Benvenuto! Per goderti al meglio il Papersera, effettua il login o crea una tua utenza. Profilo Utente
 

Funzione disabilitata per la tua scelta sui cookies

 

Funzione disabilitata per la tua scelta sui cookies

 

Questi i recensori più attivi sulle pagine del Papersera:
  • V (225)
  • piccolobush (134)
  • Nebulina (98)
  • Malachia (97)
  • Paolo (85)
  • scrooge4 (80)
  • Paperinika (44)
  • warren (43)
  • A.Basettoni (42)
  • New_AMZ (37)
  • Angelo85 (35)
  • inthenight (29)
  • Samuele (26)
  • Gladstone (26)
  • Everett_Ducklair (26)
  • pacuvio (19)
  • cianfa88 (18)
  • Bruno (16)
  • Brigitta_McBridge (14)
  • marcosferruzza (14)

 

Disclaimer & Copyright

Questo sito non ha alcun rapporto con la Walt Disney Company e né ha scopo di lucro alcuno, si tratta semplicemente di un sito amatoriale, che può considerarsi un'opera di saggistica rivolta all'analisi e alla promozione dei fumetti Disney e dei loro autori, e si avvale del diritto di citazione.

 

Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

Pagina visitata 278761 volte

 


I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

Ricerca recensioni
Testata: Titolo: Numero:
Recensore: Voto: Anno:

E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Fascicolo non ancora recensito, probabilmente sul forum ci sono già le informazioni relative al suo contenuto.

Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum   

 


Il secondo numero di Ridi Paperoga prosegue sulla falsariga del primo, offrendo quindi quel mix di fumetti e rubriche accomunate dalla comicità tipicamente nonsense. Rispetto all’albo precedente, si riscontrano pro e contro nel menù del nuovo numero: la "storia inedita", che vede ai testi ancora Tito Faraci mentre alle matite Silvia Ziche, è in realtà una collezione di 6 tavole autoconclusive, dal tono spigliato e dissacrante, ma comunque slegate le une dalle altre. L’ironia si trova quindi anche nel formato in cui il fumetto viene presentato, oltre che per le gag presenti nelle vignette – e ben lo esemplifica in tal senso lo strillo in copertina – ma resta il fatto che in questo modo si ottengono tanti "flash" e poca sostanza, presente invece nella storia del mese scorso, oltre che tavole riuscite meglio e altre meno. Si tratta comunque di una mossa nuova e disarmante, e denota il tentativo di stupire il lettore invece che ricalcare gli stessi schemi, giocoforza non più rivoluzionari, già visti su Ridi Topolino. Il tratto fluido e veloce di Silvia Ziche aiuta molto, regala dinamicità e soprattutto espressività a Paperino e Paperoga: soprattutto quest’ultimo gode dell’estetica zichiana, apparendo particolarmente curato. La rubrica principale, il Temone, è invece più convincente di quanto non fosse nello scorso numero: l’assurdo "depliant" dell’improbabile Canimarca, con tanto di coordinate geografiche, politica e prodotti tipici, investe il lettore con una quantità di assurdità effettivamente potente, riuscendo a divertire di più del Temone sulle vacanze, un po’ troppo generico. Rendere la Canimarca il filo rosso che lega anche le altre rubriche, come per esempio le recensioni, appare infine funzionale e azzeccato e crea un humus vincente (come il tormentone del canguro, che inizia a serpeggiare, a mò di nuovo Baldo l’Allegro Castoro), così come l’estetica patchwork che fa da sfondo a tutti i redazionali e i tanti disegnini di Marco Bolla che affollano ogni spazio disponibile. Se i giochi e la posta (a parte un paio di risposte) appaiono con meno mordente, ci pensano le due pagine con i fumetti di Sio a riportare in alto il tasso di umorismo: l’autore ci insegna a modo suo come si realizza un fumetto, esplorando due generi narrativi e riassumendone le fasi principali, divertendo anche grazie al funzionale disegno stilizzato di Sio. Menzione d'onore anche per le battute spiegate, tratte direttamente da alcune storie Disney del passato. La one-pages ristampate non colpiscono particolarmente: sarebbe forse stato preferibile sceglierle tutte dalla serie Allenatori… poco in palla invece di includere quelle con l’alter ego di Arturo Brachetti, buone ma non eccezionali; va meglio per la storia riproposta, Paperino e la casa digitale, che grazie alla verve di Rudy Salvagnini si presenta come divertente e in linea con l’umorismo proposto dalla testata, pur non raggiungendone gli estremi. Apprezzabile che le ristampe siano tutte disegnate dalla Ziche, così come il mese scorso fu per Enrico Faccini: si conferma la volontà di dedicare ogni numero a un autore disneyano contraddistintosi per le sue doti umoristiche, una visione certamente apprezzabile.

Recensione di Bramo


   Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (3 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Dopo i Dire Straits della scorsa settimana, i Turconi continuano a celebrare, nella loro "Ducks on the road", alcune delle canzoni iconiche del periodo che fa da sfondo a questa avventura. Stavolta però, dopo un inizio che ripercorre le prime strofe di Hotel California (che sono già quasi dei fotogrammi esse stesse), la vicenda si dipana coinvolgendo un altro hotel altrettanto famoso, l’Overlook di Shining come lo aveva immaginato Kubrick nella sua trasposizione cinematografica. E così, su un settimanale come Topolino, si riescono ad omaggiare una delle canzoni più controverse degli anni ’70 (vista di volta in volta come metafora del lato oscuro dell’American Scream, come allegoria degli effetti degli stupefacenti e via interpretando) e una delle pietre miliari dell’horror su pellicola.
In effetti, il testo degli Eagles rimane sotto traccia, quasi come un flebile filo conduttore, mentre la scena se la prende l’Overlook hotel, con le sue inquietanti presenze e manifestazioni che troveranno poi una spiegazione plausibile. Per questo la puntata sembra parzialmente estranea al resto dell’avventura, con atmosfere sensibilmente diverse dalle simpatiche sarabande precedenti e nonostante una Paperetta sempre disarmante nel suo entusiasmo e nel suo essere svampita. D’altra parte è una storia dichiaratamente "on the road" e quindi la varietà di situazioni è parte della sua natura. Non resta che aspettare le puntate successive e vedere il mosaico che si formerà alla fine.
"Nonna Papera in Operazione bluguette" sembrava destinata a far parlare di sé solo per il repentino cambio del titolo: scelta infelice dal punto di vista del risultato ("Baking Bread" era un piccolo capolavoro in un’epoca in cui parodiare qualche nome o titolo sembra significhi aggiungere prefissi e suffissi tipo paper-, -duck, topo- etc…) ma probabilmente obbligato visto con gli occhi dell’editore.
Alla fine è una pratica a cui bene o male ci si è abituatati, basterebbe non cercare di giustificarlo goffamente imputandolo alla celebrità tutto sommato di nicchia della serie tv: le interviste agli autori, in casi di parodie o storie particolari servono anche a far luce sulle fonti di ispirazioni e in questo caso, che combinazione, di "Breaking Bad" non se ne fa parola.
Ma in fin dei conti rimane un aspetto marginale perché Sio, affiancato da Nicola Tosolini scrive un’ottima storia, piuttosto lontana da quelle dei suoi esordi, con un umorismo non immediatamente riconducibile al suo. I personaggi sono tutti ben gestiti: probabilmente viene da pensare che Brigitta sarebbe stata più adatta di nonna Papera per il ruolo da protagonista ma in realtà non è così. E’ proprio la presenza dell’anziana contadina a dare qualcosa in più alla storia che invece con la bionda pretendente di Paperone sarebbe stata una delle tante già viste. Brigitta è sempre stata una donna d’affari e il sospetto che insegua lo zione solo per i suoi soldi non è mai stato dissipato del tutto. Nonna Papera no, lei ci offre un suo lato inedito, accarezza per la prima volta la ricchezza e il potere e si lascia tentare da loro come a suo tempo fece Topolino, salvo poi ovviamente ritornare se stessa.
Un plauso va a Sio anche per aver mostrato come si inserisce la tecnologia nelle storie: non tirando in ballo gratuitamente termini come internet e simili, ma rendendoli parte attiva delle vicende, una presenza costante ma mai ingombrante e soprattutto funzionale. Evidentemente per chi è nato artisticamente sulla rete è un argomento decisamente più facile da trattare, conoscendone bene i meccanismi.
Una piccola follia di Faccini fa da trait d’union con le due ultime storie che però non hanno nulla di rilevante: un giallo simpatico ma prevedibile con protagonisti Gambadilegno e Sgrinfia e una storia danese firmata da Transgaard e Fecchi che ha uno sviluppo anche interessante seppur non originale ma un finale insipido.
Oltre ai fumetti, fra i redazionali segnaliamo un'intervista a Ermal Meta, chiacchierate poco serie con Sio e Tosolini e uno speciale sui vent’anni di Harry Potter.

Recensione di piccolobush


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 4/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Meraviglia e capolavoro: accostare queste due parole è un assoluto piacere per questo incredibile volume, che la Panini ha presentato in anteprima ad Etna Comics come nuova tappa dei festeggiamenti per il giubileo d'oro di Giorgio Cavazzano, 50 anni di disegni Disney sospesi tra sfrenata innovazione, audaci dinamismi, alcuni manierismi e svariati tentativi di imitazione, oltre a diventare una vera pietra di paragone per tutti gli artisti degli ultimi 30 anni. Inoltre, il 2017 celebra il cinquantennario di Corto Maltese, l'immortale personaggio di Hugo Pratt. Occasione perfetta per far incontrare i due mondi, e realizzare una parodia che sia innanzitutto un omaggio all'artista veneto, e anche un modo per entusiasmare Cavazzano, che in queste 80 tavole mette tutto sè stesso, e si vede subito.
Su sceneggiatura di Bruno Enna, Una ballata del topo salato è davvero una rievocazione del capolavoro prattiano. L'autore sardo è bravo a utilizzare Pippo come testa di ponte per entrare nel mondo di Corto, con quelle rievocazioni poetiche, quelle impressioni oniriche che rendono unico il lavoro di Pratt. Bisogna riconoscere però che l'aderenza è fin troppo spiccata, e il risultato finale è fin troppo rispettoso dell'originale, e non lascia al lettore molto di più. Topolino interpreta bene lo scettico marinaio, smussando inevitabilmente i suoi lati troppo rivoluzionari. I villain sono usati in maniera deliziosa, e il trio di Macchia Nera, Gambadilegno e Orango è perfetto,
Non se la prenda il buon Enna, ma se il suo lavoro di scrittura è buono e rispettoso, del tutto in linea con i suoi alti standard, i disegni di Cavazzano sono incredibili, e sono la vera ragion d'essere di questa storia. La versione a colori, con le chine di Zemolin, è potente e avvolgente. Ma le matite originali - e qui sta il valore aggiunto di questa super deluxe, la vera ragione dietro le parole di apprezzamento usate ad inizio articolo - sono incredibili. Il tratto di Cavazzano è vivo e potente come le onde dell'oceano che rappresenta. Le smatitate, i tratteggi, i chiaroscuri, i dettagli appena accennati e che subito diventano chiari ed evidenti, i volti e gli sguardi, la composizione: tutto concorre ad ammirare un'eccellenza.
Il resto del volume si compone di due brevi articoli di omaggio da parte di Mollica e di Gaudenzio Capelli, nostro Premio Papersera 2017, l'intervento di Enna, e due interviste a Cavazzano e Zemolin sul lavoro dell'altro.
Se questa nuova collana vi aveva lasciato piuttosto freddi nelle sue due precedenti uscite, questo numero riscatta ampiamente il progetto editoriale. Leggere l'edizione originale a matita, assapporare il gigantesco formato, annusare l'odore della carta e toccare con mano la matericità del cartonato: tutto concorre ad un'esperienza letteraria eccellente, e assolutamente all'altezza del prezzo. Nella storia editoriale disneyana mai avevamo avuto il piacere di leggere le matite originali, ed è davvero una fortuna. Volume dunque più che consigliato, per vedere all'opera un maestro che, dopo 50 anni di carriera, ha ancora molto da dire.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 5/5 (7 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Che strana storia è Virus! Densa, ricca di avvenimenti e di rivelazioni, importanti per la continuity di Pkna, eppure confusa, poco chiara e alla fine poco considerata in futuro. Gianfranco Cordara continua a raccontare fatti relativi alla storyline dell'esercito e della PBI, inserendo ancor di più gli Evroniani e raccontando le dinamiche militari e le guerre di potere dietro le quinte. Non contento, utilizza e collega l'agente Flagstarr con il fattorino Ziggy, il tutto sorretto da un'interessante, e quanto mai attuale, analisi della diffusione della verità, dell'utilizzo pubblico dei dati e dell'informazioni, e quanto in là possano spingersi i governi ad essere trasparenti e sinceri. Tantissima carne al fuoco, in cui Paperinik fa quel che può per emergere, ma anche lui, come il lettore, finisce travolto dagli eventi. Un vero peccato, perchè le tematiche e i fatti che succedono meritavano ben più delle 62 tavole, e il tutto risulta davvero costretto e un po' raffazzonato. Ad uscirne peggio è sicuramente Wisecube, di cui non riusciamo a capire perfettamente le motivazioni, anche alla luce delle vicende precedenti, anche quelle poco chiare. Purtroppo, Cordara non ha mai gestito al meglio la sottotrama dell'esercito, ricca di spunti ma sempre uccisa in culla, senza poter spiccare il volo.
I disegni di Freccero sono belli, meno virtuosi di Mekkano, ma ricchi di dettaglio, forse eccessivamente imbrigliati da una gabbia di vignette più regolare del solito, necessaria per dare spazio alle numerose vicende qui esposte. Bella la nuova copertina, che presenta tutti i personaggi, e senz'altro migliore di quella originale, poco chiara e leggibile.
Il resto della ristampa non propone niente di interessante, e ormai le brevi sono state del tutto cancellate.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (5 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Proprio su questi lidi ci auguravamo, molti mesi fa, lo sbarco della serie DoubleDuck sulle pagine della Definitive Collection, ideale contenitore del ciclo che vede Paperino vestire i panni di un (più o meno) impeccabile agente segreto. Qualche perplessità permaneva, però, a proposito dei tempi necessari per procedere nella ristampa, che si preannunciavano particolarmente lunghi. Le buone vendite di questi primi tre anni hanno però evidentemente indotto l’editore ad aumentare la periodicità della testata, che diventa mensile a partire da questo numero. Un buon successo del quale non possiamo che essere contenti (un po’ meno lo è il nostro portafoglio).
Dunque, dicevamo: è il 2007 quando Paperino aggiunge una ulteriore sfaccettatura alla sua personalità. Quarant’anni dopo essere stato reclutato come Agente QQ7 al servizio della P.I.A., eccolo diventare DoubleDuck, elegante spia arruolata dalla segretissima Agenzia.
La serie, nata da un’idea di Fausto Vitaliano e Marco Bosco, viene progettata nei minimi particolari, come testimoniano il logo elaborato per l'occasione e il look assegnato a Donald per questa sua nuova identità. Nascono inoltre vari personaggi: spiccano fin da subito l’inventore Gizmo e il direttore Jay J, ma soprattutto l’affascinante spia Kay K, che eredita il ruolo della papera seducente precedentemente rivestito dalla Lyla di PKNA. In generale, DoubleDuck deve molto alla serie cult degli anni Novanta e occuperà proprio la finestra che va dalla chiusura della prima serie alla sua recente ripresa, a seguito della quale è stata attualmente tralasciata. Ma stiamo divagando.
Tornando al volume, la storia d’esordio di DD ci mostra quelle che saranno le caratteristiche principali di molte delle sue avventure. Il tono si fa più serio e le trame si fanno più complesse: non ci si può fidare di nessuno, come da tradizione del genere spionistico, e i colpi di scena si susseguono fino all'ultima vignetta... per fortuna Paperino, attraverso le sue numerose gaffes, riesce regolarmente ad alleggerire la tensione. Segnaliamo inoltre come nella serie, oltre ai nuovi characters ideati per l’occasione, siano sempre presenti i personaggi classici, con il nostro eroe puntualmente chiamato a sfuggir loro per difendere la segretezza delle sue missioni.
Dal punto di vista delle matite, le quattro puntate che compongono la storia vedono impegnati quattro nomi diversi, altro segno riconoscibile della serie che vedrà un notevole alternarsi di disegnatori. Qui troviamo Andrea Freccero, autore anche della copertina inedita, Vitale Mangiatordi, Marco Mazzarello e Francesco D’Ippolito. E’ inevitabile quindi notare una certa discontinuità, al di là dell’ottimo lavoro svolto da tutti quanti, compreso il colorista Max Monteduro.
La prima avventura, in ogni caso, svolge bene il suo compito di introduzione alla serie e lascia grandi curiosità e aspettative su quelli che potranno essere gli sviluppi di questo nuovo universo narrativo. I redazionali presenti, ovvero la breve intervista agli sceneggiatori e i brevi commenti dei disegnatori, aiutano a confezionare un buon albo il cui acquisto, quindi, viene sicuramente consigliato.

Recensione di Kim Don-Ling


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 4/5 (10 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Possibile che l'incipiente caldo estivo abbia fritto i transistor ai recensori del Papersera? Cosa stanno a significare tre sole stelle per un numero contenente nientemeno che Eta Beta e la spia, vale a dire la prima leggendaria storia della Spia Poeta? Andiamo con ordine.
Il numero si apre pure con Topolino e il segreto della settima meteora, a parere di chi scrive la migliore delle Tops Stories sinora ripubblicate sui Grandi Classici, al netto di qualche pesante ingenuità nella caratterizzazione dei cattivi, ingenuità che il Pezzin di vent'anni prima non conosceva, ma che si riscatta appieno nel proseguo della vicenda, fino ai due indimenticabili ed inquietanti momenti di sorpresa finali.
Paperino in: Il milione brilla più che altro per i disegni (gli sfondi e certe tipiche espressioni facciali che Scala affibbia ai personaggi di contorno) oltre che per qualche altra trovata alla sceneggiatura ("Provolotti ha svestito la giubba"), che comunque per il resto si conferma un po' "tutto cose", come è comprensibile per un disegnatore. Paperino e l'atomica è qualcosa di estremamente inquietante, ma non per il tema o chissà quale sapienza sceneggaitoria, bensì per i disegni: deformi, abbozzati e approssimativi al limite del guardabile (dalla parte sbagliata del limite, verrebbe da dire), sfidano le glorie di Rino Anzi. E spiace dirlo per un disegnatore, Luis Destuet, nato in quella Argentina che ha dato al fumetto Maestri del calibro di Alberto Breccia e Miguel Àngel Repetto.
Topolino e l'acqua atomica ha forse anche qualche carta in meno sul piano dello spunto, e i disegni piuttosto monocordi dell'imperturbabile Phil DeLara (più a suo agio forse come animatore) non aggiungono molto. Ecco poi LA storia, Eta Beta e la spia. Personalmente sono molto contento di avere avuto finalmente l'occasione di leggerla, e mi limito a sottolineare la somma abilità di Bill Walsh di districarsi tra mistero, suspence, brillantezza, inventiva a tutti i livelli (situazioni, caratteri, colpi di scena, recitazione); va peggio con la resa grafica: e ciò non perché Floyd Gottfredson sia da meno del collega, ma perché, forse per una disattenta cura degli impianti al momento della colorazione (sic) alcuni contorni vengono spezzati, il segno talvolta reso impreciso, magari proprio nei momenti più inquietanti e incalzanti della storia. Basti confrontare con il "Tesoro di Mook" o altre storie pubblicate in passato sui Grandi Classici per rendersi conto che è possibile far di meglio. Un peccato, un peccato di cui fra l'altro probabilmente vedremo altri esempi in futuro.
Tutto qui? Ebbene, va detto che la deludente sezione pre-centrale dell'albo si somma a due tutto sommato evitabili ripubblicazioni a poca distanza, Zio Paperone e il grande concerto e Paperino e i drammi del sottosuolo, storie originalissime, la seconda davvero esemplare nel suo genere, fra le migliori di Rodolfo Cimino forse, e la prima splendidamente supportata da uno Scarpa che si mette in gioco su sfondi, espressioni e una grandissima ironia, per star dietro all'ingegno altrettanto ironico (possibile che qualcuno non lo comprenda?) di Andrea Fanton.
Andrea, per quel che ne sappiamo, e, direi, non Mario, a meno di clamorose smentite che aprirebbero decisamente un caso presso la comunità fantoniana del Papersera.
Chiude Topolino e il ritorno della spia poeta, tradizionalmente sbeffeggiata dagli estimatori della storia dell'atombrello e del maestoso lavoro di Casty, "Topolino e il mondo che verrà" (ma vedremo cosa accadrà ora che si è palesata la vera identità dello sceneggiatore, Massimo Marconi). Certo spiace vedere la Spia in quei panni, anche se non mancano i momenti di nobiltà, ma da ricordare con riconoscenza "Pensionat-Man, l'uomo miracolo che riesce a sopravvivere con 75 dollari e 50 cento al mese": una geniale invenzione che avrebbe meritato forse palcoscenico più esteso.
Fin qui, insomma, l'ordinaria altalena dei Grandi Classici da un paio d'anni a questa parte. Ma c'è una sorpresa: Paperino e i 50 Megaton. Un Attilio Mazzanti senza freni, come lo definisce Luca Boschi, mette in campo l'impensabile e fa letteralmente… beh, non lo diciamo. Ma la ripubblicazione di questa piccola perla illumina in parte un bacino di storie, anche meno ristampate, e almeno altrettanto appetibili per chi voglia solo ridere di gusto e con sincerità, cui solo questa gloriosa testata ha le carte e il pubblico per rendere giustizia. Come diceva, si pensi un po', il fantasma di Paperino, "Sperate, amici miei! La speranza…"
Buona lettura!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 4/5 (9 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Sesto numero del mensile "Paperinik", che si ripresenta con una cover più seria dopo alcune passate che concedevano più al comico.
L'albo si apre con l'inedita Paperinik e lo scontro motorizzato (Zemelo/Ferracina) - come al solito compressa nelle canoniche 20 tavole - che, seppur ricordando la classica Paperinik a mani nude per il tema del furto della 313-X da parte dei Bassotti, risulta comunque piacevole e dinamica, con situazioni divertenti e qualche voluta esagerazione (come la roulotte volante, evitabile), insomma un buon antipasto per un albo che si rivelerà di buon livello.
La selezione delle ristampe inizia con Paperinik e il fuggiasco del Gran Varietà (Sisti/Ziche), storia dal taglio comico reso evidente dai particolari (ed appropriati) disegni di Silvia Ziche e dalla presenza di Arthur Bracchetto, trasposizione fumettistica del noto Arturo Brachetti; il risultato, cosi lontano dai canoni tradizionali del Paperinik "classico", è una piacevolissima digressione che mostra come anche la dimensione comica, se ben usata, possa (senza che si esageri) ben adattarsi al papero mascherato. Si prosegue con Paperinik minieroe (Russo/Perina), storia molto dinamica che vede protagonista un Paperinik ridotto... ai minimi termini! Con un'idea originale e dei buoni disegni, il risultato non delude. Buon mix tra impostazione tradizionale ed una trama quasi "onirica" è la successiva Paperinik e il sogno a occhi aperti (Concina/Held), che immagina un ipotetico presente dove la presenza di un giustiziere non è più necessaria: che sorte toccherebbe al povero Paperinik in un mondo del genere?
Più recente è invece Paperinik e il rivale sleale (Pesce/Usai) che ripropone il clichè del nuovo supereroe che tenta di disarcionare Paperinik dal ruolo di giustiziere di Paperopoli: si nota la volontà di prendere le distanze da altre storie del genere, ma tra il nome fin troppo evocativo del nuovo arrivato, un'inverosimile banda di rapinatori di banche armati di mazze da baseball e ridicole bombette, qualche scena al limite del plausibile (un canguro con delle molle alle zampe che salta fino alla sommità di un palazzo per raggiungere dei criminali vestiti da pirati a bordo di un velivolo volante a forma di balena) e la solita volubilità dei paperopolesi, nel complesso la storia pecca di credibilità e risulta anche un tantino contorta nel voler mettere troppa carne al fuoco. Più divertente, nella semplicità della trama, è Paperinik e l'insidia del segnalatore (Tulipano/Bozzano), dal ritmo incalzante e dove a farla da padrone è la solita sfortuna di Paperino, che rischia di mettere a repentaglio la sua identità.
Si passa quindi alla storia migliore del numero, oltre che la più recente, Paperinik e il castello dei segreti (Panaro/Zanchi): Carlo Panaro mette su una vicenda dal sapore antico, con tanti rimandi ad una delle prime storie del protagonista (Paperinik e il castello delle tre torri) ma al contempo molto moderna nello sviluppo, mai banale e col giusto mix di azione e mistero, decisamente una delle migliori rappresentazioni del Paperinik "classico" di epoca recente, assolutamente consigliata anche per gli ottimi disegni di Stefano Zanchi, molto espressivi e sempre aeguati alle varie scene.
Infine, per la sezione guest troviamo Paperinik e il ritorno del trasformista (Tulipano/Deiana), seconda storia del mini-ciclo del Trasformista iniziato lo scorso numero con la prima storia: a parte la buona caratterizzazione del villain, è assolutamente da apprezzare il fatto - non comune nella storia della testata - che abbiano deciso di riproporre in maniera ordinata e, si spera esaustiva, la mini-serie dedicata a questo personaggio, certamente tra i migliori avversari di Paperinik per verosimiglianza e tenacia.
In conclusione, questo sesto numero non delude le attese, a cominciare da una buona inedita, che riesce a non far troppo avvertire il limite delle 20 tavole, e con una selezione variegata che spazia dal comico della "zichiana" ad altre storie più tradizionali, passando per la recente ed ottima "il castello dei segreti" e concludendosi con coerenza con la seconda avventura del "Trasformista".

Recensione di Gancio


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 3/5 (9 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Un bel numero di Topostorie, in cui il pezzo forte è proprio il filo conduttore: solido, equilibrato, brillante e capace di legare con agilità e furbizia le store raccolte. Marconi realizza un lavoro molto interessante, in cui attorno ad un capolavoro italiano raccoglie una serie di vicende danesi, a far da corona. C'è da dire che queste storie non sono particolarmente interessanti, risultando un po' banali e soporifere, salvate solo dai disegni di Fecchi e Vicar. A salvarsi è solo l'isola dei pirati, un Marco Rota autore completo che si diverte con i suoi amati scenari marini. La vicenda funziona grazie alla sua sospensione tra realtà e immaginazione, e vince destabilizzando il lettore. Non capiamo molto di quello che è davvero successo in quella notte, e come Paperino restiamo impressi dal dubbio e dal mistero.
Il numero è impreziosito e tratto in salvo da quel capolavoro dell'amuleto di Amùndsen. A più di 60 anni dalla sua pubblicazione, queste 33 tavole continuano ancora a stupirci. Romano Scarpa inserisce idee, gag, sentimento e umanità dei personaggi, senza svilirli o cercare di impietosire il lettore. Ancora oggi si tratta di una storia fresca e ricca di inventiva, tanti piccoli spunti che Scarpa concentra e regala a chi legge, non per confonderlo ma per dare un'esperienza letteraria a 360°. In occasione del decennale della morte, con l'iniziativa Romano Scarpa Forever, avevamo celebrato anche la storia con questa bella recensione.
Insomma, un numero che funziona grazie ad un filo conduttore solido, e alla sempreverde classe di un maestro mai dimenticato.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (9 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


È un numero di Uack! forse leggermente più avaro di piccoli inediti, rispetto ai più immediati predecessori, quello attualmente in edicola e fumetteria con il titolo Grandi Re e Corone. Ma si tratta certamente di un albo imperdibile soprattutto per i fan di Don Rosa. Viene infatti riproposta in questa sede, a ben quindici anni di distanza dalla prima ed unica edizione italiana, l'avvincente Zio Paperone – La corona dei re crociati, intensa ed appassionante caccia al tesoro che si inserisce all'interno della personale continuity del cartoonist del Kentucky. Densa di riferimenti storici, dai Cavalieri Templari a Cristoforo Colombo, e infarcita di piccole gag, come le esilaranti trovate delle bambole vudù, la storia costituisce un importante incentivo all'acquisto dell'albo soprattutto per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggerla in precedenza.
Alla sua prima ristampa italiana è anche Le Giovani Marmotte e il salvataggio del lago, seconda versione disegnata da Daan Jippes nel 2008 dell'originale Looter of the lake scritta da Barks e disegnata da John Carey nel 1970.
Prosegue intanto la cronologia del Maestro dell'Oregon per Walt Disney's Comics and Stories, con le storie pubblicate in origine sui numeri 46, 47 e 48 del 1944. Di ognuno vengono riproposte le bellissime cover di Walt Kelly, oltre a tre sunday pages di Bob Karp e Al Taliaferro rimontate per il formato comic book.
Concludiamo con il principio: l'albo si apre infatti con Paperino e le tigri reali, avventura esotica di Donald e nipoti realizzata da Barks per l'albo a distribuzione gratuita Boys' and Girls' March of Comics 4 del 1947. Peccato non sia stata riproposta in questa sede anche Paperino e la pace infinita, brevissimo divertissement di Barks in due tavole che avrebbe reso organica e completa la ristampa del giveaway.

Recensione di Scrooge4


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 5/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Parodia sembra essere la parola d’ordine degli ultimi anni, su Topolino. Di opere letterarie e cinematografiche, certo, come da tradizione del settimanale Disney, ma ultimamente anche di altri fumetti, come è stato per i Dylan Top e Topolinix scaturiti dalla fantasia di Tito Faraci. Ma una parodia Disney di… un fumetto Disney costituisce un caso senza precedenti: si sono semmai avute storie che celebravano avventure del passato tramite sequel, citazioni o in tempi molto recenti remake, ma non certo versioni comiche di un prodotto che già in partenza è tale, come lo è il fumetto Disney.
Un’operazione tanto fuori dagli schemi non poteva che essere affidata all’autore più sopra le righe dell’attuale generazione, quel Sio che del nonsense ha fatto una delle proprie bandiere espressive e che proprio tramite il suo umorismo demenziale ha trovato la chiave per parodiare La spada di ghiaccio, la celebre storia fantasy scritta e disegnata nel 1982 da Massimo De Vita.
La storia ha trovato posto su Topolino # 3179, con i disegni di Silvia Ziche, ma è stata anche valorizzata da un bel volumetto di formato maggiore e dalla copertina robusta, in combo con con la versione disegnata "male" da Sio stesso.
Topolino e la spada di ghiacciolo si pone a metà strada tra un sequel e una rivisitazione: Topolino e Pippo mantengono infatti memoria delle avventure passate nella Terra dell’Argaar in cui era ambientata la Trilogia della Spada di Ghiaccio, ma allo stesso tempo lo sviluppo della storia segue grossomodo il canovaccio devitiano, riproponendo il tema della missione di soccorso, del viaggio in compagnia di alcuni autoctoni e di Pippo nei panni di insospettabile eroe.
L’umorismo surreale di Sio ribalta efficacemente alcuni topoi del fantasy in generale e della Spada di ghiaccio in particolare, creando situazioni paradossali e battute fulminanti: la lezione di maestri di questo tipo di linguaggio, da Leo Ortolani al Tito Faraci di metà anni Novanta, viene appresa da Sio e applicata coerentemente ai personaggi disneyani con risultati generalmente riusciti, indugiando però un po’ troppo, in certi casi, in alcuni tormentoni che non hanno più mordente, come quello sull’altezza di Topolino.
Come si poteva rilevare anche in precedenti prove disneyane da parte di Sio, il passaggio dai suoi disegni stilizzati a quelli più professionali degli artisti Disney non inficia l’efficacia della sua comicità, se la sceneggiatura viene affidata ai giusti disegnatori. Silvia Ziche rientra senz’altro nella rosa di autori in grado di tradurre gli storyboard di Sio senza che essi perdano di freschezza, ma anzi riuscendo in alcune occasioni a esaltare il divertimento sovversivo di certe sequenze. Il tratto della Ziche è come sempre molto buono e trova particolare compimento soprattutto nelle espressioni esagerate dei personaggi in scena.
Le introduzioni alle due versioni della storia e le brevi interviste ai due autori si basano su uno stile scanzonato, in linea con il fumetto contenuto e contribuendo a rafforzare l’immagine poco seria ma genuinamente guascona del prodotto.

Recensione di Bramo


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (16 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


In occasione del 100° Giro d'Italia non poteva mancare il volume commemorativo "100 di questi Topogiri", dedicato ovviamente alla corsa ciclistica più importante del nostro paese, inaugurando la nuova collana a tema Disney Happy.
La copertina di Coppola con il rosa protagonista offre un buon colpo d'occhio per il lettore rendendo il volume bello vistoso e colorato, indice altrettanto interessante con un mix di storie non troppo recenti e con una gradita sorpresa: Paperino al Giro d'Italia, storia di quattro puntate pubblicata nel 2006 con la partecipazione di Alessandro Gottardo, Silvia Ziche, Carlo Limido e Marco Meloni ben orchestrati da Sergio Badino.
Come detto in precedenza, l'indice si presenta con ben tre storie alla prima ristampa assoluta: Zio Paperone e il centenario delle 100 bici, Pippo e la febbre delle due ruote e Topolino e lo sport del futuro, quest'ultima anche se molto recente è davvero piacevole da leggere, con un Mickey Mouse apprendista giornalista sportivo. Menzione particolare per la prima storia, Marconi/Della Santa nel 2009 omaggiano infatti i 100 anni dalla nascita del Giro d'Italia, prima storica edizione avvenuta nel lontano 1909.
Un breve salto nel passato, anni '60 con Paperino e il ciclaliante sperimentale - di cui ancora non siamo a conoscenza dello scrittore - e Topolino e il sano esercizio dei fratelli Barosso disegnata dall'accoppiata Scarpa/Cavazzano offrono ai giovani lettori una finestra di quel periodo in cui il fenomeno della bicicletta stava prendendo sempre più piede nel nostro paese.
Sempre attuali e piacevoli da leggere Qui, Quo, Qua e le gioie del BMX con disegni di Cavazzano che bastano come biglietto da visita e la ciminiana Paperino e la bicicletta del Karkarà, dove le due ruote regaleranno una grande gioia al nostro papero sfortunato ma anche una cocente delusione allo Zione, insomma tutta da leggere.
Un paio di riempitive brevi della serie Gialli a 2 ruote, l'istruttiva Paperopoli e la pedalata energetica più uno Zio Paperone in cerca di affari con l'organizzazione del Giro di Paperopoli completano questo volume.
Il giudizio finale è più che buono per questo vattelapesca a tema, 388 pagine a 5,90 euro con la medaglia in omaggio sono un motivo in più per incentivarne l'acquisto e per onorare il 100° Giro d'Italia, in più con questo mix di storie interessanti ci possiamo regalare una bella lettura a tema durante il mese di maggio tra una tappa e l'altra.

Recensione di camera_nøve


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 4/5 (10 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Si procede con questa bella serie dedicata al giubileo Disney e di carriera del grande Giorgio Cavazzano. La copertina si arricchisce di personaggi, e a Paperone si aggiunge uno smagliante Topolino. Rapidamente entriamo già negli anni '90, raggiungendo uno periodi di massimo splendore di Cavazzano. Dopo la fase techno degli anni '70, e un lieve intorpidirsi negli anni '80, in parte dovuto a ricche collaborazioni extra-disneyane, a partire da Casablanca si entra in una fase di maturità che rasenta la perfezione. Linee curve, tondeggiature, chiaroscuri e tratteggi di pennino arricchiscono le tavole e i personaggi. Le trame vengono rinvigorite da paesaggi realistici, profondità di campo e inquadrature e prospettive nuove. Cavazzano ha sempre ammesso di aver tratto grande ispirazione dal fumetto umoristico franco - belga, da Uderzo passando per Franquin. Il ricco portfolio presenta infatti il grande lavoro fatto sul settimanale francese Pif e le serie dedicate alle coppie, come Altai e Johnson e Oscar e Tango.
Passando alle storie, il capolavoro del numero è sicuramente il mistero della voce spezzata del grandissimo Silvano Mezzavilla. Un perfetto noir metropolitano, una Topolinia sotto la pioggia, Topolino con l'impermeabile che da solo indaga, uno strano mistero legato ad "Aiotto! Aiotto! Sono... CRACK!", una frase fulminante di tutta la letteratura disneyana. C'è violenza, c'è mistero, c'è il tratto di Cavazzano a rendere indimenticabile una storia dura e realistica, e che risente sicuramente della lezione di Walsh, andando oltre.
Meritoria la ristampa di Basil, l’investigatopo, trasposizione a fumetti ad opera di Corteggiani di un riuscito classico disney, e che per la prima volta propone anche una tavola inedita a suo tempo eliminata: bravi in redazione a stamparla, seppur in bianco e nero. Realizzata per il mercato francese, la storia permette di vedere Cavazzano all'opera con una tavola scomposta in piccole vignette, un lavoro di dettaglio molto curato e raffinato.
Infine, una doppietta di Marconi. La nostra preferenza va senz'altro alla spada invincibile, piccolo romanzo di formazione di un giovane Topolino che cresce in una prigione per salvare il padre. Tematiche forte trattate con la tipica leggerezza disneyana. Su La Strada, infine, molto si è già parlato, e non aggiungiamo molto, se non la poesia del finale, del tutto consono all'universo onirico felliniano.
Insomma, un numero di eccellenze, per un'opera curata che documenta con attenzione la carriera del maestro, e che ci sentiamo di consigliare soprattutto a chi non conosce queste storie straordinarie.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 4/5 (13 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Dedicare un volume monografico a Sergio Asteriti è davvero un’operazione giusta e corretta. L’autore veneziano, con oltre cinquant’anni di storie di topi, ha avuto modo di forgiare uno stile unico ed inimitabile, parecchio personale e capace di reinventare la tradizione gottfredsoniana. Se infatti l’ispirazione proviene dagli anni ’30, il resto è tutta farina del sacco del Maestro, tra sfondi e animali particolarissimi, con linee e curve personali e uniche. Uno stile così insolito, senza eredi, non lascia indifferenti, e divide il campo tra estimatori e detrattori. Detto questo, un volume a lui dedicato permette anche di scoprire e riscoprire la possibilità di linee diverse rispetto a tentativi di omologazione imperanti, presenti nella scuola danese devota a Barks, e in misura minore in quella italiana, in cui il primo riferimento è quello a Cavazzano.
Veniamo ora alla scelta delle storie. Sul topic relativo abbiamo scoperto come Asteriti non sia stato, purtroppo, coinvolto nella redazione del volume, e questo è certamente un peccato. Infatti, basta un’occhiata all’indice per vedere come non ci siano storie memorabili, note o particolarmente significative. Anzi, sembra sia stato fatto tutto il possibile per scegliere vicende anonime e intercambiabili, quel materiale necessario ma a volte dimenticabile che è sempre servito a riempire le pagine del settimanale. A poco serve avere ben dodice storie di sceneggiatori diversi, se poi tutto risulta abbastanza insipido. In questa sede, salviamo giusto il piffero magico, gradevole fiaba da autore completo, con un Topolino delicato ed innocente, e il mistero della base lunare, scritta dal fratello, in cui sono evidenti i richiami all’epoca di Gottfredson.
Il resto è purtroppo una serie di gialletti urbani senza troppe pretese, gradevoli e nulla piú, e che non rendono giustizia alla matita del Maestro, costretto in scenari anonimi e ripetitivi. Mancano le storie in costume, quelle ambientate in luoghi esotici, le vicende fiabesche e i paesaggi natalizi: tutte vicende in cui Asteriti dava il meglio di sè. Mancano, inoltre, le storie in due tempi e di maggior respiro, e che volumi di tale foliazione dovrebbero agevolare (qui avevamo suggerito alcune proposte). Molto buona comunque la scelta di pubblicare illustrazioni inedite, davvero favolose, così come di pubblicare una sentita lettera in onore del tanto amato Topolino.
In sintesi, si tratta di un’occasione davvero sprecata, un vero peccato come ci sia concentrati solo su scenari urbani, senza esaltare il meglio dell’opera asteritiana, la sua fantasia e il suo amore per i viaggi in luoghi nuovi e lontani, geografici o dell’immaginario. Resta comunque la celebrazione dell’autore, ma non sempre basta l’intenzione, in questi casi ci vogliono anche i fatti.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Uno degli apici della creatività dei Queen e certamente tra gli album più influenti della storia della musica, A Night at the Opera, introduce le storie di questo nuovo numero de I Migliori Anni Disney dedicato al 1975.
Qualche discreta avventura, un paio di rarità e un pizzico di curiosità per un anno che certamente non annovera grandi capolavori del fumetto Disney. Nonostante sia proprio l'anno che vede la pubblicazione del millesimo numero del settimanale, qui ricordato con la rara breve storia promozionale Il mio e il vostro successo, scritta da Gian Giacomo Dalmasso e disegnata da Marco Rota, pubblicata in origine in un fascicolo distribuito perlopiù agli inserzionisti pubblicitari e già riesumata cinque anni fa su Disney Anni D'Oro 20.
Alla prima ristampa in assoluto sono invece le brevi Robin Hood e il poster dello sceriffo, divertente avventura con alcuni dei protagonisti del celebre lungometraggio d'animazione disegnata da Al Hubbard, e Topolino e il sorcio di campagna, in cui Bill Wright raffigura i due villain Dan il Terribile e Tappetto resi famosi da Paul Murry.
Ben più popolari le tre avventure di più ampio respiro del numero. In apertura viene infatti riproposta la seconda storia del ciclo western firmato dal duo Martina-Carpi con protagonisti le controparti in speroni di Topolino e Pippo: Le leggendarie imprese di Topolino Kid: I razziatori del Rio Grande.
Scritta dal cartoonist statunitense Dick Kinney e splendidamente disegnata dal Cavazzano sperimentatore dell'epoca è invece Zio Paperone e i capricci della Numero Uno, in cui il disegnatore veneziano da il meglio di sé, tra le altre cose, nella raffigurazione di ingombranti vetture tipiche della tradizione statunitense dell'epoca.
Chiude l'albo una delle rare storie in cui Sergio Asteriti si cimenta con il supereroe topolinese: su testi di Anne-Marie Dester, Super Pippo e i superpoteri a singhiozzo mostra un eroe intento a sventare un triplice attentato sotto gli effetti di un'arachide poco affidabile.

Recensione di Scrooge4


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


E' il maggio del 2005 quando esce in edicola una nuova pubblicazione, si tratta de "I gialli di Topolino", che nelle intenzioni prende il posto lasciato vacante, ormai più di 5 anni prima, dal vecchio "Topomistery" e che, come già il titolo lascia chiaramente intuire, è interamente dedicata alla dimensione poliziesca di Topolino.
Oggi, a distanza di 12 anni esatti, la Panini decide di riproporre quel progetto ai nuovi lettori, con una ristampa assolutamente identica dei vecchi albi, se si fa eccezione delle pubblicità interne e della cromìa della cover di questo primo numero, dove è stata corretta l'anomala colorazione arancione presente nell'analogo numero del 2005.
L'albo si apre con Topolino e il ricattatore misterioso (Salvagnini/De Vita), denominata "storia-gioco" ma che di ludico non presenta alcun elemento: molto semplicemente, dopo 27 tavole viene interrotta per lasciar tempo al lettore di indovinare il colpevole; riprende in coda al volume. Pur non essendo nata per questo scopo, resta comunque un gradevole giallo.
La seconda è anche la storia migliore dell'albo: Topolino e il mistero della voce spezzata (Mezzavilla/Cavazzano) è giustamente famosa e celebrata per l'ottima trama di Silvano Mezzavilla e per gli altrettanto ottimi disegni di Cavazzano; la vicenda assume ben presto una connotazione inspiegabile, quasi inquietante, che tiene il lettore col fiato sospeso sino alle ultime tavole. Insomma, un ottimo esempio di noir moderno.
Si prosegue con Topolino e il diabolico complotto (Martina/Scarpa/Del Conte), altro giallo robusto e ben strutturato con la presenza di Eta Beta e Flip, mentre più classica nell'impostazione, ma assolutamente gradevole, anche solo per un Gambadilegno ben determinato a far fuori il "topastro", si presenta la successiva Topolino e le rapine a domicilio (Pezzin/Carpi).
Più moderna, anche nella grafica, risulta Topolino e il supercolpo d'autore (Cesarello), che beneficia di più tempi comici rispetto alle altre, anche grazie ad una centrale presenza di Pippo. L'albo si conclude, fatta eccezione per le 9 tavole conclusive della prima, con Topolino e il detective elettronico (Pavese/De Vita), interessante storia dal sapore molto anni '70.
In conclusione, si tratta, come detto, di una mera operazione-ristampa di un progetto mai decollato (da ricordare che la testata del 2005 durò appena 17 numeri), ma che, al contempo, va a riempire un vuoto, quello delle storie di genere poliziesco, tutt'ora vacante. Sull'opportunità di questa scelta si può discutere, ma è pur da considerare che il prezzo è lievitato dagli originari € 2,50 agli attuali € 3,50 senza che ciò abbia portato novità alcuna nei contenuti: il voto finale tiene, pertanto, conto di tutto ciò. Peraltro, ad oggi non è dato sapere se questa seconda edizione si limiterà alla mera ristampa dei vecchi 17 numeri o se proseguirà anche oltre, ma nulla lascia intendere che la seconda alternativa abbia effettivi spiragli.

Recensione di Gancio


   Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 2/5 (11 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Dopo Dracula e Ratkyll la trilogia dell'orrore firmata da Bruno Enna e Fabio Celoni raggiunge il compimento con Duckenstein di Mary Shelduck. Il viaggio nel romanzo gotico arriva con uno dei principi della materia: la storia della Creatura è infatti un formidabile compendio del romanzo ottocentesco, utilizzando forme narrative inedite e nuovi punti di vista, per poi andare a sondare la mente umana e i suoi disperati e sognatori aneliti verso nuovi orizzonti.
In linea con quanto fatto nei lavori precedenti, Enna trova un furbo escamotage metanarrativo: il cartone animato cui dare vita è concetto profondamente disneyano, e calza a pennello per il nostro Paperino. Lo sceneggiatore sardo usa un ampio cast di soli paperi (più un riuscito e divertente Dinamite Bla) per dare vita ad una storia intensa e fatta di tematiche idealistiche e decisamente romantiche. Gli attori interpretano il tutto alla perfezione, sottolineando una volta di più la loro universalità. Sul lavoro di Celoni c'è poco da dire, come al solito: la sua maestria, l'utilizzo di linee barocche, inquadrature attorcigliate e personaggi che si muovono in maniera ardita sono una gioia per gli occhi e attanagliano il lettore alle pagine. La Creatura, nel suo essere minacciosa e allo stesso tempo tenera, le grandi splash-page, gli sguardi intensi: tutto concorre all'esaltazione del tema centrale. L'arte, e il disegno, come chiave per dare un senso alla vita stessa. Infine, i colori dell'esordiente (su Disney) del giovane Luca Merli sono eccezionali: i tramonti, i rossi caravaggeschi, i blu, tutto perfetto.
Sui contenuti speciali, il volume è in linea con i precedenti: cinque pagine totali, sketches dei personaggi e la genesi della storia da parte di Enna. Infine, la copertine inedita, davvero bella nel suo stile a pastello. Poteva essere fatto qualcosa in più, ma in generale il risultato è buono, il grande formato esalta i bellissimi disegni, e il tutto è molto elegante. Il cofanetto che contiene la trilogia, in robusto cartone, è degno complemento di questa operazione, così come la nuova copertina di Ratkyll (peccato non aver ridisegnato quella di Dracula).
Alcuni potrebbero lamentarsi sull'eccessiva fedeltà e la certa abbondanza testuale presente in queste parodie, un approccio all'opera originale completamente diverso da quello, un po' disturbante a volte, di Martina. Ma è indubbio come il risultato finale funzioni e consegni ai nostri personaggi temi e considerazioni che vanno oltre il mero fumetto, per toccare corde nuove e profonde. Dunque, in tutto il suo insieme, la trilogia gotica si pone come un tassello fondamentale, non solo della parodia disneyana, ma anche del fumetto Disney tout court.
Si ringrazia Luxor per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 4/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Che Ridi Topolino promettesse molte cose si sapeva: una rivista durata in tutto due anni, uscita quando chi scrive queste righe ancora non sapeva leggere, avvolta nel mistero, e condotta dallo stesso Tito Faraci che scriveva Motore/Azione e le Angus Tales non poteva non incuriosire vivamente.
L'antologia proposta non delude le attese, a partire dai titoli: "Manetta contro l'uomo lupo", "Paperino e i sassi (La storia più noiosa del mondo!)" - un'unica tavola che serviva per riempire una pagina, "Paper Bat Niù Adventures - Nervoniani", "Topolino vs un nano di gesso". Si respira un'atmosfera decisamente pionieristica: un buttar giù battute e idee umoristiche che avrebbero creato un canone negli anni a venire, ma che al momento si presentavano in maniera molto eterogenea (ed eterodossa). Ma andiamo con ordine.
I responsabili della testata sono tre: Tito Faraci ai testi di storie e rubriche, Giuseppe Ferrario ai disegni delle medesime, e Marco Bolla per la grafica e per degli stranissimi disegnini a piè di pagina, che formano una piccola "storia a strisce" parallela. Da aggiungere Massimo Marconi, "capitano della nave" che, racconta Tito Faraci, li spronò a lanciarsi sempre più a capofitto nell'impresa, e Carlo Limido, copertinista destinato ad una fulgida carriera di disegnatore.
I tre autori principali hanno tre stili diversi, con cui bisogna fare i conti: personalmente trovo il Tito Faraci di quelle storie decisamente ispirato, Giuseppe Ferrario convenientemente deforme (ma confesso che gli avrei preferito Silvia Ziche), e Marco Bolla… beh, dipende caso per caso; il tratto, studiato quasi per mimare i bimbi delle scuole materne, scaturisce talvolta riusciti effetti stranianti, talvolta a dire il vero annoia, a seconda dell'effettiva originalità delle battute che va a servire. Ma naturalmente è un parere personale. Da segnalare senz'altro la truppa di fungaioli bergamaschi ("Orpo! Orpo! Orpo!") schierata in funzione antialiena.
Oltre alle rubriche (l'oroscopo del rastrello e del dattero, tipiche idee alla Faraci di cui si sarebbe appropriato anche Sio) da segnalare le tre pagine "Topolino vs un nano di gesso" per l'estremo grado di demenzialità, che ricorda a dire il vero un'analoga (?) scena di lotta nell'Inferno di Topolino (altro capolavoro di delirante ingegno): se chi ha fatto 12 alla Sisal vinceva 52 milioni e ne pagava 56 di tasse, qui arbitra il signor Grillo Gino, accorrono lumache, e uccelli seriosi guardano l'orologio commentando che fa un "freddo becco"; e i disegni di Ferrario, nel loro delirio curato, risultano perfettamente centrati.
E poi, in ordine sparso, la "deficienza artificiale" Undici che parodia il glorioso Uno di PKNA, un kiwi (nel senso del frutto) che appare per una vignetta ad emulare Angus Fangus, il grande campione di domino, e la "storia a bivi" le cui scelte spaziano da "Se vuoi aiutare Basettoni, continua a leggere. Altrimenti, lascia un messaggio dopo il segnale" a "Se pensi che il ladro sia Gambadilegno, corri all'ultima pagina. Altrimenti, abbiamo dei terreni in Florida da vendere".
Sul retaggio della rivista, poco da dire: Sio squaderna tutti i debiti che ha verso questo tipo di umorismo in una prefazione disegnata abbastanza seria (ma si salva per la battuta in copertina: "Ridi, Topolino!" - "No."). Al contrario, si può pensare a qualche influenza (reciproca?...) con il Ratman di Leo Ortolani, in crescita negli stessi anni, con tutte le differenze del caso, naturalmente. A differenza della piega più "sregolata" e "virale", quasi "quantitativa", che ha preso piede oggi fra gli innumerevoli (anche inconsapevoli) imitatori, le trovate di Tito Faraci, pur nell'incertezza di quel periodo sperimentale, appaiono studiate e selezionate: da cui una quantità di storie piuttosto limitata. Quelli di Ortolani e Faraci non sono umorismi tonti che si credono arguti; sono umorismi di persone argute che giocano a sembrare tonte; e, per la nostra gioia, ci riescono benissimo.
Infine, l'albo: rilegatura destinata a fare "cric crok" sino alla fine dei tempi, 146 pagine di sole ristampe (eccettuati i brevi contributi di Sio e Tito Faraci) al prezzo di 3,90 euro (per fare un confronto, Topolino, che vive di storie nuove, talvolta anche tradotte, e rubriche inedite, ha circa 180 pagine e costa 2,50 euro). Decisamente un eccesso, che avrebbe forse motivato un giudizio finale ancora più basso. Ma l'occasione di recuperare queste pionieristiche scemenze rimane tutto sommato degna di seria considerazione, per chi avesse 3,90 euro d'avanzo in tasca.

Recensione di Dominatore delle Nuvole


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 3/5 (13 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

Questo sito si serve dei cookie per la personalizzazione degli annunci e l'analisi del traffico, condividendoli con Google. Se prosegui con la navigazione per me è come se avessi accettato. Se vuoi approfondire la questione, c'è il sito del Garante della privacy.  Accetta i cookies   |   Info sulla privacy