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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



E tre. Nel giro di quattro anni la storia di Francesco Artibani e Paolo Mottura è stata ristampata tre volte come volume a sè stante, con formati diversi, rilegature diverse e apparati critici diversi: un bel primato, per una parodia senz'altro bella, anche se nel finale si rivela un po' confusionaria. Ma lasciamo alla parte finale la recensione vera e propria (presa di peso dalle vecchie ristampe, e ci scusiamo in anticipo per la nostra pigrizia).
Vogliamo ora concentrarci su questa nuova edizione, primo numero di una collana che si rifà direttamente alla gloriosa testata de Le grandi parodie Disney. In comune hanno infatti il nome, al netto del fastidioso ed imperante gratuito inglesismo, e la grande stella usata in copertina. Le similitudini finiscono qui, perchè, almeno a vedere questo primo numero, la nuova testata appare sciatta ed ininfluente. Due paginette raccontano il concetto di parodia disneyana, un paio di paragrafi per la storia in questione, le biografie riciclate dalle vecchie edizioni, e le anticipazioni su come proseguirà la serie. Del romanzo originale, del suo posto nella letteratura americana o del perchè delle scelte narrative usare dagli autori non vi è nulla. Al contrario della vecchia collana, il cui scopo principale era educare il lettore sull'opera originale divertendolo con Paperino e soci, in questa serie per ora non c'è niente. E, bisogna dirlo, non si sforza di fare di più. Il materiale cartaceo è piuttosto piccolo, la brossura molto spartana, la copertina è un gran riciclo. Proprio sulla grafica editoriale erano piovute critiche, abbastanza a ragione: il font, la stella enorme, la generale sguaiatezza, tutto fa pensare ad un prodotto assemblato al volo e fatto di materiale riciclato, e questo pesa ancora di più perchè si presuppone che la singola storia possa meritare qualcosa di meglio. A questo punto, si potrebbe pensare di avere almeno un prezzo economico ma, pur essendo l'edizione più conveniente in assoluto, per quel che dà, è pure troppo. 6.90€ contro i 9.90€ della Deluxe perdono inevitabilmente il paragone: cartonatura, formato grande, contenuti extra di rilievo, contro il poco che ci troviamo oggi. Capiamo l'idea che c'è dietro, riproporre valide storie in un formato economico, ma, sinceramente, il gioco non sembra valere la candela. Vedremo come procederà in futuro, per ora vi lasciamo alla disanima della storia.
"La storia, che si snoda tra gli abissi del mare e il cielo che si vede dalla coffa, è tratta dall’omonimo capolavoro di Melville e racconta la folle caccia all’immensa balena bianca da parte del mitico Capitano Achab. Artibani, riprendendo abilmente e fedelmente la trama, utilizza strategicamente i personaggi dell’universo papero: Paperino è un sognante ed ingenuo Ismaele, Qui, Quo e Qua triplicano il personaggio di Queequeeg, mentre Paperone interpreta con grande forza e carisma il Capitano Quachab. E’ proprio la duttilità e la forza dei personaggi disneyani ad aver consentito la riuscita di tantissime parodie. E questa non fa eccezione. Con i suoi momenti di azione, le gag fisiche da cartone animato, in particolare gli scontri tra Paperino e i piccoli Quiig, Quoog e Quaag figli del re di Kovolovo, le scene solenni, in cui dialoghi intensi si impossessano dei personaggi, Artibani – sceneggiatore abilissimo sia per Disney che per personaggi di sua fantasia - si destreggia con con la solita naturalezza e maestria che lo contraddistingue.
Dal canto suo, anche il disegnatore piemontese Mottura realizza un lavoro immenso e meraviglioso. Le sue vignette di forte impatto, anche a tutta tavola, sanno ben gestire gli spazi e i personaggi, e raccontano nei dettagli, senza appesantire la visività della narrazione. Le ricche angolature particolari danno spazialità alla nave, che diventa un palcoscenico teatrale, mentre i personaggi esprimono, senza alcuna esitazione, la forza dei sentimenti, così chiari che quasi non servono le parole: gli occhi, i becchi, le posture, dicono già tutto. A fare il resto, la tavolozza cromatica della Andolfo, che fa uso di colori seppiati per rievocare il passato, di colori chiari per il cielo e di toni ombrosi nei momenti più opportuni."

Recensione di V


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Continua la pubblicazione in formato deluxe di Pkne, e ora tocca alla storyline curata dalla coppia Francesco Artibani e Alessandro Pastrovicchio, con il fondamentale apporto, coloristico e non solo, di Max Monteduro. In questo loro terzo capitolo Moldrock pretende di mettere sotto scacco Paperopoli ed il mondo intero se non otterrà come prigioniero Everett Ducklair. Paperinik cercherà di trovare una soluzione, aiutato da vecchi e nuovi amici.
Pur costruita con nobili intenzioni, non sosteniamo la bontà di questo nuovo tassello della saga. Anzi, tutt'altro, lo consideriamo quasi un passo falso, un confuso affastellarsi di vicende a tratti incoerenti ed un uso spregiudicato e del tutto casuale di personaggi presenti quasi solo per fare fan-service. Di questi ultimi ricordiamo Trauma, tirato in ballo per due episodi in maniera contraddittoria per poi essere liquidato in un paio di tavole, oppure Nebula Faraday, la cui presenza non sembra particolarmente utile. Da una puntata all'altra, poi, le decisioni di Paperinik cambiano senza una ragione chiara, all'improvviso e senza spiegazione alcuna: si passa da una clonazione di Trauma ad un rapimento con gita al Pozzo che si protrae per le due puntate centrali, risultando piuttosto dispersive. Lo stesso Moldrock, presente nel titolo, diventa una figura confusa e bizzarra, diviso quasi tra l'essere un cattivo monodimensionale e l'atteggiarsi a villain shakesperiano. È Everett però a subire il trattamento peggiore: Artibani attua ai suoi danni una retcon micidiale, invalidando e modificando con forza alcune sue azioni del passato, veri pilastri di Pk2. Sembra quasi che, pur di far entrare Moldrock nella mitologia della saga, lo sceneggiatore romano abbia dovuto distorcere la complessa figura del problematico alieno.
Poco da dire riguardo al comparto grafico, con un Pastro divertito tra montagne di muscoli micidiali. In compenso, lo studio dietro l'Orda non trova una compiuta presenza nella storia, ma solo negli extra, in accettabile quantità e interessanti il giusto. Chissà se saranno usati in futuro o resteranno solo come anonime ed intercambiabili comparse.
Insomma, il Marchio delude le aspettative con una trama debole e confusa, e condita con un finale del tutto affrettato. Il ritorno di Uno tanto sospirato, e spoilerato in copertina, risulta poco sentito e non coinvolgente, e viene ucciso da una vignetta finale aberrante nel suo facile ammiccamento ad un pubblico che non sembra capire un linguaggio un poco più complesso. La storia non è all'altezza delle proprie ambizioni, non riesce ad appassionare e subisce una struttura narrativa che non fa buon uso delle sue 160 tavole. Speriamo che il quarto e ultimo capitolo della tetralogia sia più felice, e spiace constatare come, dopo l'eccezionale Potere e Potenza, tutte le saghe di Pkne non siano state capaci di scaldare i cuori.

Recensione di V


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Dopo una serie di numeri autoconclusivi, a volte validi a volte confusi, si torna ad una vicenda epica che, in maniera non dichiarata, proseguirà nel prossimo numero. Il giorno che verrà è la prima parte della cosiddetta bilogia del Razziatore, solida storia del bravo Francesco Artibani, profondo conoscitore sia del tema temporale che del rapace cronauta, come aveva già dimostrato con Carpe Diem.
Le 62 tavole sono un'eccitante corsa contro il tempo per permettere a Paperinik di salvarsi dal collasso di Time0, che qui si presenta in tutto il suo splendore dopo una fugace comparsa in Barrauno. È una storia claustrofobica, fatta di tecnobubbole presentate alla perfezione e un paio di personaggi minori ben azzeccati. Su tutti, l'etica e il profondo rispetto del Cronocomandante creano un'invidiabile alchimia con Paperinik e il Razziatore, di nuovo alleati loro malgrado. Interessante anche il personaggio di Kronin, il cui ruolo però non sarà mai veramente approfondito e valorizzato. Ai disegni Stefano Turconi è del tutto a suo agio, tra dettagli meccanici e intensi primi piani.
Non vogliamo andare oltre nella recensione, ma promettiamo momenti divertenti e commoventi istanti, in una storia calibrata e molto concentrata, senza alcuna pausa. La nuova copertina di Celoni è ugualmente straordinaria.
Due parole infine sulla dicitura"Tutto fumetto", marketing sguaiato piuttosto pleonastico e (mal) piazzato in copertina. Abbiamo sempre approcciato la collana favorendo le storie più che il contenitore, e ci abbiamo visto giusto. I grandi articoli e i segreti dagli archivi di Bertoni non sono mai usciti fuori, purtroppo. E la china che ormai la testata ha preso è di sola ristampa e niente più. La posta e i disegnini di Bolla, pur non essendo gran cosa, davano almeno l'idea di una testata curata, ora non sarà più così. Peccato, ma per fortuna restano le storie, di indubbio pregio.

Recensione di V


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Andando avanti con i numeri, e avvicinandosi al tempo presente, è innegabile notare, non un calo artistico, ma un calo narrativo sì. E in questo quarto numero è evidente il debito nei confronti di precedenti raccolte dedicate a Cavazzano. Due storie arrivano da qui, e un'altra da questo volume quasi cavazzanocentrico. Capiamo però che l'autore continui a considerarle importanti per lui, e quindi vengano pubblicate.
Il terzo Nilo è una bella occasione per mostrare il talento di Francois Corregiani: talento estroso, aveva nelle sceneggiature disneyane uno stile tutto suo, molto umoristico, al limite dello slapstick, e che spesso non andava a parare da nessuna parte, smontandosi come neve al sole. In questa avventura à la Indiana Jones, invece, c'è il meglio: azione, umorismo, battute calzante e gag catastrofiche. Cavazzano è più che a suo agio in scenari incontaminati, e si vede dalle magnifiche tavole di apertura, in un delicato bianco e nero.
L'Oscar del centenario è una scusa per ospitare svariate caricature delle stelle del cinema. Un'abilità e una fama che a volte si ritroveranno pesanti da gestire, proponendo a Cavazzano molteplici storie di dubbio gusto, di cui questa tavola è un terribilmente efficace esempio. Per fortuna ci sono anche sceneggiatori eccellenti, cone Casty e il suo colosso di Rodi agli inizi della carriera disneyana, ma già eccellente nel creare personaggi secondari riusciti come Eurasia Tost, e trame di ampio respiro con il desiderio di travalicare il teatrino senza memoria tipico del settimanale.
Infine, una delle prime collaborazioni con Tito Faraci, fatta per presentare Rock Sassi e realizzare storie del commissariato di Topolinia, rendendolo autonomo dalla figura, a volte ingombrante, di Topolino. Missione riuscita, in una corsa di equivoci e pagliacciate.
Il portfolio presenta materiale molto interessante, un curioso gioco dell'oca e una bellissima illustrazione realizzata per il meeting annuale dei collaboratori del settimanale. Inoltre, il focus sui quadri del maestro è un vero balsamo per gli occhi. Un altro buon numero insomma, connuna copertina simpaticamente affollata ma che non presenta quattro personaggi, al contrario del modus delle precedenti, ma che non stupisce il lettore esperto sul fronte delle storie. Vedremo che cosa succederà nei prossimi due numeri, che si concentreranno sugli ultimi 12 anni di carriera.

Recensione di V


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Per festeggiare i dieci anni di "Che aria tira a...", la vignetta settimanale a sfondo bianco che apre Topolino, Panini ha piacevolmente pubblicato un secondo volume, seguito diretto del primo uscito nel 2014. Si riparte proprio dove si era lasciato, con tre annate, dal 2014 al 2017.
Rivediamo così tutti gli stilemi e i metodi per far ridere di Silvia Ziche, cui basta una battuta o uno sguardo per generare la risata. I tic e le manie dei personaggi di Paperopoli e Topolinia vengono spiattellati in prima pagina, con gusto ed intelligente ironia. Nulla è cambiato da quanto scrivevamo tre anni fa: "La matita della Ziche valorizza tutto ciò che tocca con battute argute e spesso a doppio taglio, riflettendo sull'umanità dei personaggi e sulla loro accezione". L'autrice continua a farsi ispirare dagli eventi, dalle storie e dalle ricorrenze che il settimanale celebra numero dopo numero. La pregevole intervista e la tavola inedita sono una piacevole aggiunta, per un volume bello ma scarno.
In sintesi, dunque un buon albo. Ma questa volta non possiamo esimerci da due forti critiche. In primis, riscontriamo uno sproporzionato rapporto qualità/prezzo: 6€ per 200 pagine sono irragionevoli, quando per lo stesso prezzo quattro anni fa erano state pubblicate 340 vignette con relative didascalie: non sappiamo che cosa abbia portato a scegliere questo prezzo sconclusionato. In secundis, ci dispiace non si sia colta l'occasione, non solo per rimediare con degli errata corrige a degli errori di stampa nel volume precedente, ma anche a non pubblicare una serie di tavole che fanno parte a tutti gli effetti della serie, e che sono stati colpevolmente tralasciati. Scelta che avrebbe decisamente fatto passare in secondo piano il prezzo. Qui trovate gli extra che potevano essere pubblicati.
Insomma, un servizio mediocre e modesto, a fronte di un prezzo elevato non compensato da un buon lavoro editoriale. Sorvoliamo poi sulla scelta di usare una carta più voluminosa, che fa sembrare il volume più grande di quanto non sia. Speriamo che queste parole possano essere di monito ad una redazione a volte distratta ed approssimativa e che, con poco lavoro e poche pagine in più, allo stesso prezzo, poteva dare un volume completo e degno successore del precedente. Vedremo che cosa succederà tra quattro anni con il prossimo.

Recensione di V


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Pkna continua la sua corsa, e lo fa con un numero autoconclusivo particolare: Underground è infatti strano, bizzarro. Le atmosfere sono pulp, degne di un poliziesco hard boiled, e le premesse sono tipiche di certi thriller anni '70 con Clint Eastwood. È Angus Fangus a dare le premesse per la storia: un suo vecchio scoop gli ha creato un temibile nemico nella mala e, scappato di prigione, non vede l'ora di vendicarsi. Su questa base Augusto Macchetto realizza una storia tesa, con idee nuove e stuzzicanti. Peccato però che, come tipico nello stile dello sceneggiatore, vi siano anche trovate bizzarre e grottesche, che invalidano l'atmosfera malata che l'evaso genera. In tutto questo, Paperinik corre e si dimena per le fognature, per risolvere tutta la vicenda. Mottura si diverte alla grande, così come l'amico Celoni nella nuova copertina: inquadrature barocche e prospettive gotiche e lugubri avvolgono il lettore in un'atmosfera di forte tensione, purtroppo non sempre avvalorate dalla sceneggiatura. Un numero un po' sospeso, quindi, che non decide e purtroppo non va fino in fondo.

Recensione di V


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Dopo il numero 3 dedicato sempre a Floyd Gottfredson e ai suoi gialli, le epiche strisce di Topolino tornano su Tesori International per celebrare degnamente i 70 anni di Eta Beta. L'uomo del futuro creato da Bill Walsh in tandem con Gottfredson è un grande personaggio, ma non facile da usare, e pochi ne hanno capito l'essenza. Per molti è un alieno, per altri un essere che tutto può, ma di fondo Eta Beta è un eccentrico, un diverso che sa molte più cose di noi, ma non ci mette in difficoltà, non usa quella conoscenza per scopi cinici o malvagi. Anzi, quasi la usa per ridere di noi di nascosto, senza curarsi della nostra supposta superiorità e senza sbatterci in faccia la nostra pochezza. Con queste idee in testa bisogna affrontare il personaggio di Eta Beta e le sue bizzarrie, e Topolino è uno dei pochi a capirlo. Pippo invece vede in lui un potenziale avversario, in fondo, due personaggi dal pensiero laterale che possono convivere solo se uno dei due fa un passo indietro.
Il volume recupera una parte del ciclo di Eta Beta, quello più metropolitano e quotidiano. Tante piccole storie che presentano i diversi aspetti del personaggio: l'alimentazione, la personalità. il rapporto con il denaro e con gli animali, e via dicendo. Sono piccole gemme comiche, perle piscologiche di tatto e sensibilità, e creano un affezione istantanea per questo buffo ometto dalla testa ovale, e che non vuole imporsi come coscienza nazionale, pur sapendo di fare sempre la cosa giusta.
Il volume è come sempre ben costruito, ricco di immagini e di articoli validi ed esaustivi. Si spera possa essere una prima parte per poi ospitare la conclusione del ciclo, con storie epiche tra lo spazio, il Far West e la guerra fredda.

Recensione di V


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Un bellissimo quarantesimo numero di topostorie, che conferma la collana come assai brillante e sempre ben curata, con rari scivoloni. Massimo Marconi ancora una volta realizza una scelta piacevolissima, fatta di sole parodie, ma meno note e celebri delle solite.
L'ambiente de-umanizzante dell'ufficio fa da molla per il Grande Papero, parodia di 1984 di Orwell. La scelta di usare Paperone come Grande Fratello è perfetta, perché permette a Russo di satireggiare sul potere del capitalismo e mostrare tutte le difficoltà dell'uomo medio a far parte di un sistema che ha per obiettivo proprio l'annullamento della personalità. Un modo insomma, in entrambi i casi, per rendere i paperi non semplici figurette ma specchio di un settore dei servizi con le sue ombre, e che Russo descrive con immutata, e ancora valida, verità. Sempre dell'autore milanese è La metamorfosi di un papero, con un giovane Freccero in una magica Praga: è buffo vedere come la disgrazia che capita al vero Gregor sia una manna dal cielo per la sua versione papera. Il ribaltamento dei ruoli e la fortuna nell'essere finalmente diverso dagli altri è la chiave di lettura di una storia niente affatto scontata.
Il giro del mondo in 70 giorni è davvero ben costruita: Gentina, abile disegnatore ma soprattutto grande sceneggiatore, realizza una trama semplice ma difficile da mettere in pratica: solo due personaggi, la stessa ambientazione, e la natura selvaggia contro di loro. Anche la chimica tra Paperino e Archimede, formali Lord inglesi, risulta decisamente buffa e nuova.
Il barbiere di Siviglia è invece perfettamente collaudata. Dalmasso inizia il filone operistico con il classico rossiniano ed e subito divertimento. Le celebri arie sono perfette sulle bocche dei paperi, e i frenetici e spigolosi disegni di De Vita senior rendono l'idea della sfrenata Sarabanda. Sempre di opera si parla con Paperino di Bergerac, con uno smagliante Carpi. Martina ai testi era un esperto di questo genere di riduzioni, e ne approfittiamo qui per proporre un volume dedicato al forte legame tra Disney e opera.
Nota di merito infine per la semi inedita Super-Paper: utilizzare Paper Fantasy come fonte è un'ottima scelta. Insomma, numero eccellente e per chi ama le parodie promosso a pieni voti.


Recensione di V


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La bella copertina di Pastrovicchio presenta un Paperinik sofferente ed enigmatico e, pur estremizzandole, rappresenta in pieno le atmosfere della storia. Beato Angelico è la prima sceneggiatura lunga per Pkna di Davide Catenacci, il mitico Bertoni, ed è una storia divisiva: a chi piace molto, e a chi non piace affatto. Diciamo subito che siamo dei grandi estimatori di 62 tavole tese e misteriose, in cui elemento spionistico è centrale. Come in un romanzo di Le Carrè, doppi e tripli giochi si sprecano, e la materia ancora una volta viene trattata in maniera adulta e matura . Il tema della conoscenza delle informazioni – oggi diremmo Big Data – è quantomai attuale, e Paperinik si trova travolto da questi temi, e quasi estraneo ma, anche grazie ad Uno, risulta il vero burattinaio, il vero diabolico vendicatore che confabula nell’ombra e muove le sue pedine. Riconosciamo come la sceneggiatura possa essere confusionaria, e forse meritava più tavole, o più dialogo: Catenacci realizza layout tranquilli e normali, senza gli sfrenati adattamenti tipici di Pkna. Pastrovicchio si muove bene come al solito, e la splash page iniziale, o certi primi piani, bastano per rimanere impressi nel lettore.
Un vero intrigo giallo con sfumature etiche, un intreccio sofisticato e decisamente inedito sia per Paperinik che per il panorama disneyano. Una storia promossa a pieni voti, che consigliamo caldamente a tutti. Continua invece la pochezza editoriale della testata, e Mega pare confermare un formato fisso di 64 pagine, cancellando definitivamente la storia breve, e anche gli altri editoriali: un vero peccato, anche perchè Pkna ha ancora molte cartucce da sparare, come questa.

Recensione di V


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Continua a spron battuto la collana celebrativa dei 50 anni di carriera di Giorgio Cavazzano, e il terzo numero non smentisce la qualità dell'autore veneziano. In particolare, le poche storie del volume sono davvero di qualità elevata, perfette nei loro diversi generi e nei diversi stili di sceneggiatura.
Il giallista Silvano Mezzavilla, abile scrittore di mistery, nell’enigma del faro è capace di mostrare come i cattivi non siano sempre così riconoscibili. Mezzavilla ci guida infatti in un thriller in cui Topolino agisce in maniera deduttiva, un indizio alla volta, per ritrovarsi invischiato in un caso in cui poteri forti tramano nell'ombra: tematiche più adulte, che faranno da apripista all'era faraciana qualche anno dopo.
Molto interessante è Buon compleanno, Paperino!, in cui si sente la penna americana e la sensibilità femminile di Janet Gilbert. La storia nasce per celebrare i 60 anni di Paperino nel 1994, e Cavazzano viene chiamato per illustrarla e farsi ambasciatore del fumetto disneyano: infatti, la vicenda venne pubblicata in contemporanea in diversi mercati del mondo. L'approccio utilizzato dall'autrice non fa mancare la parte umoristica, ma è evidente il sotto testo della storia: Paperino è rappresentato come un vecchio, ingenuo e stanco perseguitato dall'apparire e dai tentativi di migliorare il suo aspetto. Il tempo che passa e scorre è un argomento tabù e poco sensato nel fumetto disneyano, teatrino senza memoria in cui tutto ritorna sempre, senza ricordo. Vedere questo Paperino che combatte le rughe è, non solo spassoso, ma anche molto intelligente, e specchio perfetto di un certo stile di vita anni '90, e contemporaneo ancora oggi.
Infine, solo parole di merito per Miseria e Nobiltà, storia che permette a Topolino & company di interpretare alla perfezione la vita e la società napoletana. La sceneggiatura perfetta di Artibani e Arena è una manna per un divertito Cavazzano, l'omaggio a Totò e Scarpetta risulta eccezionale.
Molto buono il portfolio, come sempre, e preziosa la panoramica di quegli anni, con il passaggio di direzione da Capelli a Cavaglione e l'internazionalità di Cavazzano, che si impone anche in Francia come copertinista.

Recensione di V


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La saga di Paperinik continua, e in questo numero uno dei padri della serie, Alessandro Sisti, si diverte a mischiare le carte e a far incontrare le sue creature. Fase Due è l’occasione per far tornare alla grande Due, il gemello cattivo di Uno, ma soprattutto per mostrare al lettore la complessa, e a volte buffa, gerarchia evroniana. La storia è infatti una serie di sotterfugi, di complotti, di raggiri e di piani segreti orchestrati alla corte di Zotnam e perpetrati ai danni di chiunque si aggiri nelle alte sfere, militari e scientifiche. Sisti risulta più frizzante rispetto a Cronaca di un ritorno, dove l'organizzazione gerarchica evroniana è ben presente, e dimostra il suo amore per gli alieni viola, del tutto assimilabili alle umane debolezze e ai giochi di potere di un sistema rigidissimo, del tutto simile ai passati regimi comunisti e nazisti. Due, da par suo, è un personaggio sempre più ammirabile, schiacciato dal confronto con Uno e costretto dalle circostanze ad essere solo una riserva, un rimpiazzo e nulla più. Ritorna anche qui l’umana debolezza, in fondo coerente con queste intelligenze al silicio.
Con questo numero cominciano ad essere presenti i nuovi autori, introdotti nel numero 26. Così, dopo la stretta cerchia di Sciarrone, Pastrovicchio, Guerrini, Mastantuomo e Mottura, approda Graziano Barbaro. Il disegnatore se la cava, anche se il suo tratto sporco, molto xeroxiano, non presta bene ai grandi scontri spaziali. Meglio risulta negli scontri dialettici, anche se non è sempre facile districarsi nell’intricata folla evroniana.
Un bel numero, insomma, gustoso e divertente, e che rende i villain sempre più maiuscoli e profondi.

Recensione di V


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Non si può dire che questo numero di Topostorie brilli per originalità, in quanto ben tre storie su sei arrivano dritte dritte da questo albo. Un peccato, in quanto sono tante le buone vicende con Eta Beta, l'uomo del futuro creato da Bill Walsh e Floyd Gottfredson nel 1949, e unica spalla sopravvissuta di quel periodo a strisce in cui a Topolino si affiancavano strani personaggi. E proprio la genesi di questo mitico personaggio è stata spesso confusa e mistificata, facendo di volta in volta del buffo ometto uomo del futuro, alieno, personaggio parallelo e quant'altro. Walsh non ha mai ricercato stretta coerenza, ma è un fatto che molte storie italiane abbiano confuso l'identità di Eta Beta, giocando con lui in maniera piuttosto ambigua. Anche questo volume non fa eccezione, e propone una storie che, seppur non contraddicendosi, piegano spesso il personaggio ai propri fini.
A celebrare al meglio Eta, come dolce e ingenuo altro - uomo, è sicuramente la cometa Beta: l'ispirata coppia Michelini - De Vita realizza una vicenda tenera, in cui Eta Beta, l'amicizia con Topolino, il coraggio di Pluto, tutto concorre a rendere i personaggi tridimensionali e ad inscrivere la storia in una cornice favolistica ma mai moraleggiante. Anche il villain one-shot è del tutto funzionale alla vicenda e sa essere memorabile, in poche vignette. Un vero peccato non aver pubblicato anche le altre due storie dedicate a Beta: sarebbe stata una buona prima volta.
Un'altra grande storia è il "Progetto D", storia pochissimo ristampata di un ottimo Panaro e di un perfetto Pujol, aiutato dai nostri Leoni e Negrin. Atmosfere malate e pericoli inquieti si affastellano in una sceneggiatura tesa e ricca di elementi, mischiando con abilità diversi generi e concrete paure, a distanza di vent'anni più che attuali.
Chiudiamo con una bizzarra storia breve, santificata da un Cavazzano divertito e parecchio scatenato nella rappresentazione di multiformi alieni. La sceneggiatura di Arrighini non risulta particolarmente brillante, girando piuttosto a vuoto, a la caccia al triciclo rappresenta bene una certa bizzaria latente nel personaggio di Eta Beta, così come pensato da Walsh. Per certi versi Eta è un personaggio onnisciente, che sa tutto quello che accade e fa da maestro di cerimonie per vicende del tutto surreali. In questo caso, un serraglio assurdo di alieni appassionati di chincaglieria terrestre risulta il pretesto ideale per una buona dose di pensiero laterale, di cui non solo Pippo è portatore nel fumetto disneyano.
Insomma, un numero piacevole, con un paio di storie azzeccate. Se si fosse scelto di pubblicare la trilogia della cometa, sarebbe stato ancor più interessante. Peccato.

Recensione di V


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Una selezione interessante e curiosa contraddistingue questo ottavo numero di Tesori International, una testata che deve fare i conti, evidentemente, con la necessità e l'obbligatorietà di ristampare solo materiale già edito, senza tradurre ex novo nulla ancora mai apparso in Italia. Questo si rivela un limite, ma il team di filologi affezionati - Boschi, Becattini e Cannatella - sono bravi a mischiare le carte e a comporre antologiche ricercate e non scontate.
Questo numero, a parte il bizzarro titolo, presenta un argomento centrale e che spesso viene dimenticato del fumetto disneyano. I nostri standard characters -Topolino, Pippo e Paperino - nascono tutti come personaggi animati, protagonisti di corti cinematografici in cui la gag fisica, lo slapstick e la musica hanno ruoli di peso. Trasporre il tutto a fumetti è senz'altro impresa difficile, ma le storie qui presentate fanno il loro lavoro, e sopperiscono ai limiti del fumetto con altri stragemmi che solo la carta stampata possiede. Rievocare i cartoni originali è sicuramente importante, e un sito come The Disney Compendium aveva già iniziato questo percorso.
Il numero, a partire dalla scelta di pubblicare le storie nell'ordine cronologico dei cartoni, mette al centro l'animazione, i suoi eroi poco noti, le tecniche di lavoro e un corposo bagaglio iconografico. Nota di merito alla pubblicazione delle squadre dietro la lavorazione.
Le storie a fumetti sono più che buone, ed è gustoso passare da autori come Gottfredson e Murry, ad artisti nostrani come Petrossi e Asteriti. Ad ognuno poi il giudizio su che cosa preferire, se la tecnica animata o quella illustrata. Da parte nostra, siamo contenti di un volume curato e molto particolare, e che permette di andare all'origine di ogni cosa, senza la quale il fumetto disney non esisterebbe.

Recensione di V


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Meraviglia e capolavoro: accostare queste due parole è un assoluto piacere per questo incredibile volume, che la Panini ha presentato in anteprima ad Etna Comics come nuova tappa dei festeggiamenti per il giubileo d'oro di Giorgio Cavazzano, 50 anni di disegni Disney sospesi tra sfrenata innovazione, audaci dinamismi, alcuni manierismi e svariati tentativi di imitazione, oltre a diventare una vera pietra di paragone per tutti gli artisti degli ultimi 30 anni. Inoltre, il 2017 celebra il cinquantennario di Corto Maltese, l'immortale personaggio di Hugo Pratt. Occasione perfetta per far incontrare i due mondi, e realizzare una parodia che sia innanzitutto un omaggio all'artista veneto, e anche un modo per entusiasmare Cavazzano, che in queste 80 tavole mette tutto sè stesso, e si vede subito.
Su sceneggiatura di Bruno Enna, Una ballata del topo salato è davvero una rievocazione del capolavoro prattiano. L'autore sardo è bravo a utilizzare Pippo come testa di ponte per entrare nel mondo di Corto, con quelle rievocazioni poetiche, quelle impressioni oniriche che rendono unico il lavoro di Pratt. Bisogna riconoscere però che l'aderenza è fin troppo spiccata, e il risultato finale è fin troppo rispettoso dell'originale, e non lascia al lettore molto di più. Topolino interpreta bene lo scettico marinaio, smussando inevitabilmente i suoi lati troppo rivoluzionari. I villain sono usati in maniera deliziosa, e il trio di Macchia Nera, Gambadilegno e Orango è perfetto,
Non se la prenda il buon Enna, ma se il suo lavoro di scrittura è buono e rispettoso, del tutto in linea con i suoi alti standard, i disegni di Cavazzano sono incredibili, e sono la vera ragion d'essere di questa storia. La versione a colori, con le chine di Zemolin, è potente e avvolgente. Ma le matite originali - e qui sta il valore aggiunto di questa super deluxe, la vera ragione dietro le parole di apprezzamento usate ad inizio articolo - sono incredibili. Il tratto di Cavazzano è vivo e potente come le onde dell'oceano che rappresenta. Le smatitate, i tratteggi, i chiaroscuri, i dettagli appena accennati e che subito diventano chiari ed evidenti, i volti e gli sguardi, la composizione: tutto concorre ad ammirare un'eccellenza.
Il resto del volume si compone di due brevi articoli di omaggio da parte di Mollica e di Gaudenzio Capelli, nostro Premio Papersera 2017, l'intervento di Enna, e due interviste a Cavazzano e Zemolin sul lavoro dell'altro.
Se questa nuova collana ci aveva lasciato piuttosto freddi nelle sue due precedenti uscite, questo numero riscatta ampiamente il progetto editoriale. Leggere l'edizione originale a matita, assapporare il gigantesco formato, annusare l'odore della carta e toccare con mano la matericità del cartonato: tutto concorre ad un'esperienza letteraria eccellente, e assolutamente all'altezza del prezzo. Nella storia editoriale disneyana mai avevamo avuto il piacere di leggere le matite originali, ed è davvero una fortuna. Volume dunque più che consigliato, per vedere all'opera un maestro che, dopo 50 anni di carriera, ha ancora molto da dire.

Recensione di V


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Che strana storia è Virus! Densa, ricca di avvenimenti e di rivelazioni, importanti per la continuity di Pkna, eppure confusa, poco chiara e alla fine poco considerata in futuro. Gianfranco Cordara continua a raccontare fatti relativi alla storyline dell'esercito e della PBI, inserendo ancor di più gli Evroniani e raccontando le dinamiche militari e le guerre di potere dietro le quinte. Non contento, utilizza e collega l'agente Flagstarr con il fattorino Ziggy, il tutto sorretto da un'interessante, e quanto mai attuale, analisi della diffusione della verità, dell'utilizzo pubblico dei dati e dell'informazioni, e quanto in là possano spingersi i governi ad essere trasparenti e sinceri. Tantissima carne al fuoco, in cui Paperinik fa quel che può per emergere, ma anche lui, come il lettore, finisce travolto dagli eventi. Un vero peccato, perchè le tematiche e i fatti che succedono meritavano ben più delle 62 tavole, e il tutto risulta davvero costretto e un po' raffazzonato. Ad uscirne peggio è sicuramente Wisecube, di cui non riusciamo a capire perfettamente le motivazioni, anche alla luce delle vicende precedenti, anche quelle poco chiare. Purtroppo, Cordara non ha mai gestito al meglio la sottotrama dell'esercito, ricca di spunti ma sempre uccisa in culla, senza poter spiccare il volo.
I disegni di Freccero sono belli, meno virtuosi di Mekkano, ma ricchi di dettaglio, forse eccessivamente imbrigliati da una gabbia di vignette più regolare del solito, necessaria per dare spazio alle numerose vicende qui esposte. Bella la nuova copertina, che presenta tutti i personaggi, e senz'altro migliore di quella originale, poco chiara e leggibile.
Il resto della ristampa non propone niente di interessante, e ormai le brevi sono state del tutto cancellate.

Recensione di V


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Commentare una nuova testata è sempre piacevole, specie se si parla di qualcosa di diverso rispetto ad una svogliata selezione di ristampe o a qualche antologica per collezionisti. Certo, Ridi Paperoga cita esplicitamente la bizzarra e storica Ridi Topolino, uscita piú di vent’anni fa. La particolarità di quel bimestrale consisteva nell’uscire fuori dagli schemi, di creare redazionali demenziali (in linea con quanto usciva su Topolino sempre ad opera di Faraci) e in piccole storie inedite con i disegni di Ferrario, perle di pura follia e non sense assicurato, il tutto lodevolmente ristampato in questo riuscito albo. Lo stesso team – Faraci e Bolla, con l’aggiunta significativa di Sio – torna al lavoro per questo omaggio, che per ora dovrebbe durare quattro numeri per l’estate 2017, seguendo le informazioni reperite ad Etnacomics 2017, e che permetterà di comprendere la bontà dell’esperimento, o meno. D’altronde, non sono piú i tempi in cui una testata poteva essere lanciata a cuor leggero senza problemi.
Il numero si presenta come un piccolo spillato, con carta spessa per sembrare piú cicciotto, ma parliamo di 64 pagine totali, di cui 39 a fumetti, di cui 8 inedite. La storia inedita, con Faccini ai disegni e Faraci ai testi, è una gustosa opera metafumettistica, in cui si ride con piacere, frastornati dall’assoluta follia che il personaggio di Paperoga spesso incarna (in sostituzione del meno fortunato Sgrizzo). Il resto a fumetti è sempre dedicato al geniale autore ligure, che ci delizia con gag fulminanti o con una deliziosa storia muta.
Il resto dell’albo è sempre in mano alternativamente allo stile e al gusto di Sio, Faraci e Bolla, che utilizzano il piacere per l’assurdo per inanellare una serie di rubriche e di pagine inutili ma al tempo stesso esilaranti, del tutto in linea con la testata Scottecs Magazine. Il risultato è insomma piacevole, specie per chi va in cerca di una risata facile e piacevolmente assurda. Il prezzo di 3.50€ appare piuttosto fuori scala, ma il cospicuo apparato redazionale inedito in parte giustificano questa scelta. In generale, insomma, apprezziamo la scelta e speriamo che possa servire ad attirare un nuovo pubblico. Allo stesso tempo, però, ci piacerebbe vedere la stessa cura e lo stesso profluvio di risorse in una miglior cura antologica e di selezione in tutte le testate satellite di ristampe che, dietro di loro, vedono costi ben piú esigui, per non dire inesistenti.

Recensione di V


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Un bel numero di Topostorie, in cui il pezzo forte è proprio il filo conduttore: solido, equilibrato, brillante e capace di legare con agilità e furbizia le store raccolte. Marconi realizza un lavoro molto interessante, in cui attorno ad un capolavoro italiano raccoglie una serie di vicende danesi, a far da corona. C'è da dire che queste storie non sono particolarmente interessanti, risultando un po' banali e soporifere, salvate solo dai disegni di Fecchi e Vicar. A salvarsi è solo l'isola dei pirati, un Marco Rota autore completo che si diverte con i suoi amati scenari marini. La vicenda funziona grazie alla sua sospensione tra realtà e immaginazione, e vince destabilizzando il lettore. Non capiamo molto di quello che è davvero successo in quella notte, e come Paperino restiamo impressi dal dubbio e dal mistero.
Il numero è impreziosito e tratto in salvo da quel capolavoro dell'amuleto di Amùndsen. A più di 60 anni dalla sua pubblicazione, queste 33 tavole continuano ancora a stupirci. Romano Scarpa inserisce idee, gag, sentimento e umanità dei personaggi, senza svilirli o cercare di impietosire il lettore. Ancora oggi si tratta di una storia fresca e ricca di inventiva, tanti piccoli spunti che Scarpa concentra e regala a chi legge, non per confonderlo ma per dare un'esperienza letteraria a 360°. In occasione del decennale della morte, con l'iniziativa Romano Scarpa Forever, avevamo celebrato anche la storia con questa bella recensione.
Insomma, un numero che funziona grazie ad un filo conduttore solido, e alla sempreverde classe di un maestro mai dimenticato.

Recensione di V


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Si procede con questa bella serie dedicata al giubileo Disney e di carriera del grande Giorgio Cavazzano. La copertina si arricchisce di personaggi, e a Paperone si aggiunge uno smagliante Topolino. Rapidamente entriamo già negli anni '90, raggiungendo uno periodi di massimo splendore di Cavazzano. Dopo la fase techno degli anni '70, e un lieve intorpidirsi negli anni '80, in parte dovuto a ricche collaborazioni extra-disneyane, a partire da Casablanca si entra in una fase di maturità che rasenta la perfezione. Linee curve, tondeggiature, chiaroscuri e tratteggi di pennino arricchiscono le tavole e i personaggi. Le trame vengono rinvigorite da paesaggi realistici, profondità di campo e inquadrature e prospettive nuove. Cavazzano ha sempre ammesso di aver tratto grande ispirazione dal fumetto umoristico franco - belga, da Uderzo passando per Franquin. Il ricco portfolio presenta infatti il grande lavoro fatto sul settimanale francese Pif e le serie dedicate alle coppie, come Altai e Johnson e Oscar e Tango.
Passando alle storie, il capolavoro del numero è sicuramente il mistero della voce spezzata del grandissimo Silvano Mezzavilla. Un perfetto noir metropolitano, una Topolinia sotto la pioggia, Topolino con l'impermeabile che da solo indaga, uno strano mistero legato ad "Aiotto! Aiotto! Sono... CRACK!", una frase fulminante di tutta la letteratura disneyana. C'è violenza, c'è mistero, c'è il tratto di Cavazzano a rendere indimenticabile una storia dura e realistica, e che risente sicuramente della lezione di Walsh, andando oltre.
Meritoria la ristampa di Basil, l’investigatopo, trasposizione a fumetti ad opera di Corteggiani di un riuscito classico disney, e che per la prima volta propone anche una tavola inedita a suo tempo eliminata: bravi in redazione a stamparla, seppur in bianco e nero. Realizzata per il mercato francese, la storia permette di vedere Cavazzano all'opera con una tavola scomposta in piccole vignette, un lavoro di dettaglio molto curato e raffinato.
Infine, una doppietta di Marconi. La nostra preferenza va senz'altro alla spada invincibile, piccolo romanzo di formazione di un giovane Topolino che cresce in una prigione per salvare il padre. Tematiche forte trattate con la tipica leggerezza disneyana. Su La Strada, infine, molto si è già parlato, e non aggiungiamo molto, se non la poesia del finale, del tutto consono all'universo onirico felliniano.
Insomma, un numero di eccellenze, per un'opera curata che documenta con attenzione la carriera del maestro, e che ci sentiamo di consigliare soprattutto a chi non conosce queste storie straordinarie.

Recensione di V


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Dedicare un volume monografico a Sergio Asteriti è davvero un’operazione giusta e corretta. L’autore veneziano, con oltre cinquant’anni di storie di topi, ha avuto modo di forgiare uno stile unico ed inimitabile, parecchio personale e capace di reinventare la tradizione gottfredsoniana. Se infatti l’ispirazione proviene dagli anni ’30, il resto è tutta farina del sacco del Maestro, tra sfondi e animali particolarissimi, con linee e curve personali e uniche. Uno stile così insolito, senza eredi, non lascia indifferenti, e divide il campo tra estimatori e detrattori. Detto questo, un volume a lui dedicato permette anche di scoprire e riscoprire la possibilità di linee diverse rispetto a tentativi di omologazione imperanti, presenti nella scuola danese devota a Barks, e in misura minore in quella italiana, in cui il primo riferimento è quello a Cavazzano.
Veniamo ora alla scelta delle storie. Sul topic relativo abbiamo scoperto come Asteriti non sia stato, purtroppo, coinvolto nella redazione del volume, e questo è certamente un peccato. Infatti, basta un’occhiata all’indice per vedere come non ci siano storie memorabili, note o particolarmente significative. Anzi, sembra sia stato fatto tutto il possibile per scegliere vicende anonime e intercambiabili, quel materiale necessario ma a volte dimenticabile che è sempre servito a riempire le pagine del settimanale. A poco serve avere ben dodice storie di sceneggiatori diversi, se poi tutto risulta abbastanza insipido. In questa sede, salviamo giusto il piffero magico, gradevole fiaba da autore completo, con un Topolino delicato ed innocente, e il mistero della base lunare, scritta dal fratello, in cui sono evidenti i richiami all’epoca di Gottfredson.
Il resto è purtroppo una serie di gialletti urbani senza troppe pretese, gradevoli e nulla piú, e che non rendono giustizia alla matita del Maestro, costretto in scenari anonimi e ripetitivi. Mancano le storie in costume, quelle ambientate in luoghi esotici, le vicende fiabesche e i paesaggi natalizi: tutte vicende in cui Asteriti dava il meglio di sè. Mancano, inoltre, le storie in due tempi e di maggior respiro, e che volumi di tale foliazione dovrebbero agevolare (qui avevamo suggerito alcune proposte). Molto buona comunque la scelta di pubblicare illustrazioni inedite, davvero favolose, così come di pubblicare una sentita lettera in onore del tanto amato Topolino.
In sintesi, si tratta di un’occasione davvero sprecata, un vero peccato come ci sia concentrati solo su scenari urbani, senza esaltare il meglio dell’opera asteritiana, la sua fantasia e il suo amore per i viaggi in luoghi nuovi e lontani, geografici o dell’immaginario. Resta comunque la celebrazione dell’autore, ma non sempre basta l’intenzione, in questi casi ci vogliono anche i fatti.

Recensione di V


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Su Pkna torna Bruno Enna, ed è subito poesia.
Da sempre a suo agio con personaggi femminili, questa volta è il turno di Xadhoom, anzi, della dott.ssa Xado, mai cosi presente come in questo numero. Lo sceneggiatore sardo gioca tutta la trama sulla dissociazione di personalità, e sulla possibilità per la fumantina aliena di tornare quella che era. Un modo, in fondo, per avvicinarsi al suo amato Xari, e dimenticare finalmente la vendetta sociale per vivere compiutamente una felicità personale.
Come sempre abbiamo una sceneggiatura densa, matura, ricca di dialoghi arricchenti, in cui Paperinik è spalla ma anche punto d’appoggio, solidale pilastro fedele cui chiedere aiuto. Non manca il contraltare evroniano, in un nuovo scontro tra vecchia e nuova generazione mutante, metafora dello scontro generazionale ma, al tempo stesso, plastica rappresentazione del divario che Xadhoom vive con il suo popolo.
Marco Palazzi ai disegni, per la prima volta sulla testata, non se la cava male, e realizza bei primi piani e gustose inquadrature, senza però rapire necessariamente troppo l’occhio. Sua è anche l’inedita copertina, davvero coraggiosa nel rappresentare, quasi con visione orrorifica, la spaccatura di cui è vittima la nostra xerbiana preferita.
Il resto del numero è affidato alle solite stanche rubriche, e il tran-tran redazionale risulta quello di sempre. Per fortuna, la poetica di Enna salva la situazione, in una storia meno nota ma ben calibrata e funzionante, e che forse soffre un po’ i disegni tradizionali di Palazzi. Nulla comunque che possa evitare le quattro stelle.

Recensione di V


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Leggere questo numero di Topostorie permette un'interessante lettura comparativa tra le storie del primo Indiana Pipps (primi anni '90), e quelle più recenti (metà anni '00). Pur essendo presente il creatore Bruno Sarda, e il miglior interprete grafico, Massimo De Vita, si notano le differenze, dovute forse all'effetto nostalgia, al numero di tavole impiegato, o da un'effettiva prevedibilità del personaggio dopo anni di utilizzo. L'archeologo disneyano è infatti un'idea intelligente, ma non facile da usare, troppo spesso caduta in tic e manie, e in una certa ripetitività nelle situazioni (chi ha detto Kranz con la pistola?). Sicuramente, però, insieme a Topolino, permette al lettore di compiere avventure esotiche con misteri archeologici appassionanti e variegati. La storia cardine del numero è dunque la valle dei 7 soli: tesa, spiritosa, avvolgente, con un'ottima chimica tra i due personaggi. Come dimenticare poi Cinco de la Tarde? Perfino Kranz appariva più sveglio, più piacevole e più divertente. L'idea poi dei pomodori giganti per fare la salsa conduce il gioco alla perfezione.
Anche nelle giunche d'oro, dieci anni dopo, si respira un'aria di tensione e di pericolo. Indiana Pipps ha sempre permesso a Topolino di dare il meglio, riuscendo a bilanciare bene le sue qualità e creando un'armonia per certi versi migliore e più reale di quella tra Pippo e lo stesso Topolino. Infine, Sarda mette a confronto l'archeologo con Tip e Tap, nella vicenda del dardo infallibile. La storia, del 1999, è molto più sbarazzina e, pur vedendo un De Vita all'apice del suo talento, risulta un po' troppo leggera, rispetto a quanto abbiamo visto finora.
Il resto del numero, purtroppo, è su questi toni. Scanzonato, mai troppo serio, buffonesco, prevedibile: una buona rappresentazione di come sono diventate le storie dello strambo archeologo. Macchetto divaga eccessivamente, mentre Sarda alcune storie le scrive col pilota automatico.
Insomma, un numero molto interessante per vedere all'opera un personaggio che resta intrigante e che ha interpretato grandi storie avventurose, e che, come spesso accade, non ha sempre mantenuto fede al suo carattere, finendo a volte a scivolare nel banale. Resta comunque un volumetto gradevole, perchè permette una visione completa di Indiana Pipps.

Recensione di V


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Dopo Dracula e Ratkyll la trilogia dell'orrore firmata da Bruno Enna e Fabio Celoni raggiunge il compimento con Duckenstein di Mary Shelduck. Il viaggio nel romanzo gotico arriva con uno dei principi della materia: la storia della Creatura è infatti un formidabile compendio del romanzo ottocentesco, utilizzando forme narrative inedite e nuovi punti di vista, per poi andare a sondare la mente umana e i suoi disperati e sognatori aneliti verso nuovi orizzonti.
In linea con quanto fatto nei lavori precedenti, Enna trova un furbo escamotage metanarrativo: il cartone animato cui dare vita è concetto profondamente disneyano, e calza a pennello per il nostro Paperino. Lo sceneggiatore sardo usa un ampio cast di soli paperi (più un riuscito e divertente Dinamite Bla) per dare vita ad una storia intensa e fatta di tematiche idealistiche e decisamente romantiche. Gli attori interpretano il tutto alla perfezione, sottolineando una volta di più la loro universalità. Sul lavoro di Celoni c'è poco da dire, come al solito: la sua maestria, l'utilizzo di linee barocche, inquadrature attorcigliate e personaggi che si muovono in maniera ardita sono una gioia per gli occhi e attanagliano il lettore alle pagine. La Creatura, nel suo essere minacciosa e allo stesso tempo tenera, le grandi splash-page, gli sguardi intensi: tutto concorre all'esaltazione del tema centrale. L'arte, e il disegno, come chiave per dare un senso alla vita stessa. Infine, i colori dell'esordiente (su Disney) del giovane Luca Merli sono eccezionali: i tramonti, i rossi caravaggeschi, i blu, tutto perfetto.
Sui contenuti speciali, il volume è in linea con i precedenti: cinque pagine totali, sketches dei personaggi e la genesi della storia da parte di Enna. Infine, la copertine inedita, davvero bella nel suo stile a pastello. Poteva essere fatto qualcosa in più, ma in generale il risultato è buono, il grande formato esalta i bellissimi disegni, e il tutto è molto elegante. Il cofanetto che contiene la trilogia, in robusto cartone, è degno complemento di questa operazione, così come la nuova copertina di Ratkyll (peccato non aver ridisegnato quella di Dracula).
Alcuni potrebbero lamentarsi sull'eccessiva fedeltà e la certa abbondanza testuale presente in queste parodie, un approccio all'opera originale completamente diverso da quello, un po' disturbante a volte, di Martina. Ma è indubbio come il risultato finale funzioni e consegni ai nostri personaggi temi e considerazioni che vanno oltre il mero fumetto, per toccare corde nuove e profonde. Dunque, in tutto il suo insieme, la trilogia gotica si pone come un tassello fondamentale, non solo della parodia disneyana, ma anche del fumetto Disney tout court.
Si ringrazia Luxor per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


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Anche la quarta storia di Pkne arriva in edizione Deluxe, in maniera non dissimile dalle altre. Partiamo dalla pregevole copertina e dai buoni contenuti speciali. In linea con quanto fatto con gli Argini del Tempo, l'apparato editoriale è ricco e completo. Tutti gli autori coinvolti si prendono il loro spazio per raccontare i dietro le quinte, le motivazioni, il materiale iconografico, le prove colore e quant'altro. Tutto assai pregevole, anche se forse bisognava dare più spazio a Sisti nell'esporre le sue teorie e le sue idee riguardo la struttura demografica e sociale evroniana. In ogni modo, le sette pagine di extra risultano sufficienti e decorose, ben di più della pochezza per l'edizione deluxe del Raggio Nero.
Avviciniamoci ora alla storia: Cronaca di un ritorno ha il suo cuore, in teoria, nel riportare in vita Xadhoom, in ossequio a ben precise richieste editoriali interne. Spiace dirlo, ma l'operazione non è del tutto riuscita. La xerbiana è sbandierata come molla di tutta la vicenda, ma il suo ruolo è ben modesto e la sua presenza sostanzialmente inutile. Il finale, che rieccheggia nuovi e vecchi inizi, non è sufficiente a smuovere l'idea di inutilità di tutta l'operazione.
Il focus della storia sta nel prode Paperinik, costretto a barcamenarsi in maniera furbetta tra doppigiochi, Evroniani confusi e nuovi alieni senzienti un po' noiosi. Sisti è abilissimo a delineare il papero mascherato come eroico ma anche goffo, senza dunque scordare il Paperino che è in lui. Tutta la trama però risulta un po' artificiosa, inconcludente, e sembra non andare da nessuna parte. Questo aspetto è particolarmente evidente nell'ultima puntata, con un finale affrettato e troppe poche tavole a disposizione: spiace come la redazione non abbia concesso più spazio alle idee di Sisti.
Claudio Sciarrone da par suo si diverte come al solito, rinnova la fisionomia di Xadhoom e sperimenta un po' di movenze papere. Il suo tratto risulta però, anche qui soprattutto nell'ultima puntata, un po' raffazzonato, con mancanza di dettaglio. Le ultime tavole risultano ricche di grandi vignettoni, forse perchè il tempo a disposizione rimasto poco.
In conclusione, la storia risulta gradevole, ma nulla di eccezionale, incapace di coinvolgere il lettore ed in qualche modo ingannevole nei suoi confronti. Il ritorno di Xadhoom appare del tutto gratuito, e non riteniamo l'operazione completamente riuscita. L'edizione risulta invece accurata e completa.
Si ringrazia Pacuvio per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


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E da Tesori International nasce lo spin-off dedicato agli autori italiani, completando in qualche modo il ritorno al passato con i lontani Maestri Disney. Lo spunto nasce dalla celebrazione dei 50 anni di attività disneyana, del grande Giorgio Cavazzano. Maestro puro, capace in pochi anni di dare il suo stile a Paperopoli e Topolinia, diventato poi pietra di paragone per tutti gli autori a venire. Il suo tratto universale rende i personaggi apprezzabili sotto ogni aspetto, e comprensibili a chiunque. Ma chiaramente quello di Cavazzano non è manierismo, e in ogni sua vignetta compare l'arte e la maestria: le piogge, gli uccelli, gli sfondi, i volti e le espressioni. Tutto concorre alla magia della tavola. Le pagine del settimanale e il periodo a bottega da Scarpa sono stati il trampolino per una carriera che ha coinvolto illustre collaborazioni e grandi personaggi del pantheon fumettistico: da Diabolik a Lupo Alberto, fino all'Uomo Ragno. Per non parlare della collaborazione con Tiziano Sclavi per il piccolo gioiello hard - boiled di Altai e Jonson.
Venendo a questa testata, la redazione realizza un ottimo lavoro, al solito sostenuta dall'imprescindibile Luca Boschi. L'idea è di pubblicare le migliori storie dell'autore, in ordine cronologico, scelte da Cavazzano stesso, con alcuni suoi ricordi personali. Il tutto impreziosito da robusti articoli e da gallerie di immagini e di sketch decisamente interessanti, e capaci anche di risultare inediti per il lettore più esperto.
Scorrere queste pagine è un magnifico viaggio nel tempo, in questo caso gli anni '70, in cui il tratto grintoso, le fitte ombreggiature, i tratti incrociati, lo stile realistico per gli oggetti e i mezzi di trasporto, si sposano con una freschezza delle trame e un'originalità assoluta. Sono gli anni cosiddetti "techno", soprattutto in coppia con un geniale sceneggiatore come Giorgio Pezzin. Sua è la spassosa e spericolata vicenda del peso della gloria, un vero delirante fuoco d'artificio.
Non mancano altri sceneggiatori sodali di Re Giorgio, come Carlo Chendi e il suo Ok Quack e Rodolfo Cimino e la sua meravigliosa Reginella, in quel piccolo romanzo d'amore e di amarezza che è l'avventura sottomarina.
Insomma, un inizio brillante per una testata che si preannuncia molto ricca, anche se a noi spiace raggiungere così in fretta già il 1982, perchè gli anni '70 avevano ancora molto da dare. Confidiamo che nei prossimi numeri ci sia la possibilità di pubblicare qualche inedito, ancora mai pubblicato in Italia. E, infine, non ci sentiamo di puntare il dito contro l'ambiguo e contradditorio sottotitolo della testata: 50 capolavori di Giorgio Cavazzano. In sei volumi, e con 5 storie in media per numero, non si capisce come questa cifra possa essere raggiunta. L'idea è considerare i vari sketch "capolavori", ma a noi sembra una scelta quantomeno azzardata. Detto ciò, il primo numero è di ottimo livello, la scelta delle storie, seppur scontata, inevitabile, e permette ad un neofita e anche agli appassionati di troviarsi il meglio di Re Giorgio, in una confezione curata e che sembra giocare in maniera interessante anche con le copertine. I sei volumi dell'iniziativa meritano dunque un incondizionato plauso.
Si ringrazia Pacuvio per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


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Prosegue la Deluxe Edition, e per la prima volta propone un'alternativa al filone di Pkne e a quello delle nuove parodie. Certo, l'isola di Quandomai si ispira alla serie tv "Lost", e lo stesso Casty ne parla come ispirazione per la sua storia. Ma, a parte l'idea di un gruppo di naufraghi su di un'isola (quasi) deserta, non c'è nient'altro in comune. Per cui è un piacere avere una storia nota dell'autore goriziano nel grande formato cartonato, e che possa essere di buon auspicio per future uscite.
Detto questo, Quandomai fu ai tempi una storia molto attesa, uscita nel marzo 2010 preceduta da parecchi rumors, voci di corridoio e fittizi poster cinematografici in inglese pubblicati dallo stesso autore su facebook. La vicenda è, come al solito, brillante e ben realizzata. C'è tutto: azione, inquietudine, mistero, paura, tensione, solitudine, energia, umorismo. Casty rielabora Gottfredson e Scarpa e muove con perizia il suo ricco cast.
Se la storia è ben condotta, allo stesso livello è il comparto di contenuti speciali. Finalmente, dopo un po' di numeri sotto tono, ci troviamo di fronte ad articoli puntuali e ad un comparto iconografico eccellente. Casty propone la genesi dell'opera, le copertine americane, il materiale promozionale e quanto possa interessare il curioso e l'appassionato. Il tutto completato dalla bella copertina inedita.
Con Quandomai Casty conferma le sue abilità da autore completo, e fa da apripista per una serie di capolavori sempre più complessi e coinvolgenti. Ecco perchè, pur superata in qualità da lavori successivi, l'enigma dell'isola merita il suo posto nella collana, e invita tutti voi a prenderne una copia.

Recensione di V


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Prosegue la testata dedicata ad autori stranieri, e che si rifa in vario modo sia a Zio Paperone che ai Maestri Disney, con alcune proposte sostanzialmente inedite, pur senza nuovi interventi editoriali o storie preparate ex novo. In questo numero, il focus si sposta su Daan Jippes, grande autore olandese, una solida esperienza in animazione e che si è da sempre ispirato a Gottfredson e a Barks. Proprio a quest'ultimo ha votato gran parte della sua carriera, ridisegnando con un occhio agli storyboard originali, l'ultima produzione del Maestro, ovvero quella passata attraverso le storie delle Giovani Marmotte. Questo lavoro certosino e completo ha permesso di dare omogeneità e rispetto del materiale originale, pur tra i puristi delle edizioni originali con autori come Wright e Carey. Ma Jippes è anche autore completo, soprattutto di storie in dieci tavole molto in voga nel mercato olandese. Inoltre, i suoi primi lavori erano in collaborazione con Fred Milton e Ben Verhagen.
Questo numero presenta tutte le sfaccettature di Jippes, pescando a piene mani dalle storie pubblicate su Zio Paperone. E invero mostra tutti i suoi stili e i suoi sperimentalismi: è affascinante vederlo seguire il tratto barksiano con un piglio moderno e molto vivace, come in Non c'è fumo..., specie in parallelo con lo storyboard originale, pubblicato per la prima volta. Oppure vedere un tratto più manierista, ma del tutto piacevole come nel Pulitore Esperto.
Sicuramente i suoi lavori migliori sono quelli da indipendente, in cui si scatena la sua verve d'animatore: action, gag, esplosioni, ritmo scatenato. Jippes sa controllare l'azione e lanciare a briglia sciolta il movimento e la lotta pura. Oggi esplosi è l'esempio perfetto della dinamica jippesiana, e risulta un vero corto d'animazione. Molto particolare è l'Anello di Paperino, storia del 1993 che mostra lo studio di Jippes per il passato, in questo caso per lo stile di Taliaferro, in un lavoro quasi di mimesi. Infine, vale la pena ricordare gli interventi, alquanto ridotti ma interessanti, per due storie di Barks da modificare per accontentare la censura.
Il volume si contraddistingue per un poderoso apparato critico, dei soliti e fedeli Boschi e Becattini, capaci di raccontare tutto con dovizia di particolari. Inoltre, la parte iconografica è particolarmente voluminosa, e ricca di spunti e di novità che non mancheranno di sorprendere. Si tratta di una prima volta per l'Italia di una monografia dedicata all'autore olandese, e sicuramente lo merita. Per quanto molti ritengano Jippes incatenato ad una visione filologica del disegno e ad un eccessivo legame con le storie barksiane del pensionamento - i cosiddetti remake - noi personalmente troviamo il suo tratto vivo, guizzante e davvero espressivo, capace di donare ai Paperi, e specialmente a Paperino, un'intera gamma di facce e di emozioni davvero incisivo. Il volume, dunque, è promosso, anche se spiace davvero molto non avere nessun inedito puro, in quanto molte storie di Jippes post 2010 sono ancora inedite in Italia. Per chi già possiede Zio Paperone, dunque, non si tratta di un grande valore aggiunto, pur riconoscendo gran cura nella costruzione del numero. Per gli altri, invece, Jippes risulterà una piacevole e stupefacente sorpresa.
Si ringrazia Pacuvio per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


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Altro numero abbastanza riempitivo per Pkna: era un momento in cui la testata, ormai indipendente e solida, poteva permettersi di mandare in edicola storie autonome in cui il parco personaggi girava. I Mastini dell'Universo racconta di una scampagnata di Paperinik nello spazio, solo contro tutti, in compagnia di un buffo e scalmanato mercenario, il Colonnello Neopard. Proprio quest'ultimo è la vera rivelazione del numero, un personaggio "cult" cui bastò una sola apparizione per imporsi nell'immaginario pikappico. Alessandro Sisti è bravo nel delineare questa figura: prima di tutto è un vero soldato, che fa guerre con armi e macchine mortali, ed è una figura cinica e disincantata, sprezzante di tutto e tutti capace solo di valutare la vita come una somma di monete una sull'altra. Inoltre, il suo linguaggio colorito e velatamente volgare ha fatto sì di rendere Neopard una vera e propria eccezione nel puritano panorama disneyano. Sisti in poche tavole concretizza un personaggio che, usato con accortezza, è capace di scombussolare la storia e di mettere a dura prova i propri partner. Il fumantino Colonnello tornerà poi in Pk2.
Paperinik reagisce bene e crea con Neopard una serie continua di stuzzicanti schermaglie. In fondo, da solo, il papero mascherato regge benissimo tutta la trama, e Sisti sa bene come usarlo. Claudio Sciarrone da par suo si diverte con i robottoni, le armi e le astronavi, e si muove agilmente tra citazioni a Guerre Stellari e tattiche militari. L'autore milanese è anche autore della copertina, invero migliore rispetto a quella originale, assai vuota e piatta.
Il numero presenta anche le prime tavole della nuova saga di Pkne, con i baloon vuoti, e le solite gag evroniane. La storia, in conclusione, è una brillante avventura, in cui tutti i personaggi si muovono alla perfezione, grazie all'abilità di Sisti nel tirare le fila.

Recensione di V


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Ricominciamo da tre! Topostorie arriva a tre anni di pubblicazione mensile ininterrotta, un ottimo traguardo che conferma una buona qualità media, copertine curate e selezioni acute e brillanti, spesso sorprendenti e capaci di scavare tra le testata, pescando vicende poco note. Questo numero, paradossalmente, non fa nulla per celebrare l'evento, e risulta parecchio sottotono: nessuna storia in due tempi, nessun capolavoro cui guardare. Il filo conduttore modifica le storie, pubblicando degli errori voluti (brivido per future ristampe): idea carina, anche se un po' fine a sè stessa. Ma qualcosa comunque c'è.
Silvano Mezzavilla e Paolo Mottura firmano la frequenza Kappa, mai ristampata da quasi vent'anni. La storia è un'ansiolitica ed inquietante vicenda in cui Topolino si ritrova solo contro tutti, al cospetto di una minaccia che ha travolo i suoi affetti più cari e che non sembra avere facili soluzioni. Mezzavilla come al solito realizza una trama solida e memorabile, e leggerla risulta davvero un piacere. La chiosa finale, e il dramma umano del co-protagonista, lasciano ampio spazio di riflessione, cosa non sempre facile da trovare nelle storie Disney.
Il dilemma del "probicuo" risulta invece come un'agile e spassosa commedia, tutta giocata sull'uso beffardo delle parole, sul potere della persuasione e sulle paure manifeste ma non acclarate. Sergio Tulipano tesse una trama dinamica eppur basata solo sul linguaggio, in cui Paperone è travolto da vaghi timori e le tenta tutte pur di porvi rimedio. Vediamo i processi di creazione e di verifica di un nuovo lemma, e anche noi veniamo travolti dal dubbio che, davvero, "probicuo" possa trasformarsi in un pericoloso nemico. Chiudiamo il volume con una rara commedia del buon Kinney, qui alla sua prima ristampa.
Un numero, questo, sanza 'nfamia e sanza lodo, cui comunque diamo tre stelle, ottimo modo per celebrare i tre anni della testata che, nata per rievocare i vecchi fili conduttori dei Classici, regala ogni mese buone e ben meditate riflessioni.

Recensione di V


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Pkna era capace di proporre storie autoconclusive abbastanza varie, ma di rado ci si avventurava in tematiche fuori dai classici filoni degli Evroniani, della PBI e dei viaggi del tempo. E proprio in questo filone rientra Il tempo fugge, o almeno così sembra. Perchè la trama messa in piedi da Tito Faraci è un gran circo di vari sottogeneri - il giallo vittoriano, la cappa e spada, l'epica greca, l'età preistorica - rivisitato sotto la lente di Paperinik e dei suoi amici ed alleati. Questo continuo saltellare di epoca in epoca giustifica la scelta, usata fino ad ora solo negli speciali, di utilizzare più disegnatori in un mélange riuscito di stili. Questo esperimento serviva anche a mettere alla prova nuovi disegnatori, neofiti del mondo di Pkna, per farli sentire a proprio agio e vedere come si muovevano in layout inediti e multiformi. E in effetti alcuni di questi autori saranno poi presenti nella seconda fase della testata, quando cominciava a delinearsi la sua conclusione, come Turconi, Migheli e Barbaro.
Al netto di questi dettagli, la storia resta godibile nonostante si giochi su stilemi classici, ma Faraci è bravo a realizzare micro trame in cui lo status quo cambia in continuazione. Ma è certamente il finale a dare tutto un altro peso alla vicenda, e la riflessione che l'autore lombardo ci lancia, sui nuovi media che avanzano e sulle possibilità dell'alterazione della storia, risultano particolarmente evocative e anche piuttosto attuali. L'ultima tavola, nella sua semplicità compositiva, risulta perfetta e rivaluta una storia che poteva apparire del tutto normale. Pkna si confermava come una testata ribelle da cui aspettarsi di tutto.
Bella la nuova copertina di Sciarrone, e standard tutto il resto del comparto redazionale. Confermati anche per questo numero la cancellazione e il ridotto numero di pagine allo stesso prezzo: peccato.

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Ormai la testata è rodata e conferma la sua qualità. Marconi mischia storie da più universi e da più testate, proponendo validi autori stranieri come Gerstein, Ferioli e Van Horn, e temi nostrani, come Paperino Paperotto. Ad essere debole è il filo conduttore, senza particolare originalità. Ma in fondo la selezione compensa ampiamente la semplicità della storia interna, che si basa sui soliti ricordi.
Degno di nota è il doppio Concina, all'opera sia sui topi che sui paperi. La prima è una piccola commedia agrodolce, con un buon Ubezio ai disegni e Topolino costretto ad un lungo peregrinare alla ricerca dei suoi ricordi e della tranquillità per scrivere la sua biografia. In maniera antitetica e la storia con i disegni di uno smagliante Massimo De Vita, in cui Paperino ha un rapporto ben più conflittuale con la scrittura. Il volume è interessante nel mostrare i diversi caratteri e le differenti psicologie dei due pilastri del fumetto disneyano, in un gioco di rimandi e di psicologie.
La chicca del volume risiede nella rara vicenda finale, qui alla sua prima ristampa dopo 24 anni, in cui i diversi universi si incontrano in un gustoso pastiche metafumettistico, capace di stupire anche i lettori più avvezzi. D'altronde, ai testi c'è la grande Claudia Salvatori, penna poco nota ma di assoluto pregio nel fumetto disneyano anni '90.
Insomma, un altro volumetto molto gradevole che testimonia il buon andamento qualitativo della testata. Nonostante non sempre i fili conduttori brillino di inventiva, la scelta delle storie presenta quasi sempre delle sorprese piacevoli.

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Con l'uscita dell'indice sull'Inducks possiamo parlare meglio di questo straordinario volume, il secondo dell'ANAFI dopo quello dedicato a William Ward. La stessa squadra di critici, filologi e ricercatori propone un altro eccellente volume, dedicato questa volta a due autori più noti: Bob Karp e Al Taliaferro. Questo mitico duo fa parte della storia del fumetto Disney perchè ha plasmato, per quasi cinquant'anni, la figura di Paperino per i quotidiani, al ritmo di una striscia al giorno.
Il volume pubblica in blocco le annate del 1951 e del 1952, andando a proseguire un discorso finito tanti anni prima con i Cartonatoni Disney. Federico Provenzano (il nostro Special Mongo) e Luciano Tamagnini partono proprio da lì per pubblicare materiale completamente inedito per l'Italia, fondamentale per capire l'approccio alla famiglia dei paperi alternativo e parallelo a quello che sviluppava Barks sui comic books. In particolare, sono gli anni in cui viene introdotto nel cast Zio Paperone, con un approccio lievemente diverso da quello barksiano, mentre ritorna Nonna Papera, personaggio nato proprio sulle strisce nel 1943 grazie al duo.
L'umorismo taliaferriano è più che gustoso, perchè lancia Paperino in una serie di situazionie e di gag, certo autoconclusive, ma molto intelligenti, furbe, a volte maliziose, un po' satiriche, ma mai banali. Uno stile ironico molto raffinato, niente affatto invecchiato, e che dovrebbe fare da ispirazione agli autori odierni.
Un volume di ampio formato, arricchito da una serie di articoli di livello altissimo e di prezioso materiale inedito, oltre che di un apparato iconografico di altissimo livello, e ai contributi di Alberto Becattini e Paolo Gallinari, oltre che ai disegni di Vito Stabile e Alessandro Gottardo.
Un libro più che consigliato, pieno di materiale raro e di curiosità del tutto nuove non solo per il neofita ma anche per il collezionista sfegatato. Spiace quindi pensare che potrebbe trattarsi dell'ultima collaborazione tra ANAFI e materiale Disney, a sentire le ultime notizie in materia di politiche editoriali. Speriamo che ci ripensino perchè questo materiale, così raro e non abbastanza noto, non drena certo pubblico pagante per il materiale Panini e Giunti, ma anzi, può solo creare nuovi appassionati e stimolare continuamente l'interesse dei vecchi collezionisti.

Recensione di V


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Altra storia autoconclusiva per Pkna, in cui vengono illustrati dei tasselli dello spazio in lotta contro Evron e di nuove nazioni particolari sulla terra, ma nulla che avrà un peso importante nel seguito della serie restando lettera morta. L'idea di più mondi alieni avversari degli Evroniani, così come gli Xerbiani, era interessante, ma non farà più capolino. Allo stesso modo il piccolo staterello bellico ma tecnologicamente avanzato, oltre a riprendere dei concetti Marvel come lo Shield, non resta particolarmente impresso.
La nuova storia di Tito Faraci è una piacevole avventura di Paperinik, tra comprensione psicologica e classica battaglia di botte ed esplosioni, con in più un piccolo intrigo militare alle spalle. A restare più impressa è sicuramente la struttura dell'esercito evroniano, con il generale Argon come mattatore. Da lui arrivano le frasi più belle dell'albo, simbolo di un mondo alla deriva e di un passato che non tornerà più, lui e l'immensa astronave che vaga nel cosmo nella vana ricerca di gloria. Inoltre, ci sono i quattro ribelli, provenienti da tre pianeti diversi ed ognuno con la sua simpatica tavola di presentazione. Faraci costruisce con gusto e perizia una storia in cui Paperinik deve agire ma soprattutto riflettere, cercando di usare la sua psicologia per capire dove possa trovarsi l'anello debole.
Lorenzo Pastrovicchio da par suo giganteggia e si trova perfettamente a suo agio, tra robottoni, eroi ipermuscolosi e giganteschi macchinari. In particolare, una doppia splash page con effetto retinato fa la sua eccellente figura. Lodi di merito per la nuova copertina, davvero ben realizzata e che coglie alla perfezione un momento intenso di scontro.
Un numero di transizione, meritorio e piacevole, ma che, pur aggiungendo qualche dettaglio, non porta avanti la narrazione pikappica e non riproporrà in futuro le nuove tematiche.
Riguardo a PkGiant, invece, con vero peccato dobbiamo confermare la deriva dei recenti numeri: il formato a 74 pagine ormai fisso non promette bene per le storie brevi, che sembrano ormai cancellate. Non rassicurano affatto le indicazioni date dalla pagina facebook, che ormai in modo stucchevole, parlando degli episodi mancanti di "Vedi alla voce EVRON" rimandano ad improbabili: "i restati (sic) sono nella mani di Bertoni: chissà se ce li lascerà mai pubblicare...". Peccato, per una testata che sembrava avrebbe contenuto materiale extra anche per i vecchi lettori, e che invece sta pian piano facendo il minimo indispensabile. In questo numero sono comunque presenti nuovi dettagli sulla futura saga di Pkne e alcune casuali schede personaggio.
Vedremo come evolverà la testata, ma sembra che si stia assistendo ad un certo ridimensionamento.

Recensione di V


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Fare un volume tutto dedicato a Gastone Paperone non è semplice: il cugino superfortunato, ma soprattutto allergico al lavoro e alla fatica, creato dal geniale Carl Barks nel 1948, è un concentrato di antipatia, perfidia e malcelato disprezzo per il resto dell'umanità. Una personalità perfetta contro cui far scontrare Paperino, completamente agli antipodi non solo per il suo livello di sfortuna, ma soprattutto per la sua caparbietà e massima forza di volontà, a confronto con quella inesistente di Gastone. Nelle storie di Barks non era solo la fortuna ad emergere, ma un certo egoismo e disinteresse nei confronti di tutto il mondo che gli stava attorno. Inevitabilmente smussato con il passare degli anni, nelle storie a lui dedicate questa disumanità resta comunque sottotraccia, spettro delle umane debolezze con le quali ogni giorno ci scontriamo.
Massimo Marconi fa una scelta superba in questo numero, che rasenta la perfezione. Purtroppo, non aver pubblicato la seconda storia, di due, del piccolo personaggio di Linda Paper, è un vero peccato. Anche perchè la fortuna inopportuna fa parte del filone di storie che cerca di ingentilire Gastone, costretto a subire gli effetti nefasti della fortuna, che ne fanno di lui un solitario narciso, eternamente solo. E la storia risulta essere molto piacevole, ben scritta da Bruno Sarda.
Molto piu interessante è invece il papero più fortunato del mondo, storia quasi definitva sul personaggio, capace di creare piacevoli discussioni all'epoca della sua uscita, diventando un classico moderno. Riccardo Secchi riflette benissimo sulla frustrazione di Gastone nel non poter condividere con nessuno la sua vita felice e spensierata: la fortuna di vivere nel benessere perpetuo e senza preoccupazioni si risolve in un angosciante paradosso, l'impossibilità di convivere con le umane sventure. Figura quasi tragica, a confronto con un Paperino feroce e terribile, Gastone affronta un viaggio che lo vede eterno sconfitto, imprigionato da una gabbia dorata senza via d'uscita. Ancora è l'amore a fare da molla, ma il finale amaro non permette redenzione. Secchi per certi versi recupera il Paperino cattivo e bidimensionale utilizzato in un paio di occasioni da Don Rosa, e per altri realizza una visione dei due cugini del tutto inedita. D'Ippolito, con il suo guizzo moderno e personale, regala a tutti magiche espressioni.
Più convenzionale, ma ugualmente bella, è la caccia all'eredità di Babe, prova di un Massimo De Vita autore completo, che giganteggia tra sfondi realistici, indovinelli e buffe situazioni: semplicemente perfetto. Infine, vala la pena di ricordare la piacevole stella di Skalunia, qui alla sua prima ristampa da 23 anni.
In sintesi, un numero molto valido, con belle storie e un'ottima selezione. Poteva andare oltre, ma noi siamo generosi e le quattro stelle non le neghiamo affatto.

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Francesco Artibani ritorna su Pkna e con coraggio conclude il ciclo narrativo di un suo personaggio, un caso abbastanza raro in ambito disneyano, in cui la continuity è inesistente e tutto passa senza cambiare mai. Invece Pkna aveva bene in mente come presentare situazioni da portare poi ad una degna conclusione, in un modo o nell'altro. Quando i piani editoriali mostrarono come inevitabile la necessità di cambiare, Pkna decise di attuare un lento ma deciso piano di chiusura e combustione dei vari assi portanti della saga: viaggi temporali, Xadhoom, Evroniani, PBI e quant'altro. Urk, forse in maniera inconsapevole, fu la prima tessera del domino a cadere.
Crepuscolo ci porta nell'universo alternativo cui il gigantesco papero fa parte, uno sfizioso mondo in cui indiani d'America ipertecnologici si scontranto contro un'Europa glaciale ed in mano a milizie norrene, con interessanti idee solo accennate - come, ad esempio, il barone Hasting - quanto basta per coinvolgere il lettore. La trama è una classica missione di salvataggio, e Paperinik regge bene il ruolo di spalla ad un Urk deciso e autoironico, e la chimica tra i due funziona piuttosto bene: l'innato umorismo artibanico fa il resto.
Torna Forcelloni ai disegni, anche con la pregevole copertina inedita, e si dimostra del tutto a suo agio con mezzi di trasporto nuovi e scene di azione, per quanto il suo stile squadrato non esalti a fondo il dinamismo delle battaglie.
Il resto dell'albo è di nuovo assai scarno, senza brevi e con otto pagine di foliazione ridotta. Va capito se sarà un trend, a prezzo inalterato, oppure solo una breve modifica.
La storia in sintesi non brilla completamente, ma è azzeccata per un paio di momenti di gustosa continuity e per la coraggiosa scelta di chiudere una sottotrama. Certo, Urk non è mai stato sfruttato a fondo in Pkna, ma era un personaggio iconico della nuova serie, presente in anteprima fin dal numero 0. Leggerne l'uscita di scena è un modo per celebrare il piglio e la grinta con cui la testata veniva condotta, con la consapevolezza di scegliere il momento giusto in cui staccare la spina, senza dover riproporre schemi visti o abusare degli stessi personaggi, per il solo scopo di andare avanti.

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Aperto da una bella copertina di Perina, il nuovo numero di Topostorie è dedicato a Pippo, con una selezione molto ben fatta. Se il filo conduttore è breve ed assai labile, il ventaglio di vicende proposto è azzeccato, perchè propone due storie lunghe di Martina, una recente di Savini, e un paio di storie più ricercate, una straniera e una dell'italo-inglese Payne.
A spiccare è la scelta, a lungo ventilata, di ospitare una o due storie lunghe, in modo da rendere il volume ricco e coinvolgente. Scegliere lo stesso sceneggiatore è anche un modo per consolidare la struttura di tutto l'albo. Le due vicende martiniane hanno parecchio in comune, a partire da folli megalomani, fino ai classici stilemi del professore. Un Gatto molto scarpiano presenta l'Imperatore della Luna, un'allegra scorribanda nella fantascienza che nel 1969 giustamente impazzava. Diversa l'ambientazione naturalistica del monte Acchiappanuvole, in cui è sempre la figura dello scienziato pazzo a prendere la scena. Interessante è confrontare lo stile di disegno di un giovane De Vita con la sua versione di trent'anni successiva. Il compagno di prima presenta l'autore milanese all'apice del suo tratto, sintetico ma preciso, denso di movimento e di significato. Il suo Pippo è perfetto, servito bene da una dolce e vivace sceneggiatura di Savini. Vi è tutta l'ingenuità e l'innocenza del migliore amico di Topolino, sintetizzata in 33 tavole dal ritmo frizzante.
Infine, molto gradita una rara storia da Topomistery, un giallo gradevole e senza troppe pretese, condito dal tratto di un misterioso disegnatore.
Insomma, un altro apprezzabile nuovo numero, che si distingue per aver scelto di pubblicare due storie lunghe.

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Un bel numero di Topostorie per chiudere il 2016 con forza ed energia. Marconi sceglie il classico tema della caccia al tesoro da parte dello zione per miscelare con accortezza stili diversi, come è tipico della testata. In questo albo dominano le storie egmontiane, ovvero quelle prodotte per la casa editrice danese Egmont per tutto il mercato scandinavo, un tipo di pubblico e un formato, a quattro strisce per tavola, molto attento e devoto alla tradizione barksiana, e che il pubblico italiano potrebbe tornare a scoprire nel nuovo Mega Almanacco, in uscita dall'8 gennaio.
Per intanto, questo volume pesca soprattutto da Zio Paperone, con i suoi colori moderni e precisi, e appunto dal vecchio Almanacco. A spiccare è una doppietta di Marco Rota nei suoi diversi periodi, quello italiano degli anni '80 e quello danese degli anni '00. Se lo stile è sempre curato e bello, con sfondi meno realistici e paperi più tondi, le sceneggiature restano simili, anche se di mani diverse: divertenti, ritmate, con buoni personaggi secondari ed una brillante interazione tra i paperi.
Molto interessante è anche il tempio di Gaos, bella prova di Jan Kruse e Ben Verhagen. La storia dall'impianto classico presenta un paio di trovate umoristiche davvero azzeccate, e le scene buie e tenebrose all'interno del labirinto si fanno ricordare. Il disegnatore presenta uno stile spoglio e disadorno, che però produce espressioni papere gustose e frizzanti, con i becchi che ricordano, in meglio, quelli stralunati di Perego.
Chiudiamo col segnalare uno Scarpa autore completo divertito nel rappresentare le smanie cercatrici di Paperone, le battaglie con Rockerduck e due memorabili indiani, buffi nelle loro sfortunate e coincidenti interazioni.
Un numero interessante e piacevole, con un filo conduttore riuscito e che lega bene le storie, e che permette di mostrare stili diversi, anche se il formato piccolo non aiuta le tavole a quattro strisce. Si chiude una buona annata, e si spera che anche il 2017 prosegua bene.

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Che strana storia questo Vuoto di Memoria, così sospesa tra road-movie, thriller tecnologico e comicità demenziale che degenera in una spirale dell'assurdo incredibile, e che la nuova copertina sciarroniana, epica e ricca di pathos, per certi versi inganna. Perchè la vicenda orchestrata da Faraci e Guerrini è davvero indecifrabile: Tito riporta Paperinik nelle atmosfere neozelandesi, resuscita lo spietato Fenimore Cook, versione disneyana di Kingpin, e sguinzaglia un Angus Fangus più scatenato che mai. Sta proprio nel cinico giornalista la chiave della vicenda: la sua malvagità, la sapida ironia e la malcelata battuta pronta fanno da assist ad un Paperinik travolto dagli eventi e quasi solo, con Uno sempre più in difficoltà per via di un virus informatico che sta mettendo ko il globo.
La vicenda è comunque un pretesto per scatenare un fuoco di fila di battute, situazioni e gag sempre più demenziali e assurde. In particolare, tutti i dialoghi al 151esimo piano esplodono di surrealismo e di situazioni al limite della realtà, e che omaggiano in qualche modo anche l'umorismo stralunato dei Monthy Python. Ed è chiaro che alla fine la storia sia un po' appesantita da un tono scanzonato e che non non è sorretto da una trama di un certo respiro. A risollevare la storia è però l'arte e la maestria di Guerrini, impareggiabile disegnatore che realizza una serie stroboscopica di tavole e di scomposizioni continue del layout. Lavorando soprattutto sugli sfondi e su splash-page che sostengono le altre vignette, il disegnatore bolognese realizza con inventiva inquadrature nuove e brillanti soluzioni per tenere alta l'attenzione e stupire il lettore tavola dopo tavola. Sarebbe molto interessante sapere quante di queste indicazioni registiche arrivino dalla sceneggiatura di Faraci e quando invece dalla mano di Guerrini.
Un numero strano, quindi, con una storia bislacca che però mette al centro la scatenata coppia Paperinik - Angus, davvero un bel vedere all'interno di tutta la serie. I due sono perfetti contraltari, e danno molto spazio a situazioni azzeccate e brillanti.
Poco da dire sulla ristampa: un'intervista demenziale a Sisti e Sciarrone alla nuova saga di PKNE, e alcune schede personaggi. Spiace molto non vedere ristampata la geniale miniserie Vedi alla voce EVRON di Macchetto ed Intini: forse si è preferito privilegiare l'albetto dato in omaggio per il Panini Free Comic Book Day. Fatto sta che la foliazione è comunque ridotta di otto pagine: peccato.

Recensione di V


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Con questo quarto volume dei Disney Omnibus si conclude, parzialmente, come vedremo alla fine, la ristampa di MMMM - Mickey Mouse Mistery Magazine, lo spillato del 1999 che proponeva di fare con Topolino quanto fatto con Pkna, anche se i risultati di pubblico non saranno gli stessi, al contrario di quelli di critica. A quasi vent'anni di distanza, la serie viene ricordata come un cult, allo stesso modo di Pkna, e salta agli occhi affrontando una nuova, o prima, lettura, di queste storie straordinarie.
Un'altra bella copertina di Mastantuono apre il volume, e ci si lancia a capofitto nelle storie. Calypso è un teso thriller tra procedurale e carcerario, in cui un Topolino più in difficoltà con mai deve calarsi nelle viscere del crimine per risolvere una volta per tutte la guerra con il corrotto Lasswell e il sistema illecito che prospera sotto di lui. Artibani e Sciarrone sono ottimi in coppia, così come ai tempi di Pkna.
Black Mask riporta Faraci alla sceneggiatura, insieme a Mastantuono ai disegni. è loro una frizzante trama tutta ambienta nell'ambiente chiuso del treno, come l'Orient Express, con strizzate d'occhio a 2001. Ma rimane nella memoria sicuramente la scena iniziale, in cui il dubbio di una morte prematura, narrata in piena modalità noir, spiazza il lettore abituato al politicamente corretto disneyano. I due autori rendono bene l'ambiguità e la crudeltà insiti nel villain principale.
Dopo questo numero, MMMM si apriva ad una seconda fase, come nelle serie tv dopo la prima stagione. Se le prime otto storie mantenevano una certa robustezza narrativa, con trame verticali portate avanti, e con dei nemici ricorrenti, l'ultima fase della serie propone un modello autoconclusivo, con qualche seme di storia più ampia sparso qua e là, mai portato avanti a causa della chiusura anticipata. Pur peccando in compatezza, l'ultima fase presenta comunque storie solide e nuovi sceneggiatori al posto della rodata coppia Faraci - Artibani, genitori della serie. Victoria è un ottimo esempio di storia singola che esplora la citta di Anderville e scava nel suo passato e nel suo tormentato presente. Macchetto utilizza bene i flashback per farci assaporare la malinconia della vita e la difficolta di sfidare convenzioni e passatismi, avendo uno sguardo puntato sul futuro. E Turconi ai disegni non ha bisogno di ulteriori commenti.
Run Run Run è senz'altro la storia che, in tutta la serie, stupisce di più. Efferata, malata, violenta, crudele, tesa, senza un attimo di respiro: Riccardo Secchi imbastice una trama dura fatta di attentati esplosivi durante una maratona, e di una citta come Anderville in balia di una piovra malavitosa, che nei piani probabilmente sarebbe tornata a colpire in futuro. Topolino è qui travolto come non mai dagli eventi, senza perdere la speranza, ma quasi dilaniato dalla crudele realta. Quest'ultima è impersonificata da un inquietante villain, folle e terribile nella sua concretezza: Mottura ai disegni ci mette del suo per esaltare la cupezza e l'ombra metropolitana, con i suoi tagli d'ombra, le sue inquadrature e le sue linee rigide. Una storia eccezionale e sbalorditiva nella sua crudezza, senz'altro un unicum nel panorama disneyano, molto oltre la maturità pikappica.
L'approccio realista continua in The Dark Side, seppur in maniera meno netta, anche se il Topolino di Perina armato di AK47 non si dimentica. Torna Faraci per il commiato alla serie, ma la vicenda appare un poco spenta, e non è completamente riuscita, con una trama che non valorizza alcuni buoni spunti, come l'utilizzo di Tomoka e del giornalista Muck. Al contrario, l'ultimo episodio, Small World, presenta un piatto ricco, in cui le minute e umane storie di comuni pompieri e di piccoli criminali si attorcigliano alle manie e agli squilibri della mente umana: Artibani presenta indagini che si intersecano, attacchi incendiari e famiglie in pericolo, con una disinvoltura semplice e un perfetto incastro finale, in cui tutti i nodi vengono al pettine. Camboni da par suo regala dei bei disegni. A lui è lasciato il pesante onere di chiudere la serie, con le ultime tavole nette, dure e spietate come Anderville, in cui il lettore si trova davanti l'ineluttabile e concreta fine.
In conclusione, da un punto di vista dei contenuti è senz'altro un numero da cinque stelle, semplicemente eccezionale. Aver mancato però la possibilita di pubblicare almeno le brevi è un grave vulnus, che inevitabilmente macchia tutta l'operazione. Ergo, ci riserbiamo di dare un voto minore, molto a malincuore, lasciando ai nostri lettori la possibilità di che cosa giudicare, se i contenuti o la forma. Sicuramente, per chi non avesse letto questi capolavori e non si fidasse di mercatini online, si tratta di un volume imperdibile.
E faccio un po' di autocelebrazione, dato che con questa è la recensione numero 200!

Recensione di V


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Presentato in anteprima a Lucca Comics 2016, torna in grande formato, inserendosi nella collana Deluxe, Dracula di Bram Topker, la parodia che, insieme a Novecento, ha riportato in auge il filone portando con sè un approccio più curato ed anche più "commerciale", con edizioni pregiate ed esclusive per quella storia. Così, com'era già successo per Moby Dick, la Deluxe si arricchisce di una nuova parodia, dopo la sua pubblicazione in volume singolo del 2012 (anche lui in anteprima in quella Lucca).
Allora scrivevamo che "la parodia di Enna, Celoni e Andolfo (per i colori), è una gioia per gli occhi, sia a livello grafico che narrativo. Enna è abilissimo nel creare una parodia nel filone ormai piuttosto in voga della rievocazione in costume fedele dell'opera originale, lontani dalle rievocazioni contemporanee martiniane come Paperiade o Paperino e l'oro di Reno ovvero l'Anello dei Nani Lunghi, riutilizzando anche l'espediente del romanzo epistolare in maniera intelligente, con ironia e l'uso di efficaci didascalie. Il perno umoristico su cui si regge la parodia è ovviamente l'uso della barbabietola al posto del sangue, e l'utilizzo efficace del cast di Topolinia. A parte l'assenza di Manetta, tutti sono presenti e ben usati, da un Rock Sassi calzante in pieno ad una Clarabella al top della forma bovina, e un Macchia Nera diabolico e ironico. Ma è certamente con Pippo Van Helsing che si toccano vette di umorismo sagace non così comune in Disney.
A rappresentare bene tutto questo è un Celoni magnifico e totale, capace di innervare di linee barocche ed equilibrismi grafici ogni vignetta. Linee che si librano alte nel grande formato e che spumeggiano con i colori della formidabile Mirka Andolfo. Un'opera grafica che è un unicum nella storia disney, a parte le storie dipinte di Carpi e Chierchini (ma a due strisce per pagina). Gli autori non si fanno problemi ad osare, e certe vignette "hard" e di alta tensione ne sono la prova.
Una storia potentissima, in un'edizione che le rende giustizia e che si mostra bene in libreria, in un'operazione editoriale assolutamente doverosa e che speriamo la Disney Italia prolunghi a lungo. La valorizzazione delle belle storie recenti passa anche da qui."
Effettivamente, quattro anni dopo, il concetto si è evoluto nella Deluxe, solidi volumi cartonati di maggior formato, recuperando anche l'esperienza, altalenante ma sincera, di Tesori. Riguardo a questa edizione, non c'è molto altro da dire. La copertina è la stessa del 2012, a sua volta ripresa da quella di Topolino, e i contenuti speciali interni sono decisamente miseri, anche per una foliazione ridotta all'osso. Nulla che si aggiunga a quanto già uscito in precedenza: un bel testo di Enna sul concetto di barbabietola e due pagine di sketch di Celoni, uno per ogni personaggio. Un po' pochino, invero. Pertanto, per chi non dovesse averla mai letta in grande formato, si tratta di un acquisto doveroso. Per gli altri, forse è meglio aspettare un probabile cofanetto con la cosiddetta trilogia gotica.

Recensione di V


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Una bella copertina di Perina ci porta in un nuovo numero di Topostorie, dedicato a Topolino e ai suoi gialli. Marconi imbastisce un filo conduttore carino ma un po' indisponente verso l'eroe orecchiuto, perfettino e che non sbaglia mai: non un concetto sbagliato, ma che in qualche modo ha nuociuto negli anni, con una pletore di storie e gialletti senza troppe pretese note tra gli appassionati come "spiffonate", riferendosi alle innumerevoli rapine alla gioielleria Spiffony, simbolo di un modus narrandi sempre uguale e senza pretese.
In questo albo è interessante notare come Marconi metta insieme un paio di storie valide con alcune "spiffonate" appunto, come le due straniere qui presenti. I disegni del buon Ferioli non bastano a salvare una sceneggiatura un po' trita, ma apprezziamo il fatto che, con questa storia, si completi il trittico dedicato a Dexter Dingus, inventore amico di Pietro le cui altre due avventure erano state pubblicate su Topostorie 23.
A riscattare l'albo sono un paio di storie italiane. Il finale giallo è una gustosa ed ingegnosa trama di Michele Gazzarri, che beneficia dei disegni di Scarpa tipici degli anni '60: nervosi, dinamici, più rapidi. L'ingegnoso piano criminoso ha il magnifico Massimo De Vita degli anni '80, con una azzeccata sceneggiatura di Ennio Missaglia: due sceneggiatori da riscoprire, con poche storie ma di buon livello.
Infine, un plauso a Marconi per portare a galla storie poco note, come il caso dei furti d'autore: Bruno Concina presenta una trama piacevole e modernissima per quegli anni, e il particolare stile di Motta dona al tutto un'atmosfera inedita e piacevole.
Un numero che, per gli appassionati di gialli disneyani, presenta un interessante spaccato di diverse produzioni, confermando una volta di più la poliedricità e l'apertura della testata, sempre pronta a presentare diversi punti di vista.

Recensione di V


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Capolavoro: è questo il termine spesso usato per questa storia. A 18 anni dalla sua prima pubblicazione, la vicenda sceneggiata da Bruno Enna e disegnata da Claudio Sciarrone continua a mostrare la sua energia e il suo pathos. Lo sceneggiatore sardo realizza una trama ricchissima di idee e di personaggi, con diversi piani di azione, dall'impianto tribunalizio a quello più classico d'azione, da quello politico a quello squisitamente romantico. Proprio quest'ultimo, mischiato alla melanconia, sono ben rappresentati nella nuova efficace copertina, che non sfigura ed è in qualche modo complementare rispetto a quella originale.
Paperinik è costretto a tornare nel XXIII secolo per una ferita che Lyla ha subito, ed è solo l'inizio di una trama intricata che mischia diversi livelli di lettura, e che Enna gestisce sapientemente. Ad alleggerire la tensione è l'Avv. Photomas, un ometto smemorato che ricorda il Taddeo dei Looney Tunes e che è vittima di amnesia continua. Ma è chiaramente Lyla al centro di tutto, insieme alla misteriosa ed enigmatica figura di Leonard Vertighel, sorta di moderno Pigmalione. Il lirismo di Enna si scopre fin dalle prime, poetiche tavole, ed è costante nel corso di tutta la sceneggiatura, raggiungendo il picco nel memorabile finale. Da par suo Sciarrone realizza un lavoro eccellente, curando i comprimari e divertendosi con gli sfondi e le espressioni. Il layout, come sempre modernissimo, varia di tavola in tavola, con un lavoro eccellente nel duello tra Paperinik e la cronauta dai lunghi capelli rossi.
Frammenti d'autunno è un caposaldo pknaico e anche disneyano, benvoluta e ricordata con amore e affetto da tutti. A restare impressa è la poesia e la riflessione asimoviana che Enna descrive in delicati e veri dialoghi, dimostrando come una droide e un papero mascherato siano a tutti gli effetti delle persone vive e reali. La nuova edizione propone un grande formato che permette un'immersione totale, anche se spiace un po' che lo strillo in copertina inquini l'immagine toccante e sofferta che Sciarrone aveva dedicato al nostro pikappero preferito. Detto questo, si tratta di un acquisto consigliato a chiunque, per rivivere ancora le emozioni che solo le foglie d'autunno portano con sè. Chiudete le finestre, accendete le candele e tornate a emozionarvi. Ancora una volta.

Recensione di V


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La copertina di Alberto Lavoradori segna un interessante contrasto con la storia all'interno. Infatti, Tyrannic fu la prima storia pubblicata su Pkna a possedere un approccio più tradizionale, più vicino a quello standard di Topolino. Andrea Ferraris non compie un cattivo lavoro, intendiamoci: il suo disegno pulito e le sue espressioni facciali sono convincenti e chiare, senza mai complicare la narrazione. Ma, certamente, rispetto alle matite viste fino ad adesso mancano i layout complessi, le tavole debordanti, splash page e inquadrature particolari. Il contrasto nasce spontaneo a vedere la copertina inedita di Lavoradori, colui che per primo disegnò Pkna e il cui lavoro a livello di concept fu fondamentale per la realizzazione della serie.
Dopo un lungo periodo passato lontano da Disney, è tornato sulle pagine di Topolino, portando una frizzante carica innovativa, ancora maggiore di quella del 1996. Il suo stile quasi cubista, il suo gusto nella distorsione delle proporzioni, la sua capacità di deformare la realtà pur mantenendola vera e credibile, la sua prospettiva grandangolare, tutti questi elementi sono presenti in questa copertina, esplosiva e capace di attirare l'attenzione. Lavoradori negli ultimi anni ha raccolto detrattori e ammmiratori: noi, personalmente, ci schieriamo tra questi ultimi. In questo numero, poi, si vede il differente approccio, con lo stile di Ferraris, corretto ed efficace, ma in qualche modo spento. Riesce comunque a rappresentare bene le atmosfere un po' thriller della sceneggiatura di Francesco Artibani. L'autore romano porta avanti la sua saga dedicata a Morgana Fairfax e al progetto Pangea. Il prof., meno magnetico rispetto alla figura altera e affascinante donatagli da Guerrini, continua ad essere un personaggio ricco di fascino, supportato dalla new entry Oberon de Spair che, con poche, efficaci battute, si imprime nella mente del lettore. La storia è dunque ricca di azione e di momenti anche drammatici, e rappresenta un buon numero, seppur minore rispetto alla grandiosità di Terremoto.
Poco da dire sulla miniserie, che si avvia alla conclusione e si fa ricordare per i giochi barocchi di Mottura, sia come matite che come colori.


Recensione di V


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Uno spassoso titolo e una bella copertina aprono quest'ultimo numero di Topostorie. Marconi seleziona un'ottima serie di avventure, pescando da Almanacco, Zio Paperone e Topolino. L'insieme di vicende e una buona panoramica su stili e narrative diverse, con autori vari che si fronteggiano a colpi di baloon.
A spiccare e sicuramente Bassotti contro Deposito, una delle ultime storie di Don Rosa, particolarmente frizzante e ricca di spunti. L'autore americano infarcisce di continuity e di riferimenti la vicenda, senza pero dimenticare le gag e il senso dell'azione comica. Il pretesto di penetrare di nascosto nel deposito e un modo per seguire tutti i Bassotti in una sequela assurda di pasticci e di guai, in cui la vicenda si incasina sempre di piu, in un crescendo di risate. Purtroppo, il piccolo formato non rende pienamente giustizia alla storia, con un Don piu ricolmo di particolari del solito.
Le storie italiane si difendono bene, specie se consideriamo il bassotto onesto della bravissima Claudia Salvatori. In un plot che omaggia l'uomo di Ula - Ula scarpiano, la sensibilita femminile dell'autrice ci porta a riflettere sulle scelte da fare contro l'ambiente in cui si vive, e quanto sia difficile, ma a volte inevitabile, deludere chi ci sta vicino.
Il tema televisivo e reso con arguzia ed estrema attualita in due storie, vecchie piu di vent'anni. Sia Scarpa che la coppia Panaro/Faccini ci offrono un gustoso spettacolo. Infine, due valide prove di due autori compeleti, non sempre facili da trovare in ambito disneyano: Marco Gervasio e Claudio Panarese.
La frame e un gustoso mix tra ricordi ed incastri nel presente, e che ha il merito di mostrare storie in cui i Bassotti mostrano quella giusta e vera grinta di cui sono sempre stati portatori, nonostante negli anni siano stati un po' annacquati. In definitiva, una piacevole raccolta.

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La nuova straordinaria copertina di Andrea Freccero, autore anche dei disegni, rende piena giustizia alla prima prova su Pkna di Bruno Enna, sceneggiatore sardo che negli spillati e nelle storie di Paperino Paperotto ha sempre dato il meglio di sè. In particolare, questa avventura frenetica e dinamica vede Paperinik scontrarsi con una vecchia conoscenza evroniana, quel Gorthan che Faraci aveva costruito benissimo con poche pennellate in Trauma. Proprio lui permette ad Enna di realizzare poetiche visioni e momenti di dolce riflessione: nel dramma di un alieno che poco a poco diventa "alieno" alla sua natura e ai suoi consimili si specchia un lettore riflessivo e pensoso, in difficoltà nel valutare il cattivo. A questo si aggiunge la lettura comparata con il Piccolo Principe, citato testualmente in uno dei suoi passi più melanconici e vividi, sul valore dell'amicizia e sulla possibilità di mantenere i rapporti, contro tutti, il tempo, lo spazio e la società.
Le tematiche affrontate si legano piuttosto bene con la parte d'azione, rappresentata fin dal titolo di Mekkano: l'idea di un robot autoassemblante è avvincente, con una forza ed un'anima da mostrare. In questa tensione distruttiva e tecnologica si inserisce appieno lo stile impetuoso di Freccero, che realizza tavole e vignette incredibili. Su tutte, un paio di splash page e una doppia tavola di incredibile complessità e di ricco inreccio. Non possiamo però dimenticare come in certi punti la storia zoppichi un po': la lotta interna ai vertici dell'industria robotica, così come il finale fragile non sono comparabili al lirismo delle prime tavole e a tutti i dialoghi, densi di violenza e di incomprensione latente, tra Paperinik e Gorthan. La difficoltà di capirsi e di accettare l'altro è resa benissimo da un Enna potente e memorabile. Per fortuna tornerà altre volte su Pkna, con altre grandi storie.
Sulla breve affermiamo ciò che abbiamo detto altre volte: lo sperimentalismo di Mottura, affascinante e ricco di idee, si lega ad una sceneggiatura un po' piatta e monocorde.

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Un bel Perina apre un eccezionale numero di Topostorie. Marconi, utilizzando solo storie della Macchina del Tempo, realizza un filo conduttore gradevole e semplice, e che lega con divertimento un poker di vicende legato insieme dall'alta qualità.
La canzone di Nerone ha i testi di Panaro e i disegni di Asteriti. Il nuovo corso di Topolino sotto la Disney Italia si vede nei nuovi colori, moderni ed accesi. La storia intrattiene bene, ironizza sull'imperatore romano e presenta un Pluto in pericolo, una situazione interessante. Migliore è però il nome della mimosa, in cui Bruno Sarda fa una parodia del best seller di Eco usando in maniera intelligente un campus universitario inglese come setting. In questa atmosfera cluastrofobica e sfuggente Topolino e Pippo si trovano a dipanare svariati enigmi, venendo a conoscenza di imprevedibili segreti. Un finale teso conclude con forza una bella storia, aggraziata dai disegni di Ubezio a suo agio con le arie nebbiose della campagna umida.
A seguire, troviamo due tra le primissime storie della macchina del tempo, sceneggiate dai padri della serie. Infatti, l'idea di sviluppare storie con una macchina del tempo venne in contemporanea ai due bravi sceneggiatori Bruno Concina e Giorgio Pezzin. Del primo c'è qui il segreto di Napoleone, perfetto esempio dei fini della serie: insegnare la storia divertendo e utilizzando aneddoti di personaggi noti. Il tratto di De Vita, in grande smalto, è perfetto e coscienzioso nel ritrarre costumi antichi e armi. Infine, la prima storia di Pezzin della macchina, ovvero la guerra di Troia: un Asteriti in gran forma disegna l'epoca omerica, in una trama densa e variegata in cui Zapotec e Marlin hanno il loro peso.
In sintesi, un numero bello e ricco di avventure avvincenti, e che dimostra che puntare su buone storie lunghe permetta la realizzazione di volumi più che validi.

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Pkna conferma la sua varietà regalandoci una scorribanda di Paperinik nello spazio. E quella che a prima vista può sembrare solo una storia one - shot con Urk e Lyla diventa invece un prezioso tassello della storia della diaspora xerbiana. Faraci imbastisce una trama semplice, in cui la minaccia centrale ha poco spazio. Lo sceneggiatore è più interessato ai rapporti interpersonali, al passato di Urk e alle difficoltà di ambientarsi in posti nuovi: flashback e didascalie assurgono allo scopo, in uno stile tipicamente faraciano. Atmosfere alla Alien contaminano la storia, e tensione e claustrofobia aleggiano nell'aria. Pastrovicchio, autore anche della nuova e corale copertina, si trova a suo agio, con splash page, muscoli e architetture aliene.
La breve non è molto interessante, e le nuove rubriche mantengono il sapore demenziale degli originali esordi.
In sintesi, un numero di atmosfere, senza grandi racconti ma capace di presentare alcune complessità del vivere in società.

Recensione di V


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Marconi non perde un colpo e realizza un altro buon numero di Topostorie, focalizzandosi su Paperoga e dando un'ampia panoramica sul personaggio, utilizzando storie italiane variamente recenti. Non ci sono particolari picchi qualitativi, ma tanti spunti divertenti e un buon umorismo. Il filo conduttore con i disegni della Molinari è godibile e collega bene le storie, anche se il finale cade un po' nel vuoto, senza risolvere il problema di partenza.
Segnaliamo volentieri la prima storia, la corsa degli audaci, in cui la mitica coppia gareggia in una matta competizione ricca di strani partecipanti. Un plauso a Salvagnini per aver ben ricreato la sua vis comica, realizzando momenti divertenti e gag impareggiabili, arricchite da stralunati caratteristi. Dalla Santa segue a ruota con il suo bel tratto già affrancato da quello scarpiano. Stesso umorismo - con lo stesso sceneggiatore, infatti - torna con il deposito... come nuovo, con lo scatenato Faccini ai disegni. Già si vedeva come il disegnatore ligure avesse lo stravagante papero nelle sue corde, e ben realizza tutta quella serie di catastrofi e di idee allucinate che infarciscono la storia.
Il bel lavoro di Salvagnini prosegue, in un volume in cui di fatto la fa da padrone, con Paperoga Abracadabra. Una vicenda particolare, in cui i paperi assecondano le stramberie del parente per una sorta di gentilezza, dando vita a spassosi disastri. Lara Molinari realizza un lavoro eccelso, e la colorazione pastellosa a tinte accese dona profondità al tutto.
Un volumetto, in sintesi, che non presenta storie di rilievo, ma si affida a trame semplici per un divertimento leggero, perfetto per il momento estivo sotto l'ombrellone. Paperoga ne esce come il cugino sempre alla ricerca di nuove materie da studiare e in cui provare ad eccellere, con un invidiabile entusiasmo da imitare il più possibile.

Recensione di V


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La Deluxe Edition continua il suo percorso e pubblica le nuove storie di Pk, il cosidetto "Pkne - Paperinik New Era". In questo caso abbiamo il secondo tassello della tetralogia che Artibani ha previsto di realizzare, con i disegni e le molte idee di Pastrovicchio: si tratta davvero di un lavoro di squadra, così come era stato Potere e Potenza. Ma il secondo capitolo ha per certi versi lasciato un po' di amaro in bocca: così desiderosi di sapere di più sul destino di Corona e sulle vicende di Uno, lo sceneggiatore romano "depista" il lettore e crea nuovi mondi e un carismatico e muscoloso villain, spargendo indizi e aumentando la curiosità per il futuro svolgimento.
Il raggio nero è una storia ricca di azione e di dialoghi scoppiettanti, con un Paperinik eroico e una serie di complessi rapporti con il Custode della Camera Omera (aka Sergio, per gli amici). La prima puntata mischia al meglio l'ambientazione classica paperopolese - il sindaco porcello, gli scontri tra Paperone e Rockerduck, i nipotini - e le problematiche legate alla scomparsa della Ducklair Tower e i piani di Angus Fangus. Le puntate centrali sono in qualche modo più riflessive e descrittive, in cui ci si concentra sul passato di Corona e sull'universo pentadimensionale, tra le classiche tecnobubbole e tante nuove idee. Infine, il quarto episodio propone una serie di scontri e di nuove istanze che galvanizzano il lettore a saperne di più. In queste ricche 177 tavole emerge Moldrock, il fascinoso villain che statuario spicca in copertina, simile nell'impostazione a quella del volume precedente. Tirannico e psicologico, frammentato e indeciso, tra un richiamo ai marvelliani Thanos e Galactus, il nuovo cattivo ha un certo carisma, e molte storie da raccontare: un felicissimo innesto nell'universo pknaico.
Se la storia brilla, lascia molte domande e forse ha l'unico neo nell'esagerare i dialoghi tra lo sbruffone e il retorico di Paperinik, la sua edizione nella Deluxe non colpisce particolarmente. Il grande formato esalta benissimo le tavole di Pastro, davvero esagerato nelle inquadrature, nei dettagli e nell'ambientazione, ma l'apparato di articoli è poca cosa e approfondisce un poco Moldrock, Raksaka e Thala, con un po' di schizzi. Ciò è dovuto anche alla lunghezza della storia, che lascia ben poco spazio agli approfondimenti. Peccato, ma si tratta in ogni caso di un'esperienza di lettura davvero meritevole, sia per gli appassionati di Paperinik che per gli altri, desiderosi di leggere del buon fumetto Disney.

Recensione di V


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E con un gradito ritorno ed un certo plauso che celebriamo la copertina del nuovo numero di PkGiant. Dopo più di 10 anni, torna a disegnare Disney Marco Forcelloni, per celebrare la sua prima avventura pikappica. L'immagine è ben costruita, con sfondi e temibili cavalieri che scrutano con forza un dubbioso Paperinik, forse venuto meno bene, ma dona alla copertina una piacevole atmosfera di sospetto e di tensione. L'ideale per entrare in una storia particolare nel corpus pknaico.
Antico Futuro è una particolare storia sceneggiata da Cordara, che fa scontrare Paperinik con il mondo fantasy. Il risultato è un bizzarro ibrido ambivalente: il matrimonio non riesce perfettamente, e certi stilemi del genere appaiono un po' troppo banali, ma il finale ribalta brillantemente la situazione. Senza spoilerare, invitiamo il lettore a cercare sempre due versioni della stessa storia, e a cercare di capire dove possa essere la verità. La storia non è aiutata dai due piani spaziali in cui è ambientata: se la parte nella nuova dimensione appassiona, quella ambientata nella DT è un po' troppo faceta, e alla fine aggiunge ben poco.
Forcelloni fa un gran lavoro di ambienti, paesaggi, volti e costumi, la spettacolare doppia pagina lo dimostra, così come quella della mappa. Le espressioni risultano meno incisivi, ma il risultato è globalmente gustoso, e dona alla storia quel pathos che merita.
Sulla storia breve non c'è molto da dire. Mottura fa un lavoro sperimentale molto interessante, tra colori e linee cubiste, ma la sceneggiatura di Salvagnini, pur mettendo alla berlina il mondo dello spettacolo, risulta troppo infantile e scontata, senza generare molto interesse. Tutta la serie, in fondo, non sarà molto memorabile.
Un numero molto particolare per le avventure di Paperinik, e che in questa edizione gode del grande formato. Infine, interessante la rivisitazione di Sciarrone di un suo vecchio disegno con una Lyla estiva: personalmente, preferiamo quello vecchio, ma lasciamo al topic dedicato il dibattito.

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Tanto di cappello a Marconi per aver realizzato un numero tutto dedicato a Pluto. Non era semplice scegliere buone storie per un personaggio che, sui fumetti, non esprime tutto il suo potenziale, data l'assenza di voci. Mentre nei corti, specialmente grazie a Norman Ferguson, la sua pantomina ha creato un vero modello, nei fumetti Pluto non ha mai brillato per interesse, buono per qualche tavola domenicale o altro. E queste storie rappresentano il potenziale a fumetti del personaggio, buono ma non estremo.
La più sentita del numero è sicuramente il campione terrestre, dove un Faraci in forma usa Pluto per attaccare Topolino e mostrarlo più fragile di quel che si pensi. Un fantastico De Vita supporta il tutto con disegni ed espressioni azzeccate, aiutato anche dai colori pastellosi di Leopoldo Barberini. De Vita compare di nuovo con Pluto e i suoi replicanti, in una divertente rivisitazione dei Gremlins, ad opera dello stesso Marconi. Lo spunto è avvolgente, e il buon utilizzo di Tip e Tap valorizza una storia particolare e inquietante il giusto. Ancora De Vita compare, per la terza e ultima volta nel numero, con una vicenda dal sapore bizzarro e stravagante, d'altronde tipico dello stile di Jerry Siegel.
Da segnalare con piacere una storia straniera, con i mirabili disegni di Cesar Ferioli e la sceneggiatura dei McGreal. I due coniugi imbastiscono una trama frizzante e arguta, in cui Pluto appare molto più di quello che sembra. A tenere la scena è anche un giovane e vivace Topolino con le braghette rosse, come si usa nelle storie danesi. Molto bello che venga ristampata, per la prima volta, una delle poche storie italiane pubblicate come inedite sul Mega dei primi anni '90, con quei colori del tutto particolari. Concina e Martusciello realizzano una piacevole vicenda, scorrevole. D'interesse, infine, la terza prova di un Cavazzano alle prese con i topi. Il suo tratto è ancora acerbo, ma si notano tanti guizzi e tanti dettagli dinamici che evolverà meglio negli anni successivi.
Il filo conduttore fatto di ricordi non è particolarmente memorabili, ma per chi ama Pluto la selezione è davvero buona e ben fatta, e ci si diverte alla grande.

Recensione di V


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Con Bruno Enna si chiude il secondo ciclo dei cofanetti, con la quarta color edition, dopo Faccini, Bosco - Ziche e Pezzin - Cavazzano. Si ritorna allo sceneggiatore unico, che sceglie di focalizzarsi su molteplici storie per mostrare la sua sfaccettata carriera. La prima storia pubblicata, i gialli di Topolino, le avventure di Paperinik, nuovi personaggi, l'utilizzo di Paperino Paperotto: c'è un po' di tutto in questo volume, ma non crediamo che riesca completamente a illustrare lo stile dell'autore. Enna è noto per i capolavori pubblicati su Pkna e per una serie di storie lunghe e complesse in cui riesce ad inserire ritmo, poetica e avventura, con mirabile alchimia. Spiace un po' dunque vedere una scelta, sì sentita, ma che non racchiude il meglio del suo operato.
Il terzetto di storie con Paperino Paperotto disegnato da Barbucci è sicuramente molto interessante. Si tratta delle prime storie del personaggio, un lungo work in progress che permise ad Enna di dispiegare la sua poetica e il suo amore per l'innocenza dell'infanzia. In particolare, la preziosa capacità di Paperino e dei suoi amici di sognare ad occhi aperti faceva parte della genuinità della serie. Il cugino del giorno dopo ne è un ottimo esempio, spinto dai rotondi e dolci tratti di Barbucci.
Il doppio Cavazzano ci presenta, da un lato la dissacrante analisi del turbolento rapporto tra zio e nipotie, e dall'altro un teso ed ironico giallo in cui scherzare sulle orecchione di Topolino. Infine, l'amichevole minaccia non solo introduce un nuovo cattivo - Mad Ducktor - ma struttura una vicenda di pericolo e di rischio per i nostri amati paperi, senza che Enna nasconda la violenza e la paura. Mastantuono da par suo aggiunge la necessaria tensione alla vicenda.
Il resto è ordinaria amministrazione, di buona qualità ma senza grandi picchi. Spiace che non sia stata utilizzata l'occasione e l'alto numero di pagine per pubblicare le celebri storie lunghe - e mai ristampate - di Paperino Paperotto. Ma Enna ha ben presentato la scelta delle storie nelle sue introduzioni e, in fondo, anche a questo servono questi volumi: a permettere all'artista di presentarsi e di mostrare il suo percorso professionale.

Recensione di V


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Ed esce un nuovo numero della Deluxe edition, di nuovo dedicato alle parodie, alternandosi con quelli dedicati a Pkne. In questo caso abbiamo una storia facente parte di quelle nuove parodie che dal 2008 escono su Topolino dando loro il giusto spazio e attenzione, con una cura nella preparazione e nella riedizione molto accurata. In questo caso, Moby Dick, aveva già avuto un'uscita a sè in occasione di Lucca Comics, un albo con svariati contenuti speciali e commenti degli autori, prodromi più economici e di piccolo formato di quello che poi sarà effettivamente la Limited.
La nuova edizione si contraddistingue per un meraviglioso grande formato, che esalta i disegni di Mottura, e per una serie di inediti schizzi e disegni di preparazione, vere opere d'arte di pastello, matita e cartoncino nero: sono i veri valori aggiunti della nuova ristampa. Artibani approfondisce la genesi dell'opera, e il tutto acquista coerenza all'interno della collana. Spiace non avere una copertina inedita, in quanto viene rielaborata il vecchio disegno con l'aggiunta della balena, presa da uno sketch. Recuperiamo qui la vecchia recensione dell'opera, consigliando comunque a chi non l'avesse mai letto, di acquistare il volume, visto l'ottimo rapporto qualità/prezzo. Per chi avesse la precedente ristampa invece, non caldeggiamo l'acquisto ad occhi chiusi, lasciando decidere ai completisti della serie che cosa fare.
"La storia, che si snoda tra gli abissi del mare e il cielo che si vede dalla coffa, è tratta dall’omonimo capolavoro di Melville e racconta la folle caccia all’immensa balena bianca da parte del mitico Capitano Achab. Artibani, riprendendo abilmente e fedelmente la trama, utilizza strategicamente i personaggi dell’universo papero: Paperino è un sognante ed ingenuo Ismaele, Qui, Quo e Qua triplicano il personaggio di Queequeeg, mentre Paperone interpreta con grande forza e carisma il Capitano Quachab. E’ proprio la duttilità e la forza dei personaggi disneyani ad aver consentito la riuscita di tantissime parodie. E questa non fa eccezione. Con i suoi momenti di azione, le gag fisiche da cartone animato, in particolare gli scontri tra Paperino e i piccoli Quiig, Quoog e Quaag figli del re di Kovolovo, le scene solenni, in cui dialoghi intensi si impossessano dei personaggi, Artibani – sceneggiatore abilissimo sia per Disney che per personaggi di sua fantasia - si destreggia con con la solita naturalezza e maestria che lo contraddistingue.
Dal canto suo, anche il disegnatore piemontese Mottura realizza un lavoro immenso e meraviglioso. Le sue vignette di forte impatto, anche a tutta tavola, sanno ben gestire gli spazi e i personaggi, e raccontano nei dettagli, senza appesantire la visività della narrazione. Le ricche angolature particolari danno spazialità alla nave, che diventa un palcoscenico teatrale, mentre i personaggi esprimono, senza alcuna esitazione, la forza dei sentimenti, così chiari che quasi non servono le parole: gli occhi, i becchi, le posture, dicono già tutto. A fare il resto, la tavolozza cromatica della Andolfo, che fa uso di colori seppiati per rievocare il passato, di colori chiari per il cielo e di toni ombrosi nei momenti più opportuni."


Recensione di V


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La nuova bellissima copertina di Mottura introduce con azione e forza il ventesimo numero di PkGiant, il vecchio #17 di Pkna. Si tratta di una storia difficile da valutare, interessante nella tematica ma ricca di aggiunte che non rendono avvincente la narrazione. Un vandalo si aggira per Paperopoli, e Paperinik e Uno temono che sia proprio Xadhoom la colpevole: è affascinante come venga usato il personaggio della xerbiana, positivo ma anche molto pericoloso, specie se dovesse cominciare a dare segni di schizofrenia. A questo aggiungiamo due nuovi personaggi, Delta e Gamma, un mix tra i Men in Black e x - Files, ma più caciaroni e pasticcioni. A loro due è affidata la parte di alleggerimento, che però non riesce a scolpirsi nella memoria.
Sisti realizza dialoghi profondi e semina indizi, ma il giallo è assai labile, e anche la conclusione, troppo affrettata, non permette al lettore di vivere con pathos la lettura. In parte è proprio l'intermezzo comico dei due agenti segreti a lasciare a desiderare. In compenso, Paperinik, Xadhoom e MaryAnn formano un credibile e convinto terzetto. Mottura ai disegni, lungi dal toccare i capolavori gotici degli anni '10, si diverte negli scenari metropolitani e nelle esplosioni. La parte finale nella fabbrica in disuso colpisce per inquadrature e scenografia.
La storia, in qualche modo di passaggio nella continuity generale, prosegue poi con un bell'excursus sulle astronavi evroniane, ricche di dettagli tecnici il più possibile seri e veritieri scientificamente. Anche questo misto di tecnobubbole faceva parte del fascino di Pkna.

Recensione di V


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Una copertina ambiziosa, con presenti solo due personaggi "minori", apre questo numero di Topostorie. La scelta di Marconi di dedicare un'uscita a Manetta e Rock Sassi è coraggiosa ma onora anche il grande lavoro fatto in meno di vent'anni, per creare un filone poliziottesco al commissariato di Topolinia senza la presenza, a volte ingombrante, di Topolino. Si deve a Tito Faraci la creazione di Rock, da principio duro e coraggioso ispettore texano, poi divenuto un'esagerata macchietta.
Marconi sceglie storie varie e divertenti, tutte ben scritte e curate, ma a far la parte del leone è la coppia Faraci - Cavazzano, i progenitori del ciclo. 2 piedipiatti in fuga porta i poliziotti in trasferta, tra buffi equivoci e un po' di leggera satira alla texana. Topolino è presente e permette di fare da base a diverse giravolte della trama. Ancora più divertente è però gli ultimi dell'anno, una brillante rievocazione della scatenata commedia di Harold Ramis con Bill Murray, Ricomincio da capo. I due ispettori sono costretti a rivivere lo stesso terribile ed estenuante veglione di fine anno, tra tic, idiosincrasie e gag stralunate. Solo loro due si accorgono di rivivere lo stesso giorno, e dovranno collaborare insieme per porvi rimedio. Faraci si sbizzarrisce con le poesie dei mesi, e pennella con garbo i tratti psicologici dei personaggi.
Un'altra divertente commedia di gag e battute è la recita a cattivo soggetto, in cui il collante è un sulfureo Gambadilegno. Cordara realizza una trama solida e divertita, in cui si prende gioco di tutti i buoni, che si fanno abbindolare facilmente dal gattone criminale, rievocando una tradizione molto zichiana (si veda, ad esempio, il Topokolossal).
Un buon numero insomma, con un filo conduttore credibile e metafumettistico, e storie valide per apprezzare meglio angoli di Topolinia meno noti.

Recensione di V


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Una riuscita e ben costruita alleanza tra Paperone e Rockerduck è la premessa per imbastire una gustosa storia ai danni di Paperino, costretto a spostarsi tra mille e più mestieri, mantenendo incrollabili e intatte la sua fiducia e la sua forza d'animo. Massimo Marconi parte dall'essenza di Donald, ovvero dalla sua personalità sfortunata eppure sempre pronta ad accettare una nuova sfida. Il rapporto con il lavoro è sempre stato complesso: tutt'altro che pigro, Paperino dimostra sempre di voler sfidare la sorte mettendo tutto sè stesso, per poi venire travolto dagli eventi, a volte a causa della mala sorte, come spesso nelle storie di Martina, a volte per eccesso di zelo, come nelle vicende di Barks. Ed è proprio ad un fortunato filone di quest'ultimo, quelle ten-pages in cui Paperino si dimostrava un eccelso artigiano nelle materie più bizzarre, per poi precipitare rovinosamente, si ispirano alcune storie di questo simpatico numero di Topostorie.
Tante vicende di Vicar e della scuola danese si rifanno a questo plot, così come la coppia Panaro - Molinari. Interessante notare la spassosa ed esilarante commedia slapstick, in cui l'elemento avverso è rappresentato da Paperoga, veramente un instrione nel fare danni: Salvagnini ed Intini realizzano una storia maiuscola.
In definitiva, un buon numero con storie gradevoli che sono ben sostenute da un filo conduttore inteligente e sorprendente nel finale, e da un'ottima copertina di Perina.

Recensione di V


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Dopo numeri intensi da un punto di vista della continuity e capaci di gettare nuove luci sugli Evroniani e sull'universo temporale, affrontiamo praticamente per la prima volta un'avventura di ambito urbano, focalizzandosi su di una location nota ma poco conosciuta come la Ducklair Tower e su di un personaggio visto ma segreto come Camera 9. Un approccio simile a quanto si vedrà in Pk2 negli anni a venire. Il risultato è un'ottima storia che poggia su una solida sceneggiatura di Sisti, svillupata su due binari: da un lato Angus Fangus, che fa pasticci nei sotterranei della torre, e dall'altra Paperinik e un misterioso aiuto, soli contro le temibili armi di Everett Ducklair. Un esempio che ben mostra che non sono necessari grandi effetti speciali e particolari nemici per rendere frizzanti e vitali le storie di Paperinik.
In questo contesto quasi claustrofobico e degno di un videogioco, si procede di livello in livello, con pericoli e sorprese ad ogni angolo. Non manca l'approfondimento psicologico, che regala ai pikers molti misteri da sciogliere e nuovi personaggi cui appassionarsi. Lorenzo Pastrovicchio da par suo realizza robottoni giganti e ardite inquadrature, che ben rendono l'idea dei turriti sotteranei, e con brio da sostanza anche alla parte più intimistica, con un'efficace costruzione della tavola.
Si conclude l'ultima serie di Trip del trio Artibani/Barbucci/Canepa, capace di far ridere con gli stravolgimenti temporali e con un'intelligente riflessione sul rapporto padre/figlio.
La nuova edizione propone una buona copertina, anche se non è al livello del capolavoro barbucciano di diciotto anni fa. Peccato per due tavole invertite, che comunque godono dell'ampio formato. Questo errore porta la valutazione da quattro stelle, data la bontà della storia, a tre.

Recensione di V


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Pkna è sempre stato terreno di sperimentazioni, e per quanto il registro generale fosse supereroistico, il papero si prestava ad un ricco uso di ironia, in stile a quanto fatto con l'Uomo Ragno da parte di Stan Lee. Ma sembrava difficile imbastire un intero episodio solo sul filo della battuta e della gag, martellante ed ossessivo per tutte le vignette di tutte le 62 tavole. Eppure, questo è ciò che Motore/Azione fa, con gsto e con gran successo, diventando uno degli episodi più cult e più ricordati della serie. Il merito va alla coppia comica per antonomasia, Tito Faraci e Silvia Ziche, che insieme già lavoravano sulle "Angus Tales" e che extra - Disney daranno vita a particolari iniziative. Il pretesto per imbastire una storia spiritosa è dato da un ricco uso della continuity, affondando nelle radici della serie, al Numero Zero. Il cast di Patemi è di nuovo preso di mira dagli Evroniani, e questo obbliga Paperinik ed Uno a seguire più da vicino la produzione, anche per raccogliere sul set un po' di anticipazioni dell'amata serie.
Per Faraci l'ambiente televisivo è l'ideale per mettere in scena tutta una serie di nevrosi, di manie, di vizi e di sberleffi che ben si adattano allo show business e al logoro stile delle soap opera, generando tutta una serie di gustosi sipari. Il mezzo televisivo viene utilizzato come inquadratura fissa della vignetta, che mima la telecamera, e che permette un azzeccato uso di didascalie e di geniali battute fuori campo, sullo stile della Giallapa's Band. A rubare la scena a Paperinik è tutto il cast di Patemi, schizzato e fuori dalla realtà, confuso tra i personaggi che interpretano e le piccole psicologie personali. Gli Evroniani vengono messi in burletta, travolti da una carica di emozioni troppo confusa persino per loro. A stravolgere l'espressioni pensa Silvia Ziche, che realizza un lavoro incredibile, stiracchiando e plasmando i volti dei vari personaggi: pupille minuscole, becchi spalancati, espressioni sospese, tutto il reportorio della grande disegnatrice in un'unica storia.
A completare il numero è una frizzante storia di Trip, con i divertiti Artibani e Barbucci che mischiano bene guai a ripetizione e problemi paterni. La ristampa presenta una nuova copertina di Mastantuono che rispetto all'originale risulta inevitabilmente un po' compressa, mentre le rubriche interne restano standard. Viene pubblicata senza un chiaro motivo anche l'antica litografia di Lavoradori per lo speciale dorato, e si annuncia una mostra per i vent'anni al Comicon. Un numero comunque imperdibile, grazie ad una vera bomba comica.

Recensione di V


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Sull'onda di Pkna la Disney Italia decise nel 1999 di lanciare un altro innovativo esperimento, dedicando una testata di rottura e di novità al suo personaggio portabandiera, Topolino. L'idea era di creare un nuovo universo lontano da Topolinia, in una città realistica e temibile, in cui il topo si sarebbe trovato, solo, contro i più grandi pericoli immaginabili. L'atmosfera noir e le tematiche adulte erano perfette per Tito Faraci, padre della serie e coadiuvato da Artibani, Stenti, Sisto e Sisti, per uno spillato che faceva delle didascalie introspettive, dell'io narrante e delle penombre il suo marchio di fabbrica. Il primo numero, un altro iconico #0, era disegnato da un Giorgio Cavazzano in gran forma, che si era speso nel dare alla serie il realismo necessario, compiendo un gran studio di luoghi e personaggi: Anderville è un capolavoro, un gioiello di sceneggiatura perfetto per calare il lettore in un nuovo mondo pericoloso e contorto, dove Topolino possa tornare a quelle atmosfere thriller e politiche care al Gottfredson anni '30. Per due anni MMMM - Mickey Mouse Mistery Magazine uscì in edicola. Ma il pubblico non rispose allo stesso modo che con Pkna e, dopo una sorta di "prima stagione" di otto numeri, la serie si accortocciò su stessa per poi spegnersi bruscamente.
Questo primo numero dei Disney Omnibus meritoriamente pubblica le prime sei uscite, celebrando un'operazione coraggiosa che dovette sfidare veti incrociati e la censura della Disney globale, intimorita che il suo eroe risultasse violento o calato in un contesto troppo pericoloso. A ciò si devono i paradossali finali fittizi, così come la revisione di alcune tavole di Cavazzano, con meno pistole e meno esplosioni. Al netto di ciò le prime sei storie sono dinamite pura, una serie di intrighi e di azione, di scandali politici e di personaggi double-face, con un Topolino mai così in difficoltà, e mai così umano. La coppia Faraci - Artibani si spartisce bene gli episodi e un dream team di disegnatori - Perina, Zironi, Sciarrone - segue i modelli cavazzaniani e mette in scena la cupa Anderville.
C'è molto da dire anche sull'edizione editoriale. La cartonatura e il pesante formato rendono l'idea di un volume ricco e corposo, inaugurato da una maestosa cover di Corrado Mastantuono, memore della sua esperienza con il detective urbano Nick Raider. In compenso la parte di contenuti speciali è meno corposa, solo dieci pagine (più due di introduzione) di bozzetti su ben 400. Certi aspetti sono però molto interessanti, come le prove del logo e la serie di studi dei personaggi. Memorabile una prova di copertina, con un Topolino in impermeabile giallo e una pistola rivolta per aria, quasi come una preghiera. Infine, la sentita introduzione di Faraci che apre il volume ci permette di capire meglio lo spirito di sperimentalismo e di sfida che pervase la nascita di MM. Da notare poi come, stranamente, per questa edizione siano state usate delle versioni "più originali dell'originale" per Anderville e The Link. Infatti, in entrambi gli episodi Vera Ackerman è chiamata col suo cognome di studio, Caspary, poi convertito nell'originale. Ma quando nel 1999 i numeri uscirono il personaggio aveva il suo nome corretto, quindi è parecchio strano vedere in questa sede degli impianti ancora non modificati.
In sintesi, il primo volume degli Omnibus si apre con una grande serie, che merita di essere riscoperta e che è un unicum per il personaggio di Topolino. Il secondo volume completerà la serie e uscirà per Lucca 2016, un anno dopo. C'è ancora tempo dunque per leggersi e rileggersi le avventure da detective in una città cupa e ostile.
Si ringrazia l'Avv. Photomas per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


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Con questo numero si completano i due anni di questa testata, portata avanti con brio e fantasia dal navigato Massimo Marconi. Il focus del numero, con una bella copertina del solito Perina e un filo conduttore senza particolari guizzi, mostra Qui Quo Qua nella loro versione pestifera e monellesca, intenti a combinare guai ma anche a dimostrare il loro coraggio e la loro arguzia per salvare lo scapestrato zio, oppure per mostrare turbamenti e paturnie tipicamente adolescenziali.
Proprio i problemi della crescita sono i protagonisti di Qua da grande, tenera e delicata storia sfornata da una coppia femminile: Claudia Salvatori e Anna Marabelli. Le autrici indagano la paura del futuro e il giudizio del mondo verso chi cresce, e la paura di non essere all'altezza: una tematica profondamente contemporanea, qui analizzata con garbo e gusto. Ma il successo può anche essere negativo, come dimostra l'altrettanto arguta vicenda dei maestri del giornalismo: un brillante Concina intesse con cura una storia di passioni e di sforzo giovanile al servizio della verità e dell'arte giornalistica, un ottimo esempio di storia anni '90. Più distesa e rilassata, veloce a colpi di gag e di equivoci, è il quarto nipotino del sempre brillante Nino Russo.
Queste ottime storie sono racchiuse da due lunghe vicende americane, entrambe memorabili. La prima è il classico delle tigri reali, in cui un Barks in piena forma esemplifica alla perfezione il rapporto tempestoso zio - nipoti, portandoli in terre esotiche e pericolose. Il filo della vicenda è rappresentato dall'abilità nel baratto dei nipotini, che porterà risultati imprevedibili e sempre pù paradossali. Battute perfette e senso del ritmo, per un Barks del 1947 godibilissimo e che rieccheggia il tono di corti classici come Donald's off Day. Infine abbiamo i guardiani della biblioteca perduta, capolavoro di Don Rosa, tra le sue storie più complesse ed imbevute di fatti storici e di citazioni assortite. L'autore americano mischia con sagacia la precisione eccessiva ed assurda delle Giovani Marmotte con la sete per il guadagno di Paperone in un avvincente viaggio intorno al mondo. Solo Paperino si estrania da tutto questo, assorbito dalla televisione spazzatura: a Don serviva in questo caso il Paperino più pigro ed infantile, per fare da contraltare ai vispi e vivaci nipotini.
Un ottimo numero insomma, che propone il meglio americano ed italiano, E una conferma per questa testata che entra gloriosamente nel suo terzo anno di vita.

Recensione di V


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La DeLuxe edition continua il suo iter editoriale, dimostrandosi vetrina prestigiosa di classici istantanei contemporanei, specialmente quelli relativi alle nuove Grandi Parodie, e alternandosi alla nuova serie di Pk. Questo nuovo iter parodico si distingue per una notevole affinità ed ispirazione al materiale narrativo originale, scegliendo al meglio i personaggi disneyani come attori capaci di calarsi bene nel ruolo. Dunque non ci sono più svarioni e derive alla Martina, in cui l'intento parodico era solo lo spunto per parlare di altro, ma citazioni precise al romanzo d'origine. Non poteva quindi mancare la storia in tre puntate realizzata dalla mitica coppia Teresa Radice e Stefano Turconi, reduce dal successo sempre in ambito marinaresco del Porto Proibito: L'Isola del Tesoro.
Il cast di Topolinia viene usato con intelligenza per rievocare l'immortale classico di Stevenson, dando corpo e presenza a quei meravigliosi personaggi. Avendo bene in mente il classico disneyano, che a sua volta si rifaceva alla trasposizione in live action, la Casa Senza Nord usa un Topolino adolescenziale per il giovane mozzo Jim ed assegna ad un perfetto Gambadilegno il ruolo dell'enigmatico e tenebroso Long John Silver. Gli altri ruoli vengono distributi con altrettanta cura, a partire da un eccezionale Pippo, e con un paio di sfiziose guest star come Zia Topolinda e Ser Lock. La storia si sussegue con purezza, ritmo nelle battute e un gran spazio alle didascalie e alla viva voce dei protagonisti, stile che contraddistingue Radice: se da un lato permette al lettore di partecipare di più all'azione, è inevitabile avere un appesantimento e una forse eccesiva spiegazione nel racconto. Turconi fa un eccelso lavoro, come sempre, e utilizza al meglio l'antropomorfizzazione con una ciurma di pirati dall'ampio reportorio zoologico. La crescita psicologica di Topolino è davvero ben scritta e riesce a replicare perfettamente il concetto di "romanzo di formazione" come lo intendeva Stevenson. La scena notturna in mare è mirabile, e la doppiezza di Silver è un'ottima rappresentazione di come non sia semplice catalogare il male, e quanto esso possa essere affascinante e portare a malinconiche riflessioni.
Nulla da dire sull'edizione, che permette una lettura continuata ed intensa della storia, finalmente in grande formato. Velieri e paesaggi godono di quest'ampia visuale, e i commenti degli autori e gli studi acquarellati dei personaggi sono davvero interessanti e ricchi di sfumature. Fa piacere inoltre vedere una modifica apportata dagli autori in merito alla prima tavola della seconda puntata, che in fase di pubblicazione aveva visto una bizzarra censura (per il "coltello di patata" rimandiamo al topic della storia). In definitiva un'ottima edizione per un'ottima storia. A chi cercasse rinnovamento disneyano nella tradizione romanzesca, questa è sicuramente un'ottima lettura. Per chi volesse invece riletture più pesanti, e a volte molto lontane dal classico originale, come questa storia, la versione presente sarebbe fin troppo fedele, e non ci sentiamo di consigliarla.

Recensione di V


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Gli speciali di Pkna sono sempre stati operazioni editoriali particolari. Nonostante annunci e proclami di sconvolgenti rivoluzioni, gli albi estivi presentavano tante storie brevi di diversi autori collegate da labili fili conduttori, con un apporto relativo alla continuity (a parte Zero Barra Uno). A fare eccezione è prorio la fine del mondo, la storia più lunga di Pkna - ben 78 tavole - e l'unica a presentare un fatto importantissimo in un numero speciale in cui, paradossalmente, Paperinik fa poco o nulla.
L'avventura è scritta e disegnata a otto mani, con due coppie di autori che si dividono i diversi piani temporali, che vanno poi a confluire in un unica fondamentale vicenda. Se a Cordara e a Freccero spetta la parte più urbana e disincantata, è sulle spalle del prode Enna che ricade il pesante fardello di narrare la caduta di Xerba e la crudele invasione del pianeta da parte degli Evroniani. è l'occasione per lo sceneggiatore sardo di riproporre il malvagio Gorthan, già visto in Mekkano, e tutta la sua poesia, in un delicato parallelismo con la storia di Biancaneve e del Cacciatore. Il lettore legge con famelica curiosità e con passione la storia nota di un fatto ineluttabile, da cui l'intera saga era partita. Le prime cinque tavole mute di Evroniani sono qui riviste ed ampliate, portando a provare grande empatia per un pugno di Xerbiani che tenta l'estrema difesa. Enna realizza con cura i dialoghi e l'esposizione di una civiltà basata esclusivamente sulla scienza, e quindi povera di sentimenti. Xari si dimostra il razionale e freddo guerriero che è, mentre Xado non può che assistere alla rovina del suo pianeta e all'inizio della sua sete di vendetta. Il solitario cacciatore Kravenn, ispirato a quello dell'Uomo Ragno, si muove docile e senza sentimenti, implacabile nel suo compito. A sbilanciare un po' la storia è la parte ambientata sulla terra, un po' troppo ridanciana e inutilmente allungata.
Una storia eccezionale di Pkna, struggente nel suo inelluttabile destino. Fa un po' strano che sia stata scelta per festeggiare i 20 anni di Pkna, proprio in virtù della sua eccezionalità. Il risultato comunque è un solido volumetto brossurato, accompagnato da venti omaggi di sceneggiatori e disegnatori, tutti pronti a realizzare un sentito e riuscito lavoro: Celoni, Pastrovicchio, Faccini, Guerrini sono sicuramente tra i migliori, ma ognuno potrà trovare i suoi. La piatta copertina non aggiunge molto, sfigurata poi da quell'incredibile errore della "s" mancante in "anniversario": un vero scempio, che inevitabilmente porta il voto a tre stelle, quando ne avrebbe meritate sicuramente cinque.

Recensione di V


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Il 14 marzo 1996 usciva in edicola il numero zero di Pkna, una rivoluzione in casa Disney e anche per il fumetto italiano. Vent'anni dopo, con storie inedite che escono su Topolino, la ristampa in grande formato della prima serie continua e iniziano i festeggiamenti per il ventennale. E con Carpe Diem non poteva esserci storia migliore, perché in questa vicenda adrenalina e movimentata, tra battute geniali e girandole di eventi, si dispiega il modus narrandi di Pkna. Francesco Artibani intesse una sceneggiatura incredibile, in cui una bolla temporale rischia di eliminare la nostra stessa esistenza, e saranno Paperinik e il Razziatore a mettere le cose a posto. Facente parte del filone temporale, la storia permette di mostrare il bieco cronauta come un potenziale alleato, un mercenario capace di avere buon cuore per un fine più alto, che sia il suo o quello dell'umanità. Questo aspetto del personaggio verrà ripreso più volte, ma mai in maniera così fresca.
A magnificare il tutto sono i disegni di Alessandro Barbucci, qui alla sua ultima prova lunga di Pkna. Inquadrature ardite e abiti fastosi fanno da contorno ad armi mirabolanti e a movimenti plastici, tra scenari tecnologici e inquietanti laboratori sotterranei. Ma a brillare più di tutte sono certe citazioni geniali ed argute, ficcanti e bel calibrate, perfette per portare avanti la vicenda ma anche per delineare il profilo psicologico del personaggio o come azzeccato tormentone. E, a distanza di vent'anni, sono tutte ben impresse.
Infine, inizia un nuovo ciclo di brevi, ad opera degli stessi autori con, ai colori, la significativa presenza di Barbara Canepa. La sghignazzante presenza di Trip e del conflittuale rapporto con il padre razziatore è la premessa per una storia dalla morale semplice ma dal ritmo frizzante. E l'incontro con il piccolo George Washington e l'assurda conclusione è veramente geniale.
Un numero favoloso e, grazie all'ampio formato e alla nuova e bella copertina di Sciarrone, la storia viene ancor più valorizzata. Le rubriche celebrano, al solito in maniera demenziale, i vent'anni di Pkna, un compleanno davvero ben riuscito.

Recensione di V


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Una copertina numerosa e con vecchie glorie (e un Plottigat un po' irriconoscibile, purtroppo) presenta il nuovo numero di Topostorie, con una cernita stuzzicante e deliziosa di vecchie storie, collegate da un filo conduttore corale e divertito sempre ad opera di Massimo Marconi con i disegni di Salvatore Deiana. Per quanto i cattivi narcisisti possano essere poco credibili, vedere Spennacchiotto e Orango è sicuramente curioso.
Il numero si apre con l'artista vagabondo, uno degli ultimi gialli di Romano Scarpa con i testi di Carlo Panaro. La melanconica storia del ramingo Barnaba è davvero coinvolgente, così come è ben giocato l'utilizzo di Trudy e lo spirito di Topolino, solidale e toccato nell'anima. Peccato per la pubblicazione a distanza ravvicinata - lo stesso mese - con i Grandi Classici Disney n. 2, davvero una sovrapposizione poco piacevole.
Si prosegue con un altra storia dell'artista veneziano, il suo unico lavoro con i testi di Tito Faraci, nel 1997 alle prime storie lunghe ma già capace di farsi notare. La banda delle pupe, nonostante le sue numerose ristampe, è una storia piena di brio in cui la lotta tra sessi è declinata in chiave criminale, e la sfida rapinatoria è un pretesto per battute fulminanti e divertenti parallelismi.
Molto piacevole è la pubblicazione di due storie straniere, ma più ristampate dopo sedici anni, che si avvalgono dei bei disegni di Cesar Ferioli, con testi di Byron Erickson. In queste storie per il mercato danese vi è spesso la riproposizione del feeling gotfredsoniano, con abiti d'epoca e con espedienti vari, tra cui l'inserimento di un nuovo nemico, che compare in entrambe le vicende. Ma a brillare nel numero, il gioiello, la storia capace di imprimersi nella memoria, è sicuramente il segreto di Basettoni. La lunga vicenda, su testi di Angelo Palmas con i disegni di Andrea Ferraris, fin dalla sua misteriosa splash-page permette al lettore di incuriosirsi e di seguire con il fiato sospeso la complessa trama spionistica che vede Topolino contro un pool di cattivi non da poco, coalizzati contro di lui in una trama quasi disturbante, con il commissario Basettoni pronto ad allearsi con il male. La vicenda si sviluppa bene, con dialoghi e battute adulte e mai banali.
Un buon numero in sostanza, con belle storie, un ottimo contenitore per chi non le possedesse. Certo, la concomitanza dell'artista vagabondo non è cosa buona, ma ci sentiamo comunque di dare quattro stelle al numero, in virtù della qualità delle storie.

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Il quinto e penultimo numero della Topolino Limited Deluxe Edition, presentato a Lucca Comics 2015 (e ci scusiamo in ritardo della recensione) è dedicato ad una nuova parodia: dalla coppia Fausto Vitaliano - Paolo Mottura, che avevano già realizzato insieme "Eroe senza patria" per Bonelli, arriva una difficile sfida, la rievocazione del romanzo beat di Jack Kerouac, On the Road. E lo sceneggiatore milanese mette insieme tutto il materiale facendo interpretare all'universale Topolino l'uomo medio, il borghese impaurito dal lavoro monotono ma troppo prudente per lanciarsi nell'avventura. Viene così facile affiancarlo a Pippo, qui in versione più sicura e spavalda, per quanto sempre dotato di una dose di pensiero laterale, con cui condividere una folle avventura su e giù per l'America delgi anni '50.
La strana coppia si coagula alla perfezione e, a parte qualche reiterato tormentone, tra i due vi sono degli efficaci e vulcanici dialoghi. Mottura fa il resto, realizzando magnifici paesaggi, lussureggianti panorami e vedute metropolitane, tra ammiccamenti a Hopper e alla cultura urbana del periodo. I suoi Pippo e Topolino sono ottime figure romantiche e vissute il giusto, con le loro insicurezze e i loro punti di forza che si esprimono con pochi tratti, o con la giusta definizione dello sguardo. La morale che Vitaliano ci propone - l'importante non è la metà, ma il viaggiare - è nota ma esposta in maniera molto sentita e parecchio umana, e Topolino è il personaggio perfetto per rappresentare chi a volte non ha il coraggio di fare una mossa avventata e densa di pericoli, ma anche ricca di gratificazioni.
Riguardo all'edizione, la cartonatura di livello, una buona copertina e i contenuti speciali sono sicuramente un buon biglietto da visita. Gli extra però sono un po' scarsini (sole otto pagine), anche se i numerosi lavori preparatori del disegnatore sono straordinari. Sarebbe forse stato necessario un approfondimento riguardante l'opera originale e la vita avventurosa dell'autore, e la pubblicazione in bianco e nero avrebbe potuto valorizzare le chine di Mottura. Resta comunque un buon albo, perfetto per gli appasionati di Kerouac.

Recensione di V


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Altro Topostorie, altro focus dedicato ad un personaggio "secondario" rispetto ai classici Paperino, Topolino e Paperone. Stiamo parlando di Archimede, il geniale inventore creato da Carl Barks. Marconi, coadiuvato da Perina alla copertina e da Lara Molinari ai disegni (per ben 25 tavole), impronta il tema dell'albo sull'incapacità cronica nel farsi pagare, e nel farlo sceglie un interessante ventaglio di storie, combinando tradizione italiana ed americana.
L'opera principale è sicuramente la prima invenzione di Archimede, seppur sacrificata nel formato ridotto. Facente parte del ciclo di storie che Don Rosa realizzò per celebrare i compleanni di diversi personaggi, la trama ha l'alta ambizione, non solo di celebrare l'inventore, ma anche di fare da sorta di sequel alla celebre vicenda del ventino fatale. In tal senso l'autore del Kentucky ha un po' esagerato nell'esasperato tentativo di sistemizzazione del corpus barksiano, ma la vicenda che ne viene fuori è davvero brillante. Archimede viene rappresentato come una persona solare e altruista, spensierato e con la testa tra le nuvole, sempre ad inseguire il modo geniale di risolvere un problema, oppure di crearne uno nuovo. Don Rosa mette poi il resto con il suo stile: citazioni ed un gusto eccellente per i dialoghi e le battute, freentiche e taglienti. A titolo di esempio il Paperone perennemente affamato è ormai un classico.
Le storie di italica produzione non stanno comunque a guardare. Si passa da un classico Cimino/Cavazzano con un Archimede graficamente sbarazzino, ad un team-up con Amelia firmato da Faraci. Gentina realizza un plot classico (peccato sia stato ristampato da poco), con il suo stile brillante e arguto, che permette alla storia di filare come un orologio svizzero. Infine, Nino Russo e Silvio Camboni realizzano una storia furba, che mette i paperi di fronte alla loro spietata tirannia nei confronti del generoso Archimede.
In definitiva, un bel numero che sposa con un buon filo conduttore ottime storie, perfette per rappresentare il personaggio del geniale e amabile Gyro Gearloose.

Recensione di V


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Partiamo dalla copertina. Corrado Mastantuono realizza un bello sfondo, drammatico ed intenso, e gioca con le ombre degli Evroniani. Peccato che Paperinik risulti un po' legnoso, insieme ad uno scudo eccessivamente grande. Questo nuovo numero di Pk Giant ristampa la notte più buia, storia in atmosfera natalizia su testi di Gianfranco Cordara e disegni di Guerrini. All'epoca Pkna seguiva abbastanza fedelmente i mesi reali, con storie ambientate nel caldo torrido di agosto di Silicio oppure nel freddo natale come in questo caso.
La storia racconta un nuovo tassello del triangolo Paperinik - Esercito - Evroniani, ambientato nel piccolo paese di Bravestone, travolto dall'invasione dei bellicosi alieni viola. Per quanto non manchino certe lacune narrative ed alcune approsimazioni, la narrazione procede fluida, con un Cordara che segmenta la narrazione focalizzandosi su diversi personaggi, le cui trame vanno a concludersi nel finale. Non tutto però risulta completamente chiaro, e certi concetti restano un po' sospesi, senza mai essere del tutto chiariti neanche in futuro. La trama legata all'esercito in Pkna fu sempre un po' frammentaria, purtroppo. Se la sceneggiatura fa un po' fatica a narrare il tutto con il dovuto pathos, i disegni di Guerrini sono una gioia per gli occhi. Il suo tratto particolare si presta bene a scene corali e ad ampie tavole, in cui le masse emergono con tutta la loro forza.
Solito fuoco d'artificio con le Angus Tales, in cui Silvia Ziche autrice completa dà sempre più corpo alla mitologia di Baldo l'Allegro Castoro, usando anche la caricatura di Tito Faraci come personaggio secondario. Un numero forse un po' sottotono, pieno di buone idee non completamente espresse, ma Guerrini realizza un Paperinik maiuscolo, che nel grande formato brilla ancora di più.

Recensione di V


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Un altro numero vincente per Topostorie, in cui il prologo, non troppo elaborato ma semplice e chiaro, fa da sostegno a storie forti ed impeccabili, e che spaziano tra stili ed epoche profondamente diversi, scelte con la solita cura da Massimo Marconi.
A spiccare è sicuramente ombre nella giungla, brillante ed affilato giallo orchestrato da Silvano Mezzavilla, tra i migliori sceneggiatori di storie con Topolino nella storia. Il suo senso per la storia e per la costruzione di personaggi secondari mai banali è uno dei tratti distintivi, senza però dimenticare la costruzione del mistero vero e proprio, con soluzioni brillanti e capaci di stupire il lettore. Servito bene da Camboni questo piccolo gioiello, pubblicato come inedito su Topomistery, merita sicuramente di essere riscoperto, così come tutta la produzione mezzavilliana.
A seguire è invece una storia completamente calata nel suo tempo: l'avventura del pesce-robot. Guido Martina realizza un mistero con Topolino e Pippo calato nella realtà italiana degli anni '70, in particolare quella dei rapimenti dei rampoli di famiglie borghesi pronte a pagare i riscatti. In questo modo c'è spazio per la satira sociale e politica, e per un po' di situazioni politicamente scoretta, con un Pippo assolutamente sincero e senza peli sulla lingua.
La premiata coppia Pezzin - Cavazzano, di cui uscirà un volume "best of" a breve, propone una delle loro rare incursioni con i topi, un altro giallo action molto ben ritmato. Il misterioso "Organizzatore" mette in scena pistole, uomini violenti e intrighi misteriosi: Cavazzano realizza tutto con il suo stile cosiddetto "techno", con i piedi palmati di Topolino e sfondi urbani dettagliati. E ancora c'è spazio per uno Scarpa completo e una storia minore niente affatto rilevante, disegnata malissimo da una Uggetti ormai invecchiata.
Un bel numero di Topostorie, che conferma un buon trend e un'ottima vetrina di storie per presentare il personaggio di Topolino.

Recensione di V


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La mitica coppia Sisti - Sciarrone realizza un altro piccolo gioiello, una storia ricca di azione, mistero e sani paradossi temporali. Usando efficaci flashforward e smagliature esistenziali lo sceneggiatore milanese scrive una sceneggiatura briosa e ricca di personaggi, in cui tematiche etiche legate all'utilizzo di nuove tecnologie si sposano alla perfezione con la vita del nostro supereroe papero. Proprio recuperando le regole dei maestri della fantascienza, da Asimov in poi, Sisti ci presenta dilemmi non facili e scelte complesse, mostrando quando l'innovazione presenti opportunità e pericoli. Sciarrone da par suo visualizza la distopica storia di Paperino assurto alla presidenza delle industrie Ducklair con il suo solito brio, con tavole efficaci ed espressioni incisive. Il risultato è Seconda Stesura, uno dei viaggi temporali preferiti mai pubblicati su Pkna, in virtù anche dell'incredibile inizio. La nuova copertina, per quanto statica, presenta in modo solenne e penetrante i protagonisti.
Il nuovo episodio di Angus Tales presenta la classica commedia degli equivoci, condita dalle frizzanti freddure faraciane e dai disegni scatenati di Ziche: la coppia è semplicemente perfetta, e inanella una girandola di risate.
Nota a parte per questa edizione gigante. Si mantiene la copertina dell'albo originale (o meglio, solo la sua metà), peccato però che venga presa dall'edizione reloaded. Inoltre, il titolo nella prima tavola scompare misteriosamente, cosa che era già successa in altri due albi. Un vero peccato, specie per una storia così bella. Pertanto il voto finale non è di quattro, ma di tre stelle.

Recensione di V


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Questo particolare albetto di Topolino risulta piuttosto interessante e quasi inedito rispetto alla normale produzione di "vattelapesca" disneyani, ovvero quei volumi antologici che escono in maniera più o meno regolare. Il fascicolo è spillato, presenta solo tre storie, un'intervista e un oroscopo demenziale. La particolarità sta nel fatto che, tramite questo volume, si presenta l'ingresso nella scuderia di autori disney di Sio, pseudonimo di Simone Albrigi. Il giovane artista raggiunge il successo tramite l'editore Shockdom e la creazione di webcomics, contraddistinti da un disegno super - minimalista e una vena comica ultra - demenziale. Per qualche esempio di video fumetto fa fede il canale YouTube.
Forte dei suoi numerosissimi fan (mezzo milione su Facebook e quasi uno su YouTube), Panini ha pensato a Sio per catturare un nuovo pubblico, utilizzando la sua vena demenziale. Nell'albo è proprio Tito Faraci a raccontare come abbia proposto a Sio di realizzare sceneggiature inedite, e di quanti tratti in comune abbiano. Lo stesso sceneggiatore afferma quanto sia stato colpito dal dissacrante e folle humour di Ridi Topolino, e come l'abbia rievocato con le sue strisce fulminanti. Questa testata fa da ponte tra due generazioni di sceneggiatori e mostra come sia possibile utilizzare i personaggi classici per storie assurde in cui il dialogo e la battuta hanno un ruolo importante.
L'albetto propone il disegno essenziale di Sio, con le sue sceneggiature a forma di storyboard. In particolare, l'inseguimento a incastro presenta anche la versione finale disegnata da un Mastantuono in gran forma. La storia è una delirante corsa fatta di tormentoni e di follie assortite, in cui Topolino è vittima di un ambiente ostile e in cui tutto funziona a rovescio: in questo panorama la sua figura è fortemente passiva e si ritrova vittima degli eventi. Molto interessante è comparare le due versioni della storia, e notare quanto funzionino entrambe.
L'altra opera è un inedito storyboard lungo di trenta tavole, di futura pubblicazione su disegni di Intini. Sio si esercita sul viaggio di Paperone alla ricerca di un tesoro, realizzando un plot tradizionale ma ricco di trovate inedite e surreali, che virano ovviamente verso il comico e l'assurdo. L'avventura è frizzante e piacevole nell'utilizzo di tutti i personaggi, da Paperina a quelli secondari. Incuriosisce leggere il risultato finale con il tratto di Intini, che sicuramente valorizzerà la storia.
Un albo molto interessante, che mostra un approccio nuovo, con radici comunque nell'antico, al fumetto disney, rispettoso comunque della sua natura. Le storie di Sio divertono e coinvolgono, strizzano l'occhio anche con citazioni del passato come quella sulla Saga di Don Rosa, e muovono i personaggi classici in maniera forse poco rispettosa ma divertente. Il volume è ben realizzato con interessanti articoli, anche se spiace constatare la fragilità della spillatura e della rilegatura. Un albo comunque consigliato, per vedere un pensiero laterale e decisamente valido su Topolino e company.

Recensione di V


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Anticipato da una bellissima copertina del solito Perina, questo Topostorie dal geniale titolo cala perfettamente nell'atmosfera natalizia, con storie di genere o meno. A far la parte del leone è Carl Barks, con un paio di suoi capolavori. La cassa di rafano è una tesa corsa contro il tempo per salvare la fortuna di Paperone da un terribile cavillo legale: il setting marino e la furia degli elementi, oltre che a dialoghi freschi, concorrono a rendere memorabile la storia. Ma è soprattutto la mitica scavatrice ad occupare un posto di rilievo nel numero. La scanzonata commedia nataliza è una lotta tra i caratteri diversi, seppur entrambi fumantini, di Paperino e Paperone, disposti a tutto pur di pavoneggiarsi davanti ai nipotini. Idee geniali e leitmotiv esilaranti, con un Barks in gran forma a livello grafico: la splashpage a tutta tavola iniziale, così come le frequenti deformazioni delle vignette così come gli elementi strabordanti, permettono di entrare all'interno della trama, e sentire con gli occhi gli sconquassi che i due paperi portano in città.
Il resto del volumetto permette una panoramica di varie storie natalizie, e si fa notare soprattutto l'ennesima perla della coppia Leoni - Negrin. Molto interessante anche la fiducia ben riposta, un bel plot irriverente e beffardo, in cui Gatto si muove con la sua solita classe. A rendere particolare la storia è anche l'oscurità che ammanta il suo sceneggiatore, ancora oggi avvolto nel mistero.
Il prologo è fatto di ricordi, che però portano tutti all'ultima storia, una interessante variazione sul tema nelle sfide tra Paperone e Rockerduck. Per Natale, insomma, questo numero è un piacevole regalo, soprattutto grazie alle storie di Barks.

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Non è facile trovarsi tra una storia significativa e seminale come Trauma e una vicenda ricca di paradossi temporali e linee alternative, esaltata dalla coppia Sisti/Sciarrone, come Seconda Stesura. Urk al momento della sua uscita si portò questo fardello: essere sacrificata da due storie celeberrime del ciclo di Pkna. A questo si aggiunge il fattore grafico: i disegni di Marco Ghiglione, celebre ed abile copertinista per Topolino, non sono molto adatti a gestire una vera e propria storia a fumetti.
Andiamo con ordine però. Urk è la storia di esordio di un personaggio a lungo tanto atteso, comparso nei redazionali del mitico #0 e apparso di sfuggita in Missing. L'idea è intrigante: un colossale barbaro papero giunto da una dimensione parallela, e costretto nella Paperopoli del XX secolo a cavarsela da sé. Artibani porta il lettore a fare la conoscenza con questo personaggio solitario, con le sue particolari origini e la sua sete di battaglia e di onore guerriero. Furbescamente Urk viene accostato a Lyla, entrambi lontani dai loro luoghi d'origine: questo parallelismo sarà ben sviscerato da Faraci in Zero Assoluto. Artibani da par suo conduce una storia urbana tradizionale, fatta di inquietanti mostri succhiatempo e da scenari fognari. Il lato grafico purtroppo non esalta questi concetti: Ghiglione è assai legnoso come disegnatore, molto più a suo agio con copertine e illustrazioni. Le sue tavole, seppur dotate di interessanti layout, appaiono statiche, e le espressioni facciali dei personaggi, dai protagonisti ai personaggi secondari, sono sempre parecchio immobili. Interessante comunque il suo rifarsi, nelle fisionomie, al design di lungometraggi disney come Robin Hood e Basil l'Investigatopo.
Un numero che presenta bene un nuovo personaggio, e che però non è capace di incidere a fondo. La nuova edizione Giant non aggiunge molto, a parte le solite rubriche e la PkMail. Lo sposter di Intini è scomparso, ma resta la vecchia copertina. Per quanto riguarda quella nuova, ad opera di Corrado Mastantuono, presenta bene i due protagonisti, ma vi è qualcosa di strano nella postura di entrambi.

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Un numero minore rispetto a quelli che lo hanno preceduto. Non è affatto la cornice a deludere, quanto una serie di storie piacevoli ma non sempre memorabili, costrette nel loro registro medioevale ad essere inevibilmente un po' simili. Ciò detto, il filo conduttore di Marconi e Deiana è davvero meritevole: lo sforzo della città nel salvare il teatro e il valore degli edifici storici nella società filtrano senza facili moralismi, e la lotta Paperone - Rockerduck è come al solito credibile e divertente.
La storia principale del numero è sicuramente l'eccezionale Paperleon dai Scorcia, 92 tavole di azione e risate condotte con perizia da Nino Russo e disegnate da Andrea Freccero, in una delle sue prime prove personali, in cui stava affrancandosi dal suo tratto carpiano. Non sono solo i riferimenti al film di Monicelli, ma è l'intera struttura fatta di corse, fraintendimenti e reami da operetta a rendere memorabile la storia. Il personaggio di Paperino viene qui preso terribilmente di mira, bastonato e maltrattato in maniera rara nelle storie degli anni '90, e per cui non possiamo non provare simpatia. Infine, alcune tavole spettacolari e certe battute fiammeggianti (quella beffarda del "trauma cranico" su tutte) sono state capaci di imporsi. Spiace che non sia stato pubblicato anche il seguito, sarebbe stato davvero l'ideale: un vero peccato.
Le altre storie hanno il merito di arrivare da testate terze, come Minni e Paperino Mese, ma non risultano molto appasionanti. Bella la copertina di Perina, per un numero non memorabile ma che conferma la cura e la qualità della testata.

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Una straordinaria copertina di Pastrovicchio mette in evidenza lo scontro tra Paperinik e il nuovo villain che dà titolo all'episodio: Trauma. Una storia fondamentale non solo per il supereroe mascherato, ma soprattutto per il personaggio di Paperino, mai protagonista come in questo caso. Tito Faraci, alla sua prima esperienza in una storia lunga pikappica, utilizza tutto il suo arsenale stilistico usato con Topolino - didascalie, flusso narrativo del protagonista, dialoghi in prima persona - per smontare l'eroe e andare a scoprire che cosa ci sia dietro la maschera. Ma allo sceneggiatore non basta, ed inserisce una serie di personaggi e di mitologie capaci di segnare l'immaginario del lettore: il cattivo certo, un tipo tutto muscoli che si ciba della paura altrui. Ma poi il Pozzo, luogo di indicibili sofferenze e prigione per tutti i nemici di Evron, e soprattutto Gorthan, l'enigmatico e shakesperiano capobranca scientifico, figura complessa e sfaccettata che Bruno Enna saprà sapientemente riutilizzare in seguito.
L'episodio si svolge in un arco narrativo piuttosto ristretto, racchiuso in tre atti che scandiscono bene l'evolversi della vicenda. Vicenda classica comunque, lo scontro con un supercattivo, nuove armi per fronteggiarlo e le varie emozioni che prendono posto nella cornice. Ma a rendere mitica la storia è proprio l'approfondimento piscologico che Faraci dona a Paperino, e alla sua lotta interiore per domare i suoi fantasmi del passato. Va ricordato che lo sceneggiatore aveva realizzato, alcuni mesi prima, una storia simile, per quanto vincolata al formato e al numero di pagine ristretto del mensile, ovvero la Minaccia di Dynamo. Su Pkna però il respiro si amplia, e i disegni di un giovane Lorenzo Pastrovicchio danno nuovo senso alla vicenda. Il giovane autore, lì alla prima esperienza sullo spillato, realizza delle magnifiche splash - page e delle doppie tavole entusiasmanti, il cui elenco sarebbe inutile: meglio comprare l'albo per provare con mano l'ebbrezza di fantasmagoriche inquadrature e delle nuove prospettive che realizza per i combattimenti. Memorabile la sequenza nella filologica cattedrale di Notre Paper, così come certi primi piani di Paperino.
Una storia emblematica del ciclo, un vero e proprio pilastro della saga di Pk. La nuova ristampa con il grande formato rende giustizia a queste tavole, anche se spiace vedere l'assenza del contrappunto umoristico di Intini. In ogni caso, un grande lavoro, imperdibile.

Recensione di V


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In questa collana il giudizio va distinto tra la bellezza della storia e la cura profusa nella sua edizione. Per gli Argini del Tempo, nuovo numero della Deluxe edition, il discorso è più complesso e non c'è una risposta netta per entrambi gli aspetti.
Partiamo dalla cura editoriale. La cartonatura e il grande formato rendono il volume bello e possente, capace di valorizzare alla grande i disegni e gli sperimentalismi grafici di Sciarrone. Molto azzeccata e divertente la prefazione di Zerocalcare, un ottimo nome da coinvolgere con Pk. Gli articoli sono ben realizzati e ricchissimi di materiale iconografico, specie negli schizzi e nelle prove di copertina di Sciarrone, così come per i colori di Monteduro. Spiace però constatare che nulla è stato fatto in fase di editing per correggere piccoli errori e stonature che erano state notate a suo tempo su Topolino e che, per un edizione simile, potevano essere facilmente corretti senza nessuna difficoltà. Stiamo parlando dell'errore di lettering (XXIII vs XXI secolo) e dei balloon non seghettati del Razziatore. Aspetti minimi, ma non così marginali, specie in un edizione che pretende di essere curata.
Riguardo alla storia, Sisti imbastisce una complicata vicenda temporale in quattro puntate, in bilico tra lunghi spiegoni e scene action. Se si aggiungono anche certe inesattezze e discordanze con Potere e Potenza, la seconda storia di Paperinik New Era ha generato delle perplessità. Presa invece singolarmente la vicenda si rivela ricca di idee e di bei dialoghi, intrigante nel dipanarsi della vicenda. Non mancano comunque delle stonature e degli aspetti poco chiari, nonostante le molte spiegazioni. Sciarrone realizza delle bellissime vignette, utilizzando al massimo gli spazi e divertendosi, tra citazioni e movimenti. I colori di Monteduro fanno il resto, e donano forza al lavoro.
Insomma, un buon numero della Deluxe, ma che avrebbe potuto essere molto meglio, per una storia di Pk valida ma zoppicante, più di transizione verso il Raggio Nero, ora in edicola.

Recensione di V


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Un'altra straordinaria copertina di Fabio Celoni introduce l'ultimo episodio della tetralogia dedicata alle spore, su sceneggiatura di Gianfranco Cordara e disegni scatenati di Francesco Guerrini. Le sorgenti della luna sono ambientate nel magnifico setting africano, tra manovre dell'esercito e il grande dispiegamento di mezzi degli Evroniani, simboleggiato dal crudele e tetragono generale Zargon. Proprio lui mostra la divaricatura nella società evroniana, spaccata a metà tra la casta scientifica e quella militare.
Difficoltà simili in cui si trova anche Paperinik, in perenne rivalità con il generale Wisecube e schiacciato dall'irruente violenza di una Xadhoom piuttosto assetata di vendetta. La storia regala momenti di pace seguiti da sfrenati combattimenti, esaltati dai disegni di Guerrini. L'autore bolognese crea splah-page ad effetto, doppie pagine concatenate (si pensi a quella del doppio scontro visto dai due protagonisti) e particolari scompaginamenti grafici. Cordara da par suo realizza una sceneggiatura troppo ricca di trovate e di personaggi, facendo fatica a rendere tutto chiaro e incorrendo in qualche errore. L'incipit è ricco di troppi fatti impliciti, dai dialoghi con Xadhoom alla stessa presenza e conoscenza del piano segreto di Uno da parte della xerbiana: un chiaro blooper. Il finale è anche ricco di ambiguità, che non verranno mai risolte.
Si tratta comunque di un albo che gode del formato ad ampio respiro. Rumore di fondo è l'ennesima genialata partorita dalla coppia Faraci/Ziche, con una serie di gag eccellenti (basti solo pensare alla stanza invasa da appassionati di musica techno). Ritorna la PkMail, anche se spiace vedere lo spassoso sposter di Intini in formato ridotto, così come la vecchia copertina, ridotta della sua quarta.

Recensione di V


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Un bellissimo numero di Topostorie, in cui Marconi sceglie storie eccellenti e si diverte a utilizzare Pippo come eterno scettico, alla ricerca del più insospettabile. Il filo conduttore è piacevole, e nel finale utilizza un personaggio che, pur parzialmente invalida la storia, fa riflettere e omaggia le parentele. Lara Molinari in compenso non è al suo meglio, realizzando di corsa certe espressioni.
Dicevamo delle storie, dunque. La sachertorte è un giallo eccezionale e non banale, che omaggia gli scrittori classici inserendo Topolino in un intrigo sentimental - narrativo. Claudia Salvatori sa dosare con perfetta precisione battute, umorismo, thriller e scene action. Camboni fa il resto, realizzando personaggi nuovi interessanti ed espressivi. Inoltre, la figura di Silverio Misterio, il fan, l'appassionato, il nerd, fa una delle sue prime comparse nel medium fumettistico, molto prima dei protagonisti di Bing Bang Theory.
L'evasione clinica è un classico della mitica coppia Pezzin - Cavazzano. Non c'è solo il crimine puro e soluzioni narrative mai banali, ma anche lo stile techno del disegnatore veneziano, capace di donare massima plasticità e movenze flessuose al duo composto da Topolino e Pippo. Duo che ritorna nella castyana Neoville, una delle prime storie dell'autore di Palmanova. Casty propone stranezze a ripetizione, in uno scenario però incredibilmente reale, quello dei nuovi quartieri satelliti, non - luoghi dormitorio capaci di devastare l'ambiente con colate di cemento: ironia e satira sociale in un connubio perfetto. De Vita si diverte, ed è molto interessante confrontare il suo stile moderno con quello degli anni '80, presente nel caso dei furti impossibili. La sceneggiatura di Concina scorre lieve, in un giallo classico ma solido. Noi comunque, personalmente preferiamo il De Vita del 2003.
Infine, gran finale di nuovo con la coppia Salvatori - Camboni, chiudendo il cerchio dell'albo. Il leggendario Rattinger è un classico moderno portentoso, un giallo intrigante in cui gli anni '30 convivono con il presente, e Topolino cade in un complotto davvero imprevedibile. Il lettore viene coinvolto in un dramma umano, quello della colpevolizzazione a tutti i costi, insieme a quello di un passato da rinnegare e di una ghettizzazione coatta. Finale melanconico stupendo, per un personaggio una tantum che resta nei cuori, e che in qualche modo ricorda il Robert De Niro invecchiato dei giorni nostri.
La brillante copertina di Perina e un buon titolo rende questo numero davvero valido, più che consigliato per un mix di gialli di alto livello.

Recensione di V


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L'allora numero 8 di Pkna, odierno numero 11 di PkGiant, portava avanti in maniera geniale la quadrilogia delle spore, posizionandosi perfettamente con l'uscita in edicola. La storia è infatti ambientata in un afoso e feriale agosto, così com'era l'agosto 1997 in cui il numero uscì. Silicio, su testi di Alessandro Sisti e disegni di Claudio Sciarrone, è una solida avventura sospesa tra il giallo, le tematiche tecnologiche e i nostri cari Evroniani. Lo sceneggiatore porta avanti i suoi filoni preferiti, tra cui quello di Due, in un riuscitissimo team-up. La storia si fa ricordare per i dialoghi frizzanti e il brio di azione, il tutto forse minato da un finale leggermente brusco. Sono comunque molto riusciti i vari armamentari tecnologici, così come le difficoltà di Paperino, costretto a restare vicino alla Ducklair Tower per compiere al meglio il suo lavoro insieme ad Uno. Sciarrone da par suo crea vignette ed espressioni d'effetto, e materializza in maniera efficace il caldo in cui è ambientata la storia. Molto interessante, infine, l'aspetto scientifico, tra fusioni finanziarie e descrizioni scientifiche, vero tratto di Pkna, strizzando l'occhio alla crescente comunità tecnologica.
In questo numero iniziano anche le storie brevi. La lunga perde così delle tavole, più che compensate da mini serie in cui ci si focalizzava sui personaggi secondari. Il primo non poteva essere che Angus Fangus, personaggio scomodo e maturo, capace di dare alle vicende tratti noir e strizzate d'occhio adulte, oltre ad una buona dose di cinismo e di cattiveria. Il primo episodio, Colonne infami, è realizzato dalla coppia femminile Mulazzi - Ziche, mentre in seguito sarà Faraci soprattutto ad occuparsene. L'esordio è ottimo, si ride e si soffre, e si parteggia per questo giornalista senza scrupoli. Da par suo la disegnatrice colora in toni seppiati i suoi disegni precisi in vignette aperte e sempre diversi, quasi come se fosse un vecchio album fotografico, un antico diario.
Lo sposter di Intini è molto divertente, e la nuova copertina di Sciarrone è ricca di azione, migliore di quella storica. Spiace purtroppo constatare che, con l'arrivo della breve, introdotta in maniera un po' brusca, non ci sia quasi più spazio per redazionali e PkMail, di fatto assenti. Infine, l'assenza del titolo, errore di una precedente ristampa, è davvero imperdonabile. Vedremo se cambierà qualcosa nei prossimi numeri.

Recensione di V


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Un numero tutto dedicato a Brigitta questo Topostorie settembrino, in cui Marconi scova storie poco note e valorizza le penne femminili, come quella di Gaja Arrighini, presente con ben quattro storie. Sua è la doppietta d'apertura, facente parte del pregevole ciclo Premiata ditta Filo & Brigitta. Si tratta di storia in cui la coppia in affari mette su una serie di imprese commerciali nei campi più disparati. è l'occasione per l'Arrighini di inserire satira sociale e di prendere in giro i tic e le manie della società contemporanee, come l'arte moderna o le televisioni private. I bei disegni di Cavazzano e Freccero valorizzano bene situazioni paradossali e spigolature attuali, arrivando a conclusioni mai banali, seppur retoricheggianti.
Le altre due storie della Arrighini, entrambe disegnate da Sivlia Ziche e pubblicate sul suo Disney d'Autore, sono due commedie degli equivoci. La prima, ambientata in un paese esotico, e la seconda, tutta al deposito, sono un fuoco scatenato di gag e di battute slapstick particolarmente riuscite. La Ziche comincia qui ad utilizzare un tratto sempre più minimalista e caricaturale, con gli sfondi ridotti all'osso.
Ottima la scelta delle storie per testate diverse da Topolino, come Minni & Company e Paperinik. infine, va menzionata la proposta dell'alter-ego, solida sceneggiatura di Salvagnini, per una storia uscita nell'estate del 1995. Il plot della diversa dimensione, in cui Paperone deve ricominciare tutto daccapo, funziona benissimo, e Cavazzano realizza belle vignette, specialmente quelle in cui avviene il passaggio dimensionale e la deformazione dello spazio.
Un numero completo, che fotografa bene il rapporto complicato tra Paperone e Brigitta, con un prologo vivace e ricco di idee.

Recensione di V


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Questo numero di Topolino Story mostra, una volta di più, come fosse difficile in quegli anni proporre store ambientate nella normale contemporaneità, con i tipici personaggi. Cominciarono così a fiorire tanti piccoli spin-off, con gli alter ego di personaggi principali e secondari. Ma se alcuni casi risultano più brillanti, da Paperino Paperotto alle Storie della Baia, altri invece non hanno mai brillato particolarmente. Ad esempio, Paperut e Mago Ciccio, entrambi presenti in questo volume.
Il primo è una variazione ridondante del classico tema primitivo, già esplorato più volte. La comunità papera si ritrova a scoprire le grandi innovazioni che porteranno alla nostra epoca. Carlo Gentina, grande autore completo in uno stile quasi mimetico di quello di Barks, propone purtroppo una serie non particolarmente memorabile su disegni altrui, specie di Gottardo come in questo caso, senza guizzi interessanti. Il canovaccio, semplice e didattico, non dona particolari sorprese.
Mago Ciccio risente invece dello stile del suo autore, Augusto Macchetto, cui è dedicata la scheda. Uno stile fatto di giochi di parole, vicende ripetute, rime incrociate e facile sentimentalismo, che o piace o non piace. E in effetti le storie del Mago, che gira per villaggi particolari alla ricerca di improbabili rimedi, conditi di poesia a buon mercato e alate metafore, non appaiono mai molto consistenti. Ciccio comunque fa il suo dovere, ottenendo il risultato quasi senza rendersene conto.
Queste storie, generalmente intorno alle 25 tavole, arrivavano in un momento in cui sulla testata venivano pubblicate molte vicende, riducendo quindi il numero di pagine di ognuna, spesso svilendole. Per fortuna ci sono delle eccezioni. Parliamo del solito Casty, che qui raddoppia la presenza con due storie.
La balena nera presenta un nuovo personaggio, la sveglia biologa marina Estrella Marina, tra misteri e capidogli nella terra del fuoco. Casty orchestra un giallo intrigante e inserisce, senza essere pesanti, importanti tematiche tecnologiche. Da par suo Cavazzano si trova ad essere molto partecipe, con bellissime splash - page e quadruple d'effetto. Gli scherzodollari vedono la seconda apparizione di un personaggio castyano, il beffardo e diabolico Vito Doppioscherzo, qui su disegni di Camboni. La storia è ben ritmata e presenta un Topolino astuto e mai noioso, recuperando appieno la lezione scarpiana per un personaggio non semplice da scrivere. Casty in quegli anni era in effetti una ciambella di salvataggio cui i lettori si aggrappavano volentieri.
Infine, una storia in brevi puntate di Marco Bosco e Silvia Ziche, sodalizio artistico che porterà ad altre storie lunghe, come quella in uscita ora su Topolino. Paperi nella torre è una spassosa avventura corale ambientata in notturna, con incontri strani e schermaglie dialettiche più che gustose, valorizzare dal tratto frenetico e vivace dell'autrice.
Il numero, con una nuova variazione di Topolino, presenta poi le classiche rubriche. La fotografia del 2004, con i pro e i contro, è stata scattata.

Recensione di V


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Con Invasione si chiude la prima impostazione classica di Pkna, fatta da un'unica lunga storia di 70 tavole, con articoli e posta; dal numero successivo si aggiungerà una breve che, con varie sperimentazioni grafiche, andrà ad approfondire personaggi secondari.
L'edizione Giant si presenta come al solito bene, con una divertente PkMail e varie gag sparse. Lo sposter di Intini è come sempre all'altezza, mentre la copertina inedita di Mottura, pur valorizzando Nebula Faraday, "riscoperta" in Potere e potenza, non ci ha convinto completamente, forse anche per l'assenza della mitica tuta tattica, nuovo costume in bianco e verde offerto da Uno per la perigliosa missione che Paperinik dovrà affrontare in Nuova Zelanda. Artibani imbastisce una complessa sceneggiatura, in cui non solo si parla della presenza delle spore evroniane sul pianeta, ma si viene a conoscere meglio la figura di Angus Fangus e del passato nel suo paese natale. Il collegamento diretto è con Ombre su Venere, ma il discorso si amplia presentando un nuovo villain, simile per aspetto e caratteristiche all'onnipresente Kingpin dell'universo Marvel: Fenimore Coook. Una doppia vicenda si dipana sotto gli occhi del lettore: un intrigo economico e ambientale e le scorribande pikappiche tra le nevi e gli Evroniani. L'anello di congiunzione è l'invasata Nebula, che spera in alieni buoni e portatori di progresso.
Artibani realizza un meccanismo perfetto, in cui umorismo e azione sono ben calibrati, grazie anche alla presenza di un vulcanico inedito personaggio. Ed è nel dialogo in cui la storia brilla, mai pedante ma sempre tagliente, una vivace battaglia, retorica ma non troppo, condotta da giornalisti iracondi e ironici supereroi. Mottura ai disegni, all'epoca più spigoloso di oggi, è molto interessante. Realizza inquadrature particolari e interessanti effetti cromatici. La sua prima prova su Pkna è ricca di movimento, in tavole come sempre dal layout movimentato e sorprendente.
La storia brilla comunque per i dialoghi e la lettura multilivello, oltre che per la capacità di intrecciare sapientemente la continuity, gettando anche i semi per future vicende. Un numero che rende l'idea della "ordinaria qualità" che Pkna promuoveva: nuovi personaggi, trama che va avanti, dialoghi ottimi, approfondimento psicologico per i personaggi portanti.

Recensione di V


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Altro numero, altra selezione un po' interlocutoria, in cui a farla da padrone sono pezzi di serie in voga in quegli anni. Sorvoliamo sull'ennesimo episodio dedicato alla PIA, dallo stesso canovaccio senza particolare brio. E possiamo riconfermare la buona qualità della serie di Pezzin su disegni di Mottura, con un altro buon episodio, dopo quello pubblicato nel numero precedente: la Ville Lumière.
Viene presentata per la prima volta una nuova serie, che in quegli anni, insieme alle altre, serviva a variare il menù del settimanale, consentendo agli autori di giocare con i personaggi, specie i topi, calandoli in diversi panni. Caso esemplare è Topet il commissario. Su testi di Macchetto, ispirata alla lontana da Maigret, si tratta di una serie gialla sui generis, ambientata nella Parigi anni '50 con un Topolino alle prese con casi spesso melanconici e spirituali, che vanno a scoprire l'anima e la storia di altri personaggi o della stessa città. Il gusto poetico e nostalgico, fatto di tormentoni verbali e di rime, contraddistingue la serie, insieme all'assistente Pippotte, un Pippo ancor più bizzarro del solito. La storia scelta, esaltata dai disegni di Cavazzano, è un ottimo esempio per tutta la serie. Anche se noi avremmo preferito questa, ancor più capace di toccare le corde del cuore. Ma proprio Perina compare, sempre su sceneggiatura di Macchetto, in un completo affresco del fenomeno dei migranti che dall'Europa abbandonavano tutto per cominciare una nuova vita in America: il viaggio lungo il sogno porta con sé tutti gli stilemi tipici dell'autore, all'interno di una cornice storica sognante ma sincera.
Il pezzo forte del numero, fuori da serie o da altre dimensioni, è la storia di uno sceneggiatore da poco sulle pagine di Topolino, e che cominciò ad affermarsi in quegli anni, per poi continuare una grande carriera. Parliamo di Casty che, con gialli classici come le bizzarie di Neoville, comincia un lavoro rispettoso e ringiovanente della figura di Topolino, vicino agli approcci di Gottfredson e Scarpa. Non noioso detective, ma normale cittadino che si trova implicato in misteriose vicende, cui Casty aggiunge uno straniante elemento di disturbo - tutto funziona al contrario nel nuovo quartiere di Topolinia - e una serie di frecciate satiriche e ambientaliste. Ai disegni Massimo De Vita si trova molto a suo agio, realizzando espressioni convincenti per tutti i personaggi. Casty in quel tempo fu una ventata di novità, e non ci stupiremmo di vederlo tornare nei prossimi numeri della serie.
Un'altra grande penna è Bruno Enna, che qui si diverte con una miniserie di brevi - altra caratteristica del periodo - dedicate a quattro personaggi diversi. Strani giorni, di cui purtroppo vengono pubblicati solo due episodi, lavora sulle psicologie dei protagonisti sovvertendo i loro assunti di base, dando al lettore un effetto straniante e divertente. Freccero si diverte, specie con le prime tavole senza sfondo con tante espressioni diverse, e si rende onore a storie mai ripubblicate da dodici anni.
Completano il volume la scheda dedicata al bravo Lorenzo Pastrovicchio, gli articoli e la solita striminzita galleria di cover.

Recensione di V


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Il giallo e rosso della copertina omaggiano perfettamente le copertine dei Gialli Mondadori, ad opera del sempre ottimo Perina, per un Topostorie ben organizzato da Marconi, che realizza un interessante filo conduttore tramite il personaggio di Macchia Nera. Ma è certamente la scelta delle storie a brillare, presentando tre autori che negli ultimi vent'anni hanno saputo scrivere solide storie gialle di Topolino: Casty, Bruno Enna, Silvano Mezzavilla.
Del primo, oltre ad esserci un ottimo volume nella biblioteca del Papersera che ben descrive le principali tematiche, vi sono due storie che ben descrivono il suo approccio moderno e classico alle storie gialle. Casty ha avuto il merito, a metà anni 2000, di ridare dignità e spessore ad un cattivo come Macchia Nera, spesso purtroppo usato con sufficienza e mancanza di stile. Nel duplicatrone e nella macchina dell'oblio hanno un ruolo centrale i diabolici macchinari inventati da Macchia, rendendolo sia un diabolico inventore che un tessitore di trame audaci e astute. Casty, seppur con trame semplici, muove i personaggi con eleganza, utilizzando con capacità ogni vignetta e dando a Topolino quello spirito e quel carattere da intraprendente uomo medio che l'ha reso così famoso.
Enna costruisce invece due storie più psicologiche, facendo uso del tormentone delle grandi orecchie di Topolino e di una bizzarra società dove sono i criminali a comandare. Nel dilemma parabolico l'handicap della sordità viene usato in maniera brillante, per mostrare il triste e melanconico isolamento di Topolino, allontanato da tutti i suoi amici. Cavazzano da par suo si trova del tutto a suo agio in questa trama, con un tratto preciso ed essenziale. La città dell'ingiustizia, su disegni di Palazzi, presenta maggiori elementi narrativi, con una forte interazione tra Topolino, Macchia Nera e Basettoni, nel paradosso di istituzioni che si basano sul crimine per progredire.
Mezzavilla è, infine, un grandissimo autore per Topolino, cui ridiede un ruolo importante a partire dagli anni '90, con classici istantanei spesso su disegni di Cavazzano, precedendo il ruolo che ebbe Faraci nel ritorno a trame gialle di maggior spessore e nell'uso dei personaggi del commissariato. La dissolvenza alfabetica è una delle sue ultime storie, un giallo minore forse, ma capace sempre di utilizzare idee brillanti. Infine, della coppia Macchetto e Mottura, una storia classica, che vede nei disegni uno dei suoi punti di forza. Inoltre, la sceneggiatura propone un colpo di scena non inedito, ma certamente interessante, insieme agli stilemi tipici dell'autore.
Questo numero di Topostorie, oltre ad avere il merito di pubblicare storie mai ripubblicate tranne una, presenta tre grandi autori, e il loro diverso approccio al topo. Una scelta interessante ed omogenea, che rende il volume un'ottima lettura per vedere una buona produzione recente di qualità.

Recensione di V


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Numero strano e interlocutorio questo di Topolino Story, quattro storie che solo in parte sono memorabili, e che in due casi ripropongono di nuovo serie già presentate. Si tratta di un altro capitolo delle Tops Stories e di Paperino Paperotto.
La prima è il penultimo capitolo della saga creata da Giorgio Pezzin e da Massimo De Vita. L'avo inglese di Topolino è una continua miniera per dare la possibilità al lettore di sfidarsi con misteri, complotti e nuovi territori geografici, realizzati al meglio dal disegnatore milanese, davvero ispirato. Qui si crea anche maggiore continuity interna, riutilizzando lo spietato staterello bellicoso, sullo stile della Brutopia barksiana o della Belgravia pknaica. La seconda storia vede invece i paperetti di Quack Town sfidare Babbo Natale in una storia classica natalizia. La sceneggiatura di Ambrosio fa il suo mestiere, esaltata sicuramente dallo spigliato e guizzante tratto di Donald Soffritti, cui è giustamente dedicata la scheda dell'autore.
La storia di apertura è invece la parodia in due tempi dei Sette Samurai di Kurosawa, ad opera di Gianfranco Goria e Claudio Sciarrone. Per certi aspetti è strano che sia stata scelta quest'opera, che ha visto una lunga serie di rimaneggiamenti, in un'ottica decisamente oscurantista. La decisione di censurare un paio di tavole e di rimaneggiare fortemente i dialoghi, semplificandoli, ci consegna l'idea di settimanale che c'era in quegli anni, diretti da Claretta Muci, in cui si preparavano storie per i "bambini svegli delle elementari". Nonostante questo, la storia mantiene l'epicità del film e la dignità dei samurai, raccontando di un Giappone povero in preda a guerre intestine. Le grandi tavole a tutta pagina, o a doppia, l'uso di ideogrammi, le scene di combattimento, i costumi, tutto omaggia il capolavoro di Kurosawa e mostra l'immenso lavoro di Goria, una storia pronta nel 1994 ma pubblicata, con interventi dello stesso Sciarrone, otto anni dopo. Il disegnatore utilizza il suo stile più classico, tipico dei primi anni '90, ricco di precisione e di dettaglio negli sfondi. Solo le teste di Topolino vengono modificate, e qui si può fare il confronto.
Infine, viene rappresentato un capitolo di una nuova serie, sempre ad opera di quel geniaccio di Pezzin. La storia vista da Topolino è un altro modo per raccontare fatti storici attraverso gli abitanti di Topolinia, con i disegni di Paolo Mottura e di Marco Palazzi. Viene pubblicato il segreto di Venezia, ben ambientato nei panorami lagunari, in cui Pippo appare come un realistico nobilotto veneziano, annoiato e dedito solo alle feste, esempio della decadenza che travolgerà la repubblica di Venezia.
Un numero che avrebbe forse potuto vedere altre storie pubblicate, come si evidenzia nel topic. Purtroppo bisogna notare anche che lo spazio redazionale per le copertine è sempre più limitato. Comunque, un numero interessante per due ottimi Pezzin, e per la storia di Goria che permette di osservare una evidente opera di censura.

Recensione di V


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Il nuovo millennio inizia per Topolino con storie buone e, nonostante si pensi che la qualità fosse modesta, il settimanale continuava a sfornare avventure di livello. Il numero di Topolino Story lo dimostra, facendo valide scelte, mostrando comunque un'ottima media. In questa rientra proprio la videopass, sceneggiato dal bravo Gentina, che utilizza una folle invenzione per una storia acuta e vivace, in cui i disegni di Mottura rendono bene le atmosfere marine e le facce sgomente di Paperone.
Finalmente viene pubblicata una storia di Silvano Mezzavilla (di cui purtroppo manca la scheda): sceneggiatore poco prolifico ma bravissimo, capace di anticipare lo spirito noir di Faraci con gialli grandiosi, spesso in coppia con Cavazzano e in una valida occasione anche con Scarpa. Viene pubblicata una sua storia molto particolare ma bellissima, e per questo ancor più memorabile: la villa dei misteri è infatti una vicenda inquietante e destabilizzante, in cui un Topolino solitario deve far luce su bizzarre sparizioni e strani personaggi. Quasi in un'atmosfera alla Dylan Dog, il topo e il lettore si muovono in un territorio fatto di ombre e di dilemmi, di paure ataviche dell'infanzia e di traumi psicologici, con una dose di leggerezza e di mistero determinanti a rendere la storia formidabile e capace di farsi rileggere più volte. Cavazzano la interpreta alla grande, come si evince dalla penultima tavola, quella della "rivelazione finale".
Anche in questo numero viene pubblicata la prima parte di una serie più lunga, di nuovo su firma del grande Pezzin: è la prima puntata di uno dei suoi cicli più belli, e purtroppo sfortunato. Le cronache della frontiera sono una lunga storia fantascientifica, in cui i tipici elementi di riferimento del genere, come "Guerre Stellari" o "Star Trek", non vengono utilizzati. L'autore veneto preferisce creare un grande romanzo di formazione, in cui il tempo scorre, le persone evolvono, i nemici sono complessi e le zone grige predominano: Topolino e i suoi amici diventano eroi e uomini con i loro sogni e le loro sfide da vincere, in un mondo complesso e difficile. Purtroppo la serie uscì a singhiozzi sul settimanale, e la sua continuity interna, molto più forte che in altri cicli pezziniani, inevitabilmente ne ha sofferto.
Infine, il numero si chiude con un doppio Artibani, di cui la prima storia in coppia con Lello Arena. L'esploratore millenario, oltre a celebrare il 2000, è una storia esilarante disegnata magistralmente da Silvia Ziche. I dialoghi tra Plottigat e Gambadilegno, le goffaggini di Topolino, l'enigmatico Malachia, una volitiva Minni: tutte parti di un piccolo giallo storico perfetto nei suoi tempi comici. Fuori servizio, del solo Artibani, è una chicca divertentissima e assai vivace, servita da un ottimo Barbucci: battute fulminanti, e comicità slapstick a valanga.
Nel numero vengono pubblicate anche un po' di autoconclusive, molto rappresentantive del settimanale, che all'epoca sfornava molte one - page per ogni uscita. Gli articoli descrivono con garbo il panorama di quegli anni.

Recensione di V


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Fabio Celoni firma la copertina della sua storia, e lo fa come al solito con potente maestria e impressionante utilizzo di prospettiva, inchiostri e barrocchismi che non inficiano l'armonia complessiva. Sempre rispettando, cosa non sempre facile quando si osa, il corpo dei personaggi e il senso delle proporzioni. Celoni ha rielaborato lo stesso soggetto dell'antica copertina, facendolo proprio e condensandolo efficacemente in un'unica tela. I colori di Max Monteduro poi, valorizzano ed esaltano il tutto, in una combinazione perfetta tra disegnatore e colorista. Stefano Intini da par suo realizza un nuovo "sposter", come sempre illuminante e sardonico. PkMail e rubriche sempre di buon livello.
Ma veniamo alla storia, ovvero Spore, molto importante per la mitologia e la scienza pknaica. Infatti è qui che si capiscono meglio i piani di colonizzazione evroniana, e come utilizzino la loro particolare modalità di riproduzione - tramite, appunto, spore - per invadere i pianeti da depredare. Inoltre, Paperinik allarmato da questa scoperta, si trova a dialogare in maniera molto difficile con l'esercito americano, rappresentato da Wisecube e Westcock, aprendo la complessa sotto trama militare. La sceneggiatura di Gianfranco Cordara, ricca di spunti e di personaggi, mette lo spettatore in uno stato di viva tensione, preoccupato come Paperinik del destino dell'umanità. Basta la scena dell'analisi della spora a generare timori e paure. Questi aspetti positivi sono però contrastati da certe incoerenze e punti poco chiari all'interno della trama, abusando forse dello strumento del "non - detto". Ma è comunque l'atmosfera a prevalere. Quell'atmosfera esaltata al massimo da un Fabio Celoni alla sua prima prova pikappica: l'autore riesce a creare delle tavole complesse, vignette inedite, barrocchismi vari, prospettive ardite, tavole mute di grande effetto, in cui Paperinik appare forte, ironico e determinato, al centro della scena suo malgrado. Non vanno dimenticati i passaggi ambientati nella realtà virtuale, così come il mastodontico Westcock, inflessibile e spietato gerarca militare dell'esercito militare. Nota di merito ai combattimenti con gli esoscheletri, davvero esaltanti.
Spore, al netto dei difetti, è una storia grandiosa, capace di gettare i semi per una macro - vicenda più ampia per i prossimi tre albi, e lanciando Celoni nell'empireo dei disegnatori amati della serie, nonostante non abbia più realizzato storie lunghe, almeno finora.

Recensione di V


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Un altro numero di Topostorie che funziona molto bene è quello uscito questo mese, a partire dalla copertina di Perina, che realizza con cura rari pippidi usati per le storie all'interno. E il filo conduttore di Marconi e Deiana, oltre ad essere molto ben disegnato, sfrutta bene l'ampio formato di 25 tavole per illustrare e collegare con cura le varie storie. L'idea di fondo è quella di mostrare un povero Topolino ossessionato e distrutto dai bizzarri parenti di Pippo, con situazioni grottesche ed esilaranti: vedere il topo maltrattato e messo sotto scacco dalla logica sconclusionata di Goofy è sempre molto divertente, come ben sa chi conosce i Mercoledì di Pippo.
Le storie presentate sono piuttosto recenti e di qualità altalenante, ma sanno proporre sempre dei guizzi e con qualche picco. Ad esempio, la folle e stralunata vicenda della zia Strambotta. è un florilegio di situazioni comiche e vicende incredibili, che portano Pippo in un folle vortice di pazzia. La coppia Michelini e Piras realizza un gioiellino di puro non sense.
Uno degli ultimi lavori di Carpi è mostrato nel giornalismo di campagna, efficace giallo di Panaro. Gentina realizza poi un ottimo lavoro nel genio spaziale, riuscendo a proporre un originale parente di Pippo. Infine, va notata la presenza della "manesca" zia Tessie nella rara storia proveniente da Topomistery.
Dulcis in fundo, va notata la presenza di mister Bum, vicenda ottimamente realizzata da Limido su una solida sceneggiatura di Claudia Salvatori. L'approccio femminile si sente nell'approfondita psicologia del parente di Pippo, figura troppo esuberante per la media borghesia, e che dunque si sente terribilmente solo. Un problema, quello della solitudine, che viene affrontato con garbo attraverso poche e riuscite vignette.
In estrema sintesi, un ottimo numero, con un filo conduttore perfetto e ricco, e buone storie di contorno.

Recensione di V


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Un numero interessante questo del 1998, che forse non propone grandi firme ma presenta un set di storie poco note e una panoramica autoriale interessante, oltre che a buone sceneggiature, a parte una che non è molto entusiasmante: il compleanno di Indiana Pipps, a parte i disegni non molto convincenti di Chiavini, ha una trama esile basata su un equivoco banalotto. Questo porta comunque a gag gradevoli e simpatiche, che probabilmente con un'altra matita avrebbero lasciato un ricordo migliore.
Il resto del volume offre di meglio, a partire dalla prima storia: la corsa al best-seller presenta infatti molteplici situazioni con svariati personaggi, andando oltre la classica sfida tra Paperino e Gastone. I sentimenti di Nonna Papera, i flash-back, la riflessione su come usare il successo e che cosa fare per migliorarsi: sono tutti aspetti che vengono raccontati. Il soggetto di Susanna Tamaro ha sicuramente influito sulle corde della sceneggiatura, molto sentita, di Cordara. A valorizzare tutto è il disegno di Barbucci, che realizza espressioni convinte e approfondite di tutti i personaggi.
L'autore presentato è Tito Faraci, omaggiato con una delle sue storie migliori, ovvero dalla parte sbagliata: su disegni di Mottura, si tratta di una vicenda sporca e cattiva, in cui lo sceneggiatore comincia ad inserire in ambito Disney quelle caratteristiche che lo renderanno celebre, come il racconto in prima persona e le atmosfere noir pericolose, oltre al rapporto conflittuale tra Topolino e Gambadilegno. L'ambientazione messicana permette maggior libertà, tra situazioni beffarde e battute riuscite: un banco di prova per il futuro MM.
La storia senza fine è un'esilarante vicenda, in cui i guizzanti disegni di Turconi esaltano il lavoro di gag e di scherzi fisici che caratterizzano la sceneggiatura di Fasano. Ma è forse il giorno più lungo la scelta migliore: una delle storie celebrative per i 70 anni di Topolino, si tratta di un'avventura corale firmata da diversi sceneggiatori e disegnatori, mischiando insieme tutti i personaggi, dai topi ai paperi. L'assunto di base è perfetto: il topo detesta il suo compleanno, e fa di tutto per evitarlo, con risultati disastrosi. è un inanellarsi di gag e assolute follie, che esplodono nella storia finale, in una letterale esplosione di surreale follia. Un eccellente risultato, che va oltre la celebrazione per mostrare le psicologie dei vari gruppi di personaggi: i cattivi, gli uomini dell'ordine, gli inventori, le papere, i supereroi e i combinaguai. Assolutamente da recuperare, anche perché non è mai stata ristampata.
Un numero senza capolavori conclamati (a parte la storia di Faraci), ma con storie davvero buone, che non meritano di essere dimenticate. Completano il tutto le copertine e dei buoni articoli di contorno, che descrivono velocemente l'anno in corso.

Recensione di V


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Il 1997 è un anno importante perché il nuovo design della testata, a partire dalla costina, ha superato la fase di rodaggio, e l'apertura a nuovi artisti, a partire da Tito Faraci, sta cominciando a contaminare il settimanale, tra rubriche assurde e quiz improbabili. In parallelo, nuovi mensili nascono, offrendo un ricco ventaglio di storie. E ricco è anche questo numero, in cui vengono presentati tanti personaggi "minori" che ottengono il loro spazio. Non mancano dei primi cicli che cominciano ad apparire, così come delle nuove leve.
A confermare però la tradizione è un nuovo episodio di C'era una volta in America, immortale serie di Pezzin e De Vita: in questo caso abbiamo una storia meno nota, mai ristampata, ma fondamentale, in cui lo sceneggiatore veneto si prende ampie libertà nel plasmare un Topolino malinconico e disilluso, cinico e solitario. De Vita lo serve con dei disegni al solito spettacolari, in precisione storica e inquadrature cinematografiche.
Lo spazio a personaggi minori è offerto con ben cinque storie, con esiti molto diversi. Edi entra in scena con una giovane prova del grande Bruno Enna (sua la scheda dell'autore), che utilizza un cattivo dal nome favoloso, e impronunciabile, come Diodo Mononodo, senza lasciare nulla al caso, come l'infantile imprenditore e le paturnie del marketing. Bum Bum Ghigno, geniale opera di Corrado Mastantuono, compare nella sua prima storia: ancora non ben definito, quasi un personaggio negativo e rancoroso, saprà evolvere in un papero dai mille difetti, ma onesto e capace di essere un vero amico per Paperino e Archimede. Umperio Bogarto trova un nuovo spazio grazie a Gianfranco Cordara, che lo mette in coppia al disastroso Paperoga: questa storia, non la migliore dello scombinato ciclo, permette però una serie di gag surreali e sempre più assurde, senza che ci sia alcun senso particolare.
Battista viene ospitato in una romantica rivisitazione di "Quel che resta del giorno", con un ispirato Romano Scarpa a tratteggiare pene d'amore e malinconici aiuti da parte di un dolce e generoso Paperone. Il finale struggente sotto la pioggia risulta intenso e coinvolgente, facendosi trasportare dalla storia. Infine, Manetta e il commissariato vengono completamente reinterpretati e valorizzati da Tito Faraci, che mette in piedi una folle trama ricchissima di gag e di dialoghi geniali: uno su tutti, quello con la frittata. La mancanza poi della lettera "e" aggiunge un sano divertimento.
Segnaliamo la più piccola storia a fumetti del mondo, Topolino - ino - ino, pubblicata qui nella sua versione mignon: Sisti realizza una storia piacevole, con un minimalista disegno di Sciarrone, che risparmia sugli sfondi per tratteggiare i personaggi con rapide linee (il tutto dovuto probabilmente alla stampa in piccolo). Un numero molto interessante, che propone un ricco e buono ventaglio di storie - anche se manca il capolavoro - e che mostra come, già sul finire degli anni '90, il settimanale si aprisse a personaggi prima meno considerati, tendenza che si affermerà negli anni '00.

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E dopo i primi due numeri, ecco che subito arriva un terzo volume di questa prestigiosa collana. Questa volta ci si dedica al mini ciclo dedicato a Topalbano, parodia del celebre commissario Montalbano creato da Andrea Cammilleri. Francesco Artibani ha avuto il difficile compito di realizzare una storia che fosse un omaggio, ma andasse al di là della semplice parodia. La mossa vincente è quella di creare un personaggio apposito che, con i suoi modi spicci, la sua esperienza sul campo e il suo colorito linguaggio, si contrapponesse ad un più rigido e tutto sommato più semplice Topolino.
Il tono della prima storia, la promessa del gatto, ricorda molto MMMM e l'atmosfera noir: lo sceneggiatore non esita nei particolari, mostrando una Sicilia vera e un mondo criminale duro e spietato: racket, pizzo, abusi edilizi, omertà, nulla è tralasciato. A contrastare è la purezza e la forza dei buoni: il commissariato di Vigatta è un luogo di eroi comuni che continua a combattere ogni giorno, e il puro Topolino si trova in una difficile realtà. Artibani realizza un giallo forse non completamente solido (il problema delle stanze d'albergo), ma ciò che conta sono le atmosfere e i dettagli. Cavazzano realizza da par suo delle tavole incredibili, valorizzate dal grande formato: le espressioni, gli sfondi, i dettagli, tutto è curato con passione.
La seconda avventura, lo zio d'America, sposta Topalbano in America, mettendo lui a dover lottare in una realtà estranea. Anche qui Artibani gestisce bene tutti i personaggi, a partire da Gambadilegno, omaggiando Pirandello e mostrando il pericolo del gioco d'azzardo e criminali veri. Topolino è qui un perfetto sodale, mai in secondo piano, ma dinamico e attivo, capace di mettere il suo intuito al servizio di certe spericolatezze del commissario siciliano. Ai disegni questa volta c'è Soldati, che realizza un buon lavoro sui personaggi modellati dall'autore veneziano.
Il volume valorizza due buone storie, che sono esaltate dal formato e da un set prezioso di contenuti speciali. Dieci pagine di schizzi e di commenti di Artibani, che approfondiscono le scelte artistiche, una bella introduzione di Cammilleri e i bozzetti dei due artisti, che mostrano il complesso lavoro che c'è dietro una storia. Un'ottima edizione insomma, il miglior numero della Deluxe edition, e che permette di rileggere due ottime vicende.

Recensione di V


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Altro numero, altro capolavoro. La nuova copertina di Sciarrone, che dal vivo fa un gran bell'effetto per la costruzione dei primi piani, presenta bene le novità della storia, a partire da Odin Eidolon, che i giovani lettori incontrano per la prima volta, dopo averlo visto in Potere e Potenza. E la storia, fin dall'evocativo titolo, si preannuncia speciale e ricca di avvenimenti. Ritratto dell'eroe da giovane racconta di uno sbalordito Paperinik che per la prima volta viaggia nel futuro, da solo, in una Paperopoli a lui estranea dove chi conosceva non esiste più. Un eroe solitario, che si trova coinvolto in una guerriglia tra Evroniani superpotenziati,sistemi televisivi - mediatici onnipresenti e individui sospetti e potenti miliardari. Alessandro Sisti crea una bellissima avventura temporale in cui, a parte un piccolo paradosso finale, non vi sono complicazioni e una certa atmosfera gialla la fa da padrone, tra gli sfondi magnetici e abbacinanti di astronavi volanti e grattacieli di grattacieli. Tanti sono i personaggi nuovi, ma quello che spicca di più è ovviamente Eidolon, flemmatico ed elegante costruttore di droidi, personaggio enigmatico, pieno di risorse e di sorprese, capace di creare un ponte tra il nostro presente e il passato. Sisti fa filtrare con cura le informazioni, lasciando accennati dettagli in giro, che si trasformeranno in seguito in qualcosa in più. E la rilettura di questa storia, dopo P&P, assume un nuovo e ancor più grandioso significato.
Ai disegni abbiamo Alessandro Barbucci, all'epoca giovanissima matita dell'Accademia Disney, un rapido talento che aveva saputo imporsi con un suo preciso stile personale. Prima di cominciare una carriera con suoi personaggi, insieme a Barbara Canepa, tra cui Witch, Monster Allergy e SkyDoll, aveva partecipato con passione al PkTeam, sfornando studi preparatori e realizzando questa prima storia. Barbucci si trova a perfettamente a suo agio in ambientazioni futuristiche e robotiche, realizzando inquadrature ardite e dettagli barocchi (si veda la prima tavola, ad esempio). Il suo Paperinik si muove fluido e determinato e le sue linee, tondeggianti e sinuose ma mai comiche, anzi piuttosto sensuali e aggraziate, valorizzano il senso dell'azione dando sempre spazio alla storia. Negli sfondi poi, ricchi di particolari, l'autore si diverte a far entrare il lettore in nuovo e avvincente mondo.
Ritratto è una storia fondamentale per pkna, e un piacere per chi è appassionato di viaggi nel tempo. Con questo episodio Sisti ha portato il superpapero in veri viaggi temporali, tracciando una direzione ben precisa per le storie future.

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Un numero ambientato nel mondo giornalistico è un'ottima idea, azzeccata e divertente per chi lavora a stretto contatto con il Quarto Potere, o anche solo per i semplici lettori. Massimo Marconi, curatore della testata, realizza un'ottima scelta di storie, privilegiando la coppia Paperino - Paperoga nella scatenata redazione del Papersera (quello vero, non il nostro sito). In particolare, a parte tre storie, le altre arrivano da testate diverse da Topolino. Tutte sono comunque pervase da comicità fisica e dialettica, ritmo indiavolato e risate a valanga.
Savini realizza una storia fantastica, schizofrenica e folle, una folle corsa su e giù per la redazione, in un tripudio di costumi e di idee frastornanti. Marconi realizza, su di un'idea simile, un'altra vicenda di costumi e di malintesi, nella cornice estiva: risate comunque assicurate. Martina sfodera invece un graffiante e violento sistema di relazione tra dipendente e padrone, con i suoi soliti stilemi fatti di temi ricorrenti e di disastri esagerati. Tre modi diversi di rappresentare la vita d'ufficio ed il rapporto tra cugini, ma resta la brillantezza delle trame e un senso vivo del fumetto comico, quello puro che genera la risata.
Se la storia pubblicata su Paperino Mese, anche per via dell'assenza di Paperoga, non lascia il segno, è sicuramente la serie Cronaca sui tacchi a spillo, cinque episodi pubblicati tra il 1994 e il 2002 su Minni & Co, a regalare un'esplosione e un'originalità che, negli ultimi vent'anni, su Topolino non si era mai vista. Il valido sceneggiatore Nino Russo, partendo da un'idea folle - Paperino e Paperoga costretti a travestirsi da donna per realizzare articoli migliori - inanella una folle serie di gag e di battute ricche di geniali doppi sensi, situazioni estreme e paradossali incontri. Il mondo del lavoro di ufficio e la lotta tra sessi trovano, in ambito Disney, una più che completa rappresentazione. Vengono affrontate tematiche complesse, come il licenziamento e il mobbing, e persino la mafia trova un suo spazio, con un utilizzo del siciliano in anticipo di 15 anni su quello di Topalbano. Una serie che brilla anche per gli azzeccati disegni di Lazaro, espressivi e dinamici (mentre quelli di Vicar, o di un suo replicante, non brillano allo stesso modo). Averla tutta insieme è sicuramente un valore aggiunto, per un volume ben realizzato. Il filo conduttore compatta bene il tutto sul filo dei ricordi, e non era semplice.
Le stelle sono dunque cinque, perché è raro vedere una serie così folle e politically uncorrect come quella pubblicata. Un ulteriore plauso a Marconi per la scelta coraggiosa di riproporla. Compratela e non ve pentirete, e sarete sommersi da un mare di risate e di riflessioni adulte.

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Un'altra ottima annata quella di Topolino, e il 1994 propone quattro storie di gran qualità, miscelando un paio di serie, una vicenda celebrativa e un'ottima storia "media". Gli articoli sottolineano giustamente un grande evento per l'Italia: il viaggio che Barks fece in tutta Europa, con un occhio di riguardo al nostro paese. In un tempo in cui le comunicazioni erano difficili, l'arrivo dell'inventore di Zio Paperone si trasformò, per i Disney Italiani, in un grande momento di apprendimento e di conoscenza.
Il volume si apre con il grande cielo, terzo episodio della grande saga dedicata alla storia americana, messa insieme da un Pezzin in stato di grazia. Ai disegni, quasi sempre, Massimo De Vita, una presenza abituale per questa collana. E questa storia vede forse i suoi disegni migliori, con grandi tavole panoramiche (memorabile quella in notturna), con sfondi naturalistici, animali, e stile decorativo da libro illustrato. I personaggi sono poi fantastici: un giovane Topolino, curioso e pieno di vita, insieme ad un Pippo smaliziato e fanfarone. Un ottimo esempio per una serie davvero memorabile.
L'altra serie presente è la folle e stralunata vicenda dedicata ai Mercoledì di Pippo, ideata da Rudy Salvagnini. L'idea è semplice e geniale: ogni mercoledì, come l'uscita del settimanale, Topolino è costretto a sorbirsi i romanzi di Pippo, puro non - sense ambientato di volta in volta in un genere diverso. L'episodio scelto, il segreto dell'universo, è perfetto per rappresentare gli stilemi della serie, con i ruoli dei protagonisti invertiti e battute e follie a ritmo veloce. Alle matite Lino Gorlero, ottimo autore molto presente per questi lavori, capace di dare ogni volta ai personaggi delle espressioni diverse, sempre più stralunate ed esasperate al procedere di una trama sempre più su di giri.
Nino Russo, autore di ottime storie, propone un'atipica caccia al tesoro con i disegni di un giovane Freccero: tesori di Papergamesh. Nonostante l'epicità del titolo e di una splash page di livello, la storia gioca più sulle interazioni della famiglia dei paperi più la presenza di Pico, usando delle gag iterative (quella del prezioso nastro da usare con parsimonia). Il finale sfodera emozioni inaspettate, facendo riconsiderare tutta la vicenda e appagando il lettore.
Il volume si chiude con una storia celebrativa per i 60 anni di Paperino, ricorrenza assai promossa a tutti i livelli della company. Su testi di Gilbert e su disegni di un Cavazzano in gran forma, valorizzato anche dai colori di Leopoldo Barberini, Buon compleanno, Paperino! attacca in maniera grottesca le paturnie dell'invecchiamento, con un Paperino terrorizzato all'idea degli anni che passano. Utilizzando come filo conduttore un proverbio a dir poco geniale, il papero usa tutte le sue energie per raggiungere lo scopo, inanellando un disastro dopo l'altro. Il ritmo vivace della storia porta ad un bel lieto fine, riuscendo a sintetizzare con arguzia la simpatia e l'umanità del papero.
Un ottimo numero, che mostra la qualità di quegli anni.

Recensione di V


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A Lucca Comics 2014 era stata presentata in un'edizione di gran pregio - cartonata, ampio formato, contenuti speciali, addirittura in bianco e nero - la parodia di Ratkyll e Hyde. Si trattava del primo numero di "Topolino Limited Deluxe Edition", nome torrenziale per indicare un contenitore dentro cui inserire storie, lunghe ma non troppo, apparse su Topolino, dandogli una veste più degna. Non era ben chiaro che cosa avrebbe pubblicato in futuro ma oggi, con l'uscita di ben altri due volumi, sappiamo meglio di che cosa si parla. E il secondo volume non poteva non pubblicare il grande successo dell'estate, ovvero il ritorno di Pk nella vita editoriale.
Potere e Potenza, su sceneggiatura di Artibani, disegni di Pastrovicchio e colori di Monteduro, è un'epica storia di 160 tavole, colma di citazionismo, avventura, azione, dramma, retorica e risate. L'autore romano riporta sulla scena il vecchio mantello tarlato come se fossero passati davvero 15 anni: un Paperino che ha smesso i panni più duri del supereroe, concedendosi giusto alle scaramucce con i Bassotti, si trova catapultato dal vecchio nemico Razziatore di fronte ad un futuro terribile, sotto scacco degli Evroniani, e costretto ad assistere anche alla sua fine. Non c'è spazio per le mezze misure in questa storia: tutto è più cattivo, più duro, più esplicito, e non si ha paura di nascondersi dietro artefatti. Artibani realizza una storia densa che, pur dovendo adattarsi alle quattro puntate di Topolino, risulta piuttosto fluida ed emozionante. Utilizzando poi una nuova intelligenza artificiale, viene mostrato con forza la differenza tra ciò che è logico e ciò che è giusto, tra morale e razionale. Paperinik mostra quanto sia difficile essere un eroe, che può sbagliare mai e deve tener conto di tutte le variabili in campo. Un superpapero solido e con le sue debolezze, maturo ma preoccupato di poter fare del male, anche a chi è suo nemico.
Pastrovicchio serve una sceneggiatura complessa, che ha aiutato a realizzare con idee e suggerimenti in uno scambio comunicativo intenso, utilizzando inquadrature d'effetto e spacchettamento del layout tradizionale. Interessanti certe scelte visive, come il volto del Razziatore diviso in più parti oppure la scalinata all'interno della torre. Sbalorditive la tavole a tutta pagina, in questa versione ancor più valorizzate, così come i primi piani o i momenti più introspettivi. I colori di Monteduro sottolineano bene tutta la vicenda, senza mai prevaricare ma dando la giusta atmosfera.
La confezione editoriale è generalmente buona, con una buona cartonatura, una copertina inedita d'impatto e dei buoni, ma non eccelsi, contenuti inediti. Questi sono divisi in tre commenti degli autori, per complessive dieci pagine. Sono presenti le tavole non pubblicate a causa del sondaggio per decidere se distruggere la Ducklair Tower o meno: peccato che non siano sottolineate con cura, ma pubblicate come se niente fosse senza didascalie. Molto interessanti le tavole di prova realizzate per sperimentare il formato piccolo di Topolino. Non avrebbe guastato un articolo di taglio generalista sulla saga di Pkna, cercando magari di spiegare anche al lettore neofita di che si tratti, rivelandosi così anche utile per pubblicizzare la ristampa su Pk Giant.
In ogni caso, un'edizione maiuscola di pregio e bella da conservare, il cui prezzo (17€) è in linea con simili ristampe a fumetti, per Panini e non. Spiace purtroppo notare un grosso refuso sulla quarta di copertina, che fa così scendere il voto da cinque a quattro stelle. Peccato, perché la storia, profonda e ricca di spunti, pretenderebbe un'edizione perfetta.

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Il 1993 è un anno interlocutorio, di preparazione al numero 2000 e dunque al futuro, rivedendo però anche il passato con la celebre mostra ospitata all'EUR "Topolino - 60 Anni Insieme", per il cui design si occupò Carpi in prima persona. Il numero, ricordando anche la figura di Fellini e ospitando la scheda del disegnatore Alessio Coppola, propone tre storie, seguendo una serie di filoni già celebrati negli scorsi numeri: la parodia, la storia didattica e infine quella più epica e classica.
Partiamo da quest'ultima, ovvero lo strappo cronospaziale, su disegni di un partecipato Massimo De Vita su testi brillanti di Alessandro Sisti: proprio quest'ultimo, prima di scrivere su Pkna, mostrava le sue amate tematiche temporali sul settimanale. Tra futuri distopici, alieni pasticcioni e echi di "Ritorno al Futuro - Parte II", lo sceneggiatore realizza una trama brillante, tesa e convincente, in cui la complessità e solo apparente ed un eroico, e solo, Topolino si trova in una situazione complicata affrontata col suo genuino ottimismo, oltre ad una brillante astuzia, che lo contraddistingue, senza mai apparire noioso. Il disegnatore realizza vignette ed espressioni sempre convincenti, a partire dalla splash - page a tutta tavola che ospita il titolo, quasi una locandina cinematografica.
Segue poi dopo il sequel dell'operazione foglia, già pubblicata sulla prima serie della collana, e che ora prosegue in un cactus: ai testi sempre Michelini, ai disegni il bravo Coppola. La storia, pur con i suoi limiti didattici, ha un andamento divertente e la rivalità tra magri e grassi è resa in maniera piuttosto scoppiettante. Da notare la bellica prima tavola della seconda puntata, così come la spiritosa vignetta finale, che dimostra come Paperone non abbia capito molto di botanica nonostante tutto.
Infine, una semplice e candida parodia da un racconto di Poe. L'affiatata coppia di autori - Mario Volta e Giampiero Ubezio - non ripropongono le claustrofobiche ed orrorifiche atmosfere dell'autore americano, virando più sul macchiettistico. Pippo e Topolino però risultano piacevoli, aiutati anche dal particolare tratto di Ubezio, spigoloso e "sporco" ma movimentato ed espressivo, specie per i personaggi principali.
Un numero interessante, che tocca un po' tutti gli autori, con il (quasi) sempre presenta Massimo De Vita, sinonimo di qualità.

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Il 1991 regala un'annata particolare, con una scelta delle storie bizzarra: due sorte di parodie e due vicende quotidiane dal Diario di Paperina, in una forma un po' sbilanciata. Una scelta bizzarra, che però è compensata dalla grande qualità delle storie.
I Signori della Galassia: Contatto con la terra è il primo episodio di una sfortunata saga spaziale made in Pezzin. Non ha avuto mai una ristampa organica, nonostante sia debitrice soprattutto delle atmosfere di Guerre Stellari, specie a partire dal secondo episodio. Lo sceneggiatore costruisce un universo efficace e credibile, ricolmo dello stile di Lucas venato di stile Disneyano, in una buona commistione: robot, astronavi, forze mistiche e predestinati. Massimo De Vita è una scelta perfetta, perché crea un effetto dinamico e un Pippo in gran forma. Il primo episodio, con una colorazione particolare (forse di Barberini?) e una serie di riferimenti sociali allo sviluppo tecnologico rampante danno forti premesse per una serie di sviluppi futuri.
La seconda "parodia", ben più canonica, è la mitica vicenda del pendolo di Ekòl. Sarda sa costruire un'ottima rielaborazione del complesso romanzo di Eco: la manipolazione ossessiva della realtà e la paranoia complottistica viene trasfigurata in un'avida gilda di presunti alchimisti, in preda alla febbre dell'oro. Tra travestimenti e spettri, il clima da redazione del Papersera è perfetto per far dialogare con arguzia i tre cugini - Paperino, Paperoga e Gastone - mai come in questo caso sinergici e spiritosi nelle loro differenze (insieme alla vicenda del bebè di fresca pubblicazione). Valussi rende merito alla vicenda, con disegni rotondi ed espressivi, soprattutto per i paperi.
Il doppio diario presenta le tipiche vicende quotidiane dei rapporti di coppia. Ma se la vicenda della meteora Angelo Scariolo ironizza sulle diete e sulle cliniche iperboliche in stile Fantozzi, quella di Panaro con la prima prova di Silvia Ziche è sicuramente più frizzante. Il mondo del calcio viene demolito con tutti i suoi tic e l'autrice regala una serie di espressioni convincenti: pupille strabuzzanti, cuori che battono e lacrime di sudore che piovono.
La parte redazione dà una buona panoramica dell'annata, aprendo di più anche al mondo non Disney.

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Terremoto: basta un solo nome per indicare la potente forza di questa storia e la complessa carica palingenetica che si porta dietro. Il soggetto di Stenti e Artibani, con la sceneggiatura di quest'ultimo, è una bomba in 70 tavole che innalza ancor di più l'asticella della qualità sula testata. E prima di addentrarci nell'analisi, andiamo subito a vedere i dettagli di questa ristampa. Un danzante e magnetico Paperinik di Mastantuono sfida i suoi nemici, e il lettore, nella nuova copertina (che omaggia da una nuova prospettiva quella vecchia), mentre Intini nello sposter mette da parte l'aspetto umoristico raffigurando uno dei momenti epici della storia, tra rombi di tuono, pioggia battente e il formidabile (anche se presto caduto in disuso) PkJet. Le rubriche della posta sempre graffianti, così come i modellini evroniani.
La storia, dicevamo. Artibani costruisce una trama ricca di nuovi personaggi, colpi di scena, frequenti cambi di setting e un turbine di ottime idee. Un terremoto sottomarino risulta sospetto per i sensori di Uno, e Paperinik si lancia in un indagine che coinvolge uno stimato scienziato di nome Morgan Fairfax e un brillante agente della PBI come Mary Ann Flagstarr: che cosa si nasconde dietro questo intrico di indizi e sospetti? Per quanto le collutazioni e le scene d'azione non manchino - una per tutte la fuga a rotta di collo dal laboratorio, ma si potrebbe continuare a lungo - al centro della vicenda c'è un complesso problema etico, che vedono sfidarsi una contra l'altra la ragione e il cuore. Quando bisogna compiere una scelta, quale criterio va seguito: quello del pensiero scientifico, suffragato da numeri e visioni di lungo termine, oppure quello umano che considera le persone non come semplici numeri ed elementi da test, ma cuori che battono e cervelli che pensano? Su questo crinale, complesso ed affascinante, si gioca il numero e la sfida tra Paperinik e Uno, mai così definiti come persone umane.
A sottolineare il tutto sono i maiuscoli disegni di Francesco Guerrini, qui alla sua prima prova su Pkna. Il guizzante artista bolognese costruisce tavole ampie e ricche di particolari, per poi smontare la narrazione in minute vignette e riquadri più piccoli. Lo spazio bianco quasi salta, in spazi full-color in cui le figure alte e magre dei personaggi, specie quelli nuovi, svettano per presenza scenica. Il tutto viene valorizzato da dialoghi fulminanti, in cui Artibani dosa bene l'aspetto ironico e quello più profondo, in una fusione perfetta che caratterizzava la testata.
Questo è Terremoto, uno dei capolavori della serie. In questa ristampa in grande formato esprime ancor di più il suo valore. Compratevelo, e non ve ne pentirete.

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Superato il primo anno di pubblicazioni, Topostorie continua con un'altra bella e cinefila copertina di Perina, riecchegiando nel titolo un celebre, e divertentissimo, film di Mel Brooks, diventato poi anche musical. Marconi imbastisce una divertente storia come filo conduttore, con il classico Paperone schiavista e sfruttatore e due empatici e sinergici Paperino e Paperina.
La scelta delle storie, tutte in costume e relativamente recenti, appare come al solito guidata da un'acuta ricerca delle fonti più disparate, da Minni al Mega Almanacco. Una soluzione virtuosa, che propone storie rare e ricercate. Nel primo caso l'affiata coppia Corteggiani - Ziche propone un capitolo della divertente saga ambientata nella preistoria. Lo sceneggiatore italo - francese mostra il suo tipico stile, tra umorismo fisico, gag slapstick e verbali, e sane botte e corse per l'età della pietra. Ziche da par suo interpreta tutto nel migliore dei modi, con leggerezza ed espressività. La seconda vicenda è invece una straniera disegnata da Fecchi e sceneggiata da Trasgaard: nonostante i buoni disegni, non c'è molta sostanza.
Altre tre storie italiane non lasciano particolarmente il segno, senza essere nulla di memorabile. Ma se l'albo guadagna quattro stelle e merita di essere comprato è sicuramente per l'ultima storia, un'opera cult che lascia il segno e che rappresenta un unicum nella produzione italiana. Metà nella lingua di Dante, metà in spagnolo, le 72 tavole in due puntate del sogno di Zorro rappresentano uno spumeggiante fuoco d'artificio. Lo sceneggiatore Nino Russo imbastisce una trama variegata in cui interessi personali e sociali si intrecciano, con un Paperino sfortunato suo solito, un avido Paperone e un Rockerduck scaltro e astuto. I dialoghi vivono, non solo della commistione tra le lingue, ma di acute battute e di vivaci scambi dialettici. Ai disegni Francesco Guerrini propone tutto il suo arzigogolato stile, fatto di linee cinetiche e dinamiche, e di ampie tavole panoramiche e di paperi dalle piume barocche e attorcigliate. Un gioiello di storia, complessa e fatta di molti strati, capace di proporre una trama che vada oltre la semplice parodia del vendicatore mascherato. Peccato purtroppo che la storia sia uscita nella versione mutila della doppia splash - page di apertura.
Per quest'ultima storia comunque, a dieci anni dalla sua ultima uscita, l'acquisto vale sicuramente.

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Altro numero altro anno, verso il finire degli anni '80. Si parla di programmi televisivi come "Striscia la Notizia" ma soprattutto del cambio di editore per Topolino: dopo cinquant'anni e oltre di Mondadori, il controllo editoriale viene assunto dalla filiale italiana della Walt Disney Company. Il modello del settimanale cambierà, spingendo sulla produzione italiana di storie e abbandonando quelle di importazione straniera, soprattutto brasiliana. Il menù del numero presenta però ancora il periodo pre - cambiamento, a parte per una storia.
Il numero è caratterizzato da grandi maestri e da un paio di adattamenti parodici. Il primo, e più riuscito, è Le due tigri, con cui Carpi ritorna nelle ambientazioni malesi e piratesche di Sandopaper, migliorando il predecessore, con un acuto lavoro di humour, utilizzo dei personaggi e sapiente satira sociale. In Paperozzi invece, Marconi realizza una trama divertente, che altro non è però che una sequela di gag note di Fantozzi: il fatto che a rievocarle sia Paperone però, regala un certo sberleffo molto interessante. Cavazzano ai disegni realizza un buon lavoro, divertendosi.
La scheda dedicata a Carlo Panaro come autore porta all'orto delle meraviglie, disegnata dal veterano Sandro Dossi, tipica storia media italiana. Molto interessante, perché figlia del tempo e testimone, purtroppo, di un costume ancor oggi in uso, è la vicenda dedicata al condono edilizio: i malcostumi dei paperopolesi vengono fustigati come dovrebbero essere quelli degli italiani, sperando di essere da monito. Una storia dìattualità, tipica della produzione pezziniana, sceneggiata però dalla meteora Mauro Monti e disegnata da Amendola.
Chiude il numero il sempre presente Massimo De Vita, al meglio nel suo stile grafico, con una rara sceneggiatura con i topi di Rodolfo Cimino. Il maestro veneto solo negli ultimi anni della sua produzione utilizzerà il cast di Topolinia, invece dei suoi amati paperi. I tam-tam preistorici forse non sono memorabili, ma tra besti e selvaggi rendono appieno la produzione ciminiana.
Un buon numero, che regala ottime storie in costume e altre in cui la critica sociale è acuta e netta.

Recensione di V


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Una copertina spettacolare, quasi intima e minimalista, introduce uno degli episodi più belli del fu PKNA. Sciarrone sceglie di fotografare un momento della storia ben preciso, cupo per le rivelazioni che viene a conoscere. Un'ottima scelta per una vicenda sceneggiata con cura da Sisti, che pone nuove grandi novità per la serie, tra twist etici e giganteschi paradossi temporali.
L'ingresso della Tempolizia nella vita di Paperinik destabilizza molte idee e giudizi che il supereroe riteneva granitici, mostrando come sia il bene che il male non siano facilmente confinabili in un unico luogo. In questo conflitto, la figura del Razziatore emerge con maggiore complessità, non più come tradizionale cattivone, ma abile giocatore di scacchi, capace di costruire piani complessi e intessere alleanze non facili da gestire. La minaccia del "giorno del sole freddo" è di quelle terribili, reali e concrete, che pongono in primo piano anche il tema, non facile del fumetto Disney, della morte, specie ricordando l'immagine di una Paperopoli devastata e dello sguardo impietrito di Paperinik.
La storia si dipana con ritmo e brio, usando molti personaggi e inserendo le problematiche di Camera 9, anonimo cameraman ben più profondo di quanto si potesse pensare. Sisti è bravo nel gestire il tutto, con anche il giusto grado di ironia. Sciarrone da par suo si è completamente inserito nello stile della serie, creando layout nuovi, inquadrature ardite e interessanti prospettive. La scena del ponte, quella omaggiata in copertina, con Paperinik sotto la pioggia battente, ricorda in parte le atmosfere oscure del Batman di Miller, dando ancor più solennità al nostro papero preferito.
La nuova ristampa conferma il ritmo demenziale e divertente delle rubriche, oltre che il poster della vecchia copertina, con dietro il solito divertente Intini. Spiace molto vedere però un grossolano errore tipografico, con un "freddo" diventato "fredddo". Questo porta la valutazione complessiva da quattro a tre stelle. Ma la storia mantiene intatta quella profondità e quel ritmo avventuroso, che conferma la maturità della serie.

Recensione di V


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Il numero pasquale di Topostorie offre una visione a 360° del fumetto Disney, spaziando da storie italiane a storie straniere, fino a varie fusioni e collaborazioni, con la costanza di riproporre, nella testata, vicende più o meno rare che arrivano da diversi contenitori, con diversi formati. La scelta di Marconi di proporre ben sei storie del compianto artista cileno Vicar permette di approfondire un autore dalle alterne fortune. Prolificissimo, dal tratto barksiano rapido e vivo, in continuo miglioramento con il passare degli anni, ha avuto la sfortuna di non ricevere spesso sceneggiature all'altezza del suo stile. Infatti ha quasi sempre illustrato ten-pages senza particolare mordente, capaci di divertire senza però essere ricordate.
Le storie qui presentate non fanno eccezione, anche se il ciocco-papero a sorpresa presenta gustose scene e momenti di puro slapstick, nello stile danese fatto a volte anche di genuina cattiveria. Interessante la collaborazione Concina/Pujol, che orchestrano un segreto pasquale denso di romanticherie e di buoni sentimenti. Il tratto dell'artista spagnolo è morbido e rotondo, adeguato ai paperi.
Nella ridda pasquale c'è spazio anche per una storia da autore completo, quella di un ironico Maurizio Amendola che mette Paperone in una situazione spassosa di paradossale disagio, davvero divertente, con le sue uova di qualità. E infine, merita una citazione la vivace e beffarda lotta tra Nocciola e il solito Paperone avido e affarista, che costruisce una Pasqua memorabile su testi del sempre bravo Nino Russo.
Il filo conduttore disegnato dalla Molinari mischia molti ricordi con le ultime vicende ambientate nel presente, creando un interessante riferimento con un'altra storia, e con sole 23 tavole, comunque in aumento, non era semplice. Perina e le sue belle copertine ci ricordano che è finito il primo anno di Topostorie, una testata che, tra alti e bassi, si è posta su un buon livello, proponendo buone storie, anche poco note, con dei fili conduttori spesso molto indovinati, grazie all'impegno di Marconi. Nella sezione Edicola potrete analizzare i numeri passati e fare un piccolo ripasso.

Recensione di V


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Così come in passato erano usciti gli speciali di Pkna, ovvero come numeri di testate chiamate in gergo "vattelapesca", anche per PkGiant vengono ripubblicati in grande formato le edizioni speciali estive con cui il PkTeam dilettava i suoi lettori, nella più classica tradizione americana di inserire in estate un numero speciale, fuori dalla numerazione classica ma canonici e con episodi speciali che spesso approfondivano la continuity.
I primi due speciali, con copertina quasi uguale, avevano due scopi differenti e a prima vista scioccarono un po' il lettore, che forse si aspettava qualcosa di più inerente. La caratteristica comune è quella di avere una serie di storie brevi, di autori diversi, collegate da un filo conduttore.
Missing è una storia anomala, la cui idea di base è il fatto che Paperinik sia scomparso e tutti lo cercano, come Lyla, Flagstarr, Xadhoom, gli stessi Evroniani, oppure approfittano della sua assenza per compiere malefatte, come il Razziatore. Il tutto è un pretesto per innescare trame di vario tipo, utilizzando i soliti virtuosismi grafici della serie ed esaltare le matite dei disegnatori. Barbucci prima di tutto, ma poi un Cavazzano a suo agio in un nuovo contesto, un Intini in forma e un Lavoradori sempre estremo, nella sua ultima apparizione nella serie. Il finale lascia stupiti, ma è incredibile come questo albo, che pare alla prima lettura una sorta di divertissement, abbia seminato una serie di spunti che sbocceranno solo con la seconda serie.
Zero barra uno ha una storia ancora diversa. Tutto nasce dai lettori intimoriti di aver perso un numero tra lo 0 e lo 0/2, una paura rinfocolata da quelle teste calde del PkTeam, che mischiavano le carte. Così, per colmare il buco immaginario uscì questo speciale, che infatti si pone come ideale ponte tra i due numeri, con prima e ultima pagina che si ricollegano dichiaratamente tra le due trame. Un albo pienamente in continuity, che esplora come Paperinik abbia vissuto il passaggio ad una dimensione più supereroistica di quella precedente, chiudendo i vecchi rapporti. Struggente è l'addio ad Archimede, una breve storia di Faraci su bei disegni di Mottura, così come denso di pathos è l'abbandono alla vita tradizionale con Paperina, in cui spaventosi cooflames e un inquietante luna park fanno da sfondo alla vicenda, un lavoro ottimo di Cordara e Forcelloni. Non manca una spruzzata di furbo umorismo, con la grande coppia Enna - Ziche, e rispunta Cavazzano che, su testi di Marconi, mette in campo una delicata e sognatrice 313. Il filo conduttore di Sciarrone e del mitico Stenti, seppur con qualche incongruenza temporale, assolve benissimo al compito, e regala un volume speciale davvero appagante per il lettore, specie rispetto al più criptico precedente.
Due numeri molto interessanti, che donano poi una vasta panoramica del parco autori presente su Pkna. E veniamo all'edizione per il Giant. La copertina riprende quella iconica dei due albi, una scelta azzeccata, così come la posizione dei titoli, sui lati come nel vecchio layout. Non si può dire lo stesso del sottotitolo, terribilmente prolisso ed invadente, così come degli scarsissimi redazionali (una paginetta) presenti. Altro non c'è. La rilegatura a libro con costa rettangolare non pare neanche troppo solida, e il tutto non ha una parvenza particolarmente iconica o speciale, senza particolari effetti o altro. Un po' poco forse per celebrare la ristampa di due volumi molto amati della serie, e che così appaiono un po' mortificati. Se si voleva semplicemente ristampare le storie, nulla da dire, ma se si voleva realizzare un numero speciale per la testata PkGiant, l'obiettivo non pare essere stato raggiunto.

Recensione di V


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La bella nuova copertina di Sciarrone e la spassosa rilettura in chiave comica by Intini sono le chicche grafiche di questo nuovo numero di PkGiant. La divertente PkMail e le rubriche piacevolmente esilaranti condiscono il resto del numero. Ma è chiaro che al centro c'è la storia, sceneggiatura di Alessandro Sisti e disegni in coppia di Corrado Mastantuono e Paolo Mottura.
La vicenda si muove su due piani geografici: uno quello fisico della Ducklair Tower, una torre quasi claustrofobica che si apre in enormi e piccole stanze e si rincorre in scalinate e sotterranei. E l'altro virtuale, con un ingresso nella realtà digitale, osservando che cosa succede a navigare e vivere nel mondo dei codici binari e dei pixel. Nel lontano 1997, erano argomenti non così comuni in ambito fumettistico. Sisti imbastisce una bellissima sceneggiatura, che inserisce un nuovo personaggio, utilizza un papero che non ci saremmo aspettati di vedere così presto, e insinua in Paperinik un terribile dubbio, che gli fa prendere difficili scelte. Si tratta di una storia ricca di fini psicologie e di dettagli intimistici, in cui l'enigma serpeggia e non è ben chiaro dove sia la verità. Nonostante qualche passaggio non risulti chiarissimo, e forse una scena tesissima poteva esser ancor più enfatizzata, la storia è potente e profonda, inserendo un villain che col tempo crescerà in complessità.
Dal punto di vista grafico, i due autori collaborano a meraviglia, realizzando una fusione perfetta, in cui i tratti si confondono senza infastidire il lettore. Come al solito layout particolari e grandi vignette panoramiche si sprecano, e un grande armamentario tecnologico e militare si dispiega sotto gli occhi dello stupefatto lettore.
Un altro grande tassello della saga pikappica si pone. Anche se purtroppo, con la ristampa, è andata a mancare quella geniale e per certi versi rivoluzionaria, oltre che ironica, unione tra titolo e numerazione. Due era, non solo il nome del villain, ma anche il numero della collana. Genialate che all'epoca il PkTeam sfornava a ciclo continuo.

Recensione di V


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La solita bella copertina di Perina introduce un buon nuovo numero di Topostorie, in cui Marconi realizza l'inedita commistione tra il duo western inventato da Martina nel 1974 e una delle svariate svitate impersonificazioni brasiliane di Paperoga, Paper Kid. E in effetti il risultato è molto interessante, dando vita ad un filo conduttore divertente e frizzante, in cui le psicologie dei personaggi vengono esaltate con arguzia. Per la prima volta inoltre, vengono usate direttamente delle tavole dalla prima storia del duo, evitando così di doverla ristampare: un abile stratagemma che conferma l'inventiva dello sceneggiatore. Questo primo mash - up convince e sarebbe interessante vedere la stessa idea declinata altre volte con altri personaggi.
Le storie legate sono buone. Riguardo a Paper Kid si tratta di tipice brevi brasiliane, condite da humor demenziale e un ritmo slapstick vivace, in cui scontri fisici, sberleffi e battute sardoniche si rincorrono con velocità. Di diversa tipologia le avventure di Topolino Kid e Pippo Sei - Colpi, i due avventurieri in un Far West abbastanza realistico, polveroso e duro, in cui non c'è spazio per buonismi vari. Sia Bellomi che Pezzin utilizzano stilemi classici del western, il gioco d'azzardo e la miniera, per innestare azione e mistero. De Vita si trova perfettamente a suo agio in queste ambientazioni, realizzando belle prospettive e l'audace vignettona trasversale a tutta pagina di arrivo al villaggio.
La storia più famosa, e forse anche la più bella, è quella con Carpi come autore completo, ovvero il mitico Jack "La Vaporiera". Non è solo una questione grafica, con i tipici virtuosismi dell'autore, ma è la storia che presenta un bel nemico e un contesto western reale e credibile. Infine, le due storie recenti, in cui Andrea Ferraris ha riportato in vita il duo, con delle buone avventure classiche ben ritmate.
Un bel volumetto, anche se non possiamo esimerci dal segnalare qualche modifica che avrebbe reso imperdibile questo numero. Stiamo parlando della possibilità di proseguire il Tesori lasciato a metà con le prime storie, pubblicando quelle mancanti. Purtroppo così non è stato, e su sei storie ne mancano all'appello altre tre (anche se, considerando il numero di pagine complessivo, non sarebbe stato comunque possibile pubblicarle, a meno di non eliminare Paper-Kid). Sarà per la prossima volta, prendendo in considerazione anche il sequel saviniano.

Recensione di V


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Ombre su Venere è una storia la cui recensione può far tremare le vene e i polsi, tanto è bella e praticamente perfetta. Quando uscì nel 1996, con quella sua particolare copertina con un minaccioso e incombente primo piano di Angus Fangus, segnò il momento in cui Pkna confermava una sua permanenza in edicola, con una numerazione finalmente regolare che partiva dal #1 ed una cadenza bimestrale fissa. Una conferma di quanto l'azzardo dell'esperimento Pkna avesse dato buoni risultati e si stesse trasformando in un prodotto vincente. E non c'era miglior storia per cominciare la pubblicazione regolare.
Ombre su Venere è un gioiello, in cui una sceneggiatura complessa e ricca si combina con disegni eccellenti e un layout sempre più rivoluzionario. Artibani realizza una storia che si snoda su due piani narrativi, un'avventura spaziale per Paperinik e Xadhoom e un'indagine condotta a Paperopoli dai giornalisti d'assalto Lyla Lay e Mike Morrighan. Ciò che li lega è Angus Fangus, il diabolico reporter che pur essendo un nemico resta, per l'eroe papero, una persona da salvare. A quello aggiungiamo la stratificata gerarchia evroniana con lo scontro tra casta scientifica e militare, un emozionante scontro tra coolflames e un Uno sempre più coinvolto, suo malgrado, in avventure inedite. Le 70 tavole volano con leggerezza, infilando battute argute, gag fisiche e spiegoni para-scientifici.
Claudio Sciarrone da par suo fa un ulteriore passo avanti e, rispetto al Vento del tempo, il suo stile è ancor più convincente e in linea con l'innovatività della serie. La doppia splash page dell'astronave è magnifica, ma incredibili sono anche le tante vignette incrociate, le forme inedite dei riquadri e le prospettive ardite. Ma è nei personaggi che infonde un'umanità unica. Il suo Angus è perfetto, così come Paperinik. Una storia profondamente adulta, che pone le basi per le varie relazioni interpersonali tra i personaggi.
La nuova edizione, con il suo grande formato, rende merito ai disegni, e il poster di Intini, così come la posta e le battute, divertono e coinvolgono. La nuova copertina di Sciarrone è sicuramente di impatto, e rende giustizia al lavoro fatto. Spiace purtroppo segnalare l'assenza del titolo nella storia, un errore che probabilmente deriva dai vecchi impianti, sbagliati, usati per l'uscita di Pk Memories (e che invece erano corretti nella collana allegata al Corsera Pk il Mito). Un errore grave, specie per una ristampa. Per questo il numero si accontenta di "sole" quattro stelle. La storia invece, avvincente e perfettamente costruita, resta, a distanza di quasi vent'anni, un capolavoro.

Recensione di V


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Il dibattito su Topostorie e sul filo conduttore ha generato interessanti idee e opinioni sul forum. Ed è un piacere avere questo nuovo numero, che sa unire a storie di livello una storia di raccordo piacevole e molto ben gestita, che vede in Venezia un incubo e un sogno per Paperino. Lara Molinari, con uno stile sempre più minimalista, disegna i vari raccordi tra le storie, e Marconi le cuce tutte con amore e cura. E la scelta è in effetti di livello, spaziando dagli americani ai classici italiani, soprattutto pescando dalla rara produzione transitata su Zio Paperone.
La lunga avventura a Venezia ne è un esempio. Bargadà realizza una storia un po' prolissa, ma che indugia nella rappresentazione delle architetture veneziane e dei piccoli canali, con tanti luoghi comuni della città, dalle maschere alle gondole. Anche Gregory e Strobl si divertono con rari violini, ma lasciano meno il segno. Barks sa essere più graffiante, con una satira del turismo moderno che regge ancora oggi, a più di cinquant'anni di distanza. Il turismo veloce fa sghignazzare, anche se spiace vedere un piccolo adattamento modernista nel listino prezzi del gondoliere.
Le storie italiane sono più che degnamente rappresentate, soprattutto dagli autori veneziani come Gatto e Cavazzano. Il primo mette Paperone in una posizione a lui congeniale, ovvero Doge di Venezia, mentre Pezzin mette in ballo un folle piano dei Bassotti, ma assolutamente plausibile come è nel suo stile. La deriva dei monumenti sa suggerire idee brillanti, che tutti noi in fondo vorremmo che si realizzassero davvero.
Un numero di rilievo insomma, introdotto dalla sempre bella copertina di Perina. Non vi sono sbavature particolari, e tutto l'albo si mantiene su buoni livelli. Certo, la modifica nella storia di Barks, dalle lire agli euro, è un vero peccato. E forse manca una storia di Scarpa, come il ferro d'oro. Però il buon mix di storie con un buon filo conduttore meritano ampiamente le quattro stelle, specie come incoraggiamento per le prossime uscite.

Recensione di V


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Intini può finalmente sfoggiare i suoi tipici becchi nella copertina inedita dedicata a Xadhoom, il terzo numero zero di Pkna, uscito nel 1996 e che ora rivive in grande formato. La nuova cover ha i suoi punti di forza, purtroppo un po' rovinati da strilli e altro. La pkmail è sostituta da spassose e irriverenti prese in giro dei coraggiosi eroi che sono tornati in azione per aggiudicarsi con imprese demenziali la Pk Action Hero Card. Inoltre il gioco dell'oko sul retro del poster, e un po' di schizzi sul personaggio che viene introdotto nella storia.
Ed è proprio lo 0/3 su cui andiamo a trattare ora, con la sceneggiatura del sempre presente Sisti, su suo bozzetto insieme a Sisto. Lo sceneggiatore intesse una buona storia di origini, in cui la misteriosa aliena nemica degli Evroniani, Xadhoom, ci viene presentata con le sue giuste motivazioni e le sue sfaccettature psicologiche che la approfondiranno ancor di più. Senza rischiare di essere una macchietta tutta esplosioni e odio, Xadhoom saprà far breccia nel cuore dei lettori, con la sua morale, la sua forza e soprattutto le sue debolezze, rendendola un personaggio unico. Forse il flashback finale sa un po' di spiegone prolisso, ma non inficia sicuramente l'architettura della storia, in cui il nostro Paperinik si ritrova in grossi guai, riuscendo a cavarsela con astuzia e brillantezza.
Il tratto di Intini, ruvido e caricaturale, rende al meglio le espressioni dei nostri alieni viola preferiti, così come quelle di Xadhoom, a metà tra l'enigmatica e la sbruffonaggine. Lo stesso vale per il bonario ma risoluto pikappero anche se, per un veto della dirigenza (pare quella americana) i becchi furono pesantemente modificati con versioni più standard e meno tonde (facendo attenzione si nota abbastanza facilmente). Peccato non aver approfittato di quest'occasione per rendere giustizia al lavoro dell'artista (anche se forse sarebbe un po' complicato).
La storia, ricca di azione, humour, alleanze e nuove situazioni, lascia il segno, pur con i limiti di una vicenda introduttiva di un nuovo personaggio, e permise alla serie di fare il gran salto verso una numerazione tradizionale, come vedremo con il prossimo numero.

Recensione di V


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Il nuovo numero di Topostorie, pur confermando la scelta varia delle storie (due da Paperino Mese e una dal Mega), conferma purtroppo la costruzione di un prologo zoppicante, ancora sospeso sul filo dei ricordi. In questo caso abbiamo Paperino che scompare misteriosamente, e i parenti a ricordare una serie di sue avventure. D'altronde, otto storie e sole venti pagine di prologo non aiutano a costruire qualcosa di più approfondito.
Le storie sono piacevoli, ma sono poche a spiccare. Tra queste, un classico della coppia Cimino - Cavazzano. L'Inducks la commenta giustamente così: i due autori "ci offrono una storia ben scritta e disegnata, con molti degli elementi tipici declinati più volte ma sempre con nuovi lampi di fantasia (la natura ostile, l'entità misteriosa, la profezia del vecchio saggio -un indiano in questo caso-). Qualche passaggio qua e là viene forse risolto troppo in fretta, la storia potrebbe concedere qualcosa in più alla suspence ma il livello comunque è alto".
Ancora le coppie sono a spumeggiare, come quella Leoni - Negrin, sempre capaci di mettere Paperino in avventure movimentate e ben costruite, oppure quella Pezzin - Cavazzano, che satireggia sull'italico giuoco del Totocalcio. Da notare infine una storia da autore completo di Massimo De Vita, le vacanze in cartolina, nella versione ricolorata di Paperino Mese, in cui si può ironizzare sulla voglia di vacanze e su fantasiosi espedienti tecnologici.
Un numero riuscito a metà, con storie abbastanza valide, ma con un prologo, come ormai troppo spesso, non all'altezza. Per questo assegniamo due stelle (chè la selezione piacevole permetterebbe anche tre), sperando che i prossimi numeri portino a prologhi sostanziosi, oppure a storie in due tempi, che permettano un utilizzo più agevole delle tavole a disposizione.

Recensione di V


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E arriviamo alla fine di questa entusiasmante avventura lunga quasi un anno, 51 uscite che hanno pubblicato tutto l'opus disneyano di Romano Scarpa, comprese anche produzioni extra-Disney, ricchi portfolio, immagini inedite e storyboard mai visti, oltre ad una terna di storie mai pubblicate in Italia.
Quest'ultimo numero è di fatto un volume critico dedicato a Romano Scarpa, con ben tre cronologie - una dedicata alle storie, una alle storie perdute e una alle illustrazioni generali (copertine, storyboard, schizzi e quant'altro) - focus dedicati alla colorazione e alle onomatopee in Scarpa, oltre a ben due biografie sull'autore, una di Boschi e una di Scarpa stesso. Per non bastare, Becattini ha realizzato, come già per Gottfredson, il mastodontico elenco di tutti i personaggi comparsi nelle storie, un lavoro titanico. E ancora, l'errata corrige, realizzato anche grazie al forum con ringraziamenti pubblici (grazie mille a Voi!), un focus sui lavori d'animazione realizzati da Scarpa e un paio di portfoli dedicati agli omaggi e all'ultima parte di illustrazioni. Un lavoro abnorme e raffinatissimo, ma davvero ben riuscito.
La parte dedicata alle storie è minore ma interessante. Si chiudono le vicende di Angelino e si pubblica una storia da autore completo realizzata per l'Orso Yoghi. Il pezzo forte è la versione originale in bianco e nero e in francese delle dolcezze del Natale, con il layout pensato dal Maestro. Ma non bisogna dimenticare la prima versione dei Gamberi in Salmì, ovvero le quasi sei tavole dedicate a Paperino Agente Investigativo, un materiale davvero interessante e preziosissimo, chiudendo un cerchio con il primo volume. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Il volume, impreziosito da una valanga di immagini, consta anche delle schede biografiche degli autori stranieri con cui Scarpa collaborò negli ultimi anni. In sintesi, un prezioso tomo che racchiude tutto Scarpa, una summa critica e storica comodissima per studiare meglio l'autore. Un sigillo perfetto per concludere quest'omnia che, al netto di qualche difetto, segna sicuramente una nuova fase nelle pubblicazioni critiche Disney a fumetti, aprendo per la prima volta ad artisti italiani. Si avrà tempo per dare un giudizio complessivo, in altri spazi. Intanto, qui potete consultare tutte le recensioni dei vari numeri. Forse, a voler essere pignoli, non sarebbe stato male avere delle cronologie anche per le sole storie da autore completo e per alcuni sceneggiatori forti, come Martina o Cimino, così come avere un indice per gli articoli e i portfoli di tutta l'opera, così da ritrovarli più facilmente. Ma parliamo di minuzie. Sicuramente questo volume è eccelso, e consigliamo a tutti di non perderlo.

Recensione di V


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Il penultimo volume dell'omnia scarpiana suggella la sua opera, con le ultime storie italiane e la quasi totalità della produzione danese made in Egmont.
Le dolcezze del Natale sono un vero testamento artistico per Topolino e il suo mondo. Lo spunto dall'immortale film di Capra permette all'autore di presentare un topo dubbioso e pieno di inquietudini, solo, ed umano, come non mai. Un salvifico deus ex machina fa riflettere lui, ed i lettori, dell'importanza nella vita di ciascuno di noi. Il tocco scarpiano cesella una storia dolce e più che sentita.
La produzione danese è caratterizzata in parte da sceneggiature proprie e in parte da autori stranieri, con qualità altalenante. Sicuramente a brillare sono il ragazzo in gamba e un tranquillo giorno in spiaggia: la prima è un bell'affresco del rapporto Topolino - Gambadilegno, in cui un'idea originale dà luogo a gag intelligenti e riflessioni non banali, senza sminuire le rispettive personalità. La seconda utilizza una sceneggiatura muta per mettere Topolino di fronte a tentazioni, pericoli e citazioni avvincenti.
Le altre storie non brillano per originalità. Le vicende con un criminale trasformista non sono interessanti, e anche nel disegno l'autore sembra affaticato. Ma quando la sceneggiatura è più sentita si nota il cambiamento, come nei regali mutanti, giallo frizzante con intuizioni azzeccate, la sua ultima storia da autore completo con i topi. Quella con i paperi, le carote dell'allegria, rimette in campo gli affiatati Paperone e Brigitta, con stile ed eleganza come al solito.
Le sceneggiature danesi altrui si fanno notare per un umorismo a volte cinico e beffardo, in cui i dialoghi sono sempre piuttosto brillanti, con riferimenti al mondo reale o a certe manie consumistiche. A confronto le storie italiane si basano di più sullo slapstick e su disastri a catena, riportando in vita Sgrizzo e Paperino infaticabile lavoratore. Da notare infine l'ultima inedita non ancora pubblicata in Italia.
Completano il numero un portfolio interessante dedicato alla riduzione romanzata di Kalhoa, e due schede per Michelini e Sarda. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni. Un volume molto interessante, con ottime storie, per mettere a confronto diverse produzioni fumettistiche, sempre con lo stile inimitabile di Scarpa.


Recensione di V


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Ci avviciniamo verso la fine, e ormai siamo agli sgoccioli dell'ultima produzione italiana di Scarpa. All'autore veneziano passano sceneggiature di vari autori, con un buon livello qualitativo.
Si fa notare la memoria futura, su soggetto di Enzo Biagi, in cui la macchina del tempo e il lavoro del giornalista portano ad un viaggio fino all'inizio dei tempi per cercare di comprendere l'umanità, con soluzioni non banali. Faraci realizza l'unica sceneggiatura per Scarpa, con una storia in cui la sua Trudy è in primo piano contrapponendosi al duro Pietro, in una spassosa lotta all'ultimo furto. Ma probabilmente la vicenda migliore del numero è la sindrome visionaria, un inquieto giallo di Mezzavilla, in cui Topolino cade rapidamente in una spirale allucinatoria, destabilizzando potentemente la sua mente. Il lettore anche lui verrà attanagliato dal dubbio, in contesti ispirati da Gottfredson e dallo stesso Scarpa di Chirikawa, e che porteranno ad un altro capolavoro come i 7 Boglins.
Le altre storie, seppur meritevoli, rientrano nella buona norma di quegli anni '90. Un bel doppio Panaro, un doppio Pezzin di brevi ambientate al commissariato, in cui viene creato il personaggio di Petulia, moglie di Adamo Basettoni e ultimo personaggio nuovo di Scarpa, e uno spassosissimo e credibile Sarda. Intrigante la storia con Battista, parodia di quel che resta del giorno, mentre stupisce la particolare collaborazione con Corteggiani per realizzare una storia per il mensile dedicato alle Giovani Marmotte. I disegni al solito brillano, con un paio di soluzioni tecnologiche davvero divertenti. Mentre la storia natalizia di Gentina è l'ideale in questo periodo dell'anno.
Completano il volume le schede su Faraci e Mezzavilla, una grande coppia di autori, e portfoli su vari tematiche, tra cui uno per la storia della "sindrome visionaria". Un numero molto interessante per vedere uno spaccato, qualitativamente alto, della produzione italiana degli anni '90, in cui buone trame e solidi disegni si legavano per produrre ottimi prodotti artigianali di qualità.

Recensione di V


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Il teorico ultimo numero lascia spazio ad altri tre volumi, che concluderanno la serie con il cinquantunesimo, in uscita il 5 gennaio, come spiega il posterino allegato al volume. E, come già è stato fatto notare, è un numero dedicato soprattutto alle storie di Carlo Panaro degli anni '90.
Lo sceneggiatore sa recuperare dei setting scarpiani, come nel divertente restauro di prestigio con l'affiatata coppia Pippo e Gancio, ed anche un dispettoso ma stimolante Paperino, imprevedibile educatore. Ma è nei gialli che riesce a dare il meglio: nell'imperatore della risata, pur utilizzando un plot già visto, sa come inserire la suspence. Mentre nell'artista vagabondo, che non a caso intitola il volume, Panaro costruisce una storia densa, con un Topolino credibile e sincero e il personaggio di Barnaba davvero umano e toccante. Un diabolico Gambadilegno fa il resto, in un intreccio davvero coinvolgente.
Spazio a parte spetta alla formula della ricchezza, in cui il rapporto Brigitta e Paperone viene una volta di più approfondito, con cura e garbo, facendo sì che entrambi riconoscano i pregi e i difetti di ognuno. I colori di Leopoldo Barberini aggiungono profondità al tutto.
Pezzin propone il classico topos barksiano del Paperino esperto di un improbabile mestiere, per poi dare spazio alla sua abilità esplosiva e distruttiva, con ritmi da corto d'animazione. E infine Boschi sa proporre, in maniera mai banale, i rischi delle teledipendenza, mettendo in burletta tormentoni e presentando lo spassosissimo pensiero laterale di Pippo, capace di spiazzare tutti, compreso Gancio che non è così irreprensibile come al solito. Una storia particolare, fatta tutta di dialoghi ma davvero ben orchestrata, un piccolo affresco sociologico.
A chiudere il volume, il solito Angelino dimenticabile e l'inedito di Talespin in coppia con Gatto. La storia, scannerizzata alla buona, oltre ai disegni non aggiunge molto. Infine, schede degli autori per Panaro, Campani, Carlo Gentina e Gianfranco Cordara. Inoltre, il portfolio chiude la trattazione sui bei volumi illustrati dei giochi all'aperto, fatti insieme ad Alessandro Del Conte, di cui si era già trattato nei numeri 39 e 42. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un volume piacevolissimo, con belle storie in cui Scarpa riceve belle sceneggiature, sapendole ben reinterpretare.

Recensione di V


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I primi tre numeri zero di Pkna, usciti nel 1996 a intervalli un po' irregolari, servivano per testate il terreno. La redazione non sapeva come sarebbe stato accolto questo profondo cambiamento, per cui sia la numerazione che la periodicità imprecisa servivano come precauzione nel caso le vendite fossero andate male: sarebbe stato semplice chiudere tutto. E così i primi tre numeri presentavano le teoriche tematiche portanti della serie: gli Evroniani, Xadhoom e la sua complessa sfaccettatura caratteriale, e i viaggi nel tempo. Quest'ultima, per come è stata portata avanti da Alessandro Sisti e da Francesco Artibani tra gli altri, è stata sicuramente una delle preferite dal pubblico. Il vento del tempo presenta non solo gli spostamenti temporali, il tema sempre complesso ed affascinante dei paradossi cronostatici, una buona valanga di paroloni altisonanti e spiegazioni da inevitabile mal di testa, ma soprattutto mostra uno dei personaggi più riusciti, ovvero il carismatico Razziatore. Questo enorme e massiccio rapace, ladro temporale di professione, ha saputo trasformarsi da supercriminale a sfaccettato villain, capace di usare testa e braccia in egual modo, usando all'occorrenza alleanze e doppigiochi con Paperinik e gli altri. Nella storia, Sisti imbastisce con cura le regole del gioco, spiegando ai lettori la complessità di un viaggio nel tempo e in che modo si possa giocare con il flusso tachionico. Lyla emerge con stile e il peso delle battute viene ben gestito, caratterizzando sempre più Paperinik come un eroe ironico e autoironico, ma mai ridicolo.
Claudio Sciarrone, qui alla sua prima prova con Pkna, per poi diventare una delle matite di punta, esprime dinamismo e vivacità ai personaggi, seppur in un layout ancora piuttosto ordinario. Le sperimentazioni arriveranno in seguito.
Il vento del tempo, nella nuova edizione gigante sa stupire ancora una volta, con una nuova ed efficacissima copertina (anche se strilli e titolo un po' la coprono) ed un bel poster con divertite battute. Panini sta spingendo la ristampa, come è giusto che sia, ed in effetti le storie lo meritano assolutamente. Anche perché, mossi i primi passi, per Pkna sarà un crescendo.

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La copertina indica l'importanza di questo volume. Per la prima volta, dopo 22 anni, viene pubblicata Ciao Minnotchka, ultima delle quattro strip stories di Scarpa e, per certi versi, il suo testamento artistico. Omaggio in parte al film con la Garbo, in parte accesa satira politica (e fu questo a determinarne il limbo per anni), nei fatti si tratta di una spy - story con venature thriller e drammi storici, in cui i personaggi, soprattutto quelli secondari, sono costruiti con cura e garbo, risaltando e rimanendo impressi nella mente del lettore. Il re Ilja Topovic e il suo trono, Sberleff e la sua avidità, la fedele Minnotchka ovviamente: tutte tessere di un mosaico prezioso, in cui Topolino si presenta come integerrimo occidentale, cittadino onesto e sincero che vede nella democrazia e nella libertà personale i valori più importanti. Gli intrighi di corte, già presenti nel Re Sorcio e nel Tapioco VI, e il tocco sentimentale e dolce con cui Scarpa lievemente condisce la storia permettono alla vicenda di correre veloce, tra analisi psicologiche, flashback affascinanti e veri rapporti interpersonali. La critica al comunismo, vero motivo della mancata ristampa, è in effetti un centro della vicenda, specialmente nella maturazione del personaggio femminile co - protagonista. Il finale, forse troppo "americano" nell'amata Eurodisney, possiede però quelle caratteristiche che molte produzioni cinematografiche disney avevano, tra cui il fine di esaltare l'identità americana. Resta però una grande storia, memorabile per costruzione e ritmo, in cui il saluto con l'indice è solo una parte.
Il resto del volume prosegue con storie di altre sceneggiatori, tra cui la lunga e particolare ricerca della copertina di Topolino 2000. Storia corale e promozionale ben gestita da Panaro, si fa apprezzare per il lato metafumettistico e per la felice commistione di generi, con episodi autonomi ambientati in varie città italiane. L'ultimo in particolare è un vero gioiellino, con miraggi e visioni hitchockiane. Notevole la vicenda con Brigitta, mai banale e per nulla scontata, capace di far credere ad una svolta inaudita. Gli scherzi a parte, pur legati alla trasmissione televisiva, sanno essere indipendenti, oltre a creare efficaci momenti divertenti. Infine, il ritorno di Topolinda, pur ben servito dalla brava Claudia Salvatori, non contiene quegli aspetti di mistero e di azione che invece erano presenti nella collana Chirikawa.
Proseguono le storie di Angelino, interessanti per completezza ma nulla più. Completano il volume le immagini legate alla strip - story e le schede per Giorgio Ferrari, Sandro Zemolin e la stessa Salvatori.
In definitiva un numero importantissimo con buonissime storie, più una vicenda che si pensava sepolta nel tempo e che invece, pur con un'inevitabile versione scansionata, riemerge più forte, bella ed attuale che mai.

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Il numero natalizio di Topostorie, con una bella copertina, non presenta purtroppo un miglioramento nel filo conduttore che dovrebbe essere il punto di forza della testata. I disegni altalenanti della Molinari servono ancora una volta i testi di Marconi che, con 21 tavole, fa quel che può. La sceneggiatura è buona, i rapporti tra Macchia Nera, Gambadilegno e Topolino sono ben descritti, ma non si va oltre la lettura della pagina di diario e al flusso di ricordi che comincia. Nulla insomma di memorabile.
Molto più interessante, come quasi sempre ormai, la scelta delle storie, in generale buona. Il blocco di Capodanno si basa su di una bella sceneggiatura di Savini con i solidi disegni di Mastantuono: buoni sentimenti, azione ed un pizzico di magia circondano la storia. Gambadilegno è anche protagonista di una vicenda meno nota di Bruno Sarda in coppia con Giuseppe Dalla Santa, abili artigiani che hanno saputo infondere piacevoli letture: sotto il tetto del nemico sa sorprendere il lettore con un bel plot.
Le storie con Macchia fanno brillare la penna di Fausto Vitaliano. L'isola inaccessibile, su bei disegni di Silvia Ziche, si basa su di un espediente intrigante, capace di generare svariate sghignazzate, riflettendo sul ruolo di Topolino. L'occhio di Macchia sfodera invece un certo tono thriller, ben servito dagli ispirati tratti di Lorenzo Pastrovicchio. La pecora bianca, pur a metà tra farsesco e citazionismo, risulta un po' svilente per il nostro nero figuro, anche se sa divertire con le battute di Tito Faraci.
Chiude l'interessantissima vicenda dello spirito del contronatale, una sceneggiatura del bravo Nino Russo del 1991, in cui un acerbo ma interessante Silvio Camboni tratteggia un Topolino davvero in difficoltà, solo in un grattacielo in balia delle orribili macchinazioni del duo criminale. Ferite e danni fisici non mancano, donando un certo pathos alla storia.
Insomma, buone storie per un filo conduttore inconsistente. Per cui, dato che Topostorie nasce per riproporre il feeling degli antichi Classici, pur con una buona selezione non riesce a graffiare sul suo elemento che dovrebbe contraddistinguerlo. Vedremo come proseguirà in futuro anche se, a livello editoriale, resta sempre una testata tra le più curate, cui non mancherebbe molto per eccellere.

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Questo è un numero che ha generato piuttosto scalpore e incominciato un'interessante discussione sul forum, che vi invitiamo a leggere. Il tema è il giudizio generale su questa omnia, e se non fosse stato meglio raccogliere solo il materiale di Scarpa autore completo, e pubblicare il resto in maniera separata più omogenea. Di questo si parlerà più diffusamente al momento dell'ultimo numero. Ma la scintilla del discorso è nella scelta di pubblicare in questo volume le Sette Meraviglie dei Paperi.
Fino ad oggi questa lunga e bella storia presentava come disegnatori solo Amendola e Dalla Santa. Ma nel volume si spiega come Scarpa abbia avuto una presenza per costruire la doppia splash - page del titolo, per una parentela nel sesto episodio e per una generale supervisione (non è facile comprendere che cosa si intenda). Al di là di questa presenza, si tratta di una storia che profondamente appartiene al suo autore, Fabio Michelini, che ha potuto con sette vicende utilizzare varie tematiche. Non c'è solo la frequente rivalità tra Paperone e Paperino, ma anche tutta una serie di temi interessanti, così come di presenze inedite, come Mago Merlino, Topolino e Pippo. Si tratta di una bella storia, con panoramiche spettacolari e una gran cura per inventiva e ritmo, oltre che per un cast variegato. Nonostante certe puntate possano apparire banali, vi è sempre un guizzo in più, che sorge inaspettato.
Le altre pagine, più canoniche, sono dedicate a Scarpa con disegno completo ma su testi altrui, sempre straniere. La prima storia, che dà il titolo al volume, è Avventure a EuroDisney, rara storia francese dalla produzione particolare, uscita per l'inaugurazione del parco in volume singolo cartonato con bella copertina. La vicenda però, seppur in gran formato, non è nulla di che, e serve solo a mostrare le varie attrazioni. Scarpa, per nobilitare l'evento, creerà un'altra storia, molto più bella, come già sappiamo.
I problemi in tv riescono ad essere piuttosto frizzanti, mentre le avventure di Cip e Ciop Agenti Speciali, importanti anche in virtù di un'inedita, non presentano sceneggiature particolarmente esaltanti, al contrario dei disegni, scattanti e movimentati.
Infine, iniziano ad essere pubblicati dei semi - inediti, ovvero le storie di Angelino, un piccolo angelo combina guai che usciva nel 1967 per la rivista Girandola TV. Non si tratta di grandi vicende, e il linguaggio quasi dialettale romanesco non aiuta il coinvolgimento.
Un numero strano, che di Scarpa ha poco. Ma un inedito e l'epica vicenda delle Sette Meraviglie, ben poco ristampata, al netto delle speculazioni su quanto l'autore veneziano vi abbia lavorato, meritano le quattro stelle.

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Continuano le strip stories, la terza del ciclo e per certi aspetti la meno amata: gli Uomini Vespa. La storia porta a compimento l'idea che Scarpa avrebbe voluto ampliare, ovvero Topolino che agisce come agente ecologico per la tutela dell'ambiente. Un'idea non molto interessante, e che in effetti fornisce il pretesto per questa terza storia a strisce. Lo spunto di partenza, ovvero un pueblo geneticamente modificato, risulta piuttosto interessante, ma il giallo non è molto ben costruito, in quanto si capisce in fretta chi sia il colpevole. Resta comunque la freschezza dell'azione e la genuinità delle gag e dei dialoghi tra i personaggi, sempre ben costruiti.
In questo volume sono presenti anche le prime tre storie sceneggiate per l'autore veneziano da Carlo Panaro, dopo l'inizio della collaborazione con le telericette. Se il fast food si scioglie con una risoluzione un po' pretestuosa e traballante, è interessante il ritorno della coppia Pippo e Gancio. Molto più frizzante è il sogno nel cassetto, in cui Paperone decide di lanciarsi a capofitto in un sogno di gioventù: recitare a teatro. Le liti con Rockerduck faranno il resto, con gag slapstick gustose. Chiude il terzetto l'inversione cromatica, una simpatica storia tra spiaggia e Bassotti.
La scatola del tempo è una bellissima e a tratti inquietante vicenda orchestrata da Fabio Michelini, in cui Scarpa collabora in parte ai bellissimi disegni di Giuseppe Dalla Santa. Paperone è costretto a dividersi tra troppa avidità e decadenza fisica, con umana debolezza e fragilità materiale. Si presenta inoltre un inedito assoluto, ovvero la versione italiana di Caught in a Flash!, con Cip e Ciop agenti speciali. La trama scialba non è molto interessante, ma Scarpa sa ben interpretare quei personaggi.
Il piatto forte del volume, anche se non c'è nel titolo, è sicuramente il mitico ticket, storia poco ristampata dell'autore veneziano, vero atto d'amore (solo in parte promozionale) per EuroDisney. Fin dal titolo è evidente la coralità dell'avventura, in cui tutti i paperi si danno battaglia, divisi a gruppetti, per trovare la chiave d'accesso per il parco di prossima apertura. Una corsa contro il tempo a bordo di veicoli avveniristici (il geniale fish - balloon) e nelle principali città europee, tra luoghi di cultura e di paesaggio incredibili. Cuordipietra si mostra come un villain eccezionale, Brigitta la solita maliarda, Gastone fortunatissimo e Paperino videoamatore. Una storia molto bella che nelle sue 76 tavole è ricchissima di eventi e di azione, come anche di un bel momento di introspezione dedicato a Paperone.
Molti disegni e schizzi vari presenti nel numero, tra cui il bel portfolio dedicato alla prova d'animazione per Ducktales, purtroppo poi mai realizzato in Italia. Inoltre, le schede degli autori: Concina, Dalla Santa e Weiss. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un bel volume, in cui il ticket compensa la parziale debolezza della storia d'apertura. La qualità è comunque sempre alta.

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Continuano le strip - story di Scarpa, e dopo la grande avventura di Brigaboom assistiamo ad un giallo urbano di stampo più classico, in cui la mitica coppia Topolino e Bruto incontrano un simpatico pony - express afflitto da uno strano disagio. Il plot si snoda tra vari furti e la trappola finale, che porterà finalmente a sciogliere il caso. Il mandante resta sempre nell'ombra, lasciano il lettore a cogitare su chi possa essere il colpevole di questa bizzarra ed inusitata sequela di atti criminosi, sotto il segno dello sternuto. Alcune idee restano scolpite nella memoria, come il carcere extra - lusso e il veliero dorato dell'ammiraglio in pensione.
L'altra chicca del numero è Topolino capostazione, un piccolo capolavoro di Bruno Concina. L'idea di base è geniale: il topo decide di abbandonare la vita avventurosa e di compiere un lavoro vero, sorvegliante ferroviario in una sperduta cittadina tranquilla. La sua partenza fa scattare una serie di meccanismi a Topolinia in cui tutti, con una buona scusa, si trasferiscono. Gambadilegno, Sgrinfia e Trudy sono semplicemente esilaranti, mentre Manetta eccelle nella sua svampitezza. L'effetto comico nasce dal fatto paradossale che, nonostante nulla possa accadere nel paesino, sono tutti interessati a giocare di intrighi e di loschi piani, sotto l'occhio occhiuto dei pochi abitanti del luogo. Un piccolo apologo che mostra, in fondo, come Topolinia non possa vivere senza Topolino (anche se in futuro serie come MMMM o Pippo Reporter sovvertiranno il teorema).
Il resto del volume prosegue tra storie in coproduzione con Amendola (e Cimino) e Del Conte, oltre ad una dello Studio Disney e una in proprio con Alessandro Bencivenni.
L'asso nella manica è però nel ricchissimo apparato critico, in cui Andrea Sani discetta dei vari stili di Scarpa sui topi, e poi sono presenti svariati schizzi per le copertine made in USA e per quelle dei Capolavori Disney. Portfolio dedicato al famoso "libro blu" (il primo libro dedicato a Scarpa del 1988) e alle riviste Disney Disney News e Disney Oggi. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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Dopo esser stato presentato a Lucca ha raggiunto le sole fumetterie la versione deluxe de Lo strano caso del Dottor Ratkyll e di Mister Hyde, di Bruno Enna e Fabio Celoni.
Dopo Dracula di Bram Topker, un'altra parodia gotica per i due autori, con un cast ancora più ricco e che fa recitare, con naturalezza, sia paperi che topi. D'altronde è lo spunto di partenza ad essere geniale: se in ogni topo la parte nascosta, quella tenuta sotto traccia, assumesse le forme di un papero, che cosa succederebbe nel liberarla? E così il pigro e dispettoso Paperino viene messo a confronto con il solare e pieno di entusiasmo Topolino. A presentare questa dicotomia è l'avvincente indagine del confuso avvocato Gabriel Pipperson, interpretato da un Pippo in grande forma. Il resto del cast è sapientemente utilizzato, da Paperoga ad Archimede, fino a Paperone e Basettoni. La prosa di Enna costruisce dei dialoghi forbiti e coinvolgenti, che giocano con una retorica scientifica mai pesante e davvero piacevole. Il disegno di Celoni fa il resto, utilizzando ombre, la bruma londinese e inquadrature cupe per sottolineare il pathos della narrazione.
La Panini ha deciso di far uscire, un paio di settimane dopo l'uscita su Topolino, un volume che raccogliesse la storia, con qualche contenuto aggiuntivo. Questa deluxe edition, che nonostante la testata regolarmente registrata pare non precludere a nuove uscite, almeno a sentire la direttrice Valentina De Poli a Lucca, è veramente un bell'oggetto editoriale, come pochi usciti negli ultimi anni. Innanzitutto la cartonatura, di rilievo seppur sensibile a possibili acciacchi, e il formato grandissimo, come mai prima d'ora. Poi la scelta di utilizzare il bianco e nero, con una retinatura appositamente apposta da Celoni. Alcuni hanno detto che sia un po' pesante, e in parte è vero, ma nel complesso il risultato è suggestivo e valorizza la chinatura e le varie vignette. Completano il volume qualche pagina degli autori, con schizzi e idee sulla realizzazione.
Una critica che si possa fare al volume è che il materiale editoriale sia un po' scarso, e che non si dica nulla sull'opera originale o di Stevenson. Ma è poca cosa, in quanto si tratta davvero di un bel libro che meriterebbe di trovarsi anche in libreria, con un efficace accostamento nero e rosso. Un volume di pregio, ad un prezzo concorrenziale (che ha dei precedenti con Tesori Disney) e che valorizza una bella storia. In vista della futura uscita di un Frankenstein rivisitato dalla stessa, grande coppia di autori.
Recensione pubblicata anche qui.

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Il 18 novembre si festeggia l'ottantaseiesimo compleanno di Topolino e la redazione lo celebra con una vignetta della Ziche e soprattutto con una stupenda storia scritta da Casty (e Faccini, anche se non accreditato) e disegnata da entrambi con un tempo a testa, con la copertina, invitante ma un po' statica (e le altre proposte osavano di più), realizzata dall'autore di Gorizia. Topolino e i 7 Boglins è un thriller ad altissimo tasso di tensione e mistero, diviso nettamente in due parti: la prima è una beffarda moltiplicazione di sosia di Topolino, mentre la seconda parte vira sul giallo. Ed è su premesse quasi oniriche che la vicenda si sviluppa in modo sempre più teso, coinvolgendo il lettore ed avviluppandolo in una ragnatela di dubbi in cui non è più chiaro che cosa sia sogno e che cosa realtà. Hitchcock è di sicuro un punto di riferimento con il suo Vertigo ed il tema del doppio e dell'identità da riconquistare è sviluppato alla perfezione. La rivelazione finale, con spiegone accessorio, non è per nulla prevedibile né pesante, ma non è il focus della storia. Il perno centrale è mostrare il dramma della perdita d'identità e che cosa fare per recuperarla; se poi è Topolino a doverne soffrire, la questione diventa ancora più interessante. Non mancano gli spunti comici e i momenti leggeri di sospensione, anche negli attimi più disperati come la lotta con il leone. I 7 Boglins ti legano alla sedia e ti trascinano in una storia forte e senza compromessi, con mille interrogativi e punti di domanda che da tempo non si vedevano. Per quanto ci siano delle situazioni che sono un chiaro e fedele omaggio al passato, specie nel finale, non appaiono mai pesanti o superflue. Un giallo attualissimo e vivo come quelli di Gottfredson o Scarpa. Una storia che diventa in fretta un capolavoro, davvero eccezionale.
Il resto del numero impallidisce di fronte a cotanto lavoro. Paperinik colpisce ancora! propone uno stilema classico delle prime vicende del papero mascherato e anche in alcune recenti, in cui la figura dell'eroe viene banalizzata e commercializzata. Qui è la memoria storica di Fantomius a farne le spese, grazie al nuovo spazio che Marco Gervasio ha donato al gentiluomo mascherato. Mazzoleni usa bene Paperone e Gastone come antagonisti, mentre De Lorenzi cura tutto con garbo, specialmente la folla paperopolese. La storia danese, Zio Paperone e il tesoro ritrovato di Hedman e Fecchi, presenta ottimi disegni ed una sceneggiatura non molto coinvolgente, in cui l'azione però si riscatta nelle scene marine.
Gli editoriali dedicati al film sull'orso polare Nanuk e sulla supercross sono interessanti e istruttivi. Spazio viene lasciato ad un libro per bambini della brava Licia Colò e alle magie di Brachetti. A parte uno spiacevole errore nell'attribuzione di una copertina nell'editoriale (si tratta di Gervasio e non di Cavazzano), tutta la confezione risulta molto buona.
Un numero ben condotto che fa perno sulla storia di Casty e Faccini, ottimo modo per celebrare il compleanno di Topolino e rendergli giustizia con una storia avvolgente, emozionante e vagamente disturbante, capace di spiazzare tutti i lettori. Solo questa vale, da sola, le cinque stelle.

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E finalmente arrivarono le strip - stories, quel particolare esperimento narrativo che Scarpa propose alla redazione, e che fu accettato. L'idea era di riproporre il formato a striscia che aveva reso grande Topolino nelle storie di Gottfredson, proponendo però ogni settimana una decina di strisce, pubblicate due per doppia pagina (ovvero ogni striscia continuava nella pagina successiva, per circa quattro vignette). Per Scarpa era un modo di tornare al passato e rivendicare la sua americanità, senza però fossilizzarsi: le tematiche delle quattro storie a strisce sono vaste, variegate e molto coinvolgenti, sempre attuali.
In Brigaboom si coglie tutto quel fascino per le invenzioni inusitate, le atmosfere misteriose, i luoghi esotici e i piani criminali ambiziosi, con un Pietro Gambadilegno davvero in parte e diabolico. I pericolo che Topolino e Gancio dovranno affrontare sono tanti, a partire dalla disapprovazione e dallo scetticismo che brandelli della società civile proveranno per loro (un concetto che Casty saprà ben riprendere). Il mistero è avvolgente e complesso, mentre la macchinazione puntata dopo puntata si disvela, sotto la minaccia dello spraysan, che nel 1989 non poteva non far riflettere anche sul buco dell'ozono. Un giallo dinamico e bellissimo, che nelle sue quasi cento pagine cattura il lettore, guidato dal bellissimo tratto dell'autore, che in queste quattro storie ha lasciato quasi una sorta di testamento artistico, una summa del suo stile e della sua poetica.
Le altre storie al confronto scompaiono, nonostante buone sceneggiature e validi disegni. Ricordiamo però un paio di produzioni dello Studio Disney, ormai agli sgoccioli, in cui il Maestro prende di mira il povero Paperino oppure posa un altro mattone nell'eterna rincorsa amorosa tra Paperone e Brigitta: storie poco note pubblicate sul Mega e poi su Zio Paperone o i Maestri Disney.
Interessanti sono anche una ciminana ambientata nel quotidiano oppure una vicenda del poco noto, ma molto abile, Crecchi.
Da un punto di vista editoriale, non possiamo non essere più che felici dall'annunciare che l'opera durerà 51 volumi complessivi, e non 48 come annunciato. Dall'introduzione di questo volume risulta poi chiaro che nei prossimi volumi verranno proposte anche le poche storie non-Disney non ancora presentate (Angelino!). L’ultimo volume, il cinquantunesimo, farà da indice dell’opera (come è successo in passato con Barks e Gottfredson). Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Una bellissima storia, che da sola vale le quattro stelle, si accompagna ad un prolungamento dell'opera, probabile segno che sia andata piuttosto bene.

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Che cosa si chiede ad una ristampa? Ci sono due modi di riproporre del materiale editoriale: la forma anastatica, ovvero la riedizione pedissequa degli albi originali, oppure una nuova edizione, capace di coinvolgere più pubblici con materiali inediti. Se Pk Reloaded, quasi dieci anni fa, aveva seguito di fatto la prima pista, con qualche minima modifica non memorabile, con Pk Giant la Panini affronta tutta un'altra strada, più rischiosa forse ma decisamente più interessante.
E prima di addentrarci nei dettagli editoriali, spendiamo due parole su di una storia di 71 tavole da un layout più che irregolare per i canoni disneyani e la cui trama sovvertiva parecchi punti fermi dell'universo paperopolese. La sfida che la gestione di Paolo Cavaglione lanciò nel 1996 alla divisione fumetti fu quella di creare un nuovo formato che si rifacesse allo stile supereroistico americano, contaminato però dalla leggerezza dei personaggi Disney. Ezio Sisto, responsabile alle sceneggiature, guidò il processo creativo formando la squadra del Pk Team, ovvero un gruppo dei giovani e talentuosi artisti usciti dall'Accademia Disney. E il primo numero, scritto insieme ad Alessandro Sisti, fu affidato allo sperimentale Alberto Lavoradori. Evroniani si rivela, a più di diciotto anni di distanza, una storia matura e fresca, capace di spiazzare sempre il lettore. Non è solo uno stile spigoloso e quasi pittorico, le inquadrature ardite o un ritmo dei dialoghi incalzante, ma è il vero e proprio sovvertimento dello status quo che colpisce e la consapevolezza, finalmente, di poter raccontare storie adulte senza timore, mantenendo intatto quel gusto sapientemente autoironico che contraddistingue un personaggio come Paperinik.
La nuova ristampa decide di valorizzare questa rivoluzione, che proseguirà ancora per tanti numeri, mantenendo il formato spillato e aumentandone le dimensioni (forse non di tantissimo, ma neanche di poco) e dando l'occasione agli autori di disegnare nuove copertine. In questo senso Lavoradori compie un eccellente lavoro, con il suo stile sempre più sperimentale. All'interno si trovano nuove rubriche, sulla falsariga di quello stile demenziale che imperversava su Pkna, e la PkMail, che mantiene il suo profilo graffiante e caustico verso i divertiti lettori - scrittori. Infine, un poster interno permette di vedere la (mezza) vecchia copertina con, sull'altro alto, un bel disegno inedito di Intini che la paròdia.
Se la storia resta più che valida, e vicende ancora più valide usciranno nei prossimi mesi, anche la forma editoriale passa a pieni voti un esame difficile. In fondo, riproporre un materiale piuttosto semplice da trovare nell'usato con nuovi stimoli non era semplice. Il nuovo lettore, appassionato da Potere e Potenza, troverà un ottimo prodotto editoriale (e si spera se ne appassioni sempre di più). E il vecchio pker - alcuni invecchiati male a vedere i commenti veteronoiosi che si trovano su fb - avrà davvero il dubbio se lasciar perdere questa nuova edizione che, tra belle copertine inedite, buone rubriche, il poster, qualche allegato e un formato più grande, rende davvero interessante questa ennesima ristampa. Ristampa che davvero ha rivoluzionato il fumetto Disney e che si rivela sempre una lettura essenziale per chi è appassionato di fumetto tout court.

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Un numero dell'omnia che contiene, per la prima volta in maniera integrale, un capolavoro: Paperolimpiadi! Finalmente, dopo 26 anni dalla sua uscita, viene pubblicata in Italia nella sua interezza, così come la voleva il suo autore. Ci sono le sfortunate quattro tavole della gag con Sgrizzo e Paperoga, c'è la famosa ultima tavola della terza puntata, tagliata all'epoca nel numero 1707 per far posto ad una pagina di pubblicità (e che già era stata mostrata in questo sfortunato numero di Tesori), con l'errore di lettering corretto. E c'è un buon portfolio dedicato alle due copertine scarpiane e alla storia in generale.
Si tratta della storia unica (non a episodi scollegati) più lunga mai realizzata da un unico autore o anche solo da un unico disegnatore. 250 tavole in cui l'artista di Venezia sfrutta le Olimpiadi di Seul per imbastire una ricca e fitta trama in cui le sfide affaristiche di Paperone e Rockerduck portano alla creazione di una inusitata videocamera capace di filmare il futuro, oggetto conteso dai malefico trio di Topolinia Gambadilegno - Trudy - Plottigat, e che porterà la banda dei paperi in Corea a sfidare vecchie conoscenze spaziali e a dare una mano ad una bella e coinvolgente storia d'amore tra due creazioni del Maestro.
Una trama ricca di fatti e capace di svolgerli bene, con scioltezza e grande naturalezza. Tutto ha senso e scorre come un perfetto ingranaggio, senza appesantire mai ma coinvolgendo il lettore con interesse. A questo si aggiunge un cast corale amplissimo, arricchito da molte creazioni scarpiane vecchie e nuove, e un bellissimo episodio dedicato esclusivamente alla storia d'infanzia tra Kim Don-Ling e Chen Dai-Lem, due bellissimi personaggi. Scarpa non si fa problemi a spiegare la dura realtà del 38° parallelo, così come a prendere di mira il grande circo mediatico - sportivo. Ad emergere è la freschezza del racconto e l'ampia gamma di situazioni, mai svogliate e logicamente legate.
Le altre due storie mostrano il protrarsi della collaborazione con Amendola, mentre il portfolio è dedicato alle belle illustrazioni per i manuali di giochi fatte con Del Conte. Scheda autore dedicata a Piero Degli Antoni. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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La solita bella copertina di Perina ci introduce a questo settimo numero di Topostorie, testata curata ma che deve dibattersi tra due problemi: un prologo con troppe poche pagine a disposizione (tra le 20 e le 22) e una marea di storie da collegare (in questo numero sono ben undici). Troppe per poter realizzare un lavoro interessante e Marconi è qui costretto, come spesso è accaduto, a far partire il solito teatrino dei ricordi, tutti legati ovviamente a passati Halloween. E il potenziale sarebbe ampio, perchè la testata non si fa problemi da pescare da svariate provenienze: qui abbiamo storie da Zio Paperone e dal Mega, con Barks pubblicato a quattro strisce e chicche interessanti.
Il perno del volume è questa storia danese dell'ultimo e dinamicissimo Branca, forse il suo periodo più personale. Ciò che lì accade è il motore dell'albo, che costringe i paperi ad un viaggio fino a Topolinia per parlare con Pippo e Nocciola, in una piacevole commistione di mondi. E unico modo, d'altronde, per collegare così tante vicende, che purtroppo non accadono mai in fieri ma solo nel passato della memoria.
Il pezzo forte del volume è chiaramente le forze occulte di Carl Barks, nella sua versione originale non censurata, ormai da anni quella utilizzata. Lo scatenato adattamento del corto americano permette al maestro dell'Oregon di orchestrare una classica battaglia tra Paperino e i nipotini con in aggiunta l'elemento magico. La testardaggine del papero è più che viva e l'atmosfera quasi dark e spiritica coinvolge il lettore. Il mostro Smorgasbord è la ciliegina sulla torta, magnifica rappresentazione di tutti gli incubi. E Nocciola viene utilizzata benissimo, come farà in seguito Bottaro. Qui abbiamo la classica fattucchiera, che proverà a convincere Pippo con i modi più folli. Di questa storia parleremo prossimamente, perchè è stata pubblicata anche nel primo numero della nuova testata "I migliori Anni Disney" in uscita negli stessi giorni (ed è una sovrapposizione assai grave). Mentre invece, su testi di Michelini, c'è la prima ristampa della bella Pippo Halloween, in cui l'autore di Rapallo si concentrava sui suoi amati personaggi con un gusto scatenato per le distorsioni e i meravigliosi colori pastello. Davvero una grande prova, purtroppo una delle ultime.
Dall'America arrivano ancora un'altra scatenata, storia di Barks, una sua classica ten - pages, e una vicenda scritta e disegnata dal grande Don Rosa, per la prima volta ristampata. I pasticci di zucca lasciano che siano le gag slapstick a predominare, in una folle battaglia con il vicino Jones.
Le altre storie non risultano particolarmente memorabili, sia le danesi che le italiane. Si fanno notare il tratto pulito e guizzante di Pier Paolo Rovero, autore completo, e una vivacissima sarabanda festaiola al deposito di Zio Paperone, con un frenetico Andrea Ferraris su testi di Sarda.
Insomma, un numero che ha il pregio di pubblicare storie non scontate, anche se poi si pesta i piedi con pubblicazioni concomitanti. E il prologo va inevitabilmente in secondo piano, annegato da troppe storie non tutte molto valide. Probabilmente un modo per dare più spazio e più senso al prologo non è dargli più pagine (cosa che probabilmente non è prevista perchè economicamente non sostenibile), ma far sì che sostenga quattro o cinque storie di carattere, in due tempi, in modo che ci sia quindi più respiro nei vari intermezzi, magari prendendo in considerazione anche un piccolo taglio del numero complessivo di pagine del volume. La testata avrebbe più forza e davvero sarebbe come leggere un solo romanzo, senza inutili e ripetitive digressioni.
Se Topostorie vuole essere come i primi Classici, dovrebbe scegliere con molta cura le storie da pubblicare, scegliendo il meglio, con un prologo che le valorizzi, lasciando che siano altre testate, Big in primis, a pubblicare non solo da Topolino. In questo modo, il filo conduttore acqusiterebbe più senso, e le ristampe sarebbero più pregnanti, creando qualcosa di memorabile. Le tre stelle sono di buon auspicio per un auspicabile cambio di passo.

Recensione di V


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E dopo i primi due bellissimi volumi, si chiude, per ora, un'ideale trilogia bianca dedicata a Silvia Ziche con un volume che non poteva mancare e che da molti era invocato. Parliamo della riedizione di uno storico vattelapesca, uno dei pochi a pubblicare per intero storie lunghe e che per anni è diventato un oggetto del desiderio per molti, che lo ritenevano raro ma meritevole di alte cifre sul mercato collezionistico. La nuova edizione, oltre a riprendere il formato flipbook, con possibilità di leggere da un lato o dall'altro, propone una bellissima doppia copertina di Silvia Ziche e il tipico colore bianco delle altre due edizioni.
E possiamo ora parlare delle storie, fondamentali non solo per il periodo in cui uscirono, il 1996 e il 1997, ma anche capaci di lasciare il segno in futuro. La Papernovela era l'audace lunga (e prima) storia da autrice completa: ben 24 puntate con un ritmo rapidissimo, sole sei tavole per ogni puntata (a parte la prima e l'ultima). L'idea della Ziche era di parodiare con arguzia la telenovela come medium in cui la storia principale si disperdeva dietro una miriade di avventure dei vari protagonisti e un grande profluvio di gag indimenticabili, dalle papere che pullulano agli spot pubblicitari deliranti, agli yeti appassionati di marketing ai processi farlocchi, fino alla demitizzazione del supereroe. Il mistero del papero del mistero, che attanagliò per mesi tutta Paperopoli e gli stessi lettori, con un coinvolgimento forse imprevisto, servì a far ergere quella storia come vera calamita, capace di oscurare tutte le altre presenze. Il grande cast è usato molto bene dalla Ziche, con un grande senso della misura, ma ad emergere è il ritmo della sceneggiatura, deliziosamente folle.
Il Topokolossal, ideale contraltare alla Papernovela, propone una trama sicuramente più compatta e per certi aspetti più tradizionale, basandosi su due pilastri: un diabolico trio formato da Gambadilegno - Macchia Nera - Plottigat, divertenti ma temibili, e la demolizione di Topolino, mai così confuso e succube di un meccanismo, quello cinematografico, in qualche modo a lui estraneo. L'utilizzo di Annabel Lecter, geniale invenzione della Ziche, temibile e crudele regista, permette di maltrattare il povero topo, in preda a profondi complessi di inferiorità. E poi compare tutta una serie di spiritosi attacchi contro i clichès dei film kolossal americani, in una girandola iperbolica di folli gag (e basta pensare al costume incredibile del Cugino Gino e dell'irrefrenabile sghizzamento che provoca per averne un'idea), per delineare il ritmo demenziale che Faraci aveva portato su Topolino e su Disney Megazine.
Prima di chiudere, una piccola nota sull'edizione, che purtroppo non presenta alcun editoriale o nota di presentazione, probabilmente impossibilitati dal formato che non poteva sforare quel numero di pagine. Spiace però aver rintracciato (e nel topic del volume si vedono i vari casi) strane e poco chiare censure, oltre che ad un errore di colorazione. Un vero peccato, che comunque non intacca il valore dell'opera.
Due storie importantissime quindi, ben più del peso specifico che pure l'aspetto farsesco comporta. Ed è indubbio che lo stile di Silvia Ziche si sia forgiato in queste opere, stile fatto di gag, demenzialità ma anche acuta lettura introspettiva dei personaggi e raffinato utilizzo del ritmo delle battute. Storie che hanno segnato profondamente il fumetto disneyano.

Recensione di V


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Un altro numero dell'omnia scarpiana che ci porta sempre più vicini alla fine, purtroppo. Ma ancora molti sono i fuochi d'artificio pronti ad esplodere, come nel prossimo volume, dedicato a Paperolimpiadi.
Quest'uscita è piuttosto anomala, perché vede solo tre storie su disegni di Scarpa, mentre le altre sono tutte collaborazioni con i suoi discepoli, Sandro Del Conte e Maurizio Amendola, che già da un po' di anni lavoravano in maniera autonoma. Come nel precedente numero, la mano di Scarpa si nota non sempre con facilità, ma risulta molto interessante dotarsi di occhio critico, e ricercare le finezze del maestro veneziano, aiutati dalle puntuali presentazioni di Alberto Becattini. Le storie sono molto varie e presentano avventure cosmiche, drammi con la sfortuna, vicende paradossali, episodi storici e manie della società contemporanea.
La storia più rilevante è quella che dà il titolo al volume, quel Paperic sceneggiato da Pezzin, che mette in moto una spassosa ed avvincente caccia allo storico relitto. Non mancano i colpi di scena e gli espedienti tecnologici, più che verosimili. C'è spazio anche per una storia dal Diario di Paperina su testi di Panaro, e una vicenda della brava Claudia Salvatori, in cui Paperino è subissato dai colpi della sfortuna.
Chiude il volume la presenza di un inedito, questa volta non con personaggi disneyani ma sempre funny animals provenienti dalla Germania, Lupo. Scarpa usa il suo solito brio anche per personaggi cui è meno uso, in questa edizione scannerizzata, tradotta e letterata appositamente per la pubblicazione in questo volume, debuttando quindi ufficialmente in Italia. Schede finali dedicate a Del Conte e Amendola (e a Gambadilegno). Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un altro volume come sempre interessante, anche se la minor presenza di Scarpa inficia un po' la qualità complessiva. D'altronde lui stava preparando grandi cose, come vedremo nei prossimi numeri.

Recensione di V


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E si comincia con gli inediti di Scarpa, che in questo numero e molto probabilmente anche per tutti i prossimi, faranno capolino qua e là. Se in futuro compariranno storie con personaggi nuovi o poco usati come "Cip & Ciop: agenti speciali" e "Talespin" (si spera), in questo volume assistiamo ai tradizionali personaggi disneyani, in storie perdute dello Studio Program.
Boschi realizza un interessantissimo articolo dedicato a queste vicende, con le tavole che si perdevano a causa della improvvisa chiusura del programma internazionale di storie, che di fatto bloccò tutte quelle già consegnate. Alcune sono riemerse negli anni in maniera burrascosa, spesso senza dialoghi, ricostruiti dall'abile Boschi, che ha individuato il 1984 come data probabile di realizzazione. Il segreto della palandrana e gli uccelli dorati sono due diversi modelli di caccia al tesoro, il primo più elaborato. Restano Brigitta e Filo Sganga, sempre usati da Scarpa per portare nel mondo le sue creature. La marmitta fotonica è un giallo con Topolino pieno di temibili invenzioni e di un clima da guerra fredda e da controspionaggio che in quegli anni andava declinando, con il miglioramento delle relazioni USA - URSS. Si tratta in generale di storie più frizzanti, ben orchestrate e rimaneggiate da Scarpa. Boschi ha poi saputo aggiungervi buoni dialoghi e credibili soluzioni narrative.
Il pezzo forte è composto però dai due inediti. Il primo è a livello mondiale, Nonna Papera e il rospo da guardia, ritrovata tramite a provvidenziali aste (grazie anche ad un nostro utente :) ): una storia tranquilla ambientata nella fattoria con Archimede, in cui un'invenzione genera un incrocio tra un rospo e un cane. La tematica del diverso non è male, ma la brevità non aiuta. Molto più dinamica e brillante l'altra storia, Don't Worry About It, con uno stralunato Pippo che inguaia in continuazione una Clarabella furiosa. Ritmo da cartoon, è stata rimaneggiata dallo stesso Scarpa quando la ritrovò nei primi degli anni '00. Il disegno è comunque sempre curatissimo, efficace e chiaro, com'era tipico di quegli anni.
Compaiono in questo volume anche le storie in cui Scarpa appare solo come collaboratore di due sue allievi, che già da qualche anno realizzano storie in proprio: Maurizio Amendola e Sandro Del Conte. La loro presenza è indubbiamente interessante, anche se l'intervento del maestro di Venezia è a volte molto leggero e non particolarmente visibile. Interessante però cercare la sua mano, in storie che si dividono bene tra imprese paperoniane con fin troppi epigoni italiani (l'abusivismo edilizio), disavventure di Paperino e Paperoga e avventure surreali. Ai testi Payne, Michelini e Pezzin. Ed è proprio quest'ultimo a servire una divertente storia con la macchina del tempo, in cui didattica e divertimento vanno a braccetto.
Ma è sempre Romano Scarpa a proporre il meglio, con due storie da autore completo in cui torna al suo primo amore, ovvero i sette nani. A più di vent'anni dalla loro ultima e unica ristampa, ritornano le vicende che davano un ideale seguito al film immortale di Walt Disney del 1937. L'autore può sbizzarrirsi nel creare nuovi personaggi, in questo setting medieval - fantastico, come re Arbor, Rory e altri. Due vicende ricche di situazioni e di spunti creativi forti e validi, in cui i personaggi si muovono benissimo, con dolcezza e pathos.
Un bellissimo volume che dà inizio alle collaborazioni con altri autori e presenta degli inediti, di cui uno a livello mondiale. Il portfolio, stringato, è dedicato agli studi per i nuovi personaggi di Biancaneve, e ci son due schede autori per gli inchiostratori Valentini e Michieli. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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Un altro numero bellissimo in cui, a fianco di storie note ed ottime si aggiungono dei piccoli gioielli, che sorprenderanno in positivo chi non li conosce. In fondo è molto facile parlare bene di Buck alias Pluto e il richiamo della foresta, una delle ultime parodie di Martina, in cui la mimesi storica è totale e dove i personaggi riescono brillantemente a rievocare i ruoli originali. Pluto è straordinario, grazie ai disegni di Scarpa, nell'esprimere selvaggio istinto e amore sincero. Topolino e Pippo risultano smaliziati e comprensivi cercatori d'oro. Una storia niente affatto facile, in cui la sceneggiatura è perfettamente equilibrata e bilanciata. Anche il ferro d'oro e i tesori De' Paperoni sono colmi d'amore, in questo caso per la città di Venezia. Più valida la prima che la seconda, sono però due storie memorabili per gli scorci, i canali e le meravigliose architetture, oltre a grandi avventure corali, che il Maestro sapeva gestire alla grande.
Altre due storie da autore completo: dietro il sipario dove continua la presenza di Zenobia, e una minore con lo Studio Disney, in cui risultano memorabili però i robottini a forma di Sette Nani.
Il resto della recensione preferiamo però lasciarlo a storie meno note, in cui il tratto scarpiano si unisce a trame profonde e coinvolgenti. Il vandalo del plenilunio è un bellissimo giallo sceneggiato da Giorgio Ferrari, autore minore ma molto interessante. In questa vicenda sa unire bene paranormale e mistero inquietante, aiutato da location nebbiose suggestive e ferite dolorose inferte a Topolino che danno pathos alla vicenda. Di impianto classico, offre parecchi elementi di novità e di coinvolgimento, con personaggi secondari mai banali e la descrizione di un mondo, quello delle ceramiche, approfondita e credibile. La tensione fa il resto, generando sano mistero e curiosità.
Il natale spaziale è invece un piccolo gioiello sceneggiato da Massimo Marconi. Il rapporto conflittuale tra Paperino e Paperone è ben raccontato, e il miele di cui la storia è ricca non è mai troppo zuccheroso, permettendo un finale bellissimo e colmo d'amore e d'affetto. Una storia dolce e bella, con un paio di passaggi innovativi, come il racconto fatto a pellicola muta e il finale fittizio. La vacanza da nababbi, nel suo classico procedere, sfigura un po'.
I colori sono quelli originali, tranne per i Tesori che arrivano da Zio Paperone 161. Portfolio molto bello dedicato alle illustrazioni di Scarpa e Del Conte per il volume "Giochi in casa". Scheda autore per Massimo Marconi. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un bellissimo numero, che stupisce per alcune storie che possono essere meno note e che sono assolutamente da conoscere.

Recensione di V


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Un altro bel volume che conferma la fecondità e la qualità di Scarpa in quegli ottimi anni '80, ricchi di un connubio di idee e di stile ricchissimo.
L'idolo vulcanico è un buon giallo esotico con l'affiatata coppia Topolino - Gancetto contro il mitico trio Gambadilegno - Trudy - Plottigat. Scarpa fa uso di questi cattivi con continuità e gran classe, rendendoli davvero sinergici tra di loro. Ma è Zenobia il personaggio importante del numero. Questa nuova creazione, un'avvenente regina di una sperduta civiltà africana, appare nella famosa regina d'Africa, bella avventura in cui l'azione la fa da padrone. Certe idee tecnologiche risultano ancora attuali e tutti i personaggi, compresi quelli secondari, sono ben costruiti. Zenobia ritorna nelle rane saltatrici, diretto sequel in perfetta continuity (nonostante la prima storia sia stata pubblicata sugli albi fuoriserie di "Topolino Più"), un giallo più metropolitano con ancora il malefico trio.
Molto interessanti sono le due collaborazioni tra l'autore veneziano ed il grande sceneggiatore Giorgio Pezzin. Nelle piantagioni polari le tipiche e stravaganti imprese commerciali di Paperone trovano un interessante sbocco in una bella avventura, mentre la prima sceneggiatura pezziniana con Scarpa e i topi è il fantastico "Tokamak". In questa bella vicenda i temi tipici pezziniani dell'attualità che irrompe nel fumetto, la corsa alle armi e la stupidità dei governi, trovano terreno fecondo con l'ambientazione spaziale e il coraggio del nostro topo. Anche il bravo Bruno Concina è presente con una doppietta di storie, in questo caso i suoi primi lavori con Scarpa: il gradevole giallo della breve "vacanza" e il dinamico ferragosto in città.
Tornando a Scarpa, viene pubblicato l'atipico sequel ai Parastinchi, uscito per il Classico Disney #91. Non aggiunge molto al capolavoro olimpico, ma sposta la narrazione alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984. Infine, non manca una piacevole storia dello Studio Disney, sempre su testi di Scarpa, disegnata nel 1984 ma pubblicata in Italia solo nel 1991.
Il portfolio è dedicato a Paperetta e alla sua interpretazione di Kokacin nel "Milione". Viene così colmato il buco di una storia saltata (con i colori moderni), anche se non si tratta di nulla di eccezionale. Compare anche una scheda dedicata a Giorgio Pezzin e al personaggio di Topolino, più qualche interessante focus sui rodovetri e sul classico olimpico. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un ottimo numero, con belle sceneggiature e avventurose storie.

Recensione di V


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Ormai il rodaggio di Topostorie è finito, e si può dire che il valore del prologo è nettamente migliorato. Dopo i mediocri inizi dei primi tre numeri, si era passati al numero estivo con un filo conduttore semplice ma brioso, mentre quello dello scorso mese mischiava più modalità, collegando però bene le storie con interesse. Anche questo numero colpisce nel segno, con un buon Marconi che utilizza la figura di un rampante e giovane manager che invidia la dolce vita di Paperino, tutta pennichelle e amaca. Le storie sono così intervallate dagli incontri occasionali con questo personaggio, e dalle riflessioni filosofiche dei due, ovviamente smentite in parte dalla storia successiva, in cui sappiamo bene come il nostro papero preferito deve faticare e dimenarsi per uscire, parzialmente, vincitore. In tal senso, il ripetersi continuo del termine "dolce vita", ricorda un po' il leitmotiv di un classico come "Io, Topolino!", in cui il titolo veniva ripetuto ad ogni momento del filo conduttore.
Le otto storie (comunque troppe per sole 22 tavole di collegamento) sono molto variegate, con grandi autori, e legate dalla figura di Paperino, tanto che si potrebbe definire un numero bis di Paperino Mese. Ed è proprio da questa testata che arriva la prima storia, per confermare la flessibilità della testata di pescare da qualsiasi parte. Due sono le belle storie: nella seconda occasione, Artibani riflette con sagacia sul ruolo di Paperino, inanellando una serie di ottimi dialoghi, di paradossi formidabili e di battute surreali: una sarabanda volteggiante di guai che ben simboleggiano la filosofia del papero. Nel casco respingente, Rodolfo Cimino mette su un'avventura dinamicissima, passata alla storia, oltre che per la buffa trama, per le innovazioni grafiche del Cavazzano più "techno", comprese le audacissime inquadrature - in primis, la vignetta "trasversale" che occupa l'intera ventiquattresima tavola - e l'Archimede Pitagorico scapigliato e senza occhiali. I disegni di Cavazzano giganteggiano in entrambe le storie.
Interessanti sono anche la storia dei Barosso d'annata, e quella di uno spiritoso Chendi che materializza malattie, creando divertenti gag ben interpretate da Massimo De Vita. Non può mancare il Professore, sempre bravo a descrivere i rapporti tosti tra Paperone e il suo nipote pelandrone. Molto divertente è infine la macchina delle scuse, con uno scatenato Artibani che si diverte a creare situazioni sempre più folli ed esagerate.
Un numero in generale buono, anche se pesa l'assenza di storie in due tempi. Il prologo è ben gestito, con i disegni della Molinari molto sobri per quel che riguarda gli sfondi, più che minimalisti. Le storie scelte, con qualche picco, non sono mai banali, ma non tutte sono eccellenti. Un numero buono insomma, ma niente affatto memorabile.

Recensione di V


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Un numero interlocutorio, con la bellissima storia centrale e un gruppo martiniano interessante e qualcosa dello Studio Disney.
Parliamo subito de La storia di Marco Polo detta Il Milione, capolavoro di Martina con una grande presenza di Scarpa anche ai testi, mentre sui disegni la sua qualità è come al solito di altissimo livello. Si tratta di una parodia del Professore del'ultimo periodo, quello degli anni '80, in cui alla rievocazione nel presente di storie del passato e a qualche uso un po' ritrito di svariati clichés preferisce la messinscena in costume più rigorosa dell'opera, utilizzando i personaggi come veri attori e piegandoli alle esigenze della storia. In questo senso il Milione, al netto della sua ironica cornice attuale ambientata negli Studios televisivi di Paperone, conciliante per ammiccare alla coeva programmazione televisiva italiana dello sceneggiato RAI di Montaldo, può avvalersi di un'affascinante struttura ad incastro di "racconto nel racconto", utilizzando flashback e la presenza valida di Topolino. L'utilizzo di un piacevole trio formato da Paperino, Paperone e Pico è più che azzeccato per rappresentare i veri rapporti famigliari di Marco Polo, mentre la dimensione del viaggio è presentata in maniera suggestiva dalle vignette panoramiche e dai grandi sfondi naturalistici disegnati con perizia dal maestro. Gli espedienti per realizzare l'avventura sono acuti e piacevoli, utilizzando benissimo sia Rockerduck che Gambadilegno e Trudy, sempre affiatatissimi. Il tutto porta ad un finale eccezionale, in cui la morale arriva senza essere noiosa, e il cuore del lettore si stringe a quello dei protagonisti. Il contrappunto comico delle vicissitudini della fiction paperoniana funziona benissimo, permettendo di stemperare la tensione in determinati punti senza però invalidare il sense of wonder. Decisamente una grande storia, in cui Scarpa, con il suo apporto ai testi, mitiga benissimo i limiti di Martina.
Le storie dello Studio Disney risultano gradevoli, grazie ad un buon apporto dell'artista veneziano, e le suole da scasso fanno divertire. Più interessante la storia di Gordon Payne, cui è dedicata la scheda autore, il tempo del tè, con un'idea di partenza divertente. Martina presenta invece un buon terzetto di avventure con Topolino e Pippo, tra gialli, viaggi nel tempo e soggiorni esotici. Particolare come le ultime due storie presentino lo stesso incipit, con anche lo stesso taglio di vignetta, e dimostra un po' la prolificità del Professore e quindi un certo ripetersi delle impostazioni narrative.
Infine, merita citare il c'è dollaro e dollaro, strano titolo per un giallo di Angelo Palmas con la presenza di Gancetto, messo proprio per invogliare Scarpa a disegnarla. Il bel portfolio è dedicato al Milione. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un volume che grazie alla grande parodia è davvero bello, un classico che tutti dovrebbero leggere, anche solo per conoscere qualcosa di più su Marco Polo, ed il contorno presenta buone storie.


Recensione di V


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Un numero molto bello dei Grandi Classici questo mese, capace di azzardare presentando storie del 2000 e del 1998, squadernando il tipico range temporale che la testata generalmente ospita. Ma d'altronde è una tendenza presente già da parecchi mesi e che è più che valida se è suffragata da motivi di coerenza interni.
Se prendiamo la bella storia delle riparazioni a catena, vediamo come si tratti di una delle ultime storie che il maestro Romano Scarpa disegnò per il mercato italiano, prima di passare all'editore danese Egmont. Negli scorsi numeri erano state pubblicate le altre, continuando dunque un certo filone. La sceneggiatura di Panaro dona verve ed energia, sottolineata dai disegni, con un Orazio scatenato nella riparazione di qualsiasi cosa, con una serie di scene domestiche e pratiche molto genuina. Non meno brillante è la storia cui è dedicata la copertina, ovvero l'ultima arachide, su testi di Artibani e disegni di Perina. Si tratta di una vicenda importante perché riportava su Topolino il personaggio di Super Pippo, assente dalle storie italiane da parecchi anni. Artibani sa come rivitalizzare il personaggio, donandogli sì i superpoteri delle spagnolette, ma impregnandolo di quel pensiero laterale che tanto amiamo di Pippo. Perina realizza, come suo solito, un lavoro impeccabile, sottolineando le molte situazioni ricche di humour. Non manca poi Cimino ed un doppio Barosso.
La sezione Superstar sa essere particolarmente intrigante, anche senza pubblicare grandi rarità. La particolare vicenda della mela stregata, già pubblicata su di un Maestri Disney Oro del 2006, presenta un mirabile tris d'artisti - Martina, Carpi e Chierchini - alle prese con una vicenda surreale e bislacca in cui i tanti personaggi interagiscono in maniera per noi, oggi, piuttosto particolare. Ma il ritmo resta assolutamente valido. La rara storia di Hubbard con il Grillo Saggio lascia posto al vero piatto forte del numero, per la prima volta pubblicato tutto insieme: il Dottor Paperus e il suo seguito.
Va subito detto, purtroppo, che la versione del capolavoro di Bottaro e Chendi non è quella originale, con l'alternanza con le pagine in bianco e nero, ma è tutta a colori. A parte questa spiacevolezza filologica, questa parodia è davvero un classico senza tempo, capace di inserire spassose battute sulla guerra e interessanti questioni sulla collaborazione tra stati confinanti, riflessioni sul tempo che passa e sulla giovinezza e apparizioni diabolicamente malvagie dell'incarnazione del male. Il tutto condito da battute al vetriolo e ad un'ambientazione medioevale suggestiva. Le splash pages di Bottaro fanno il resto, regalando un paesaggio infernale più che memorabile. Il seguito, del solo artista di Rapallo, pur avendo una storia meno concreto, tiene benissimo il tempo al ritmo di gag, tormentoni e deliranti citazioni: il cast dei personaggi torna alla grande senza essere mai svilito.
Un numero praticamente perfetto, anche se spiace vedere questa modesta storia ristampata dopo soli tre anni, per altro sulla stessa testata. Detto questo, il numero è un fantastico mix di antico e moderno, presentando il meglio da entrambe le epoche. Spiace per quel paio di mancanze editoriali, ma non inficiano la bontà del numero.


Recensione di V


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Recensione pubblicata anche qui.
Natale si avvicina ed è il momento migliore per consigliare strenne e libri che sono perfetti regali per amici, parenti o semplicemente se stessi. Tantissimi sono i fumetti in libreria, ma in particolare vogliamo consigliare un solido volume da più di 500 pagine, da una cura editoriale approfondita e da un’elegante formato e editing interno. Parliamo della collana Disney d’Autore, di cui già avevamo parlato in passato. Quest’anno l’artista è Fabio Celoni, uno dei disegnatori disney di "nuova" generazione, formatosi con il primo nucleo dell’Accademia Disney nei primissimi anni ’90 sotto la guida di Giovan Battista Carpi. Pur non avendo alle spalle una cospicua produzione, Celoni si contraddistingue per un’attività fumettistica a tutto tondo, a partire da Dylan Dog passando per produzioni indipendenti come l’interessante e rivoluzionario nuovo progetto degli Smartcomix. Inoltre, il suo stile perfezionista e curato, le influenze barocche e il suo occhio per le inquadrature e i dettagli fanno delle sue storie opere mai banali.
Questo volume presenta molte storie: alcune sono poco note e alla loro prima ristampa, altre sono invece dei best seller, come la solida sceneggiatura di Tito Faraci di cui avevamo parlato qui. Oppure il celeberrimo Dracula di Bram Topker, sceneggiato da Bruno Enna. La grande parodia, da un lato sa ricreare con tensione e momenti di paura l’atmosfera dark del romanzo originale, dall'altra sa stuzzicare il lettore con battute e gag riuscite e niente affatto forzate. Celoni, con vignette mute, inquadrature ardite e ombre inquiete cattura il lettore, come farà di nuovo con il Ratkyll uscito di recente. E si omaggia anche la saga di Pkna, con una versione in bianco e nero, assolutamente inedita, di Spore. E, bisogna dirlo, senza colori rende ancora di più.
Non mancano storie più tranquille, in cui però l’autore sa come generare l’effetto che desidera, dalla risata e dallo sconforto della geniale, e assolutamente veritiera, Torna a casa, Paperino!, alla satira del sistema cinematografico e all’omaggio al grande pensiero laterale di Pippo nel divertentissimo stellone. Ma è probabilmente Soul Papers a scaldare di più i cuori, grazie ad una solida sceneggiatura di Nino Russo. Le atmosfere natalizie, il buon cuore di Paperino e Paperoga, un avaro Paperone, una ghiotta citazione dei Blues Brothers rendono questa storia un importante classico.
Il tutto è corredato da begli articoli, in cui l’autore ricorda le sue esperienze passate, a partire dall’infanzia, e da un maiuscolo apparato iconografico, che propone disegni inediti, sketch e materiale poco noto. Un bel volume capace di soddisfare tutti i palati, impreziosito da nuove colorazioni che rendono giustizia a belle storie. Non si può chiedere di più ad un così bel regalo di Natale.

Recensione di V


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Altro numerone, che unisce bene storie da autore completo con altre dello Studio Disney, rimaneggiate dallo stesso Scarpa, e di Guido Martina.
Il posto di rilievo è assolutamente dedicato alla storia che apre i volumi, quel kolossal che fin dal titolo fa dell'epicità cinematografica il suo stilema, con acute strizzate d'occhio al mondo dei robottoni giapponesi: Storie stellari: Paperobot contro i Paperoidi. In questa lunga storia assistiamo ad uno scontro guerresco e tecnologico tra Paperone e una banda di alieni, guidati dal carismatico Re Ducklien. Per Scarpa, oltre a divertirsi con la rappresentazione di astronavi varie, tute spaziali, grossi macchinari e vari colpi bassi da entrambi le parti, costruisce dei nuovi personaggi profondi e affascinanti. Le similitudini tra i due magnati si riflettono in un cavalleresco dialogo: i paperoidi non sono cattivi, depredano per sopravvivere, e hanno tanti punti in comune con i nostri paperi. Questa melanconia di fondo è suggestiva e dà spessore all'opera, condita anche da una buona presenza femminile.
Sempre di sentimenti si tratta nel nipote ideale, storia meno nota ma molto suggestiva, che mette di fronte a Paperone una difficile scelta e in cui Paperino si riscatta alla grande. Aggiungiamo un nuovo personaggio come sempre caratterizzato benissimo, Baldo De' Paperi, e un Rockerduck sul pezzo per avere un'ottima miscela. Nel 1980 c'è anche il bel giallo della quiete lacustre, in continuity con lo Stravigarius, con la solita coppia Topolino - Bruto contro Gambadilegno - Trudy.
Non poteva mancare Brigitta. I semi delle Esperidiè una bellissima vicenda avventurosa, in cui i rapporti tra Paperone, Filo e l'instancabile papera sono ben delineati in una cornice mitologica con toni moderni. Nello "scoop" sensazionale l'ambiente giornalistico scandalistico è trattato con garbo e divertimento, fornendo il pretesto per molte gag, ancora ricche di attualità.
La storia martiniana, la linea della fortuna è un divertente western facente parte di una serie interessante, in cui tutti i paperi si ritagliano un bello spazio e in cui tutti i disgnatori hanno dato ottime prove, specialmente Scala. le storie dello Studio Disney sono gialli classici o brevi avventure, non particolarmente memorabili ma sempre disegnate con cura da Scarpa.
Tutte le storie vengono presentate nella loro edizione (colori e lettering) originale. Per le storie dello Studio si intende "originale italiana", cioè rimontata su tre strisce. Bellissimo portfolio dedicato alle copertine di Scarpa per i volumi ANAF di Floyd Gottfredson. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un volume ottimo, con il grande tratto di Scarpa degli anni '80 e buone sceneggiature, che nascondono sempre qualcosa di più profondo.


Recensione di V


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Si continua alla grande con i numeri dell'Opera Omnia di Romano Scarpa. L'approdo nella fase degli anni '80, il ritorno alla sceneggiatura, un limpido tratto determinano storie belle, lunghe, coinvolgenti e a più livelli, che comprendono sia il cast paperopolese che topoliniano, con trame frizzanti e argute, dinamicissime.
Di questo gruppo la migliore del numero è forse lo straordinario "Stravigarius", un'atipica caccia al tesoro che coinvolge la musica, i minerali e la rocca di Salmarino, con l'affiatata coppia Topolino - Bruto aiutati da un simpatico comprimario, contro i carismatici Gambadilegno e Trudy. Scarpa sa come non rendere noioso un viaggio in più località, proponendo variazioni sul tema intelligenti e notevoli spunti fascinosi. Allo stesso modo una classica sfida tra magnati diventa una scatenata febbre del rodio, in cui informazioni scientifiche, colpi bassi, azione, un Rockerduck formidabile e bei macchinari guidati da un Paperone in gran forma la fanno da padrone.
L'avventura in senso più canonico compare nel tiranno del Nord, in cui i ghiacci fanno da sfondo per un'epica avventura meno nota ma molto buona, con venature fantasy e trovate ciminiane. Un giallo con Bruto e Topolino propone le tematiche mistery care all'autore, mentre l'indagine Foxan propone una classica vicenda di Filo e Brigitta, con toni da commedia e da grande partecipazione corale, gestito alla perfezione da Scarpa, fin dai tempi di Arriva Paperetta Yè-Yè.
Un fantascientifico Martina (che dà stranamente il titolo al volume, pur non essendo la storia più importante) e una classica storia del Disney Studio completano il ricco bouquet. Tutte le storie sono presentate in versione originale tranne l'"indagine Foxan", ricolorata. Il "dilemma del cargo" è in parte restaurata per sistemare dei "neri" danneggiati già nella prima edizione. Anche il portfolio è notevole, con schizzi introduttivi inediti di Marco Polo (che vedremo tra un paio di numeri) e altro materiale molto interessante. La scheda autore è per Ed Nofziger e quella del personaggio è per Eta Beta. Articolo di introduzione dedicato all'invasione dei robottoni giapponesi in quegli anni, che inevitabilmente contaminarono Topolino. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un bellissimo volume, con storie di pregio, lunghe ed avvincenti.

Recensione di V


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Un altro buon numero per Scarpa, dove ci sono storie sia da autore completo che il ritorno di Martina, con ben sei storie, su nove.
Partendo dalla storia che intitola il volume, l'acqua quietante, si rivela una preziosa chicca. Scarpa lavora sulle nevrosi paperoniane mettendolo a contatto con tutto l'universo paperopolese. Appare evidente come il ricco papero sia il centro cui tutti gli altri si muovono: Paperino, Brigitta, i Bassotti, Filo, tutti a spremersi le meningi per dargli una mano, in un tripudio di scene esilaranti. La parte del viaggio, avventurosa ma non troppo, è ricca di trovate memorabili, come i corvi, e di marchingegni inusitati, tipo l'aereo. Storia davvero irresistibile, con un finale all'altezza.
La vicenda dello Studio Disney propone le solite scaramucce con Brigitta, mentre più interessante è una nuova storia del ciclo con Bruto, il mito di Gancio, in cui viene evidenziata la differenza di caratteri dei due volatili, in un buon intrigo.
Martina sfodera un paio di assi, con il cinico tesoro di Montezuma e la classica vicenda gialla di Casadiavolo. Annoia invece parecchio con una nuova avventura di Zombi, alieno amico di Eta Beta. Molto più interessante l'anomala parodia di Romeo e Giulietta, dalla storia editoriale interessante e che presenta inediti stratagemmi. Purtroppo l'edizione qui pubblicata è quella ormai classica, ovvero con i neri impastati e i dialoghi poco rifiniti: si teme che gli originali siano stati persi.
Tutte le storie sono presentate nell’edizione originale (anche Via col vinto, nonostante nell’introduzione si dica diversamente). Papero Meo e Gioietta Paperina ha l’ormai classico aspetto "sfocato" delle ristampe ed è un peccato visto che la versione originale (sia su Sorrisi che sul 45 giri) era perfetta! Scheda finale dedicata giustamente a Zombi. Interessante l'articolo sulle traduzioni poco fedeli di Cuccolini. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un altro buon volume, senza picchi eccelsi ma ottima qualità.


Recensione di V


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Un altro numero di scarso rilievo per Paperinik Appgrade, purtroppo.
L'inedita di Sisti D'Ippolito, terzo episodio della Macchina del Fangus, il Boss dei Boss, è uno dei punti migliori del numero. I disegni sono dinamici e movimentati, presentando tante inquadrature interessanti e movimenti di macchina piacevoli. La sceneggiatura è buona e, pur abusando di car-can, presenta svariati aspetti validi: l'ambiente gangsteristico è credibile, la minaccia di stampo mafioso coinvolgente e Paperinik escogita un buon stratagemma per farsi accogliere dai criminali. Il trait d'union di Angus Fangus è divertente, dando sempre un valido spazio alle tematiche giornalistiche.
L'altro punto migliore del numero è la cult, ovvero il binocolo di scappamento. Un Martina come sempre in piena forma a mettere in scena i loschi piani di Rockerduck e le idee scorrette di Paperone, suporttato da un ottimo Massimo De Vita, mette su un'altra buona storia delle sue. Per quanto i vari rapimenti siano un po' usurati come tematica, così come il solito inizio da Archimede con relativa nuova invenzione, la verve nei dialoghi e il piglio caratteriale dei personaggi restano sempre godibili e freschi. Valerio Paccagnella ben descrive lo spirito della storia nel suo articolo.
Il resto della scelta purtroppo non è all'altezza, tra storie modeste e non particolarmente memorabili: peccato. Cult e inedita non riescono a salvare la testata. Per cui, come stiamo scrivendo ormai da cinque mesi: "fintanto che non sdoganeranno almeno il Paperinik degli anni '90 (e '80) su Topolino, e non pubblicheranno, almeno una per numero, le produzioni Leoni-Negrin, oppure qualcosa di Faraci e Artibani, non si verrà a capo di nulla, e avremo sempre storie illeggibili, a fronte di buone cult e inedite".

Recensione di V


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Che strana testata Topostorie, con i suoi notevoli sali e scendi qualitativi. Il numero di questo mese offre, oltre ad una veste editoriale davvero curata (materiale per la copertina, foliazione, quarta, indice interno, buona stampa, il bravo Perina ad aprire), ben otto storie che arrivano anche - udite, udite! - da testate poco usate come Minni o Paperinik. In genere Topostorie ha sempre pubblicato vicende uscite su Topolino, con un paio di eccezioni da Mega, mentre sdoganare le inedite di altre testate, non sempre facilissime da recuperare, potrebbe dare una scossa a questa collana.
Anche il prologo, seppur con sole 19 pagine, due per ogni storia più o meno, compie un buon lavoro, andando a cucire le varie storie non solo con il classico flashback e con l'escamotage del sogno: un paio hanno invece davvero peso nella trama. Anzi, la scuola per adulti fa addirittura da motore di tutta la vicenda, dando corposo pretesto alle altre storie. La varietà con cui Marconi le mette in pista allieta e diverte, proponendo un filo conduttore breve ma imprevedibile e piacevole, sopperendo alla mancanza di spazio a disposizione. Certo, basta grattare un poco per trovare sotto la superficie il solito stantio metodo del flashback e del racconto, ma in questo numero è davvero ben mascherato. La difficoltà di legare così tante storie, nessuna in due tempi, è grande ma tutto sommato il risultato convince, seppur in maniera caotica. Brillante il finale metafumettistico, che permette di chiudere la vicenda con brio.
Le storie sono molto varie, passando da un'inedita di Paperinik di un buon Celoni con qualche ridicolaggine, alla leziosa storia con Amelia della coppia Mognato - Perina. Divertono Russo e Del Conte con la scuola di ladri, mentre la laurea honoris causa è un perfetto esempio della scuola Egmont, con un Branca in forma e un cattivo suino perfetto. Non così memorabile è invece la vicenda con Pico.
In questa girandola di personaggi e di storie la parte del leone è affidata alle ultime due storie. La prima, l'esenzione di Venceslao, è scritta da uno scatenato Marconi e disegnata con verve da Massimo De Vita. Pubblicata nel grande formato dell'Almanacco Topolino, risente un po' della pubblicazione in piccolo, ma la trama e i dialoghi restano scoppiettanti. Tali sono anche quelli del piffero variabile, un classico della coppia Cimino - Cavazzano, fatto di sapienti e di strani marchingegni, nella più bella tradizione ciminiana.
Si nota come sia l'ultima vicenda a sciogliere il problema del filo conduttore, dandogli anche una sorta di seguito. E si vede come Marconi, nello stretto spazio di cui dispone, fa grande utilizzo di lunghi dialoghi e di balloon corposi, sopperendo così alla mancanza di tavole. Resta evidente comunque che, solo grazie alla bravura dello sceneggiatore, il prologo si è salvato in questo numero. Continuando così, con tante storie e tanti personaggi, per di più in storie tutte recentemente ristampate negli ultimi quattro anni, sarà difficile realizzare qualcosa di davvero interessante. E sarà facile abusare di flashback e di altri sistemi per legare tutto. In questo numero il problema si è evitato, con classe, introducendo dei validi collegamenti e un buon finale a mascherare i soliti metodi abusati. La scelta di pescare le inedite da altre testate permette poi un po' di varietà. Speriamo che basti anche per i prossimi numeri.


Recensione di V


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Un altro bellissimo volume con solo storie da autore completo, in un periodo vivacissimo per l'autore veneziano. E per movimentare il panorama topolinese, dopo Bruto Scarpa introduce un altro personaggio: Plottigat. Si tratta di un felino cugino di Gambadilegno, una sorta di inventore malvagio tipo Spennacchiotto, anche se con molto più carisma e un certo physique du role, che gli permette di essere più altolocato e più elegante rispetto al rozzo Pietro, come si vedrà con l'evoluzione del personaggio. Proprio nella storia che dà il titolo al volume escogita un folle piano per un furto urbano, coinvolgendo un malcapitato Pippo. Scarpa mixa in maniera sapiente thriller e horror leggero, influenzato dalla cinematografia licantropica, realizzando ambientazioni di maniera e atmosfere lugubri, fatte di nebbiolina e di paurose trasformazioni. Anche le "pedine" dell'emiro ripropongono lo stesso cast, coinvolto però nello sfondo esotico del Kuwatar. La formula fonica è invece un giallo più tradizionale, con lo stesso diabolico trio di criminali. Interessante la presenza della stella del Sud, che come fa notare Becattini, data l'assenza di Bruto, è stata probabilmente realizzata prima del Rampollo di Gancio.
Passando ai paperi, abbiamo un paio di tipiche storie in cui Filo Sganga è un ideale terzo incomodo nelle lotte affaristiche di Paperone e Rockerduck. Il veggente dei guadagni così come il codice degli affari sono vicende brillanti che si basano su dialoghi efficaci e spunti comici e avventurosi intelligenti. Invece l'energia elettrittica presenta un'idea molto pezziniana, trattata con il dovuto garbo e sense of wonder. Il deposito piramidale è forse la storia papera più bella dell'albo, piena com'è di invenzioni e di buone interazioni con i personaggi, alle prese con un nuovo deposito fin troppo pericoloso.
Alcune storie sono in versione ricolorata dalla testata Paperino: Il codice degli affari, Il deposito piramidale e Il veggente dei guadagni. Schede finali dedicate a Plottigat e ad Angelo Palmas. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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Come dicevamo per lo scorso numero, inizia prepotentemente la seconda fase da autore completo di Scarpa. Siamo nel 1975 e l'autore veneziano decide di dedicare più tempo a proprie sceneggiature e alla formazione di nuove leve, ovvero Maurizio Amendola, Sandro Del Conte e Valerio Held, come si vedrà più avanti. Sul campo delle storie i temi prevalenti sono i gialli di Topolino e le avventure esotiche e non solo dei paperi. Per la prima tematica Scarpa decide di movimentare il microcosmo topoliniano aggiungendo un nuovo personaggio, una spalla che permetta una diversa interazione con Topolino rispetto a Pippo, e che non abbia quei superpoteri che caratterizzavano, e in qualche modo limitavano, sia Eta Beta che Atomino.
Stiamo parlando di Bruto, che esordisce nella storia che dà il titolo al volume, una vera e propria vicenda di origini, non così comune in ambito Disney. Figlio adottivo di Gancio, si presenta come un piccolo discolo, un adolescente combinaguai e vicino, come età, al target di lettori di Topolino. Nel corso delle storie maturerà anche lui, crescendo anche in senso fisico, altra anomalia nel fumetto disneyano, mantenendo però un certo disincanto innocente, oltre che un grande entusiasmo. Si notano anche in lui delle caratteristiche che permettono di esaltare Topolino, in un rapporto armonico molto ben riuscito, come un'ingenua avidità e un coraggio non sempre brillante e puro come quello del topo più famoso del mondo. Inoltre Bruto, essendo un minah bird, vola, il che amplia molte possibilità narrative. Il ponte di Losaulito e i bottoni imperiali mostrano i primi passi di Bruto, nei suoi rapporti con Gancio e con le prime sfide con Gambadilegno e Trudy.
Dei paperi la storia più importante è il casco d'oro, una lunga avventura esotica con un regno lontano e una sosia di Brigitta, il tutto ispirato da un'idea di Carl Barks. Qui Scarpa è come al solito bravissimo ad inserire parecchi spunti, mischiandoli tutti insieme in maniera efficace e coinvolgente. Sempre Brigitta, ma in coppia con Filo, compare nelle palme da colla, tipica battaglia d'affari con il papero più ricco del mondo. Si vede quanto Scarpa abbia imparato dal modello ciminiano, arricchendolo di trovate grafiche gustose e di dialoghi frizzanti. Infine, anche con pochi elementi canonici, riesce a costruire una storia divertente e memorabile, grazie anche alla coppia di indiani gemelli e ai parallelismi con Rockerduck, nel tesoro di Tecumseh.
Tutte le storie sono in versione originale, tranne quest'ultima che ha i colori rifatti. Molto interessante il portfolio, dedicato all'idea dietro al casco d'oro e alla collaborazione tra Barks e Scarpa. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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Questo è un numero particolarmente importante perché inizia con forza la seconda fase di Scarpa autore completo, quella degli anni '80 e dei primi '90 in cui l'autore veneziano realizza validi gialli e thriller con Topolino in coppia con Bruto (di cui parleremo nel prossimo numero) mentre i paperi sono un ottimo pretesto per lunghe storie attorno al mondo, avventurose e magiche, con elementi tratti dalla storia o dal mito, oltre che dalla fantascienza e da altre suggestioni. Un periodo in cui il suo tratto è completamente maturo, preciso ed efficace, ed ogni sguardo appare magnetico e capace di parlare in maniera diretta al lettore. Un po' meno noto rispetto a quello grandioso degli anni '60, a torto forse, e questa collana permetterà di riscoprirlo.
Il volume comincia con un ormai classico Siegel, che propone un plot spiazzante per Paperino legionario, mentre nel viaggio nel paese-che-non-c'è si ripresenta un nemico potente e incantato, che fa delle ricchezze il suo strumento di attacco, interessante denuncia dell'abbondanza, incarnata dai magnati Paperone e Rockerduck (presenti in copertina).
Martina propone una nuova rivisitazione dei Nibelunghi, senza essere però molto frizzante, mentre Dalmasso idea una trama mondana fatta di sfide a colpi di feste: particolare ed originale, visto il personaggio generalmente severo di Paperone. Di Cimino c'è il classico Tesoro degli Amurei: alto linguaggio, scienziati svitati, luoghi misteriosi, i tipici ingredienti che l’autore veneto usa anche in quest’occasione in maniera brillante. Anche Gazzarri compare con la piramide di Marsethe IV, senza essere particolarmente memorabile.
Invece è con la grande minaccia, storia intitolata a Pippo, che Scarpa comincia una lunga fase di sceneggiature, e qui combina bene il sapore del giallo insieme a quello della quotidiana commedia degli equivoci. Il vero thriller, solidamente costruito ed emozionante, è la Magnon 777, dagli scenari metropolitani pericolosi e ambigui. Gli uomini ostrica chiudono in bellezza questo numero, con un cattivo solido e capace di sana malvagità.
In aggiunta, c'è un interessante lista dei film con Bogart e i giudizi di Scarpa, suo grande fan, il portfolio dedicato a Erinna De' Paperinni e la scheda sull'autore Bruno Mandelli.
Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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Un volume ancora misto, che propone storie da autore completo e altre di diversa provenienza.
Cimino propone due buone storie, la sempre attuale ricerca della propria stabilità interiore con la perfetta letizia e un più inedito setting scoutistico e la presenza dei rari, almeno in ambito italiano, Bassottini con la guerra dei manuali. Anche il poco prolifico Bruno Mandelli presenta due sue storie, in cui i character sono usati in maniera classica e appropriata, sia i paperi che i topi.
A regalare vicende destabilizzanti sono il classico Siegel che, nella voce che venne dal nulla, costruisce un angosciante thriller psicologico, mentre la Ciceri utilizza Gastone a Parigi nel chiodo paperingio. Infine c'è anche Gazzarri con un giallo convenzionale.
Ma a far la parte del leone è ovviamente Scarpa, che realizza due storie da autore completo, di cui una su commissione. Ma, come si è visto con i parastinchi, per il maestro veneziano non è un problema utilizzare un evento d'attualità. Anche in Paperino ai Mondiali di Calcio, la competizione sportiva è solo un motore dell'azione e tutta la storia si svolge ben prima dell'inizio dei giochi. La vicenda ruota in una competizione per avere i diritti televisivi tra Paperone e Rockerduck, a colpi di spot cinematografici, calciatori formidabili e svariati colpi di scena. Per impreziosire il tutto, le prime venti tavole presentano in maniera scanzonata la nascita del calcio e della Coppa del Mondo, con Arpie della Brughiera, due clan pronti a tutto per conquistare terreni e un'ottima rappresentazione dello sport giocato da Paperino, Gastone, i Bassotti e tutti gli altri, in maniera davvero convincente. Questo preambolo, davvero memorabile, è il gustoso antipasto della storia che prosegue con un colpo di scena interessante e la presenza di Amelia, che riesce, in maniera davvero inedita e coinvolgente, a far capitolare il vecchio papero. Una grande e lunga storia, meno psicologica rispetto a quella di Monaco ’72, ma ugualmente avvincente e capace di gestire con abilità un ricco cast e varie situazioni. Infine, il braccato speciale resta una buona storia di scaramucce tra il ricco papero e la solita Brigitta, con un ritmo che ricorda certi corti della Warner Bros. con Wile E. Coyote.
Il portfolio propone lo Scarpa "modificato", la scheda dell'autore è per Maria Luisa Ciceri e quella del personaggio è Zenobia. Tutte le edizioni delle storie sono originali (niente colori né lettering rifatti) e nel caso della Perfetta letizia, apparsa in origine sull’Almanacco Topolino, le pagina in origine in bianco e nero sono state colorate (bene) appositamente per questo volume. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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Introdotto da una superba copertina di Freccero e Monteduro, entusiasmante per la prospettiva e gli effetti speciali, questo nuovo numero di Appgrade propone una significativa novità. Viene infatti pubblicata una storia degli anni '80, per la precisione del 1989. La città sporcacciona presenta testi di un classico Pezzin, che amava accostare a Paperinik tematiche ambientali. Ai disegni un ancor più classico De Vita junior. In sintesi, sembrerebbe che dalle Cult verranno escluse le storie di Paperinik pubblicate negli anni '80 su Topolino, oppure no? Non sappiamo, vedremo in futuro. Quel che è certo è che la Cult del mese è il tallero di Barbanera, un classicone di Martina con sempre De Vita ai disegni, pubblicata nella sua versione completa. A inserire un pizzico di novità è una caccia al tesoro.
L'inedita prosegue le vicende della Macchina del Fangus, con uno Zanchi in grandissima forma. Il giovane autore se la cava benissimo, donando plasticità e volume ai personaggi: si vede che sta migliorandosi sempre più, con una colorazione che valorizza il tutto. Sisti fa un buon lavoro con le poche pagine di cui dispone, e riporta in pista il suo Kirinepap. La presenza di Angus però non aggiunge molto, mentre il nuovo scudo confonde un po' le idee, avvicinando pericolosamente questo Universo PK ad un versione frittolata.
Le altre vicende arrivano in gran parte da Paperinik Cult. Ma se il Vietador propone una minaccia da cronaca vera come lo sfruttamento del terzo mondo e i disegni di un Mangiatordi in forma, il giustiziere fantasma è davvero poca cosa. E da Topolino non arriva molto di interessante, specie se prendiamo la recentissima e modesta breve del 2012. Dal vecchio Paperinik compare una prova di Pisapia, con testi di Marconi, in cui la componente ambientale è di nuovo ben presente. Il disegnatore era molto attivo sulla rivista in quegli anni.
In sintesi, la solita accozzaglia di storie di Paperinik, tratte dalle vecchie inedite, senza un criterio preciso o una buona qualità. La Cult si mangia le altre e l'inedita non brilla. A salvare la baracca è la copertina, davvero di effetto (e da qui le tre stelle). Anche la storia del 1989 segna un valido punto e potrebbe precludere a nuove aperture in quegli anni. Vedremo nel prossimo numero se sarà una conferma o meno. Per ora resta ancora valido quanto detto nei (tanti) mesi passati: "fintanto che non sdoganeranno almeno il Paperinik degli anni '90 (e '80) su Topolino, e non pubblicheranno, almeno una per numero, le produzioni Leoni-Negrin, oppure qualcosa di Faraci e Artibani, non si verrà a capo di nulla, e avremo sempre storie illeggibili, a fronte di non sempre buone cult e inedite".

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E finalmente col quarto numero la collana comincia ad ingranare. Il prologo si dimostra finalmente qualcosa di compatto e unitario, capace di unire con garbo e piacere le sei storie. Marconi e Molinari effettuano un buon lavoro, legando tutte le storie, riprendendo anche le vignette finali, pur con qualche scivolata nello stile grafico. Il filo conduttore è ancora molto fragile, con lo sceneggiatore che segue Topolino spostarsi qua e là, senza alcuna sottotraccia in più. Inoltre, il finale è affidato all'ultima storia, senza altri particolari coinvolgimenti. Purtroppo però non riescono a cancellare il peccato originale. Infatti in questo volume ben tre storie sono rintracciabili con facilità in altrettante testate proprio in questo mese in edicola. Infatti, sia Estatissima che Le più belle storie Disney a tema Viaggio propongono due storie qui contenute. E la stigmate più grave è il Grande Caldo, che ha gli onori di copertina nel numero dei Grandi Classici in uscita questo mese. Se aggiungiamo che una storia è uscita in tempi recenti (2012), non abbiamo molte rarità né particolare ricercatezza.
Dopo queste critiche, possiamo passare alla parte elogiativa, che pure è ben presente. Le storie presentano una compattezza di setting e di personaggi, permettendo così una buona unità di tematiche. Il giallo della premiata coppia Mezzavilla - Cavazzano, pur nella sua doppia presenza, resta un gioiellino, capace di mixare divertimento, azione e buoni dialoghi. Il commissariato di Topolinia assurge a protagonista, senza bisogno di Topolino o Pippo. Questa coppia è invece protagonista nelle due storie di un Casty minore. L'autore goriziano sa come farli recitare bene, fin dalla sua prima storia, seppur breve, dei mostri idrofili. Tanti elementi caratteristici vi compaiono, come le invenzioni bizzarre e gli strani fenomeni, oltre al pensiero laterale di Pippo. Proprio lui è l'elemento scatenante nell'Area 52, in cui vengono prese in giro la facile creduloneria e le truffe basate sulle manie di massa.
Di carattere più sbarazzino, quasi slapstick, simile alle commedie americane degli anni '80 (da cui fu tratta una geniale parodia) è una recente storia di Marconi su disegni di Mazzarello, in cui l'allegra brigata si trova costretta suo malgrado a fare le vacanze assieme. Risate assicurate.
Infine, troviamo atmosfere più esotiche e avventurose in una vacanza di coppia, in cui Sarda e Dalla Santa orchestrano un ottimo plot. Il tono thriller e vagamente horror è contenuto in una storia spaziale, con Eta Beta stravagante organizzatore di viaggi. Macchetto si diverte tantissimo infilando una lunga serie di tormentoni e di situazioni surreali, in cui Topolino si ritrova in una vera vacanza assurda. Il finale aumenta la tensione e propone una visione del topo assolutamente umana e genuina, niente affatto buonista e desiderosa di un'innocente vendetta. Il tratto gotico di Mottura fa il resto, dando vari effetti claustrofobici nelle situazioni giuste.
In sintesi, possiamo dire di trovarci ad un buon volumetto, con buone storie e un buon (finalmente) filo conduttore. Purtroppo però il fatto che la metà delle storie sia già in altre pubblicazioni in contemporanea in edicola porta ad una bassa valutazione complessiva del volume, che avrebbe potuto avere di più. Per cui non tre, ma due stellette.

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E venne il volume in cui si cominciò a parlare di inedite. In questo numero, oltre a non avere storie dello Studio Disney, viene pubblicata nel portfolio per la prima volta al mondo una storia di dodici tavole, ritrovata grazie a David Gerstein, chiamata per l'occasione Paperino e l'oggetto misterioso. Si sa poco di questa storia, mancano le prime due tavole e i testi sono completamente assenti. Possiamo solo notare come il tratto scarpiano sia pulito, netto e preciso, tipico del suo stadio più maturo degli anni '80 e '90. I paperi sono disinvolti e con facilità la scena scorre tra un luogo e un altro, tra scaramucce varie, complici una strana pietra. L'idea della vicenda sembra simile a questa storia, seppur con molti meno personaggi e più dialoghi. Un raro ritrovamento dunque.
Le storie complete non sono da meno, proponendo una gran varietà di sceneggiatori e di stili diversi. La parte del leone è in mano al solito Cimino, con la storia che ha l'onore della copertina. L'elmo del comando è una vicenda bellissima, in cui Paperone è analizzato con dovizia psicologica, intento a lottare contro sé stesso e la sua cupidigia.
Compare di nuovo Jerry Siegel, con due storie, una più destabilizzante dell'altra. La prima è piuttosto bizzarra, con qualche incoerenza di fondo che non fila benissimo e in cui i ruoli dei personaggi appaiono poco chiari allo sceneggiatore. La seconda è invece molto più nelle sue corde, con apparizioni mostruose e il tema della ricchezza che si ribella, molto vicino anche a Cimino.
Fa di nuovo la comparsa lo stralunato Fanton, noto per le sue trame "imprevedibili", mentre un doppio Gazzarri diverte con le coppie Pippo e Topolino e Paperone e Rockerduck.
Infine, è da notare come venga pubblicata la prima storia disegnata da Scarpa con testi di Giorgio Pezzin, il grande autore che con Cavazzano aveva ideato potenti storie in quegli anni. Una succosa e divertente esposizione delle schizofrenie della moda e un'acuta nuova invenzione per proteggere il deposito sono le sue prime collaborazioni.
La scheda dell'autore è dedicata a Fanton mentre il personaggio di scena è Re Arbor. Tutte le storie sono complete e presentano la loro colorazione originale. Un numero sicuramente importante per l'inedito e ricco di buone storie.
Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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In questo numero assistiamo ad un Jerry Siegel a valanga. Irrompe nel corpus scarpiano un geniale e atipico, per Disney, sceneggiatore. Il creatore di Superman si trovò per parecchi anni a sfornare avventure per lo Studio Disney, avventure che venivano disegnate da autori italiani. L'autore americano, a volte senza aver ben chiaro certe sfumature dei personaggi disneyani, inseriva sempre elementi inquietanti, atmosfere malate, colpi di scena impressionanti, nemici diabolici e venature fantastiche e fantascientifiche. Nelle storie di Scarpa queste caratteristiche si sprigionano con ancor più forza. La scorribanda nei secoli è un ottimo esempio di un'avventura inquieta e malata, in cui lo scorrere del tempo porta ad un apocalisse e ad una catastrofe umana di proporzioni globali. Anche il ranger dello spazio presenta elevate scombinature, mentre il tesoro di Atlantide mostra i tipici cattivi siegeliani, crudeli e minacciosi.
Il versante italiano propone grandi storie, grazie ai sempre grandi Cimino e Martina. Del professore di Carmagnola abbiamo un classico plot di scaramucce famigliari tra i paperi, condite da fughe, ingiurie e stratagemmi divertenti e vivacissimi. Un Paperone truffaldino, i nipotini furbetti e Paperino sfaccendato. Sul versante mistery abbiamo invece lo strano caso del furgone scomparso. Cimino ci porta invece in uno dei suoi tipici luoghi isolati con popolazioni di selvaggi sapienti, nell'isola dei Capoccioni. Taciamo di un'assurda storia dello Studio Disney, veramente scritta e pensata male, tanto da essere a modo suo un cult dell'orrido.
Un numero in generale valido, con buone storie. Come edizioni si tratta sempre di edizioni originali (tranne i colori dell’Isola dei capoccioni). La scheda dell’autore è dedicata a Siegel, mentre il breve portfolio è su Codino e la scheda personaggio su Flip II. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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Una bella copertina di Cavazzano per una propria storia introduce questo numero dei Grandi Classici, il 333. Ed è proprio il grande caldo a creare problemi. La bellissima storia di Mezzavilla sarà infatti ripubblicata su Topostorie n. 4 , in uscita il 5 Agosto. Questa sovrapposizione è assai grave, innescando un pericoloso corto circuito di gestione delle storie. In compenso, la storia in questione è molto importante nel fumetto disney perché vediamo, quasi una prima volta, una storia dell'universo topolinese intitolata a Basettoni, in cui è il commissariato di polizia ad essere protagonista, mentre Topolino non compare affatto, solo citato come in vacanza. Questo servirà di prova a Faraci qualche anno dopo, per le sue storie incentrate su Manetta e Rock Sassi. La storia, con un Gambadilegno in gran forma, è frizzante e vitale, e tutti i rapporti tra personaggi brillano per credibilità. L'atmosfera estiva è palpabile, così come è sincera la difficoltà dei nostri cari poliziotti.
Molto bella è anche una storia di Scarpa, su testi del critico e filologo disneyano Luca Boschi. Il telespettatore all'ingrosso è un'acuta e spassosa critica contro la teledipendenza, in cui precipita non solo Pippo ma anche una bizzarra serie di nobilastri e tizi bizzarri, presentatigli da Gancio. Ed è proprio con il pennuto che si ricrea una coppia ben assortita che proprio nelle storie dell'autore di Venezia era nata e che anche qua svolge in maniera brillante il suo lavoro. Da notare poi che anche nello scorso numero c'era una vicenda del duo.
Non manca Cimino, nella prima storia disegnata da Massimo de Vita, ancora molto acerbo ma coinvolgente, in una bizzarra versione malvagia di Mandrake. Ed è interessante il doppio Bottaro.
Molto interessante la sezione Superstar, che prova a ristampare un albo speciale estivo della Dell uscito nel giugno del 1956. Questo tipo di albi proponeva uno stilema molto in voga all'epoca, ovvero le storie a grappolo. Utilizzando l'escamotage di un album fotografico o di diapositive oppure di veri e propri albi a fumetti i paperi si mettono a raccontare brevi storie di altri personaggi, pescandoli anche da altri universi, tipo il Grillo Saggio qui pubblicato. Zio Paperone ne aveva parlato qui e qui. Di più ampio respiro è infine la perla gigante, con un valido Strobl d'annata, e la città calda con un validissimo De Vita padre ai disegni.
Un numero dei maestri molto vario e interessante, in cui ormai i primi anni '90 non sono giustamente più un tabù. Spiace però per la sovrapposizione con la storia di Mezzavilla, la migliore dell'albo. Per cui, consigliamo a chi non l'avesse di attendere anche l'uscita di Topostorie, per vedere quale albo nel complesso possa interessarlo di più.

Recensione di V


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Recensione pubblicata anche qui.
Dopo aver già parlato dei volumi dedicati a Silvia Ziche e a Corrado Mastantuono, è il turno del secondo volume della bella collana Disney d’Autore, edita da Disney Libri, che si pone l’arduo obiettivo di lasciare spazio ai maestri del fumetto disney e pubblicare le loro storie migliori. Sono gli stessi autori a prendere per mano il lettore nella scelta degli episodi raccolti, con pagine di introduzione scritte di loro pugno. In questo caso è il turno di Giorgio Cavazzano, notissimo autore di fumetti, noto in ambito disney ma anche altrove. E a cui, dal 26 luglio, viene dedicata una mostra a Morgex in Val d’Aosta.
Il disegnatore di Venezia, capace di passare dall’Uomo Ragno a Diabolik e di segnare, con il suo tratto rotondo ma chiaro, un’intera generazione di cartoonist, ripercorre la sua carriera in Disney raccontandoci i suoi ultimi vent’anni, dal 1992 ai giorni nostri, e partendo dagli sceneggiatori con cui ha più amato lavorare. Per ognuno ci racconta i particolari, lo stile e che cosa offre alla sua penna per innovare. Si tratta di un’affascinante modalità, perché in questo modo capiamo che cosa lega il disegnatore allo scrittore, i diversi modi di lavorare e lo stile di scrittura mutevole dall’uno all’altro. Il tutto, accompagnato da schizzi e smatitate di vignette delle storie pubblicate, in modo da apprezzare il lavoro che sta dietro ogni singola tavola.
Su questo percorso incontriamo il poetico Rodolfo Cimino, che utilizza l’elasticolina del Barone Giallo per narrarci di popoli felici e isolati e di un Paperone dal cuore d’oro, e il giallista Silvano Mezzavilla, abile scrittore di mistery che nell’enigma del faro è capace di mostrare che i cattivi non sempre sono così riconoscibili. Se Cimino propone un classico plot con la sua consueta verve e il suo trascinante amore per l'umanità, Mezzavilla ci guida in un thriller in cui Topolino agisce in maniera deduttiva, un indizio alla volta, per ritrovarsi invischiato in un caso in cui poteri forti tramano nell'ombra: tematiche più adulte, che faranno da apripista all'era faraciana qualche anno dopo.
François Corteggiani ci trascina in un’avventura sul terzo Nilo con gag a raffica ed un ottimo ritmo, mentre il grande Tito Faraci racconta nel Texas un poliziottesco interpretato dai solidi Manetta e Rock Sassi. In Corteggiani brilla, più abilmente mescolato del solito, il ritmo slapstick e le gag fisiche, senza però perdere di vista il fulcor della trama, ovvero l'avventura esotica, sullo stile di un altro suo grande lavoro, sempre in coppia con Cavazzano, il Mondo perduto.
Le vicende quotidiane vengono ben tratteggiate su testi di Francesco Artibani, mentre a mischiare bene action e thriller vi è Casty, con un classico moderno come il dominatore delle nuvole. In quest'ultima storia il richiamo diretto è alla dimensione delta, per poi prendere strade diverse, con una giusta dose di horror e di inquietudine. Ottimo il rapporto di rispetto e di odio tra i due nemici. Artibani invece riflette con sagacia sul ruolo di Paperino, inanellando una serie di ottimi dialoghi, di paradossi formidabili e di battute surreali: una sarabanda volteggiante di guai che simboleggiano la filosofia di Paperino.
Infine, non manca la commedia nera, su testi del vulcanico Fausto Vitaliano. In questa storia il confine tra fumetto e realtà quasi cade, mettendo in burla e in ridicolo il personaggio di Gambadilegno e riflettendo sul suo ruolo, sempre più messo in ridicolo.
Un bel volume insomma, arricchito da una prefazione di Vincenzo Mollica. Anche se spiace non vedere la produzione di Cavazzano più sperimentale e rivoluzionaria degli anni ’70 in cui, in coppia con l’abile Giorgio Pezzin, aveva saputo scuotere il fumetto Disney con ardite prospettive e frizzanti sceneggiature. Cavazzano ha però preferito scegliere lavori dalla sua ultima produzione, ritenendola quella dal tratto più maturo e conciso. Leggere lo spaccato di questi vent’anni rende sicuramente giustizia ad un grandissimo autore, duttile e capace di sfornare sempre il meglio, valorizzando il lavoro degli sceneggiatori.


Recensione di V


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Un numero che riserva una mega scorpacciata di storie dello Studio Disney, per cui, chi ne fosse indigesto, è meglio che eviti come la peste questo numero. Nei primi anni '70 Scarpa era davvero abbonato a questo tipo di storie, sarebbe interessante capire come mai. In ogni caso, per quanto la qualità sia un po' ondivaga, qualche aspetto meritorio c'è.
Nei pirati dell'aria ritorna il professor Zantaf, mentre nel figlio adottivo assistiamo alla rara tematica di padre e figlio, quasi inesistente in Disney. Un po' di intriganti sfide tra Paperone e Rockerduck, nel campo edilizio e in quello venatorio, fanno divertire grazie al vulcanico Dick Kinney.
Passando al territorio italiano, ci scontriamo con la storia di Martina che intitola il volume. Il Pesce robot è importante per la sua stringente correlazione con l'attualità dell'epoca, fatta di rapimenti, figli dei fiori e miliardari in scacco da crudeli criminali. L'inedita componente è data dal fatto che il rapito sia un personaggio piuttosto fastidioso, avversato anche dai buoni Topolino e Pippo.
Uno sconclusionato, come al solito, Fanton non aggiunge molto. Più interessante è l'unica storia da autore completo di Scarpa del volume, ovvero il ricettario abbuffatorio. Non è solo un'altra occasione per utilizzare Paperetta Yè-Yè, ma un modo per orchestrare con efficacia un'avventura quotidiana molto corale, in cui Scarpa sa usare con destrezza tutto il cast paperopolese. Memorabile poi la gag di Sganga che rischia di esplodere.
Per quanto riguarda le versioni la Caccia al Puka, l’Alligatore d’oro, i Depositi gemelli, la Grande bicchierata e il Ricettario abbuffatorio sono edizioni tratte da Zio Paperone, con colori sfumati e lettering rifatto. Il portfolio è dedicato a Marlene Duck.
Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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Un altro numero di Big ci porta il solito caos misto a storie nuove, trasformandolo in un Classico formato gigante, senza valorizzare il suo alto numero di pagine. Sono solo due le storie degli anni '90, una del 1981 mentre tutte le altre sono comprese tra il 2000 e il 2008, pescando tra molte brevi e nessuna in due tempi.
La sezione di Indiana Pipps parte proponendo subito due mancanze: questa storia è il seguito di un'altra, ovviamente pubblicata altrove. Invece, in quest'altra vicenda, troviamo per l'ultima volta il bel personaggio dell'affascinante Giada. Purtroppo, mancano le prime due storie in cui compariva, sprecando un'occasione di riproporre vicende che davano un po' d'aria nuova all'archeologo. Le altre storie sono carine, ma nulla di memorabile.
Molto più divertente è una frizzante storia fatta di disguidi, donne sexy e ricordi scolastici che purtroppo riaffiorano, o forse no. Molto viva, con qualche reminiscenza del film di Verdone "Compagni di scuola", l'appuntamento scottante vede un Sarda molto abile e un Guerrini in gran forma nel presentare movenze femminili ardite. Paperino, ma anche Archimede, Gastone e gli altri, sono più che credibili.
Brilla la presenza di Casty, le cui storie si vedono di rado tra quelle ristampate. Pur essendo su commissione, i mostri in giardino presentano quelle tematiche ecologiche tanto care all'autore di Gorizia, che fanno immedesimare il lettore con Topolino: se ti trovassi delle dimensioni di un insetto, che cosa faresti?
Diverte il Superpippo di Boschi, così come il solito poetico Macchetto che riesce a fare di un centro commerciale un luogo onirico di grandi avventure.
Il resto del numero non è molto interessante, ingolfato tra tante brevi. Il Big continua a navigare al buio, senza capire che rotta prendere se non, per ora, quella della mediocrità. Storie brevi e assenze non fanno qualità.

Recensione di V


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Arrivati al decimo numero di questa collana, è possibile fare il punto sulla pubblicazione, cominciando a fare una piccola digressione sul rapporto disneyano con l'enigmistica.
Già a fine anni '80 venivano pubblicate su topolino le cosidette "storie-quiz", generalmente di provenienza di studi stranieri, come Recreo o Comicup, anche se spesso la mano era quella del bravo Miquel Pujol. L'origine di questa tipologia di storie, in cui nelle vignette venivano infilati rebus e altri enigmi, necessari per lo svolgimento della vicenda e per capirla meglio, ha un interessante precedente che è quello sceneggiato da Michele Gazzarri e disegnato da Guido Scala, ovvero l'eredità enigmatica. Un metodo di variante simpatico e inedito, anche se non molto elastico.
Una prova di rivista fu fatta con questo albo. Ma il primo vero spazio dedicato all'enigmistica viene inaugurato nel Febbraio 1992, con Topolino ad aprire la danze: Disney Enigmistica. Il formato e l'impostazione è simile a quello odierno, con giochi e gag a strisce di Arambula o di Taliaferro e tavole autoconclusive americane. Capace di durare fino al Giugno 2013 al n. 136, si fa ricordare per le colorate copertine di Lara Molinari, oltre che per una serie di ristampe delle già citate storie-quiz e per la pubblicazione di qualche inedita non molto interessante, declinata su quel modello. L'ultimo periodo, piuttosto anonimo, proponeva copertine riciclate da materiale di merchandising e contenuti altrettanto frusti, con una grafica povera e banale.
Il successo però degli anni '90 portò non solo a proporre dei numeri speciali per le vacanze natalizie o estive, passando attraverso varie testate vattelapesca, ma ad un moltiplicarsi delle testate, collegandosi a dei buoni successi di pubblico. Nascono così il longevo bimestrale l'Enigmistica di Minni & Co., dal 1996 al 2008, con copertine di Mastantuono e storie inedite di Di Vita (almeno per i primi anni), e il meno fortunato RomPK, dedicato al mondo di PKNA (che in questi giorni vede un piccolo remake con il remix e il PkBlaster Red Edition). E non mancano gli speciali autoconclusivi, come questo.
E arriviamo all'Enigmistica di Topolino. Il bimestrale, sicuramente il più curato delle varie versioni, vedi il solito canovaccio di storie (gag a strisce o tavole) mischiato a buoni giochi, più difficili che nelle passate edizioni, sotto la direzione di Alberto Savini e del suo Amarena Chic Studio, veri esperti in fatto di enigmi. Ispirato alla Settimana Enigmistica, fin dalla copertina, presenta sfondi bianchi, una buona carta resistente, un formato piccolo ma grande e una gradevole impostazione dei giochi, con molta varietà e brio. Non ultimo, qualche spazio dedicato ai personaggi, come Paperoga, varia l'offerta.
In sintesi, la rivista raccoglie un'importante eredità aggiornandola ai giorni nostri con innovazione e una buona dose di classicità, tipica del prodotto enigmistico. Un ottimo regalo per nonno e nipote, chi con la versione per grandi e chi per piccoli. I giochi aguzzano la mente, e non sono necessariamente semplici, con più livelli di difficoltà. Speriamo che la rivista possa durare a lungo, ponendosi in maniera trasversale ad un pubblico diverso.

Recensione di V


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Questo si tratta di un numero sensazionale per l'omnia di Scarpa. Viene pubblicata, per la prima volta dal 1972, integralmente e tutta a colori, rispettosi di quelli originali, la storia più lunga in un solo capitolo mai disegnata da un unico autore in ambito Disney, ovvero quel capolavoro che si chiama Pippo e i parastinchi di Olympia.
Storia di 134 tavole, nata come piatto forte di uno speciale classico dedicato alle Olimpiadi di Monaco, vi è l'intento promozionale: Pippo e Topolino girovagano per gli impianti sportivi, e il canide affronta le classiche discipline sportive greche. Ma ovviamente l'autore veneziano va oltre e realizza una storia unica, capace di calibrare pathos, umorismo e sense of wonder. Parte da un classico gottfredsoniano, per rilanciare le tematiche mischiano bene le carte. La tematica del rapporto tra Pippo e Topolino nasce da lì, per poi svilupparsi in svariate storie, tra cui questa, riuscitissima. Scarpa parla di amicizia, di tradimenti e di deliri di onnipotenza. La mitica coppia è messa a dura prova per colpa di magici parastinchi, e a seminare zizzania appare un mitico Gambadilegno luciferino e diabolico, intento in una mitica scena a spostare le sue pedine su di una scacchiera machiavellica. E ancora, il nobile pazzo ossessionato dalle statue acefale, il mitico auriga sponsor sportivo, gli scenari veneziani e i profumati cibi ittici. Tutto questo raccontato in maniera precisa e coinvolgente, in cui i protagonisti non sono macchiette, ma amici veri e veri uomini, con la loro capacità di provare dolore. SI soffre, si ride, si piange in questa storia capolavoro.
Le altre opere perdono un po' di smalto al confronto. Tanto Studio Disney, come tipico di questi anni. Per le edizioni delle altre storie la Banconota ricordo e il Drago Kandelor propongono la versione pubblicata sulla testata Zio Paperone e quindi sono state ricolorate con colori moderni e riletterate, il resto è tutto "originale".
Il portfolio è dedicato alle Olimpiadi, ai cartoni di Scarpa e all'intervista di Fiorello Zangrando del 1974, probabilmente la prima intervista che gli sia mai stata fatta. Ottimo l'articolo di introduzione per i Parastinchi.
Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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Introdotto da una bella e metropolitana copertina di Freccero, il nuovo numero di Appgrade non varia particolarmente l'andamento della testata. Le storie scelte, a parte qualche buona riproposta, non brillano, la cult resta affidabile e l'inedita presenta qualche novità interessante.
Proprio su quest'ultima possiamo concentrarci perché la prima vicenda della miniserie di storie - seppur non legate tra loro, almeno per ora - "La Macchina del Fangus" sceneggiata da Alessandro Sisti presenta qualche motivo di inedito coinvolgimento. La storia parla di Angus Fangus che da giornalista del Papersera in questa versione alternativa va a caccia di notizie aiutato da Paperino e Paperoga. In questa ambientazione notturna Sisti tratteggia bene la figura del kiwi-giornalista, diviso tra panini bisunti e caratteristiche da professionista spietato. Non manca quindi una rilettura dell'attuale mondo dei media, fatto di figure da lapidare in faccia, scandali da cercare, o da creare, e sottili modi per interpretare la verità. Il tutto è ancora più evidente dal contrasto con un candido Paperoga e un guardingo Paperino, che in veste di Paperinik compare poco, ma in maniera determinante. Per ora la satira giornalistica funziona benissimo, vedremo il resto. Dalena tratteggia i personaggi con inchiostrazioni pesanti e un po' legnose, ma escogita anche interessanti soluzioni visive.
Le altre storie, pescate tra le inedite di Paperinik e del Cult, non sono molto interessanti. Non così male, ma nulla di molto memorabile, la Baia delle Due Lune e il Palio di Paperopoli, su disegni di un ottimo Dalla Santa. Più interessanti le storie prese da Topolino: l'Isola dei mostri di un buon Gervasio e soprattutto l'eroe al casello. In questa ultima vicenda, uno scatenato Bosco mette su una danza forsennata di equivoci, robot monotematici, scambi di persona, situazioni assurde, una ricca messicana eccentrica, i Bassotti sul piede di guerra, un avido Paperone, un Paperinik diabolico e un casello come assurda zona di battaglia. Cavazzano rende al meglio un vortice di gag e di dialoghi surreali e deliranti.
Taciamo la presenza di Dossi, e parliamo bene dell'ennesima storia ben congegnata da Martina, in cui più che Paperinik sono le liti familiari a farla da padrone. Paccagnella sviscera bene tutta la vicenda. Purtroppo, si tratta di una storia breve, non in due tempi.
Un numero che mantiene quella qualità che contraddistingue gli ultimi numeri. Una buona inedita, una cult valida, e il resto che galleggia tra anonimato e interessante. Inevitabile scrivere di nuovo quanto scritto nelle ultime occasioni. "Fintanto che non sdoganeranno almeno il Paperinik degli anni '90 (e '80) su Topolino, e non pubblicheranno, almeno una per numero, le produzioni Leoni-Negrin, oppure qualcosa di Faraci e Artibani, non si verrà a capo di nulla, e avremo sempre storie illeggibili, a fronte di non sempre buone cult e inedite".

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Parlare di questa testata significa valutare sia la storia di collegamento, la cosiddetta "frame-story", che le storie raccolte, tenendo a mente che entrambi sono legati a doppio taglio. Evitiamo di parlare della scelta del titolo e della copertina, aspetto piuttosto sconfortante, e passiamo a considerare i due aspetti.
Il prologo, disegnato da un buon Deiana su testi del solito Marconi, non brilla per originalità, come nei due precedenti numeri. Nella difficoltà di dover collegare ben otto (8!!!) storie, con un cast variegato e diverso, con sole 22 tavole (seppur in aumento rispetto agli altri due volumi), l'unica possibilità è quella di fare un bel mischione, una riunione di personaggi disney per aiutare Nonna Papera a trovare un sostituto a Ciccio, reo di andare a lavorare per il cuoco paperizzato di turno. E così i consigli e le esperienze passate dei personaggi si rincorrono, per poi arrivare al classico ripristino dello status quo. Nulla di che, insomma, senza particolari nuovi spunti rispetto agli altri due precedenti numeri.
Le storie, prese singolarmente, non sono malaccio, né più né meno che in una modesta selezione tra un Big e un Classico. Non è ben chiara la presenza del, pur bello, giardino del piccolo Gik, solido plot ciminiano. Mentre assai discutibile è la pubblicazione di una coppia di storie, brevi e dimenticabili, con Paperone in fattoria.
Il panorama migliora con la delirante coppia di combina-guai Umperio e Paperoga capaci, sotto la frenetica matita di Turconi e la distruttiva penna di Salvagnini, di mettere completamente a soqquadro la tranquilla campagna, in una serie di conclusioni e contro-deduzioni sempre più deliranti ed esilaranti. E anche la strana e filologica coppia Gancio - Sfrizzo permette al bravo Boschi e ad un vivace Ferraris di mettere alla berlina certi atteggiamenti del turismo di massa, in una interessante battaglia sociale memore di certi film americani o delle lotte tra vicini di barksiana memoria. La coincidenza ha portato che il Topolino originale contenesse anche un'altra storia pubblicata in questo volume.
Un altro Cimino, questa volta più breve e con un De Vita più maturo, allieta il volume, insieme ad un Cavazzano sperimentale degli anni '80 con un'esilarante gara per la miglior mucca cui partecipa Clarabella, e una storia classica con Topolino e le bizzarre invenzioni di Pippo.
La scelta delle storie non aiuta a valutare positivamente il volume. Sono tante, e brevi: niente storie in due tempi e nulla che le renda particolarmente interessanti. Inoltre, i vari setting e i vari personaggi non riescono a renderle omogenee per costruire una storia credibile di collegamento. Questo inevitabilmente inficia la frame-story, che purtroppo è poca cosa. Un concept del genere, per essere di qualità, dipende inevitabilmente dalle storie: se sono poche, collegate dallo stesso personaggio, allora è possibile costruire un buon filo conduttore, anche con poche tavole a disposizione. Ma così, con tante storie tutte diverse, è inevitabile avere questa struttura, banale e poco interessante.
Per cui il terzo numero di una collana, destinata nelle intenzioni a recuperare lo stile dei vecchi Classici, appare, un'altra volta, piuttosto modesto. Il voto è inevitabilmente basso, anche se confidiamo che il prossimo numero possa segnare una svolta.

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La scorpacciata di storie dello Studio Disney prosegue mostrando qualche novità, pur mantenendo certi stilemi ormai tipici e fissi.
La storia che dà il titolo al volume si presenta in quattro puntate, un unicum nella produzione s-code, una lunga avventura che mette Paperone e Rockerduck alleati e litiganti, in preda alla febbre da caccia al tesoro. Per quanto gli episodi abbiano una loro certa autoconclusività, la storia è nel complesso divertente e valida, anche se gli schemi ripetitivi non mancano. Interessante che sia stata pubblicata la versione rimontata a tre strisce, come in origine su Topolino, e non quella originale utilizzata per Zio Paperone.
Brillante è anche il tunnel sottomarino, ma ancor più interessanti sono le storie con Pippo e Topolino, gialli briosi e gustosi.
Solo due sono le storie italiane, entrambe di Guido Martina. Lunghe, frizzanti, ricche di dialoghi al vetriolo. Di nuovo scaramucce con Rockerduck e ricerche di tesori, viste con lo stile italiano.
Un altro numero interessante per mettere a confronto le due scuole di fumetti dell'epoca, per quanto poi i disegni fossero sempre italiani.
Per quanto riguarda le edizioni, ricolorata e con lettering nuovo c’è solo il Tunnel sottomarino. E le ultime tre storie sono interamente a colori per la prima volta. Le schede finali sono dedicate allo sceneggiatore Michele Gazzarri e a Sgrizzo Papero. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

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Altro numero variegato per la cronologica di Scarpa, con i classici di quegli anni, più una sorpresa. L'attività di Scarpa tra la fine degli anni '60 e i primi '70 si divideva tra - a volte - bizzarre storie dello Studio Disney (cui spesso lui metteva una mano), solide trame proposte dal sempreverde Cimino, divertenti vicende dei fratelli Barosso e variegate sceneggiature di Guido Martina. E proprio del professore di Carmagnola è la profetica e spericolata storia del Tunnel sotto la Manica, lunga scaramuccia tra colpi bassi e prigioni tra Paperone e un Rockerduck di classe, diabolico stratega, tipico nelle sceneggiature al vetriolo di Martina. Che infierisce pesantemente su Paperino nella terza (e penultima per Scarpa) avventura di Paperinik. Purtroppo sono troppe in questa sede le censure non eliminate, peccato.
Cimino offre invece un terzetto di bellissime storie, proponendo ottimi esempi di vari suoi stilemi. Nella micropubblicità perniciosa assistiamo ad un furbo piano escogitato dalla Banda Bassotti, con l'utilizzo di uno strumento buono anche per fare affari, assolutamente pericolosi. Nella vittoria di Pirro abbiamo una breve tipicamente ciminiana, che va a scandagliare la vita quotidiana di Paperino, qui nei suoi burrascosi rapporti con Gastone. Infine, nelle scarpe integrate assistiamo ad una riuscita rievocazione delle battaglie aziendali tra Brigitta e Filo e Paperone. Lunga, avvincente, dinamica e brillante, come sempre per Cimino. Scarpa realizza qui un lavoro sublime, ormai sempre più vicino alla perfezione stilistica.
Il volume si chiude con un portfolio particolare, perché dedicato alla prima storia di Giorgio Cavazzano, che continuava ancora a chinare per Scarpa e dunque il suo tratto si accostava moltissimo a quello del maestro. Nel singhiozzo a martello i Barosso orchestrano una trama divertente e vivace. Ma soprattutto è interessante accostarla alle coeve storie di Scarpa, per vedere le molte similitudini e le piccole differenze.
Tutte le storie del volume appaiono con colori e lettering originali. Un ottimo volume, che riasusme bene quel periodo con storie di qualità.

Recensione di V


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La semplice copertina di Giorgio Cavazzano porta alla ribalta Topesio, rilanciato alla grande da Casty, con storie di impianto quotidiano dotate di un canovaccio simile ma che permettono al topo di vivere avventure quotidiane e di scontrarsi con discutibili nevrosi della società attuale. Nell'irrefrenabile paparazzo a finire sotto i riflettori è il mondo dei media e del gossip televisivo da quattro soldi. Casty è bravissimo a costruire una credibile relazione sentimentale tra Minni e Topolino, oltre a dargli spiritose e frizzanti battute e dialoghi corposi. Gula dal canto suo effettua un buon lavoro, ispirandosi sia allo stile di Casty che al proprio. A tratti appare un po' legnoso, ma tutti sono piuttosto ben caratterizzati.
Il gigante di Paperopoli è una storia di Panaro, disegnata al solito da una discutibile Migheli. Lo sceneggiatore compie un buon lavoro nel costruire una trama che attenta alla collina Ammazzamotori, anche se il nemico ha delle motivazioni piuttosto puerili. L'avventura c'è, anche se al minimo. Interessanti le citazioni donrosiane, mentre un po' improbabile appare l'incidente per mettere fuori uso i paperi, sia a livello di disegni che di sceneggiatura.
Le due storie brevi sono ben riuscite. L'opera prima di Roberto Moscato, il nostro RoM, è semplice e ben costruita, strappando un convincente sorriso nel come Gastone venga intrappolato. Invece, la nuova puntata della sempre più prolifica serie Andiamo al cinema? di Marco Bosco, strappa parecchie risate, con gag e cliché che si affastellano con arguzia. Piras compie un ottimo lavoro, dimostrando come gli anni lontani da Disney abbiano permesso di forgiare uno stile personalissimo e convincente.
Cirillo con la grande cuginata prosegue il suo discorso sia nel raccontare una certa quotidianità minimalista sia su Paperino e i suoi rapporti con Gastone e Paperoga. Strizzando un occhio ad Amici Miei, la storia prosegue senza raccontare nulla in particolare, con uno stile narrativo che non ha molti precedenti nel fumetto Disney. Peccato che il finale riporti dritti ad una quotidianità immanente un po' vecchia e usurata.
L'ultima storia presenta uno svogliato Amendola al lavoro sullo scambio tra Gennarino e Ottoperotto. Silvia Gianatti non ha una grande storia da raccontare, privilegiando l'uso di didascalie riflessive e fatte di lezioni di vita per portare avanti la storia. Non è la solita collaborazione tra Amelia e i Bassotti, ma presenta delle novità, e il finale zuccheroso ripristina facilmente lo status quo.
Sul fronte redazionali, bellissimo l'omaggio della direttrice Valentina De Poli nei confronti del Papersera e della sua ultima fatica dedicata a Casty, mentre la Ziche satireggia bene sul selfie. Articoli buoni su Pk, che viene ben distinto da Paperinik, in un discorso simile a quanto fatto 18 anni fa sul primo numero di PKNA, e su Miyazaki ad opera di Valerio, il nostro Grrodon, che omaggia con classe e ordine tutta la produzione dello Studio Ghibli: davvero ben fatti. Mini articoli sul minibasket e le ricette di Violetta, mentre è presente un'intervista a Emma.
Un buon numero, che brilla con Casty e che presenta delle buone storie, specie tra le brevi e la sperimentazione cirilliana. Adesso si attende il prossimo, con il ritorno di Pk!

Recensione di V


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Un bel numero dei Grandi Classici, molto variegato e sfaccettato, che come suo solito spazia da storie rare a vicende più recenti, passando per brevi e produzioni straniere. Restano però i classici, come la storia che apre il volume e alla quale viene dedicata la copertina. Il disidratatore disidratato è una divertente storia famigliare di Martina e un ottimo Massimo De Vita. Scaramucce tra parenti, cugini e invenzioni di Archimede.
Molto più interessante è però il caso della Pantofola dell'imperatore. Un bravo Pelò inscena un giallo perfetto per la scatenata coppia Gancio e Pippo, tra intrighi e gioielli nobiliari. Restano impresse sia le gag domestiche che gli scenari notturni nel suggestivo giardino orientale. Gatto da par suo realizza un ottimo lavoro.
Interessante è anche la ristampa dell'unica storia lunga di Ser Lock, il segugio pasticcione parodia di Sherlock Holmes. Bisogna dire che è un peccato vederla ristampata di nuovo, dopo il recente passaggio su questa stessa testata solo nel 2010. La vicenda ripropone i tipici stilemi delle storie del duo: un serafico Topolino pronto a risolvere i pasticci del suo padrone, in una dialettica simile a quella dell'ispettore Gadget con Penny, per intenderci. Per fortuna Nefarius e la sua banda vivacizzano ancor di più la storia con gag al limite del demenziale. Per precisione, si tratta di una storia uscita sul raro Topolino Estate, sorta di spin-off estivo del settimanale, esperimento durato pochissimo.
La sezione Superstar presenta delle interessanti chicche con protagoniste le formiche, tra cui troviamo la bella vicenda di Bill Wright delle Sansoformiche. Anche Barks non manca, seppur un poco sottotono, e si mette a sbeffeggiare l'alta società paperopolese con una serie di momenti comici. Ed interessante è la bizzarra e rara vicenda scritta da Roberto Renzi (la sua opera prima) e disegnata dal solito Perego.
Non mancano un ottimo Carpi in gran forma e un remake del Robin Hood di Gottfredson.
Un numero vario e per tutti i gusti, capace di donare storie rare ed interessanti, anche se spiace per la ripetizione di Ser Lock a così poca distanza.

Recensione di V


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Il numero di Scarpa esce proprio al momento giusto, perché vediamo pubblicata la seconda storia di Paperinik in assoluto, con alle porte su Topolino l'uscita della nuova saga di PK mercoledì 2 luglio. La vicenda, al solito su testi di Martina, getta le basi per consolidare la leggenda di Fantomius e l'ingresso graduale dell'identità segreta di Paperino all'interno della comunità paperopolese. Un filo di continuity ammanta la vicenda, e sono ben presenti le scaramucce e i soprusi di Zio Paperone e di Gastone nei confronti di Donald. Scarpa, pur non avendo usato quasi mai il personaggio in tutta la sua carriera, se non per altre due storie (di cui una nel prossimo volume) si trova piuttosto a suo agio in atmosfere notturne, mascherate e camuffamenti. Anche l'azione è resa alla grande, con dinamismo plastico e disinvolto.
Il resto del numero è caratterizzato da svariate tematiche ben presenti in quegli anni. Abbiamo così lo Studio Disney, storie caratterizzate da trame un po' povere oppure ripetitive, anche se qualche guizzo si trova sempre. C'è la quotidianità di Chendi, con una vicenda che potrebbe uscire dal Diario di Paperina. Compare ovviamente Cimino, con due chicche delle sue. Nella quiete creativa cala Paperino in una realtà lavorativa e compare anche Gedeone, mentre nella copia prodiga presenta una volta di più il tema del doppio che assilla Paperone. Non manca ovviamente altro Martina, nella sua giornata della bontà si ride di gusto, con le lotte tra zio e nipote. E compaiono anche i Barosso, con una bella storia di Amelia cui tanto si dedicarono.
Spiace dirlo, ma in mezzo a tantissimi autori e pochi topi, Scarpa autore completo non brilla, con una storia con Paperetta Yè-yè un po' fiacca e minore. Per fortuna brilla il portfolio, con bellissime tavole da sue storie del passato. Una qualità media buona, in attesa del ritorno ai testi del Maestro veneziano.
Per quanto riguarda le versioni il "Grappolo indiano" proviene dalla testata Zio Paperone e ha quindi colori e lettering rifatti, mentre dalla testata Paperino (quindi con i colori rifatti) abbiamo gli "Zoccoli di cristallo", la "Quieta creativa" e il "Banchetto chic". Si ringrazia Sprea e il suo bel sito per le precisazioni.

Recensione di V


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La recensione si trova anche qui.
L’arte del fumetto è qualcosa di abbastanza recente, se la confrontiamo alla musica, alla pittura o alla danza e al teatro. Parliamo di 120 anni e poco più. Eppure, vi sono ampie aree oscure di fumetti caduti nell’oblio che, legati solo alla fragile carta stampata dei quotidiani, rischiano seriamente di perdersi. Non è sbagliato parlare dunque di archeologia fumettistica: un complesso lavoro di scoperta, restauro e rinascita, con conseguente riproposizione in stampa. Si tratta di operazioni che per il grande pubblico sono poco interessanti, ma per gli appassionati e gli studiosi significa salvare dei veri e propri anelli mancanti. L’ANAFI in questo permette un lavoro certosino ed accurato con una base solida di soci e di intenditori. Ogni anno dà alle stampe un volume di pregio e, esattamente un anno fa, è stato dedicato al Paperino di Walt Disney.
Non si tratta però del canonico papero che tutti conosciamo, ma della scoperta del personaggio per i fumetti ad opera dell’inglese William A. Ward, misterioso autore che ha però realizzato, in completa autonomia, un avvincente ciclo di dodici storie per il settimanale del 1937 Mickey Mouse Weekly. Questo, in maniera completa, integrale, restaurata e tradotta viene pubblicato, per la prima volta in Italia, in un volume di pregio, a cura dei bravissimi critici Massimo Bonura, Federico Provenzano (il nostro Special Mongo) e Luciano Tamagnini, più un intervento del decano della critica disneyana Alberto Becattini. Paperino – Le Inedite Follie Inglesi è il titolo del volume, impreziosito da una bella copertina di Alessandro Gottardo e da un disegno in bianco e nero del bravo Emmanuele Baccinelli (il nostro Bacci). Una bellissima opera, impreziosita da articoli critici di altissimo livello e da un apparato iconografico all’altezza, capace di sviscerare questa complessa e sorprendente produzione.
Questo ciclo di storie, uscito una tavola per settimana, è per un lettore moderno molto bizzarro. E’ evidente che l’autore non conosce benissimo i personaggi a livello grafico, mentre come caratterizzazione la fonte primaria è il cartone, avendo comunque un occhio per il fumetto di Floyd Gottfredson, specie per i personaggi secondari. Ma fin da subito Ward sceglie una strada precisa, eliminando la controparte femminile, in questo caso Donna Duck, e ponendo di fianco a Donald un personaggio che non sarà mai più riutilizzato. Si tratta di Mac, una sorta di cane mezzo marinaio mezzo furfante, uso a vivere alla giornata, ma scaltro e pieno di buon senso, maggiore del collerico Paperino. Tra i due si crea un legame di amicizia maschile schietto e di rispetto reciproco, di offese anche e di litigate, seguite sempre da affettuose riappacificazioni.
Con questi due personaggi, Ward decide di osare tutti i generi, dal fantasy al fantascientifico, dall’avventuroso al western, fino al quotidiano, trascinandoli in un fuoco pirotecnico di guai e di pericoli. Accompagnato da battute fulminanti e da scene politically uncorrect, il ciclo è sorretto da una serie di disegni disneyani molto raffinati, basati su di un elegante uso della mezzatinta e dell’inchiostrazione accurata. Per quanto straniante all’inizio, la narrazione comincia a decollare, presentando situazioni sempre più surreali ma allo stesso tempo divertenti. Storie coinvolgenti e davvero diverse da quelle prodotte in America e da quelle che usciranno in Italia. Surreali, stravaganti, ma frizzantine, specie nei rapporti umani tra personaggi. Poco dopo Ward fu in Italia a comparire il primo fumetto dedicato a Paperino fuori dall’America. Parliamo del classico Mistero di Marte di Federico Pedrocchi. Ma in Inghilterra qualcosa era già stato fatto, anche se in pochi riuscirono a saperlo. Un fumetto capace di sorprendere anche il più esperto, e di incuriosire il lettore novello.

Recensione di V


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Il nuovo numero di Big non migliora la parabola altalenante di questa testata, che continua a pubblicare storie in maniera casuale e un po' discontinua. Ad esempio, la prima storia è un bell'esempio grafico di Lavoradori, in cui l'idea di far diventare Brigitta una spia non snatura il personaggio, dando anzi pathos e suspense, oltre ad una certa dose di indipendenza femminile. Peccato che al solito non sia stato pubblicato il seguito, altra valida storia. Le altre storie dedicate a Brigitta non tengono il passo, mancando di pubblicare brillanti storie ciminiane o scarpiane dedicate al personaggio, ma quasi solo produzioni recenti. Resta buona la vicenda delle occasioni favorevoli, ma pubblicarla senza le altre storie dei Duckis non ha molto senso. E dire che lo spazio ci sarebbe e avrebbe potuto essere qualcosa di interessante pubblicare la bella saga di Concina disegnata da un ottimo Held, un buon esperimento di quegli anni per scombinare un poco il mondo dei paperi.
La sezione dedicata alle padelle lascia desiderare, ma vengono azzeccati un paio di buoni assist. Chi ha incastrato Eta Beta? è una buona storia tra tempolizia e spezzoni del futuro. Ma soprattutto, sempre su disegni di Gatto, brilla per buona costruzione della storia, intreccio sapiente e reale tensione, Zio Paperone in prigione, brillante sceneggiatura di un ottimo Giorgio Salati.
Il resto del numero è invece particolarmente moscio, tra storie recenti, poco interessanti, brevi e non particolarmente memorabili. Nessuna storia in due tempi, o capace di utilizzare al massimo l'enorme formato di questa testata. Che, se non sfrutta al meglio il numero di pagine, diventerà sempre più anonima e incolore, come già da un po' di tempo a questa parte.

Recensione di V


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Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi è un’opera centrale per la produzione fumettistica disneyana italiana ma, al tempo stesso, un frutto di vari compromessi. L’impronta dello sceneggiatore Guido Martina è ovunque, senza smussare i suoi tratti più duri, cinici e amabilmente scorretti. Raccontare i grandi antenati dei Paperi attraversando varie ed importanti epoche storiche viene fatto con una struttura a cornice, in cui le monete raccontano la loro storia. Monete che esistevano veramente, come iniziativa promozionale legata all’epoca con l’Operazione Dollaro. Compromesso che pregiudica un po’ la credibilità della storia, che si basa su tesori vari, bauli preziosi e confusioni assortite. Ciò che conta dell’opera sono le storie in sé, tipiche vicende in costume con dissidi tra Paperone e Paperino, feroci sfide con Rockerduck, previsioni storiche improbabili, canovacci ripetuti e nipotini saputelli. Le battute argute e certi siparietti comici si fanno ricordare volentieri, e il Gambadilegno centurione veracemente romano resta memorabile. Così come l’episodio di un melanconico Topolino generale durante la guerra di secessione oppure il Vicerè pacioccone di Pensacola. Storia e Gloria è un ottimo esempio di non consequenzialità letteraria, ma un brillante modo per far divertire con poche pennellate brillanti. I maestri Carpi e Scarpa, da par loro, non sbagliano una vignetta, iniettando energia e dinamismo nei vari personaggi.
Rivedere così quest'opera molto importante nel nuovo volume dedicato a Scarpa, comprese logicamente anche le storie di Carpi, è senz'altro piacevole. La storia presenta il testo originale, anche se i colori sono quelli moderni del 2003. In questo senso, è la stessa edizione uscita su Tesori n. 2 e anche sul recente Golden Edition. Una versione ormai standard, anche perché sembra che i colori originali non siano più recuperabili.
Ad essere significativo in questa nuova ristampa, oltre alla bella storia da autore completo della Vasca dissipatrice, è il portfolio, che presenta per la prima volta tutte le copertine mai fatte per la saga, sia quelle originali bellissime di Scarpa e Carpi per gli otto Topolino originali che quelle di Rota per gli Oscar Mondadori, fino ad arrivare a quelle recenti di Gervasio e Narciso, oltre che a quelle straniere pubblicate per il mondo. Un'esauriente prova di quanto la saga sia stata ristampata e apprezzata nel mondo. Un lavoro che rende forse come la più completa questa nuova edizione, ben più di quanto fatto con la Golden Edition. Articoli critici e apparati iconografici di livello. Certo, mancano sia l'Episodio Bis che i Paralipomeni, ma questi non avevano collegamenti con Scarpa. Nota di merito per la copertina, in cui è stato usato un disegno in tema e davvero utilizzato per la copertina della prima puntata di Storia e Gloria.
Un ottimo volume insomma, sia per l'Omnia di Scarpa che per Storia e Gloria, un'edizione davvero buona ad un prezzo contenuto.

Recensione di V


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Un numero dedicato a Scarpa un po' sottotono, seppur non mancano le perle classiche di intere generazioni di lettori.
In primis, la triscaidecafobia, geniale intuizione di un Martina in splendida forma nel costruire commedie esilaranti graffianti e movimentate. Anche la classica su strada fa parte di quel tassello di storie indimenticabili: i fratelli Barosso indagano ancora una volta la vita quotidiana di Topolino e dei suoi amici, tra gag e situazioni alla "Tre uomini in barca". Anche un doppio Chendi indaga la psicologia papera e pippesca, con un bis di storie apprezzabili per l'estrema capacità di sintesi ed un ritmo sempre fresco e spigliato.
Aprono il volume due - tutt'altro che eccelsi - soggetti americani, con protagonista Super Pippo, che sono in maniera piuttosto inedita l'uno in continuity con l'altro. Fatto piuttosto raro, specie su Topolino e per storie non particolarmente memorabili (Super Pippo e il riduttore a pulsante e Super Pippo e la sfida al sultano). In tema di S-code, Scarpa utilizza la sua Paperetta nella modesta vicenda della Stella di Nessuno.
Non mancano Cimino, bello come sempre, e un paio di storie da autore completo. Molto interessante la sposa promessa con Brigitta.
Gli articoli sono buoni, peccato manchi un portfolio interessante. Nota di merito infine per l'altro grande classico di Martina presente nel numero, ovvero il Ghepi.
Per quanto riguarda le edizioni, questa settimana abbiamo tutto originale tranne la "Stella di nessuno" con colori e lettering da Zio Paperone e l’"Orso ballerino" con i colori dalla testata Paperino. Invece la "Sfida al sultano" ha le pagine in origine in b/n colorate appositamente per questa edizione.


Recensione di V


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Commentare questo secondo numero di Topostorie, dalla sempre bella copertina, spiace un po' perché il motivo d'acquisto teorico, ovvero il prologo con il filo conduttore, lascia un po' con l'amaro in bocca. Lara Molinari fa un buon lavoro, e Marconi fa quel che può, ma le sole 15 tavole a disposizione, per collegare sette storie, non bastano. Per cui come al solito i personaggi si ritrovano tutti insieme e, come al solito, ricordano storie del passato. Il pretesto è metafumettistico, con gli autori in crisi di idee, intenti ad avere dai mitici tre nuove storie. Spunto interessante, ma inevitabilmente deboluccio. Nulla di eccezionale, ma neanche di particolarmente interessante, e niente che riesca a creare una sola lunga vicenda. E' evidente che la redazione non possa permettersi inedite lunghe, e si vede sia nelle venti tavole destinate a Paperino che a quelle di Appgrade, ma è chiaro che così non si aggiunge nulla alle storie. Solo l'ultima è collegata in maniera continuativa (un passo avanti rispetto allo scorso numero) anche se non è così convincente.
In questo caso, tutte le vicende sono piuttosto valide, perché oltre alla produzione italiana è presente parecchia produzione nordica, piuttosto usa ai team-up. Ad aprire è il classicissimo Insolito remake, con ai testi un raro Cavazzano, che se la cava egregiamente, tra sberleffi, gag, citazioni filologiche e anni '30. L'atto d'affetto per quel capolavoro che è Topolino Giornalista è più che riuscito. Peccato che la vignetta di "Fine" sia stata sacrificata per il filo conduttore, come ai vecchi tempi di Perego.
Le altre tre storie italiane sono interessanti perché, nei primi due casi, fanno parte di un ciclo uscito nel 2010, ispirato ogni volta ad un cortometraggio diverso. Così, negli scacciafantasmi troviamo un frenetico Sciarrone, mentre a val Dormigliona un bizzarro Faccini. Infine, nelle concatenazioni assistiamo ad un divertente corto-circuito metafumettistico intrigante, by Salvagnini e un buon Gottardo.
La produzione nordica ha un approccio diverso alle storie, e in questo numero si vede in maniera interessante. Così, direttamente dal Mega, la Sfera Nera propone un fantasy farsesco su disegni di Fecchi, e sempre lui su testi dei McGreal disegna molto bene i frutti attaccatutti, anche se la storia non brilla per originalità. Infine, compare anche il grande disegnatore Cèsar Ferioli, qui nella buona vicenda del rubino. In queste storie il rapporto tra il Topo e il Papero ricorda molto i corti anni '30, con loro due a litigare, concetto che, insieme a dialoghi piuttosto arguti, compare anche qui e in questo interessante ciclo, inedito in Italia.
Un numero molto interessante per il mix presentato, e soprattutto per l'incontro - scontro tra tradizione italiana e nordica. Spiace vedere così poco spazio dedicato al prologo però, vero motore teorico del volume. Se fosse un semplice vattelapesca non ci sarebbero problemi (con peraltro una bella tematica utilizzata), ma così spiace veder persa un'opportunità.

Recensione di V


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Introdotta da una bellissima copertina di Freccero, con un Monteduro all'ennesima potenza per quel che riguarda gli effetti speciali, la storia inedita firmata Sisti e Dippo sbaraglia la concorrenza e soprattutto il confronto con Universo PK. Spiace dirlo nei confronti della saga faraciana ma queste venti tavole, ricche di azione, battute fulminanti, ironie, riferimenti, citazioni e interrogativi fanno tenere il fiato sospeso per tutta la durata, senza dover utilizzare battutine forzate o altro. Sisti compie un egregio lavoro, mentre Francesco D'Ippolito è gigantesco, non solo nella composizione della tavola, ma nell'espressione dei personaggi, nelle movenze e nei piccoli dettagli, con un occhio particolare al dinamismo delle espressioni facciali. Notevole, e molto gustosi il riferimento al Giorno del Sole Freddo, così come a certi corto-circuiti con le altre realtà alternative, con Paperinik che sembra sapere ben di più di quel che sembra. La pagina finale, infine, apre domande inquietanti, specie pensando come la realtà di Pkna sia quella vera, mentre questo è tutto un "what if".
In ogni caso, Sisti promosso a pieni voti, riuscendo a realizzare davvero una buona storia, con tutti gli elementi possibili, in sole venti pagine. E ora c'è curiosità per il ciclo della "Macchina del Fangus", su che pieghe prenderà, se continueranno i riferimenti a Pkna e se ci saranno altre sorprese.
Il resto del numero viaggia invece su livelli bassissimi, nella melassa della banalità. Oltre alla presa in giro di ripubblicare la stessa e modesta storia dopo essere già stata stampata nel numero 10 di questa testata, inserisce a caso senza introdurla l'ultima apparizione di un personaggio, abbastanza interessante, come Lola Duck. Un'occasione sprecata, come al solito.
Le altre storie sono insignificanti, anche se la figura dello iettatore strappa qualche risata.
Chiaramente l'unica ancora di salvezza resta l'inossidabile Guido Martina, capace con la LUPARA di mostrare una storia intelligente, che funziona e mette quella dovuta dose di coinvolgimento che il lettore dovrebbe pretendere. Cattiverie verbali, botte, rapimenti, mitra che sparano, bottiglie alcoliche analcoliche, sedie elettriche e quant'altro impazzano per le 62 tavole della storia. De Vita ha ingranato sempre più, e qua riesce a rendere tutti i sentimenti del caso. Peccato per le censure sparse sull'aranciata, anche se compare la prima tavola della seconda puntata, per fortuna.
Buona l'intervista a D'Ippolito, mentre il resto è nella media. Una testata che continua a dipendere da una sola storia, la Cult, e quando va bene sull'inedita, come in questo numero, ha però dei seri rischi di disaffezione e delusione. Vedremo dove porteranno: resta comunque vero che, come detto nelle scorse recensioni, "fintanto che non sdoganeranno almeno il Paperinik degli anni '90 (e '80) su Topolino, e non pubblicheranno, almeno una per numero, le produzioni Leoni-Negrin, oppure qualcosa di Faraci e Artibani, non si verrà a capo di nulla, e avremo sempre storie illeggibili, a fronte di non sempre buone cult e inedite".

Recensione di V


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Un numero atipico dell'omnia di Scarpa, con presente solo una lunga storia dalla produzione bizzarra, che dà il titolo e la copertina al volume. Si tratta di Topolino allo Zecchino d'Oro, lunga storia di Guido Martina che omaggia il decennale della celebre manifestazione canora con dieci episodi brevi legati tra loro da un prologo ed un epilogo, ognuno dedicato ad una canzone diversa. E' l'occasione per il professore piemontese di mettere all'opera un cast amplissimo che saccheggia a piene mani non solo gli standard characters dei fumetti fino a Paperoga, ma anche i lungometraggi disneyani, da Peter Pan a Biancaneve, da Cenerontola a Pinocchio fino ai Tre Porcellini e a Compare Orso. Una bella storia che permette allo sceneggiatore amplissima libertà e possibilità di innescare trame scanzonate e divertenti, vicende surreali e gag varie. Scarpa, ben aiutato alle chine da Capitanio e Cavazzano, oltre che da Gatto, si sbizzarisce in costumi, vivacità e sfondi. Geniale l'episodio dedicato ai 44 gatti, con un Malachia moltiplicato e gli echi della contestazione alle porte in quel 1969.
Cimino propone al solito altre bellissime storie, come la vicenda delle caldarroste eccezionali oppure il maleficio blu e la sempre bella montagna parlante. Tutti gran classicissimi, come la elettroperosità.
Nota di merito per la simpatica storia del "saluto dei Mac Gregor", in cui i compianti fratelli Barosso prendono in giro in maniera arguta la taccagneria scozzese e creano un plot giallo valido e frizzante. Non manca neanche un genuino e quotidiano Chendi, all'opera come al solito nelle storie dal "Diario di Paperina".
Per quanto riguarda le edizioni, questa settimana abbiamo tutto originale tranne il "Maleficio blu", il "Trita-atomi" e le "Caldarroste eccezionali", tutte in edizione ricolorata dalla testata Paperino.
Buoni articoli, specie l'intervista di Brunoro al Maestro Scarpa. Un numero valido che, vicino al bel pezzo d'epoca dello Zecchino ancora divertente e nostalgico, presenta tanto bellissimo Cimino e Barosso.


Recensione di V


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A quasi due anni di distanza dal volume dedicato agli ottant'anni della testata Topolino, Disney Libri pubblica un nuovo libro celebrativo, utilizzando lo stesso formato, cartonatura con dorso telato e spazio per il logo, in questo caso declinato sugli ottant'anni di Paperino, nato nel giugno del 1934.
Rispetto all'altro volume la scelta è nettamente migliore, andando a scavare sia negli anni che negli autori che nelle tematiche. Per cui, non stupisce vedere sia la classica vicenda dei Due Fannulloni, di Osborne e Talliaferro, nella versione finemente restaurata pubblicata su Zio Paperone n. 177, che il mistero dei cappotti di Osborne e Gottfredson. Completano il quadro della parte pre-anni '40 una serie di strip quotidiane del grande Taliaferro e il classico Paolino Paperino e il mistero di Marte di Federico Pedrocchi. Questa storia, nonostante i suoi 70 anni e più, continua a mantenere un certo fascino vintage e parecchie commistioni con il fumetto avventuroso americano, come Flash Gordon. In questa edizione, va reso gran merito di aver compiuto sulla storia un restauro totale ed accurato, sia dei colori che del disegno, riportando tutto il quadro a come non si era mai visto, né nell'edizione di Paperino Mese in piccolo formato, né in quella di Zio Paperone, con pesanti interventi sui colori e sul lettering. Le tinte vengono rispettate, e vengono ripubblicate anche le testatine sopra la tavola, in una semi-ristampa anastatica. Davvero un lavoro certosino, fatto apposta per questo volume. Peccato che manchi Ward, anche se in parte è comprensibile. Chissà che in futuro non venga riproposto in maniera ufficiale.
Se è piuttosto strano aver scelto, per il Paperino disegnato in Italia, due storie minori tratte dal Diario di Paperina, la scelta della storia barksiana è invece vincente. L'anello della Mummia riassume tutto lo stile dell'autore dell'Oregon, fatto di avventura, rapporti familiari, mistero, antiche civiltà e ampi spazi aperti, oltre che tensione ed accuratezza geografica.
Si apre poi il capitolo dedicato alle identità alternative di Paperino, cui forse troppo spazio è dedicato. Si dimenticano purtroppo le Grandi Parodie, e si presentano ben due storie di Paperinik. Scelta molto interessante, perché la prima è una classica vicenda martiniana, mentre la seconda è addirittura Evroniani. Il volume sdogana la produzione extra-Topolino e apre al Disney New Generation degli spillati, con la rottura del layout tradizionale e la rivoluzione imposta da Lavoradori sullo stile dei paperi. Una scelta davvero interessante, e comunque corretta.
Infine, l'ultima parte è dedicata alle incarnazioni più recenti di Paperino. La prima è il piccolo Paperino Paperotto, con la pubblicazione della sua prima straordinaria storia. Il mondo dell'infanzia è omaggiato con cura e amore da un Barbucci dinamico e plastico, mentre Fasano ai testi getta le basi per una serie intelligente e a tratti nostalgica. La seconda è invece DoubleDuck che, comparendo in un volume così celebrativo, viene in qualche maniera sdoganato e affrancato, in un processo molto più rapido rispetto a quello avuto da PKNA (e che MMMM non ha mai avuto, finora). In Prima della prima vi è la possibilità di far comparire Cavazzano e il brillante Vitaliano, per una storia action vivace e spiritosa.
Completano il volume, per ogni coppia di storie, dei buoni redazionali, realizzati con cura e con un buon apparato iconografico (anche se nell'articolo sul Paperotto forse compare troppo l'acronimo PP8). Infine, è molto interessante l'apertura affidata ad un classico che ad ogni anniversario viene ristampata, ovvero Buon compleanno, Paperino! Realizzata da Marco Rota come autore completo, si tratta di una storia metafumettistica, in cui Paperino racconta ad un giornalista, di fatto il lettore, la sua vita, dalla nascita fino all'incontro con Paperina, l'arrivo dei nipotini e altro. Rota non pretende di fare storia, utilizzando svariati espedienti per far divertire, riuscendoci pienamente. Memorabile Nonna Papera che dà da mangiare al piccolo "pappettino", con il fratello (!!!) Paperone a brontolare. Storia che funziona alla grande, a trent'anni dalla pubblicazione, e che continua a vincere, anche grazie ad un disegno sempre pulito e molto "americano".
In sintesi, un volume più che meritevole, celebrativo, con ottime storie, un'ottima copertina di Freccero, una buona presentazione e svariati pregi editoriali. Il prezzo è però sicuramente ostacolante (29,90 € !!!). Ma per un volume strenna da regalare o regalarsi, è sicuramente un'ottima occasione.

Recensione di V


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Paperino è ormai una testata da parecchi anni illanguidita, capace solo di ristampare sè stessa, con le sue vecchie inedite a ciclo continuo, arrivate ormai anche alla terza ristampa. Ogni mese viene prodotta una nuova storia, in genere di una ventina di pagine, e per il resto tutto è abbastanza standard e monotono. Basta vedere anche i topic sul forum per vedere come l'interesse per la testata sia basso. In compenso, le vendite devono essere buone, anche in virtù del personaggio, capace di calamitare fin dalle gioiose copertine di Coppola che, per quanto interscambiabili, propongono il volto sorridente del papero.
Questo numero fa però eccezione, dedicato com'è agli 80 anni di Paperino, con foliazione doppia, storie prese da Topolino, brevi pagine introduttive e una certa cura nella scelta. L'obbiettivo è tratteggiare le tante situazioni paperiniane, dalla PIA a Nonna Papera, dai nipotini a Paperinik, da Gastone a Bum Bum, fino al tema della sfortuna e della rabbia. Spiace forse che si siano prese storie quasi tutte degli ultimi dieci anni, ma la scelta è in generale molto buona.
Si aprono le danze con Paperino 24, caustica e dolce storia di un Vitaliano in forma. Si prosegue con un'interessante analisi del rapporto zio - nipoti by Enna e Cavazzano. Uno dei piatti forti del numero è però l'ormai storia cult Paperinik e l'amore nell'oblio. Mottura crea delle tavole mozzafiato e dei colori incredibilmente crepuscolari, mentre Salati orchestra una sceneggiatura perfetta, un orologio che si incastra benissimo nello scandagliare a fondo la difficoltà di avere un'identità segreta. Allo stesso tempo, è analizzata la storia d'amore tra Paperino e Paperina. Storia che ormai è già un classico, si tratta senz'altro di una delle vette del disney "moderno".
Le storie più antiche presentano un Massimo De Vita in gran forma, mentre di nuovo Cavazzano, grazie a Cimino, ci fa scandagliare la ricerca della fortuna, con un indiano saggio e i soliti e bellissimi espedienti ciminiani. Ancora il celebre autore veneto ci mostra le varie identità della 313, in una storia ricca di spunti grazie a Sisti, e che rievoca in qualche modo questa.
Altre due storie sono piuttosto interessanti. Una con Anacleto, in cui un frizzante Barbucci mette in scena una gran massa di dispetti e di disastri e, grazie a Panaro, otteniamo anche degli interessanti retroscena sul loro passato. Ma è Faccini a mettere in scena una scatenata commedia in ambito lavorativo, chiusa tra le quattro pareti dell'ufficio. Un altro moderno classico, caratterizzato da tic esilaranti e nevrosi formidabili (chi ha detto "ktiiiiin! ktaaaaan!").
Un buon numero in sostanza che, pur non riecheggiando il mitico 168 in quanto a varietà, autori ed epoche, permette una panoramica di tematiche interessante. Spiace non avere nè una storia con Paperino Paperotto nè una vicenda in due puntate o qualcosa di più antico. Comunque, le buone storie non mancano, ed è apprezzabile che, per una volta, Paperino sia uscito un po' dal suo monotono tran - tran di storie ri-ri-stampate.


Recensione di V


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Interessante recensire il cinquantesimo numero di una testata nata nel 2006 e su cui pochi avrebbero scommesso un centesimo. Bimestrale, diretta all'inizio Valentina De Poli (attuale direttrice di Topolino) e poi da Veronica De Lisio, dedicata esclusivamente a storie romantiche, formato tradizionale, copertine perennemente riciclate da quei classici artwork usati per le immagini di repertorio. Budget azzerato e tematiche all'apparenza stantie, è riuscita a sopravvivere alle procellose tempeste che in questi otto anni hanno abbattuto di tutto. Il tema dell'amore, pur a volte messo a forza e a volte proprio assente, permette alla testata parecchie libertà e tutto il bacino di storie, di fatto quasi inedite, pubblicate ai tempi sulle testate "Minni & company" e "Minni Amica del Cuore". Una possibilità di rivedere tutta una serie di storie, a volte anche di grandi autori, ormai più difficilmente reperibili.
Nel passato è stato così pubblicato del Cimino poco noto, del buon Cavazzano, piuttosto che Russo, Concina, Mezzavilla e Corteggiani.
Questo numero in compenso presenta più storie da Topolino, dove non sempre l'amore è presente. Le storie gradevoli non mancano, come un intrigante mistero parigino, oppure la divertente storia di Gentina in cui un Topolino decisamente noioso si fa castigare da delle ragazze ben più in gamba. Anche il Ferraris d'annata compie un ottimo lavoro, e lo stesso vale per la coppia Panaro - Soldati, con una bella avventura esotica.
Ma non solo Minni, anche le testate defunte dedicate alle Giovani Marmotte fanno da serbatoio di storie pubblicabili per Pocket Love, come in questo caso.
Insomma, paradossalmente su di una testata con così poco appeal per il collezionista, passano svariate storie di buoni autori poco note e di fatto inedite, perché passate su testate cadute nell'oblio, e poco rintracciabili financo nel mercato dell'usato. Per cui, anche se la qualità complessiva è altalenante e varia da numero a numero, certe chicche ci sono sempre, cosa che purtroppo non succede spesso su Big, che purtroppo utilizza solo Topolino come bacino. Quindi, tenete d'occhio Pocket Love, potrebbe sorprendervi.

Recensione di V


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Un numero dei Grandi Classici che presenta gran varietà, senza lasciare spazio, per fortuna, a quelle storie brevi piuttosto mediocri brasiliane o americane anni '70 con Amelia o Magò. Invece, vi è una grande omogeneità di stili ed epoche diverse. Anche se spiace vedere come non sia continuata la pubblicazione delle storie di Ok Quack.
Le storie Superstar presentano la surreale e fuori di testa vicenda dell'uomo delle nevi, con un Perego in forma nella deformazione dei personaggi e nelle riprese oblunghe. Non manca Barks, con la sempre fresca vicenda della corona di Gengis Khan, in cui un nuovo diverso come il Gongoro entra in contatto con i paperi, con un tono sentimentale e affettuoso che solo il maestro dell'Oregon sapeva realizzare. è interessante leggere queste prime versioni, rimontate su tre strisce per pagina con una traduzione più libera e inevitabilmente più arcaica, ben diverse da quelle filologiche pubblicate su ZP. Dunque, anche se di prossima uscita su UACK!, la riproposta di Barks sui Grandi Classici non è invalidante, in quanto si pubblica una nuova versione a tutti gli effetti. Infine, non mancano un raro Murry e un meno raro Gottfredson, con la vicenda in costume del sarto ammazzasette.
La storia d'apertura, cui è dedicata la copertina, è un classico giallo martiniano, mentre non manca il solito Siegel con un trama sopra le righe, fatta di nemici inquietanti e destabilizzanti. Una storia S-code di Scarpa completa il quadro, insieme a due brevi di Strobl dal sapore demenziale.
Un numero, come si è detto, che combina molti dei filoni che, partendo dagli ultimi ZP, hanno contaminato Anni d'Oro e i Grandi Classici.


Recensione di V


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Questo è un volume molto interessante di Scarpa perchè permette di gettare un occhio alla produzione dello Studio Disney americano. Si tratta di una serie di storie molto particolare, in cui i soggetti arrivavano da Burbank, e venivano rielaborati dalla redazione milanese di Topolino, spesso da Gian Giacomo Dalmasso, da Martina o dagli stessi disegnatori, come lo stesso Scarpa. Storie in cui Paperino compare poco, semplici gialli di Topolino, scaramucce con Rockerduck. Si tratta in effetti di storie di non eccezionale qualità, anche se permettono di avere una visione diversa dell'approccio americano.
Prese di peso dall'edizione ricolorata di Zio Paperone, vi sono parecchie vicende. La divertente e corale avventura del Ranch dello Scrocco delizia con un buon cast assortito, mentre brilla molto di più la comica storia dei trappolatori trappolati, in cui lo stile divertito di Scarpa si riconosce fin da subito con il divertente parallelismo Paperone - Scoiattolo nelle prime vignette, ad indicare una certa sardonica ferinità nei comportamenti avidi del riccastro. Anche la Montagna cava brilla per originalità, utilizzando la presenza di Maga Magò in maniera non banale o scontata. La baruffa con Rockerduck della Città sommersa diverte moderatamente mentre, spiace dirlo, la scarpiana storia con Paperetta del Treno del profitto non avvince molto. Infine, i Pellicani ruba-dollari convincono.
Molto meglio è invece un classico ciminiano come le Patate Auto-sbuccianti, in cui diverte con stratagemmi culinari e astuzia papera.
Per quanto riguarda la provenienza delle edizioni delle storie questa settimana le edizioni da Zio Paperone (con colori e lettering moderni) fanno la parte del leone con il "ranch dello scrocco", i "pellicani ruba-dollari", il "treno del profitto", i "trappolatori trappolati", la "montagna cava" e la "città sommersa". Con solo i colori moderni abbiamo invece il "raggiro di Amelia". Per la "bussola del Khan" è stata aggiustata la colorazione finora molto "libera" del Khan e dei suoi sudditi.
Introduzione e portfolio sono interamente dedicati alla partecipazione di Gentilini, Scarpa e Carpi alla trasmissione televisiva Canzonissima, mentre le schede finali sono dedicate al compianto Luciano Capitanio e al Commissario Basettoni. Un buon numero per capire alti e bassi della produzione dello Studio Disney, anche se di Scarpa non c'è molto.
Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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Un altro grintoso numero di UACK!, che ripubblica le storie di Carl Barks a partire dalla testata Uncle Scrooge. In questo numero, oltre al brutto errore in copertina del secchio allungato, troviamo una nuova inedita di barks, una breve di quattro tavole che tratta del problema del doppio. Nulla di eccezionale, peccato che non sia mai ben chiara la fonte di questi soggetti di Barks.
Molto più interessante il classico che apre il numero, la mitica Dollarallergia, un piccolo capolavoro in cui le paturnie e le bizzarre malattie paperoniane entrano in conflitto con un nuovo e idillico mondo perduto. Geniale in Barks la capacità di mostrare le fragilità che affliggono l'uomo più ricco del mondo, specie in contrapposizione alle piccole felicità di un popolo semplice. La segue una piccola vicenda quotidiana, screzi tra vicini in cui Paperone è l'oscuro burattinaio, anche se a volte può capitare di sbagliare i conti...
Un'altra grande storia è l'epica e avventurosa, degna di Indiana Jones per le ambientazioni, vicenda del tesoro delle mitiche Sette città di Cibola. I Bassotti crudeli e avidi, i paperi coraggiosi e ardimentosi, il Manuale delle Giovani Marmotte che dispensa saggi consigli, e paesaggi mozzafiato. Avventura con la maiuscola, tale da ispirare George Lucas.
Infine, anche l'Isola del Cavolo, seppur meno nota, presenta parecchi cliffhanger, insieme ad un'atmosfera malata e disperata da cardiopalma. Le situazioni e i pericoli non sono mai banali, e il pericolo è sempre presente.
Gli articoli restano buoni, con ottimo apparato iconografico. Il portfolio, dedicato alle vignette inedite dell'Isola del Cavolo, è preciso ed esauriente. Un altro numero che, tra brevi, lunghe ed autoconclusive, pubblica il grande Disney a fumetti.

Recensione di V


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Un altro numero di Big, in cui l'andazzo resta sempre quello: un po' di storie a caso, pezzi di serie non concluse, provenienza cronologica sparsa, andando dagli anni '60 ad oggi.
Per cui, vedere solo una storia della serie di Paperin di Boscoscuro è un vero peccato. E ancora peggio è vedere pubblicata solo la seconda vicenda del bellissimo ciclo delle Tops Stories. Questa serie di storie è probabilmente l'apice dell'arte di Giorgio Pezzin ai testi e di Massimo De Vita ai testi. Le vicende dell'avo di Topolino, immerse nei mitici e graffianti anni '30, coinvolgono inevitabilmente miti e leggende ormai classiche, oltre a presentare una carrellata di Pippo sempre diversi ma sempre genuini. Storie favolose, che avrebbero meritato un Tesori a sé stante (anche se un paio di vattelapesca furono pubblicati con la serie completa).
Altre storie meritevoli sono la nostalgica e sognante vicenda del mondo della vecchia stagione, con un Michelini in gran forma nel rendere giustizia a Tip e Tap, rendendoli credibili e affiatati. Così come nell'incredibile avventura, il passato gioca un ruolo importante creando uno snodo narrativo decisamente inedito, con gli odierni Topolino e Pippo che incontrano i sé stessi del passato gottfredsoniano. Di nuovo Pezzin è ben supportato da un bravissimo Ubezio. Non banale, infine, il giallo ambientato nel mondo del cinema, convincente ed arguto.
Altre storie non brillano poi particolarmente, a parte il solito Cimino. Resta interessante l'accostamento delle storie, tra frizzanti colori elettronici e vecchie colorazioni di maniera. In compenso, la direzione del Big resta sempre poco chiara, riuscendo raramente ad utilizzare con intelligenza le tante pagine a disposizione. Ottima la copertina di Mastantuono, come al solito.

Recensione di V


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Questo numero di Anni d'Oro, pur non brillando per la copertina, presenta un ottimo set di storie e di articoli, e perfino l'intervista è buona, con un dialogo insieme a Marco Gervasio, il bravo autore del logo della testata e di tante storie, tra cui la saga di Fantomius (anche se all'epoca non esisteva ancora). Il protfolio, dedicato a Babbo Natale, è vario ed interessante.
Si apre con la storia strillata in copertina, una graffiante satira firmata da Martina dedicata al mondo televisivo, ben introdotta da Boschi e disegnata con stile da Massimo De Vita. Ottima e perfetta è invece la consueta apparizione di Cavazzano, in coppia con Pezzin. Il Misterioso Organizzatore è una frizzante e vivace spy-story con coloriture di thriller e action visti di rado con questo realismo e questo piglio su Topolino. L'interazione tra personaggi funziona benissimo, e i cattivi risultano davvero minacciosi e credibili.
Anche Carpi è presente in questo numero, con una storia bizzarra, ma affascinante sotto molti aspetti. Il Centenario Bullonario, oltre a presentare una Parigi bellissima, mostra anche come personaggi secondari Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi, entrambi mai nominati direttamente, se non con soprannomi e tic vari (da "Sua Emittenza" a "l'Avvocato"), aspetti che raddoppiano il divertimento. Concina per il resto costruisce scene buffe e a tratti slapstick, specialmente nell'assalto alla Tour Eiffel.
Infine, vengono presentate due brevi, una di Gatto con Orazio, carina e piacevole (cui seguirà questa, con grande rigore completistico), e una con i Bassottini, entrambe dello Studio Program. Quest'ultima si rivela una storia assurda, senza capo nè coda, con buchi nella trama incredibili e indegni di qualsiasi pubblicazione. Il povero Scarpa che si è ritrovato a disegnarla deve aver penato non poco. Buoni gli articoli introduttivi.
Un buon numero insomma, con varietà e grandi autori, oltre a ottime prove (a parte quella scarpiana, purtroppo). Si spera che la qualità resti tale anche per i prossimi numeri.
N.B. Questa recensione viene pubblicata a Maggio 2014, per concludere il ciclo di recensioni sulla testata, in modo che il Papersera possa raccogliere in maniera adeguata giudizi su di una testata per collezionisti come questa.


Recensione di V


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Numero di Scarpa di transizione, con nessun particolare picco, anche se le storie sono di generale buona qualità. Apre il volume un’introduzione di Andrea Sani dedicata alla psicoanalisi di Scarpa.
Cominciano ad essere molto presenti le storie dello Studio Disney, come la gradevole vicenda dei folletti giganti oppure della pelle bufalina. Un po' più debole è la storia con Super Pippo, anche se impreziosita da suggestive vedute di Venezia.
Sul fronte italiano brilla Cimino con i bracciali dei Mac Paper, e anche i Barosso, con la divertentissima e comica avventura dell'aliantiporto. In generale buone storie della fine degli anni '60.
Come colorazione i "folletti giganti", il "miliardario nostalgico", la "cometa atomica" e la "pelle bufalina" utilizzano una colorazione moderna riciclata ("folletti" e "pelle bufalina" anche il lettering, da Zio Paperone), il resto è originale. Lo scarabeo informatore ha le pagine in origine in bianco e nero colorate appositamente per questa edizione (nello stesso stile delle altre pagine). Sul volume non trova spazio il portfolio che lascia invece posto alle schede di George Davie e di Codino.
Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.

Recensione di V


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Un numero standard questo di Scarpa, con solo storie italiane, e in cui Cimino la fa da padrone, con ben cinque storie. Segue Martina, con due, tra cui la gustosa e corrosiva vicenda di Villa Mistero, Cimino propone sue tipiche tematiche, ma quella forse più gustosa tratta di un Paperino molto barksiano, esperto di farfalle, che combinerà disastri in una diretta competizione. La vanessa esplosiva si fa ricordare per l'inventiva e i marchingegni. Strani attrezzi che ritornano nell'acqua-cross di Paperopoli, bizzarra gara nautica (e certi aspetti ritorneranno qui), mentre i Bassotti imperversano nei germogli esplosivi. Interessante è il tema del doppio nel sosia elettronico, che mostra come l'unico nemico di Paperone possa essere solo sé stesso. Un tema che Cimino utilizzerà più volte, sempre con sfumature diverse.
Interessante è anche la storia dedicata a Pico de Paperis, piuttosto inedito in ambito italiano negli anni '60, mentre era molto utilizzato in storie americane. Diverte e propone un professore bislacco, entusiasta e a volte un po' irruente, sullo stile del nipote Paperino nelle ten-pages barksiane in cui diventa esperto catastrofico di ogni bizzarro scibile umano.
Come colorazione solo quest'ultima storia utilizza una colorazione moderna riciclata, tutto il resto è originale. E questa settimana l’introduzione al volume è proprio incentrata sull’argomento della colorazione. Il portfolio si continua a parlare di colorazione, concentrandosi sul colore dei guanti (passato, in Italia, da giallo a bianco). Infine possiamo trovare le schede di Roberto Catalano e di Paperetta.Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un numero piacevole, soprattutto per la parte dedicata a Cimino e per gli articoli sulla colorazione.

Recensione di V


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Un altro numero di Classici senza particolari frizzi o punte di diamante, anzi. Non c'è molto ad elevare la media, bassa, della testata, a parte forse una storia di Mezzavilla minore. Anche Cimino non regala molte sorprese, e Russo non apporta interessanti note di rilievo. Una storia della PIA non dona particolare smalto, specie senza pubblicare questa, il suo ideale seguito, con lo stesso villain e la stessa parodizzazione dei titoli e dei canovacci dei film di 007. Storie che non brillano per particolare inventiva, pur nel voler omaggare Fleming, come la prima Bob Fingher.
Insomma, un numero debole, nonostante l'ampio ventaglio di storie a disposizione in quegli anni. E in questo, il coevo Topostorie, ha saputo fare decisamente meglio, con episodi di ottima qualità. Inoltre, l'assenza di una storia lunga pesa terribilmente. Vedremo per il prossimo.


Recensione di V


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La recensione si trova anche qui.
Nel 2000 Einaudi pubblicò, in una maniera che vedremo assai lungimirante, una raccolta di storie disneyane in bianco e nero, tutte accomunate dallo stesso sceneggiatore, il cui nome compariva fieramente sulla copertina, Tito Faraci. E l’aspetto interessante era che la collana Stile Libero, collana giovane e contemporanea, era capace di andare controcorrente e di proporre titoli di rottura rispetto alla consolidata casa editrice torinese. In questo ambito, vicino a Wu Ming e a John Fante, veniva pubblicato molto fumetto, da Paz alla coppia Cerami-Ziche, fino a quello Disney. Ma non quello classico e impostato di Gottfredson o di Barks, bensì un gruppo di storie quasi contaminato da continuity, pubblicato su Topolino dal 1997 al 1998. Un anno di ricchissimo fermento per l’autore milanese che, con poche ma efficacissime trame, ribalta completamente lo stereotipo del topo noioso e perfettino, elevandolo ad una forma completamente nuova. E con lui, tutto il suo mondo.
Tito Faraci crea tutto questo nella manciata di storie pubblicate su quel mitico volume einaudiano, Topolino Noir, ora ristampato benissimo da Panini Comics, tutto a colori con introduzioni dell’autore stesso e pagine colorate di nero, come Topolino Black Edition e una storia in più. Servito da disegnatori diversi, tutti bravissimi, tra cui Silvia Ziche, Fabio Celoni, Romano Scarpa, Giorgio Cavazzano e Corrado Mastantuono, Faraci è capace di costruire un nuovo scenario a Topolinia, dare un nuovo ruolo a Gambadilegno, più ambiguo, e a ridonare smalto a Topolino.
La prima mossa avviene grazie all’introduzione di un nuovo personaggio, il roccioso e texano ispettore Rock Sassi, vero spauracchio di criminali e furfanti, in La lunga notte del commissario Manetta. Faraci, nel creare un peculiare contraltare al goffo Manetta, è geniale perché può mettere in moto tutta una serie di vicende che non hanno bisogno di Topolino per funzionare. Non sarebbe sbagliato dire che l’arrivo e la permanenza a Topolinia di Rock Sassi sia stato il mezzo per permettere all’universo di Topolinia di ampliarsi notevolmente, e di moltiplicare le possibilità narrative negli ultimi quindici anni. Il commissariato con i soli Basettoni e Manetta era zoppo, con Rock diventa effervescente, perché si crea una coppia in ambito poliziesco più che collaudata (si pensi a "Starsky and Hutch"). E questo prosegue in altre geniali storie, come nella surreale e schizofrenica "Sfida a Topolinia" e nella divertentissima e capellona "L’Ispettore Manetta sul filo del rasoio", fino alla demenziale e fantasiosa "Manetta e l’indagine natalizia".
Non è un mistero che la nemesi di un topo sia il gatto, e il felino per eccellenza in Disney è Gambadilegno. Passato sotto varie lenti autoriali, da Gottfredson a Scarpa, il criminale ha sempre avuto caratteristiche letali e malvagie. Ma negli ultimi anni il ruolo del cattivo diabolico è passato a Macchia Nera, mentre Gamba spesso è stato l’aiutante tonto, il cattivo dal cuore d’oro, l’utile idiota. E in effetti il personaggio, anche fisicamente, si presta a questa interpretazione. Faraci di fatto esalta questa caratteristica, presentandoci un Gambadilegno letale ma bonaccione, uno che sa trovare il compromesso in vicende quotidiane e che conosce il valore dell’amicizia, pur nei limiti della conflittualità con Topolino. Così vengono pubblicati i grandi capolavori come Agente Gambadilegno, il caso è tuo!, in cui la divisa da agente e da brigante non importano se ad indossarle è sempre il valore del rispetto e dell’affetto. Non mancano le gag classiche, mentre Celoni compie come sempre un lavoro straordinario, con inquadrature efficaci e sapienti giochi di ombre.
E ancora, nella straordinaria Dalla parte sbagliata, Topolino è costretto, pur di salvare il suo nemico preferito, a mettersi contro la legge, seppur impersonata da un dispotico generale messicano. Il rapporto strano tra i due è evidentissimo e messo in scena con una delicatezza e un’abilità inusuale nel fumetto Disney. Gamba ci tiene a non essere buono, e impone i suoi limiti, ma Topolino sa bene come quest’amicizia innaturale possa stare in piedi. Ancora di più, aiutato da Francesco Artibani per festeggiare i settant’anni di Topolino, questo concetto si vede in Topolino e il fiume del tempo. I leciti dubbi di Gambadilegno sul perché non sia stata possibile un’amicizia tra i due rimandano a concetti quali la predestinazione e al piano naturale impossibile da cambiare. Gatto e topo non potranno essere mai amici, per quanti sforzi possano fare. I dialoghi tra i due sul malandato battello sono da antologia e, di riflesso, portano alla scomposizione di Topolino, l’eroe perfetto che brilla grazie alle imperfezioni altrui, che siano quelle malvagie di Gambadilegno o quelle bizzarre di Pippo.
Infine, arriviamo alla completa liberazione di Topolino, un nuovo eroe, più fresco, capace di sbagliare, travolto dall’avventura ma sempre pronto a combattere. Per sminuire la sua "perfezione", Faraci dà spazio ai comprimari, insinuando il dubbio che la forza dell’eroe sia nell’aiuto degli amici, ovvero Pippo. Nella spassosa Topolino e il genio nell’ombra, un boss del crimine rapisce Manetta e Pippo, ritenendo che questi due tonti siano il vero motore delle soluzioni al commissariato. Faraci instilla il dubbio, legittimo, che davvero Topolino e Basettoni necessitino dei due amici per andare avanti, e inanella gag e dialoghi incentrati sulla ipotetica intelligenza degli aiutanti. Il disegno schizzato della Ziche fa il resto, con strabuzzamenti vari e corpi elastici. E in Topolino e l’incredibile Vladimir, la visita degli zii di Minni, un cane poliziotto diabolico e gag da commedia demenziale permettono a Faraci di mettere le basi per un Topolino più snello.
Faraci, con queste storie, ha saputo smontare un mito per rimontarlo in un modo, non solo più vicino al presente contemporaneo, ma anche per tornare alle origini, a quel Topolino eroe non per scelta ma per necessità, combattivo e che non si tira mai indietro, in un ambiente indipendente che lo rende più forte e credibile. Manetta e Rock Sassi possono cavarsela da soli, così come Gambadilegno saprà sfruttare le bellezze di un’amicizia creativa. In questo rinnovato scenario, Topolino può volare davvero libero, per combattere il male con genuino disincanto e il sorriso degli eroi che sanno come vincere, senza fartelo pesare. Un personaggio molto più vicino al tempo presente, in una testata che segue gli scenari sociologici e le necessità del pubblico cui si rivolge, senza snaturarsi. Una lezione che non rinnega il passato e si lega al presente con forza, formando una nuova stagione di autori alla prese con un personaggio, ora e finalmente, più leggero e carismatico.
In sintesi, per gli esperti e appassionati, che non hanno bisogno di grandi presentazioni di Tito Faraci, possiamo scrivere che questa edizione, finemente curata ed editorialmente validissima, è ampiamente consigliata, presentando delle storie davvero rivoluzionarie e imprescindibili per il personaggio di Topolino e per la storia del fumetto Disney.

Recensione di V


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Questo volume è molto importante per il corpus scarpiano perchè presenta la sua ultima storia lunga epica su testi propri. Per vedere qualcosa di simile bisognerà aspettare almeno il 1972 e 10 volumi, con i mitici parastinchi. L'ultraghiaccio si distingue un po' dai classici gialli di quegli anni di Scarpa, sia per il setting che soprattutto per un fantasioso e variopinto cast di secondo livello. La comunità di pinguini civilizzati resta piuttosto impressa nella memoria, e propone un interesante parallelismo con l'ultima fase walshiana delle strisce del Topolino di Gottfredson. In quelle storie ad affiancare l'eroe orecchiuto era spesso una folta popolazione bizzarra, fantascientifica, marina oppure magica. Addirittura, nel buffone del re, Topolino si ritrova in una terra di sorci a grandezza quasi umana, tra cui Giac e Gas-gas di Cenerentola. In questo contesto polare Scarpa offre simili perturbazioni, aggiungendo la sua tipica e caratteristica inventiva.
Il resto del volume non offre di meno, con due interessanti storie di Guido Martina. Nella prima dal fluviale titolo, assistiamo ad uno scatenato giallo gangsteristico con scorrettezze alcooliche (senza censure), mentre nella seconda un lungo enigma attanaglia Topolino.
Il resto del volume è ad opera di Cimino, sempre in forma, in special modo con il mitico duo Filo - Brigitta, in una delle prime vicende classiche in un cui una strana concorrenza da del filo da torcere a Paperone.
C'è infine spazio anche per un altro Scarpa ad autore completo, con la sua Paperetta e anche Gedeone.
Come colorazione solo il Quadruplicatore utilizza una colorazione moderna riciclata, tutto il resto è originale. Il portfolio ci mostra alcuni interessantissimi schizzi di sceneggiatura dell’Ultraghiaccio e di Tapioco VI. Troviamo anche le schede di Pier Carpi e di zia Topolinda. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un bellissimo volume, in cui un Martina e un Cimino classici e sempre validi si affiancano ad uno Scarpa autore completo, seppur fuori dal periodo d'oro, più che interessante.


Recensione di V


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Panini inaugura una nuova collana, omaggiando la prima serie dei Classici di Walt Disney recuperando la tecnica del cosiddetto "prologo", ovvero un filo conduttore a fumetti che collega tutte le storie presenti nell'albo. All'epoca, in quei noti volumi, vi erano non più di quattro o cinque storie, di lunga durata, collegati da tre tipologie di prologhi.
Il primo, il più semplice, è quello in cui il tempo del prologo non è contemporaneo alle storie, bensì posteriore. Un caso esemplare è il primo numero, in cui Paperino compra quattro volumi da far leggere al suo ricco zio, e tutte le vicende vengono rielaborate secondo gli stilemi martiniani. Ovviamente, i volumi sono i libri originali dei grandi autori Dumas, Cervantes e Daudet. In questo modo, collegare storie in costume ambientate in epoche diverse risulta infinitamente più semplice, seppur il filo conduttore sia labile e scontato.
Il secondo tipo è invece più elaborato: si ha la pretesa di collegare completamente quattro o più storie in un'unica e lunga trama. Il prologo è così contemporaneo e coevo alle trame lì raccolte, e non vi sono flashback o altri stratagemmi temporali. Per fare questo, si è costretti anche a pesanti modifiche nei finali delle storie, dando anche delle nuove conclusioni a vicende più che assodate. Famoso è l'esempio della storia di esordio di Reginella, pubblicata in questo classico.
Infine, il terzo tipo è quello che mischia entrambi i generi, presentando una storia come flashback e le altre come contemporanee alla nuova trama. In questi fili conduttori, spesso di trenta e più tavole, appariva una gran quantità di personaggi, e spesso si svolgeva una storia parallela, più o meno solida, ma in qualche maniera indipendente.
Con questo primo numero Marconi va sul semplice e utilizza il primo approccio, con Amelia, Paperone e Battista che si raccontano un po' di storie, molto simile a quello utilizzato per antichi vattelapesca, sempre disegnati dal bravo Deiana e sempre ad opera di Marconi. Ma in quel caso, con così tante storie con diversi personaggi, era inevitabile utilizzare un canovaccio molto generico. Nel caso di Amelia invece, avere un unico personaggio avrebbe potuto permettere forse una struttura più organica, movimentata e interessante.
Le storie scelte, a partire dalla classica barksiana, sono buone, con le punte della furia degli elementi. Anche Gentina, su di un'idea simile, propone due storie divertentissime, aiutato anche da una Ziche e un Intini in gran forma. Elogi anche per una bella vicenda della Salvatori, così come per un guizzante Sarda aiutato da una Molinari in stato di grazia. Infine, merita elogi anche la buona storia di Concina, con Celoni anche lui al top della forma, con inquadrature ardite e affascinanti effetti.
Insomma, buone storie introdotte da una copertina bellissima di Perina e da una ottima cura editoriale. Spiace non avere nessuna storia di Cimino, o qualcosa che mostri lo spaccato 1966 - 1993, in modo da offrire un quadro più completo della fattucchiera. Spiace però di più vedere che, prologo a parte, cambia poco da un normale vattelapesca, oppure da una sezione di Big, o da un Classico degli ultimi anni. E anche il prologo non risulta particolarmente brillante, nè memorabile, pur potendo sfruttare un personaggio e situazioni comuni.
Vedremo come sarà la scelta delle storie e dei prologhi per i prossimi numeri. Ma se il secondo numero mette in scena storie con il mitico trio, ovvero Topolino-Paperino-Pippo, il terzo con l'X-Fattoria non promette benissimo. Per ora si sta a guardare un bel disegno del Vesuvio.

Recensione di V


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Commentare l'ultimo capitolo di questa mini-saga dedicata al "What if?" su Pkna sceneggiata da Faraci è piuttosto desolante. La storia chiude in maniera caotica e rapida, dimenticando dei pezzi qua e là e utilizzando un escamotage di bassa lega. Per giunta, la pesantezza sempre più immane delle battute stupide e delle citazioni di Baldo stancano sempre più, portando il tutto ad un livello prevedibile di noia. Anche il Razziatore appare fin troppo in fretta amicone, senza la profondità presente in Pkna. Mentre Xadhoom non lascia particolari ricordi memorabili. Peccato, perché un paio di momenti molto convincenti ci sono (come il futuro distorto). Mangiatordi continua ad eccellere, mentre De Lorenzi se la cava bene (a parte per la xerbiana).
Il resto dell'albo è invece una tragedia, con storie piatte, noiose, prevedibili, dimenticabili, facili, rapide. Solo la gemma di Urlien si salva, con battute efficaci e buona azione, insieme alla fattoria dei misteri, che risulta essere una storia onesta.
Per la Cult, Valerio fa un buon lavoro, e Pezzin si dimostra divertentissimo nel descrivere le vicissitudini dei Bassotti. E Paperinik si dimostra spiritoso ed arguto. Anche l'apporto di Cirillo è modesto, con dei bloopers di Freccero carini ma nulla di che. Ottima la copertina, as usual.
Il prossimo numero dovrebbe vedere un nuovo episodio autoconclusivo di Universo PK, testi di Sisti e disegni di D'Ippolito, presumibilmente con ancora il Razziatore. Vedremo se il numero di pagine permetterà maggior profondità cosa che, alle 100 tavole gestite da Faraci, non è riuscita alla perfezione, risultando solo un interessante e affettuoso divertissement con molte strizzate d'occhio e troppe battute a vuoto.
Riguardo alla scelta delle storie, repetita iuvant. Prendiamo dalla scorsa recensione: "fintanto che non sdoganeranno almeno il Paperinik degli anni '90 (e '80) su Topolino, e non pubblicheranno, almeno una per numero, le produzioni Leoni-Negrin, oppure qualcosa di Faraci e Artibani, non si verrà a capo di nulla, e avremo sempre storie illeggibili, a fronte di discrete cult e inedite".

Recensione di V


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Un buon numero della collana, con tanta varietà di storie e di tematiche. Ad aprire le danze è Paperin Fracassa, parodia dell'opera di Gautier. Martina, sempre a suo agio nel parodico, sceglie un approccio contemporaneo, innestando però una serie di comprimari assolutamente fiabeschi, come Biancaneve e i Sette Nani, lo Stregatto e il Gatto e la Volpe, tutti mutuati dai lungometraggi disneyani. Il Professore non disdegna atmosfere forti, proponendo sentimento, debolezze fisiche e psicologiche, e terribili prove, come quella delle celeberrime pere. Una storia molto bella e toccante in più punti, spietata nel presentare il dolore umano e magistrale nel portarci un Paperino epico, eroico e forte, sia in solitaria con la struggente scena del cerbiatto iniziale, che con la dolce Biancaneve.
L'altra prova importante del numero è l'entrata in scena di un nuovo personaggio, Paperetta Yè-Yè, ad opera di Scarpa. Riesumando filologicamente Doretta Doremì, l'autore veneziano omaggia, da un lato, la modernità anni '60, e dall'altro propone un inedito scontro fra vecchia e nuova generazione, in maniera molto più marcata che con Paperino o i troppo giovani Qui, Quo e Qua. La storia è brillante e Scarpa sa ben gestire un ricco cast.
Anche con un suo altro personaggio, Filo Sganga, Scarpa scrive una buona storia, mentre Cimino serve, come al solito, un paio di ottime sceneggiature, come quella del Soldato di Ventura.
Niente portfolio nel volume, ma un interessante articolo dedicato alla creazione di Paperetta e alla morte di Walt Disney (eventi accaduti nello stesso periodo).
Come colorazione solo il "Concorrente industriale" e il "Poeta sopraffino" utilizzano una colorazione moderna riciclata. Invece i "50 depositi" e il "Soldato di ventura" sembrerebbero avere le pagine "dispari" colorate correttamente appositamente per questa edizione.
Un buon numero, con un buon apparato critico, fra cui quello dedicato al rapporto tra Martina e Scarpa e i retroscena sulla sua presenza in Disney.


Recensione di V


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Un numero dei Grandi Classi che presenta tante storie, di epoche diverse, continuando certi fili sparsi nei numeri precedenti.
Purtroppo, bisogna partire con un errore, perché di questo si tratta. Nelle storie con Ok Quack, che venivano pubblicate in ordine cronologico, ne è stata saltata una, pubblicando questo mese quella con la prima comparsa di Umperio Bogarto. Peccato, perchè stavano procedendo bene.
Continuano le storie di Sgrizzo, seppur si proceda un po' a grandi balzi, saltando dei numeri. Ma questa storia, con Faccini come autore completo, è davvero bella, capace di far riflettere e di porre al centro l'estraniato per esperienza, Sgrizzo papero, incapace di adeguarsi ai canoni borghesi di cui Paperino dovrebbe fare parte. Divertentissima, nella sua follia.
E continuano ancora le storie di autori italiani che, con colori psichedelici, venivano pubblicate su Mega2000 come storia di apertura. Dopo aver pubblicato il grande colpo di Macchia Nera, è il turno di una storia su disegni di Asteriti, gli occhiali prodigiosi. D'altronde, furono molte le storie di svariati autori dirottate, non si sa come mai, sul Mega 2000 negli anni tra il '92 e il '93. Forse era per avere storie italiane inedite in una testata che ha sempre ospitato storie straniere. In ogni caso, là sono state pubblicate storie come il capitolo conclusivo della saga di Reginella, oppure il Video-esame di Bottaro. O ancora, un capitolo di una serie delle Lezioni di Pico, oppure una storia da autore completo di Bordini.
Bello anche il reparto superstar, con svariate perle mai più ristampate. Inoltre, vi è presente la lunga e bizzarra grande Parodia di uno scatenato, come sempre, Martina. In Paperino Girandola le avventure si susseguono in maniera rocambolesca e delirante, con personaggi verniani che fanno capolino dietro l'angolo, Bassotti indocinesi ubriachi e guerre attuate da bellicosi e scalcinati staterelli messicani. Pier Lorenzo De Vita rende il tutto realistico, con sfondi e ambientazioni tratteggiati in maniera delicata e rispettosa del reale, il suo tratto tipico.
Un numero senza dubbio valido, che soddisfa parecchi palati.

Recensione di V


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Questo numero di Anni d'Oro imbastisce una buona selezione di storie, con grandi nomi e validi sceneggiatori, seppur con parecchie ristampe alle spalle in certi casi. L'isola a motore ne è un esempio, anche se si tratta di una storia eccezionale, con il mitico doppio duo: da un lato i catastrofici Paperino e Paperoga, dall'altra gli scoppiettanti e techno Pezzin e Cavazzano. Ed è qui che è presente la mitica battuta: "Tanto gli strumenti sono solo dipinti"
Affascinante nel suo essere inquietante è la storia di Siegel, omaggiata non benissimo da Cavazzano in copertina. La voce che venne dal nulla è un angosciante thriller psicologico in cui Paperino aspira troppo al successo. Scarpa serve questa vicenda in maniera ottima. E ottimi sono i disegni di Carpi per una storia dalla sceneggiatura non molto coinvolgente di Fallberg e Ciceri. Martina fa molto meglio con un suo plot classico, fatto di truffe, prevaricazioni e battute al vetriolo, con un dinamico De Vita ai disegni.
Il colpo più interessante di questo numero è però una rara storia di Bottaro ai testi e ai disegni, una delle sue prime vicende dei primi anni '90, dopo la lunga pausa avuta negli '80. La storia, pubblicata su di un Mega del 1992, dai colori psichedelici, presenta l'usuale scontro Pippo - Nocciola, in cui l'autore rapallese può sbizzarrirsi con i suoi personaggi a sghimbescio e quant'altro.
E ancora, spuntano due storie poco note con Dinamite Bla e Lillo, con un buon articolo a corredo, ed un portfolio interessante dedicato al poco celebrato Onofrio Bramante.
Un buon numero insomma, ben presentato, anche se mancano storie rare interessanti, pubblicando cose abbastanza ristampate. No comment sull'intervista.

N.B. Questa recensione viene pubblicata ad Aprile 2014, per concludere il ciclo di recensioni sulla testata, in modo che il Papersera possa raccogliere in maniera adeguata giudizi su di una testata per collezionisti come questa.


Recensione di V


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Un altro bel volume che propone ai testi Scarpa e i soliti Cimino e fratelli Barosso. Un volume dunque piuttosto compatto e coerente.
Il maestro di Palmanova ci delizia con i fantasiosi business di Brigitta, sconclusionati e inediti popoli isolati, scaramucce romantiche e quotidiane tra Paperino e Gastone, e coinvolgenti e astuti colpi di Bassotti non istupiditi ma potenziali e credibili minacce.
Se fin qui ci sono solo paperi, Scarpa propone una breve e agricola storiella con Topolino e il "suo" Gancio, anche se nulla di molto memorabile. Con i paperi il guizzo è migliore. Se lo sprint fulminante è una classica battaglia tra Paperone e Rockerduck, proveniente dall'almanacco, nella coppia di storie dal Diario di Paperina Scarpa, come quella apparsa nel numero precedente, si diverte a mescolare i personaggi in liti metropolitane e domestiche, inventando per l'occasione anche un azzeccagarbugli disneyano, il mitico Cavillo Busillis. Scarpa riesce a creare, sull'esperienza di Barks, delle vitali vicende in cui i paperi si azzuffano e litigano per picciole questioni, con sommo gaudio e riso del lettore.
Il volume si apre con un’interessantissima intervista a Scarpa del 1990 a cura di Gianni Brunoro e tratta dalla rivista Il Fumetto n. 27. L’intervista era stata rilasciata in occasione dell’assegnazione a Scarpa dello Yellow Kid quell’anno ed è davvero interessante… Scarpa parla a ruota libera e non si fa problemi a esprimere pareri anche abbastanza radicali!
Molto interessante anche il portfolio, dedicato alle tavole originali. Interessante soprattutto per la presenza di una striscia di Scarpa inedita (che dovrebbe essere esposta al famoso ristorante di Rapallo U Giancu… noi però non l’abbiamo mai vista!) e della storia dietro a quella e altre due strisce raccontata da Carlo Chendi. Infine possiamo trovare le schede di Dick Kinney e di Rockerduck. Grazie come sempre a Sprea e al suo sito per le utili precisazioni.
Un volume interessante, con tanto bel Cimino e buone storie del maestro di Venezia.


Recensione di V


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Big continua ad essere una testata saliscendi, che non capisci bene come venga costruita. Anche se, da un paio di numeri a questa parte, finalmente sfruttano le 500 pagine per pubblicare cicli completi di storie. Poi, che la qualità sia buona, è ancora un altro discorso, ma almeno apprezziamo il completismo. Completismo che viene rispettato però solo a volte.
Così, a fronte di una mediocre serie che occupa molto spazio, pubblicata però in maniera completa, come Q-blog, con anche l'onor della copertina, abbiamo strane scelte di incompletezza. è un peccato vedere solo una storia dalla serie minore Al college con lo zio dei bravi Macchetto e Palazzi, capaci almeno di mantenere unità stilistica, quando si potevano pubblicare tutte, proprio nella sezione dedicata a Gilberto. Ricordiamo che queste brevi serie, orchestrate spesso su personaggi minori, furoreggiavano nella fine anni '90 - primi anni '00.
Per non parlare della bellissima serie di Pezzin, La storia vista da Topolino, in cui si è sbizzarrito a dare a svariate epoche la presenza di Topolino e Pippo, mai ingenui o prevedibili. Così è un peccato vedere da sola la bella vicenda della Grande Piramide, con i disegni di un bravissimo Mottura. Pubblicare tutta questa serie sarebbe un mirabile colpo per il Big, ma così se lo sono bruciati, come al solito (e con questa serie era già successo, d'altronde).
Consola la presenza di buone storie come l'avvincente e fantascientifica Piramide Impossibile, in mano ad un validissimo Marconi, per un ottimo De Vita ai disegni. Oppure un valido Cimino, e un buon Concina in due puntate, serviti sempre da un Cavazzano che, pur modificando lo stile, esercita il suo fascino.
Il resto però non affascina, e continua a stupire questa sequela di occasioni mancate, che lo spazio del Big dovrebbe evitare o, comunque, saper gestire meglio.


Recensione di V


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Una nuova testata può partire male e riassestarsi (molto) strada facendo, come la defunta Disney Anni d'Oro, oppure non riuscire mai a spiccare il volo, se non sporadicamente, come Tesori. Il caso di Uack! è invece assolutamente felice, perché sia il primo numero, ma ancor di più il secondo, propongono una perfetta combinazione tra diletto, grandi storie, articoli di commento e apparato iconografico preciso e puntuale, sapendo anche correggere un paio di errorini presenti nel primo numero (come le tavole autoconclusive non a colori). Chiaramente, Barks propone una qualità assoluta, ma anche disporla in una bella maniera pure per il lettore più esperto non è facile, arrivati anche alla sua terza ristampa integrale. Per cui, è con gioia che possiamo annunciare un numero due ancora "più perfetto", concedendoci il termine.
L'inedita del numero è la riproposta, da parte di nuovo di Lustig ai testi e dell'immancabile Jippes ai disegni, dell'ultima storia di Barks, ovvero Somewhere Beyond Nowhere. Rispetto alla versione originale, questa è più corta, più dinamica e più frizzante, presentando tematiche affini all'ultimo Barks, ovvero quelle legate alle difficoltà del vivere in una società odierna annichilente con lavori svilenti e noiosi. Paperino risulta un personaggio quasi tragico, schiacciato dal peso dell'esistenza, in maniera simile a certe interpretazioni donrosiane.
Il portfolio, dedicato al periodo da vignettista di Barks, propone materiale inedito e continua ad illustrare la vita di Barks in maniera convinta ed affascinante. E, in apertura del numero, vi è la fondamentale, anche se breve, vicenda della Banda Bassotti, in cui per la prima volta compare la Numero Uno. Da notare, a livello filologico, la pubblicazione di quattro vignette eliminate da Barks per essere sostituite con altre, per la prima volta dopo la pubblicazione sulla Grande Dinastia. Uack! si pone davvero come un'ulteriore edizione definitiva, seguendo l'ordine di pubblicazione delle varie testate che Barks, a vario titolo, curò, a partire dalla imprescindibile Uncle Scrooge.
A far la parte del leone sono, infine, due classici assoluti, ovvero il mitico Skirillione, grande storia di avventura e rilettura del mito, e la dolce e malinconica Isola dei Menehunes, in cui i Bassotti sono sempre più malvagi e i Paperi si ritrovano davvero in una situazione senza via d'uscita. Una storia, per certi aspetti poco ricordata, ma assolutamente centrale.
Un grande numero, assicurato dalla qualità di Barks e da un apparato critico e iconografico davvero maiuscolo.


Recensione di V


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Un interessante numero dell'omnia di Scarpa, che in questa occasione pubblica moltissime storie del Maestro Cimino. Il che permette di fare il punto del suo stile in quel periodo e di come sapesse passare tra registri diversi, con formati differenti, con il suo impareggiabile brio.
L'aurite acuta racconta di una tipica malattia dollaroso, questa volta però non è Paperone a soffrirla, ma Paperino. Sono invece le scaramucce con i Bassotti, ladri seri, a far da protagonista nella sabbiatura funesta, mentre di scena sono i tesori con la perla del Galles. Infine, non manca una breve con Paperino nel suo vivere quotidiano e le sfide con Gastone. Trame e filoni diversi per un unico autore.
Compare in questo volume anche molto Scarpa autore completo, che continua a recuperare il personaggio di Gancio, proveniente dalle tavole domenicali di Gonzales, con una serie di storie che non vedono più il coinvolgimento di tanti personaggi, come nei precedenti numeri, ma solo la presenza dell'amico Pippo. In ambiente quotidiano o in una caccia archeologica, Gancio viene scritto bene da Scarpa, come un personaggio maturo e "scafato", che ne ha viste tante in giro per il mondo e che trova in Pippo tranquillità e pace.
La coppia Barosso propone un paio di avventure di ambito metropolitano con Topolino e soci, regalando gag e buone risate. Storie davvero notevole, perfetti congegni comici. Così come la storia dal Diario di Paperina, con ancora Scarpa ai testi. E appare anche l'ultima comparsa di Oscar.
Versioni quasi tutte con colori originali tranne l'aurite, la perla del Galles e il premio di pittura. Nel volume viene citata un paio di volte la cupola del deposito e relativamente all’Aurite viene detto che è la prima volta che viene rappresentata da Scarpa. E questo è vero, ma come "scoperto" recentemente sul Papersera, prima di lui sia Bottaro che Carpi l’hanno raffigurata e la prima apparizione sembrerebbe ora essere in Paperino e il ferragosto a ogni costo, di Dalmasso/Carpi del 1963. Nel volume non è presente un portfolio, ma l’ampia scheda finale è dedicata ai fratelli Barosso.
Un bel volume insomma, che pubblica ottime storie di Cimino, variegate, e dei Barrosso, oltre ad una buona presenza di Scarpa dedicata al "suo" Gancio.


Recensione di V


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Un altro buon numero dell'Omnia di Scarpa ci dona un buon insieme di apparato critico. Un interessantissimo portfolio sui rodovetri e il lavoro di animazione del Maestro veneziano, un articolo su Venezia e Disney scritto dall'esperto Gianni Brunoro, un focus su Gancio il Dritto, personaggio molto amato da Scarpa, specie in questi anni '60.
Con il minah bird ci sono varie storie da autore completo, in coppia con Atomino Bip-Bip oppure con Topolino e Pippo. Sono storie caratterizzate da un ridotto numero di tavole, da 12 a 15, e presentano aspetti quotidiani o plot gialli semplici e convenzionali. Nella Sonata soporifera Gancio è un ribelle scavezzacollo, quasi "sessantottino", mentre Topolino appare più come il genitore che impone lo studio di classici triti e ritriti. Piuttosto interessante, anche se il resto della trama scorre via in maniera ordinaria.
Nelle altre storie da autore completo, Scarpa allestisce trame in cui il quintetto di paperi interagisce bene, tra gag fisiche, tic barksiani, e sfide di affari. I Barosso perseguono il loro stile commediografico, mentre Cimino realizza con il suo usuale modus operandi trame ricche d'inventiva. In particolare, la Resina d'Arabia è una classica e ben costruita sfida tra Brigitta, Filo e Paperone. Da notare anche l'unica storia, in questo numero, a quattro strisce per l'Almanacco, le uova d'esportazione.
A brillare però nel volume, è un piccolo gioiellino martiniano (anche se l'attribuzione è incerta), la celebre vicenda dell'impareggiabile Rob. Nota per essere stata pubblicata in apertura sul numero 500 di Topolino, è una vicenda quotidiana in cui viene analizzato un Paperino più angariato del solito da fidanzata, zii e nipoti, e un Archimede di una dolce e piacevole umanità. Una storia di umani sentimenti e di reali problemi, in cui i personaggi assumono la capacità di soffrire di quei mali dell'esistenza, in primis la solitudine, non sempre toccati dalle trame. Un piccolo, lieve, capolavoro.
Per quanto riguarda le versioni abbiamo in versione "da Zio Paperone/Paperino" solo "Istruttore di camping", "La psicotopologia", "La caccia ai debitori", "Il grande "party"" e "Le uova da esportazione".


Recensione di V


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La scelta delle storie di Paperinik Appgrade scivola sempre più in basso, finendo a pubblicare storie dimenticabili e discutibili, senza alcun guizzo memorabile, utilizzando tematiche sempre simili. Un caso esemplare è la storia pubblicata originariamente sul Cult, il Concorso all'Ultimo Sorso. A parte i disegni del buon Held, la trama è un accrocchio senza senso, in cui Paperinik c'entra poco, e la presenza di Paperoga appare assolutamente inutile. Anche la Mognato, in genere brava, presenta una storia poco interessante anche se, insieme alla vicenda delle uova pasquali, si salva nel complesso. Il resto invece è davvero dimenticabile.
La Cult compie il suo mestiere spiccando facilmente sulla media, bassissima, del numero. E Valerio Paccagnella realizza come sempre un buon lavoro di spiegazione. L'apparato redazionale resta buono, e anche Cirillo descrive molto bene Xadhoom e la sua vita passata. Nelle sue descrizioni si vede come la terza serie sia assolutamente cancellata e, quando si parla di Pikappa, ci si riferisca al vecchio pikappero di PKNA, e assolutamente non a quello frittolato. Anche se è evidente che Pikappa sia Paperinik e che PKNA era assolutamente in continuity con il personaggio classico. Il Paperinik di "Universo PK" è di un'altra dimensione parallela, così come il frittolato, e non è il nostro vecchio e caro mantello tarlato ad essere fuori registro.
Infine, la quarta puntata di Universo PK, "Non è mai troppo tardi", lascia perplessi. Faraci è abilissimo a utilizzare con perizia le poche venti tavole in suo possesso, raccontando tutto e facendo più citazioni possibili a PKNA, e in particolare ai numeri zero. In questa sede, i riferimenti allo 0/3 si sprecano, risultando perfino troppo pedissequi. Certo però che, ad una puntata dalla conclusione, tutta l'operazione lascia interdetti. L'epica sbandierata nel primo episodio sembra essersi persa, l'invasione evroniana appare non più minacciosa e quasi di routine, la presenza del Razziatore complica le cose e non è chiaro come tutte le vicende potranno essere concluse nel prossimo numero. Il comparto grafico è buono, se non fosse che la Xadhoom di De Lorenzi proprio non funziona.
Sarà l'ultima puntata a tirare le fila, anche se per ora potremmo dire che si tratta di una grande operazione nostalgia per riraccontare, in maniera diversa, i primi numeri zero. Dunque, dalla trama, non dovremmo aspettarci molto di più. Resta invece la pena e lo sconforto nel leggere le altre pessime storie, riciclate dalle vecchie testate dedicate a Paperinik. Fintanto che non sdoganeranno almeno il Paperinik degli anni '90 (e '80) su Topolino, e non pubblicheranno, almeno una per numero, le produzioni Leoni-Negrin, oppure qualcosa di Faraci e Artibani, non si verrà a capo di nulla, e avremo sempre storie illeggibili, a fronte di discrete cult e inedite.

Recensione di V


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Continua la cronologica dedicata a Romano Scarpa, e in questo volume vengono pubblicate cinque storie da autore completo, un paio di Cimino, e poi l'usuale presenza dei Barosso, di Martina e di Pavese, veri mattatori in quegli anni '60. Gli articoli trattano in maniera molto interessante il rapporto tra Barks e Scarpa, le vicende americane di Filo Sganga e un focus su Ben Bubbola e Giorgio Bordini.
Le trame di Scarpa in questo numero sono piuttosto interessanti, specialmente le tre che riguardano Gancio il Dritto. L'autore veneziano rilancia il personaggio creato per le tavole domenicali da Bill Walsh e Manuel Gonzales utilizzando lo stesso sistema che Guido Martina aveva utilizzato anni prima per adattare e unire tutte insieme le Sunday Pages, in modo da creare un'unica storia. Così Scarpa scrive storie in cui Gancio incontra e vive avventure con diversi personaggi: da Pippo e Orazio e Topolino e Pluto, da Minni e Clarabella a Eta Beta e Gilberto, fino ad arrivare ad Atomino Bip-Bip e Gambadilegno. Tutto questo in appena 20 tavole. Una costruzione solida della storia permette a Gancio di non annoiare e di costruire una sua precisa personalità. A questa modalità di storia ad incastrarsi si ispirerà, in maniera aguzza e convincente, anche Luca Boschi con un paio di riuscite storie.
Ancor più riuscito è però l'avvincente giallo del Vortice ipnotico con la mitica coppia Topolino-Pippo, ambientata in un claustrofobico hotel, degna ambientazione alla Agatha Christie. La competizione culinaria poi (ambientazione piuttosto attuale) mette in scena tutte le invidie e le ambizioni personali, con un Pippo al solito capace di strabiliare. Storia meno nota, ma avvincente e intrigante, con uno Scarpa capace di gestire bene l'aspetto thriller e quello di humor.
Cimino è al solito un fuoriclasse, mentre i Barosso mettono su delle buone trame. La breve storia dello Studio Program mette in scena un avido Filo Sganga, e la presenza di Biancaneve rende tutti più lieti.
Per quanto riguarda le versioni abbiamo la maggior parte delle storie con i colori originali (o rifatti appositamente, ma correttamente piatti), le eccezioni (con i colori da Paperino) sono "Il pallone diamantifero", "Sorvegliante a vista", "L’affarone d’occasione" e "La pesa dei gioielli" (con colori e lettering da Zio Paperone).
Un buon numero, che ben bilancia le diverse anime della produzione disneyana di Scarpa. Il buon apparato editoriale fa il resto.

Recensione di V


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Ogni tanto è bello non dover sferzare come al solito una testata disneyana, e poter evitare il lavoro di critica e di bacchettate sulle mani. Questo numero di Big cade a fagiolo, perché sembra segnalare un'inversione di rotta. La certezza l'avremo solo col prossimo, però per ora siamo fiduciosi.
Questo numero presenta in apertura, con bella copertina dedicata di Mastantuono, una sezione con le storie di Zio Jeremy. Inventato da Bruno Sarda e impostato graficamente da Massimo De Vita, l'anziano zio di Topolino è un mezzo brigante, cacciatore di tesori pronto a tutto per raggiungere il suo scopo. Disonesto ma non troppo, scanzonato quanto basta, risulta un personaggio piuttosto riuscito, anche se le storie non si discostano molto dal canonico clichè. Le prime tre storie, pubblicate in ordine cronologico, un ottimo De Vita e un valido Zironi, reminiscenze di Stevenson e buon ritmo. Si spera che continuino anche nel prossimo numero.
Big continua a sfruttare bene il suo spazio pubblicando - finalmente - una serie completa, ovvero Parlane ancora prof. Gaja Arrighini immagina Pico professore di liceo intento a dare pillole di saggezza ai suoi giovani studenti. Vediamo così l'infanzia di Pico, tra problemi di bullismo, disagi fisici, scontri adolescenziali: tutto questo dona parecchia umanità ad un personaggio spesso visto come algido. Una buona e divertente prova, supportata da disegni piacevoli. Nella fine anni '90 e nei primi anni '00 erano frequenti le serie composte da brevi, e questa ne è un buon esempio.
Sarda spunta di nuovo fuori con una bella avventura con il suo Indiana Pipps e con Pippo, su disegni di un plastico Deiana. Infine, le sezioni dedicate alla cultura e agli ospiti riservano alcune storie poco note, come questa.
Bisogna notare che manca una storia in due tempi, il che è un vero peccato. però sono state fatte buone scelte. Vedremo se la saga di Jeremy continuerà insieme ad altre serie, oppure tutto finirà nel dimenticatoio, come al solito.

Recensione di V


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Una nuova gestione editoriale la capisci anche da come gestisce i vattelapesca, ovvero quei contenitori di storie Disney legate da un labile filo conduttore determinato dal titolo: storie in Oriente, sotto la neve, natalizie, carnevalesche, cinematografiche, con Ciccio, o quant'altro. Se la Disney Italia non si è mai presa una gran briga di realizzare compilation particolarmente memorabili, con Panini si è visto un interessante cambio di percezione.
Con Il Grande Splash trovavamo un volumetto monografico dedicato a Silvia Ziche, anche nelle sue varie fasi stilistiche, mentre nei "Bis Bis" oppure in "Che aria tira..." (al momento in edicola), la scelta di pubblicare saghe complete, in maniera cronologica, addirittura con dei commenti editoriali, ha fatto sbalordire i più esperti collezionisti, notando tanta solerzia in prodotti in genere assemblati malamente,
A fronte di tutti questi risultati positivi, le dolenti note sono presenti. Il volume dei Racconti attorno al fuoco si è rivelato una bufala, così come piuttosto pretestuoso quello delle Topo nomination. Dunque, un volume dedicato a indagini spassose, introdotto da una bella copertina di Intini che accosta bene le due storie del sottotitolo (sottotitolo introdotto in era Panini), può lasciare con l'amaro in bocca, perché le storie sono anche spassose, ma il tema dell'indagine è ben poco utilizzato. Così, prendendolo per un volume che pubblica un po' di storie a caso degli ultimi 13 anni, troviamo alcune chicche molto valide e qualche filo conduttore ben preciso.
La Scena del crimine è un instant classic della premiata coppia Faraci-Cavazzano, capace di mettere in croce pratiche televisive e tic disneyani come i guanti, mentre il Somaro conteso è una delirante vitalianata. Su questi due pilastri - il disegno comico di Intini e le sceneggiature demenziali di Faraci, più il vetriolo di Vitaliano - viene costruito il volume. Il Quadriequivoco è una delirante commedia degli equivoci, per l'appunto, mentre le storie di Intini rappresentano la gommosità dei paperi in contesti quotidiani e inediti, come quelli motoristici e culinari.
L'humor nero di Vitaliano si fa corposissimo in "Dinamite Bla da studente a prof!", accesa satira sul mondo della scuola, davvero straordinaria, che rievoca il miglior Martina degli degli anni '50.
Spetta a Faraci e al suo inossidabile "fulmen in clausola" (e per questo si veda un interessante articolo dedicato alle storie brevi nel volume a lui dedicato) tirare le fila della risata, generando piccole storie fatte solo di gag verbali, innescando una trottola di situazioni e di stati d'animo, scavando il rapporto controverso tra Paperino e Paperoga, quello complicato con i Nipotini, oppure quello con il gentil sesso. Un Faraci frizzante, che colpisce.
Il resto delle storie invece non brilla, e ovviamente ha alcuna attinenza con il titolo in questione. Un volume con alti e bassi, ma che resta interessante per un vago approccio tematico interno, pur nel caos generale che lo compone.

Recensione di V


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Volume bianco, come questo, e stessa cura per la copertina. E, ovviamente stessa autrice, la grande Silvia Ziche. La Panini si dimostra qui incredibile proponendo una grandissima operazione editoriale che, possiamo dirlo senza tema, non ha precedenti. La pubblicazione integrale e cronologica di tutti i "Che aria tira a...", ovvero il vignettone che dal 2007 apre Topolino, con riferimenti all'attualità e alle storie.
Sullo stile dei volumi satirici, tipo Forattini e Giannelli, ogni pagina ha il suo bravo e rapido commentino, il numero di Topolino di originaria pubblicazione e poi il disegno, chiaro e netto di Silvia. Un ottimo lavoro editoriale, impreziosito da copertina, schizzi, quarta di copertina e introduzione. La carta e la rilegatura sono poi sopra la media. Al pregio del contenitore si aggiunge l'arguzia del contenuto. In questi sei anni Topolino ha pubblicato di tutto un po', con storie e tematiche particolari. La matita della Ziche valorizza tutto con battute argute e spesso a doppio taglio, riflettendo sull'umanità dei personaggi e sulla loro accezione. Brigitta prigioniera del suo amore irrealizzabile, Paperina e Minni fidanzate arcigne eppure scontente, Paperino pigro infinito ma anche in preda a triple identità, Paperone avido e avaro, Pippo in preda al suo pensiero laterale, Ciccio dormiente e Macchia Nera con seri problemi di convivenza con il suo mantello.
Con questo tourbillon di sentimenti, scorriamo anche tutte le tematiche di cui Topolino si è occupato, capendo anche su che cosa la testata in qualche modo punti: tematiche ecologiche (moltissime), Doubleduck, nuove saghe (Ultraheroes, Topolinia 20802, Darkenblot, Wizards of Mickey), film disney, Natale, il ritorno a scuola, e tanto calcio. Seppur la lettura concatenata di queste vignette possa annoiare, prese singolarmente fanno il loro eccellente dovere, dando sempre di che riflettere. Non sono poche le battute che vanno a punzecchiare su tic e manie tipicamente umane, mentre altre riflettono su una sorte di condizione imposta ai personaggi, quasi impossibilitati a uscire dai loro schemi. Inevitabile comunque nel contesto di una sola vignetta e di uno scambio di battute.
Lettura raggiante comunque, un acquisto più che consigliato, un volume straordinario, che rende giustizia alla Ziche e al fumetto Disney.
Un'intervista all'autrice si trova anche qui.


Recensione di V


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Carl Barks, il grande autore dei Paperi, è davvero una presenza ineludibile in edicola. Il suo umanesimo, il suo stile, il suo umorismo, la caratterizzazione degli abitanti di Paperopoli, da Paperone in giù, sono davvero qualcosa di incredibile e meraviglioso. Questo primo numero del redivivo ZP, UACK!, è qui a dimostrarlo.
Parlando dell'impostazione editoriale, non si può negare sia stato fatto un ottimo lavoro. Il sommario è preciso ed ampio, le storie sono pubblicate nel miglior ordine filologico rispetto agli originali Four Color, gli articoli sono chiari e capaci di segnalare qualcosa di nuovo, anche a chi ritiene di sapere tutto sul Maestro dell'Oregon. L'apparato iconografico è valido, seppur certe immagini siano un po' piccole. Ma è evidente la grande cura in tutte le sue pagine. Il portfolio è un ottimo antipasto in vista del futuro, in cui pare ci saranno molti storyboard originali. E poi, per la prima volta dopo tanti anni, spunta fuori un'inedita straniera pensata per il formato a quattro strisce, su matite del buon Jippes. La storia, su spunto di Barks, non è nulla di particolare, una four-pages carina e ironica, con un sempre inventivo Archimede.
Sono le altre storie, le mitiche prime storie in cui Barks decide di far fare un salto di qualità a Zio Paperone, che rendono questo numero essenziale per chi non conosca nulla dell'autore americano. La disfida dei dollari resta sempre il capolavoro incontrastato. Una classica sfida contro i Bassotti si traduce nel disvelarsi dell'animo del papero più ricco del mondo. Anche la Stella del Polo resta sempre un classico, intenso e avvolgente, melanconico e guizzante, fatto di tanti momenti ironici e avventurosi. E la figura femminile continua a far vibrare il cuore.
La breve del Pesce d'Oro mostra tutto il talento di Barks nel proporre buone idee in un piccolo spazio. Paperone ne esce come un gigante, lavoratore e idealista. Questi concetti si riflettono anche nelle tavole autoconclusive, ironiche nel giocare con un'avarizia proverbiale che non può che far intenerire. Infine, la cassa di rafano, seppur più breve delle altre, è capace di essere intensissima e di far sentire l'ululato del vento e il rombo delle onde, durante la più terribile tempesta e prova umana che i paperi abbiano mai affrontato.
La scelta della Panini di ristampare Barks partendo dalle testate (così come aveva fatto ZP nel 1987) è corretta, e la resa editoriale è assolutamente all'altezza. La presenza in fumetteria di un maestro del genere è doverosa, alla pari di un Alan Moore, e lo spazio pubblicitario è stato importante. Ottima poi la scelta della variant, una trovata davvero azzeccata. Un buon inizio, che speriamo serva a far scattare la scintilla della passione per il fumetto Disney a tante nuove leve, come era successo ai suoi tempi con ZP.
Un'altra recensione, per un pubblico più generalista, ed una buona gallery, qui.


Recensione di V


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A parte la copertina terribilmente decontestualizzata, questo è un buon numero per capire bene Scarpa, con due storie lunghe da autore completo, una breve, un'interessante storia italo-americana con Ezechiele Lupo e tanto dei Barosso. Proprio da questo mitico duo bisogna partire presentando una storia assolutamente mitica, coinvolgente, dai tempi comici perfetti e da una certa follia latente che la contamina. Stiamo parlando del "fortunatissimo bis", guizzante storia con un Paperino folle per un premio ed una serie di corse, rincorse e scorribande in macchina, esplosioni, disguidi ed altro ancora. Le chine di Cavazzano aiutano a rendere il tutto più dinamico. Donald è qui il personaggio più ingenuo, che si incanta per cose molto materiali e fa di tutto per raggiungerle.
Passando invece alle storie lunghe, abbiamo un assoluto capolavoro: Topolino e l'uomo di Altacraz, di cui è presente un ricco ed interessantissimo portfolio. In questa storia Scarpa propone un giallo ricco di trovate musicali bizzarre, di stratagemmi visivi intelligenti e di suspense alta, anche se si sgonfia un po' nel finale. Invece, Topolino e il canguro di corallo è un po' più standard, senza particolari sorprese, anche se l'intesa tra il topo e Minni è forte e ben tratatta.
Altre belle storie riempiono poi il volume. Da citare con favore la spassosa breve dedicata ai guai domestici degli aggiustatori scatenati, e la chendiana storia ambientata nella sua Venezia con gli anelli dei dogi. Molto interessante infine una delle prime storie dello Studio Disney americano cui Scarpa collaborò, la sua unica comparsata (a parte il corale Zecchino d'Oro) nel mondo dei Tre Porcellini con il concorso di bellezza. Scarpa riesce a muovere personaggi ostici in maniera credibile e dinamica, donando grazia e garbo alla storiella.
Le edizioni delle storie sono tutte tratte dall’originale tranne la "Crociera machiavellica", con i colori tratti dalla ristampa su Paperino, e "Il concorso di bellezza", con i colori tratti dalla ristampa sui Maestri Disney. Inoltre, sono presenti un’interessantissima intervista a Scarpa del 1975 a cura di Silvano Mezzavilla, un bel portfolio dedicato agli studi su Altacraz e una scheda su Filo Sganga.
In definitiva un buon volume, che mischia bene storie da autore completo con altre di diversi autori. I buoni articoli e l'ottimo apparato iconografico fanno il resto. Peccato per la copertina. Assolutamente consigliato per chi fosse carente di quel capolavoro di Altacraz.

Recensione di V


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Un numero questo abbastanza mediocre, che non presenta storie particolarmente memorabili, né grandissime prove oppure disegni degni di nota, a parte la buona copertina di Freccero.
Certo, c'è una prova di Mezzavilla tutta dedicata ad Orazio, divisa tra comicità e thrilling. C'è una schizzata e frenetica parente di Pippo, Nonna Peppa, che si muove come un tornado nei disegni vivaci di Gigi Piras su testi di un buon Panaro e tartassa il povero Topolino. C'è un piacevole Bordini con testi di Russo, uno scaltro Paperone e dei malcapitati Bassotti. C'è una storia su disegni del talentuoso Deiana, dove però succede molto poco e tutto si rivela una burletta. C'è una storiella con Amelia e le difficoltà condominiali (sic) e una (anzi, due) sul classico scontro Rockerduck-Paperone.
Insomma, tante storie ma tutte di poco conto, per un divertimento rapido e piacevole, ma senza farsi ricordare né apprezzare molto. Peggio del solito, insomma. Nessuna storia davvero memorabile, neanche pubblicazioni in due tempi, un vero peccato. Speriamo nel prossimo numero ci sia una selezione migliore (anche se non dovrebbe essere difficile).


Recensione di V


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Una favolosa e straordinaria copertina di Freccero, arricchita dagli effetti speciali di Monteduro, ci introduce ad una nuova, e bella, puntata di Universo PK, "Tempo da Perdere". Non solo ricompare il Razziatore, con una profusione di riferimenti al mitico 0/2, ma anche Angus Fangus fa la sua bella presenza, in dialoghi frizzanti a battibeccarsi con Paperinik, con qualche inedita coloritura. Faraci realizza un'ottima sceneggiatura circolare a flashback, senza dimenticare qualche paradosso temporale e un po' di sana azione. Lo scontro con il Razziatore funziona, così come le pagine ambientate al Papersera. Mangiatordi continua il suo ottimo lavoro, regalandoci un villain massiccio e un kiwi giornalista ghignante e slanciato. Le inquadrature, le vignette e la composizione della tavola danno ritmo ad una storia che si legge tutta d'un fiato (anche per la brevità, purtroppo). Le battute hanno meno peso e, seppur accada poco, si resta coinvolti della vicenda desiderosi di capire che cosa succederà. Saga che cita Pkna a profusione, dona molte perle di bellezza, ma si aspetta ancora di vedere la conclusione, per poter dare un giudizio più di sostanza. Questa puntata è però vincente. L'articolo che ne segue, fatto con la consueta cura da Cirillo, spiega bene il tutto, così come diverte la vignetta di Ferrario.
Il resto dell'albo è purtroppo povero e triste, per colpa della scellerata scelta di Appgrade di pubblicare solo le mediocri inedite del Cult e le storie recenti degli anni '00, più qualche inedita da "Paperinik e altri Supereroi", relegando di fatto tutte le storie fino ai primi anni '90 nella sezione "Cult" (a meno di future scelte editoriali). E tra storie sullo smascheramento (di nuovo, dopo il numero di Carnevale dello scorso mese), car-can e altro, l'effetto deja-vu e sonnolenza resta piuttosto alto. Savini dona comunque una buona prova di rapporto zio-nipoti, mentre Russo fa il suo buon mestiere con tante gag e ambientazioni degne della Brutopia barksiana con il compagno Gnuk. Il resto scivola via senza farsi ricordare.
Per fortuna c'è Martina che risolleva il numero, con una storia al solito costruita alla precisione, con nipoti angariati, zii evasori, maschere e furti in banca, notti concitate ricche di pathos e di azione. Nel dollaro da un milione c'è un ottimo De Vita, che ci dona anche un Archimede assolutamente diabolico. E per fortuna viene pubblicata anche la prima tavola della seconda puntata. Nota a margine per Una sporca faccenda, primo episodio di una miniserie, OK Paperinik, sceneggiata da un vulcanico Artibani su disegni di un godibile Barbucci, uscita nel 2000 per il ritorno di Paperinik su Topolino. Peccato non siano state pubblicate tutte insieme, vista la loro brevità e la loro potenza comica. La vignetta finale di questa prima vicenda è poi assolutamente memorabilie.
Un numero quindi che brilla grazie alla copertina, all'inedita, alla breve e alla Cult, mentre purtroppo il resto fa di tutto per essere dimenticabile, poco originale oppure ripetitivo, con vicende che di Paperinik hanno assai poco, senza avere molto neanche dello spirito di Paperino.


Recensione di V


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Recensione pubblicata per la prima volta qui
Silvia Ziche è un nome noto nel panorama fumettistico, anche extra-disney. Inventrice di "Alice a quel Paese" per Smemoranda e Comix, giovane ragazza disincantata che guarda il mondo con innocente candore, e di Lucrezia per Donna Moderna, personaggio che cerca il riscatto lottando con le paturnie sentimentali e le crisi esistenzialiste di tutti i giorni, Silvia Ziche è un’autrice a tutto tondo, dedita ai testi, all’ideazione di nuovi personaggi e di nuove situazioni, non disdegnando collaborazioni con grandi autori, come Vincenzo Cerami e il suo "Olimpo S.p.a.", irriverente moderna rilettura dei miti olimpici. Infine, molto nota la sua lunga collaborazione con Tito Faraci, che ha creato capolavori umoristici come "Infierno!" oppure un celebre episodio di Paperinik.
Questa introduzione spiega, in pochissime parole, quanto sia stata una scelta corretta dedicare il primo numero della collana della Disney Libri "Disney d’Autore" a Silvia Ziche. Un volume assai efficace, perché pubblica storie dall’ampio repertorio zichiano con un’ottima scelta, spaziando tra i generi e mostrando anche diverse collaborazioni. Si parte con Paperina di Rivondosa, lunga parodia del celebre serial tv ambientato alla corte sabauda. L’avventura in costume è un pretesto per raccontare degli amori disneyani tra Paperino e Paperina e mettere in scena una lunga serie di gag corrosive, di tormentoni demenziali e di battute fulminanti. La storia prende in giro anche i feuilletton televisivi e le relative semplificazioni della trama, oltre che alle "stranezze" di fine ’700 e l’impossibilità per un nobile di sposare una serva. La Ziche non esita a presentare argomenti "difficili" in un contesto disney, tra preti, killer, matrimoni e depressioni malcelate. Stempera il tutto con grande ironia e situazioni esilaranti, come si vede nella gallery, giocate sia a livello di dialogo che di disegno. Le espressioni dell’autrice sono uniche, grandiose e geniali, deformando occhi e becco e orecchie per offrire una grandissima gamma di emozioni, un unicum a livello disneyano che non ha pochi precedenti.
In Topolino e la rapina del millennio è Topolino a precipitare in un vortice di surreali gag. Costretto a ricredersi su sé stesso e a pensare di non essere il buono che tutti conoscono, cerca in tutti i modi di scagionare il suo diabolico nemico Pietro Gambadilegno. In questo modo, inscenando un’assurda catena di eventi, Ziche mette alla berlina il Topolino perfettino e lo de-mitizza, e metterlo vicino all’abbondante Trudy amplifica l’effetto comico. Inoltre, anche lo sclerotico sistema televisivo mass-mediatico viene abbondantemente preso in giro, per la sua inconsistente onnipresenza. Irresistibile la lunga catena di battute che si sussegue. In maniera simile, la Ziche crea anche le vignette di apertura di Topolino, i "Che aria tira a…", dove può davvero rappresentare, con paperi e topi, le stravaganze della vita contemporanea e le paure quotidiane, instillando però sempre un sorriso.
Sicuramente nel rappresentare questioni sentimentali Silvia Ziche è un maestro, e in un paio di storie in questo volume, su testi della brava Gaja Arrighini, inscena il difficile rapporto tra Paperone e Brigitta in maniera esilarante e pungente. Allo stesso modo, Tito Faraci rielabora il ruolo di Gambadilegno in Questioni di classe dandogli molte battute, complici smidollati e panda e nanetti di gesso a gogò, simboli dell’umorismo faraciano. Ma forse è nella storia più antica del volume, 1995, Il bambalione, che assistiamo in nuce alle caretteristiche che Silvia Ziche continua a portare avanti. Grazie ad una bella sceneggiatura di Nino Russo, le psicologie di Paperino e Paperina sono reali, così come le loro scaramucce e i loro dispetti sentimentali. Gli occhi e i volti stiracchiati della Ziche, suo marchio di fabbrica, fanno il resto.
Un’autrice eccezionale, che non solo instilla nelle storie disney un umorismo slapstick mai banale o noioso, ma utilizza sempre un’umanità di fondo e un realismo delle piccole cose che dona freschezza e tridimensionalità ai personaggi. Da un punto di vista grafico, il lavoro è eccezionale. Uno stile unico, rispettoso della tradizione italiana ma completamente inedito. Debitrice all’inizio della sua carriera del maestro Giovan Battista Carpi, ha poi trovato una sua efficace strada. Linee curve e morbide, occhioni espressivi, volti dinamici, corpi flessuosi ed elastici simili ad un cartoon di Tex Avery. In questo volume si vede tutto questo e altro ancora, in una bella forma editoriale, con delle interessanti introduzioni dell’autrice stessa, in linea con quanto fatto con il volume su Mastantuono. Storie adulte, con personaggi grandi, che parlano a chiunque quando un artista è alla loro altezza, come nel caso di Silvia Ziche.
Recensione pubblicata per la prima volta qui


Recensione di V


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Una copertina vigorosa di Cavazzano ritorna ad essere dedicata ad una storia pubblicata, in particolare a quella che apre il numero e che su testi di Chendi introduce un nuovo personaggio, l'alieno Ok Quack che utilizza un disco volante a forma di moneta. Una storia frizzante, che utilizza la moda dello spazio di fine anni '70 - inizio '80 per scombinare il solito cast, con un character dolce e ingenuo, capace però di vedere e giudicare il nostro mondo con un nuovo sguardo e nuove idee. Peccato che non sia stato dedicato un numero del defunto Tesori al ciclo completo. Vedremo se nei prossimi numeri continuerà la pubblicazione delle vicende del papero alieno.
Ottima la scelta di pubblicare la prima storia di Sergio Asteriti. Anche se un po' in ritardo rispetto a dicembre, si possono festeggiare i 50 anni di giubileo a fumetti, di un autore che continua a disegnare con il suo stile unico. In questa sua prima prova, al di là della normale acerbità, si riconosce il suo interesse per gli sfondi e per le caratterizzazioni uniche di Pippo e il cast dei topi.
Boschi fa un ottimo lavoro con le Superstar, scegliendo Capitan Uncino come filo conduttore. Non solo storie rarissime e affascinanti di Al Hubbard, oppure di Christensen e Strobl, ma anche un grande classico come Paperiade. Nella grande parodia di Martina e Bottaro, ci sono tutti quegli stilemi e quei tic che il professore piemontese amava usare per costruire rifacimenti di grandi opere in salsa contemporanea. Per cui giochi di parole, Pippo tonto con i paperi, disguidi e incomprensioni, cavalli di tela e cannoni, stregoni e pirati di altri universi disneyani. Il tutto ben condito da dialoghi frizzantissimi e inediti rapporti tra cugini, con un Gastone diabolico alleato dei Bassotti.
La coppia ritorna anni dopo con una graffiante e satirica storia in cui Martina si fa beffe dei disoccupati e dei lavoratori, con il suo solito stile bruciante e "kattivo". Il benemerito del lavoro è anche una delle ultime storie dell'autore rapallese prima del suo momentaneo ritiro, e infatti viene aiutato da Enzo Marciante.
Infine, con un pizzico di continuity, dopo una Baita per Ciccio pubblicata sul numero 326, continua il ciclo di Sgrizzo sceneggiato da un Luca Boschi esplosivo e assolutamente delirante. In questa storia, coinvolge un altro personaggio scarpiano, Gedeone e il suo Grillo Parlante, con esiti folli ed esilaranti.
Un buon numero insomma, che ritrova le copertine ispirate ed un buon mix di storie lunghe e brevi, di varie annate, italiane e americane, con tante prime ristampe. Ottimo, insomma, anche se Paperiade non è stata pubblicata in forma integrale, il che è davvero spiacevole (e che fa perdere una stella nel punteggio). Speriamo per la prossima volta.

Recensione di V


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Un altro volume che presenta una qualità di storie incredibile, senza cedere mai di una virgola. Purtroppo è l'ultimo, per ora, con la maggior parte di storie con Scarpa autore completo, ma la qualità resta grandissima ed enorme.
La Fiamma Eterna è una storia che mischia avventura, azione e gag a ripetizione. Topolino è solo, spalleggiato però da una coppia di eccezionali personaggi, i due marinai irlandesi e attaccabrighe che restano nella memoria di chiunque. Infatti, uno dei tratti di Scarpa è quello di inventare per l'occasione personaggi forti, senza poi riutilizzarli, in modo da dar loro ancora più pregnanza. E in questo caso molta ispirazione arriva dai cicli di Walsh e Gottfredson, con Topolino in compagnia di qualche strano individuo, come nella Scarpa Magica oppure con il gorilla Cirillo. E in fondo, anche un personaggio memorabile e ambiguo come quello nel gigante della pubblicità resta impresso.
Con i Paperi Scarpa continua il suo lavoro possente, e non solo con la classica e molto celebrata vicenda del Colosso del Nilo. Brilla per originalità e capacità d'intreccio la gara da $ 100 $, in cui uno spunto semplice genera una grande girandola di vicende e di guai, con tutto il cast al gran completo. I paperi sono letti con garbo, senza dimenticare i loro difetti e i loro aspetti umani. Un ottimo esempio di commedia italiana in salsa disneyana.
Con Codino cavallo marino Scarpa ci dona un nuovo mondo, ispirato alle Silly Simphonies di "cartoonosa" memoria. La sua inventiva si sbizzarrisce, pieno di vulcaniche idee in un mondo sottomarino dove tutto è visto sotto una nuova lente. Da par suo Codino è un onesto e ingenuo ragazzo, che scopre con gioia e curiosità le novità di tutti i giorni, con sguardo terso e disincantato.
La farfalla di Colombo è un'altra bella avventura, con Brigitta ottimamente raffigurata. E invece con la banda Tris che iniziano le storie sceneggiate da altri sceneggiatori, oltre a Martina. In questo caso, Roberto Catalano, in una storia a tema western a quattro righe per pagina destinata all'Almanacco Topolino.
Articoli nella buona norma, in questo numero brilla il portfolio, tutto dedicato ai disegni che Scarpa fece come omaggio agli abbonati. Sei bellissimi disegni, ben riproposti e che presentano i quadretti più vari, dai Topi ai Paperi, passando per i Sette Nani e Penna Bianca. Un ottimo lavoro, che chiude in bellezza questi primi anni di Scarpa come autore completo. Nel prossimo numero ci saranno quasi solo storie su testi altrui, con molti e interessanti stili diversi di sceneggiature.
Infine, per ciò che riguarda le edizioni delle storie, sembrerebbero tutte originali, come colori e lettering (tranne, curiosamente, l’ultima pagina del Colosso, ricolorata).


Recensione di V


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Una bella copertina di Mastantuono apre un nuovo numero di Big, che confeziona al solito un mix variegato di storie e storielle, senza grandi picchi qualitativi. Tante ristampe recenti, molte vicende brevi, nulla che superi le quaranta tavole, a parte la bella storia d'apertura del solito vulcanico Pezzin e di un bravo Gatto.
Brilla per originalità e per tematiche la bilancia benemala. Michelini ai testi sviluppa un plot classico che però lascia interdetto il lettore, che si ritrova angosciato e impaurito dalla presenza di un pozzo senza fondo in cui Paperone è destinato a precipitare per l'eternità. Influssi onirici, presenze spirituali, il tutto reso ancor più aguzzo e claustrofobico grazie alle talentuose matite di Lavoradori, forse al suo meglio nel 1995, sperimentale ma non troppo. In tema di bilance, una classica ciminiana continua ad essere fresca e arguta.
In tema di risparmio, spunta fuori una storia breve carina, con i bei disegni di Lara Molinari e i testi di Sisti. Si tratta di una storiella promozionale per un concorso della Philips legato alle invenzioni di Archimede. Peccato però che non abbiano pubblicato le altre due brevi, sarebbe stato interessante vederle tutte insieme.
Allo stesso modo viene pubblicata una sola storia della Premiata ditta Filo & Brigitta, pregevole serie che incastra satira sociale e imprenditoria. La Missione spesa specifica del titolo prende in giro il propagarsi dei centri commerciali e i buoni antichi bottegai di una volta. Il tutto però travalica, affermando infine che "la virtù sta nel mezzo". Storie forse un po' anticapitalistiche, ma divertenti e attuali.
Con gli hobby il Big si sbizzarisce mischiando brevi e pezzi di serie che ovviamente non vengono completate come i grandi hobby di Pippo. Per fortuna c'è un ottimo Scarpa degli anni '90, ricco di gag e di trovate, e una storia che fotografa e parodizza il fenomeno dei Pokemon, molto in voga a fine anni '90, così come adesso, con un ottimo Gentina ai testi. E meritano una menzione le trovate assurde del modellismo, con un folle aviatore e il mitico "Elefantoni XIII".
Numero insomma nella media, anche se non si continua a sfruttare il numero di pagine per pubblicare serie complete (anche in più numeri), o anche solo storie lunghe (almeno due storie a puntate). Al contrario, molte sono le brevi. La qualità è media, con qualche picco, ma nulla di eccessivo. Vedremo se la tendenza migliorerà oppure no.


Recensione di V


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Altro numero sensazionale, con sole storie da autore completo. In quest'annata Scarpa inanella un filotto di capolavori uno dopo l'altro, senza stancarsi (e stancarci) mai. Finalmente introdotti da una copertina legata al titolo, cominciamo la lettura di questo quinto volume.
Le Lenticchie di Babilonia è forse una delle storie più belle di Scarpa e di tutta la produzione disneyana. La struttura a flashback, così come il dramma di Paperone, l'astuzia dei Bassotti, le mille idee di marketing, la speranza infinita e la solitudine del papero più ricco del mondo, insieme ad un finale sospeso mozzafiato ed unico fanno di questa storia un gioiello indimenticabile.
Si prosegue con un altro episodio della saga Topolino-Atomino. Il Bip Bip-15, seppur meno nota delle altre, innesta varie situazioni thriller e scene di azione rare a vedersi. Sicuramente migliore è però l'Imperatore della Calidornia in cui rimandi al passato, il tema del doppio e la storia americana si intrecciano tutti insieme, coinvolgendo anche un Topolino umano nel coronare i suoi sogni di ambizione e di potere. Infine, in Shan-grillà Atomino torna alla Dimensione Delta, mentre Topolino e Minni vivono un'avventura esotica non da poco, in cui lo svitato regista Ben Bubbola resta piuttosto impresso. Azzeccato l'omaggio a "Orizzonte Perduto".
Sul lato dei paperi, la chicca comica dell'FBI è sensazionale. Scarpa crea con Paperino dei ritmi comici e delle frecciatine satiriche sociali non irrilevanti, oltre a generare una girandola di situazioni spassose. Infine, con il ratto di Brigitta idea un nuovo personaggio, ben aderente alla società italiana, di allora come di oggi: l'imprenditore traffichino Filo Sganga.
Questa volta non c’è spazio per portfolio e schede finali, ma alcuni contenuti aggiuntivi sono integrati nel corpo del volume, come il soggetto del "Ratto" e le vignette aggiuntive disegnate da Perego che (rovinano) integrano il finale delle "Lenticchie". Come versioni delle storie questa settimana solo le "Lenticchie" hanno lettering e colori da Zio Paperone, tutte le altre storie hanno il lettering originale e pure i colori, tranne il "Ratto" che li eredita da un’edizione su Paperino.
Numero considerevole, su cui fiumi di inchiostro si potrebbero versare. Il miglior consiglio è quello di andare in edicola, e leggere tutto.

Recensione di V


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Altro numero, altro giro di storie recenti e brevi, alcune sottotono altre meno, solo Freccero resta a dare alta qualità con belle copertine, come questa volante con Topolino e Pluto, su di un aereo, sognanti e avventurosi.
Procediamo dunque ad un rapido commento delle storie meritevoli. In Orazio e la "Cavezza ripara" Bosco confeziona una bella storia per un personaggio poco usato, ma sempre valido. Lavoratore serio, imprenditore indipendente, piccolo commerciante, decide spinto da Clarabella a fare il gran passo, creando un marchio e strutturando franchising in giro per Topolinia. Tematiche moderne e manuale di economia tascabile rende questa una storia comunque attuale e fresca, con un pizzico di analisi sociale che non guasta. Asteriti fa il suo compito con il consueto garbo.
In Tip & Tap e le sorprese del fan club altri personaggi minori fanno la loro comparsa, rappresentando uno scorcio di vita scolastica che non compare spesso. Se il fenomeno delle fanzines non è così noto, ha comunque il suo spazio, e tanti di noi in giovinezza ci hanno provato (io compreso :p ), la storia è condotta con interesse e curiosità, svelando colpi di scena non banali e mettendo un po' di sana genuinità nel comportamento di adolescenti credibili.
Infine, i pezzi forti del numero, per cui vale l'acquisto se non si possiedono. Partiamo da uno Scarpa del periodo d'oro dei '90, Paperino e l'abilità esplosiva. Un gioiellino di Michelini in gran forma, che rielabora il classico Paperino gran maestro di bizzarre attività di Barks, in cui però il disastro è dietro l'angolo. I tentativi di far esplodere una sequoia gigante ad opera del maestro delle demolizioni sono esilaranti, e Scarpa è grande a dare espressività e carisma a tutti i personaggi, compresi come i più secondari come i membri del mitico "Club degli Svitati".
Al grande Alessandro Barbucci l'onore di chiudere il numero, con una delle prime storie in cui si presentava l'universo di Paperino Paperotto. Oltre al magnifico stile grafico e alle dolci rappresentazioni dei piccoli paperi, saltano agli occhi un tenero approccio al mondo dell'infanzia grazie ai testi di Paola Mullazzi. Così, un cent per Millicent mostra un nuovo personaggio a tutto tondo, un Paperino vivace come al solito e un'ambientazione agreste che ormai tutti conosciamo, con una grazia affascinante.
Il resto non è il massimo, e spiace constatare che si è pubblicata una solo storia della serie, non particolarmente memorabile, Ciccio tra fame e sonno, in cui Tulipano fa vivere a Ciccio un po' di normali avventure. Anche se forse, vederle tutte insieme sarebbe stato piuttosto pesante, e avrebbe sacrificato notevolmente lo spazio del numero.Meglio per il Big, piuttosto.
Ora che la Panini ha annunciato un ritorno dei Classici con il prologo, vedremo se ci sarà una sostituzione in corsa, stile staffetta con prosecuzione di numerazione, oppure una brutale cancellazione, ripartendo da zero. Comunque, i Classici continuano a mantenere la loro identità, ovvero pubblicare storie recenti, comprese tra dieci e vent'anni. Come sempre è stato.


Recensione di V


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Un altro volume eccellente, Scarpa a valanga come autore completo, a parte un eccellente Martina alle prese con i Sette Nani, in una delle loro interpretazioni migliori, in atmosfere malate e ambigue. Anche l'autore veneziano scrive una bella vicenda di Biancaneve, in cui un nuovo nano fa capolino in un'avventura tutta azione. Ma straordinario è il prosieguo delle storie di Atomino Bip-Bip.
Nelle Sorgenti Mongole Scarpa innesta vicende archeologiche, strane cittadine, personaggi misteriosi, le origini della civiltà ed una buffa e ben riuscita parodia di Moby Dick. Invece, ne la collana Chirikawa le venature thriller sono più presenti, insieme ad una sapiente dose di psicologia e di traumi infantili. Come se non bastasse, è in questa storia che introduce Trudy, la fidanzata di Gambadilegno.
Le idee geniali e il ritmo proseguono con le storie dei Paperi. Nasce Brigitta nell'Ultimo Balabù, con un Paperone generoso ma sempre avventuriero, e ne la Leggenda di Paperin Hood esperimenta per la prima volta il genere parodia, con un sistema piuttosto inedito. Tutto nasce dalla produzione di un film per la televisione, ambientata nel nostro presente con abiti però del 1300 inglese. Le motorette scoppiettanti, le tre prove di Gastone, l'assalto indiano visto con prospettiva cinematografica: tutto concorre a farne un gioiellino.
Come edizioni questa settimana sembra essere molto semplice… tutte le storie provengono dalla loro edizione originale (con le pagine in origine in b/n colorate correttamente) tranne il Balabù che pur avendo il lettering originale è stato ricolorato (edizione dalla testata Paperino).
Stupefacente l'apparato redazionale, con lo storyboard completo della Fondazione de' Paperoni (apparsa nel numero prima), schizzi mai visti di Atomino e una prima versione della Dimensione Delta.
Davvero, se non le avete lette, allora non sapete nulla di fumetto Disney. Non lasciatevelo sfuggire.

Recensione di V


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La copertina a prima vista banale dal vivo rende molto meglio, con gli effetti speciali cui siamo abituati da Paperinik Appgrade. E lo sguardo intenso disegnato da Freccero ci guida alla prima storia del numero, ovvero la seconda parte del what if faraciano Universo PK. Se il primo episodio faceva da introduzione, qui entriamo nel vivo, con una battaglia in medias res e scontri con Evroniani a gogò. La vicenda scorre veloce, tra assurdi escamotages e interessanti camei. Il livello di battute, seppur gestito bene da Faraci, è forse esagerato, e a volte ostacola la lettura. Le poche pagine a disposizione non permettono grandi svolgimenti, ma continua ad essere alta la curiosità per capire come andrà a finire. De Lorenzi realizza un ottimo lavoro, che nelle scene di massa si esprime con forza. Vedremo la terza puntata, che sarà decisiva per capire come andrà a parare, se solo nella continua battuta un po' a vuoto, oppure altrove. Molto bella l'intervista doppia a Mangiatordi e De Lorenzi, di Cirillo, con grande cura iconografica.
Il resto del numero non brilla per interesse. Storie da Topolino sciape, storie da Paperinik non molto brillanti, il cui tema principale è l'amore di San Valentino oppure Carnevale. Brilla per interesse la Crisi di identità, con un giovane Mottura e un buon Figus ai testi. La storia è attraversata da un continuo senso d'inquietudine che, pur allungando un po' troppo la trama, ci permette di empatizzare con Paperinik e il suo inedito problema. Finale efficace, che dà umanità al nostro eroe.
Infine, la storia cult, con un sempre grande Martina che ci dona un Paperone cattivissimo, Qui-Quo-Qua sfrontati e Paperinik che vendica il povero Paperino. Scorrettezze, inciviltà, cattiva educazione: tutte chicche che permettono alla storia di essere godibile e divertente. De Vita come al solito bravissimo. Valerio fa un'ottima recensione, peccato che la prima tavola della seconda puntata sia stata saltata, evento assai raro che dava ad Appgrade un patentino di filologia. Anche certe censure sembrano presenti, sicuramente precedenti quest'edizione.
Un numero che si salva solo per l'inedita, Martina e Figus-Mottura, ma che nelle altre storie naufraga nel noioso. Se non avete comprato il primo episodio di "Universo PK", non è consigliabile.

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Un altro volume straordinario, che fa strabuzzare gli occhi tale è la quantità di materiale qui contenuto. Tantissimo Scarpa autore completo, perfetto dopo aver ingranato con le sue prime storie. Inanella una via l'altra trame eccezionali, nuove e classiche al tempo stesso, rispettoso della tradizione ma innovativo nei dettagli e nei personaggi secondari che fungono da motore della storia.
E allora parliamo dell'Uomo di Ula-Ula, presenza ingenua e romantica, che rappresenta lo stato di natura e la bellezza della semplicità. Il tutto che si innerva su di una complessa sceneggiatura incatenata vista da diversi punti di vista e con flashback continui. Straordinario. Oppure la "Fondazione de' Paperoni", in cui bizzarre invenzioni, comici guai e consommè si rincorrono in vignette vivaci piene di movimento, con un Paperone straordinario nel suo essere generoso e burbero.
Anche i topi non scherzano, con un paio di gialli sensazionali. Se nell'Unghia di Kalì l'ispirazione è alla vicenda gottfredsoniana di Macchia Nera, con interessantissime divagazioni thriller, ne la Dimensione Delta Scarpa introduce un universo tutto nuovo. Recupera il dr. Enigm, inventa Atomino Bip-Bip, genera un giallo intricato e misterioso, che cresce a poco a poco con la storia con sempre più forza, fino ad esplodere nelle scene finali, tra combattimenti geniali e twist inediti.
Il volume continua con una magica e bellissima Biancaneve (con Grimilde) e una spassosa satira sulla scuola di quegli anni, a cura di Guido Martina. Articoli e redazionali ok, alcune mancanze nelle decensure purtroppo, ma la chicca è nella pubblicazione completa delle 37 tavole di storyboard dell'Uomo di Ula-Ula. Molto affascinante osservare il metodo di lavoro del Maestro, il movimento che mette nei personaggi e la composizione della tavola.
Per quanto riguarda le edizioni delle storie, nulla questa settimana viene da Zio Paperone, ma abbiamo "Ula-Ula" da una ristampa appositamente ricolorata su Topolino 2264 (numero celebrativo per i cinquant’anni della testata) e "La scuola dei guai" con i colori tratti da una ristampa su Paperino. Le altre storie hanno la colorazione originale (con le pagine in origine in bianco e nero colorate con colori corretti), con qualche modifica apportata al testo nel corso degli anni.
Un volume straordinario, imperdibile. Non ci sono altre parole.


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