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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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Di seguito i fascicoli estratti con i criteri immessi, per tornare alla pagina dell'edicola clicca qui.



Il 2008 fumettistico Disney è ricordato soprattutto come l'anno dei primi fondamentali aggiustamenti dell'era De Poli, e per la consacrazione delle raccolte a fumetti in allegato con Corriere e Gazzetta, grazie al successo della mastodontica e fortunatissima opera omnia di Carl Barks, a cui seguiranno negli anni a venire quelle su Gottfredson e Scarpa.
Ed è una storia rapidamente diventata quasi un instant classic ad aprire il volume, ovvero La vera storia di Novecento (Baricco-Faraci/Cavazzano), che può già vantare ben sei ristampe in pochi anni. Basato su un famoso monologo teatrale, successivamente trasformatosi in film (La leggenda del pianista sull'oceano, 1998) e poi in un libro, è una "grande parodia" moderna a tutti gli effetti, con uno straordinario Pippo in un ruolo su misura per lui. Letteralmente scatenato Cavazzano ai disegni, che si avvale anche di una colorazione speciale che ne risalta le sfumature. Lo sforzo realizzativo e l'impatto che suscita, permette di farla salire nientemeno al primo posto delle preferenze dei lettori, chiamati a scegliere le migliori storie decennio per decennio fino agli anni duemila.
Paperino, Paperoga e il principe del gossip è un'apprezzabile tentativo di Andrea Ferraris di rilanciare la serie del Papersera, di gran voga sul settimanale negli anni '70, con protagonisti i due noti cugini, sempre alle dipendenze di Zio Paperone, come nel caso della P.I.A. Trama leggera e gradevole, ma niente di trascendentale.
Zio Paperone e il sensore antidisturbatori (Panaro/Marini) è una tipica riempitiva del periodo, con Archimede alle prese con un'invenzione che parte sotto i migliori auspici, e finisce con un fallimento ai danni di PdP.
La storia più lunga del volume è Pa-Per-Hyn e il gran librone delle risposte, una frizzante avventura in costume in due parti, ambientata in un regno fittizio dell'antica Cina, gestita col solito inconfondibile stile ironico da Fausto Vitaliano (a cui è dedicata la scheda), che ci regala anche una bella morale di fondo senza che risulti troppo forzata, e facendo sorvolare il lettore sull'ennesima misconosciuta origine del calcio, operando una giusta opera di riscatto nei confronti del personaggio di Paperino, seppure in veste di maschera. Grandissimo merito è anche di Mottura, perfettamente a suo agio.
Conclude il numero l'appendice di una saga nata proprio quest'anno: Quadrifoglio e l'alba di un nuovo eroe (Ferrari/Urbano), facente parte dell'universo Ultraheroes, serie supereroistica che riunisce tutti in una volta, con una epocale alleanza (anticipando l'attuale filone cinematografico della Marvel che imperversa da diversi anni, e riprendendo in qualche modo il brasiliano "Club dei supereroi", degli anni '80), diversi supereroi Disney, comprese le new entries Quadrifoglio (Gastone) e Iron Ciccius (Ciccio), contro altrettanti nemici storici come Spennacchiotto, o affermatisi da poco sul settimanale, come l'ipnotica Zafire. A fare da professor Xavier di turno è Eta Beta, affiancato dal robot Lyth e da un insolitamente impacciato Topolino, protagonista di alcuni siparietti comici che intervallano lo svolgersi della vicenda. Questo episodio ci mostra come la conflittualità Paperino/Gastone si ripercuota anche sotto mentite spoglie, salvo spegnersi al momento di cooperare tra loro per il bene dell'umanità.
In definitiva, fatta salva la storia di apertura, imprescindibile in questo indice, anche se pompata oltre i propri meriti, il numero scende nettamente sotto la media, proponendo un mix di storie rappresentative ma non memorabili come la collana ci ha abituato di recente.

Recensione di Pacuvio


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Sembrava arduo ripetersi dopo l'ottimo numero dedicato al 2005, eppure ci si è riusciti. Complice forse un cambio di rotta nella selezione dei titoli, che ora sembra puntare molto più sulla qualità, che sulla rappresentatività.
Casty è ancora padrone assoluto della scena, con altre stre storie di altissimo livello. Topolino e il dominatore delle nuvole, è una sorta di biglietto da visita alle intenzioni e degli amori di Casty: l'introduzione sembra un richiamo a quel Rodolfo Cimino che omaggerà anche in seguito, mentre gli strani messaggi in cielo non possono che rimandare alla scarpiana Topolino e la Dimensione Delta. Il villain preferito da Castellan è sempre il "fantomatico" Macchia Nera, qui ritratto magnificamente in alcune vignette mozzafiato da un Cavazzano sempre ispiratissimo quando si trova alle prese con le sue storie, come dichiarerà lui stesso.
Topolino e Pippo cittadini del nulla, è una storia a tratti inquietante, che vede la coppia Topolino-Pippo, molto ben ispirati caratterialmente, giostrarsi in una Topolinia desolante.
Chiude il trittico castyano la frizzante Topolino e la città Taciturna, la sua seconda storia da autore completo. La storia in questione vede Mickey Mouse turista in Europa che finisce per caso in uno staterello dove... il silenzio regna sovrano! Venendo a capo della situazione, Topolino si adopererà per intervenire a difesa della libertà, in modo genuino e ottimista, prima tramite una rivoluzione pacifica, e poi tramite l'azione.
Chiudono l'indice del volume due storie di "normale amministrazione" al confronto: Zio Paperone e il rigore lungo due settimane, duello a tema calcistico Paperone vs Rockerduck, ad opera di Maurizio Amendola (a cui è dedicata la scheda), e Pipwolf e il mistero di Villa Templeton è una storia in tono con le atmosfere buffe e a tinte horror che caratterizzavano il poco fortunato mensile X-Mickey, partito con grandi premesse, e poi chiuso diversi anni prima con l'addio del lupo mannaro Pipwolf ai suoi lettori. La diretttrice di allora, Claretta Muci, provò a rilanciare il personaggio, trasportandolo su Topolino in una manciata di dimenticabili avventure tra il 2006 e il 2008. In conclusione, numero ad un passo dalle 5 stelle, penalizzato dalle riempitive, ma che premia ancora una volta la vena particolarmente ispiratrice dell'autore goriziano, che (soprattutto!) nel bene e nel male idealizza il periodo in questione, seppure il settimanale fosse farcito di tanto materiale trascurabile.

Recensione di Pacuvio


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E fu così che arrivò il numero perfetto. Come suggerisce l'articolo introduttivo, nel 2005 le iniziative editoriali in edicola fioriscono a ripetizione, così come le storie sul settimanale di Andrea Castellan, vero e proprio mattatore di questo volume, a cui è dedicata anche la biografia, con ben tre titoli di vario genere, ben rappresentativi del suo corpus.
Ad aprire le danze è Topolino e le regolissime del Guazzabù, la storia che forse più di ogni altra ha fatto conoscere le potenzialità di Casty al grande pubblico. A Topolinia la gente si comporta in modo bizzarro, a causa di una sorta di suggestivo gioco di ruolo virtuale che trasforma loro e tutto ciò che li circonda in personaggi, ambienti o elementi fantasy, coinvolgendo dopo un iniziale scetticismo persino Topolino. Gag a raffica con echi di Gottfredson, deliziosamente rese in disegno da un De Vita evidentemente a suo agio, e trovate originali fra tradizione e innovazione (ciò che c'è dietro al guazzabù è un'anticipatore di quella "realtà avanzata" che si sarebbe diffusa di lì a poco!)... chapeau!
Topolino e il dono di Xamoc ha come ingredienti principali l'avventura e il mistero storico secondo Casty, mediante una delle sue creature, l'intraprendente archeologa Eurasia Tost, qui alla sua seconda apparizione dopo l'esordio in Topolino e la spedizione perduta (2003), sempre disegnata da Giorgio Cavazzano, autentico valore aggiunto ad una trama già funzionale da sé.
Infine, con Topolino e le macchine ribelli è il turno del Casty giocoso e fiabesco, che in pieno spirito natalizio ci donava la sua prima storia da autore completo, invitandoci alla scoperta della cittadina di Pippsburgh. Perché ogni anno, alla vigilia di Natale, Topolino porta la sua auto lì? Divertentissime e senza sosta le gag con i suoi abitanti, tutti di foggia pippesca e con un proprio tormentone. Castellan si rivela ancora un po' acerbo nel tratto, pur risultando adatto ai fini del contesto fanciullesco, ma è supergiù questo lo stile che renderà memorabile molte delle sue future storie, accostandosi idealmente a quello del suo mentore, Romano Scarpa.
Concludono l'indice altre due storie, Paperino Paperotto e l'altalena del tempo, con l'apparizione del raccontastorie Hank e il cameo finale di Gastone, e il passo d'addio su Topolino di Luciano Bottaro.
Pippo e la corona delle streghe è una storia doppiamente importante, non solo perché l'ultima del Maestro rapallese (che si commiaterà definitivamente dai suoi lettori con Zio Paperone sul trabiccolo, su I Maestri Disney n33, del 2007), ma anche perché è l'atto conclusivo dell'annoso "duello" psicologico fra Pippo e la strega Vildibranda Crapomena, per tutti Nocciola. Saltando fra i consueti stiracchiamenti e le deformazioni che caratterizzano questa fase artistica di Bottaro, si arriva infatti al finale ideale di un ciclo durato ben 45 anni (pur continuando sporadicamente in seguito con altri autori, ma con poca fortuna), con un umanissimo Pippo che per il bene della fattucchiera ammette di credere alle streghe, salvo poi spiazzare il lettore, esclamando che "in fondo basta poco per far felice qualcuno... come la simpatica Nocciola, che crede di volare su una scopa!"
A completare il tutto, come accennavamo all'inizio, stavolta abbiamo un'introduzione finalmente efficace e più convincente del solito, che gioca anche sull'autocitazionismo, ricordando ai lettori la nascita della prima serie di "Topolino Story".
Numero assolutamente imperdibile, a cui le 5 stellette vanno anche strette!

Recensione di Pacuvio


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Il primo anno a tutti gli effetti del ventunesimo secolo si apre con un altro dignitosissimo numero, che riesce ad accontentare palati diversi e dimostrare come la cerchia dei personaggi protagonisti si vada man mano allargando sempre più.
Una nuova coppia ormai consolidata è quella composta da Manetta e Rock Sassi, qui presenti in Topolino, Manetta e... gli ultimi dell'anno (Faraci/Cavazzano), dalla trama genialmente favolistica e intrisa di poetica, che vede i due ispettori costretti a rivivere a ripetizione l'ultimo giorno di dicembre, con tutte le conseguenze del caso, finchè non avranno risolto una pratica in sospeso. Memorabile, tra le altre, la celebre filastrocca dei mesi, di volta in volta aggiornata al nuovo calendario ("tutti gli altri ne han trentuno... e dicembre ne ha in più uno"). Non è mai stato assodato, ma la storia sembra ispirarsi al fIlm Ricomincio da capo (1993), con un cinico giornalista, interpretato da Bill Murray, condannato a rivivere all'infinito "il giorno della marmotta".
Paperino nel Bum dipinto di Bum è una frizzante storia di Mastantono con la sua creatura Bum Bum Ghigno, alla sua seconda apparizione su Topolino Story, e stavolta con una veste caratteriale definitiva. Intervallano la narrazione 4 tavole con didascalia, a mo' di parodia del Signor Bonaventura di Sto.
Al centro dell'albo abbiamo due delle otto storie facenti parte del ciclo speciale 8x8... quarantanove!, dove alcuni artisti della Disney Italia omaggiano Ernest Hemingway con delle brevi vicende ispirate ai suoi romanzi: Mickey e i due cuochi (Zironi) e Un giorno perfetto (Palazzi), resa particolare dal fatto di essere completamente senza dialoghi, come nel racconto originale.
Continua la felice abitudine di proporre il primo episodio di una saga caratteristica del periodo, in questo caso Le storie della Baia: intrigo a Duckport (Savini/Camboni), che rilancia il personaggio di Moby Duck inserendolo in un diverso contesto temporale, affiancandogli nuovi comprimari e antagonisti, fra i quali spiccano il fidato Paper Hoog e l'avido Azimuth Van Quack. La serie comincia in medias res, presentandoci via via tutti i protagonisti, le varie dinamiche e le suggestive location marinaresche, ben affrescate da Camboni, Le storie saranno in totale 20, terminando la pubblicazione nel 2005.
Conclude l'indice Topolino e Pippo in: i due mariachi, spassosa trasferta messicana della coppia topolinese, con i due che per equivoco si trasformano negli aspiranti mariachi El Lungo y El Curto, convinti per errore di essere ricercati dalla polizia, complice un presunto e inesistente complotto di Macchia Nera ai loro danni. Nel 2004 la storia avrà anche un seguito con Topolino e Pippo in: il ritorno dei mariachi, sempre dei medesimi autori.
La scheda della settimana è incentrata su Silvio Camboni, nel Come eravamo si affrontano argomenti spinosi e delicati come l'attentato alle Twin Towers e la visita del Papa in Siria, mentre nella galleria di copertine si segnala la veloce dipartita del criceto Bruce, la mascotte topolinesca che imperversava nel primo anno dell'era Muci. Dopo il calo della scorsa uscita, si risale con un menù all'altezza delle aspettative.

Recensione di Pacuvio


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Il ventesimo numero della collana, nonché l'ultimo in rappresentanza del 20 secolo, riesce a far fare un'ottima figura ad un'annata decisamente in tono minore del settimanale, ed è contemporaneamente l'atto finale della gestione Cavaglione.
Per la loro importanza filologica, la parte del leone la fanno due storie apripista di due filoni che caratterizzeranno (e caratterizzano tutt'ora) gli anni seguenti: Le Tops Stories e Paperino Paperotto.
Topolino e la pietra di Sbilenque (Pezzin/De Vita) ci fa conoscere il personaggio di Sir Top de Tops; nobile, viaggiatore e collezionista da cui Topolino eredita le sue più avventurose e misteriose gesta, narrate in una serie di diari. Tra miti, leggende, qualche tocco di fantascienza, e dei panorami spettacolari, la saga saprà tenere testa al capolavoro della coppia "C'era una volta in... america", da cui prende in prestito la vincente idea del Pippo di volta in volta diverso, destinato sin da subito al ruolo di deus ex machina, in un finale che, nel tentativo di risolvere il mistero della vicenda, riporterà il lettore al presente.
Paperino Paperotto e il giorno più duro (Fasano/Barbucci) vede l'esordio di un'idea semplice quanto rivoluzionaria: raccontare la spensierata vita in fattoria di Paperino da piccolo, affiancandogli nuovi amici ben caratterizzati fra loro, muovendosi nel setting rurale di Quack Town. Paperotto e co. alterneranno "missioni" nate da ingenui equivoci e incomprensioni tra adulti e bambini, e vere e proprie avventure sognando ad occhi aperti, rimandando da vicino al misconosciuto cartone animato dei Rugrats. La partenza è in sordina, con appena 17 pagine che servono anche da introduzione. e si notano le assenze di Betty Lou e Millicent, probabilmente ancora in via di sviluppo creativo in quel momento.
Finalmente al primo gettone di presenza, abbiamo poi Un bel rompicapo, surreale gioiellino di Enrico Faccini, alle prese con le assurdità della coppia Paperoga-Sgrizzo e dei loro singolari tentativi di aiutare il povero Paperino. L'autore, grazie anche ad alcune gag slapstick in stile cartoon, dimostra di saper conciliare bene i due personaggi, troppo spesso accomunati per via della loro stramba personalità.
Paperino e il dribbling del tombino (Ronaldo-Cordara/Camboni) è la seconda "Storia d'autore" ospitata sin qui. Due generazioni a confronto per una disputa familiare calcistica, per l'onore di via dei platani. Spunto godibile, e il VIP paperizzato non infastidisce.
Chiudono Paperino e l'ospitalità aliena (Panaro/Lavoradori), una delle ultime prove sul Topo dello sperimentale disegnatore, prima di una piccola pausa, e Il segreto di Nonno Bassotto (Pandini/Scala), entrambe senza infamia e senza lode. In definitiva, 4 storie su 6 sono ben rappresentative dell'annata, e le rimanenti, seppur più deboli, ci danno la possibilità di dare un'occhiata nuovamente ai rassicuranti disegni di Guido Scala ed alle coraggiose acrobazie grafiche di Lavoradori, a cui è dedicata la scheda.

Recensione di Pacuvio


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Anno sfavillante il 1996, che propone un ampio restyling del settimanale, dando tra le altre cose il via alle "Strip" (poi diventate "Ciak" e "Gulp", che continuano anche oggi), e regala gli italiani PKNA, destinato a rivoluzionare il panorama fumettistico Disney.
E' proprio con una storia di Paperinik che si apre il numero, quel Paperinik e il ritorno a Villa Rosa (Michelini/G.B. Carpi) che sembra quasi un passaggio di testimone leggermente post datato fra vecchia e nuova generazione di storie e autori, visto che il Maestro ligure è colui che ha contribuito a dare i natali al vendicatore mascherato. In questa ultima prova con Paperinik, Carpi, senza ombra di dubbio al suo canto del cigno fumettistico, da il meglio di sè, con le consuete espressioni e pose perfette, mentre Michelini fa fare al lettore un salto nel passato, discostandosi da un ventennio di avventure supereroistiche personaggio, riportandolo alle origini. C'è così spazio per le atmosfere tetre della gloriosa Villa Rosa, il ricordo di Fantomius e un nuovo character, che molto probabilmente nelle intenzioni dell'autore sarebbe dovuto tornare in futuro: l'Ispettore Pinko, evidente rimando allo storico rivale di Diabolik, Ginko.
Amelia in: un amore di strega (Palmas/Barbucci) ci offre una Amelia protagonista a tutto tondo, in una delle sue sporadiche parentesi partenopee, qui è succube delle attenzioni amorose di un suo corregionale, che mette inconsapevolmente i bastoni fra le ruote all'ennesimo tentativo di conquista della Numero Uno. Divertente e deliziosamente disegnata da un Barbucci ai primi passi, si apprezza anche per i flashback introspettivi, che immortalano diverse fasi di vita della fattucchiera, non senza sorprese.
Zio Paperone contro Tarzone è una tradizionale ciminiana, facente parte del "filone animalesco", impreziosita dai disegni per l'epoca molto alternativi di Celoni. Si ride come sempre di gusto, e non può che far piacere l'inserimento "classico", dopo i due gettoni di Cimino con i Racconti attorno al fuoco e Reginella.
In chiusura, Topolino e l'uomo dei sogni (Panaro/Perina), ci offre la possibilità di leggere una misconosciuta storia poeticamente delicata, in cui si affronta anche l'argomento della cecità, solitamente tabù, e di difficile spiegazione. Al di là di questo, ne viene fuori una trama originalissima e che fa la morale senza stonare o risultare troppo pretestuosa. E' un periodo di grazia per l'autore spezzino, che viene soprattutto dai fasti di Zio Paperone e la formula della ricchezza (1995), e che in questo stesso anno ci regala anche la fantascientifica Topolino e il cavaliere senza tempo.
C'è poco da dire... se fosse possibile, 4 stelle e mezzo sarebbe il voto ideale. Ci troviamo di fronte forse al numero qualitativamente migliore sinora, dato che ogni titolo presente ha un suo perchè.
Da comprare senza timore alcuno!

Recensione di Pacuvio


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Il primo anno completo di gestione Cavaglione si dimostra foriero di iniziative e all'insegna della continuità. Si sperimentano nuove idee grafiche in cover e nascono altre testate, ma si guarda anche al passato.
E' il caso di Paperino e il ritorno di Rebo (Bottaro), sequel della mitica Paperino e il razzo interplanetario, che vede un doppio ritorno in scena su Topolino: Luciano Bottaro dopo ben 11 anni di assenza (se si esclude la singola parentesi su Mega 2000 con Pippo e il video esame, del 1992), e il saturniano Rebo, dopo addirittura 35 anni dalla sua ultima apparizione. Il menù della storia propone un vero e proprio revival di personaggi, luoghi e tematiche di quella prima avventura, a sua volta debitrice del Rebo di Cesare Zavattini. Il maestro rapallese ci mostra, fra mille deformazioni, che segnano questa sua nuova fase onirica sul Topo, ed un forte uso dei colori primari, un Paperino che è ormai un eroe acclamato dai gioviali, alle prese però con i continui attacchi del dittatore spaziale, in cerca di rivincita. Il finale, abbastanza veloce nella sconfitta di Rebo, e politicamente scorretto nella scena in tribunale, non lascia trapelare la possibilità di una continuazione, che si relizzerà invece sempre nello stesso anno con Alla ricerca del papero virtuale, seguita da Paperino e l'invasione di Giove (1997), atto conclusivo della saga.
Paperino mago temporaneo (Russo/Sciarrone), è collegata alla scheda su Claudio Sciarrone. Con lo stile che caratterizzerà i suoi primi anni di carriera in Disney, Sciarrone illustra una delle tante parentesi in cui Paperino ottiene la ribaltà per i motivi più disparati. In questo caso in suo aiuto viene uno sciamano un po' smemorato. Si ride, ma classico il plot, classico il finale.
Il gioiellino del volume è indiscutibilmente Indiana Pipps all'inseguimento della stella verde (Sarda/Vian), lunga storia in due tempi con un mix di azione, avventura e romanticismo. Esplorando anche il suo lato umano più nascosto (che lo porterà addirittura ad una proposta di Matrimonio!), Sarda ci regala una delle sue prove più riuscite con l'archeologo pippesco, spalleggiato alle matite da un eccezionale Vian, in grado di rapire il lettore anche grazie alla sua colorazione atipica (Barbarini?), che contribuisce a rendere ancora più affascinante Giada, personaggio esordiente di cui si infatua Indiana, poi ricomparso una manciata di volte. La trama riecheggia parzialmente, a cominciare dal titolo, il film del 1984 All'inseguimento della pietra verde, pellicola che tentò di seguire la scia del successo di Indiana Jones con buoni risultati, pur discostandosene leggermente.
In conclusione: trovandoci nuovamente con sole tre storie, fare una buona selezione era complicatissimo, eppure ne è uscito un volume di qualità alta e con titoli significativi, considerando soprattutto che nella prima serie di Topolino Story il razzo interplanetario non venne pubblicato, e si rischiava di omettere l'importante saga di Rebo dalla collana.

Recensione di Pacuvio


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Altro anno memorabile per il mondo Disney, che vede in cima ai suoi avvenimenti principali la nascita di "Euro Disney", primo (e sinora unico) parco di diventimenti a tema a sorgere in Europa, e più precisamente a Parigi.
Il numero ha il merito di aver riunito tre importanti avventure con altrettanti personaggi che hanno caratterizzato questo periodo.
Con Reginella e la minaccia terrestre (Cimino/Cavazzano) Topolino Story sembra quasi chiudere sapientemente un cerchio, ospitando l'ultima storia topolinesca della saga di Reginella, dopo aver pubblicato la prima, nel n24 della vecchia serie. La storia, intrisa di malinconia come le precedenti, narra l'ennesimo tentativo di riavvicinamento fra Paperino e Reginella, resosi necessario dopo il piano macchinato da un bieco miliardario senza scrupoli, intenzionato ad invadere Pacificus per costruirvi un enorme centro vacanze. La conclusione, come sempre, è tutto fuorché a lieto fine, e nemmeno Paperino, Reginella e il terribile Vampirione (su Mega 2000) regalerà i titoli di coda al ciclo.
Pippo e la coscienza acchiappafurfanti (Russo/Uggetti) vede un ingenuo Pippo nel ruolo di inconsapevole eroe al servizio di Basettoni.
Abbiamo poi OK Quack e la microavventura (Russo/Cavazzano), che è una delle ultime apparizioni dell'alieno Ok Quack, all'esordio nell'ambito della collana, e destinato a non avere un vero e proprio finale. L'idea di base trae ispirazione dal celebre romanzo di fantascienza Viaggio allucinante (1966), di Isaac Asimov.
L'ultima storia, ma solo in ordine di posizionamento, è Indiana Pipps e la valle dei 7 soli, vera e propria apripista di un nuovo corso per l'"archeologo dell'avventura", che godrà di una crescita di popolarità esponenziale del personaggio proprio in questo anno, sviluppatasi con altri titoli come indiana Pipps e l'isola perduta e Indiana Pipps e il ritorno del doctor Kranz.
La scheda del numero, a differenza del solito, non è collegata ad un autore presente nell'indice, ma a Roberto Santillo, elemento spesso nell'ombra, ma fondamentale per l'Accademia Disney.
Volume che supera abbondantemente la sufficenza, grazie ad una selezione ben ponderata e al contempo di qualità.

Recensione di Pacuvio


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Cominciano gli anni '90, e a testimonianza delle "notti magiche" del 1990 ci pensa sin da subito la copertina del volume, che spezza il solito schema proponendo un tema calcistico. La formazione della neonata "Accademia Disney" prosegue incessante, e questo numero lo testimonia.
L'apertura è doverosamente lasciata a Nonna Papera e i racconti attorno al fuoco: Il bel cavaliere e la regina del lago perduto, primo atto di un indimenticabile ciclo di novelle intrise di poesia e drammaticità, in cui i personaggi Disney lasciano il campo a dei protagonisti che godono di piena libertà; crescono, invecchiano e a volte... muoiono, creati per l'occasione da Rodolfo Cimino, supportato alle matite per gli episodi più celebri da un Cavazzano al top della forma. Una delle principali caratteristiche che si ripeterà sino all'ultima di queste storie (La principessa di ghiaccio e Norge il giovane blasonato, del 1995), è di essere sempre divise in due parti, corrispondenti ai due giorni trascorsi dalla famiglia dei paperi alla fattoria (a notte inoltrata infatti, la nonna sospende il racconto per riprenderlo la sera successiva).
Come contraltare, sulla scia del terzo film di Indiana Jones uscito al cinema. anche stavolta abbiamo una storia di Paperinik non proprio indimenticabile: Paperinik e il tempio indiano (Panaro/Santillo), rappresentante però l'esordio del palermitano Roberto Santillo, che seguirà ben presto le orme del Maestro Carpi, dedicandosi principalmente alle illustrazioni e alla direzione dell'Accademia. In un inedito binomio con Zio Paperone, Paperinik qui accantona i panni del vendicatore, per lasciare spazio ad una svilente guardia del corpo del vecchio cilindro, meno duro e spavaldo del solito.
Dinamite Bla in tutti al mare (?/Eli Marcos M. Leon) è una sciapa storiella estiva che presenta l'hillbilly Dinamite Bla, rilanciato in questi anni sul libretto mediante gli autori brasiliani, e solo in tempi recenti dagli italiani. Di certo il setting balneare non è il massimo per mostrare una storia tipo del personaggio, sempre che nell'ambito della rotazione delle brevi il montanaro torni a fare capolino più avanti.
Abbiamo poi Zio Paperone e la scoperta del "nulla", con una trama leggermente fuori dal registro tipico di Pezzin, anche se in piena fantascienza. Tormentone assoluto della insolita vicenda è, appunto, il gioco di parole basato sul termine "nulla" (usato più di 80 volte!), foriero di numerose battute e conseguenze al limite del demenziale. Si affaccia ai disegni per la sua seconda opera Disney Corrado Mastantuono (su cui si puntano i fari nella scheda del volume), ancora acerbo e inizialmente molto legato agli stilemi cavazzaniani,
Pur non essendo acompagnata da nessun redazionale di sorta, Topolino e il caso "Traffic" (Sisti/Cavazzano) è la seconda storia didattica/promozionale dell'anno che vede il WWF essere parte in causa, dopo Zio Paperone e la fabbrica d'aria (dove nasce l'attivista Pandy Pap), con Topolino alle prese fra trafficanti, contrabbandieri e credenze popolari. Sisti, come Marconi, sa bene come non annoiare i lettori con questo tipo di pseudo propaganda, perciò ne esce comunque qualcosa di gradevole. Da segnalare la curiosa ri-apparizione in un piccolo cameo della versione disneyana del premio Oscar Carlo Rambaldi, già raffigurato da Cavazzano in Topolino e la notte delle stelle (1985).
Al contrario di quello che ci si poteva aspettare, i riferimenti ai mondiali di Italia 90 sono scarni, e si fermano all'inizio dell'introduzione. Il Come eravamo è dedicato infatti alla tribolata Guerra del Golfo.

Recensione di Pacuvio


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Giro di boa per la collana antologica, con l'ultimo numero sugli anni '80. La solita introduzione, incentrata da un po' di tempo a questa parte quasi esclusivamente sui principali avvenimenti Disney dell'anno, riserva come sempre grande spazio all'animazione.
Apre l'albo una delle tante storie di "cappa e spada" del periodo, che cercano di veicolare il nobile sport della scherma, appoggiandosi al Trofeo Topolino: Topomouche, storia di amori e spada (Concina/Cavazzano), deliziosa parodia topolinesca in costume di Scaramouche, ambientata nella Francia alla vigilia della rivoluzione. Al centro della vicenda vi è un Topolino sbarazzino, quasi paragonabile a quello degli esordi, caratterizzato da una particolare indole da sciupafemmine. La versatilità dei personaggi Disney, indiscusse "maschere" in questa tipologia di narrazione, è comunque evidenziata anche dagli altri protagonisti come Pippo, insolitamente fuori ruolo.
La "storia dipinta" Little Gum e il porcino porcello è una breve senza infamia e senza lode, che ha però il merito di introdurre per la prima volta il binomio Paperino/Anacleto by Chierchini, che in questo periodo è molto frequente sulle pagine del settimanale, ma soprattutto coglie l'occasione per presentare le peculiarità del bizzarro Little Gum, dopo la mancata pubblicazione della storia d'esordio nello scorso numero.
Due "quasi esordi" autoriali al centro del numero: Paperinik e la corsa alle alghe e Zio Paperone e Rockerduck compagni di sventura, seconda prova ai disegni di Giuseppe Dalla Santa e Stefano Intini, con la "regia" di Pezzin e Sisti ai testi. Se il primo si avvicina sin da subito di molto allo stile a cui ci abituerà strada facendo, il secondo è ancora lontanissimo dal tratto indipendente e personale che lo contraddistinguerà. Se la trama ecologista risulta un po' troppo povera di contenuti e riduttiva per il Paperinik vendicatore, più gradevole è lo spunto che vede i due arcimiliardari soci e inconsapevoli delle proprie identità.
Dulcis in fundo un'altra parodia, stavolta sul versante cinematografico: 3 paperi e 1 bebè (Sarda/De Vita), liberamente ispirata al film Tre scapoli e un bebè (1987), a sua volta remake del francese Tre uomini e una culla (1985). Perfetto esempio di come vada gestito il rapporto fra Paperino, Paperoga e Gastone, che vede appunto nell'interazione fra i cugini l'elemento cardine di una divertente commedia magistralmente illustrata dall'onnipresente De Vita, fra spassosi equivoci (impagabile la vignetta con lo sconcerto di Paperina davanti all'uscio dello chalet) e trovate inedite e azzeccate.
In quanto agli approfondimenti, si registra un ritorno all'attualità con la A maiuscola nel Come eravamo, che rivolge l'attenzione alla caduta del muro di Berlino, evento catalizzatore dell'anno, e la puntuale scheda su Intini, autocaricaturizzatosi per l'occasione.

Recensione di Pacuvio


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Se il numero precedente viene classificato sinora come quello col quantitativo maggiore di storie presenti, l'ottavo volume registra il dato opposto: soltanto 4 storie, ma complessivamente di grandissimo spessore. Le anticipano come sempre l'introduzione, focalizzata su alcuni avvenimenti dell'anno, anche stavolta quasi completamente assente di riferimenti storici non disneyani, a differenza di ciò che succedeva nella prima serie, forse per distaccarsi un minimo dalla collana che ne ricalca le intenzioni, cioè I Migliori anni Disney.
Apre il numero uno dei capolavori degli anni '80 per antonomasia: Topolino e Minni in "Casabanca", strabiliante trasposizione a fumetti in due veri e propri "tempi" ad opera di Giorgio Cavazzano, che si sbizzarrisce come non mai per quella che è sicuramente la sua migliore prova da autore completo. Ovviamente i richiami propagandistici e patriottistici vengono limati, così come non vengono minimamente affrontati temi prettamente nazisti (anzi, zirconiani), svicolando con abili espedienti disneyani.
Per tutto il resto della trama, invece, il rispetto (quasi) filologico e l'atmosfera dolce-amara un po' complice del film di Michael Curtiz sono evidenti nelle tavole di Cavazzano, grazie soprattutto all'intuizione dell'intrigante effetto di tonalità in bianco e nero, voluto per riprodurre al meglio controluci e ombreggiature. La storia infatti è stata stampata come se fosse a colori, per ottenere tutte le sfumature del grigio, che donano all'insieme una resa finale eccellente, che termina in modo decisamente meno drammatico dell'originale, ma con quel tocco di metafumetto che in una parodia di un film cult come questo non può stonare.
Zio Paperone e il letto di Morfeo (Sarda/Ongaro) è una storia riuscità a metà, con un buono spunto "mitologico", sgonfiatosi man mano con alcune ingenuità inspiegabili, come l'entrata nel deposito dei Bassotti privi di travestimento, senza però venir riconosciuti da Paperone e nipoti. I disegni dell'ennesimo clone cavazzaniano dell'epoca non aiutano a renderla un po' più godibile. Sono altre le storie per cui viene ricordato Bruno Sarda, protagonista della sezione sugli autori.
La breve stavolta è un'altra brasiliana: Pennino clandestino "peste" (Teixeira/Miyaura), con un inedito binomio fra Pennino e Josè Carioca, tra insoliti ammiccamenti al tradimento da "donna facile" da parte di Rosina, e il persistente desiderio di Josè di volersi liberare al più presto della palla al piede piumata.
L'altro pezzo forte del numero è Topolino e l'Atlantide continente perduto (Pezzin/M. De Vita), gigantesca prova di entrambi gli autori, alle prese con uno dei misteri più grandi della storia, che fra verità e finzione ci raccontano la loro versione degli eventi, donandogli una certa credibilità, nonostante la compartecipazione di un pippide,visto che è un espediente narrativo solitamente poco amato quello di inserire cloni degli standard characters nei viaggi di Topolino e Pippo (altra eccezione sarà l'altrettanto indimenticabile Topolino e l'intruso spazio-temporale, sempre del 1987). Pur non essendo la prima ad affrontare l'argomento Atlantide, è subito entrata di diritto tra le più belle avventure della macchina del tempo. Artisticamente parlando, De Vita Jr raggiunge qui una vetta forse insuperata: si segnalano in particolare, tra le tante vignette degne di nota, due magnifiche tavole panoramiche in verticale da mozzare il fiato.
In poche parole, se non avete le storie di apertura e chiusura, l'acquisto è assolutamente d'obbligo!

Recensione di Pacuvio


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Siamo giunti al settimo volume della collana, così come sono ben sette le storie ospitate per la prima volta al suo interno. Introduzione incentrata sui Mondiali del Messico, ma soprattutto sull'esordio della Disney nel campo delle serie tv.
Si comincia con Zio Paperone e l'incognita spaziale, una delle rare prove di Giorgio Cavazzano da autore completo: in apertura ci mostra un'esilarante parodia dei quiz di Mike Bongiorno, che imperversano anche in quegli anni (la domanda finale, in particolare, riecheggia da vicino una divertente gag del film Sogni mostruosamente proibiti, di Paolo Villaggio), preambolo dell'ennesima disfida tra Paperone e Rokerduck. Ci si chiede come mai il Maestro non si sia dedicato di più ai testi nel corso della sua carriera, vista la disinvoltura dimostrata quando se n'è presentata l'occasione.
La felice consuetudine del filone degli esordienti è rappresentata da Pippo e il mistero della mummia raffreddata (Saio-Repetti/Valussi), con la prima di Franco Valussi, colui che grazie alla somiglianza del tratto sarà scelto più avanti per coadiuvare De Vita nella mastodontica saga della Pietra Zodiacale; qui offre le sue matite per una sceneggiatura di due "meteore", dimostratasi però deboluccia e un po' ingenua. Da segnalare la presenza dei temuti "Sgraffigna Brothers", voluto scimmiottamento topolinesco dei paperopolesi Bassotti.
Un quasi esordio vi è anche in Zio Paperone e la moda usa e getta (Pezzin/Gottardo), pezziniana ricca di spunti e storpiamenti di marchi commerciali legati alla moda e ai personaggi d'attualità, supportata dai disegni di un giovane Alessandro Gottardo, inizialmente tondeggiante epigono fino al midollo dell'imitatissimo Cavazzano.
La sorpresa del numero è senza dubbio l'inserimento delle brevi dei Wuzzles, prima serie tv animata in assoluto lanciata dalla Disney, con al centro strane creature nate ciascuna dalla "fusione" di due animali molto diversi tra loro. Wuzzles: storie di eleguri, moscapi e tordellini e L'altra faccia del pianeta Wuz (Yakutis/Armstrong-Mayer) non fanno altro che presentare atmosfere e caratteristiche peculiari dei protagonisti antropomorfi del cartone animato, in una summa delirante lunga poche pagine.
A seguire abbiamo Paperino e la gara di pattinaggio (Kipka-Lilley/Vicar), altra gradevole storia invernale disegnata da Vicar (al quale è dedicata la solita doppia pagina biografica) dopo quella dello scorso volume, con al centro della vicenda il tipico Paperino barksiano, voglioso di mettersi in mostra per primeggiare in qualsiasi cosa, fra il malumore generale dei nipotini.
Chiusura col botto: Topolino e gli enigmi del tempo (Pezzin/M. De Vita) è infatti la vera apripista della mitica saga della macchina del tempo. Vera perché a causa di un ritardo nella pubblicazione, i lettori di allora la leggeranno soltanto dopo "Topolino e il segreto della Gioconda" e un altro paio di storie, rimanendo spiazzati dai tanti riferimenti che portano effettivamente ad un inizio senza spiegazioni, a cui si farà rimedio con una didascalia posticcia solo in questa storia. Una serie nata quindi senza volerlo proprio con un paradosso, ideata curiosamente in contemporanea dalle menti di Pezzin e Concina, con quest'ultimo che ha dato in particolare i natali a Marlin e alla sua "regia" tecnica, oltre a regalarci altri memorabili episodi della saga.
Da apprezzare il "Come eravamo" strettamente collegato alla storia d'apertura, essendo un articolo a tema spaziale che fa luce sull'esplosione del Challenger che suscitò molto clamore all'epoca.

Recensione di Pacuvio


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Numero ricco di qualità, il sesto della collana. Ad avere il risalto dell'introduzione storica sono il clamoroso successo del Live Aid, e la breve vita del misconosciuto Laser-disc.
In apertura abbiamo Topolino e il segreto del castello (Concina/Cavazzano), ampiamente veicolata come vero e proprio evento mondiale, essendo questa la primissima storia a fumetti a bivi, traendo ispirazione dal grande consenso che i librogame stavano riscuotendo in Francia, rendendoli in breve tempo un fenomeno, Peccato però che l'esordio non sia dei più memorabili, rispetto ad altre storie meglio riuscite. Alcune spiegazioni dei misteri si ripetono nei vari finali, e le stesse scelte dei protagonisti vengono rinnegate poco dopo. Anche il pretesto iniziale è un po' anomalo, e il voler indagare (per di più in piena notte) di Topolino nel castello appare forzato, nonostante la notoria tempra da esploratore che lo contraddistingue.
Il secondo "battesimo" del volume è Paperino trovatore trova... guai (G.B. Carpi), prima storica "storia dipinta", che si avvale cioè di disegni e scenari eseguiti con una tecnica grafica debitrice dei disegni animati, facendo ampio uso di tinte piatte, ad acquerello o a tempera. Simpatica storia in costume agile e veloce, magnificata dai disegni di Carpi e dal citato esperimento artistico, seppur non renda ancora granchè nella resa (e le pagine non lucide di Topolino Story non aiutano), risulta di grande impatto soprattutto nella doppia tavola con l'inseguimento del boia addetto alle nerbate.
Topolino dietro il sipario vede finalmente l'entrata in scena in questa nuova serie di Romano Scarpa (rimasto sinora probabilmente in ombra per via della recente Omnia). alle prese con un giallo ordinario con la terza apparizione di Zenobia, la partner occasionale di Pippo da lui lanciata in Topolino e la regina d'africa, su Topolino Più.
Seguono la danese Zio Paperone e la consegna della vigilia (Jacob-Avenell/Vicar), leggera natalizia molto ben disegnata, ma allungata oltre misura, e Paper Bat e la vendetta di Apollo, prima storia brasiliana dello sgangherato supereroe mascherato ad essere pubblicata su Topolino. Priva della tremenda demenzialità che caratterizza solitamente il filone, da comunque un assaggio delle... potenzialità del personaggio. Abbiamo modo di vedere un inedito Basettoni baffuto che sarà ancor più in evidenza nel ciclo del club dei supereroi, sempre di questi anni.
Chiude l'albo Zio Paperone e la colonizzazione del deserto (Pezzin/M. De Vita), coinvolgente avventura tipicamente pezziniana, con al centro la solita impresa impossibile, che grazie ai potenti mezzi paperoniani diviene realtà, nel bene o nel male. Divertente e istruttiva al tempo stesso senza annoiare, nonostante l'uso smodato di quel Manuale delle Giovani Marmotte onnipresente in quel periodo (nel numero in questione viene tirato fuori in due occasioni), offre anche nella gag degli scienziati un'anteprima di quelle che sarebbero state le classiche baruffe fra Zapotec e Marlin.
A completare l'indice il focus sull'autore, seppur incentrato sui suoi lavori extra Disney, dedicato a Bruno Concina, la galleria di cover e il risicato approfondimento con relativa immagine sul personaggio di turno in terza di copertina (Paper Bat, in questo caso), sorta di compromesso di quell'unico baluardo della ricca scheda della vecchia serie, ora ridotta all'osso.
Numero da tre stelle, che diventano quattro per le due simboliche primizie che hanno dato il via a due longevi generi del settimanale, la conferma di una gradita rotazione delle tematiche delle centrali straniere, e più in generale per l'alta qualità dei nomi nel menù.

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Altro giro, altra corsa. Nel 1984 ricorre il 50 compleanno di Donald Duck, e i festeggiamenti in tutto il mondo si sprecano. In Italia lo si omaggia con l'apposito cartonato celebrativo "Happy Birthday Paperino!", ad opera di Marco Rota.
Il piatto forte del numero saggiamente proposto in apertura, ovvero Il Matrimonio di Zio Paperone, è l'ennesima splendida prova da autore completo di Massimo De Vita ad essere selezionata per l'opera. Presentata già dal titolo come un evento epocale, la storia vede nientemeno che Paperone in procinto di convolare a giuste nozze con la pretendente di sempre, Brigitta McBridge, per fini non proprio amorevoli... tra avvocati, tranelli e tante risate. I paperi di quel De Vita sono come sempre una gioia per gli occhi. Scorrevolissima e ben orchestrata, la sceneggiatura svela, tra l'altro, in tempi in cui Don Rosa da noi è ancora un perfetto sconosciuto, anche una inedita e sorprendente versione di come ebbe inizio la carriera da miliardario di Rockerduck.
Le brevi straniere del numero, Le GM e i pony selvaggi (Nofziger/Jaime Diaz Studio) e Paperoga e i dinosauri nani (Rodrigues), fanno parte di due filoni che accompagneranno a lungo il settimanale. La prima è una storiella escursionistica delle Giovani Marmotte con inaspettati risvolti, carina ma da far cadere le braccia alla battuta del Bassotto sui conti di matematica, in un finale come sempre accelerato. La seconda vede l'esordio della produzione brasiliana sulla collana, con uno dei classici bizzarri servizi giornalistici malriusciti dello strampalato duo Paperino-Paperoga (che anche in questa storia indossa un cappello curiosamente blu), per conto del quotidiano Papersera, diretto da Zio Paperone.
Dal Diario di Paperina: La Spilla di Smeraldi (Chendi/Motta) è la consueta storia italiana di media lunghezza selezionata tra le tante, dedicata al "Diario segreto di Paperina", in una frenetica caccia al tesoro scritta per l'occasione dal Maestro rapallese e disegnata dall'amato-odiato Alberico Motta, protagonista della doppia pagina riservata all'autore di turno.
A chiudere il volume è l'attualità con Topolino e lo stendardo perduto (Marconi/Carpi), avventura che parte da presupposti didattico-commemorativi, svolta nel mistery leggero, e poi ritorna nel finale ad inneggiare un fiero patriottismo, legato all'italico corpo militare degli Alpini. Menzione speciale per G.B. Carpi, che in penultima pagina ci regala una bella illustrazione del vestiario alpino aggiornato al 1984, con figure umane di stampo realistico.
Un numero che sarebbe in media con i precedenti, ma viene indiscutibilmente impreziosito della presenza del Matrimonio, piccolo capolavoro poco ristampato rispetto a quanto meriterebbe.

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Il quarto volume di Topolino Story comincia con un'introduzione che accantona riferimenti a cultura, cronaca e attualità, dedicandosi quasi totalmente agli avvenimenti disneyani dell'anno, primo fra i quali l'uscita del Canto di Natale di Topolino, che sancisce il ritorno al cinema di Mickey Mouse dopo un'assenza di tre decenni.
Ad aprire il numero è Zio Paperone e l'operazione foglia (Michelini/Cavazzano), che segna l'esordio su Topolino dello sceneggiatore campano Fabio Michelini, all'epoca giovanissimo, e tutt'ora in forza al settimanale. La storia, che avrà in futuro due seguiti (Zio Paperone e l'operazione cactus e Zio Paperone e l'operazione fungo), lungo un arco temporale complessivo di ben 30 anni, ha il pregio di lanciare un certo tipo di avventure "didattico-ecologiche", ma lo fa con intenti istruttivi sin troppo espliciti, risultando a tratti artificiosa, e con scarso mordente, in un mix fra "Viaggio allucinante" (film del 1966) e la serie a cartoni animati di fine anni ottanta "Siamo fatti così". A sollevarne le sorti è la creatività di Cavazzano, che ci mostra a modo suo imponenti scenari vegetali e bizzarri esseri di tutti i tipi, abitanti nella foglia esplorata dai Paperi.
Topolino in... E.B. l'extraterrestre (Payne/Asteriti) è una parodia cinematografica leggera, che trae ispirazione da quell'E.T. campione di incassi nell'anno precedente, di Steven Spielberg. Inevitabile la riproposizione della scena "cult" della bicicletta volante, alzata in volo grazie ad un congegno dell'uomo del 2000.
Super Pippo e il cavallone gigante (Alvarado) e Archimede e i fagioli giganti (Nofziger/Strobl), sono le centrali del volume, senza infamia e senza lode, che hanno il merito di continuare la rotazione di personaggi protagonisti, stavolta con degli episodi di quotidianità del supereroe in pigiama e di Nonna Papera, affiancata da un Archimede ineditamente cinico.
Si termina con un grande classico poco ristampato, qui per la prima volta comprensivo di entrambe le tavole di apertura: Topolino e il diabolico dottor Talos, scritta e disegnata da Giulio Chierchini, che fa esordire lo scienziato pazzo che dà il titolo alla storia, apripista di un trittico. La vicenda si basa su un'espediente narrativo già usato in passato da altri grandi autori come Martina e Missaglia (Topolino e la rivolta delle ombre e Topolino e i ladri d'ombre), ovvero l'idea che le ombre degli abitanti di Topolinia possano staccarsi dal corpo per vivere autonomamente, venendo usate per scopi malvagi. Il solito spruzzo di atmosfere horror, tipiche del Maestro ligure, è garantito anche dal tetro maniero sulla costa, nascondiglio e centro operativo del tenebroso villain, che ha per assistente un "Igor" in versione paperesca.
In conclusione, anche questo numero rivela una selezione non palese (una parodia, una storia d'esordio di un autore e un grande classico), ma ben evidente nelle intenzioni, e che si dimostra vincente nel presentare, tra le altre, la prima delle pubblicabili con foliazione consona arrivata in cima alle preferenze dei nostri "Topo Oscar", a conferma della sintonia degli utenti del Papersera con le scelte dei curatori. Unica pecca la carenza redazionale, con un unico approfondimento, invece dei consueti due, riservato per di più alla mania dell'aerobica che imperversava in quel periodo.

Recensione di Pacuvio


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Un esultante Topolino in copertina ci introduce, forse non casualmente, al numero dedicato all'anno dell'Italia Mundial, obbligatorio argomento del consueto approfondimento storico-culturale, che ripercorre anche il fenomeno del boom delle tv private.
Ad aprire le danze è Topolino e la città di Psathura, altra eccezionale storia sul piano narrativo e grafico di Massimo De Vita, che ripropone il tema dell'avventura archeologica, puntando su Zapotec, personaggio catalizzatore di un certo tipo di trame, prima di confinarsi nei sotterranei del museo di Topolinia, e anticipatore di ciò che succederà diversi anni dopo con la creazione di Indiana Pipps, proprio con lo stesso De Vita ai disegni, su soggetto di Bruno Sarda in primis. A costellare lunghi inseguimenti, sabotaggi, e leggende smitizzate grazie all'uso di inediti replay, l'autore milanese, qui in uno dei sui periodi di grazia, ci regala delle spettacolari vignette quadruple, riproducendo alcuni famosi scorci ellenici da rimanere a bocca aperta; una su tutte quella che ritrae il Partenone, sullo splendido scenario dell'Acropoli di Atene.
Al centro del volume troviamo Paperino e la contesa delle case (Pezzin/Chierchini), con un cinicissimo Paperone, in affannoso bisogno di spazio per il suo peculio in crescente aumento, che arriva a sfrattare mezza Paperopoli. Persino Paperino e nipoti ne rimangono coinvolti, arrivando a doversi arrabattare in tutti i modi per cercare un tetto dove vivere, la cui disperazione lo porterà a situazioni grottesche e molto fantozziane, come nel caso delle gare eliminatorie da affrontare all'interno di uno stadio, per ottenere l'affitto di un semplice appartamento.
Una sola la breve straniera, facente parte di una serie di 4: Le nuove avventure di Red e Toby: la grande fuga, disegnata dallo specialista Pete Alvarado, è dedicata anche stavolta all'animazione Disney, seppur non sia una trasposizione, ma una semplice storiella sulle vicende "matrimoniali" di Red e Vicky, senza tante pretese, con tanto di colorazione quantomeno discutibile.
Topolino e il mistero dei satelliti (Sisti/Asteriti), abbinata saggiamente alla relativa scheda sul grande filologo Alessandro Sisti (si spera che l'espediente si ripeta, per dare almeno una parvenza di logicità ad alcune storie ospitate), vede il gradevole esordio di uno dei futuri papà di PKNA, e nel contempo del ritorno del Pirata Orango e del suo artiglio magnetico, con la partecipazione del redivivo Setter, col passare degli anni giustamente promosso a Colonnello. La trama, guardacaso a pochi giorni dalla festa della donna, è imperniata sulla voglia di rivalsa di Minni, desiderosa di dimostrare segretamente il suo valore al fidanzato, episodio spesso ricorrente, ma qui reso in modo piacevole, pur con qualche ingenuità, grazie anche all'autoironica frase a proposito della frettolosa risoluzione finale.
Chiude l'albo un classico cult anni '80: Zio Paperone e il ponte di Messina (Penna-Pezzin/Cavazzano), per la serie... quell'attualità che è attuale anche oggi, grazie a quel ponte che forse non vedremo mai. Fra le bizzarre soluzioni alternative all'insoluto problema, poi rivelatesi disastrose, le esilaranti parodie mai fini a se stesse di personaggi all'epoca in auge, e i divertenti siparietti col pescatore siciliano Salvatore, particolare guest star d'occasione in terra sicula, i due autori ci regalano una delle loro migliori prove in coppia.

Considerazione finale. A differenza delle altre volte, notiamo un volume qualitativamente migliore dei precedenti, nonostante abbia dovuto fare a meno di diverse big uscite nel 1982, escluse causa lunghezza eccessiva, e che teoricamente presenta delle storie tutte adattabili alle sottosezioni della vecchia serie di Topolino Story: un grande classico, un adattamento cinematografico, due storie d'attualità, e una legata all'autore di turno. Ci auguriamo che non sia solo una coincidenza, e che si continui cosi, perchè la carenza di approfondimenti alla lunga ne risentirebbe sicuramente meno.

Recensione di Pacuvio


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Il secondo numero della rediviva collana antologica ci offre un indice senza dubbio migliore del precedente. Si parte anche stavolta con una storia lunga divisa in due parti: Paperino e l'eredità di Babe, avvincente caccia al tesoro intorno al mondo ideata e tratteggiata splendidamente da un Massimo De Vita in grande spolvero, il quale sfruttando uno spunto diverso dal solito con al centro il dualismo Paperino-Gastone, tappa dopo tappa ci regala anche una veduta panoramica della Statua della Libertà straordinaria.
Al centro del volume si ripropone la scelta di presentare quattro storie brevi. L'asinello (Alvarado) è la trasposizione fumettata del mediometraggio Disney uscito nel 1978, a sua volta basato sul libro omonimo di Charles Tazewell, e qui alla sua seconda ristampa in assoluto. La storia racconta la vicenda di un povero bimbo ebreo, nel tentativo di vendere il suo asinello Piccolo, nel periodo in cui la Palestina è sotto il dominio romano. Seguono poi una dimenticabile Il re degli gnomi, facente parte della serie di Pippo Cavaliere, sempre by Pete Alvarado, e Topolino e il violino rapito (Fallberg/Jaime Diaz Studio), terzultima storia del filone di Ser Lock, parodia al contrario del celebre investigatore, dove la mente geniale si rivela essere quella del Topolino-Watson di turno, quasi ad anticipare l'idea che porterà decenni dopo alla creazione dei "Mercoledì di Pippo", di Rudy Salvagnini.
La prima chicca dell'opera è senza dubbio Paperino di Bergerac (Martina/Carpi), ovviamente ispirata all'opera del Cyrano De Bergerac, viene riproposta per la prima volta in versione integrale. La storia narra le gesta di un papero dal becco adunco intenzionato ad impalmare la bella Paperossana. Fra inediti pseudo incesti e chirurgia estetica, ne nasce una storia breve ma intensa, viste le sole 18 tavole che la compongono.
Si chiude con Topolino e la trottola del tempo (Martina/Asteriti), particolare storia che sembra quasi volere aprire un filone, dove Topolino e Pippo viaggiano inconsciamente a ritroso nel tempo, utilizzando una speciale trottola appartenuta ad uno dei bis-bis del goffo pippide. Topolino, che per l'occasione riaquisisce magicamente i suoi pantaloncini corti, si vedrà quindi coinvolto in un caso del 1938, con l'appena "nato" Macchia Nera e un rapinatore che parla in rima, possibile tentativo poi andato a vuoto di ripescare la Spia Poeta da parte di Martina.
Anche in questo numero, fra gli approfondimenti a corredo delle storie rimasti indenni al taglio rispetto alla scorsa serie, il punto di Luca Boschi sulle uscite editoriali dell'epoca si rivela la parte disneyanamente più interessante, insieme alla sempre ottima galleria di copertine, e alla scheda dell'autore, che ci offre un'inedita caricatura di Pete Alvarado realizzata dal filologo per l'occasione. Considerando le diverse storie non ristampate da tempo, ci sentiamo di dare fiducia all'opera, sperando in un costante rendimento qualitativo fino al termine della collana.

Recensione di Pacuvio


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Il particolare volume n0 che collega la serie 1949/1978 a quella attuale, vuole rendere merito ai collezionisti che all'epoca seguirono fedelmente l'opera, e che ora hanno intenzione di proseguire fino alla conclusione, colmando anche questo buco.
L'introduzione ci ricorda che in quest'anno fa il suo esordio il prolifico autore Bruno Concina, e che l'ondata di robottoni che imperversano in tv, suggerisce un altro spunto a Guido Martina, che crea il mini ciclo degli Ufo pirati di Topolunia.
Si inizia con Zio Paperone e la guerra culinaria, seconda storia disneyana di Rudy Salvagnini, ed ennesimo capitolo della disfida finanziaria fra i due multimiliardari di Paperopoli, fra bassezze e raggiri, complice l'intromissione della Banda Bassotti. Memorabile, tra le altre, la gag del papà che tenta di insegnare ad attraversare le strisce pedonali al figlio, raffigurata da un Cavazzano in piena fase evolutiva.
Paperin-Tarzan e il sentiero degli elefanti (Martina/Carpi) è l'esempio lampante di come si senta la mancanza di un approfondimento prima di ogni storia. Senza un preambolo che racconti dei gorilla King, Queen e Prince, il lettore ignaro si troverà quindi spaesato di fronte ai ripetuti riferimenti alle avventure precedenti del ciclo di Paperin-Tarzan (una delle quali venne ospitata proprio nel volume 1978), nonostante il buon Martina ci tenga a sottolineare il trucco dello champagne ben due volte, a distanza di poche pagine. Disegnata con la consueta bravura da G.B. Carpi, la storia presenta anche uno strano svarione, quando Paperone esclama che non gli è nuovo il nome di Lusky, personaggio nato addirittura 9 anni prima, per mano dei fratelli Barosso.
Le brevi straniere del numero, Cip & Ciop e il cugino invadente e Bambi e la voce incontrollata (Nofziger/Bradbury), entrambe alla loro prima ristampa, vedono appunto come protagonisti il cerbiatto e i chipmunks, che interagiscono fra di loro e anche con Paperino, costretto per una volta dai nipotini ad un armistizio.
Chiusura col botto, con la famosissima Topolino e l'enigma di Mu (De Vita), una storia che trasuda avventura e mistero da tutti i pori, celebre anche per aver dato i natali quasi per caso all'archeologo Zapotec, futuro artefice insieme allo scienziato Marlin di quella Macchina del Tempo che ne farà una delle saghe italiane più amate ed apprezzate di sempre.

Recensione di Pacuvio


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La storia che apre il numero, e che questo mese viene omaggiata con la cover, è "Topolino e l'innocenza di Gambadilegno" (Marconi/Asteriti), un gradevole giallo che vede Gamba accusato di un furto da lui non commesso, il cui plot ricorda vagamente la successiva (e più intrigante) "Topolino e il fantomatico ritorno di Macchia Nera" (1980). Segue una deliziosa breve, dal titolo "Paperino infermo patentato" (Chendi/M.De Vita), con Paperino e nipoti alle prese con infortuni e bendaggi fai da te. Spostandoci direttamente al centro dell'albo, troviamo le consuete storie Superstar: una italiana e una estera:, "Paperino e l'aspirapolvere fatato", che ci presenta l'esordio assoluto in Italia di Nocciola (Bottaro è straordinario nella sua fedeltà grafica del personaggio di Barks), e "Topolino e la scarpa magica", che vale da sola l'acquisto del numero: geniale, surreale, d'atmosfera e a tratti inquietante, non è difficile riconoscere la chiara impronta di Walsh nei testi. Interessante il fatto che Topolino sia da solo, senza Pippo o Eta Beta. Peccato per le numerose vignette mancanti, a causa della fonte originaria tagliuzzata qua e là, che ne falsano così il finale (e in parte anche il voto complessivo di questo volume). Tralasciando qualche breve scadente (vedi Moby Duck e Murry) e un Martina impalpabile, la chiusura è destinata a "Topolino e il dolcissimo Glo-Glo". Decisamente anonima e poco significativa, presenta un insolito nipotino di Eta Beta (a cui seguirà anni dopo l'apparizione di Eta Gamma), un impacciato Topolino in versione casalinga, con amici e parenti al seguito. In sostanza, anche per "colpa" del buon Luca Boschi, che in tempi recenti ci ha abituato sin troppo bene (e che ora si dedica all'editing delle sole storie rare), un GC che si assesta sotto la media del periodico.

Recensione di Pacuvio


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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