa dei troppi fili che si dipanano, forse per le pagine che tarpano le ali (dorate) all'idea che dall'iperuranio scende in terra.
I dialoghi sono veloci, con un ritmo che non annoia, ma rapisce e obbliga alla lettura, il lessico utilizzato è molto variegato, ben inserito anche in un'epoca e in dei luoghi così lontani dalla quotidianità dei nostri eroi; ma la cosa che più è riuscita ad Artibani è la caratterizzazione dei personaggi, Topolino, ma soprattutto Pippo hanno quel non so che di retrò che li rende adorabili, reali, profondi, così come Verdi del quale è dipinta tutta la componente umana, nel bene e nel male, la semplicità che si contrappone alla grandiosità dell'arte, il carattere schivo e burbero, ma la profonda bontà d'animo che si nota dalle piccole cose, dai piccoli gesti.
Tutto è accompagnato da un Mottura ispirato, che sfruttando inquadrature e proporzioni particolari riesce a distorcere il tempo come se il lettore si trovasse nel presente e vedesse il passato, come se il vortice temporale che ha risucchiato Topolino e Pippo fosse presente, generando così un effetto straniante del tutto adatto al tipo di storia. Gli scorci di Milano sono ben fatti, ma non si è voluto calcare troppo la mano, forse per distogliere l'attenzione da ciò che era importante, cioè la figura di Verdi che attraverso le espressioni così intense ed evocative risulta essere, oltre che veritiera, anche molto simpatica. Una bella storia che trova il suo unico difetto proprio nella trama, che non regge il confronto con le caratterizzazioni, anche dei personaggi minori, penso a Rossetti e a Giuseppina che sprizzano energia e profondità da ogni poro, ma soprattutto con l'atmosfera così coinvolgente e travolgente. In ogni caso per una storia commemorativa voliamo davvero ad alti livelli!
Encomiabile il redazionale che segue la storia, che svela la vita non proprio casta di Verdi e lo fa con disinvoltura, raccontando la sua convivenza con Giuseppina, la sua tresca con Teresa; insomma un articolo maturo, ma che non lede la sensibilità dei più piccoli.
"Andiamo al cinema? Il film giudiziario" (soggetto e sceneggiatura: Bosco, disegni: Di Vita): la forza di questo ciclo di storie è l'ironia che vi sottende e come è logico pensare molto dipende dal genere di film che si vuole raccontare. In questo caso si presta molto bene quello scelto, poiché sempre più spesso la tv è sommersa da nuove serie che si svolgono in tribunale, ed ogni volta gli espedienti per far prevalere ora l'accusa, ora la difesa, sono sempre più incredibili. Proprio su questo gioca Bosco, utilizzando delle gag a volte molto divertenti, a volte un po' meno, che riempiono i dialoghi e li rendono piacevoli, utilizzando termini che si confanno al registro della narrazione e imbastendo una trama piacevole, che adempie al compito che si prefigge. I personaggi scelti sono caratterizzati nel modo tipico della serie Pippo protagonista, Topolino scagnozzo, sovvertendo, come è giusto, il normale ordine delle cose.
Il comparto grafico è minimalista, ma non si chiede di più al tipo di storia, anche se avrebbe di sicuro beneficiato di una maggior dovizia di particolari e delle espressioni più evocative. Spesso le linee appaiono statiche e manca quel dinamismo che invece avrebbe giovato alla storia narrata.
"Io cuoco, tu cuoci: plumcake" (soggetto, sceneggiatura e disegni: D'Ippolito): la prima cosa che viene in mente leggendo la presentazione di questa nuova miniserie è se davvero si sentisse il bisogno di parlare ancora di cucina; poi le parole di D'Ippolito che rievocano le domeniche con sua madre a cucinare commuovono e la lettura si libera di quel pregiudizio. Le poche pagine scorrono veloci, la ricetta è quella vera, Paperoga e Paperino sono caratterizzati nel modo classico: il primo pasticcione, il secondo più ferrato, ma il tutto appare fine a se stesso, scontato e non si capisce il motivo di doverne fare una serie.
I disegni sono molto espressivi, quasi plastici e l'utilizzo di colori vivaci e di linee morbide mettono in secondo piano l'assenza di particolari che avrebbero arricchito la pagina.
E' forse presto per dare un giudizio, aspettiamo le prossime puntate, per vedere se esiste un progetto più consistente per il quale risulti necessaria una visione d'insieme.
"Paperinik e Paperinika supereroi al gelo" (soggetto e sceneggiatura: Secchi, disegni: Mazzarello): storia invernale, in pieno accordo col periodo, i due supereroi paperopolesi si trovano a dover collaborare, ma il freddo ci mette lo zampino.
Avventura d'intrattenimento, con una trama lineare, prevedibile, senza colpi di scena; dialoghi piuttosto ritmici, ma privi di mordente, si dimenticano quasi subito.
Le caratterizzazioni sono classiche sia per quanto riguarda il rapporto tra i supereroi, che per quello tra Paperino e Paperina. Corre via veloce senza lasciare un segno profondo, non ha sotto trame e si limita a raccontare una storia. I disegni sono precisi, ma poco espressivi, i particolari presenti, ma non incisivi. Nel complesso una buona riempitiva: coglie in pieno l'obiettivo che si prefigge.
"Paperino e l'irresistibile megalomegalite" (soggetto e sceneggiatura: Mark e Laura Shaw, disegni: Pujadas). Anche questa è una storia di puro intrattenimento, con un canovaccio tipico, la lotta tra i due vicini.
La trama è prevedibile, ma le gag riescono a renderla piacevole, i dialoghi sono, forse a causa di una traduzione non troppo attenta, un po' legnosi e poco fluidi. Di Paperino viene sfruttata soprattutto la componente irascibile, così come per quanto riguarda il vicino, Paperina invece, ha una luce che riflette varie sfaccettature ed è forse quella che più risalta e che è la vera protagonista della storia.
I disegni danno, al contrario dei dialoghi, ritmo a tutta la narrazione e seppur non troppo ricchi di particolari su cui soffermare lo sguardo, regalano una visione d'insieme piacevole, anche per le espressioni che vengono dipinte sui personaggi.
In conclusione storia che si legge, ma che si dimentica con molta velocità, perdendosi in quel mondo fatto di litigi tra vicini, senza emergerne.
Il numero nella sua totalità si assesta sulla media delle ultime uscite, ne consigliamo in ogni caso la lettura.

Recensione di Nubulina


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Continua la saga di Darkenblot con Darkenblot 2.0 - La chiave di tutto, di Casty/Pastrovicchio, in cui l'azione la fa da padrona, quella vena ironica della prima puntata è sfumata, lasciando il posto ad un ritmo più serrato. Si svelano gli intrighi, si iniziano a capire i meccanismi che hanno mosso tutta la vicenda, ma quella indovinata vena ironica che aveva aperto le danze manca troppo e la storia diviene ben strutturata, ben articolata, ma priva di quel qualcosa in più. I dialoghi sono ben gestiti, il lessico che li compone è adatto ai personaggi, che appaiono tutti ben caratterizzati e calati nel ruolo. Aspettiamo la prossima e conclusiva puntata, ma per il momento il giudizio è positivo, anche se con una punto d'ironia in più sarebbe stato ancora migliore. Ottimi i disegni, ma non è certo una novità!
Paperetta Yè-Yè e il verde paese, di Panaro/Dalena, è forse un esempio di storia che non è riuscita a trasmettere quel messaggio che si prefiggeva; infatti non si riesce a respirare l'atmosfera che i dialoghi raccontano. La trama è imbastita in un mondo irreale e segue un canovaccio già conosciuto, per cui anche i colpi di scena appaiono privi di mordente. C'è la sensazione che la storia sia in qualche modo su commissione, poiché il tentativo di descrivere l'Irlanda in modo folkloristico è troppo accentuata ed è proprio questo il grosso difetto della storia, i dialoghi appaiono forzati, il lessico fuori personaggio e di pari passo anche la rappresentazione grafica dei personaggi svela in modo evidente le loro intenzioni. Paperetta Yé Yé è per sua stessa natura un personaggio difficile da trattare, perché figlia di un tempo lontano e non è facile reintrodurla negli anni '10, ma è molto gratificante sapere che il tentativo viene fatto.
Paperinik e il bassotto trasformista, di Mazzoleni/Perissinotto, è forse la migliore storia del numero, divertente, surreale, ma con un messaggio di fondo sulla folla, sulle persone che si fanno ingannare e che non ragionano con la propria testa. La narrazione corre veloce, piena di gag e di situazioni divertenti, i dialoghi sono vivaci e ben sottolineati dai disegni. Molto più profonda, quest'avventura del papero mascherato, di quanto non possa sembrare ad una prima occhiata.
Pluto e la passeggiata spinosa, di Blasco Pisapia, come tutte le brevi incontra il mio gusto, divertente e dolce, adempie al suo scopo, qualche secondo di sorrisi.
Zio Paperone e l'utilissimo trasforminutile, di Michelini/Chierchini, storia divertente, ma credo che abbia qualche falla logica da un punto di vista finanziario... ma sospendiamo l'incredulità e godiamoci i bellisismi disegni di Chierchini che sono sempre una gioia per gli occhi.

Recensione di Nubulina


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Questa nuova uscita del settimanale si apre con una accoppiata vincente: Casty e Pastrovicchio, a cui anche la direttrice dedica parte del suo malinconico, ma non troppo, editoriale, dove si respira la tristezza di dover lasciare un posto conosciuto e che ha custodito per anni avventure memorabili e quotidiane, ma con la gioia e l'entusiasmo di iniziare un nuovo ciclo, di conoscere nuovi luoghi; a Casty e Pastrovicchio, dicevo, autore e disegnatore di Darkenblot 2.0 - Ritorno a Robopolis, che fin dal suo principio si annuncia una storia ironica, divertente, dall'apparente sapore leggero, ma che tradisce una profondità che solo, ci auguriamo, nei capitoli successivi verrà fuori. Quella che si respira è un'aria di quotidianità, un Topolino reale, credibile, che alle prese con problemi tutto sommato plausibili cerca di risolverli con umani sotterfugi che lo rendono simpatico ed empatico; così come Minni, incarnando come sempre la figura della fidanzata petulante, ma innamorata, fa sorridere per le contraddizioni che anche solo da un pensiero di sfuggita riesce a contenere in se stessa. I personaggi collaterali e secondari, come è giusto che sia, sono appena abbozzati, ma sembrano ben costruiti, ben strutturati, se il loro sviluppo seguirà questo promettente inizio. Ciò che più di ogni altra cosa rende questa storia così immediata sono senza dubbio i dialoghi, freschi e credibili, dinamici e con un lessico che non è né banale né troppo aulico, anche se in qualche caso (l'enunciazione delle tre leggi della robotica) troppo didascaliche e, forse ridondnati (si sarebbero potute ricordare nel bel redazionale in coda alla storia), ma capaci di creare ritmo e vivacità.
La componente grafica non è da meno, la ricchezza di particolari quasi perfetti, l'antropomorfizzazione dei robot è resa al meglio, generando simpatia nei confronti di queste macchine che oltre nell'aspetto assumono sembianze umane anche nei comportamenti. Un applauso anche per la scelta di osare in alcune scene (a buon intenditor...). La scelta delle inquadrature originali e dinamiche, oltre alla costruzione della pagina aggiungono, se ancora ce ne fosse bisogno, velocità e pathos alla vicenda che, in effetti, giunge fin troppo presto alla conclusione; ed è proprio la promessa di un secondo capitolo più dinamico, più d'azione, più supereroistico che fa prevedere un abbandono della deliziosa ironia che ha pervaso ogni singola vignetta di questa bella prima puntata.
La seconda storia del numero è una breve: Paperino Paperotto e il contastorie del bosco, ambientata a Quack Town, nel bucolico universo abitato dai paperotti, Paperino in prima fila; questa volta, però, a farla da padrone è il piccolo Billy ed è sempre così dolce l'amore che i bambini hanno per questa piccola capretta, che non può non suscitare simpatia, sia quando corre come un ariete allo squillare della sveglia sia, come in questo caso, quando è avviluppata da una tristezza di cui i piccoli paperi dovranno scoprire la causa. I dialoghi sono buoni, senza una particolare brillantezza, molto dell'atmosfera è delegata alla trama; i tempi narrativi sono rispettati, ma sul finale si perde in troppo buonismo, sarebbe, forse, stato meglio mantenere i riflettori accesi solo su Billy senza introdurre sottotrame che, seppur funzionali alla trama, rendono la conclusione un po' pesante. La Gianatti riesce in qualche modo a imboccare la strada giusta per Quack Town, non è da escludere che un giorno riesca ad arrivarci. Gula alle matite fa un ottimo lavoro, questo autore sta evolvendo e migliorando di storia in storia, fermo restando che il mondo di Paperino Paperotto gli risulta molto adatto.
Pippo cliente impossibile di Panini e Zironi è la seconda breve del numero e nel suo complesso è divertente e ben fatta, sfruttando un atipico punto di vista: Pippo raccontato da un gruppo di sconosciuti, venditori porta a porta. Come svela il titolo, Pippo si trova alle prese con l'acquisto di qualcosa e il povero venditore dovrà cercare in qualche modo di penetrare nel modo di pensare del nostro; lo svolgimento del soggetto è lineare e prevedibile, i dialoghi piuttosto scarni, ma a farla da padrone e a rendere il tutto dinamico sono i disegni di Zironi che riescono a rendere vivi i personaggi e quasi, in quel baretto, sembra di sentire i rumori di fondo tipici.
Zio Paperone e la piantagione petrolifera: se è una storia su commissione Pesce è riuscito a renderla piacevole e per niente didascalica, se non lo è il risultato è comunque gradevole. Partendo da una piaga del quotidiano si crea una trama delirante, che ha alla sua base delle fondamenta assurde, ma molto divertenti. La forza di questa storia è quella di unire, come in un mosaico, molti dei cliché già trovati: Paperone e Rockerduck espulsi dal club, la società temporanea in vista di un affare lucroso, la comune bramosia di denaro, l'eterna rivalità per qualunque inezia, facendoli però evaporare, rendendoli rumore di fondo rispetto alla storia narrata, che non è che un susseguirsi di gag e di battute che strappano molte risate. I dialoghi sono ricchi di ritmo e i protagonisti ben caratterizzati e calati bene nella situazione, così anche per i nipotini e Paperino, anche se quest'ultimo risulta oltremodo "maturo", come sempre quando non è coinvolto nelle cacce al tesoro, così da non incidere come dovrebbe nella vicenda. Da un punto di vista grafico Soffritti riesce a creare un paio di espressioni, soprattutto di Rockerduck e Pico De Paperis che da sole valgono la storia. Tutta la trama, forse, vuole avere un ruolo educativo e forse ci riesce molto più di altre che sono più dirette; quello che alla fine rimane è la sensazione che il rimedio alla crisi del petrolio non sia così a portata di mano e che certe soluzioni possano essere insidiose, insomma raggiunge il punto nevralgico della questione: non dà soluzioni, ma induce a riflettere.
Di storia in storia siam giunti alla conclusione di questo "Topolino" e lo facciamo con Nonna Papera e la storia incantata della grande cometa in cui è l'ironia a farla da padrona, si scherza sulle fiabe, sui personaggi stereotipati e lo si fa in modo intelligente, senza apparire banali; la storia raccontata, chissà, potrebbe anche esistere nei racconti popolari, ma è così ricca nella vivacità dei dialoghi, così veloce e con dei tempi narrativi così azzeccati che le si perdona anche l'unicità della lettura, la totale assenza di sotto-trame o di significati più profondi; insomma una storia divertente e ironica, ben raccontata, per chiudere un numero che è da leggere e da acquistare.

Recensione di Nubulina


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Fin dalla copertina si capisce che questo numero di "Topolino" è speciale, infatti ci si trova di fronte quella che potrebbe essere la pagina iniziale di un giallo: pulita, priva di strilli, sobria, evocativa; un Pippo che esprime paura e terrore, un Topolino che rassicura e un'ombra che si impossessa della scena. Una delle più belle mai pubblicate.
Topolino e il mistero di Borgospettro, di Faccini, a cui fa riferimento la copertina, è un gioiello di storia, per molti motivi, ma in primis per l'inquietudine che riesce a creare; durante la lettura l'impressione è davvero quella di star guardando un horror, l'atmosfera rarefatta, la comparsa improvvisa dello spettro, la leggenda, triste e commovente che è stata creata sopra un evento lontano nel tempo, contribuiscono a non alleggerire una tensione, che, gioco forza, essendo su "Topolino", deve essere stemperata. La risoluzione del caso avverrà, forse in modo un po' veloce, ma solo perché l'inquietudine si impossessa del lettore e lo porta a desiderare di provare ancora quella sensazione. Tutto questo, inoltre è supportato da una scelta dei tempi quasi perfetta, da dialoghi che non sono solo verosimili, ma anche adatti all'epoca in cui si sono svolti i fatti.
Se scendiamo invece ad altri piani di lettura, più in profondità troviamo quasi subito quello sociale nella diffidenza dei villani verso il nuovo, della superstizione dei contadini, della loro totale mancanza di coraggio nell'affrontare l'ignoto e di contro l'attaccamento alle tradizioni che li porta a fidarsi di coloro che hanno sempre abitato quelle zone, sottolineando anche il contrasto tradizione-scienza, dove Topolino-veterinario si vede costretto a utilizzare l'astuzia invece della razionalità. Faccini riesce inoltre a inserire una doppia storia d'amore, senza appesantire, senza che non una nota stonata venga prodotta.
I personaggi sono ben caratterizzati, ognuno al loro posto e mai fuori ruolo, se ne intuiscono i pensieri e i sentimenti, complici i disegni che rendono la lettura avvincente e penetrante. Un'ottima prova di un autore che trascende la storia che racconta generando avventure destinate a rimanere impresse nella memoria e indelebili nel tempo.
Dallo spettrale Borgospettro andiamo, dopo aver conosciuto più da vicino il piccolo villaggio attraverso un redazionale simpatico e carino, nella calda e solare Quack Town, in quel mondo onirico e fantastico in cui l'infanzia è perduta e dove attraverso la penna di Camerini e la matita di Perissinotto incontriamo Paperino Paperotto in una casa tutta per noi, ed è la fantasia, ma non solo, a farla da padrona; l'inesauribile e trascinante indole di Paperino lo porta con i suoi amici a dar vita ad un angolo di felicità e a condividerlo con tanta gente; ma la cosa più bella è la morale finale, quell'idea di casa che ogni bambino dovrebbe avere dentro di sé e custodirla per tutta la vita, affinché da adulto possa trasferirla ad un altro bambino.
Quasi ci fosse un filo che unisce le varie storie del numero sempre di case si parla in quella successiva: I Bassotti in... questa roulotte non è un albergo, in cui Stabile e Lucci affrontano il tema della dimora. I nostri ladri preferiti cercano un covo nuovo, lo trovano e... non anticipiamo nulla di questa, a tratti, divertente breve che strappa più di un sorriso con gag divertenti, anche se i tempi narrativi risultano poco azzeccati e il ritmo, nonostante le poche pagine, lento. Molto belli i disegni che si adattano molto bene alla trama. Anche la successiva storia breve non va oltre il suo scopo: Archimede e la fattoria rigenerata, di Sarda/Milano, qualche rara risata e un uso un po' banale dei vari stereotipi, anche se alcune piccole "storie nelle storie" con Edi, tipo quando gioca con lo stetoscopio, cavalca la gallina, naviga in una barchetta di carta nella grondaia mentre Archimede ripara il tetto o visita gli occhi alla Nonna sono deliziose. Il numero si conclude con Zio Paperone e la serratura tra le rocce, di Figus e Amendola, una piacevole caccia al tesoro non molto diversa da molte altre e che si limita al piano narrativo.
Le auto-conclusive sono divertenti e strappano più di un sorriso; ma una particolare menzione va a "Nella vecchia fattoria" di Faccini, nella quale, questa settimana supera se stesso.
Numero consigliato senza alcun dubbio.

Recensione di Nubulina


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Anche se l'editore è cambiato la nostra Silvia Ziche è sempre la stessa, dissacrante, ironica e tagliente, non perde un colpo, riesce con una sintesi magistrale a descrivere aspetti peculiari della nostra società rendendoli divertenti e accessibili a tutti.
Valentina riesce sempre ad esprimere un po' di se stessa nell'editoriale, quasi a scusarsi del ruolo che ricopre, delle responsabilità, cerca di tenere vivo il "fanciullino" che è in lei e così riesce a giungere diretta ai cuori dei suoi amati lettori.
Il numero si apre con "Topolino e gli incontenibili squee" (Casty) che sfruttando molti cliché della fantascienza confeziona una storia senza pecche nella struttura narrativa e nella composizione dei dialoghi, espressiva nell'apparato grafico, ma del tutto priva di mordente nella realizzazione; appare scontata, i colpi di scena sono prevedibili, così come il finale; il messaggio per quanto interessante risulta insufficiente a compensare la sensazione di vacuità che tutta l'avventura lascia sul lettore. Casty può e deve fare di meglio sfruttando la sua innata vena umoristica, la capacità di creare gag divertenti e intelligenti.
Dalla fantascienza al fantasy torniamo dal nostro gruppo di maghi con "Wizard of Mickey - Legacy: Il padrone della Magia" (Venerus/Perina) che porta a conclusione la saga. C'è da considerare che è rivolta ad un pubblico ingenuo e se la leggiamo in quest'ottica ha una buona riuscita, ma il piano di lettura è uno: quello narrativo. Il potenziale di Wizard of Mickey rimane ancora inespresso, ma speriamo nel futuro, perché questi tre maghetti hanno ancora molto da dire.
"Amazing papers: la pattuglia spaziale e il lunatico apatico" (Savini/Intini): un Intini molto ispirato dà come al solito dinamicità a tutta la storia che appare una breve divertente e piena di gag e che soprattutto riesce a trasmettere la cara ed effimera gioia infantile, ambrata ed evanescente.
Nella vecchia fattoria (Faccini)... esilarante come sempre!
Infine "Qui, Quo, Qua e il campeggio estremo" (Halas/Fecchi): senza infamia e senza lode, divertente al punto giusto, ma con i dialoghi che risultano un po' legnosi, forse a causa della traduzione.
In conclusione un numero nella media con la storia di Quack Town che fa sperare in una serie divertente e commovente.

Recensione di Nubulina


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Questo numero chiude l'era Disney Italia e lascia spazio ad una nuova gestione quella Panini; forse per non impaurire troppo i lettori per questo cambiamento si è deciso di mandare alla stampa un numero mediocre, con storie di un livello piuttosto lontano da quello a cui siamo stati abituati negli ultimi mesi.
L'unica storia che rende il numero degno di essere letto è Bum Bum e l’androide perfetto (Mastantuono/Intini) in cui il tratto di Intini, sempre particolare e gradevole, attento ai particolari ed evocativo nelle espressioni dei personaggi, si adatta alla perfezione al carattere di Bum Bum Ghigno che in questa avventura deve trovarsi in una fase, diciamo maniacale, della sua esistenza. L'affresco che se ne ricava è un misto di divertimento e di riflessione che rende queste pagine molto intense e Bum Bum ne esce come sempre vincitore.
Purtroppo da qui in poi non si riesce a trovare elementi narrativi interessanti; in Topolino, Macchia Nera e l’incredibile viaggio dell’acqua (Bianchi/Soldati) si assiste ad una didascalica avventura che descrive il percorso di una molecola d'acqua. Storia su commissione senza dubbio e questo giustifica in parte la mancanza di verve e di creatività, ma la storia utilizzata non sta in piedi, i personaggi sono caratterizzati in modo poco credibile e l'utilizzo continuo della parola "acqua" e dei suoi derivati invece che incuriosire infastidisce.
La situazione non migliora con la breve Paperino, Paperoga e il tracciato cittadino (Valentini/Milano), nè con Weird West Mickey - Scherzi della memoria (Pericoli/Dalena) e Weird West Mickey - Il magico west di Pippo (Pericoli/Dalena), che forse non riescono nel loro intento di creare un mondo parallelo che suggestioni il lettore con atmosfere particolari, alla fine della lettura resta poco, non si riesce ad andare più a fondo del piano narrativo e la sensazione è che non ci si riesca perchè non c'è niente.
Infine Wizards of Mickey - I custodi della memoria (Venerus/Perina) che non dona di certo smalto al numero, verbosa, prolissa, il cui intreccio si perde creando più confusione che altro.
Insomma numero mediocre che si salva solo per la storia d'apertura e per "Che aria tira..." della Ziche che è davvero esilarante...

Recensione di Nubulina


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Con il suono della campanella quest'anno gli studenti italiani troveranno un numero di Topolino che ha nella storia di apertura una signora storia: Zio Paperone e l'apparecchio postelefonico, di Francesco Artibani e Paolo de Lorenzi, con la quale gli autori trascinano di forza il lettore nella realtà. Quella di Artibani non è solo un'avventura di paperi, è un'analisi sociologica che potrebbe benissimo riferirsi a cittadini in carne ed ossa. Se prendiamo in considerazione la finzione si può dire che nessuno dei personaggi risulta usato in modo scorretto, anzi date le premesse reagiscono tutti nel modo più coerente con i loro caratteri; Paperone è perfetto, viene mostrato il carattere duro, ma in fondo sentimentale; è un papero ferito, vittima della sua stessa insicurezza, al quale vengono disintegrate le proprie certezze. Di rado vediamo un Paperone interessato certo ai soldi, ma anche ad una funzione benefica di ciò che va a produrre. La maestria di Artibani diviene sempre più concreta, così tanto da creare quella sensazione che solo Enna riesce a creare nel fantastico mondo di Quack Town, cioè che la vera Paperopoli sia quella che egli racconta, le altre siano solo delle dimensioni parallele. I personaggi, dal protagonista sino all'ultimo dei paperopolesi, appaiono reali e realistici, privi di quell'aura di buonismo che spesso ci troviamo a leggere. La trama è come sempre ineccepibile, la sintesi e la scelta dei tempi narrativi sembrano scanditi da un orologio e le pagine scorrono imprevedibili sino al finale che regala anch'esso una morale, non retorica, non ridondante, ma importante e tale da lasciare un semino nelle giovani menti che trarranno senza dubbio un importante insegnamento. Artibani, a mio avviso, incarna ciò che il fumetto moderno deve essere: divertimento, gag, ma anche l'esprimere qualcosa e trasmetterlo rendendo possibile una riflessione ed un approfondimento su qualcosa che forse non avremmo mai notato.
Gambadilegno e la prova mancante, di Carlo Panaro e Alessandro Gottardo, è molto didascalica, con una trama prevedibile, ma comunque divertente, soprattutto per le reazioni di Gambadilegno e Sgrinfia e la sensazione di accerchiamento che si respira. Una breve scritta con mestiere che fa il suo dovere: rilassare e strappare due risate.
Lo stesso non si può dire con la successiva storia breve A cena con Paperone, di Vito Stabile e Roberta Migheli, che appare troppo lenta e con dialoghi prolissi, mentre il soggetto anche se non originale risulta piacevole e attuale. Pur facendo un patto narrattivo e utilizzando la sospensione dell'incredulità, risulta improbabile la figura di Paperone e anche quella di Paperino, avrebbe senza dubbio giovato un registro ironico che manca del tutto.
Continuando la lettura troviamo ancora una breve che è proprio un divertissement, Pico e il pubblico perfetto, di Massimiliano Valentini e Stefania Fiorillo: qualche gag divertente, un finale scontato, ma fa il suo dovere.
Di breve in breve arriviamo alla storia finale Zio Paperone e la percentuale di successo, di Jacopo Cirillo e Maurizio Amendola, che risulta senza infamia e senza lode, fa il proprio compito, senza evidenti errori. La trama seppur prevedibile scorre tranquilla e lieve, anche se non è posta l'attenzione sul tema centrale, molto interessante tra le altre cose, della sfida uomo/computer, la luce si spande illuminando tutto, senza mettere in risalto niente, così si arriva ad un finale del tutto gratuito, che c'entra ben poco con il resto della storia.
Ottime come sempre le gag di Faccini e della Ziche! Il numero vale soprattutto per la storia d'apertura che attraversa i limiti delle linee scritte e disegnate. Buona lettura.

Recensione di Nubulina


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Questo è uno di quei numeri che fanno riflettere su tutto ciò che una storia a fumetti rappresenta e può incarnare. Sono presenti varie tipologie di avventure e ognuna a suo modo lascia il segno, non indelebile, ma comunque fa riflettere.
Paperino Paperotto e la macchina per fermare l'estate (Bianchi/Tosolini) è il tipico esempio di una struttura narrativa pressoché perfetta: non si trovano, neppure a cercarle, falle logiche, tutto scorre in modo fluido, è presente ogni elemento che si rende necessario alla formazione della trama. Bianchi dimostra di conoscere il mondo di Quack Town, ogni anfratto, ogni foglia, ma sono i personaggi a tradirlo, a non dargli fiducia; si prestano a recitare la parte che egli affida loro, ma non la vivono, non si riesce a respirare quella magica atmosfera ambrata che Enna riesce a creare, non si trova quella vena malinconica che profuma di infanzia e di spensieratezza, quella ingenua stupidità tipica dei bambini, quella fantasia che trasforma in incoscienza. L'impressione è che Paperino e gli altri suoi amici inizino una nuova avventura subito dopo la parola fine, in quella dimensione unica che è fatta di un passato che non tornerà e che rimane un ricordo che la magia del fumetto rende vivo. Vero è che il mondo di Quack Town è un mondo difficile in cui è facile inciampare, si rischia in ogni istante di scadere nel banale o di rendere troppo adulto quel modo di vedere la vita; penso sia uno di quei mondi che solo il suo creatore può trasmettere a pieno, ma è bello vedere che molti ci provano creando comunque delle belle storie!
In Zio Paperone e la grande caccia ai trofei - Gran Finale (Panaro/Soldati) troviamo la conclusione della saga, che ha risentito della diluizione nel tempo; infatti molti dei passaggi si perdono nella memoria, ma si può immaginare che l'essenza del progetto sia quella di trasmettere il senso di amicizia che lo sport dovrebbe creare, allontanando da esso tutto ciò che è scorrettezza. Credo però che l'esperimento non sia del tutto riuscito, perché ogni volta si veniva avvolti da un senso di sospensione che non trovando appagamento nel numero successivo si dissolveva non riuscendo a mantenere viva la tensione necessaria; il discorso sarebbe stato molto diverso se i capitoli fossero stati in successione.
Altra storia, altra tipologia narrativa: Cronache del Regno dei Due Laghi - Sperduti! (Faraci/Ziche). Una breve perfetta, nella scelta del soggetto, divertente e veloce, in quella dei dialoghi, divertenti e acuti, nelle sottotrame e nel messaggio di fondo, ma soprattutto nell'apparato grafico in cui la ZIche fa vivere i personaggi, sembra di vederli pensare, sembra di cogliere tutto quello che è messaggio non verbale, ci si aspetta da un momento all'altro di vederli uscire dalle pagine. Un esempio di vera tecnica sposata con il talento, sia da un punto di vista della sceneggiatura che dei disegni.
Infine Qui Quo Qua e il parco dei sogni (McGreal/Fecchi): cosa hanno di così particolare le storie danesi? Prima di tutto l'incredibile imprevedibilità dell'azione che mantiene sempre alta l'attenzione e poi quella malinconia di fondo mascherata di grottesco, quasi a nascondere le bruttezze del mondo adulto con situazioni e personaggi portati all'eccesso. Molto di rado le storie danesi rimangono sul mero piano narrativo, ma scavano in profondità, utilizzando i lati del carattere dei personaggi che ben si adattano alle situazioni, senza quasi mai snaturarli.
In conclusione, buon numero, che si accoda ai molti di quest'anno!

Recensione di Nubulina


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Il numero di questa settimana è di un livello non proprio eccelso, sembra che l'intera Topolinia sia in vacanza, infatti le uniche immagini che abbiamo di Topolino & Co. sono in una divertente vignetta nella sezione giochi, neppure la Ziche li ha voluti considerare!
In compenso i paperi la fanno da padroni: si apre il numero con DoubleDuck - Mnemon, di Bosco/D'Ippolito/Monteduro, una bella sorpresa questa nuova avventura di spionaggio; quando si legge DoubleDuck si pensa subito a qualcosa di già letto, già visto, ma, pur non essendo eccelsa, né per l'originalità della trama né per la sceneggiatura, ha qualcosa che colpisce e rimane impresso. I personaggi sono caratterizzati in modo corretto, senza forzature, interagiscono tra di loro in modo verosimile; quello che davvero mi ha sorpreso è stato il soggetto, per nulla scontato, che giunge al momento giusto, quando già la mente è pronta ad affrontare l'ennesimo gioco di specchi tipico dello spionaggio e del controspionaggio. Quel particolare movente che dà vita a tutta l'avventura è così plausibile ed adulto da lasciare davvero entusiasti.Il tutto disegnato in modo davvero adatto alla storia sia per colori che per la frammentazione della pagine.
Si continua pieni di buone speranze con Zio Paperone e l'esodo animale, di Bianchi/Limido e.....Ohibò! Grazie al cielo le risate sono dietro l'angolo con Da Paperoga... pronto in tavola! Faccini non delude, mette in scena una delle sue carte vincenti, una storia muta esilarante; una situazione paradossale che riscatta un po' il povero Paperoga!
Per poi ripiombare nello scontato con Zio Paperone e il talismano di seconda mano, di Palmas/Amendola . Storiella che è poco più di una riempitiva; canovaccio già visto e sfruttato e Palmas non lo fa certo in modo originale; mette in luce il lato forse più meschino di Paperone e che meno gli appartiene. In ogni caso la trama si regge bene, ci sono anche delle battute divertenti, ma passa senza lasciare traccia.
Il numero si chiude con Paperino e Paperoga agenti speciali P.I.A. - Operazione vacanze, di Martinoli/Tosolini, che sembra quasi prendere in giro la Pia, infatti potrebbe essere una storia che nulla ha a che spartire con l'agenzia segreta; strappa più di una risata.
In sintesi un numero da leggere sotto l'ombrellone senza alcna pretesa di restare nella memoria.

Recensione di Nubulina


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Questo numero di metà estate porta con sé una ventata di freschezza, sia per originalità che per realizzazione.
E' la storia che chiude il numero ad essere la migliore, senza nulla togliere a Topolino e il tormentone conteso, di Casty-De Vita, che regala una Topolinia vivace e allegra con personaggi caratterizzati molto bene sia nei pregi che nei difetti, disegnata in modo magistrale dal maestro De Vita; Nonna Papera e il ruba kuore di Secchi-Perissinotto. Questa avventura di Elvira, il nome proprio è d'obbligo, è davvero particolare e mette in luce un aspetto della Nonna che conosciamo poco, quello più intimo, più personale. Nonna Papera è alle prese con problemi economici, reali, risolvibili per fortuna e forse anche in modo semplice, vendendo un terreno a Paperone, il quale, però, vuole cementificare e ciò non è in linea con la morale di Elvira. Dopo qualche spassosa gag arriva a far la conoscenza della nonna un affascinante papero: George, il quale incarna qualcosa di più di un amico, incarna la leggerezza dell'età avanzata, un papero che ha realizzato tutto e vuol godersi la pace, che ha visto tutto... non si può andare avanti senza anticipare ciò che non deve essere anticipato, basti sapere che si crea un'atmosfera di una dolcezza rara. Sembra che in questo post tremila gli autori stiano cercando di conoscere a fondo le personalità dei personaggi, come è stato fatto con Paperoga per mano di Gagnor, oggi lo facciamo con Nonna Papera; personaggi sempre più "umani", più credibili, con tante sfaccettature che brillano in modo più o meno intenso a seconda di come sono illuminate.
Di fronte a queste due, per diversi motivi, belle storie le brevi non scompaiono, ma strappano più di un sorriso: Zio Paperone e il tesoro del Baltico, di Korhonen-Cavazzano, ennesima avventura a tema ecologico, ma che ha il grandissimo pregio di avere una sceneggiatura non banale, che incuriosisce e impreziosita da un Cavazzano che crea delle pagine-capolavoro; Paperino e la sfida culinaria, di Vessella-Amendola, dove troviamo un Vessella più che maturo e abile nel maneggiare i personaggi, che appaiono ancora un po' stereotipati, ma ben contestualizzati, la trama scorre bene e strappa più di un sorriso; Quando Pippo... aspettava alla fermata, di Bosco-Di Vita, una sola parola: delirio! E' un Pippo delirante quello che Bosco ci propone, ma che fa morire dalle risate.
Insomma un numero consigliato!

Recensione di Nubulina


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Numero ben al di sotto della media annuale, infatti le storie che lo compongono passano senza lasciare traccia, senza emozionare; eccezion fatta per la straniera Paperino in: Salvate il bagnino, Laura e Mark Shaw/Flemming Andersen, che attraverso quello stile surreale riesce a divertire, commuovere, pensare il tutto in modo lieve e ironico; i personaggi sono caratterizzati in modo estremo, soprattutto Paperino, ma comunque pertinente come a voler sfruttare al massimo una sfaccettatura dell'infinita serie che compone la loro personalità. La caratteristica principale di queste avventure danesi è l'imprevedibilità che il lettore si trova davanti ad ogni pagina, la direzione della vicenda cambia in modo repentino ed improvviso distribuendo sorrisi e risate; non è un capolavoro, non vuole esserlo, ma le immagini, le espressioni così vive che il disegnatore crea rimangono impresse e alla fine esaltando Paperino è ogni singolo appassionato Disney che viene esaltato. Le altre storie sono più banali, quasi a lettura conclusa non si ricordano. Topolino e l'attrattore fatale, Alessandro Sisti/Giampaolo Soldati, che si svolge nello spazio e ha il grande merito di riportare sulle scene Enigm e Marlin insieme ad un loro collega, ma i meriti si fermano qui; infatti, per come si svolge la trama, la base su cui poggia tutta la struttura narrativa, dovrebbe essere la competitività tra i tre scienziati, i quali dovrebbero dare vita a siparietti comici e gag esilaranti, come spesso i due custodi della macchina del tempo ci avevano abituato; non è così, tutto appare forzato e inverosimile e anche nel finale si cade nello scontato. La musica non cambia con Zio Paperone e il Superdollaro, Fabio Michelini/Luciano Gatto, dove il soggetto è consueto: Paperone rischia di perdere tutti i suoi soldi, in questo caso si vuol mettere a confronto la parte affettiva di Paperone con quella sentimentale, ma se l'intento è apprezzabile e valido, la realizzazione in fase di sceneggiatura deve aver subito qualche rimaneggiamento di troppo, infatti si ha la sensazione che quel Paperone non sia nel pieno delle sue facoltà, un Paperone che subisce e non agisce, che non rivolta il mondo come un calzino per imporre le sue regole, ma che si lascia sopraffare da esse, insomma si ha un effetto di straniamento nel leggere questo Paperone. La breve del numero Quando Pippo... incontra l'arte contemporanea, Marco Bosco/Roberto Marini, è poco originale, ma si lascia leggere, il clichè è sempre lo stesso, ma da appezzare l'uso di Orazio e Pippo ben calati nel loro ruolo. Per ultima, ma non per importanza, Paperinik sull'oceano scombinato - 1° parte, Alessandro Sisti/Marco Mazzarello, per la quale sospendo il giudizio preferendo darne uno a opera completata, questo incipit lascia possibile qualunque scenario, ma per il momento l'impressione è quella che si sia voluta mettere troppa carne al fuoco, però non è detto che la matassa non possa essere sbrogliata con facilità.

Recensione di Nubulina


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Il tremilatré e il tremilaquattro rimarranno impressi come i numeri in cui è contenuto il primo capolavoro dell'era post-tremila, una parodia, ma sembra quasi di non rendere giustizia a questa storia nel definirla così; infatti quest'avventura, Moby Dick (seconda puntata), Artibani/Mottura, Andolfo, non è la versione comica, caricaturale di un'opera letteraria: è un romanzo a fumetti, è la traduzione del capolavoro di Melville, un voler trasmettere le atmosfere, le inquietudini, la grandissima tensione che il libro possiede, attraverso dialoghi azzeccati, disegni mozzafiato, colori che trascendono la realtà trasportando il lettore in un universo fatto di sogni, di ricerca, di aspirazioni, tutto diviene possibile, un inno alla volontà, alla realizzazione di un sogno, alla fatica e alla perseveranza, ma soprattutto alla fiducia che esso infonde nel futuro. Difficile poter commentare una storia come questa, che non limita la propria importanza alla perfetta trasposizione, già di per sé molto difficile, ma va oltre, poiché cerca di far cadere un seme nel cuore dei lettori, un seme che se si troverà nel terreno giusto riuscirà a far germogliare la forza di cercare, di sognare, di realizzare i propri desideri. I personaggi sono ben caratterizzati ma è il capitano Quachab che, prendendo in prestito da Paperone quella sfaccettatura tipica, burbera, scontrosa, ma rimanendo leale e giusto, pronuncia all'apice della battaglia, quando tutto sembra perduto e l'equipaggio è distrutto: "prendete il timone, Stump, e voialtri spalancate gli occhi! Questo viaggio dura da troppo tempo, lo so! Abbiamo superato ostacoli e sfidato gli elementi... e abbiamo vinto sempre! Ho dedicato tutta la mia vita a questa missione e niente ci potrà fermare! Salendo sul Pikuod è a me che vi siete legati! Se vado a fondo mi seguirete, ma se avrò la mia preda trionferemo! Allora coraggio... il mio odio per Moby Dick sarà più forte del vento e delle saette! La mia furia vi farà da scudo... e dunque se c'è qualcosa per cui tremare non guardate al cielo... guadate Quachab". Non servono altre parole, un dialogo di questa profondità, di questo pathos non può essere commentato, esprime la sua forza da solo e racchiude in sé la meraviglia di questa storia.
L'albo avrebbe potuto contenere questa storia è già sarebbe bastato a se stesso, ma altre quattro storie sono presenti. Paperinik e il sabotatore d'affari, Bosco/Mazzon, variazione sul tema dei litigi tra Paperone e Rockerduck. Lo zione torna ad essere un paperopolese, canovaccio conosciuto, finale, non proprio scontato, ma quasi.
Nonna Papera e l'invasione degli Ultracraker, Macchetto/Tosolini: è possibile che a una prima lettura possa sfuggire il significato della realizzazione di una storia come questa, allora il lettore più attento ricomincia a leggerla una volta finita, certo di trovare un significato, un motivo, una chiave di lettura, sfiduciato la rilegge una terza volta, ma senza risultato; vorrebbe provare una quarta volta, ma forse è meglio dimenticare!
Filo e Brigitta & l'itinerante gastronomia culturale, Valentini/Asaro, una breve carina, senza pretese e come tale strappa qualche sorriso, l'accoppiata Filo/Brigitta riesce sempre, in qualche modo, a rendere piacevoli le avventure, anche le più strane, in cui sono coinvolti.
L'ultima storia, Gambadilegno e un compito illegale, Pesce/Gatto, meriterebbe una analisi approfondita, sembra di essere in una realtà parallela, non si riesce a capire le motivazioni che spingono tutti i personaggi a comportarsi in quella data maniera. Topolino che affida i nipotini a Gambadilegno, ad un criminale, chiedendoglielo per favore perché nessuno dei suoi amici è disponibile; ora, prima di fare una cosa del genere la cosa più logica sarebbe pagarsi una baby sitter. Tip e Tap, in un periodo adolescenziale di un'odiosità tale che poche volte si è visto su un giornale a fumetti, lo accolgono felici perché cucina bene; Gambadilegno vuole in tutti i modi aiutare, a modo suo, almeno lui rimane coerente, i nipoti di Topolino perché altrimenti quest'ultimo penserebbe che non è affidabile. Forse gli alieni dell'invasione degli Ultracraker si sono sostituiti agli abitanti di Topolinia!
Il numero va acquistato per Moby Dick, che non può mancare nella collezione di un appassionato, di fumetti,ma anche di letteratura, perché è un esempio di quanto l'arte sia trasversale ed universale. Complimenti ancora una volta, oltre agli autori, a Valentina De Poli che con il suo coraggio e la sua lungimiranza sta creando un serie di piccoli gioielli che arricchiscono la vita di molte persone.

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Sembra che il tremila sia uscito ieri e siamo già al tremiladue, anche se ancora le caleidoscopiche pagine scorrono davanti ai nostri occhi Topolino va avanti inesorabile con la stessa forza, con lo stesso entusiasmo e con la stessa dissacrante ironia, ne è un esempio "che aria tira..." della Ziche, che in tema con la copertina (Mazzarello e una sempre più brava Andolfo) rendono onore a uno sport non popolare come dovrebbe, almeno in Italia. La vignetta di Silvia è, in realtà, qualcosa di più, trasmette oltre alla solita ironia anche un messaggio di amicizia profonda e di aiuto per i più deboli, quasi a sancire la realizzazione del sogno di Topolino grazie a Pippo. Bene, tutta questa introduzione mielosa e lieve per dire che Paperino Paperoga Zio Paperone e il mistero sotto canestro (F.M. Bianchi – Mazzarello) è una tipica storia commissionata, la conferma è anche nell'editoriale in cui Valentina De Poli ci racconta la genesi di questa avventura che vede i due cugini alle prese con la squadra cittadina di basket appartenente a Zio Paperone. Il soggetto, date le premesse, è originale e potrebbe anche lasciare qualche spiraglio alla fantasia creativa, ma non è così, purtroppo, poiché il risultato è un giallo poco coinvolgente, di facilissima risoluzione, senza colpi di scena che giustifichino la trama; le caratteristiche dei personaggi sono poco valorizzate, si prestano soltanto a recitare il loro ruolo senza viverlo a pieno, al posto dei paperi avrebbero potuto esserci i topi e la trama ne avrebbe risentito troppo, al posto del basket il tennis. Questo aspetto, al di là della buona riuscita o meno della storia in se stessa, è un grave deficit che toglie personalità e carisma ad una storia che invece dovrebbe rendere accattivante la tematica di cui tratta, trasmettere un messaggio. Bianchi si limita a fare un buon lavoro, perché non ci sono falle narrative, cosparge tutta la storia di gag divertenti e la sceneggiatura si legge veloce, ma come spesso accade su storie che forse non nascono dall'ispirazione non suscita quella curiosità verso il basket che forse avrebbe voluto. Mazzarello, per quanto riguarda i disegni, fa un lavoro più che disgnitoso. Purtroppo la musica non cambia neppure con Nonna Papera e l'orto urbano con l'inurbano (Macchetto – Urbano), anche qui soggetto interessante, ma pessimo utilizzo dei personaggi, soprattutto di Dinamite Bla, che si trova del tutto fuori contesto e fuori ruolo, in una parola irriconoscibile. Le prime pagine fanno ben pensare, ma poi il tutto degenera in un buonismo che appare esagerato, inverosimile per cui gli ottimi disegni di Urbano vengono un po' sacrificati da una storia che è piatta senza nessun piano di lettura se non quello narrativo. Dal basket torniamo al calcio con Le parate... elettrizzanti - 5°ep. Grande Caccia ai Trofei (C. Panaro – Gula) che registra un miglior piazzamento nella classifica del numero e anche della serie. Dicevo che siamo su un campo di calcio nella patria del pallone e Gastone deve cercare di vincere il trofeo. Pur essendo anch'essa su commissione, gode di un respiro un po' più ampio, Panaro riesce oltre a realizzare una storia senza falle narrative a inserire una piccola sottotrama che rende un po' più movimentata l'avventura e un po' più simpatico Gastone. Gula ai disegni produce un buon lavoro dimostrando che il suo tratto si fa sempre più maturo. La breve del numero dimostra come anche con un messaggio semplice e diretto si possano trasmettere delle emozioni, infatti in Le GM e l'espediente del sentiero galleggiante (Macchetto – Lucci) Macchetto, complici i tenerissimi disegni di Lucci, fa affezionare a tutti quegli animaletti ed empatizzare con essi, anche se è prevedibile il finale un sospiro di sollievo si tira comunque. Vero è che l'espediente iniziale che dà il via a tutta la vicenda appare poco credibile, ma non è certo quello che rimane alla fine. Il numero si conclude con Topolino e l'armonico Tesoro di Alabdhar (Martinoli - O. Panaro) che risulta essere molto godibile, forse un po' troppo verbosa, ma con un messaggio di fondo importante e profondo. La pecca più grande, anche in questo caso è la caratterizzazione, non tanto nella finzione del racconto del pro-zio di Pippo, quanto di Pippo stesso, che appare meno stralunato del solito, troppo lucido, insomma; a parte questo rimane il tentativo di trasmettere qualcosa di più del mero piano narrativo, manca quel tocco in più che l'avrebbe resa, grazie anche alle atmosfere da mille e una notte un piccolo gioiello, ma all'interno di questo albo, fa una bella figura. Gli editoriali sono per lo più legati alle storie (o viceversa) e se si esclude la posta in cui nella prima lettera si ironizza sull'imperversare dei cuochi ovunque, non sono degni di nota. In estrema sintesi numero al disotto della media annuale, ma possiamo ancora perdonare un fisiologico calo di qualità dopo la meraviglia del tremila; ma ora basta la settimana prossima vogliamo ancora il meglio!

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Il tremila è così vicino che sembra quasi di sentirne l'essenza aleggiare nelle pagine di questo duemilanovecentonovantotto. Apre il numero una stana collaborazione Casty-Faccini che farebbe ben sperare, ma se la firma e il tratto del primo sono ben impresse in ogni vignetta, il surrealismo gravido di non-sense non si coglie quasi per niente. "Topolino e il dottor Tick Tock"(Casty e Enrico Faccini/Casty) Di sicuro interessante e ben utilizzato Eta Beta col fido Flip e anche Topolino è ben caratterizzato: sveglio e simpatico al punto giusto. Tutta la storia è intrisa di comicità e di gag, ma nei limiti della realtà, non si sconfina mai in quel meraviglioso e pittoresco mondo facciniano che tanto ci delizia nelle sue storie mute o nelle strisce "Nella vecchia fattoria" e dire che la trama si sarebbe prestata molto bene. La trama, ecco, veniamo alle dolenti note; se il soggetto è piuttosto piacevole e con un potenziale, purtroppo inespresso, assai promettente, la risoluzione del caso appare molto semplice e molto prevedibile, come si può immaginare il tema ecologico, anche se solo sfiorato, è comunque toccato. Quello però che rende questa storia importante sono i piani di lettura che sfuggono ad una sfogliata superficiale; i temi toccati sono attuali, primo fra tutti la ricerca di una forma estetica impeccabile a cui molti sacrificano tutto oppure la frenesia, descritta molto bene nelle prime vignette, dell'uomo moderno, troppo indaffarato, troppo serio per perdere ancora tempo con giochi all'apparenza stupidi. Direi che in conclusione, sommando pro e contro la storia è promossa a pieni voti, ma da due sceneggiatori di questo calibro ci dobbiamo aspettare di più. Segue una bella intervista a Casty e a Faccini. "Paperino e l'affido inaffidabile"(Marco Bosco/Donald Soffritti) è una tipica storia in cui i pasticci dei due cugini si susseguono, divertente e con ritmi narrativi indovinati, non racconta niente di nuovo, non ha sotto trame, ma adempie al proprio compito in modo dignitoso e strappa più di una risata. A valorizzare il tutto i disegni di Soffritti che sono davvero azzeccati per questo genere e non deludono, anche per i tanti piccoli particolari che dissemina nelle vignette che fanno sorridere e divertire. Continuiamo con un'altra puntata de: "Zio Paperone e la grande caccia ai trofei: Quarto episodio - La meta golosa"(Carlo Panaro/Ettore Gula) in cui Ciccio è protagonista, sfruttando le sue doti innate riesce a diventare un buon giocatore di rugby, ma i bassotti ci metteranno il loro zampino. Piuttosto scorrevole e divertente, disegnata bene da un Gula molto ispirato, andrà giudicata in toto alla conclusione, dato che è una storia unica divisa in episodi, ma sarà possibile giudicarla solo quando ogni tassello sarà al proprio posto. "Le leggi di Paperino viaggiatore: A piedi"(Gabriele Panini/Nico Picone) è una breve che non lascia un segno indelebile nel lettore, fa sorridere, ma non ha quella verve solita che ci si aspetta da questo tipo di storie, in cui, almeno nelle intenzioni, ci dovrebbe essere una battuta divertente per vignetta. Chiude questo numero "Qui, Quo, Qua e il problema di serietà" (Michael T. Gilbert/Antoni Bancells Pujadas) straniera come sempre ospitata nel nostro "Topolino" e come sempre del tutto diversa da quelle nostrane. E' molto particolare, direi straniante, sia come sceneggiatura che come grafica. L'idea che tutti gli adulti si comportino in modo assennato, soprattutto Paperino, rende Paperopoli grigia e triste, ma ci sono Qui, Quo e Qua che rivogliono le cose come prima. Si ride molto ma si riflette anche. Concluderei dicendo che il numero vale la pena di essere acquistato, poiché infarcito di buone storie, anche se era lecito aspettarsi di più, ma il tremila è sempre più vicino e non vediamo l'ora di averlo tra le mani!

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Duemilanovecentonovantasei! Un Paperinik coraggioso e intrepido ci saluta da questa copertina davvero molto bella e suggestiva. Seguita da un Che aria tira...a Topolinia divertente, ma con moderazione. Leggendo l'editoriale sembra di sentire Valentina in trepidante attesa come noi, con la differenza che ella sa, per cui l'emozione è ancora più forte. "Paperinik e il castello dei segreti" apre il numero, lunga storia in due tempi che in estrema sintesi è un giallo classico, come soggetto molto più adatto ad avere come protagonista Topolino piuttosto che il papero mascherato, dato che tutta la risoluzione del mistero è deduttiva e le caratteristiche cardine di Paperinik non sono necessarie, sono introdotti alcuni gadget, ma potrebbero benissimo non esserci per la buona riuscita della storia. La sceneggiatura è buona, soprattutto nella prima parte, quella del fidanzamento tra Ally e Mitch, fresca, dinamica, sembra quasi di respirare l'atmosfera gioiosa della festa mista all'atmosfera cupa del vecchio castello, la quale dovrebbe fare da trampolino all'inizio dell'indagine che si svolgerà nella seconda parte. Paperinik indaga e mostra un intuito da Sherlock Holmes, che di sicuro gli appartiene, ma che è tipico, appunto di Topolino; inoltre i pensieri del protagonista sono troppo presenti e pedissequi, ma tutto sommato si regge bene, non ci sono salti logici e il colpevole coglie impreparati e stupiti. La trama è originale e divertente e l'utilizzo di personaggi sconosciuti al mondo Disney è una trovata molto simpatica. Un accenno va anche all'apparato grafico visto che sfoggia un giovanissimo e talentuoso disegnatore al quale viene anche fatta una lunga intervista. Questo ragazzo a ventidue anni disegna già molto bene, anche se in certe vignette i personaggi sembrano un po' fuori contesto, un po' troppo contenti o sorridenti per la situazione, ma voglio pensare che la felicità che provava mentre disegnava si sia trasmessa anche alla matita e da lì ai personaggi. Si continua con "Le dodici fatiche e mezzo di Pippercole: Le mele d'oro dei Paperonidi", non sarebbe neanche male quest'episodio, la figura di Atlante che sostiene Atlantide se sviluppata poteva essere divertente, ma come si potrà immaginare non è così. Sono convinta che un senso si troverà nella prossima dodicesima fatica e mezzo, dove si comprenderà tutto, perché non è possibile avere un potenziale così vasto come contenuto e come pagine e sfruttarlo ai minimi termini, ridurre tutta la poeticità della vicenda di Ercole, è vero che la musica è sempre presente, ma non le è dato il giusto risalto sembra sempre casuale, accidentale. "Il crollo di Zio Paperone" utilizza un soggetto un po' abusato, come si capisce dal titolo, Paperone crolla per poi risalire. La storia pecca un po' nei tempi narrativi, appare un po' troppo veloce in alcuni punti e lenta in modo esasperante in altri, così come i fatti che si avvicendano sono privi della temporalità necessaria, ma ha un'essenza di fondo, un messaggio che la rendono davvero gradevole, soprattutto il finale fa commuovere e alla fine è quello che rimane impresso nella mente e nel cuore. I personaggi sono caratterizzati piuttosto bene, anche se di Paperone è sottolineato un lato del carattere un po' atipico, troppo pieno di sé, troppo impetuoso e imprudente, insomma un carattere che si confà più a Rockerduck che a Paperone, ma è Paperino ad essere davvero perfetto ed è egli ad essere perno di tutta la vicenda, egli a tirare fuori il meglio di sé dalle situazioni più difficili e anche questa volta non delude, mostrando tutta la sua intelligenza e il suo altruismo. Il non-sense dilaga con "Nella vecchia fattoria...", Faccini raggiunge vette che sarà difficile vedere altrove! Il numero si conclude con "Topolino uno di noi". Questa storia merita una analisi un po' approfondita, perchè è nelle intenzioni molto bella e importante, ma nella sua realizzazione un po' meno. Il soggetto è originale e Topolino quando è in difficoltà è sempre molto a suo agio. Un misterioso blogger scrive le figuracce fatte nella vita da Topolino e questo sospetta di tutti e di tutto. L'idea di fondo è molto interessante e anche il messaggio molto bello, ma del tutto irreale, non è possibile andare nel particolare per non rovinare la lettura e svelare particolari della trama che ne invaliderebbero l'efficacia, ma la discussione sarà vivace nel forum, poiché ci sono molte falle nella trama che portano a perdere la buona realizzazione della storia. Nel complesso è un numero un po' sottotono, ma comunque piacevole e da acquistare.

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A passi lesti ci avviciniamo al tremila, sembra impossibile che sia passato così tanto tempo da quando da piccola leggevo i miei primi numeri, aspettando il duemila in trepidante attesa: Adesso sono adulta, sulla via della vecchiaia, ma la trepidante attesa è sempre la stessa, così come l'emozione nel trovarmi tra le mani numeri come quello di questa settimana, ricco di belle storie. La prima di queste è "Topolino e la corsa verde - 1° e 2° parte" (Marco Bosco/Carlo Limido), dimostrazione del fatto che si possono fare storie ecologiche su commissione in modo brillante e coinvolgente. La corsa verde non è altro che una gara automobilistica tra prototipi ecologici, in estrema sintesi Gilberto crea un prototipo e lo iscrive alla gara per farlo guidare a Topolino e Pippo. Come contraltare abbiamo una setta di petrolieri senza scrupoli che vogliono sabotare la corsa e assoldano Gambadilegno e Macchianera come piloti sabotatori. Le cose come è prevedibile non andranno per il verso giusto, ma le vicende prendono una piega del tutto inaspettata e molto divertente. Quello che più salta all'occhio è come i personaggi sono usati alla perfezione soprattutto Macchianera che mette in luce tutti i limiti del suo carattere. Topolino e Pippo alla fine non sono indispensabili, ma comunque ben utilizzati. Il finale è molto originale seppure obbligato, ma Bosco punta tutto sulla rivalità tra Macchianera e Topolino e così il tema ecologico resta sul fondo, escamotage molto intelligente e ben costruito. Si continua con "Paperino e i terribili spettatori tipo" (Riccardo Secchi/Marco Mazzarello) che è davvero molto arguta e sottile, Paperino decide di scrivere una serie Tv a tema poliziesco e gli viene così bene da proporla prima a Zio Paperone e poi a Rockerduck, i due rivali sono entusiasti, la trovano poco adatta agli spettatori tipo e così devono un po' adattarla. Da questo tema così originale viene fuori una storia che si presta ad essere letta su più piani, dei quali il più interessante è senza dubbio quello sociologico, interessante riflessione su ciò che spinge il mercato, forse, spingendoci ancora più nel metafumetto, è una storia su Topolino, una risposta alle critiche mosse di avere un target troppo basso e forse quella che ci viene regalata è la forza del cambiamento in atto. Continua il ciclo delle brevi "Andiamo al cinema? - La spy story" (Marco Bosco/Luca Usai) davvero molto divertente, una delle migliori della serie, Topolino in versione James Bond, gag a raffica e risate assicurate. Il numero si conclude con "Zio Paperone e il piede fatato" (Jacopo Cirillo/Francesco Guerrini) e si conclude con una gioia per gli occhi, un tripudio di linee e di colori, magnifici disegni che rendono la storia bellissima (l'autore della recensione dichiara il proprio conflitto di interesse per una adorazione verso Guerrini che ne impedisce l'imparzialità), la trama è piuttosto originale e l'eterna lotta Paperone, Bassotti, Amelia prende una piega piuttosto inconsueta, i personaggi sono ben calati nella parte e il finale è davvero molto carino. Direi un buon numero che non delude.

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Strepitoso numero che dimostra che quando c'è talento anche una storia "commissionata" può diventare un capolavoro, perché di questo si tratta: "Topolino e la promessa del gatto" di Artibani e Cavazzano è un gioiello come da anni non se ne leggevano. Letteratura e televisione al servizio del fumetto, Francesco coadiuvato dall'Autore Camilleri confeziona una storia che passerà alla storia per trama, azione e elementi di attualità. Il giallo è di quelli con la G maiuscola; durante una vacanza in Sicilia il nostro eroe avrà a che fare con la malavita locale (sì, avete capito bene, si parla di mafia su Topolino, in modo neanche troppo celato) e con il commissario Topalbano farà conoscere al lettore questa realtà, senza edulcorare niente, ci saranno strozzini, rapitori e pentiti, insomma la Sicilia quella vera. La forza della trama, oltre alla solidità, è la scelta vincente di utilizzare proprio Topalbano e non farlo impersonificare a Topolino; quest'ultimo partecipa alle indagini, non le conduce; caratterizzato alla perfezione riesce nel suo scopo senza oscurare neppure per un attimo un Topalbano delizioso, con un carattere burbero, ma dolce e acuto. I personaggi secondari appena accennati sono perfetti, non c'è una vignetta fuori posto o un dialogo forzato, anche l'utilizzo dell'incomprensibile dialetto siciliano è inserito in modo divertente e piacevole. Se non bastasse tutto questo a invogliare la lettura va aggiunto che alle matite c'è un ispiratissimo Cavazzano che riesce ad unire le vignette come i fotogrammi di un film, così da rendere la storia animata e sembra quasi di sentire le voci che danno vita ai dialoghi e il profumo della pasta con le sarde quando Topolino e Topalbano sono al ristorante. Chi ha letto i libri o visto i telefilm apprezzerà tantissimo, ma il miracolo sarà per chi non si era mai avvicinato al Commissario Montalbano, poiché una curiosità fino ad allora sconosciuta lo invaderà e sarà quella che porterà a leggersi tutti i suoi libri. Il redazionale che segue è esauriente e interessante, della stupenda casa di Camilleri si intravede la maestosa e infinita libreria piena zeppa di libri, in sogno ad occhi aperti e oltre alla sua intervista c'è quella ad Artibani e Cavazzano e a Zingaretti, insomma solo questo inizio di numero rende il'albo imperdibile; ma le sorprese non finiscono qui, infatti la storia successiva è "Le strabilianti imprese di Fantomius Ladro gentiluomo: Silenzio in sala" di Marco Gervasio ai testi e ai disegni. Quando le storie sono di un autore unico acquistano un senso di completezza che mal si raggiunge altrimenti, è questo uno dei casi in cui Gervasio riesce a creare una storia muta, ma eloquente ed espressiva a tal punto che le didascalie appaiono inutili. Un lungo gioco di specchi, di protagonisti interpretati e reali che si trovano a vivere delle avventure, ma non è la trama ad essere particolare, lo sono le espressioni e l'atmosfera, l'infinita attenzione che l'autore mette in ogni piccolo particolare, nelle infinite citazioni cinematografiche, creando storie nelle storia in una sorta di matrioska onirica e divertente. La serie è sempre più raffinata, la qualità sempre più alta, Gervasio può andare orgoglioso del suo capolavoro, perché sta raggiungendo delle vette che forse superano anche le sue aspettative, per eleganza del tratto e originalità dello stile narrativo. Ancora con negli occhi le immagini di Fantomius ci troviamo catapultati di violenza nel non-sense ancora una volta muto, c'è Faccini che incombe con una nuova ed esilarante prova senza parole "Robot da cucina" che diverte come al solito, solo Enrico riesce a dar vita a delle storie mute esilaranti a questo livello, non si rimane delusi, anzi, aumenta come sempre la voglia di leggerne altre. Ancora una breve storia prima del finale Bosco e Marini si cimentano in "Andiamo al cinema – il film catastrofico" divertente, ma un po' sottotono rispetto al solito. Nella vecchia fattoria ci regala ancora tre vignette di non-sense facciniano e un mare di risate a crepapelle! Questo stupendo numero si volge alla conclusione con "Paperino e la ricetta del Coraggio" di Gilbert e Fecchi (notare il refuso nel titolo) storiellina senza infamia e senza lode, troppo lunga per la trama e con troppi tempi morti nella narrazione, si trascina fino alla fine non invogliando ad una seconda lettura, non tanto perché inconsistente, ma perché del tutto priva di un significato sotteso, scritta solo per intrattenere e ormai Valentina ci ha abituato a storie che non si limitano al piano narrativo, ma esprimono altro, trasmettono altro e se ci troviamo di fronte a racconti come questo restiamo delusi e quasi annoiati, infatti il canovaccio è conosciuto, Paperino codardo e pigro si trova suo malgrado in una situazione che richiede coraggio e... lo trova nascosto da qualche parte. Il numero merita l'acquisto senza alcun dubbio.  

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Copertina a tema che non fa presagire niente di buono; si parla di Facebook, o meglio di Faceduck, la sua versione paperopolese. Neppure la Ziche riesce a sfoderare la solita tagliente ironia creando un "Che aria tira" non alla sua altezza.
I presagi si avverano, la storia in questione "Zio Paperone e la battaglia dei social network" (Mazzoleni/Freccero) è un mero compito portato a termine, senza dubbio commissionato e per questo con paletti insormontabili, ma Mazzoleni riesce comunque a concludere la storia in un modo originale e divertente che, almeno in parte, la rende piacevole. La critica mossa è sulla prevedibilità degli avvenimenti, sui nessi, ovvi, tra causa ed effetto che rendono cliché tutti gli insegnamenti riportati, come la totale assenza di interesse di Paperone (matusa) per i socialcosi per poi essere istruito dai nipotini e cambiare del tutto opinione, insomma canovaccio visto e rivisto tante volte che non aggiunge niente di nuovo. Se pregi e difetti non fossero stati ben chiariti nelle vignette ci pensa il redazionale a spiegare che possono anche essere pericolosi, anche se il paragone tra ciò che si digita e l'inchiostro indelebile spiega più di mille parole.
"Agente speciale Ciccio e il caso Saint-Honorè" (Secchi/Mazzon), sarebbe anche un giallo carino, certo gli elementi sono tutti serviti su un piatto d'argento e non serve essere Poirot per intuire il colpevole, ma la domanda è sempre la stessa: perché gli Gnam? Mi chiedo che cosa possa spingere, se non una precisa scelta redazionale, a utilizzare questo plot, quando qualunque altro personaggio si sarebbe potuto prestare alla trama. Ci sono elementi in questa storia, però, che fanno riflettere, soprattutto adesso che siamo ancora in odore di elezioni, passate e forse future. Inoltre la gara tra il candidato Harris e il candidato Sindaco (cioè privo di nome) è davvero geniale e divertente.
Ohibò... "Le dodici fatiche (e 1/2) di Pippercole: Decima fatica, Gerione Managerione" (Michelini/Ferraris) ... deve esserci un senso, che io non colgo, una visione d'insieme difficile da capire o che forse apparirà in tutto il suo splendore nel finale, facendo rivalutare tutte le storie precedenti, per il momento il cane-gatto è davvero simpatico, lo adotterei anche subito.
"Paperoga e il dollarozerouno" (Savini/Held) è una breve storia dalla trama surreale, ma saranno i disegni di Held, sarà il significato sotteso della società che si ribella ad un sopruso per poi essere presa comunque presa in giro, credendo di ottenere ciò per cui ha combattuto, la storia risulta davvero piacevole alla prima lettura e suscita il desiderio di fare un bis.
Il numero si conclude con "Victorian Ladies - Minni e la pulizia anticrimine" (Venerus/Leoni) che risulta l'ammiraglia del numero, divertente, coinvolgente, con tempi narrativi perfetti, trascina il lettore nella Londra del passato e lo avvolge delle atmosfere piene di polvere di cartone e di voglia di progresso. Minni insegna cosa significa essere femmine senza rinunciare alla propria indipendenza, senza lamentarsi, ma dimostrando che si può contare anche mantenendo il proprio ruolo. Bella prova anche alle matite, dinamismo e pulizia del tratto rendono questo episodio un vero gioiello.

Recensione di Nubulina


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Meno otto, il traguardo è sempre più vicino!
Accorciamo le distanze al numero tremila con un bel.. Pesce d'Aprile. Sto parlando della solita esilarante Silvia Ziche che ci strappa, con una risata, dall'estasi raggiunta con la bellissima copertina di Gervasio in cui oltre ad un eroico Topolino troviamo un improbabile Gambadilegno, ma soprattutto un inaspettato Giuseppe Tubi.
Personaggi che ritroviamo in "Topolino e Gambadilegno in: La grande fuga" (Faraci/Gervasio), rivisitazione intelligente de "L'Odissea" di Omero, in cui tutti i personaggi sono calati in modo perfetto nella trama, con gag esilaranti, ma è la quantità delle pagine a sciupare l'incanto. La struttura portante è davvero ben fatta, sotto tutti i punti di vista, anche la scelta di sottolineare il lato meno eroico di Ulisse/Gambadilegno dimostra una scelta coraggiosa e innovativa, così come utilizzare Trudy per impersonare Penelope, ma sono le pagine a disposizione a risultare insufficienti allo scopo, la trama appare costretta per i troppi fili che la compongono e un più ampio respiro avrebbe di sicuro giovato.
Un perfetto uso dei tempi narrativi, invece, lo troviamo in "Le Giovani Marmotte e l'oasi contesa" (Gagnor/Gottardo), in cui un Gagnor sempre più ad alti livelli crea una storia scorretta e divertentissima, piena di giochi di parole e di risate ad ogni singola vignetta, giocando, come in passato, sul dialetto del nord. Se la prima storia delle nuove Giovani Marmotte doveva essere didascalica e ricordare ciò che il gruppo scout era, questa loro prima avventura vera e propria è un insieme di vizi e virtù, con un piano narrativo senza dubbio azzeccatissimo, ma con tanti significati celati tra le vignette che fanno riflettere e che regalano anche ai più piccoli esempi di comportamento senza essere pedanti o didascalici. Come firma del lato più romantico del nostro Gagnor qualche occhio a cuoricino viene disegnato. C'è da chiedersi come l'ottimo Gottardo abbia potuto concludere l'opera, me lo immagino a ridere a crepapelle ad ogni vignetta che disegnava.
"Zio Paperone e la grande caccia ai trofei: Fino all'ultimo canestro" (C. Panaro/Soldati) è invece una storia più didascalica, più lineare, dal finale scontato, ma non per questo non riuscita, poiché la finalità di questa serie di storie non è quella di stupire o divertire, almeno non solo, ma quella di trasmettere lo spirito sportivo, di mostrare ai più piccoli e ai loro genitori che attraverso lo sport si possono creare amicizie e la competitività deve servire a migliorarsi e che gli adulti non devono riversare la loro sete di rivalsa sui propri figli. Tra le righe di questa storia si legge questo messaggio e credo che i piccoli lettori sapranno coglierlo.
Riprendiamo fiato con "Gastone e la generosità fortunistica" (Panini/Asaro), in cui le finalità sono quelle di far ridere in poche pagine, senza appesantire la lettura, ma ahimè, le intenzioni sono tradite da una caratterizzazione dei personaggi superficiale e non del tutto attinente ai caratteri dei paperi; il soggetto è abusato e questa volta Panini non pare voglia raccontare niente di diverso dal solito. Un errore grossolano dei credits de "Nella vecchia fattoria" in cui si legge Faccini, ma sia per tratto che per follia della striscia è chiaro che è di Soffritti. Infine "Minni, Clarabella e la moda galeotta" (Secchi/O. Panaro), nella quale esiste solo il piano narrativo e non è un granché...
Ancora una volta voglio sottolineare la grande intelligenza della nostra direttrice che riesce ad unire passione, professionalità e culla la piccola bambina che in lei e... "Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità... ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare... " citando il mio amato Guccini.

Recensione di Nubulina


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Cominciamo il conto alla rovescia per il numero tremila e lo facciamo ricchi di buone speranze. Che aria a... Paperopoli è esilarante come sempre e come sempre invita a riflettere oltre che sorridere. La De Poli, in modo ironico, fa un mea colpa degli errori, piuttosto grossolani a dire il vero, del numero 2985 che erano, tra l'altro, già stati notati dal nostro forum. Il numero inizia con Topolino e l'operazione A.S.S.O. testi: Casty - disegni: M. De Vita una parodia delle Spy Stories che con leggerezza e molte gag divertenti, soprattutto una con orologi e affini, scorre via veloce, senza messaggi ridondanti e oltremodo pesanti, ma solo per divertire. I personaggi sono ben caratterizzati e Pippo è a suo agio in quel ruolo. Il dinamismo della trama è reso in modo eccelso da De Vita che compensa alcuni momenti di stallo della trama. E' una atipica avventura dei due cugini di solito rivali che è la stoia che più incuriosisce e stupisce; infatti in Gastone e il progetto blackmoon testi: C. Panaro - disegni: R. Migheli i personaggi sembrano reali, infatti viene, attraverso poche vignette rappresentato l'affetto che lega i due cugini e come insieme possono riuscire, quando le necessità lo richiedono essere molto più forti. La trama ad una lettura superficiale risulta leggera e scorrevole, ma come spesso Panaro riesce a fare imbibisce ogni singola vignetta di sentimento ed emozione; non ci sono significati profondi o insegnamenti universali, solo un amore sconfinato verso il mondo dei paperi che si respira leggendo anche una storia semplice come questa. L'apparato grafico è intelocutorio, infatti la Migheli ha uno strano senso delle proporzioni, ma nell'nsieme della storia iesce a dare una dinamicità e un tocco così personale che finisce per essere quasi piacevole. Ciccio e il mistero della casa stregata testi: G. Panini - disegni: E. Gula è una breve storia divertente, tesa a far ridere, con una truttura logica che lascia qualche falla qua e là, ma in ogni caso risponde bene al proprio scopo. Divertente senza esagerare e con un finale un po' scontato Umperio Bogarto, Paperino e le registrazioni pericolose testi: B. Sarda - disegni: G. Perissinotto, scorre via veloce e strappa qualche sorriso, mentre Zio Paperone e l'inarrestabile avanzata monetaria testi: S. Petrucha - disegni: M. Fecchi è davvero molto bella, con una struttura narrativa davvero ben organizzata,dotata di più piani di lettura, non banale e non scontata. Da segnalare oltre alla solita divertentissima Nella vecchia fattoria di Faccini che sconfina nel non sense più assoluto, non solo nel contenuto ma oggi anche nella grafica, un redazionale davvero nontevole sulla stampa 3D, un' intervista agli inventori che è seria, accurata, non per bambini o mirata a far capire a tutti. Un numero che si posiziona sul plateau di inzio anno.

Recensione di Nubulina


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Numero molto interessante, soprattutto per la conclusione di una delle più belle storie scritte negli ultimi anni: Zio Paperone e l'ultima avventura - Quarta puntata (Artibani/Perina). Bella storia perché completa, una trama veloce avvincente, mai banale; si vive con Paperone, con l'uomo che si è fatto da sè, che non si abbatte, se non per pochi momenti, che sa essere duro, ma allo stesso tempo dolce e sentimentale, insomma un uomo -ehm- un papero che sa dare il giusto valore alle cose. Come se tutto questo non bastasse a rendere una semplice storia una storia memorabile Artibani ci mette la sua penna, dando vita a dialoghi divertenti e reali, mai artificiosi, attingendo dal passato di Paperone non crea nuovi personaggi, restituisce linfa vitale a vecchie conoscenze; per non parlare dei cattivi, Famedoro in prima linea, caratterizzati alla perfezione, ha saputo utilizzare e dare luce ad ogni singola sfaccettatura della loro personalità. Insomma un puzzle in cui ogni pezzo è al suo posto, un continuo fluire senza soluzione di continuità che fa di questa lunga storia un gioiello, reso ancora più prezioso dai disegni perfetti di Perina che ci regala anche una chicca. Quasi a dimostrare che Paperone è sempre lo stesso e che nonostante il rischio corso non ha perso la sua linfa vitale eccolo di nuovo in azione Zio Paperone e la bolla immobiliare (Artibani/Gula), storia che me ne ha ricordata tantissimo un'altra "Zio Paperone e le case gonfiabili" di Pezzin rivista in chiave moderna. Inutile ripetere ciò che già sappiamo Artibani sa rendere speciale qualunque soggetto. Anche i disegno sono molto espressivi e adatti alla storia. I bassotti sono ancora chiamati in causa nel secondo episodio di Zio Paperone e la grande caccia ai trofei (Panaro/Soldati) che procede sempre con lo stesso piglio, divertente e veloce. Episodio di passaggio, che ci mostra lo slalom, con un Paperino che non riesce a portare a termine la sua missione, ma che riesce a portare a termine molto bene la sua vacanza forzata. La prova di questa settimana di Andiamo al cinema - Il film mitologico (Bosco/Piras) sembra una risposta dell'autore alle dodici fatiche e mezzo di Pippercole, in poche pagine riesce non solo a descrivere le dodici fatiche, ma lo fa in modo divertente e intelligente, senza stancare, ma addirittura facendo venir voglia di rileggere la breve storia. Il numero si conclude con Paperino e lo spirito olimpico (Hedman/Fecchi) che scorre via veloce come sabbia tra le mani, senza infmia e senza lode, fa il suo dovere, accompagna alle autoconclusive che chiudono il numero. A parte la sempre più folle striscia di Faccini ( penso dovrebbero raccglierle tutte in un unico volume), tra i redazionali ce n'è uno che mi va di segnalare per la follia che rappresenta: cinque piste da sci con neve artificiale in pieno deserto a Dubai, non pensavo che ci si potesse spingere così oltre.

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Inizio sfavillante per questo numero di San Valentino con Paperinik & Paperinika e la romantica vendicatrice di Gagnor e Mangiatordi, che omaggia in modo divertente ed ironico la festa degli innamorati; la storia scorre con una piacevolezza non comune, la trama è originale e divertente il tema romantico tanto caro all'autore trova una sua perfetta rappresentazione grafica nel tratto di Mangiatordi, veloce, moderno e accattivante; complimenti ad entrambi gli autori, ma soprattutto alla direttrice che osa sempre di più e che sta rendendo il settimanale sempre più al passo con i tempi e stimolante, caratteristiche che sono confermate in Zio Paperone e l'ultima avventura, secondo capitolo della storia di Artibani disegnata da Perina, che prosegue sulla stessa linea della prima parte con un ritmo incalzante, una trama ben strutturata ed entusiasmante, è ancora presto per trarre le conclusioni, ma fino a questo punto quest'ultima avventura si candida a diventare una storia memorabile. Tra un redazionale su Sanremo e l'altro le storie proseguono con Le dodici patiche e mezzo di Pippercole-Gli uccelli strimpellidi questa volta intonata al tema amoroso, forse per la poca simpatia suscitata dal protagonista, forse per le battute poco riuscite questa serie di storie non riesce a decollare e dire che l'idea di fondo è molto carina e originale, riempitive con un tratto d'unione a tema mitico. Dall'antica Grecia al freddo Klondike con il suo re Spiumatura Rapida di Martignoni e Milano, meno divertente di altre, ma comunque buona riempitiva che regala qualche sana risata. Il numero si conclude con la straniera dei McGreal e il nostro Cavazzano che si dimostra essere un'ottima storia, divertente e non banale. In conclusione buon numero, ma ancora privo di Topolino.

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Una Paperina divertente come solo la Ziche sa disegnarla, in Che aria tira...c'è tutta la frivolezza femminile che come al solito strappa più di un sorriso, generando un pensiero. Valentina, nell'editoriale presenta la prima storia "Dieci piccoli Miliardari" che, parafrasando il famoso romanzo della Christie, racconta un giallo che, forse complice la traduzione, appare molto superficiale, non troppo intrigante e di facile intuizione, insomma non ha niente del fascino misterioso dell'opera originale. Pat e Carol McGreal non riescono a creare la tensione e l'atmosfera necessarie neppure per parodiare il giallo originale; anche i personaggi appaiono mal caratterizzati e utilizzati solo per onorare il numero che è nel titolo; una storia nel complesso poco accattivante, ma se non avesse voluto ricordarne un'altra avrebbe anche potuto essere divertente, ma in questo caso era necessario, se non doveroso, spingersi oltre e non limitarsi ad un canovaccio ormai entrato nell'immaginario collettivo e proprio per questo prevedibile. L'apparato grafico non delude del tutto, infatti Cavazzano regala colori e particolari molto piacevoli, ma, forse complice la sceneggiatura, non le sensazioni che una storia del genere, almeno nelle intenzioni, dovrebbe generare. Molto divertente il redazionale con gioco annesso, che seppur di facile risoluzione è originale e può incuriosire e indurre alla lettura. A Paperopoli un affamato Ciccio diviene con Gastone protagonista di "Ciccio Gastone e l'oriente sfortunato" di Secchi e Gottardo, breve storia divertente al punto giusto, con un uso di Ciccio molto azzecato, che dimostra come il personaggio abbia un potenziale inespresso da poter utilizzare. A fare da ponte alla storia successiva un originale quanto interessante redazionale su L'uomo che fa cantare il ghiaccio con relativa intervista che continua così la serie di articoli dedicati alla neve e ai suoi usi più particolari a cui ne fa seguito uno a sfondo ecologico. Si continua con la Quinta fatica di Pippercole "La stella in auge" che, rispetto alle precedenti quattro di fa leggere, poche gag, ma una trama lineare e senza passaggi incomprensibili. A ruota Bosco con la serie "andiamo al cinema- Il Fantasy" che ritrova tutta la sua vena ironica e da vita ad una storia molto divertente. Prima di arrivare alla storia successiva è impossibile non piangere dal ridere nel vedere la striscia quindicinale de "Nella vecchia fattoria" in cui Faccini raggiunge dei livelli di non-sense incredibili. Il numero si conclude con le stupende atmosfere create da Chierchini che intessono la trama di quella magia che dà valore aggiunto a qualunque storia, non fa eccezione questa "Zio Paperone e l'efficentissimo dollarob" scritta da Michelini e molto divertente e con uno Scrooge in una situazione un po' inconsueta. In conclusione un Gulp di Bosco all'altezza. Il numero non è dei migliori, ma nel suo complesso è apprezzabile, soprattutto per la grande qualità dell'apparato grafico che per quello narrativo.

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Dopo il lieve calo della settimana scorsa, ho il privilegio di recensire la bella e poetica Pippo Reporter - La Piuma d'oro Testi: Teresa Radice - Disegni: Stefano Turconi; storia lunga, forse un po' troppo, ma in cui, da un punto di vista narrativo avvengono fatti molto importanti per i nostri personaggi; l'azione è forse un po' lenta, un po' contorta, ma il finale con una sola vignetta è così pieno di speranza, di gioia e di voglia di vivere che dà un senso profondo a tutta la narrazione, il tutto disegnato in un modo perfetto che è, come sempre, una gioia per gli occhi. Lodevole iniziativa di pubblicizzare il trofeo Topolino attraverso una serie di storie ad esso dedicate e redazionali, l'intento di Panaro in Zio Paperone e la grande caccia ai trofei - Primo episodio Testi: Carlo Panaro - Disegni: Giampaolo Soldati è quello di accompagnare ogni sport con una storia e almeno questo primo capitolo sembra promettere benissimo; buono lo spunto iniziale e ottimo lo svolgimento, speriamo che le aspettative non siano deluse come per il momento sta facendo Le dodici fatiche (e 1/2) di Pippercole - Terza Fatica: Il cervo volante di Paperoneo Testi: Fabio Michelini - Disegni: Andrea Ferraris , che duole ammetterlo, ha un po' tradito l'idea iniziale, stupendi i disegni di Ferraris, ma la trama è davvero fine a se stessa priva di quella componente didattica che l'avrebbe resa davvero interessante, senza quell'atmosfera mitica che poteva incuriosire e senza soprattutto un redazionale che accompagna le gesta eroiche in modo da insegnare divertendo. La lettura continua con una esilarante Paperi senza parole - La torta Testi: Marco Bosco - Disegni: Giampaolo Soldati che, stavolta, non ha nulla da invidiare a Faccini, in cui Bosco da luce ad una sfaccettatura poco conosciuta di Ciccio e che potrebbe essere in futuro sfruttabile. Si chiude il numero con Zio Paperone e la verde stagione del nipotone Testi: Riccardo Pesce - Disegni: Lucio Leoni che rende amaro il sorriso che genera; è una tipica sfida tra Rockerduck e Paperone, ma Amelia ci mette lo zampino e il tutto diventa atipico, tutti gli schemi si ribaltano così come i rapporti di forza, soggetto davvero interessante che se solo Pesce avesse osato caratterizzare più i personaggi forse con qualche altra tavola poteva essere un lavoro ottimo. Nel complesso un numero piacevole da leggere, che stabilizza, senza avanzare, la posizione ormai occupata da qualche tempo dal settimanale,

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Il nuovo anno si apre con la dolce e rassicurante sensazione che la strada iniziata a percorrere sul finire del precedente continui a snodarsi di fronte a noi, conducendoci in valli incantate e onirici paesaggi ricoperti di magia; non a caso la prima storia che vede la luce in questo 2013 è Topolino e il segreto di Diablo Canyon, testi e disegni: M. De Vita, che attraverso una classica avventura con alla base un'idea semplice e a tratti scontata, riesce a unire in un sinodo inscindibile passato e futuro; il piano narrativo è lineare, quello sociale un po' meno, si affronta in modo delicato, ma efficace la convivenza tra generazioni e la compenetrazione tra di esse e tutto con la dolce penna di De Vita che ci delizia sia ai testi che ai disegni. Forse per compensare la classica apertura si prosegue con una originale avventura dei paperi, catapultati negli anni ruggenti in Paperino in Paperi d'acciaio, testi: M. Venerus - disegni: M. Mazzon ; bella l'ambientazione negli anni venti che risulterebbe anche ben fata e particolareggiata se i nostri occhi non fossero stati strabiliati dalle recenti storie di Fantomius che, come ricorderete, era ambientato proprio in quegli anni. La storia che segue Le dodici fatiche (e 1/2) di Pippercole - Prima fatica-Il leone di Nomea, testi: F. Michelini - disegni: A. Ferraris potrebbe essere una chicca, infatti dovrebbe snodarsi in dodici episodi parodiando le altrettante fatiche di Ercole, il promo episodio è divertente e scorrevole, ma la cosa più bella è far avvicinare i piccoli lettori, ma anche i grandi al mondo classico, ai miti greci e a tutta la classicità. Paperi senza parole - Pneumatici,testi: M. Bosco - disegni: G. Barbaro divertente, ma non ai livelli delle precedenti, darà che Faccini è un autentico genio in questo genere di storie, ma queste cinque pagine strappano dei sorrisi non riuscendo però a far sgorgare quel riso inarrestabile a cui siamo abituati. Concludiamo questo numero con Paperino e gli intrighi del sottobosco, testi: G. Transgaard - disegni: P Venanzio storia difficile da giudicare, con un retrogusto malinconico e amaro, bilanciato da un lieto fine, forse scontato ma necessario. Un cosa vorrei sottolineare: la posta, quelle tre piccole gocce di surreale sospensione dalla realtà, che appaiono la maggior parte delle volte superflue, oggi con una delicatezza e una inaspettata, quanto felice ispirazione, cita Montale, in una delle più famose e belle poesie, rendendo, in quel contesto e in quella forma, "merigggiare pallido e assorto" ancora più bella, ancora più pregna di significato: vivissimi complimenti a chi tiene questa rubrica che ci regala, sempre più spesso, pensieri su cui riflettere.

Recensione di Nubulina


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Un'esilarante Silvia Ziche è la regina di questo numero non solo per "Zio Paperone e la bontà natalizia®- 3° e 4° episodio (Ziche/Ziche)" che trova nella sua conclusione non quell'ilarità che ci si aspettava dalle premesse, o meglio non solo quella, ma un'illusione, una speranza di miglioramento, una voglia di credere che i cambiamenti siano possibili, che vadano solo scoperti. Si ride di gusto e si sorride con rasseganta malinconia in questa saga, ci troviamo di fronte vizi e virtù dei protagonisti in tutta la loro devastante trasparenza, ma l'autrice riesce a renderli così veri da fare empatizzare con essi e renderli agli occhi del lettore ancora più preziosi; dicevo che non solo per questa storia la Ziche va incensata, ma anche e soprattutto per la vignetta iniziale che ricalca alla perfezione il nostro Scrooge e non per ultima la bella intervista rilasciata alla redazione, in cui l'amore per il personaggio e per il mondo Disney traspare da ogni parola. L'atmosfera natalizia ci accompagna per ognuna delle pagine che compongono il libretto e con "Babbo,Bobbo e Paperinik in:missione quasi possibile(Bianchi/Held)" si è catapultati in un bislacco episodio della quotidinità di Paperinik; forse infelice nel titolo che rivela parte della trama, non permette molti piani di lettura, ma regala risate per le battute molto azzeccate e vivaci, il tutto presentato da un ottimo Valerio Held, vero valore aggiunto della storia. "Dinamite Bla e il Natale fuori dal normale(Venerus/Mangiatordi)" trasforma l'allegra atmosfera natalizia in un esplosivo delirio in cui le gag si susseguono, Dinamite ha una personalità ben delineata e i comprimari sono azzeccati nei loro ruoli, soprattutto Paperoga che, pur non essendo determinante, è perfetto senza essere mai eccessivo e delizioso il finale che quasi commuove. Il numero si conclude con "Topolino e il visitatore dallo spazio(Panini/Mazzarello)" che è, almeno nelle intenzioni, una storia d'azione, ma che risulta priva di mordente e di poesia, che non riesce appieno a trasmettere ciò che si propone e viene promossa solo per l'uso magnifico che fa di Pippo, stralunato, sognatore, ottimista e soprattutto buono, come solo il Natale sa essere; con la sua bontà e il suo miglior alleato: il pensiero laterale, riesce ad esibire tutta la sua particolare grandezza. Ancora una volta si respira un'aria di maturità sfogliando le pagine del libretto e il Natale non è infarcito di buone intenzioni e di illusori progetti per il futuro, ma viene raccontato con crudo realismo non nascondendo la crisi che avviluppa il mondo, ma lo illumina con la magica luce Disneyana che scova anche nei cuori raffreddati dei più sfortunati quel fiocco di ottimismo e di felicità che se ben coltivato potrà diventare una allegra e ovattata nevicata.

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Chi si aspettava una storia d'apertura su commissione rimarrà deluso, in Paperino e il mistero degli anelli cinesi (Testo di Stefano Ambrosio - Disegni di Marco Mazzarello) l'autore utilizza il vip di turno in modo molto defilato, per cui la storia scorre in modo divertente e veloce, infarcita di gag divertenti, con un finale che stupisce, anche se forse è un po' svelato dalla copertina. La fascia di migliore storia del numero se l'aggiudica Paperino, Paperoga e il re delle evasioni (Testo di Bruno Sarda - Disegni di Graziano Barbaro), in cui un tratto di Barbaro, davvero interessante, rende dinamica e piacevole la lettura di una semplice commedia degli equivoci; da ricercare i particolari sparsi nelle vignette in cui si respira un politicamente scorretto che numero dopo numero in modo molto timido si rende sempre più costante. Gambadilegno e il malloppo surgelato (Testo di Marco Bosco - Disegni di Maurizio Amendola) é una piccola storia divertente, ma che non porta in sè il divertimento tipico delle brevi degli ultimi tempi, complice anche un Amendola che, almeno in alcune vignette, non rispetta troppo le proporzioni a volte in un modo che non può non risaltare all'occhio anche del lettore meno attento al comparto grafico. Non delude, invece l'ormai collaudata serie Il re del Klondike che ci presenta Cuccia dolce cuccia (Testo di Giorgio Martignoni - Disegni di Luciano Milano), un altro scorcio della quotidianità del Giovane Paperone, questa volta alle prese con i cani da slitta, nella tipica atmosfera Don Rosiana riesce a trovare il modo di far successo e di rimanere fedele ai propri principi, utilizzando in età più avanzata la sua furbizia per prendersi, in modo bonario, gioco di Paperino. Si chiude con la simpatica Dinamite Bla e la gallina dalle uova d'oro (Testo di Gabriele Mazzoleni - Disegni di Carlo Limido), che se non avessimo ancora in mente un Dinamite Bla più dinamico, con una personalità più delineata e non solo quella del contadino bisbetico sarebbe davvero ben riuscita, ma che lo delega un po' troppo nel ruolo canonico, senza rendere giustizia alle potenzialità del personaggio, troppo costretto nel suo podere e tra i suoi animali, carente di quella furbizia contadina che lo rende scaltro anche in situazioni al limite della logica; Paperoga è ben utilizzato e ben caratterizzato, inserito in modo perfetto nel suo personaggio. Tra le rubriche segnalerei un servizio sul Lego, i mattoncini che sono collegamento tra il passato e il futuro e che interessa sia grandi che piccini. Un numero che rimane nella media degli ultimi e che aumenta la credibilità di un progetto che vuol far tornare il giornale agli antichi fasti, ma contestualizzato nella nostra epoca.

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Un fisiologico plateau dopo due settimane di corsa folle verso l'alto, ma il livello raggiunto non cede il passo ad orizzonti più bassi. La sferzante ironia di Silvia Ziche diviene sempre più elegante e sottile, costringendo in poche battute i più piccoli a sorridere i più grandi ad un compito ben più arduo: riflettere. Sembra di vederla, Valentina sul suo divano con Oswald, sa che per i più è un personaggio davvero di Rifiutolandia e cerca di renderlo familiare, simpatico, insomma di incuriosire inviando a Epic Mickey 2- L'avventura di Topolino e Oswald (David/Petrossi/Fontana/Rocca) storia particolare, sia per soggetto che per grafica; di difficile lettura, soprattutto per il tentativo, forse non del tutto riuscito, di rendere racconto un videogioco che non ha una trama lineare per sua stessa natura; una breve introduzione che ci riporta al primo capitolo e poi come la discesa dell'ottovolante giù dentro alla velocità tipica dei videogame, avvolti da colori, tinte e sogno che però mancano di quella fluidità che forse l'autore avrebbe voluto regalare a tutti i lettori, ma che il disegnatore e il colorista riescono a sopperire in modo magistrale. Con ancora negli occhi quei toni cupi e densi, lo sguardo si sposta sul terzo capitolo di quello che è ormai a pieno titolo la rivelazione dell' anno che con le sue strabilianti imprese ci regala un nuovo capitolo Fantomius a Bordo (Marco Gervasio), che non finisce di stupire, per la naturalezza con cui Marco riesce a caratterizzare i personaggi, soprattutto femminili, con un'attenzione al dettaglio, agli sguardi, alle espressioni, che da sole potrebbero reggere l'intera trama, che nella sua semplicità riesce a contenere in sé ironia, suspance e ritmo. Dopo tante novità e cambi di rotta , a riequilibrare la tendenza e ricordare che il libretto è soprattutto per i personaggi classici, ci pensa Carlo Panaro con Paperino e lo spirito Urlante (Panaro- Mazzarello), storia classica di ciminiana memoria, in cui l'avventura di Paperino si muove su binari conosciuti e sicuri, ma comunque piacevoli. Un pizzico di buon umore nell'ormai rodata Il re del Klondike – istituto geografico (Martignoni- Milano) che non tradisce le aspettattive e ci ricorda il nostro Paperone quando ancora era giovane e come quelle vecchie avventure lo abbiano aiutato a diventare quello che è oggi. Un numero che unisce passato e presente e che getta un sassolino nel futuro, invitando tutti i lettori ad andare a prenderlo.

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L'essenza di questo nuovo numero è, come sempre più spesso accade, nella parole di Valentina De Poli in quello che ormai è un appuntamento irrinunciabile alla lettura del giornale: l'editoriale. La direttrice riesce, attraverso quella piccola colonna, a trasmettere la sua soddisfazione per quello che fa e forse, mi spingo oltre, per quello che è. Questo numero è un nuovo tassello che va a stabilizzare quella che è la tendenza da qualche tempo: qualità, attenzione e passione.
In "Topolino e gli ombronauti", seconda puntata dell'attesa storia castiana, con la sua solita maestria l'autore tesse una trama interessante piena di colpi di scena, di idee divertenti e gag esilaranti. L'unica pecca sono le poche pagine a disposizione che rendono il tutto troppo veloce, troppo costretto in uno svolgersi degli eventi a cui manca il respiro per giungere al traguardo del tutto soddisfatti. Il ritorno di Atomino è comunque un segnale di rinascita, di voglia di modernizzare il giornale senza dimenticare le origini così come il tratto di Casty riporta alla memoria gli anni passati, quando Atomino fu disegnato per la prima volta.
La voglia di rievocare antiche epoche continua nel secondo capitolo de "Le strabilianti imprese di Fantomius - L'evasione di Fantomius", in cui Marco Gervasio non delude: oltre a costruire una trama degna di Diabolik ed Eva Kant, riesce in quello che sembrava impossibile fino a poco tempo fa, empatizzare con un ladro! Complice della riuscita della storia è anche la scelta cromatica, che rende il tutto come avvolto da un'aura di sogno e di mistero.
Le due storie corte "Il re del Klondike – Telegrafo senza fili" (di Martignoni e Milano) e "Andiamo al cinema – Il film d'azione" (testi di Bosco, disegni di Alessia Martusciello), non sono certo da meno. La prima ha la particolarità di raccontare lo spazio bianco tra una vignetta e l'altra della saga di Don Rosa e lo fa in modo molto efficace e ironico, la seconda è ormai una certezza di divertimento. In chiusura un ritorno alle matite che non delude: Guerrini, con "Paperino magidraulico e l'esposizione universale" (scritta da Michelini), che dalle prime pagine potrebbe far pensare alla solita storia in cui il nostro si cimenta con successo in una professione per poi andare incontro a disastri indicibile ed invece si sviluppa in modo originale e per nulla scontata fino ad una una tavola finale che è una gioia per gli occhi.
Come se non bastassero le storie, tutto l'albo è infarcito di articoli che, se ancora non fosse chiaro, dimostrano la voglia di fare e di fare bene con un'unica parola d'ordine: passione per ciò che Topolino era e per ciò che diverrà.

Recensione di Nubulina


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Dopo la bellissima copertina di Cavazzano, colorata da Intini, che anticipa la storia principale, ci imbattiamo in un esilarante, come sempre, GULP di Silvia Ziche in tema con il 150.mo anniversario dell' unità d'Italia.
L'editoriale della direttrice e la striscia settimanale di Soffritti che ironizza come sempre su una lettera dei lettori ed eccoci pervasi dalle matite di un sempre più ispirato Cavazzano "Le avventure di monsù Paperin e della giovane Italia: interessante il prologo che Sisti crea per introdurre il giovane lettore, ma non solo, alla situazione italiana del 1859, attraverso un escamotage che permette a monsù Paperin di spiegare quello che è il momento storico. La trama scorre lineare con molto mestiere e con una bella storia da raccontare e un bellissimo messaggio da regalare a chi legge, ogni singola persona può essere protagonista nel suo piccolo della Storia, come il nostro Paperin. Promette bene, anche perché i personaggi anche se trasposti nell'Italia di fine ottocento sono caratterizzati bene e non perdono le loro caratteristiche peculiari, aspettiamo la conclusione per una critica completa.
Cambiando del tutto registro e passando dalla realtà storica al surreale ecco che ci imbattiamo nel tratto di Faccini che questa volta si cimenta come autore completo in Topolino e la vecchia Topington: storia divertente in cui troviamo il protagonista vittima della sua vanità e del suo ego. Dovrà scrivere un romanzo pauroso per un concorso, in cui partecipano i suoi amici. Forse la migliore storia dell'albo per originalità, ritmo, gag, Faccini riesce a usare qualsiasi personaggio creando empatia con esso. Non è possibile recensire la storia senza svelare troppo ed è troppo divertente.
L'onda si surrealismo deve essere ancora cavalcata con una breve di Panini Paperinik e la crisi d'identità: soggetto banale, ma non troppo, sceneggiatura davvero esilarante, una risata dietro l'altra fino al finale che forse non è al'altezza del corpo centrale della storia.
Con le ultime due storie torniamo nella classicità con Cimino in Zio Paperone e il fantasma dell'opera: originale soggetto e buona sceneggiatura, ma non ci aspettiamo di meno da Cimino, l'unica cosa che vorrei sottolineare e che è molto interessante la caratterizzazione di Paperone, se in un primo tempo sembra non calzare a pennello e risulta quasi fuori ruolo, sul finale si svela tutto e torna del tutto nei suoi panni, bello anche il rapporto tra zio e nipoti.
La conclusione dell numero è affidata a un Panaro che non delude "Gambadilegno e il punto di svolta": davvero bella, sotto tutti i punti di vista, il soggetto originale e la sceneggiatura perfetta. Gambadilegno è difficile da usare, almeno a mio avviso, ma usarlo da solo senza nessun altro personaggio di contorno credo che sia davvero un'impresa ardua, ma Panaro riesce a tirare fuori una storia davvero divertente e godibile.

Recensione di Nubulina


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Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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