Benvenuto!
Per goderti al meglio il Papersera, effettua il login o crea una tua utenza.
Profilo Utente
 

Funzione disabilitata per la tua scelta sui cookies

 

Funzione disabilitata per la tua scelta sui cookies

 

Questi i recensori più attivi sulle pagine del Papersera:
  • V (272)
  • piccolobush (169)
  • Nebulina (100)
  • Malachia (97)
  • scrooge4 (94)
  • Paolo (87)
  • Paperinika (52)
  • Gancio (47)
  • inthenight (45)
  • A.Basettoni (43)
  • warren (43)
  • New_AMZ (37)
  • Gladstone (33)
  • Everett_Ducklair (29)
  • Samuele (26)
  • Chen Dai-Lem (26)
  • MiTo (23)
  • pacuvio (19)
  • cianfa88 (18)
  • Bruno (16)

 

Disclaimer & Copyright

Questo sito non ha alcun rapporto con la Walt Disney Company e né ha scopo di lucro alcuno, si tratta semplicemente di un sito amatoriale, che può considerarsi un'opera di saggistica rivolta all'analisi e alla promozione dei fumetti Disney e dei loro autori, e si avvale del diritto di citazione.

 

Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

Pagina visitata 293994 volte

 


I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

Ricerca recensioni
Testata: Titolo: Numero:
Recensore: Voto: Anno:

E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Siamo in presenza di un numero nel complesso buono, ma non privo di qualche complicazione.
Prendiamo Topolino in: Che fine ha fatto Peter Quarky? Si tratta di una storia dal presupposto di certo lodevole, quello di celebrare i 90 anni di una figura significativa come Piero Angela e, nel contempo, trattare l’insidioso tema delle false notizie mostrando l’uso del metodo scientifico. Peccato che lo svolgimento della sceneggiatura, da parte di Fausto Vitaliano, mostri anche alcune debolezze: il fatto che il personaggio utilizzi un macchinario "sbufalatore" non sembra essere molto attinente con quello che professa lo stesso metodo scientifico, e il fatto che i topolinesi diventino improvvisamente dei creduloni disinformati fin dal giorno successivo alla scomparsa del conduttore televisivo appare una conseguenza un po’ troppo inverosimile, al di là del significato che chiaramente voleva intendere l’autore. Al netto di queste soluzioni che possono convincere poco, rimane interessante la scelta di far apparire per meno di un terzo della storia la versione paperizzata del vip di turno e, come detto, la messa in guardia da certe teorie infondate e corrosive. Lo stile morbido di Alessandro Perina si conferma ottimale per questo tipo di storie, con un Topolino dinamico e un Piero Angela beccuto piuttosto riuscito e somigliante. Meno riuscito il character design di alcuni dei diversi personaggi secondari presenti.
Per quanto riguarda il terzo e ultimo episodio di Droidi, poi, il giudizio è complesso da formulare: alla luce della conclusione e, soprattutto, di una lettura unitaria dell’intera storia, la nuova avventura di PK assume sicuramente maggior identità e scorrevolezza, rendendo molto più palese il carattere da thriller futuristico che alla fin fine è. I richiami a Blade Runner rimangono evidenti, anche nella risoluzione dell’intreccio e nel colpo di scena finale, già intuibile dal primo episodio, ma col senno di poi Paperinik appare calato nella trama in maniera meno pretestuosa e il lavoro di Alessandro Sisti appare maggiormente riuscito. Il problema sta quindi nella suddivisione in tre episodi, nel fatto che la diluizione abbia portato a singole parti in cui sembrava non succedere quasi nulla, con una sensazione di vuoto che ha ammazzato il ritmo narrativo, in particolare nella lettura spezzettata. Di fatto i primi due episodi sono sembrati più che altro un preambolo al terzo, che rappresenta il vero cuore del racconto, creando quindi squilibrio. I disegni di Claudio Sciarrone continuano a mantenere un alto tasso di spettacolarità, anche se alcune espressioni appaiono un po’ troppo caricate e alcuni sfondi un po’ poco curati. Ma la regia è molto vivace e questo rappresenta un pregio, rispetto alla solita struttura delle tavole nel fumetto Disney.
La sorgente del tempo, quinto episodio della saga Alla ricerca di Topolino, non mostra invece problemi di sorta: in quest’occasione Mickey Mouse è affiancato da Zio Paperone, ed insieme si imbarcano in una caccia al tesoro guidati da tre statuine che costituiscono la mappa per la fonte della giovinezza. Francesco Artibani è abile nel coniugare i "temi" tipici dei vari membri del cast disneyano con Topolino, e così se la settimana scorsa abbiamo potuto assistere a una specie di cortometraggio animato su carta con le gag di Paperino, questa volta abbiamo un’avventurosa ricerca di un elemento mitologico, come sempre condita da dialoghi brillanti e buone considerazioni di fondo. Stefano Intini offre un appeal fortemente cartoonesco a personaggi e ambienti, e la colorazione di Edizioni BD accentua questa impressione con colori accesi e sgargianti. Il tutto non contrasta con il carattere avventuroso della trama, immettendo piuttosto dinamicità e fantasia nel contesto narrativo.
Per quanto riguarda le restanti storie, la breve di Paperoga insegna è piuttosto banale e dimenticabile, mentre Paperino e l’app da un milione di dollari parte da un’idea simpatica e fresca, che però viene "bruciata" fin troppo velocemente, con un finale repentino e scontato.
Zio Paperone e i misfatti nell’oscurità, infine, è una classica storia di Carlo Panaro, con tutti i pro e i contro del caso: da un lato abbiamo una trama buona per tutte le stagioni, ottima come lettura di totale relax e senza pretese con Zione e nipoti, come se ne sono sempre trovate su Topolino, dall’altro ritroviamo l’ennesimo giallo all’acqua di rose, con tanto di false piste palesi, facilmente dimenticabile. Renata Castellani disegna però con verve il racconto, valorizzandolo e concentrandosi in particolare su espressioni e pose dei protagonisti.
Per quanto attiene alla parte editoriale, risultano interessanti e curati il reportage dalla mostra Pixar a Roma e l’intervista-approfondimento a Piero Angela.

Recensione di Bramo


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (5 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Fascicolo non ancora recensito, probabilmente sul forum ci sono le informazioni relative al suo contenuto.

   Accedi alla discussione sul forum   

 


Che dire di questa nuova Deluxe? Presentata in anteprima a Lucca Comics 2018, come uno dei volumi celebrativi dei 90 anni di Topolino, ecco la ristampa di una delle migliori storie di sempre, "Topolino e il fiume del tempo", del trio Artibani-Faraci-Mastantuono. Decisamente un’ottima scelta quella di ristampare questa storia in occasione dell’anniversario, una vicenda abbastanza particolare, in cui si ricorda il passato guardando al futuro, riprendendo in una storia a fumetti, una trama narrata nell'animazione (il recupero dello Steamboat Willie), che per l’occasione è stata rinnovata del tutto, permettendoci di viaggiare e indagare nel passato di Topolino, il tutto in modo equilibrato e snello, senza creare problemi. Un’altra delle tematiche principali della storia, è l’amicizia tra Topolino e Gambadilegno, in cui quest’ultimo ricorda i momenti in cui erano amici, quando però stava già imboccando una cattiva strada che avrebbe portato a separare i due. Appare del tutto inedito vedere questo Gambadilegno insolito, non è l’abituale antagonista della storia, ma quasi un amico del topastro: infatti, nonostante il suo solito carattere un po’ disonesto e invasivo, si vede un vero e proprio affetto nei confronti di Topolino. La storia in sé, come avrete capito, è abbastanza particolare, ma trova uno dei suoi punti di forza anche nell'umorismo di Faraci, che con le sue battute riesce a dare una maggiore credibilità al tutto. I disegni di Mastantuono sono fantastici, e, a partire dal flashback, i protagonisti partono dai tratti moderni fino a disegnare i personaggi con un aspetto fisico quasi vintage e a ritrovare le braghette rosse a fine storia. Inutile dire che se non l’avete mai letto, è obbligatorio l’acquisto di questo volume, anche perché nonostante sia l’ennesima ristampa, questa Deluxe ha un valore aggiunto nella colorazione completamente rivisitata di Mastantuono che, a distanza di anni, arricchisce le atmosfere. Buoni i redazionali, anche se non sono particolarmente ricchi.

Recensione di SalvoPikappa


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 4/5    Voto medio: 4/5 (8 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Il tredicesimo volume si apre con una breve prefazione in cui Don Rosa presenta le quattro storie che troveremo nell'albo con alcune sue considerazioni personali.
Il "Papero del passato e del futuro", che inaugura questo numero, è nata da una vecchia idea del Don con protagonista un suo personaggio, Lanche Pertwillaby, estraneo all’universo dei paperi: ciò gli ha permesso di realizzare la versione attuale ambientata all'epoca di Re Artù, un tributo da parte dell'autore dichiaratosi amante della storia e dei film di fantascienza. Questo mix ha dato come risultato una trama"folle", senza ovviamente dimenticare i soliti omaggi al maestro Carl Barks sparsi qua e là.
A seguire "Zio Paperone e il tesoro dei dieci Avatar", una vera e propria avventura dello zione alla ricerca di un tesoro sperduto in India! Ogni riferimento storico presente è stato come sempre ben studiato dal Don, a partire dalla marcia di Alessandro Magno fino al mito e alla leggenda dei dieci avatar. La storia è ricca di suspence e veri e propri colpi di genio dell'autore: riuscire ad incastrare ogni scena utilizzando ogni singolo avatar è stato un capolavoro; inoltre non è solo Paperone il vero protagonista di questa avventura, bensì anche i suoi tre nipotini Qui, Quo e Qua sono stati responsabilizzati ed il loro aiuto si rivelerà più prezioso del previsto.
La terza storia "Una questione di estrema gravità", definita "breve" dal Don, è a detta di molti la sua migliore di questa tipologia, e qui approviamo a pieni voti l'originalità e la follia che accompagnano ogni singola vignetta.
Questo è il genere di storie "riempitive" che vorremmo leggere di tanto in tanto, sarebbero un vero toccasana, inoltre non si distacca così tanto dalla realtà, ma esce fuori dagli schemi per un motivo preciso e a nostro parere risulta una scelta azzeccata. In chiusura dell'albo troviamo un nuovo capitolo extra della $aga, "Il Vigilante di Pizen Bluff ", che riprende le vicende del giovane Paperone ai tempi del selvaggio west quando era un cercatore d'oro, riallacciandosi a tre fatti barksiani lasciati in sospeso durante la scrittura dei dodici capitoli della Saga. Non vi anticipiamo niente ma sappiate che questo capitolo non è da meno rispetto ai precedenti, anzi forse troveremo un Paperone con diverse sfumature, frutto dello stato di grazia in cui si trovava Don Rosa in questo periodo che ha reso epica la scena di "Geronimoooo!".
Siamo di fronte ad un ennesimo volume eccellente, forse il più variegato a livello di storie ma che lo rende ancor di più imperdibile per i neofiti del Don; gli articoli a corredo restano la ciliegina sulla torta e sono ricchi di nozioni e dietro le quinte interessanti, perciò caldeggiamo vivamente l'acquisto di questo numero.

Recensione di camera_nøve


   Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 5/5 (8 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Il numero si apre con Topolino e la leggenda filatelica, una storia avventurosa nella quale Topolino è affiancato dal professor Zapotec sulle tracce dei lavori perduti di un pittore topolinese. Massimo Marconi scrive una sceneggiatura dal gusto classico che dai dipinti passa in modo naturale e coerente al tema dei francobolli. E anche se il primo mistero alla base della trama è facilmente intuibile, la seconda svolta narrativa, più prettamente legata al tema del titolo, può riservare un piccolo colpo di scena anche al lettore più smaliziato. Massimo De Vita presta il suo tratto guizzante e dinamico all’avventura di Marconi, e a beneficiarne sono in particolare il suo Zapotec e gli splendidi panorami montani raffigurati durante la ricerca dei due protagonisti. Meno interessante il character design dei personaggi secondari e poco ispirata la sua Minni, mentre Mickey è caratterizzato dal tratto nervoso e veloce delle ultime prove del disegnatore.
Alla ricerca di Topolino, arrivata al suo quarto episodio, ha ormai assunto una struttura solida e ciclica che, in ogni caso, funziona e non stufa. Il merito è della sceneggiatura di Francesco Artibani, movimentata e ricca di dialoghi freschi e veloci, e del partner diverso ad ogni puntata: in Gli eroi del monte Rattmore tocca a Paperino fare compagnia al protagonista, mentre i due sono impegnati in una bislacca attività di pulitura monumenti, richiamando così il leit-motiv dei lavori di gruppo spesso presente nei cortometraggi animati dei tardi anni Trenta. Marco Mazzarello si attesta nella sua media, con lo stile un po’ legnoso che gli è tipico e con espressioni fisse e poco azzeccate dei personaggi. Ha dalla sua però una buona gestione delle scene più movimentate e la colorazione di Vinci Cardona che valorizza l’atmosfera della location.
Per quanto riguarda PK, invece, la seconda parte di Droidi migliora il giudizio rispetto alla settimana scorsa: Alessandro Sisti mantiene l’atmosfera presa di peso da Blade Runner ma introduce finalmente tracce di una trama più corposa e più intrinsecamente pikappica. La presenza a sorpresa di un (anzi, uno e mezzo a dirla tutta) personaggio di PKNA prelude a sviluppi interessanti e di conseguenza a una storia che nel suo complesso potrebbe avere maggior sostanza rispetto a quanto lasciava presagire l’introduzione. Anche Tyrrel Duckard, che sembrava una presenza un po’ forzata nella prima puntata, trova ora maggior senso e spessore.
Claudio Sciarrone si sbizzarrisce, e nelle tavole presenti in questo numero non si evidenziano i piccoli nei rilevati in precedenza: l’unica splash-page presente è pienamente giustificata e offre un effetto mozzafiato, così come le numerose doppie e quadruple presenti, mentre il suo Pikappa e gli altri personaggi appaiono vivi e dinamici (anche se qualche riserva esiste ancora per il suo Tyrrel).
L’unico difetto è che Paperinik fa davvero poco, in questo episodio di mezzo. Si tratta probabilmente di un problema fisiologico dovuto alla divisione in tre tempi e ai personaggi da dover introdurre a questo punto della trama, problema che scomparirà una volta che la storia sarà completa, ma ora come ora dispiace di vedere il protagonista relegato ai margini della vicenda.
Paperino, Paperoga e il mobile caotico di Fausto Vitaliano brilla per sconclusionatezza, certamente voluta dall’autore che non a caso ribadisce a piè sospinto il concetto di caos come possibile spiegazione dell’esistenza, ma che inficia la struttura della storia. Il nonsense in alcuni punti è veramente eccessivo, e rende la trama poco coerente e di difficile fruizione, di certo non aiutata dai disegni di Umberto Fizialetti, che con il suo segno caotico e a tratti quasi caricaturale inficia ulteriormente il godimento di una storia già minata da altri fattori, come situazioni che ricorrono "perché sì" e un'idea presa in prestito da Paperino e il colosso del Nilo di Romano Scarpa che in questo caso non funziona altrettanto bene a causa del suo essere presentata senza una reale spiegazione narrativa.
La danese Paperino verso i giochi invernali presenta di contro una trama fin troppo lineare, dove il protagonista compare per altro solo per poche tavole lasciando maggiore spazio ai nipotini. Un’avventura simile a tante altre tra quelle prodotte per il Nord Europa, che si fa notare più che altro per il tratto classico ma curato di Massimo Fecchi.
Più interessanti sono l’intervista all’astronauta Chris Adfield e l’articolo su due ragazzine che realizzano quadretti di perline per beneficenza.

Recensione di Bramo


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 3/5 (15 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Dopo quattro anni e mezzo, quaranta uscite e tre diverse incarnazioni, cala il sipario su una delle testate Disney dell'era Panini maggiormente apprezzate dagli appassionati più esigenti. E lo fa in grande stile, con la riproposta di una delle storie più evocative e affascinanti di Carl Barks: Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale. La storia non ha certo bisogno di presentazioni, essendo certamente tra le primissime che qualunque fan dell'Uomo dei Paperi citerebbe tra le preferite. Pur avendo avuto negli anni tante ristampe (anche con il titolo Zio Paperone e il trenino della felicità) la storia mancava in edicola da ben dieci anni. Resta nella memoria principalmente per il fatto che affronta un tema assolutamente raro all'interno del fumetto disneyano, pur essendo profondamente presente in qualunque realtà urbana degli Stati Uniti degli anni '50 del '900 così come in quella italiana dei giorni nostri: la povertà più nera, l'esclusione sociale, il degrado delle periferie e dei quartieri popolari, la forbice tra ricchezza più sfrenata e indigenza estrema. Come tradizione, la storia viene accompagnata da tutti i contenuti presenti nell'originale albo americano che l'ha ospitata all'esordio (Four Color 367 del gennaio 1952): tre tavole auto-conclusive disegnate da Carl Barks a tema natalizio, pubblicate nella versione italiana del 1991, senza riproporre il bianco e nero di quelle originariamente poste in seconda e terza di copertina, come avveniva nei primi tempi di questa testata.
L'altra metà dell'albo ospita due storie tratte da altrettanti albi giant natalizi del 1956 e del 1958: Archimede e il regalo della nonna e Paperino e la sfida natalizia. Quest'ultima, in particolare, si contraddistingue per una divisione delle tavole in tre strisce, poco consueta per l'opera di Barks, e per la presenza di un nuovo antagonista per Paperone, Girolamo Girello, in un ruolo tradizionalmente interpretato da Rockerduck (si veda anche la penitenza del mangiare indumenti) nelle storie italiane.
Per Walt Disney's Comics and Stories è il turno del numero 64 (gennaio 1946) con Paperino e i buoni propositi anticipata dal rimontaggio della sunday page di Karp e Taliaferro del 22 dicembre 1940, già vista in Italia sul volume Mondadori Paperino 365 sketches 1936-1945 storie per un anno e in poche pubblicazioni amatoriali.
La riproposizione delle storie di Barks tratte dal periodico USA più importante si conclude così in una fase certamente embrionale, mancando ben vent'anni di ten pages che hanno continuato a costruire e definire l'identità della famiglia dei paperi per come oggi la conosciamo. Resta l'amaro in bocca per la chiusura di una testata che, tra le tante difficoltà testimoniate dal ridimensionamento della foliazione, dall'aumento di prezzo e dalla riduzione dell'apparato redazionale, ha proposto nel suo primo ciclo l'intera cronologia delle storie di Barks pubblicate su Uncle $crooge in una veste il più possibile fedele all'originale, ha tentato di fare lo stesso per buona parte degli storici albi Four Color ripubblicando tanti altri capolavori, ha indagato sui pochissimi inediti ancora rintracciabili all'interno dell'opera dell'Uomo dei Paperi, ha offerto in un caso (Zio Paperone e l'elefante picchiettato sul numero 19) una traduzione fedele in luogo della versione stravolta proposta negli anni precedenti.
Ringraziando ancora una volta Luca Boschi ed Alberto Becattini per la passione con la quale ci hanno accompagnato in questi quattro anni, ci auguriamo che nel prossimo futuro possa esserci ancora spazio per pubblicazioni Disney di questo livello.

Recensione di scrooge4


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 5/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Copertina di un inedito colore bianco, di bella presenza, forse funestata dai sorrisoni troppo plateali e da un Atomino insolitamente smagrito. Ma è pur sempre Giorgio Cavazzano, che Gott ce lo conservi. (Non fu detto con blasfemi intenti.) La copertina è dedicata alla storia più celebre contenuta nel numero, Topolino e la collana Chirikawa, pietra miliare della storia del fumetto Disney per miriadi di motivi. Ingiustamente ricordata solo per le hitchcockiane vertigini, la storia si presenta al lettore con una eccezionale fluidità e freschezza di ispirazione. Il ritmo anomalo, rispetto ad altre scarpiane, e perciò tanto più affascinante, ci conduce dalla casa di Zia Topolinda ai peggiori ambienti della malavita, il tutto con un costante senso di scoperta, di starsi avvicinando per giri (e non per stadî) alla verità e alla conclusione. Una dinamica dunque nettamente diversa tanto dalla sorpresa martellante e intrappolatrice dell'Unghia di Kalì, inventivamente ma fermamente tesa sino alla fine, quanto dalla imprevedibilità disarmante della Dimensione Delta, giocata sulla continua apertura di possibilità tradotta anche fisicamente nel trascolorare verso il non-luogo della Dimensione Delta stessa. Qui invece il movimento è circolare, magnetico, per gorghi, non dissimili appunto da quelli, psichici, che affannano Topolino. Si può dire che questa storia somigli, per certi aspetti, ad alcune di Bill Walsh, ad esempio la Banda della Morte o l'Orfanello Riformato; in un ideale parallelo che associa alle Sorgenti Mongole il Tesoro di Mook e al Bip-Bip 15, forse, La spia Poeta. Qui del resto Atomino Bip-Bip (tocco di genio la zia Topolinda che chiede: "Siate più chiaro! Si sente un bip bip sulla linea") abdica tanto alla funzione di figura fantascientifica (insinuata nelle bizzarrie della sua quotidianità) quanto a quella di compagno di scoperte delle Sorgenti Mongole. Egli è il fiducioso e vigile compagno di Topolino nella soluzione di quegli inanellati vortici, ma non gli è un passo avanti. Non è un "bizzarro" (in ciò differendo da Eta Beta - annosa questione, la loro parziale sovrapponibilità!), ma solo uno straniero, uno straniero curioso e inventivo.
Ma se ampio spazio merita la storia centrale di cui si è appena detto, non perciò sfigura la storia d'apertura. La sindrome di Pippo è un vero capolavoro, una maniera di intendere il fumetto Disney che trascende molti confini, superando paletti e convenzioni in una girandola di cortesi audacie che fanno del Bottaro anni Novanta un grande e misconosciuto miracolo; pesantemente anacronistico, se confrontato con lo spirito dell'epoca; ma anacronistico non verso il passato, bensì verso un futuro, un futuro che ancora non vediamo perché troppo avanti, fatto di leggerezza e delirio, semplicità e orologeria, dosaggio dei ritmi e voli pindarici. Un vero capolavoro, pertanto, che fa da pendant alla Collana per ricchezza d'ispirazione, audacia e memorabilità, pur essendo le due storie quanto mai distinte per toni, respiro e suggestioni grafiche. Dire di più è inutile, quand'anche non dannoso: lettura consigliata, e capace, anche per via della minore dose di ristampe, di pesare sulla decisione d'acquisto.
Quanto a Paperino e la colletta benefica, non si può non ricorrere alla definizione abusata di "piccola perla". Paperino sta rimproverando i nipoti sull'amaca, quando viene interpellato da due membri del comitato di beneficenza del quartiere, che lo costringono a immergersi in una disavventura più comica dell'altra per portare a casa qualche obolo dai poco collaborativi vicini. Processo compositivo di una storia questo che, come è noto, può essere rovinoso o miracoloso. Nel caso presente siamo nella seconda situazione, cosicché se ne ottiene la piccola perla di cui sopra. Da notare una cosa: nelle storie d'oggi un incipit del genere è possibile; tuttavia con una differenza: per (giustificato) gusto di saturazione, gli autori d'oggi tenderebbero a presentare l'imprevisto (il duo di rompiscatole) come una bizzarria: non di comitato di beneficenza si tratterebbe, bensì di confraternita del muflone d'epoca, o simili facezie; anche in un certo senso per salutare contrasto al manierismo perniciosissimo che dei comitati di beneficenza o spunti banali simili aveva fatto, negli anni Novanta e Duemila, prassi, regola e soporifera norma. Ecco, Chendi sta fra i due estremi: realistica banalità e devastante assurdo si presentano insieme, a spiazzante braccetto, cosicché non si respira né la scontatezza della prima senza il secondo né l'artificiosità del secondo senza la prima.
Prosegue il ciclo del West, con C'era una volta nel west... Zio Paperone e il pomo della discordia, altra convincente prova dello strano Martina western, che in questo ciclo più che altrove mette in campo il seguente, rischiosissimo esperimento: riprodurre ex novo, ma con la rete di sicurezza dei consumati personaggi, l'idea per cui lo stesso microcosmo, saturato a forza di storie, possa produrre comicità per forza di esasperazione controllata.
Meno soddisfacente è invece Topolino e il gas energetico, thriller in cui Giangiacomo Dalmasso attribuisce a Topolino poteri radioattivi che per il fatto di non far ridere risultano in certo qual modo insipidi e di prevedibile sviluppo. Il dottor Enigm che accusa Minni di insensibilità rimane tuttavia un'interazione inedita e da ricordare.
Meno divertente del solito il povero Orso Onofrio, sul quale ci permettiamo di sorvolare, mentre sono pienamente all'altezza (imbarazzante) della loro media le storielline di Nonna Papera e le avventure in fattoria (sulle quali eccetera).
Presenta un caso non da poco Topolino pellerossa onorario (Chendi/Asteriti): Topolino deve salvare una tribù indiana dal trasferimento (e si sa che significasse trasferimento in quegli ameni frangenti...) cui la sottoporrà l'esercito per via di ricchezze minerarie individuate da un'industria nel sottosuolo. Topolino che fa? Cerca un giacimento altrove, cosicché l'industria sia soddisfatta e lasci in pace gli indiani. Che dire? Da una parte, Topolino difensore degli indiani per principio, senza soluzioni di comodo, sarebbe stato più accattivante. Dall'altra, però, la soluzione proposta è più realistica (e non priva pur essa di una certa tensione) quantunque non si fatichi ad immaginare che detta industria non tarderà a mirare di nuovo ai giacimenti originari; e inoltre fa respirare una povertà di mezzi ben più avvilente e pertanto più storicamente istruttiva. Impossibile e inutile conoscere le intenzioni dell'autore. Rimane, ci sia concesso congetturarlo, il caso.
Si chiude con Topolino e il diario segreto di zia Topolinda, opera di Claudia Salvatori e illustrata, ancora, da Romano Scarpa. Personalmente ignoro cosa pensasse il grande Maestro di questo seguito nell'illustrarlo, ma personalmente ammetto che non cessa di deludermi. Da Gambadilegno a Zia Topolinda, da Topolino ai personaggi nuovi, tutto perde quella luce e quella sorgività cesellata che la storia originale aveva. In buona sostanza, perde (quanto meno) una dimensione. Da qui ai recentissimi gialli di Zia Topolinda il passo è breve.
In sunto, crediamo che il giudizio più equanime per questo numero siano tre stelle, con ciò volendo esprimere un equilibrio ragionato fra i sommi vertici e le occasioni mancate, piuttosto che un salomonismo di sicurezza (ché in fondo è un voto comodo...). La pubblicazione dei deliri bottariani fa ben sperare; come sempre, attendiamo con curiosità il prossimo numero!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 4/5 (7 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


La Definitive Collection si congeda dai lettori con il sesto volume dedicato alla serie di Fantômius, curiosamente la stessa con cui la testata aveva aperto i battenti.
Spiace oggettivamente constatare come questo prodotto, uno dei più curati e originali fra quelli varati dall'editore Panini una volta subentrato alla casa madre nella gestione dei fumetti Disney, non abbia incontrato evidentemente il favore del pubblico e sia andato impoverendosi sempre di più, fino all'inevitabile chiusura.
L’albo finale si allinea alle ultime uscite della testata: accompagnata da un isolato bozzetto di copertina e due tavole a matita, prosegue la ristampa cronologica delle avventure del ladro gentiluomo che ha ispirato le gesta di Paperinik. Se le prime due avventure possono ampiamente rientrare nei canoni ormai consolidati della serie, vale la pena invece approfondire un poco il discorso su I due vendicatori: Marco Gervasio dà infatti vita ad un incontro molto atteso, quello fra Fantômius e Paperinik (come da titolo), tuttavia il risultato forse non riesce a restituire epicità e pathos alla storia, riportando la narrazione all'interno dei binari della serie a dispetto della diversa ambientazione temporale e dell’irripetibile incontro.
L’acquisto del volume è, comunque, consigliato a quanti abbiano apprezzato le precedenti strabilianti imprese di Fantômius. Va però segnalato come con la chiusura della testata, la ristampa delle avventure a lui dedicate si presenti purtroppo monca, dal momento che l’autore romano ha già dato seguito alle storie fin qui riproposte sulla Definitive. Ragion per cui anche il cofanetto ideato per raccogliere i sei volumi e presentato durante la fiera di Romics, pur ben realizzato in solido cartone e corredato da una bella litografia di Gervasio, non fa che evidenziare quel senso di incompiuto che rimane all'appassionato a causa dell’interruzione della testata.

P.s. In terza di copertina la redazione cela un piccolo messaggio di speranza: "Caro lettore, […] stiamo studiando nuovi formati per trovare altre proposte per valorizzare le serie più apprezzate. Siamo certi che continuerete a seguirci con la fedeltà e la passione dimostrate finora". Come detto nella recensione dello scorso numero, l’augurio è quello che veda la luce almeno il 4° e ultimo albo della serie C’era una volta in America; quanto alla fedeltà e alla passione dei lettori, potrebbero non essere elementi da dare così per scontati a seguito delle brucianti e improvvise chiusure intervenute negli ultimi tempi.

Recensione di inthenight


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 2/5    Voto medio: 3/5 (13 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Primo numero della versione Double di Pk Giant, un gradito esperimento della redazione per venire incontro alla paventata chiusura della testata, e per permettere ai lettori superstiti di pubblicare Pkna. Volume cicciotto, brossurato, maneggevole, con le copertine ristampate integralmente, una inedita di Pastrovicchio per la storia di apertura, redazionali al solito inesistenti. Non si sa quando uscirà il prossimo volume, dato che viene annunciato ma manca la tempistica. UPDATE: da Anteprima di Novembre scopriamo che il possimo numero uscira a gennaio, quindi la testata dovrebbe rimanere bimestrale.
Passiamo alle storie. Agdy Days link è una storia ben strana, che si snoda su due binari paralleli a prima vista con poco in comune. Paperinik va in Siberia per cercare un asteroide, e scontrandosi con un diabolico uomo d'affari tallonato anche da Angus e Camera 9, nei luoghi che avevano visto un primo attacco degli Evroniani a inizio '900. Sullo sfondo sciamanesimo e filosofie naturalistiche. L'altra parte è ambientata in borsa, con due broker che commentano l'andamento delle azioni del malvagio bilionario. Una sequenza quasi estemporanea, ma che comunque vuole riflettere, in maniera un po' superficiale, sulla finanza e sui meccanismi che regolano il denaro: temi comunque adulti, e quindi coerenti con lo stile di Pkna. Macchetto realizza i suoi testi con il suo tipico piglio iterativo, mentre Urbano realizza un buon lavoro, anche se si notano vignette ampie e quasi vuote, forse sintomo di una sceneggiatura un po' improvvisata.
Anche la Sindrome di Ulisse è un riempitivo, con pochi agganci alla continuity, ma ha tutt'altro tono. Artibani e Centomo, marito e moglie, realizzano una storia affascinante che nelle prime venti tavole lancia più di un dubbio al lettore. Paperino si ritrova, senza memoria e senza Uno, in un lontano villaggio di pescatori, vittime di strani attacchi marini. È molto interessante vedere il nostro papero in balia degli eventi, completamente solo e galleggiante in un'atmosfera malata fatta di paure e incubi. La seconda parte, in cui i nodi vengono al pettine e si ritorna allo status quo, è più ordinaria. Resta comunque una storia coraggiosa e davvero valida, impreziosita dai disegni della bravissima Manuela Razzi, qui purtroppo alla sua ultima prova con Pkna.
Un volume fatto di storie "riempitive" rispetto alla saga di Pkna, con risultati molto diversi, ma che testimonia l'approccio mai banale e maturo che il PkTeam portava avanti, anche in occasione di vicende meno decisive, ma non per questo meno avvincenti.

Recensione di V


Accedi ai dati Inducks del fascicolo    Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 3/5    Voto medio: 2/5 (6 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Nel novembre 2003 un ragazzino del "core target" dell'attuale Topolino avrebbe potuto trovare in edicola un volumetto della collana Speciale Disney, un classico vattelapesca apparentemente da un tanto al chilo, dedicato ai 75 anni di Mickey Mouse. Non una cifra tonda insomma, per quanto molto importante, eppure le persone che lo confezionarono pensarono bene di inserire un po' del meglio della produzione a fumetti disneyana facendo sfilare uno dopo l’altro nomi come Gottfredson, Scarpa, Carpi, Missaglia, Asteriti, Martina, De Vita, Cavazzano, Marconi, Faraci, Artibani e Mastantuono in una serie di sette storie che rispettavano una visione diacronica e cronologica per approfondire al meglio le varie sfaccettature del loro protagonista. Non tantissime, si dirà, ma la qualità non sta (sempre) a braccetto con la quantità né, tantomeno, con la pigrizia. Perché altro non si può pensare di un prodotto editoriale come l'ultimo numero della collana, di nuovo in un vattelapesca, Mickey Superstar dedicato interamente a Topolino dopo cinque numeri tematici sul rapporto del grande Topo con i principali personaggi Disney nei fumetti. Sia chiaro, bene o male tutte le storie proposte in questo volumetto che intendeva nelle intenzioni celebrare il 90° anniversario di Mickey Mouse sono buone e in alcuni casi dei capolavori veri e propri. Ma il risultato di questa operazione è un minestrone abbastanza indigesto per quanto variegato: è palpabile come non ci sia stata la volontà o la capacità di confezionare un indice che, analogamente all'albo del 2003, potesse presentare le varie anime di Topolino dalle sue origini a oggi facendo capire come questo personaggio sia arrivato a quasi un secolo di vita e soprattutto perché.
È la tradizione pluridecennale del grande fumetto Disney che non è stata rispettata fino in fondo e, in questa maniera, si è propinato al suddetto "core target" il minimo sindacale, per quanto di buona qualità. Impossibile del resto non associare al Mistero di Tapioco Sesto la qualifica di "capolavoro" scarpiano ed è certamente sua la parte del leone in questa sede ma, infilata quasi alla fine dell’albo in mezzo a una caterva di storie decisamente più recenti (dal 1996 al 2013), l'avventura in Pampania sembra paradossalmente quasi del tutto fuori posto. L’unica altra storia un po’ più datata è Il segreto della "Gioconda", l’esordio della macchina del tempo, come sempre gradevole per quanto all’ennesima ristampa in pochissimi anni: forse un eccessivo risalto per quella che evidentemente continua a essere ritenuta la storia più "rappresentativa" di questo ciclo. Certamente da segnalare, poi, la facciniana Il mistero di Borgospettro con le sue atmosfere horror abilmente rappresentate dall’autore genovese, capace di destreggiarsi con abilità anche con questo tipo di trame inquietanti che omaggiano il Topolino di Bill Walsh e le atmosfere ai confini della realtà di quella stagione delle strisce giornaliere americane. Ben altri richiami, stavolta al mondo dell’animazione, sono presenti in maniera piuttosto esplicita ne I mostri in giardino di Casty, remake su carta del corto Mickey’s Garden del 1935, e se vogliamo anche nel Berretto della discordia, breve firmata da Artibani che presenta dei ritmi perfetti per poter essere eventualmente trasformata a sua volta in un cartone animato.
E poi? E poi tutto il resto dell’albo oscilla tra la selezione di avventure gradevoli, ma certamente non il massimo che gli stessi autori presenti siano riusciti a dare all’universo di Topolinia, e la vera e propria catastrofe editoriale. In quest'ottica, chi scrive non crede che i bambini e i preadolescenti del 2003 fossero più capaci di apprezzare operazioni decisamente più accurate di questa rispetto ai loro omologhi del 2018. La nostra generazione è stata più fortunata da questo punto di vista? Forse. A questa presa di posizione si potrà tuttavia obiettare che per iniziative ben più complesse e strutturate legate ai 90 anni di Topolino non si debba andare a sperare nei semplici prodotti da edicola e che per i cultori, "quelli veri" e magari un po' rompiscatole, c'è ben altro molo cui approdare, come il cartonato di lusso Il grande Mickey, presentato nei giorni scorsi a Lucca Comics. E ci starebbe pure.
Peccato che in quel volume ben cinque storie su otto siano praticamente copincollate dal volumetto oggetto di questa recensione, peraltro ristampandole nello stesso ordine in entrambi: L’agghiacciante idrominaccia, Il berretto della discordia, Gli incontenibili Squee, L’incredibile Vladimir e I mostri in giardino. In più, se vogliamo aggiungere altro carico, la terza di queste è presente anche nel volume celebrativo edito da Giunti per la medesima ricorrenza e, soprattutto, la prima era già stata inserita nell’indice di Io… e Macchia Nera, l'albo che precede questo Io… Topolino all’interno della stessa miniserie. Come ciliegina sulla torta, copertina riciclata da I Grandi Classici Disney 299 (a sua volta ripresa da un'uscita one shot finlandese del 2008) e editoriali ridotti al minimo, giusto un box di poche righe a fronte di qualche pagina presente negli albi precedenti. Ed è a questo punto che, pur con tutta la buona volontà, la fiducia nell'editore e nella cura dei suoi prodotti comincia a vacillare, sperando con tutto il cuore di essere smentiti dalle prossime iniziative Disney Panini.

Recensione di Gladstone


   Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 2/5    Voto medio: 2/5 (14 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Nei quasi due anni di vita di "Paperinik" i numeri poco entusiasmanti si sono succeduti numerosi, così come nella precedente serie Appgrade. Non è il caso di questo mese. Il numero di ottobre dedicato al Diabolico Vendicatore, infatti, è uno di quelli che un lettore attento e affezionato non può perdere, viso un indice ricco di storie dal valore collezionistico ma anche e soprattutto di gradevole lettura.
Non a partire dall'inedita Il rapimento in la minore, però, che non offre nessuno spunto originale e generalmente sa di "già visto" nonostante Fontana ce la metta tutta a inserire qualche battuta divertente e un paio di personaggi di contorno che fungano da tormentone. Il risultato è una storia sì piacevole (anche grazie ai disegni della Castellani) ma che sembra di aver già letto in qualche altra versione con minime varianti.
Ma basta voltare pagina per trovare una storia decisamente più atipica. L'indistruttibile lista infatti è una interessante vicenda interiore di Paperino/Paperinik e del suo travaglio psicologico su cosa sia giusto fare e cosa gli convenga, e se il ruolo che gli spetta sia quello di giustiziere oppure di vendicatore. Cirillo rende bene questo dilemma interiore, anche se gli si può criticare una eccessiva "bontà" nascosta da parte dello Zione. I disegni di Lavoradori in questo contesto risultano quasi onirici e decisamente più adatti che in altre storie. È un'interessante approfondimento del lato "Paperino" anche la breve Il terrore dei furfanti.
Ma il cuore del numero è costituito da 4 storie d'annata (dagli anni '70 e '80) di cui due scritte da Guido Martina e ben tre disegnate da Massimo De Vita. Le due avventure scritte dal Professore, Le intercettazioni telefoniche e Il signore del raggio di luna, rappresentano tutti i tratti tipici dell'autore. Al centro di entrambe le vicende ci sono Zio Paperone e Rockerduck alle prese con affari ai quali non possono mancare. E, entrambi, sono disposti a tutto per prevalere sul rivale, compreso ricorrere a stratagemmi decisamente poco ortodossi, dai rapimenti alle denunce false. Ovviamente sarà Paperinik, come sempre, a fare da arbitro.
Oltre a queste due storie, troviamo i disegni di De Vita anche in A mani nude, stavolta su testi di Bruno Concina. Il quale immagina un Paperinik costretto a battersi (a mani nude, appunto) contro i Bassotti che gli hanno rubato la 313 X. Piacevole anche Paperinik Superstar, data 1981 con la firma della Damianovich e di Navarrini. Storia che costituisce una variazione sul ricchissimo tema dello sfruttamento dell'immagine di Paperinik da parte di Paperon de Paperoni.
Chiude il numero, infine, la storia guest Il costume fa il supereroe, unica avventura dedicata ad Halloween. Monteforte Bianchi mette in scena una vicenda priva di azione e ricca di ricordi, che si chiude senza troppi intoppi e nemmeno tanta adrenalina (anche se il cliffhanger finale cerca di restituirne un po' al lettore). Gula fa un buon lavoro e dona alla storia tratti che fanno venire in mente il film de "Gli Incredibili". Da segnalare la splendida copertina di Freccero, che raffigura un Paperinik appollaiato su un gargoyle dagli echi pikappici.

Recensione di MiTo


   Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 4/5 (12 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


Sono passati ormai 30 anni da quando nelle edicole italiane usciva il primo numero di Zio Paperone, testata che per la prima volta si poneva l’obiettivo di ristampare l’intera opera di un autore disneyano: Carl Barks, l’Uomo dei Paperi e l’inventore di Paperone, Gastone, Archimede e tanti altri componenti della famiglia dei paperi. Da allora in edicola e in libreria abbiamo avuto diversi tentativi di raccogliere ancora l’intero corpus barksiano: il tentativo meglio riuscito è stata sicuramente La Grande Dinastia dei Paperi, opera in 48 volumi edita dal Corriere della Sera e dal sapore enciclopedico, con diversi articoli e presentazioni delle storie a corredo.
Oggi, dopo il tentativo non del tutto riuscito della Panini con Uack!, a riprovarci è la Giunti, che con la nuova collana Paperdinastia cerca un’altra volta di portare l’opera del Maestro dell’Oregon nelle case dei vecchi e dei nuovi appassionati disneyani. La particolarità di questa riedizione è però che si tratta in realtà di una… ristampa! I contenuti, infatti, sono identici in tutto e per tutto alla già citata Grande Dinastia dei Paperi, sia nella pubblicazione delle storie sia negli articoli di contorno. In questa recensione abbiamo deciso di concentrarci maggiormente sul contenitore, rispetto alle storie, molto conosciute ed amate: la collana inizia dal 1950, anno in cui Barks raggiunge la maturità artistica (secondo il sottoscritto ciò avviene già a partire dal ’48, ma de gustibus…). Inoltre, il 1950 è l’annata in cui il maestro dell’Oregon si dedica maggiormente alla produzione di storie lunghe, trascurando momentaneamente le ten-pages: ottimo anno per fidelizzare con il lettore, senza dover per forza presentargli subito volumi pieni di storie da dieci pagine, che al lettore casuale e non esperto rischierebbero di risultare indigesti. Tra le storie più importanti segnaliamo Paperino e il sentiero dell’unicorno, che apre il volume, Paperino nel paese dei totem, scanzonata parodia dei piazzisti e dei venditori porta a porta e Paperino in vacanza, la storia più lunga realizzata interamente da Barks.
Parlando dell’edizione in sé, invece, non si può fare a meno di porsi una domanda: non sarà forse rischioso fare uscire una nuova riedizione dell’opera di Barks, soprattutto alla luce dell'andamento di Uack! e del fatto che si sta parlando di una ristampa dell’opera del 2008, che diversi appassionati già possiederanno? La risposta a questa domanda, che sarà definitiva solo ad pubblicazione conclusa, dipenderà soprattutto dai vari lettori casuali: se Uack! non era assolutamente rivolta a questo tipo di pubblico, a partire dal costo elevato (5,00 euro per 130 pagine, contro Topolino che ne ha 160 e costa la metà), Paperdinastia, seppur con un prezzo ancora più alto, potrebbe essere d’interesse anche per loro, grazie ad un maggior numero di pagine. Inoltre, così, la Giunti può anche sperare nell’acquisto da parte di lettori esperti che, per un motivo o per l’altro, non acquistarono la collana di dieci anni fa. Nel complesso un rischio, che però la Giunti ha deciso di tentare: come è sempre successo, sarà il tempo a decretare se avrà avuto ragione.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


   Accedi alla discussione sul forum    Voto del recensore: 5/5    Voto medio: 5/5 (18 voti)   Esegui il login per inserire il tuo voto

 


La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

Dati personali, cookies e GDPR

Questo sito utilizza dati classificati come "personali", cookie tecnici per garantirti la migliore user experience possibile, e di cookie non tecnici per l'analisi del traffico, condividendo questi ultimi con Google. In particolare per quanto riguarda i "dati personali", memorizziamo il tuo indirizzo IP per la gestione tecnica della navigazione sul forum, e - se sei iscritto al forum - il tuo indirizzo email per motivi di sicurezza oltre che tecnici, inoltre se vuoi puoi inserire la tua data di nascita allo scopo di apparire nella lista dei compleanni. Il dettaglio dei dati personali trattati, i motivi, e quant'altro previsto dal regolamento europeo di protezione dei dati (GDPR) è descritto nella nostra pagina relativa alle politiche sulla privacy. Sulla pagina appena citata potrai esprimere il consenso (o il dissenso) all'utilizzo di quanto descritto e cambiare quando vuoi la tua scelta.

Puoi accettare quanto sopra descritto - e continuare con la navigazione sul sito - anche cliccando qui.

Se poi vuoi approfondire la questione c'è il sito del Garante della privacy.