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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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L'ultimo volume (relativemente alle storie a fumetti) di questa poderosa collana si apre con "Topolino e lo struzzo Oscar", ennesima storia che prevede Topolino scontrarsi suo malgrado con un elemento perturbatore della tranquillità? cittadina. Ed in effetti le gag dei disastri causati dallo struzzo poco aggiungono a quanto già? visto (o a quanto di vedrà? nelle storie successive), ma la parte da considerarsi un vero e proprio capolavoro all'interno di questa storia è quella relativa allo svolgimento della corsa: folle, dinamicissima, illustrato magnificamente, dal ritmo paragonabile a quello di un cartoon, e anche divertente! Inoltre vale la pena notare l'evoluzione dei personaggi componenti il clan di Topolino: all'inizio di questa storia Orazio è vestito completamente, a differenza degli inizi dove indossava solamente un farfallino, e può anche permettersi l'acquisto di un'automobile.
Il pezzo forte del volume è senza dubbio "Topolino agente della polizia segreta": in quest'avventurosissimo episodio ritroviamo moltissimi spunti ripresi dalla cinematografia hollywoodiana dell'epoca, a cominciare dal film Marocco (del 1930) con Marlene Dietrich e Gary Cooper, per finire a Beau Geste, film di tre anni successivo al momento della pubblicazione della storia ma rifacimento da una precedente versione muta parodiata anche da Stan Laurel e Oliver Hardy nel loro "Beau Hunks". Superba la caratterizzazione di Gambadilegno, più luciferino che mai, e che inizia a svelarsi come il villain per eccellenza, a suo agio in qualunque divisa (cfr. Topolino, Eta Beta e il tesoro di Mook) ed a tutte le latitudini geografiche. Rimane il rimpianto per non aver visto più utilizzato il bel personaggio di Grillo Grifi in altre storie valide.
Nell'incipit di "Topolino nella casa dei fantasmi", Topolino, di ritorno dalla Legione Straniera, nello svolgere il rituale del "ritorno a casa dell'eroe" (che si ripeterà? in molte altre occasioni), trova i suoi amici in preda al panico per la presenza in una casa di Topolinia di alcuni fantasmi, non posso far a meno di notare, però, come anche stavolta il traduttore sia stato un po' frettoloso nel rendere alcuni dialoghi... Dopo aver visto un fantasma lui, stesso ed aver constatato la vigliaccheria delle forze dell'ordine, Topolino decide di investigare per proprio conto con l'aiuto di un Pippo più lunare che mai e di un Paperino dal becco un po' più corto rispetto alle precedenti apparizioni. Il personaggio del Colonnello Bassett verrà? ripreso nel 1940 dagli autori italiani Pedrocchi e Pinochi per la loro avventura "Paperino e il vaso cinese" con il nome di Conte Baffirossi.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con "Topolino e Pluto corridore", storia solo in apparenza "leggera", che si inserisce tra due avventure importanti di Mickey, come a spezzare il ritmo in una sorta di regole dell'alternanza che vede appunto Mickey alternare viaggi ed avventure "fuori sede" con più tranquille avventure domestiche, anche se nel caso di questa storia, a differenza di quelle dell'elefantino, dello struzzo Oscar e, per certi versi, del selvaggio Giovedì, vengono affrontate tematiche meno scontate dell' "intruso combinaguai": corse truccate, scommesse clandestine animali drogati e minacce; per non parlare della situazione di miseria e di malattia del Timoteo Fibbietti...
Altra nota caratteristica consiste nel fatto che già da ora possiamo vedere come Mickey stia diradando i suoi rapporti con Orazio a favore di quelli con Pippo.
Quella che segue, "Topolino giornalista" è una delle più belle storie a fumetti di tutti i tempi, non solo Disney! Direttamente ispirata ai film di gangster dell'epoca, è un vero e proprio documento di denuncia delle connivenze tra politici e malviventi nell'America degli anni '30: Topolino assume la proprietà e la direzione di un piccolo giornale di Topolinia e, dopo un gustoso inizio di aneddoti comici, inizia una sorta di guerra nei confronti dei politici corrotti. Tra i moltissimi spunti che la storia offre ci limitiamo qui a notare solamente i principali: a me è sempre piaciuta moltissimo la figura di "John McSnoop", il giornalista del concorrente "L'Aurora" (o Morning Press nell'originale): disincantato anche se dalla parte "dei buoni", è ancora oggi attualissimo quando chiede a Topolino "...detto tra noi, a quale gruppo siete legato?". Poi c'è l'esordio nelle strisce quotidiane di Paperino, che graficamente è ancora molto simile a quello de "La Gallinella Saggia" piuttosto che a quello di Taliaferro e tantomeno a quello di Barks. Il ruolo di Gambadilegno inizia ad avere uno spessore ben più concreto di quello del generico villain, in effetti il ruolo di questo personaggio viene spesso svilito in quello del canonico "cattivo" senza particolari doti di brillantezza, mentre abbiamo già visto (per il paradosso temporale creato dall'ordine di uscita di questa collana) invece come in storie successive (specialmente in quelle del periodo di Eta Beta) sono stati molteplici i ruoli coperti da Gambadilegno. Infine un cenno merita lo sviluppo della città di Topolinia, che da piccolo borgo rurale si è ora trasformata in una vera e propria città della provincia americana, non più composta di abitazioni in legno ma di solidi edifici in muratura, dotata di un proprio consiglio comunale, di cinema, di un'intensa vita sociale e di almeno due quotidiani.
"Topolino e il tesoro di Clarabella" è una storia forse dal ritmo un po' discontinuo, ma comunque godibile per i ruoli dei personaggi che vi recitano: primo tra tutti va notato il ritorno di Eli Squick che, per riuscire ad impossessarsi di un consistente quantitativo di pepite, cerca di sedurre Clarabella, la quale accetta la sua corte senza sentirsi in nessun modo vincolata dal suo precedente rapporto con Orazio. Quando Clarabella scopre che Squick è interessato più ad un baule di suo nonno (che contiene la mappa di un tesoro) che a lei, ricambia idea altrettanto rapidamente, avvalendosi addirittura dell'aiuto di Orazio che, insieme a Topolino, si precipita alla ricerca del tesoro, necessario per saldare alcuni debiti di Clarabella (comunque nel corso della storia Clarabella non dà mai spiegazioni del suo comportamento a Orazio, e né lui ne chiede). A titolo di curiosità notiamo che nella seconda striscia della storia è Minni a guidare l'auto di Topolino (che l'automobile sia quella di Mickey lo si vede dalla "M" sullo sportello) e che il compleanno di Mickey cade il 28 settembre.
Chiude questo magnifico volume "Topolino e il pirata Orango", l'avvincente storia che prelude alle imprese belliche di Mickey durante la seconda guerra mondiale. All'inizio dell'avventura la storia che il capitano Doberman racconta a Topolino sulle misteriose sparizioni degli equipaggi delle navi, è ispirata a quella della "Mary Celeste". Particolarissima la figura del pirata Orango, stereotipo dell'ufficiale tedesco rappresentato in molti film dell'epoca dall'attore Erich Von Stronheim, la cui base segreta rimanda a situazioni ispirate dai romanzi di Giulio Verne come per il Nautilus del capitano Nemo.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con una delle storie più famose di Mickey "Topolino alla caccia del bandito Pipistrello", che corrisponde all'incontro con uno dei più originali cattivi della serie: Don Jollio, che con un costume nero addosso si trasforma nel pericoloso bandito Pipistrello: da notare la peculiarità del travestimento, dato che il più famoso Batman nascerà solamente nel 1939. Particolarmente divertente è la scena dello scontro finale tra Mickey e Don Jollio, parodia degli atteggiamenti assunti da alcuni attori dei film western di quel periodo.
La storia seguente "Topolino e l'elefante" si inserisce nello stesso filone di quella di Piedidolci, dello struzzo Oscar e della leonessa Lea: Topolino di trova a dover affrontare una serie di disastri causati dall'improvvisa apparizione nella sua vita quotidiana di un elemento perturbatore, questa volta rappresentato da un elefante acquistato per errore ad un'asta. Fa la sua prima apparizione Eli Squick, un personaggio destinato ad essere uno dei "cattivi" più famosi contro i quali Mickey dovrà? battersi, anche se non verrà? quasi mai utilizzato dagli autori italiani: ricordiamo una sua apparizione ne L'Inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto.
"Topolino nel paese dei califfi" è una divertente avventura di Topolino nel lontano oriente, ma non in quello reale, bensì nella versione dell'oriente tipicamente hollywoodiana, più simile a quella delle Mille ed una Notte o a I viaggi di Sinbad piuttosto che a quella della realtà? di un paese islamico degli anni trenta. Spesso alcuni atteggiamenti di Topolino nei confronti degli orientali (o degli indigeni nelle storie che si svolgono in Africa, come abbiamo visto in "Topolino e il gorilla Spettro") sono stati erroneamente considerati come razzisti, senza considerare che non si tratta di un oriente (o di un'Africa) reale, ma "di una Hollywood di cartapesta, dove un paese islamico è reso contaminando gli scenari di un'Arabia ipotetica con quelli degli USA roosveltiani, pieni ancora di infiniti personaggi succosi, divertenti, attraenti, proprio come quelli che costituiscono la folla delle Mille e una Notte"(1). Questa è forse l'ultima storia della saga di Mickey ad avere i frenetici ritmi dei cartoon dell'epoca, da questo punto in poi Topolino di distaccherà? definitivamente da quegli schemi per divenire un personaggio sempre più votato all'avventura "vera".

(1) Da Antonio Faeti: "In trappola con il Topo", Einaudi, 1986. pag. 276.

Recensione di Paolo


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Il volume di questa settimana di apre con "Topolino e Piedidolci cavallo da corsa", la prima storia di una sorta di mini-serie che hanno per tema le corse nella città di Topolinia e che vedranno per protagonisti diverse specie di animali. Interessante notare come Topolino ancora non sia lo smaliziato detective che siamo stati abituati a conoscere, infatti si fa raggirare con estrema facilità? da due imbroglioni che riescono a spacciargli Piedidolci per un vero cavallo da corsa, privandolo così di tutte le sue sostanze. Il personaggio di Piedidolci apparirà? ancora nelle tavole domenicali in brevi sketch.
Storia fino a pochi anni fa non molto conosciuta al di fuori del circuito amatoriale, "Topolino Poliziotto e Pippo suo aiutante" risulta invece abbastanza significativa per il fatto di contenere due avvenimenti decisivi per il futuro di Mickey. Innanzitutto c'è l'esordio nelle strisce quotidiane di Pippo, lo strampalato amico, e per certi versi alter-ego, di Topolino (che aveva già? fatto il suo esordio assoluto l'8 gennaio dello stesso anno sulle tavole domenicali); è però un Pippo ancora molto diverso da quello dei giorni nostri, e non solo dal punto di vista grafico: è meno stralunato, più sciocco e anche un po' disonesto, dato che ruba i mobili che gli sono necessari per la sua agenzia investigativa. C'è poi una vignetta nella quale Topolino pronuncia la frase "A me nulla piacerebbe di più che essere un detective", una battuta che influenzerà? pesantemente lo sviluppo del suo personaggio presso moltissimi autori, specialmente italiani, tradendo un po' le sue ambizioni avventurose a scapito di storielle gialle di poco significato. In Italia la trama di questa storia è stata ripresa in Italia da Pavese (probabilmente) e Giovan Battista Carpi, che l'hanno fatta interpretare dalla banda dei paperi.
Segue "Topolino contro il pirata e contrabbandiere Gambadilegno", che si svolge in due fasi distinte: la prima durante la quale Topolino e Minni (che decide di seguirlo nell'avventura) portano dei soccorsi aerei ad una cittadina isolata dalla neve, ed una seconda che vede lo scontro tra Mickey e Gambadilegno. La presenza di Minni dà? modo di sviluppare un aspetto particolare del rapporto di contrasto tra Topolino e Gambadilegno: quest'ultimo infatti dimostra nuovamente (la prima volta avvenne in Topolino e i pirati) di essere interessato a Minni, situazione che sarà destinata a ripetersi anche in seguito.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con una delle storie che personalmente ho amato di più, fino a consumare l'Oscar Mondadori (Topolinissimo 1932) che la conteneva: "Topolino e i pirati", una delle più lunghe e famose avventure di Mickey, dove incontriamo per la prima volta il gorilla Spettro e Capitan Toporagno, destinati ad apparire di nuovo nelle avventure di Topolino. Specialmente il capitano avrà per mare lo stesso ruolo che lo zio Mortimer ha per il West e il capitano Doberman per le avventure aviatorie, quello, cioè, di elemento giustificante per fornire maggiore coerenza alle avventure di Topolino. Così come nell'episodio dell'isola misteriosa, incontriamo nuovamente una tribù di cannibali che sembrano ricalcati su quelli delle comiche mute degli anni venti, più simili a clown che a selvaggi veri e propri... figure che le recenti politiche editoriali della Disney negli Stati Uniti non potrebbero più permettere.
La storia seguente "Topolino e Orazio nel castello incantato" si inquadra nella scia del successo delle pellicole "gotiche" prodotte ad Hollywood in quegli anni: anche Topolino vive, assieme ad Orazio, la sua avventura horror nel tentativo di salvarsi dal folle piano di conquista del mondo organizzato da tre scienziati. Anche in questo caso la trama si ispira a quella di un cartone animato uscito lo stesso anno con il titolo di The Mad Doctor, dove il numero dei professori è di uno solamente. Degno di nota è il fatto che nella striscia del 17 novembre del 1932 due degli scienziati osservino Mickey e Orazio tramite l'utilizzo del visivox, una specie di televisore ante-litteram che precedeva di alcuni anni gli apparecchi televisivi veri e propri. Non sarà questo l'unico caso di "profezia tecnologica" ad apparire nelle strisce di Mickey.
La breve storiella "Topolino e l'accalappiacani" serve a consolidare il rapporto tra Topolino e il suo cane, grazie alle peripezie che i due dovranno affrontare a causa di un accalappiacani del tutto simile a Gambadilegno (compresa la gamba di legno).
Ma il pezzo forte del volume è senza dubbio "Topolino eroe dell'aria"! Si tratta di un ritorno al primo amore di Mickey: avevamo fatto la sua conoscenza (solo tre anni prima) mentre sognava di emulare le imprese aviatorie di Lindbergh con i mezzi artigianali che aveva a disposizione nella sua fattoria. Ora Topolino ha l'occasione di realizzare il suo sogno a bordo degli aeroplani del servizio postale statunitense. In questa storia possiamo vedere le prime iniziative propagandistiche del Mickey made in USA: in quegli anni i destini dell'aviazione civile ancora non erano ben definiti, e in molti pensavano che i dirigibili potessero rappresentare il futuro. A bordo di un piccolo aereo fabbricato negli Stati Uniti (e messo a punto dal fidato motorista Musone) Topolino riesce a sconfiggere i pirati dell'aria che si trovavano a bordo di un dirigibile, del tutto simile ad uno Zeppelin di fabbricazione tedesca. Questa storia è stata la prima a venire pubblicata in Italia sulle pagine di Topolino Giornale, tra l'altro con pochissimo ritardo rispetto alla data di pubblicazione originale. Altro numero imperdibile!

Recensione di Paolo


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La storia "Topolino nell'alta società" parte con Topolino, salito alla grande ribalta del successo grazie alla vittoria ottenuta contro Spaccafuoco, che ora vive un suo grande momento di popolarità nella comunità di Topolinia, che nel frattempo è cresciuta ed ospita tra i suoi più qualificati esponenti i coniugi De Segugis (traduzione assolutamente sconclusionata ed immotivata, visto che l'originale riportava un brillante "Porkfeller"!), rappresentanti dell'alta borghesia e buoni amici della migliore società europea. à proprio in quest'ambiente dorato e già un po' fuori dai tempi che piombano gli allegri Mickey e Butch, come se fossero degli ambasciatori della nuova democraticità statunitense che demolisce i vecchi miti europei. Durante lo svolgimento della storia venne lanciata sulle strisce la promessa, dallo stesso Mickey, il 18 maggio 1931, di inviare una sua foto con dedica a chiunque ne avesse fatto richiesta.
La storiella seguente "Topolino domatore e saltimbanco" è composta di gags incentrate sulla vita nel circo, va notato il fatto che già da questa storia Topolino sembrerebbe gradire avventure sentimentali con soggetti diversi dalla "solita" Minni, in questo caso si tratta di Madamigella Maltese, la cavallerizza del circo, ma specialmente in seguito (dalla metà degli anni '40) simili tentazioni si faranno sempre più frequenti.
Con "Topolino e gli zingari" si inaugura finalmente il primo ciclo di grandi avventure di Mickey, da questo punto in poi, salvo brevissime eccezioni, si susseguiranno storie avventurose ad ampio respiro, dove il carattere di Mickey inizierà a definirsi per realizzarsi compiutamente durante la sua golden age nella seconda metà degli anni trenta. Curioso da notare come sui vestiti di un'indiana nella striscia del 6 agosto del 1931 vi sia disegnata una svastica. Certo sarebbe interessante sapere se anche nell'edizione originale di un'altra striscia, stavolta del 28 agosto, vi sia nuovamente il simbolo nazista nella colonnina separatrice tra la quarta e quinta vignetta così come nella versione italiana.
"Topolino e i due ladri" può essere considerato come il primo episodio con un impianto narrativo realmente articolato, dove tutti i canoni dell'avventura tradizionale vengono rispettati. Anche quest'episodio si basa sulla trama di due cartoni: The Klondike Kid (1932) e Mickey's Meller Drammer (1933). Va citata anche un'originale idea di alcuni storici del fumetto (in particolare Alfredo Castelli) secondo i quali il Mickey Mouse che esordì nel 1928 era un ragazzo di colore trapiantato nel sud degli States, perciò la sua interpretazione dello Zio Tom nel dramma messo in scena nella prima parte della storia potrebbe essere intesa come un suo ritorno alle origini, alle "radici". Dal punto di vista grafico notiamo come già dalla sua seconda apparizione Gambadilegno inizi a dare dei grattacapi a Gottfredson con il problema della sua gamba di legno: di solito è la sinistra, ma a volte viene disegnata a destra , fino alla storia Topolino e il boscaiolo, dove verrà abbandonata (quasi) definitivamente.
Cinque stelle al volume, due alla traduzione!

Recensione di Paolo


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L'attesa è finita: dopo il lungo periodo dedicato alle strip autoconclusive, si riparte con il Mickey Mouse classico, quello degli esordi: la prima storia di Mickey riprende nelle sue fasi iniziali il plot di Plane Crazy, il primissimo cartone animato di Topolino, per poi sviluppare una serie di gag, senza apparente legame tra di loro, ma ricche del fascino proprio dell'antiquariato del fumetto, e ancora oggi fresche e piacevoli da leggere anche per la prima volta. Si è lungamente dibattuto sulla presunta "impubblicabilità" delle strisce raffiguranti i cannibali, a causa di una non meglio individuata "politically correctness", ma ora che tutti possono effettivamente vedere di cosa si tratta, credo sia impossibile trovare alcunchè di sconveniente in quella che è da considerarsi come una comica.
Da notare anche come il finale della storia subisca un cambiamento di trama rispetto al cartone animato, mostrando una tendenza che, invece, nel futuro sarà opposta: il finale originario prevedeva che Minni picchiasse con un ferro di cavallo Mickey, che stava ridendo del fatto che le fossero scivolate giù le mutandine; qui il ferro di cavallo viene invece tirato in aria per esprimere un desiderio: si tratta di un finale più edulcorato, forse dettato dall'inesperienza nella gestione dei fumetti a strisce che invece, proprio per loro natura, vengono a contatto con un pubblico più adulto (i lettori dei quotidiani) di quello cui erano destinati i cartoni.
"Topolino e la valle infernale" è la prima avventura ad ampio respiro di Mickey, dove appare la prima striscia realizzata da Gottfredson. Oltre al disegnatore dello Utah, in questa storia fanno il loro esordio molti dei principali comprimari di Mickey: Clarabella, Orazio, Gambadilegno, Lupo e Mortimer, uno zio di Minni che verrà utilizzato altre volte per giustificare viaggi di Topolino nel West.
Già con "Topolino e il bel gagà" l'impatto grafico di Mickey si differenzia notevolmente da quelle precedenti: il tratto è più morbido, più elegante; è la prima delle avventure cittadine che vedranno Mickey come protagonista, e sarà interessante vedere come la piccola cittadina di Topolinia crescerà insieme al nostro eroe: al momento non è altro che un borghetto rurale, con pochi abitanti, tra questi facciamo subito la conoscenza dei genitori di Minni e di due strani paperi (apparsi il 31-10 e l'1-11) che potrebbero essere considerati i genitori di Paperino. Sorprendentemente in questa storia viene trattato anche il tema della morte, anzi del suicidio (per giunta si trattò di un'idea dello stesso Walt Disney): Mickey, convinto che Minni si sia innamorata di Felice (il bel gagà), tenta in modo maldestro di togliersi la vita. A titolo di curiosità voglio sottolineare due apparizioni: una prima ha come protagonista, nella prima vignetta della striscia del 27 settembre, Oswald the Rabbit, il personaggio sviluppato da Disney prima di Topolino, e un'altra, ancora più strana, nell'ultima vignetta della striscia seguente: si tratta di un misterioso sosia di Topolino completamente bianco (grigio su questa edizione) e dall'aspetto di un agnello.
La storia "Topolino in guerra col gatto Nip" è una delle prime storie di Mickey ad aver avuto grande successo nel nostro Paese, forse anche a motivo del fatto che l'albo della collana "Nel Regno di Topolino" aveva una superba copertina realizzata dall'illustratore Antonio Rubino. Anche in quest'avventura il contesto urbano è quello di una periferia isolata di una piccola cittadina, che a volte ricorda i paesaggi lunari e surreali di George Herriman, ma quello che si inizia a vedere con forza è l'approccio psicologico ai personaggi definito da Gottfredson, dal rissoso bullo Nip a Billo il marinaio, senza dimenticare l'ambiguo garzone!
Chiude il volume la divertente "Topolino vince Spaccafuoco", che, tra gli altri, presenta due spunti degni di nota: il primo è il nome dell'avversario di Topolino, che nella versione americana di Creamo Katnera riecheggia il nome dell'italiano Primo Carnera, eroe dei ring americani di quel periodo; e poi il ritorno di un personaggio secondario delle avventure precedenti: Butch, lo Sgozzatore, anche conosciuto come Sgozza, che farà da spalla a Mickey nella storia seguente ben prima di Pippo, e anticipando anche Orazio.
Purtroppo non posso andare oltre le 5 stelle, ma il questo volume merita l'acquisto come poche altre cose!

Recensione di Paolo


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Il numero si apre con l'ultimissima striscia sceneggiata da Bill Walsh, che passa subito il testimone a Roy Williams, volto noto del Mickey Mouse Club, di cui il buon Becattini ci dice tutto. La qualità delle gags di Williams rimane, all'incirca, la stessa di Walsh, senza particolari "cali", nè eccessivi "guizzzi di originalità". Si può notare, tuttavia, una generale riduzione dei dialoghi - del resto, lo stesso Williams stava sceneggiando la striscia "muta" di Mickey & Friends - ed una minor propensione ai "cicli" di strisce a cui Walsh ci aveva abituati. Per esempio, la ripetitività delle strisce sui ladri o sui piazzisti, in primis, è finalmente temperata. Inoltre, Williams sembra pure meno propenso alla satira sociale del suo predecessore. Chi segue da almeno un ventennio le pubblicazioni Disney da edicola, noterà pure che buona parte delle strips del volume (tutto il 1962), sono state proposte anche sul volumetto speciale 300 strisce a tutto volume, all'inizio degli anni Novanta. Completano il volume un ottimo articolo di Cuccolini su Minni "eterna fidanzata", una rara tavola autoconclusiva disegnata da Gottfredson nel 1963 e due quasi inutili pagine sui "film buffi di Topolino".

Recensione di Malachia


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Il primo volume interamente occupato da strisce autoconclusive ci offre uno spaccato della società americana che va dall'Ottobre 1956 al Febbraio 1958. La stragrande maggioranza delle strips presenta delle trovate argute (Walsh) e dei disegni stupendi (Gottfredson, ed, in un paio di rari casi, Wright), facendosi soprattutto apprezzare per i ricorrenti "cicli narrativi" propsti. Si va dalle frivolezze di Minni, ai lavori precari di Pippo, dai bizzarri parenti di quest'ultimo (il cugino Farlocco su tutti) a quelli di Minni (si pensi al pestifero Vispetto). Le strisce sono anche popolate da truffatori, lestofanti, maldestri ladri e piazzisti abbindolatori. Non mancano le "frecciatine" degli Autori al neonato Rock & Roll e all'Arte Moderna in senso lato. Nel volume fa la sua ultima comparsa "giornaliera" Gancio il Dritto, che se ne va nel silenzio come se ne sono già andati il Piccolo Davy e il Grillo Saggio. Un ottimo volume - nonostante il "povero" apparato critico che lo circonda - che si fa, soprattutto, apprezzare per la rarità del materiale proposto.

Recensione di Malachia


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Il volume di questa settimana si apre con "Topolino e Pluto innamorato", storia satirica sulle caratterizzazioni femminili nell'universo di Mickey, dove però Minni ha un ruolo secondario e del tutto mortificante nel confronto con le altre due figure femminili della storia: la prima di questa figure appare quando Pluto porta a casa una piccola cagnetta moribonda che, una volta rimessasi in forma, dimostra tutta la sua forza di carattere prevaricando Pluto che però non sembra soffrirne, perché follemente innamorato. Nonostante l'amore dimostrato da Pluto, Topolino tenta, forse per una latente forma di gelosia, di disfarsi della cagnetta cercandone la legittima proprietaria. Quando questa viene rintracciata risulta essere un'affascinante francese (simile a molte delle affascinanti figure femminili create da Gottfredson in quegli anni) che ridicolizza Topolino nel ringraziarlo: lo solleva da terra per baciarlo (lei è alta più del doppio di lui) come se fosse un bambino: una donna "vera" risulta essere decisamente troppo per Mickey. Proprio nel momento in cui Mademoiselle Clu Clu esprime la sua gratitudine a Topolino, entra Minni, che si dimostra gelosa e possessiva ai limiti del ridicolo (specialmente nel confronto con la francese).
A chiusura dell'epica serie delle strisce "a continuazione" di Mickey, giunge "Topolino e il piccolo Davy Crockett", l'ultima storia a continuazione del ciclo di Topolino, e scorre via malinconica tra le premonitrici preoccupazioni ambientali di Davy e la nuova caratterizzazione del Grillo Parlante, per l'occasione ribattezzato Grillo Crockett, sempre più lontano dall'originaria versione di Collodi. La saga è alla fine, Topolino è annoiato, più preoccupato di fare da buon tutore a Davy e a Tap piuttosto che di dividere con loro l'avventura. Alla fine resterà solo, anche l'ultimo degli alieni verrà neutralizzato (dall'ispettore scolastico). Mickey ha percorso tutto il suo cammino evolutivo, ed ora ha anche finito di discendere la china: l'eroe ragazzo della golden age è maturato, ha lasciato il posto al topo "inquieto" degli anni della guerra e si è poi evoluto nel personaggio sempre più umano (e perciò insicuro, amaro e vulnerabile) caratterizzato da Walsh. Mickey ha esaurito il suo compito, non ha più nulla a che spartire con la società in cui vive; il suo ruolo è stato preso da Paperino, dal Donald Duck di Barks che lo ha oramai superato in popolarità. E a questo proposito ci piace sottolineare come l'ideale passaggio di consegne avvenga simbolicamente proprio nell'ultima vignetta dell'ultima storia: Topolino guarda annoiato il lavoro di una scavatrice, proprio come Paperino ed i suoi nipoti osservavano la stessa scavatrice (così ci piace pensare) all'inizio di Paperino e la scavatrice nel 1949, cioè proprio nel periodo in cui stava avvenendo il sorpasso di popolarità anche nei fumetti.
Non mi dilungo sulle strisce autoconclusive, pur interessanti, ma non paragonabili per spessore ed interesse a quanto visto sinora.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con "Topolino e il terraplano" l'ultima avventura "di viaggio" di Mickey che viene coinvolto, suo malgrado, in una strana guerra tra gli abitanti del sottosuolo terrestre: il popolo di Concavia contro gli inquietanti Twitz, esseri bidimensionali che possono rendersi invisibili camminando di lato. Divertente l'idea di Wing Ding che per convincere Mickey ad intervenire sommerge lui e gli abitanti di Topolinia di asfissianti gentilezze di ogni tipo.
Personalmente trovo molto piùinteressante le seguenti, a cominciare da "Topolino e l'orfanello riformato": la storia si apre con una divertente satira di Gottfredson e Walsh sui moderni stili di arredamento, spesso abbiamo assistito a simili critiche delle idee "moderne" nelle strisce di Mickey, spesso anche basate su pregiudizi. Il parco giochi dove Big Ben tiene prigionieri i bambini è una rivisitazione gottfredsoniana del Paese dei Balocchi di Pinocchio che riesce a tener testa all'originale mantenendo quasi del tutto inalterate le orrorifiche atmosfere del film disneyano. A mio avviso il risultato è stato ottenuto ancora una volta grazie alla caratterizzazione dei personaggi presenti nel parco: agiscono tutti freddamente e con la consapevolezza delle loro azioni rifuggendo l'istintiva brutalità del primo Gambadilegno.
In "Topolino e lo zio in ozio" Mickey rende omaggio al mito americano degli anni ormai passati. Lo zio di Mickey appare improvvisamente nella sua casa ed il suo aspetto subito potrebbe far squillare un campanello d'allarme: si tratta di una deformazione di Topolino, o forse di una sua proiezione nel futuro: è Topolino stesso ma invecchiato. Non si tratta della figura dell'alieno apparsa sinora, ma piuttosto di una figura che Antonio Faeti definisce "un cumulo di angoscianti rimproveri contro una società ed un'epoca che hanno distrutto ogni sogno".
Ma l'ultima epoca in cui il sogno americano è stato mitizzato non è forse quella roosveltiana degli anni Trenta? E non è forse proprio in quel periodo che Mickey ha vissuto le sue imprese "eroiche"? Considerando queste idee non sembra poi così strana l'identificazione Topolino-Gudger: Mickey se fosse restato quello che era nella golden-age oggi sarebbe un disadattato, costretto a rifugiarsi in un ospizio dove vivere di ricordi alla luce del crepuscolo del suo mito. La pesantezza di questa chiave di lettura della storia viene addirittura a rafforzarsi nell'analisi di due spunti satirici presentati dal duo Gottfredson-Walsh: già nel 1954 l'influenza dei mass-media era tale da indurre il sindaco di Topolinia a fornire il suo (modesto) contributo alla costruzione della casa-ospizio dello zio Gudger in quanto l'evento era ripreso dalle telecamere e le elezioni erano vicine; inoltre viene evidenziato come il "buonismo" delle istituzioni scoutistiche faccia si che tutta la parte "migliore" della società contribuisca alla costruzione della Casa di riposo Gudger, così da poter rinchiudervi i superstiti di un'epoca oramai lontana e capace solamente di far sorgere pesanti rimorsi e complessi di colpa nella popolazione americana (valga per tutti la figura dell'indiano Suona-Più-Forte).
Chiude il volume la storia "Topolino e Pippo cervello del secolo", che porta il commiato di Pippo dalle strisce giornaliere a continuazione: dopo una misteriosa visita a Mickey, Pippo sparisce per lungo tempo, finché non verrà riconosciuto da Topolino in Mister X, un geniale scienziato che di Pippo sembra avere solamente l'aspetto: si tratta in effetti di un vero genio, e di un genio votato al bene dell'umanità al punto di creare, grazie ai prodigi dell'ingegneria genetica, la mucca nana Berenice: un animale in grado di migliorare il comportamento di chiunque beva il suo latte. Ancor più che in Pippo a Hollywood qui è lampante la similitudine con il film di Laurel & Hardy "Noi siamo le colonne" del 1940 dove Stanlio, grazie ad un colpo in testa, diventa un illustre professore universitario campione di scacchi. Ala fine delle due avventure entrambi "rinsaviscono" perdendo le loro facoltà che sarebbero state una minaccia forse troppo grande per l'umanità...
Come si fa a non dare per l'ennesima volta 5 stelle ad un volume di questa collana?

Recensione di Paolo


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Il volume, sontuoso anche qesta settimana, di apre con "Topolino e il deserto del Nulla": una storia di fantascienza che prende le mosse dalla presenza di Topolino e Pippo nel deserto alla ricerca di uranio, il nuovo miraggio della società statunitense che ha sostituito l'oro nelle mire dei cercatori. I due vengono intercettati da un robot che obbedisce agli ordini di Hoosat (una bella aliena che ricorda le figure disegnate da Alex Raymond nel suo Flash Gordon) e di suo padre; quando Topolino e Pippo sono sul punto di essere uccisi, di nuovo si utilizza il mito di Pocahontas per salvarli, ma stavolta è Pippo ad essere il prescelto da Hoosat, che lo trova bellissimo. Portati nello spazio i due riescono poi a fuggire ed a tornare sulla Terra, mentre il loro amico Magneto, fuggito con loro, preferisce continuare l'avventura spaziale da solo sentendosi un diverso, e temendo di non essere accettato. In occasione dell'arrivo sulla Terra assistiamo ad una significativa gag: durante il loro volo Topolino e Pippo passano sopra il Cremlino e vengono subito attaccati dalla contraerea, quando poi si trovano a volare sulla Casa Bianca l'accoglienza è la stessa. Ma non è finita: quando riescono a toccare terra in un campo giochi, i due vengono criticati da un'anziana signora che li accusa di perdere tempo con i loro giochi. Che non ci sia più posto per Topolino in questa società?
E arriviamo a "Topolino contro Topolino": a mio avviso si tratta di uno dei capolavori assoluti della saga: le radici per l'ispirazione della storia sono da ricercarsi nel Dottor Jekyll di Stevenson, ma subito l'atmosfera della storia si tramuta in quella dei classici noir del cinema degli stessi anni, ed in particolar modo dell'opera di Hitchcock (le stesse atmosfere che caratterizzeranno molte storie di Romano Scarpa). Al suo ritorno dallo spazio Topolino trova che i suoi concittadini gli sono divenuti ostili: questo è dovuto alle malefatte compiute da Miklos, un suo sosia che, all'insaputa di tutti, ha preso il posto di Mickey per compiere i suoi crimini, e per tormentare gli amici del vero Topolino. Quando Topolino scopre l'inganno non può denunciare l'impostore perché questi tiene prigioniero Pluto: le vignette che ci mostrano come Miklos abbia ridotto il cane di Topolino sono tra le più impressionanti di tutta la storia. Altamente destabilizzante per l'identità di Topolino risulta essere il vero piano di Miklos: ucciderlo e sostituirsi a lui per continuare a vivere il resto della sua vita da rispettabile cittadino: si tratta di una minaccia molto più grave di quella della morte: significa annullare tutto il suo vissuto, eliminare il suo ruolo nella società, annullare la sua memoria storica. Dal punto di vista grafico assistiamo a quello che è l'apice della perfezione stilistica di Gottfredson: Miklos è del tutto identico a Topolino, ma Gottfredson riesce comunque a dargli delle espressioni profondamente diverse con delle minime variazioni nel disegno della bocca e degli occhi.
Per "staccare" un po' dalla tensione dell'episodio precedente, Gottfredson e Walsh realizzano "Topolino e la scarpa magica", un episodio ispirato alle leggende del folklore irlandese: perseguitato da un insistente singhiozzo, Topolino effettua un viaggio in Irlanda nella speranza che il cambiamento d'aria possa farlo guarire, ma giunto sull'isola dovrà scontrarsi nientemeno che con Gilhooley, il re dei folletti irlandesi: si tratta dell'ennesimo piccoletto che interpreta la parte del villain nelle avventure di Mickey: con il passare del tempo si è ridotta la pericolosità dei "cattivi" di grande stazza: oggi il pericolo vero proviene da questi piccoletti che utilizzano l'astuzia e l'inganno per realizzare i loro piani e sono molto più subdoli dei maldestri avversari dei primi anni.
Chiude il volume "Topolino e il gorilla Cirillo": in questo episodio (non ci sembra più il caso di utilizzare il termine "avventura") Topolino si trova a doversi accollare Cirillo, un gigantesco gorilla, che un suo zio non può più ospitare. Le gags della storia sono imperniate sul ruolo vincente che Cirillo sembra ricoprire nella società in cui vive Topolino, a differenza di quanto era avvenuto per lo struzzo Oscar e per il selvaggio Giovedì: Cirillo è benvoluto da tutti ed è spesso portato come esempio da imitare. In base a questo, e a quanto già detto in nota a "Topolino e il deserto del Nulla", è lecito domandarsi se a questo punto non sia diventato Topolino stesso l'alieno, la causa scatenante di gags e di alterazioni dell'ordine costituito: un personaggio, perciò, adatto ad interpretare una serie di gags autoconclusive piuttosto che vere e proprie avventure...

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con una delle storie meglio conosciute del periodo "tardo" di Topolino, forse anche perché è stata ristampata molte volte. In "Topolino e lo spettro fallito" ritroviamo uno dei motivi caratteristici dei primi anni trenta: Topolino deve misurarsi con uno spettro, in particolare con quello di Brian il Nero, rimasto sepolto nella casa ora abitata da lui e da Pippo. Ma negli Stati Uniti del dopoguerra, oramai, non c'è più timore neanche per i fantasmi: il dottor Destino è in grado di imprigionarli con una macchina di sua invenzione (che precorre quelle dei "ghostbusters" del film di Ivan Reitman) ed imbottigliarli per fargli poi eseguire i suoi progetti criminosi. Dalla lettura della storia spuntano almeno un paio di curiosità che vale la pena di sottolineare: quando Topolino è alla ricerca del suo amico fantasma scomparso, chiede delle informazioni ad Orazio e proprio in quella vignetta (17 settembre) possiamo vedere come gli anni abbiano cambiato la città di Topolinia ed i suoi abitanti: Orazio non è più lo stesso personaggio sbruffone e pieno di sé, sembra piuttosto un annoiato marito che torna a casa la sera dal lavoro, e sullo sfondo il profilo della città dimostra come questa sia cresciuta, con svariati grattacieli e macchine di lusso. Nello studio del dottor Destino, poi, gli scheletri con cui Topolino gioca a carte sembrano una lontana reminiscenza della vecchia silly Simphony disneyana The Skeleton Dance.
Con "Topolino e la macchina Toc Toc" inizia la serie dei parenti di Pippo, destinata ad aver successo presso altri autori, anche italiani: Pippo chiede a Topolino di badare per qualche tempo al suo strampalato zio Sfrizzo, un rivoluzionario inventore di macchine impossibili, tra le quali la macchina del tempo che permette a Mickey di viaggiare nei secoli passando dalla rivoluzione per l'indipendenza degli Stati Uniti alla Roma imperiale dei kolossal hollywoodiani dell'epoca che viene sapientemente messa alla berlina, sino ad un futuro ben diverso da quello delle "meraviglie del domani": qui sono tutti felici, il crimine è debellato, gli individui vivono in armonia tra di loro: tutto è stato reso possibile dal fatto che ora a governare la terra è un fiore.
"Topolino e l'anello di Re Mida" è un'avventura a sfondo amaro per Topolino: in seguito all'aiuto dato ad uno zingaro, Topolino riceve in regalo il mitico anello di Mida, che gli consente di arricchirsi in brevissimo tempo. Ma la ricchezza non permette a Topolino di essere realmente soddisfatto: i suoi tentativi di fare beneficenza vengono subito frustrati (così come avveniva nella storia della lampada di Aladino), la sua personalità cambia anche perché diviene succube della sua affascinante segretaria, la signorina Crespi, la quale, però, mira ad ucciderlo per impossessarsi di tutte le sue ricchezze (di nuovo assistiamo al binomio bellezza-malvagità nelle donne di Gottfredson, tema che viene affrontato anche dall'interessante articolo di Boschi a corredo del volume). Alla fine interverrà di nuovo lo zingaro a mettere le cose a posto, e Topolino potrà "tranquillamente" tornare in miseria.
In seguito al tracollo finanziario subito nell'avventura precedente, Topolino decide di partire alla volta dell'isola di Neraperla per riuscire a trovare delle perle nere di altissimo valore. Durante il viaggio in nave di Topolino si sviluppano delle gags con degli strani personaggi, tra i quali spicca l'illusionista Khan-Doo con il suo koala Alì. Riappare anche, per l'ultima volta, Gambadilegno, con il suo vecchio arto in legno ed a capo di una banda di pirati sottomarini (anche se si è dovuto adattare ad acquistare il sottomarino a rate!). Da notare che nella storia sono presenti, verso la fine di maggio, delle strisce che decantano la bellezza delle isole Hawaii, a favore delle quali in quel periodo stava iniziando una campagna promozionale per la loro annessione agli Stati Uniti come nuovo stato dell'unione (annessione poi ratificata nel 1959). Quando Topolino sbarca sull'isola di Nera Perla, la tribù che incontra parla un incomprensibile linguaggio (inglese al contrario), è capeggiata da un re che ha frequentato due università e le loro donne portano tutte la stessa maschera per evitare litigi per stabilire chi sia la più attraente.
Il volume, pur non raggiungendo le vette dei numeri immediatamente precedenti, merita le cinque stelle anche per "celebrare" il raggiungimento, da parte di Gottfredson, delle sue vette stilistiche: le inquadrature, le espressioni dei personaggi, le scelte dei comprimari: stavolta, oltre alle trame, ci sono anche i disegni ai massimi livelli.

Recensione di Paolo


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Il volume si apre con "Topolino, Eta Beta e il tesoro di Mook": forse il capolavoro dell'aspetto politico della saga, la storia che più di ogni altra scopre i riferimenti reali delle allusioni precedenti e che non risparmia le critiche ad entrambi i fronti. La storia si apre con l'episodio del ritrovamento del primo indizio della caccia al tesoro nel libro "Lo strano viaggio di Bombo Bambo" la cui inquietante copertina è misteriosamente animata. La caccia al tesoro poi proseguirà per molti paesi: l'Irlanda, una spettrale e nebbiosa Londra, una Parigi involgarita dal turismo di massa, l'Egitto popolato di fantasmi pavidi ed una Turchia popolata da improbabili spie che offrono i piani della bomba H per sette dollari (compreso un servizio di piatti in omaggio...). Alla fine del loro viaggio i due si ritroveranno prigionieri di Aygotcha, la dark lady per eccellenza del ciclo gottfredsoniano. Superata la cortina di ferro (qui rappresentata come un ostacolo fisico e reale) Topolino ed Eta Beta si confrontano con l'immagine dell'Unione Sovietica che la propaganda statutitense intendeva suggerire in quegli anni: i loro ufficiali pluridecorati hanno guadagnato le loro medaglie per essersi puliti gli stivali, i loro carri armati sono solamente una facciata in cartapesta, la gente sorride solamente perché costretta ad indossare un elastico che tira gli angoli della bocca. Ma il vero "coup de theatre" si realizza nella striscia del 19 maggio del 1950, quando il "compagno generale, capo del servizio segreto" risulta essere nientemeno che Gambadilegno. In Italia una presa di posizione così netta non passò inosservata ai traduttori dell'epoca, che tolsero dal testo la parola "compagno" e cancellarono da tutte le divise e medaglie la stella della repubblica socialista. La caccia al tesoro si conclude con il ritrovamento della lampada di Aladino, e dello stesso Moook che risulta essere un potente genio in grado di realizzare tutti i desideri. Nel finale della storia la propaganda antisovietica delle strisce viene stemperata dall'atteggiamento ugualmente caustico che Gottfredson e Walsh adottano nel descrivere l'atteggiamento del Pentagono nei confronti di Moook, subito arruolato con il grado di sergente.
"Topolino buffone del Re" si apre con l'addio di Eta Beta a Topolino: ufficialmente perché Eta Beta aveva nostalgia della sua famiglia, ma secondo molti perché stava sempre di più offuscando il ruolo di protagonista principale di Topolino. In questa storia i comprimari di Mickey sono Gas Gas e Giac, i due topolini del lungometraggio Cenerentola (presentato nel giugno dello stesso anno), da Gottfredson trasformati in topi di dimensioni più grandi per farli interagire meglio con Topolino, e comunque continuiamo a vedere un Topolino "trascinato" all'avventura e non più irrequieto come negli anni precedenti, e lo stesso discorso può farsi per "Topolino e la città subacquea", avventura sottomarina di Mickey che, grazie ad una cintura messa a punto da un inventore alquanto strampalato, riesce a respirare ed a parlare sott'acqua. Nel corso della sua immersione trova una strana società sommersa nella quale i valori normali risultano capovolti rispetto alla superficie: i ladri non vengono puniti, mentre c'è la pena capitale per chi dovesse comportarsi in modo sgarbato. In una visione complessiva dell'impianto satirico realizzato da Walsh e Gottfredson, possiamo vedere questa come una satira della società perbenista ed intrisa di buone maniere ipocrite.
In "Topolino e la mosca zeta-zeta", in seguito alla conclusione dell'avventura precedente, Topolino si trova a sbarcare sulle coste dell'Africa, dove viene punto dalla mosca zeta zeta, i cui effetti letali lo inducono a cercare l'antidoto in una regione inesplorata, guidato dal compassato gorilla Jeffrey (quanta nostalgia per la precedente avvventura in Africa, dove Topolino era guiudato sempre da uno scimmione, ma di tutt'altro stampo: il gorilla Spettro). Durante la sua ricerca Mickey si imbatte prima in una tribù di selvaggi a due facce (salvo qualche eccezione che ne ha quattro) che lo aiuteranno a fargli passare la febbre e a raggiungere il regno della Dea dell'Oro (ennesima figura femminile "fatale" di Gottfredson) dove potrà definitivamente guarire dagli effetti della puntura. Ma la dea si rivelerà un pericolo mortale per Mickey che riuscirà a sfuggirle solamente grazie all'aiuto di una graziosa schiava.
Chiude il volume "Pippo a Hollywood": dopo un lungo girovagare per tutto il mondo (mancava da casa dall'avventura che apre il volume) Topolino torna nella sua città dove trova ad attenderlo Pippo in groppa alla sua cavalla: durante l'assenza di Mickey è diventato una stella della televisione, il nuovo elettrodomestico già entrato nelle case americane e già creatore di nuovi miti (indipendentemente dal loro valore, sembra suggerirci Gottfredson). In seguito al travolgente successo di pubblico ottenuto, Pippo viene scritturato da un produttore hollywoodiano per una serie di film. Per poter sfruttare al meglio le doti di Pippo, Topolino decide di ricorrere all'aiuto di un ipnotizzatore, ma il risultato è quello di rendere Pippo insopportabile, in una serie di strisce che ricordano la trasformazione subita da Stan Laurel in "Noi siamo le colonne". Alla fine dell'avventura la fama di Pippo svanisce nel nulla facendo sì che rinsavisca, ed anche Topolino, innamoratosi della bella Hester O'Hiter, rinsavisce nel momento in cui scopre la sua vera età: le illusioni create da Hollywood sono durate pochissimo.
Per quanto riguarda il voto... la presenza della prima storia fà si che anche se il volume avesse contenuto le storie de lupo cattivo di Glenn Schmitz, o le storie di Paperino e Cip & Ciop dello studio Diaz o i Wizard of Mickey, il voto sarebbe stato comunque di 5 stelle... figuriamoci con le altre storie di Gottfredson!

Recensione di Paolo


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Avevamo lasciato Topolino e Eta Beta alle prese con l'atombrello e le spie, ora, forse per allentare un po' la tensione creata dalle due storie precedenti, arriva l'avventura "Topolino e il processo di Eta Beta" composta per la maggior parte di gags autoconclusive sul problema dell'integrazione dell'alieno Eta Beta nella società americana. Anche in questa storia non mancano caustici spunti d'ironia da parte del duo Gottfredson-Walsh, come nella caratterizzazione dello psicologo austriaco incaricato di decidere sulla sanità mentale di Eta Beta.
La storia seguente, "Topolino e lo strano potere di Flip", vede il ritorno di Gambadilegno (per l'occasione con la sua vecchia gamba in legno) che tenta di sfruttare a suo vantaggio le capacità di Flip, il cucciolo di Eta Beta, che in seguito ad una malattia (la zizzosi) ha acquistato la capacità di far dire la verità a chiunque gli stia vicino. Questa sua qualità farà sì che la confessione di Gambadilegno alla fine dell'avventura sia piuttosto corposa: dopo tre giorni di interrogatorio il villain sta ancora raccontando di un assalto al treno compiuto all'età di sedici anni...
E veniamo al "pezzo forte" del numero: "Topolino ed Eta Beta nel Pianeta Minorenne". Quest'episodio fantascientifico, che potrebbe essere giudicato poco originale e basato sulle riviste di fantascienza di "serie B" dell'epoca (le cosiddette riviste pulp), va invece letto tenendo presente il periodo di guerra fredda in cui si colloca. I trigilioni potrebbero essere visti come i russi (del resto sono degli orsi, e l'orso è l'animale simbolo della Repubblica Sovietica) mentre gli umani senza volto potrebbero rappresentare gli americani, minorenni ed incapaci di battersi. Con la chiave di questa metafora, la storia presenterebbe molti aspetti molto interessanti che meriterebbero un maggiore approfondimento: ad esempio quando Topolino ed Eta Beta sono sul punto di essere giustiziati vengono salvati dal ripetersi della storia di Pocahontas, uno dei miti più amati della storia americana, però va notato come anche in questo caso Gottfredson e Walsh non si lascino sfuggire l'occasione di parodiare il mito: la principessa che salva loro la vita è (per usare le parole di Antonio Faeti nel suo fondamentale "In trappola con il Topo") "un'orsetta lardosa e butirrosa, orrenda e innamorata di Mickey" ben diversa dalla principessa indiana che salvò John Smith.
Nell'episodio successivo, "Topolino e Eta Beta nel Texas", Mickey torna nuovamente nel west, ma è un west profondamente diverso da quello delle prime avventure, ora ci sono indiani che viaggiano in spider e cow-boys organizzatori di vacanze tutto-compreso che si rivelano truffatori (tematiche già accennate in "Topolino e Billy il Topo"). In compenso i due riescono a scovare un paesino abbandonato che sembra evocare ancora qualche sensazione dei tempi andati, ma anche quello si rivelerà essere il covo di una temibile banda impegnata a sfruttare una miniera di "tredicite", una prodigiosa sostanza in grado di donare la giovinezza. A capo di questa banda c'è una vecchia donna che, grazie agli effetti della tredicite, si trasformerà in un'affascinante (e mortale) fanciulla, per la quale Topolino nuovamente perderà la testa. Alla fine dell'avventura, però, il crollo della miniera seppellirà per sempre il prezioso materiale e la temibile banda di assassini: il vecchio e selvaggio west è ora stato sepolto per sempre, con i suoi miti ed i suoi misteri.
Chiude questo volume "Topolino e la Banda della Morte": la storia prende nuovamente spunto dalle mirabolanti capacità di Flip, che ora è in grado di fiutare un crimine anche a chilometri di distanza, anche se in maniera del tutto indipendente dalla gravità dello stesso. Messe in allarme da questa sua capacità diverse organizzazioni criminali decidono di eliminare Flip con ogni mezzo. Investigando su uno di questi tentativi Topolino ed Eta Beta finiscono nella villa di Angelo Agnello, un bellissimo personaggio che sotto la sua facciata di benefattore nasconde la ben più avviata attività di criminale internazionale che ha accumulato nei sotterranei della sua villa un enorme quantitativo di denaro liquido (che ricorda il deposito di Paperon' de' Paperoni, realizzato da Carl Barks in quegli stessi anni).
Poco più su ho definito la storia del pianeta minorenne come "pezzo forte" del volume, ma mentre scrivo mi rendo conto che anche la storia del west e "La banda della morte" sono dei veri e propri capolavori... Che meraviglia questa collana!!

Recensione di Paolo


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Poco da dire: uno dei migliori numeri della serie, si parte con le ultime brevi del periodo, per poi affrontare, tutte di fila, le prime storie di Eta Beta: da "Topolino e Eta Beta, l'Uomo del 2000" a "Topolino, Eta Beta e la Spia Poeta", una carrellata di capolavori memorabile, e non finisce qui!
Non so nemmeno se abbia senso recensire un volume del genere tanto e' importante nella storia del fumetto e tanto ne e' opportuno l'acquisto, pero' mi piace mettere i miei commenti sulle storie che contiene, a cominciare proprio da "Topolino e Eta Beta, l'Uomo del 2000", l'avventura con la quale si apre l'ultimo grandissimo ciclo delle avventure di Mickey Mouse. Nelle storie a continuazione pre-belliche avevamo lasciato Topolino già sulla via della maturazione psicologica. Il Mickey che ci si presenta oggi è profondamente diverso da quello, è adulto, maturo, disincantato e alieno dai miti roosveltiani dei suoi primi anni. à il Topolino che ha vinto la guerra, ma anche grazie alla bomba di Hiroshima, è un Topolino che ha raggiunto la consapevolezza della morte e che ha provato delle pulsioni sessuali per le comprimarie delle sue avventure. Probabilmente, però, è anche un Topolino stanco, incapace di auto-motivarsi all'avventura e dunque bisognoso di un elemento forte ed alieno al suo mondo per poter ancora sostenere con successo il suo ruolo predominante nelle strisce quotidiane. E l'elemento alieno per eccellenza fa la comparsa sulle strisce della serie il 26 settembre del 1947. Eta Beta proviene dal futuro, e rappresenta il campione di un'umanità migliore (utopistica) di quella dell'epoca: è probabilmente l'iniezione di fiducia che è in grado di dare a Topolino l'energia sufficiente per ricominciare la sua attività avventurosa, ma, ormai, con un ruolo diverso: non ha più il ruolo di catalizzatore degli eventi che si sviluppano attorno a lui, ma spesso ha quello dell'osservatore, limitandosi a riportare i comportamenti e le reazioni dell'"uomo" normale di fronte ai fatti di cui si trova ad essere testimone. Ormai la sua parte avventurosa ed imprevedibile è stata fatta assumere ad Eta Beta, assimilabile ad un alter-ego di Topolino che ne incarna la parte che il topo ha perso: quella più ottimistica, più disposta all'avventura fine a sé stessa.
Il set di quattro storie che precedono l'avventura dell'atombrello serve a delineare con maggiore chiarezza le capacità e le stranezze del nuovo amico di Mickey: Eta Beta prevede il futuro, dorme sul pomo del letto, è mortalmente allergico al denaro e si nutre di piume di piccione per poi passare alle palline di naftalina, o meglio ai pnickeled pkumquats. Inoltre ha un suo cucciolo, Flip il gangarone, ispirato al Jeep creato da E. C. Segar per Popeye e presumibile risultato di operazioni di ingegneria genetica, essendo composto da "parti" di vari animali: cane, volpe, unicorno, panda, drago, eccetera. Chiaramente un cucciolo come questo non può non avere una sua dieta specifica: si nutre difatti esclusivamente di manzanilli (misteriosi animali che solo i gangaroni possono vedere).
In "Topolino, Eta Beta e l'atombrello" ci si rende conto che la guerra fredda sta iniziando, e nuovamente i protagonisti dei fumetti vengono utilizzati come efficaci strumenti di propaganda. Il pericolo della bomba atomica, nonostante i proclami degli organi ufficiali, è sentito come reale, contribuendo a diffondere un senso d'insicurezza nella popolazione degli Stati Uniti che si sente minacciata all'interno del Paese (e forse lo stesso sentimento avrà un peso rilevante nell'affermarsi del maccartismo negli anni successivi). A garantire la tranquillità degli americani, così come quella di Topolino, pensò allora Eta Beta con la costruzione dell'atombrello: uno strumento che proteggeva chiunque lo indossasse da tutti i pericoli fisici, comprese le radiazioni nucleari. Anche in quest'avventura troviamo conferma di quanto il ruolo di Topolino si stia riducendo a quello di semplice osservatore: al momento del collaudo dell'atombrello viene utilizzato lui come cavia, essendo il meno importante del gruppo...
Il volume si conclude con "Topolino, Eta Beta e la Spia Poeta", memorabile storia "politica" di Mickey: l'atombrello realizzato nell'avventura precedente potrebbe venir rubato dagli agenti di qualche potenza straniera, ed infatti Topolino ed Eta Beta si trovano subito a dover affrontare gli attacchi di un ben organizzato trio di spie che riesce a sottrarre loro il prezioso marchingegno. Durante lo svolgimento della storia assistiamo anche, nella migliore tradizione delle spy-story, alla disintegrazione di una di loro (Trucco) da parte di Eta Beta(!) e all'eliminazione di un'altra (Mirta) da parte della Spia Poeta; la stessa Spia Poeta si rivelerà essere in realtà il capo della polizia Sovietica, in possesso di insospettabili risorse come un disco volante (sul modello di quelli avvistati per la prima volta da Kennet Arnold nel 1947). Al termine dell'avventura la Spia Poeta sembrerà morire affogata a causa del peso delle medaglie sulla sua divisa che non gli consentiranno di risalire a galla... anche se ultimamente si è scoperto che le cose sono andate in maniera diversa...
Concludo proponendo le sei stelle per questo volume, ma accontentandomi di darne solo 5, causa mancanza di tempo per modificare il software di gestione delle pagine dell'edicola! ;-)

Recensione di Paolo


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Primo numero composto esclusivamente di storie brevi (che possono considerarsi quasi come delle autoconclusive), che non contribuiscono particolarmente alla crescita caratteriale e psicologica di Topolino, ma che hanno comunque un buon grado di interesse, principalmente per due motivi.
Innanzitutto la scarsa diffusione che queste strisce avevano avuto sino ad oggi nel nostro paese, stampate in maniera saltuaria, incompleta e senza organicità, in testate anche "degne", ma comunque senza quella visibilità e dignità che il lavoro di Gottfredson merita.
E poi per i "semi" che Walsh inizia a piantare per le sue future grandi avventure, facendo quasi dei "test" con i personaggi classici in determinate ambientazioni e tematiche e in rapporto ad un certo dipo di comprimari, ad esempio in "Topolino e il Pippofiore" ci sono degli elementi che verranno ripresi in "Topolino e la macchina toc-toc", "Topolino e l'eredità di Pippo" ricorda gli atteggiamenti di Pippo in "Pippo cervello del secolo", Topolino e Pippo cineasti propone dei temi che verranno ripresi in Topolino e Pippo a Hollywood, e così via.
Comunque, nel complesso, non è certo il miglior numero di questa collana, e non credo che, specialmente confrontandolo con i numeri che l'hanno preceduto, si possa andare oltre le tre stelle.

Recensione di Paolo


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L'ottavo volume conclude il primo decennio di strip: partiti dal 1936 con il Topolino alle prese con l'Uomo Nuvola, si è giunti ad avere un personaggio profondamente diverso da quello del decennio precedente: la guerra ha pesato moltissimo nella psicologia del topo, maturandolo e cambiandone ambientazioni ed atmosfere. Mentre nelle storie precedenti l'immagine della morte e della violenza venivano in qualche modo attenuate dall'idea che potesse trattarsi di un sogno, questa volta in "Topolino e la casa misteriosa", l'orrore è reale. L'impianto della storia è abbastanza complesso (e forse rapportabile al racconto di Edgard A. Poe "La caduta di casa Usher"): c'è una casa maledetta destintata al crollo, ed una sepolta viva: l'avvenente Drusilla, tipica figura di femme fatale (al cui fascino Topolino non resterà affatto insensibile) del cinema di quegli anni. La ragazza non esita ad utilizzare qualunque mezzo, pur di rientrare in possesso della sua formula, in grado di donarle l'eterna giovinezza. Alla fine dell'avventura Drusilla, insieme a Gibbo, il suo servitore deforme, perirà tra le fiamme che divorano la casa per tentare di recuperare le sue formule: la trasformazione di Topolino è veramente completa, siamo lontanissimi dalla figura dell'eroe carico di certezze e di entusiasmi impostata da Ted Osborne, il seme del cambiamento piantato da Merril de Maris ha dato i suoi frutti: Topolino è ora un antieroe, sul quale è possibile gettare le nostre fobie e le nostre angosce, e così identificarci realmente con lui.
La seconda storia del volume è "Topolino e Billy il topo", si tratta della continuity più lunga di questo periodo, ed è una rivisitazione del vecchio West in chiave parodistica, con toni a volte molto sferzanti, anche se, secondo me, lo svolgimento della storia pecca dello stesso difetto della precedente, consistente in una forte discontinuità narrativa e stilistica (anche a causa dei "cambi di guida" alle matite), salvata nell'episodio precedente dal tenore noir e drammatico dei fatti, ma che qui viene a galla visti i tempi più leggeri quando non addirittura grotteschi.
Completano l'albo una "miriade" di strisce autoconclusive, il cui unico spunto di interesse può essere quello i vedere gli ultimi effetti degli anni di guerra sulla vita di Topolino, anche a causa di un umorismo non sempre all'altezza... Per dare un voto al volume mi baso più che sull'effettiva valenza del contenuto (di certo non superiore alle 4 stelle) all'importanza della storia di apertura dello stesso nell'ambito dello sviluppo della "psicologia topolinesca", quindi e 5 stelle ci possono stare.

Recensione di Paolo


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Che meraviglia! Ora si inizia a fare sul serio con le sceneggiature "drammatiche" di Bill Walsh! Oltre a "Topolino nella II Guerra Mondiale", dove il tema propagandistico è ancora centrale nella storia, ci sono tre storie che meritano il fregiarsi del titolo di "capolavoro", se non per i disegni (Gottfredson in questi anni, secondo me, è in una fase di passaggio, che produrrà la perfezione stilistica dalla seconda metà degli anni quaranta) di certo per le sceneggiature.
"Topolino e la cassetta elettronica" è la prima vera sceneggiatura di Bill Walsh, libero dai vincoli impostigli dal dover sviluppare delle storie di propaganda: le atmosfere noir proposte già da Merrill de Maris, vengono qui riprese esasperandole nel grottesco (il pipistrello di compagnia del dottor Zazzera) ma soprattutto acutizzando la pericolosità delle avventure, introducendo una reale pericolosità degli avversari, una mortalità non solo potenziale come nei tentativi effettuati precedentemente da Gambadilegno. Un evento in particolare di questa storia merita di essere sottolineato: il dottor Zazzera non viene imprigionato per i suoi crimini, ma viene invece utilizzato dal servizio segreto per le sue indiscutibili doti di inventore, rendendo più sottile ed incerto il confine tra il bene e il male; è un "colpo" alla purezza e all'entusiasmo di Mickey.
"Topolino e l'isola della morte" rappresenta un deciso cambiamento di rotta nel mondo di Topolino: l'avventura si svolge come un viaggio nel tempo, nel sedicesimo secolo, dove riappare Gambadilegno (nei panni di Capitan Barbone) di nuovo con la sua gamba in legno e dove per la prima volta assistiamo alla morte di uno dei protagonisti dell'avventura, ed anche se il tutto alla fine sembrerà essere un sogno, il lettore rimane quantomeno dubbioso a causa del medaglione che pende ancora dal collo di Topolino. Molto particolari le scene di descrizione del mare misterioso che sembrano essere ispirate all'opera del poeta inglese S. T. Coleridge "La ballata del vecchio marinaio", piene dello stesso timore per l'ignoto e per la natura che può anche rivelarsi ostile (come testimoniato dal gas venefico e dal mostro custode del tesoro). Infine merita di essere ricordata la figura della principessa bianca dell'isola, della quale Topolino, per l'ennesima volta dimenticatosi di Minni, s'innamora.
"Topolino e le meraviglie del domani" è l'avventura dove vengono chiaramente definite le paure della società americana di fronte ad una guerra che sta ancora combattendosi: il futuro sembra essere pieno di meraviglie ed innovazioni tecnologiche, ma c'è la possibilità che un dittatore (qui rappresentato dal sempre valido Gambadilegno) possa impossessarsi di questo futuro, utilizzando il suo esercito di uomini-robot (che nella fattispecie rappresentano i nazisti). Nell'avventura il piano criminoso giungerebbe di certo a conclusione e Topolino verrebbe ucciso se non fosse per l'intervento di Mimì, la donna robot che paga il suo innaturale sentimento di amore verso Topolino sacrificandosi per lui facendogli scudo con il suo corpo. Nel corso dell'avventura incontriamo un altro dei sosia di Topolino (il primo è stato re Sorcio), che, specialmente nel momento in cui viene accettato (con entusiasmo) da Minni aggrava la già latente crisi d'identità di Mickey. Capolavori, insomma: nessuna scusa per lasciarlo in edicola!

Recensione di Paolo


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Altro gran bel numero di questa collana, che si apre con "Topolino e Lea leonessa buffa", storia che, per la prima volta, non vede come protagonista Topolino, bensì Pippo e la leonessa da lui adottata e chiamata Lea perché gli ricordava una sua vecchia fiamma. La storia si snoda in una serie di gags prodotte dalla presenza del leone (assimilabile come Giovedì alla figura dell'"alieno" visto come causa scatenante dell'intreccio della storia) nella tranquilla esistenza degli abitanti di Topolinia. Ma la mia preferita è sicuramente "Topolino e il misterioso corvo": ormai la guerra è in pieno svolgimento, ed anche Topolino e Pippo tentano di entrare rispettivamente in una fabbrica per la produzione bellica e nell'esercito, ma vengono entrambi respinti e decidono di ripiegare, su consiglio di Minni, sull'attività di supporto alle coltivazioni agricole. L'atmosfera di guerra è sempre presente in tutta la storia, il raccolto è minacciato dall'attività di un misterioso sabotatore: tra i lavoranti c'è anche un giapponese e Topolino, dopo i fatti di Pearl Harbour, sospetta subito di lui. Quando alla fine Topolino riuscirà a catturare il Corvo, il cui costume ricorda quello di Macchia Nera, lo troverà sul punto di far saltare una diga, maldestramente sorvegliata dai soldati, ed anche questo è un sintomo della situazione bellica: tutto ciò che potrebbe essere sabotato viene presidiato dall'esercito. Per concludere voglio accennare alla memorabile "sbandata" di Topolino per la graziosa Kitty, figlia di uno dei fattori della zona: alla fine dell'avventura assistiamo addirittura ad un bacio tra i due: questa non è che la prima delle occasioni in cui Mickey "dimenticherà" Minni.
Concludono il volume le strisce autoonclusive (da ricordare almeno quella che vede Topolino al lavoro in una fabbrica di aeroplani circondato da splendide ragazze) e l'esordio di Bill Walsh alla sceneggiatura con "Un'avventura di Topolino nella II Guerra Mondiale".
Una nota sulla copertina: non sembra anche a voi che Topolino sia un po' troppo grande rispetto alla dimensione del volume, tanto da sembrare un po' "ingobbito" per entrarci?

Recensione di Paolo


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Volume denso di storie e, purtroppo, limitato nella parte relativa agli articoli ed approfondimenti della premiata ditta Boschi-Becattini. Comunque le storie, come al solito, sono di primissima qualità, ad iniziare da "Topolino all'età della pietra", avventura derivante direttamente dal libro di Arthur Conan Doyle "Un Mondo Perduto", dove Mickey ricopre il ruolo di Edward Malone, il giovane giornalista partito per far colpo sulla sua fidanzata Gladys, con il professor Challenger. Forse è proprio nel confronto Challenger-Ossivecchi (il professore che coinvolge Topolino in quest'avventura) che la storia di Gottfredson esce sconfitta, essendo il professor Ossivecchi un personaggio "semplicemente" antipatico, a differenza dell'irruento e luciferino professore indimenticabilmente descritto dal papà di Sherlock Holmes.
Nella storia seguente "Topolino e l'illusionista", Mickey ritorna nella sua città e trova Minni invaghita di Bubbo Rodinì, un personaggio che si presenta come un viveur del bel mondo. La questione si risolverà grazie all'intervento di una cugina di Mickey, Adelina, che tenendo nascosta la sua vera identità, riuscirà a far ingelosire Minni e a far riconciliare i due. Personalmente non ho gradito molto la colorazione data ad Adelina, che risulta essere troppo simile a Minni a differenza delle edizioni precedenti.
"Topolino agente di pubblicità" è una divertente storia ambientata nel mondo delle agenzie pubblicitarie, fortemente satireggiate. Degna di essere ricordata è la figura di Gramoli, il disegnatore dell'agenzia, nel il quale ci viene il forte sospetto che Gottfredson si sia divertito nell'autocaricaturarsi.
"Topolino e il boscaiolo", la prima avventura di Mickey ad essere stata ripubblicata in Italia dopo la guerra, è nota soprattutto per essere la prima storia dove appare Gambadilegno con il suo nuovo arto artificiale che sostituisce definitivamente quello di legno; riappare anche (per l'ultima volta) Lupo, il socio di Gambadilegno delle prime avventure della saga. La trama della storia inizia a risentire degli avvenimenti bellici del periodo: il legname prodotto nella zona del fiume solitario viene considerato dal F.B.I. come una risorsa strategica ad alta importanza.
Chiude la serie una godibile avventura cittadina che comunque prelude alle atmosfere più cupe degli anni successivi: "Topolino e il mistero delle collane". Grazie ai suoi poteri ipnotici, un famoso ladro internazionale acquista la complicità di Minni in una serie di furti effettuati durante le feste dell'alta borghesia di Topolinia nelle quali le signore sfoggiano i loro gioielli.

Recensione di Paolo


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Dopo il meraviglioso volume della settimana scorsa, diventa difficile commentare il quarto numero di questa collana: paragonarlo col suo precedessore lo vedrebbe sicuramente penalizzato, valutarlo indipendentemente dal resto della collana lo vedrebbe comunque titolare delle consuete cinque stelle non fosse per il fatto che ci vengono presentate ben quattro storie. Mi affido quindi al mio gusto personale e alle sensazioni delle storie contenute nel volume per cercare di darvi qualche indicazione di massima.
La prima delle quattro storie presenta uno dei primi segni di "destabilizzazione" del Topolino "eroico" degli anni Trenta, dove il suo ottimismo, il suo volter aiutare il prossimo si devono scontrare con un mondo molto più simile al reale che a quello dei fumetti, con politici corrotti, poveri diffidenti e buone azioni che non riescono ad arrivare a buon fine: Mickey inizia a crescere!
Topolino e il selvaggio Giovedì, invece, non è mai stata tra le mie preferite: una comica dalle gag spesso scontate e con un comprimario (Giovedì) tra i più antipatici che io possa ricordare... La risollevano il divertente finale con Pippo e la considerazione che Topolino inizia ad agire da "spalla" intorno al vero catalizzatore degli eventi, l'"alienno sociale", rappresentato dal suo scomodo ospite, ma ci sarà occasione di tornare su questo argomento nelle prossime uscite.
In "Topolino e la barriera invisibile" l'opera di "decostruzione" del mito continua: il west eroico delle storie precedenti (non ancora pubblicate in questa collana) viene messo alla berlina, il "Bar-None Ranch" è una sorta di il prototipo dei moderni villaggi turistici tutto-compreso, dove si radunano vecchie zitelle per vivere l'emozione di un rapimento nello stile del selvaggio west...
Chiude il volume "Topolino e i topi d'albergo", avventura dal ritmo un po' troppo discontinuo per arrivare ai livelli delle storie più classiche, basti pensare alle diverse dinamiche dello scontro tra Topolino e i fantasmi che avviene in questa storia e quello della "classica" (questa si!) "Topolino nella casa dei fantasmi ".
Assolutamente degni di menzione gli articoli a corredo del volume, dedicati a due grandi co-autori della grande saga topolinesca: Merril De Maris e Bill Wright, senza dimenticare l'elenco delle copertine dei "Big Little Books".

Recensione di Paolo


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Questo probabilmente è il volume assolutamente imperdibile della collana, i cui contenuti sono da Storia del fumetto: iniziamo con i piccoli calibri: Topolino e Robinson Crusoe e Topolino al campeggio (nota anche come "Pipposcampagnate"), entrambe introdotte dai sempre ghiotti articoli di Alberto Becattini, sono due storie note più per dei particolari che per la loro trama: nella prima avviene l'"epocale" cambio del disegno degli occhi di Topolino, e la seconda è il primo caso di una breve assenza di Floyd Gottfredson dalla realizzazione delle matite.
Ma i pezzi da novante, ognuno dei quali vale da solo l'acquisto del volume, sono due delle storie più ne belle di tutta la saga del fumetto Disney: Topolino e la banda dei piombatori e Topolino e il mistero di "Macchia Nera". Non credo di dover commentare le storie: se già le avete lette sapete di che capolavori sto parlando, se -invece- non avete ancora avuto questo privilegio, sono io curioso di conoscere il vostro parere discutendone sul forum!
Chiude il volume una piacevolissima sorpresa che ci aiuta a capire quanta competenza, professionalità e passione riservino a questa collana i suoi curatori: Becattini e Boschi presentano un articolo ("Due Maestri e 18 copertine") all'interno del quale vengono riproposte tutte le copertine realizzate da Romano Scarpa per la collana dell'ANAF che ristampò alcune storie del Mickey classico.

Recensione di Paolo


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E' impossibile recensire un volume del genere, fosse solo composto da una sola delle due storie "mitiche" che racchiude già meriterebbe il massimo dei voti, ma c'è anche la storia di "Topolino Ammazzasette", e ci sono tante altre domenicali, e ci sono gli apparati critici di Boschi e Becattini... Inizio a temere di dover inserire un nuovo grado di giudizio a "sei stelle".
Per completezza di informazione, vi riporto le storie contenute nel volume: "Topolino sosia di Re Sorcio", lunga continuity dove avventura e politica si intrecciano, a cominciare dall'atteggiamento di Mickey nei confronti della monarchia: un cittadino "qualunque" è in grado di gestire al meglio il piccolo stato, applicando nei confronti dei suoi sudditi una politica non dissimile da quanto il governo statunitense stava facendo per uscire dalla Grande Depressione negli anni ‘30.
"Topolino cacciatore di balene" secondo me è l'apice dello stile grafico del periodo "classico" di Gottfredson; si tratta della rivisitazione disneyana del Moby Dick, senza dissacrare il mito di Melville: non si tratta, cioè, di una parodia ma di un omaggio affettuoso a tutto il mondo di miti e leggende marinare di cui è permeato anche il Moby Dick originale.
Le due domenicali "Topolino Ammazzasette" e "La stazione di servizio di Topolino", sono delle godibilissimi versioni a fumetti dei cartoni animati "The Brave Little Tailor" e "Mickey's Service Station", rispettivamente. Davvero splendidi i disegni, in particolare la vignettona di apertura (di un formato inutilizzabile per le dailies) della storia del piccolo sarto. Mi chiedo chi non acquista questo volume cosa possa volere di più...

Recensione di Paolo


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"Ecco i "desiderata" del sottoscritto per quella che dovrebbe essere l'edizione definitiva del Gottfredson in Italia...[cut]...Contenuto: Ovviamente non un "tutto Gottfredson" ma un "Tutto Mickey Mouse" dalla strip introduttiva (YM 000, per chi non la conoscesse) alla striscia del 4 ottobre 1955...[cut]...non dovranno esserci censure di nessun tipo...[cut]...Formato: Orizzontale, senza rimontaggi su tavole "alla topolino", ma con le strip lasciate nel loro formato originario...[cut]...Distribuzione: Edicola, assolutamente: bisogna far conoscere Gottfredson al grande pubblico...[cut]...Se poi dovesse essere distribuito assieme a qualche quotidiano/periodico ben venga...[cut]...Supporto: Il Papersera si impegna ufficialmente, sin d'ora, a dare il massimo risalto possibile alla pubblicazione, spingendola e sponsorizzandola sulle sue pagine! Apparati Critici: INDISPENSABILI...[cut]"
Così scrivevo quasi 3 anni fa sul forum del Papersera, speranzoso nella possibilità di vedere una "Floyd Gottfredson Library" nel nostro paese. Ma se devo dire la verità ero davvero poco convinto che questo potesse accadere... fino ad oggi.
La nuova iniziativa editoriale della RCS (Corriere e Gazzetta), realizzata con competenza, cura e amore dai mai sufficientemente ringraziati Luca Boschi e Alberto Becattini, è quanto di meglio si potesse sperare per un'edizione divulgativa, dedicata cioè al grande pubblico (altrimenti sarebbe stata da fare in bianco e nero come l'originale, ma vabbè... no si può avere tutto!). Traduzioni nuovissime ed accurate, patinate nuove per la migliore qualità di stampa realizzata sino ad oggi, articoli introduttivi competenti ed esaustivi, versioni complete delle storie.... che altro dire? Ah si, il contenuto: "Topolino e il mistero dell'Uomo Nuvola" e "Topolino e il gorilla Spettro", due stra-classici del Mickey anni Trenta, storie talmente belle che è inutile starle a valutare, così come è inutile stare a valutare SE acquistare il volume: correte in edicola e sperate di trovare una copia residua!

Recensione di Paolo


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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