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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Faraci, Casty, Artibani, Marconi. Faccini, Bosco-Ziche, Pezzin-Cavazzano, Enna. Cimino, Asteriti, Carpi, Scarpa. Chendi-Cavazzano, Secchi-Ciccio... Non ce ne vogliano gli autori, ma questo è quello cui dobbiamo assisitere. La special edition era una collana curata, pregevole, ben realizzata. A cadenza fieristica Panini ha proposto volumetti dedicati ad autori o a coppie, facendo in genere una buona selezione e poi pubblicando un cofanetto con tutta l'iniziativa. Con la quarta serie, la Extra, l'idea era di raccogliere storie di personaggi particolari, partendo da Ok Quack e pubblicando il numero in costina. Una dichiarazione di intenti generica e che poteva essere sfruttata in maniera interessante: pensiamo alla Nocciola di Chendi-Bottaro, al Little Gum di Chierchini, all'Acciuga di Guido Scala, al Pacuvio di Michelini-Gatto. Validi spunti per proporre autori meno noti ma pilastri del settimanale.
Nel fandom non ci aspettavamo però questa scelta: Agente Speciale Ciccio squadra GNAM, ad opera di Riccardo Secchi. Si tratta di una serie banale, ripetitiva e sostanzialmente noiosa, in cui si ripete, in maniera sempre uguale, storia dopo storia, il rapporto di Ciccio con il cibo, il sonno, i tic e le battute precotte. Ciccio che russa, che si strafoga, che dorme in momenti inaspettati, che risolve i casi senza sapere nulla. Un canovaccio già trito e ritrito e che può funzionare per un paio di vicende, per un pubblico inferiore ad anni otto. Ma non può occupare un volume da 368 pagine. Sinceramente, questa scelta editoriale ci perplime. Per carità, siamo consci che il fumetto disneyano si basi anche sull'iteratività, è normale nell'ottica di un processo industrial-artigianale. Ma un conto sono i mercoledì di Pippo o le cacce al tesoro di Cimino, sempre uguali e sempre diverse, un conto invece i cliché della Pia oppure Ciccio Gnam.
Ci fermiamo qui per non infierire, ma restiamo increduli di fronte a questa scelta. Segnaliamo giusto il caso a cinque stelle, in cui Mottura salva la baracca con una sceneggiatura vagamente migliore del solito. Al volume diamo una stella, voto crudele ma che spera possa servire a non proporre in pubblica piazza materiale così scadente, e a nasconderlo in pubblicazione come Big, in cui uno spazio mensile a Ciccio potrebbe avere decisamente più senso, invece di intromettersi in una collana valida.

Recensione di V


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La super Deluxe invade in maniera spiacevole la Limited, proponendo il ritorno del commissario siciliano nella riuscita terza apparizione con i disegni di Paolo Mottura. Francesco Artibani realizza un giallo curato e più che valido, mischiando ironia e sicilianita' con quelli che sono dei veri, e riusciti, attacchi contro certi mali italiani. Corruzione, mafia, crisi idriche, abusivismi e malaffare sono presenti e chiamati con il proprio nome, senza sotterfugi, e siamo molto contenti che Topolino si faccia portatore di messagi di onestà e rettitudine, come ai tempi del giornalista. Il disegnatore di Pinerolo si approccia ai personaggi con il suo solito talento, e ci incanta con fascinose raffigurazioni paesaggistiche.
La parte editoriale, invece, mostra come al solito i suoi limiti e affonda la votazione. Siamo dell'idea che un formato così grande non aggiunga molto ai disegni usciti per il settimanale, mentre i contenuti speciali sono poca cosa, e non in linea con l'incredibile prezzo (25€ per 40 pagine). Si salva la bella copertina e l'illustrazione del poster, che resta però impossibile da utilizzare vista la vastità. Ci spiace che non si sia colta l'occasione, almeno, di ristampare tutte insieme nello stesso formato anche le due precedenti storie, per dare un minimo di completezza. Ma forse uscirà un quarto episodio, che magari sarà stampato con questo terzo nella Limited, e il cerchio si chiuderà.

Recensione di V


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Felice la scelta di pubblicare le storie di Romano Scarpa uscite per il mercato straniere, tra i danesi di Egmont, i francesi di Hachette e lo Studio Disney americano, in questo e nel prossimo numero, anche in ordine cronologico a quanto vediamo. In questo primo volume troviamo le storie classiche dello Studio Disney degli anni '60, '70 e '80, con la seconda parte dedicata a quel gruppetto di storie dalla particolare storia editoriale.
La prima parte apapre variegata e ricca, in un excursus che parte con la prima storia internazionale. DIck Kinney imbastisce una storia vivace e dinamica, recupera Rockerduck e permette ad un giovane Scarpa, in quel suo stile un po' schizzato un po' irrequieto di quegli anni, di divertirsi e di entrare, per primo, in questo particolare filone disneyano. Si tratta infatti di un vasto gruppo di storie in cui autori americani, dello Studio Disney, appunto, realizzavano soggetti o sceneggiature da far disegnare in Italia. Scarpa, desideroso di allacciare piu' contatti possibili con l'America, fu l'artista piu' prolifico, intervenendo spesso anche in prima persona nella modifica delle storie, aggiungendo anche personaggi propri, come Filo Sganga. Si tratta di storie gradevoli, nulla di eccezionale, ma oneste e simpatiche.
Piu' interessante la seconda parte, dedicata a storie degli anni '80 credute perdute e ritrovate miracolosamente anni dopo. Il prode luca Boschi si occupo' delle sceneggiature, perdute completamente, realizzando nuovi testi che andassero a braccetto con i disegni. Un lavoro di scoperta particolarmente affascinante, e che regale storie di uno Scarpa stilisticamente perfetto. Segnaliamo volentieri questa spassosa breve con Pippo, con interventi narrativi dello stesso Scarpa, e una gustosa avventura con Paperone e Brigitta.
Buono l'apparato critico, seppur non molto ricco, per una scelta coraggiosa ma interessante. Certo, non vi è nulla di inedito per il lettore esperto, ma è comunque un modo per mostrare un diverso approccio al fumetto disneyano. Appuntamento al prossimo volume, con il quale forma un piacevole dittico.

Recensione di V


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Ci troviamo di fronte a un vero e proprio caso di bulimia editoriale. Contemporaneamente in edicola con un'edizione miseranda, troviamo in fumetteria un'altra edizione del Dracula di Enna e Celoni, per la collana Super Deluxe, che prende a piene mani nella Limited. Abbiamo infatti in grandissimo formato la ristampa della parodia, e basta. Infatti, poco vi è di nuovo. Il 26.5×36 aggiunge poco a tavole nate per una pagina due volte più piccola, mentre i contenuti speciali sono piuttosto poveri. L'esorbitante prezzo di 30€ ci pare davvero sproporzionato, se non fosse per l'inusitata bellezza della copertina. Ecco, a Celoni è stato dato spazio per realizzare un prezioso acquarello che omaggia le locandine anni '30, in una chiarezza espositiva dei personaggi commovente. Il rosso sangue della barbabietola invade lo sguardo, mentre atterriti assistiamo ad uno sconvolto Topolino e ad un diabolico Macchia Nera. Questo ci riconcilia con il mondo, e salva il volume, al netto dello scomodissimo enorme poster. Questo pero ritrae una bellissima illustrazione che celebra i personaggi della trilogia gotica, e che, nonostante fosse piu adatta ad un volume che ospitasse tutte e tre le storie, ci convince una volta di piu della maestria di Celoni. Le tre stelle sono merito suo, anche se restiamo dubbiosi ed interrogativi di fronte a questa stratagemmi editoriali, che tendono ad abusare dello stesso materiale in continuazione. Qui di seguito, la nostra recensione della storia, uscita già nel 2012, nel 2016 e nell'aprile 2018.
"La parodia di Enna, Celoni e Andolfo (per i colori), è una gioia per gli occhi, sia a livello grafico che narrativo. Enna è abilissimo nel creare una parodia nel filone ormai piuttosto in voga della rievocazione in costume fedele dell'opera originale, lontani dalle rievocazioni contemporanee martiniane come Paperiade o Paperino e l'oro di Reno ovvero l'Anello dei Nani Lunghi, riutilizzando anche l'espediente del romanzo epistolare in maniera intelligente, con ironia e l'uso di efficaci didascalie. Il perno umoristico su cui si regge la parodia è ovviamente l'uso della barbabietola al posto del sangue, e l'utilizzo efficace del cast di Topolinia. A parte l'assenza di Manetta, tutti sono presenti e ben usati, da un Rock Sassi calzante in pieno ad una Clarabella al top della forma bovina, e un Macchia Nera diabolico e ironico. Ma è certamente con Pippo Van Helsing che si toccano vette di umorismo sagace non così comune in Disney.
A rappresentare bene tutto questo è un Celoni magnifico e totale, capace di innervare di linee barocche ed equilibrismi grafici ogni vignetta. Linee che si librano alte nel grande formato e che spumeggiano con i colori della formidabile Mirka Andolfo. Un'opera grafica che è un unicum nella storia disney, a parte le storie dipinte di Carpi e Chierchini (ma a due strisce per pagina). Gli autori non si fanno problemi ad osare, e certe vignette "hard" e di alta tensione ne sono la prova."


Recensione di V


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Il fatto di scrivere rivolgendosi a ragazzini delle elementari o poco più grandi autorizza a buttare in farsa argomenti di non facile comprensione per i lettori (e anche per gli autori)? Personalmente credo di no, perché parodiare, dissacrare un qualsiasi argomento è ovviamente possibile (finanche doveroso in alcuni casi) ma lo si fa perché lo si trascende, non perché non lo si conosce.
Obiezione che acquista maggiore rilievo se riferita alle storie del ciclo "Comic & Science" che, nella dichiarazione di intenti, vorrebbe rappresentare un progetto di divulgazione per veicolare ai piccoli lettori qualche nozione in ambito scientifico.
Devo ripetermi, ma le storie di questo ciclo sono state quasi tutte deludenti con esclusione della prima, che era una classica storia della macchina del tempo e di "Paperino e i ponti di Quackenberg", che affrontava un argomento decisamente più accessibile e con il contributo esplicito di un "tecnico".
Le rimanenti, compresa questa "Dinamite Bla e il meccanico quantistico", pagano il fatto di voler trattare concetti obiettivamente complessi, che non è possibile semplificare oltre un certo limite, pretendendo di spiegarli e di renderli anche divertenti.
Il disagio di coloro che sono chiamati a scrivere queste avventure è quasi palpabile e lo si nota tavola dopo tavola. Il risultato non è soltanto una serie di strafalcioni che i bambini, fortunatamente, dimenticheranno presto ma anche il far passare un messaggio totalmente sbagliato, come accade puntualmente in questo caso: la meccanica quantistica definita in toto come controversa e comprensibile solo da uno svalvolato come Paperoga. Verrebbe da pensare che gli autori si siano documentati su Focus.
E se, ad esempio, nella storia delle onde gravitazionali, lo sceneggiatore, ugualmente in palese difficoltà, riusciva almeno a dare una sterzata "filosofica" recuperando le suggestioni di opere cardine della fantascienza come Solaris qua, complice l’universo buzzurro di Dinamite Bla, lo sbraco è totale: la trama è inesistente, le situazioni artificiose, è solo una deliberata e reiterata esibizione di demenzialità fine a se stessa.
Con questo non voglio dire che sulle pagine di Topolino debba trovare posto un trattato di fisica, semplicemente basterebbe scegliere argomenti più adatti per scrivere storie che riescano ad assolvere la doppia funzione di intrattenimento e di divulgazione.
Altrimenti il rischio è quello di avere un minestrone in cui diventa impossibile, per chi non ha i mezzi, capire dove finisce la (poca) scienza e dove comincia la "fantasia". La sensazione di inadeguatezza dell'operazione viene anche confermata dal redazionale a corredo: dovrebbe essere lo strumento per orientare il lettore, per mettere al proprio posto tutti i pezzi che lo sceneggiatore ha spostato e deformato per esigenze narrative e invece si rivela ricco di perle come: "Nel mondo quantistico una particella è in grado di superare barriere impenetrabili. Come fa? Lo fa e basta" (e mi chiedo se sia un caso che nessuno lo abbia firmato).
Mentre prosegue la nuova avventura di DD, per il cui giudizio è preferibile aspettare la conclusione, Gagnor per la sua Storia del cinema di Topolino si dedica al filone dei blockbuster supereroistici approfittando per offrire un ruolo da protagonista a Paper Bat e scrivendo una storia divertente che si regge però unicamente sulla figura dello strambo super eroe.
A chiudere l’albo una parodia della "Banconota da un milione di sterline" di Mark Twain, scritta e disegnata da Marco Meloni che torna dopo quasi quindici anni al ruolo di autore completo. Anche se la didascalia iniziale specifica che la storia è liberamente ispirata al racconto dello scrittore americano, è di fatto quasi una trasposizione, seguendo l’originale molto fedelmente. L’unica differenza di rilievo è data dal settore lavorativo del protagonista, minerario nella versione di Twain, "ortofrutticolo" in quella di Meloni. Come l’originale, comunque, è una storia che si legge volentieri e tutto sommato mantiene anche il messaggio di fondo (anche se Paperino rispetto all’Henry del libro si mostra meno propenso ad approfittare della fortuna capitatagli): il denaro non cambia una persona, piuttosto ne rivela la vera natura.
A completare il volume consuete rubriche e uno speciale sul Salone del Libro di Torino

Recensione di piccolobush


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E poi hai quel numero che non ti aspetti, un'autoconclusiva che non sembra nulla di che, ed invece si rivela piene di sorprese. Nella nebbia, ancora sceneggiato da Alessandro Sisti come il numero precedente, è un'avventura urbana frizzante, in cui Paperinik e Uno sono attivi come non mai, e tutto attorno è la stessa Paperopoli che si dimena e lotta per motivi imperscrutabili.
Abbiamo il potere giornalistico, con un grande Angus, ma soprattutto abbiamo un villain di livello, Ahrimadz, uno stregone vero, che si finge santone per far abboccare la credulità popolare. Sisti critica i teleimbonitori, ma lancia una interessante e viva denuncia verso il progresso scintillante e la perdita delle tradizioni. I cinque intermezzi seppiati non sono mero esercizio di stile, ma pura riflessione. Il dramma delle società antiche spazzate via dalla modernità è un tema poco comune in Italia, ma presentissimo nella cultura giapponese, basti pensare a certi film dello studio Ghibli, come Pon Poko.
La storia procede dunque dritta filata alla conclusione, tutta ambientata sul tetto della Ducklair Tower, con i doccioni centrali ed un ritorno inaspettato. Emilio Urbano fa il suo mestiere , aiutato da una colorazione elettronica che inserisce realistici effetti nebbiosi. La vicenda brilla anche per il recupero intelligente che ne fa Francesco Artibani ne Il Raggio Nero. La copertina inedita di Sciarrone convince, ance se avremmo insistito per uno sfondo notturno.
Una storia brillante, dunque, precisa nella sua semplicità e davvero soddisfacente, e che merita un voto alto per il suo mix inaspettato.

Recensione di V


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Un maggio 2018 tra color che son sospesi, in Italia. Tra un governo che fatica a nascere e una primavera che stenta a decollare, sembra proprio che anche al ventottesimo albo del nuovo corso paniniano dei Grandi Classici manchi lo sprint necessario per poter lasciare il segno e rimanere impresso nella memoria dei lettori. Un trend che, va detto, sembra affliggere la testata da tempo: le grandi firme sono sempre presenti, ma le storie sono poco incisive pur nella loro guadagnata (o presunta) "classicità". A sottolineare nuovamente questa situazione, le stesse avventure riproposte nella prestigiosa sezione Superstar, questo mese dedicata a navi, rimorchiatori e imbarcazioni varie, non escono insomma da una rotta certamente sicura, ma abbastanza noiosa. Da segnalare comunque il ritorno nelle edicole del Piccolo rimorchiatore, storiellina disegnata dall’ottimo Harvey Eisenberg seguendo pedissequamente le scene dell’omonimo segmento de Lo scrigno delle sette perle riproposta in tempi recenti solo in Topolino Story e nelle ristampe anastatiche del Topolino libretto in cui debuttò nel nostro Paese. Un legame, quello con il mondo dell’animazione anni ’40, che si ritrova anche in Pluto salva la nave, storia più iconica che altro e di indubbio valore storico (è infatti una delle primissime produzioni a fumetti firmate da Carl Barks, in questo caso coautore dei soli testi insieme ai colleghi Jack Hannah e Nick George), che altro non è se non una sorta di storyboard con una narrazione dai ritmi serrati condita da gag ben costruite che, nonostante tutto, riescono ad avere un senso anche in un comic book e non sullo schermo; è il 1942, la Seconda guerra mondiale infiamma l’Europa, gli Stati Uniti hanno subito da poco l’attacco di Pearl Harbor e lo Studio Disney ha iniziato una collaborazione con Washington per la produzione di materiale di propaganda: il contesto è dunque ottimo, in tal senso, per rendere Pluto un vero e proprio American hero, capace di sventare un attentato a bordo di un efficientissimo incrociatore pronto al varo. Anche Paperino, mutatis mutandis, si ritrova a salvare un piroscafo dall'eventuale affondamento in una breve disegnata da Tony Strobl, tutt’altro che memorabile per quanto leggera e "a lieto fine". Un discorso analogo vale anche per Topolino e la nave falsaria, degli inossidabili Carl Fallberg e Paul Murry, storia che potremmo definire "fotocopia" per tutte le situazioni che condivide in maniera pressoché identica con molte altre avventure topolinesche prodotte per i comic book tra gli anni ’50 e ’60.
E poi, e poi… il resto dell’albo non ha molto altro da offrire, a partire dai Noduli polimetallici di Pezzin&Cavazzano, storia non all’altezza del resto della produzione dei due grandi artisti veneti, che si ricorda maggiormente per la coppia di proprietari della cava sulle coste di Biribundia, capace di ritagliarsi uno spazio abbastanza divertente all’interno dell’eterna disfida affaristica tra Paperone e Rockerduck; con un salto temporale di due lustri si arriva poi alla metà degli anni ’90 e si ritrova nuovamente Pezzin, stavolta in coppia con un dinamicissimo Romano Scarpa: anche in questo caso sembra che dall’animazione sia venuta la giusta ispirazione per il crescendo rossiniano dell’Abilità esplosiva, ulteriore capitolo di una tradizionale serie di storie in cui un vulcanico e iperattivo Paperino riesce a dare il meglio di sé in un’attività lavorativa raggiungendo picchi inenarrabili di precisione e professionalità, salvo poi mandare tutto al macero al primo incidente di percorso.
Messa da parte, infine, la consueta "tassa" delle due brevi straniere (stavolta abbastanza piacevoli entrambi, va detto, con Pippo assoluto mattatore), l’ultima sezione dell’albo è riservata interamente a storie di produzione italiana. Pier Carpi e Luciano Gatto fanno ricorso a un flashback per ambientare nell'Inghilterra georgiana le origini archimediche del rugby, in una cornice di accesa rivalità tra due college della cittadina che ha dato il nome a tanto nobile attività sportiva; un racconto ormai "eziologico" in Disney dato che, con pretesti e modalità differenti, ha costituito l'ossatura del terzo episodio della lunga storia in costume Paperleon dai scorcia e di una recente storia con Ciccio protagonista. Infine, dopo aver assistito alle disgrazie capitate a Paperino a causa di due terribili cani Corgi e della loro anziana ed energica padrona (no, non Elisabetta II...), si ritorna nel villaggio di frontiera creato da Guido Martina e Guido Scala. Come da alcuni mesi a questa parte, per quanto non più in ordine cronologico, i Grandi Classici proseguono la meritoria ristampa degli episodi della serie C’era una volta il West… con Il baratto indiano, una commedia degli equivoci tipicamente martiniana, in cui spicca una non parsimoniosa iconografia della morte in salsa pellerossa e del tutto politically incorrect al giorno d'oggi: asce "insanguinate", pali della tortura e minacce di spennamento ai danni dei ben poco maturi paperi adulti, veri o presunti pericoli che si rincorrono argutamente per più tavole lasciando un sorriso beffardo sulla bocca del lettore ormai disabituato a un lessico e a temi del genere su Topolino.

Recensione di Gladstone


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Numero tutto sommato molto buono, quello di aprile (e mi scuso per il forte ritardo nella recensione) nel quale tuttavia fanno capolino molte storie più o meno recentemente ristampate (in fondo, l'unico vero neo dell'albo). Si parte con Paperino e gli ospiti inattesi, con un Carlo Chendi non dissimile da molte altre storie (e dunque una garanzia) ma forse con ancora un pizzico d'ispirazione in più nel partorire Goffredo, il raffreddore personale.
Ecco poi Gancio e la sonata soporifera, storia tutto sommato non sempre centrata e un pochino stereotpiata, ci si permetta l'onta, del grande Romano Scarpa, seguita da un'avventura di medio livello (il Dalmasso solido ma non ardito), Topolino e la pianta prodigiosa.
Ma il trionfo vero e proprio si raggiunge con Zio Paperone e le lenti specializzate, Cimino/Cavazzano in stato di grazia. La storia è succosa, godibile in ogni suo dettaglio espressivo e grafico, modello sempiterno per qualsivoglia attività fumettistica d'ogni tempo.
Topolino e la doppia amnesia procede, si può dire, a tratti, convincendo tuttavia per larga parte, e confermando sebbene non ai livelli più alti la stupefacente abilità dei fratelli Barosso di trasformarsi da maestosi e indiscussi signori della risata in autori di thriller di buon livello.
Non il più grande dei Carl Barks quello di Paperino e il toro daltonico, che in fondo deve molti quarti d'ora a storie precedenti. E non del tutto brillante, in fondo, Topolino e la sfera ipnotica, che fa da testimone alla ormai nota altalenanza delle storie di Carl Fallberg, in perenne bilico fra il vellutato prezioso e lo scorrere ininfluente.
Sgrizzo cronista di spettacolo, grande prova del grandissimo (e mai ricordato) Luca Boschi, storia emblematica di quel suo umorismo estremo e incessante, affidata come molto spesso ad uno schizzatissimo (pure troppo) Andrea Ferraris.
Meno convincente forse, ma della consueta solidità, l'altra dalmassiana Topolino e il drago rosso, che incunea la consueta dose di botte nelle vicende investigative del calidorniano roditore. Clamorosa alterazione della ristampa cronologica C'era una volta nel West... Paperino e la linea della fortuna: tipico fenomeno paniniano, ormai assurto a proverbiale, quello di illudere con una continuità per poi prendere a fare e disfare sino alla dissoluzione del concetto iniziale. Ma tant'è, la storia è delle migliori del ciclo e se ne consiglia decisamente la lettura.
Ma manca una voce: Paperino cronista del giorno dopo. E qui si entra nel territorio delle suggestioni personali, delle alchimie provvisorie e delle memorie sedimentate. Ma mi si passi il termine di "capolavoro misconosciuto". Ci si accosti a questa storia con un pizzico di attenzione e ne sarà rivelta la forza intrinseca nella rappresentazione di un papero, un uomo, un'anima, condannata al fallimento, che tenta di riscattarne un'altra del pari sottomessa alla dannazione del fato. È, quella di Pavese, una storia di una tragicità cieca e semplice, scandita dalla canonica episodicità che costruisce il ritmo del destino ineluttabile. E tutto con quella sobrietà, leggerezza e comica concretezza che solo quella temperie e quella scuola fumettistica hanno potuto creare. Nulla, su un canovaccio tanto ripreso in seguito, ha mai raggiunto una forma simile, appiattendosi spesso su una tensione accumulativa che trasforma il tragico in fastidioso.
Un tale giudizio su una storia così breve e sconosciuta sarà certamente inatteso, e che peraltro è maturato solo nel tempo. Si consideri che questa lettura, che è la terza o la quarta, si è stavolta spinta ad attingere quasi agli scarni e infrequentati reami della commozione. Con ciò, appuntamento al prossimo numero, nella speranza di una simile oculatezza nelle scelte, e magari di qualche ristampa più accorta. Buona lettura!

Recensione di A.Basettoni


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Non è semplice parlare de L'orizzonte degli eventi. Non si tratta di una semplice storia singola, ma del tassello finale di una serie - PK2 - interrotta bruscamente nel 2002, e i cui fili sono stati riannodati, con pazienza e fatica, a partire dal 2014 e il ritorno di PK ad opera di Artibani e Pastrovicchio con Potere e Potenza. L'uscita in Limited De Luxe chiude il cerchio, e mette la momentanea parola fine al ciclo, che potremmo definire "classico", di PKNE.
Artibani prende le varie storyline del passato - Korinna, Juniper, Serifa - aggiunge le sue novità - Custode, tuta, il muscolare Moldrock - in cinque puntate conclude la vicenda. Diciamolo subito: rispetto alla pochezza del Marchio di Moldrock, L'orizzonte degli eventi è un bel passo avanti. La trama è infatti vivace, ben ritmata, emozionante e spiritosa. Il conflitto famigliare di Everett viene tutto sommato ben presentato, e c'è il giusto mix di vecchio e nuovo. Non possiamo però dire che la storia sia particolarmente inventiva. Non nascondiamo che la sceneggiatura scorra con il pilota automatico e, a volte, con il freno a mano tirato. La presenza del Razziatore è alquanto pretestuosa, Paperinik non appare mai fondamentale, mentre il ritorno di Uno si rivela, purtroppo, piuttosto incolore. Per certi versi, sembra tutto un po' ingessato e poco spontaneo.
Pastrovicchio realizza un ottimo lavoro, tra immani architetture spaziali e ciclopiche vignette, supportato alla grande dai colori di Monteduro. Riguardo all'edizione in volume, solo due paginette ridotte all'osso, che però presentano gli sforzi di Artibani nel far quadrare i conti della continuity.
Rispetto alle premesse, non neghiamo di essere un poco delusi, specie in un certo senso di revisione del personaggio di Everett e dei suoi rapporti con Moldrock, fin troppo presente. Ma comunque promuoviamo l'operazione, perché si dimostra rispettosa del lettore e, in fondo, anche dei personaggi. Il capitolo migliore resta comunque Potere e Potenza, ma in generale il risultato è buono. Da un punto di vista editoriale, invece, il volume è semplicemente scarno.

Recensione di V


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L'idea di pubblicare nella Limited Deluxe questa storia in tre puntate di DoubleDuck, uscita nel 2017 come sorta di riavvio della serie, è decisamente sbagliata. Infatti, già da tempo la Definitive Collection ospita, con cura, la saga di DD, e questo accavallamento non è comprensibile. Abbiamo già visto questo fatto con Fantomius, e sinceramente non apprezziamo questo accavallamento tra testate. Detto questo, il volume preso in sé è ben realizzato, curato e approfondito.
La bella copertina di Freccero ci introduce alla storia, 90 tavole complete del geniale disegnatore ligure, che con maestria orchestra personaggi, inquadrature e oggetti. Si nota la variopinta fauna animale di Paperopoli, così come le attenzioni date alla fascinosa, e pericolosa, Kay K. La sceneggiatura di Fausto Vitaliano è tipica del suo stile: ricco di parole, aggettivi, ironie ciniche e spiritosaggini. Purtroppo però l'impresa riesce solo a metà. La storia pretende di mostrare DoubleDuck in nuove situazioni, ma alla fine di nuovo non c'è molto. Certo, abbiamo un cambio ai vertici, ma sempre di doppigiochi parliamo. Anche la struttura narrativa, fatta di tre minisfide di fatto autoconclusive, non aiuta. Sinceramente, l'abbiamo trovato un'occasione non del tutto riuscita, e non abbiamo trovato elementi davvero innovativi o interessanti.
I contenuti speciali presentano la genesi del personaggio e l'uso del colore grazie al fondamentale apporto di Max Monteduro, a vari schizzi e di studi preparativi di Freccero e ai commenti sulla storia, che raccontano la sfida del nuovo status quo. Sfida che speriamo risulti più chiara e interessante con la nuova storia che esce in contemporanea su Topolino.

Recensione di V


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Valutare il sedicesimo numero di Paperinik è un compito relativamente semplice, dato che per esso valgono sostanzialmente le stesse considerazioni fatte un mese col numero 15. Si tratta in entrambi i casi di numeri buoni, considerando la media delle storie. L’indice è abbastanza ristretto al passato, in quanto le storie presenti sono tendenzialmente più lunghe di quanto fosse accaduto nel passato della testata e in Appgrade. Le storie scelte sono abbastanza recenti (questo mese comprese tra il 1991 e il 2015, annata dalla quale sono prelevate ben due avventure) e, ahimè, nell’indice spunta di nuovo una storia ristampata di recentissimo sempre sulla stessa testata. Mi riferisco a Il voto decisivo, divertente e dissacrante versione in salsa paperopolese del voto referendario che affronta con arguzia anche il tema dell’astensionismo oltre a quello, principale e pervasivo, dell’urna. Peccato che, però, tale avventura fosse stata già pubblicata su Paperinik Appgrade numero 26, nel 2014. È logico che le storie dedicate al Papero Mascherato non siano infinite, tuttavia è sconcertante rivedere la stessa a distanza di appena 4 anni sulla stessa rivista.
Da segnalare l’assenza – purtroppo – della vignetta finale di Giuseppe Ferrario (che in realtà manca già da un po’ ma che non posso fare a meno di rimpiangere e di sperarne un improbabile ritorno) e l’ultima storia, quella inserita nella sezione "Guest". Si tratta di L'implacabile Scassonio Strarompi, prima apparizione di uno dei personaggi più surreali con cui Paperinik abbia mai avuto a che fare: un ingenuo ragioniere mingherlino tanto pedante quanto determinato, che tornerà poi in compagnia della degna moglie Bice. Il personaggio, ideato dalla Marinato e da Pezzin, rientra quasi tra quelli "cult" legati al Diabolico Vendicatore, non fosse altro per aver ispirato decine di storie simili pubblicate negli anni a seguire.
Ritornando invece agli inizi del numero, ovvero all’inedita, ci troviamo di fronte a una collaborazione italo-danese datata 2014, L'aspirante super aiutante che offre parecchi spunti interessanti (un plauso allo sconosciuto – in Italia - Sune Troelstrup e al suo traduttore per i frizzanti scambi di battute) e i meravigliosi disegni di Andrea Freccero, autore tra l’altro anche della cover del giornale.
A seguire incontriamo storie un po’ più deboli, vuoi per spunto vuoi per ritmo, ma non per questo di bassa qualità. I magnifici 6, ad esempio, che vede un’inedita alleanza tra Paperinik, i Bassotti e Amelia, ma che non riesce a catturare il lettore come dovrebbe, e Lo sfratto rovinoso, avventura di stampo decisamente tradizionale, forse anche un po’ troppo.
Piacevole e di gradevole lettura è la recente Il nipote ribelle, della quale è doveroso segnalare gli eccellenti disegni di un Lorenzo De Pretto con poca esperienza alle spalle ma già tanta confidenza con la matita. Stesse considerazioni per Il grande Jake, che vede il ritorno di un cugino di Paperino – Jake, appunto – e i sempreverdi disegni di Lucio Leoni . Infine, qualche parola per IL mistero del falso che è vero. Storia che all’epoca della sua uscita scatenò qualche polemica e parecchie critiche, secondo le quali i personaggi che interagivano con Paperefano Bolletta – parodia del versatile pianista Stefano Bollani – apparivano decisamente e inutilmente out of character, finendo per minare addirittura alcune loro caratteristiche consolidate. Impossibili da criticare, invece, i disegni di Paolo Mottura.

Recensione di MiTo


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La terza uscita dedicata dalla Definitive Collection alla serie spionistica DoubleDuck propone, come già accaduto per il suo esordio, una sola lunga storia, Missione Cuore Termico, originariamente apparsa sul libretto nel luglio 2009, divisa in quattro puntate. Ad ogni numero era abbinata una parte del tradizionale gadget estivo, rappresentato nella fattispecie dallo ScubaDuck, speciale sommergibile al centro dell’avventura che vede Paperino indossare nuovamente i panni dell’agente segreto.
Sono confermatissimi alla sceneggiatura gli ideatori della serie, ovvero Fausto Vitaliano, per i primi due episodi, e Marco Bosco, per i due episodi conclusivi. Ai disegni, invece, si avvicendano nel corso delle puntate Corrado Mastantuono, Marco Mazzarello, Francesco D’Ippolito e Andrea Freccero, autore anche dell’unico contenuto inedito dell’albo, la copertina.
L’avventura ristampata presenta le caratteristiche tipiche della serie: personaggi doppio/triplogiochisti, continui capovolgimenti di fronte, un’ambientazione realistica accompagnata però da un alleggerimento comico, inevitabile per una storia disneyana. Paperino risulta infatti spia credibile anche grazie ai suoi errori e alla capacità di improvvisazione che gli permette di cavarsela in ogni situazione. Per quanto riguarda la trama orizzontale, quella cioè costituita da quegli elementi da portare avanti nel corso della serie, si registrano nel finale sia un interessante e inatteso punto di svolta, sia un notevole colpo di scena che, però, non verrà mai chiaramente sviluppato in seguito.
Sul versante editoriale, oltre a registrare l’ormai avvenuta sparizione di contenuti extra (ad eccezione di una prova di copertina), si segnala l’indicazione dell’uscita successiva per il mese di giugno: la testata torna dunque bimestrale? L’assenza di note a riguardo ci lascerà nel dubbio fino all’avvistamento nelle edicole del prossimo numero.

Recensione di inthenight


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Il quinto volume della testata cronologica dedicata a Don Rosa (equivalente alla prima parte del terzo volume dell’analoga testata americana edita dalla Fantagraphics) tratta il periodo corrispondente alla seconda metà del 1990, quando il cartoonist americano aveva appena iniziato la sua collaborazione con la casa editrice danese Egmont (a seguito della perdita della licenza da parte della Gladstone). L’albo contiene solo 4 storie, ma tutte, come vedremo, di buona (alcune ottima) qualità.
Si comincia con Paperino maestro giardiniere, prima storia in assoluto dell’autore pubblicata da Egmont nonché tipica "tenpages" di barksiana memoria; si sviluppa prevalentemente per gag consecutive e, come specifica lo stesso Don Rosa, ruota attorno a quella che egli chiama "sindrome della fragile maestria di Paperino", vale a dire quell’espediente narrativo - molto usato da Barks - che vede il protagonista aver acquisito una particolare abilità in un qualche campo lavorativo per poi, nello svolgimento della trama, causare un immane disastro per arroganza e testardaggine.
La successiva Paperino in Tempo rubato, di appena qualche tavola più lunga della precedente, ha invece natura differente: nasce da un’idea che l’autore dichiara di aver maturato da qualche anno - far agire i personaggi in una situazione di tempo (cronologico, non atmosferico) completamente bloccato - ma l’aspetto più interessante si scorge in quanto egli dichiara a proposito di una specifica vignetta; ebbene, qui Don Rosa chiarisce come abbia sempre immaginato i paperi di Barks delle caricature di esseri umani e non meri animali antropomorfi parlanti.
Si prosegue con Zio Paperone ed il tesoro sotto vetro, storia di più ampio respiro, rispetto alle precedenti, e di genere avventuroso, che mette bene in evidenza un altro dei tratti salienti dell’autore, vale a dire la sua passione nel tentare di ancorare sempre questo tipo di storie su fatti storici realmente accaduti, al fine di renderle non solo più interessanti ma anche più verosimili; in questo caso, l’articolo di accompagnamento traccia un’ottima spiegazione dell’ambientazione ed è (parecchio) consigliato leggerlo prima di avventurarsi tra le tavole.
L’albo si chiude con Zio Paperone e il ritorno a Xanadu, che può essere classificata come il sequel della famosa storia di Barks Zio Paperone e la dollarallergia, ma in realtà è molto di più: immaginata e scritta su specifica richiesta del nuovo editore - che chiedeva a Don Rosa di preparare nuove storie che riprendessero famosi originali di Barks - questa, in particolare, si ricollega anche ad un altro classico barksiano, Zio Paperone e la corona perduta di Gengis Khan, che sfrutta come incipit per dare il via alla narrazione; tuttavia, ben presto i protagonisti si rendono conto di trovarsi nuovamente in quella Tralla-Là già visitata ai tempi della dollarallergia e che, nuovamente, metteranno involontariamente in pericolo. L’articolo di accompagnamento risulta molto esaustivo sia come spiegazione sia in tema di extra, quali il componimento del poeta inglese S. T. Coleridge (cui Don Rosa si è ispirato), copertine, tavole, storyboard ed un breve approfondimento storico proprio sul mito di Xanadu.
Concludendo, questo quinto volume, seppur composto da sole quattro storie, peraltro diverse tra loro per struttura e registro narrativo, risulta certamente di ottimo livello e indubbiamente consigliato!

Recensione di


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Sinceramente, che fatica. Questa è la terza ristampa in volume unico della storia, quinta se consideriamo la sua presenza in volumi antologici, e per noi è comunque la quarta recensione. Siamo consci di come Dracula di Bram Topker abbia portato una ventata di freschezza e di rischio nel vasto panorama parodistico disneyano. La sceneggiatura di Enna mischia con talento orrore, eros e umorismo, in un felice impasto finale. Inoltre, i disegni di Celoni sono straordinari, che osano in ogni vignetta. Questo però non ci esime da un leggero senso di nausea a rivedere in edicola la storia, per di più con la stessa copertina riciclata per la quarta volta. Capiamo l'interesse per Panini di soddisfare diversi portafogli, anche se 6,90€ per l'ennesima ristampa con contenuti speciali vicini allo zero (almeno ci sono le copertine dei Topolini originali) siano più che troppi, rispetto a questa o quest'altra edizione. Però vedere a breve in fumetteria anche l'edizione da 25€ ci sbalordisce, ed è forse una plastica rappresentazione della segmentazione del mercato nell'Italia post-crisi. In ogni caso, a questa edizione diamo due stelle, vista la scarsezza con cui è stata realizzata. Consigliamo di recuperare la storia, per i pochi che non l'avessero, in qualche altra edizione, come questa. Di seguito presentiamo la nostra recensione uscita già nel 2012 e nel 2016.
"La parodia di Enna, Celoni e Andolfo (per i colori), è una gioia per gli occhi, sia a livello grafico che narrativo. Enna è abilissimo nel creare una parodia nel filone ormai piuttosto in voga della rievocazione in costume fedele dell'opera originale, lontani dalle rievocazioni contemporanee martiniane come Paperiade o Paperino e l'oro di Reno ovvero l'Anello dei Nani Lunghi, riutilizzando anche l'espediente del romanzo epistolare in maniera intelligente, con ironia e l'uso di efficaci didascalie. Il perno umoristico su cui si regge la parodia è ovviamente l'uso della barbabietola al posto del sangue, e l'utilizzo efficace del cast di Topolinia. A parte l'assenza di Manetta, tutti sono presenti e ben usati, da un Rock Sassi calzante in pieno ad una Clarabella al top della forma bovina, e un Macchia Nera diabolico e ironico. Ma è certamente con Pippo Van Helsing che si toccano vette di umorismo sagace non così comune in Disney.
A rappresentare bene tutto questo è un Celoni magnifico e totale, capace di innervare di linee barocche ed equilibrismi grafici ogni vignetta. Linee che si librano alte nel grande formato e che spumeggiano con i colori della formidabile Mirka Andolfo. Un'opera grafica che è un unicum nella storia disney, a parte le storie dipinte di Carpi e Chierchini (ma a due strisce per pagina). Gli autori non si fanno problemi ad osare, e certe vignette "hard" e di alta tensione ne sono la prova."
Il prossimo numero sarà dedicato a Edgar Allan Paperoe, in uscita a luglio invece che a giugno, come previsto per una testata bimestrale. Che vi sia un cambio di periodicità? Staremo a vedere, per ora non vi sono stati annunci ufficiali.

Recensione di V


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Sono almeno due le ragioni per non farsi assolutamente sfuggire il secondo numero di Vita da Paperi attualmente in edicola e in fumetteria.
Innanzitutto la pubblicazione integrale di Four Color 62 del gennaio 1945, meglio noto come Donald Duck in Frozen Gold contenente ben due storie di ampio respiro a firma di Carl Barks: Paperino e l'oro gelato e Paperino e il mistero della palude, la prima apparsa in Italia già pochi anni dopo l'esordio negli USA, la seconda proposta per la prima volta solo all'inizio degli anni '80 nell'albo di grande formato edito dall'allora ANAF e intitolato Il Fumetto "Speciale" Paperino. L'elemento di rilievo è però da rintracciare nel fatto che, oltre a queste due storie, sono qui presenti tre tavole autoconclusive disegnate da Al Taliaferro concepite in origine proprio per la pubblicazione su questo comic book (niente sunday pages rimontate) e collocate in seconda, terza e quarta di copertina. Di queste solo una (Paperino e la "calda amicizia") è stata già pubblicata in Italia nel 2015 nel volume edito dall'ANAFI intitolato Donald Duck – Le Strisce Inedite (1951-52). Le altre due (Paperino e il somarello ribelle e La poltrona preferita di Paperino) risultano totalmente inedite in Italia; la seconda addirittura mai ristampata nel mondo prima d'ora. Sicuramente un bel colpo per una testata italiana in un periodo in cui più volte abbiamo sottolineato lo scarso stato di salute di molte pubblicazioni Panini Disney.
La seconda ragione è il corposo excursus su uno degli Albi d'Oro più ricercati dai collezionisti: il Diario degli amici di Topolino del novembre 1948 contenente rubriche e racconti a firma di Guido Martina. Il pretesto è offerto dalla riproposizione della storia di Barks tratta da Walt Disney's Comics and Stories 58 (Paperino in villeggiatura), la cui cover è stata ripresa in Italia proprio da questo Albo d'Oro. Peccato non aver colto l'occasione per ristampare anche la breve storia Paperino e i bravi scolari, scritta e disegnata da Jack Hannah, pubblicata in Italia proprio sul Diario degli Amici di Topolino e da allora mai più riproposta.

Recensione di scrooge4


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Il secondo numero della Legendary Collection dedicato a I Mercoledì di Pippo si apre, o meglio, si chiude (essendo l’avviso pubblicato nell’ultima pagina) con una novità: da questa uscita la periodicità della testata si fa trimestrale. Una notizia che, se da un lato dà più respiro a chi segue i tantissimi prodotti Panini/Disney presenti in edicola, dall’altro dilata i tempi necessari alla ristampa completa della serie, lasciando vivo il timore di una brusca interruzione che sarebbe particolarmente sgradevole per l’affezionato lettore, già scottato da altri casi analoghi.
Nel frattempo, in ogni caso, la riproposizione del divertente ciclo ideato da Rudy Salvagnini prosegue seguendo correttamente l’ordine cronologico in cui le storie sono apparse sul libretto. Anche questa volta lo sceneggiatore pone Pippo alle prese con alcuni fra i più classici generi letterari: un viaggio nel tempo, un’avventura western, un racconto "salgariano", un’indagine dai toni noir. Lo schema entro cui i personaggi si muovono resta invariato: nella finzione letteraria Pippo è l’infallibile eroe e Topolino il suo imbranato aiutante, mentre nella realtà il primo è lo scrittore improvvisato e il secondo l’ascoltatore che prova, invano, a riportare la narrazione ad andamenti più canonici. L’aspetto migliore delle storie, comunque, restano gli amichevoli battibecchi fra i due inseparabili amici.
Lino Gorlero, disegnatore quasi titolare della serie, firma tre delle quattro avventure ristampate; oltre a lui, ecco la new entry Silvio Camboni, autore di una buona prova sulle praterie americane. Dal punto di vista redazionale, proprio in merito a quest’ultimo, si segnala un refuso relativo al suo nome di battesimo. L’intero albo, d’altronde, non brilla quanto a cura editoriale: la prima storia è riproposta in una versione scansionata di bassa qualità, non ci sono né articoli né bozzetti a impreziosire il volume, il cui unico contributo originale è la bella copertina di Emmanuele Baccinelli.
Il giudizio complessivo non può quindi andare oltre una risicata sufficienza; l’augurio è che le prossime uscite soddisfino almeno le aspettative ormai minime dell’acquirente.

Recensione di inthenight


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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