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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



L’elemento più caratterizzante del numero è indubbiamente la copertina. Copertine componibili erano già apparse sul settimanale, ma questa si distingue per la soluzione adottata: il logo del settimanale con strilli pubblicitari e tutte le informazioni editoriali sono su un foglio separato mentre la copertina vera e propria consta del solo primo quarto di disegno che andrà poi a costituire, insieme ai successivi tre, il disegno completo.
Per il resto, si tratta di un numero assolutamente nella media, senza particolari picchi in positivo e negativo, ma con storie pressoché tutte piacevoli.
Dopo una prima puntata in cui Enna trovava il modo di ribadire la continuity tra le vicende di Quack Town e quelle di Paperopoli, "Paperino Qui Quo Qua e il grande gioco geniale" comincia ad entrare nel vivo: in generale manca un po’ di ritmo ma l’interesse viene mantenuto vivo dalla sottotrama riguardante il prof. Quagliaroli e il suo misterioso "mandante". Continuo a restare perplesso riguardo la commistione tra luoghi e personaggi reali e di fantasia che sembra ormai essere una prassi consolidata, dato che questo è solo l’ultimo di una serie di esempi simili.
Peccato invece per i disegni di Tosolini che, a differenza di Freccero nella prima puntata, non sfrutta molto l’ambientazione della storia.
Alessandro Sisti ormai padroneggia le trame con paradossi temporali con estrema naturalezza: ne è la conferma "Topolino e l'altra macchina del tempo", trama solida e accattivante che si giova dei disegni di Giuseppe Zironi.
"Archimede e le idee ritardatarie" di Buratti e Guerrini, è una classica storia di rivalità affaristiche tra i due miliardari più in vista di Paperopoli che ha il difetto di perdersi in un finale un po’ semplicistico, lì dove storie così hanno spesso riservato delle conclusioni di grande effetto.
L’albo si chiude con "Zio Paperone e il doppiaggio provvidenziale" della serie "Paperopoli film festival", scritta da Giulio D’Antona ed illustrata da Lucio Leoni, divertente avventura che introduce in maniera alquanto originale i doppiaggio cinematografico.
Riguardo la parte redazionale, degni di nota soprattutto gli articoli che accompagnano le storie di apertura e chiusura, dedicati rispettivamente a Leonardo da Vinci e, appunto, al doppiaggio nel cinema

Recensione di piccolobush


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Questo terz'ultimo numero della testata presenta ben quattro storie tutte molto particolari ed eterogenee tra loro, dunque un indice sicuramente valido e variegato ed arricchito dagli interessanti contenuti extra collocati a fine volume.
Si inizia con Zio Paperone - Bassotti contro Deposito, storia assolutamente celebrativa perché chiamata a ricordare i 50 anni dalla creazione di questi due characters tipici delle storie di Barks, entrambi apparsi per la prima volta nel 1951. Nell’articolo di presentazione l’autore spiega la genesi di questa storia soffermandosi su interessanti particolari "tecnici" e narrando di come sia riuscito ad incastrare tra loro, in un’unica vicenda, gli elementi riguardanti la banda di ladri e l’edificio, con un risultato molto originale che vede entrambi quali effettivi co-protagonisti.
Si prosegue, cambiando completamente genere, con Zio Paperone - La corona dei re crociati, classica storia dal carattere storico-avventuroso come abbiamo già avuto più volte modo di incontrare nella produzione di Don Rosa: effettivamente l’autore adora confezionare vicende costruite sullo schema della "caccia al tesoro" ma basate su fatti ed avvenimenti realmente accaduti, che egli mescola con arguzia riuscendo a creare storie ricche di dettagli e citazioni storiche con un alto tasso di verosimiglianza… almeno se si ricorda che si tratta pur sempre di paperi antropomorfi.
Altro giro, altra storia, altro genere: Zio Paperone - Un problema di memoria ricorda molto da vicino Zio Paperone - Una questione di estrema gravità (già vista sul numero 13 della collana), dal momento che ne ripercorre pedissequamente lo schema a gag basate su un preciso effetto magico creato da Amelia. Il risultato è una storia quasi surreale, che forse non raggiunge le vette della precedente dal momento che il meccanismo risulta forse un po’ contorto da afferrare all’inizio, ma resta comunque notevole, molto originale e personale.
L’albo si chiude con Zio Paperone - La prima invenzione di Archimede che conferma la speciale abilità del Don nel riuscire ad incastrare alla perfezione elementi tra loro non particolarmente omogenei quali, nel caso di questa storia, il cinquantennale di Archimede Pitagorico e la richiesta (proveniente dal suo editore) di creare una storia che spiegasse come Paperone fosse riuscito a recuperare il suo patrimonio disperso nella caverna alla fine della barksiana Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale. La risposta, assieme alla genesi del piccolo aiutante Edi, la troviamo in questa avvincente storia ricca di azione, gag e scene davvero spettacolari.
Si conclude così, senza dimenticare il portfolio finale, un albo sicuramente tra i migliori della testata, caratterizzato dalla presenza di un ventaglio di storie che confermano, qualora ve ne fosse ancora bisogna, tutta la poliedricità dell’autore e la sua particolare capacità di creare storie combinando tra loro idee o elementi assai diversi o lontani.

Recensione di Gancio


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Penultimo numero per Pk Giant Double, cui va dato l’apprezzato riconoscimento di voler portare a termine la ristampa di PKNA. Come scritto all’interno, l’ultima uscita sarà presentata a Lucca Comics 2019, quindi a novembre. Si conferma il riciclo della copertina, avviato già nel numero precedente.
Questo volume è ambivalente, riesce a raggiungere i picchi e gli abissi della qualità, cosa che non rispecchia l’andamento generale della testata, che si tenne sempre su alti livelli. Effettivamente, Prima dell’alba è una brutta storia. I disegni modesti e mediocri di Gervasio non risollevano uno sceneggiatura di Faraci dello stesso livello. Il soggetto sembra un remake di Trauma, con un mostro alieno che attacca Paperopoli: il tutto però si risolve, invece che in epica battaglia, in gran caciara di povere battute e insopportabili tormentoni. Il tutto appesantito dalla sottotrama preistorica piuttosto fastidiosa. Paperinik si trova in balia degli eventi senza combinare molto, mentre la coppia Angus Fangus-Camera 9, che in passato aveva regalato momenti intelligenti, qui risulta del tutto fastidiosa e senza verve. Il tutto è poi ancor più azzoppato dalla presenza enorme di viaggi nel tempo, che il numero 43 avrebbero dovuto eliminare: è evidente un errore del PkTeam all’epoca, che pubblicò dopo storie che sarebbero dovute uscire prima. Questo errore, che tramortisce una storia da dimenticare, è l’unico neo della storia successiva, completamente agli antipodi per qualità e profondità.
Le parti e il tutto è un bellissimo apologo dell’intelligenza artificiale e di come la realtà sia ben più complessa di quel che certe vulgate vogliano farci credere. Sisti realizza l’ultimo, intenso, melanconico capitolo della sua personale tetralogia dedicata a Due. L’incontro/scontro tra i due fratelli cibernetici è fatto di dolore e calore, di affetto e repulsione, e sembra condannato solo ad una sofferenza infinita. Non basterà il padre – un Everett Ducklair moderno Victor Frankestein – a riappacificarli, ma solo la saggezza di Uno, conscio che l’amore e l’umanità imperfetti non possano non contenere il loro contrario per essere davvero reali. Un messaggio importante, che scavalca l’incongruenza narrativa temporale (nonché la presenza di Lyla), e che ci consegna l’ultima perla di PKNA, prima della sua conclusione. I disegni di Freccero, infine, sostengono e rafforzano questa toccante sceneggiatura.

Recensione di V


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In questi giorni si svolge il Salone del Libro di Torino, storica manifestazione a cui da qualche anno partecipa anche Topolino, organizzando incontri con gli autori e realizzando un apposito libretto, giunto ormai alla terza edizione. A questo evento è dedicato anche il numero di questa settimana, con un editoriale scritto da Davide Catenacci, che sostituisce per l’occasione il direttore Bertani, e la storia d’apertura, a cui è dedicata anche la copertina, disegnata da Giorgio Cavazzano.
In La grande barriera, Faraci e Mottura riprendono le ambientazioni de L’ombra del drago, ma questa volta Topolino e Gambadilegno dovranno vedersela con dei banditi ignoranti che minacciano la città di Fo-glin, protetta da una barriera molto speciale; la muraglia infatti non è fatta di mattoni ma di libri. Il tema è l’importanza della cultura e della lettura, che può trasformare anche i cattivi ignoranti in persone oneste, colte e piene di buoni sentimenti. Nonostante un messaggio molto positivo, la trama sembra essere un po’ vuota, non è coinvolgente e non riesce ad entrare nel cuore del lettore e di questo soffrono un po’ anche i disegni di Mottura che, per quanto belli, non riescono a brillare come in altre occasioni.
Con un redazionale dedicato a Massimo Polidoro, docente all'Università di Padova, il numero celebra anche un’altra ricorrenza importante, ovvero i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Proprio il genio italiano darà a Bruno Enna lo spunto per far partire il primo episodio della tanto attesa storia a puntate Paperino, Qui, Quo, Qua e il grande gioco geniale. Andrea Freccero ha il compito di disegnare queste prime tavole che ci mostrano i nipotini alle prese con una importante gara scolastica: chi scoprirà qual era il gioco preferito di Leonardo, si aggiudicherà un viaggio in Italia. Ad aiutarli troviamo insospettabilmente Paperino, che si rivela essere un vero e proprio esperto del pittore italiano. La storia parte sicuramente con il piede giusto, la strada però è ancora lunga e dovremo aspettare i prossimi episodi per dare un giudizio più completo.
Le due brevi Paperoga insegna Il disinfestatore (Mazzoleni/Lucci) e Manetta e il caso dell’orsacchiotto (Valentini/Asaro) svolgono perfettamente il loro compito, intrattenendo il lettore.
In Dinamite Bla e la coltivazione incolta (Venerus/Gula), sulla collina del Misantropo arriva un laureando che vuole scrivere una tesi sull' "agrincoltura" e Dinamite si rivelerà, a sorpresa, un ottimo insegnante.
La storia che conclude il numero Paperone, Nonna Papera, Nonno Bassotto in: Soli contro tutti (Panini/Ferracina), vede i cittadini paperopolesi che vengono ipnotizzati da un’app dei loro smartphone e sono costretti a compiere delle rapine. Gli unici che si salvano dall'ipnosi sono Nonno Bassotto, Paperone e Nonna Papera, che affronteranno i responsabili di queste azioni, consegnandoli alla giustizia.
Un redazionale è dedicato, infine, anche al Giro d’Italia, in partenza in questo weekend, ma se a pag. 106, nell'agenda, ci informano che i ciclisti dovranno percorrere 3518,5 km, a pagina 109 scopriamo invece che i chilometri saranno 3566,8! Noi comunque ci uniamo al grande in bocca al lupo a tutti i partecipanti.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Potremmo definire il numero di questa settimana come il numero dei ritorni: siano essi cicli di storie o personaggi, o anche situazioni già viste, ci sono diversi aspetti che riportano a questo tema.
Ma iniziamo dal principio, la parte del leone è senza dubbio quella del ritorno delle storie del Papersera, annunciate in pompa magna già da alcune settimane, grazie anche alla miniserie a loro dedicata. Papersera News presenta: Zio Paperone e l'oroscopo improvvisato è un'eccellente prova di autore completo di Corrado Mastantuono (una delle tante, a onor del vero), in cui veniamo catapultati nella redazione paperopolese e assistiamo alle solite avventure dei due cronisti di punta, con delle rappresentazioni neanche troppo velate di quello che succede davvero nel mondo reale quando entrano in ballo certi meccanismi. C'è da dire che l'atmosfera che si respira è ottima, personaggi e ambientazione hanno l'aria di aver avuto una bella - e soprattutto efficace - rinfrescata rispetto a quelli che erano i ritmi a cui erano abituati i lettori di alcuni anni fa. Operazione promossa, non fosse altro perchè il risultato è davvero una storia ben riuscita, ci si augura che anche le successive della serie seguano lo stesso percorso.
A seguire troviamo Amelia amica numero uno (Arrighini/Picone), storia che, per come è impostata, sembra venire direttamente da un Minni & Company anni '90, con Amelia che praticamente prende tè e pasticcini con le ragazze di Paperopoli. Complessivamente il risultato finale non è affatto male, a patto di chiudere un occhio su certe dinamiche talmente ingenue a cui si può soprassedere solo perchè, in fondo, si sta sempre parlando di un fumetto non troppo realistico.
Dopo una breve che (questa sì) sa di già visto, arriviamo a leggere Battista misterioso batterista, ennesima prova frizzante di Giorgio Salati accompagnata dal bel tratto di Lucio Leoni. I protagonisti sono, come spesso accade con le storie dell'autore, i personaggi che di solito sono relegati a ruolo di comprimari, e che in queste occasioni hanno invece la possibilità di prendersi la scena e mostrare qualche tratto del loro carattere che normalmente non appare, contribuendo a sfaccettare ulteriormente i personaggi.
In chiusura troviamo un altro ritorno d'eccezione, quello della serie I mercoledì di Pippo, dissacrante raccolta dei romanzi di Pippo nata ed esplosa - anche lei - negli anni '90. La storia in questione, intitolata Il kolossal (D'Antona/Panaro) fa parte stavolta del ciclo Paperopoli Film Festival, che nelle sue storie precedenti ha proposto soluzioni a dir poco fantasiose per proporre quelle che a tutti gli effetti sono storie senza infamia e senza lode, ma che guadagnano appunto proprio dal modo in cui sono strutturate e presentate (partendo dalla fine ed arrivando all'inizio, per citare il caso più eclatante), e questa non sembra fare eccezione alla regola. La struttura è dinamica, forse anche troppo data la natura e la pesantezza di leggere le stesse battute più di una volta, ma, sarà la nostalgia o il fatto di aver cambiato gusti, più che inquadrarla nella serie storica dei Mercoledì sembra molto più a suo agio in quella moderna del filone ispirato al cinema. Resta comunque una lettura gradevole.
Tra i redazionali spiccano quelli sull'imminente Eurovision Song Contest e l'ormai classica intervista che precede una storia o saga molto attesa, in questo caso la storia di Bruno Enna "Paperino, Qui Quo Qua e il Grande Gioco Geniale", in partenza la prossima settimana.

Recensione di Paperinika


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"Topolino e il mistero di Acquadombra" è una storia di Casty in tutto e per tutto. Ci sono tutti gli elementi più tipici della sua produzione, una serie di eventi apparentemente inspiegabili, un nemico misterioso, la protagonista femminile… In più le consuete e gradevoli strizzate d’occhio, l’umorismo a volte leggero, a volte disarmante e qualche sana frecciatina verso la nostra società e i suoi (apparenti) paradossi. C’è anche qualcosa che non va? Sì, qualcosa è mancato alla fine, perché il cattivo non viene raccontato completamente, non capiamo come è diventato ciò che è. Anche la protagonista femminile lascia parzialmente insoddisfatti: sembra quasi una "quota rosa", deve esserci perchè sì, una presenza che richiama le molte altre eroine create dall’autore ma senza averne lo stesso carisma, la stessa importanza. E anche la sua controfigura acquatica, che nella prima parte sembrava dovesse assurgere a ruolo di vera antagonista, arrivati alla resa dei conti scivola via senza lasciare traccia, proprio come il liquido di cui è composta. Insomma, sembra che a Casty sia mancata qualche pagina per definire meglio quella che resta comunque una storia più che buona e che ha un grande merito: ci restituisce l’Eta Beta più vero e genuino, quello originale di Walsh, lontano anni luce dalla caratterizzazione che poi gli è stata cucita addosso soprattutto in Italia. Ottima anche l’idea di "neutralizzare" parzialmente lo stesso Eta Beta e il suo gonnellino, con un espediente talmente semplice che passa quasi inosservato: permette alla storia di non essere troppo schiava del simpatico uomo del futuro e regala anche uno dei tanti momenti di ilarità.
La storia di apertura del numero è invece dedicata a Paperino, in una delle ormai frequenti sedute di psicanalisi operate dagli autori su di lui. Evidentemente c’è il bisogno ciclico di ripetere ai lettori e allo stesso protagonista, che non è lo sfortunato, svogliato combina-guai che tutti pensano, ma un individuo tenace, pieno di risorse, etc… Solo che lo si fa sempre nello stesso modo, in maniera scolastica, con i concetti che vengono esplicitati senza tanti giri di parole: "Sei coraggioso, sai tirarti fuori dai guai… Coloro che ti circondano lo sanno, etc…"
C’era (c’è) un altro personaggio che soffriva (e in parte ancora soffre?) di crisi d’identità, un personaggio visto come antipatico, saputello, etc… Beh, ci credereste? Un pugno di autori (tra cui lo stesso Faraci che ha scritto questa avventura) si sono messi al lavoro e hanno scritto storie dove finalmente tornava ad avere una dimensione diversa, in cui si riappropriava delle sue caratteristiche originarie e le approfondiva ulteriormente. Se Topolino oggi ha superato quel periodo di scarsa celebrità lo deve appunto all’opera di autori come Faraci, Casty e altri che hanno mostrato per lui quel rispetto che gli era negato da anni.
Perché non è possibile fare un’operazione simile con Paperino? Perché dobbiamo accontentarci di storie come questa, divertenti sì (Faraci non ha perso la vena umoristica), ma dove ci viene spiegato chi è Paperino anziché mostrarcelo? E’ così difficile scrivere buone storie con quello che era il personaggio più universale della famiglia disneyana?
Blasco Pisapia torna in veste di autore completo cogliendo l’occasione della mostra dedicata a Canova nella città di Napoli. E la città di cui lui stesso è originario è la vera protagonista dell’avventura, con angoli, paesaggi e caratteristiche che evidentemente l’autore conosce molto bene e sa rendere in maniera altrettanto felice sulla tavola. Questo, accompagnato alla gradevolezza della trama, fa chiudere un occhio sulla resa non sempre ottimale nella rappresentazione di alcuni dei protagonisti.
Sul resto delle storie non c’è molto da dire.
Non so se avete presente Nonna Papera e le torte galattiche: io purtroppo sì. E il fatto che quella storia fosse firmata da Pavese e Chierchini, cioè due colonne della Disney italiana, mi impedisce di infierire come potrei e vorrei su quella di Secchi, di cui però voglio almeno riscrivere il titolo, così, per non dimenticare: "Nonna Papera e la minaccia di Pasticcino 03"...
Non mi sovvengono invece storie simili a quella di Deninotti il che potrebbe dare il via libera alla messa per iscritto del mio pensiero. Ma ormai sono arrivato alla fine senza scrivere una sola vera cattiveria, perché rovinare la media di questo numero? E poi gli efficacissimi disegni di Baccinelli, di grande effetto, emendano una trama sconclusionata e con passaggi logici alquanto frettolosi.
Oltre le storie, spazio a una serie di interessanti contenuti: un articolo sugli esperimenti robotici del CNR, una intervista a Blasco Pisapia e il backstage dello spot ideato per festeggiare i 70 anni di Topolino libretto

Recensione di piccolobush


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Il 3308 è un buon numero, che si apre con la prima puntata della nuova attesissima avventura scritta e disegnata da Casty, Topolino e il mistero di acquadombra, a cui è dedicata anche la copertina. A Topolinia cominciano a verificarsi strani fenomeni atmosferici e Topolino ed Eta Beta devono fronteggiare una misteriosa banda di ladri, in grado di comparire e sparire nel nulla attraverso l’acqua. Il giudizio non può che essere parziale, ma possiamo già dire che anche in questo caso troviamo tutti gli elementi tipici delle storie di Casty, dalla suspense che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima tavola, alla protagonista femminile, che rimanda ad altri personaggi creati dall'autore. Aspettiamo con ansia la conclusione della storia.
Torna in questo numero anche Enrico Faccini con Archimede e la soluzione economica. La storia è piacevole e ha delle punte di nonsense tipiche dell’autore ligure, come la crescita incontrollata dei capelli, già utilizzata in precedenza, applicata, stavolta, alle automobili. Fa piacere rivederlo nelle pagine del settimanale e auspichiamo di ritrovarlo più spesso in futuro.
Buona prova anche per Sisti e Perina in Zio Paperone e la B.B. Depositour. L’amministrazione comunale di Paperopoli sfrutta l’immagine del deposito di Paperone per promuovere il turismo della città. Fra coloro che cercheranno di avvantaggiarsene, ci saranno ovviamente i Bassotti che organizzano degli speciali tour nel deposito, approfittando di questa attività per finanziare il progetto di un nuovo tentativo di assalto, ma quando Paperone capirà che la troppa attenzione mette a repentaglio la sicurezza dei suoi amati dollari, rimetterà le cose a posto.
Molto simpatica la breve Paperino, Paperoga, Gastone e la finale imperdibile (Sarda/Mazzon), che fa sorridere mettendo in luce tutti i tic del tifoso scaramantico, disposto a tutto pur di propiziare la vittoria della squadra del cuore.
In Pippo e l’orologio taciturno (Stabile/Ermetti), invece, Pippo è alle prese con uno dei tanti cimeli di famiglia, sepolti nella confusione della sua soffitta. Questa volta è l’orologio a cucù del prozio Pippord O’Clock ad attirare la sua attenzione e per risolvere il mistero che lo accompagna, si rivolgerà non a Topolino ma a Minni. La storia è proposta in modo semplice, richiama trame già viste, ma accompagna il lettore in un’avventura piacevole.
In Le Giovani Marmotte e l’intesa naturale (Venerus/Lucci), la città di Paperopoli viene invasa inspiegabilmente dalle marmotte e Qui, Quo Qua dovranno investigare per risolvere la situazione. La storia è sicuramente la meno riuscita del numero, perché la soluzione sembra a portata di mano di tutti fin dall'inizio, ma i tre paperotti, di solito molto acuti, sembrano non riuscire ad arrivarci (è strano infatti che a pag. 151 si trovino di fronte alla stazione sciistica RK Galaxy Sky, ma solo due tavole dopo riusciranno a realizzare chi sia l’effettivo responsabile). La trama risulta quindi abbastanza scontata e non aiutano la lettura le tavole realizzate in modo sempre diverso rispetto alla classica gabbia da 6 vignette.
Nell'editoriale di apertura il direttore Alex Bertani anticipa l’inizio di una nuova saga, in partenza nel numero 3311, ambientata in Italia e che vedrà protagonisti Paperino, Qui, Quo e Qua, scritta da Bruno Enna, che verrà affiancato di volta in volta, da un disegnatore diverso, a cominciare da Andrea Freccero.
Nel numero sono presenti, come sempre anche vari redazionali, citiamo ad esempio quello che promuove Avengers Endgame, il film che rappresenta l’ultimo capitolo della saga degli Avengers, e un articolo dedicato alla giornata mondiale della Terra che si festeggia ogni anno il 22 aprile.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Dopo la chiusura di Tesori Made in Italy, Panini propone una nuova testata con un focus sugli autori disneyani, riciclando il titolo di una breve, ma curatissima, iniziativa di Disney Libri (e poi Giunti), ovvero Disney d'Autore. Ma, a parte il nome, tutto il resto cambia. Si tratta di una iniziativa in due volumi cartonati dedicati a Silvia Ziche, con un cofanetto per raccoglierli, divisi per universi: il primo volume è dedicato a Topolinia e il secondo a Paperopoli. Gli articoli introduttivi sono realizzati da Luca Boschi e dalla Ziche stessa, con il tutto completato da un portfolio suggestivo e appropriato.
La scelta delle storie centra il bersaglio. Si tratta infatti di vicende da autore completo alla prima ristampa oppure non ancora pubblicate in volumetti dedicati all'autrice, risultando davvero qualcosa di nuovo, per fortuna. Sia la Crociera nera che la Saga burocratica pongono Topolino in un contesto nuovo, diverso, in cui si trova in estrema difficoltà. Se essere confinati con un esercito di galeotti risulta vicino alle imprese del topo, essere bloccati in un fantasy ossessionato dalla burocrazia e dai cavilli risulta decisamente inedito e sorprendente, oltre che essere vicino a certi meccanismi quotidiani italiani. In questa ridda di carte bollate e di paturnie leguleie, la Ziche maltratta come suo solito Topolino, spezzato in due dal rispettare una legge assurda, oppure scegliere una via nuova, riproponendo, in maniera buffa, lo storico interrogativo di Antigone: possiamo ribellarci alle leggi che non sono giuste?
Sorprendente la presenza di due storie della spassosa e slapstick mini-serie pubblicata su MMMM, con il catastrofico reporter Chester Soup. Le due brevi sono una girandola di gag, disastri e situazioni surreali, realizzate benissimo in una sorta di color seppia, rendendo bene lo sporco della metropoli e della vita di strada.
In generale, un ottimo volume che ben illustra il modus operandi della Ziche, e che sconta solo una cartonatura un po' povera, e che forse era meglio lasciare in brossura. A parte questo, conferiamo quattro stelle e aspettiamo la selezione del secondo ed ultimo volume, sperando che possa essere all'altezza, magari pubblicando questa chicca.

Recensione di V


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Se è vero che di solito si dice che i libri non vanno giudicati dalla copertina, in questo caso non si può non partire proprio da quella, e anche con un giudizio più che netto. La copertina in questione, opera di un ispiratissimo Andrea Freccero (coadiuvato ai colori da Andrea Cagol) è decisamente qualcosa di superlativo, ispirata ad uno dei quadri più celebri di Carl Barks, che ci riporta ai tempi in cui Paperone picconava in lungo e in largo nel gelido Nord.
Copertina che appunto si ispira alla storia di apertura, ovvero la seconda ed ultima parte di Klondike - Il papero dei ghiacci (D'Antona/Pastrovicchio), dove l'intricata vicenda viene al pettine. Di sicuro le storie con questa ambientazione sono sempre passate al lanternino dagli appassionati e dai lettori più esigenti in cerca di tutti i riferimenti canonici a quanto già raccontato negli anni, ma c'è da dire che stavolta, pur essendo una storia di ampio respiro, l'aspetto del canon è messo da parte per offrirci un'avventura sì complessa ma al tempo stesso anche molto semplice per certi punti di vista. Il Paperone che vediamo in queste vignette, infatti, non sembra avere quel piglio e quell'esperienza che ci saremmo aspettati, ma nel complesso la storia scorre piacevolmente e le sfumature caratteriali o certe sottigliezze giuridiche non inficiano troppo il risultato finale.
A seguire abbiamo Minni e l’evento esclusivo (Bosco/Mazzarello), storia molto frizzante e originale, in cui alla coppia di amiche si contrappongono Gamba e Sgrinfia, facendo sì che il plot ultra abusato del ricevimento altolocato nato dalle frequentazioni dei Club delle ragazze venga comunque svecchiato e reso più dinamico.
Dopo le due brevi, con Gambadilegno e Trudy in: la giornata della cactacea abbiamo il ritorno di Sio sul settimanale, con una storia che affianca una trama seppur minima al suo iconico umorismo nonsense, ritrovato anche e soprattutto nel finale.
In chiusura troviamo Topolino e l’alieno canterino (Nigro/Mottura), che ci offre il ritorno della macchina del tempo, stavolta per inviare Topolino e Pippo nell'antica Cina. Il pretesto non è dei migliori, e anche la trama risulta nel complesso abbastanza semplice e lineare, senza chissà quali guizzi a cui le storie del filone ci hanno abituati.
Nel complesso un buon numero, dove spiccano comunque alti e bassi. Interessante e completo, invece, il redazionale sull'esplorazione spaziale, e altrettanto valida l'intervista a Casty, preludio della sua storia pubblicata sul prossimo numero.
Nota stonata resta, ahimè, l'aumento del prezzo di copertina a 3€, notevole se si considera che il precedente aumento era avvenuto all'incirca proprio un anno fa. Nel suo editoriale il direttore Bertani ci rinnova la volontà sua e della redazione di farci divertire, e non possiamo che augurarci che sia davvero così.

Recensione di Paperinika


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In calce alle nostre recensioni degli ultimi due numeri della testata campeggiava un augurio: che vedesse la luce il 4° volume dedicato a C’era una volta in America, con il quale la saga avrebbe potuto dirsi integralmente ristampata.
L’editore sembra quasi avere ascoltato questa richiesta: e così, a circa 6 mesi dall'annuncio della chiusura, ecco comparire nelle edicole il n. 30 della Definitive Collection, a cui si aggiunge la dicitura Extra, forse per giustificare l’aumento di prezzo che va da € 4,90 a € 6,00. Una maggiorazione indolore, in ogni caso, data la più ampia periodicità, ora quadrimestrale. E d’altra parte, un "prossimamente" posto in terza di copertina promette un nuovo albo dedicato a DoubleDuck e sembra confermare la prosecuzione di una pubblicazione data come cessata forse troppo presto.
Ma vale la pena soffermarsi ora sulla conclusione del ciclo di avventure ideato da Giorgio Pezzin e realizzato quasi esclusivamente da Massimo De Vita. La lettura consecutiva delle tre storie finali consente di osservare il compimento della parabola della dinastia dei Topolino, iniziata sulla Mayflower, ma evidenzia con forza il ruolo della spalla pippide qui rappresentata da Pip Carson, ispirato al leggendario eroe della frontiera quasi omonimo (nonché fedele pard del più inossidabile eroe del fumetto italiano, Tex Willer). Pip Carson è il personaggio chiave per le tre generazioni di Topolino con cui entra in contatto: è infatti il facilitatore dell’incontro fra Topolino e Clementina, che pone fine al vagabondare del primo sui polverosi sentieri del West; è mentore e coscienza del figlio della coppia, prima giovane ed entusiasta sperimentatore e poi cinico e disilluso affarista; ed infine, è l’ispiratore della passione investigativa del Topolino contemporaneo, che fa capolino nelle ultime vignette della saga. Il cerchio si chiude e ci consegna il Mickey Mouse che, ancora oggi, a 90 anni dalla sua prima apparizione, non smette di essere protagonista di splendide avventure. Questa saga, con la quale abbiamo osservato le gesta dei suoi antenati, lo qualifica insomma come degno rappresentante ed erede di una famiglia che ha sempre saputo schierarsi dalla parte giusta e guardare al futuro con incrollabile fiducia.
In conclusione, spiace che un’opera complessa e ambiziosa come questa sia rimasta un po’ inosservata all'interno del panorama editoriale disneyano degli ultimi anni, senza incontrare la fortuna – per esempio – della Saga di Don Rosa. Ma consola almeno parzialmente l’avere finalmente, a vent'anni dal termine, la sua completa riproposizione; seppure essenziale, come testimoniano l’assenza di redazionali a commento e la copertina realizzata attraverso il riciclo di immagini estrapolate dalle storie stesse. Le quali restano, in ogni caso, il miglior biglietto da visita possibile di un ciclo di altissima qualità, ora ancora più pronto ad essere riscoperto.

Recensione di inthenight


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Il diciassettesimo volume della Don Rosa Library si apre con la prefazione dell’autore, il quale ci anticipa il contenuto sottolineando come alcune delle storie qui presenti siano tra le migliori da lui realizzate.
Tra queste c’è sicuramente La moneta, l’unica storia rifiutata dal suo editor alla Egmont, che vide la luce solamente nel 1999 quando venne proposta ad Hachette, l’editore disneyano francese. Motivo del rifiuto fu l’assenza di un personaggio centrale nella trama, in quanto si mette in primo piano il percorso di una moneta e tutte le sue vicissitudini mentre passa di mano in mano tra i vari abitanti di Paperopoli (praticamente la famiglia dei paperi barksiani al completo). Nonostante si tratti di una breve storia a gag il finale strizza l’occhio al classico di Carl Barks Zio Paperone e la Stella del Polo, svelandoci il segreto della moneta!
A seguire troviamo una storia (o meglio "storiella", a detta del Don) frenetica e un po’ assurda intitolata Zio Paperone all'attaaaaacco!, in cui per dodici tavole viene sviluppata una sola gag. Completamente fuori dagli schemi e canoni donrosiani, si tratta della seconda storia ad essere stata pubblicata da Hachette. Qui, tra i vari antagonisti, ritroviamo un personaggio a noi già noto, un certo Arpin Lusène (apparso per la prima volta in Il Cavaliere Nero), che rivedremo protagonista di una storia con Paperone in uno dei prossimi volumi.
E ora veniamo al piatto forte del volume. Paperino - I Tre Caballeros cavalcano ancora è un’avventura che mai ci saremmo immaginati potesse essere scritta da Don Rosa! Lo stesso autore si compiace del risultato finale, ritenendosi molto soddisfatto di aver ripreso il trio del film animato I Tre Caballeros, a suo dire la cosa migliore che Walt Disney abbia mai realizzato con Paperino. Sicuramente un’affermazione che farà discutere e sarà oggetto di dibattito. Si tratta forse dell’unica storia in cui non c’è una forte ispirazione a Barks, ma a modo suo Rosa ha voluto omaggiarlo inserendo le Giovani Marmotte in un piccolo ruolo. Tutto il resto orbita però intorno a Paperino e ai suoi due grandi amici, José Carioca e Panchito Pistoles. L’obiettivo era quello di far riapparire il trio in una storia a fumetti a distanza di parecchi anni dal loro debutto animato e di valorizzare Paperino, fin troppo bistrattato nella vita a Paperopoli, rendendolo una figura apprezzata e rispettata dai suoi due unici amici. Nel lungo redazionale che precede questa avventura il Don racconta come sia riuscito a scrivere una storia diversa dal solito con questi protagonisti atipici e al tempo stesso a renderla leggibile e godibile. Vi consigliamo di leggere il lungo approfondimento, ne vale veramente la pena: scoprirete il dietro le quinte dei personaggi e degli studi effettuati dall’autore.
In chiusura un altro dei capitoli extra della $aga, Zio Paperone - L'astuto papero del varco di Culebra, pubblicato non sugli albi della Egmont ma sul principale periodico francese dedicato a Paperone: Picsou Magazine. Si tratta del Capitolo 10b della $aga, ambientato a Panama nel 1906, in cui incontriamo nuovamente Theodore Roosevelt (in precedenza apparso nei capitoli 3 e 10), il quale dà vita con Paperone a un’avventura molto divertente e rocambolesca, con diversi riferimenti storici reali documentati dal Don nel suo editoriale. Il finale è tutt’altro che scontato e l’effetto sorpresa è assicurato, non aggiungiamo altro!
In coda all’albo troviamo delle illustrazioni che Don Rosa realizzò per la Finlandia: il calendario scolastico 1999-2000 e il poster per le Olimpiadi estive di Sidney 2000. Ennesimo volume, insomma, che non deve assolutamente mancare nelle nostre librerie: la qualità delle storie è sempre altissima, grazie alla diversa tipologia delle trame, ed è ancora più interessante per via del corposo comparto redazionale presente.

Recensione di camera_nøve


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L’8 ottobre 2013 nelle edicole italiane usciva il numero 3019 di Topolino, destinato ad essere testimone di un avvenimento storico: dopo 25 anni i diritti della pubblicazione dei fumetti disneyani erano passati da Disney Italia alla Panini Comics, segnando un grande cambiamento. A partire da quell'autunno, infatti, iniziarono a fiorire diverse testate, create con il preciso obiettivo di tamponare il buco che si era creato negli anni, le quali diversificarono notevolmente l’offerta per gli appassionati con lussuose ristampe delle migliori storie apparse sul settimanale (De Luxe e Super De Luxe Edition), delle migliori saghe (Definitive Collection) e con serie che ripubblicavano i migliori autori italiani e stranieri (Uack!, Tesori International e Tesori Made in Italy). Cambiò anche la concezione delle fiere del fumetto, Lucca Comics in primis: laddove negli anni precedenti lo stand disneyano era stato principalmente un luogo di gioco, a partire dall’acquisizione della casa editrice modenese le kermesse cominciano a essere viste come un’occasione per lanciare pubblicazioni e volumi speciali appositi, come le celebri variant di Topolino. Iniziative assolutamente lodevoli, che segnavano un netto distacco con il passato e denotavano una mentalità già tipica di Panini Comics, condotte tuttavia in maniera poco chiara, fra ristampe incomplete, errori, censure e discutibili rapporti qualità-prezzo, che hanno alla fine prodotto l’effetto contrario, allontanando via via i collezionisti dal fumetto Disney.
È per questo che una minicollana come quella del Papersera, il cui primo albo è uscito a marzo, risulta essere una vera e propria boccata d’aria: quattro volumetti dall’impostazione sobria e pulita, che ristampano le storie americane e brasiliane dedicate al quotidiano paperopolese; ad arricchire ogni tomo troviamo poi due storie inedite, appositamente tradotte e adattate per l’occasione. A far la parte del leone, in questo numero, è la coppia Kinney/Strobl, creatrice del Papersera con l’avventura Zio Paperone bianco papero, apparsa in Italia per la prima volta nel gennaio del 1970. Kinney è stato uno dei più brillanti sceneggiatori americani, autore di brevi esilaranti e inventore di personaggi celebri quali Paperoga e Dinamite Bla e qui troviamo un gruppo di sue avventure sempre divertenti che nel corso degli anni sono riuscite a mantenere la propria carica umoristica. In particolare segnaliamo Paperoga e il paperongorilla, scatenata commedia degli equivoci dalla sceneggiatura veloce e dal ritmo sincopato in cui il bislacco cugino di Paperino scambia un gorilla per il ricco zio, e Paperoga e l’arte di troppo, classica satira sull’arte moderna e sulla sua eccessiva mercificazione, forse intrisa di qualche cliché di troppo ma che l’autore sa gestire con abilità.
Si passa poi alle storie brasiliane, dove l’umorismo è molto più rilassato e forse meno di qualità rispetto alle sceneggiature di Kinney, ma comunque godibile. Si eleva su tutte Zio Paperone e l’ipnosi di Paperoga, in cui seguiamo i comicissimi tentativi di risvegliare un Paperoga in apparente stato catalettico. Il volume si conclude con le due inedite, Paperoga e le previsioni prevedibili e L’ingorgo del secolo. Se la seconda è sul livello delle precedenti, la prima invece risulta essere l’unica nota dolente, con un Paperone molto ingenuo e clamorosamente fuori dal personaggio. Nonostante questo passo falso, l’albo risulta davvero piacevole, proponendo una tipologia di umorismo differente da quello italiano che siamo abituati a leggere (consigliata pertanto una lettura diluita) ed è un’ottima occasione per rivedere alcune storie poco ristampate. Nelle inedite, invece, è riposta la speranza di un successo che possa portare ad una futura pubblicazione di nuove avventure straniere, sulla scia dei vecchi Almanacchi Topolino e Mega, per un futuro che ci auguriamo possa essere più roseo.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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La scia dei festeggiamenti per i 50 anni di attività disneyana di Giorgio Cavazzano prosegue con questo nuovo numero della Super Deluxe, a chiudere una ideale tetralogia con Casablanca, Topo Maltese e Novecento. Dei quattro, però, è la storia più breve e più debole, per quanto riuscita. La sceneggiatura di Marconi è certo un omaggio alla Strada di Fellini, alla sua Italia povera ma sognatrice, e ai suoi delicati personaggi, ma manca una vera e propria conclusione. Infatti la storia ha più come protagonista il celebre regista, che si dimostra per l'immaginifico cantore di avventure che era. Lo vediamo viaggiare nei sogni, e passare rapidamente da un luogo all'altto, con un approccio onirico del tutto coerente con le sue pellicole. A donare magia alla vicenda è senz'altro il finale, che fa incontrare Fellini con un altro grandissimo affabulatore, regalando al lettore una piacevole sopresa.
Cavazzano si sbizzarisce ai disegni nel ricreare lo stile degli anni 30: i pantaloncini rossi, gli occhi a fetta, l'irsutismo di Gambadilegno, un arcaico Orazio, il tutto in un'allegra sarabanda che vede nella lotta un punto cardine. Una storia unica più per i suoi protagonisti che per la trama in sé, anche perché non è semplice trasporre Fellini in Disney, e la scelta di Marconi si rivela comunque riuscita.
Riguardo all'edizione, non c'è molto da dire. Gradevole l'apparato redazionale ma non molto approfondito, mentre il formato risulta esagerato per questo tipo di storie, come abbiamo già detto in passato.

Recensione di V


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Decidere di fare una sorta di sequel alla classica Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi è stata certo una scelta da far tremare vene e polsi. L'epica, e allo stesso tempo sgangherata, storiona di Guido Martina sembrava avere le pretese di una vera continuity del passato dei paperi. Ma non erano anni per quel genere di cose, Don Rosa era di là da venire e l'approccio del Professore era quello di un sano sberleffo continuo. Resta comunque in classico del fumetto italico, un piccolo compendio di temi e ritmi tipici del fumetto disney italiano, condito dai veri riferimenti storici e da buffi anacronismi, oltre che dagli stilemi e dai dialoghi tipici dei paperi, che si ripetevano storia dopo storia.
Sisti e Sciarrone si approcciano alla sfida in maniera identica e speculare all'originale. Capitoli autonomi legati da un filo conduttore, gruppi di paperi sempre diversi con storie simili con una differente cornice temporale, e qualche strizzata d'occhio, ad esempio nell'utilizzo di Topolino. Se però la storia pecca nell'utilizzo di trame troppo simili tra loro, è vincente nell'idea di base. Descrivere 600 anni di futuro è un vero plauso all'immaginazione e all'ottimismo, specie in questo presente in cui troppi descrivono solo il male e l'odio. Le 200 tavole invece sono un vero inno alla speranza e alla forza delle idee, che plasmano l'esistenza in maniera pittoresca e felice, luminosa e calda. Un plauso a Sisti, che si sbizzarisce nelle amate tecnobubbole, e a Sciarrone, che squaderna il suo armamentario digitale. Non sempre preciso e curato, tuttavia le tavole brillano negli sfondi, nelle luci, nei dettagli di design e di oggettistica che, a partire dal deposito e dai vari maggiordomi, si diffonde ad ogni vignetta. Questo aspetto, in ultima istanza, salva la saga, che soffre solo di una certa ripetitività dei soggetti.
Poco da dire sull'edizione deluxe che, oltre al formato, propone molto poco. Peccato, perché il lavoro preparatorio in termini di studi e schizzi è stato imponente, e si poteva fare di più.

Recensione di V


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La Super Deluxe si arricchisce di un nuovo numero, pubblicato in concomitanza con Lucca Comics 2018. Il filone è quello delle storie di Casty, inizato con Tutto questo accadrà ieri, e che qui prosegue con gli Ombronauti, storia che segna il ritorno di Atomino Bip Bip. L'intento dell'autore di Gorizia, costante della sua produzione, è riprendere lo stile scarpiano arricchendolo di un humour attuale e riportando al centro Topolino. Ecco quindi che il piccolo atomo è più un pretesto per usare atmosfere da fantascienza anni 50, in una sorta di remake della Dimensione Delta, a partire proprio dalla Dimensione Ombra, dalla lotta con Gambadilegno e dall'efficace utilizzo di quest'ultimo, usato come spietato criminale con intenti da dominatore del mondo.
Se quindi la trama scorre in maniera efficace, con le tipiche sorpremdenti idee castyane, c'è il giusto spazio alla satira sociale, che non potrà che far piacere al lettore più smaliziato. Misterbuono è proprio il prototipo del politico populista e ingannatore, pronto solo a vellicare le basse idee dell'elettorato mediocre, appiattendolo e svilendolo ancor di più a loro insaputa. Un concetto attuale nel 2014 e ancor di più, purtroppo, oggi. I disegni mostrano un Casty su alti livelli per la sua produzione, con ampie vignette panoramiche, sfondi curati e tutto l'inventario tecnologico assolutamente godibile.
Riguardo all'edizione, buoni i contenuti speciali con immagini e approfondimenti ma, costante in questa collana, il rapporto qualità prezzo continua a non convincerci. Il poster è pretestuoso e il formato enorme non valorizza ulteriormente un disegno che non ne ha bisogno. Questo spiega le tre stelle, quando la sola storia in sé ne meriterebbe di più.

Recensione di V


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Che dire di questa nuova Deluxe? Presentata in anteprima a Lucca Comics 2018, come uno dei volumi celebrativi dei 90 anni di Topolino, ecco la ristampa di una delle migliori storie di sempre, "Topolino e il fiume del tempo", del trio Artibani-Faraci-Mastantuono. Decisamente un’ottima scelta quella di ristampare questa storia in occasione dell’anniversario, una vicenda abbastanza particolare, in cui si ricorda il passato guardando al futuro, riprendendo in una storia a fumetti, una trama narrata nell'animazione (il recupero dello Steamboat Willie), che per l’occasione è stata rinnovata del tutto, permettendoci di viaggiare e indagare nel passato di Topolino, il tutto in modo equilibrato e snello, senza creare problemi. Un’altra delle tematiche principali della storia, è l’amicizia tra Topolino e Gambadilegno, in cui quest’ultimo ricorda i momenti in cui erano amici, quando però stava già imboccando una cattiva strada che avrebbe portato a separare i due. Appare del tutto inedito vedere questo Gambadilegno insolito, non è l’abituale antagonista della storia, ma quasi un amico del topastro: infatti, nonostante il suo solito carattere un po’ disonesto e invasivo, si vede un vero e proprio affetto nei confronti di Topolino. La storia in sé, come avrete capito, è abbastanza particolare, ma trova uno dei suoi punti di forza anche nell'umorismo di Faraci, che con le sue battute riesce a dare una maggiore credibilità al tutto. I disegni di Mastantuono sono fantastici, e, a partire dal flashback, i protagonisti partono dai tratti moderni fino a disegnare i personaggi con un aspetto fisico quasi vintage e a ritrovare le braghette rosse a fine storia. Inutile dire che se non l’avete mai letto, è obbligatorio l’acquisto di questo volume, anche perché nonostante sia l’ennesima ristampa, questa Deluxe ha un valore aggiunto nella colorazione completamente rivisitata di Mastantuono che, a distanza di anni, arricchisce le atmosfere. Buoni i redazionali, anche se non sono particolarmente ricchi.

Recensione di SalvoPikappa


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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