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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Nuovo numero della rivista che ebdomadariamente ci tiene compagnia e nuovo (forse persin ultimo, chissà!) episodio della rutilante saga intitolata ai milioni di zio Paperone, scritta come (quasi) sempre dall'ineffabile Vitaliano e impreziosita dai pindarici disegni di Mottura.
Ciò che colpisce in questa ennesima avventura non è certo la trama, ancor più esile delle precedenti, né i personaggi ma la prosa: la scrittura di Vitaliano, da sempre protagonista quasi "concreta" delle sue storie, opulenta, abbondante di termini non banali e finanche di gustose invenzioni linguistiche, diventa qui ipertrofica, pletorica, riempiendo il palco e le vignette.
Cosa ci sia dietro questo pomposo ed ininterrotto effluvio di parole non è dato sapere: un modo per sopperire a una trama vuota, che si riduce a un giochino di logica, orpellandola di chiacchiere per distoglier da lei l'attenzione?
Una presa in giro dei nerdacci sfigati, ancorati ad un passato che non può tornare, scherzandoli con una magniloquente esibizione di ricercate locuzioni?
Una digestione difficile (causata forse dalle cicerchie)?
Forse un mix di tutto ciò. Sicuramente l'effetto è una scrittura pesante, una ricerca insistita di gratuita ampollosità che fa passare sotto traccia anche i buoni passaggi della storia come il rapporto tra la dea bendata e Paperone.
Insomma, bella la cultura, belle le parole inconsuete, belle le trovate linguistiche però anche la sintesi ha un suo perché. In fondo oltre un secolo prima che Martina partorisse la "disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera", Giuseppe Gioacchino Belli l'aveva già sintetizzata col suo "io so' io e voi non siete un c...."
Tornando seri (nella forma, nella sostanza lo sono sempre stato), arrivati all'ultima puntata si può dare un giudizio complessivo su questa decennale saga: è stato un lungo divertissement, un omaggio semi-serio iniziato con il sessantennale del personaggio e conclusosi con il settantennale, chiudendo, si spera definitivamente, il cerchio. Bandita ogni filologia, non era e non poteva essere un lavoro rivolto agli appassionati, non racconta una storia come la $aga di Rosa e nemmeno un personaggio, ma tante piccole storie indipendenti, condotte sul filo dell'assurdo, e tenute insieme da una labile traccia.
Questo comunque non inficia certo il risultato finale: a farlo ci pensa invece il fatto che gli episodi sono ognuno fotocopia dell'altro, tutti indistinguibili, tutti rigidamente rispettosi di una scaletta che ha conosciuto rarissime eccezioni. Ecco quindi che dopo pochi episodi la sensazione di noia si fa troppo forte, al punto che la prima conclusione, con il decimo milione, non mi aveva affatto rammaricato. Ma il mercato segue strade e regole che se ne fregano, giustamente, delle opinioni mie e del singolo lettore in generale: chi vende ha ragione e il resto non conta.
Conclusione meno coinvolgente di quanto ci si potesse aspettare, dopo la prima puntata, di Paperinik e il segreto del giardino discreto. Più che altro è sembrata inutile la presenza di Paperinik in una storia dove, con qualche aggiustamento nella trama, si poteva lasciar agire direttamente Paperino. Il papero marinaio, per la sua storia, è più adatto del suo alter ego supereroistico alle atmosfere venate di tristezza e romanticismo in cui è stata calata la vicenda nella seconda parte.
Detto ciò la storia di Enna e Usai è davvero buona, è esattamente il tipo di storia che dovrebbe costituire l'ossatura di una testata come Topolino, una giusta via di mezzo tra quelle di grido e le riempitive, eppure è anche il tipo di storia che più è andata sparendo negli ultimi anni.
Un simpatico intermezzo con una avventura di Pippo che è una commistione tra Johnny Stecchino e il genio nell'ombra faraciano e si arriva alla storia finale, una danese senza infamia e senza lode che ripropone con estrema faciloneria uno spunto visto più volte, che ha però il pregio di essere uno di quelli che non stancano mai.
A completare il volume due brevi interviste alla cantante Levante e alla campionessa paralimpica Bebe Vio.

Recensione di piccolobush


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L’attuale numero di Topostorie ci presenta un canovaccio non molto diverso dai volumi precedenti. Vera protagonista di stavolta è la genealogia disneyana, argomento ampiamente discusso nei decenni passati su cui si fondano pilastri del fumetto italiano e mondiale, del quale tuttavia non verrà mai trattato abbastanza. Lo scopo del tomo diventa quindi quello di illustrare nuovamente la materia con una piccola "variazione sul tema", cercando appunto di ripescare dal dimenticatoio storie misconosciute, ma non per questo poco appetibili o degne di nota. Scopo intuibile già dall’opera d’apertura, Paperino e l'antenato più ostinato, un interessante racconto di scuola Egmont all’insegna di paradossi temporali inverosimili e commoventi rapporti d’amicizia, sentimento predominante per tutte e 26 le tavole. Il finale dal retrogusto amaro riassume in poche battute lo stesso senso della vita e ne è la carta vincente. Gli onori più grandi, quantomeno in fatto di ristampe, spettano comunque alle storie centrali, anche perché ritrovare le avventure di Paper Rosso dopo oltre vent’anni dalla sua prima pubblicazione fa sempre un certo effetto, soprattutto per chi è cresciuto e si è appassionato al fumetto con la produzione brasiliana. Nata come ideale seguito alla Saga di Paperopoli di Saidenberg e Soares Rodrigues, narra le tribolazioni di un vichingo in Cina (Pena Rubra - Paperoga) al fianco di zio e compagni, che viene presentato come papero bislacco ma genuino, il classico genio incompreso. Genialità che condivide con la trama della Commedia movimentata, di matrice strutturalmente martiniana la cui sceneggiatura purtroppo non richiama minimamente lo stile inconfondibile del Professore e finisce col perdersi nei dialoghi decisivi. Ottima è invece la storia conclusiva dell’albo che presenta un intreccio pulito, tanta azione e discreto senso dell’umorismo, oltre ai disegni da applausi del maestro De Vita. Stiamo parlando naturalmente di Topolino e la leggenda del Topo Nero, fra l'altro già alla terza ristampa in pochi anni. Chiudono il cerchio due Diari delle Antenate e una breve di chiara ispirazione barksiana firmata James e Strobl, che nel complesso rialzano la qualità dell'albo. Discorso a parte invece per il prologo introduttivo dove Marconi inserisce qualche gag spassosa e niente più, non sfuggendo a espedienti narrativi già visti nelle varie frame story della testata.

Recensione di Topolino08


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E tre. Nel giro di quattro anni la storia di Francesco Artibani e Paolo Mottura è stata ristampata tre volte come volume a sè stante, con formati diversi, rilegature diverse e apparati critici diversi: un bel primato, per una parodia senz'altro bella, anche se nel finale si rivela un po' confusionaria. Ma lasciamo alla parte finale la recensione vera e propria (presa di peso dalle vecchie ristampe, e ci scusiamo in anticipo per la nostra pigrizia).
Vogliamo ora concentrarci su questa nuova edizione, primo numero di una collana che si rifà direttamente alla gloriosa testata de Le grandi parodie Disney. In comune hanno infatti il nome, al netto del fastidioso ed imperante gratuito inglesismo, e la grande stella usata in copertina. Le similitudini finiscono qui, perchè, almeno a vedere questo primo numero, la nuova testata appare sciatta ed ininfluente. Due paginette raccontano il concetto di parodia disneyana, un paio di paragrafi per la storia in questione, le biografie riciclate dalle vecchie edizioni, e le anticipazioni su come proseguirà la serie. Del romanzo originale, del suo posto nella letteratura americana o del perchè delle scelte narrative usare dagli autori non vi è nulla. Al contrario della vecchia collana, il cui scopo principale era educare il lettore sull'opera originale divertendolo con Paperino e soci, in questa serie per ora non c'è niente. E, bisogna dirlo, non si sforza di fare di più. Il materiale cartaceo è piuttosto piccolo, la brossura molto spartana, la copertina è un gran riciclo. Proprio sulla grafica editoriale erano piovute critiche, abbastanza a ragione: il font, la stella enorme, la generale sguaiatezza, tutto fa pensare ad un prodotto assemblato al volo e fatto di materiale riciclato, e questo pesa ancora di più perchè si presuppone che la singola storia possa meritare qualcosa di meglio. A questo punto, si potrebbe pensare di avere almeno un prezzo economico ma, pur essendo l'edizione più conveniente in assoluto, per quel che dà, è pure troppo. 6.90€ contro i 9.90€ della Deluxe perdono inevitabilmente il paragone: cartonatura, formato grande, contenuti extra di rilievo, contro il poco che ci troviamo oggi. Capiamo l'idea che c'è dietro, riproporre valide storie in un formato economico, ma, sinceramente, il gioco non sembra valere la candela. Vedremo come procederà in futuro, per ora vi lasciamo alla disanima della storia.
"La storia, che si snoda tra gli abissi del mare e il cielo che si vede dalla coffa, è tratta dall’omonimo capolavoro di Melville e racconta la folle caccia all’immensa balena bianca da parte del mitico Capitano Achab. Artibani, riprendendo abilmente e fedelmente la trama, utilizza strategicamente i personaggi dell’universo papero: Paperino è un sognante ed ingenuo Ismaele, Qui, Quo e Qua triplicano il personaggio di Queequeeg, mentre Paperone interpreta con grande forza e carisma il Capitano Quachab. E’ proprio la duttilità e la forza dei personaggi disneyani ad aver consentito la riuscita di tantissime parodie. E questa non fa eccezione. Con i suoi momenti di azione, le gag fisiche da cartone animato, in particolare gli scontri tra Paperino e i piccoli Quiig, Quoog e Quaag figli del re di Kovolovo, le scene solenni, in cui dialoghi intensi si impossessano dei personaggi, Artibani – sceneggiatore abilissimo sia per Disney che per personaggi di sua fantasia - si destreggia con con la solita naturalezza e maestria che lo contraddistingue.
Dal canto suo, anche il disegnatore piemontese Mottura realizza un lavoro immenso e meraviglioso. Le sue vignette di forte impatto, anche a tutta tavola, sanno ben gestire gli spazi e i personaggi, e raccontano nei dettagli, senza appesantire la visività della narrazione. Le ricche angolature particolari danno spazialità alla nave, che diventa un palcoscenico teatrale, mentre i personaggi esprimono, senza alcuna esitazione, la forza dei sentimenti, così chiari che quasi non servono le parole: gli occhi, i becchi, le posture, dicono già tutto. A fare il resto, la tavolozza cromatica della Andolfo, che fa uso di colori seppiati per rievocare il passato, di colori chiari per il cielo e di toni ombrosi nei momenti più opportuni."

Recensione di


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La coppia Artibani - Mottura torna dopo Moby Dick con un'altra parodia, da tempo promossa ma pubblicata solo a gennaio 2017. Metopolis è un chiaro rifacimento del classico cinematografico, capolavoro dell'espressionismo tedesco e vero calderone di modelli e rifacimenti cinematografici posteriori. L'opera di Fritz Lang affonda le sue radici su un discorso filosofico marxiano per poi fondersi con una fantascienza asimoviana ante - litteram. Modernissimo nella sua tesi, il film gioca con l'urbanistica come metafora della lotta di classe, e le immagini di una splendente Torre di Babele che si scontra con gli impersonali e bui bassifondi sono semplicemente memorabili. L'idea poi di un robot senziente e capace di umana pietas, che ormai pare negata all'uomo contemporaneo, rifulge in questo 2017 a trazione industriale 4.0.
Tutte queste tematiche sono riproposte, in maniera forse eccessivamente didascalica, in questa storia forte e battagliera, in cui un Topolino anestetizzato e schiacciato dal peso delle responsabilità viene travolto dalla cruda realtà. A dargli una mano sarà un Pippo perfettamente in parte, e una felicemente ritrovata Minni. L'eterna fidanzata recita in un ruolo forte e ben delineato, senza risultare mai stucchevole. Gambadilegno gigioneggia alla grande, mentre Macchia Nera risulta un po' stereotipato e monodimensionale.
A deliziare il lettore, insieme alla sceneggiatura, è il magnifico lavoro di Mottura. L'artista piemontese realizza una mostruosa immersione negli equilibrismi gotici e nelle spigolature oblique espressioniste. L'oppressione del lavoro classificato viene resa con vignette ampie ma claustrofobiche, incapaci di dare riposo al lettore, anche lui minuscolo ingraggio della supposta società perfetta. I colori non danneggiano le matite, ma ci sarebbe piaciuto molto vedere pubblicata la storia in un denso bianco e nero, come la pellicola originale.
L'edizione deluxe è come al solito di ottima fattura. Formato ideale, buona cartonatura, intensa la copertina inedita, i colori sono belli, ma - lo ripetiamo - sarebbe stato interessante leggerla in bianco e nero, visto il materiale di partenza. Riguardo gli articoli, la redazione ha dedicato cinque paginette al film, per raccontarne valore, aneddoti e particolarità. Ottima scelta, in controtendenza rispetto a volumi del passato in cui lamentavamo ogni possibile raccontobsull'opera originale. Peccato che, per far posto a questo materiale, non ci sia niente dedicato ai disegni di Mottura o alla lavorazione di Artibani. Sono assenti schizzi, fotogrammi di ispirazione, copertine e disegni omaggi, racconti del lungo iter di produzione: scelta inspiegabile e davvero un peccato, perché se avere notizie sull'opera originale, non bisogna dimenticare come il focus dovrebbe essere sempre il fumetto. Non si è trovata, per questo volume, la giusta via di mezzo, peccato: questo spiega il voto di tre stelle, per un'edizione valida ma monca. Resta però la storia, dato che Metopolis è una parodia compatta e non cade nel rischio retorico in cui a volte Artibani si trova. Adesso siamo in attesa della prossima fatica del duo, l'annunciato Mago di Oz.

Recensione di


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Presentato da una cover tra le migliori di sempre di questa testata, semplice, pulita e molto evocativa dello spirito del personaggio, questo numero 10 si presenta alquanto contraddittorio al suo interno.
Si inizia con l'inedita Paperinik e l’erba del supervicino (Deninotti/Baccinelli), storia il cui ottimo comparto grafico (colori, tratti, espressioni) non riesce a compensare la sensazione di vacuità e semplicità che neppure dopo ripetute letture si riesce a fugare: il comportamento di Anacleto appare insensato, la reazione del protagonista banale, i fatti si sussiegono senza alcuno spunto particolare sino all'ovvia conclusione. Insomma, una storia che scorre via senza lasciare nulla e molto facile da dimenticare.
La selezione delle ristampe si apre, molto significativamente, con il sequel di una storia non pubblicata in precedenza in questa testata, Paperinik e il duello di magia (Boschi/Leoni/Negrin), con il ritorno dell'esasperante Wuxwu e la comparsa di Nocciola nel ruolo di "spalla" del protagonista: la storia è divertente, seppur un po' "ai limiti" per una vicenda di Paperinik, ma al di la di ciò lascia una sgradevole sensazione di superficialità proprio per la mancata (previa) pubblicazione del prequel, che avrebbe permesso di comprendere meglio la genesi dell'antagonista e le sue caratteristiche. La più recente dell'indice è la successiva Paperino e il colpo in soggettiva (Buratti/Held), storia moderna ma di buon livello che mostra come anche oggi si possano realizzare buone storie nuove del papero mascherato, verosimili e ricche di azione, senza ricorrere ad espedienti ridicoli e svilenti del personaggio. Una storia molto "classica", non solo per il periodo (metà anni '90), ma anche per il ben collaudato plot ("problema di Paperinik - invenzione di Archimede - qualcosa che va storto e situazione che si complica") è Paperinik in... Guardie e ladri (Concina/Perina), che vanta pure un finale imprevedibile. Altro esempio di storia un po' atipica per il protagonista, ma non per questo meno godibile, è invece costituito da Paperinik e il perfido riflesso (Tulipano/Comicup Studio), dove il ruolo di giustiziere incontra la dimensione della stregoneria, con la partecipazione speciale di Pico de Paperis ed un'Amelia in piena forma. Prima della tradizionale storia "guest" v'è spazio per un'altra classica quale Paperinik contro Mister Trasf (Jordan), vicenda ben costruita che ruota attorno ad un traffico di materiale di origine furtiva.
Come da tradizione, l'albo si conclude con la storia guest che in questo caso è rappresentata da Paperinik e Nik Paper contro Mad Ducktor (Monteforte Bianchi/Lavoradori). Bene, anzi proprio no: le ragioni per le quali viene considerata "guest" francamente sfuggono, dal momento che, com'è buona tradizione per questa testata, l'intero ciclo di storie dedicate al villain di turno (stavolta il famigerato Mad Ducktor) non è stato proposto in maniera ordinata e completa, risultando pubblicati solo 2 dei 4 episodi precedenti quello qui presente (peraltro, con l'ironico rimando ad uno di questi con l'indicazione del relativo numero del settimanale Topolino). Ciò premesso, la storia si caratterizza per il particolare stile grafico di Alberto Lavoradori, che appare anche abbastanza consono al clima distopico che si respira tra le tavole.
Concludendo, con un'inedita di ben poco spessore e ben due storie proposte non rispettando la continuity dell'antagonista, le rimanenti ristampe non bastano a compensare un giudizio di insufficienza, cui contribuisce ancor più una generica sensazione di infantilità che si respira tra le varie pagine dedicate ai disegni dei piccoli fan: iniziativa anche meritoria ma che rischia di apparire quale comoda soluzione per "riempire pagine" dettata dalla scarsa volontà di proporre articoli ed approfondimenti, come invece accadeva nei primi numeri.

Recensione di Gancio


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Continua la pubblicazione in formato deluxe di Pkne, e ora tocca alla storyline curata dalla coppia Francesco Artibani e Alessandro Pastrovicchio, con il fondamentale apporto, coloristico e non solo, di Max Monteduro. In questo loro terzo capitolo Moldrock pretende di mettere sotto scacco Paperopoli ed il mondo intero se non otterrà come prigioniero Everett Ducklair. Paperinik cercherà di trovare una soluzione, aiutato da vecchi e nuovi amici.
Pur costruita con nobili intenzioni, non sosteniamo la bontà di questo nuovo tassello della saga. Anzi, tutt'altro, lo consideriamo quasi un passo falso, un confuso affastellarsi di vicende a tratti incoerenti ed un uso spregiudicato e del tutto casuale di personaggi presenti quasi solo per fare fan-service. Di questi ultimi ricordiamo Trauma, tirato in ballo per due episodi in maniera contraddittoria per poi essere liquidato in un paio di tavole, oppure Nebula Faraday, la cui presenza non sembra particolarmente utile. Da una puntata all'altra, poi, le decisioni di Paperinik cambiano senza una ragione chiara, all'improvviso e senza spiegazione alcuna: si passa da una clonazione di Trauma ad un rapimento con gita al Pozzo che si protrae per le due puntate centrali, risultando piuttosto dispersive. Lo stesso Moldrock, presente nel titolo, diventa una figura confusa e bizzarra, diviso quasi tra l'essere un cattivo monodimensionale e l'atteggiarsi a villain shakesperiano. È Everett però a subire il trattamento peggiore: Artibani attua ai suoi danni una retcon micidiale, invalidando e modificando con forza alcune sue azioni del passato, veri pilastri di Pk2. Sembra quasi che, pur di far entrare Moldrock nella mitologia della saga, lo sceneggiatore romano abbia dovuto distorcere la complessa figura del problematico alieno.
Poco da dire riguardo al comparto grafico, con un Pastro divertito tra montagne di muscoli micidiali. In compenso, lo studio dietro l'Orda non trova una compiuta presenza nella storia, ma solo negli extra, in accettabile quantità e interessanti il giusto. Chissà se saranno usati in futuro o resteranno solo come anonime ed intercambiabili comparse.
Insomma, il Marchio delude le aspettative con una trama debole e confusa, e condita con un finale del tutto affrettato. Il ritorno di Uno tanto sospirato, e spoilerato in copertina, risulta poco sentito e non coinvolgente, e viene ucciso da una vignetta finale aberrante nel suo facile ammiccamento ad un pubblico che non sembra capire un linguaggio un poco più complesso. La storia non è all'altezza delle proprie ambizioni, non riesce ad appassionare e subisce una struttura narrativa che non fa buon uso delle sue 160 tavole. Speriamo che il quarto e ultimo capitolo della tetralogia sia più felice, e spiace constatare come, dopo l'eccezionale Potere e Potenza, tutte le saghe di Pkne non siano state capaci di scaldare i cuori.

Recensione di V


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Dopo una serie di numeri autoconclusivi, a volte validi a volte confusi, si torna ad una vicenda epica che, in maniera non dichiarata, proseguirà nel prossimo numero. Il giorno che verrà è la prima parte della cosiddetta bilogia del Razziatore, solida storia del bravo Francesco Artibani, profondo conoscitore sia del tema temporale che del rapace cronauta, come aveva già dimostrato con Carpe Diem.
Le 62 tavole sono un'eccitante corsa contro il tempo per permettere a Paperinik di salvarsi dal collasso di Time0, che qui si presenta in tutto il suo splendore dopo una fugace comparsa in Barrauno. È una storia claustrofobica, fatta di tecnobubbole presentate alla perfezione e un paio di personaggi minori ben azzeccati. Su tutti, l'etica e il profondo rispetto del Cronocomandante creano un'invidiabile alchimia con Paperinik e il Razziatore, di nuovo alleati loro malgrado. Interessante anche il personaggio di Kronin, il cui ruolo però non sarà mai veramente approfondito e valorizzato. Ai disegni Stefano Turconi è del tutto a suo agio, tra dettagli meccanici e intensi primi piani.
Non vogliamo andare oltre nella recensione, ma promettiamo momenti divertenti e commoventi istanti, in una storia calibrata e molto concentrata, senza alcuna pausa. La nuova copertina di Celoni è ugualmente straordinaria.
Due parole infine sulla dicitura"Tutto fumetto", marketing sguaiato piuttosto pleonastico e (mal) piazzato in copertina. Abbiamo sempre approcciato la collana favorendo le storie più che il contenitore, e ci abbiamo visto giusto. I grandi articoli e i segreti dagli archivi di Bertoni non sono mai usciti fuori, purtroppo. E la china che ormai la testata ha preso è di sola ristampa e niente più. La posta e i disegnini di Bolla, pur non essendo gran cosa, davano almeno l'idea di una testata curata, ora non sarà più così. Peccato, ma per fortuna restano le storie, di indubbio pregio.

Recensione di V


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Giunge a conclusione la storia del deposito sotto A.S.S.E.D.I.O. in cui i due sceneggiatori Stabile e Zemelo riescono abilmente a ripristinare lo status quo dopo aver "sconvolto" la vita dei paperopolesi e dei loro abitanti dai più illustri ai più comuni.
Finora il protagonista era stato appunto il deposito, ma in questa ultima puntata i riflettori sono soprattutto per Rockerduck che assurge al ruolo di fatto di deuteragonista: se da tempo ormai (probabilmente l’iniziatore fu Concina a metà degli anni 80) è stato mostrato come Paperone avesse bisogno del rivale, al punto da rinunciare più volte a vederlo sconfitto per preservarlo, il legame inverso è stato meno esplorato e viene approfondito qui dai due autori mostrandoci un papero in bombetta che tiene inaspettatamente al deposito e conseguentemente al suo proprietario più di quanto lui stesso voglia ammettere.
Condito da quella retorica irrinunciabile in queste occasioni, il personaggio sancisce quindi la sua completa trasformazione. Prima affarista senza scrupoli e senza legge, poi pivello sfigato adepto di una dieta a base di cappelli, quasi una macchietta, acquista ora una nuova e più profonda dimensione scoprendo di avere anche lui un cuore senza volerlo ammettere. Una sorta di riflesso speculare di Paperone insomma, pur con evidenti differenze. E considerando che Amelia è inconcludente come al solito e i Bassotti, nonostante l’impegno, restano delle goffe imitazioni di malviventi, c’è da sperare che Famedoro si conservi a lungo essendo rimasto l’unico vero cattivo in circolazione a Paperopoli, una autentica carogna che va preservata dall'estinzione.
Topolino e l'oscura macchia nera" è il nuovo episodio della serie "Topolino comic&science", scritto da Fausto Vitaliano e disegnato da Alessandro Perina.
Vitaliano comincia come sa, mettendo in ridicolo manie e mode di una società che appare sempre più fuori fase ma il gradevole spunto iniziale che avrebbe potuto costituire ottimo materiale per una storia delle sue finisce per dissolversi davanti all'obbligo di incasellare la vicenda nel ciclo di cui sopra. Ecco allora che si vede costretto ad ingabbiare la sua verve satirica e istrionica per lanciarsi in una trama che definire caotica è dir poco.
Il ciclo "comic&science" arrivato oramai ad un consistente numero di episodi, lascia parecchi dubbi sulla sua effettiva riuscita dal lato fumettistico, a causa sicuramente di argomenti complessi e non facilmente traducibili in storie che comunque devono essere fruite a diversi livelli di età.
Per cui lo schema adottato dagli sceneggiatori sembra essere il seguente: sviluppiamo una idea qualsiasi ficcandoci dentro in qualche modo l'argomento della settimana, tanto per giustificare la dicitura "comic&science", e poi alla parte divulgativa penserà il redazionale affiancato.
Potrebbe essere un compromesso accettabile se non ci fossero due aspetti che stridono parecchio:
- la parte scientifica nelle pagine dei fumetti è trattata con estrema superficialità, inserita in modo posticcio e veicola messaggi che sono totalmente errati, come quello di questa settimana appunto.
- la storia è parecchio confusa, con sequenze didascaliche e con passaggi tutt'altro che chiari che pregiudicano la lettura.
Il primo aspetto in particolare è quello più critico: ovvio che siamo su un fumetto, per di più un fumetto di fantasia, quindi non si pretende l'aderenza alla realtà e men che meno alle leggi della fisica. Si tratta di un lasciapassare che non può però essere usato in questo caso perchè le storie della serie vengono presentate come strumenti di divulgazione, la loro stessa struttura (per quanto confusa) prevede all'interno una parte divulgativa, per cui non si può poi convergere su risultati puramente inventati (buchi neri che assorbono la materia oscura, per esempio). Anche perchè non tutti magari si prendono la briga di leggere l'articolo esplicativo. Oltre al fatto che queste storie saranno ripresentate prima o poi nelle varie testate di ristampe e non sempre potrà esserci l'articolo a corredo.
Insomma, così come sono state realizzate danno l'idea di un'occasione mancata, l'unica riuscita è stata la prima che aveva la fortuna di poter trattare argomenti più maneggevoli (in particolare le "biografie" di alcuni grandi della fisica) ma per il resto la commistione tra scienza e fumetto è stata molto lacunosa.
Restando a quella presente nel numero, ci sarebbero altri elementi da analizzare come il ripescaggio del dottor Enigm per una inutile comparsata, quando invece avrebbe potuto essere il miglior co-protagonista in una storia del genere, ma è meglio passare oltre.
Nulla da dire su "Paperino e l'equivoco R.O.N.F." destinata a un pubblico prescolare (anche se non sa leggere, tanto non perde chissà che), mentre Bosco finalmente riesce a scrivere un giallo cui anche il lettore può partecipare. Come detto in precedenza il livello è quello dei gialli della settimana enigmistica ma almeno è risolvibile e tanto basta.
In chiusura una danese disegnata da Andersen, improbabile nella trama almeno quanto nei personaggi e nella loro caratterizzazione, ma ha quel tipico tocco strampalato del disegnatore che possiede comunque un suo fascino. Potrebbe essere un simpatico cortometraggio.
Oltre ai fumetti, è indispensabile segnalare l'articolo sulla materia oscura che accompagna la storia di apertura.

Recensione di piccolobush


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Un numero di Uack – Paperopoli davvero imperdibile, quello disponibile in edicola e in fumetteria dal 20 settembre scorso.
Poco meno di metà albo è dedicata alla riproposizione integrale di Four Color 263 del febbraio 1950: fascicolo dalla foliazione importante, tanto da contenere non una bensì due storie di ampio respiro (ognuna di 24 pagine) oltre a tre autoconclusive. In Paperino nel paese dei totem Barks conduce Paperino e nipoti nel selvaggio nord degli Stati Uniti con l'ostico obiettivo di trovare acquirenti per un imponente organo a vapore, strumento musicale ugualmente ingombrante ma ben più elegante del rudimentale fischiofono che lo stesso Donald esibirà in un'esilarante ten pages di quattro anni dopo. In Paperino e il sentiero dell'unicorno l'azione si sposta in India alla ricerca del mitico equino destinato (nei pensieri del ricco zio) ad arricchire l'offerta dello zoo di proprietà di Paperone: lo stesso che ritroveremo nel 1964 nella storia dell'elefante picchiettato, più volte ristampata con un pittoresco adattamento prima della ben più fedele traduzione proposta sul numero 19 di questa collana.
La cronologia delle storie di Barks per Walt Disney Comics and Stories prosegue su questo numero con Paperino e il topo, tratta dal medesimo numero (il 52) dal quale viene ripresa in questa sede anche la prima apparizione di Lupetto con i disegni di Carl Buettner.
Per i fan di Don Rosa, in attesa della prossima opera omnia, torna su questo numero la meravigliosa Zio Paperone e il ritorno a Xanadu, appassionante avventura alla ricerca del tesoro di Gengis Khan che riporta i paperi nell'inaccessibile Tralla La.
A chiusura dell'albo un breve inedito di Daan Jippes con Paperone che torna a Whitehorse con l'inusuale obiettivo di catturare un orso per dimostrare a se stesso di non aver smarrito la tempra della giovinezza.

Recensione di Scrooge4


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Come di consueto in questi ultimi tempi l’appuntamento mensile con BIG ci riserva inattese e piacevolissime sorprese, capaci di colmare ampiamente il "difettuccio" dell’ampliamento della cornice esterna (a discapito della dimensione delle tavole). È in tal senso un interessante punto di partenza per l’albo la ristampa dell’intero ciclo di storie western Paperi che resero grande il Far West, quattro autoconclusive di ampio respiro legate da un filo conduttore sottile ma particolarmente evidente, grazie all'ottimo lavoro di Bruno Concina affiancato ogni volta da un disegnatore diverso, da Gatto a Del Conte. Tale serie, peraltro mai ristampata prima, mette in luce anche uno Zione particolarmente scaltro e in forma, contornato da una schiera di nemici non indifferente, tra cui qualche new entry come Nero il Terribile. La sezione che più di tutte dovrebbe dar lustro al volume è tuttavia quella dedicata alla Francia, che ci ripropone due storie firmate dall'Asteriti più recente: Il cine-furto impressionista, per i testi di Silvia Martinoli, e Le praline del re, scritta da Roberto Gagnor. Subito prima ci imbattiamo in una delle migliori dell’albo: Giochi di Corte. Essa fa parte di una serie tanto bella quanto sfortunata, non essendo mai stata ristampata in un'unica raccolta, La Storia vista da Topolino. I suoi dialoghi, le sue sequenze, i suoi tagli improvvisi, in tutto ciò si respira profondamente lo stile di un maestro come Giorgio Pezzin affiancato per l’occasione dai disegni convincenti di Marco Palazzi. Per rendere questo tipo di tomi all'altezza delle aspettative però serve sempre un valore aggiunto come la presenza di due ciminiane ambientate a Topolinia. Pur facendo a meno di Paperone come punto di riferimento, Cimino dimostra di cavarsela ampiamente anche con i Topi, facendo ruotare gialli di qualità attorno a un Mickey molto diverso dal solito, quasi più vecchio e saggio, ma sempre dotato di acuti geniali e risolutivi. Nelle suddette storie (una delle quali disegnata da Casty) compaiono anche personaggi piuttosto datati come il Generale Setter, mentre i rapporti tra il protagonista e i comprimari Pippo e Minni sono molto sfumati, quasi reali. Infine ecco una sezione speciale dedicata interamente al papero più amato del mondo la quale spazia dalla sua infanzia a Quack Town alla sfortunata maturità, con un Paperino che per l’occasione diventa... Paperone per un giorno! La copertina di Mastantuono è gradevole e pulita come sempre.

Recensione di Topolino08


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Il ventesimo numero della Definitive Collection presenta la seconda stagione di Star Top, la saga fantascientifica ideata e sceneggiata da Bruno Enna che fa il verso alla popolare serie di fantascienza Star Trek.
Il proseguimento del progetto dimostra una maturazione della storia, proseguendo in modo coerente gli spunti seminati nella prima tranche di avventure ma approfittandone per infittire la trama, che per l’occasione è anche maggiormente articolata (4 episodi, di cui l’ultimo in due tempi, in luogo delle sole tre storie del primo volume).
Vengono così approfonditi i caratteri dei protagonisti Topolino Junior Junior Tirk, Pippok e McMinny, ed è anche l’occasione per soffermarsi ulteriormente sulla "Flotta Esplorativa Spazio Terra & Acqua" e sulla mitologia alla base della serie.
Enna introduce inoltre la "versione trekker" di Zenobia, la ragazza della quale Pippo si innamora in alcune storie di Romano Scarpa, in un primo episodio che è solo apparentemente autoconclusivo e scollegato dal resto della stagione, ma che invece costituisce una vera e propria pistola di Cechov che torna utile nella risoluzione degli eventi, con al centro ancora una volta le oscure trame di Gran-Khan-Gnar, membro rinnegato della F.E.S.TA. con l’obiettivo di assorbire le risorse energetiche della Terra per accumulare potere.
La trama attinge a piene mani, nel suo sviluppo, ai temi di fantascienza classica, tra viaggi spaziali, popoli alieni, futuro indefinito come ambientazione e addirittura dimensioni parallele, e offre più di un colpo di scena ben giocato dalla scrittura solida e appassionata di Bruno Enna. In tal senso l’ultimo episodio ha il sapore dell’evento, anche grazie alla lunghezza maggiore di cui dispone, e permette di chiudere la trama di stagione con il giusto ritmo narrativo, senza "strappi al motore", e di mettere in scena una svolta narrativa suggestiva. È da rilevare comunque che non è mai assente la tipica comicità dello sceneggiatore, quella ironia sottile e intelligente in grado di stemperare i momenti più drammatici senza banalizzarli.
Ai disegni di tutte le storie troviamo Alessandro Perina, che interpreta con il suo consueto stile armonioso e morbido questa incursione spaziale per Topolino & co. I personaggi risaltano in maniera dinamica, gli abiti da equipaggio dell'astronave Enter-Play conferiscono loro un aspetto fresco e apprezzabile, e gli sfondi appaiono sempre ben realizzati. Spiace però ravvisare la scarsa presenza di contenuti extra, in questa edizione: a parte alcuni bozzetti di Perina, infatti, non troviamo altro, forse anche a causa della maggior foliazione del volume rispetto alla media della testata per contenere le storie, ma anche in osservanza di un trend di impoverimento che la testata sta conoscendo negli ultimi mesi. Resta lodevole la linea editoriale della Definitive Collection, ma il valore aggiunto di queste edizioni era dato anche dagli approfondimenti e dalle interviste agli autori, qui pressoché assenti.

Recensione di Bramo


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Andando avanti con i numeri, e avvicinandosi al tempo presente, è innegabile notare, non un calo artistico, ma un calo narrativo sì. E in questo quarto numero è evidente il debito nei confronti di precedenti raccolte dedicate a Cavazzano. Due storie arrivano da qui, e un'altra da questo volume quasi cavazzanocentrico. Capiamo però che l'autore continui a considerarle importanti per lui, e quindi vengano pubblicate.
Il terzo Nilo è una bella occasione per mostrare il talento di Francois Corregiani: talento estroso, aveva nelle sceneggiature disneyane uno stile tutto suo, molto umoristico, al limite dello slapstick, e che spesso non andava a parare da nessuna parte, smontandosi come neve al sole. In questa avventura à la Indiana Jones, invece, c'è il meglio: azione, umorismo, battute calzante e gag catastrofiche. Cavazzano è più che a suo agio in scenari incontaminati, e si vede dalle magnifiche tavole di apertura, in un delicato bianco e nero.
L'Oscar del centenario è una scusa per ospitare svariate caricature delle stelle del cinema. Un'abilità e una fama che a volte si ritroveranno pesanti da gestire, proponendo a Cavazzano molteplici storie di dubbio gusto, di cui questa tavola è un terribilmente efficace esempio. Per fortuna ci sono anche sceneggiatori eccellenti, cone Casty e il suo colosso di Rodi agli inizi della carriera disneyana, ma già eccellente nel creare personaggi secondari riusciti come Eurasia Tost, e trame di ampio respiro con il desiderio di travalicare il teatrino senza memoria tipico del settimanale.
Infine, una delle prime collaborazioni con Tito Faraci, fatta per presentare Rock Sassi e realizzare storie del commissariato di Topolinia, rendendolo autonomo dalla figura, a volte ingombrante, di Topolino. Missione riuscita, in una corsa di equivoci e pagliacciate.
Il portfolio presenta materiale molto interessante, un curioso gioco dell'oca e una bellissima illustrazione realizzata per il meeting annuale dei collaboratori del settimanale. Inoltre, il focus sui quadri del maestro è un vero balsamo per gli occhi. Un altro buon numero insomma, connuna copertina simpaticamente affollata ma che non presenta quattro personaggi, al contrario del modus delle precedenti, ma che non stupisce il lettore esperto sul fronte delle storie. Vedremo che cosa succederà nei prossimi due numeri, che si concentreranno sugli ultimi 12 anni di carriera.

Recensione di V


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Per festeggiare i dieci anni di "Che aria tira a...", la vignetta settimanale a sfondo bianco che apre Topolino, Panini ha piacevolmente pubblicato un secondo volume, seguito diretto del primo uscito nel 2014. Si riparte proprio dove si era lasciato, con tre annate, dal 2014 al 2017.
Rivediamo così tutti gli stilemi e i metodi per far ridere di Silvia Ziche, cui basta una battuta o uno sguardo per generare la risata. I tic e le manie dei personaggi di Paperopoli e Topolinia vengono spiattellati in prima pagina, con gusto ed intelligente ironia. Nulla è cambiato da quanto scrivevamo tre anni fa: "La matita della Ziche valorizza tutto ciò che tocca con battute argute e spesso a doppio taglio, riflettendo sull'umanità dei personaggi e sulla loro accezione". L'autrice continua a farsi ispirare dagli eventi, dalle storie e dalle ricorrenze che il settimanale celebra numero dopo numero. La pregevole intervista e la tavola inedita sono una piacevole aggiunta, per un volume bello ma scarno.
In sintesi, dunque un buon albo. Ma questa volta non possiamo esimerci da due forti critiche. In primis, riscontriamo uno sproporzionato rapporto qualità/prezzo: 6€ per 200 pagine sono irragionevoli, quando per lo stesso prezzo quattro anni fa erano state pubblicate 340 vignette con relative didascalie: non sappiamo che cosa abbia portato a scegliere questo prezzo sconclusionato. In secundis, ci dispiace non si sia colta l'occasione, non solo per rimediare con degli errata corrige a degli errori di stampa nel volume precedente, ma anche a non pubblicare una serie di tavole che fanno parte a tutti gli effetti della serie, e che sono stati colpevolmente tralasciati. Scelta che avrebbe decisamente fatto passare in secondo piano il prezzo. Qui trovate gli extra che potevano essere pubblicati.
Insomma, un servizio mediocre e modesto, a fronte di un prezzo elevato non compensato da un buon lavoro editoriale. Sorvoliamo poi sulla scelta di usare una carta più voluminosa, che fa sembrare il volume più grande di quanto non sia. Speriamo che queste parole possano essere di monito ad una redazione a volte distratta ed approssimativa e che, con poco lavoro e poche pagine in più, allo stesso prezzo, poteva dare un volume completo e degno successore del precedente. Vedremo che cosa succederà tra quattro anni con il prossimo.

Recensione di V


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Ultimo numero (almeno per il momento) della testata fuori dagli schemi intitolata al folle cugino di Paperino. L'albo riesce a connotarsi come ancora più divertente dei precedenti, in alcuni punti: il Temone, in particolare, risulta decisamente riuscito, delirante il giusto e disorientante nel suo umorismo, seguendo la scia positiva già visto in quello del mese scorso. Le dissertazioni nonsense sui castori e sulle loro caratteristiche, l'immancabile test e l'improbabile intervista costituiscono un excursus efficace nella sua follia e rendono l'articolo godibile nella sua impostazione. Simpatica anche l'idea di inventarsi finali assurdi di alcune storie Disney partendo dalla sola prima tavola, anche se alcune volte il risultato è un po' troppo assurdo, perdendo così la soluzione comica. In tal senso era stato più azzeccato il procedimento inverso visto nello scorso numero. Il contributo di Sio con il fumettino che spiega come realizzare una striscia comica funziona, nel più puro stile dell'autore, mentre la storia inedita iniziale a firma di Tito Faraci (in realtà strutturata come sei one-pages collegate dall'argomento ricorrente dell'entrare in un caffè) non mi ha convinto del tutto. Efficace l'idea delle variazioni sul tema, confezionata sui caratteri dei singoli personaggi, ma non tutte le autoconclusive sono davvero riuscite nella loro gag. Menzione per l'esordio al disegno Disney di Pietro B. Zemelo: alle prese con i Paperi si nota qualche incertezza, non riscontrata solitamente nei suoi disegni per altri fumetti, ma per essere un'opera prima disneyana l'autore si difende bene e offre una linea guizzante piuttosto piacevole. La storia ristampata (Paperoga e l'ultimo metrò) è davvero divertente e azzeccata: un Fausto Vitaliano in grande spolvero costruisce una trama ricca di gag con un'ottima caratterizzazione di Paperino e Paperoga, ben supportato ai disegni da Enrico Faccini. In sostanza un buon numero, tra alti e bassi che hanno comunque caratterizzato non solo questo numero ma tutta la collana sulla sua finora breve vita editoriale. Nel complesso il progetto >i>Ridi Paperoga è comunque sostanzialmente promosso: tenta di portare qualcosa di diverso nell'attuale panorama di testate Disney e, pur non riuscendo ad eguagliare i risultati del suo illustre antenato Ridi Topolino, non centrando sempre il bersaglio e non potendo incontrare i gusti di tutti visto il proprio approccio così peculiare, è rimasto fedele a se stesso e ai suoi obiettivi di "rivista clandestina". Ha avuto un suo perché, insomma, lontano dalla perfezione ma perfettamente caotico.

Recensione di Bramo


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Fin dagli esordi di questa testata ci è parso più che naturale tracciare un parallelismo con l'analoga collana Topolino Story (pubblicata da RCS nel 2005 per poi essere ripresa dieci anni dopo) benché quest'ultima attingesse unicamente dalle pagine del settimanale. Impossibile quindi non partire dalle medesime premesse anche questa volta in cui la storia d'apertura de I Migliori Anni Disney dedicato al 1977 è proprio la stessa scelta a suo tempo per aprire il Topolino Story dello stesso anno. Zio Paperone e la nuova glaciazione della premiata ditta Pezzin-Cavazzano, che con le sue 67 tavole tra prima e seconda puntata occupa quasi metà albo, mostra gli sfortunati effetti determinati da una fin troppo disinvolta volontà, da parte di Paperone grazie all'inventiva di Archimede, di piegare il clima al proprio tornaconto producendo effetti a dir poco disastrosi.
La stessa coppia torna a far danni nella ben più assurda Zio Paperone e la memorabile missione Marte scritta da Guido Martina e disegnata da Guido Scala. In questa storia, tratta dall'Almanacco e poco ristampata nel corso degli anni, il Professore di Carmagnola immagina una curiosa proprietà retroattiva degli effetti della velocità nello spazio-tempo, con Paperone e nipoti che dapprima invecchiano nel viaggio d'andata verso Marte per poi ringiovanire fin troppo in quello di ritorno.
Più comuni le restanti due storie, entrambe con protagonista Topolino. La prima, Topolino e il caso della crema di piselli, realizzata dal Disney Studio per il mercato extra americano, introduce ai lettori il pittoresco Ser Lock, protagonista del divertente ciclo Mickey and the Sleuth che da quel momento in poi avrebbe arricchito le pagine del settimanale con un cast assai ben assortito. Chiude l'albo il giallo a tinte soft Topolino e la zecca clandestina, con un Gian Giacomo Dalmasso che dipinge un Pippo assai risoluto nel supportare Topolino nella risoluzione del caso.

Recensione di Scrooge4


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Dopo il numero 3 dedicato sempre a Floyd Gottfredson e ai suoi gialli, le epiche strisce di Topolino tornano su Tesori International per celebrare degnamente i 70 anni di Eta Beta. L'uomo del futuro creato da Bill Walsh in tandem con Gottfredson è un grande personaggio, ma non facile da usare, e pochi ne hanno capito l'essenza. Per molti è un alieno, per altri un essere che tutto può, ma di fondo Eta Beta è un eccentrico, un diverso che sa molte più cose di noi, ma non ci mette in difficoltà, non usa quella conoscenza per scopi cinici o malvagi. Anzi, quasi la usa per ridere di noi di nascosto, senza curarsi della nostra supposta superiorità e senza sbatterci in faccia la nostra pochezza. Con queste idee in testa bisogna affrontare il personaggio di Eta Beta e le sue bizzarrie, e Topolino è uno dei pochi a capirlo. Pippo invece vede in lui un potenziale avversario, in fondo, due personaggi dal pensiero laterale che possono convivere solo se uno dei due fa un passo indietro.
Il volume recupera una parte del ciclo di Eta Beta, quello più metropolitano e quotidiano. Tante piccole storie che presentano i diversi aspetti del personaggio: l'alimentazione, la personalità. il rapporto con il denaro e con gli animali, e via dicendo. Sono piccole gemme comiche, perle piscologiche di tatto e sensibilità, e creano un affezione istantanea per questo buffo ometto dalla testa ovale, e che non vuole imporsi come coscienza nazionale, pur sapendo di fare sempre la cosa giusta.
Il volume è come sempre ben costruito, ricco di immagini e di articoli validi ed esaustivi. Si spera possa essere una prima parte per poi ospitare la conclusione del ciclo, con storie epiche tra lo spazio, il Far West e la guerra fredda.

Recensione di V


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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