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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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Con l'uscita dell'indice sull'Inducks possiamo parlare meglio di questo straordinario volume, il secondo dell'ANAFI dopo quello dedicato a William Ward. La stessa squadra di critici, filologi e ricercatori propone un altro eccellente volume, dedicato questa volta a due autori più noti: Bob Karp e Al Taliaferro. Questo mitico duo fa parte della storia del fumetto Disney perchè ha plasmato, per quasi cinquant'anni, la figura di Paperino per i quotidiani, al ritmo di una striscia al giorno.
Il volume pubblica in blocco le annate del 1951 e del 1952, andando a proseguire un discorso finito tanti anni prima con i Cartonatoni Disney. Federico Provenzano (il nostro Special Mongo) e Luciano Tamagnini partono proprio da lì per pubblicare materiale completamente inedito per l'Italia, fondamentale per capire l'approccio alla famiglia dei paperi alternativo e parallelo a quello che sviluppava Barks sui comic books. In particolare, sono gli anni in cui viene introdotto nel cast Zio Paperone, con un approccio lievemente diverso da quello barksiano, mentre ritorna Nonna Papera, personaggio nato proprio sulle strisce nel 1943 grazie al duo.
L'umorismo taliaferriano è più che gustoso, perchè lancia Paperino in una serie di situazionie e di gag, certo autoconclusive, ma molto intelligenti, furbe, a volte maliziose, un po' satiriche, ma mai banali. Uno stile ironico molto raffinato, niente affatto invecchiato, e che dovrebbe fare da ispirazione agli autori odierni.
Un volume di ampio formato, arricchito da una serie di articoli di livello altissimo e di prezioso materiale inedito, oltre che di un apparato iconografico di altissimo livello, e ai contributi di Alberto Becattini e Paolo Gallinari, oltre che ai disegni di Vito Stabile e Alessandro Gottardo.
Un libro più che consigliato, pieno di materiale raro e di curiosità del tutto nuove non solo per il neofita ma anche per il collezionista sfegatato. Spiace quindi pensare che potrebbe trattarsi dell'ultima collaborazione tra ANAFI e materiale Disney, a sentire le ultime notizie in materia di politiche editoriali. Speriamo che ci ripensino perchè questo materiale, così raro e non abbastanza noto, non drena certo pubblico pagante per il materiale Panini e Giunti, ma anzi, può solo creare nuovi appassionati e stimolare continuamente l'interesse dei vecchi collezionisti.

Recensione di V


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Il nuovo libretto si apre con una divertentissima vignetta di Silvia Ziche: le versioni bambine di Brigitta e Paperone, inoltre, ci invitano ad una riflessione sul crescere, sull'avere le idee chiare fin da piccoli sul proprio futuro e sulla possibilità di riuscire a realizzarlo o meno. Una tematica approfondita anche negli articoli del settimanale, con i componenti della redazione, la cantante Francesca Michielin e la ballerina Elena D'Amario che raccontano la loro esperienza.
Ma è soprattutto l'ultimo episodio di Paperino e gli amazing files (Enna/Tosolini) che affronta questo particolare aspetto. Mostrare cresciuti i paperotti di Quack Town era un’operazione delicata, dal momento che si andava a definire il loro futuro, fino a ieri immaginato in modo diverso da ogni lettore… ma non solo: spesso ritrovarsi da adulti è fonte di delusione più che di soddisfazione. Enna gestisce invece il tutto in modo attento e coerente con il microcosmo di Paperino Paperotto, svelandoci in quest’ultima puntata come la rimpatriata osservata nel corso della storia sia il desiderio di un bambino di rimanere per sempre unito ai suoi amici, in un gruppo indivisibile. Come non riconoscersi in questo sentimento? Complimenti dunque allo sceneggiatore sardo per avere scritto quello che potrebbe anche configurarsi come un nuovo punto di partenza per il quintetto di paperotti, anche se ci auguriamo di ritrovarli presto nella scuola e nella campagna di Quack Town, piuttosto che alla ricerca di mostri nella Paperopoli contemporanea. Ottima la prova ai disegni di Tosolini, molto bravo nel riuscire a realizzare le credibili rappresentazioni delle versioni adulte dei personaggi, che possiamo osservare anche nella copertina del numero.
Proseguendo la lettura, il settimanale si mantiene di alto livello. Zio Paperone e la dissipazione cellulare (Sisti/Mazzarello) vede i Bassotti intenti a derubare lo zione attraverso la tecnologia moderna (smartphone, pos, app…), in una storia che appare scontata ma che invece, grazie ad un paio di accorgimenti, resta godibile fino all'ultima tavola.
Ben riuscita anche Pippo e il lontano cugino troppo vicino (D’Antona/Vian), soprattutto grazie ai bellissimi disegni che riescono a rendere quel senso di inquietudine destato dall'ultimo arrivato in casa di Pippo; la soluzione al mistero ben si sposa con le stranezze della sua famiglia.
Fra le brevi, da segnalare i nuovi episodi delle serie Il mio migliore amico – Inseparabili (Gianatti/Picone), quattro tavole da scorrere rapidamente, e di Comunicazioni papere – Missive preistoriche (Figus/Lavoradori), per gli amanti del peculiare tratto del disegnatore. Infine, ecco Manetta in: appostamento al buio (Fontana/Piras), storia dallo spunto comico che sa però di già visto.
Nei redazionali, ampio spazio dedicato all'imminente mostra di Cartoomics: dalle novità editoriali Panini/Disney, a un approfondimento sul personaggio di Corto Maltese, che sarà protagonista anche del prossimo numero di Topolino.

Recensione di Kim Don-Ling


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Un buon motivo per prendere questo numero, senza neanche bisogno di dirlo, sono i disegni di Cavazzano che valorizzano e rendono speciale una storia che di per sé non lo sarebbe; ma non solo per questo è un albo che non fa rimpiangere il suo prezzo; il nuovo episodio della saga di Enna mantiene alte le aspettative senza tradirle e i disegni di Chierchini e Campinoti arricchiscono le brevi; la storia d'apertura insegna senza cedere troppo il fianco al nozionismo.
Zio Paperone e le molecole in affitto (Artibani/Mottura): un soggetto forse commissionato, una sceneggiatura che fa molto dubitare di questa ipotesi; infatti se non fosse per la copertina ad essa dedicata e al redazionale in coda, questa storia sembrerebbe uscire dall'ispirazione di Artibani; quando tanti anni fa i miei occhi di bambina leggevano avventure in qualche modo legate alla realtà quello che rimaneva, non era certo il particolare insegnamento o la specifica nozione, ma la sensazione che esistesse qualcosa che andava oltre le mie conoscenze e quel qualcosa alimentava la mia curiosità; dopo tanti anni è successo di nuovo. Poco importa se ci sono inesattezze o "licenze poetiche", quello che conta è che la storia è un veicolo per leggere il servizio successivo dove, al contrario, le nozioni vengono spiegate così che anche la storia assume dei contorni più precisi.
Paperino e gli Amazing Files - Il complotto è servito (3° episodio) (Enna/Tosolini): non siamo ancora giunti alla conclusione di questa saga, ma non è possibile non amare questi personaggi, che Enna è riuscito a far crescere nel modo più naturale possibile; si ha proprio l'impressione che quelli siano i paperotti di tanti anni fa e che insieme riescano a ritrovare l'entusiasmo e la naturalezza che l'infanzia regala; una storia che dimostra di avere tanti piani di lettura, ma che riesce benissimo a trasmettere la speranza che dentro ognuno, sia che abbia realizzato o meno i propri sogni viva quel fanciullino che tanto amava sognare.
Il giudizio è rimandato, ma sono certa che non potrà che essere positivo.
Amelia e l'armistizio monetario (Vessella/Chierchini): Vessella si dimostra un ottimo autore di storie brevi, riesce a dare un tocco di leggerezza e un punto di vista non del tutto scontato a soggetti che sulla carta apparirebbero banali, dando luce a sfaccettature nascoste dei personaggi e quasi mai analizzate fino in fondo; la sua Amelia è un personaggio molto complesso e riuscire a rappresentarla in poche pagine non è cosa semplice. Il tutto reso vivo dai disegni di Chierchini che rimangono una gioia per gli occhi.
Comunicazioni papere - I piccioni viaggiatori (Figus-Sarda/Campinoti): la vita di un paperotto che cerca di essere come i suoi coetanei e si ritrova ad essere in affari con i piccioni viaggiatori per caso, ma che continua perseverando a battere quella strada fino a trovare il modo di seguire quella via. Bellissimi i disegni di Campinoti.
Paperinik e l'ossessione telefonica (Transgaard/Cavazzano): e poi all'improvviso la perfezione grafica: Cavazzano. La storia di per se non è niente di spettacolare, anzi lascia anche un po' a desiderare, ma ormai è risaputo che le storie d'importazione non hanno molti piani di lettura, ma non è possibile smettere di leggere per quei disegni che sembrano vivere sulla carta, nella memoria, poi, rimane la sensazione di aver visto un film d'animazione e non di aver letto un fumetto.
Dunque, buona lettura.

Recensione di Nubulina


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Altra storia autoconclusiva per Pkna, in cui vengono illustrati dei tasselli dello spazio in lotta contro Evron e di nuove nazioni particolari sulla terra, ma nulla che avrà un peso importante nel seguito della serie restando lettera morta. L'idea di più mondi alieni avversari degli Evroniani, così come gli Xerbiani, era interessante, ma non farà più capolino. Allo stesso modo il piccolo staterello bellico ma tecnologicamente avanzato, oltre a riprendere dei concetti Marvel come lo Shield, non resta particolarmente impresso.
La nuova storia di Tito Faraci è una piacevole avventura di Paperinik, tra comprensione psicologica e classica battaglia di botte ed esplosioni, con in più un piccolo intrigo militare alle spalle. A restare più impressa è sicuramente la struttura dell'esercito evroniano, con il generale Argon come mattatore. Da lui arrivano le frasi più belle dell'albo, simbolo di un mondo alla deriva e di un passato che non tornerà più, lui e l'immensa astronave che vaga nel cosmo nella vana ricerca di gloria. Inoltre, ci sono i quattro ribelli, provenienti da tre pianeti diversi ed ognuno con la sua simpatica tavola di presentazione. Faraci costruisce con gusto e perizia una storia in cui Paperinik deve agire ma soprattutto riflettere, cercando di usare la sua psicologia per capire dove possa trovarsi l'anello debole.
Lorenzo Pastrovicchio da par suo giganteggia e si trova perfettamente a suo agio, tra robottoni, eroi ipermuscolosi e giganteschi macchinari. In particolare, una doppia splash page con effetto retinato fa la sua eccellente figura. Lodi di merito per la nuova copertina, davvero ben realizzata e che coglie alla perfezione un momento intenso di scontro.
Un numero di transizione, meritorio e piacevole, ma che, pur aggiungendo qualche dettaglio, non porta avanti la narrazione pikappica e non riproporrà in futuro le nuove tematiche.
Riguardo a PkGiant, invece, con vero peccato dobbiamo confermare la deriva dei recenti numeri: il formato a 74 pagine ormai fisso non promette bene per le storie brevi, che sembrano ormai cancellate. Non rassicurano affatto le indicazioni date dalla pagina facebook, che ormai in modo stucchevole, parlando degli episodi mancanti di "Vedi alla voce EVRON" rimandano ad improbabili: "i restati (sic) sono nella mani di Bertoni: chissà se ce li lascerà mai pubblicare...". Peccato, per una testata che sembrava avrebbe contenuto materiale extra anche per i vecchi lettori, e che invece sta pian piano facendo il minimo indispensabile. In questo numero sono comunque presenti nuovi dettagli sulla futura saga di Pkne e alcune casuali schede personaggio.
Vedremo come evolverà la testata, ma sembra che si stia assistendo ad un certo ridimensionamento.

Recensione di V


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Il secondo numero della "rinnovata" testata dedicata al papero mascherato si presenta con una cover dal soggetto in decisa controtendenza rispetto al passato, non solo perchè espressamente ispirata alla storia inedita d'apertura, ma anche per un certo che di farsesco che mai prima d'ora aveva contraddistinto le precedenti copertine.
Come anticipato, la cover introduce la storia inedita Paperinik e la fattoria (in)sostenibile (Troelstrup/Cavazzano), simpatica danese che ha il pregio di mantenere un'atmosfera di mistero, prima, e d'azione, dopo, pur se il protagonista si trova ad interagire con alcuni animali da fattoria: nel complesso la trama appare coerente e, a parte un finale forse troppo affrettato, il risultato è convincente.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik, Paperinika e la romantica vendicatrice (Gagnor/Mangiatordi), unica concessione dell'indice alla sdolcinata ricorrenza del 14/02 e storia d'esordio del personaggio di "Brigittik": fra il tormentone sulla scelta del nome, un caso da risolvere un po' fuori dal comune, una buona caratterizzazione di tutti i protagonisti - in special misura delle due rispettive identità segrete di Paperino e Paperina - e degli ottimi disegni vivaci, espressivi e dinamici, riesce nell'arduo compito di trattare il tema "romantico" in una vicenda che coinvolge Paperinik. Un salto nel (recente) passato lo si compie con Paperinik contro i tre Q (Russo/Staff di If) che vede protagonisti i tre nipotini decisi ad emulare le gesta di famosi supereroi, tuttavia con un grado di imprudenza che inevitabilmente, e sinceramente, preoccupa Paperino. La successiva Paperinik e la minaccia di Amelia (Sarda/Panaro) è più recente e, per quanto si iscriva nel nutrito filone delle storie in cui Amelia cerca di sfruttare Paperinik per i suoi fini, risulta comunque ben scritta, con una trama semplice ma ben gestita, e dei buoni disegni. Da apprezzare anche, seppur in enorme ritardo, l'inserimento di Paperinik e il cancello di Kwart (Fasano/Bonardi), buon sequel della scientifica Paperinik e il ladro del blackout (Fasano/Leoni) già vista nel numero 6 di "Paperinik Appgrade" e che chiude, definitivamente, la vicenda della dimensione del buio "Kwart".
La storia più lunga dell'albo è però La mossa segreta di Paperinik (Tulipano/Deiana), ottimo esempio del Paperinik "moderno" nel ruolo di giustiziere: si tratta di una storia articolata, divisa in due parti, che mette in luce varie sfaccettature del protagonista, dal Paperino vessato dallo zione al Paperinik che passa con naturalità da un piccolo goloso di torte ad un temibile ladro internazionale, passando per i soliti Bassotti, insomma quasi un manifesto del protagonista. Prima di concludere con la guest è il turno di Paperinik e la sostituzione provvisoria (Mainardi/Panniello) breve molto recente dal taglio comico incentrata su disavventure automobilistiche.
Si giunge cosi alla storia guest Paperinik e il potere televisivo di Spectrus (Volta/Held), seconda storia singola del ciclo di Spectrus e fra le migliori del personaggio, dove il villain esprime tutto il suo temibile potenziale criminale, non contentandosi di mettere a segno fruttuosi colpi ma tentando perfino di far fuori Paperinik: se veramente il cambio di rotta della testata comporterà, come pare, anche la riproposizione ordinata dei cicli di storie che coinvolgono alcuni supernemici, ciò sarà davvero un bel passo avanti.
In conclusione, questo secondo numero del rinnovato "Paperinik" è un albo di tutto rispetto, forse appena di livello un po' inferiore rispetto al precedente ma comunque con tante buone storie, tutte molto diverse tra loro ma nessuna veramente insufficiente, forse giusto la breve recente è quella meno interessante, ma le altre non deludono.

Recensione di Gancio


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Nella solida e pluridecennale tradizione del fumetto Disney una delle forme narrative ricorrenti e caratterizzanti è quella della parodia: mettere scherzosamente e bonariamente alla berlina opere letterarie colte e cultura "bassa" così come prodotti cinematografici e televisivi è infatti dai tempi del mitologico Inferno di Topolino un vero e proprio marchio di fabbrica della scuola italiana. Così, grazie all’inventiva inesauribile di Guido Martina e alle matite di Romano Scarpa rese ancor più frizzanti dalle chine del giovane Giorgio Cavazzano, la storia che apre il tredicesimo numero dei "nuovi" Grandi Classici può a pieno titolo essere considerata una parodia del pop, profondamente figlia di quegli anni ’60 così importanti per la società e per il costume. Preso tutto sommato come un divertissement, Il doppio mistero di Slim Magretto e la casa degli svedesi non è altro che una funambolica commedia degli equivoci in cui Paperino veste i panni di uno scalcagnato detective fai-da-te, all’interno di una cornice che fa il verso ai casi di una delle creature più celebri del genere noir, quel Jules Maigret nato dalla copiosa penna di Georges Simenon e scolpito nella memoria collettiva degli italiani grazie al rubicondo faccione del grande Gino Cervi, interprete del commissario francese per la tv tra il 1964 e il 1972. I riferimenti oggettivamente geniali messi in campo da Martina (l'onnipresente pipa usata da Giorgio il francese, nome in codice per l’alter ego disneyano di Maigret; il cane... pardon, lo stravagante "cervo poliziotto" Gin; le birre tanto care al personaggio di Simenon, in questa edizione meritatamente presenti e non sostituite dalle imbarazzanti "acque d’annata" delle precedenti quanto ignobili censure) si mescolano a quelli ancor più popolari di Carosello, dal leitmotiv del "porta pazienza" del pirata Salomone fino ad un’ennesima allusione a Gino Cervi con il "creare un’atmosfera" degno della réclame di una nota marca di brandy, vanno così a condire una vicenda tutto sommato piacevole che intrattiene nelle sue 67 tavole con un Paperino attivo come non mai nella risoluzione di un mistero: a conti fatti Slim Magretto può essere annoverata tra le storie migliori del secondo periodo disneyano di Martina, quando il Professore dava il meglio di sé con altre storie memorabili come Paperopoli liberata e Paperin Fracassa. E così, mentre la lunga storia d’apertura riesce nell’intento di fare la parte del leone, il resto dell’albo si accontenta di proporre una serie di avventure piacevoli ma che difficilmente rientrerebbero nel novero dei "pezzi da novanta". Sono certo le Superstar a destare l’interesse maggiore: scritte entrambe da Martina, L’orologio parlante e Paperino agente delle tasse si basano essenzialmente sul rapporto conflittuale che il Paperino italiano degli anni ’50 intratteneva con l’allora ancora ristretto parentado. Nel primo caso tutto ruota attorno a uno scherzo dei nipotini a danno degli zii illustrato da Rino Anzi, a metà tra l'imitazione del modello barksiano per il look dei paperi e un suo stile senza dubbio personale; la seconda storia, invece, è un ottimo esempio dell’acerbità delle matite del Carpi dei primi anni ’50, coadiuvato alle chine da Chierchini: la vicenda è pressoché delirante e dal ritmo abbastanza discontinuo, rimanendo così poco impressa se non come chicca "archeologica" e per qualche battuta degna di nota (una su tutte: "Lo zio Paperon de' Paperoni è un contribuente?" "È impossibile! Lo zio Paperone è un miliardario!"). Conclude il trittico delle Superstar di febbraio un’interessante collage di diverse strisce di Taliaferro realizzato dalla redazione di Topolino nel 1953 in cui Paperino e nipoti sono dediti ad accogliere Zio Paperone e Nonna Papera, occasionali ospiti in una Paperopoli ancora in mente Dei. Infine, accanto a storie simpatiche e nulla più (il western moderno delle Rapine facili e la commedia corale dello Scherzo di carnevale) e a due brevi americane di Carl Fallberg con il personaggio-meteora dell'ispettore Pierre-Pierre (un Topolino francese coi baffetti), si segnalano la divertente Archimede e il signor Scherzo e la recente Battista e il modello troppo fedele, in cui i due protagonisti rivestono ruoli abbastanza interessanti e inediti: il geniale inventore diventa un pazzo e inquietante scherzomane nella storia del trio ligure Chendi-Scala-Bottaro, mentre il fedele maggiordomo va ben oltre l’orlo di una crisi di nervi per poi riscoprirsi maestro di modellismo e imprenditore in erba nel giro di 12 tavole disegnate da un Cavazzano al massimo della forma.

Recensione di Gladstone


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Fare un volume tutto dedicato a Gastone Paperone non è semplice: il cugino superfortunato, ma soprattutto allergico al lavoro e alla fatica, creato dal geniale Carl Barks nel 1948, è un concentrato di antipatia, perfidia e malcelato disprezzo per il resto dell'umanità. Una personalità perfetta contro cui far scontrare Paperino, completamente agli antipodi non solo per il suo livello di sfortuna, ma soprattutto per la sua caparbietà e massima forza di volontà, a confronto con quella inesistente di Gastone. Nelle storie di Barks non era solo la fortuna ad emergere, ma un certo egoismo e disinteresse nei confronti di tutto il mondo che gli stava attorno. Inevitabilmente smussato con il passare degli anni, nelle storie a lui dedicate questa disumanità resta comunque sottotraccia, spettro delle umane debolezze con le quali ogni giorno ci scontriamo.
Massimo Marconi fa una scelta superba in questo numero, che rasenta la perfezione. Purtroppo, non aver pubblicato la seconda storia, di due, del piccolo personaggio di Linda Paper, è un vero peccato. Anche perchè la fortuna inopportuna fa parte del filone di storie che cerca di ingentilire Gastone, costretto a subire gli effetti nefasti della fortuna, che ne fanno di lui un solitario narciso, eternamente solo. E la storia risulta essere molto piacevole, ben scritta da Bruno Sarda.
Molto piu interessante è invece il papero più fortunato del mondo, storia quasi definitva sul personaggio, capace di creare piacevoli discussioni all'epoca della sua uscita, diventando un classico moderno. Riccardo Secchi riflette benissimo sulla frustrazione di Gastone nel non poter condividere con nessuno la sua vita felice e spensierata: la fortuna di vivere nel benessere perpetuo e senza preoccupazioni si risolve in un angosciante paradosso, l'impossibilità di convivere con le umane sventure. Figura quasi tragica, a confronto con un Paperino feroce e terribile, Gastone affronta un viaggio che lo vede eterno sconfitto, imprigionato da una gabbia dorata senza via d'uscita. Ancora è l'amore a fare da molla, ma il finale amaro non permette redenzione. Secchi per certi versi recupera il Paperino cattivo e bidimensionale utilizzato in un paio di occasioni da Don Rosa, e per altri realizza una visione dei due cugini del tutto inedita. D'Ippolito, con il suo guizzo moderno e personale, regala a tutti magiche espressioni.
Più convenzionale, ma ugualmente bella, è la caccia all'eredità di Babe, prova di un Massimo De Vita autore completo, che giganteggia tra sfondi realistici, indovinelli e buffe situazioni: semplicemente perfetto. Infine, vala la pena di ricordare la piacevole stella di Skalunia, qui alla sua prima ristampa da 23 anni.
In sintesi, un numero molto valido, con belle storie e un'ottima selezione. Poteva andare oltre, ma noi siamo generosi e le quattro stelle non le neghiamo affatto.

Recensione di V


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La prima sensazione dopo la lettura del "nuovo" Mega Almanacco è di stridente contrasto tra l’editoriale e i contenuti effettivi. Nel primo la direttrice promette il meglio della produzione recente nostrana e soprattutto di altri paesi ed è una dichiarazione d’intenti che manderebbe in visibilio qualsiasi appassionato, ma il contenuto non mantiene nulla di tutto ciò. Una veloce lettura del sommario permette di verificare che non c’è traccia di storie nostrane, non c’è nessuna inedita e le più recenti risalgono ai primissimi anni 2000 che non sono poi tanto dietro l'angolo: quando si comincia ad andare avanti con gli anni, si tende ad avere una percezione errata del tempo, ma basta fermarsi un attimo a riflettere per capire che i primi anni 2000 significa quindici e più anni fa! Alcuni degli autori ospitati sul volume sono anche morti nel frattempo…
Il fatto è che questo Mega, al di là del formato più grande, si presenta del tutto identico, anche visivamente, ai suoi predecessori, i vari Mega 2000, Mega 3000, Disney Comix… E’ una rivista di fumetti da un tanto al chilo, dove si può trovare la storiella divertente, la storiella simpatica, la storiella così così, la storiella brutta, l’autore un po’ più noto e quello di cui non si conosce nemmeno la data di nascita, tutto insieme senza nessun criterio che non sia quello di raggiungere la foliazione prevista.
A meno di una forte inversione di rotta con i numeri successivi non si capisce cosa abbia più delle testate defunte per poter avere un maggior successo (Disney Comix, uguale in tutto per tutto, è durato tre anni o poco più): certamente si ritaglierà un suo pubblico, probabilmente potrebbe anche essere remunerativa dato che ristampa storie già edite sulle collane precedenti e quindi non richiede chissà quale sforzo produttivo però dispiace vedere come si tenti di prendere in giro il lettore cercando di propinargli un’accozzaglia di riempitive spacciandola per una raccolta di primizie.
Per di più il rapporto quantità/prezzo, unico fattore che potrebbe far pendere un po' l'ago della bilancia in favore dell’acquisto, non è nemmeno dei più alti. Impossibile trovare qualcosa di positivo in una rivista che nasce già vecchia, nelle idee e nei contenuti.

Recensione di piccolobush


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«Vi informo che i Ki-Kongi hanno preso il volo! Suggerisco di intonare il "Chi ha avuto ha avuto ha avuto" e di tornare a casa dove le gentili consorti hanno buttato la pasta». Si chiude così l'indimenticabile intervento pacificatore di Paperone alle Associazioni Sparpagliate per annunciare la partenza delle creature provenienti dal lontano pianeta di Piramidonia nella mai troppo lodata Zio Paperone e l'invasione dei Ki-Kongi, scritta da Rodolfo Cimino e disegnata da Giorgio Cavazzano. La storia, qui alla sua quinta ristampa ad undici anni dalla precedente, si ricorda anche per tutta una serie di perle dell'autore di Palmanova: dalle sensazioni di minaccia avvertite da Paperone, alle conseguenti visite dallo specialista che lo analizza "da nord a sud"; dalle pittoresche forze armate e forze dell'ordine che si affannano per trovare la modalità giusta per contrastare gli invasori, alle litigiose e volubili già citate Associazioni Sparpagliate, riferimento neanche troppo velato alle Nazioni Unite; all'ispirato poeta comunale chiamato a smuovere la coscienza del facoltoso magnate per salvare la cittadinanza. La storia, che ne occupa oltre un terzo della foliazione, vale da sola il prezzo (purtroppo pesantemente maggiorato) dell'albo, soprattutto per chi non la possedesse già in precedenti ristampe.
Ma il numero dedicato al 1973 della collana I migliori anni Disney regala al lettore anche altri elementi di rilievo. In particolare la breve Paperino e la scuola per piazzisti, scritta da Carlo Chendi e disegnata da Pierlorenzo De Vita, mai ristampata dal suo esordio. Colpisce inoltre positivamente la riscoperta di cui sta godendo in questo periodo Al Taliaferro: diventate una presenza ricorrente sulle pagine di Uack!, le tavole domenicali di uno dei principali papà di Paperino arrivano anche sul bimestrale antologico. Trattasi in particolare di due sunday pages con protagonista Paperone, già raccolte nel 1972 nel volume omaggio per gli abbonati intitolato Dollari e $piccioli.
Le storie straniere tornano ad avere su queste pagine il giusto risalto: oltre alle due tavole citate, troviamo una breve avventura con Romeo, Scat Cat e gli altri Alley Cats del film Gli Aristogatti, per i disegni dell'ottimo Al Hubbard e Topolino e l'infernale mini-maxi, disegnata da Romano Scarpa su testi dello Studio Program (probabilmente attribuibili a Dick Kinney). In chiusura la fiabesca Qui, Quo, Qua nella magica foresta, scritta da Jerry Siegel e disegnata da Massimo De Vita.
Impossibile infine non citare la splendida cover di Alessandro Perina dedicata ad uno degli album più rappresentativi della storia del rock: The dark side of the moon, giustamente celebrato nelle pagine di approfondimento, che dimostrano ancora una volta l'attenzione del curatore Santo Scarcella nei confronti della musica e della cultura che, a partire da quegli anni, hanno segnato in maniera indelebile tutte le successive generazioni.

Recensione di Scrooge4


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Nel giro di pochi mesi Giorgio Pezzin ha goduto di ben due ristampe dedicate: prima la Topolino Evergreen Edition, ora Topolino e i Signori della Galassia, un giusto riconoscimento per uno degli autori più amati del panorama fumettistico disneyano degli ultimi decenni. Rispetto alla Evergreen Edition, però, questo volume presenta le storie di un unico ciclo dell'autore, iniziato nel 1991 e terminato cinque anni dopo. Cominciamo dai dati tecnici: 330 pagine a colori, senza intervalli tra le storie, e dimensioni che rendono giustizia alle magnifiche tavole di De Vita, Asteriti e Dalla Santa. La mancanza di cesure implica, come facilmente intuibile, anche un'assenza di editoriali che facciano da apripista per le quattro storie del numero: solo una scarna introduzione non firmata all'inizio del volume e la presentazione dei personaggi. La cura degli impianti non è stata, poi, delle migliori: La guarnigione segreta, seconda storia del volume, presenta una diversa colorazione e un diverso lettering, non privo di refusi che ne inficiano parzialmente la lettura. Tali mancanze tecniche sono, però, sopperite dalla qualità delle storie, sempre molto alta: una serie che ha segnato il racconto fantascientifico trasposto nel mondo fumettistico disneyano. Viene da chiedersi come sarebbe potuta continuare la serie, soprattutto considerando le ultime parole di Titanio ne L'invasione dei replicanti. In generale un buon rapporto qualità/prezzo, e un acquisto consigliato a chi non ha troppe pretese, sebbene una maggiore cura editoriale avrebbe potuto consegnarci tra le mani un prodotto eccelso.
Uscito in anteprima a Lucca, arriverà in edicola e fumetteria a breve, probabilmente seguendo l'onda della distribuzione al cinema del nuovo ciclo di film di Star Wars, filone a cui la saga strizzava l'occhio in maniera evidente.

Recensione di McDuck


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Il primo numero della neonata Topolino Super Deluxe Edition è dedicato a Casablanca del Maestro Giorgio Cavazzano, scelta dettata per commemorare i 30 anni dalla sua prima pubblicazione su Topolino libretto n° 1657 e la sua contemporanea presenza come ospite di prestigio a Lucca Comics 2016. Esattamente sono passati 30 anni dalla sua ideazione, precisamente in occasione di Treviso Comics del 1986, nel quale Giorgio Cavazzano conobbe il giornalista Vincenzo Mollica, artefice dell'ideazione di questa trasposizione cinematografica nel mondo a fumetti Disney che consacrerà il Maestro nell'Olimpo dei grandi disegnatori italiani. Testata che si affianca a quella della Panini Comics dei Grandi Tesori Marvel che si presenta con lo stesso formato e il poster in allegato, dedicando ogni volume ad un singolo personaggio. Caratteristica principale di questa Super Deluxe Edition è il maxi formato con la copertina cartacea convertibile in poster, il quale è la riproposizione della copertina "inedita" di Cavazzano utilizzata per il volume, con dimensioni di 73,5x87,5 cm, foliazione totale di 68 pagine contenente oltre alla storia diversi contenuti speciali. In apertura la prefazione di Vincenzo Mollica inaugura il volume tessendo le lodi sul capolavoro sfornato da Giorgio Cavazzano, per la prima volta in versione "autore completo", in quella che ritiene una delle più grandi storie del fumetto italiano per tutto ciò che trasmette durante la lettura accompagnata da disegni di altissimo livello, seguita in chiusura dell'albo da una lunga e bella intervista al Maestro, sottolineando più volte l'importanza che ha avuto Casablanca in quel momento preciso della sua carriera di disegnatore. Particolarmente interessanti i bozzetti dei personaggi Disneyani presenti che rappresentano lo studio minuzioso da parte di Cavazzano per far si che assomiglino il più possibile agli attori del film, dedicandosi con estrema cura alla figura di Minni nell'interpretazione di Milly ma senza tralasciare il suo partner Topolino, realizzando forse una delle sue più belle storie di sempre pubblicate sul settimanale. L'ennesima riproposizione di Casablanca potrebbe rivelarsi una scelta poco saggia, ma possiamo affermare che il volume è ben strutturato e con materiale interessante, in chiusura è inoltre presente una breve biografia dell'autore corredata con tanto di foto che lo ritrae insieme alla moglie Elena e in apertura la vera locandina del cast di Casablanca con la famosa "e" di Minnie tornata al suo posto così come aveva voluto il Maestro. Unica nota di demerito da segnalare è l'assenza della colorazione nell'ultima pagina della storia mantenendo il bianco e nero come nelle precedenti tavole, una scelta inspiegabile che ci lascia davvero stupiti, in quanto originariamente era proprio una caratteristica principale avere la prima e l'ultima pagina della storia interamente a colori. Tutto sommato un'ottimo volume da collezione, nonostante il prezzo un po' troppo esoso, corredato di copertina inedita e interessanti contenuti speciali, sfogliare le pagine della storia in questo formato è una gioia per gli occhi, ogni tavola riesce a rendere speciale ogni personaggio creando un'atmosfera intorno a loro nel quale ci immergiamo perdendoci nella trama proprio come in un film, proponendoci forse la migliore versione disegnata di Topolino e Minni.

Recensione di camera_nøve


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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