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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Le festività natalizie sono ormai alle porte, ed anche il mensile del papero mascherato si adegua con un numero in tema che, come vedremo, risulta nondimeno molto equilibrato. Infatti, a parte la bella copertina con un soggetto "domestico" su sfondo rosso, le storie più propriamente "natalizie" sono solo 3, tra le quali l'inedita Paperinik e la rivincita natalizia (Mazzoleni/Barozzi), particolare poichè tenta di accostare al tema festivo un Paperinik nell'antica veste di vendicatore: l'esperimento, tuttavia, si rivela essere meno ardito di quanto ci si possa aspettare, dal momento che l'originaria caratterizzazione del "vendicatore" è ormai solo un ricordo legato a reminiscenze "martiniane", mentre l'attuale risulta molto meno sferzante e dunque coniugabile con qualcosa di apparentemente distante come la tematica natalizia; nel complesso, la storia risulta semplice ma piacevole alla lettura. Le altre due "a tema" sono Paperinik Babbo Natale spaziale (sarda/Marini) e Paperinik e le vibrazioni natalizie (Venerus/Soldati): la prima, apparentemente assurda e/o insensata (il natale su un altro pianeta?) ma che recupera logicità nel finale, reca seco una critica alla moderna società consumistica, mentre la seconda costituisce un ottimo esempio di uso del protagonista nell'ambito di una vicenda natalizia, senza che ciò implichi il trascendere in mielosismi pucciosi.
Fra le storie non natalizie troviamo Paperinik e il chihuahua scomparso (Bosco/Camboni), giallo ben costruito ed avvincente che vede anche il ritorno di Doña Manuela Danarosa De Doblon y Pesetas; Paperinik e il terribile piazzista (Russo/Lavoradori), divertente avventura che mette a dura prova la pazienza del protagonista alle prese con un "avversario" a dir poco tenace, e da segnalare per i dinamici disegni di un Lavoradori che non aveva ancora raggiunto l'estremismo attuale; Paperinik… in cerca di ricordi (Zemelo/D'Ippolito), la più recente, molto ben costruita laddove obbliga il lettore a seguire passo passo il protagonista nella ricostruzione degli eventi della notte precedente; Paperinik e i dubbi a catena (Concina/Held), classico esempio del Paperinik "giustiziere" anni '90 alle prese con furfanti privi di ridicoli costumi o stravaganti poteri ma, al contrario, organizzati e ben determinati.
Discorso a parte merita la cd. "storia guest". Dopo aver raccolto l'eredità morale delle vecchie "storie cult", questa sezione presente in ogni albo è andata via via scemando in qualità, fino a proporre storie che, come l'attuale, di speciale hanno poco o forse nulla: Paperinik e il Bassotto trasformista (Mazzoleni/Perissinotto) è infatti una buona storia, ricca d'azione e di gag, forse un po' troppo oscillante tra il serio ed il farsesco in alcune scene, ma comunque non presenta alcun elemento di specificità tale da meritare l'inserimento in una sezione a parte, inserimento che dunque risulta posticcio ed inutile.
Concludendo, questo dodicesimo numero risulta più che buono: poche, ma diversificate e di buona qualità, le storie a tema natalizio; le altre senza alcuna al di sotto della sufficienza, variegate per stili narrativi e periodo, spaziandosi dal giallo alla commedia.

Recensione di Gancio


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Secondo appuntamento con la "The Don Rosa Library" che con questo volume completa il primo della collana originale edito dalla Fantagraphics, almeno per quanto riguarda l'indice delle storie presenti. Ad accompagnarci alla lettura troviamo una breve prefazione di Lidia Cannatella, che ci introduce e anticipa il piatto forte di questo volume dedicato a Zio Paperone e Paperino. Il numero di pagine risulta più esiguo rispetto al primo volume (appena 114 contro 138) in quanto nell'albo sono presenti perlopiù storie umoristiche brevi, alcune addirittura da due tavole scritte da Gary Leach (uno dei redattori della Gladstone) come "Zio Paperone a caccia del giornale", "Paperino e il sogno spaziale" e "Zio Paperone in forma per il fisco" in merito alle quali Don Rosa spiega brevemente, negli articoli introduttivi, il suo disagio nel dover disegnare i personaggi in situazioni atipiche e a lui poco congeniali ricorrendo a diversi espedienti per ottenere un risultato credibile ed accettabile. La storia natalizia di quattro pagine "Paperino e l'albero di Natale" regala al lettore una serie di risate ininterrotte dalla prima all'ultima tavola, facendo addirittura presagire il finale per quanto sia scontata la sfortuna di Paperino; le vignette, frizzanti e dinamiche, ci regalano già un Don Rosa ad alti livelli anche nelle storie brevi. Anche qui ritroviamo le già citate tenpages con "Paperino e i pasticci di zucca", storia di apertura del volume ed ultima in cui vedremo il vicino Jones disegnato dal cartoonist americano; in "Paperino e la fortuna sott'olio" ritroviamo il cugino Gastone vittima della sua stessa fortuna, una storia tutta da leggere e dal finale per nulla scontato in cui l'abilità dei nipotini sarà determinante. L’albo si conclude con "Paperino e la punizione con stile", dove la versione monella di Qui Quo e Qua caratterizza una giornata sregolata, e a farne le spese non sarà solo il malcapitato Paperino ma anche loro stessi. Negli articoli che introducono queste storie Don Rosa ripercorre con attenzione quei momenti rilasciando diverse dichiarazioni interessanti sul concepimento e la loro realizzazione, con uno spirito ben diverso e stimolante nel voler raccontare o descrivere determinati caratteri, a volte anche esagerati, dei protagonisti seppur specificandone i motivi.
Dulcis in fundo, la storia regina di questo numero: "Zio Paperone e l'ultima slitta per Dawson" che non ha bisogno di presentazioni, i lettori la ricordano con piacere (di ciò lo stesso Don Rosa è molto orgoglioso) e la sua presenza vale da sola l'acquisto del volume, insieme al lungo articolo introduttivo che la precede. Doretta Doremì e Paperone si ritrovano a Dawson anni dopo, entrambi invecchiati ma con gli stessi ricordi del passato più vivi che mai, una serie di emozioni si susseguono pagina dopo pagina rendendo il giusto tributo alla storia di Carl Barks "Zio Paperone e la stella del polo", dalla quale Don Rosa prenderà ispirazione per scrivere questo sequel memorabile.
In conclusione, un numero dall’impostazione differente dal precedente (a causa della divisione dei volumi americani in due nostrani) con una netta prevalenza di storie brevi e brevissime, rese comunque interessanti dai commenti dell’autore, ed una perla di assoluto valore quale la "slitta per Dawson" che nobilita l’insieme.

Recensione di camera_nøve


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Ultima puntata della Nuova Storia & Gloria dei paperi: e così, dopo 6 puntate distribuite in oltre un mese di uscite, scopriamo che è stato tutto inutile, quello che abbiamo letto non è mai esistito o, meglio, non esisterà mai. Viene quasi da rimpiangere che non si possa dire lo stesso di questa nuova saga...
Certamente il compito a cui sono stati chiamati (da chi, vorremmo sapere) Sisti e Sciarrone era difficile, non tanto per il confronto con la S&G originale, quanto per la decisione di proiettare tutto nel futuro e contemporaneamente restare con gli obiettivi puntati su Paperopoli. Una doppia sfida che, se è interessante da un punto di vista antropologico (ma sì, spariamole grosse), se non supportata da buone idee finisce col risolversi con un esercizio di stile, anzi sei, graficamente e persino concettualmente intriganti ma asettici e per lunghi tratti noiosi.
Il finale, che azzera tutto senza nessun originalità, denota la vacuità stessa dell'operazione: fosse un film sarebbe un ottimo direct-to-video e sicuramente, rilegata, abbellita, arricchita con redazionali, farà la sua figura in libreria in una qualche deluxe, definitive, absolute, sailcacchio edition, ma al momento restano sei capitoli piuttosto noiosi tenuti insieme da una flebile traccia che cerca disperatamente di mantenere desto l'interesse fino alla fine.
E' indubbiamente un periodo poco brillante per il settimanale: generalmente sono una o al massimo due le storie di punta ogni volta e quando si investe per un numero rilevante di uscite su un lavoro che si rivela inaspettatamente debole, fatalmente si inanellano una serie di albi che, una volta riposti dopo la lettura, difficilmente si riprenderanno in mano. Teoricamente questa settimana sarebbe stato compito di Fantomius dar man forte, ma non è stato un grande alleato: Gervasio ha deciso di non fingere nemmeno più di imbastire una qualche trama e preferisce oramai abbandonarsi alla sua mania citazionistica. E in questa bulimica ricerca di omaggi a cui concedere la passerella nelle sue tavole, allestisce una versione papera di Invito a cena con delitto, infarcendo tutto il resto con altre citazioni, da Gottfredson a Don Rosa e via dicendo. Idea nemmeno troppo sbagliata dato che la caccia a tutti i riferimenti permette se non altro di ingannare il tempo in attesa di arrivare alla fine della storia.
Perché, pur restando la validità dell'idea generale, del microcosmo creato dall'autore romano, il re è nudo da tempo: anche in questa occasione la storia è davvero poca cosa, una sceneggiatura ai limiti del risibile e, per di più, l'affastellamento di personaggi (alcuni già visti in precedenza, altri creati per l'occasione) non porta nessun beneficio. Nonostante il potenziale che si potrebbe ipotizzare (parliamo delle versioni Disney di Sherlock Holmes, miss Marple, Poirot, il Nick Carter di Bonvi...) sono solo delle comparse, non molto dissimili dalle statue di cera tra cui si ritrovano ad agire. Non coprotagonisti, men che meno antagonisti, semplici sparring partner: giusto il tempo di salire sul ring, prendere due sventole e via sotto la doccia. Quale spreco di idee e personaggi proprio in un momento in cui sembra esserci bisogno delle une e degli altri!
Per cui ancora una volta tocca battere le mani ad una onesta storia danese, piuttosto datata nella forma al punto che da noi sarebbe potuta uscire negli anni '90 ma che oggi, nel grigiore complessivo, finisce essere la cosa migliore dell'albo.
Tra gli articoli segnaliamo l'ultima parte dedicata alle città futuristiche e una piccola guida ai regali per le imminenti festività.

Recensione di piccolobush


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Annunciata da misurati redazionali e sibilline anteprime, la trilogia di Xadhoom irrompeva in edicola con un logo a sé ed una triade di copertine componibili dalla stessa composizione, ovvero intensi primi piani, ad opera di un'autrice eccellente, ma che purtroppo non ha lavorato molto su PKNA. Parliamo di Manuela Razzi, la Razziatrice, talentuosa matita dallo stile morbido e sinuoso, molto espressivo. Suo è il primo capitolo della trilogia, sostenuto da una briosa sceneggiatura di Francesco Artibani, che completa il suo terzetto consecutivo di storie, dopo il giorno che verrà e niente di personale.
Diciamo subito che questa trilogia è un profondo atto di maturità, per il Pk Team e il fumetto Disney in generale. L'intento è quello di cominciare a chiudere delle trame, e di far uscire di scena dei personaggi. In questo caso, sia gli Evroniani che Xadhoom si trovavano di fronte ad un passaggio narrativo decisivo. Come vedremo, però, nonostante serie intenzioni, la trama si dipanerà in maniera non del tutto coerente, mancando dei momenti forti e perdendosi in aspetti poco importanti, con un risultato finale decisamente in chiaroscuro. E anche il primo capitolo, pur bello, è una grande premessa agli eventi, ma nei fatti risulta quasi autoconclusivo.
Come in altre storie di Pkna, anche qui Paperinik viene lasciato solo e lontano da Uno, e si trova a vagare per un enorme incrociatore evroniano. È divertente osservare i complessi e spietati meccanismi sociali dei paperi viola, e le loro interazioni dimostrano una volta di più l'amore e la complessità a loro data. Xadhoom irrompe sulla scena, effettua le sue distruzioni e, grazie a Paperinik, si salva. Il colpo di scena finale, con qualche errore di interpretazione dovuto forse a confusioni redazionali (Xari cooflame?) intriga il lettore, ma non vi sono altri motivi che facciano pensare agli elementi di una trilogia. La Razzi è eccezionale, e tutti i suoi personaggi, anche quelli minori, sono dotati di spiccata personalità: una delle nuove leve migliori su Pkna, peccata la sua scarsa presenza.
Insomma, Artibani realizza una sceneggiatura vivace e divertente, e che fa da preambolo alle storie successive: dispone Paperinik nella sua posizione, ovvero solo nello spazio, mentre Evroniani e Xadhoom stanno a guardarsi. Riguardo alla nuova copertina di Sciarrone, riesce ad essere sicuramente incisiva, ma non neghiamo di essere rimasti turbati dallo sguardo fantasmatico e lievemente pazzoide di Paperinik in versione cooflame.

Recensione di V


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La copertina di Claudio Sciarrone, dedicata all’episodio de "La nuova storia e gloria della dinastia dei Paperi" apparso nello scorso libretto, ci introduce al nuovo numero di Topolino, che si apre con l’editoriale di Valentina De Poli, dedicato al nuovo lavoro dei ragazzi di "Progetto Giovani" della pediatria oncologica dell’Istituto dei Tumori di Milano. Si tratta di un fumetto intitolato Loop – Indietro non si torna, edito da Rizzoli Lizard, che riflette sulle nostre paure e sul coraggio e la forza che servono per affrontarle e superarle.
La prima storia del numero è il quinto e penultimo capitolo de La nuova storia e gloria della dinastia dei Paperi (Sisti/Sciarrone), sul quale non ci soffermeremo, rimandando il commento alla sua prossima conclusione.
Segue poi Nonna Papera e la somma prelibatezza (Panaro/Castellani). Nonna Papera affida all’editore Pagewrite la pubblicazione del suo ricettario e, durante la firma del contratto, scopre che esiste la "somma prelibatezza", la pietanza più buona mai esistita, amata anche dagli dei, la cui ricetta è ancora segreta. Per ritrovarla, Nonna Papera, Paperino e Ciccio si recano in Grecia, sul Parnaso. E’ un giallo scritto di mestiere, che procede senza particolari colpi di scena e si chiude in modo, forse, affrettato.
Castellani ritorna anche in Paperoga e l’epopea del cugino surrogato, divertente breve sceneggiata da D’Antona in cui Paperoga, improvvisato ventriloquo, costruisce un fantoccio in tutto uguale a Paperino. Stancatosi presto della nuova attività, si sbarazzerà del pupazzo che comincerà a girare la città, scatenando le ire dei creditori dell'incolpevole cugino.
Continuano gli episodi speciali delle Duck Tales, nati per pubblicizzare la serie animata in onda in contemporanea. Il Papero che urlava troppo è ambientato in un hotel isolato, circondato dalla neve, che ricorda molto quello di Shining, dove Paperino e nipoti incontrano Hitchduck, intento a girare un nuovo film. Anche in questo caso, come già notato la settimana scorsa, l’episodio scorre e si conclude troppo rapidamente, lasciando poco o nulla al lettore. Segue un’intervista a Luca Usai.
Chiude il libretto Paperino e il passato molto prossimo (Gilbert/Pujadas), storia divertente e scorrevole, in cui Paperino inizia a lavorare in un laboratorio nel quale uno scienziato sta sperimentando, senza successo, un gas ringiovanente sul proprio cane. Donald inspiegabilmente innesca la reazione che dà avvio al processo ringiovanente, rimanendone, però, coinvolto. Inizia quindi a ringiovanire, prima lentamente, poi sempre più rapidamente e, ritornato paperotto, finisce in classe con Qui, Quo e Qua, combinando mille pasticci. Fa riflettere il fatto che, negli ultimi dieci numeri, solo due non hanno avuto al loro interno la straniera: spesso ci si domanda infatti perché non si dia più spazio ad alcuni bravissimi autori italiani che si vedono sempre meno sul libretto, ma, d’altra parte, la storia danese risulta, secondo me, la migliore di questo numero.
Per quanto riguarda i redazionali segnaliamo "Dal Giappone con… amore" che ci porta a Tokyo per celebrare il ritorno della serie animata "Monchhichi", scimmiette bambolotto andate in onda in Italia per la prima volta all’inizio degli anni ’80. La sigla dell’epoca era cantata da Cristina d’Avena, mentre la versione attuale da Victoria Cabello, a cui è dedicata un’intervista all’interno del numero. L’articolo dà la possibilità anche di scoprire alcune particolarità del Giappone, come il monte Takao e il Monkey Park, o il Tokyo Motor Show e tutte le sue innovazioni. Gli altri redazionali sono dedicati alla Giornata Mondiale del Suolo del 5 Dicembre (dove con l’aiuto di Dinamite Bla, viene spiegato cos’è, come si forma e vengono dati consigli per preservarlo), al Musical di Robin Hood (che prossimamente comincia la tournee nei teatri italiani) e al Free Comic Book Day 2017.
In conclusione credo che questo sia un numero abbastanza sottotono, senza storie particolarmente riuscite.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Romano Scarpa è indubbiamente il più importante fra gli autori Disney italiani; a oltre dieci anni dalla sua scomparsa, tale primato continua a non potere essere messo in discussione in alcun modo e anzi, una certificazione della sua grandezza viene dall’essere, a oggi, l’unico artista del nostro Paese ad avere ricevuto l’onore di un’opera omnia, immediatamente successiva a quelle dei grandissimi Maestri come Carl Barks e Floyd Gottfredson.
Perché, quindi, dopo averlo celebrato come doveroso con una collana monografica, riportare Romano Scarpa in edicola con un volumetto di 372 pagine? La chiosa del direttore Valentina De Poli in quarta di copertina ben incornicia il contenuto dell’albo e, nel contempo, introduce la risposta a questa domanda.
Le 9 storie ristampate per l’occasione, pur costituendo – come facilmente intuibile – solo un piccolo estratto del corpus scarpiano, riescono infatti a presentarlo per il meraviglioso autore che ha saputo essere nel corso del XX secolo. Divise in due immaginari dischi, uno riservato ai paperi e l’altro ai topi, in una sorta di richiamo al White Album dei Beatles, pietra miliare della storia della musica leggera, le avventure scritte e disegnate da Romano Scarpa dimostrano di esserne l’equivalente a livello fumettistico.
Talvolta, soprattutto a proposito di queste cosiddette Special Edition, il principale motivo di interesse – e di critica – è dato dalla selezione effettuata. In questo caso, pur favorita da un evidente imbarazzo della scelta, la redazione merita i complimenti: sono presenti infatti capolavori come Paperino e le lenticchie di Babilonia (qui riproposta nella versione proveniente da Zio Paperone), Topolino e la dimensione Delta, Paperino agente dell'F.B.I., affiancati a gemme meno note ma non meno preziose, come Zio Paperone e il codice degli affari, Topolino e il vortice ipnotico o Zio Paperone braccato speciale. Ogni storia o quasi vede un protagonista diverso (zio Paperone, Paperino, Topolino, Pippo), a testimonianza della poliedricità dall'autore veneziano; inoltre, la selezione fa emergere un altro tratto distintivo della sua lunghissima carriera, ovvero l’abilità nella creazione di nuovi personaggi. Qui ritroviamo Filo Sganga, Brigitta McBridge, Paperetta Yè Yè e Zenobia: l’unica grande assente è forse Trudy, ma in fondo è da apprezzare l’inserimento della splendida ma poco conosciuta Topolino e il campionissimo invece della pluri-ristampata Topolino e la collana Chirikawa.
Tornando quindi alla domanda iniziale, è non solo giusto ma sacrosanto riproporre periodicamente in edicola le avventure di Romano Scarpa: non sono invecchiate di un giorno e continuano a costituire, oggi come sessant’anni fa, il frutto migliore della scuola Disney italiana. Il lettore casuale che dovesse comprare questo volume non potrà che restare catturato e ammirato dalla bravura di uno dei più grandi fumettisti di sempre.

Recensione di inthenight


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Introdotto da una copertina assai cinematografica, con Topolino in una posa che dovrebbe essere riservata solo a Lenin e Ratman, e un Macchia Nera (crimine!) senza cappuccio, il terzo numero della Definitive Collection dedicato a Darkenblot si presenta nelle edicole… no, non si presenta nelle edicole così che il prezzo (4,50 euro) venga inelegantemente corretto in 5,50 euro con tanto di adesivo e ritardo nella distribuzione. D'altronde la foliazione è effettivamente maggiorata per ospitare non solo la terza saga della serie, ma anche i due brevi "assaggi" che la precedono, Darkenblot 2.1 - Nuovi poteri e Darkenblot 2 il ritorno - Conflitto Smodato.
Due lavori entrambi sui generis, questi: il primo sostanzialmente inutile ai fini della trama (o riassumibile altrimenti) ma significativo nell'introdurre nell'azione la figura di Minni. Non si può dire che si tratti di un'operazione di finezza rivoluzionaria (non più di quanto non fosse l'uso che ne faceva Ennio Missaglia) e quel che ne viene fuori è la quasi classica figura femminile un po' sveglia e un po' svaporata (però non stupida) che sostanzialmente tiene su la vicenda a fianco di un Topolino perfettamente affiatato. Ma questo breve "episodio cuscinetto" impallidisce letteralmente davanti all'ancor più breve delirio che lo segue. "Michele Baia's Darkenblot 2 il ritorno - Conflitto Smodato" prosegue la linea del film d'azione accennata già magistralmente all'inizio di Darkenblot 2.0 - Regeneration e, a mio parere, rappresenta da solo mezza chiave interpretativa di tutto questo volume. Si tratta di una parodia spinta e debordante (nonché intenzionalmente stupida e stereotipata) dei film d'azione oggi di moda, che tocca i suoi vertici nelle battute «Raggi a distruzione distruttiva», «Gigi, che fai, cavilli?» e non si risparmia pacchianissime spade laser oltre il limite della denunzia per plagio. Uno "strappo del cielo di carta" fulmineo e definitivo, che getta molte luci sugli episodi che seguono e precedono. Ma andiamo con ordine.
Darkenblot 3 - Nemesis è a mio parere forse il più riuscito (anche se di poco rispetto a Regeneration) degli episodi veri e propri della serie. La trama è ampia e godibile, i colpi di scena non mancano, e Casty si diverte a superare beffardamente tutti i cliché narrativi cui avrebbe tranquillamente potuto affidarsi (si pensi all'episodio fra Din e Macchia Nera alla fine del terzo episodio), concedendosi anche una frecciata (per fortuna breve) all'ormai squadernata questione del "Topolin' perfettin' ". E ancora, non mancano battute alla Stanlio e Ollio («due piselli in un baccello…») ed 'è splendida, fra le altre, a livello anche di ritmo e di sceneggiatura, la breve sequenza dell'evasione con «Sono-un-bombaragno». I disegni, sempre curati ed efficacissimi (un'attenzione che Pastrovicchio riserva specialmente a Darkenblot e PK), in questo formato ricevono piena giustizia, certo molto più che sulle pagine piccole e irrigidite del settimanale.
Ma c'è dell'altro. In questo episodio, e forse ancor più nel 2.1, si respira una sorta di innaturale caricamento dei toni in senso cinematografico: l'euforia tutta complimenti del finale dei "Nuovi poteri" («E anche Minni!» «Sì!»), le molte vignette dedicate alla "morte" di Topolino nel quarto episodio di "Nemesis", in generale il linguaggio talvolta innecessariamente piano e quasi pedante (sottolineo il quasi), come quando Topolino fa finta di essere un vecchio marinaio producendosi nelle tipiche esclamazioni marinaresche e poi spiega senza necessità l'ovvio fatto di aver detto cose a caso: tutte maniere di rallentare il ritmo della complicità autore-lettore, sottolineando passaggi che un tempo sarebbero stati forse saltati con effetto umoristico anche superiore. Insomma, come se si volesse scrivere a prova di tonto, o meglio di spettatore medio di un film d'azione, realizzando però il solito lavoro di fino a tutti i livelli. Un'operazione che mi viene davvero da interpretare in senso intrigantemente ironico, e che -esagererò- intravedo anche in tutta la recente produzione di Casty (beninteso, in altri modi e con altri intenti). E il culmine - stavolta però scoperto e dichiarato, e vieppiù geniale - sarebbe proprio Conflitto Smodato. Sperimentazione? Divertissement? Presa in giro globale? Beffa nei confronti dell'alleggerimento di toni del settimanale odierno? Oppure semplice e puro abbaglio di questo recensore?
Ai lettori il giudizio, a Casty (si spera) altrettanta ed altrettale ispirazione per nuove storie di Macchia Nera: finito Darkenblot, avremo un nuovo Uomo Ingannatempo? Un nuovo… me stesso? Probabilmente altro ancora, data l'imprevedibilità del Nostro. E quindi attendiamo con trepidazione. Buona lettura!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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Nel commentare questo numero di Big sarebbe un vero crimine dimenticare il frutto di due interessanti pezzi da novanta del panorama contemporaneo, Topolino e il Grande Mare di Sabbia. Teresa Radice e Stefano Turconi ci offrono infatti una visione poliedrica dei loro personaggi e della società, analizzandone appieno le sfaccettature grafiche e ideologiche. Quanto ne deriva è uno stile frizzante, innovativo, dal taglio molto classico ma comunque attuale, capace di trasportare l’animo del lettore in una dimensione alternativa un po’ fra sogno e realtà, stupendolo, in merito anche a una necessaria introspezione legata al proprio trascorso (con le possibili conseguenze emotivo/sentimentali che la lettura può suscitare). Lo splendido messaggio alla base, il ritmo peculiare e le chine accentuate rendono l’opera in questione degna di essere ricordata al pari delle più famose avventure "isolane" dei Turks (L'isola senza prezzo e L'isola del Tesoro). Fra le altre ristampe meritevoli fa piacere ritrovare La colonizzazione del deserto, cavallo di battaglia pezziniano e fonte di innumerevoli spunti comici tipici degli anni Ottanta e Novanta, costruiti su virtuosismi e controsensi finissimi. Pezzin non si risparmia nemmeno una piccola autocitazione menzionando a metà intreccio certi iceberg di nostra conoscenza, rappresentati da De Vita Jr. magistralmente... per semplicità e impressione. Un’ulteriore storia di rilievo è Topolino e il ladro... invisibile, di Sergio Asteriti, con il suo tratto inconfondibile che risente molto delle atmosfere calde e avviluppanti della scuola americana, e di Bruno Concina. Quest’ultimo, artefice di ottimi testi impreziositi da certe popolari espressioni idiomatiche, riesce a trattare temi complessi, quali crisi economiche e differenze sociali, analizzandoli con naturalezza "nonostante" il target di riferimento del settimanale. Molto bravo anche Mezzavilla, che in una sezione dedicata a inusitate rapine si cimenta con bizzarri furti statuari, creando un giallo moderno mai caduto nel banale, nel quale ritroviamo molti aspetti dello stile dello sceneggiatore, come il tipico anticlimax introduttivo. Il solito Cimino contribuisce infine a tenere alto il livello qualitativo del tomo grazie a uno dei Diari Segreti dello Zione dotato di trama esotica e intreccio classico. Il racconto è parte integrante dell’ultima grande serie di fiabe dell’autore ed esamina, come Barks fece a suo tempo, l’ampiamente trattato topos della giovinezza nel freddo Klondike, indagandone i contorni spirituali in forma classica e sentita, con picchi tipici dei migliori racconti attorno al fuoco. Un plauso meritato anche ai disegni di Luciano Milano che, da bravo inchiostratore, tratteggia sfondi puliti e omogenei. Certo, la mancata pubblicazione del ciclo completo è un peccato, ma considerando i trascorsi della testata non dovrebbe stupire poi molto. In sintesi, un volume piuttosto convincente malgrado la presenza ormai costante di alcune noiose storie brevi recentemente pubblicate sulla testata madre. Sarà il tempo a dirci se il balenottero di casa Disney, imprevedibile per antonomasia, meriti davvero fiducia. Pertanto le tre stelle son d’obbligo.

Recensione di Topolino08


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Tutti i Milioni di Paperone è la seconda serie a compiere il proprio percorso completo di ristampa sulle pagine della Definitive Collection: il ciclo di avventure che narra dei primi cospicui guadagni dello Zione si chiude così con quella che potremmo indicare, con un gergo televisivo, come la decima puntata della seconda stagione. I primi venti milioni si trovano così ad essere raccolti in cinque albi: per l’occasione, inoltre, l’editore ha proposto in anteprima a Lucca e successivamente in fumetteria, uno speciale cofanetto dedicato alla serie, accompagnato da una splendida litografia del copertinista, Paolo Mottura, raffigurante la cover del secondo volume (al prezzo aggiuntivo di 5 €).
E proprio dalla copertina è doveroso partire per commentare quest’albo: ancora una volta Mottura coglie nel segno, celebrando nel migliore dei modi il protagonista, del quale si avvicinano tra l’altro i 70 anni dalla nascita, come ricorda il logo posto in basso a destra, che presumibilmente accompagnerà altre iniziative nelle prossime settimane.
Quanto alle storie, l’ideatore della serie Fausto Vitaliano prosegue lungo la strada seguita fino a questo punto: ogni episodio è a sé stante e racconta uno alla volta i gradini faticosamente saliti da Paperone nel corso della sua carriera di ipermultimiliardario. Qualche variazione rende comunque le storie più accattivanti: dall'onirica avventura del Diciassettesimo Milione, al cameo finale di due vispi bambini nel Diciannovesimo, all'autoreferenziale chiusura del Ventesimo, preparata con strizzata d’occhio al lettore in apertura del Diciottesimo.
Ai disegni, assieme a tre vecchie conoscenze come il già citato Paolo Mottura, Ettore Gula e Stefano Intini, c’è spazio anche per un debutto, quello di Roberto Vian. Ognuno mette in mostra le proprie caratteristiche, in un alternarsi di stili tipico e, come già detto in passato, perfettamente funzionale alla serie, trattandosi di avventure slegate le une dalle altre.
In conclusione, va rimarcato come, purtroppo, i redazionali appaiano ormai definitivamente esiliati da questa pubblicazione: nonostante questo sia, infatti, l’ultimo albo della serie, non trova posto nemmeno una breve battuta dello sceneggiatore e l’unico approfondimento, se così si può dire, è dato da quattro pagine occupate dal "recap" delle attività svolte da Paperone per guadagnare i suoi primi venti milioni. Dall'altro lato, però, va dato merito a Panini di portare avanti con serietà la testata, consentendo al lettore di giungere al termine delle saghe presentate e aggiungendo anche un plus, come il bel raccoglitore proposto in questa particolare circostanza.

Recensione di inthenight


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Questo numero di Topolino si apre con una bella copertina di Perina e un editoriale di Valentina De Poli che rimanda alle novità dell’imminente Romics e dà avvio a un progetto che coinvolge le scuole (al quale sarà dedicato anche un articolo all'interno del libretto) in cui si richiede di progettare, sotto forma di "maxi-giornale" la propria città ideale.
Per quanto riguarda le storie, apre il numero il primo episodio di Paperinik e il segreto del giardino discreto (Enna/Usai). Paperino, autista di Paperone in attesa che Battista si riprenda dall'influenza, incontra, fuori dalla Borsa di Paperopoli (forse un leggero richiamo al plastico della città attualmente in edicola), uno scoiattolo, che ruba il fregio dell’auto di Paperone, dandogli in cambio un vecchio stemma. Nel tentativo di recuperarlo, arriva in un giardino segreto, situato proprio dietro alla Borsa, ma invisibile agli uomini d’affari, troppo impegnati ad accumulare denaro per accorgersene. Il mistero si infittisce quando Paperon de' Paperoni, viene rapito nel cuore della notte da un fantasma. La storia procede con un bel ritmo, il lettore è sempre con il fiato sospeso e dovrà aspettare sette giorni per leggere la conclusione.
La seconda storia, Topolino e il compagno delle stelle (Sisti/Soldati), celebra il sessantesimo anniversario del lancio dello Sputnik, primo satellite artificiale mandato in orbita dall'Unione Sovietica il 4 ottobre 1957, a cui è dedicato anche un articolo di approfondimento. Lo spazio è presente anche nell'intervista a Simone Pirrotta, ingegnere dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e nel redazionale sullo "Star Wars Reads", mese dedicato a riscoprire le avventure cartacee della celebre saga. Storicamente, il 4 gennaio del 1958, lo Sputnik abbandonò l’orbita e bruciò nell'atmosfera, ma Eta Beta, nell'avvincente storia di Sisti (in cui compare anche il generale Setter, personaggio creato da Gottfredson), dà un’interpretazione diversa dell’accaduto.
Torniamo poi sulla Terra e ci avviciniamo al blues in Paperino e il Blues del Bayou (Panini/Lavoradori). Paperino e Paperina devono sventare una rapina in banca in una storia in cui non bisogna fidarsi delle apparenze perché il bene e il male si mescolano di continuo. I disegni di Alberto Lavoradori, a volte abbastanza ostici da seguire (e a cui è dedicata la maggior parte dei commenti degli utenti del forum), riescono qui, secondo me, a rendere al meglio soprattutto i personaggi di contorno, ricreando le atmosfere e le caratteristiche tipiche delle popolazioni del Bayou, zona paludosa alle foci del Mississippi, vero e proprio calderone di culture.
L’ultimo articolo di approfondimento è dedicato alla Banda dei Rulli Frulli, nata in seguito al terremoto in Emilia Romagna del 2012 e composta da ragazzi tra gli 8 e i 20 anni che suonano, aiutati dai loro insegnanti, strumenti fatti con materiali di riciclo e costruiti da loro. Simpatica la breve Paperoga innovativo personal trainer (Figus/Gottardo). Nell'ultima storia, la danese Paperino e il doppio problema (Gilbert/Bancells), Paperino incontra nel bosco un alieno, che lo intrappola e si sostituisce a lui per 24 ore: se nessuno si accorgerà dello scambio, i suoi compagni potranno atterrare e sostituire gli abitanti della Terra... riuscirà ad ingannare tutti?
Nel complesso, secondo me, è un numero con due storie di buon livello (quelle di Enna e di Sisti) ma, cosa più importante, con nessuna storia brutta ed è esattamente questa la media qualitativa che il lettore si aspetterebbe di trovare in edicola ogni settimana.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Un albo particolarmente affollato il ventiduesimo numero dei Grandi Classici, con una massiccia incursione di personaggi provenienti dal mondo dell'animazione disneyana della Golden e della Silver Age. La sfilata parte però con un biglietto da visita molto particolare: "Giovan Battista Carpi" e "virtuosismi metafumettistici" sono le parole chiave per poter meglio apprezzare la selezione delle due storie di apertura, felicemente riunite per la prima volta nella stessa sede in quanto caratterizzate dalla presenza nel cast di uno dei più importanti Disney Italiani di sempre: Paperino, Paperone e i magnifici 95 (con l’eloquente sottotitolo "per non parlare del disegnatore!") e Paperino e i faraglioni di Cipra, infatti, sono l’occasione per veder interagire creazioni e creatore, disegni magicamente animati e magico disegnatore. Nel primo caso la stravagante particolarità della trama è in realtà il pretesto per giocare con la materia disneyana in una sorta di inno alla fantasia e alla creatività; certamente non la migliore tra le storie sceneggiate dallo stesso Carpi che negli anni ’80 stava sfornando i suoi capolavori ma, tutto sommato, un buon divertissement. Un po’ parodia di Cime tempestose, un po’ classica caccia al tesoro in un austero college britannico, I magnifici 95 è la diretta antenata dei reportage a fumetti che di tanto in tanto sbucano tra le pagine dell’attuale Topolino essendo stata concepita come cronaca di un’iniziativa promossa dal giornale e dal Touring Club Italiano nel 1986 e replicata l’anno successivo: una vacanza-studio in Inghilterra in cui i giovani partecipanti avrebbero potuto godere di alcune lezioni di disegno dal Maestro genovese tra una lezione d’inglese e l’altra; il tutto, comprese le magie di Amelia e un’intrusione bassottesca, sarebbe stato reinterpretato nel fumetto in cui assoluto coprotagonista e risolutore finale è il minuto disegnatore Von Karpius.
Meno caricaturale è invece l’omaggio reso al Carpi dei Faraglioni, altra situazione di puro metafumetto: Paperino decide di invitare il celebre disegnatore Giovan Battista Cipra e lo sceneggiatore Michelino Fobìa nell'isola di Capri per convincere i due autori disneyani a lavorare a storie in cui la sua sfortuna venga messa da parte a vantaggio di altri aspetti della sua personalità. Al di là delle gag puramente slapstick, poco altro rimane dopo la lettura di questa storia se non gli eccellenti paesaggi napoletani disegnati da Roberto Marini e, per l’appunto, la genuinità di un omaggio che è sostanzialmente un hapax per l’intera produzione a fumetti Disney.
Giovan Battista Carpi superstar del novembre 2017, quindi, essendo di nuovo presente come disegnatore di una delle storie incluse nella sezione più prestigiosa del sommario dei Grandi Classici: il Condor dell’Illampù è infatti una delle prove più interessanti del periodo in cui l’autore stava ancora cercando di delineare un proprio stile per i Topi, prendendo evidentemente a modello il Floyd Gottfredson degli anni ’40. Sceneggiata da Ennio Missaglia, è una storia gradevole ambientata in una località esotica dell’America Latina con un buon uso di Gambadilegno, ma appare del tutto fuori posto nell’area monografica dedicata ai "luoghi fantastici" in cui i calisotiani standard characters hanno a che fare con un parterre di tutto rispetto: Pluto si ritrova alle prese con gli abitanti del Paese delle Meraviglie rischiando, come da copione, di perdere la testa; finiti nella foresta meravigliosa Paperino e Paperone vengono aiutati dai Sette Nani a sgominare una banda di malviventi messicani; i Tre Porcellini hanno il loro da fare per sfuggire al solito Ezechiele; Lilli si ritrova nella foresta incantata a interagire con i principali protagonisti dei lungometraggi animati dell’epoca, da Bambi a Dumbo, dal Bianconiglio ai Sette Nani, da Grimilde a Bongo. Il tutto si chiude con un’altra avventura ambientata a Wonderland, ideale trait d’union per Paperino nel mondo di Alice di Giorgio Ferrari e dello spagnolo Joan Espinach, rilettura del classico Disney del 1951 con puro spirito metatelevisivo ed esempio di perfetto Zeitgeist degli anni ’80: invece di cadere nella tana di un coniglio, Paperino passa attraverso lo schermo del suo televisore per raggiungere i matti personaggi rielaborati dai racconti di Lewis Carroll, tutti a rincorrersi tra le insidie del tubo catodico. Finita la baraonda procurata dalla pazza folla del Paese delle Meraviglie e pagato (a malincuore) dazio alle due brevi brasiliane con il Club dei Supereroi e il loro imbarazzante Basettoni baffuto, si può ritrovare la calma in due buone prove della scuola italiana. Mentre Il campione omaggio (Missaglia/Bordini) si basa essenzialmente sul solito equivoco come motore dell’azione e su un’insolita dose di "violenza" nello scontro tra Gambadilegno, Pippo e Topolino, L’anfora angolare è un ottimo modo per chiudere un albo decisamente stravagante: Pier Carpi e Romano Scarpa fanno interagire un Pico de Paperis in grande spolvero e il suo stralunato collega Markus con Paperone, Paperino e i Bassotti, tutti sulle tracce di un prezioso reperto archeologico scovato dall’austriaco professore tra le rovine di Creta. Intreccio bislacco che sarà, con qualche variante, ripreso da Enrico Faccini nel 2007 con L’antico pediluviante, divertente remake della storia s-carpiana del 1964.

Recensione di Gladstone


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Con le celebrazioni per i settant'anni di Zio Paperone, Uack! giunge al suo secondo giro di boa con l'undicesimo e ultimo fascicolo del ciclo Paperopoli, che ci presenta un ventaglio di storie variegate e di livello.
In apertura uno dei classici natalizi per eccellenza, Paperino e la scavatrice, che rappresenta un momento chiave nell'evoluzione del personaggio di Paperone in relazione al suo denaro e ai suoi più stretti consanguinei. Memorabile lo scontro tra scavatrici all'incrocio di Duck street, così come è indimenticabile la riflessione "Cosa me ne faccio di undici ottilioni di dollari se non ci faccio un po' di chiasso attorno?", che denota un Paperone attento in questa fase non solo ai suoi possedimenti ma anche al prestigio da essi derivante. Dal medesimo Christmas Parade del 1946, dal quale è tratta la storia, viene qui riproposta una one page di Barks, un racconto parzialmente figurato, una pagina di giochi e la bella cover di Walt Kelly, utilizzata in Italia come copertina dell'albo Almanacco di Topolino 1951, prima edizione italiana di Paperino e la scavatrice.
Il compleanno di Paperone viene degnamente celebrato da Don Rosa che, come riportato nell'introduzione all'albo, viene ospitato per l'ultima volta su questa testata in considerazione del contemporaneo lancio della sua opera omnia. Realizzata giusto vent'anni fa in omaggio al suo cinquantesimo anniversario, Zio Paperone in qualcosa di veramente speciale narra la mobilitazione paperopolese per la ricorrenza dell'arrivo di Paperone in città, con un attentato congiunto al suo patrimonio condotto dai Bassotti, Cuordipietra e Amelia: fino a una conclusione tutta da gustare, con la speciale presenza della vecchia fiamma del magnate.
Nella seconda parte dell'albo il focus si sposta sulla cronologia delle storie di Barks per Walt Disney Comics and Stories: del mensile USA vengono presi in esame i numeri 53, 54 e 55 del 1945. Nella prima storia, Paperino disoccupato, il protagonista cerca senza successo di dedicarsi al commercio marino; in entrambe le successive Barks continua ad esplorare il tema della conflittualità domestica tra Paperino e nipoti con siparietti sempre esilaranti. Dai medesimi tre albi una serie di contenuti speciali di gran pregio: due tavole domenicali disegnate da Taliaferro ripubblicate nell'originale rimontaggio in seconda di copertina con in basso le gerenze dell'albo di provenienza, e altre due tavole disegnate da Taliaferro, ma appositamente per la pubblicazione su comic book, come adattamenti di altrettanti film di Paperino (già pubblicate entrambe su Zio Paperone 160). Inoltre, una breve storia con Dumbo e i Sette Nani di Carl Buettner, una delle ormai classiche pagine di War Insignia e una pagina pubblicitaria della campagna abbonamenti originariamente collocata in quarta di copertina. Da segnalare infine la pubblicazione di The Clock Watcher: la storia, disegnata da Dick Moores, era finora disponibile unicamente nel volume Donald Duck Le strisce inedite (1951-52) pubblicato dall'ANAFI nel 2015.
Unico inedito contenuto in questo numero di Uack! è Zio Paperone e il top della parsimonia, tavola autoconclusiva di Daan Jippes seguita da un interessante portfolio in cui vengono riportate venti delle sessanta card da collezione realizzate negli USA dalla casa editrice Gladstone. Un'ottima conclusione in attesa di scoprire, a gennaio 2018, il primo numero del nuovo ciclo denominato Vita da Paperi.

Recensione di scrooge4


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Topolino Extra Edition, primo albo di un presumibile nuovo quartetto di "Special Edition", raccoglie e celebra alcune tra le più belle storie scritte da Carlo Chendi e disegnate da Giorgio Cavazzano, nelle quali compaiono Ok Quack, Umperio Bogarto (personaggi creati da questi autori) e "tutti gli altri paperi", come dice l'indice stesso.
La prima parte del volume ci propone un "Tutto Ok Quack", cioè tutte le storie del personaggio scritte appunto da Carlo Chendi e disegnate da Giorgio Cavazzano. Questo personaggio, infatti, comparirà successivamente anche in storie sceneggiate e disegnate da altri autori (ricordiamo ad esempio Luca Boschi, Fabio Michelini, Nino Russo, Enrico Faccini) e sarà presente anche in due camei in storie danesi, scritte da Jensen e disegnate da Andersen.
Ok Quack è un papero extra-terrestre che viaggia in un disco volante che riesce a rimpicciolire fino a ridurlo alle dimensioni di un decino e solo il contatto con l'impronta digitale dell'indice della mano destra del proprietario riesce a riportarlo alle sue dimensioni estese. E' un papero puro, attento alle questioni ambientali (come nella spassosa E quando Paperino prende una decisione...) per nulla interessato al valore del denaro, dotato di poteri sovrannaturali (un po' come Eta Beta e Becattini nella sua postfazione ce lo ricorda in modo molto puntuale). Il disco volante finirà per mescolarsi alle comuni monete e nel corso degli episodi vedremo le varie peripezie che Ok Quack dovrà affrontare per recuperarlo. Le sue avventure saranno ambientate sia a Paperopoli che in contesti più esotici (come in Zio Paperone e la piramide capovolta), ma ruoteranno sempre intorno al deposito di Zio Paperone... perché si sa, tutto il denaro prima o poi finisce là! Al papero extra-terrestre si affiancherà lo squattrinato investigatore Umperio Bogarto (che riprende in chiave umoristica l'iconico detective noir interpretato da Humphrey Bogart) che fa la sua prima apparizione in Zio Paperone e la moneta disco volante e verrà poi ripreso, nel corso degli anni, da vari autori.
L'albo poi è composto da storie abbastanza brevi, con temi diversi, ma accomunate dalla presenza dei paperi e da tutta l'ironia che i due autori sanno esprimere. Segnaliamo fra le altre Paperino e la casa gonfiabile, divertentissima storia che ci mostra Paperino e i nipoti alle prese con l'ultimo ritrovato delle industrie de Paperoni: le case gonfiabili appunto.
Passiamo ora alle "pecche" dell'albo. La prima è che si sente un po' la mancanza di qualche riga scritta dagli autori stessi, che avrebbe reso più personale la raccolta; la prefazione, infatti, è stata affidata a Giancarlo Berardi (grande sceneggiatore e amico di Carlo Chendi) e la postfazione ad Alberto Becattini. Graditissimi, invece, gli inserimenti fra le varie storie degli omaggi resi fra gli altri dallo stesso Giorgio Cavazzano, da Fabio Celoni e dall'americano Don Rosa allo sceneggiatore di Rapallo. Bisogna poi purtroppo registrare, come spesso accaduto negli ultimi tempi, un po' di pressapochismo in fase di stampa: il lettore si trova infatti spiazzato dall'indice che riporta "Zio Paperone e il turista spaziale", titolo che si trasforma in "Paperino e il turista spaziale" nella pagina che precede l'inizio della storia e torna ad essere "Zio Paperone e il turista spaziale" nella prima vignetta per poi ridiventare "Paperino e il turista spaziale" in quarta di copertina! Il titolo originale era dedicato a Paperino; quello che compare qui probabilmente è stato ripreso dalla ristampa pubblicata nell'albo dedicato a Paperone nella Collana I Mitici Disney.
Nel complesso, però, resta un buonissimo volume: urgeva colmare la lacuna di una "Special Edition non ancora dedicata a Carlo Chendi, e quest'albo lo fa in maniera decisamente riuscita.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Attesa da anni e da un nutrito numero di fan, esordisce finalmente anche in Italia l’"Opera omnia" del grande cartoonist americano Don Rosa. Questa edizione presentata da Panini, rispetto alle storie dell’autore uscite su Zio Paperone a cavallo fra gli anni ‘90 ed i 2000, propone un nuovo lettering, una nuova traduzione (che, dalle prime storie, non sembra discostarsi molto dall’ottimo lavoro di Becattini) e una nuova colorazione, perfettamente aderente con i desiderata dell’autore. Questa forse è la novità più importante, e che salta più all’occhio, specie per il lettore italiano affezionato a colori più caldi e vivaci: sinceramente, dal nostro punto di vista, questo cambiamento non sembra essere vincente, giudicando la scelta cromatica abbastanza povera e spenta, finendo tutto verso una tonalità di grigi: si veda la palandrana di Paperone, davvero misera.
Strutturalmente, la nuova testata si rifà alla versione Usa pubblicata dalla Fantagraphics, con l’unica differenza di suddividere ogni volume di quest’ultima in due albi italiani. La foliazione risulta abbastanza limitata, 138 pagine, dal momento che questo primo numero presenta – seguendo l’ordine di pubblicazione – due storie lunghe e tre cosiddette "ten-pages" dal taglio più umoristico; tuttavia, è da sottolineare come la foliazione non dovrebbe restare ancorata a paletti predeterminati, potendo subire variazioni da un numero all’altro.
Passando alle caratteristiche più "tecniche", si nota la copertina in cartoncino flessibile, con delle alette che conferiscono maggior eleganza all’albo, una rilegatura di buona qualità che promette resistenza alla lettura ed una carta ruvida, forse apparentemente economica, ma dalla buona resa grafica e cromatica.
Scorrendo l’indice, ecco una presentazione generale di questa versione italiana a firma di Luca Boschi, mentre a seguire troviamo un’articolata prefazione dello stesso Don Rosa, con ben 9 pagine fra considerazioni, bozzetti e vignette. L’aspetto del contributo personale dell’autore merita di essere rimarcato, in quanto ogni singola storia è, e sarà, anticipata e presentata da un più o meno breve articolo dove Don Rosa spiega la genesi e le particolarità della storia di volta in volta esaminata. Si tratta di articoli molto interessanti da leggere, scritti in prima persona e con una schiettezza che stupisce, che permettono di avvicinare al lettore la figura del grande cartoonist americano mostrandone il lato più sinceramente passionale per il mondo dei fumetti, Disney in particolare, nonché la sua quasi venerazione per la figura di Carl Barks, suo indiscusso maestro ispiratore e del quale, non a caso, lo stesso Don Rosa viene dai più considerato il naturale erede artistico. All’interno di questi articoli introduttivi l’autore non lesina curiosità, aneddoti, approfondimenti e, ovviamente, spiega la nascita del suo più famoso acronimo, quel D.U.C.K. che ha occultato in ciascuna sua storia non solo come firma dei propri lavori, quanto piuttosto come dedica personale a Carl Barks, affettuosamente e rispettosamente appellato come "zio". Poter leggere questi commenti risulta quindi assai piacevole, e costituisce il vero valore aggiunto della collana, anche se speriamo possano essere ospitati degli interventi critici esterni.
Dopo un’articolata e specifica introduzione, l’albo si apre con "Zio Paperone e il Figlio del Sole", prima storia in assoluto di Don Rosa, con protagonisti i personaggi Disney, ad essere pubblicata su un periodico americano, l’ "Uncle $crooge" della casa editrice ‘Gladstone’. Si tratta di una vicenda che si dipana lungo 26 tavole, ricca di azione e di inquadrature spettacolari, ma soprattutto colma di rimandi a svariate storie di Carl Barks; in effetti, come il suo autore chiarisce, al tempo in cui la scrisse egli pensava che sarebbe rimasta un esperimento isolato, e dunque decise di infarcirla di citazioni alle storie del creatore di Zio Paperone. La vicenda, ambientata in Perù, è un rifacimento/adattamento di una trama già sviluppata da Rosa ai tempi del college sotto forma di striscia per il giornale scolastico: se i protagonisti principali sono i membri della Famiglia dei Paperi, per il ruolo d’antagonista egli elegge Cuordipietra Famedoro, classico "doppione malvagio" di Paperone, tanto ricco quanto dal carattere opposto e spietato. Benché nata come esperimento isolato, la storia riscosse un grande successo, al punto da esser nominata per i "Premi Harvey" come ‘miglior storia a fumetti dell’anno’ e… da indurre il suo autore a continuare!
A seguire troviamo quindi tre storie brevi, o "ten-pages" dal momento che sono tutte composte da 10 tavole. La prima di queste è "Zio Paperone - Due nipoti, nessun profitto", una divertente storia a gag che ruota attorno alla rivalità fra i cugini Paperino e Gastone (quest’ultimo al suo esordio con Don Rosa), con sullo sfondo un Paperon de’ Paperoni preoccupato del futuro delle sue sostanze e determinato ad instillare lo "spirito imprenditoriale" nei due sfaccendati nipoti. La successiva "Paperino ed il serraglio mitologico" vede invece scontrarsi la saccenteria che a volte pervade Paperino con l’innocente presunzione dei nipotini e la loro assoluta fiducia nel leggendario Manuale delle Giovani Marmotte, in quella che sembra diventare quasi una sfida generazionale in un crescendo di irrazionalità zoologiche. Infine, l’ultima delle brevi è "Paperino e l’auto a pezzi", divertente storia che mette al centro la famosa 313 (qui nell’originale colorazione completamente rossa) i cui pezzi Paperino smarrisce accidentalmente durante la manutenzione; da sottolineare come, basandosi su un accenno all’auto in una storia di Barks, qui Don Rosa fa ammettere al protagonista che la 313 è un prototipo da lui stesso assemblato usando pezzi di altre auto.
Chiude l’albo "Zio Paperone e un fiume di soldi", seconda storia lunga Disney prodotta da Don Rosa nonché seguito ideale della barksiana "Zio Paperone e l’isola del cavolo", dalla quale riprende il personaggio del misterioso professore paperopolese intenzionato ad eliminare lo sgradevole odore dai cavoli; fanno la loro prima apparizione con l’autore anche i Bassotti, per i quali egli specifica che, in ossequio al maestro Barks, non ne vengono mostrati mai più di 7 nella stessa vignetta, proprio come nelle storie di quest’ultimo. Decisamente curioso è anche l’incipit dell’articolo introduttivo, dove Rosa spiega concetti fisici quali "attrito" e "massa inerziale", dal momento che torneranno utili al lettore nello sviluppo della storia; questa notazione permette di porre l’accento su un punto decisamente importante non solo, e non tanto, di questa storia, ma della più generale visione del fumetto che nutre il cartoonist americano: seguendo l’esempio del suo mentore Barks, anche lui "rispetta l’intelligenza dei suoi giovani lettori", non trattandoli come ragazzini ma mettendoli alla prova con concetti sui quali riflettere!
Chiude il volume una galleria di copertine realizzate da Rosa non in relazione agli albi recanti le sue storie (quelle si trovano accanto agli articoli introduttivi di ciascuna) ma collegate ai classici di Barks o altri progetti. Si conclude così un primo volume che, a lettura ultimata, ripaga in massima parte del prezzo non proprio popolare, restituendo al lettore ancora solo un assaggio di quello che potrà essere, e potrà dare, questa tanto attesa omnia dell’erede del grande Carl Barks.

Recensione di Gancio


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Con questo volume Panini - Disney afferma una certa predilezione per il formato Super Deluxe, e dirotta una storia del nuovo corso di Pkne, per quanto atipica, su di un formato che non le ha mai ospitate. Nascono da questa ferita tutte le possibili considerazioni su di un volume ben fatto, ma inevitabilmente zoppo. Perchè pubblicare una storia celebrativa del ventennale di Pkna sulla Super invece che sulla Limited, è un piccolo sgarbo ai collezionisti e a chi segue le avventure del papero mascherato, che hanno raccolto finora tutte le nuove avventure sull'altra collana. A maggior ragione in quanto questo volume segue in maniera pedissequa le impostazioni della Limited, in particolare degli Argini del Tempo. Se lì c'era Zerocalcare ad aprire le danze, qui abbiamo il diabolico, e grande, Giuseppe Palumbo, che propone una sua personale e gustosa reinterpretazione di Paperino, Paperinik e DoubleDuck. Riguardo gli extra, sette pagine di approfondimenti sono ben gestiti tra belle immagini, considerazioni degli autori e studi preparatori, il tutto ben gestito e che regala un bel colpo d'occhio. Infine, riguardo al famigerato poster, al solito l'idea è gradevole, ma a conti fatti si rivela solo come uno scomodo orpello. La copertina minimal di Mottura, infine, ci dona le giuste atmosfere.
E veniamo alla storia, infine. Timecrime è un'avvincente trama ben orchestrata da Francesco Artibani che sparge sul tavolo tutte le carte del suo manifesto fumettistico: "un solo papero, un solo universo". E l'incontro tra Paperino, Paperinik e DoubleDuck si rivela scoppiettante e rispettoso di tutte le diverse anime. Seppur pensata per il ventennale di Pkna, la storia lascia più spazio alla parte spionistica, ma utilizza in maniera compiuta Lyla, e lega bene altri aspetti della saga di Pkna, incastrandoli con DD, e creando un risultato finale decisamente gradevole. Il team-up, tradizione fumettistica americana in uso in campo supereroico, funziona bene, e la chimica tra i due paperi risulta divertente e assai gustosa. Idem il parallelismo tra Lyla e Kay, e ancora in quello tra i due cattivi. Le tre coppie si rincorrono e si scontrano con efficacia lungo tutte le 90 tavole, risultando mai noiose, e in cui il vecchio mantello fa la parte del leone, ben più della figura, sempre un po' appannata, della spia.
A rendere l'operazione ancora più riuscita sono i disegni sempre magnifici di Paolo Mottura, uno degli artisti contemporanei migliori sui personaggi Disney. Le varie ambientazioni temporali gli permettono di sbizzarrirsi con inquadrature da brivido, architetture fantascientifiche e prospettive destabilizzanti, valorizzate al meglio dai colori di Max Monteduro, perfetto come al solito. L'amplissimo formato della super deluxe, senz'altro enorme, come detto più volte, esalta sì la storia, ma non risulta molto più grande della Limited.
Una storia bella e divertita, che non si limita a fare fanservice ma ripropone le atmosfere orginali di Pkna con affetto e facendole incontrare con DD, in fondo una sorta di suo sostituto degli anni '00. Spiace molto non vedere pubblicata da nessuna parte l'altra operazione legate al ventennale, ovvero l'adorabile Pk Tube, l'opera su Pkna meglio riuscita insieme a Timecrime dai tempi di Potere e Potenza. E spiace, come detto all'inizio, non aver visto questa storia uscire nella Limited, che permette comunque un adeguato ampio formato capace di valorizzare le immagini. Per questo diamo tre stelle al volume, criticando la discutibile scelta editoriale.

Recensione di V


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Penultimo numero della miniserie dedicata a Cavazzano nel suo giubileo di carriera, introdotto da una festosa copertina ricca di personaggi, anche se non si può dire lo stesso dell'interno. La scelta delle storie, seppur valida, rimanda chiaramente all'altro volume edito da Disney Libri nel 2012, risultando un po' troppo un fastidioso doppione. Capiamo comunque che, essendo la scelta sempre fatta dal Maestro, le sue storie migliori rimangano sempre le stesse.
A brillare con una storia che mischia action e thriller è Casty, con un classico moderno come il dominatore delle nuvole. Troviamo nel soggetto un richiamo diretto, e voluto, alla dimensione delta, ma poi la trama prende inaspettate strade diverse, con una giusta dose di horror e di inquietudine che donano a tutta la vicenda un sapore ben più appagante. Ottimo il rapporto di rispetto e di odio tra i due nemici, che si scontrano in maniera reale e non infantile.
Non manca la commedia nera, su testi del vulcanico Fausto Vitaliano. In questa storia il confine tra fumetto e realtà quasi cade, mettendo in burla il personaggio di Gambadilegno e riflettendo sul suo ruolo, sempre più messo in ridicolo. Sempre dello sceneggiatore milanese è l'eclissi di sale,che segna il ritorno sul settimanale di Dinamite Bla. Il burbero montanaro, riletto dalla caustica penna di Vitaliano e dal dinamico pennino di Cavazzano, diventa un personaggio imprevedibilmente perfetto per rappresentare con il contrasto le disfunzioni e le manie del XXI secolo, oltre che per mettere in scena scene slapstick e disastri vari per la coppia Paperino e Paperoga. Questi ultimi sono i protagonisti anche del soffio scarlatto, tipica storia della PIA scritta con il pilota automatico da Giorgio Figus ma che, ambientata a Venezia, permette a Cavazzano di ritrarre scorci stupendi e di strapazzare i paperi nelle vesti di gondolieri.Infine, Alessandro Sisti firma una gustosa, e filologica, storia in cui la 313 è particolare protagonista.
Il tutto è completato da un buon apparato critico e da un portfolio dedicato a Novecento, che però non è presente nel volume, probabilmente per promuovere la coeva uscita in edizione super deluxe, evitando spiacevoli doppioni. A parte questo, non c'è molto di extra-disneyano, a parte una bella copertina di Hulk, ed un po' spiace. Ottima invece la presenza di quel piccolo capolavoro che è Jungle Town, mentre si sarebbe dovuto parlare di più di MMMM. Nel complesso, comunque, un volume più debole degli altri.

Recensione di V


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Ciò che più colpisce negativamente del diciannovesimo numero della collana I Migliori Anni Disney è di certo ciò che sarebbe dovuto essere e non è stato. Annunciato a settembre sul numero 313 di Anteprima, l'albo in questione avrebbe dovuto contenere "le gag di Paperino scritte da Alfredo Castelli e disegnate da Marco Rota" e "l'adattamento de "Le avventure di Bianca e Bernie" di Pete Alvarado". Un menù di tutto rispetto, considerando che le tavole auto conclusive pubblicitarie del dentifricio Paperino's, scritte dal creatore di Martin Mystère, non vengono ripubblicate dal loro esordio salvo un paio di eccezioni; così come la riduzione a fumetti del classico d'animazione con i due topini della Società Internazionale di Salvataggio, ripubblicata finora una sola volta ben ventisei anni fa. Stupisce oltremodo il fatto che entrambi i contenuti vengono attualmente reclamizzati come parti integranti di questo numero su diversi siti di vendita di fumetti online e perfino sul sito dell'editore stesso.
Lungi da noi l'andare ad esplorare in questa sede le reali cause di questi clamorosi ripensamenti, ci limitiamo a segnalare che questo episodio fa il paio con l'altrettanto clamorosa cancellazione dell'annunciata Topolino e il cerchio del tempo dal n. 3234 del settimanale (per tacere dell'"imperdibile saga a fumetti completa di X-Mickey" che a quanto pare "completa" non sarà). Segno evidente che attualmente qualcosa non sta funzionando al meglio nella gestione dei periodici Disney.
Riguardo all'effettivo contenuto di questo numero dedicato al 1978, segnaliamo la presenza di ben due storie di Guido Martina e altrettante di Giorgio Pezzin. Del primo vengono riproposte l'affascinante e a tratti inquietante Topolino e la porta del di là, viaggio nell'immediato futuro attraverso una porta nascosta nella soffitta di Pippo disegnata da Sergio Asteriti, e Paperino e l'intrepido Paper-Tarzan, simpatica avventura certamente non all'insegna del politically correct disegnata da Carpi.
Di Pezzin troviamo invece la bella Zio Paperone e le piante oroparassite, in cui l'autore veneziano rappresenta, con i disegni di Massimo De Vita, un deposito apparentemente "oceanico" come quello di Marco Rota, vista la presenza di "zone inesplorate" dove curiosi esemplari di piante che affondano le proprie radici nell'oro riescono a crescere all'insaputa del proprietario, e Zio Paperone e il giocattosauro, divertente avventura disegnata da Cavazzano con i paperi alle prese con un anacronistico ed insolito dinosauro giocherellone.
Completano l'albo Topolino e Clarapatra disegnata da Tony Strobl (pubblicata anche nel numero della collana RCS Topolino Story dedicato al 1978, dove era ospitata anche la terza storia del ciclo di Paper-Tarzan) e tre tavole domenicali di Topolino disegnate da Manuel Gonzales, autore che certamente meriterebbe di essere riscoperto.
Un numero certamente di tutto rispetto. Peccato che l'indice annunciato sia stato in buona parte stravolto.

Recensione di scrooge4


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Fin dalle prime sperimentazioni giovanili Romano Scarpa ha sempre mostrato un notevole interesse nei confronti della pubblicità: accenni sull'argomento si possono osservare in alcuni suoi capolavori come la Dimensione Delta e le Lenticchie di Babilonia (fra l’altro recentemente ristampate nella White edition), identificandolo come tema scanzonato e umoristico, fonte di molteplici spunti di satira alla società di ieri e di oggi. Topolino e il gigante della pubblicità, che apre il volume recensito, rappresenta il culmine di tali esperimenti, nonché il definitivo atto d’amore nei confronti delle storie di Floyd Gottfredson. Il maestro veneziano riesce infatti ad amalgamare una gran quantità di semplici gag concatenate fra loro, ricalcando i canoni classici dell’umorismo anni ’30 pur lasciando il suo inconfondibile segno innovativo. Nel secondo tempo il ritmo varia d’improvviso, trasformando la storia in un giallo coi fiocchi, dalla soluzione inaspettata e per niente politicamente corretta data l'epoca. Ottima prova dunque, così come la seconda storia dell'albo: L'attore e il giornalista è il primo episodio autoconclusivo della serie di Topolinia 20802, un ciclo molto noir, realistico, desideroso di rinverdire i fasti di un troppo presto scartato MMMM. Vitaliano e Mastantuono agiscono in perfetta sinergia, conducendoci dentro la vicenda a partire dai toni e dalle inquadrature in prima pagina. Lo svolgimento è poi costellato di richiami vari al mondo dei quotidiani e della stampa, sapientemente descritti dallo sceneggiatore. Interessante anche Topolino maestro investigatore, dove Mantelli fa un buon uso del personaggio di Pippo, affidandogli pose sempre bislacche ma genuine, giocando anche sul tasso d'influenza di Mickey sui suoi concittadini: l’impatto psicologico è enorme e non basterà la diplomazia di Basettoni a placare la folla inferocita. Dal canto suo Luciano Gatto si dimostra molto fedele agli schemi americani raffigurando un antagonista classico à la Murry, al contrario di Silvio Camboni, il quale cerca di distaccarsi il più possibile dal reale in Topolino e le trame nell’ombra. Il resto dell’albo è purtroppo assai fiacco, senza significativi acuti, a dispetto invece della frame-story marconiana che riesce finalmente a convincere dopo diverso tempo e che mantiene omogenee quasi tutte le storie inserite.

P.S. di V: dopo aver pubblicato la recensione, in maniera abbastanza fortuita tramite Facebook, abbiamo scoperto che la testata termina qui. Il 43 sara l'ultimo numero di Topostorie, vicino ai quattro anni di vita editoriale. Sinceramente, spiace vedere una chiusura così improvvisa, senza alcun comunicato, di nascosto e di soppiatto, ma evidentemente la Panini preferisce essere più discreta. Sul forum potete commentare la vicenda e lasciare un vostro messaggio. Facciamo qui un plauso comunque alla collana e a Massimo Marconi che ne è stato curatore, realizzando un eccellente lavoro sopratutto nella scelta delle storie, sempre molto buona, ricercata e sorprendente. Il livello della frame-story, seppur altalenante, regalava comunque momenti piacevoli, e il rapporto qualità prezzo era eccellente. Ancora un ringraziamento a tutta la squadra di lavoro, a partire da Marconi fino ai disegnatori Molinari, Perina e Deiana.

Recensione di Topolino08


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A circa un anno dal debutto della nuova veste, la testata dedicata al papero mascherato sembra aver esaurito definitivamente tutte quelle storie che potevano in qualche modo essere definite "speciali". Così, dopo l’uscita di scena delle "cult" (avventure d’epoca dedicate al diabolico vendicatore, da quelle iniziali di Guido Martina fino alle pezziniane) sembrano essere davvero agli sgoccioli anche le "guest". Nello spazio delle storie "ospiti" questo mese troviamo infatti una storia in tutto e per tutto "normale" che avremmo potuto tranquillamente vedere nell’indice insieme alle altre ristampe. E, in generale, tutto l’assortimento proposto pesca in periodi abbastanza recenti (dal ’97 in poi) con la guest datata 2014. Questo non costituisce in assoluto un difetto del numero, ma quantomeno una caratteristiche che lascia presagire un sempre maggiore ricorso a un archivio meno datato visto il presumibile esaurimento delle teche con date più distanti. Per quanto riguarda la provenienza delle singole storie, delle 7 ristampe 4 provengono da Paperinik e altri supereroi e 3 da Topolino.
L'inedita del mese è affidata a Giorgio Salati, che sfrutta temi collaudati per imbastire una storia comunque gradevole anche se non memorabile, affiancato da un Antonello Dalena che appare non al proprio top. Per quanto riguarda invece le ristampe, per circa metà si concentrano su uno stile abbastanza leggero con grande successo della "commedia" alla paperopolese. Fanno parte di questo gruppo Il cucciolo inseparabile dove Paperinik è costretto a fare il dog sitter distrincandosi con la vita del suo alter ego e il difficile mantenimento della sua identità segreta; l'amicizia boomerang, interessante variazione sui temi dell’amicizia tra Paperino e il vendicatore e della rivalità con Gastone; Il club dei bugiardi, quasi un Decamerone ambientato in una congrega di amici che vede tra le proprie fila anche già citato Gastone, Zio Paperone e altri personaggi creati ad hoc da Concina e tutto sommato ben caratterizzati nonostante il loro destino assai effimero.
Tra le storie più improntate all’azione, ovvero l’altra metà circa delle ristampe, spicca almeno per stile e per lunghezza (ben 51 tavole senza interruzione!) I crimini virtuali, storia scritta e disegnata da un autore non certo conosciuto come Stefano De Lellis (disegnatore soprattutto dei TopoGeo), che conferisce all’avventura un tocco quasi psichedelico con susseguirsi di vignette a gabbia libera con l’aggiunta (abbastanza discutibile) dei nipotini nella veste grafica di Quack Pack. Sempre tra le storie d’azione troviamo Il sabotatore d'affari, dove il papero mascherato è alle prese con un misterioso disturbatore intenzionato a rovinare gli affari di Zio Paperone e di Rockerduck; Perso nel labirinto, avventura di stampo più improntata al genere fantascientifico sia pure in maniera tradizionale rispetto alle storie classiche del personaggio di Paperinik; e infine Il ritorno di Lebriccons (la "guest" del numero), che riprende un’ambientazione storica per il vendicatore mascherato come il museo delle cere usato da Martina per "Paperinik torna a colpire". Qui vediamo Paperino nelle vesti di custodi nel museo dello Zione, ma stavolta il fulcro della questione non è la disputa famigliare bensì l’incursione di un antico criminale.
In conclusione il numero si presenta gradevole sia pure senza storie memorabili, senza neppure cali evidenti di qualità nelle storie che compongono l’indice. Come al solito, Freccero svolge un lavoro eccellente con la cover e Ferrario con la vignettona finale, mentre lo spazio dell’editoriale ospita come di consueto un disegno inviato da un giovane lettore.

Recensione di MiTo


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Mai copertina fu più brillante ed emblematica, in una parola più bella, in questa collana (se si eccettua forse quella del primo numero): una splendida illustrazione opera di uno splendido illustratore quale è Marco Rota, che tuttavia proprio in questo numero si consacra come tutt'altro: un valente disegnatore, un ispirato soggettista, e soprattutto un fine umorista.
A distanza di un anno esatto da quello che forse resta - se mai insieme a questo - il miglior numero della collana (a parere di chi scrive, s'intende) eccone un altro di grandissimo valore: anzitutto per la scelta di riproporre integralmente il ciclo di Mac Paperin, senza sviste, errori o scivoloni di sorta (spiace doverlo precisare, ma con l'aria che tira ultimamente tutto ciò assurge a pregio non scontato), più un "bonus caledone" un po' claudicante ma non comunque da buttare; poi, e soprattutto, per la qualità delle storie stesse. Notevole e decisamente interessante l'evoluzione -in senso neutro- del tratto, già dalla prima alla seconda storia (cosa rimarcata dallo stesso Rota) ma poi platealmente nelle successive, a seguito della compiuta, ma per una volta tutt'altro che svalutativa, "barksizzazione".
Più che riassumere i punti salienti delle storie, trattandosi in fondo di un ciclo unico, giova abbozzare qualche linea generale: anzitutto, il modello asterixiano, a partire dall'ineffabile Piccolo Krack, in parte alter ego di quel prodigio artistico che è la figura di Obelix, regge le sorti del ciclo quasi quanto il protagonista, l'avo di Paperino chiamato Mac Paperin. Imponente, inarrestabile, generoso, permaloso, meno tonto di quanto la stazza imporrebbe per canone, il Piccolo Krack è il dedicatario della prima storia; con lui la sparuta guarnigione del castello di Malcot, fra cui brilla (si fa per dire) il microscopico Grosso Bluff (poi Grosso Angus), che assume un vero e proprio ruolo di controparte del Piccolo Krack nella storia Mac Paperin in: Problemi di Tasse, finora inedita e pubblicata anche su Topolino due settimane fa. Asterixiani il rapporto con i nemici, i Vichinghi, e le citazioni esplicite messe in bocca a Piccolo Krack. Ma direi che anche dal punto di vista grafico, oltre alla dichiarata lezione barksiana, si nota un'eleganza di ascendenza tutta uderziana (per la quale si veda ad esempio lo splash panel della seconda avventura).
Meno asterixiano il protagonista, il comandante Mac Paperin. Davvero un personaggio splendido, pienamente paperinesco eppure con una marcia diversa, davvero da soldatuccio allo sbaraglio ma con arie da comandante in capo; vitale, indomito, pauroso, catastrofico, melodrammatico, vanitoso, sempre più piccolo degli eventi. Dal punto di vista grafico, una meravigliosa trasformazione del Paperino noto in un autentico caledone, in cui vibra però inconfondibile l'aura catastrofica del discendente.
Bella presenza, stavolta, anche quella dei redazionali: dai commenti, tutt'altro che scontati, sulle storie, ad una istruttiva e ben presentata cronologia dell'opera di Marco Rota. Insomma, il classico "valore in più" all'albo.
Concludo con un commento a latere: la testata si va strutturando in maniera molto fruibile: albi monografici, a cui perlopiù si può essere interessati del tutto o per niente (almeno per quanto mi riguarda), il che permette acquisti mirati che raramente mi hanno lasciato insoddisfatto. Il prezzo resta alto, considerando la qualità della carta e della stampa (dignitosissima e perfettamente funzionale ma non certo lussuosa) e ci si augura che si resti su questo che è un buon punto di limite qualità/prezzo. Certo, davanti alla prospettiva di una testata simile, ma con prezzo lievitato e pagine in quantità dimezzata, che dovrebbe ospitare l'omnia ufficiale di Don Rosa, viene il sospetto che questo limite non sia esattamente percepito come tale... ma beh, questa, ovviamente, è un'altra storia.
Nel frattempo, buona lettura!!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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E tre. Nel giro di quattro anni la storia di Francesco Artibani e Paolo Mottura è stata ristampata tre volte come volume a sè stante, con formati diversi, rilegature diverse e apparati critici diversi: un bel primato, per una parodia senz'altro bella, anche se nel finale si rivela un po' confusionaria. Ma lasciamo alla parte finale la recensione vera e propria (presa di peso dalle vecchie ristampe, e ci scusiamo in anticipo per la nostra pigrizia).
Vogliamo ora concentrarci su questa nuova edizione, primo numero di una collana che si rifà direttamente alla gloriosa testata de Le grandi parodie Disney. In comune hanno infatti il nome, al netto del fastidioso ed imperante gratuito inglesismo, e la grande stella usata in copertina. Le similitudini finiscono qui, perchè, almeno a vedere questo primo numero, la nuova testata appare sciatta ed ininfluente. Due paginette raccontano il concetto di parodia disneyana, un paio di paragrafi per la storia in questione, le biografie riciclate dalle vecchie edizioni, e le anticipazioni su come proseguirà la serie. Del romanzo originale, del suo posto nella letteratura americana o del perchè delle scelte narrative usare dagli autori non vi è nulla. Al contrario della vecchia collana, il cui scopo principale era educare il lettore sull'opera originale divertendolo con Paperino e soci, in questa serie per ora non c'è niente. E, bisogna dirlo, non si sforza di fare di più. Il materiale cartaceo è piuttosto piccolo, la brossura molto spartana, la copertina è un gran riciclo. Proprio sulla grafica editoriale erano piovute critiche, abbastanza a ragione: il font, la stella enorme, la generale sguaiatezza, tutto fa pensare ad un prodotto assemblato al volo e fatto di materiale riciclato, e questo pesa ancora di più perchè si presuppone che la singola storia possa meritare qualcosa di meglio. A questo punto, si potrebbe pensare di avere almeno un prezzo economico ma, pur essendo l'edizione più conveniente in assoluto, per quel che dà, è pure troppo. 6.90€ contro i 9.90€ della Deluxe perdono inevitabilmente il paragone: cartonatura, formato grande, contenuti extra di rilievo, contro il poco che ci troviamo oggi. Capiamo l'idea che c'è dietro, riproporre valide storie in un formato economico, ma, sinceramente, il gioco non sembra valere la candela. Vedremo come procederà in futuro, per ora vi lasciamo alla disanima della storia.
"La storia, che si snoda tra gli abissi del mare e il cielo che si vede dalla coffa, è tratta dall’omonimo capolavoro di Melville e racconta la folle caccia all’immensa balena bianca da parte del mitico Capitano Achab. Artibani, riprendendo abilmente e fedelmente la trama, utilizza strategicamente i personaggi dell’universo papero: Paperino è un sognante ed ingenuo Ismaele, Qui, Quo e Qua triplicano il personaggio di Queequeeg, mentre Paperone interpreta con grande forza e carisma il Capitano Quachab. E’ proprio la duttilità e la forza dei personaggi disneyani ad aver consentito la riuscita di tantissime parodie. E questa non fa eccezione. Con i suoi momenti di azione, le gag fisiche da cartone animato, in particolare gli scontri tra Paperino e i piccoli Quiig, Quoog e Quaag figli del re di Kovolovo, le scene solenni, in cui dialoghi intensi si impossessano dei personaggi, Artibani – sceneggiatore abilissimo sia per Disney che per personaggi di sua fantasia - si destreggia con con la solita naturalezza e maestria che lo contraddistingue.
Dal canto suo, anche il disegnatore piemontese Mottura realizza un lavoro immenso e meraviglioso. Le sue vignette di forte impatto, anche a tutta tavola, sanno ben gestire gli spazi e i personaggi, e raccontano nei dettagli, senza appesantire la visività della narrazione. Le ricche angolature particolari danno spazialità alla nave, che diventa un palcoscenico teatrale, mentre i personaggi esprimono, senza alcuna esitazione, la forza dei sentimenti, così chiari che quasi non servono le parole: gli occhi, i becchi, le posture, dicono già tutto. A fare il resto, la tavolozza cromatica della Andolfo, che fa uso di colori seppiati per rievocare il passato, di colori chiari per il cielo e di toni ombrosi nei momenti più opportuni."

Recensione di V


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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