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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



A quasi un anno di distanza dalla sua riproposizione, prosegue sulle pagine della Definitive Collection la ristampa de Le Storie della Baia, il ciclo di racconti a tema marinaresco ideato da Alberto Savini e pubblicato sulle pagine di Topolino nei primi anni dello scorso decennio.
Questo secondo volume raccoglie le storie apparse su quattro libretti consecutivi, dal 2383 al 2386, con le quali si conclude il primo blocco di avventure. Ai testi, come naturale, troviamo il creatore della serie, coadiuvato però, in fase di sceneggiatura, da Augusto Macchetto e Marco Bosco in un’occasione ciascuno. Alle matite, invece, ritroviamo tutti e tre i disegnatori già incontrati la scorsa volta, ovvero Marco Palazzi, Silvio Camboni e Stefano Turconi; al loro piccolo team va ad aggiungersi lo specialista delle copertine Alessio Coppola.
Se le storie inaugurali erano ovviamente servite a introdurre la nuova ambientazione, questa seconda parte del primo blocco consente al lettore di prendere confidenza con la vita quotidiana dei personaggi. Moby Duck e Paper Hoog (senza dimenticare la loro mascotte, il gabbiano Trippa, protagonista delle vicende tanto quanto i paperi) trascorrono infatti le loro giornate intenti ad attività ordinarie, come la pesca o la consegna della posta, salvo poi dover sventare le trame del corvo Azimuth Van Quack, destinato sempre e comunque all’insuccesso, come testimonia la riuscitissima e coloratissima cover di Stefano Intini. La resa dei conti, l’ultima avventura dell’albo, è sicuramente la migliore del lotto: un perfetto meccanismo a orologeria che vede i nostri eroi trasformarsi da prede a pescatori… nonostante la sconfitta, il losco antagonista tornerà in futuro, in cerca di una rivincita che, però, non arriverà mai.
L’acquisto dell’albo, in conclusione, è consigliato a quanti hanno apprezzato il primo volume: le storie restano fresche e divertenti anche ad oltre 15 anni dal loro esordio. Purtroppo, spiace constatare la quasi completa sparizione dei redazionali, in questo caso limitati ad una brevissima battuta degli sceneggiatori a precedere i racconti.
Peccato, perché il progetto Definitive resta validissimo e meritorio di essere sostenuto, ma l'assenza di approfondimenti e bozzetti toglie quello che era il vero e proprio valore aggiunto della testata.

Recensione di Kim Don-Ling


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Proprio su questi lidi ci auguravamo, molti mesi fa, lo sbarco della serie DoubleDuck sulle pagine della Definitive Collection, ideale contenitore del ciclo che vede Paperino vestire i panni di un (più o meno) impeccabile agente segreto. Qualche perplessità permaneva, però, a proposito dei tempi necessari per procedere nella ristampa, che si preannunciavano particolarmente lunghi. Le buone vendite di questi primi tre anni hanno però evidentemente indotto l’editore ad aumentare la periodicità della testata, che diventa mensile a partire da questo numero. Un buon successo del quale non possiamo che essere contenti (un po’ meno lo è il nostro portafoglio).
Dunque, dicevamo: è il 2007 quando Paperino aggiunge una ulteriore sfaccettatura alla sua personalità. Quarant’anni dopo essere stato reclutato come Agente QQ7 al servizio della P.I.A., eccolo diventare DoubleDuck, elegante spia arruolata dalla segretissima Agenzia.
La serie, nata da un’idea di Fausto Vitaliano e Marco Bosco, viene progettata nei minimi particolari, come testimoniano il logo elaborato per l'occasione e il look assegnato a Donald per questa sua nuova identità. Nascono inoltre vari personaggi: spiccano fin da subito l’inventore Gizmo e il direttore Jay J, ma soprattutto l’affascinante spia Kay K, che eredita il ruolo della papera seducente precedentemente rivestito dalla Lyla di PKNA. In generale, DoubleDuck deve molto alla serie cult degli anni Novanta e occuperà proprio la finestra che va dalla chiusura della prima serie alla sua recente ripresa, a seguito della quale è stata attualmente tralasciata. Ma stiamo divagando.
Tornando al volume, la storia d’esordio di DD ci mostra quelle che saranno le caratteristiche principali di molte delle sue avventure. Il tono si fa più serio e le trame si fanno più complesse: non ci si può fidare di nessuno, come da tradizione del genere spionistico, e i colpi di scena si susseguono fino all'ultima vignetta... per fortuna Paperino, attraverso le sue numerose gaffes, riesce regolarmente ad alleggerire la tensione e a risolvere gli intrighi di turno. Segnaliamo inoltre come nella serie, oltre ai nuovi characters ideati per l’occasione, siano sempre presenti i personaggi classici, con il nostro eroe puntualmente chiamato a sfuggir loro per difendere la segretezza delle sue missioni.
Dal punto di vista delle matite, le quattro puntate che compongono la storia vedono impegnati quattro nomi diversi, altro segno riconoscibile della serie che vedrà un notevole alternarsi di disegnatori. Qui troviamo Andrea Freccero, autore anche della copertina inedita, Vitale Mangiatordi, Marco Mazzarello e Francesco D’Ippolito. E’ inevitabile quindi notare una certa discontinuità, al di là dell’ottimo lavoro svolto da tutti quanti, compreso lo storico colorista Max Monteduro.
La prima avventura, in ogni caso, svolge bene il suo compito di introduzione alla serie e lascia grandi curiosità e aspettative su quelli che potranno essere gli sviluppi di questo nuovo universo narrativo. I redazionali presenti, ovvero la breve intervista agli sceneggiatori e i brevi commenti dei disegnatori, aiutano a confezionare un buon albo il cui acquisto, quindi, viene sicuramente consigliato.

Recensione di Kim Don-Ling


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Con il volume attualmente in edicola, la serie Tutti i Milioni di Paperone, nata dalla penna di Fausto Vitaliano nel 2007 e recentemente rivitalizzata proprio in occasione dell'approdo su questa testata, raggiunge un perfetto allineamento fra prima apparizione su Topolino e sua riproposizione sulle pagine delle Definitive Collection. E' curioso notare soprattutto il brevissimo scarto temporale relativo alla ristampa dell'ultima storia del ciclo, Il mio sedicesimo milione: soli 17 giorni dalla sua comparsa sul libretto, se non è un record, poco ci manca.
Introdotti da una sempre bella copertina di Paolo Mottura, ecco quindi quattro nuovi racconti nei quali Paperone racconta la sua ascesa verso la ricchezza: ogni sua impresa, pur sempre costellata di incerti e di difficoltà, è destinata a concludersi con un successo, grazie alla sua intraprendenza e alla sua tenacia. Come evidenziato per le precedenti uscite, la lettura consecutiva delle avventure ne compromette in parte il gradimento, dal momento che il canovaccio sul quale Paperone è chiamato a recitare non subisce di volta in volta molte variazioni. Anche la partecipazione di Vito Stabile alla sceneggiatura de Il mio quindicesimo milione non si avverte quasi, incasellata com'è in uno spartito altrui da seguire piuttosto fedelmente. A non deludere, in compenso, sono le ottime battute di un Vitaliano che non si prende mai sul serio e che strizza l'occhio al lettore più severo, in particolare nell'ultimo episodio nel quale ci avverte della possibile continuazione ad libitum dei racconti.
Dal punto di vista dei disegni, si conferma l'alternanza alle matite di vari autori: per Valerio Held e Andrea Freccero è la prima apparizione nella serie, per Stefano Intini la seconda mentre Marco Mazzarello è giunto alla sua quarta. Tutti e quattro svolgono un buon lavoro, che introducono attraverso un breve commento; nota di merito per le belle illustrazioni a tutta pagina di Intini ed Held che accompagnano la loro intervista.
In conclusione, l'acquisto è d'obbligo per quanti hanno apprezzato la serie grazie ai tre volumetti fin qui pubblicati; questo quarto consente infatti di avere a portata di mano la serie completa, almeno in attesa di nuovi prevedibili sviluppi.

Recensione di Kim Don-Ling


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Con il presente albo, giunge al termine la ristampa della serie Pippo Reporter, nata dalla fervidissima immaginazione del duo formato da Teresa Radice e Stefano Turconi.
Nel volume sono quindi proposte le ultime tre avventure della serie, apparse per la prima volta su Topolino nel corso del 2015. Quel faro sui monti del lago porta i protagonisti principali in Italia, come da citazione manzoniana, per far vivere loro una scanzonata avventura spionistica nel meraviglioso scenario del Lario; qui Pippo, pur senza nemmeno accorgersi dei più o meno loschi figuri che lo circondano riempiendo ogni angolo delle vignette, riuscirà a vanificare il piano ordito da un’affascinante agente zirconiana.
Tutt'altra atmosfera si respira in Estate a Green Pond. Stavolta Pippo si muove da solo, senza i comprimari che lo hanno fin qui accompagnato, alla scoperta della natura e della quiete della provincia, lontano dal caos e dallo stress cittadino. Una storia che invita a ritrovare la parte migliore di noi stessi, a volte confinata lontano dalla nostra quotidianità, relegata ad un tempo passato, ma sempre viva e in grado di restituire momenti di vera felicità.
Ma la vera chicca dell’albo è la storia conclusiva, Il rustico cavallerizzo. Qui gli autori, oltre a riproporre tutti gli elementi tipici della serie, come ad esempio l’azione corale o l’ispirazione ad un personaggio storico, chiudono il cerchio facendo finalmente incontrare Pippo e Topolino, prefigurando le loro più famose avventure, vissute nel corso di un’amicizia ultra ottantennale e tuttora indissolubile, per salutarli definitivamente citando il loro padre, Walt Disney.
Un’ultima storia che pone quindi nel migliore dei modi la parola "Fine" al bellissimo ciclo da loro ideato, ma riesce al contempo a rilanciare verso nuove avventure, lasciando sicuramente soddisfatti tanto i lettori più giovani quanto i più adulti ed esigenti.
Pertanto, anche se nel mondo Disney non si può mai dire, ci auguriamo che la serie non venga riaperta in futuro, apparendo ad ora perfettamente compiuta; e invitiamo a recuperarla grazie ai quattro albi della presente collana in cui è stata raccolta.

P.S. Se non possono essere mossi appunti riguardo alle storie contenute, una critica va rivolta all'apparato redazionale che è, purtroppo, davvero scarso. Tre paginette con una breve introduzione della sceneggiatrice e qualche bozzetto del disegnatore, non rendono giustizia a quello che è il volume finale di una serie, in cui sarebbe stato possibile tirare le somme del ciclo: un vero peccato.

Recensione di Kim Don-Ling


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Il nuovo libretto si apre con una divertentissima vignetta di Silvia Ziche: le versioni bambine di Brigitta e Paperone, inoltre, ci invitano ad una riflessione sul crescere, sull'avere le idee chiare fin da piccoli sul proprio futuro e sulla possibilità di riuscire a realizzarlo o meno. Una tematica approfondita anche negli articoli del settimanale, con i componenti della redazione, la cantante Francesca Michielin e la ballerina Elena D'Amario che raccontano la loro esperienza.
Ma è soprattutto l'ultimo episodio di Paperino e gli amazing files (Enna/Tosolini) che affronta questo particolare aspetto. Mostrare cresciuti i paperotti di Quack Town era un’operazione delicata, dal momento che si andava a definire il loro futuro, fino a ieri immaginato in modo diverso da ogni lettore… ma non solo: spesso ritrovarsi da adulti è fonte di delusione più che di soddisfazione. Enna gestisce invece il tutto in modo attento e coerente con il microcosmo di Paperino Paperotto, svelandoci in quest’ultima puntata come la rimpatriata osservata nel corso della storia sia il desiderio di un bambino di rimanere per sempre unito ai suoi amici, in un gruppo indivisibile. Come non riconoscersi in questo sentimento? Complimenti dunque allo sceneggiatore sardo per avere scritto quello che potrebbe anche configurarsi come un nuovo punto di partenza per il quintetto di paperotti, anche se ci auguriamo di ritrovarli presto nella scuola e nella campagna di Quack Town, piuttosto che alla ricerca di mostri nella Paperopoli contemporanea. Ottima la prova ai disegni di Tosolini, molto bravo nel riuscire a realizzare le credibili rappresentazioni delle versioni adulte dei personaggi, che possiamo osservare anche nella copertina del numero.
Proseguendo la lettura, il settimanale si mantiene di alto livello. Zio Paperone e la dissipazione cellulare (Sisti/Mazzarello) vede i Bassotti intenti a derubare lo zione attraverso la tecnologia moderna (smartphone, pos, app…), in una storia che appare scontata ma che invece, grazie ad un paio di accorgimenti, resta godibile fino all'ultima tavola.
Ben riuscita anche Pippo e il lontano cugino troppo vicino (D’Antona/Vian), soprattutto grazie ai bellissimi disegni che riescono a rendere quel senso di inquietudine destato dall'ultimo arrivato in casa di Pippo; la soluzione al mistero ben si sposa con le stranezze della sua famiglia.
Fra le brevi, da segnalare i nuovi episodi delle serie Il mio migliore amico – Inseparabili (Gianatti/Picone), quattro tavole da scorrere rapidamente, e di Comunicazioni papere – Missive preistoriche (Figus/Lavoradori), per gli amanti del peculiare tratto del disegnatore. Infine, ecco Manetta in: appostamento al buio (Fontana/Piras), storia dallo spunto comico che sa però di già visto.
Nei redazionali, ampio spazio dedicato all'imminente mostra di Cartoomics: dalle novità editoriali Panini/Disney, a un approfondimento sul personaggio di Corto Maltese, che sarà protagonista anche del prossimo numero di Topolino.

Recensione di Kim Don-Ling


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Star Top, ultima arrivata sulle pagine della Definitive Collection, è probabilmente la prima saga ad essere già stata concepita con l’intenzione di farla approdare, in sede di ristampa, su questa testata. La sua apparizione su Topolino avviene infatti nel dicembre 2014, a pochi mesi dal varo della collana che ripropone le migliori serie d’autore, a puntate o a episodi, apparse sul libretto dal 2000 in avanti.
In questo caso, l’autore a cui riferirsi è il poliedrico Bruno Enna, il quale conferma una volta di più la sua capacità di muoversi all'interno di ogni possibile ambientazione disneyana, sia essa la tranquilla campagna di Paperino Paperotto o una parodia gotica come il Dracula di Bram Topker. Questa volta, a impegnarlo è la realizzazione di un ciclo di storie fantascientifiche ispirate, come evidente fin dal titolo, alla popolarissima serie di telefilm Star Trek.
Chi non ha, d'altronde, mai sentito parlare dell’Enterprise e del suo equipaggio? Enna attinge a tutto il cast topolinese per popolare la astronave, qui ribattezzata Enter-Play e molto più scalcinata dall'originale. Se il suo comandante non può che essere T.J.J. Tirk / Topolino, affiancato dal fedele amico Pippok / Pippo (alter ego del celeberrimo alieno vulcaniano Spock, le cui orecchie a punta qui si convertono in sopracciglia), altrettanto calzanti risultano i ruoli assegnati a Gancio e Orazio, per citarne solo due. Ogni personaggio, villain compresi, risulta perfettamente caratterizzato fin da questa prima avventura nella quale vediamo i nostri eroi, proprio come i modelli televisivi a cui si rifanno, intenti nell'esplorazione di mondi sconosciuti, in uno scenario tanto affascinante quanto insidioso.
Come già accaduto per Tutti i Milioni di Paperone e Le Storie della Baia, la serie non si avvale di un solo disegnatore di riferimento. I tre episodi che compongono la storia qui ripubblicata vedono infatti succedersi tre diverse matite: Andrea Freccero ha l’onore di illustrare le prime mosse della saga; Marco Mazzarello ne realizza le sue fasi centrali; Alessandro Perina, infine, è autore della conclusione dell’avventura, oltre che della bella copertina dell'albo. Il risultato finale, come ovvio, pecca un pochino di organicità, per quanto ogni disegnatore svolga piuttosto bene il compito assegnatogli.
Il volume è completato da un buon apparato redazionale: sono presenti infatti le consuete interessanti interviste agli autori coinvolti, accompagnate da studi e disegni preparatori. Si confeziona così un prodotto rivolto non soltanto agli appassionati di fantascienza, ma anche a tutti coloro i quali amano il buon fumetto disneyano.

Recensione di Kim Don-Ling


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La Definitive Collection inizia il suo terzo anno di vita editoriale proponendo una nuova serie d'autore, che va dunque ad aggiungersi alle quattro proposte in rotazione fino ad ora. Si tratta delle Storie della Baiať, un ciclo di 20 avventure apparse su Topolino fra il 2001 e il 2005, che costituisce uno dei picchi qualitativi raggiunti sotto la direzione del libretto da parte di Claretta Muci.
Ideatore e principale sceneggiatore della serie è Alberto Savini, brillante penna oggi impegnata nella redazione del bimestrale enigmistico disneyano e purtroppo poco presente sulle pagine del settimanale; vari sono invece i disegnatori che concorrono alla realizzazione della serie. In questo numero, troviamo alle matite Silvio Camboni, Stefano Turconi e Marco Palazzi, mentre la copertina inedita è firmata da Stefano Intini. Ed è una ottima copertina, che porta in primo piano i protagonisti e l'ambientazione marinaresca di queste storie.
Savini dà vita a Duckport, una piccola cittadina portuale, popolata da figure create per l'occasione e splendidamente caratterizzate, dall'enigmatica locandiera Nina al losco affarista Azimuth Van Quack, passando per la simpaticissima mascotte della serie, il gabbiano Trippa perennemente affamato. Ma i personaggi principali sono due figure classiche dell'universo Disney, qui sfruttate in modo del tutto originale. Il primo a comparire è Moby Duck, papero nato dalla fantasia di Vic Lockman negli anni Sessanta, protagonista all'epoca di brevi avventure americane, affiancato da Paperotto il Mozzo e dal delfino Porpy; qui lo vediamo come un marinaio ricco di esperienza e di senso pratico, onesto e in grado di superare, insieme alla gente del porto, qualsiasi traversia; un netto salto di qualità. Il secondo protagonista è Paper Hoog, alter ego di Paperoga, presentato nella versione che l'autore preferisce dare del personaggio: alternativo, controcorrente, pasticcione, ma non squinternato e disastroso come in alcune sue estremizzazioni.
La loro accoppiata, formata al termine dell'avventura inaugurale della serie, si rivela subito azzeccata e già dalla seconda storia siamo pronti ad affrontare il mare in loro compagnia, sia il caso di scoprire chi si cela dietro un misterioso guardiano del faro, sia il caso di smussare il carattere di una bambina viziata.
Una serie, insomma, tutta da riscoprire; soprattutto considerando che, prima di questo volume, le sue storie sono rimaste quasi del tutto irristampate. Un vuoto che la Definitive Collection si incarica giustamente di colmare, in maniera organica e con l'aggiunta di qualche redazionale, come sempre breve, ma puntuale. Questa volta è il turno della tradizionale intervista allo sceneggiatore sulla genesi delle avventure; nelle prossime uscite, la parola verrà sicuramente data ai disegnatori chiamati all'opera di volta in volta.
Una lettura, dunque, consigliatissima, per chi volesse conoscere una fra le più belle serie apparse su Topolino nel primo decennio del terzo millennio.

Recensione di Kim Don-Ling


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Proseguendo nella sua naturale rotazione, l’undicesima uscita della Definitive Collection presenta il terzo volume dedicato alla serie Tutti i Milioni di Paperone, scritta da Fausto Vitaliano. Il volume raccoglie quattro storie, quattro nuovi gradini - di 1.000.000 di dollari l’uno - percorsi da Paperone nella scalata verso quel trono di papero più ricco del mondo che occupa da ormai 70 anni nel mondo Disney. Tuttavia, in quest’albo possiamo osservare qualcosa di diverso dal classico schema che vede lo zione cimentarsi ogni volta in nuovi mestieri.
I primi due racconti, disegnati rispettivamente da Marco Palazzi e Marco Mazzarello, sono infatti gli ultimi capitoli pensati dallo sceneggiatore per la serie e questo aspetto appare piuttosto evidente; se nelle precedenti avventure avevamo visto un giovane Scrooge girare l’America in cerca di fortuna, in queste abbiamo un Paperone ben diverso, un personaggio pronto a sbarcare nel mondo della finanza, da cui si ripromette di uscire infinitamente più ricco, grazie alle sue doti innate e alle capacità maturate fino a questo momento. Più subdoli sono dunque gli ostacoli che si trova ad affrontare, come una truffa a suo danno e un sabotaggio involontariamente inflittosi: ma anche in questi casi ne uscirà vincitore e ormai assoluto protagonista della scena finanziaria americana… o almeno così pare.
Così pare perché, alla ripresa della serie, avvenuta a ben otto anni dalla sua conclusione, quanto visto soprattutto nelle due storie appena lette viene infatti azzerato. Riecco dunque il Paperone globetrotter alla ricerca di affari in ambiti sempre diversi, attivo dal Circolo Polare Artico al Calisota. Una caratterizzazione, come detto per i volumi precedenti, molto felice e azzeccata, ma che mostra i suoi limiti in una staticità che finisce per negare l’evoluzione del personaggio. Ottimo, in ogni caso, il lavoro dei disegnatori chiamati all'opera, ovvero Carlo Limido ed Ettore Gula.
Passando all’apparato redazionale, spiace notare come in questa circostanza sia veramente ridotto all’osso: l'evocativa copertina inedita di Paolo Mottura è accompagnata solamente dalle poche battute e dai fugaci schizzi con cui i disegnatori introducono le loro storie. Il risultato finale è dunque un albo composto da due parti ben distinte, in cui oltre a percepirsi una certa disomogeneità, si avverte la mancanza di un'intervista nella quale l'autore avrebbe potuto illustrare i motivi della ripresa della serie (probabilmente il suo successo) e il passaggio dal primo al secondo ciclo. Dettagli che fanno la differenza tra un volume di semplici ristampe e uno curato in tutte le sue parti.

Recensione di Kim Don-Ling


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Dopo Fantomius, anche Pippo Reporter, serie nata dalla fantasia della coppia Teresa Radice/Stefano Turconi, giunge alla pubblicazione del suo terzo volume all'interno del suo naturale contenitore, la Definitive Collection.
Il nuovo albo, come già i precedenti, contiene quattro storie ambientate nell'America degli anni Trenta, nelle quali possiamo osservare all'opera tutto il microcosmo creato dagli autori per la serie, con un Pippo come sempre involontario motore dell’azione oltre che inconsapevole cronista degli avvenimenti nei quali si ritrova coinvolto.
Delle quattro avventure qui ristampate, Il pianista suonato prosegue il mini ciclo di incontri con le versioni "paperizzate" di grandi artisti dell’epoca: dopo Charlie Chaplin e Benny Goodman, è la volta di Sergej Rachmaninoff, in una storia fra le più divertenti del ciclo e che, come segnala l’autrice nella breve introduzione, non può che far venire voglia di conoscere il grande compositore russo.
Le due storie centrali citano invece altri spunti classici della narrativa. Nel primo caso, Cose dell’altro mondo, si tratta di un presunto ritrovamento di un manufatto alieno, ricercato dall'esercito quanto dalla malavita locale; da segnalare la comparsa a sorpresa di Eta Beta, che subito trova una grande affinità con Pippo. Nel secondo caso, Il fiuto di Pluto, lo spunto sembra invece essere la famosa foto di Charles C. Ebbets che ritrae gli operai in pausa pranzo durante la costruzione del Rockefeller Center e che il disegnatore cita nella bellissima copertina di Topolino in cui apparve per la prima volta (qui purtroppo non riproposta). Il contesto, ad ogni modo, è la battaglia elettorale per la poltrona di primo cittadino della metropoli, fra un candidato, Orazio, capace ma ingenuo, e l’altro, Macchia Nera, spregiudicato ma brillante... il finale sarà quanto mai esilarante!
L’avventura più riuscita è però, probabilmente, l’ultima qui ristampata, La piuma d’oro, un’avventura di più ampio respiro, composta infatti da 40 tavole complessive e suddivisa in due tempi. Pippo è qui a tutti gli effetti il narratore di una vicenda i cui protagonisti sono principalmente Orazio e Clarabella. Radice tratteggia con grandi delicatezza e sensibilità il loro rapporto e il definitivo sbocciare del loro sentimento, culminato nella quadrupla muta magistralmente disegnata da Turconi. Il tutto durante una esplorazione archeologica in cui vengono toccati tutti gli elementi tipici del genere, presentati però in maniera originale e accattivante.
Tirando le somme dell'albo, possiamo affermare come, superato l'irresistibile slancio iniziale, la serie si sia confermata su alti livelli, grazie a trame che, partendo da spunti classici, vengono ogni volta sviluppate al meglio dagli autori. I redazionali sono invece ridotti rispetto alle precedenti uscite e si limitano a un'intervista iniziale e a un paio di bei bozzetti del disegnatore.

Recensione di Kim Don-Ling


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E’ Fantomius il principale protagonista del numero di Topolino in edicola questa settimana. Il ladro gentiluomo compare infatti nella bella copertina del libretto e nella storia di apertura, un nuovo episodio delle sue avventure dal titolo Il tesoro di Francis Drake, come sempre scritto e disegnato da Marco Gervasio. Purtroppo, questa volta l’impresa di cui si rende protagonista appare poco strabiliante: non manca la cura nel ricreare l’ambiente paperopolese degli anni Venti, con richiami storici ed echi barksiani, quanto il mordente in una vicenda piuttosto prevedibile, con un villain da operetta e un colpo di scena finale troppo poco originale per riuscire a suscitare una forte curiosità di osservare gli sviluppi dati dall'introduzione del nuovo personaggio… ma speriamo di essere smentiti dai prossimi episodi.
La seconda storia dell’albo, Paperin Pochischei e la notte di luce (Panaro/Held), ci offre una vicenda di impianto classico: al netto di un paio di imprecisioni geografiche, è una bella avventura grazie soprattutto alla caratterizzazione di Paperino e Lusky e agli ottimi disegni che ci portano nella incantevole cornice della Venezia del XVIII secolo.
Passando alle brevi del numero, Emy, Ely, Evy e una zia di troppo (Stabile/De Pretto) è contraddistinta dall'inconfondibile marchio dello sceneggiatore, quello cioè di calare i personaggi Disney in situazioni quotidiane e non stereotipate, presentando ai lettori situazioni che potrebbero tranquillamente accadere nella realtà. Diverso il discorso per la miniserie Antenna magica – Amelia e la pozione anti-iattura (Figus/Martusciello), in cui l’umorismo viene ricercato attraverso un contesto decisamente più fantastico, per un risultato discreto ma nulla più. Pico e l’ignoranza curativa (Buratti/Amendola), parte invece da un buono spunto ma finisce per essere appesantita dalle troppe pagine di cui è composta: qualche tavola in meno le avrebbe giovato.
Infine, ecco Indiana Pipps e il richiamo dello spettacolo (Sarda/Baccinelli), storia che costituisce l’esordio sul libretto del giovane disegnatore piemontese risultato vincitore del concorso indetto dalla Panini nel 2014. Ed è un esordio nobile, visto che si trova ad affiancare il veterano e corregionale sceneggiatore, autore delle più belle avventure dell’archeologo pippide. Quest’ultima non raggiunge gli altissimi livelli del passato, ma dal curioso corto circuito che vede Indiana Pipps diventare un divo del cinema, figura della quale dovrebbe essere la parodia, nasce una buona storia, grazie anche a disegni che vignetta dopo vignetta si fanno più sicuri e accurati.
Un Topolino, dunque, un po' altalenante, ma che raggiunge ampiamente la sufficienza attestandosi sulla media degli ultimi tempi.

Recensione di Kim Don-Ling


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Con l’ottavo numero della Definitive Collection, sbarca in edicola il secondo volume della quarta serie presentata dalla collana, nell'attesa di qualche novità che nel 2016 vada a modificare la rotazione seguita fino ad ora.
Torna dunque Tutti i Milioni di Paperone, serie del 2007 sceneggiata da Fausto Vitaliano: nei quattro episodi qui ristampati, troviamo alle matite Paolo De Lorenzi, Marco Mazzarello, Giuseppe Dalla Santa e Lorenzo Pastrovicchio. La cover, come per il primo volume, è invece affidata a Paolo Mottura, che realizza un’illustrazione bellissima ed evocativa; all'interno dell’albo possiamo osservare una prova di copertina, ma l’immagine pubblicata appare decisamente più riuscita e convincente.
Passando alle storie, valgono le considerazioni già esposte per le precedenti puntate: l’autore sceglie di non prendersi sul serio tracciando una rigorosa cronologia della giovinezza di Paperone, ma preferisce spostare il centro della narrazione sull'abilità affaristica di questi, capace di riuscire in qualsiasi impresa e di saper trasformare in un successo anche quello che, apparentemente, sembra essere un fallimento. In generale il risultato è buono e offre quattro avventure più che godibili; va detto però che la lettura consecutiva di tutti gli episodi ne compromette in parte il gradimento, dal momento che lo stesso canovaccio viene riproposto ogni volta in maniera molto simile alle altre.
Il corredo redazionale, stavolta, aggiunge poco al volume: le abituali interviste agli autori si riducono infatti a poche battute dei disegnatori, concentrate in una sola pagina. Tuttavia, va segnalata in terza di copertina la significativa dedica al compianto Giuseppe Dalla Santa, prematuramente scomparso nel 2011. Un’ottima iniziativa della redazione per ricordare un uomo che ha saputo per vent’anni intrattenere lettori di più generazioni con il suo tratto dinamico e con le sue riconoscibilissime vignette.

Recensione di Kim Don-Ling


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La Definitive Collection giunge al suo primo giro di boa proponendo il secondo volume della serie pubblicata all’esordio della testata, ovvero Le strabilianti imprese di Fantomius, ladro gentiluomo.
Introdotte da una riuscitissima copertina del loro ideatore, Marco Gervasio, ecco quattro nuove avventure del personaggio che sarà il propiziatore, anni dopo, della nascita di Paperinik. Gli elementi intravisti nel corso delle precedenti mosse di Fantomius vengono qui consolidati e sviluppati: il ritmo brillante e divertente, il colore attenuato, la doppia natura del protagonista, tanto maldestro senza maschera, tanto scaltro con la stessa. Il cast fisso, con la fidanzata complice Dolly Paprika, il fidato inventore Copernico Pitagorico e l’imbranato antagonista ispettore Pinko, è ormai rodato e l’autore gestisce perfettamente queste fondamentali spalle.
Assieme a loro, spazio, come da caratteristica della serie, a personaggi presi dalla letteratura e dal cinema dell’epoca e adattati all'ambiente di questi anni ’30 disneyani: da King Kong a Hercule Poirot, da Douglas Fairbanks a Gloria Swanson… e c’è spazio anche per un cameo in grado di appagare i fan della continuity paperopolese.
Fra le avventure presenti nel volume, merita una segnalazione apposita la prima, Silenzio in sala, omaggio al cinema muto a cui si adegua anche il fumetto, lasciando ai personaggi la possibilità di parlare solamente tramite i cartelli tipici dei film del primo XX secolo.
Un ottimo volume, quindi, anche se va detto che la riproposizione in ordine cronologico delle storie, per quanto indubbiamente corretta, spezza il secondo ciclo di quattro episodi pensato dall'autore, proprio a causa di Silenzio in sala, che uscì slegata dalle altre avventure della serie.
Si tratta comunque di un neo ampiamente superabile. La testata consente di avere racchiusa in una pubblicazione elegante ed economica una fra le migliori serie apparse sul libretto negli anni più recenti, corredandola inoltre con un sintetico ma sempre interessante approfondimento redazionale, composto dall'intervista a Marco Gervasio e dai suoi bozzetti; ed è giusto sostenere un prodotto di qualità come questo.

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Dopo tre serie prettamente d’autore, la Definitive Collection apre ad un ciclo di storie leggermente più datato dei precedenti e apparentemente chiuso, anche se proprio in occasione dell’uscita del presente albo è stata rilanciata la notizia che nuove avventure di questo filone sono state messe in cantiere. La scelta di pubblicare i primi quattro episodi di Tutti i milioni di Paperone è comunque molto interessante, in quanto consente di riscoprire una serie ben scritta da Fausto Vitaliano nel 2007, in previsione del 60° anniversario dalla nascita del papero più ricco del mondo.
L'impronta autoriale, in questa particolare occasione, è sicuramente minore. Vitaliano non è autore completo ma non viene nemmeno composta una coppia fissa con cui identificare immediatamente la serie; le matite delle varie storie vengono quindi affidate di volta in volta a disegnatori diversi. In questo volume, troviamo Marco Mazzarello, Stefano Intini, Giampaolo Soldati e Paolo Mottura, che firma anche la copertina inedita. L’alternanza fra i vari stili non è comunque penalizzante, dal momento che ad ogni avventura corrisponde una sempre diversa ambientazione, al di là della cornice che vede i paperi nel salotto di nonna Papera, attenti ascoltatori dei racconti di come zio Paperone abbia racimolato i suoi primi milioni.
Vitaliano sceglie, per questa serie, di non attenersi alla versione "quasi ufficiale" della giovinezza di Scrooge narrata da Don Rosa, ma di presentare le proprie idee. Idee il cui punto di partenza è proprio Paperone, qui ottimamente caratterizzato: ambizioso ma onesto, inesperto ma determinato, intuitivo e grintoso, in una sola parola, un personaggio straordinario. Questo Paperone non è infallibile, ma non solo è in grado di affrontare le difficoltà che gli si presentano lungo il cammino verso la ricchezza, è anche capace di trasformarle a proprio vantaggio. Siamo lontani dall'epicità della celeberrima $aga, ma il tono ironico delle storie funziona perfettamente e rende molto piacevole la loro lettura.
Dal punto di vista redazionale, si confermano gli elementi presenti negli scorsi numeri: non c’è apparato critico né vengono riproposte le copertine dei libretti su cui apparvero per la prima volta le storie, ma sopperiscono a queste mancanze sei pagine in cui lo sceneggiatore e i quattro disegnatori illustrano la serie ripercorrendone i momenti della creazione.
Ancora un buon albo, dunque, per questa testata, decisamente consigliata a chi voglia conoscere alcune fra le più belle avventure pubblicate nell'ultimo decennio su Topolino.

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Se la Definitive Collection è il contenitore naturale delle serie d’autore apparse su Topolino, non poteva tardare la pubblicazione del ciclo di storie Pippo Reporter. Una serie che nasce dall'affiatatissimo duo, nella vita prima ancora che nei fumetti, formato da Teresa Radice e Stefano Turconi.
Varie sono le felici intuizioni che portano alla realizzazione di queste storie. Innanzitutto, il protagonista: un Pippo che pare estrapolato dagli splendidi cortometraggi degli anni ’50, non solo per il carattere ingenuo, mite e ottimista, ma soprattutto per gli straordinari disegni, vere e proprie coloratissime animazioni fermate sulla carta.
Perfettamente azzeccata è poi l’ambientazione, individuata, come già per Fantomius, nell’America degli anni ’30. Ma se il coevo ladro gentiluomo si muove fra i salotti della nobiltà di ascendenza europea, Pippo si muove invece nei quartieri popolari, nelle affollatissime strade, a contatto con personaggi dalla provenienza più disparata.
Infine, i comprimari: Topolino, difficilmente riducibile al ruolo di spalla, è assente, ma questa scelta consente ai vari Minni, Clarabella e Orazio di mettere in mostra qualità troppo spesso nascoste dietro a stereotipi che non rendono loro giustizia. E non meno riusciti sono Macchia Nera e Gambadilegno, il primo nel ruolo del gangster che si cela dietro un rispettabile ruolo della società, il secondo in quello del criminale di strada a capo di una scalcinata gang capace di combinare più disastri che furti, ma proprio per questo vivissima e simpaticissima.
Questi primi quattro episodi servono, come facilmente immaginabile, a entrare in contatto con questo microcosmo e a consolidare le relazioni fra i personaggi. Un’operazione che, in realtà, si può dire già compiuta con successo al termine della prima storia, Cronista per caso: una piccola chicca che lascia intuire le grandi potenzialità di questo contesto.
Pippo Reporter è dunque una lettura consigliatissima, in cui niente è lasciato al caso: ogni battuta e ogni vignetta sono messe al posto giusto, e sembra davvero che i protagonisti si muovano da soli. Una serie che, dunque, trova più che legittimamente posto su questa testata, grazie alla quale sarà possibile avere una raccolta ordinata delle avventure che la compongono, arricchite da una breve ma puntuale intervista agli autori.

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Fra le critiche che vengono rivolte alle storie che vedono protagonista Topolino, due in particolare ricorrono molto spesso. La prima vuole ritrarre Mickey come un personaggio in grado di agire solamente in un contesto retrò, incapace di muoversi in una società più moderna e complessa. La seconda, invece, volgendo lo sguardo ai suoi avversari, vuole evidenziare un loro progressivo svilimento, causato da un eccessivo sfruttamento che rischia di trasformarli in criminali da operetta. Darkenblot - Il futuro è già qui dimostra che, affidando il personaggio alle giuste mani, entrambe queste osservazioni possono essere facilmente smentite.
Per farlo, Casty e Lorenzo Pastrovicchio, gli autori, trasportano Topolino al di fuori della consueta e tradizionale Topolinia: eccoci dunque ad Avangard City, la "città della tecnologia". In questa avveniristica ambientazione, dove i mezzi di trasporto sfrecciano sospesi a mezz'aria e dove i poliziotti umani sono stati affiancati da robot loro omologhi, ci si aspetterebbe di trovare il nostro eroe in difficoltà… niente di più sbagliato! Topolino, dopo qualche titubanza iniziale, riuscirà a far valere le proprie doti migliori, come la perspicacia e il coraggio, sbrogliando una matassa troppo ingarbugliata per i suoi più evoluti compagni d’avventura.
Ma un grande eroe ha bisogno anche di un antagonista credibile: come poche altre volte, si staglia la figura di Macchia Nera, a cui peraltro viene intitolata la storia. Nelle poche tavole introduttive viene mostrata la sua astuzia; nel corso della storia, pur apparendo molto poco, aleggia la sua presenza minacciosa; nello scontro finale, si rivela in tutta la sua potenza e la sua malvagità. Un villain, dunque, senza scrupoli, subdolo e calcolatore, lontano anni luce dalla macchietta talvolta proposta sulle pagine del libretto.
Al cospetto dei due acerrimi nemici, i comprimari quasi si scansano lasciando loro il centro della scena. Una scena in cui predomina l’azione, al punto che si ha l’impressione di assistere, tanto per il ritmo narrativo quanto per le scelte grafiche, ad un contemporaneo film hollywoodiano, un contesto in cui comunque il carattere dei personaggi principali risulta valorizzato e per nulla snaturato.
Date queste premesse, il risultato finale è un’avventura avvincente, giustamente riproposta in un’unica soluzione nel presente volume. Non mancano inoltre, a corredo della storia, due brevi interviste agli autori e molti storyboard e bozzetti preparatori, sia inediti sia già apparsi all'epoca della prima pubblicazione su Topolino.
Definitive Collection conferma dunque tutte le qualità mostrate all'esordio, confermandosi una testata utile sia per chi volesse conoscere alcune fra le migliori storie recentemente proposte sul libretto, sia per chi le volesse semplicemente raccogliere in volumi ben curati e di grande formato.

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Qualche anno fa, in mezzo ai tanti vattelapesca regolarmente distribuiti in edicola, ne comparve uno particolarmente interessante: vi erano ristampate infatti le prime cinque avventure di DoubleDuck, una delle serie di maggior successo pubblicate su Topolino da quando Valentina De Poli ne ha assunto la direzione. Paperino, calatosi nei panni dell’agente segreto, dimostrava una volta di più la sua poliedricità risultando personaggio estremamente interessante anche in questo contesto.
Quel volumetto sembrava preludere ad una lenta ma ordinata riproposizione della serie, dando all'appassionato l’occasione di avere tutte le avventure di DD riunite in una manciata di volumi. Purtroppo, la presente uscita tradisce tale aspettativa. L’albo rifugge infatti da qualsiasi considerazione di carattere cronologico: pur ristampando storie successive a quelle del teorico primo volume, non ne rispetta completamente l’ordine di apparizione e ne scarta molte di quelle apparse sul libretto nello stesso periodo.
Le avventure qui raccolte, in ogni caso, possono soddisfare appieno il lettore che non abbia esigenze collezionistiche o di stretto rispetto della continuity. Nelle sette missioni in cui viene chiamato all'opera, Paperino deve confrontarsi con alcuni degli elementi classici del genere spionistico: dalla contesa per un nuovo ritrovato tecnologico al tentato sabotaggio di eventi di risonanza mondiale. Il tutto in un clima nel quale non ci si può fidare di nessuno, a volte nemmeno di se stessi!
Gli sceneggiatori coinvolti, inoltre, riescono non solamente ad imbastire trame avvincenti e ricche di colpi di scena, ma anche a bilanciare la narrazione con divertenti gag, utili a ricordare che sotto quell'elegante papillon si muove comunque un papero tanto determinato quanto pasticcione. Ottime anche le prove offerte dai disegnatori, con un Mazzarello stakanovista, autore complessivamente di ben quattro episodi.
In conclusione, questo Viaggio intorno al mondo in sette missioni è un buon albo, i cui limiti risiedono soprattutto in un mancato coordinamento editoriale con il passato. Le ultime mosse di Panini Comics, tuttavia, testimoniano della crescente cura verso questo tipo di raccolte: chissà che fra breve tempo anche le avventure di DD non sbarchino sulla Definitive Collection, accompagnate da graditissimi bozzetti ed interviste, rimediando così a questo incidente di percorso.

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La nascita di una nuova testata è sempre una buona notizia per il lettore, ma ciò è ancora più vero per l’ultima arrivata in casa Panini, dal titolo Definitive Collection. Al di là dell’infelice anglicismo, infatti, il duplice intento con cui la collana si presenta è meritevole di grande attenzione: riunire i singoli episodi delle serie d’autore più apprezzate, oppure riproporre in un’unica soluzione le storie più lunghe e appassionanti, divise in puntate al momento della loro prima pubblicazione su Topolino. Un’iniziativa decisamente felice ed un'occasione per ripresentare alcuni piccoli gioielli transitati per brevissimo tempo nelle edicole, nobilitandoli con un grande formato che esalta maggiormente le tavole che li compongono.
Ad inaugurare la testata sono "Le strabilianti imprese di Fantômius, ladro gentiluomo" (volume 1). Per quasi quarant’anni l’ispiratore di Paperinik è stato poco più di un nome inventato nel 1969 da Guido Martina (parodiando il Fantômas di Marcel Allain), finché un giorno Marco Gervasio ha dato realmente vita al più famoso proprietario di Villa Rosa. Dopo averlo mostrato in tre storie di Paperinik sospese fra passato e presente (che speriamo di vedere riproposte più avanti nella collana), l’autore romano ha ideato un ciclo di avventure con protagonista proprio Fantômius.
Il risultato è davvero pregevole. Nelle prime quattro storie, riproposte nel presente volume, Gervasio presenta al meglio tutte le caratteristiche vincenti della serie. Innanzitutto i personaggi principali: l'insospettabile pasticcione Lord Quackett che si trasforma nello scaltro Fantômius; la fidanzata Dolly Paprika, che rifugge dalla vuota vita mondana a cui sembrerebbe destinata per diventare sua partner attiva sul campo; Copernico Pitagorico, geniale e distratto inventore dei congegni dell’amico mascherato; l’ispettore Pinko, detective tanto determinato quanto buffo e inconcludente. Ma un grande punto di forza è dato dall’ambientazione. Gli anni ’20 del secolo scorso, ricchi di spunti e citazioni letterarie e cinematografiche, qui rappresentati con una apposita colorazione pastello più tenue rispetto alle avventure odierne, sono straordinariamente affascinanti e contribuiscono in modo determinante alla riuscita delle storie.
Un albo dunque con storie di altissima qualità, arricchito inoltre da un’intervista all’autore, da molti bozzetti e da una splendida e inedita copertina. L’acquisto è d’obbligo, sia per chi non abbia ancora visto Fantômius all’opera, sia per chi invece voglia godersi appieno le imprese del ladro gentiluomo.

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Non perdiamoci in preamboli: il piatto forte del numero è indiscutibilmente il quarto episodio di Potere e Potenza (Artibani/L. Pastrovicchio-Monteduro): come suggerito dalla copertina, è giunta l’ora dello scontro finale fra Paperinik e Grrodon. Le 45 tavole che compongono quest’ultima puntata offrono ancora una volta al lettore il giusto mix di azione e di introspezione, portando a termine una storia epica che è sicuramente già entrata di diritto fra le migliori della saga di PK. E siamo sicuri che nuove grandi avventure attendono il personaggio, uscito faticosamente vittorioso dalla sua più difficile battaglia di sempre: una battaglia in cui lo abbiamo visto spesso in difficoltà e vicino a soccombere, ma che alla fine ci ha restituito un vero supereroe, capace di superare le sue debolezze e di rimanere fedele a se stesso, pronto a riprendere il suo posto in prima linea nei cieli di Paperopoli.
Un applauso caloroso, dunque, va a Francesco Artibani, Lorenzo Pastrovicchio e Max Monteduro. Sarebbe stato facile riproporre gli elementi più superficiali delle storie pubblicate ormai oltre un decennio fa, ma questo straordinario trio ha saputo invece rilanciare lo spirito della serie di PK, riuscendo nell'impresa di soddisfare non solo nuovi fan, ma anche i vecchi e nostalgici pkers. Ed infine, va loro un grazie per averci regalato pagina 28, una tra le più emozionanti mai lette sul libretto.
Proseguire nella lettura di Topolino, dopo un’avventura così intensa, non è facile. Per fortuna, ci viene in soccorso Indiana Pipps e il mistero della lovanda (Sarda/Zironi): una vicenda dal taglio classico, che ci riporta negli anni ’90, quando lo sceneggiatore torinese realizzava (con Massimo De Vita) le più belle storie con protagonista l’archeologo. La trama è solida e i disegni non sfigurano affatto nel confronto con il maestro: il risultato finale è più che godibile.
C’è spazio, quindi, per le due brevi del numero. Paperoga e la vacanza di Billy (Savini/Picone), sfrutta tutto sommato bene personaggi minori come Ciccio e la capretta della fattoria; Paperino, Paperoga e Gastone in Silenzio in sala! (Cirillo/Vetro), invece, rimette in scena il trio dei cugini, in una simpatica situazione di vita vissuta.
L’ultima vicenda dell’albo è Zio Paperone e i tesori del grande blu - Abissi a 24 carati (Nigro/Held). Questo nuovo episodio della serie di cacce al tesoro sottomarine, però, si svolge in maniera poco accattivante e non si distingue per originalità rispetto a tante altre avventure già viste in passato.
In ogni caso, Topolino 3061 è un ottimo numero, con una punta di eccellenza data dalla storia di apertura. Non sappiamo se e quando PK tornerà, e se questo avverrà sulle pagine del libretto, ma siamo comunque molto fiduciosi che ciò accada in tempi abbastanza brevi, poiché abbiamo avuto la riprova che Topolino ha tutte le carte in regola per ospitarne le avventure. Nell'attesa, possiamo consolarci con la consapevolezza che, anche al di là del papero mascherato, la rivista porta in edicola ogni settimana ottime storie, dimostrandosi in grado di intrattenere i lettori di tutte le età.

Recensione di Kim Don-Ling


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Preceduto da una copertina spettacolare, il nuovo numero di Topolino inizia con una divertente vignetta di Silvia Ziche: è sempre un piacere trovare la sua ironia, questa volta applicata al tema delle vacanze estive.
Tuttavia, come già accaduto nelle scorse settimane, tutte le attenzioni sono rivolte a Potere e Potenza (Artibani/L. Pastrovicchio-Monteduro), la storia che ha visto il ritorno di PK e che è ormai giunta alla sua terza puntata. Il nostro eroe, approdato in una remota isola islandese, viene messo in difficoltà come forse mai gli era accaduto ed è costretto a battere in ritirata. Affiancato da una glaciale intelligenza artificiale, Paperinik è chiamato a combattere una doppia battaglia: una esteriore, contro gli Evroniani, ed una interiore, dettata dall’esigenza di sconfiggere il nemico senza però superare un confine morale che lo segnerebbe per sempre. Un tono drammatico come non lo si era mai visto su queste pagine; da cui, una suspense altissima... non ci resta che attendere altri sette giorni per assistere allo scioglimento della vicenda. Ma lo sarà davvero?
La tensione si alleggerisce grazie a Paperino, zio Paperone e una (un’altra) questione di piume (Vitaliano/Soffritti), sequel di una storia apparsa qualche anno fa. Una storia in cui vengono indagati i rapporti fra i due paperi del titolo, i cui legami, al di là delle continue scaramucce, sono più forti che mai. Come d’altronde accade nelle migliori famiglie.
Eccoci quindi alle brevi del numero. La serie di parodie cinematografiche prosegue con Andiamo al cinema? Il film sportivo (Bosco/Asaro), in cui vengono ripercorsi tutti i cliché di un genere che, a volte, rischia di prendersi in giro da solo. Segue la storia ecologista Nonna Papera e la gran delizia dei Coot (Grandi/Del Conte), forse labilmente legata allo Speciale EXPO presente in coda al libretto, in cui si invitano i lettori a riscoprire ciò che si può celare dietro ai cibi genuini, segreti e tradizioni del tutto assenti nei prodotti industriali che mangiamo tutti i giorni. Simpatica infine Gambadilegno in: un furto (quasi) perfetto (Camerini/Asteriti), con un Pietro nelle vesti di un ladro capace, ma non troppo temibile.
In chiusura, Zio Paperone e il tesoro di Capitan River (Martinoli/Usai) ci riporta nel mitico Klondike, per un’avventura piacevole e ben congegnata, che ci regala un Paperone riflessivo, dedito alla ricerca di tesori o di profitti, ma mai dimentico del suo passato e della sua storia. Come detto in altre occasioni, le caratteristiche che lo rendono un personaggio amatissimo e da prendere a modello.
Pur leggermente inferiore rispetto ai due numeri che l'hanno preceduto, Topolino 3060 conferma l'ottimo standard raggiunto dal settimanale negli ultimi tempi, offrendo il consueto ampio ventaglio di buone storie. Al momento, sembra che la risposta del pubblico sia positiva, e di questo non possiamo che esserne contenti.

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Sono passati sette giorni dal sospirato ritorno di PK: in questa settimana i fan più accaniti non hanno fatto altro che rileggere una ad una le pagine del primo episodio, stimolandosi l’un l’altro e cercando di intuire gli eventi immediatamente successivi a quelli mostrati. Fortunatamente, sette giorni passano in fretta ed è già ora della seconda parte di Potere e Potenza (Artibani/L. Pastrovicchio-Monteduro). Dopo le inevitabili spiegazioni del nuovo esordio, Paperinik sembra passare decisamente all’azione, costretto com’è dalle circostanze ad ingaggiare battaglia con gli Evroniani. Ma c’è molto di più nelle 35 tavole che compongono questa seconda puntata: c’è la storia di un supereroe che, chiamato ad abbandonare gli aspetti che l’hanno contraddistinto in passato, da quelli esteriori (il costume) a quelli interiori (l'ottimismo), cerca comunque di rimanere fedele a se stesso e ai propri valori. Dialoghi, disegni e colori sono perfetti ed esaltano i toni seri e a tratti duri del racconto. Rimaniamo in trepida attesa degli sviluppi futuri!
Come avvenuto la scorsa settimana, dopo le avveniristiche ed appassionanti avventure di PK, Topolino non abbassa la guardia. Zio Paperone alla ricerca di se stesso (Stabile/Martusciello) è una classica storia che vede il papero più ricco del mondo impegnato in una caccia al tesoro, eppure non si tratta di una noiosa riproposizione di abusati cliché: la vicenda cambia più volte direzione, per arrivare ad un finale poetico e commovente. Una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti del personaggio da parte dello sceneggiatore, il quale riesce a citare i grandissimi autori che si sono dedicati a Paperone, come Barks, Rosa e Cimino (senza dimenticare i DuckTales), fondendo in maniera armonica le caratteristiche da loro delineate nel corso degli anni e dando vita ad un risultato originale e personale.
La breve del numero, Paperino e il sarchiapotto (Zemelo/Chierchini), ci mostra Paperino alle prese con l’esemplare paperopolese (e in questo caso realmente esistente!) dell’animale reso immortale dagli sketch comici di Walter Chiari. Curioso notare l’abbinamento di un autore esordiente (e proveniente dal mondo del web) con una colonna della Disney Italia.
Infine, ecco il mondo dei Topi con un’avventura divisa in due tempi, dal titolo La versione di Gambadilegno (Cirillo/Leoni). Ancora una volta il protagonista è il vecchio Pietro, prima chiamato a difendersi dalle accuse di furto in un’aula di tribunale, poi impegnato a provare la propria innocenza dall’interno delle mura di un carcere. La trama è solida, le gag non mancano, ma nel complesso la storia non sembra perfettamente riuscita.
Topolino 3059 è dunque un altro ottimo numero. La redazione sta certamente mettendo in campo tutte le migliori pedine a sua disposizione perché anche i lettori saltuari, attirati dall’invitante gadget estivo, si accorgano della bontà del libretto che hanno tra le mani. Ci auguriamo vivamente che questa operazione abbia successo.

Recensione di Kim Don-Ling


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"Forse questa è davvero la fine..." pensava nel luglio 2002 un assorto Paperinik, vedendo scomparire fra le stelle l’astronave di Everett Ducklair. Per 12 lunghi anni quella vignetta ha indicato davvero la fine del ciclo di avventure iniziato nel 1996 con un inedito albo spillato intitolato Evroniani. Grande è stato il vuoto lasciato fra i lettori più appassionati, i quali non hanno mai smesso di invocare a gran voce il ritorno di PK, orfani non soltanto dei nuovi personaggi introdotti dalla saga, ma anche del linguaggio più adulto e delle innovative soluzioni grafiche che costituivano il successo di quella iniziativa editoriale.
Oggi, 2 luglio 2014, è il giorno tanto atteso. PK riappare e lo fa in grande stile. Che la redazione creda in questo progetto lo si può vedere dagli investimenti effettuati: l’apertura di una pagina Facebook dedicata, un notevole battage pubblicitario, l’abbinamento con un gadget accattivante come una pistola laser (il PK-Blaster) e una tiratura eccezionale di 500.000 copie, ben al di sopra dei recenti standard di vendita.
E poi, soprattutto, c'è una storia divisa in quattro puntate che vede ai testi Francesco Artibani, ai disegni Lorenzo Pastrovicchio e ai colori Max Monteduro. Tre nomi che suscitano piacevoli ricordi in tutti i pkers e che non tradiscono le loro aspettative. Potere e Potenza, un titolo che riporta prepotentemente alla ribalta gli Evroniani, ci mostra un Paperinik costretto ad affrontare un nemico creduto sconfitto e che invece ha saputo cambiare il corso della storia a proprio favore. Il tono utilizzato in questo scenario post-apocalittico è cupo, solenne e forse non è mai stato così maturo; le tavole sono di grandissimo impatto (menzione speciale per le pagg. 24 e 48, ma ognuno può scegliere le sue preferite) e riescono a restituire sensazioni provate anni fa e mai dimenticate. PK ritorna dunque nel migliore dei modi: non siamo di fronte ad una fiacca operazione nostalgia, ma ad un’avventura fortemente protesa verso un futuro tutto da scrivere... come dimostra l’invito lanciato ai lettori affinché siano proprio loro a decidere come far procedere gli eventi. Ed eccoci così a contare le ore che ci separano dal prossimo episodio!
Nel frattempo, continuando a sfogliare Topolino, possiamo gustarci la splendida Gastone e la Luna Storta, realizzata da Enrico Faccini in veste di autore completo. Il biondo e riccioluto papero è protagonista di un’avventura dagli echi barksiani sospesa fra sogno e realtà, in cui emerge il suo lato più umano, troppo spesso soffocato dalla stereotipata caratterizzazione che lo ritrae come un insopportabile fortunato.
Si prosegue quindi con l’ultimo capitolo (per ora) della felice serie di parodie cinematografiche Andiamo al cinema – Il biopic (Bosco/Asteriti) e con la breve ma molto divertente Paperino e i decibel provvidenziali (Cirillo/Picone).
Infine, chiude il numero Topolino e la contessa contesa (Panini/Zironi): un’avventura vecchio stile ambientata nell’Inghilterra del Settecento, in cui il Mickey dell’epoca si trova a fronteggiare un sosia disonesto capace di sottrargli l’identità, impedendogli di convolare a nozze con la contessina Lady Minnibel. Ma la verità verrà a galla, conducendoci al più classico lieto fine e confermandoci che il crimine non paga.
In conclusione, Topolino 3058, già imperdibile per il ritorno di PK, si rivela ricco di belle storie, in grado di soddisfare tanto i lettori più tradizionalisti quanto quelli più assetati di novità. Stavolta non ci sono scuse per nessuno: correte in edicola ad acquistarlo!

Recensione di Kim Don-Ling


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Una bella copertina raffigurante Paperino affacciato sul golfo di Napoli ci introduce al nuovo numero di Topolino. La scena non è casuale: proprio in questa settimana, infatti, si svolge il Comicon, manifestazione a cui il settimanale dedica ampio spazio nei redazionali.
La storia portante del libretto è Clarabella e l'eccentrica Zia Nena: il partenopeo Blasco Pisapia si cimenta come autore completo ispirandosi al romanzo Zia Mame di Patrick Dennis e affidando il ruolo di protagonista ad una Clarabella ancora bambina. Questo primo episodio ha una trama esile e si limita fondamentalmente a presentare il contesto ed i personaggi della nuova serie, ambientata negli anni '60; sono però i disegni ed i colori a trasmettere freschezza e allegria, e a lasciare quindi una sensazione piacevole al termine della lettura. Ben caratterizzati risultano inoltre i due co-protagonisti, ovvero l'anticonformista zia Nena del titolo e il rigido avvocato Headstrong che le fa da contraltare: una coppia che darà sicuramente il via ad avventure che speriamo sfruttino al meglio le interessanti premesse.
Sfogliata velocemente la breve e poco originale Il solaio di Pippo - La bussola di Peppo Mappamondo (Sarda/Marini), possiamo notare come le tre storie rimanenti nel libretto si inseriscano prepotentemente nell'attualità occupandosi, in maniera diversa, della tecnologia ormai entrata a far parte della nostra quotidianità.
Paperino, Gastone e la tracciabilità molesta (Secchi/Gottardo) vede Paperino alle prese con i pregi e i difetti di uno smartphone: grazie alla perenne connessione con il mondo, se da un lato tutto è ora a portata di mano, dall'altro diventa molto complicato godere di un po' di privacy; Paperinik e il complotto dei social media (Panini/Molinari), invece, si concentra sulla diffusione in rete di informazioni false ma tali da screditare qualcuno in men che non si dica; Tip & Tap e il basket virale (Salati/Usai), infine, guarda con positività al fenomeno della viralità, mostrando come, con i mezzi attuali e una certa dose di inventiva, sia possibile ottenere risultati importanti ed altrimenti impossibili.
Anche se i lettori più tradizionalisti possono storcere il naso di fronte a una presenza così massiccia di cellulari e computer a Paperopoli e Topolinia, resta il fatto che da sempre i personaggi disneyani hanno vissuto nella contemporaneità ed è pertanto giusto che si confrontino con i problemi di quest'epoca digitale. Tanto più che i tre autori non si propongono di fare una noiosa lezioncina e insegnare ai bambini come usare correttamente le nuove tecnologie (ammesso che ciò possa essere stabilito a tavolino), quanto di utilizzare le stesse come spunto per raccontare delle buone storie.
Per concludere, il 3049 si configura come un numero in cui convivono passato e presente: il mix risultante, sebbene non eccezionale, è comunque in linea con l'ottimo livello raggiunto dalla testata negli ultimi tempi.

Recensione di Kim Don-Ling


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E' senza dubbio un buon vattelapesca questo, uno di quelli che piacciono anche ai lettori più esigenti: non vengono infatti proposte storie legate da un sottilissimo filo conduttore (e a volte manca anche quello), ma una serie completa, ristampata integralmente per la prima volta dalla sua pubblicazione su Topolino.
I bis-bis di Pippo è infatti una serie del 2006 scritta da Alessandro Sisti e che vede ai disegni Andrea Ferraris, Valerio Held, Alessandro Perina e Gigi Piras, oltre al compianto Giuseppe Dalla Santa.
I dodici episodi che la compongono ci mostrano in azione alcuni fra gli innumerevoli antenati di Pippo, i celeberrimi Bis-Bis, spesso motori degli eventi che coinvolgono Topolino ed il suo migliore amico, la cui soffitta contiene decine e decine di cimeli ereditati dagli avi.
Attraverso un viaggio nelle varie epoche che ci vengono presentate, dalla Antica Grecia alla Roma Imperiale, dalla Londra Elisabettiana alla Salisburgo Mozartiana, possiamo osservare come la Storia non sarebbe stata la stessa senza la presenza dei Pippidi: grazie al loro pensiero laterale e alla loro bontà d'animo, sono infatti riusciti ad essere pedine determinanti, seppure inconsapevoli, nel progresso filosofico e tecnologico dell'umanità.
Sisti esplora, in poche parole, un terreno ricco di possibilità, presente e radicato nella tradizione disneyana, senza però badare al rigore filologico. Il risultato è una serie divertente e piacevole da leggere, in cui spiccano soprattutto i simpatici personaggi protagonisti.
I disegnatori che si alternano alle matite, a loro volta, offrono una prova convincente. Pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche, i cinque riescono a dare vita ad un insieme piuttosto omogeneo e armonico.
In conclusione, dunque, Panini ci regala l'opportunità di riscoprire una serie che non appartiene agli anni d'oro della Disney, ma che è comunque degna di essere conosciuta e apprezzata. Ed anche la confezione editoriale si rivela all'altezza, regalandoci un prodotto curato nella carta, nella rilegatura, nella riuscitissima copertina.
La speranza è che si prosegua lungo questa strada, portando in edicola sempre più albi che possiedano tali qualità.

Recensione di Kim Don-Ling


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Per il quarto numero consecutivo, Topolino riserva la copertina alla saga di Raceworld, proponendoci in primo piano uno spavaldo Paperino.
E proprio con Raceworld ep. 4 – Fuoco (Gagnor/Sciarrone-Braglia) si apre il libretto. La storia procede ad un ritmo vorticoso, con continui capovolgimenti di fronte e scottanti rivelazioni: su tutte lo svelamento dell'identità del Pilota Misterioso, avvenuto al termine di una scena di grande effetto. Anche grazie allo splendido apparato grafico (impossibile dividere i meriti fra disegni e colori), si respira a pieni polmoni il tono epico dell’avventura, come giusto che sia trattandosi dell’atavica lotta fra Bene e Male. L’unica pecca viene da uno svolgimento a tratti confuso, che costringe alla lettura dei dossier in appendice per chiarirsi le idee sull’andamento della gara. Ad ogni modo, speriamo di assistere la prossima settimana ad un epilogo che confermi quanto di buono è stato mostrato fino ad ora.
Ad un’avventura così avveniristica, segue curiosamente una storia più classica, come Paperino e i tesori sottozero (Panaro/Zanchi). Il suo punto di forza è la caratterizzazione dei paperi: Paperino non è il solito dormiglione perdigiorno, Gastone non è il solito cuginastro indisponente, ma a spiccare è un Paperone che ci mostra quegli aspetti di coraggio, generosità e attaccamento alla famiglia che lo rendono un personaggio così amato. I disegni aiutano a trasmettere la sensazione di una storia piacevole e ben congegnata.
Zio Paperone, Amelia e l'incantesimo del cavolo vampiro (Camerini/Held) presenta invece un nuovo capitolo del conflitto fra il papero più ricco del mondo e la più famosa fattucchiera napoletana. Per l’occasione, viene ripescata anche nonna Caraldina, ma il risultato finale è abbastanza deludente, forse a causa di un sortilegio non molto credibile.
Si prosegue quindi con il secondo episodio della serie Dai retta a Paperetta – Cotte celebri (Stabile/Faccini), in cui ritroviamo le "nipotine" Evy, Emy ed Ely alle prese con un tipico problema preadolescenziale. Nonostante il poco spazio a disposizione, gli autori riescono a strappare un sorriso al lettore.
Chiude infine l’albo Gambadilegno e l'onesta elezione criminale (Secchi/Asteriti). Il personaggio di Pietro è stato utilizzato in maniera talmente varia negli ultimi tempi che non si sa più come prenderlo: se come delinquente incallito o come bonaccione incompreso. Questa storia sfrutta tale recente ambiguità e, malgrado un’eccessiva lunghezza, porta avanti la narrazione in modo coerente, con esiti tutto sommato sufficienti. Fa inoltre molto piacere rivedere Asteriti all’opera su un’avventura di trenta tavole.
In conclusione, dunque, questo n. 3045 si posiziona nella media della testata, offrendo storie molto diverse fra loro, in grado di soddisfare il suo eterogeneo pubblico.

Recensione di Kim Don-Ling


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Corone Magiche e Castelli Stregati si rivela un buon albo, degna chiusura di questa breve pubblicazione dedicata al fantasy disneyano.
Il volume si apre con un'avventura di ampio respiro, Paperin Pauroso e il castello delle streghe (Gentina/Panarese), ben riuscita soprattutto nel carattere dei personaggi, i quali si esprimono al meglio delle loro possibilità. Non meno gradevole è Topolino e l'enigma della corona di pietra (Ubezio). In questa lunga storia l'autore piemontese è autore di una prova migliore rispetto alla saga di Harlech già proposta nella collana, a partire dell'ottima ambientazione per concludere con i villain che i nostri eroi si trovano ad affrontare.
Seguono quindi Topolino e la campana dei tre rintocchi (Ambrosio/O. Panaro), Topolino e le sorgenti d'argento (Ambrosio/Soldati) e Topolino e l'elmo di giada (Ambrosio/Perina): si tratta di tre brevi avventure, semplici ma piacevoli da leggere.
L'albo termina infine con Topolino e la valle degli orsetti (M. De Vita): una piccola chicca del Maestro, un'avventura nel mondo del fantastico più che del fantasy, un racconto che ci fa ripensare alla parte infantile che è sempre dentro di noi.

Recensione di Kim Don-Ling


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Al di là del titolo, Spade magiche e affini, cambiato in corso d'opera ma ugualmente poco centrato, la quinta uscita riporta questa collana ad altissimi livelli.
Topolino e la spada invincibile (Marconi/Cavazzano) è un piccolo capolavoro, una vera e propria favola dove l'eroe, dopo avere compiuto la sua formazione, è in grado di far trionfare la giustizia. Se in questa storia è assente il vero e proprio fantasy, altrettanto non si può dire per il suo seguito, Topolino e la spada del tempo (Marconi/Cavazzano). I medesimi autori creano qui un'ambientazione perfetta, con atmosfere straordinarie. Memorabile il duello Topolino-Gambadilegno, che altro non è poi che lo scontro fra il bene e il male. Entrambe le storie non sarebbero comunque così belle, senza i superlativi disegni di Cavazzano.
Dopo queste due splendide avventure, piccolo calo con Topolino sul pianeta dei due soli (Valentini/L. Pastrovicchio), dove un pur buono spunto viene vanificato da una sceneggiatura confusa e un po' frettolosa.
Segue poi l'unica storia con protagonisti i paperi, ovvero Paperino e il Signore del Padello (Pezzin/Valussi). Si tratta di una rivisitazione de Il Signore degli Anelli, di Tolkien. Il risultato finale è buono ma non ottimo: l'ambientazione è infatti poco efficace e vanifica un buon testo, rispettoso sia del romanzo originale, che viene alleggerito ma rimane forte dei passaggi più importanti, sia del mondo Disney, soprattutto nei personaggi principali.
Chiude il volume Topolino e lo scettro del tempo (Sarda/Valussi). La prova del disegnatore triestino è sicuramente più convincente in quest'avventura di ampio respiro, e dà risalto ad un universo fantasy ben caratterizzato, dove i nostri beniamini rimangono coinvolti in una vicenda meno epica delle precedenti, ma non per questo meno piacevole da leggere.
Completano il tutto i soliti ciak del prode Lancicciotto (Sansone). La copertina vede protagonista Gambadilegno, ma è forse la meno riuscita di quelle proposte finora.

Recensione di Kim Don-Ling


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Dopo tre uscite di alto livello, questa collana dedicata al fantasy inciampa in occasione del quarto numero, dal titolo Draghi e Cavalieri. Se infatti, nelle precedenti uscite erano state ristampate lunghe saghe, questo albo ci propone una serie di storie slegate fra di loro e di breve respiro, accomunate dall'ambientazione ma non fra le migliori del genere. Nessuna di loro spinge all'acquisto: valutate bene se continuare la collana o interromperla.
La prima avventura, Pippo e i cavalieri alati (Artibani/Forcelloni), la più importante di quelle presenti nel numero, usa in maniera classica e credibile i tratti del genere, ma non convince fino in fondo, forse a causa della durata eccessiva. Più riuscita è Topolino, Ser Pipp e il tesoro del drago (Marinato/Dalla Santa), una sorta di favola impreziosita da ottimi disegni.
Ecco poi una breve, Paperino e il drago della valle dell'est (Faraci/Amendola), non fra le migliori dei due autori. Giungiamo quindi a Sir Pippoldo e i cavalieri della tavola imbandita (Bosco/Tosolini), storia non particolarmente originale, più medievale che fantasy.
Topolino e la corazza di Sorceres (Enna/Ferraris) si pone a metà strada fra il rispetto del genere e la sua parodia, come evidente dal finale a sorpresa. Deliziosa è invece Ser Topolino e la compagnia del castello (Macchetto/De Vita), molto semplice nella sua originalità, favorita da ottimi disegni. In chiusura troviamo Topolino e il soffio del drago (Corteggiani/Marini), storia che mescola in una troppo rapida successione molti elementi fantasy senza grande successo.
Completano il numero molti ciak dell'immancabile Prode Lancicciotto (Sansone), sempre presente finora. Molto bella la copertina, dove campeggia uno Zio Paperone (peraltro assente nell'albo) in risalto anche grazie ad uno sfondo finalmente chiaro.

Recensione di Kim Don-Ling


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Recensire questo volume, dove troneggia un bellissimo Pippo in copertina, è un'operazione insieme facile e difficile.
E' difficile, perché sul ciclo di storie ambientato nelle terre dell'Argaar scritto da Massimo De Vita è già stato detto praticamente tutto; per molti interessanti commenti rimando al volume consegnato all'autore in occasione del Premio Papersera 2010. E' facile, perché questo ciclo di storie costituisce un capolavoro realizzato da un artista nel pieno della propria maturità, in grado di coniugare il mondo Disney (i suoi amati abitanti di Topolinia, in particolare) e il mondo Fantasy in maniera naturale e armonica. Gli splendidi disegni non fanno che esaltare ogni personaggio ed ogni ambiente ideato per l'occasione.
Le quattro storie contenute in questo numero devono pertanto fare parte della collezione di ogni "buon fan" Disney; anche se l'ultima della serie, realizzata anni dopo le precedenti con la collaborazione di Fabio Michelini, va sicuramente posta un gradino sotto le altre.
Per concludere, nota di merito riguardo alle condizioni fisiche dell'albo: forse per la minore foliazione, è più resistente delle prime due uscite ed ha una carta di migliore qualità. E' tutto sommato benvenuta anche la comparsa di qualche pagina di pubblicità, mentre risultano sempre un po' stonate le inevitabili brevi riempitive di Ciccio.

Recensione di Kim Don-Ling


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Uscito con un leggero anticipo, il numero 2 di questa miniserie dedicata al Fantasy contiene questa volta, non una ma due saghe: quella di Harlech, con protagonisti i topi, e quella della Rocciafiamma, con protagonisti i paperi. Entrambe sono composte da due visite nei mondi fantastici nei quali i nostri eroi vengono proiettati.
Come prima, nel volume, incontriamo La Saga di Harlech (Ubezio): si tratta di una vicenda fantasy fin troppo canonica, in cui i personaggi faticano ad acquisire spessore. L'autore offre una buona prova ai disegni ma non altrettanto ai testi: rimane l'impressione di una storia con delle potenzialità poco sfruttate. Dei due episodi che compongono la saga, si fa preferire il secondo, in cui l'azione si sviluppa in maniera meno frettolosa e più credibile.
Come intermezzo fra le due saghe, oltre all'(ahimé) immancabile Lancicciotto, è presente una breve di Faraci, un po' casuale nell'albo, ma piuttosto divertente.
La Saga della Rocciafiamma (Figus/Marini), che troviamo come seconda nel volume, è a parer mio decisamente più riuscita della precedente. I disegni e le ambientazioni risultano molto più curati e suggestivi. Anche i toni molto più stemperati funzionano meglio rispetto ad un eccessivo registro epico presente ad Harlech. Ciò detto, anche qui abbiamo due episodi di diversa qualità: in questo caso a farsi preferire è di gran lunga il primo. Il secondo episodio, infatti, oltre ad un testo non molto originale, soffre un netto peggioramento dal punto di vista dei disegni.
Per concludere, si tratta di un buon numero, pur inferiore a quello dello scorso mese: è molto piacevole trovare queste saghe, complete di tutti gli episodi, pubblicate in appositi volumi. Lascia invece purtroppo a desiderare la qualità fisica degli albi, pieni di difetti e pronti a degradarsi durante la lettura.

Recensione di Kim Don-Ling


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Inizio dai pochi punti negativi: l'ultima pagina con Lancicciotto è stonata, potevano mettere piuttosto della pubblicità o meglio ancora potevano mettere l'illustrazione che Mognato e Dalla Santa fecero per Topolino 2000, proprio con i protagonisti delle Fantaleggende. Ma sarebbe stato troppo.
L'altro punto negativo è costituito dalla rilegatura, basta leggere poche pagine per rovinare la costa, ma forse neanche quello, visto che i numeri presenti in edicola erano tutti più o meno rovinati ed anche altri di voi lamentavano fumetti già in cattive condizioni prima ancora della vendita. Ed è un vero peccato, specie considerando che esistono i Tesori Disney, che ben avrebbero ospitato queste bellissime storie (lo so che c'è sempre il problema della foliazione).
Delle tre storie (evito gli spoiler), la prima è perfetta per introdurci in questo mondo fantasy, delineando alla perfezione i personaggi, che sono davvero tanti, ma c'è spazio per il carattere di tutti. La seconda è un capolavoro assoluto, i disegni sono speciali, con i nostri eroi che sembrano davvero compressi nelle vignette, e difatti sforano appena possono, creando tavole di grande dinamicità ma anche di grande impatto, quel Topolino ai piedi della torre è indimenticabile, ma anche Macchia Nera è davvero un cattivo carismatico a confronto di un Gambadilegno... ehm, bronzo, manesco ma non perfido. Anche qui, riporto quello che qualcuno ha già notato, ovvero la perfetta interazione fra paperi e topi, dei quali nessuno viene introdotto e abbandonato, visto che ognuno ha il suo spazio e la sua occasione per mostrare le proprie caratteristiche. La terza storia è un po' malinconica, forse perché viene dopo una storia fantastica, forse perché è l'ultima del ciclo, ma a ben guardare non stona affatto con le precedenti e chiude al meglio la trilogia.
In conclusione, non perdetevi questo numero, e se proprio volete perderlo, andate a rileggere le storie sui Topolino originali!

Recensione di Kim Don-Ling


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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