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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Il numero di luglio di Paperinik, rispetto ai precedenti dei mesi scorsi, presenta qualche piccola ma significativa novità. La prima, ovviamente non molto gradita, è l’aumento di prezzo di 40 centesimi, che fa lievitare l’esborso da parte del lettore dai canonici 3,50 euro a 3,90. Dal punto di vista dei contenuti, invece, si registra il ritorno delle storie inedite prodotte in Italia dopo la parentesi degli ultimi numeri, nei quali si era deciso di pubblicare avventure già edite nei Paesi del Nord Europa. Per il resto cambia poco rispetto al recente passato: nessun apparato editoriale, oltre ai disegni dei giovani fan, e una scelta dell’indice molto improntata al recente, a eccezione di una storia di Martina.
Riguardo l’inedita, firmata da un Mazzoleni davvero in forma e da uno Zanchi assai prodigo di dettagli, è una divertente commedia comica che, curiosamente, ha come protagonista Paper Bat invece di Paperinik. Un retaggio dei tempi di Paperinik e altri supereroi, quando oltre al diabolico vendicatore erano anche gli altri i paladini che comparivano sulle pagine del giornale. Il conte-re dei buzzurri è una storia che, senza leggere i crediti, avremmo potuto attribuire a Vitaliano, vista la sovrabbondanza di battute esilaranti e situazioni comiche. Ma anche con un po’ troppi degli stereotipi creati da Fausto intorno all’universo del Cocuzzolo del Misantropo e da cui Mazzoleni pesca a piene mani, per creare la sua storia più divertente che avvincente.
Voltando pagina, si passa dalla giovane coppia di autori dell’inedita a un duo "storico", quello Martina/De Vita che non è eccessivo definire leggendario. L'oltraggioso sospetto è una storia nel tradizionale stile del Professore, con il classico Paperone senza scrupoli e il Paperinik vendicatore dalla mente assai contorta. L’avventura, divisa in due parti, rappresenta quanto di più classico esista nelle trame del papero mascherato, ed è interessante vedere come la struttura di tale storia sopravviva quasi immutata in quella che segue, Gli ospiti impossibili , pubblicata 31 anni dopo e firmata Valentini/Bosco/Freccero. Anche qui l’impianto della storia parte da Paperinik che, in competizione con Rockerduck, cerca di sfruttare Paperinik per i suoi affari. E con il papero mascherato che riesce, grazie a un piano più o meno arzigogolato, a punire entrambi. Ovviamente ciò non costituisce una critica a nessuno degli autori, bensì vuole sottolineare come certi canovacci siano tanto validi da venire usti – e talvolta abusati – per decenni senza esaurire il loro potenziale.
A seguire troviamo un divertente episodio della serie di Artibani "Ok Paperinik", Una sporca faccenda, e una storia di Enna, L'imprevisto sotto casa, che non rende molta giustizia al suo eccellente autore, fermandosi a una vicenda che gira intorno a se stessa senza troppi guizzi. Si segue con Il recupero forzato, piacevole avventura che vede contrapposti Paperinik e Amelia. Menzione di merito per Il caso Paperinik, dove il protagonista non è il papero mascherato bensì l’affiatata ed efficace coppia Umperio Bogarto – Paperoga, incaricati di svelare l’identità del vendicatore. Sarda costruisce sapientemente un intreccio comico e piacevole, che rende la storia una delle migliori del numero. È decisamente più improntata alla modernità e a temi attuali come quello delle bufale online, invece, Il complotto dei social media, che pur con buoni spunti appare abbastanza forzata con la polizia che cerca di arrestare Paperinik solo per dei post sui social e qualche altro passaggio troppo rapido.
Infine si chiude con la storia guest, Il vulcano inquina frittelle. Ottima avventura di Francesco Monteforte Bianchi e Graziano Barbaro, ricca di attualità – con anche qualche frecciata alla scena italiana – e di strampalati gadget, risulta tuttavia incomprensibile la sua presenza nella sezione guest. La storia in questione, infatti, venne già ristampata su Paperinik Appgrade nel 2015, appena due anni dopo la prima pubblicazione su Topolino. Allora appariva tra le storie dell’indice "normale".

Recensione di MiTo


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L’unico motivo valido per l’acquisto del numero di questa settimana trovo sia "Indiana Pipps e Gambadilegno in: il tesoro dei clorofilliani". Dopo anni di decadimento continuo, sembra che l’autore in grado di risollevare un personaggio ormai sclerotizzato come il cugino di Pippo sia Zemelo. Meno archeologo e più avventuriero, libero da una spalla in fondo scomoda come Topolino e sostituita più efficacemente con Gambadilegno, libero da una nemesi ridicola come Kranz, Indiana riacquista spessore e torna ad essere finalmente protagonista. La storia è sicuramente avvincente anche se presenta lo stesso difetto di altre dello stesso autore, sembra sempre mancare qualcosa, qualcosa che spieghi alcuni passaggi, che dia un significato più pieno al tutto. È una sensazione che durante la lettura viene quasi accantonata perché la vicenda cattura immediatamente l’attenzione del lettore ma si ripresenta alla fine, quando è il momento di far coincidere tutti i pezzi e inevitabilmente si nota che non tutto è stato spiegato. Potrebbe anche essere una scelta stilistica deliberata, cioè concentrarsi unicamente sullo svolgimento dell’avventura in sè, in fondo la comprensione non ne risente: ma il lettore immagino finirà comunque per porsi domande, anche se inessenziali, a cui non viene data alcuna risposta.
"Piccole grandi papere" arriva alla seconda puntata e conferma di non avere molto a che fare con l’opera originale, se non richiamandone qua e là qualche episodio a mo’ di citazione (l’incidente a miss Paperett durante il ballo per esempio) e ricreandone sommariamente personaggi e ambienti. Ma "piccole donne" non è solo un romanzo familiare, è il racconto del passaggio dall’adolescenza all’età adulta da quattro punti di vista differenti, un tema che è difficile riproporre o anche solo evocare quando tre delle protagoniste sommano insieme, più o meno, 150 anni di età. In realtà il romanzo è solo il pretesto usato da Bosco e dalla Ziche per mettere di nuovo su il loro ormai abituale gruppo di protagoniste, a cui è stata aggiunta gioco-forza Paperetta, e dar vita a una nuova storia simpatica, divertente e piuttosto frivola.
Nel resto del volume troviamo una tipica breve di Faccini con il suo Paperoga e un’altra storia di Zemelo, stavolta prettamente umoristica. Le due rimanenti storie non aggiungono molto: "Paperino e l'inspiegabile scomparsa" si regge davvero sul nulla mentre la danese "Paperino e l'indispensabile quadrupede incontentabile" si salva dalla noia, frutto del suo essere risaputa, solo grazie ai disegni di Cavazzano.
Nei redazionali 6! pagine 6! per Alvaro Soler e il suo nuovo tormentone e focus su un torneo di calcio diverso dal solito

Recensione di piccolobush


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Il 39esimo numero di Pkna è, semplicemente, brutto, e lo diciamo a malincuore. La testata ha sempre avuto una qualità mediamente alta, e questo è il primo passo falso, sia nella sceneggiatura che nei disegni. Ci troviamo infatti di fronte ad una storia che potrebbe tranquillamente essere interpretata dal Paperinik anni '90, pacioso e innocuo. Alessandro Sisti costruisce una trama noiosa, con antipatici agenti della Tempolizia e gli ancor più fastidiosi agenti Delta e Gamma, con il loro bagaglio di ignoranza e un'ingombrante famiglia di militari. Qualche battuta c'è, ma tutto ci pare molto stanco e noioso, con l'azione stretta tra le mura di un capannone industriale.
Il comparto grafico di Marco Gervasio è piuttosto deludente, e non regala né un carismatico Paperink né un'affascinante Lyla. Stendiamo un pietoso velo su tutti i personaggi secondari, decisamente poveri in quanto a immagine e presenza scenica. La copertina inedita non migliora le cose.
Il primo dei pochi passi falsi di Pkna si fa ricordare, purtroppo, proprio per la sua poca qualità.

Recensione di V


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Proseguono i capitoli della $aga di Paperon de’ Paperoni nell’ottavo volume della Don Rosa Library, dove a precedere le storie troviamo un breve editoriale di Lidia Cannatella intitolato "La chiave del successo" dedicato all’ispirazione che Carl Barks ha dato al personaggio di Paperone durante le sue avventure ed a tutti i nomi celebri della nostra storia, che hanno ottenuto successo nei modi più disparati.
Tornando alle storie presenti, questo volume s’inizia con " Il re di Copper Hill ", un capitolo molto avvincente, ricco di riferimenti barksiani e dove fa il suo esordio Howard Rockerduck in compagnia di suo figlio John D.
Riteniamo interessante come non mai l’articolo introduttivo alla storia, qui Don Rosa racconta come ha voluto introdurre i Rockerduck in questo capitolo della $aga evidenziando la profonda differenza di carattere tra padre e figlio, tra un uomo che si è "fatto da solo" ed un ragazzo nato tra gli agi.
Con " Il nuovo proprietario del Castello de’ Paperoni", si torna in Scozia a causa della lettera ricevuta da Paperone - a fine del precedente episodio - dal Clan della sua famiglia, forse uno dei capitoli più "fantastici" della $aga e che lasciano il lettore con il fiato in sospeso per alcune pagine, anche grazie all’ispirazione quasi "cinematografica" del Don che ci regala momenti di grande impatto emotivo.
Ricco di aneddoti e curiosità l’articolo che precede "Il terrore del Transvaal", a partire dal titolo originale, modificato dall’editore, al famoso "primo" incontro tra Paperone ed uno dei suoi più grandi acerrimi nemici di sempre: Cuordipietra Famedoro. I due futuri paperi più ricchi del mondo affrontano un’avventura tutta da gustare dove i due caratteri dei protagonisti si differenziano immediatamente, da un lato colui che suda sette camicie per trovare l’oro ed all’opposto il suo "gemello" malvagio molto più propenso ad ottenere le sue fortune in modo disonesto.
In chiusura "Il leggendario Papero del deserto d’Australia", ultima storia di questo volume e che segna una svolta nella vita di Paperone: il destino dell’ultimo del Clan de’ Paperoni era già scritto da tempo immemore, e tuttavia mai egli si sarebbe immaginato di trovarselo svelato mentre scorazzava in un deserto quasi agli antipodi rispetto al castello dei suoi avi, men che meno nel modo burrascoso in cui è avvenuto. Una storia tutta da leggere prima di tuffarci nei prossimi capitoli nientemeno che nel nord, più precisamente nell’ormai famosa regione dello Yukon!
A differenza di tante altre sue storie passate e future, Don Rosa ha voluto arricchire i suoi sfondi con tanti simpatici animali, frutto di lunghi studi e telefonate ad esperti, per rendere ancora più reale l’ambientazione dei paesaggi in cui Paperone vive ed affronta le proprie avventure; questo richiede una lettura attenta e approfondita, inoltre potrete anche trovare – seppur sempre ben nascosto - dei Topolino in diverse vignette.
Con enorme sorpresa, in aggiunta alle copertine del The Rosa Archives, in coda vi è un articolo, a cura di Luca Boschi, dedicato all’omaggio di Marco Rota al Don molto interessante sia per i lettori neofiti che non, corredato anche di alcune copertine tratte dalla collana "Zio Paperone".
Concludendo, un altro ottimo albo, anche particolarmente ricco di contenuti extra e che merita l’acquisto senza ombra di dubbio.

Recensione di camera_nøve


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Non sembrano esistere definizioni per descrivere degnamente la nuova iniziativa editoriale targata Panini Comics dedita al ricupero, quanto più filologico possibile, dei grandi capolavori del passato con annessi sequel e/o remake di sorta. Un progetto che conserva le (molte) note dolenti nonostante all’interno di un involucro splendidamente curato vi sia abbondanza di materiale critico e redazionali. Piombatori e Cablatori fra Passato e Presente viene a porsi in tal senso in qualità di nuovo tassello a un disegno già fallace per concezione. Il problema di fondo, come già affermavamo tre mesi addietro, è proprio quell’eccesso di zelo (a ogni modo apprezzabile e riconosciuto) che va a perorare un contenuto non certo così meritorio, se non imperfetto ad ampi tratti. Era il caso di Zio Paperone e un altro natale sul Monte Orso, remake della quasi omonima storia barksiana, il cui divario qualitativo appariva palese sotto più di un fronte (ecco, non di certo quello grafico). Ed è nuovamente il caso di Topolino e la banda dei cablatori che insieme alla ben più illustre Banda dei piombatori (e un piccolo cheapquel barossiano) anima il volume recensito.
La storia di Faraci e Pastrovicchio si pone su un piano continuativo incerto e grossolano, molto ai limiti dell’effettiva concezione di remake, avvicinandosi per contro ai tratti più palpabili di un reboot. Rigenerare i personaggi, gli spazi, lo stesso quadro psicologico del Mickey Mouse americano non sembra comunque essere una trovata originale. Se anche quei "puri, purissimi accidenti" - mi si perdoni la citazione - appaiono ben calibrati e piazzati a chiosa null’altro si può elogiare del comparto logico-cronologico, mancante di un finale chiaro e di facile lettura per tutti i lettori digiuni dei fatti originali. La presenza in questa edizione di entrambe le versioni facilita e sana, da un lato, tale aspetto ma lo esacerba dall’altro, poiché quella dei Cablatori è una storia malriuscita su più fronti, dinanzi al cui originale mette a nudo ancor di più le proprie mancanze. A cominciare dallo sfondo, privato della sentita metafora sociale del crollo dei mercati che tanto accendeva il caposaldo statunitense, connotandogli un’aura sardonica di beffa nei confronti di una nazione preda del pensiero classico e ancora in pieno New Deal. A quanto pare, su Topolino non v’è più spazio per questo genere di allegorie e nemmeno per un semplice gruppo di "piombatori" (o idraulici) che per l’occasione mutano veste tecnica in cablatori. Pur così generando nuove gag slapstick e situazioni ilari, la sceneggiatura è disordinata, totalmente priva di nessi e ritmo, cosa che avrebbe probabilmente acquisito senza un finale così ermetico, "dilatabile" anche solo per mezzo di qualche tavola aggiuntiva.
E, tra un monologo gestaltico pressoché gratuito e le ripetute gag involontarie di un Manetta goffamente privo di sigaro, si palesa sempre più vivida la trama, uguale in tutto e per tutto all’originale gottfredsoniano che più di una piccola incursione nel campo della tecnologia, causa i motivi di cui sopra, non osa, non sperimenta, non elabora oltre rispetto al suo modello. Il risultato è una brutta copia di The Plumber’s Helper reinterpretata nello schema che più si attiene agli standard del libretto (sei vignette per pagina) ed essenzialmente nulla più. Da un confronto diretto con Gottfredson, tutto ciò che traspare è la superiorità dell’archetipo classico che ritrova in Topolino e la banda dei piombatori un validissimo esempio qualitativo: una storia solida, ben pensata fra le migliori dell’artista statunitense, piena di colore e folklore, nonché figlia diretta del suo tempo. L’allegro siparietto che vi si pone nel mezzo, Il ritorno dei "piombatori", è una storiella dimenticabile: molto meglio Paperino e il calumet della pace, "grande assente" della raccolta, che avrebbe dato quantomeno un po’ di dignità a un volume scialbo e privo di un preciso ordine filologico, pur comunque infiocchettato in una veste di lusso davvero notevole. Come detto, pure troppo.

Recensione di Topolino08


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In maniera inaspettata, o forse no, si chiude questa testata che si ispirava alle Grandi Parodie Disney. Cinque numeri sono bastati per decretarne la rapida fine. Che l'investimento fosse minimo, era evidente: copertine riciclate, redazionali di fatto assenti, brossura semplice, grafica elementare, storie ultraristampate, prezzo ben poco conveniente. A chiudere questa sfortunata parabola è il dittico di Edgar Allan Paperoe, ristampato insieme in maniera integrale e realizzato da Riccardo Secchi e Libero Ermetti.
Le storie mettono in parodia due volti del grande autore Edgar Allan Poe: l'aspetto orrorifico e destabilizzante dei suoi racconti malati ed inquieti, e quello speculare dedicato al giallo e al pensiero deduttivo, con il primo detective della letteratura Auguste Dupin. Le storie filano via in scioltezza, senza particolari colpi di scena ma con il chiaro intento di fare dell'insegnamento culturale con un buon umorismo: la stessa molla che scatenava Guido Martina, padre delle parodie disneyane. Il disegno di Ermetti, giovane artista che si ispira a Freccero, è chiaro e ricco di particolari, piacevolmente ricercati.
Insomma, una buona uscita, che comunque non migliora una testata nata zoppa e che, fin dal primo numero, abbiamo criticato, non per i fini ma per i mezzi usati. Se fosse uscita con un prezzo nettamente inferiore, o con maggiori apparati critici, forse avrebbe potuto funzionare. Speriamo che questa rapida chiusura permetta a Panini di ripensare la sua offerta, e concentrarsi con qualità e costanza a poche, ma buone testate, come la Definitive, Uack! e Tesori.

Recensione di V


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In occasione del XXXI° Salone Internazionale del Libro di Torino è stato presentato il secondo Topolibro, in seguito alle ottime vendite del volume dell'anno precedente, che ha spinto la redazione a bissare l'iniziativa mantenendo lo stesso formato ma trasformandolo in versione "variant" del numero 3259 di Topolino.
Come già sappiamo è un volume così detto "tematico" basandosi proprio su quelli che sono i temi su cui si basa l'edizione del 2018 del Salone, ponendo cinque domande essenziali: Chi voglio essere?, Perché mi serve un nemico?, A chi appartiene il mondo?, Dove mi portano spiritualità e scienza?, Che cosa voglio dall'arte: libertà o rivoluzione?
Le stesse domande sono state poste ai cinque autori delle storie che troveremo in questo volume del Topolibro intitolato "Un giorno tutto questo... sarà a fumetti!", con la splendida copertina di Silvia Ziche che ripropone la locandina ufficiale del Salone rivisitata in versione paperopolese accompagnati all'inerno da quattro pagine di "Che aria tira".
La prima di queste storie è Pippo in: 3x2 dell'accoppiata Faraci-Ziche, storia umoristica visto il protagonista in questione che tasta la pazienza di un povero commesso in prova con un finale da...Pippo.
A seguire Dalla parte sbagliata (Faraci-Mottura) famossissima e pluri ristampata in tutte le salse ma sempre molto godibile da leggere, vedere Topolino ed il suo arcinemico Gambadilegno collaborare è pur sempre cosa rara! In Topolino e l'esperimento del professor Pi (Artibai-Perina) ci addentriamo nel passato del mondo della scienza con un ospite di tutto riguardo: Albert Einstein, un viaggio con la macchina del tempo vedrà Topolino e Pippo confrontarsi con un nemico extradimensionale che rischierà di mettere a repentaglio la storia.
La storia più lunga del volume è Zio Paperone e la profezia a ritroso (Vitaliano-Cavazzano) in cui gli splendidi disegni del Maestro arricchiscono e non poco la lettura della storia, noterete una versione di Paperino anomala che difficilmente rivedremo sulle pagine del libretto settimanale, un qualcosa ha smosso i sentimenti del suo cuore.
Si chiude infine con Zio Paperone e l'avventura dell'arte futura (Gagnor-Mangiatordi) un viaggio nelle più grandi città europee con una guida speciale: Philippe Paperio, che accompagnerà Paperone e Rockerduck alla scoperta dell'arte contemporanea.
Questo Topolibro si presenta come un volume speciale da collezione che a differenza del primo perde qualche punto per la selezione delle storie decisamente un gradino sotto, i campi su cui si poteva spaziare erano ampi e qualcosa di meno recente o più interessante ci sarebbe piaciuto vederlo presente. Si poteva far qualcosa di meglio ma possiamo accontentarci, una lettura distensiva e senza trame complesse è quel che ci vuole per il vasto pubblico del settimanale!

Recensione di camera_nøve


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Se nel primo volume dedicato da Tesori International all’autore veneziano erano stati presentati i lavori realizzati da Scarpa per l’americano Studio Disney fra gli anni '60 e gli anni '80, in questo secondo tomo troviamo invece le sue storie internazionali. Le prime tre fanno sempre parte del vasto gruppo delle avventure americane: Zio Paperone e il tesoro profumato, Paperino ritardatario cronico e Topolino e Pippo: in Problemi di TV. La qualità non è esattamente il punto forte di queste storie, mentre lo sono certo di più gli ottimi disegni di Scarpa, che dopo l’inizio negli anni '50 e il profondo cambiamento dei due decenni successivi, negli anni '80 subiscono un'altra trasformazione, diventando forse, si potrebbe dire, più suadenti. Delle tre l'unica storia che spicca è Il tesoro profumato, non per niente l’unica scritta da Scarpa stesso, e che quindi presenta una trama maggiormente articolata e che trova ulteriori sbocchi narrativi grazie all’inserimento di Brigitta come coprotagonista assieme a Paperone e nipoti.
Le restanti undici storie invece sono state disegnate da Romano Scarpa tutte per la Egmont, casa editrice danese che pubblica i fumetti Disney in molti paesi europei. Anche per queste, a dire il vero, vale lo stesso discorso già fatto per le avventure dello Studio Disney: storie simpatiche e carine, ma che raramente riescono ad offrire qualcosa di più. Tra le storie disegnate dal nostro Romano, sicuramente quella che merita di essere maggiormente ricordata è Topolino in: "Un ragazzo davvero in… Gamba", scritta da David Gerstein. Il soggetto è originale e ben sviluppato, e Gerstein è in grado di alternare e dare il giusto peso sia alle gag sia ai momenti più intensi. A tutto ciò sono poi da aggiungere diverse gustosissime citazioni gottfredsoniane e i soliti, ottimi disegni di Scarpa.
Tra le altre storie degne di nota, abbiamo Zio Paperone – Le carote dell’allegria (scritta dallo stesso Scarpa), che fa parte di quell’insieme di storie realizzate da artisti della Egmont per celebrare il genio di Carl Barks; l’avventura è piacevole, e la sfida fra Paperone e Cuordipietra Famedoro è arricchita dalla presenza di Brigitta, importantissima per le dinamiche del racconto. Non si può non menzionare poi Topolino in: Un tranquillo giorno in spiaggia, storia quasi interamente muta e dalle svariate citazioni cinematografiche; la bilogia di Larry Doudini, che si fa notare soprattutto per la continuity che intercorre fra le due storie (lo stesso criminale, Larry Doudini, apparirà di nuovo in seguito in altre storie non disegnate da Scarpa) e la più recente avventura del gruppo, Zio Paperone – La nemica della mia nemica, dove abbiamo un interessante scontro fra la famiglia dei paperi, Amelia e la maga Circe.
Tirando le somme, alla fine non possiamo non lodare l’iniziativa di raccogliere parte della produzione estera dell’artista lagunare in due volumi, anche se qualche piccola sbavatura va fatta notare, come la mancanza di Topolino e le dolcezze del Natale, unica avventura realizzata da Scarpa per il mercato francese e che avrebbe svettato su tutte le altre presentate. Gli articoli, anche se non sono esaustivi come quelli della prima serie di Tesori International, sono comunque interessanti e a volte forniscono inediti retroscena magari non ancora conosciuti. Un volume alla fine consigliato soprattutto per gli appassionati (visto che, come già detto prima, in realtà la qualità delle storie non è così elevata); speriamo che, con il nuovo volume dedicato a Giorgio Cavazzano in dirittura d’arrivo, Tesori International riesca a mantenere questo livello, magari presentando anche qualche succoso inedito.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Fascicolo non ancora recensito, probabilmente sul forum ci sono le informazioni relative al suo contenuto.

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Numero "in negativo", questo di giugno: non è questo un giudizio di valore (anticipo che il voto scelto è un pochino al ribasso), ma una constatazione: invece di un comparto Superstar di valore e un contorno modesto, si ha in questo caso il fenomeno contrario. Va anche detto che la sezione Superstar è particolarmente corposa, per cui... Esordiamo con Topolino e il Teleppipus telecinetico , storia non incommensurabile ma di un buon Guido Martina tardo, quello forse più anonimo riservato alle storie di Topolino.
Con Paperinik e l'amnesia furfantesca si entra nel vivo, grazie ad un Cavazzano particolarmente divertito nel maneggiare, quali personaggi principali, dei Bassotti in vena di machiavellica burla, e un Paperinik... furfantescamente amnesico, appunto. Non diciamo di più per non guastare la lettura, ma sebbene il ritmo sia meno fulminante del consueto si tratta di una godibilissima Pezzin/Cavazzano d'annata.
"Ser Lock salva il numero", ironizzavo in sede di commento: e non posso farci nulla, a me le bizzarrie del "più grandi detective d'Inghilterra" piacciono: così come mi piacciono molto i disorganizzatissimi avversari, dall'ineffabile Nefarius ai disastrosi Armadill, Flipflip e Sydney. Personaggi atipici, un'isola di storie che, se gestite con opportuno dosaggio nelle ristampe, come accade, formano un tassello che è gradevole trovare. Queste due storie, Ser Lock e lo zio d'Alaska e Ser Lock e la rapina al treno , sono pienamente nella media, e offrono moderate ma convinte risate.
Sarà la scarsa abitudine, sarà il loro reale modesto valore, sarà che ogni accostamento meno che geniale all'opera di Collodi sa di blasfemia, ma Le meravigliose disavventure di Donocchio e Il Grillo Saggio alla fattoria sono faccende di cui tacere è bello.
Discorso diverso per I Sette Nani e il trono di diamanti , nel quale la perizia di Scarpa mitiga un'ispirazione un po' atipica, ma non per questo priva di interesse. Certo non è quello il campo un cui le armi, affilatissime, del Maestro veneziano dànno il loro meglio, per cui ci sentiamo di non essere particolarmente esaltati dalla scelta.
Questa è la tua vita Paperino è il solito collage (ri)disegnato da un Tony Strobl mai in forma, su cui pure ci sentiamo di sorvolare; diciamo anche che rivedere il solito lupo che in realtà è un papero e il solito cane che in realtà è un lupo, che con i disegni di Barks aveva una malìa inquietante e comicissima, perde ogni fascino in queste vesti (e soprattutto, all'ennesima ristampa).
Uscendo dalle (cosiddette) Superstar, troviamo due storie decisamente belle: Paperino e il vin.. pepato , di Rodolfo Cimino, forse un po' più povera del solito quanto a ispirazione ma convincente in tutto il resto (peccato la ristampa sul BIG...) e C'era una volta nel West... Paperino e la danza della pioggia , che prosegue la pubblicazione di quegli episodi del ciclo del West di Guido Martina che erano sfuggiti alle recenti ristampe (es. Paperi nel Far West): una piccola sorpresa, il mantenimento del livello qualitativo per così tante storie (non tutte, ma molte); in questa Don Pepito Paperon e Goldenduck si danno da fare attorno al povero Tiburzio (una chicca di personaggio, oggi adombrato pallidamente nell'affascinante ma alla lunga monotono redivivo Fiuto Joe) per produrre un... pon-pon (ma non nel senso paperoghiano del termine).
Insomma, un numero leggermente superiore alla media degli ultimi mesi, anche se decisamente non imperdibile né particolarmente consigliato se non previo il proverbiale allentarsi dei cordoni delle borsa in vista delle letture estive d'evasione post-scolastica.

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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È sollevante notare come, in questo marasma generale di testate provocato dalla Panini, qualche testata riesca a mantenere i propri propositi iniziali senza, comunque, andare ad inficiare sulla qualità delle storie proposte. Sicuramente Tesori Made in Italy è fra queste, e anche con il nuovo ciclo dedicato a uno dei più grandi Maestri del fumetto italiano, l’immenso Massimo De Vita, si sta confermando ottimo sotto ogni punto di vista, sia da quello dei redazionali e del portfolio, ben approfonditi e scritti bene, sia da quello delle storie che, a differenza dei sei numeri dedicati a Cavazzano, sono presentate per tematica. In questo secondo volume abbiamo solo storie con protagonista Topolino; e anche qui la selezione è davvero buona, spaziando in diversi generi. Si parte con quello avventuroso, che possiamo trovare in Topolino e la "pietra di saggezza", storia realizzata per l’esperimento cartonato Topolino Più e che è inserita per rappresentare tutte le storie di De Vita che vedono impiegato l’archeologo Zapotec, qui utilizzato nella sua professione e non in compagnia con Marlin nelle storie della Macchina del Tempo. Una storia davvero ben scritta (anche se forse con qualche passaggio troppo prevedibile), condito da scene desertiche mozzafiato e da un insegnamento morale comunque importante.
Fa parte dello stesso genere anche Topolino e il segreto di Monte Sinistro, forse la più debole della cinquina di storie proposte, ma che oltre ai soliti bellissimi disegni propone anche dei cattivi ben caratterizzati e non banali. È davvero interessante, inoltre, trovare in questo numero una delle Tops Stories di Pezzin, Topolino e l’isola dei giganti, ovvero: I superstiti del continente perduto, nota ancora oggi agli appassionati di fumetti per essere stata la causa di dissapori tra Pezzin e De Vita per i pesanti rimaneggiamenti effettuati da quest’ultimo sulla sceneggiatura. La storia, come tutte quelle della serie, è altamente affascinante e circondata di mistero, aumentato soprattutto dal fatto che la serie non ha mai visto pubblicata la sua conclusione. Top de Tops è davvero un signor personaggio, ottimamente scritto e descritto da Pezzin, e a questo punto viene da chiedersi quanto davvero De Vita sia intervenuto sulla storia. Probabilmente non lo sapremo mai. Del genere fantasy fanno invece parte Topolino e la valle degli orsetti e Tip e Tap e il gioco dell’oca. Se il primo si presenta come un fantasy classico, arricchito però dalla particolarissima idea di fondo, il secondo invece deve molto, come base della trama, al noto film Jumanji con Robin Williams; ha inoltre il pregio di offrire una caratterizzazione più moderna e meno stereotipata Tip e Tap, che si presentano come i veri mattatori della storia, primeggiando di fronte a Pippo e a Pluto. Buone entrambe; non certo le migliori realizzate da De Vita, forse un po’ più sconosciute, ma è bello far conoscere queste perle anche al grande pubblico.
Nel complesso, quindi, un numero più che buono, che non sfigura davanti ai suoi predecessori e che riesce a mantenere alta la qualità della testata. Non possiamo non sperare che si continui così, e che almeno Made in Italy si salvi, in questa valle di lacrime.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Noia, fastidio, incomprensione e delusione. Sono questi i sentimenti che ci muovono nel recensire questa storia. Il ritorno di Reginella, richiesto dalla redazione e pompato dal marketing è stato in sostanza una delusione, purtroppo. Enna ha provato a recuperare le atmosfere ciminiane portandole in altre direzioni, ma si perde: la sottotrama dei nipotini è sostanzialmente inutile e fastidiosa, mentre le tecnobubbole esplicative risultano noiose e d'impaccio, occupando buona parte delle tavole. Ma il problema sta proprio nel rapporto tra i due protagonisti. Forse sotto una spada di Damocle censoria, Enna si ritrova a far incontrare Paperino e Reginella il meno possibile, e a travisare del tutto le motivazioni che li lega. L'amore diventa amicizia, il papero si lancia in un'impresa complessa in maniera ben poco chiara, mentre la parte all'età della pietra alla fine diventa solo frustrante. In un gioco a nascondino tra autori, lettori e personaggi, il nucleo che animava le storie di Cimino scompare, e il resto della cornice crolla miseramente sotto il peso delle proprie ambizioni. A compensare la confusione narrativa ci pensa Giada Perissinotto, che disegna una dolce e tenera Reginella, dei graziosi paperi e degli sfondi curati. Il confronto con Cavazzano viene superato, però non basta.
Copertina inedita valida, contenuti speciali discreti, ma la storia non supera l'esame, purtroppo. A questo si aggiunge la conferma, con nuove storie, di voler presentare Reginella solo come amica: una scelta che svilisce l'originale e ne mina la sostanza. A che pro usare la regina di Pacificus? Tanto vale inventarsi altro.

Recensione di V


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Un appuntamento imperdibile attende tutti i fan di Carl Barks in edicola e in fumetteria. Vita da Paperi 3, trentasettesimo albo della collana Uack!, presenta, come ampiamente annunciato nei mesi scorsi, uno storyboard originale inedito dell'Uomo dei Paperi messo direttamente a confronto con la versione editoriale della storia a cui si riferisce. Non si tratta di una delle più note avventure di Barks, bensì di una breve storia con protagoniste le Giovani Marmotte realizzata dopo il suo pensionamento, disegnata in origine da Kay Wright e successivamente riveduta e corretta da Daan Jippes. Tuttavia è un'occasione preziosa per riscoprire il tratto del maestro ed analizzare quanti e quali interventi vengono apposti dall'editore prima della realizzazione della versione definitiva e della successiva pubblicazione. È però un peccato come le nuove versioni di queste storie, in parte più fedeli all'originale intenzione dell'autore, abbiano pressoché gettato nel dimenticatoio le prime edizioni, non sempre così distanti dagli storyboard del Maestro. Qui, ne Le Giovani Marmotte e il fantomatico sabotatore, ad esempio, Jippes colloca in esterna la prima vignetta della prima tavola. Dal confronto con lo storyboard è facile attribuire tale scelta al disegnatore olandese, in quanto Kay Wright, nella sua versione conosciuta in Italia con il titolo Paperino e il Piano YZ abbia seguito l'indicazione dell'autore ponendo l'azione in interno, probabilmente nel quartier generale delle Giovani Marmotte.
La storia principale dell'albo è la celebre Paperino sceriffo di Val Mitraglia, qui riproposta con tutte le storie di Barks pubblicate in origine su Four Color 199 dell'ottobre 1948, dove un Paperino fan di b-movies western, riesce ad ottenere la carica di vice-sceriffo di una cittadina in preda alle scorrerie di un misterioso ladro di bestiame. Ambientazione pressoché analoga a quella dell'altra storia di Barks qui riproposta, Paperino e il puledro indomabile, tratta da Walt Disney's Comics and Stories 59 dell'agosto 1945, con il protagonista anche qui persuaso dalla visione di un film nel cimentarsi nell'arduo compito di domare un vivacissimo cavallino. Due storie che, a modo loro, evidenziano quanto negli anni '40 del '900 fossero vivissimi nella cultura popolare statunitense sia il mito del vecchio west, sia il fascino del grande schermo e dei suoi protagonisti.
Menzione finale per la bella copertina dell'albo, realizzata da Barks nel 1951 per Four Color 356 contente Paperino multi multi miliardario disegnata da Frank McSavage, già utilizzata in diverse edizioni nostrane della storia. In nessuna di queste, tuttavia, le banconote da mille dollari erano così tante da uscire perfino dallo specchio.

Recensione di scrooge4


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Faraci, Casty, Artibani, Marconi. Faccini, Bosco-Ziche, Pezzin-Cavazzano, Enna. Cimino, Asteriti, Carpi, Scarpa. Chendi-Cavazzano, Secchi-Ciccio... Non ce ne vogliano gli autori, ma questo è quello cui dobbiamo assisitere. La Special Edition era una collana curata, pregevole, ben realizzata. A cadenza fieristica Panini ha proposto volumetti dedicati ad autori o a coppie, facendo in genere una buona selezione e poi pubblicando un cofanetto con tutta l'iniziativa. Con la quarta serie, la Extra, l'idea era di raccogliere storie di personaggi particolari, partendo da Ok Quack e pubblicando il numero in costina. Una dichiarazione di intenti generica e che poteva essere sfruttata in maniera interessante: pensiamo alla Nocciola di Chendi-Bottaro, al Little Gum di Chierchini, all'Acciuga di Guido Scala, al Pacuvio di Michelini-Gatto. Validi spunti per proporre autori meno noti ma pilastri del settimanale.
Nel fandom non ci aspettavamo però questa scelta: Agente Speciale Ciccio Squadra GNAM, ad opera di Riccardo Secchi. Si tratta di una serie banale, ripetitiva e sostanzialmente noiosa, in cui si ripete, in maniera sempre uguale, storia dopo storia, il rapporto di Ciccio con il cibo, il sonno, i tic e le battute precotte. Ciccio che russa, che si strafoga, che dorme in momenti inaspettati, che risolve i casi senza sapere nulla. Un canovaccio già trito e ritrito e che può funzionare per un paio di vicende, per un pubblico inferiore ad anni otto. Ma non può occupare un volume da 368 pagine. Sinceramente, questa scelta editoriale ci perplime. Per carità, siamo consci che il fumetto disneyano si basi anche sull'iteratività, è normale nell'ottica di un processo industrial-artigianale. Ma un conto sono i mercoledì di Pippo o le cacce al tesoro di Cimino, sempre uguali e sempre diverse, un conto invece i cliché della Pia oppure Ciccio Gnam.
Ci fermiamo qui per non infierire, ma restiamo increduli di fronte a questa scelta. Segnaliamo giusto il caso a cinque stelle, in cui i disegni di Mottura valorizzano una sceneggiatura vagamente migliore del solito. Al volume diamo una stella, voto crudele ma che si spera possa servire a non proporre in pubblica piazza materiale così scadente e a nasconderlo in pubblicazione come BIG, in cui uno spazio mensile a Ciccio potrebbe avere decisamente più senso, invece di intromettersi in una collana valida.

Recensione di V


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La super Deluxe invade in maniera spiacevole la Limited, proponendo il ritorno del commissario siciliano nella riuscita terza apparizione con i disegni di Paolo Mottura. Francesco Artibani realizza un giallo curato e più che valido, mischiando ironia e sicilianita' con quelli che sono dei veri, e riusciti, attacchi contro certi mali italiani. Corruzione, mafia, crisi idriche, abusivismi e malaffare sono presenti e chiamati con il proprio nome, senza sotterfugi, e siamo molto contenti che Topolino si faccia portatore di messagi di onestà e rettitudine, come ai tempi del giornalista. Il disegnatore di Pinerolo si approccia ai personaggi con il suo solito talento, e ci incanta con fascinose raffigurazioni paesaggistiche.
La parte editoriale, invece, mostra come al solito i suoi limiti e affonda la votazione. Siamo dell'idea che un formato così grande non aggiunga molto ai disegni usciti per il settimanale, mentre i contenuti speciali sono poca cosa, e non in linea con l'incredibile prezzo (25€ per 40 pagine). Si salva la bella copertina e l'illustrazione del poster, che resta però impossibile da utilizzare vista la vastità. Ci spiace che non si sia colta l'occasione, almeno, di ristampare tutte insieme nello stesso formato anche le due precedenti storie, per dare un minimo di completezza. Ma forse uscirà un quarto episodio, che magari sarà stampato con questo terzo nella Limited, e il cerchio si chiuderà.

Recensione di V


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Ci troviamo di fronte a un vero e proprio caso di bulimia editoriale. Contemporaneamente in edicola con un'edizione miseranda, troviamo in fumetteria un'altra edizione del Dracula di Enna e Celoni, per la collana Super Deluxe, che prende a piene mani nella Limited. Abbiamo infatti in grandissimo formato la ristampa della parodia, e basta. Infatti, poco vi è di nuovo. Il 26.5×36 aggiunge poco a tavole nate per una pagina due volte più piccola, mentre i contenuti speciali sono piuttosto poveri. L'esorbitante prezzo di 30€ ci pare davvero sproporzionato, se non fosse per l'inusitata bellezza della copertina. Ecco, a Celoni è stato dato spazio per realizzare un prezioso acquarello che omaggia le locandine anni '30, in una chiarezza espositiva dei personaggi commovente. Il rosso sangue della barbabietola invade lo sguardo, mentre atterriti assistiamo ad uno sconvolto Topolino e ad un diabolico Macchia Nera. Questo ci riconcilia con il mondo, e salva il volume, al netto dello scomodissimo enorme poster. Questo pero ritrae una bellissima illustrazione che celebra i personaggi della trilogia gotica, e che, nonostante fosse piu adatta ad un volume che ospitasse tutte e tre le storie, ci convince una volta di piu della maestria di Celoni. Le tre stelle sono merito suo, anche se restiamo dubbiosi ed interrogativi di fronte a questa stratagemmi editoriali, che tendono ad abusare dello stesso materiale in continuazione. Qui di seguito, la nostra recensione della storia, uscita già nel 2012, nel 2016 e nell'aprile 2018.
"La parodia di Enna, Celoni e Andolfo (per i colori), è una gioia per gli occhi, sia a livello grafico che narrativo. Enna è abilissimo nel creare una parodia nel filone ormai piuttosto in voga della rievocazione in costume fedele dell'opera originale, lontani dalle rievocazioni contemporanee martiniane come Paperiade o Paperino e l'oro di Reno ovvero l'Anello dei Nani Lunghi, riutilizzando anche l'espediente del romanzo epistolare in maniera intelligente, con ironia e l'uso di efficaci didascalie. Il perno umoristico su cui si regge la parodia è ovviamente l'uso della barbabietola al posto del sangue, e l'utilizzo efficace del cast di Topolinia. A parte l'assenza di Manetta, tutti sono presenti e ben usati, da un Rock Sassi calzante in pieno ad una Clarabella al top della forma bovina, e un Macchia Nera diabolico e ironico. Ma è certamente con Pippo Van Helsing che si toccano vette di umorismo sagace non così comune in Disney.
A rappresentare bene tutto questo è un Celoni magnifico e totale, capace di innervare di linee barocche ed equilibrismi grafici ogni vignetta. Linee che si librano alte nel grande formato e che spumeggiano con i colori della formidabile Mirka Andolfo. Un'opera grafica che è un unicum nella storia disney, a parte le storie dipinte di Carpi e Chierchini (ma a due strisce per pagina). Gli autori non si fanno problemi ad osare, e certe vignette "hard" e di alta tensione ne sono la prova."


Recensione di V


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Il secondo numero della Legendary Collection dedicato a I Mercoledì di Pippo si apre, o meglio, si chiude (essendo l’avviso pubblicato nell’ultima pagina) con una novità: da questa uscita la periodicità della testata si fa trimestrale. Una notizia che, se da un lato dà più respiro a chi segue i tantissimi prodotti Panini/Disney presenti in edicola, dall’altro dilata i tempi necessari alla ristampa completa della serie, lasciando vivo il timore di una brusca interruzione che sarebbe particolarmente sgradevole per l’affezionato lettore, già scottato da altri casi analoghi.
Nel frattempo, in ogni caso, la riproposizione del divertente ciclo ideato da Rudy Salvagnini prosegue seguendo correttamente l’ordine cronologico in cui le storie sono apparse sul libretto. Anche questa volta lo sceneggiatore pone Pippo alle prese con alcuni fra i più classici generi letterari: un viaggio nel tempo, un’avventura western, un racconto "salgariano", un’indagine dai toni noir. Lo schema entro cui i personaggi si muovono resta invariato: nella finzione letteraria Pippo è l’infallibile eroe e Topolino il suo imbranato aiutante, mentre nella realtà il primo è lo scrittore improvvisato e il secondo l’ascoltatore che prova, invano, a riportare la narrazione ad andamenti più canonici. L’aspetto migliore delle storie, comunque, restano gli amichevoli battibecchi fra i due inseparabili amici.
Lino Gorlero, disegnatore quasi titolare della serie, firma tre delle quattro avventure ristampate; oltre a lui, ecco la new entry Silvio Camboni, autore di una buona prova sulle praterie americane. Dal punto di vista redazionale, proprio in merito a quest’ultimo, si segnala un refuso relativo al suo nome di battesimo. L’intero albo, d’altronde, non brilla quanto a cura editoriale: la prima storia è riproposta in una versione scansionata di bassa qualità, non ci sono né articoli né bozzetti a impreziosire il volume, il cui unico contributo originale è la bella copertina di Emmanuele Baccinelli.
Il giudizio complessivo non può quindi andare oltre una risicata sufficienza; l’augurio è che le prossime uscite soddisfino almeno le aspettative ormai minime dell’acquirente.

Recensione di inthenight


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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