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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Dopo la delicatezza barksiana, dopo l’aneddotica a tratti selvaggia di Martina e tentativi "spuri" ed occasionali di altri autori italiani, dopo il saccheggio indiscriminato operato da Don Rosa e da chi si è successivamente allineato alla sua linea, sembra difficile trovare ancora qualcosa di interessante da dire sul rapporto tra Paperone e il Klondike.
Tuttavia avevo riposto discrete speranze su Zemelo, autore nuovo ma che ha già dimostrato di saper proporre idee interessanti. Speranze parzialmente andate deluse: "Zio Paperone e i tempi del Klondike" è gradevole ma poggia su una struttura tutt’altro che nuova. L’autore inoltre, come già accaduto in precedenza, sembra innamorarsi a tal punto dell’idea centrale della storia da trascurare il contorno, col risultato che ci sono alcuni passaggi che non convincono del tutto. Sicuramente ad aumentare le aspettative è stato anche il nome di Celoni ai disegni, che in effetti nobilita parecchio il tutto, alzando il livello complessivo di una storia tutto sommato nella media.
Riguardo "Superpippo, Indiana Pipps e l’alleanza piramidale", l'autore stesso è intervenuto sul forum a chiarire la genesi, le motivazioni e altri aspetti del suo lavoro, per cui non credo di poter aggiungere molto. Mi limito a condividere le perplessità espresse anche da altri sulla figura di Kranz che, data la sua totale inconsistenza e il suo essere una macchietta ormai grottesca, svilisce qualsiasi storia che voglia invece ambire ad un qualcosa di un po’ più elevato. Sono dispiaciuto per il non perfetto risultato finale, perché Zironi è un altro autore che quando scrive sa essere non banale e in qualche modo riesce a dimostrarlo pure in questa occasione: il binomio Superpippo-Indiana Pipps, da un punto di vista trash, è potenzialmente devastante e invece i due non solo non si pestano i piedi ma "mister tuta di flanella" non appare neanche troppo fuori posto come, quasi inevitabilmente, si può pensare al solo leggere il titolo.
Le altre cose degne di nota del numero sono le due avventure firmate Gagnor e disegnate da Luca Usai e Paolo De Lorenzi. Il nuovo episodio de "La storia dell’arte di Topolino", dedicato questa volta alla fotografia, è una di quelle opere dell’ingegno in cui, durante la fruizione, bisogna ripetersi continuamente, come un mantra, che il concetto supera la forma e focalizzarsi solo sul primo fattore. Perché a fronte di alcuni passaggi che rendono bene cosa è la fotografia e cosa deve trasmettere unitamente a qualche gag divertente, tutto il resto è di una approssimazione avvilente. La mini storiella imbastita per far da collante alle parti più "didascaliche" è piena di "facilonerie" (termine che prendo in prestito perché rende bene l’idea) incomprensibili: un ladro che compie un furto in piena notte e la mattina dopo è ancora dietro la porta pronto per essere scoperto dai derubati, lo stesso ladro che si aggira per le affollate vie di Parigi in calzamaglia nera come fosse la cosa più normale del mondo…. Dalla metà in poi la storia parte proprio per la tangente, senza porre freni alle illogicità. Si potrà obiettare che i destinatari sono dei bambini ma non vedo come questo possa cambiare le cose. Probabilmente mi ripeto, ma credo che i bambini meritino qualcosa di meglio, non dico storie di complessità inarrivabili, ma almeno qualcosa che abbia rispetto della loro intelligenza.
La storia che chiude l’albo semplicemente vorrei non averla mai letta. Probabilmente il ricordo mi perseguiterà a lungo come fece a suo tempo "I bassotti e il rap del rapinatore".
L’errore di fondo di "Pico e la contesa del capannone" è lo stesso commesso altre volte: non si prova neanche a fare una parodia, meccanismo più elevato che, per essere davvero efficace, prevede la conoscenza dell’oggetto della storia da parte di chi scrive ma anche di chi legge, ma si butta tutto in burla, rimasticando alla meno peggio qualche termine e nome di quelli che più si sentono in giro e sommando banalità su banalità. Ma se tutta la vicenda è risibile nella sua inconsistenza (seppur ci restituisca un Rockerduck carogna come mancava da tempo) ci sono comunque delle punte di surreale, per quanto involontaria, bellezza. Su tutte la battaglia a tempo di rap tra Pico e uno dei protagonisti in cui il professore vince senza imbroccare una rima nemmeno per sbaglio e citando motti latini totalmente a caso. Poi va beh, dobbiamo sorbirci anche due bande capaci di rendere invivibile un quartiere con le loro risse ma che, con grande senso civico, non si permettono di graffitare al di fuori degli spazi autorizzati (avete capito bimbi?) e tutta una serie di amenità del genere. Desolante.
In questo delirio quasi lisergico non poteva mancare il contributo del colorista, al quale non deve essere parso vero di poter sbagliare i colori degli unici due (ma in realtà uno) personaggi che non si dovevano sbagliare.
Rifugiamoci nei redazionali con un breve excursus sul Klondike, una intervista alla calciatrice Regina Baresi e una all'esploratore Alex Bellini che coniugherà una delle sue classiche imprese sportive estreme con un obiettivo ecologista.

Recensione di piccolobush


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Copertina tradizionale per questo numero del giornale dedicato al Diabolico Vendicatore. Un Paperinik innevato e dotato dei mitici stivaletti a molla introduce un numero dalla qualità media buona, che pure soffre dei difetti cronici di questa rivista. Problematiche già citate tante volte in questa sede, come la mancanza di un criterio nella selezione dell’indice e la poca appetibilità per lettori che non siano occasionali o comunque poco esperti.
L’apertura del numero, L'attacco druidico, è affidata a Giorgio Fontana. Che, con Lara Molinari, mette insieme una storia dal canovaccio molto classico e che cerca di evocare atmosfere oscure e tetre. Senza, purtroppo, riuscirci, anche perché alla fine si scoprirà che la ragione cardine di tutta la storia è abbastanza risibile. Occasione, forse, poco valorizzata per questa avventura. Il lettore comunque non fa in tempo ad angustiarsene perché la prima delle ristampe è una signora storia, seppur pluri ristampata. Parliamo di La marcialonga furtiva, memorabile avventura del papero mascherato che porta le pesanti firme di Giorgio Pezzin e Giorgio Cavazzano. Entrambi, a parere di chi scrive, al top della loro forma in questa storia, dove eventi e gag si susseguono impietose con un dinamismo raro da vedere. Voltando pagina, dopo una riempitiva comica di Faraci e Panaro (Ottavio) troviamo una classicissima vicenda di Panaro (Carlo) con i disegni di Marco Gervasio. L'ombrello ultra ionico è una lettura che intrattiene senza stupire, in una serie di situazioni che accompagnano il lettore fino alla fine senza troppi scossoni.
Altra storia, altro mattoncino della cultura paperinikiana – passate il neologismo. Già, perché torna Pezzin, stavolta in coppia con Massimo De Vita al top. La crisi eroico finanziaria è un classico dalla spietata attualità che affronta il tema della crisi economica – la storia si ripete… - e dell’implacabile burocrazia. Tematiche peraltro spesso trattate da Pezzin, che concluderà la vicenda ovviamente in maniera positiva, oltre che meta fumettistica. Nella storia successiva torna Gervasio ai disegni, stavolta sui testi di Francesco Artibani in La rivincita di Cornelius Coot. Lo sceneggiatore mette insieme una trama classica e gradevole, arricchita da molte gag, dove Paperinik compare solo marginalmente e a far muovere gli ingranaggi della narrazione è soprattutto l’ennesima sfida da Paperone e Rockerduck.
Proseguendo la lettura incontriamo due brevi – ma nemmeno troppo – La lunga notte di Ciccionik e Paperinik e il normale controllo. La prima vede Ciccio implicato con l’identità segreta di Paperino e punta su una comicità travolgente che probabilmente non riesce a esprimere al 100%. La seconda vede il papero mascherato alle prese con un troppo zelante poliziotto intenzionato a far rispettare anche a Paperinik codici e codicilli.
Il numero si chiude con Dinamite Bla e la conservazione del rapone, di Vitaliano e Gula. Avventura tipica espressione del suo sceneggiatore, con un susseguirsi di schioppettate e gag verbali e non, viene inserita nella sezione guest per motivazioni sconosciute.

Recensione di MiTo


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Il 3294 si apre con un editoriale del direttore Bertani che, dalle vacanze e provvisto di nuovo avatar, ci presenta brevemente le storie di questa settimana e ci anticipa quello che leggeremo la prossima, aggiungendo che da questo numero (che si presenta con una nuova e più riuscita veste grafica dell’indice, distribuito in due pagine) ci sarà più spazio per le anteprime sui contenuti futuri del libretto.
Partiamo dalla conclusione della trasposizione disneyana di Orgoglio e pregiudizio (Radice/Turconi). Si può discutere sull'opera che può piacere o meno (come tutti i romanzi) a seconda della sensibilità personale, ma quello su cui non si può discutere è la bravura che i due autori hanno saputo dimostrare anche in questo caso. Teresa Radice e Stefano Turconi sono riusciti in questi tre episodi ad adattare molto fedelmente la trama dell’originale, toccando tutti i passaggi fondamentali, battute comprese, e sono stati capaci di ricreare l’atmosfera romantica del celebre romanzo di Jane Austen, tanto che ci ritroviamo ad aspettare il bacio tra Elizabeth e Duckcy fino alla penultima tavola, momento in cui possiamo tirare un sospiro di sollievo. Come detto nel primo episodio, i due autori hanno scelto molto bene i protagonisti della storia, ognuno aveva il ruolo che più gli si avvicinava e una nota di merito va a Paperino, che abbandona i panni del papero pasticcione e irascibile e veste quelli del nobile (di estrazione e di sentimenti) risultando molto affascinante. Fra le protagoniste femminili non può che spiccare Paperina, anche se Brigitta mi ha fatta sorridere in più di un’occasione e l’epilogo finale con Paperone è davvero ben riuscito. Credo, in conclusione, che la storia sia davvero ben realizzata e che possa instillare ai giovani lettori la voglia di avvicinarsi all'originale, uno dei compiti che questi adattamenti dovrebbero svolgere.
In Paperino e i Bassotti ospitali (Arrighini/Tosolini), Paperino frigge per errore, insieme alle frittelle, il telefono dello zio, che va su tutte le furie, lo disereda e lo sfratta, lasciandolo in mezzo a una strada. Paperino si trova quindi a vagare in cerca di una sistemazione dai parenti più prossimi, che non possono ospitarlo chi per un motivo, chi per un altro e finisce alla roulotte dei Bassotti. Il pretesto che scatena la storia è talmente labile che non ne fa prendere sul serio il prosieguo. Insomma perché il cellulare di zio Paperone era sull'angolo cottura pronto per essere fritto? Quante volte Paperino ha combinato disastri anche ben più gravi? E allora perché proprio questa volta zio Paperone dà letteralmente i numeri prendendosela in questo modo? Si sa che sono fumetti e non ci si dovrebbero fare troppe domande, ma per poterli meglio apprezzare rimane necessaria una certa logica narrativa.
Pippo e il malinteso criminoso (Moscato/Baccinelli) è una buona storia che vede Pippo, nella sua versione più stralunata che ci ricorda il faraciano "Genio nell'ombra", coinvolto in un divertente inseguimento che porterà all'arresto di un ricercatissimo latitante.
In Pluto archeologo sportivo, Secchi e Coppola spediscono il cane di Topolino a fare un curioso viaggio nel tempo in solitaria che permetterà di trovare la soluzione ad un "mistero" che il professor Zapotec, forse, avrebbe già dovuto conoscere, mentre Nonna Papera e il pieno… vuoto (Bosco/Chierchini) direi che rispecchia perfettamente il titolo, perché sono otto tavole piene di nulla; non c’è assolutamente niente che resti al lettore dopo averle lette.
Per quanto riguarda i redazionali segnaliamo due articoli: uno che si occupa di Attenti al gorilla, nuovo film con Frank Matano, e l’altro dedicato al tour estivo di Laura Pausini e Biagio Antonacci.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Nuovo appuntamento per Pk Giant Double, e ci avviciniamo sempre più alla fine. In previsione di Pk2 il PkTeam iniziava a chiudere le varie trame, com un coraggio piuttosto raro: l'idea era di concludere in maniera coerente Pkna, facendo piazza pulita per cambiare totalmente registro. Un approccio più scontato oggi, in epoca di serie televisive, ma modernissimo 15 anni fa. Questo doppio numero contiene quindi due storie che smontano due importanti filoni pikappici: quello delle invasioni spaziali e quello sui viaggi temporali.
Sul lato oscuro non è purtroppo molto riuscita, nonostante l'importanza del soggetto. Un gruppo di evroniani sopravvissuti vuole parlamentare con i terrestri, capeggiati da Paperinik. La trama è una ridda di complotti e sotterfugi ad opera di svariati personaggi, il tutto troppo confuso e mal spiegato per essere lineare. Certi rapporti tra il papero mascherato e gli apparati militari vengono dati per scontati, e le gerarchie evroniane confondono invece di chiarire. Lo spunto di base ricorda Fase Due, ma manca quella vena ironica necessaria a stemperare. Inoltre, i disegni grezzi e confusi della Migheli non aiutano. Cordara alla sceneggiatura avrebbe avuto bisogno di più pagine o di maggior pulizia dei passaggi.
Decisamente migliore è Tempo al tempo, graziato da una sceneggiatura di Bruno Enna che sa come coinvolgere il lettore, mettendo lui e Paperinik di fronte ad un totale disastro, usando doppi e tripli giochi in un commovente on the road con Lyla. Al solito per Enna il finale è un po' abborracciato, ma il resto è davvero coinvolgente, a partire da uno struggente saluto. I disegni di Graziano Barbaro, pur buoni, non danno quel quid in più che la storia avrebbe meritato. Resta comunque una degna prova, che chiude in maniera convinta il ciclo del tempo, in maniera decisamente migliore rispetto alla conclusione evroniana, e questo penalizza purtroppo il valore complessivo del volume.
La copertina inedita di Sciarrone non è male, e avvolge questa interessante lettura parallela che ci permette di vedere il coraggio di una redazione che chiudeva filoni importanti come quello dei viaggi temporali o delle invasioni aliene per soddisfare il lettore e lanciarsi nell'ignoto.

Recensione di V


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Sopracciglia nere e folte alla Elio, basso, tarchiato, un po’ sovrappeso e con il fisico di Homer Simpson: scorbutico, burbero, disonesto a tratti ma anche capace di slanci generosi e disinteressati. Questo potrebbe essere l’identikit di Bum Bum Ghigno, personaggio che Corrado Mastantuono introduce a Paperopoli ormai più di venti anni fa. Un papero dentone che inizia come comprimario, andando a formare un trio inedito e originale di veri amici assieme a Paperino e ad Archimede, ma che non molto tempo dopo il suo esordio si erge a effettivo protagonista di articolate vicende, in cui metterà in luce le sue peculiarità e sfaccettature.
La prima storia, Paperino e la macchina della conoscenza, propone una trama abbastanza classica, che ruota intorno all’ennesima invenzione di Archimede. L’inserimento di Bum Bum sovverte uno schema altrimenti già visto: il nuovo personaggio inizia come cattivo dell’avventura, dimostrandosi gretto, meschino e approfittatore, nel finale però le cose cambiano e il papero mostra il suo lato più tenero, ravvedendosi.
Tuttavia nella storia seguente, Paperino e Bum Bum pasticcieri pasticcioni, la brutta fama del Ghigno la fa ancora da padrona, finendo per farlo accusare - ingiustamente – di plagio al proprio capo-chef nell’ideazione di una torta durante un concorso dolciario. Per il resto l’avventura si dimostra divertente, piena di gag irresistibili, e conferma la bravura di Mastantuono non solo come disegnatore, ma anche come sceneggiatore.
Divertente è anche il poema cavalleresco (si fa per dire) del Bum Bum innamorato, in cui il papero, aiutato da Paperino e Archimede, si mette alla ricerca di una fidanzata, alternando i momenti nella vita vera con i vaneggiamenti del protagonista, che si figura cavaliere senza macchia e senza paura pronto a salvare la damigella di turno rinchiusa in una torre e prigioniera di un drago. Il finale, poi, dove tutto pare finire lietamente, riserva ancora un colpo di scena comicissimo.
Nel Faraone empio, invece, Bum Bum ormai si muove quasi completamente a solo, in una storia che lo vede tornare a scuola da adulto: a tratti tornano alla memoria alcuni film con il Pierino di Alvaro Vitali, ma sono comunque tavole in cui Mastantuono dà sfogo alla sua brillante verve comica, vero comune denominatore delle avventure che vedono protagonista la sua creatura.
L’irascibile papero sfodera infatti il suo miglior potenziale quando costretto a confrontarsi con gli aspetti più banali e quotidiani della vita, da cui tende a rifuggire per rimodellare la realtà a modo suo, come accade anche in Bum Bum e la fatidica indecisione, per una trama che attinge nuovamente ai toni fantastici.
Nel Bruciorino prenatalizio invece, Bum Bum è alle prese con uno sdoppiamento morale, un po’ come gli era accaduto al suo debutto: il risultato è quello di una storia che può sembrare banale ma che invece presenta insegnamenti sempre validi.
Bum Bum e la leggenda del Ghigno de Oro, ultima avventura dall’albo, è una parabola sportiva in 35 pagine che racconta l’ascesa e la caduta del papero da calciatore, passando da scarparo a campione andata e ritorno, senza dimenticare frecciatine (anche abbastanza evidenti) al mondo del calcio, che ruota sempre più intorno agli sponsor, alle pressioni, agli alti ingaggi richiesti da calciatori viziati, al fanatismo esagerato dei tifosi, elementi che vanno distruggendo anno dopo anno la magia dello sport.
In conclusione, le dieci avventure selezionate per questo terza Topolino Extra Edition restituiscono un ritratto a tutto tondo di uno degli ultimi personaggi entrati nel cast dell’universo paperopolese; l’arco di tempo coperto va dal 1996 al 2010 e consente di osservarne l’evoluzione del carattere di un Bum Bum Ghigno tuttora attivo sulle pagine di Topolino.
Il volume rende quindi il giusto merito a Corrado Mastantuono, versatile disegnatore ma anche abilissimo sceneggiatore, qui presentato sempre in veste di autore completo. Una scelta assolutamente legittima ma che svaluta in parte la prefazione di Stefano Intini, più volte chiamato a raffigurare le trame ideate dall’amico-collega, le quali non trovano però posto fra queste pagine. Anche l’intervista doppia ad autore e personaggio non può dirsi del tutto riuscita. Ma sono solo piccoli incerti di un albo da consigliare agli appassionati disneyani, ai cultori del cartoonist romano e a chi vorrebbe avvicinarsi alle avventure di questo papero scontroso ma, in fondo in fondo in fondo, di buon cuore.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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"Pippo è il mio attore preferito, il più versatile: capace di interpretare le classiche storie ambientate a Topolinia ma anche saghe fantasy, fino a trasformarsi in un mirabolante e imprevedibile cugino archeologo": con queste parole si apre il volume che segna la conclusione del secondo ciclo di Tesori Made in Italy, dedicato alle storie scritte e illustrate da Massimo De Vita.
Nell’albo in questione, come già avrete potuto intuire dalla breve introduzione dell’autore riportata qui sopra, troviamo diverse storie che vedono protagonista l’ingenuo Pippo e i suoi parenti, una serie innumerevole di cugini. Anzi, un solo cugino: l’avventuroso Indiana Pipps, archeologo nato dalla penna di Bruno Sarda e apparso per la prima volta nella storia Topolino & Pippo in: I predatori del tempio perduto, illustrata da Maria Luisa Uggetti e che fa il verso, sin dal titolo, al primo e celeberrimo capitolo della saga cinematografica dell’Indiana Jones di Steven Spielberg.
De Vita entra in scena a partire da Topolino e la città di ghiaccio, e in poco tempo prenderà in mano le redini della serie come a suo tempo fece con il Paperinik di Guido Martina. A consacrare la dialettica tra autore e personaggio è però Indiana Pipps e la valle dei 7 soli, prima storia con Indiana scritta da De Vita, che risulta essere una delle migliori performance dell’ormai trentennale carriera dell’archeologo pippide. Gli elementi per un grande racconto a fumetti ci sono tutti: avventura, comicità, colpi di scena e un pizzico di assurdità tipica delle avventure di Pipps e che, con le giuste dosi, non guasta mai. Lodevole poi come Kranz, il cattivo della storia, non si limiti ad essere semplicemente una comparsa dal ghigno malefico e con in mano una pistola, tutt’altro: partecipa attivamente e ha un suo peso specifico nello svolgimento della vicenda.
Pregevole è anche Indiana Pipps e il ritorno dei Big-Foot, il cui incipit ricorda a tratti quello dei 7 soli, ma che poi dà il via ad uno svolgimento fresco grazie anche alla presenza di Zapotec e in cui emerge prepotentemente la parte fantastica, in una risoluzione divertente ed efficace. Due storie pienamente promosse, coadiuvate dai disegni di De Vita stesso che, fra gli anni ’80 e i ’90 tocca l’apice della propria carriera.
Sembra fatta apposta la scelta di presentare una seconda coppia di avventure con l’archeologo, risalenti invece al 2001 e al 2008, scritte rispettivamente da Giorgio Salati e da Carlo Panaro. Sono Indiana Pipps e il segreto dei Pyu e Indiana Pipps e la tigre dagli occhi di fuoco, due perfetti esempi del triste invecchiamento di Indiana che in poco tempo, causa la mancanza di nuove idee importanti, ha colpito il personaggio, ricordando per certi versi il già citato Paperinik martiniano che a partire dalle storie scritte da Pezzin (di cui un esempio avevamo già avuto nel volume precedente della collana) si vedrà "infantilizzato", perdendo il fascino del misterioso e diabolico vendicatore delle origini ideato dal Professore. Ma se Paperinik ha trovato nuova linfa vitale nella celebrata serie PKNA - Paperinik New Adventures, lo stesso non è avvenuto con Indiana, rimasto vittima dei più triti cliché e della mancanza di cattivi di spessore, limitandosi spesso e volentieri alle insidie del solito Kranz.
Queste due avventure in particolare, poi, perdono anche graficamente: lo stile di De Vita subisce un calo e risulta più approssimato, senza lo smalto e lo splendore dei decenni precedenti. Un vero peccato, quindi, constatare come un personaggio come Indiana sia stato ridotto ad una macchietta priva di sfaccettature, quando avrebbe forse potuto offrire altro, magari staccandosi dallo stereotipo che lega insieme i termini "pippide" e "ingenuità".
A concludere il volume ecco Topolino e l’imperatore d’America, breve divertissement di 6 pagine con il quale l’autore celebra il leggendario Uomo dei Paperi, Carl Barks, rifacendosi in particolare ad una delle sue storie più belle e note, Paperino e il cimiero vichingo; l’ultima storia è invece la divertente Pippo Desert Ranger, la quale si ispira agli schemi tipici dei cortometraggi con protagonista Pippo diretti da Jack Kinney fra gli anni ’40 e gli anni ’50, trasponendone le atmosfere e la comicità su carta in maniera fedele e appassionata. Impossibile, poi, non notare per certi versi qualche ispirazione ai cortometraggi di Wile E. Coyote, perennemente alla caccia del road runner Beep Beep, nonché uno dei più famosi personaggi della Warner Bros.
Termina così la serie di Made in Italy dedicata al maestro De Vita. Sicuramente la qualità delle storie presentate è indubbia, si può forse dire che è mancata la possibilità di rappresentare al meglio la carriera dell’autore rispetto a quanto fatto per Cavazzano, vista la pubblicazione di due tomi in meno. Aspettiamo di vedere cosa uscirà fuori, qualitativamente parlando, con il prossimo ciclo di questa testata annunciato di recente: quattro volumi interamente dedicati a un'altra star indiscussa del fumetto Disney italiano, Silvia Ziche.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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La scia dei festeggiamenti per i 50 anni di attività disneyana di Giorgio Cavazzano prosegue con questo nuovo numero della Super Deluxe, a chiudere una ideale tetralogia con Casablanca, Topo Maltese e Novecento. Dei quattro, però, è la storia più breve e più debole, per quanto riuscita. La sceneggiatura di Marconi è certo un omaggio alla Strada di Fellini, alla sua Italia povera ma sognatrice, e ai suoi delicati personaggi, ma manca una vera e propria conclusione. Infatti la storia ha più come protagonista il celebre regista, che si dimostra per l'immaginifico cantore di avventure che era. Lo vediamo viaggiare nei sogni, e passare rapidamente da un luogo all'altto, con un approccio onirico del tutto coerente con le sue pellicole. A donare magia alla vicenda è senz'altro il finale, che fa incontrare Fellini con un altro grandissimo affabulatore, regalando al lettore una piacevole sopresa.
Cavazzano si sbizzarisce ai disegni nel ricreare lo stile degli anni 30: i pantaloncini rossi, gli occhi a fetta, l'irsutismo di Gambadilegno, un arcaico Orazio, il tutto in un'allegra sarabanda che vede nella lotta un punto cardine. Una storia unica più per i suoi protagonisti che per la trama in sé, anche perché non è semplice trasporre Fellini in Disney, e la scelta di Marconi si rivela comunque riuscita.
Riguardo all'edizione, non c'è molto da dire. Gradevole l'apparato redazionale ma non molto approfondito, mentre il formato risulta esagerato per questo tipo di storie, come abbiamo già detto in passato.

Recensione di V


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Decidere di fare una sorta di sequel alla classica Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi è stata certo una scelta da far tremare vene e polsi. L'epica, e allo stesso tempo sgangherata, storiona di Guido Martina sembrava avere le pretese di una vera continuity del passato dei paperi. Ma non erano anni per quel genere di cose, Don Rosa era di là da venire e l'approccio del Professore era quello di un sano sberleffo continuo. Resta comunque in classico del fumetto italico, un piccolo compendio di temi e ritmi tipici del fumetto disney italiano, condito dai veri riferimenti storici e da buffi anacronismi, oltre che dagli stilemi e dai dialoghi tipici dei paperi, che si ripetevano storia dopo storia.
Sisti e Sciarrone si approcciano alla sfida in maniera identica e speculare all'originale. Capitoli autonomi legati da un filo conduttore, gruppi di paperi sempre diversi con storie simili con una differente cornice temporale, e qualche strizzata d'occhio, ad esempio nell'utilizzo di Topolino. Se però la storia pecca nell'utilizzo di trame troppo simili tra loro, è vincente nell'idea di base. Descrivere 600 anni di futuro è un vero plauso all'immaginazione e all'ottimismo, specie in questo presente in cui troppi descrivono solo il male e l'odio. Le 200 tavole invece sono un vero inno alla speranza e alla forza delle idee, che plasmano l'esistenza in maniera pittoresca e felice, luminosa e calda. Un plauso a Sisti, che si sbizzarisce nelle amate tecnobubbole, e a Sciarrone, che squaderna il suo armamentario digitale. Non sempre preciso e curato, tuttavia le tavole brillano negli sfondi, nelle luci, nei dettagli di design e di oggettistica che, a partire dal deposito e dai vari maggiordomi, si diffonde ad ogni vignetta. Questo aspetto, in ultima istanza, salva la saga, che soffre solo di una certa ripetitività dei soggetti.
Poco da dire sull'edizione deluxe che, oltre al formato, propone molto poco. Peccato, perché il lavoro preparatorio in termini di studi e schizzi è stato imponente, e si poteva fare di più.

Recensione di V


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La Super Deluxe si arricchisce di un nuovo numero, pubblicato in concomitanza con Lucca Comics 2018. Il filone è quello delle storie di Casty, inizato con Tutto questo accadrà ieri, e che qui prosegue con gli Ombronauti, storia che segna il ritorno di Atomino Bip Bip. L'intento dell'autore di Gorizia, costante della sua produzione, è riprendere lo stile scarpiano arricchendolo di un humour attuale e riportando al centro Topolino. Ecco quindi che il piccolo atomo è più un pretesto per usare atmosfere da fantascienza anni 50, in una sorta di remake della Dimensione Delta, a partire proprio dalla Dimensione Ombra, dalla lotta con Gambadilegno e dall'efficace utilizzo di quest'ultimo, usato come spietato criminale con intenti da dominatore del mondo.
Se quindi la trama scorre in maniera efficace, con le tipiche sorpremdenti idee castyane, c'è il giusto spazio alla satira sociale, che non potrà che far piacere al lettore più smaliziato. Misterbuono è proprio il prototipo del politico populista e ingannatore, pronto solo a vellicare le basse idee dell'elettorato mediocre, appiattendolo e svilendolo ancor di più a loro insaputa. Un concetto attuale nel 2014 e ancor di più, purtroppo, oggi. I disegni mostrano un Casty su alti livelli per la sua produzione, con ampie vignette panoramiche, sfondi curati e tutto l'inventario tecnologico assolutamente godibile.
Riguardo all'edizione, buoni i contenuti speciali con immagini e approfondimenti ma, costante in questa collana, il rapporto qualità prezzo continua a non convincerci. Il poster è pretestuoso e il formato enorme non valorizza ulteriormente un disegno che non ne ha bisogno. Questo spiega le tre stelle, quando la sola storia in sé ne meriterebbe di più.

Recensione di V


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Anche questo nuovo numero di Zio Paperone si apre con l’ennesima copertina non inedita che, come detto nella scorsa recensione, non è particolarmente confortante. Il fascicolo segue la media dei numeri scorsi, con storie degne di nota. La prima storia è un’inedita danese, Zio Paperone e il processo inconscio, vicenda non particolarmente interessante, abbastanza ingarbugliata e che si fa dimenticare subito: la peggiore del numero probabilmente. Segue Zio Paperone e la segretaria pasticciona, una storia gradevole, con un finale imprevedibile e una sorpresa particolare, uno sviluppo abbastanza semplice, e testi e disegni gradevoli: una tipica riempitiva. Da segnalare anche il nuovo look di Miss Paperett. A seguire, Zio Paperone e la © problematica, storia particolare e molto carina, in cui compare il certificato di nascita di Paperone, una piccolezza, ma interessante, valorizzata dai disegni di Scala.
Il meglio lo leggiamo nella storia successiva, Zio Paperone in prigione, soggetto originale di Salati, e bei disegni di Gatto. Una vicenda interessante, ma con un difetto nella costruzione della trama, con dei passaggi non proprio efficaci che rovinano un po’ la storia. All’inizio parte benissimo, mentre dalla metà in poi si procede con un andamento un po’ deludente. Interessante l’utilizzo dei Bassotti, cattivissimi, intelligenti ma non troppo, come nelle storie di Barks. Proseguendo nella lettura, troviamo una divertente commedia, Paperino, Paperone e la palandrana a catena, che avrebbe tratto giovamento da qualche pagina addizionale, ma rimane comunque una classica commedia degli equivoci giocata sullo scambio dei vestiti dei paperi, influenzati dalla personalità del proprietario dell’abito che indossano. Chiude il numero infine Zio Paperone e l’introvabile provenienza, abbastanza buona, con diverse gag carine, e una trama convincente.
Un numero tutto sommato niente male, penalizzato probabilmente solo dall’inedita, ma che segue una media interessante.

Recensione di SalvoPikappa


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Questo quattordicesimo numero della testata si presenta come ricco di molte particolarità per quanto riguarda le storie proposte, che stavolta sono solo tre.
La storia d’apertura, cui però non è dedicata la copertina, è Qualcosa di veramente speciale e tale è di nome e di fatto: si tratta, infatti, di una storia celebrativa del cinquantennale della creazione di Paperon de’ Paperoni da parte di Barks, e già questo dato rende bene l’idea di quanto il suo autore possa essersi impegnato per realizzarla; la parola d’ordine è, quindi, stata esagerare! Effetti speciali, personaggi, nemici, azione, tutto è veramente esagerato, seppur sapientemente arrangiato, ed il risultato è di quelli importanti, fors’anche memorabili. Per completezza, è opportuno ricordare come Don Rosa si sia anche posto il problema del motivare la ricorrenza all’interno della storia, non potendo certo celebrare i cinquant’anni di un personaggio ben più anziano, ma la soluzione trovata - vale a dire ricordare i cinquant’anni dall’arrivo di Paperone a Paperopoli - funziona alla perfezione, il resto lo scoprirete leggendo…
Dopo una tavola autoconclusiva realizzata a scopi pubblicitari, si passa alla seconda storia, L’attacco delle orribili creature spaziali , chiaramente ispirata ai cd. B-movie di fantascienza in voga negli Stati Uniti degli anni ‘50. Qui da notare sono almeno due aspetti: innanzitutto, Don Rosa ribadisce la sua visione realistica dei personaggi e delle loro storie, per i quali, dunque, il viaggio nello spazio dev’essere considerata un’eventualità inconsueta e sporadica; con ciò prende le distanze dall’abuso di avventure "spaziali" dove i protagonisti si avventurano nel cosmo molto "alla leggera", quasi sempre aiutati dall’ennesima astronave creata da un Archimede che qui, invece, è visto come "un inventore da viti e bulloni piuttosto che un fisico nucleare". La seconda particolarità è che le "orribili creature" di cui al titolo sono, in realtà, proprio i nostri paperi, che appaiono quasi mostruosi agli occhi degli alieni che incontrano: seppur di immediato impatto comico, ciò risulta abbastanza profondo da (indurre a) far riflettere il lettore su quanto la realtà possa essere decisamente "relativa" agli occhi di chi guarda. Peraltro, fra gag e tanta azione, la storia risulta anche molto piacevole alla lettura.
Completa il volume, e ne ispira la copertina, L’ultimo signore dell’Eldorado, altra storia notevole sotto vari aspetti: innanzitutto anch’essa celebra un anniversario, il decimo dalla prima storia scritta da Don Rosa con protagonisti i paperi (Il figlio del Sole, del 1987); per tale ragione, anche qui è presente, come in quella, Cuordipietra Famedoro nel ruolo di antagonista. Ma c’è di più: la vicenda si basa su una serie di fatti realmente accaduti, sicché tutte le citazioni storiche sono il frutto dell’attento lavoro di ricerca svolto da Don Rosa. Ed ancora, la storia può essere considerata un triplice sequel, perché riprende la narrazione dai fatti narrati in Zio Paperone e il tesoro sotto vetro (apparsa sul quinto numero della testata), ma al contempo è la seconda parte dello scontro con Famedoro iniziato, come detto, in Il figlio del Sole, ed infine si ricollega esplicitamente anche alla barksiana Paperino contro l’Uomo d’Oro, insomma le sue particolarità sono molteplici! A parte tutto ciò, la vicenda appartiene al classico genere delle avventurose cacce al tesoro, per come tipicamente declinate da Don Rosa, quindi piene di spunti storici, repentini spostamenti da un luogo all’altro del mondo, comicità e tanta azione con scene al limite dell’inverosimile.
In definitiva, questo numero è da consigliare ad occhi chiusi, ciascuna storia merita di esser letta, approfondita ed apprezzata, anche grazie ai vari commenti dell’autore che ne permettono di coglierne tutte le sfumature, senza dimenticare l’interessante portfolio conclusivo.

Recensione di Gancio


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Copertina pienamente natalizia per il numero di dicembre dei Grandi Classici, che inaugura anche la novità della firma del disegnatore a corredo dell'illustrazione. L’albo si apre con uno degli ultimi capolavori scarpiani e pezzo forte del numero, a sottolinearne il carattere festivo: Topolino e le dolcezze del Natale. Ad un Topolino indebitato e snobbato da parenti ed amici (Pluto compreso) viene mostrato grazie all’intervento di Babbo Natale come si sarebbe tramutata la città in sua assenza, inducendolo a ritrattare la sua precedente decisione di abbandonare Topolinia per sempre: un omaggio al cinema classico amato da Scarpa, in particolare a It's a Wonderful Life di Frank Capra.
Valida è anche la ciminiana Zio Paperone e la vite della ricchezza (pur non toccando vette altissime), così come Intellettuale-176 genio incompreso, storia che vede il Bassotto inventore non affiancato ai fratelli bensì in una "strana coppia" con Archimede, sotto le cui spoglie prende parte ad un concorso per cervelloni e affini.
Il consueto articolo di approfondimento introduce poi le Superstar dell’albo. Non si tratta di storie notissime, unite però da un ipotetico fil rouge magico-natalizio cui fa eccezione Paperino e la montagna d’oro, martiniana d.o.c. ambientata in parte sulla neve, che vede Paperone alle prese con il sempiterno problema di nascondere il suo denaro dalle grinfie dei Bassotti. Martina firma inoltre sia il secondo pezzo forte del numero, Biancaneve, la strega e lo scudiero, sequel del ben noto cartone animato Biancaneve e i sette nani, sia Topolino e Pippo chiromante, dove attribuisce al bizzarro amico di Topolino poteri paranormali che lo porteranno a predire il futuro attraverso la lettura... dei guanti! La quarta Superstar è infine Topolino e la statuetta misteriosa, giallo che ruota attorno ad una statuetta di Babbo Natale (il carattere natalizio non si evince infatti dal titolo italiano, come suggerito invece da quello originale The Mystery of the China Santa) e ad un traffico di gioielli.
Alle due brevi brasiliane che vedono protagonisti rispettivamente il "Club dei Supereroi" e Paperinika, confermando peraltro Mega Almanacco tra le fonti del nuovo corso, si affianca poi Pippo e il ciak africano, basata su un ipotetico film girato in Africa con Pippo protagonista e che a tratti ricorda la ben più nota Topolino e il Pippotarzan di scarpiana memoria. Segue Zio Paperone, Paperino e il Galà del 200, divertente storia su 30 pagine del duo Faraci/Deiana che si concentra sulla partecipazione dello Zione ad un talk-show televisivo per contrastare il proprio calo di popolarità (tema abbastanza insolito, dal momento che Paperone non è solito badare più di tanto a questioni d’immagine). A chiudere l’albo infine una piacevolissima storia a firma di Pezzin/Scala: Paperino portaborse. Caratterizzata da satira dissacrante e quanto mai attuale, la trama si svolge attorno alle disavventure di Paperino, portaborse dell’onorevole Papeotti, nei gangli e nelle inconcludenze di un mondo politico ricalcato sul modello della italianissima Prima Repubblica.
Nel complesso si tratta di un buon numero (pur non propriamente natalizio nel vero senso del termine, il che giustifica le 3 stelle assieme ai diversi alti e bassi), che ristampa alcune storie precedentemente ristampate soltanto sull’ormai defunta testata de Le Imperdibili, dalla quale sono probabilmente tratte le versioni qui pubblicate, data l’alternanza di b&n/colore. Resta da vedere se il trend verrà confermato con il prossimo numero o se varrà il proverbiale detto "anno nuovo, vita nuova!".

Recensione di TubaMascherata21


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Che dire di questa nuova Deluxe? Presentata in anteprima a Lucca Comics 2018, come uno dei volumi celebrativi dei 90 anni di Topolino, ecco la ristampa di una delle migliori storie di sempre, "Topolino e il fiume del tempo", del trio Artibani-Faraci-Mastantuono. Decisamente un’ottima scelta quella di ristampare questa storia in occasione dell’anniversario, una vicenda abbastanza particolare, in cui si ricorda il passato guardando al futuro, riprendendo in una storia a fumetti, una trama narrata nell'animazione (il recupero dello Steamboat Willie), che per l’occasione è stata rinnovata del tutto, permettendoci di viaggiare e indagare nel passato di Topolino, il tutto in modo equilibrato e snello, senza creare problemi. Un’altra delle tematiche principali della storia, è l’amicizia tra Topolino e Gambadilegno, in cui quest’ultimo ricorda i momenti in cui erano amici, quando però stava già imboccando una cattiva strada che avrebbe portato a separare i due. Appare del tutto inedito vedere questo Gambadilegno insolito, non è l’abituale antagonista della storia, ma quasi un amico del topastro: infatti, nonostante il suo solito carattere un po’ disonesto e invasivo, si vede un vero e proprio affetto nei confronti di Topolino. La storia in sé, come avrete capito, è abbastanza particolare, ma trova uno dei suoi punti di forza anche nell'umorismo di Faraci, che con le sue battute riesce a dare una maggiore credibilità al tutto. I disegni di Mastantuono sono fantastici, e, a partire dal flashback, i protagonisti partono dai tratti moderni fino a disegnare i personaggi con un aspetto fisico quasi vintage e a ritrovare le braghette rosse a fine storia. Inutile dire che se non l’avete mai letto, è obbligatorio l’acquisto di questo volume, anche perché nonostante sia l’ennesima ristampa, questa Deluxe ha un valore aggiunto nella colorazione completamente rivisitata di Mastantuono che, a distanza di anni, arricchisce le atmosfere. Buoni i redazionali, anche se non sono particolarmente ricchi.

Recensione di SalvoPikappa


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Dopo quattro anni e mezzo, quaranta uscite e tre diverse incarnazioni, cala il sipario su una delle testate Disney dell'era Panini maggiormente apprezzate dagli appassionati più esigenti. E lo fa in grande stile, con la riproposta di una delle storie più evocative e affascinanti di Carl Barks: Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale. La storia non ha certo bisogno di presentazioni, essendo certamente tra le primissime che qualunque fan dell'Uomo dei Paperi citerebbe tra le preferite. Pur avendo avuto negli anni tante ristampe (anche con il titolo Zio Paperone e il trenino della felicità) la storia mancava in edicola da ben dieci anni. Resta nella memoria principalmente per il fatto che affronta un tema assolutamente raro all'interno del fumetto disneyano, pur essendo profondamente presente in qualunque realtà urbana degli Stati Uniti degli anni '50 del '900 così come in quella italiana dei giorni nostri: la povertà più nera, l'esclusione sociale, il degrado delle periferie e dei quartieri popolari, la forbice tra ricchezza più sfrenata e indigenza estrema. Come tradizione, la storia viene accompagnata da tutti i contenuti presenti nell'originale albo americano che l'ha ospitata all'esordio (Four Color 367 del gennaio 1952): tre tavole auto-conclusive disegnate da Carl Barks a tema natalizio, pubblicate nella versione italiana del 1991, senza riproporre il bianco e nero di quelle originariamente poste in seconda e terza di copertina, come avveniva nei primi tempi di questa testata.
L'altra metà dell'albo ospita due storie tratte da altrettanti albi giant natalizi del 1956 e del 1958: Archimede e il regalo della nonna e Paperino e la sfida natalizia. Quest'ultima, in particolare, si contraddistingue per una divisione delle tavole in tre strisce, poco consueta per l'opera di Barks, e per la presenza di un nuovo antagonista per Paperone, Girolamo Girello, in un ruolo tradizionalmente interpretato da Rockerduck (si veda anche la penitenza del mangiare indumenti) nelle storie italiane.
Per Walt Disney's Comics and Stories è il turno del numero 64 (gennaio 1946) con Paperino e i buoni propositi anticipata dal rimontaggio della sunday page di Karp e Taliaferro del 22 dicembre 1940, già vista in Italia sul volume Mondadori Paperino 365 sketches 1936-1945 storie per un anno e in poche pubblicazioni amatoriali.
La riproposizione delle storie di Barks tratte dal periodico USA più importante si conclude così in una fase certamente embrionale, mancando ben vent'anni di ten pages che hanno continuato a costruire e definire l'identità della famiglia dei paperi per come oggi la conosciamo. Resta l'amaro in bocca per la chiusura di una testata che, tra le tante difficoltà testimoniate dal ridimensionamento della foliazione, dall'aumento di prezzo e dalla riduzione dell'apparato redazionale, ha proposto nel suo primo ciclo l'intera cronologia delle storie di Barks pubblicate su Uncle $crooge in una veste il più possibile fedele all'originale, ha tentato di fare lo stesso per buona parte degli storici albi Four Color ripubblicando tanti altri capolavori, ha indagato sui pochissimi inediti ancora rintracciabili all'interno dell'opera dell'Uomo dei Paperi, ha offerto in un caso (Zio Paperone e l'elefante picchiettato sul numero 19) una traduzione fedele in luogo della versione stravolta proposta negli anni precedenti.
Ringraziando ancora una volta Luca Boschi ed Alberto Becattini per la passione con la quale ci hanno accompagnato in questi quattro anni, ci auguriamo che nel prossimo futuro possa esserci ancora spazio per pubblicazioni Disney di questo livello.

Recensione di scrooge4


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Nel novembre 2003 un ragazzino del "core target" dell'attuale Topolino avrebbe potuto trovare in edicola un volumetto della collana Speciale Disney, un classico vattelapesca apparentemente da un tanto al chilo, dedicato ai 75 anni di Mickey Mouse. Non una cifra tonda insomma, per quanto molto importante, eppure le persone che lo confezionarono pensarono bene di inserire un po' del meglio della produzione a fumetti disneyana facendo sfilare uno dopo l’altro nomi come Gottfredson, Scarpa, Carpi, Missaglia, Asteriti, Martina, De Vita, Cavazzano, Marconi, Faraci, Artibani e Mastantuono in una serie di sette storie che rispettavano una visione diacronica e cronologica per approfondire al meglio le varie sfaccettature del loro protagonista. Non tantissime, si dirà, ma la qualità non sta (sempre) a braccetto con la quantità né, tantomeno, con la pigrizia. Perché altro non si può pensare di un prodotto editoriale come l'ultimo numero della collana, di nuovo in un vattelapesca, Mickey Superstar dedicato interamente a Topolino dopo cinque numeri tematici sul rapporto del grande Topo con i principali personaggi Disney nei fumetti. Sia chiaro, bene o male tutte le storie proposte in questo volumetto che intendeva nelle intenzioni celebrare il 90° anniversario di Mickey Mouse sono buone e in alcuni casi dei capolavori veri e propri. Ma il risultato di questa operazione è un minestrone abbastanza indigesto per quanto variegato: è palpabile come non ci sia stata la volontà o la capacità di confezionare un indice che, analogamente all'albo del 2003, potesse presentare le varie anime di Topolino dalle sue origini a oggi facendo capire come questo personaggio sia arrivato a quasi un secolo di vita e soprattutto perché.
È la tradizione pluridecennale del grande fumetto Disney che non è stata rispettata fino in fondo e, in questa maniera, si è propinato al suddetto "core target" il minimo sindacale, per quanto di buona qualità. Impossibile del resto non associare al Mistero di Tapioco Sesto la qualifica di "capolavoro" scarpiano ed è certamente sua la parte del leone in questa sede ma, infilata quasi alla fine dell’albo in mezzo a una caterva di storie decisamente più recenti (dal 1996 al 2013), l'avventura in Pampania sembra paradossalmente quasi del tutto fuori posto. L’unica altra storia un po’ più datata è Il segreto della "Gioconda", l’esordio della macchina del tempo, come sempre gradevole per quanto all’ennesima ristampa in pochissimi anni: forse un eccessivo risalto per quella che evidentemente continua a essere ritenuta la storia più "rappresentativa" di questo ciclo. Certamente da segnalare, poi, la facciniana Il mistero di Borgospettro con le sue atmosfere horror abilmente rappresentate dall’autore genovese, capace di destreggiarsi con abilità anche con questo tipo di trame inquietanti che omaggiano il Topolino di Bill Walsh e le atmosfere ai confini della realtà di quella stagione delle strisce giornaliere americane. Ben altri richiami, stavolta al mondo dell’animazione, sono presenti in maniera piuttosto esplicita ne I mostri in giardino di Casty, remake su carta del corto Mickey’s Garden del 1935, e se vogliamo anche nel Berretto della discordia, breve firmata da Artibani che presenta dei ritmi perfetti per poter essere eventualmente trasformata a sua volta in un cartone animato.
E poi? E poi tutto il resto dell’albo oscilla tra la selezione di avventure gradevoli, ma certamente non il massimo che gli stessi autori presenti siano riusciti a dare all’universo di Topolinia, e la vera e propria catastrofe editoriale. In quest'ottica, chi scrive non crede che i bambini e i preadolescenti del 2003 fossero più capaci di apprezzare operazioni decisamente più accurate di questa rispetto ai loro omologhi del 2018. La nostra generazione è stata più fortunata da questo punto di vista? Forse. A questa presa di posizione si potrà tuttavia obiettare che per iniziative ben più complesse e strutturate legate ai 90 anni di Topolino non si debba andare a sperare nei semplici prodotti da edicola e che per i cultori, "quelli veri" e magari un po' rompiscatole, c'è ben altro molo cui approdare, come il cartonato di lusso Il grande Mickey, presentato nei giorni scorsi a Lucca Comics. E ci starebbe pure.
Peccato che in quel volume ben cinque storie su otto siano praticamente copincollate dal volumetto oggetto di questa recensione, peraltro ristampandole nello stesso ordine in entrambi: L’agghiacciante idrominaccia, Il berretto della discordia, Gli incontenibili Squee, L’incredibile Vladimir e I mostri in giardino. In più, se vogliamo aggiungere altro carico, la terza di queste è presente anche nel volume celebrativo edito da Giunti per la medesima ricorrenza e, soprattutto, la prima era già stata inserita nell’indice di Io… e Macchia Nera, l'albo che precede questo Io… Topolino all’interno della stessa miniserie. Come ciliegina sulla torta, copertina riciclata da I Grandi Classici Disney 299 (a sua volta ripresa da un'uscita one shot finlandese del 2008) e editoriali ridotti al minimo, giusto un box di poche righe a fronte di qualche pagina presente negli albi precedenti. Ed è a questo punto che, pur con tutta la buona volontà, la fiducia nell'editore e nella cura dei suoi prodotti comincia a vacillare, sperando con tutto il cuore di essere smentiti dalle prossime iniziative Disney Panini.

Recensione di Gladstone


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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