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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



Attesa da tempo, e arrivata quasi come una sorpresa, la nuova collana del Corriere/Gazzetta lascia una netta sensazione di delusione.
I redazionali sono pressoché inesistenti, la scelta delle storie addirittura scadente: sia "Paperinik e la banda dei dodici" che "Topolino e la banda del black-out" sono già state ristampate numerose volte (rispettivamente cinque e sei). Sebbene si tratti di storie che sono sempre ricordate con piacere da chi - come il sottoscritto - in quegli anni era ancora un "lettore bambino" del Topo, non si può fare a meno di pensare alle molte valide alternative disponibili e più legate alla realtà di quell'anno, come "Zio Paperone e l'invasione dei Maxi-Robot", in pieno periodo di invasione dei robot giapponesi.
Ma il peggio arriva con la scelta delle storie brevi: come ha detto qualcuno sul forum, sembra si sia voluto fare un Topolino tipico di quegli anni con due storie "lunghe" in apertura e chiusura del volume, e all'interno storielline riempitive di scarso valore e nessun interesse.
Non uso spesso parole come "odio", ma è quello che provo per la stragrande maggioranze delle produzioni dello studio Jaime Diaz, con i porcellini, poi! Metteteci l'odioso Topolino detective di Murry che riesce a svilire anche un personaggio carismatico come Macchia Nera, uno Strobl invecchiato male e un Manning che riesce a peggiorare il suo non eccelso punto di partenza e capirete come io possa giudicare le "riempitive" dell'albo in questione! Insomma, se c'è qualcuno che sostiene ancora che "Il Topolino di una volta era più bello", mostrategli questo per smentirlo!
Detto ciò, comunque propendo per le due stelline, visto il prezzo e l'ottima idea di entrare in continuità con la serie precedente, e speriamo di sorprenderci per il meglio con le prossime uscite!

Recensione di Paolo


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Numero dalla qualità un po' discontinua, che si apre con la copertina ben disegnata da Cavazzano, ma che rivela un po' troppo della storia di apertura!
Silvano Mezzavilla, autore di Topolino e la sindrome visionaria, è un ottimo sceneggiatore, autore nel tempo di molte storie gialle di Topolino degne della nostra migliore considerazione. La storia in questione non fa eccezione, riprendendo tematiche e situazioni "adulte" per Mickey, che perde la sua proverbiale(?) sicurezza ed inizia a dubitare delle sue stesse percezioni, in un sistema di rimandi tra cinema e fumetto che va da Hitchcock alle storie di Gottfredson e Walsh. Se ad una sceneggiatura di prim'ordine, sommiamo anche i disegni di Scarpa, non vedo alcun motivo per non acquistare l'albo, qualora non si possegga già la storia.
Altra storia degna di nota di questo numero è la molto più ristampata "Paperino e l'amuleto di Amùndsen" (del resto risale al 1956), che vede Scarpa alle prese con i paperi da autore completo per la seconda volta; nella storia "stona" un po' lo Zio Paperone di apertura superstizioso al punto di avere una collezione di portafortuna. Ma il resto della storia è sempre degno degli standard del maestro di Venezia.
Molto più ordinarie le altre storie, in particolare "Topolino e il tesoro polare": se non veniva stampata dal 1959 forse un motivo c'era...
Insomma, un numero nella media: non passerà alla storia, ma le due storie citate in apertura sono dei "must" assoluti per chi non dovesse possederle in altre edizioni!

Recensione di Paolo


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Acquistando e leggendo questo vattelappesca, mi sono ricordato perché ho smesso di acquistare X-Mickey dopo pochi numeri: non era solo l'improponibile confronto col suo predecessore MMMM a metterlo sotto una cattiva luce, ma era proprio il sistema di gestione delle storie che non mi piaceva allora e non mi piace adesso.

Un fumetto con un'ambientazione "misterioso-fantastica" come sarebbe dovuto essere X-Mickey non può ad ogni piè sospinto "buttarla in caciara" con una gag... capisco che le battute possano servire ogni tanto per stemperare la tensione, ma qui la tensione non c'è, non sale mai: i personaggi di contorno più "cattivi" sembrano Bambi, forse l'unica eccezione è la storia di Bosco con il vampiro, dove però Topolino proprio non appare (guarda caso...) quasi fosse "troppo ardita" per mettere in gioco il Topo.

In molte altre storie, poi, tipicamente un 70%-80% delle pagine è destinato ad introdurre il momento "clou" della storia, che si esaurisce - però - in poche, pochissime vignette, spesso prive della capacità di emozionare, per poi ritornare ad un registro adatto ai "Bambini Svegli Delle Elementari" (© Muci) con il finalino pseudo umoristico.
I personaggi di contorno, come dicevo, sono più buffi che spaventosi, mi viene in mente l'orco della storia "L'albergo delle ombre", o i quattro "cattivi" di "Senza fine"...

Insomma, la sensazione di aver sprecato un'occasione mi sembra forte, e tanto più se penso ai disegni che hanno caratterizzato questa serie: Camboni forse è il più adatto alle atmosfere noir e "sporche", in "tredicesimo piano" avrebbe potuto realizzare un Capolavoro con la maiuscola a fronte di una sceneggiatura più "decisa", lo spunto di partenza era molto interessante.

Vian, forse non al massimo nel già citato albergo delle ombre, è comunque molto molto bravo. Coppola nella storia degli spaventapasseri disegna bene ma non trasmette inquietudine come dovrebbe un simile "orrore" (ci pensate? spaventapasseri viventi ed immortali, che si mescolano al genere umano senza essere scoperti...) come non riesce a farlo al 100% la trama, sebbene anche questa parta da un ottimo spunto!!
Ecco, mi sembra che tutta la serie sia caratterizzata da ottimi soggetti, deboli sceneggiature, e buoni disegni.
Detto questo, ve ne consiglio l'acquisto? Si, può essere una buona occasione per chi non ha conosciuto questa serie di leggerne le storie probabilmente più rappresentative: è comunque un aspetto della "carriera" di Topolino che va conosciuto.

Recensione di Paolo


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Mah... attratto dai commenti positivi del forum, e dalla nullafacenza vacanziera, ho acquistato questo numero... e l'ho trovato piuttosto indigesto! La prima storia ("Minni e il paese dietro l'albero") non ha ritmo, e molti dei dialoghi mi sembrano sballati, messi li' tanto perché c'era un fumetto da riempire, frasi senza senso, eventi confusi... E una volta tanto ce n'è anche per i disegni, mi perdoni il Maestro Cavazzano per il delitto di lesa maestà che sto per compiere (spoiler!) A pagina 21, quando Clarabella arriva dal camino, sembra che sia il corvo ad essere rientrato. Taccio per decenza sua quelle di Nonna Papera, sia quella realizzata dal mai sufficientemente criticato studio Diaz, sia per quella di Nino Russo e Donald Soffritti della gara delle zucche. Quella di Paperina e Gastone, poi, è semplicemente pessima. Non riesce a decollare neanche "Minni regina provvisoria del castello nero", che con le credenziali di una storia "Cimino / Cavazzano" si presentava come pezzo forte del fascicolo. I disegni di Cavazzano sono una meraviglia (la resa grafica dei suoi scherani della regina in particolare!), ma probabilmente non si può calare il ritmo dei paperi nel mondo dei topi senza pagare pegno. Molto buona l'ultima, invece, la storia di chiusura "Topolino, il ragazzaccio di Mouseville" con un Dalla Santa gradevolissimo ed in attesa di una ristampa sin dal suo esordio sul Topolino settimanale!

Recensione di Paolo


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A me sembra un numero davvero buono, soprattutto perché non avevo la storia del pesce Pippo, una follia scombinata tipicamente martiniana, e i disegni di Perego non aiutano, sebbene non ancora criticabili come sarebbero stati in futuro. Ma comunque, una storia mancante è sempre una storia mancante! E poi c'è Tapioco, una storia dalle fortissime suggestioni gottfredsoniane, con le firme Disney sparse per le tavole, il ritmo "a strisce" e la meccanica dell'avventura che parte in modo tipico di Walsh: Topolino è tranquillo a casa sua ed è l'avventura a piombargli addosso, senza che lui faccia nulla per cercarla. Se non ricordo male è la prima storia di Topolino post-Gottfredson, e la mimesi realizzata da Scarpa è perfetta. Poi ovviamente il maestro veneziano ci mette del suo, e il capolavoro è servito! La solita storia a episodi di Bradbury/Murray è di quelle che mal digerisco, però viene bilanciata dalla pochissimo ristampata "Paperino pilota di ventura". Insomma, un buon fascicolo, che ho acquistato anche se lo spazio dedicato ai Grandi Classici si è esaurito da tempo...

Recensione di Paolo


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Ottimo numero de I Grandi Classici, dove vengono mescolate con equilibrio storie classiche che più classiche non si può, con rarità che mancavano dalle edicole da più di 50 anni. Ma andiamo con ordine, partendo proprio dalla copertina di Cavazzano: una delle migliori che l'artista lagunare abbia mai realizzato per questa collana, e che introduce una delle storie più amate del duo Martina - Scarpa: "Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera", chi già la conosce sa bene di che razza di storia si tratta, chi non la conosce deve correre in edicola.
Curiosamente, dopo due buone storie di Bramante autore completo (Topolino e il terrore di Quarantena City) e del duo Cimino-Bordini (Paperino e le api del vicino), ci sono inaspettatamente due storie brasiliane.
Imperdibile davvero la sezione "superstar", sopra tutte c'è sicuramente "Topolino e il Pippogallo", pubblicata originariamente nel 1954, ristampata su l'albo della Rosa 177 nel 1958 e da allora scomparsa in tutto il mondo, occasione irripetibile per conoscere questo remoto esempio della produzione di Luciano Bottaro!
Non male anche le altre tre della stessa sezione, con "Pluto e il pappagallo" che non veniva ristampata "solo" dal 1960...
Chiudono il fascicolo "Paperino e i chiodi della verità", agile avventura domestica di Cimino e Cavazzano, i cui disegni sono a dir poco splendidi (siamo nel periodo del "pifferosauro uranifago", per capirci...), e piuttosto a sorpresa "Topolino e il grande colpo di Macchia Nera", misconosciuto omaggio alla storia di apertura dell'albo scritta dai grandi esperti Disney Luca Boschi, Leonardo Gori e Andrea Sani nel 1993 e pubblicata sinora solamente sul "Mega" 442.
Concludendo, uno dei migliori numeri della collana. Da acquistare senza esitazioni.

Recensione di Paolo


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Numero il cui pezzo forte è senza dubbio "Zio Paperone e il ricupero... armato", classicone ciminiano dei più citati: dalla sentenza di Bartolomeo Pandetta ("Arrangiati & Spera", per quei pochi che non la conoscessero) al dottor Cataplasmo, sino alla magnifica esclamazione di Zio Paperone: "Tutti con me! Si va alle Cipolle! Con le medesime e le trippe del mariuolo voglio farmici un trifolato misto!". Aggiungiamoci i dinamicissimi disegni di Cavazzano, e il capolavoro è servito!
L'apertura dell'albo, però è delegata a "Zio Paperone e il tesoro di Atlantide", storia la cui sceneggiatura poco interessante e ripetitiva di Jerry Siegel nono riesce ad essere "salvata" dai disegni di Scarpa che sembrano non essere all'altezza delle migliori prove del Maestro.
La storia "Topolino e la macchina magica", che deve qualcosa nell'ispirazione alla "Lectro box" di Walsh e Gottfredson, si lascia leggere con leggerezza, dando modo di conoscere a molti lettori i disegni di Dick Moores.
Tipicamente martiniana, soprattutto per la caratterizzazione di Pippo, la storia di Martina "Topolino e la terrificante bomba Z", mentre la storia di Catalano e Asteriti non sembra essere all'altezza delle migliori: Catalano è forse l'autore che proporzionalmente al totale delle storie sceneggiate ha la maggior percentuale di utilizzo di Eta Beta, ma secondo me non è mai riuscito a caratterizzare nel modo migliore il personaggio... addirittura presenta Pflip come un cane "non terrestre"!
Il portfolio finale di Walt Kelly, infine, è una vera e propria gioia per gli occhi: ogni disegno è quantomeno splendido! Giusto un po' più di coordinamento editoriale potrebbe giovare alla testata, ad esempio la storia "Topolino e la macchina magica" viene presentata come quella della prima pubblicazione su gli Albi d'Oro, ma in realtà quella proposta sul fascicolo è quella tutta a colori ripresa da Paperino 135...

Recensione di Paolo


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Sessanta anni di carriera a fumetti sono un traguardo impressionante, significa che per tornare agli esordi bisogna risalire al 1952, quando con la storia "Le istantanee di Beppe", disegnata da Bottaro e pubblicata dalla Edizioni Alpe di Giuseppe Caregaro, Carlo Chendi vedeva pubblicata la sua prima sceneggiatura.
A quella storia ne seguirono molte altre: solo in ambito Disney se ne contano quasi 400, per oltre 6000 pagine! Ma non solo: personaggi come il corsaro Pepito, il fungo antropomorfo Pon Pon, l'irresistibile coppia Whisky e Gogo, e molti altri sono stati spesso affidati alle sceneggiature di Carlo Chendi, che nel 1968 costituisce a Rapallo lo Studio Bierreci, dalle iniziali dei componenti: Luciano Bottaro, Giorgio Rebuffi e, appunto, Carlo Chendi.
Questo libro della Tunuè, stampato a colori, ripercorre i vari aspetti della carriera di Chendi, con numerose "chicche" come un fumetto inedito realizzato per il mercato inglese con i disegni di Massimo de Vita oppure il soggetto completo di una storia inedita che vede protagonisti Pippo e Nocciola.
Ampio spazio anche alle collaborazioni con Giorgio Cavazzano, che portarono all'ideazione dell'alieno paperopolese d'adozione OK Quack, relativamente al quale viene rivelata l'esistenza di un paio di storie che ancora non sono state pubblicate, tra le quali una già per metà sceneggiata e una di chiusura della saga.
Viene poi ricordata anche l'attività di Chendi come organizzatore della "Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo", inaugurata nel 1972 e arrivata quindi alla sua quarantesima edizione, e che può vantare una storia di ospiti di tutto rispetto, a cominciare dalle presenze straniere: Carl Barks, Mort Walker, Quino, Moebius... e praticamente tutti i maggiori autori del panorama nostrano, sempre radunati per delle sontuose cene in quel di U Giancu.
Volendo trovare un difetto al libro, però, devo dire che i caratteri usati per la stampa sono decisamente piccoli, in certi punti addirittura piccolissimi, dotatevi di lente se volete leggere tutti il contenuto (ne vale la pena anche per poter leggere le immagini delle pagine di sceneggiatura riprodotte all'interno).

Recensione di Paolo


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È difficile scrivere una recensione per un volume (anzi due) del genere, soprattutto perché molto è stato già detto, specialmente su questo sito grazie all'iniziativa dello sconto-Papersera.
Giusto ieri sera ho finito di leggerlo, qualche magagnetta l'ho trovata, ma di poco conto, una didascalia sbagliata, qualche refuso tipografico (peccato per quello proprio nella pagina dell'introduzione di Carl Barks dove un "C'era" diventa "Cera"...), ma nulla che possa inficiare la grandiosità di un'oepra del genere.
Negli anni ho letto e riletto il suo predecessore, ed alcune parti le ho ritrovate all'interno di questo volume con poche modifiche, ma è impressionante la quantità di informazioni nuove che ci sono. Certo, per l'appassionato che segue con costanza il Papersera non tutto risulterà nuovo, ma comunque per molti autori, per molte storie, per molti tipi di analisi contenute nel libro si tratta della vera e propria "prima pubblicazione" di livello. Avevo sempre auspicato l'aggiornamento dello "Yellow book", dato che dal 1990 in poi ne erano successe parecchie di cose su Topolino, ma questo volume va ben oltre, rianalizzando, integrando e correggendo (qualora ce ne fosse bisogno) quanto già scritto allora. In particolare il primo capitolo, praticamente del tutto inedito, relativo agli esordi Disney in Italia, deve molto a "Eccetto Topolino", altra pietra miliare della critica fumettistica, e presenta delle informazioni assolutamente formidabili: dagli archivi di Guglielmo Emanuel al ruolo di Federico Pedrocchi.
Poi viene seguita con costanza l'evoluzione del Topolino Libretto e delle storie che lo hanno composto negli anni, celebrando giustamente i "mostri sacri" dell'epoca d'oro, insieme con le nuove leve, da Tito Faraci a Silvia Ziche, da Fausto Vitaliano ai fratelli Pastrovicchio, da Carlo Panaro a Casty, dai coniugi Turconi a Stefano Ambrosio... insomma tutto quello che c'è da sapere su chiunque abbia prodotto storie per la Disney Italia (o all'epoca per Mondadori, ovviamente). Vi dico solo che ci sono informazioni anche relativamente ai misconosciuti artisti spagnoli facenti parte degli studi di produzione che negli anni 80 hanno realizzato molte delle storie presenti sul libretto.
Aggiungete a tutto questo che si tratta anche di un bel cofanetto dal punto di vista prettamente estetico, da sfoggiare nella libreria "buona", e avrete la visione d'insieme. Certo, il prezzo non è proprio basso, ma approfittando dello sconto Papersera la situazione migliora un bel po'!

Recensione di Paolo


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Due cose mi rendono particolarmente soddisfatto di questo numero: la volontà della redazione/direzione di voler dedicare un numero a Rodolfo Cimino in occasione di quello che (giorno più, giorno meno) sarebbe stato il suo ottantacinquesimo compleanno, e la qualità dell'albo in questione! "Zio Paperone e il veliero d'argento" è una bella storia, impreziosita sicuramente dai disegni di Cavazzano, ma ancor di più dall'intensità del nostro ricordo e del nostro affetto verso il grande autore di Mestre. Bello anche il redazionale che accompagna la storia, mettendo a confronto le vignette della sceneggiatura originale con la versione pubblicata (chissà perché in una hanno cambiato la parola "deriva" con "scafo"...).
Assolutamente da leggere la "straniera" del gruppo "Paperino e il fascino della sfida" (titolo originale "Gender Blender") realizzata dai coniugi Shaw e disegnata dal "folle" Flemming Andersen, che mi dà l'idea di essere una sorta di Faccini di "Egmontland".
Molto divertente il ritorno di Piras (su testi di Bosco) in "Andiamo al cinema - Il film d'avventura", mentre ho trovato un po' noiosa "Paperina e il bello del castello", nonostante Macchetto sia un autore che di solito apprezzo.
E poi c'è "Paperinik e l'impresa messicana"... lascio il mio giudizio sospeso, ammetto che lo stile di Alberto Lavoradori (anche lui al rientro su Topolino dopo la bellezza di 13 anni!) non rientra nel novero dei miei preferiti, ma secondo me lasciare "mano libera" agli autori per darci le loro interpretazioni personali dei personaggi Disney è cosa ottima, la standardizzazione del tratto non fa che appiattire i contenuti di un fascicolo, quindi ben vengano Lavoradori, Celoni, Guerrini, Faccini, ziche e tutti quelli che (ovviamente ne tralascio qualcuno) sanno dare la loro impronta ad una storia!

Recensione di Paolo


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Finalmente un gran bel numero di Anni d'oro!
Già il semi-inedito "Il mio e il vostro successo" basterebbe da solo a far aumentare l'interesse per questo numero (praticamente chiunque voglia la storia in questione o si compra questo numero di Anni d'Oro o impazzisce alla ricerca dello speciale numero 1000, io ho scelto la prima strada!). Se poi ci aggiungiamo una bella storia del Paperink classico del duo Martina / De Vita, intelligentemente collegata con una storia della Bella Addormentata altrimenti non facilmente ristampabile, e una storia di Romano Scarpa autore completo, il quadro d'insieme è più che soddisfacente.
Non solo: il portfolio (anche) stavolta affronta un argomento molto interessante e semi-inedito: nell'immenso materiale di album e figurine Disney, a me fa particolarmente rabbia che in Italia, patria delle Figurine Panini, non sia stato mai pubblicato un album di figurine di Pippo disegnato da Bottaro, e che invece la sua distribuzione sia stata limitata ai cugini d'oltralpe. L'articolo, ricco di immagini, di Boschi ci dà finalmente un'idea di massima dell'album!
C'è anche qualche piccola imprecisione, probabilmente dovuta ad un editing un po' frettoloso, ma si tratta di minutaglie assolutamente trascurabili (per dire, niente a che vedere con lo scempio abitualmente fatto su i "Tesori".. o supposti tali!)

Recensione di Paolo


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Continua la fase centrale dall'avventura editoriale di PKNA, fase della produzione della serie in cui si era ormai creato così bene il nuovo status quo per Paperinik da potersi permettere un filotto di avventure che si potevano basare su uno stadard set già consolidato e offrire quindi avventure "standard" che andavano dal molto buone all'ottimo. Questo volume ne è un esempio perfetto, dal momento che ospite una storia come Il Tempo Fugge, relativamente alla quale nell'introduzione al volume della ristampa si afferma essere una storia "tappabuchi", pronta per essere usata in qualunque momento perché inseribile in ogni punto della continuity pikappica. Scritta da Tito Faraci e disegnata da un pool di disegnatori che poi sarebbero rimasti di casa su PK (Gula, Migheli, Urbano, Barbaro, Tosolini, Turconi), la storia tratta di un viaggio temporale "a tappe" intrapreso da Pikappa e Lyla sulle tracce di due cronopirati. Anche se, in effetti, il finale apre ad una nuova interpretazione, che sfocia in una riflessione inattesa sulla dignità dell'arte. All'avventura è dedicato anche uno dei contrenuti speciali in fondo al volume, che visualizza le prove di disegno e i bozzetti realizzati per arrivare alle versioni definitive dei due criminali temporali. Come altri articoli analoghi nei volumi precedenti, anche questo è molto interessante grazie ai testi che descrivono l'evoluzione degli studi, accompagnati dagli schizzi stessi. I Mastini dell'Universo è un cult: Neopard e il suo sergente dalla parlata che richiama il dialetto di Broni sono due personaggi difficilmente dimenticabili, opera di un Sisto in stato di grazia capace di scrivere un'ottima avventura di fantascienza pura, che strizza l'occhio anche esplicitamente a Star Wars e che è comunque capace di sottolineare una volta di più la continuità con le avventure Disney classiche. Un vero e proprio gioiellino impreziosito dagli ottimi disegni di Claudio Sciarrone. Chiude il poetico Bruno Enna, che con Metamorfosi sa emozionare come ha già dimostrato di saper fare su queste pagine, sviluppando ulteriormente la complessa rete di energia e sentimenti che costituisce l'anima di Xadhoom, vera protagonista dell'avventura. I disegni di Palazzi non mi convincono molto, e invero il tratto dell'artista non è mai riuscito a scaldarmi troppo nemmeno nelle sue prove successive. Se la cava comunque bene con personaggi come Angus o come Xadhoom stessa, specie nella metamorfosi che attraversa e che dà il titolo all'albo. Le tre brevi che corredano le avventure lunghe sono i primi tre episodi di 5Y, deliziosa serie scritta da Artibani e disegnata da Corrado Mastantuono in una delle sue prove migliori: le storie sono delicate, divertenti, simpatiche nella narrazione piena di idee di Artibani, che sa centrare al meglio alcune "stranezze" degli esseri umani del ventesimo secolo, e sono disegnate in modo divino da Mastantuono che sa infondere alle atmosfere uno stile tutto suo. Come contenuti speciali, oltre a quello già citato relativo alla storia che apre l'undicesimo numero della collana, abbiamo l'intervista della settimana: è di scena proprio Corrado Mastatuono, che parla di Incubi dal Fondo, storia-pilot di PK scritta da Pezzin che Mastantuono disegnò per un po' di tavole, prima che fosse sospesa perché troppo da Paperinik e troppo poco pikappica. Oltre a ciò, il disegnatore affronta anche il tema delle ispirazioni al design dell'animazione, che veniva indicato come uno dei criteri da tenere come riferimento, delle sperimentazioni grafiche e dei loro limiti, delle inquadrature, della differenza tra una storia di PK e una per "Topolino" e tra le storie lunghe e quella brevi su PKNA, focalizzandosi ovviamente sul ricordo di 5Y.

Recensione di Paolo


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Numero che risolleva un po' la media della testata, pur manifestando ancora quei piccoli, fastidiosi, dettagli che non ne permettono a mio avviso il definitivo decollo.
Le storie presentate sono tutte molto interessanti, dalla classicissima ciminiana "Zio Paperone e la febbre dell'oro" alla poco nota "Topolino e la piramide di Marsethe IV" illustrata da Romano Scarpa, senza dimenticare le piacevoli storie di Taliaferro che ci presentano uno Zio Paperone decisamente diverso da quello (o da "quelli") che siamo abituati a conoscere.
Purtroppo la bella storia "Il doppio trionfo di Paperinik" è proposta senza la prima pagina della seconda puntata (ma sarebbe così difficile inserirla?) e con alcuni ritocchi non legati alla censura (Paperino si augura ancora di avere la forza di utilizzare un'ascia per commettere uno ziicidio...), ma alla sintassi dei dialoghi della prima edizione.
Assolutamente piacevole anche la storia del duo Missaglia-Carpi "Paperino e la strategia di Zio Paperone", abbastanza ristampata, ma spesso in testate di poca fortuna e bassa diffusione.
Completano il fascicolo un'inutile intervista a Proietti e l'interessante portfolio dedicato alla Galleria Disney, un fascinoso elenco di personaggi Disney disegnati da autori diversi e per anni posti come quarta di copertina del Topolino Libretto (vedasi questa, ad esempio) e qui ristampate nella versione proposta nella prima edizione (e solo in quella) de "Le Nostre Prime Leggendarie Imprese", capostipite della fortunata collana "Omaggio Abbonati", cui è dedicato anche l'articolo di apertura del fascicolo.
Per farla breve, io ve ne consiglio l'acquisto, con ben 4 stelle!

Recensione di Paolo


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L'ultimo volume (relativemente alle storie a fumetti) di questa poderosa collana si apre con "Topolino e lo struzzo Oscar", ennesima storia che prevede Topolino scontrarsi suo malgrado con un elemento perturbatore della tranquillità? cittadina. Ed in effetti le gag dei disastri causati dallo struzzo poco aggiungono a quanto già? visto (o a quanto di vedrà? nelle storie successive), ma la parte da considerarsi un vero e proprio capolavoro all'interno di questa storia è quella relativa allo svolgimento della corsa: folle, dinamicissima, illustrato magnificamente, dal ritmo paragonabile a quello di un cartoon, e anche divertente! Inoltre vale la pena notare l'evoluzione dei personaggi componenti il clan di Topolino: all'inizio di questa storia Orazio è vestito completamente, a differenza degli inizi dove indossava solamente un farfallino, e può anche permettersi l'acquisto di un'automobile.
Il pezzo forte del volume è senza dubbio "Topolino agente della polizia segreta": in quest'avventurosissimo episodio ritroviamo moltissimi spunti ripresi dalla cinematografia hollywoodiana dell'epoca, a cominciare dal film Marocco (del 1930) con Marlene Dietrich e Gary Cooper, per finire a Beau Geste, film di tre anni successivo al momento della pubblicazione della storia ma rifacimento da una precedente versione muta parodiata anche da Stan Laurel e Oliver Hardy nel loro "Beau Hunks". Superba la caratterizzazione di Gambadilegno, più luciferino che mai, e che inizia a svelarsi come il villain per eccellenza, a suo agio in qualunque divisa (cfr. Topolino, Eta Beta e il tesoro di Mook) ed a tutte le latitudini geografiche. Rimane il rimpianto per non aver visto più utilizzato il bel personaggio di Grillo Grifi in altre storie valide.
Nell'incipit di "Topolino nella casa dei fantasmi", Topolino, di ritorno dalla Legione Straniera, nello svolgere il rituale del "ritorno a casa dell'eroe" (che si ripeterà? in molte altre occasioni), trova i suoi amici in preda al panico per la presenza in una casa di Topolinia di alcuni fantasmi, non posso far a meno di notare, però, come anche stavolta il traduttore sia stato un po' frettoloso nel rendere alcuni dialoghi... Dopo aver visto un fantasma lui, stesso ed aver constatato la vigliaccheria delle forze dell'ordine, Topolino decide di investigare per proprio conto con l'aiuto di un Pippo più lunare che mai e di un Paperino dal becco un po' più corto rispetto alle precedenti apparizioni. Il personaggio del Colonnello Bassett verrà? ripreso nel 1940 dagli autori italiani Pedrocchi e Pinochi per la loro avventura "Paperino e il vaso cinese" con il nome di Conte Baffirossi.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con "Topolino e Pluto corridore", storia solo in apparenza "leggera", che si inserisce tra due avventure importanti di Mickey, come a spezzare il ritmo in una sorta di regole dell'alternanza che vede appunto Mickey alternare viaggi ed avventure "fuori sede" con più tranquille avventure domestiche, anche se nel caso di questa storia, a differenza di quelle dell'elefantino, dello struzzo Oscar e, per certi versi, del selvaggio Giovedì, vengono affrontate tematiche meno scontate dell' "intruso combinaguai": corse truccate, scommesse clandestine animali drogati e minacce; per non parlare della situazione di miseria e di malattia del Timoteo Fibbietti...
Altra nota caratteristica consiste nel fatto che già da ora possiamo vedere come Mickey stia diradando i suoi rapporti con Orazio a favore di quelli con Pippo.
Quella che segue, "Topolino giornalista" è una delle più belle storie a fumetti di tutti i tempi, non solo Disney! Direttamente ispirata ai film di gangster dell'epoca, è un vero e proprio documento di denuncia delle connivenze tra politici e malviventi nell'America degli anni '30: Topolino assume la proprietà e la direzione di un piccolo giornale di Topolinia e, dopo un gustoso inizio di aneddoti comici, inizia una sorta di guerra nei confronti dei politici corrotti. Tra i moltissimi spunti che la storia offre ci limitiamo qui a notare solamente i principali: a me è sempre piaciuta moltissimo la figura di "John McSnoop", il giornalista del concorrente "L'Aurora" (o Morning Press nell'originale): disincantato anche se dalla parte "dei buoni", è ancora oggi attualissimo quando chiede a Topolino "...detto tra noi, a quale gruppo siete legato?". Poi c'è l'esordio nelle strisce quotidiane di Paperino, che graficamente è ancora molto simile a quello de "La Gallinella Saggia" piuttosto che a quello di Taliaferro e tantomeno a quello di Barks. Il ruolo di Gambadilegno inizia ad avere uno spessore ben più concreto di quello del generico villain, in effetti il ruolo di questo personaggio viene spesso svilito in quello del canonico "cattivo" senza particolari doti di brillantezza, mentre abbiamo già visto (per il paradosso temporale creato dall'ordine di uscita di questa collana) invece come in storie successive (specialmente in quelle del periodo di Eta Beta) sono stati molteplici i ruoli coperti da Gambadilegno. Infine un cenno merita lo sviluppo della città di Topolinia, che da piccolo borgo rurale si è ora trasformata in una vera e propria città della provincia americana, non più composta di abitazioni in legno ma di solidi edifici in muratura, dotata di un proprio consiglio comunale, di cinema, di un'intensa vita sociale e di almeno due quotidiani.
"Topolino e il tesoro di Clarabella" è una storia forse dal ritmo un po' discontinuo, ma comunque godibile per i ruoli dei personaggi che vi recitano: primo tra tutti va notato il ritorno di Eli Squick che, per riuscire ad impossessarsi di un consistente quantitativo di pepite, cerca di sedurre Clarabella, la quale accetta la sua corte senza sentirsi in nessun modo vincolata dal suo precedente rapporto con Orazio. Quando Clarabella scopre che Squick è interessato più ad un baule di suo nonno (che contiene la mappa di un tesoro) che a lei, ricambia idea altrettanto rapidamente, avvalendosi addirittura dell'aiuto di Orazio che, insieme a Topolino, si precipita alla ricerca del tesoro, necessario per saldare alcuni debiti di Clarabella (comunque nel corso della storia Clarabella non dà mai spiegazioni del suo comportamento a Orazio, e né lui ne chiede). A titolo di curiosità notiamo che nella seconda striscia della storia è Minni a guidare l'auto di Topolino (che l'automobile sia quella di Mickey lo si vede dalla "M" sullo sportello) e che il compleanno di Mickey cade il 28 settembre.
Chiude questo magnifico volume "Topolino e il pirata Orango", l'avvincente storia che prelude alle imprese belliche di Mickey durante la seconda guerra mondiale. All'inizio dell'avventura la storia che il capitano Doberman racconta a Topolino sulle misteriose sparizioni degli equipaggi delle navi, è ispirata a quella della "Mary Celeste". Particolarissima la figura del pirata Orango, stereotipo dell'ufficiale tedesco rappresentato in molti film dell'epoca dall'attore Erich Von Stronheim, la cui base segreta rimanda a situazioni ispirate dai romanzi di Giulio Verne come per il Nautilus del capitano Nemo.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con una delle storie più famose di Mickey "Topolino alla caccia del bandito Pipistrello", che corrisponde all'incontro con uno dei più originali cattivi della serie: Don Jollio, che con un costume nero addosso si trasforma nel pericoloso bandito Pipistrello: da notare la peculiarità del travestimento, dato che il più famoso Batman nascerà solamente nel 1939. Particolarmente divertente è la scena dello scontro finale tra Mickey e Don Jollio, parodia degli atteggiamenti assunti da alcuni attori dei film western di quel periodo.
La storia seguente "Topolino e l'elefante" si inserisce nello stesso filone di quella di Piedidolci, dello struzzo Oscar e della leonessa Lea: Topolino di trova a dover affrontare una serie di disastri causati dall'improvvisa apparizione nella sua vita quotidiana di un elemento perturbatore, questa volta rappresentato da un elefante acquistato per errore ad un'asta. Fa la sua prima apparizione Eli Squick, un personaggio destinato ad essere uno dei "cattivi" più famosi contro i quali Mickey dovrà? battersi, anche se non verrà? quasi mai utilizzato dagli autori italiani: ricordiamo una sua apparizione ne L'Inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto.
"Topolino nel paese dei califfi" è una divertente avventura di Topolino nel lontano oriente, ma non in quello reale, bensì nella versione dell'oriente tipicamente hollywoodiana, più simile a quella delle Mille ed una Notte o a I viaggi di Sinbad piuttosto che a quella della realtà? di un paese islamico degli anni trenta. Spesso alcuni atteggiamenti di Topolino nei confronti degli orientali (o degli indigeni nelle storie che si svolgono in Africa, come abbiamo visto in "Topolino e il gorilla Spettro") sono stati erroneamente considerati come razzisti, senza considerare che non si tratta di un oriente (o di un'Africa) reale, ma "di una Hollywood di cartapesta, dove un paese islamico è reso contaminando gli scenari di un'Arabia ipotetica con quelli degli USA roosveltiani, pieni ancora di infiniti personaggi succosi, divertenti, attraenti, proprio come quelli che costituiscono la folla delle Mille e una Notte"(1). Questa è forse l'ultima storia della saga di Mickey ad avere i frenetici ritmi dei cartoon dell'epoca, da questo punto in poi Topolino di distaccherà? definitivamente da quegli schemi per divenire un personaggio sempre più votato all'avventura "vera".

(1) Da Antonio Faeti: "In trappola con il Topo", Einaudi, 1986. pag. 276.

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Il volume di questa settimana di apre con "Topolino e Piedidolci cavallo da corsa", la prima storia di una sorta di mini-serie che hanno per tema le corse nella città di Topolinia e che vedranno per protagonisti diverse specie di animali. Interessante notare come Topolino ancora non sia lo smaliziato detective che siamo stati abituati a conoscere, infatti si fa raggirare con estrema facilità? da due imbroglioni che riescono a spacciargli Piedidolci per un vero cavallo da corsa, privandolo così di tutte le sue sostanze. Il personaggio di Piedidolci apparirà? ancora nelle tavole domenicali in brevi sketch.
Storia fino a pochi anni fa non molto conosciuta al di fuori del circuito amatoriale, "Topolino Poliziotto e Pippo suo aiutante" risulta invece abbastanza significativa per il fatto di contenere due avvenimenti decisivi per il futuro di Mickey. Innanzitutto c'è l'esordio nelle strisce quotidiane di Pippo, lo strampalato amico, e per certi versi alter-ego, di Topolino (che aveva già? fatto il suo esordio assoluto l'8 gennaio dello stesso anno sulle tavole domenicali); è però un Pippo ancora molto diverso da quello dei giorni nostri, e non solo dal punto di vista grafico: è meno stralunato, più sciocco e anche un po' disonesto, dato che ruba i mobili che gli sono necessari per la sua agenzia investigativa. C'è poi una vignetta nella quale Topolino pronuncia la frase "A me nulla piacerebbe di più che essere un detective", una battuta che influenzerà? pesantemente lo sviluppo del suo personaggio presso moltissimi autori, specialmente italiani, tradendo un po' le sue ambizioni avventurose a scapito di storielle gialle di poco significato. In Italia la trama di questa storia è stata ripresa in Italia da Pavese (probabilmente) e Giovan Battista Carpi, che l'hanno fatta interpretare dalla banda dei paperi.
Segue "Topolino contro il pirata e contrabbandiere Gambadilegno", che si svolge in due fasi distinte: la prima durante la quale Topolino e Minni (che decide di seguirlo nell'avventura) portano dei soccorsi aerei ad una cittadina isolata dalla neve, ed una seconda che vede lo scontro tra Mickey e Gambadilegno. La presenza di Minni dà? modo di sviluppare un aspetto particolare del rapporto di contrasto tra Topolino e Gambadilegno: quest'ultimo infatti dimostra nuovamente (la prima volta avvenne in Topolino e i pirati) di essere interessato a Minni, situazione che sarà destinata a ripetersi anche in seguito.

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Il volume si apre con una delle storie che personalmente ho amato di più, fino a consumare l'Oscar Mondadori (Topolinissimo 1932) che la conteneva: "Topolino e i pirati", una delle più lunghe e famose avventure di Mickey, dove incontriamo per la prima volta il gorilla Spettro e Capitan Toporagno, destinati ad apparire di nuovo nelle avventure di Topolino. Specialmente il capitano avrà per mare lo stesso ruolo che lo zio Mortimer ha per il West e il capitano Doberman per le avventure aviatorie, quello, cioè, di elemento giustificante per fornire maggiore coerenza alle avventure di Topolino. Così come nell'episodio dell'isola misteriosa, incontriamo nuovamente una tribù di cannibali che sembrano ricalcati su quelli delle comiche mute degli anni venti, più simili a clown che a selvaggi veri e propri... figure che le recenti politiche editoriali della Disney negli Stati Uniti non potrebbero più permettere.
La storia seguente "Topolino e Orazio nel castello incantato" si inquadra nella scia del successo delle pellicole "gotiche" prodotte ad Hollywood in quegli anni: anche Topolino vive, assieme ad Orazio, la sua avventura horror nel tentativo di salvarsi dal folle piano di conquista del mondo organizzato da tre scienziati. Anche in questo caso la trama si ispira a quella di un cartone animato uscito lo stesso anno con il titolo di The Mad Doctor, dove il numero dei professori è di uno solamente. Degno di nota è il fatto che nella striscia del 17 novembre del 1932 due degli scienziati osservino Mickey e Orazio tramite l'utilizzo del visivox, una specie di televisore ante-litteram che precedeva di alcuni anni gli apparecchi televisivi veri e propri. Non sarà questo l'unico caso di "profezia tecnologica" ad apparire nelle strisce di Mickey.
La breve storiella "Topolino e l'accalappiacani" serve a consolidare il rapporto tra Topolino e il suo cane, grazie alle peripezie che i due dovranno affrontare a causa di un accalappiacani del tutto simile a Gambadilegno (compresa la gamba di legno).
Ma il pezzo forte del volume è senza dubbio "Topolino eroe dell'aria"! Si tratta di un ritorno al primo amore di Mickey: avevamo fatto la sua conoscenza (solo tre anni prima) mentre sognava di emulare le imprese aviatorie di Lindbergh con i mezzi artigianali che aveva a disposizione nella sua fattoria. Ora Topolino ha l'occasione di realizzare il suo sogno a bordo degli aeroplani del servizio postale statunitense. In questa storia possiamo vedere le prime iniziative propagandistiche del Mickey made in USA: in quegli anni i destini dell'aviazione civile ancora non erano ben definiti, e in molti pensavano che i dirigibili potessero rappresentare il futuro. A bordo di un piccolo aereo fabbricato negli Stati Uniti (e messo a punto dal fidato motorista Musone) Topolino riesce a sconfiggere i pirati dell'aria che si trovavano a bordo di un dirigibile, del tutto simile ad uno Zeppelin di fabbricazione tedesca. Questa storia è stata la prima a venire pubblicata in Italia sulle pagine di Topolino Giornale, tra l'altro con pochissimo ritardo rispetto alla data di pubblicazione originale. Altro numero imperdibile!

Recensione di Paolo


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La storia "Topolino nell'alta società" parte con Topolino, salito alla grande ribalta del successo grazie alla vittoria ottenuta contro Spaccafuoco, che ora vive un suo grande momento di popolarità nella comunità di Topolinia, che nel frattempo è cresciuta ed ospita tra i suoi più qualificati esponenti i coniugi De Segugis (traduzione assolutamente sconclusionata ed immotivata, visto che l'originale riportava un brillante "Porkfeller"!), rappresentanti dell'alta borghesia e buoni amici della migliore società europea. à proprio in quest'ambiente dorato e già un po' fuori dai tempi che piombano gli allegri Mickey e Butch, come se fossero degli ambasciatori della nuova democraticità statunitense che demolisce i vecchi miti europei. Durante lo svolgimento della storia venne lanciata sulle strisce la promessa, dallo stesso Mickey, il 18 maggio 1931, di inviare una sua foto con dedica a chiunque ne avesse fatto richiesta.
La storiella seguente "Topolino domatore e saltimbanco" è composta di gags incentrate sulla vita nel circo, va notato il fatto che già da questa storia Topolino sembrerebbe gradire avventure sentimentali con soggetti diversi dalla "solita" Minni, in questo caso si tratta di Madamigella Maltese, la cavallerizza del circo, ma specialmente in seguito (dalla metà degli anni '40) simili tentazioni si faranno sempre più frequenti.
Con "Topolino e gli zingari" si inaugura finalmente il primo ciclo di grandi avventure di Mickey, da questo punto in poi, salvo brevissime eccezioni, si susseguiranno storie avventurose ad ampio respiro, dove il carattere di Mickey inizierà a definirsi per realizzarsi compiutamente durante la sua golden age nella seconda metà degli anni trenta. Curioso da notare come sui vestiti di un'indiana nella striscia del 6 agosto del 1931 vi sia disegnata una svastica. Certo sarebbe interessante sapere se anche nell'edizione originale di un'altra striscia, stavolta del 28 agosto, vi sia nuovamente il simbolo nazista nella colonnina separatrice tra la quarta e quinta vignetta così come nella versione italiana.
"Topolino e i due ladri" può essere considerato come il primo episodio con un impianto narrativo realmente articolato, dove tutti i canoni dell'avventura tradizionale vengono rispettati. Anche quest'episodio si basa sulla trama di due cartoni: The Klondike Kid (1932) e Mickey's Meller Drammer (1933). Va citata anche un'originale idea di alcuni storici del fumetto (in particolare Alfredo Castelli) secondo i quali il Mickey Mouse che esordì nel 1928 era un ragazzo di colore trapiantato nel sud degli States, perciò la sua interpretazione dello Zio Tom nel dramma messo in scena nella prima parte della storia potrebbe essere intesa come un suo ritorno alle origini, alle "radici". Dal punto di vista grafico notiamo come già dalla sua seconda apparizione Gambadilegno inizi a dare dei grattacapi a Gottfredson con il problema della sua gamba di legno: di solito è la sinistra, ma a volte viene disegnata a destra , fino alla storia Topolino e il boscaiolo, dove verrà abbandonata (quasi) definitivamente.
Cinque stelle al volume, due alla traduzione!

Recensione di Paolo


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L'attesa è finita: dopo il lungo periodo dedicato alle strip autoconclusive, si riparte con il Mickey Mouse classico, quello degli esordi: la prima storia di Mickey riprende nelle sue fasi iniziali il plot di Plane Crazy, il primissimo cartone animato di Topolino, per poi sviluppare una serie di gag, senza apparente legame tra di loro, ma ricche del fascino proprio dell'antiquariato del fumetto, e ancora oggi fresche e piacevoli da leggere anche per la prima volta. Si è lungamente dibattuto sulla presunta "impubblicabilità" delle strisce raffiguranti i cannibali, a causa di una non meglio individuata "politically correctness", ma ora che tutti possono effettivamente vedere di cosa si tratta, credo sia impossibile trovare alcunchè di sconveniente in quella che è da considerarsi come una comica.
Da notare anche come il finale della storia subisca un cambiamento di trama rispetto al cartone animato, mostrando una tendenza che, invece, nel futuro sarà opposta: il finale originario prevedeva che Minni picchiasse con un ferro di cavallo Mickey, che stava ridendo del fatto che le fossero scivolate giù le mutandine; qui il ferro di cavallo viene invece tirato in aria per esprimere un desiderio: si tratta di un finale più edulcorato, forse dettato dall'inesperienza nella gestione dei fumetti a strisce che invece, proprio per loro natura, vengono a contatto con un pubblico più adulto (i lettori dei quotidiani) di quello cui erano destinati i cartoni.
"Topolino e la valle infernale" è la prima avventura ad ampio respiro di Mickey, dove appare la prima striscia realizzata da Gottfredson. Oltre al disegnatore dello Utah, in questa storia fanno il loro esordio molti dei principali comprimari di Mickey: Clarabella, Orazio, Gambadilegno, Lupo e Mortimer, uno zio di Minni che verrà utilizzato altre volte per giustificare viaggi di Topolino nel West.
Già con "Topolino e il bel gagà" l'impatto grafico di Mickey si differenzia notevolmente da quelle precedenti: il tratto è più morbido, più elegante; è la prima delle avventure cittadine che vedranno Mickey come protagonista, e sarà interessante vedere come la piccola cittadina di Topolinia crescerà insieme al nostro eroe: al momento non è altro che un borghetto rurale, con pochi abitanti, tra questi facciamo subito la conoscenza dei genitori di Minni e di due strani paperi (apparsi il 31-10 e l'1-11) che potrebbero essere considerati i genitori di Paperino. Sorprendentemente in questa storia viene trattato anche il tema della morte, anzi del suicidio (per giunta si trattò di un'idea dello stesso Walt Disney): Mickey, convinto che Minni si sia innamorata di Felice (il bel gagà), tenta in modo maldestro di togliersi la vita. A titolo di curiosità voglio sottolineare due apparizioni: una prima ha come protagonista, nella prima vignetta della striscia del 27 settembre, Oswald the Rabbit, il personaggio sviluppato da Disney prima di Topolino, e un'altra, ancora più strana, nell'ultima vignetta della striscia seguente: si tratta di un misterioso sosia di Topolino completamente bianco (grigio su questa edizione) e dall'aspetto di un agnello.
La storia "Topolino in guerra col gatto Nip" è una delle prime storie di Mickey ad aver avuto grande successo nel nostro Paese, forse anche a motivo del fatto che l'albo della collana "Nel Regno di Topolino" aveva una superba copertina realizzata dall'illustratore Antonio Rubino. Anche in quest'avventura il contesto urbano è quello di una periferia isolata di una piccola cittadina, che a volte ricorda i paesaggi lunari e surreali di George Herriman, ma quello che si inizia a vedere con forza è l'approccio psicologico ai personaggi definito da Gottfredson, dal rissoso bullo Nip a Billo il marinaio, senza dimenticare l'ambiguo garzone!
Chiude il volume la divertente "Topolino vince Spaccafuoco", che, tra gli altri, presenta due spunti degni di nota: il primo è il nome dell'avversario di Topolino, che nella versione americana di Creamo Katnera riecheggia il nome dell'italiano Primo Carnera, eroe dei ring americani di quel periodo; e poi il ritorno di un personaggio secondario delle avventure precedenti: Butch, lo Sgozzatore, anche conosciuto come Sgozza, che farà da spalla a Mickey nella storia seguente ben prima di Pippo, e anticipando anche Orazio.
Purtroppo non posso andare oltre le 5 stelle, ma il questo volume merita l'acquisto come poche altre cose!

Recensione di Paolo


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Il volume di questa settimana si apre con "Topolino e Pluto innamorato", storia satirica sulle caratterizzazioni femminili nell'universo di Mickey, dove però Minni ha un ruolo secondario e del tutto mortificante nel confronto con le altre due figure femminili della storia: la prima di questa figure appare quando Pluto porta a casa una piccola cagnetta moribonda che, una volta rimessasi in forma, dimostra tutta la sua forza di carattere prevaricando Pluto che però non sembra soffrirne, perché follemente innamorato. Nonostante l'amore dimostrato da Pluto, Topolino tenta, forse per una latente forma di gelosia, di disfarsi della cagnetta cercandone la legittima proprietaria. Quando questa viene rintracciata risulta essere un'affascinante francese (simile a molte delle affascinanti figure femminili create da Gottfredson in quegli anni) che ridicolizza Topolino nel ringraziarlo: lo solleva da terra per baciarlo (lei è alta più del doppio di lui) come se fosse un bambino: una donna "vera" risulta essere decisamente troppo per Mickey. Proprio nel momento in cui Mademoiselle Clu Clu esprime la sua gratitudine a Topolino, entra Minni, che si dimostra gelosa e possessiva ai limiti del ridicolo (specialmente nel confronto con la francese).
A chiusura dell'epica serie delle strisce "a continuazione" di Mickey, giunge "Topolino e il piccolo Davy Crockett", l'ultima storia a continuazione del ciclo di Topolino, e scorre via malinconica tra le premonitrici preoccupazioni ambientali di Davy e la nuova caratterizzazione del Grillo Parlante, per l'occasione ribattezzato Grillo Crockett, sempre più lontano dall'originaria versione di Collodi. La saga è alla fine, Topolino è annoiato, più preoccupato di fare da buon tutore a Davy e a Tap piuttosto che di dividere con loro l'avventura. Alla fine resterà solo, anche l'ultimo degli alieni verrà neutralizzato (dall'ispettore scolastico). Mickey ha percorso tutto il suo cammino evolutivo, ed ora ha anche finito di discendere la china: l'eroe ragazzo della golden age è maturato, ha lasciato il posto al topo "inquieto" degli anni della guerra e si è poi evoluto nel personaggio sempre più umano (e perciò insicuro, amaro e vulnerabile) caratterizzato da Walsh. Mickey ha esaurito il suo compito, non ha più nulla a che spartire con la società in cui vive; il suo ruolo è stato preso da Paperino, dal Donald Duck di Barks che lo ha oramai superato in popolarità. E a questo proposito ci piace sottolineare come l'ideale passaggio di consegne avvenga simbolicamente proprio nell'ultima vignetta dell'ultima storia: Topolino guarda annoiato il lavoro di una scavatrice, proprio come Paperino ed i suoi nipoti osservavano la stessa scavatrice (così ci piace pensare) all'inizio di Paperino e la scavatrice nel 1949, cioè proprio nel periodo in cui stava avvenendo il sorpasso di popolarità anche nei fumetti.
Non mi dilungo sulle strisce autoconclusive, pur interessanti, ma non paragonabili per spessore ed interesse a quanto visto sinora.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con "Topolino e il terraplano" l'ultima avventura "di viaggio" di Mickey che viene coinvolto, suo malgrado, in una strana guerra tra gli abitanti del sottosuolo terrestre: il popolo di Concavia contro gli inquietanti Twitz, esseri bidimensionali che possono rendersi invisibili camminando di lato. Divertente l'idea di Wing Ding che per convincere Mickey ad intervenire sommerge lui e gli abitanti di Topolinia di asfissianti gentilezze di ogni tipo.
Personalmente trovo molto piùinteressante le seguenti, a cominciare da "Topolino e l'orfanello riformato": la storia si apre con una divertente satira di Gottfredson e Walsh sui moderni stili di arredamento, spesso abbiamo assistito a simili critiche delle idee "moderne" nelle strisce di Mickey, spesso anche basate su pregiudizi. Il parco giochi dove Big Ben tiene prigionieri i bambini è una rivisitazione gottfredsoniana del Paese dei Balocchi di Pinocchio che riesce a tener testa all'originale mantenendo quasi del tutto inalterate le orrorifiche atmosfere del film disneyano. A mio avviso il risultato è stato ottenuto ancora una volta grazie alla caratterizzazione dei personaggi presenti nel parco: agiscono tutti freddamente e con la consapevolezza delle loro azioni rifuggendo l'istintiva brutalità del primo Gambadilegno.
In "Topolino e lo zio in ozio" Mickey rende omaggio al mito americano degli anni ormai passati. Lo zio di Mickey appare improvvisamente nella sua casa ed il suo aspetto subito potrebbe far squillare un campanello d'allarme: si tratta di una deformazione di Topolino, o forse di una sua proiezione nel futuro: è Topolino stesso ma invecchiato. Non si tratta della figura dell'alieno apparsa sinora, ma piuttosto di una figura che Antonio Faeti definisce "un cumulo di angoscianti rimproveri contro una società ed un'epoca che hanno distrutto ogni sogno".
Ma l'ultima epoca in cui il sogno americano è stato mitizzato non è forse quella roosveltiana degli anni Trenta? E non è forse proprio in quel periodo che Mickey ha vissuto le sue imprese "eroiche"? Considerando queste idee non sembra poi così strana l'identificazione Topolino-Gudger: Mickey se fosse restato quello che era nella golden-age oggi sarebbe un disadattato, costretto a rifugiarsi in un ospizio dove vivere di ricordi alla luce del crepuscolo del suo mito. La pesantezza di questa chiave di lettura della storia viene addirittura a rafforzarsi nell'analisi di due spunti satirici presentati dal duo Gottfredson-Walsh: già nel 1954 l'influenza dei mass-media era tale da indurre il sindaco di Topolinia a fornire il suo (modesto) contributo alla costruzione della casa-ospizio dello zio Gudger in quanto l'evento era ripreso dalle telecamere e le elezioni erano vicine; inoltre viene evidenziato come il "buonismo" delle istituzioni scoutistiche faccia si che tutta la parte "migliore" della società contribuisca alla costruzione della Casa di riposo Gudger, così da poter rinchiudervi i superstiti di un'epoca oramai lontana e capace solamente di far sorgere pesanti rimorsi e complessi di colpa nella popolazione americana (valga per tutti la figura dell'indiano Suona-Più-Forte).
Chiude il volume la storia "Topolino e Pippo cervello del secolo", che porta il commiato di Pippo dalle strisce giornaliere a continuazione: dopo una misteriosa visita a Mickey, Pippo sparisce per lungo tempo, finché non verrà riconosciuto da Topolino in Mister X, un geniale scienziato che di Pippo sembra avere solamente l'aspetto: si tratta in effetti di un vero genio, e di un genio votato al bene dell'umanità al punto di creare, grazie ai prodigi dell'ingegneria genetica, la mucca nana Berenice: un animale in grado di migliorare il comportamento di chiunque beva il suo latte. Ancor più che in Pippo a Hollywood qui è lampante la similitudine con il film di Laurel & Hardy "Noi siamo le colonne" del 1940 dove Stanlio, grazie ad un colpo in testa, diventa un illustre professore universitario campione di scacchi. Ala fine delle due avventure entrambi "rinsaviscono" perdendo le loro facoltà che sarebbero state una minaccia forse troppo grande per l'umanità...
Come si fa a non dare per l'ennesima volta 5 stelle ad un volume di questa collana?

Recensione di Paolo


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Il volume, sontuoso anche qesta settimana, di apre con "Topolino e il deserto del Nulla": una storia di fantascienza che prende le mosse dalla presenza di Topolino e Pippo nel deserto alla ricerca di uranio, il nuovo miraggio della società statunitense che ha sostituito l'oro nelle mire dei cercatori. I due vengono intercettati da un robot che obbedisce agli ordini di Hoosat (una bella aliena che ricorda le figure disegnate da Alex Raymond nel suo Flash Gordon) e di suo padre; quando Topolino e Pippo sono sul punto di essere uccisi, di nuovo si utilizza il mito di Pocahontas per salvarli, ma stavolta è Pippo ad essere il prescelto da Hoosat, che lo trova bellissimo. Portati nello spazio i due riescono poi a fuggire ed a tornare sulla Terra, mentre il loro amico Magneto, fuggito con loro, preferisce continuare l'avventura spaziale da solo sentendosi un diverso, e temendo di non essere accettato. In occasione dell'arrivo sulla Terra assistiamo ad una significativa gag: durante il loro volo Topolino e Pippo passano sopra il Cremlino e vengono subito attaccati dalla contraerea, quando poi si trovano a volare sulla Casa Bianca l'accoglienza è la stessa. Ma non è finita: quando riescono a toccare terra in un campo giochi, i due vengono criticati da un'anziana signora che li accusa di perdere tempo con i loro giochi. Che non ci sia più posto per Topolino in questa società?
E arriviamo a "Topolino contro Topolino": a mio avviso si tratta di uno dei capolavori assoluti della saga: le radici per l'ispirazione della storia sono da ricercarsi nel Dottor Jekyll di Stevenson, ma subito l'atmosfera della storia si tramuta in quella dei classici noir del cinema degli stessi anni, ed in particolar modo dell'opera di Hitchcock (le stesse atmosfere che caratterizzeranno molte storie di Romano Scarpa). Al suo ritorno dallo spazio Topolino trova che i suoi concittadini gli sono divenuti ostili: questo è dovuto alle malefatte compiute da Miklos, un suo sosia che, all'insaputa di tutti, ha preso il posto di Mickey per compiere i suoi crimini, e per tormentare gli amici del vero Topolino. Quando Topolino scopre l'inganno non può denunciare l'impostore perché questi tiene prigioniero Pluto: le vignette che ci mostrano come Miklos abbia ridotto il cane di Topolino sono tra le più impressionanti di tutta la storia. Altamente destabilizzante per l'identità di Topolino risulta essere il vero piano di Miklos: ucciderlo e sostituirsi a lui per continuare a vivere il resto della sua vita da rispettabile cittadino: si tratta di una minaccia molto più grave di quella della morte: significa annullare tutto il suo vissuto, eliminare il suo ruolo nella società, annullare la sua memoria storica. Dal punto di vista grafico assistiamo a quello che è l'apice della perfezione stilistica di Gottfredson: Miklos è del tutto identico a Topolino, ma Gottfredson riesce comunque a dargli delle espressioni profondamente diverse con delle minime variazioni nel disegno della bocca e degli occhi.
Per "staccare" un po' dalla tensione dell'episodio precedente, Gottfredson e Walsh realizzano "Topolino e la scarpa magica", un episodio ispirato alle leggende del folklore irlandese: perseguitato da un insistente singhiozzo, Topolino effettua un viaggio in Irlanda nella speranza che il cambiamento d'aria possa farlo guarire, ma giunto sull'isola dovrà scontrarsi nientemeno che con Gilhooley, il re dei folletti irlandesi: si tratta dell'ennesimo piccoletto che interpreta la parte del villain nelle avventure di Mickey: con il passare del tempo si è ridotta la pericolosità dei "cattivi" di grande stazza: oggi il pericolo vero proviene da questi piccoletti che utilizzano l'astuzia e l'inganno per realizzare i loro piani e sono molto più subdoli dei maldestri avversari dei primi anni.
Chiude il volume "Topolino e il gorilla Cirillo": in questo episodio (non ci sembra più il caso di utilizzare il termine "avventura") Topolino si trova a doversi accollare Cirillo, un gigantesco gorilla, che un suo zio non può più ospitare. Le gags della storia sono imperniate sul ruolo vincente che Cirillo sembra ricoprire nella società in cui vive Topolino, a differenza di quanto era avvenuto per lo struzzo Oscar e per il selvaggio Giovedì: Cirillo è benvoluto da tutti ed è spesso portato come esempio da imitare. In base a questo, e a quanto già detto in nota a "Topolino e il deserto del Nulla", è lecito domandarsi se a questo punto non sia diventato Topolino stesso l'alieno, la causa scatenante di gags e di alterazioni dell'ordine costituito: un personaggio, perciò, adatto ad interpretare una serie di gags autoconclusive piuttosto che vere e proprie avventure...

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con una delle storie meglio conosciute del periodo "tardo" di Topolino, forse anche perché è stata ristampata molte volte. In "Topolino e lo spettro fallito" ritroviamo uno dei motivi caratteristici dei primi anni trenta: Topolino deve misurarsi con uno spettro, in particolare con quello di Brian il Nero, rimasto sepolto nella casa ora abitata da lui e da Pippo. Ma negli Stati Uniti del dopoguerra, oramai, non c'è più timore neanche per i fantasmi: il dottor Destino è in grado di imprigionarli con una macchina di sua invenzione (che precorre quelle dei "ghostbusters" del film di Ivan Reitman) ed imbottigliarli per fargli poi eseguire i suoi progetti criminosi. Dalla lettura della storia spuntano almeno un paio di curiosità che vale la pena di sottolineare: quando Topolino è alla ricerca del suo amico fantasma scomparso, chiede delle informazioni ad Orazio e proprio in quella vignetta (17 settembre) possiamo vedere come gli anni abbiano cambiato la città di Topolinia ed i suoi abitanti: Orazio non è più lo stesso personaggio sbruffone e pieno di sé, sembra piuttosto un annoiato marito che torna a casa la sera dal lavoro, e sullo sfondo il profilo della città dimostra come questa sia cresciuta, con svariati grattacieli e macchine di lusso. Nello studio del dottor Destino, poi, gli scheletri con cui Topolino gioca a carte sembrano una lontana reminiscenza della vecchia silly Simphony disneyana The Skeleton Dance.
Con "Topolino e la macchina Toc Toc" inizia la serie dei parenti di Pippo, destinata ad aver successo presso altri autori, anche italiani: Pippo chiede a Topolino di badare per qualche tempo al suo strampalato zio Sfrizzo, un rivoluzionario inventore di macchine impossibili, tra le quali la macchina del tempo che permette a Mickey di viaggiare nei secoli passando dalla rivoluzione per l'indipendenza degli Stati Uniti alla Roma imperiale dei kolossal hollywoodiani dell'epoca che viene sapientemente messa alla berlina, sino ad un futuro ben diverso da quello delle "meraviglie del domani": qui sono tutti felici, il crimine è debellato, gli individui vivono in armonia tra di loro: tutto è stato reso possibile dal fatto che ora a governare la terra è un fiore.
"Topolino e l'anello di Re Mida" è un'avventura a sfondo amaro per Topolino: in seguito all'aiuto dato ad uno zingaro, Topolino riceve in regalo il mitico anello di Mida, che gli consente di arricchirsi in brevissimo tempo. Ma la ricchezza non permette a Topolino di essere realmente soddisfatto: i suoi tentativi di fare beneficenza vengono subito frustrati (così come avveniva nella storia della lampada di Aladino), la sua personalità cambia anche perché diviene succube della sua affascinante segretaria, la signorina Crespi, la quale, però, mira ad ucciderlo per impossessarsi di tutte le sue ricchezze (di nuovo assistiamo al binomio bellezza-malvagità nelle donne di Gottfredson, tema che viene affrontato anche dall'interessante articolo di Boschi a corredo del volume). Alla fine interverrà di nuovo lo zingaro a mettere le cose a posto, e Topolino potrà "tranquillamente" tornare in miseria.
In seguito al tracollo finanziario subito nell'avventura precedente, Topolino decide di partire alla volta dell'isola di Neraperla per riuscire a trovare delle perle nere di altissimo valore. Durante il viaggio in nave di Topolino si sviluppano delle gags con degli strani personaggi, tra i quali spicca l'illusionista Khan-Doo con il suo koala Alì. Riappare anche, per l'ultima volta, Gambadilegno, con il suo vecchio arto in legno ed a capo di una banda di pirati sottomarini (anche se si è dovuto adattare ad acquistare il sottomarino a rate!). Da notare che nella storia sono presenti, verso la fine di maggio, delle strisce che decantano la bellezza delle isole Hawaii, a favore delle quali in quel periodo stava iniziando una campagna promozionale per la loro annessione agli Stati Uniti come nuovo stato dell'unione (annessione poi ratificata nel 1959). Quando Topolino sbarca sull'isola di Nera Perla, la tribù che incontra parla un incomprensibile linguaggio (inglese al contrario), è capeggiata da un re che ha frequentato due università e le loro donne portano tutte la stessa maschera per evitare litigi per stabilire chi sia la più attraente.
Il volume, pur non raggiungendo le vette dei numeri immediatamente precedenti, merita le cinque stelle anche per "celebrare" il raggiungimento, da parte di Gottfredson, delle sue vette stilistiche: le inquadrature, le espressioni dei personaggi, le scelte dei comprimari: stavolta, oltre alle trame, ci sono anche i disegni ai massimi livelli.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con "Topolino, Eta Beta e il tesoro di Mook": forse il capolavoro dell'aspetto politico della saga, la storia che più di ogni altra scopre i riferimenti reali delle allusioni precedenti e che non risparmia le critiche ad entrambi i fronti. La storia si apre con l'episodio del ritrovamento del primo indizio della caccia al tesoro nel libro "Lo strano viaggio di Bombo Bambo" la cui inquietante copertina è misteriosamente animata. La caccia al tesoro poi proseguirà per molti paesi: l'Irlanda, una spettrale e nebbiosa Londra, una Parigi involgarita dal turismo di massa, l'Egitto popolato di fantasmi pavidi ed una Turchia popolata da improbabili spie che offrono i piani della bomba H per sette dollari (compreso un servizio di piatti in omaggio...). Alla fine del loro viaggio i due si ritroveranno prigionieri di Aygotcha, la dark lady per eccellenza del ciclo gottfredsoniano. Superata la cortina di ferro (qui rappresentata come un ostacolo fisico e reale) Topolino ed Eta Beta si confrontano con l'immagine dell'Unione Sovietica che la propaganda statutitense intendeva suggerire in quegli anni: i loro ufficiali pluridecorati hanno guadagnato le loro medaglie per essersi puliti gli stivali, i loro carri armati sono solamente una facciata in cartapesta, la gente sorride solamente perché costretta ad indossare un elastico che tira gli angoli della bocca. Ma il vero "coup de theatre" si realizza nella striscia del 19 maggio del 1950, quando il "compagno generale, capo del servizio segreto" risulta essere nientemeno che Gambadilegno. In Italia una presa di posizione così netta non passò inosservata ai traduttori dell'epoca, che tolsero dal testo la parola "compagno" e cancellarono da tutte le divise e medaglie la stella della repubblica socialista. La caccia al tesoro si conclude con il ritrovamento della lampada di Aladino, e dello stesso Moook che risulta essere un potente genio in grado di realizzare tutti i desideri. Nel finale della storia la propaganda antisovietica delle strisce viene stemperata dall'atteggiamento ugualmente caustico che Gottfredson e Walsh adottano nel descrivere l'atteggiamento del Pentagono nei confronti di Moook, subito arruolato con il grado di sergente.
"Topolino buffone del Re" si apre con l'addio di Eta Beta a Topolino: ufficialmente perché Eta Beta aveva nostalgia della sua famiglia, ma secondo molti perché stava sempre di più offuscando il ruolo di protagonista principale di Topolino. In questa storia i comprimari di Mickey sono Gas Gas e Giac, i due topolini del lungometraggio Cenerentola (presentato nel giugno dello stesso anno), da Gottfredson trasformati in topi di dimensioni più grandi per farli interagire meglio con Topolino, e comunque continuiamo a vedere un Topolino "trascinato" all'avventura e non più irrequieto come negli anni precedenti, e lo stesso discorso può farsi per "Topolino e la città subacquea", avventura sottomarina di Mickey che, grazie ad una cintura messa a punto da un inventore alquanto strampalato, riesce a respirare ed a parlare sott'acqua. Nel corso della sua immersione trova una strana società sommersa nella quale i valori normali risultano capovolti rispetto alla superficie: i ladri non vengono puniti, mentre c'è la pena capitale per chi dovesse comportarsi in modo sgarbato. In una visione complessiva dell'impianto satirico realizzato da Walsh e Gottfredson, possiamo vedere questa come una satira della società perbenista ed intrisa di buone maniere ipocrite.
In "Topolino e la mosca zeta-zeta", in seguito alla conclusione dell'avventura precedente, Topolino si trova a sbarcare sulle coste dell'Africa, dove viene punto dalla mosca zeta zeta, i cui effetti letali lo inducono a cercare l'antidoto in una regione inesplorata, guidato dal compassato gorilla Jeffrey (quanta nostalgia per la precedente avvventura in Africa, dove Topolino era guiudato sempre da uno scimmione, ma di tutt'altro stampo: il gorilla Spettro). Durante la sua ricerca Mickey si imbatte prima in una tribù di selvaggi a due facce (salvo qualche eccezione che ne ha quattro) che lo aiuteranno a fargli passare la febbre e a raggiungere il regno della Dea dell'Oro (ennesima figura femminile "fatale" di Gottfredson) dove potrà definitivamente guarire dagli effetti della puntura. Ma la dea si rivelerà un pericolo mortale per Mickey che riuscirà a sfuggirle solamente grazie all'aiuto di una graziosa schiava.
Chiude il volume "Pippo a Hollywood": dopo un lungo girovagare per tutto il mondo (mancava da casa dall'avventura che apre il volume) Topolino torna nella sua città dove trova ad attenderlo Pippo in groppa alla sua cavalla: durante l'assenza di Mickey è diventato una stella della televisione, il nuovo elettrodomestico già entrato nelle case americane e già creatore di nuovi miti (indipendentemente dal loro valore, sembra suggerirci Gottfredson). In seguito al travolgente successo di pubblico ottenuto, Pippo viene scritturato da un produttore hollywoodiano per una serie di film. Per poter sfruttare al meglio le doti di Pippo, Topolino decide di ricorrere all'aiuto di un ipnotizzatore, ma il risultato è quello di rendere Pippo insopportabile, in una serie di strisce che ricordano la trasformazione subita da Stan Laurel in "Noi siamo le colonne". Alla fine dell'avventura la fama di Pippo svanisce nel nulla facendo sì che rinsavisca, ed anche Topolino, innamoratosi della bella Hester O'Hiter, rinsavisce nel momento in cui scopre la sua vera età: le illusioni create da Hollywood sono durate pochissimo.
Per quanto riguarda il voto... la presenza della prima storia fà si che anche se il volume avesse contenuto le storie de lupo cattivo di Glenn Schmitz, o le storie di Paperino e Cip & Ciop dello studio Diaz o i Wizard of Mickey, il voto sarebbe stato comunque di 5 stelle... figuriamoci con le altre storie di Gottfredson!

Recensione di Paolo


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Avevamo lasciato Topolino e Eta Beta alle prese con l'atombrello e le spie, ora, forse per allentare un po' la tensione creata dalle due storie precedenti, arriva l'avventura "Topolino e il processo di Eta Beta" composta per la maggior parte di gags autoconclusive sul problema dell'integrazione dell'alieno Eta Beta nella società americana. Anche in questa storia non mancano caustici spunti d'ironia da parte del duo Gottfredson-Walsh, come nella caratterizzazione dello psicologo austriaco incaricato di decidere sulla sanità mentale di Eta Beta.
La storia seguente, "Topolino e lo strano potere di Flip", vede il ritorno di Gambadilegno (per l'occasione con la sua vecchia gamba in legno) che tenta di sfruttare a suo vantaggio le capacità di Flip, il cucciolo di Eta Beta, che in seguito ad una malattia (la zizzosi) ha acquistato la capacità di far dire la verità a chiunque gli stia vicino. Questa sua qualità farà sì che la confessione di Gambadilegno alla fine dell'avventura sia piuttosto corposa: dopo tre giorni di interrogatorio il villain sta ancora raccontando di un assalto al treno compiuto all'età di sedici anni...
E veniamo al "pezzo forte" del numero: "Topolino ed Eta Beta nel Pianeta Minorenne". Quest'episodio fantascientifico, che potrebbe essere giudicato poco originale e basato sulle riviste di fantascienza di "serie B" dell'epoca (le cosiddette riviste pulp), va invece letto tenendo presente il periodo di guerra fredda in cui si colloca. I trigilioni potrebbero essere visti come i russi (del resto sono degli orsi, e l'orso è l'animale simbolo della Repubblica Sovietica) mentre gli umani senza volto potrebbero rappresentare gli americani, minorenni ed incapaci di battersi. Con la chiave di questa metafora, la storia presenterebbe molti aspetti molto interessanti che meriterebbero un maggiore approfondimento: ad esempio quando Topolino ed Eta Beta sono sul punto di essere giustiziati vengono salvati dal ripetersi della storia di Pocahontas, uno dei miti più amati della storia americana, però va notato come anche in questo caso Gottfredson e Walsh non si lascino sfuggire l'occasione di parodiare il mito: la principessa che salva loro la vita è (per usare le parole di Antonio Faeti nel suo fondamentale "In trappola con il Topo") "un'orsetta lardosa e butirrosa, orrenda e innamorata di Mickey" ben diversa dalla principessa indiana che salvò John Smith.
Nell'episodio successivo, "Topolino e Eta Beta nel Texas", Mickey torna nuovamente nel west, ma è un west profondamente diverso da quello delle prime avventure, ora ci sono indiani che viaggiano in spider e cow-boys organizzatori di vacanze tutto-compreso che si rivelano truffatori (tematiche già accennate in "Topolino e Billy il Topo"). In compenso i due riescono a scovare un paesino abbandonato che sembra evocare ancora qualche sensazione dei tempi andati, ma anche quello si rivelerà essere il covo di una temibile banda impegnata a sfruttare una miniera di "tredicite", una prodigiosa sostanza in grado di donare la giovinezza. A capo di questa banda c'è una vecchia donna che, grazie agli effetti della tredicite, si trasformerà in un'affascinante (e mortale) fanciulla, per la quale Topolino nuovamente perderà la testa. Alla fine dell'avventura, però, il crollo della miniera seppellirà per sempre il prezioso materiale e la temibile banda di assassini: il vecchio e selvaggio west è ora stato sepolto per sempre, con i suoi miti ed i suoi misteri.
Chiude questo volume "Topolino e la Banda della Morte": la storia prende nuovamente spunto dalle mirabolanti capacità di Flip, che ora è in grado di fiutare un crimine anche a chilometri di distanza, anche se in maniera del tutto indipendente dalla gravità dello stesso. Messe in allarme da questa sua capacità diverse organizzazioni criminali decidono di eliminare Flip con ogni mezzo. Investigando su uno di questi tentativi Topolino ed Eta Beta finiscono nella villa di Angelo Agnello, un bellissimo personaggio che sotto la sua facciata di benefattore nasconde la ben più avviata attività di criminale internazionale che ha accumulato nei sotterranei della sua villa un enorme quantitativo di denaro liquido (che ricorda il deposito di Paperon' de' Paperoni, realizzato da Carl Barks in quegli stessi anni).
Poco più su ho definito la storia del pianeta minorenne come "pezzo forte" del volume, ma mentre scrivo mi rendo conto che anche la storia del west e "La banda della morte" sono dei veri e propri capolavori... Che meraviglia questa collana!!

Recensione di Paolo


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Poco da dire: uno dei migliori numeri della serie, si parte con le ultime brevi del periodo, per poi affrontare, tutte di fila, le prime storie di Eta Beta: da "Topolino e Eta Beta, l'Uomo del 2000" a "Topolino, Eta Beta e la Spia Poeta", una carrellata di capolavori memorabile, e non finisce qui!
Non so nemmeno se abbia senso recensire un volume del genere tanto e' importante nella storia del fumetto e tanto ne e' opportuno l'acquisto, pero' mi piace mettere i miei commenti sulle storie che contiene, a cominciare proprio da "Topolino e Eta Beta, l'Uomo del 2000", l'avventura con la quale si apre l'ultimo grandissimo ciclo delle avventure di Mickey Mouse. Nelle storie a continuazione pre-belliche avevamo lasciato Topolino già sulla via della maturazione psicologica. Il Mickey che ci si presenta oggi è profondamente diverso da quello, è adulto, maturo, disincantato e alieno dai miti roosveltiani dei suoi primi anni. à il Topolino che ha vinto la guerra, ma anche grazie alla bomba di Hiroshima, è un Topolino che ha raggiunto la consapevolezza della morte e che ha provato delle pulsioni sessuali per le comprimarie delle sue avventure. Probabilmente, però, è anche un Topolino stanco, incapace di auto-motivarsi all'avventura e dunque bisognoso di un elemento forte ed alieno al suo mondo per poter ancora sostenere con successo il suo ruolo predominante nelle strisce quotidiane. E l'elemento alieno per eccellenza fa la comparsa sulle strisce della serie il 26 settembre del 1947. Eta Beta proviene dal futuro, e rappresenta il campione di un'umanità migliore (utopistica) di quella dell'epoca: è probabilmente l'iniezione di fiducia che è in grado di dare a Topolino l'energia sufficiente per ricominciare la sua attività avventurosa, ma, ormai, con un ruolo diverso: non ha più il ruolo di catalizzatore degli eventi che si sviluppano attorno a lui, ma spesso ha quello dell'osservatore, limitandosi a riportare i comportamenti e le reazioni dell'"uomo" normale di fronte ai fatti di cui si trova ad essere testimone. Ormai la sua parte avventurosa ed imprevedibile è stata fatta assumere ad Eta Beta, assimilabile ad un alter-ego di Topolino che ne incarna la parte che il topo ha perso: quella più ottimistica, più disposta all'avventura fine a sé stessa.
Il set di quattro storie che precedono l'avventura dell'atombrello serve a delineare con maggiore chiarezza le capacità e le stranezze del nuovo amico di Mickey: Eta Beta prevede il futuro, dorme sul pomo del letto, è mortalmente allergico al denaro e si nutre di piume di piccione per poi passare alle palline di naftalina, o meglio ai pnickeled pkumquats. Inoltre ha un suo cucciolo, Flip il gangarone, ispirato al Jeep creato da E. C. Segar per Popeye e presumibile risultato di operazioni di ingegneria genetica, essendo composto da "parti" di vari animali: cane, volpe, unicorno, panda, drago, eccetera. Chiaramente un cucciolo come questo non può non avere una sua dieta specifica: si nutre difatti esclusivamente di manzanilli (misteriosi animali che solo i gangaroni possono vedere).
In "Topolino, Eta Beta e l'atombrello" ci si rende conto che la guerra fredda sta iniziando, e nuovamente i protagonisti dei fumetti vengono utilizzati come efficaci strumenti di propaganda. Il pericolo della bomba atomica, nonostante i proclami degli organi ufficiali, è sentito come reale, contribuendo a diffondere un senso d'insicurezza nella popolazione degli Stati Uniti che si sente minacciata all'interno del Paese (e forse lo stesso sentimento avrà un peso rilevante nell'affermarsi del maccartismo negli anni successivi). A garantire la tranquillità degli americani, così come quella di Topolino, pensò allora Eta Beta con la costruzione dell'atombrello: uno strumento che proteggeva chiunque lo indossasse da tutti i pericoli fisici, comprese le radiazioni nucleari. Anche in quest'avventura troviamo conferma di quanto il ruolo di Topolino si stia riducendo a quello di semplice osservatore: al momento del collaudo dell'atombrello viene utilizzato lui come cavia, essendo il meno importante del gruppo...
Il volume si conclude con "Topolino, Eta Beta e la Spia Poeta", memorabile storia "politica" di Mickey: l'atombrello realizzato nell'avventura precedente potrebbe venir rubato dagli agenti di qualche potenza straniera, ed infatti Topolino ed Eta Beta si trovano subito a dover affrontare gli attacchi di un ben organizzato trio di spie che riesce a sottrarre loro il prezioso marchingegno. Durante lo svolgimento della storia assistiamo anche, nella migliore tradizione delle spy-story, alla disintegrazione di una di loro (Trucco) da parte di Eta Beta(!) e all'eliminazione di un'altra (Mirta) da parte della Spia Poeta; la stessa Spia Poeta si rivelerà essere in realtà il capo della polizia Sovietica, in possesso di insospettabili risorse come un disco volante (sul modello di quelli avvistati per la prima volta da Kennet Arnold nel 1947). Al termine dell'avventura la Spia Poeta sembrerà morire affogata a causa del peso delle medaglie sulla sua divisa che non gli consentiranno di risalire a galla... anche se ultimamente si è scoperto che le cose sono andate in maniera diversa...
Concludo proponendo le sei stelle per questo volume, ma accontentandomi di darne solo 5, causa mancanza di tempo per modificare il software di gestione delle pagine dell'edicola! ;-)

Recensione di Paolo


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Primo numero composto esclusivamente di storie brevi (che possono considerarsi quasi come delle autoconclusive), che non contribuiscono particolarmente alla crescita caratteriale e psicologica di Topolino, ma che hanno comunque un buon grado di interesse, principalmente per due motivi.
Innanzitutto la scarsa diffusione che queste strisce avevano avuto sino ad oggi nel nostro paese, stampate in maniera saltuaria, incompleta e senza organicità, in testate anche "degne", ma comunque senza quella visibilità e dignità che il lavoro di Gottfredson merita.
E poi per i "semi" che Walsh inizia a piantare per le sue future grandi avventure, facendo quasi dei "test" con i personaggi classici in determinate ambientazioni e tematiche e in rapporto ad un certo dipo di comprimari, ad esempio in "Topolino e il Pippofiore" ci sono degli elementi che verranno ripresi in "Topolino e la macchina toc-toc", "Topolino e l'eredità di Pippo" ricorda gli atteggiamenti di Pippo in "Pippo cervello del secolo", Topolino e Pippo cineasti propone dei temi che verranno ripresi in Topolino e Pippo a Hollywood, e così via.
Comunque, nel complesso, non è certo il miglior numero di questa collana, e non credo che, specialmente confrontandolo con i numeri che l'hanno preceduto, si possa andare oltre le tre stelle.

Recensione di Paolo


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L'ottavo volume conclude il primo decennio di strip: partiti dal 1936 con il Topolino alle prese con l'Uomo Nuvola, si è giunti ad avere un personaggio profondamente diverso da quello del decennio precedente: la guerra ha pesato moltissimo nella psicologia del topo, maturandolo e cambiandone ambientazioni ed atmosfere. Mentre nelle storie precedenti l'immagine della morte e della violenza venivano in qualche modo attenuate dall'idea che potesse trattarsi di un sogno, questa volta in "Topolino e la casa misteriosa", l'orrore è reale. L'impianto della storia è abbastanza complesso (e forse rapportabile al racconto di Edgard A. Poe "La caduta di casa Usher"): c'è una casa maledetta destintata al crollo, ed una sepolta viva: l'avvenente Drusilla, tipica figura di femme fatale (al cui fascino Topolino non resterà affatto insensibile) del cinema di quegli anni. La ragazza non esita ad utilizzare qualunque mezzo, pur di rientrare in possesso della sua formula, in grado di donarle l'eterna giovinezza. Alla fine dell'avventura Drusilla, insieme a Gibbo, il suo servitore deforme, perirà tra le fiamme che divorano la casa per tentare di recuperare le sue formule: la trasformazione di Topolino è veramente completa, siamo lontanissimi dalla figura dell'eroe carico di certezze e di entusiasmi impostata da Ted Osborne, il seme del cambiamento piantato da Merril de Maris ha dato i suoi frutti: Topolino è ora un antieroe, sul quale è possibile gettare le nostre fobie e le nostre angosce, e così identificarci realmente con lui.
La seconda storia del volume è "Topolino e Billy il topo", si tratta della continuity più lunga di questo periodo, ed è una rivisitazione del vecchio West in chiave parodistica, con toni a volte molto sferzanti, anche se, secondo me, lo svolgimento della storia pecca dello stesso difetto della precedente, consistente in una forte discontinuità narrativa e stilistica (anche a causa dei "cambi di guida" alle matite), salvata nell'episodio precedente dal tenore noir e drammatico dei fatti, ma che qui viene a galla visti i tempi più leggeri quando non addirittura grotteschi.
Completano l'albo una "miriade" di strisce autoconclusive, il cui unico spunto di interesse può essere quello i vedere gli ultimi effetti degli anni di guerra sulla vita di Topolino, anche a causa di un umorismo non sempre all'altezza... Per dare un voto al volume mi baso più che sull'effettiva valenza del contenuto (di certo non superiore alle 4 stelle) all'importanza della storia di apertura dello stesso nell'ambito dello sviluppo della "psicologia topolinesca", quindi e 5 stelle ci possono stare.

Recensione di Paolo


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Che meraviglia! Ora si inizia a fare sul serio con le sceneggiature "drammatiche" di Bill Walsh! Oltre a "Topolino nella II Guerra Mondiale", dove il tema propagandistico è ancora centrale nella storia, ci sono tre storie che meritano il fregiarsi del titolo di "capolavoro", se non per i disegni (Gottfredson in questi anni, secondo me, è in una fase di passaggio, che produrrà la perfezione stilistica dalla seconda metà degli anni quaranta) di certo per le sceneggiature.
"Topolino e la cassetta elettronica" è la prima vera sceneggiatura di Bill Walsh, libero dai vincoli impostigli dal dover sviluppare delle storie di propaganda: le atmosfere noir proposte già da Merrill de Maris, vengono qui riprese esasperandole nel grottesco (il pipistrello di compagnia del dottor Zazzera) ma soprattutto acutizzando la pericolosità delle avventure, introducendo una reale pericolosità degli avversari, una mortalità non solo potenziale come nei tentativi effettuati precedentemente da Gambadilegno. Un evento in particolare di questa storia merita di essere sottolineato: il dottor Zazzera non viene imprigionato per i suoi crimini, ma viene invece utilizzato dal servizio segreto per le sue indiscutibili doti di inventore, rendendo più sottile ed incerto il confine tra il bene e il male; è un "colpo" alla purezza e all'entusiasmo di Mickey.
"Topolino e l'isola della morte" rappresenta un deciso cambiamento di rotta nel mondo di Topolino: l'avventura si svolge come un viaggio nel tempo, nel sedicesimo secolo, dove riappare Gambadilegno (nei panni di Capitan Barbone) di nuovo con la sua gamba in legno e dove per la prima volta assistiamo alla morte di uno dei protagonisti dell'avventura, ed anche se il tutto alla fine sembrerà essere un sogno, il lettore rimane quantomeno dubbioso a causa del medaglione che pende ancora dal collo di Topolino. Molto particolari le scene di descrizione del mare misterioso che sembrano essere ispirate all'opera del poeta inglese S. T. Coleridge "La ballata del vecchio marinaio", piene dello stesso timore per l'ignoto e per la natura che può anche rivelarsi ostile (come testimoniato dal gas venefico e dal mostro custode del tesoro). Infine merita di essere ricordata la figura della principessa bianca dell'isola, della quale Topolino, per l'ennesima volta dimenticatosi di Minni, s'innamora.
"Topolino e le meraviglie del domani" è l'avventura dove vengono chiaramente definite le paure della società americana di fronte ad una guerra che sta ancora combattendosi: il futuro sembra essere pieno di meraviglie ed innovazioni tecnologiche, ma c'è la possibilità che un dittatore (qui rappresentato dal sempre valido Gambadilegno) possa impossessarsi di questo futuro, utilizzando il suo esercito di uomini-robot (che nella fattispecie rappresentano i nazisti). Nell'avventura il piano criminoso giungerebbe di certo a conclusione e Topolino verrebbe ucciso se non fosse per l'intervento di Mimì, la donna robot che paga il suo innaturale sentimento di amore verso Topolino sacrificandosi per lui facendogli scudo con il suo corpo. Nel corso dell'avventura incontriamo un altro dei sosia di Topolino (il primo è stato re Sorcio), che, specialmente nel momento in cui viene accettato (con entusiasmo) da Minni aggrava la già latente crisi d'identità di Mickey. Capolavori, insomma: nessuna scusa per lasciarlo in edicola!

Recensione di Paolo


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Un gran bel numero, con storie di tutto rispetto, forse penalizzato dalla mancanza di una storia che più di quelle presentate questo mese possa effettivamente considerarsi un "grande classico", come la denominazione della testata vorrebbe.
Certo, alcune delle storie presentate sono da considerarsi della vere e proprie "chicche" per appassionati, visto il lungo tempo intercorso dalla loro precedente edizione: "Paperino e l'impiego a tutta fiamma", mai ristampata dal 1969, "Paperino e l'osso brontosaurico" dal 1966, mentre "Pluto bambinaia fedele" e "Topolino e l'idolo pescecane" mancano dalle edicole italiane addirittura dal 1960, mezzo secolo fa! Ce di che dirsi soddisfatti.
Completano l'indice molte storie di autori italiani, con il pregio si una panoramica quasi completa dei disegnatori di casa nostra attivi negli anni più "classici": Gatto, Asteriti, Carpi, De Vita, Perego, Chierchini e Scarpa... e aggungiamoci anche la splendida copertina di Cavazzano, ispirata alla prima storia del volume... peccato per l'assenza di Bottaro: avrebbe completato il tutto. Continua inoltre la pubblicazione delle storie di Ser Lock, filone gradevole e, per quanto mi riguarda, da rivaloutare. Insomma, io mi sento di consigliarvi l'acquisto!

Recensione di Paolo


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Da sempre una delle testate più "sottovalutate" nell'ambito del forum, Pocket Love, appena arrivata al quarto anno di vita editoriale, riesce comunque ad andare avanti proponendo costantemente storie adatte al suo target, e coerenti con la sua "linea editoriale". Da notare in questo numero la divertente "Miss Paperett e il malaugurato batticuore" (Perini/Ziche) che vede uno dei bassotti innamorati addirittura di Miss Paperett! Alcune espressioni facciali di Paperone e della sua segretaria già da sole potrebbero giustificare l'acquisto del volumetto.
Ma in aggiunta a questa ci sono altre storie sopra la media, in particolare "Zio Paperone e la parentesi romantica" e "Tip e Tap e la posta mai corrisposta". Poi, ad abbassare la media ci sono altre storie un po' più "tirate via", o comunque distanti dal gusto di chi scrive, in particolare quelle provenienti dalla testata "Minni"...

Recensione di Paolo


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Una delle caratteristiche principali di questa testata è la disomogeneità delle storie che presenta, sia come periodo di realizzazione (andiamo dalla più "remota" del 1963 alla più recente del 2007), sia come qualità delle stesse: a me Paperut non fa impazzire (e leggere titoli come "Paperut mammuttista patentato" mi dà l'orticaria...), così ritengo una scelta effettuata "tanto per occupare pagine" la selezione di storie come "Nonna Papera e l'aratro all'antica" o "Nonna Papera e l'elemento trainante"...
Solo che assieme a loro ci sono storie che, pur non essendo dei capolavori, non sfigurano in raccolte di questo tipo: "Zio Paperone e la vasca dissipatrice", "I terribili Rotolantes e l'oro della ferrovia", "Topolino e la faccenda 'Goldenbroc'", senza dimenticare storie minori come "Paperino e il buco da mille dollari" non particolarmente valida ma mai ristampata sin da un Albo di Topolino del 1970.
Difficile, quindi, dare un giudizio che tenga in considerazione tutti questi fattori, di certo se si valuta il rapporto costo/numero di storie fornite il giudizio è positivo, ma se ci si fermase a pensare alle vere potenzialità di una testata come questa... be', ci sarebbe da discutere!

Recensione di Paolo


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Malgrado sia quasi la riproposizione di un volume già pubblicato (nella fattispecie Disney Time 43), la sesta uscita di questa collana mantiene il suo livello di dignità e di interesse per chi non possiede già le storie proposte (di reperibilità comunque facile: acquistando i Topolino d'epoca secondo me si spende meno che per l'acquisto di questo volume). Certo, la cura editoriale con il formato cartonato, i colori della copertina molto accattivanti e gli articoli di approfondimento a cura di Luca Boschi e Alberto Becattini, portano a valutarne l'acquisto anche chi potrebbe farne a meno. E poi c'è sempre da considerare il fatto che le storie proposte a me sono sempre piaciute, così come mi piaccono gli spaghetti western, anzi il duo Topolino Kid e Pippo Seicolpi non sfigurerebbe affatto in un film di Bud Spencer e Terence Hill del ciclo "Trinità".
Di qui a consigliarne caldamente l'acquisto, però, ce ne corre. Bisogna innanzitutto capire se lo si compra per il piacere collezionistico o per il valore "oggettivo" del volume... nel primo caso acquistatelo (io l'ho fatto), nel secondo, be'... forse 9,90 euro sono un po' troppi.

Recensione di Paolo


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Altro gran bel numero di questa collana, che si apre con "Topolino e Lea leonessa buffa", storia che, per la prima volta, non vede come protagonista Topolino, bensì Pippo e la leonessa da lui adottata e chiamata Lea perché gli ricordava una sua vecchia fiamma. La storia si snoda in una serie di gags prodotte dalla presenza del leone (assimilabile come Giovedì alla figura dell'"alieno" visto come causa scatenante dell'intreccio della storia) nella tranquilla esistenza degli abitanti di Topolinia. Ma la mia preferita è sicuramente "Topolino e il misterioso corvo": ormai la guerra è in pieno svolgimento, ed anche Topolino e Pippo tentano di entrare rispettivamente in una fabbrica per la produzione bellica e nell'esercito, ma vengono entrambi respinti e decidono di ripiegare, su consiglio di Minni, sull'attività di supporto alle coltivazioni agricole. L'atmosfera di guerra è sempre presente in tutta la storia, il raccolto è minacciato dall'attività di un misterioso sabotatore: tra i lavoranti c'è anche un giapponese e Topolino, dopo i fatti di Pearl Harbour, sospetta subito di lui. Quando alla fine Topolino riuscirà a catturare il Corvo, il cui costume ricorda quello di Macchia Nera, lo troverà sul punto di far saltare una diga, maldestramente sorvegliata dai soldati, ed anche questo è un sintomo della situazione bellica: tutto ciò che potrebbe essere sabotato viene presidiato dall'esercito. Per concludere voglio accennare alla memorabile "sbandata" di Topolino per la graziosa Kitty, figlia di uno dei fattori della zona: alla fine dell'avventura assistiamo addirittura ad un bacio tra i due: questa non è che la prima delle occasioni in cui Mickey "dimenticherà" Minni.
Concludono il volume le strisce autoonclusive (da ricordare almeno quella che vede Topolino al lavoro in una fabbrica di aeroplani circondato da splendide ragazze) e l'esordio di Bill Walsh alla sceneggiatura con "Un'avventura di Topolino nella II Guerra Mondiale".
Una nota sulla copertina: non sembra anche a voi che Topolino sia un po' troppo grande rispetto alla dimensione del volume, tanto da sembrare un po' "ingobbito" per entrarci?

Recensione di Paolo


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Volume denso di storie e, purtroppo, limitato nella parte relativa agli articoli ed approfondimenti della premiata ditta Boschi-Becattini. Comunque le storie, come al solito, sono di primissima qualità, ad iniziare da "Topolino all'età della pietra", avventura derivante direttamente dal libro di Arthur Conan Doyle "Un Mondo Perduto", dove Mickey ricopre il ruolo di Edward Malone, il giovane giornalista partito per far colpo sulla sua fidanzata Gladys, con il professor Challenger. Forse è proprio nel confronto Challenger-Ossivecchi (il professore che coinvolge Topolino in quest'avventura) che la storia di Gottfredson esce sconfitta, essendo il professor Ossivecchi un personaggio "semplicemente" antipatico, a differenza dell'irruento e luciferino professore indimenticabilmente descritto dal papà di Sherlock Holmes.
Nella storia seguente "Topolino e l'illusionista", Mickey ritorna nella sua città e trova Minni invaghita di Bubbo Rodinì, un personaggio che si presenta come un viveur del bel mondo. La questione si risolverà grazie all'intervento di una cugina di Mickey, Adelina, che tenendo nascosta la sua vera identità, riuscirà a far ingelosire Minni e a far riconciliare i due. Personalmente non ho gradito molto la colorazione data ad Adelina, che risulta essere troppo simile a Minni a differenza delle edizioni precedenti.
"Topolino agente di pubblicità" è una divertente storia ambientata nel mondo delle agenzie pubblicitarie, fortemente satireggiate. Degna di essere ricordata è la figura di Gramoli, il disegnatore dell'agenzia, nel il quale ci viene il forte sospetto che Gottfredson si sia divertito nell'autocaricaturarsi.
"Topolino e il boscaiolo", la prima avventura di Mickey ad essere stata ripubblicata in Italia dopo la guerra, è nota soprattutto per essere la prima storia dove appare Gambadilegno con il suo nuovo arto artificiale che sostituisce definitivamente quello di legno; riappare anche (per l'ultima volta) Lupo, il socio di Gambadilegno delle prime avventure della saga. La trama della storia inizia a risentire degli avvenimenti bellici del periodo: il legname prodotto nella zona del fiume solitario viene considerato dal F.B.I. come una risorsa strategica ad alta importanza.
Chiude la serie una godibile avventura cittadina che comunque prelude alle atmosfere più cupe degli anni successivi: "Topolino e il mistero delle collane". Grazie ai suoi poteri ipnotici, un famoso ladro internazionale acquista la complicità di Minni in una serie di furti effettuati durante le feste dell'alta borghesia di Topolinia nelle quali le signore sfoggiano i loro gioielli.

Recensione di Paolo


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Dopo il meraviglioso volume della settimana scorsa, diventa difficile commentare il quarto numero di questa collana: paragonarlo col suo precedessore lo vedrebbe sicuramente penalizzato, valutarlo indipendentemente dal resto della collana lo vedrebbe comunque titolare delle consuete cinque stelle non fosse per il fatto che ci vengono presentate ben quattro storie. Mi affido quindi al mio gusto personale e alle sensazioni delle storie contenute nel volume per cercare di darvi qualche indicazione di massima.
La prima delle quattro storie presenta uno dei primi segni di "destabilizzazione" del Topolino "eroico" degli anni Trenta, dove il suo ottimismo, il suo volter aiutare il prossimo si devono scontrare con un mondo molto più simile al reale che a quello dei fumetti, con politici corrotti, poveri diffidenti e buone azioni che non riescono ad arrivare a buon fine: Mickey inizia a crescere!
Topolino e il selvaggio Giovedì, invece, non è mai stata tra le mie preferite: una comica dalle gag spesso scontate e con un comprimario (Giovedì) tra i più antipatici che io possa ricordare... La risollevano il divertente finale con Pippo e la considerazione che Topolino inizia ad agire da "spalla" intorno al vero catalizzatore degli eventi, l'"alienno sociale", rappresentato dal suo scomodo ospite, ma ci sarà occasione di tornare su questo argomento nelle prossime uscite.
In "Topolino e la barriera invisibile" l'opera di "decostruzione" del mito continua: il west eroico delle storie precedenti (non ancora pubblicate in questa collana) viene messo alla berlina, il "Bar-None Ranch" è una sorta di il prototipo dei moderni villaggi turistici tutto-compreso, dove si radunano vecchie zitelle per vivere l'emozione di un rapimento nello stile del selvaggio west...
Chiude il volume "Topolino e i topi d'albergo", avventura dal ritmo un po' troppo discontinuo per arrivare ai livelli delle storie più classiche, basti pensare alle diverse dinamiche dello scontro tra Topolino e i fantasmi che avviene in questa storia e quello della "classica" (questa si!) "Topolino nella casa dei fantasmi ".
Assolutamente degni di menzione gli articoli a corredo del volume, dedicati a due grandi co-autori della grande saga topolinesca: Merril De Maris e Bill Wright, senza dimenticare l'elenco delle copertine dei "Big Little Books".

Recensione di Paolo


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Questo probabilmente è il volume assolutamente imperdibile della collana, i cui contenuti sono da Storia del fumetto: iniziamo con i piccoli calibri: Topolino e Robinson Crusoe e Topolino al campeggio (nota anche come "Pipposcampagnate"), entrambe introdotte dai sempre ghiotti articoli di Alberto Becattini, sono due storie note più per dei particolari che per la loro trama: nella prima avviene l'"epocale" cambio del disegno degli occhi di Topolino, e la seconda è il primo caso di una breve assenza di Floyd Gottfredson dalla realizzazione delle matite.
Ma i pezzi da novante, ognuno dei quali vale da solo l'acquisto del volume, sono due delle storie più ne belle di tutta la saga del fumetto Disney: Topolino e la banda dei piombatori e Topolino e il mistero di "Macchia Nera". Non credo di dover commentare le storie: se già le avete lette sapete di che capolavori sto parlando, se -invece- non avete ancora avuto questo privilegio, sono io curioso di conoscere il vostro parere discutendone sul forum!
Chiude il volume una piacevolissima sorpresa che ci aiuta a capire quanta competenza, professionalità e passione riservino a questa collana i suoi curatori: Becattini e Boschi presentano un articolo ("Due Maestri e 18 copertine") all'interno del quale vengono riproposte tutte le copertine realizzate da Romano Scarpa per la collana dell'ANAF che ristampò alcune storie del Mickey classico.

Recensione di Paolo


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E' impossibile recensire un volume del genere, fosse solo composto da una sola delle due storie "mitiche" che racchiude già meriterebbe il massimo dei voti, ma c'è anche la storia di "Topolino Ammazzasette", e ci sono tante altre domenicali, e ci sono gli apparati critici di Boschi e Becattini... Inizio a temere di dover inserire un nuovo grado di giudizio a "sei stelle".
Per completezza di informazione, vi riporto le storie contenute nel volume: "Topolino sosia di Re Sorcio", lunga continuity dove avventura e politica si intrecciano, a cominciare dall'atteggiamento di Mickey nei confronti della monarchia: un cittadino "qualunque" è in grado di gestire al meglio il piccolo stato, applicando nei confronti dei suoi sudditi una politica non dissimile da quanto il governo statunitense stava facendo per uscire dalla Grande Depressione negli anni ‘30.
"Topolino cacciatore di balene" secondo me è l'apice dello stile grafico del periodo "classico" di Gottfredson; si tratta della rivisitazione disneyana del Moby Dick, senza dissacrare il mito di Melville: non si tratta, cioè, di una parodia ma di un omaggio affettuoso a tutto il mondo di miti e leggende marinare di cui è permeato anche il Moby Dick originale.
Le due domenicali "Topolino Ammazzasette" e "La stazione di servizio di Topolino", sono delle godibilissimi versioni a fumetti dei cartoni animati "The Brave Little Tailor" e "Mickey's Service Station", rispettivamente. Davvero splendidi i disegni, in particolare la vignettona di apertura (di un formato inutilizzabile per le dailies) della storia del piccolo sarto. Mi chiedo chi non acquista questo volume cosa possa volere di più...

Recensione di Paolo


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"Ecco i "desiderata" del sottoscritto per quella che dovrebbe essere l'edizione definitiva del Gottfredson in Italia...[cut]...Contenuto: Ovviamente non un "tutto Gottfredson" ma un "Tutto Mickey Mouse" dalla strip introduttiva (YM 000, per chi non la conoscesse) alla striscia del 4 ottobre 1955...[cut]...non dovranno esserci censure di nessun tipo...[cut]...Formato: Orizzontale, senza rimontaggi su tavole "alla topolino", ma con le strip lasciate nel loro formato originario...[cut]...Distribuzione: Edicola, assolutamente: bisogna far conoscere Gottfredson al grande pubblico...[cut]...Se poi dovesse essere distribuito assieme a qualche quotidiano/periodico ben venga...[cut]...Supporto: Il Papersera si impegna ufficialmente, sin d'ora, a dare il massimo risalto possibile alla pubblicazione, spingendola e sponsorizzandola sulle sue pagine! Apparati Critici: INDISPENSABILI...[cut]"
Così scrivevo quasi 3 anni fa sul forum del Papersera, speranzoso nella possibilità di vedere una "Floyd Gottfredson Library" nel nostro paese. Ma se devo dire la verità ero davvero poco convinto che questo potesse accadere... fino ad oggi.
La nuova iniziativa editoriale della RCS (Corriere e Gazzetta), realizzata con competenza, cura e amore dai mai sufficientemente ringraziati Luca Boschi e Alberto Becattini, è quanto di meglio si potesse sperare per un'edizione divulgativa, dedicata cioè al grande pubblico (altrimenti sarebbe stata da fare in bianco e nero come l'originale, ma vabbè... no si può avere tutto!). Traduzioni nuovissime ed accurate, patinate nuove per la migliore qualità di stampa realizzata sino ad oggi, articoli introduttivi competenti ed esaustivi, versioni complete delle storie.... che altro dire? Ah si, il contenuto: "Topolino e il mistero dell'Uomo Nuvola" e "Topolino e il gorilla Spettro", due stra-classici del Mickey anni Trenta, storie talmente belle che è inutile starle a valutare, così come è inutile stare a valutare SE acquistare il volume: correte in edicola e sperate di trovare una copia residua!

Recensione di Paolo


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Il numero si apre con "Paperino e il vicino di bordo" una storia più che buona di Sisto, e ben illustrata da Gervasio: le schermaglie una volta all'ordine del giorno tra Paperino e i suoi vicini (a cominciare dai primi scontri narrati dal mitico Barks) erano da qualche tempo scomparse dalle pagine del topolino settimanale, qui ritornano in tutta la loro dirompente esplosività con un inaspettato cambio di set. Non manca la strizzata d'occhio al lettore più "esperto" con la collocazione filologicamente corretta di Jones come comandante di una nave (cfr. "Paperino e il ritorno del vicino").
Una sempre divertente Ziche illustra la sceneggiatura di Nigro per la storia "Brigitta agenzia asso di cuori - Un volto tra la folla", secondo episodio di questa mini-serie, che si rivela molto piacevole, soprattutto - ribadisco - per il grande apporto dato dal tratto umoristico della Ziche.
Riempitiva che adempie al suo dovere, "Ripariamo con Orazio - 6° lezione, l'impianto idraulico" non resterà nella memoria dei lettori, ma non è male, così come la "straniera" della settimana "Paperino e il ritiro spaziale".
Infine vorrei spendere due righe, da lettore del Topolino anni 70, sulla storia "Pico e il ritorno alla scuola del krimen". L'originale è sempre stato tra le mie storie preferite, forse idealizzato oltre i suoi effettivi meriti, e il rivedere il bigliettino "musrus adroc", la palestra con "i cuori in alto" e il ring semovente mi ha emozionato... anche stavolta -però- oltre il valore oggettivo della storia, troppo infarcita di gag per riuscire a far rivivere quelle atmosfere "dark" del Paperinik anni 70. Comunque un ottimo approccio a tematiche già esistenti, lontano (in positivo) anni luce dalle mai troppo criticate sciatte riscritture recenti di protagonisti "storici" come i Paperoidi o i Ki-Kongi! Le 4 stelle sono quindi di apprezzamento non solo del contenuto ma anche delle "scelte" fifologiche contenute nel numero.

Recensione di Paolo


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Lungamente atteso, ecco finalmente in edicola il primo numero della nuova collana Disney, che, come annunciato nell'ultimo numero de "I Maestri Disney", dovrebbe pubblicare le più belle storie Disney anni 70 e 80 e raccontare - con dovizia di particolari - gli scenari d'epoca e il tessuto sociale che hanno visto nascere quelle avventure. La premessa non era certo delle più esaltanti, ed infatti il risultato lascia un po' sconcertati: la scelta delle storie sembra essere stata fatta con superficialità, ed anche la loro "forma" lascia interdetti: che senso ha pubblicare per l'ennesima volta "Zio Paperone e l' "Operazione Galeone"" senza la tavola introduttiva della seconda puntata? E anche la storia di Scarpa "Topolino e lo snowbell scomparso" credo abbia il solo "merito" di non essere stata mai ristampata prima... Anche il prezzo, 6.9 euro, lascierebbe supporre un prodotto di tutt'altro spessore!
Ma cerchiamo di non concentrarci sugli aspetti negativi: gli articoli di Luca Boschi e di Alberto Becattini sono abbastanza interessanti, la storia di Cimino-Scarpa "Zio Paperone e la micropubblicità perniciosa" non ristampata da più di dieci anni è un gioiellino, la storia di Wright merita di essere riscoperta 33 anni dopo la sua prima pubblicazione in Italia ed, infine, il portfolio di G.B. Carpi va apprezzato in ogni singola immagine.
Alti e bassi, quindi, che porterebbero ad una sospensione del giudizio complessivo, ma che voglio comunque dare con una "stellina" in più come incoraggiamento, visto che in occasione della recensione del primo numero de "I Tesori Disney" ne avevo messa una in meno per le stesse ragioni.

Recensione di Paolo


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Numero difficile da giudicare questo: dopo mesi e mesi passati ad altissimi livelli, i Grandi Classici avevano subito ultimamente un calo nel livello di interesse. Questo numero, invece, si pone decisamente al di sopra delle uscite degli ultimi mesi, senza raggiungere però le vette di poco più di un anno fa. Decisamente sopra la media almeno sette delle 14 storie pubblicate, dove possiamo goderci, in ordine sparso, Scarpa, Cimino, Gottfredson, Bordini, G.B. Carpi... e così via. D'obbligo l'acquisto per chi non possiede le storie "superstar": Topolino e il gorilla Cirillo, Pippo e il condor dell'Illampù e Paperino e le uova pasquali. Infine concedetemi una citazione da "Paperino centravanti intellettuale", dove Paperina vorrebbe costringere Paperino a sorbirsi delle conferenze del tipo "dibattito sul movimento prerinascimentale nell'antiromanzo dei papuasi meridionali", "studio sulle influenze petrarchesche nel crepuscolarismo della poesia eschimese" e "conferenza sui parallelismi fra l'opera di Shakespeare e il poeta azteco Queracuac"!! Esilaranti Barosso, come sempre, e come riportato nel libro del Papersera!

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Numero abbastanza poco interessante, dove il "mix" delle storie si adagia su una sufficienza stiracchiata senza proporre storie particolarmente interessatni o di difficile reperibilità. Per carità, non ci sono nemmeno delle ciofeche indegne che possano far gridare allo scandalo, e la copertina di Mastantuono è, come suo solito, di sicuro effetto... però non credo possa restare nella memoria dei lettori nè riuscire nell'impresa d iconquistarne di nuovi. Vada per la storia del duo Bottaro-Chendi qappartenente al "filone" de "Il diario di Paperina", e mi sforzo di essere anche favorevole la "set" di storie che vedono come protagonista lo scalcinato detective Umperio Bogarto, che potrebbe avere i suoi estimatori tra i più giovani. Ma per quanto riguarda il sottoscritto, si tratta di storie alle quali non costa molto rinunciare, ed anche facilmente reperibili se proprio si volessero leggere, sia per il loro essere recenti (la più nuova è del giugno 2004), e sia per le numerose ristampe avute (ce ne erano già quattro per "L'operazione foglia"). Peccato, perche' con un numero di pagine così elevato ci si potrebbe sbizzarrire a scegliere dal vastissimo panorama delle storie del Topolino libretto, dove ancora giacciono irristampate molte prove d'autore che potrebbero interessare un pubblico diverso da quelli dei Classici ai quali, seppur con le necessarie differenze, questa collana sembra sovrapporsi pigramente.

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Per il secondo mese consecutivo mi trovo ad acquistare, dopo averne letto l'indice sul forum, Paperino: erano anni che non mi succedeva, ed entrambi gli acquisti, devo dire, sono stati più che soddisfacenti!
Già la storia inedita di Roland e Fecchi (sempre gradevoli i suoi disegni) offre una buona satira delle catastrofi derivanti dai wargames sul genere di warhammer e dalla mania del dipingere le miniature (in cui anche chi scrive si è ritrovato qualche anno fa) e senza dimenticare qualche divertente storpiatura dei nomi, come nel caso dei Gormiti/Dormiti (...e non Papergormiti come si sarebbe potuto temere!)
Dopo una noiosa e palesemente "tirata via" Paperino radarista artico, ed un'approssimativa "Zio Paperone e la visita di Rubak", si passa alla gradevole, seppur senza pretese, ed ancora attuale "Paperino e i punti premio"> Ma la storia che ha l'atmosfera delle storie "classiche" degli anni scorsi e che vale il prezzo del fascicolo è quella realizzata dal classicissimo duo Cimino-Bordini: "Zio Paperone e il denaro "erratico"", avventura in due tempi con molti degli stilemi classici di Cimino, tra i quali mi piace ricordare almeno il cannoneggiamento indiscriminato e l'esilarante vittimismo di Zio Paperone "C'e' un'anima gentile che mi approvvigiona di cicuta? Sono rimasto senza!": imperdibile per gli appassionati del genere.
Completano il volume "Paperino e il disco della fortuna", gradevole avventura (da non confondersi con l'omonma storia degli anni 70) realizzata da Nino Russo con le matite di Leoni, e "Paperino e le torte impossibili", avventura leggera di scarso interesse. Se anche il prossimo numero mantiene questo livello, mi abbono.

Recensione di Paolo


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C'è stato un artista del fumetto, il più grande di tutti, che per un paio di volte si concesse il vezzo di autoritrasi in un paio di sue storie, ce ne fu anche un secondo, italiano e Maestro anch'egli, che si divertiva a nascondere qua e là il suo monogramma. Grandi artisti, comunque persone destinate a lasciare la loro impronta nel mondo del fumetto.
Oggi c'è un autore che oltre a dissacrare presuntuosamente quanto fatto da altri prima di lui, arriva non solo ad autocitarsi in una sua storia, ma anche ad apparire come personaggio all'interno della stessa, regalandosi il suo quarto d'ora di celebrità(?).
Tralasciando lo sfogo per questa brutta sorpresa, l'analisi del resto del Topolino di questa settimana non si presta davvero ad entusiasmi particolari: la storia del dottor Mouse, che avevo accolto con entusiasmo la settimana scorsa, procede esclusivamente a ritmo di gag, qualcuna anche un po' moscia, non facendo ancora intravedere la presenza di una trama o di una storia.
Anche la storia di Cimino, da me solitamente adorato, non sembra reggere il confronto con le sue ultime storie: un finale frettoloso e un disegno un po' trasandato la fanno scivolare verso l'oblio nonostante qualche buona battuta dei paperi. Della storia di Ambrosio ho già detto, ma ritengo deludenti anche la storia di Manetta (che ho trovato particolarmente debole di trama: perché mai il capo della banda di falsari dovrebbe mostrarsi a Manetta e Rock Sassi quando li ha già legati e gli resta solo di fuggire?) e quella di Paperino e il giorno fortunato: scontata e banalotta.
Per finire, forse la storia migliore del numero, ben illustrata da Vian e scritta, non senza qualche caduta di stile per la verità (tipo i Papergreci da Carlo Panaro: di poche pretese ma divertente e con due tre spunti che fanno sorridere.
Ah, dimenticavo, una curiosità: la vignetta "Che aria tira" della sempre brave Silvia Ziche, sembra essere un remake di una copertina dell'Almanacco Topolino di qualche anno fa...

Recensione di Paolo


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Non sono un grande appassionato di telefilm e serial televisivi, ma Dottor House l'ho sempre guardato con divertimento (in certi atteggiamenti mi ricorda il George Jefferson che adoravo anni fa), e mai mi sarei aspettato di vederlo sulle pagine di Topolino: troppo diretto, troppo scanzonato e feroce per poter essere accettato nel mondo iper-protetto del topo... ma fortunatamente da qualche anno a questa parte sembra che l'aria stia cambiando, e la presenza di questa parodia ne è la felice testimonianza: una storia divertente (almeno in questa sua prima parte), piacevole e che potrebbe riuscire nel non facile compito di portare alla lettura del Topo una fetta di pubblico finora distante.
Pubblico che non potrà non apprezzare anche la seconda storia del fascicolo, con il ritorno di Alberto Savini, che -escludendo il fascicolo promozionale natalizio- mancava dalle pagine di Topolino sin da Agosto!
Ben disegnata anche la storia di chiusura, una "straniera" del duo Transgaard/Fecchi, che, come molte storie provenienti dalla Egmont, soffre di una certa banalità della trama. Un'ultima nota sui redazionali, tra i quali spiccano quello introduttivo alla mini serie del Dottor Mouse ed uno dedicato alla redazione. Il voto è dovuto in parte alla presenza di due storie molto buone e... in parte al numero precedente, che era talmente fiacco da far arrivare la sua cattiva influenza anche su questo!

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Atteso lungamente, dopo che era stato annunciato dalla De Poli stessa nella sua intervista al Papersera, è finalmente arrivato nelle edicole il primo volume di quella che si propone come la collana in grado di farci smaltire la delusione per la chiusura di testate come "Zio Paperone" e "I Maestri Disney".
Questo primo numero, nonostante alcune incertezze ed imperfezioni che possiamo imputare al fatto che sia stato elaborato ancora in una fase "di rodaggio" (anche perché i tempi di lavorazione immagino si siano sovrapposti non poco con quelli dell'ultimo "Maestri"), non delude le aspettative, presentando per la prima volta tutte insieme le storie di Reginella finora pubblicate (rumors vogliono che ce ne siano ancora un paio già sceneggiate da Rodolfo Cimino).
L'elegante veste editoriale con copertina cartonata fa da cornice ad un prodotto "nuovo" nel panorama delle pubblicazioni Disney, direttamente pensato per quella fascia di mercato un po' più attenta agli aspetti filologici e critici della pubblicazione, e potrebbe essere l'inizio di un nuovo modo di concepire il lettore "maturo", non più condannato al suo destino di "accontentarsi" di ristampe più o meno casuali sulle tante testate pubblicate, ma accompagnato (dai sempre interessanti articoli di Boschi e Becattini) da un apparato critico che valorizza le storie contenute nel volume.
Sia chiaro che comunque magagne ce ne sono: le pagine 11 e 12 della prima storia di Reginella, pubblicate per errore nell'ordine sbagliato sul Topolino originale, non sono state rimesse (ancora una volta!!!) nell'ordine giusto, la prima tavola della seconda puntata di "Paperino e il matrimonio di Reginella" è stata inspiegabilmente non ristampata, alcune didascalie non pertinenti, ecc.
Quindi mi sento di cambiare il voto complessivo, che dovrebbe essere il massimo, in un "quattro stelle", come incoraggiamento e stimolo ad affinare la cura editoriale di un prodotto che mi auguro possa avere un grande futuro.

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Triste, tristissimo canto del cigno per quella che è stata una delle testate più interessanti di tutta la produzione Disney Italia. Non per lo spessore di Bottaro, sia chiaro. È solo che alla delusione per la chiusura del periodico si è sommata quella per un numero decisamente fiacco. Alla pluriristampata "Paperin di Tarascona" (con questa si è giunti alla settima ristampa, con la più recente che risale a poco più di due anni fa) si affiancano alcune divertenti avventure dei paperi come "I chiodi di Mago Pampero", "i selvaggi verdi" e "il carrubo dei caraibi": gradevoli, ma poco rappresentative del corpus bottariano. Certo sarebbe stato preferibile vedere storie sepolte dalla polvere del tempo come "Topolino e il Pippogallo", che manca dalle edicole dal 1958.
Fortunatamente l'ultima storia del fascicolo "La sindrome di Pippo" può considerarsi un'ottima sintesi dell'ultimo periodo di Bottaro, ricco di invenzioni grafiche e citazioni al mondo Disney più classico.
Concludendo, un numero anonimo, con pochi e scarni editoriali, che non può raggiungere un livello accettabile, ma che rimane imprescindibile per chi colleziona la testata.

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La copertina e la storia di apertura del fascicolo sono dedicate all'ennesima "storia-VIP", che stavolta vede i paperi alle prese con le versioni Disney di Aldo, Giovanni e Giacomo. La storia (scritta da Fausto Vitaliano e disegnata da Alessandro Perina) è tutto sommato piacevole, in particolare è stato interessante l'utilizzo di spunti nuovi, tipo Paperino che si rivolge direttamente al lettore assistendo all'inizio dell'ennesimo disastro da parte del cugino, aiutato stavolta dal trio di comici; o ancora il gioco tra schermo e "realtà" dei tre attori che esistono solo all'interno dei film o degli studi di registrazione: spunti fantasiosi che nobilitano una storia altrimenti non memorabile
La saga della Ziche continua a divertire per i disegni caricaturali e spassosi, ma la storia che ho preferito di tutto il fascicolo (e che da sola ne vale l'acquisto) è "Bum Bum e il Natale S.p.A.", graffiante e divertente parodia delle gestioni aziendali dei "maximanager" alle quali -ahinoi- spesso ci tocca partecipare proprio in questo periodo di fine anno.
Nota di merito anche per "Zio Paperone e il din don difensivo", storia dal sapore ciminiano realizzata da Riccardo Pesce, che continua il suo percorso sulla tradizione del maestro di Palmanova, dopo l'altrettanto ciminiana "Paperino e il certame del nipotame".

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Il terzo volume dedicato all'ultimo segmento della produzione barksiana presenta, oltre alle consuete storie ridisegnate da Jippes a danno di quelle realizzate più di trent'anni fa da Wright, l'inaspettata sorpresa di vedere anche un'opera di Romano Scarpa "Zio Paperone e il Casco d'Oro", legata al mondo di Barks solamente per una vaga idea di "profumo al denaro" suggerita da Barks al maestro veneziano quando Scarpa gli presentò il personaggio di Brigitta. In effetti la sua inclusione nella collana sembra essere un po' tirata per i capelli, tanto piu' che la versione che ci viene presentata è quella senza la prima pagina della seconda puntata, quindi poco valida anche da un punto di vista filologico.
Il portfolio presenta interessanti immagini relative ai contributi di Barks ai lungometraggi Disney, in particolare da "Biancaneve e i Sette Nani" e "Bambi".

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Davvero splendida la prova di Cavazzano nella storia d'apertura del fascicolo, supportato ai testi da un Vitaliano altrettanto ispirato: la storia di Double Duck, che torna dopo la serie di qualche tempo fa, è probabilmente la migliore della serie, e anche i riferimenti alla "realtà" con l'utilizzo del Teatro alla Scala di Milano non suonano affato forzati, ma funzionali allo svolgimento della trama. Trama caratterizzata, come sempre, dall'aspetto umoristico tipico delle sceneggiature di Vitaliano, ma anche da due-tre spunti tecnologici credibili e "istruttivi" (anche se il sistema di posizionamento GPS non prevede invii di raggi gamma verso i satelliti, ma vabbè... lo consideriamo un peccato veniale!).
Interessante anche il redazionale di una decina di pagine dedicato allla Scala: era da tempo che ci si augurava anche un risvolto culturale tra le pagine del Topo dopo pagine e pagine su attualità e "vip", questa, secondo me, è la strada giusta!
La saga della Ziche continua a sfornare una serie di espressioni esilaranti per tutti i personaggi coinvolti, dissacrandoli, certo, ma con la precisa intenzione di farlo, ed il risultato è godibilissimo.
La storiella centrale di Salvagnini e Milano assolve il suo compito di riempitivo in maniera egregia, con il raro pregio di non cadere nel visto e rivisto.
L'ultima storia (ma non l'ultima sopresa del numero) e' un classico di Rodolfo Cimino, con i disegni di Sergio Cabella, che non rientra nel novero dei miei preferiti, specialmente quando non è alle prese con Paperino Paperotto, ma in questa storia sembra essere al di sopra dei suoi standard, speriamo sia una fase di evoluzione del suo disegno. Sulla trama di Cimino nulla da dire, se non il grande rispetto per un vero Maestro e il piacere di leggere una nuova storia con le consuete ambientazioni, i dialoghi spassosi e l'immancabile vignetta finale con Paperino ospite nella caverna degli orsi!
Conclude il fascicolo il consueto inserto pubblicitario dedicato al Natale, impreziosito stavolta dai disegni di Stefano Intini, sulla falsariga del "Che aria tira...", imperdibile per gli appassionati!

Recensione di Paolo


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Il tradizionale appuntamento natalizio con lo speciale Disney vede un fascicolo che mescola storie molto recenti ("Topolino e l'incredibile natale" del dicembre 2003) ed altre più "datate", senza essere dei veri e propri classici ("Paperino e il natale con il vicino" risalente al 1966). Ma quella a cui io sono maggiormente affezionato è "Paperino e la slitta di Babbo Natale" della collaudatissima coppia Cimino/Bordini, delicata favola morale che si integra benissimo nell'atmosfera natalizia tipica della produzione Disney.
Da non trascurare neanche le storie "Topolino e la leggenda del panettone" e "Zio Paperone e l'inno di Natale". La prima si inserisce nel filone delle avventure della macchina del tempo realizzate da un'altra grande coppia del fumetto Disney: Giorgio Pezzin e Massimo de Vita, mentre la seconda è una classica favola natalizia scenaggiata da un giovane Carlo Panaro (qui solo alla sua quarta prova) e illustrata da Guido Scala. Curiosamente entrambe queste storie sono state prese da un unico fascicolo di Topolino, decisamente sopra la media.

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Il numero in edicola ha allegato il calendario del 2009, che sembra essere stato progettato proprio per l'evento degli ottanta anni di Topolino... ma credo sia inutile continuare con dietrologie su questo argomento, sul quale ormai è già stato detto di tutto.
Il contenuto del numero non è male, a volergli fare le pulci, si può dire che la puntata di "Topolino e la rapina del millennio" è sin troppo interlocutoria per essere interessante, fatta salva la gag di Plottigat che gioca col cappuccio di Macchia Nera, e che l'episodio de "Le pillole di Pico" non è all'altezza dei precedenti.
Abbondantemente sopra la media dei "riempitivi" le storie del "Paperino e il trasloco del vicino" e "Zio Paperone, Rockerduck e l'alleanza provvisoria", entrambe godibili.
Non male neanche la storia di Indiana Pipps, con spunti interessanti e riferimenti alla realta' sempre bene accetti e che valgono il mio plauso a Salati... anche se il ruolo del professor Kranz è forse troppo poco caratterizzato, e poteva essere interpretato da qualunque altro personaggio.
Ma la vera sorpresa del numero è rappresentata da "Zio Paperone e la microsovranità", storia straniera in chiusura di fascicolo che è una bella avventura che vede il papero più ricco del mondo alle prese con una civiltà di lillipuziani nascosta in un cratere vulcanico. Davvero godibile e ben disegnata, mi è piaciuta!

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Non amo particolarmente questa fetta di produzione di Barks, e non riesco ad apprezzare paricolarmente l'iniziativa di Jippes di ridisegnare le storie a loro tempo già realizzate da Wright e Strobl. Non metto in discussione certo il valore di Jippes come disegnatore, ma questo portare "fuori contesto" delle storie pensate e realizzate in quel periodo non ha molto senso secondo il mio modestissimo parere... allora tanto valre ridisegnare tutto ciò che è "brutto": dalle prime strip del Mickey Mouse quotidiano alle storie di Destuet, Rino Anzi, e chiunque altro vi venga in mente.
Tra l'altro, come dicevo più sopra, anche la trama e la sceneggiatura delle storie di questo periodo è un po' debole, e di certo non mi sento di consigliare questo volume al lettore/acquirente casuale che vogli avvicinarsi all'opera di Barks, ma è ovviamente un volume da intendersi esclusivamente destinato ai folli completisti tra i quali, ahimè, ci sono anch'io.

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Il secondo volume dedicato al 1949 meriterebbe il massimo dei voti già solo per la presenza di un corposissimo portfolio dei quadri ad olio di Barks, corredati da una piccola, ma interessante, serie di informazioni e dagli schizzi preparatori. Certo, non si tratta della galleria completa dei quadri del maestro dell'Oregon, ma è una delle pubblicazioni piugrave; complete in tal senso, se escludiamo pubblicazioni destinate ad un pubblico disposto a spendere molto più del costo di uno di questi volumi.
Però non è tutto: ci sono alcune storie che hanno fatto di Barks il mito che oggi tutti amiamo ed apprezziamo, storie che, in molti casi, ci hanno insegnato a leggere per la voglia di capire cosa succedesse in quelle vignette magistralmente illustrate, e che in età più adulta ci hanno regalato momenti indimwnticabili di poesia e di risate: Paperino e la scavatrice e Paperino e il tesoro dei Vichinghi su tutte, sono due storie da tramandare con cura ai posteri, da inserire nelle antologie scolastiche, da ricordare in ogni occasione (specialmente la prima, ora che inizia il tam-tam del Natale).
Ma vanno ricordate anche le divertentissime "Paperino e l'isola misteriosa" e "Paperino e gli orsi".
Insomma, con che coraggio si potrebbe dare un voto inferiore al massimo ad un volume del genere?

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L'ottavo numero di questa collana (a periodicità variabile e reperibile -sembra- solamente presso la grande distribuzione) è un vero e proprio gioiellino, ed un must per gli appassionati delle avventure dei paperi in perfetto "stile Cimino": su 12 storie presenti nel volumetto, ben sei sono del Maestro veneto, e sono sei tra le sue migliori, con i disegni di Cavazzano, Scarpa e Carpi! Spiccano su tutte "L'occhio di Zampirone" e "Il muschio del Moloch", due tra le mie preferite di sempre, e tra le preferite di molte altre persone, a quanto è possibile leggere sul libro dedicato a Rodolfo Cimino.
Di tutto rispetto anche le altre storie di questo numero, passando da Scala (con una storia del ciclo di Acciuga, per la quale firma anche i testi), G.B. Carpi, Bottaro (con una storia splendida: "Paperino e la fine del mondo") e Scarpa.
Insomma, se ci fossero appassionati Disney non in possesso di queste storie l'occasione di accaparrarsele è ghiotta, se invece fossero di quelli che "hanno già tutto", be'... è un'ottima occasione per rileggersele senza dover andare a scavare tra scaffali polverosi!
Il voto complessivo, anche facendo una banale media del valore delle storie contenute, non può essere diverso dal massimo!

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Avete mai sentito parlare di "Zio Paperone"?
Domanda cretina.... però forse può andar bene per introdurre questo volume dove viene presentata la prima storia dell'uomo più ricco del mondo, ancora molto distante da quello che poi Barks farà amare dal mondo intero, ma se per caso non aveste questa storia, questa è l'occasione giusta per procurarvela, specialmente dopo lo scempio editoriale realizzato sull'edizione proposta su Topolino 2716.
E quello di Paperon de' Paperoni non è l'unico esordio proposto sul volume: anche il cugino Gastone fa il suo debutto sulle scene di Paperopoli nella storia "Paperino lingua lunga", divertente ten pager, anche questa pluriristampata.
Altre due belle storie "lunghe" completano il volume: "Paperino cacciatore di canguri" e "Paperino e il fantasma della grotta", una delle mie preferite! Da no perdere, inoltre, l'articolo del sempre preciso Luca Boschi "Il prode pompiere Paperino", legato alla storia "Paperino capo pompiere".

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"Paperino e le tigri reali" e' una di quelle storie che mi portarono letteralmente a consumare, negli anni settanta, il volumone "Io Paperino" che avevo in casa: uno dei capolavori di Barks nell'utilizzo sia di Paperino e sia dei tre nipoti, che iniziano ad affranncarsi dal "semplice" ruolo di antagonisti di Paperino svolto nelle storie precedenti, come ad esempio in "Paperino e i tre grilli magici" o "Paperino e i tre burloni burlati" entrambe presenti in questo stesso volume.
Altro titolo di sicuro interesse è "Paperino in Vulcanovia", una delle storie più ristampate in Italia, ma la cui lettura riesce sempre a strappare un sorriso, non fosse altro per l'imperturbabilità del señor Pablo alla guida dell'aeroplano durante la siesta! Da acquistare, leggere e conservare.

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Questo volume, forse perchè penalizzato dal confronto con i precedenti, mi sembra un po' sotto tono. Certo, si tratta comunque di una serie di ten-pagers di tutto rispetto, alcune delle quali con dei caratteristi irresistibili, come il pappagallo Joe (da Singapore) o il "cane sublime".
Anche la comicità di "Paperino forzuto senza saperlo" e la mascherata di Paperino nella poco ristampata "Qui Quo Qua esattori" esaltano le capacità di Barks, e deliziano il lettore, ma la mancanza di una delle grandi storie epiche penalizza un po' il contenuto del fascicolo.
Notevoli, come sempre, i portfolios proposti da Luca Boschi, per l'interesse storico "Un papero e un pinguino", e per la curiosità "Un orso candido e olandese" con la "collaborazione" tra Barks e l'olandese Jippes.

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L'annata 1945-46 di Barks ci presenta alcune delle storie più note del maestro dell'Oregon, basterebbe citare "Paperino e il terrore di Golasecca", "Paperino e la banconota da 10 dollari", "Paperino e il canto di Natale" e "Topolino e il mistero del cappellino rosso" per sollecitare l'acquisto del volume in questione! Inoltre iniziano le storie natalizie della famiglia dei paperi, che sappiamo a quali vette arriveranno negli anni seguenti (e che sono già state presentate nei volumi precedenti). Ah, e come "bonus" ci sono parte dei lavori ad acquarello di Gottfredson!

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È sempre un piacere sfogliare una storia del duo Walsh / Gottfredson, anche se si tratta di un episodio per certi versi "minore" della loro produzione: Topolino e l'orfanello riformato merita l'apprezzamento dei lettori quantomeno per il parco giochi dove Big Ben tiene prigionieri i bambini, una rivisitazione gottfredsoniana del Paese dei Balocchi di Pinocchio che riesce a tener testa all'originale, mantenendo quasi del tutto inalterate le orrorifiche atmosfere del film disneyano. Atmosfere sottilmente inquietanti presenti anche in una delle storie che maggiormente mi colpì quando la lessi per la prima volta: "Topolino e l'anello di pietra", una delle poche storie apprezzabili di Jack Manninng, forse un po' confusa nella trama, ma di sicuro fascino. Il sempreverde duo Cimino/Scarpa con "Zio Paperone e la perla del Galles" (che ispira anche la bella copertina di Cavazzano) e "Topolino e il pupo rapito" di Martina/Carpi completano il set delle storie migliori del fascicolo. Purtroppo i divertenti duetti di Paperino e Paperoga di Kinney e Hubbard non riescono a bilanciare l'orrore (questo si) di storie come "Clarabella e l'orto collettivo" o alla pochezza di "Moby Duck e le pillole van ... giù", che impediscono, anche se di poco, il massimo dei voti.

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Dopo qualche numero un po' fiacco, la testata presenta delle storie interessanti, anche se molto disomogenee tra loro: si va dalla remota "Pippo allevatore" (1961) alla recente "L'altra faccia di Gambadilegno" (1998). Comunque il volumetto offre un'interessante panoramica su molti disegnatori, dai maestri più calssici come Scarpa e Carpi, ai più giovani, ma comunque affermati, Mastantuono, Camboni e Vian. Non fosse per il clima, sarebbe la lettura ideale sotto l'ombrellone... Da leggere senza dubbio le storie "Paperino e l'orso del Klondyke", "Paperino e i drammi del sottosuolo", "Topolino e la Baia delle Triglie", "Paperina - Dal mio Diario: La decima socia" e la divertente "Topolino e un favore da nulla".

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Volume dedicato agli anni 1944-45, contiene, anche stavolta, dei gioielli di valore assoluto, a cominciare dalla storia che apre il volume: Paperino e l'oro gelato, una delle primissime avventure dei paperi intorno al globo, con le indimenticabili scene della cecità di Paperino perso tra i ghiacci del Polo, da sola vale già l'acquisto del volume, se poi ci mettiamo altre perle come Paperino fotoreporter, Paperino equilibrista (dove appare per la prima volta il nome di "Paperopoli"), Paperino in villeggiatura e Paperino e il mistero della palude, il quadro è completo. Ma non è tutto: il portfolio di questa settimana è dedicato allo storyboard di Barks con Madam XX.

Recensione di Paolo


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Una bella copertina di Casty ci introduce al numero di questa settimana, e si tratta decisamente di un numero superiore alla media: la seconda e ultima puntata di Topolino e la leggenda della maschera di pietra è abbastanza buona, anche se ci si aspettava un qualcosina in più dopo il brillante esordio del numero scorso, forse avrebbe meritato qualche pagina in più! Ma la novità ed il pezzo forte del numero è Topolino e la jellamolecola dell'inedito duo Casty/Faccini. Non vi svelo nulla della trama per non rovinarvi la storia, ma la storia vi assicura delle belle risate! Abbastanza buone le altre storie, ed anche la "straniera" di chiusura mi sembra migliore del solito standard Egmont.

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Questo volume, dedicato alle storie a cavallo tra il 1943 ed il 1944, ha tra i suoi punti di forza due storie del primo Barks: Paperino e l'anello della mummia e Paperino e la scimmia: si tratta di due "pezzi" imperdibile per chi ancora non li avesse nella sua collezione, nonostante le numerose ristampe che hanno avuto negli anni. Curioso notare come lo stile grafico di Paperino & nipoti, seppur lontano da quello che definiamo il Barks "classico", sia già parecchio diverso dall'avventura dell'esordio "Paperino e l'oro del pirata". Interessante, poi, la possibilità di leggere "Paperino... meglio le ragazzine", che, se escludiamo le raccolte e le pubblicazioni amatoriali, era stata pubblicata in precedenza solo una volta su Zio Paperone 17. Superfluo, suppongo, il consiglio di acquistarlo: immagino quasi tutti gli appassionati stiano seguendo già questa collana dall'inizio.

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Avanti il prossimo! Con il numero 63 chiude i battenti anche quest'altra collana, poco considerata dal pubblico degli appassionati, ed a ragione, da quello che posso vedere da questo numero, acquistato solo per la curiosità di leggere un numero "omega". E si che le premesse sembrano essere eccellenti: "La biondina e la rivincita dei merli gialli" è una godibile storia di Cimino, sul solco degli ottimi Racconti intorno al fuoco, ma non riesce a raggiungerne le vette narrative, pur avendo qualche spunto tipicamente ciminiano. È la presenza di storie francamente imbarazzanti come "Nocciola e la grande magia di guarigione" (la peggiore del numero) e "Paperina ninfa dei boschi" che sviliscono il fascicolo, il cui giudizio finale non può essere riscattato da storie come "Paperina eroina preistorica" (di un Freccero molto acerbo e distante da quello che conosciamo oggi) o "Buon appetito Minni", con i pur validi disegni di Vian.

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La consueta uscita dello speciale natalizio quest'anno è una bella sorpresa nella qualità dei contenuti: ci sono storie dei maestri consolidati in quest'ambito: Romano Scarpa con "Topolino e le dolcezze del Natale" una delle sue più riuscite prove degli ultimi anni direttamente ripresa dal film di Frank Capra "La vita è meravigliosa"; la coppia Carlo Panaro / Luciano Gatto ci propone il gradito ritorno dei sette nani nella storia (splendidamente colorata) "I sette nani e la fatina di Natale" e Sergio Asteriti, sempre a suo agio con le tematiche natalizie, è presente con la sua "Topolino e il Natale movimentato"! Ma anche le altre storie sono di tutto rispetto: dissacrante "Topolino e la notte dei Babbi Natale" (di Silvio Camboni), esilarante "Paperoga e la renna in panne" (di Alberto Savini e Fabio Celoni), molto "barksiane" le prove di Vicar ("Qui, Quo Qua e l'equivoco di Natale" e "Paperino e i regali di Natale"), dinamica "Paperino postino natalizio" di Carlo Panaro e Marco Gervasio. Consigliato!

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Finalmente e' uscito il nuovo numero de "I Maestri"! Fantastico il ritorno di Floyd Gottfredson in edicola a 74 anni dal suo esordio sulle strip di Mickey Mouse, a ricordarci l'assoluta maestria di quest'autore fin troppo sottovalutato dal grande pubblico. Il contenuto del volume (definirlo fascicolo è riduttivo) è impostato su tre storie del Mickey quotidiano (Topolino e Felice, detto il "bel gagà", Topolino e la macchina toc-toc e Topolino contro Topolino), con ben due storie sceneggiate dal grande Bill Walsh e viste pochissimo in Italia; ma vi sono contenute anche delle interessanti strip con gli esordi di Gancio il Dritto, la storia di Zirlino, leone pecorino, i primissimi disegni (non-Disney) di Gottfredson e una serie di interessanti articoli da parte dei superesperti Alberto Becattini e Luca Boschi. Sicuramente un pezzo immancabile nella vostra collezione, ma da non perdere anche se non siete dei collezionisti, in quanto le storie sono di assoluto valore, e gli articoli adatti anche al lettore casuale. Da notare assolutamente la cura redazionale nel tentare di preservare la scansione a strisce della storia di Zirlino e la scelta di utilizzare solo tre righe di vignette per pagina piuttosto che "forzarne" quattro, cosi' da avere un maggiore livello di dettaglio. Certo, la scelta del colore penalizza un po' i retini di Gottfredson, però è assolutamente comprensibile questa concessione alla "vendibilità" del prodotto: non sarà certo questo a scoraggiarci dal chiedere ANCORA storie e pubblicazioni di Gottfredson! Vediamo, se si volesse trovare un pecca al volume in questione... forse la copertina, che presenta un acquarello di Gottfredson collegato ad una storia non presente all'interno del fascicolo... peccato decisamente veniale! Un ultimo commento per ringraziare chi ha scelto di mettere la storia del bel gagà: finalmente, grazie all'articolo che l'accompagna, si fa chiarezza in maniera definitiva sulle varie identita' dei concorrenti sentimentali di Topolino: da Felice a Ranulfo, da Topesio a Bubbo! Prezzo 7,90 Eur.

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...potrei scrivere le stesse cose dette al proposito di molti numeri passati: questa testata e' probabilmente, anzi, sicuramente la peggiore di tutta la scuderia Disney in edicola! Le storie sono state scelte tirandole fuori a casaccio dai bidoni della spazzatura, potrebbero presentare solamente qualche interesse per i necrofili, in particolare con Super Pippo e il radiovideopirata dell'ineffabile Gatti, dove addirittura Topolnio si vanta di essere l'unica persona a conoscenza dell'identita' segreta del suo amico... ma quando mai? E poi non so se ricordate, per il bene che vi voglio spero di no, le tremende storie S-coded anni 70 che apparivano sull'Almanacco Topolino realizzate dallo studio Jaime Diaz, destinate ad un pubblico subnormale... bene ce ne sono addirittura due!!! E non bastano certo le storie (sempre rigorosamente S-coded) disegnate da Scarpa e Bottaro a risollevare il numero, non tanto per la qualita' dei loro disegni, sempre all'altezza, quanto per l'assoluta poverta' delle trame proposte... Ma chi me lo fa fare di continuare a comprarlo??? Il prossimo sara' l'ultimo se non trovo qualcosa di interessante, giuro!

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In questo volume viene raccolta l'epopea dei Paperi dai tempi dell'antico Egitto agli anni della conquista della Luna, realizzata da Guido Martina ai testi e da Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi ai disegni. Le storie, in origine, furono pubblicate in occasione della realizzazione di uno dei gadget oggi più ricercati dai collezionisti: le monete storiche che riprendevano i personaggi illustrati nella saga. Ristampata più volte, la storia viene qui riproposta nella versione "rivista e corretta" già realizzata per la sua uscita nella collana delle Grandi Parodie Mondadori, e per un'edizione che si suppone essere dedicata ai collezionisti (ne è uscita pochi mesi fa una identica venduta per corrispondenza con la copertina cartonata) questa è una pecca abbastanza grave, specialmente in una pubblicazione le cui pretese di filologia e di impostazione "collezionistica" vengono ben sottolineate dal prezzo decisamente alto. Per chi volesse approfondire l'argomento delle censure/modifiche alla saga, rimandiamo alle pagine del forum del Papersera, dove se ne è parlato in occasione dell'uscita dell'edizione venduta per corrispondenza. Prezzo: 8,8 Euro.

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C'era una volta un fantastico personaggio Disney, creato in Italia alla fine degli anni '60 e che in pochissime tavole aveva già conquistato una vera e propria folla di ammiratori, non solo per l'indiscutibile bravura dei disegnatori che realizzarono le sue storie (Carpi, Scarpa - con inchiostri di Cavazzano - e de Vita in ordine di "apparizione") ma anche per l'inedito taglio noir che gli sceneggiatori seppero dare alle sue storie, portandole ai limiti del consueto mondo Disney (comunque allora assai più ampio dell'attuale). Quelle storie sono dunque rimaste nel cuore di moltissimi lettori, prova ne siano le numerosissime ristampe delle stesse che si sono susseguite nel tempo (ben 8 edizioni della primissima storia, contando anche questa...) e il grande successo avuto dal primo classico dedicato al papero mascherato (pubblicato solamente cinque anni dopo la pubblicazione originale). C'era una volta, dicevamo... Oggi, infatti, il vecchio Paperinik è stato soppiantato dal futuristico PK, paladino della Terra nella lotta agli alieni, che, dopo un inizio più che promettente, si sta spegnendo in storie sempre più banali ed insignificanti. Proprio per questo il volume dovrebbe considerarsi "imperdibile" per gli appassionati del "diabolico vendicatore"... se non che i dialoghi delle storie riportano le alterazioni e censure subite ai tempi delle ristampe sui "Grandi Classici" e su "Paperinik e altri supereroi". Ma ci voleva tanto a rimettere quelli originali???!?!? Anche in questo caso l'intervento censorio (o meglio, il mancato intervento "di restauro"), visto il prezzo alto del fascicolo, non può non far perdere una "stellina" al giudizio complessivo del volume! Prezzo: 8,8 Euro.

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Peggio del numero precedente era difficile fare, ed in effetti questa volta il fascicolo cerca di selezionare storie migliori, anche se comunque ancora non sono stati raggiunti i livelli che gli appassionati si aspettavano da questa collana. Apre il fascicolo la bella storia di Massimo de Vita "Topolino e la porta del Sole", poi di interessante notiamo la storia di Marco Rota "Topolino e la lettera scomparsa" dove l'autore mostra uno stile incredibilmente simile a Paul Murry. Altra storie degne di essere notate sono la ben disegnata (da Carpi) "Topolino 007,5" anche se con una trama abbastanza discutibile (a proposito, ma in redazione, secondo voi, lo usano l'I.N.D.U.C.K.S.?? Se l'avessero fatto, avrebbero scoperto di aver pubblicato la stessa storia nel numero 1 della nuova serie dell'Almanacco Topolino nel 1999), e l'avventurosa "Topolino Kid e la tribù fasulla" di Giorgio Pezzin e Sergio Asteriti. Le altre storie, onestamente, sembrano messe lì più come riempitivo che come scelta redazionale vera e propria... però si intravede comunque una volontà di risollevare il livello qualitativo della testata. Speriamo bene per le prossime uscite. Prezzo 4,5 Euro.

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Sicuramente una degna celebrazione per i 75 anni del Topo, e per i commenti sull'argomento, vi rimandiamo al forum! Qui, invece, parliamo solamente del contenuto del fascicolo celebrativo, un numero veramente speciale, visto che contiene tutti (...in realta' mancherebbe Murry...) gli autori che, in momenti diversi hanno contribuito a rendere grande questo personaggio della cultura del secolo scorso. Citandoli in ordine di apparizione sul fascicolo: Gottfredson, con "Topolino poliziotto e Pippo suo aiutante"; Scarpa con "Topolino e l'unghia di Kalì"; Carpi (e Missaglia) con "Topolino e la rivolta delle ombre"; Asteriti (e Martina) con "Topolino e il Minimizz C.P.F."; De Vita con "Topolino e l'enigma di Mu"; Cavazzano (e Marconi) con "Topolino e la spada del tempo" ed infine il trio Artibani Faraci Mastantuono per la STREPITOSA "Topolino e il fiume del tempo". Non c'è molto da aggiungere se non il consiglio assoluto di andarlo ad acquistare, anche (anzi, soprattutto) se non siete fan di Topolino: è la cosa migliore prodotta dalla Disney da parecchi mesi a questa parte!!! Prezzo 5,2 Euro

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L'attesissimo numero 2500 del settimanale Disney per eccellenza e' finalmente arrivato! Un evento del genere non puo' certo esaurursi nell'ambito di una semplice recensione, vi invitiamo percio' a leggere (e a partecipare) al forum del Papersera su questo che, indipendentemente dai giudizi personali, sara' sicuramente un pezzo da collezione! Prezzo 1,8 Euro.

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Zio Paperone è il protagonista del quarto volume della collana dedicato ad un personaggio Disney, ed il contenuto e' di assoluto valore, grazie anche agli autori scelti: si apre con un super-classico di Barks "Zio Paperone e la Stella del Polo": assolutamente imperdibile, anche se gia' ce l'avete nella vostra collezione, e' una di quelle storie che vanno acquistate in ogni loro forma! Poi non poteva mancare Don Rosa, in una storia che forse non e' nell'olimpo delle sue migliori, ma comunque godibilissima: "Zio Paperone l'ultimo signore dell'Eldorado". Per quello che riguarda la scuola Disney italiana, c'e' una pietra miliare del fumetto nostrano come "Zio Paperone e l'ultimo balabu'" dove appare per la prima volta Brigitta, per poi proseguire con l'accoppiata Chendi-Bottaro in "Zio Paperone naufrago volontario", Cimino-De Vita per "Zio Paperone e la febbre dell'oro", per concludere con Pezzin-Cavazzano in "Zio Paperone e le sabbiature a domicilio". Insomma, un numero di tutto rispetto, dove forse si sente la mancanza di Guido Martina e di Giovan Battista Carpi, ma che va assolutamente acquistato! Prezzo 4,9 Euro.

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L'ennesimo "Topocatalogo" allegato ai periodici Disney correntemente in edicola ha la poco invidiabile proprieta' di non presentare assolutamente nulla di nuovo!!! Ci sono i soliti raccoglitori (ma qualcuno li compra?) per Topolino, Zio Paperone e Witch; il cofanetto dei primi sei numeri de "Le Grandi Parodie" (opportunamente modificati per distinguerli da quelli originariamente usciti in edicola); la versione cartonata di "Storia e Gloria della dinastia dei Paperi"; le ristampe dei primi sei numeri de "Il Topolino d'oro", con tutti i difetti imputabili all'edizione originale fedelmente mantenuti; il cofanetto con le prime storie di Paperinik e, dulcis in fundo, due cofanetti contenenti le ristampe integrali delle prime due annate di Topolino, questi realmente imperdibili per chi non vuole fare un mutuo per possedere gli originali!

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Si conclude (in maniera un po' deludente per la verità) la saga in otto puntate dei cristalli, piacevoli le tre storie principali del fascicolo: Paperino agente immobiliare di Sarda e Molinari, Zio Paperone e lo sprint pubblicitario di Martignoni e Gottardo (un po' confusionaria e tirata per le lunghe, secondo il mio parere personale...), e Topolino e i pionieri del volo di Bosco, Valentini e Coppola (molto bravo ai disegni). Discutibile il tentativo di utilizzare Malachia in una storia di Paperoga: innanzitutto il Malachia originale era di Paperino, e mai si sarebbe sognato di vivere con Paperoga, e poi era giallo nella versione italiana e grigio in quella originale... il marrone da dove salta fuori?

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Ristampa del numero 142 della collana "I Miti Mondadori", questo best seller ondeggia un po' tra le storie tradizioniali di Roberto Cimino e quelle più moderne di Fabio Michelini, passando per un classico forse non troppo noto come "Il matrimonio di Zio Paperone" di Massimo de Vita. Insomma, nulla di imperdibile per chi le storie le conosce già, ma potrebbe essere una buona lettura per chi non è un vero e proprio appassionato. Peccato, in un libro del genere la mancanza assoluta di un minimo di apparato critico: una paginetta di presentazione per ogni storia non ci sarebbe stata male... visto anche che non si punta al risparmio: il volume costa 10,8 Euro...l'edizione dei miti si trova facilmente sulle bancarelle a 2-3 euro al massimo (bisogna dire, però, che il formato di questa è molto più grande della prima pubblicazione!)

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Sempre peggio! Questa collana, nata con grandi ambizioni (e con i primissimi numeri all'altezza di quanto promesso) sta naufragando malamente nello squallore delle ristampe delle peggiori storie dell'Almanacco Topolino anni settanta. Fa rabbia vedere un'iniziativa del genere pubblicare a ripetizione storie dalla sceneggiatura estremamente povera e dal livello di interesse bassissimo... pensare che ci sarebbe tutta la miniera de "Gli Albi d'Oro" da saccheggiare, per gli esordi di Carpi, di Bottaro, e anche di Perego e Scarpa: pensate che la storia di Romano Scarpa "Biancaneve, la strega e lo scudiero" dell'albo d'oro numero 45 del 1954 non e' piu' stata ristampata se non in edizione amatoriale dalla Comic Art, e che altri gioielli di Carpi (Paperino e la corsa del baleno, Paperino e l'anno bisestile, Topolino e l'oro del faro), Bottaro (Le miniere di re... Paperone, Topolino e il Pippogallo) e molti altri non vedono un'edicola dalla fine degli anni 50! Prezzo 4,5 Euro.

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Il nuovo segmento di questa collana inizia con un classico del fumetto italiano: Paperinik. Creato da Giovan Battista Carpi nel 1969, questo personaggio ha saputo imporsi all'attenzione internazionale; nel volume allegato a Repubblica (ma reperibile anche indipendentemente dal quotidiano) viene ripercorsa la carriera del diabolico vendicatore dalla sua prima storia fino alla prima avventura di PK, un'evoluzione del Paperinik classico decisamente rivoluzionaria per i canoni Disney. Prezzo 4,9 Euro.

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Non solo Dragon Lords: mentre la saga dei paperi comincia a prendere forma (molto belle le tavole con Zio Paperone), un bell'articolo di Luca Boschi ci introduce agli album fotografici della famiglia dei paperi, peccato che a pagina 11 sia stata riprodotta due volte la stessa copertina... forse un errore di impaginazione della redazione? Alberto Becattini questo mese ci presenta Harvey Eisenberg, disegnatore di talento non solo per quello che riguarda il fumetto Disney. A corredo dell'articolo vengono presentate cinque sue brevi storie. Conclude l'albo una ristampa (nel formato originale di 4 righe di vignette per tavola) di "Paperino e la ferrovia dimenticata" (codice INDUCKS W DD 58-02), una classica storia di Tony Strobl della fine degli anni 50. Concludendo, un buon numero, dove finalmente non ci sono "incursioni" Egmont e dove gli articoli ritornano a presentare degnamente le storie. Prezzo 3,5 Euro.

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Continua la saga dei Dragon Lords, giunta al terzo episodio; nel fascicolo c'è anche una storia disegnata ottimamente da Marco Rota e la sempre affascinante "Paperino e il fantasma della grotta" (codice I.N.D.U.C.K.S. W OS 159-01), realizzata nel 1947 dal mitico Carl Barks. Personalmente non gradisco la presenza di Daniel Branca, e né la scelta di storie decisamente minori di Romano Scarpa: ci sarebbero tantissimi veri gioielli da riscoprire nelle miniere dei comic book americani degli anni '50...
Per concludere, in un numero di Agosto può essere comprensibile la mancanza di articoli, probabilmente sacrificati per far posto ad un classico barksiano allo scopo di acquisire nuovi lettori, ma speriamo non diventi un'abitudine... Prezzo 3,5 Euro.

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L'ultimo "Topocatalogo" distribuito dalla Walt Disney presenta alcune cose molto interessanti, ordinabili con cartolina postale o per telefono: un cofanetto che raccoglie due volumi con le prime 10 storie del Paperinik classico, il volume cartonato "Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi" con la storia I TL 749-A e le puntate seguenti, le ristampe dei primi 6 numero de Il Topolino d'oro, ed altri volumi già presenti nelle precedenti offerte. Non c'è un voto al Topocatalogo, in quanto presenta materiale molto eterogeneo, per qualitè e contenuti, ma vale comunque la pena dargli un'occhiata e scegliere quello che più si adatta alle vostre esigenze collezionistiche!

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L'attuale numero di quella che è da considerarsi una delle più interessanti testate Disney pubblicate è in edicola, è dedicato a Luciano Bottaro. Oltre ad una storia inedita, contiene alcune perle del maestro ligure e, al solito, un interessantissimo apparato critico di supporto. Peccato che della storia "Topolino e la dinamite verde" (codice I.N.D.U.C.K.S. I TL  177-A) siano state tagliate le ultime vignette: un errore gravissimo secondo me, per una collana che fa della filologia il suo punto di forza. Eccellente l'articolo sulle figurine disegnate da Bottaro. Prezzo 7,8 Euro.

Recensione di Paolo


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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