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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Anche la quarta storia di Pkne arriva in edizione Deluxe, in maniera non dissimile dalle altre. Partiamo dalla pregevole copertina e dai buoni contenuti speciali. In linea con quanto fatto con gli Argini del Tempo, l'apparato editoriale è ricco e completo. Tutti gli autori coinvolti si prendono il loro spazio per raccontare i dietro le quinte, le motivazioni, il materiale iconografico, le prove colore e quant'altro. Tutto assai pregevole, anche se forse bisognava dare più spazio a Sisti nell'esporre le sue teorie e le sue idee riguardo la struttura demografica e sociale evroniana. In ogni modo, le sette pagine di extra risultano sufficienti e decorose, ben di più della pochezza per l'edizione deluxe del Raggio Nero.
Avviciniamoci ora alla storia: Cronaca di un ritorno ha il suo cuore, in teoria, nel riportare in vita Xadhoom, in ossequio a ben precise richieste editoriali interne. Spiace dirlo, ma l'operazione non è del tutto riuscita. La xerbiana è sbandierata come molla di tutta la vicenda, ma il suo ruolo è ben modesto e la sua presenza sostanzialmente inutile. Il finale, che rieccheggia nuovi e vecchi inizi, non è sufficiente a smuovere l'idea di inutilità di tutta l'operazione.
Il focus della storia sta nel prode Paperinik, costretto a barcamenarsi in maniera furbetta tra doppigiochi, Evroniani confusi e nuovi alieni senzienti un po' noiosi. Sisti è abilissimo a delineare il papero mascherato come eroico ma anche goffo, senza dunque scordare il Paperino che è in lui. Tutta la trama però risulta un po' artificiosa, inconcludente, e sembra non andare da nessuna parte. Questo aspetto è particolarmente evidente nell'ultima puntata, con un finale affrettato e troppe poche tavole a disposizione: spiace come la redazione non abbia concesso più spazio alle idee di Sisti.
Claudio Sciarrone da par suo si diverte come al solito, rinnova la fisionomia di Xadhoom e sperimenta un po' di movenze papere. Il suo tratto risulta però, anche qui soprattutto nell'ultima puntata, un po' raffazzonato, con mancanza di dettaglio. Le ultime tavole risultano ricche di grandi vignettoni, forse perchè il tempo a disposizione rimasto poco.
In conclusione, la storia risulta gradevole, ma nulla di eccezionale, incapace di coinvolgere il lettore ed in qualche modo ingannevole nei suoi confronti. Il ritorno di Xadhoom appare del tutto gratuito, e non riteniamo l'operazione completamente riuscita. L'edizione risulta invece accurata e completa.

Recensione di V


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Blasco Pisapia in versione autore completo è la nota positiva del nuovo numero del settimanale. "Paperino e la leggenda delle pietre rotolanti" è una storia che rispolvera la comica rivalità tra zio e nipote di stampo barksiano in maniera molto classica. Qualche pecca a livello di sceneggiatura sembra esserci (una profezia che anziché avverarsi viene fatta avverare) ma la vicenda è davvero godibile, con i disegni un po' spigolosi ma espressivi dell'autore che amplificano la comicità delle situazioni. E' una tipologia di storie di cui si sente il bisogno e che sembra invece quasi scomparsa dalla gestione Panini divisa com'è tra pattume riempitivo e storie di grido: sono quelle storie che ti fanno riprendere di tanto in tanto il numero dallo scaffale per rileggerlo, abitudine che ormai va scomparendo, dato che il meglio è raccolto a parte e il rimanente è da dimenticare. A pensarci sono queste le storie che danno ancora un significato pieno al settimanale, altrimenti ridotto a semplice cassa di risonanza per altre iniziative editoriali. Ben vengano quindi ancora lavori come questo del giovane autore.... del non più tanto giovane autore.... dello splendido cinquantenne napoletano.
Il resto del numero accusa molto l'impronta ecologista che gli è stata data in occasione dell'Earth day: storie che per forza di cose devono rivolgersi ai lettori più giovani e che quindi sono estremamente semplici e francamente anche poco curate nell'intreccio, come quella di apertura. E' fin troppo evidente che si punta a veicolare il messaggio senza dar troppo peso alla parte narrativa, confidando nel target decisamente infantile a cui si rivolge (difficile credere che Vitaliano, ma anche Venerus, abbiano scritto le loro sceneggiature pensando a un pubblico adulto).
Sicuramente il palcoscenico offerto alle tematiche ambientaliste è una cosa dovuta e anche giusta, ma certo non dispiacerebbe se ci fosse un po' più di attenzione al fattore intrattenimento: a giovarne sarebbe anche la parte informativa che così risulta invece piuttosto posticcia.
Il resto del libretto, tra una simpatica breve disegnata da Guerrini e una insolita avventura con l'inedita coppia Trudy/Orazio, è costellato soprattutto di interventi redazionali a tema ecologico più una anticipazione del Comicon che si terrà dal 28 aprile al 1 maggio.

Recensione di piccolobush


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Prosegue la Deluxe Edition, e per la prima volta propone un'alternativa al filone di Pkne e a quello delle nuove parodie. Certo, l'isola di Quandomai si ispira alla serie tv "Lost", e lo stesso Casty ne parla come ispirazione per la sua storia. Ma, a parte l'idea di un gruppo di naufraghi su di un'isola (quasi) deserta, non c'è nient'altro in comune. Per cui è un piacere avere una storia nota dell'autore goriziano nel grande formato cartonato, e che possa essere di buon auspicio per future uscite.
Detto questo, Quandomai fu ai tempi una storia molto attesa, uscita nel marzo 2010 preceduta da parecchi rumors, voci di corridoio e fittizi poster cinematografici in inglese pubblicati dallo stesso autore su facebook. La vicenda è, come al solito, brillante e ben realizzata. C'è tutto: azione, inquietudine, mistero, paura, tensione, solitudine, energia, umorismo. Casty rielabora Gottfredson e Scarpa e muove con perizia il suo ricco cast.
Se la storia è ben condotta, allo stesso livello è il comparto di contenuti speciali. Finalmente, dopo un po' di numeri sotto tono, ci troviamo di fronte ad articoli puntuali e ad un comparto iconografico eccellente. Casty propone la genesi dell'opera, le copertine americane, il materiale promozionale e quanto possa interessare il curioso e l'appassionato. Il tutto completato dalla bella copertina inedita.
Con Quandomai Casty conferma le sue abilità da autore completo, e fa da apripista per una serie di capolavori sempre più complessi e coinvolgenti. Ecco perchè, pur superata in qualità da lavori successivi, l'enigma dell'isola merita il suo posto nella collana, e invita tutti voi a prenderne una copia.

Recensione di V


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Con il volume attualmente in edicola, la serie Tutti i Milioni di Paperone, nata dalla penna di Fausto Vitaliano nel 2007 e recentemente rivitalizzata proprio in occasione dell'approdo su questa testata, raggiunge un perfetto allineamento fra prima apparizione su Topolino e sua riproposizione sulle pagine delle Definitive Collection. E' curioso notare soprattutto il brevissimo scarto temporale relativo alla ristampa dell'ultima storia del ciclo, Il mio sedicesimo milione: soli 17 giorni dalla sua comparsa sul libretto, se non è un record, poco ci manca.
Introdotti da una sempre bella copertina di Paolo Mottura, ecco quindi quattro nuovi racconti nei quali Paperone racconta la sua ascesa verso la ricchezza: ogni sua impresa, pur sempre costellata di incerti e di difficoltà, è destinata a concludersi con un successo, grazie alla sua intraprendenza e alla sua tenacia. Come evidenziato per le precedenti uscite, la lettura consecutiva delle avventure ne compromette in parte il gradimento, dal momento che il canovaccio sul quale Paperone è chiamato a recitare non subisce di volta in volta molte variazioni. Anche la partecipazione di Vito Stabile alla sceneggiatura de Il mio quindicesimo milione non si avverte quasi, incasellata com'è in uno spartito altrui da seguire piuttosto fedelmente. A non deludere, in compenso, sono le ottime battute di un Vitaliano che non si prende mai sul serio e che strizza l'occhio al lettore più severo, in particolare nell'ultimo episodio nel quale ci avverte della possibile continuazione ad libitum dei racconti.
Dal punto di vista dei disegni, si conferma l'alternanza alle matite di vari autori: per Valerio Held e Andrea Freccero è la prima apparizione nella serie, per Stefano Intini la seconda mentre Marco Mazzarello è giunto alla sua quarta. Tutti e quattro svolgono un buon lavoro, che introducono attraverso un breve commento; nota di merito per le belle illustrazioni a tutta pagina di Intini ed Held che accompagnano la loro intervista.
In conclusione, l'acquisto è d'obbligo per quanti hanno apprezzato la serie grazie ai tre volumetti fin qui pubblicati; questo quarto consente infatti di avere a portata di mano la serie completa, almeno in attesa di nuovi prevedibili sviluppi.

Recensione di Kim Don-Ling


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Non molti i guizzi di questo numero primaverile dei Grandi Classici in cui a farla da padrone è tuttavia la gran varietà di situazioni e di personaggi all'opera: in un mare di storie provenienti da diversi decenni spiccano in primis le cinque Superstar, come sempre da anni il fiore all'occhiello della testata.
Per il mese di aprile la tematica scelta naviga dunque da un’isola all'altra, mettendo i principali character disneyani alle prese con eccentrici comprimari e paesaggi esotici e tribali. Pur tradendo il tema della sezione monografica e spostando l’attenzione su un ambiente semplicemente balneare, l’unica italiana del lotto, Topolino e il pescatore solitario di Martina e Capitanio, è un gialletto con un suo perché e con una risoluzione pressoché bizzarra. Interessante – seppur ancora fortemente naïf – la prova del disegnatore veneziano, qui alle prime armi con i Topi: sono chiari ad esempio alcuni riferimenti stilistici al Gottfredson degli anni ’40, ampiamente utilizzati per raffigurare personaggi secondari e comparse come Madama Sbrinz, ricalcata fisicamente sulla facoltosa e corpulenta Mrs. Van Astorocks vista in Love Trouble. Le altre quattro Superstar provengono invece da Oltreoceano e, tra alti e bassi, rappresentano una perfetta panoramica dello spirito degli autori americani degli anni ’50 a partire dal Barks straordinario dell’Isola misteriosa: 22 tavole per raccontare con la solita ironia e con un ritmo narrativo eccellente una delle prime, memorabili sfide tra Paperino e Gastone, in questo caso a zonzo tra le isole del Pacifico per ritrovare il disperso Paperone. Ad accompagnare l’avventura barksiana vi sono poi Il segreto dell’isola di Drake, disegnata da un Murry classicissimo, Il naufrago dell’isola dei coccodrilli, con un insolito incontro tra Pippo, il Grillo Saggio e Capitan Uncino e, soprattutto, L’isola Tam-Tam in cui tornano a far capolino due personaggi delle strisce giornaliere: quel Giovedì che tanto trambusto aveva portato nella tranquilla vita di Topolino nel 1940 e suo fratello Venerdì, già visto come spalla di Robinson Crusoe nel 1939; la storia nel complesso non è affatto un capolavoro imprescindibile, ma si fa ricordare per il fatto di essere in tutto e per tutto un corto d’animazione su carta.
Davvero piacevole e per nulla monotono il finale dell’albo grazie agli ineffabili Barosso Bros (La strega antistrega e L’anello nel lavello) e Carlo Chendi (Il fiore fatale): classiche commedie condite anche con un certo gusto slapstick, in cui l’elemento comico è al servizio di trame ben congegnate da alcuni dei migliori realizzatori di brevi mai apparsi su Topolino. Grazie al sapiente utilizzo da parte loro dei temi della tradizione disneyana, i due fratelli liguri riprendono nella prima storia alcuni elementi evidentemente barksiani per la caratterizzazione di Amelia e rispolverano Nocciola in un’insolita alleanza con Paperone, il tutto purtroppo disegnato da un Perego forse più sproporzionato del solito in molte inquadrature e assai poco ispirato nella raffigurazione di alcuni personaggi; nell’Anello nel lavello sono invece in scena Topolino e Pippo, in una divertente comica disegnata da Asteriti che può essere interpretata come una sorta di seguito degli Aggiustatori scatenati del 1963.
Il fiore fatale di Chendi e De Vita senior rappresenta invece un ottimo esempio di come si possano scrivere intrecci gradevoli senza esagerazioni né stravaganze utilizzando i lati più assurdi del carattere di Paperone, la cui psicologia contorta è inoltre protagonista assoluta in La giornata storta di Michelini, Del Conte e Scarpa: così come in alcune memorabili avventure di Barks, anche qui il vecchio papero sembra avere tra i suoi principali nemici le proprie angosce e manie di persecuzione, raccontate attraverso varie analessi a un pool di improbabili strizzacervelli dai nomi assai eloquenti.
Infine, superate anche le due brevi brasiliane con il Club dei Supereroi e il loro improbabile Basettoni baffuto, non rimane che la storia di apertura dell’albo, quel Segreto di Sport Goofy di Marconi e Cavazzano in cui l'atletico consanguineo di Pippo, monumento vivente di Topolinia, scende in campo per promuovere didascalicamente il minibasket come attività perfetta per iniziare i bambini allo sport.

Recensione di Gladstone


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Altro numero abbastanza riempitivo per Pkna: era un momento in cui la testata, ormai indipendente e solida, poteva permettersi di mandare in edicola storie autonome in cui il parco personaggi girava. I Mastini dell'Universo racconta di una scampagnata di Paperinik nello spazio, solo contro tutti, in compagnia di un buffo e scalmanato mercenario, il Colonnello Neopard. Proprio quest'ultimo è la vera rivelazione del numero, un personaggio "cult" cui bastò una sola apparizione per imporsi nell'immaginario pikappico. Alessandro Sisti è bravo nel delineare questa figura: prima di tutto è un vero soldato, che fa guerre con armi e macchine mortali, ed è una figura cinica e disincantata, sprezzante di tutto e tutti capace solo di valutare la vita come una somma di monete una sull'altra. Inoltre, il suo linguaggio colorito e velatamente volgare ha fatto sì di rendere Neopard una vera e propria eccezione nel puritano panorama disneyano. Sisti in poche tavole concretizza un personaggio che, usato con accortezza, è capace di scombussolare la storia e di mettere a dura prova i propri partner. Il fumantino Colonnello tornerà poi in Pk2.
Paperinik reagisce bene e crea con Neopard una serie continua di stuzzicanti schermaglie. In fondo, da solo, il papero mascherato regge benissimo tutta la trama, e Sisti sa bene come usarlo. Claudio Sciarrone da par suo si diverte con i robottoni, le armi e le astronavi, e si muove agilmente tra citazioni a Guerre Stellari e tattiche militari. L'autore milanese è anche autore della copertina, invero migliore rispetto a quella originale, assai vuota e piatta.
Il numero presenta anche le prime tavole della nuova saga di Pkne, con i baloon vuoti, e le solite gag evroniane. La storia, in conclusione, è una brillante avventura, in cui tutti i personaggi si muovono alla perfezione, grazie all'abilità di Sisti nel tirare le fila.

Recensione di V


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Ricominciamo da tre! Topostorie arriva a tre anni di pubblicazione mensile ininterrotta, un ottimo traguardo che conferma una buona qualità media, copertine curate e selezioni acute e brillanti, spesso sorprendenti e capaci di scavare tra le testata, pescando vicende poco note. Questo numero, paradossalmente, non fa nulla per celebrare l'evento, e risulta parecchio sottotono: nessuna storia in due tempi, nessun capolavoro cui guardare. Ma qualcosa comunque c'è.
Silvano Mezzavilla e Paolo Mottura firmano la frequenza Kappa, mai ristampata da quasi vent'anni. La storia è un'ansiolitica ed inquietante vicenda in cui Topolino si ritrova solo contro tutti, al cospetto di una minaccia che ha travolo i suoi affetti più cari e che non sembra avere facili soluzioni. Mezzavilla come al solito realizza una trama solida e memorabile, e leggerla risulta davvero un piacere. La chiosa finale, e il dramma umano del co-protagonista, lasciano ampio spazio di riflessione, cosa non sempre facile da trovare nelle storie Disney.
Il dilemma del "probicuo" risulta invece come un'agile e spassosa commedia, tutta giocata sull'uso beffardo delle parole, sul potere della persuasione e sulle paure manifeste ma non acclarate. Sergio Tulipano tesse una trama dinamica eppur basata solo sul linguaggio, in cui Paperone è travolto da vaghi timori e le tenta tutte pur di porvi rimedio. Vediamo i processi di creazione e di verifica di un nuovo lemma, e anche noi veniamo travolti dal dubbio che, davvero, "probicuo" possa trasformarsi in un pericoloso nemico. Chiudiamo il volume con una rara commedia del buon Kinney, qui alla sua prima ristampa.
Un numero, questo, sanza 'nfamia e sanza lodo, cui comunque diamo tre stelle, ottimo modo per celebrare i tre anni della testata che, nata per rievocare i vecchi fili conduttori dei Classici, regalano ogni mese buone e ben meditate riflessioni.

Recensione di V


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Dopo i primi tre numeri del nuovo ciclo della testata che avevano, in un certo qual senso, giustificato lo sbandierato "cambio di rotta", con questo quarto numero "si torna all'antico", per più d'una ragione, come vedremo.
Si inizia con l'inedita Paperinik e il forziere conteso (Moscato/Asaro) che, dopo le buone danesi dei primi tre numeri (e questa è la prima delle ragioni cui accennavo), ci riconsegna la solita storia stretta nell'asfissiante limite delle 20 tavole: Roberto Moscato imbastisce, di conseguenza, una trama molto rapida che cerca di minimizzare la percezione dell'esiguità delle tavole, peraltro con buoni risultati, ma di fatto sembra non esser cambiato nulla rispetto ai tempi dell'Appgrade.
La selezione delle ristampe si apre con Paperinik e l'altro Paperino (Salati/Mazzon), storia dal taglio fantascientifico che vede il nostro protagonista proiettato in una dimensione parallela non troppo diversa dalla sua, se non per un dettaglio: seppur con una certa leggerezza di fondo, la vicenda è ben strutturata ed anche graficamente non presenta pecche. Si prosegue con Paperinik e lo strano caso del Coniglio Pasqualino (Marconi/Deiana) che, come il titolo lascia chiaramente intuire, più che una storia tradizionale del papero mascherato, costituisce un simpatico omaggio alle festività pasquali, un po' come è più spesso avvenuto per quelle natalizie.
Tra le migliori del numero si annovera certamente Paperinik e il progetto super eroe (Enna/Barozzi), che esalta il lato più prettamente supereroico del protagonista, alle prese con una situazione tutta scoprire nella sua effettiva realtà: tra robottoni, misteriosi "colleghi" e devastazioni assortite, il buon Paperinik avrà le sue gatte da pelare per riportare la calma a Paperopoli. Molto più "tradizionale" risulta, invece, Paperinik e il doppio colpaccio (Concina/Gatto), dove i bei disegni del Maestro Luciano Gatto fanno da sfondo ad una vicenda che ripropone il clichè dell'amnesia del protagonista alle prese con dei Bassotti guidati da un "capobanda" molto determinato creato per l'occasione: è la storia più "anziana" dell'albo, e lo si avverte, ma nel complesso resta un buon esempio del Paperinik più "classico".
La storia migliore del numero è indubbiamente Paperinik e il testimone scomodo (Enna/Scala): Bruno Enna imbastisce una trama di genere gangster dove il compito del protagonista sarà quello di vegliare sul "testimone" di cui al titolo... o almeno proverci! Tra tanta azione, molte gag, un simpatico tormentone e dei disegni veramente dinamici ed espressivi, questa storia risulta un ottimo connubio di elementi divertendo il lettore sino all'ultima vignetta.
Si arriva cosi alla storia guest Paperinik e il ritorno di Inquinator (Pezzin/Gottardo) e, quasi a voler idealmente chiudere il cerchio, ecco che la storia conclusiva dell'albo ripropone ragioni di perplessità sull'effettività del "cambio di rotta" della testata: ed infatti, se i primi tre numeri avevano avuto il pregio di presentare (nella sezione guest) il ciclo di Spectrus in maniera ordinata e (quasi) completa - situazione del tutto sconosciuta al vecchio Appgrade - ecco che già da questo quarto numero le buone intenzioni sembrano perder slancio, ritornando il criterio della casualità con un Inquinator introdotto con la sua storia conclusiva; oltretutto, ad aggravare la gravità della scelta sta la considerazione che il "ciclo" principale di inquinator, al netto delle sue comparsate negli Ultraheroes, consta di appena due sole storie, dunque sarebbe bastata davvero poca attenzione per far le cose per bene.
In conclusione, questo quarto numero reca seco delle storie sufficienti, variegate e tutte, dall'inedita alla guest, di discreta qualità, pure con qualche picco, ma di fatto la sensazione che assale a lettura terminata è che la ventata di novità rispetto all'Appgrade si sia già esaurita e che il futuro prospetti un ritorno ad inedite che si dimenano tra l'esiguità delle 20 canoniche tavole a disposizione e storie-guest riproposte assolutamente a casaccio pure quando un proprio ordine sussisterebbe.

Recensione di Gancio


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Un numero prezioso quello attualmente in edicola della collana Uack! presenta Paperopoli. Come già accaduto per King Scrooge the first, pubblicata nel numero 6 della collana nell'ottobre del 2014 con lo storyboard originale di Barks riportato alla sinistra della versione realizzata dal fumettista olandese Daan Jippes, viene presentata in questa sede, nelle stesse modalità, la versione preliminare di Zio Paperone e il disastro paperopolese. Le 12 tavole di storyboard realizzate dall'Uomo dei Paperi costituiscono un inedito importante, ricavato da alcune fotocopie di un collezionista dalle quali, oltre ad alcuni dettagli e note di redazione, traspare autentico il tratto e lo humor del Maestro, già ben definito in quelle che non dovrebbero essere altro che semplici indicazioni per il disegnatore. Per quanto riguarda la storia in se, è significativo come Jippes abbia condotto all'oblio le versioni originali di queste storie: sebbene la versione disegnata dal cartoonist olandese sia qui alla sua terza edizione italiana, la storia disegnata da Kay Wright non è mai stata riproposta in Italia dopo l'esordio del 1972.
Motivo d'acquisto obbligato per tutti coloro che non hanno mai letto la storia è ovviamente Paperino e il cimiero vichingo, qui riproposto con tutti gli altri contenuti dell'originale Four Color 408 del luglio 1952 (un comic book interamente firmato Carl Barks). Autentico capolavoro del fumettista dell'Oregon, la storia è un sapiente ritratto della debolezza d'animo dell'uomo vittima della bramosia di potere, finemente illustrata con splendidi scenari marini, scogliere e iceberg. Ad impreziosire ulteriormente l'albo il seguito della storia realizzato da un Don Rosa, sempre abile nel confezionare trame dettagliate e ricche di autentici riferimenti storici.
Prosegue infine la pubblicazione cronologica delle ten pages di Barks per Walt Disney Comics and Stories. Con il numero 45 è la volta di Paperino al mare, insieme a I Sette Nani e Tippete di Carl Buettner e Roger Armstrong, un'altra pagina delle ormai note War Insignia e una tavola domenicale di Donald Duck di Karp e Taliaferro, con nuova traduzione e lettering rispetto alle due precedenti edizioni italiane.

Recensione di Scrooge4


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Esordisce in edicola e fumetteria il primo numero della nuova testata Panini Disney dall'intestazione certamente evocativa, "L'Altro topo": se, infatti, il "topo" è l'amichevole appellativo del settimanale Topolino, questo "Altro Topo" trasmette quasi l'idea di assumere una veste parallela, o alternativa, e tale sensazione non si discosta troppo dal vero; in effetti questa nuova testata si propone di ristampare cicli di storie apparse sul settimanale e legate da un unico filo conduttore, vale a dire quei grandi temi che spesso il Topolino affronta proponendo più storie ad essi ispirate.
Si inizia alla grande con Topi, paperi e pennelli, titolo che subito rimanda alla mente il concetto di "arte", in special modo quella pittorica ma, come vedremo, non solo: la tematica artistica, nelle sue svariate sfaccettature, costituisce, infatti, l'oggetto del ciclo de "La storia dell'arte di Topolino", ideata e curata da Roberto Gagnor. L'autore, non nuovo a storie in costume, tra fine 2011 ed inizio del 2012 firma una serie di 8 storie apparse su altrettanti numeri consecutivi del settimanale e tutte incentrate sull'Arte e sul suo strettissimo rapporto con la storia umana, fin dai primordi.
Si inizia dal Paleolitico con Il primo fumetto della storia (disegnata da Paolo De Lorenzi), che narra fantasiose teorie sulla nascita delle prime forme di comunicazione dei nostri progenitori; il primo salto temporale copre diverse centinaia di migliaia d'anni fino all'Antico Egitto, dove Il romantico papiro di Paperinubi (disegnata da Paolo De Lorenzi) spiega le difficoltà "pratiche" del sistema di scrittura mediante "geroglifici". Circa una quindicina di secoli dopo è ambientata la successiva Le tre o quattro fatiche di Paperogate di Creta (disegnata da Vitale Mangiatordi) che, fra improbabili "reality" ante litteram e protagonisti pasticcioni, mostra le particolarità dell'arte "vascolare" della Grecia "classica". Si prosegue, dopo un altro salto temporale di poco inferiore al precedente, con il periodo di transizione tra l'Alto ed il Basso Medioevo, dove Mastro Topolinius e il portale rivelatore (disegnata da Vitale Mangiatordi) ci narra di una forma d'Arte di notevole importanza per il periodo, la "scultura Romanica". In un altro momento di transizione, tra gli sgoccioli del Basso Medioevo e l'inizio del Rinascimento, è ambientata Pippo della Francesca e il ritratto del complotto (disegnata da Paolo De Lorenzi), che ritorna sull'Arte pittorica introducendo il lettore alle grandi innovazioni che quel periodo lascerà in eredità. L'ultimo balzo temporale ancora misurabile in secoli ci porta al XIX° sec., epoca in cui è ambientata Paperin Monet e il salon De'Paperon (disegnata da Vitale Mangiatordi), chiaramente dedicata al "padre dell'Impressionismo". Ormai siamo quasi in epoca contemporanea e non poteva, dunque, mancare all'appello un accenno a Pablo Picasso con Topolino e i capolavori paradossali (disegnata da Paolo De Lorenzi). Il ciclo si conclude nel presente con Zio Paperone e l'avventura dell'arte futura (disegnata da Vitale Mangiatordi) che, come il titolo lascia intuire, descrive l'Arte contemporanea ma in un'ottica chiaramente aperta alle future ed imprevedibili innovazioni di questa meravigliosa esteriorizzazione del genio umano che è l'Arte, in tutte le sue multiformi manifestazioni.
Delineate sommamente le storie, resta da analizzarne la struttura sottolineando come il carattere comune a tutte, ed il loro indiscutibile e principale punto di forza, sia la capacità di Roberto Gagnor nel costruire trame divertenti, spesso molto comiche, ma che, al contempo, non mancano mai di "centrare l'obiettivo" di carattere divulgativo: al di là della leggerezza della narrazione emerge, infatti, uno scrupoloso lavoro di attenzione ai dettagli storico-artistici, inseriti nel contesto delle storie con un'estrema naturalezza che non può non destare l'attenzione e la curiosità del lettore. Tutto ciò, accompagnato dagli ottimi articoli di approfondimento (gli stessi pubblicati a suo tempo sulle pagine di Topolino), costituisce un unicum solidamente orientanto allo scopo divulgativo, pur nella leggerezza e nelle capacità ricreative e di svago tipiche delle storie Disney.
In conclusione, questo primo numero de "L'Altro topo" costituisce un acquisto certamente consigliato, sia per il valore dei contenuti che per l'ottimo rapporto qualità-prezzo costituito da un albo di grandi dimensioni, con rilegatura di buon livello e carta "ruvida".

Recensione di Gancio


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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