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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Non sparate sul recensore (è una persona come voi e ci mette la faccia gratis et amore dei)
Il nome di Casty tra i credits di Topolino è sempre accolto con trepidazione e se è più immediato collegarlo ai suoi "kolossal", non va dimenticato che l’autore goriziano ha fornito ottime prove anche con storie di foliazione più contenuta. "Topolino e la leggenda del chucha-canucha" si inserisce in questa seconda categoria però non raggiunge i livelli di altre che lo hanno preceduto. Sicuramente la scelta di far capire già dalle prime tavole chi sia il cattivo della vicenda è voluta, con l’intenzione forse di recuperare la suspense perduta agendo sul tema del chucha-canucha. E il tentativo c’è, mescolando suggestioni di varia provenienza, dalla figura del chupacabras modificato per adattarlo al mondo disney (da predatore a protettore) a sequenze che vengono direttamente dal cinema di genere, dai "tremors" degli anni ’90 ai vari "squali", indietro indietro fino alle ambientazioni semidesertiche di Arizona, Nevada, etc…, care a Jack Arnold e agli altri cineasti della fantascienza anni 50.
Qualcosa sembra però mancare, anche il mistero della creatura viene presto risolto e la scoperta che alla fine si tratta di cucciolotti troppo cresciuti ammazza quel poco di interesse che ancora c’era. Sono presenti molti dei tratti caratteristici della scrittura di Casty, compreso una certa bonomia di fondo (l’animale terribile che terribile non è, il cattivo che è più istrionico che pericoloso, etc…) ma sembrano non miscelati alla perfezione. Sicuramente una storia che potrà piacere ai lettori più piccoli anche se, come detto, strizza l’occhio più e più volte ai loro genitori, ma meno riuscita di altre prove simili dello steso autore.
Una menzione per i disegni di Zironi che mostrano una interessante e originale evoluzione pur restando "devitiani" di base (a cominciare dal tipico villain col naso enorme).
La nuova puntata de "I tesori del grande blu" è molto classica, una caccia al tesoro senza particolari degni di nota, lettura veloce e disimpegnata. Come lo è la pillola settimanale di Sio: gag su gag in attesa che prima o poi la storia prenda una forma (ma potrebbe non essere necessario!).
A seguire Faccini, non devastante come spesso gli riesce soprattutto perché lo spunto questa volta è meno divertente di altre, ma comunque qualche sorriso è assicurato.
La vera delusione del numero è invece il minigiallo firmato da Bosco: per la brevità, per come è presentato e costruito, sembrerebbe un invito al lettore a partecipare con i protagonisti alla risoluzione. Insomma né più né meno che i gialli delle Settimana Enigmistica e simili.
Aggiungiamo che una delle regole base dei gialli, anzi la prima regola delle venti fissate da Van Dine è che i lettori devono avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Peccato che lo sceneggiatore si dimostri invece alquanto disonesto al proposito, dato che l’indizio risolutivo non è esattamente alla portata di chiunque e per dirla tutta nemmeno uno del ramo avrebbe potuto risolverlo. Ma poi perchè sto cercando di evitare spoiler per una robetta del genere? Si può dirlo senza che nessuno si arrabbi, nemmeno un fiorista di professione potrebbe riconoscere un pothos dai disegni di Urbano che non è esattamente Uderzo come livello di dettagli. Ammesso prima che uno conosca il pothos e poi che sappia pure come va tenuto. Forse è esagerato prendersela così per una storiella di otto tavole, ma se vuoi fare una riempitiva inutile come se ne vedono a migliaia fallo pure, ci sono decine di generi che puoi trattar male (e se non lo sa Bosco che sui generi cinematografici, facilmente declinabili al fumetto, ne ha ricavato una serie interminabile….) per 8 tavole ma anche 10 o 12, però il giallo, se vuole essere un giallo serio (come questo ha la pretesa di essere), va scritto come si deve.
La chiusura del numero è quasi soprendente: la coppia di autori non è di quelle che fanno sognare… e non lo fanno neanche stavolta, però la Camerini mette su una specie di commedia degli equivoci a cui i disegni legnosi quando non addirittura grezzi di Amendola danno un tocco di surreale straniamento. Probabilmente non regge una seconda lettura, ma la prima garantisce delle discrete risate. A parte i fumetti, intervista al prezzemolo musicale dell’estate e un approfondimento sul soccorso alpino con l’aiuto di cani

Recensione di piccolobush


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Fascicolo non ancora recensito, probabilmente sul forum ci sono già le informazioni relative al suo contenuto.

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Anche questa settimana abbiano tra le mani un buon numero in cui sia paperi che topi sono protagonisti di buone storie.
La parte migliore si ha nella conclusione della saga di Reginella Paperino e la regina fuori tempo terza puntata (Enna/Perissinotto): ultimo episodio di una saga davvero ben riuscita, ben sceneggiata, emozionante e profonda. Una storia adulta e ricca di riferimenti ai sentimenti, quelli profondi, quelli veri.
Non si parla dell'amore tra Paperino e Reginella, si parla del significato stesso di amore, si riflette su cosa significa volere bene a qualcuno: questa storia insegna a mettere da parte tutti gli egoismo e a chiedersi quale sia il bene per l'altro e far di tutto per far si che questo si realizzi.
Si è letto che è stato un errore definire amicizia un amore, ma proprio per questo è una storia adulta; ho trovato ogni sua parte poetica: la rassegnazione di Reginella, il suo essere così mansueta, va letto in una chiave di sacrificio per il suo popolo; lei sente che un sentimento la pervade, ma sa che deve sacrificarsi per i suoi sudditi e lo fa perché li ama e così Paperino fa lo stesso per lei.
Enna riesce ad elevare quello che era un amore, forse importante, forse profondo, in qualcosa di universale che trascende la fisicità per trovare posto in una dimensione fatta solo di sensazioni, in cui amicizia, amore, sentimenti si fondono per creare emozioni e così facendo riesce anche a trasmetterle ai lettori. Credo che un'intensità simile sarebbe stata efficace anche se raccontata con le sole parole, ma i disegni della Perissinotto rendono il tutto armonico e intenso, gli sguardi le espressioni i paesaggi parlano senza bisogno di parole; sia la parte grafica che quella scritta potrebbero da sole riuscire ad esprimere l'essenza della storia, ma insieme creano un piccolo capolavoro.
In apertura troviamo invece Topolino in giallo - Mistery Boat (Bosco/Gula): l'estate, si sa, è la stagione migliore per i gialli e Bosco ne sforna uno di qualità, buon intreccio, buon uso dei personaggi e un Topolino davvero a suo agio in questo ruolo.
Zio Paperone e i misteri del grande blu - Il segreto del mare di foglie (Nigro/Soffritti) èuna buona storia dallo svolgimento non banale anche se basata su un canovaccio conosciuto. Soffritti riesce a dare sempre quel qualcosa in più alle espressioni dei paperi.
Infine, ecco le due brevi comiche: Molti personaggi in: la scatola misteriosa nel luogo misteriosissimo, seconda puntata (Sio/Picone) è piena del non-sense di Sio, davvero esilarante, e riesce a far ridere anche con una sola vignetta, creando situazioni al limite del pensabile e proprio per questo divertenti; inoltre la modalità episodica risulta molto consona la suo tipo di comicità. Pippo in: i gusti sono gusti (Faraci/Castellani) è altrettanto divertente, ma da Faraci non ci si può aspettare di meno.
Buona lettura!

Recensione di Nubulina


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Numero finalmente molto positivo, questo di agosto, che manca le cinque stelle per alcune imperfezioni che purtroppo, in poche pagine, si fanno notare più che in passato.
Giova notare che mancano in un certo senso "pezzi forti", storie di richiamo o accoppiate autoriali da collezione. Ciononostante è proprio sulla oculata scelta in un repertorio non celebre che il numero fonda la propria solidità, molto maggiore di tanti numeri precedenti. Ok Quack e la microavventura è una ottima prova di un Nino Russo quasi alle prime battute, con ottime trovate anche se in parte funestate dal solito, immarcescibile miliardario suscettibile che ormai agita gli incubi di chi è cresciuto nell'era Muci. Lo stile svagato, ma per nulla trascurato del Nino Russo di quel periodo si appaia bene al Cavazzano "ultraclassico" anni Novanta.
Segue Topolino e le vacanze al 20° parallelo, di Gian Giacomo Dalmasso, che sposa thriller e scene comiche particolarmente azzeccate per il ritmo distorto che conferisce loro l'uso reiterato del canguro Siki-Siki e dell'ineffabile re Poko-Poko, capace di sovvertire divinamente la trita contesa fra Topolino e Gambadilegno. Da rimarcare il contributo grafico di un Carpi ad uno dei suoi vertici, con i suoi personaggi dinoccolati ed enigmatici che portano in sé e sublimano il meglio della tradizione del fumetto comico italiano classico extra-disneyano.
Ottima, stavolta, la coppia di brevi Paperino e il digiuno desiderato e Paperoga e la "combinazione" del maglione: si tratta come al solito di storie che o trovano il loro (impareggiabile) ritmo o vi si impelagano (spesso complice anche la traduzione, per buona che sia), ma questa volta la misura è azzeccata in pieno. Da notare uno Strobl particolarmente in forma (sia detto da un suo non estimatore), forse, chissà, libero finalmente dalle pastoie di inchiostratori nettamente inadatti.
La sezione Superstar, va detto, non brilla certo per il comparto grafico: in Paperino e la pesca subacquea, classica martiniana inattesa e torrenziale (come non farsene rapire?), Giuseppe Perego trascura ripetutamente la convessità delle linee convesse e la concavità delle linee concave (per così dire), riscattandosi tuttavia nella rappresentazione del fondale marino, in cui pullulano i pesci, polpi e aragoste che il Professore fa agire in sequenza alternando bruscamente i caratteri.
Punto debole del numero, poi, Topolino e i sottomarini pirati, direttamente insipida, mentre ricca di spunti è Paperino e le perle della città sottomarina, dai risvolti, in un certo senso, con suggestioni che non stupirebbe trovare nella Superstar di apertura. Queste due storie estere si fondano su comparti grafici tremendi, ai limiti della pubblicabilità (specie la seconda); ma anche alla luce di alcune note di Luca Boschi nell'introduzione è verosimile che la colpa cada in gran parte sui "ricalcatori" italiani e sui funzionari statunitensi che inviavano oltreoceano non gli impianti, ma appunto gli albi da ricalcare. A tal proposito, molto godibile il risentimento parecchio "fuori dai denti" con cui Topolino, alias Mario Gentilini (verosimilmente) risponde ai lettori che credono di ravvisare, in quei tratti incerti, addirittura storie fraudolentemente Made in Italy (ai tempi, ricordiamolo, inesistenti: Martina e Scarpa sarebbero sbarcati solo di lì a poco).
Topolino e gli ammutinati del Daunty è sicuramente una spanna sopra la media delle creazioni del suo autore Giorgio Ferrari, almeno per quanto concerne l'esperienza non amplissima di chi scrive queste righe, grazie (ancora) ai canguri e alla costruzione non banale della vicenda.
Si chiude "con il botto": Zio Paperone e il richiamo turistico è opera dell'ineffabile, leggendario ed enigmatico Pier Carpi, che mette a segno un altro dei sui pochi colpi ma buoni, attingendo da toni barossiani per metter su una vicenda lineare ma vivace, che a partire da un inganno dei più banali convoca i peggiori umori dei tre paperi con basette: Paperone, Pico, Rockerduck. Storia - e numero - caldamente consigliati!

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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Un bellissimo quarantesimo numero di topostorie, che conferma la collana come assai brillante e sempre ben curata, con rari scivoloni. Massimo Marconi ancora una volta realizza una scelta piacevolissima, fatta di sole parodie, ma meno note e celebri delle solite.
L'ambiente de-umanizzante dell'ufficio fa da molla per il Grande Papero, parodia di 1984 di Orwell. La scelta di usare Paperone come Grande Fratello è perfetta, perché permette a Russo di satireggiare sul potere del capitalismo e mostrare tutte le difficoltà dell'uomo medio a far parte di un sistema che ha per obiettivo proprio l'annullamento della personalità. Un modo insomma, in entrambi i casi, per rendere i paperi non semplici figurette ma specchio di un settore dei servizi con le sue ombre, e che Russo descrive con immutata, e ancora valida, verità. Sempre dell'autore milanese è La metamorfosi di un papero, con un giovane Freccero in una magica Praga: è buffo vedere come la disgrazia che capita al vero Gregor sia una manna dal cielo per la sua versione papera. Il ribaltamento dei ruoli e la fortuna nell'essere finalmente diverso dagli altri è la chiave di lettura di una storia niente affatto scontata.
Il giro del mondo in 70 giorni è davvero ben costruita: Gentina, abile disegnatore ma soprattutto grande sceneggiatore, realizza una trama semplice ma difficile da mettere in pratica: solo due personaggi, la stessa ambientazione, e la natura selvaggia contro di loro. Anche la chimica tra Paperino e Archimede, formali Lord inglesi, risulta decisamente buffa e nuova.
Il barbiere di Siviglia è invece perfettamente collaudata. Dalmasso inizia il filone operistico con il classico rossiniano ed e subito divertimento. Le celebri arie sono perfette sulle bocche dei paperi, e i frenetici e spigolosi disegni di De Vita senior rendono l'idea della sfrenata Sarabanda. Sempre di opera si parla con I+TL+1319-APaperino di Bergerac, con uno smagliante Carpi. Martina ai testi era un esperto di questo genere di riduzioni, e ne approfittiamo qui per proporre un volume dedicato al forte legame tra Disney e opera.
Nota di merito infine per la semi inedita Super-Paper: utilizzare Paper Fantasy come fonte è un'ottima scelta. Insomma, numero eccellente e per chi ama le parodie promosso a pieni voti.


Recensione di V


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La bella copertina di Pastrovicchio presenta un Paperinik sofferente ed enigmatico e, pur estremizzandole, rappresenta in pieno le atmosfere della storia. Beato Angelico è la prima sceneggiatura lunga per Pkna di Davide Catenaccj, il mitico Bertoni, ed è una storia divisiva: a chi piace molto, e a chi non piace affatto. Diciamo subito che siamo dei grandi estimatori di 62 tavole tese e misteriose, in cui elemento spionistico è centrale. Come in un romanzo di Le Carrè, doppi e tripli giochi si sprecano, e la materia ancora una volta viene trattata in maniera adulta e matura . Il tema della conoscenza delle informazioni – oggi diremmo Big Data – è quantomai attuale, e Paperinik si trova travolto da questi temi, e quasi estraneo ma, anche grazie ad Uno, risulta il vero burattinaio, il vero diabolico vendicatore che confabula nell’ombra e muove le sue pedine. Riconosciamo come la sceneggiatura possa essere confusionaria, e forse meritava più tavole, o più dialogo: Catenacci realizza layout tranquilli e normali, senza gli sfrenati adattamenti tipici di Pkna. Pastrovicchio si muove bene come al solito, e la splash page iniziale, o certi primi piani, bastano per rimanere impressi nel lettore.
Un vero intrigo giallo con sfumature etiche, un intreccio sofisticato e decisamente inedito sia per Paperinik che per il panorama disneyano. Una storia promossa a pieni voti, che consigliamo caldamente a tutti. Continua invece la pochezza editoriale della testata, e Mega pare confermare un formato fisso di 64 pagine, cancellando definitivamente la storia breve, e anche gli altri editoriali: un vero peccato, anche perchè Pkna ha ancora molte cartucce da sparare, come questa.

Recensione di V


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L’immagine di Reginella che i cavernicoli stanno scolpendo nella roccia nel secondo episodio de "La regina fuori tempo" sembra la sintesi di questo suo ritorno: come nella baia silenziosa del passato, anche in questa avventura dell’indimenticabile e indimenticata sovrana c’è solo il suo simulacro, una figura spenta, totalmente diversa dal personaggio che i lettori avevano conosciuto.
Per fortuna c’è Paperino che si fa in due, letteralmente, per sopperire alla mancanza della protagonista femminile. Un Paperino ottimamente caratterizzato, che sa essere deciso e in gamba anche senza indossare il costume di Paperinik o il tuxedo di Double Duck.
A parte questo la vicenda è assai articolata, con diverse linee narrative e temporali, con tante chiacchiere e spiegazioni, con tre protagonisti supplementari (i nipotini, ben gestiti anche loro), con tanta fantascienza, tanta azione, trame di palazzo e scorribande nel tempo e nello spazio. C’è tutto, mancano solo "loro": finora Paperino e Reginella, come in un racconto di Calvino, si sono solo sfiorati o intravisti in un paio di occasioni, ma di fatto la coppia ancora non si è riformata. Indubbiamente è passato un sacco di tempo dal loro primo incontro avvenuto anni fa (45 effettivi, 25 per la quest… la redazione) e probabilmente le trame prettamente romantiche di Cimino oggi avrebbero fatto forse fatica a coinvolgere i lettori più giovani (un esperimento in proposito lo stanno portando avanti in Bonelli con Martin Mystère), oltre al fatto che ogni autore ha il suo stile, ma di fatto la vicenda dopo un primo capitolo di introduzione e un secondo di passaggio, ancora deve "esplodere". Resta ancora una puntata e Enna è uno sceneggiatore che sa coinvolgere il suo pubblico, potrebbe tranquillamente stupirci.
Oppure no. Dopotutto questa è solo la prima di una nuova serie di avventure con Reginella, quindi potrebbe avere il solo scopo di reintrodurre/presentare il personaggio senza soffermarsi eccessivamente sul loro rapporto: ci sarà allora tempo per vedere i due innamorati nuovamente fianco a fianco.
Quale che sia l’ipotesi corretta, restano almeno i disegni della Perissinotto che, tra le altre cose, riesce a dare ai personaggi espressività e un tocco di modernità anche solo con qualche ciuffo sapientemente posizionato.
Con "La scatola misteriosa nel luogo misteriosissimo", Sio torna a scrivere una storia puramente demenziale dopo la parentesi della "bluguette" e non per nulla ad affiancarlo c’è Intini: spunto minimal su cui imbastire gag a raffica coinvolgendo personaggi di entrambi gli universi (e forse anche di più, chi sa). Poco importa se la caratterizzazione di alcuni può risultare borderline: queste storie, come in quelle della Ziche, sono una zona franca dove (quasi) tutto è permesso.
Ancora una prova convincente per Zemelo che, come ne "l’inquietante Nyappo", riesce a imbastire una storia dove la suspense cresce gradualmente. E come nella storia precedente, anche nel finale di "Topolino e gli incubi a occhi aperti" qualcosa sembra perdersi, ma parliamo comunque di uno degli sceneggiatori più giovani e promettenti che ha tutto il tempo di migliorare. Per di più, tra echi scarpiani e strizzate d’occhio al recente cinema di genere, emerge una Minni innamorata e determinante come solo Casty ci aveva proposto negli ultimi anni. Al contrario, emerge in tutta la sua vacuità la Paperina di Faccini, protagonista di una delle tipiche follie dell’autore genovese che, per mezzo di esse, ci fa vedere i nuovi mostri contemporanei.
Chiusura per una storia di Figus il cui spunto avrebbe potuto reggere una vicenda ben più articolata ma che lo sceneggiatore chiude in poco più di quindici tavole, risultando poco più di una semplice riempitiva
Tra i contenuti redazionali si segnalano una intervista alla biologa marina Mariasole Bianco e un articolo sulla Onlus "sportAbili" che aiuta i portatori di handicap a praticare sport estremi

Recensione di piccolobush


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Il numero di luglio di Paperinik, quello che per molti è una lettura di compagnia sotto l’ombrellone, mostra un eccellente indice, candidandosi a diventare uno dei migliori numeri del "nuovo corso" della testata. Merito di storie non memorabili o particolarmente famose ma tendenzialmente efficaci, in cui gli autori sono capaci di utilizzare nel modo giusto il personaggio del papero mascherato.
Si parte con l’inedita del mese, Paperinik e, la mossa imprevista affidata al collaudato Riccardo Pesce con ai disegni Federico Franzò. Nelle venti tavole a disposizione l’autore inserisce un tradizionale supercattivo, stavolta dotato di un intelletto particolarmente sviluppato. Il papero mascherato deve ovviamente fare i conti con un potere contro il quale non può apparentemente competere, dunque dovrà ricorrere a escamotage alternativi.
Il format adottato da Pesce appare in maniera abbastanza simile in una delle ristampe, Il segreto di Multivelox, by Tulipano e Barozzi. Qui l'antagonista è un velocissimo criminale apparentemente imprendibile, che però non ha fatto i conti con le risorse di Paperinik.
Tocca invece il filone della perdita di fiducia dei paperopolesi verso il proprio eroe La sorveglianza sospetta, di Francesco Monteforte Bianchi e Luca Usai. Questa avventura (datata 2013, la più recente delle ristampe di questo numero) va anche a toccare, in maniera piuttosto critica, il tema della videosorveglianza in relazione al rispetto della privacy. Elemento, quello della critica nei confronti di alcuni temi attuali, che ricorreva spesso nelle sceneggiature di Bianchi.
Due delle storie centrali ( birbonite rossa e Scacco matto a Paperinik) vanno invece a inserirsi nell'inflazionato filone delle avventure incentrate sul disvelamento dell’identità di Paperinik. Tuttavia in entrambi i casi il tema, pur non originalissimo, è ben trattato dagli autori che riescono, specie nel primo caso, a dare vita a una trama interessante e non scontata. Piacevole anche Il monumento pubblico, che vede il papero mascherato alle prese con il vandalismo verso il monumento a lui dedicato. Tema ecologista infine per La corsa alle alghe, realizzata da due "pezzi da 90" come Pezzin e Dalla Santa, i quali vanno ad attaccare l’inquinamento marino dovuto alla proliferazione di alghe.
Menzione anche per la "storia guest",Il ritorno de l'Imbianchino Mascherato. La divertente avventura vede protagonista lo sgangherato supereroe inventato da Corrado Mastantuono (che cura testi e disegni di questa storia) in competizione serrata con Paperinik. E con arbitro della "sfida" un inconsapevole Archimede.
In conclusione questo settimo numero di Paperinik offre storie piacevoli e non banali, con il valore aggiunto di ogni numero della testata costituito dalla splendida cover di Freccero e dalla vignetta finale di Ferrario.

Recensione di MiTo


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Dopo i volumi delle Special Edition dedicati agli sceneggiatori (o co-dedicati a sceneggiatori e disegnatori), sembra essere recentemente giunto il tempo di dedicare spazio anche ai disegnatori: si è cominciato con Asteriti, e si è ora passati ad un grande maestro del disegno Disney, Giovan Battista Carpi. La selezione di storie pare, tutto sommato, buona: tra gli sceneggiatori troviamo grandi nomi, come Martina o Chendi, e, a chiudere il volume, lo stesso Carpi, con Il mistero dei candelabri.
La qualità delle storie nel volume resta piuttosto alta: per lo più umoristiche, che vedono come protagonisti i paperi, in particolar modo Paperino. Storie brevi e divertenti come Paperino e i cani corgi si accompagnano a storie lunghe, come Paperino missione Bob Fingher, che occupa buona parte del volume con le sue 61 pagine, ed è un simpatico minestrone del genere dello spionaggio, molto in voga negli anni Sessanta.
A chiudere il volume ci pensano due parodie di tutto rispetto: la pluriristampata Sandopaper e la perla di Labuan (che avevamo visto già l’anno scorso nell’ottavo volume dei Grandi Classici) e Il mistero dei candelabri, parodia de I Miserabili di Victor Hugo, la storia più lunga del volume.
Rimane comunque qualche perplessità sulla selezione complessiva delle storie nel volume: pur essendo di media e alta qualità, da un albo che vuole presentare un autore nella sua interezza ci si potrebbe aspettare una dimostrazione di crescita artistica, che viene qui negata dal fatto che sei storie su otto appartengono allo stesso arco temporale ristretto (dal 1963 al 1968), e solo le due parodie finali riescono a riscattare questa necessità. L’ordine temporale dell’indice per giunta non aiuta a sopperire a questa necessità: si comincia con Zio Paperone e la psicosi dell’oro, pubblicata nel 1968. Ma si passa poi a Paperino e i cani corgi, pubblicata nel 1963: ovvero rispettivamente l’ultima storia e la prima storia dell’arco temporale citato in precedenza, a cui le storie successive (escluse le parodie) appartengono.
Inoltre delle otto storie del volume, ben due erano state già ristampate nel 2016, e Paperino e la villa nella valle addirittura il mese precedente sui Grandi Classici! Comprensibile considerando che il volume vuole inquadrare Carpi nella sua interezza, un po’ meno però se si considera che viene meno a questo obiettivo per le ragioni di cui sopra.
In linea generale, pur con i suoi difetti, rimane un buon volume. Carpi meritava sicuramente un numero di queste Edition a lui dedicato. Rimane un po’ l’amaro in bocca per non aver sfruttato l’occasione fino in fondo, ma il rapporto qualità/prezzo giustifica ampiamente l’acquisto.

Recensione di McDuck


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A riconferma di quanto tale testata (una delle più longeve dell’era Panini, già iniziata nel periodo Disney) sia imprevedibile e altalenante, il numero di agosto di quest’anno è forse uno dei migliori mai pubblicati in oltre cento volumi di storia. Ad aprirlo ci pensa il ritorno di fiamma di una pietra miliare del fumetto storico: Topolino e l’oro confederato rappresenta infatti un capolavoro assoluto, degno del miglior De Vita e di un ottimo Sarda. La vera particolarità di questa storia è senza dubbio la perfetta alternanza tra passato e presente. Gli autori, due veri Maestri del panorama disneyano, miscelano perfettamente la Storia alla Fantasia, tanto che non si riesce mai a distinguere l’una dall’altra.
Il punto di forza dell’albo però è la grande quantità di opere di celebri disegnatori contemporanei nei loro momenti d’esordio, quando erano ancora dei talenti in erba assai acerbi. Il Pasticcio nel Passato è una di quelle e ripercorre al meglio la giovinezza pittorica e inventiva di Corrado Mastantuono, nonché di due geni assoluti della Firenze rinascimentale come Leonardo e Botticelli. Nell’Occhio della Montagna, dalla splendida sceneggiatura a due tempi di Cimino, immancabile in tomi simili, possiamo ammirare le prime rappresentazioni di un ancora candido e un po’ impacciato Mottura, comunque capace di eternare location da applausi, in puro stile Rodolfo. È interessante constatare il cambiamento grafico di questo artista con la Valle del Picchio Gigante, uno dei più bei gialli-riflessivi di Casty degli ultimi dieci anni. Tuttavia non mancano nemmeno capolavori minori, come la prima avventura nel tempo di Pippo e Topolino, secondo la quale i Vichinghi avrebbero preceduto non di poco Colombo nei viaggi transoceanici verso l’America, l’inusitato innamoramento di un Quo "Beato tra le Papere" e uno dei rari gesti di generosità dello Zione solo per una Torta … salata! Senza nulla togliere al grande ritorno di Topolino nel mondo del giornalismo di G.B.Carpi, dove non mancano naturalmente misteriosi tratti noir.
Volume perfetto per le vacanze.

Recensione di Topolino08


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Terzo numero del "progetto/esperimento/recupero" di Ridi Paperoga, curato nella confezione e nei redazionali da Tito Faraci, Marco Bolla e Sio.
Si continua sulla falsariga dei due spillati precedenti e sull’escamotage del tema del numero, già in vigore ai tempi di Ridi Topolino, che include sia la rubrica principale che la storia inedita.
Questo mese si tratta della gentilezza: se in tal senso Gambadilegno in: leggete questa storia per favore (ma non sentitevi obbligati), di Tito Faraci e Enrico Faccini, risulta la più debole delle storie scritte per la testata, con un svolgimento sì surreale ma non così comico come ci si potrebbe aspettare, il cosiddetto Temone funziona nella sua follia. Le assurde traduzioni in presunta "forma gentile" di alcune frasi riscoprono tutto il nonsense del Faraci dei tempi d’oro e del Sio attuale, e così anche l’immancabile test per scoprire che tipo di persona gentile si è.
Oltre a questo filo rosso, risulta divertente la rubrica con le curiosità dal mondo, in cui gli autori hanno inserito di tutto e di più, con effetti comici assicurati, ma soprattutto l'articolo in cui si finge di ricostruire la trama di alcune vecchie storie Disney partendo dalla vignetta finale. Inutile dire che gli esiti sono volutamente inverosimili, dando ancora una volta il pretesto per voli pindarici dell'assurdo comico, alcune volte decisamente riusciti, altre meno.
Carina, anche se non proprio in linea con lo spirito puramente umoristico del prodotto, la storia in ristampa Paperoga e il vicino misterioso, e anche le due one-pages Re di pasticci scelte non sono tra le migliori della serie.
Come si può notare, comunque, è ancora Enrico Faccini a fare da trait d’union al numero, così come nel primo: sembra quindi che, invece di avere un autore-simbolo diverso per ogni numero, abbiano deciso di alternare i due talenti comici di punta di Topolino, aspettandoci a questo punto un ritorno di Silvia Ziche nel prossimo albo.
Sio tira fuori del suo meglio, infine, nelle due pagine di fumettino finale, ancora una volta attribuito in modo fittizio a Paperoga stesso: Gumbo Gorilla nemico degli insetti è una storiellina basica ma geniale, che meriterebbe molto più spazio rispetto alla sua funzione di "pretesto didattico" su come realizzare un fumetto (il modo in cui è usata in questo albo).
Insomma, arrivati al terzo numero si può concludere che Ridi Paperoga mantiene ciò che promette: nonsense, divertimento leggero e folle, non per tutti i palati ma che non subisce dirottamenti rispetto ai propri obiettivi. Nel complesso appare come un prodotto emulo ma meno fresco di Ridi Topolino, del quale riprende l'approccio con qualche innovazione generale ma senza offrire un quid effettivo.

Recensione di Bramo


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In occasione del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino, vista la partecipazione straordinaria della Panini/Disney con un suo stand, è stato pubblicato un volume speciale cartonato del Topolino 3208, non una "variant", bensì un supplemento del settimanale.
Volume che raccoglie alcune storie pubblicate dal settimanale dedicate al mondo della cultura e dei libri alternando comicità e thriller, come la storica famosa "Topolino in: Il nome della Mimosa" (Sarda/Ubezio), scelta per omaggiare la recente scomparsa di Umberto Eco: da sola vale l'acquisto del volume, insieme alla magnifica copertina di Paolo Mottura. La storia del 1988 venne pubblicata sul settimanale a ridosso dell'edizione inaugurale del Salone del Libro di Torino; lo sceneggiatore Bruno Sarda regalò una copia del Topolino 1693 proprio ad Umberto Eco che apprezzò la rivisitazione del suo libro in ambito disneyano, sentendosi onorato di tale riconoscimento.
Topolino e il mistero del silenzio in coro (Macchetto/Sciarrone) a differenza delle altre storie dell'albo gode già di una ristampa prestigiosa nella collana della Giunti Libri "Le più belle storie Disney 27" dedicate al mondo del noir; qui Topolino e Minni sono alle prese con una biblioteca misteriosa celata all'interno di una casa ereditata da un eccentrico fan dei social network, con un finale a tinte romantiche.
Ritroviamo ristampate per la prima volta in questo albo Paperino e il mago delle parole (Gagnor/Perina) del 2012, mentre Paperoga e il capolavoro mancato (Faraci/Lavoradori) e Zapotec & Marlin alla ricerca del tempo perduto (Fontana/Cavazzano) sono ben più recenti in quanto pubblicate sul libretto giusto un anno fa.
Una menzione particolare per quest'ultima storia con due protagonisti inusuali quali sono Zapotec e Marlin: potrete scoprire come nacque la loro amicizia e soprattutto la macchina del tempo che ha accompagnato Pippo e Topolino nelle loro avventure a spasso nei secoli!
Un volume speciale da collezione che ha ottenuto un grande successo, sia in fiera che in edicola; ci auguriamo che questa formula possa essere utilizzata nuovamente per altre ricorrenze speciali!

Recensione di camera_nøve


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Paperino nel tempo che fu. Per chiunque non abbia mai letto questa storia il trentaduesimo numero di Uack! Paperopoli costituisce un acquisto imprescindibile. Ventotto tavole dense di emozione, ricordo, nostalgia per uno dei più appassionanti e toccanti racconti realizzati dall'Uomo dei Paperi. Un incidente d'auto porta Paperino, Qui, Quo e Qua a vivere un realistico sogno nella California di cento anni prima, illustrata magnificamente da Barks con tanti elementi in stile verista: la ricca proprietà di Don Gaspar, della quale possiamo ammirare i fasti del passato ed il degrado del presente, sembra presa a prestito da un fumetto western; tutti i personaggi incontrati, in particolare quelli femminili come Tina e Panchita, hanno tratti tipicamente realistici, se non fosse per il naso che le differenzia da analoghi personaggi visti in storie leggermente precedenti quali Paperino e le spie atomiche e Paperino re del circo.
Oltre a Paperino del tempo che fu, ritroviamo in questa sede ristampato interamente il mitico Four Color 328 del maggio 1951: oltre alla copertina di Carl Buettner, utilizzata in Italia nelle prime due edizioni della storia di Barks (Topolino 31 e Albi della Rosa 100) come una sorta di prologo-splash panel, tutte le altre quattro storie (di cui tre tavole autoconclusive) sono disegnate da Bob Moore. Pubblicate in Italia originariamente tra il 1951 ed il 1952, erano assenti da pubblicazioni italiane da oltre sessant'anni, se si eccettuano le ristampe anastatiche di Topolino libretto. Le tre tavole autoconclusive provengono in questa edizione direttamente dall'albo statunitense, mantenendo anche l'originale bicromia per quelle originariamente collocate in seconda ed in terza di copertina. Da segnalare che la prima di queste (Paperino e l'amore primaverile), qui totalmente muta come nell'originale, era stata in Italia fumettata per la pubblicazione su Topolino 52. Paperino e il gallo, scritta da Don Christensen e disegnata da Bob Moore, è invece ripresa dalla sua edizione italiana su Topolino 29.
Prosegue inoltre la cronologia delle storie di Barks da Walt Disney's Comics and Stories. Vengono qui riproposte Paperino Numismatico e Paperino pescatore, unitamente ad alcuni ulteriori contenuti degli originali comic book. Tra questi segnaliamo la sunday page del 21 dicembre 1941 scritta da Bob Karp e disegnata da Al Taliaferro, inedita in Italia in questa veste rimontata e tagliata.
Torna infine Don Rosa con la sua seconda ed ultima rivisitazione del trio Paperino, Josè Carioca, Panchito in I magnifici sette (meno quattro) caballeros, avventurosa storia in tre parti alla ricerca della favolosa città di cristallo in Brasile.

Recensione di Scrooge4


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Continua a spron battuto la collana celebrativa dei 50 anni di carriera di Giorgio Cavazzano, e il terzo numero non smentisce la qualità dell'autore veneziano. In particolare, le poche storie del volume sono davvero di qualità elevata, perfette nei loro diversi generi e nei diversi stili di sceneggiatura.
Il giallista Silvano Mezzavilla, abile scrittore di mistery, nell’enigma del faro è capace di mostrare come i cattivi non siano sempre così riconoscibili. Mezzavilla ci guida infatti in un thriller in cui Topolino agisce in maniera deduttiva, un indizio alla volta, per ritrovarsi invischiato in un caso in cui poteri forti tramano nell'ombra: tematiche più adulte, che faranno da apripista all'era faraciana qualche anno dopo.
Molto interessante è Buon compleanno, Paperino!, in cui si sente la penna americana e la sensibilità femminile di Janet Gilbert. La storia nasce per celebrare i 60 anni di Paperino nel 1994, e Cavazzano viene chiamato per illustrarla e farsi ambasciatore del fumetto disneyano: infatti, la vicenda venne pubblicata in contemporanea in diversi mercati del mondo. L'approccio utilizzato dall'autrice non fa mancare la parte umoristica, ma è evidente il sotto testo della storia: Paperino è rappresentato come un vecchio, ingenuo e stanco perseguitato dall'apparire e dai tentativi di migliorare il suo aspetto. Il tempo che passa e scorre è un argomento tabù e poco sensato nel fumetto disneyano, teatrino senza memoria in cui tutto ritorna sempre, senza ricordo. Vedere questo Paperino che combatte le rughe è, non solo spassoso, ma anche molto intelligente, e specchio perfetto di un certo stile di vita anni '90, e contemporaneo ancora oggi.
Infine, solo parole di merito per Miseria e Nobiltà, storia che permette a Topolino & company di interpretare alla perfezione la vita e la società napoletana. La sceneggiatura perfetta di Artibani e Arena è una manna per un divertito Cavazzano, l'omaggio a Totò e Scarpetta risulta eccezionale.
Molto buono il portfolio, come sempre, e preziosa la panoramica di quegli anni, con il passaggio di direzione da Capelli a Cavaglione e l'internazionalità di Cavazzano, che si impone anche in Francia come copertinista.

Recensione di V


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Negli anni Cinquanta e Sessanta Romano Scarpa ha la possibilità di esprimere il massimo del suo potenziale, sceneggiando e disegnando avventure per topi e paperi che gli avrebbero assicurato un posto d'onore nel pantheon degli autori Disney. Non può che far assolutamente piacere, quindi, trovare come storia di apertura della sezione Superstar di luglio uno dei suoi capolavori assoluti. L’uomo di Ula-Ula rappresenta, con i suoi flashback sapientemente utilizzati, un'eccezionale lezione di sceneggiatura e di utilizzo dei principali esponenti del cast paperopolese a partire da Zio Paperone: nella visione dell’artista veneziano, infatti, l’anziano papero risalta come un hapax nei fumetti Disney italiani del periodo, ben più legato all’originale di Barks che non alla sua versione conflittuale e stereotipata di Martina. Scarpa realizza quindi quella che potrebbe essere considerata una sorta di fiaba moderna con una spruzzata di filosofia roussoviana, in cui è la bizzarra figura del signor Bunz a fare da perno all’azione dei paperi, accentuando il contrasto tra una modernità caotica e asettica e la semplicità incorrotta del buon selvaggio. Non si tratta più dello scorbutico archetipo degli irsuti eremiti barksiani (da quello anonimo di Salesman Donald al suo quasi gemello Herman di Land of the Totem Poles), quanto di una sorta di benevola creatura della foresta, l’unico essere al mondo – e qui la genialità scarpiana – capace di far funzionare il più tecnologico e sensibile dei computer dell’epoca: una messinscena ai limiti dell’assurdo capace di satireggiare la più tecnologicamente progredita delle società e ritenuta peraltro degna di rappresentare il Topolino degli anni Cinquanta in occasione dei cinquant'anni del libretto nel 1999.
Si parlava del Paperone martiniano ed eccolo disegnato da Perego, ancora acerbo come personaggio ma già un moderno Pantalone nell'universo narrativo del Professore, in La ghiacciaia ermetica. Rimanendo coerente al tema delle Superstar di questo mese riguardante le tecnologie del passato, in questa avventura "casalinga" si ritrovano tutti gli stilemi narrativi della produzione italiana dei primi anni Cinquanta con una Paperopoli ancora provinciale e popolata da personaggi di dubbia moralità come l’affarista Furbo Volpetti, clone dell’Honest John conosciuto in Pinocchio. La terza storia riproposta nelle Superstar, infine, è nuovamente made in Cannaregio: Scarpa riprende per la prima volta il personaggio di Gancio facendolo interagire con alcuni abitanti di Topolinia in una sequenza serrata di miniavventure che ricalca i rimontaggi su Topolino delle tavole domenicali americane con protagonista la gracula indiana di Pippo.
Il resto dell’albo alterna, come consuetudine, storie valide ad altre puramente riempitive. Sicuramente interessante, soprattutto per via della sua curiosa interpretazione metanarrativa, è L’incredibile avventura di Topolino della coppia Palmas/Cavazzano: in un contesto che sin dalle prime tavole volge al fantastico senza per forza di cose dover spiegare al lettore tutto ciò che accade, il protagonista avrà modo di interagire con le principali star disneyane (da Biancaneve ad Aurora, da Pinocchio a… "se stesso") all’interno di Disneyland. La storia, realizzata in occasione del trentesimo anniversario del parco californiano, risulta perciò essere un curioso divertissement in cui l’inseguimento di Gambadilegno tra le principali attrazioni disegnate magnificamente da Cavazzano è un po’ la scusa per poter giocare sul ruolo di Topolino, a metà tra personaggio dei fumetti e icona indiscussa dell'immaginario pop. Si segnala inoltre l’interessante Paperinik e la nefasta caricatura di Boschi e Leoni nella quale i riferimenti "dotti" alla Paperopoli barksiana sono davvero piacevoli, basti pensare alla reinterpretazione del quadro a olio July Forth in Duckburg o al cameo del professor Philo T. Ellic.
Infine, oltre a un paio di brevi americane con i Bassotti e una ten-pager di Barks, è bene menzionare la classica ciminiana Paperino e il balsamo di narvalo e Indiana Pipps e il lago della sapienza di Figus e De Vita jr., in cui vediamo un uso ottimo dell'avventuroso cugino archeologo di Pippo.

Recensione di Gladstone


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Un inizio d'estate all'insegna della buona musica. Nonostante le tante citazioni con le quali Teresa Radice e Stefano Turconi hanno infarcito la loro bella storia in cinque puntate Ducks on The Road, pubblicata su Topolino nelle scorse settimane, siano un po' cadute nel vuoto in quanto non suffragate da un attento apparato critico, ci pensa Santo Scarcella a dare il giusto risalto ad una delle band glorificate dalla coppia di autori nella storia con protagonista Paperetta Yè Yè. Il numero de I migliori anni Disney dedicato al 1976 si apre infatti con un breve approfondimento su Hotel California, album e canzone resi immortali dagli Eagles.
La selezione delle storie si dimostra come sempre più che valida, pur regalando avventure pluriristampate negli anni. Fa eccezione l'unica straniera, Saetta e lo specchio magico, brevissima storia (appena cinque tavole) con i personaggi del lungometraggio animato Robin Hood, qui alla sua prima ristampa italiana.
Nella divertentissima storia d'apertura, Zio Paperone e la vittoria a 50 karati, Giorgio Pezzin racconta lo stratagemma dei Bassotti che nascondono un diamante rubato all'interno di una ruota di un auto da corsa della scuderia di Paperone: episodio che ricorda un analogo tentativo di occultamento consumato in un simile contesto nel film Disney dell'anno successivo Herbie al rally di Montecarlo, terza pellicola con protagonista il Maggiolino Volkswagen. Di scena anche Romano Scarpa come autore completo in Topolino e il villino di sogno, avventura a tinte oniriche e a tratti leggermente inquietanti, come nella sequenza dei pesci che inseguono i due protagonisti fin dentro il villino del titolo. In Paperino e l'audace colpo dei mini Bassotti, ristampata solo un anno fa sui Grandi classici Disney, Bottaro ripropone per la sesta volta il folle scenziato Zantaf.
Unica storia tratta dall'Almanacco Topolino è Zio Paperone e l'impronta di Zampalunga, produzione del Disney Studio per il mercato extra americano, sceneggiata da Carl Fallberg e disegnata dal Maestro Carpi. Chiude l'albo una classica avventura dell'autentico Diabolico Vendicatore: Paperinik e il test d'intelligenza, splendidamente disegnata da Massimo De Vita. Proposta negli anni in tutte le salse ed in tutti i formati: ma sempre godibilissima.

Recensione di Scrooge4


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Questo terzo numero si apre con una storia di tutto rispetto, Topolino e il vortice ipnotico (Scarpa/Cavazzano), dove le legittime aspettative derivanti dalla lettura dei nomi degli autori vengono pienamente mantenute: è storia dei primi anni '60 che tuttora si lascia leggere con curiosità, alternando momenti più prettamente comici ad altri più intensi, il tutto nel coacervo di una trama solida e ben strutturata. Da notare che, come al solito, la narrazione viene interrotta per da tempo al lettore di indovinare il colpevole.
Altro giallo assolutamente meritevole è la successiva Topolino e il caso del cancellatore (Panaro/Mastantuono), decisamente più "moderna" della precedente, specie graficamente, ma altrettanto valida dal punto di vista dell'intreccio narrativo e con degli ottimi disegni di Mastantuono. Deludente, invece, e non solo a confronto con le due che la precedono, risulta Topolino e la gang monumentale (Martignoni/Della Santa): se l'inizio e lo sviluppo centrale lasciano presupporre una questione alquanto intricata e misteriosa, l'epilogo pecca di assoluta banalità ed inverosimiglianza, vanificando del tutto le buone premesse. Peccato.
Topolino e lo ...scoop fotografico (Russo/Tortajada Aguilar), pur trattando una tematica meritevole e seria, risulta avere ben poco di "poliziesco" dal momento che una buona metà si risolve in una specie di lunga "caccia al tesoro" un po' fine a se stessa. Decisamente di altro livello è la successiva Topolino e gli ologrammi (Gazzarri/Asteriti), storia che punta tutto sull'aspetto "tecnologico" della vicenda e che oggi potrebbe apparire scontata, ma è pur vero che bisogna contestualizzare il tutto alla metà degli anni '70: con questa precisazione, la storia mantiene un buon ritmo e non delude, come invece fa, e parecchio, la successiva Topolino e il ladro di gloria (Mantelli/Staff di If): a parte la banalità delle statue commemorative in (quasi) ogni angolo di Topolinia, risultano deboli e poco credibili, di certo poco orginali, le motivazioni che spingono il villain ad agire, ed il finale "a tarallucci e vino" non aiuta di certo.
L'albo si chiude con Topolino e il mistero di Puerto Topo (Salvatori/Perina), la più recente fra le storie proposte: la presenza di Orazio, l'ambientazione esotica, un furto misterioso, un vecchio amico in pericolo ed un finale a sorpresa rendono decisamente buona questa storia, che magari non potrà certo ascriversi alle "noir", ma che resta un ottimo esempio del genere d'azione, peraltro supportata da ottimi disegni.
Nel complesso, si tratta di un buon numero, dove a recitare la parte del leone sono sicuramente la storia d'apertura, il "caso del cancellatore" e la storia conclusiva. In mezzo trovano posto un paio di storie discrete anche se non propriamente "gialle" e una decisamente sottotono.

Recensione di Gancio


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Meraviglia e capolavoro: accostare queste due parole è un assoluto piacere per questo incredibile volume, che la Panini ha presentato in anteprima ad Etna Comics come nuova tappa dei festeggiamenti per il giubileo d'oro di Giorgio Cavazzano, 50 anni di disegni Disney sospesi tra sfrenata innovazione, audaci dinamismi, alcuni manierismi e svariati tentativi di imitazione, oltre a diventare una vera pietra di paragone per tutti gli artisti degli ultimi 30 anni. Inoltre, il 2017 celebra il cinquantennario di Corto Maltese, l'immortale personaggio di Hugo Pratt. Occasione perfetta per far incontrare i due mondi, e realizzare una parodia che sia innanzitutto un omaggio all'artista veneto, e anche un modo per entusiasmare Cavazzano, che in queste 80 tavole mette tutto sè stesso, e si vede subito.
Su sceneggiatura di Bruno Enna, Una ballata del topo salato è davvero una rievocazione del capolavoro prattiano. L'autore sardo è bravo a utilizzare Pippo come testa di ponte per entrare nel mondo di Corto, con quelle rievocazioni poetiche, quelle impressioni oniriche che rendono unico il lavoro di Pratt. Bisogna riconoscere però che l'aderenza è fin troppo spiccata, e il risultato finale è fin troppo rispettoso dell'originale, e non lascia al lettore molto di più. Topolino interpreta bene lo scettico marinaio, smussando inevitabilmente i suoi lati troppo rivoluzionari. I villain sono usati in maniera deliziosa, e il trio di Macchia Nera, Gambadilegno e Orango è perfetto,
Non se la prenda il buon Enna, ma se il suo lavoro di scrittura è buono e rispettoso, del tutto in linea con i suoi alti standard, i disegni di Cavazzano sono incredibili, e sono la vera ragion d'essere di questa storia. La versione a colori, con le chine di Zemolin, è potente e avvolgente. Ma le matite originali - e qui sta il valore aggiunto di questa super deluxe, la vera ragione dietro le parole di apprezzamento usate ad inizio articolo - sono incredibili. Il tratto di Cavazzano è vivo e potente come le onde dell'oceano che rappresenta. Le smatitate, i tratteggi, i chiaroscuri, i dettagli appena accennati e che subito diventano chiari ed evidenti, i volti e gli sguardi, la composizione: tutto concorre ad ammirare un'eccellenza.
Il resto del volume si compone di due brevi articoli di omaggio da parte di Mollica e di Gaudenzio Capelli, nostro Premio Papersera 2017, l'intervento di Enna, e due interviste a Cavazzano e Zemolin sul lavoro dell'altro.
Se questa nuova collana vi aveva lasciato piuttosto freddi nelle sue due precedenti uscite, questo numero riscatta ampiamente il progetto editoriale. Leggere l'edizione originale a matita, assapporare il gigantesco formato, annusare l'odore della carta e toccare con mano la matericità del cartonato: tutto concorre ad un'esperienza letteraria eccellente, e assolutamente all'altezza del prezzo. Nella storia editoriale disneyana mai avevamo avuto il piacere di leggere le matite originali, ed è davvero una fortuna. Volume dunque più che consigliato, per vedere all'opera un maestro che, dopo 50 anni di carriera, ha ancora molto da dire.

Recensione di V


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Parodia sembra essere la parola d’ordine degli ultimi anni, su Topolino. Di opere letterarie e cinematografiche, certo, come da tradizione del settimanale Disney, ma ultimamente anche di altri fumetti, come è stato per i Dylan Top e Topolinix scaturiti dalla fantasia di Tito Faraci. Ma una parodia Disney di… un fumetto Disney costituisce un caso senza precedenti: si sono semmai avute storie che celebravano avventure del passato tramite sequel, citazioni o in tempi molto recenti remake, ma non certo versioni comiche di un prodotto che già in partenza è tale, come lo è il fumetto Disney.
Un’operazione tanto fuori dagli schemi non poteva che essere affidata all’autore più sopra le righe dell’attuale generazione, quel Sio che del nonsense ha fatto una delle proprie bandiere espressive e che proprio tramite il suo umorismo demenziale ha trovato la chiave per parodiare La spada di ghiaccio, la celebre storia fantasy scritta e disegnata nel 1982 da Massimo De Vita.
La storia ha trovato posto su Topolino # 3179, con i disegni di Silvia Ziche, ma è stata anche valorizzata da un bel volumetto di formato maggiore e dalla copertina robusta, in combo con con la versione disegnata "male" da Sio stesso.
Topolino e la spada di ghiacciolo si pone a metà strada tra un sequel e una rivisitazione: Topolino e Pippo mantengono infatti memoria delle avventure passate nella Terra dell’Argaar in cui era ambientata la Trilogia della Spada di Ghiaccio, ma allo stesso tempo lo sviluppo della storia segue grossomodo il canovaccio devitiano, riproponendo il tema della missione di soccorso, del viaggio in compagnia di alcuni autoctoni e di Pippo nei panni di insospettabile eroe.
L’umorismo surreale di Sio ribalta efficacemente alcuni topoi del fantasy in generale e della Spada di ghiaccio in particolare, creando situazioni paradossali e battute fulminanti: la lezione di maestri di questo tipo di linguaggio, da Leo Ortolani al Tito Faraci di metà anni Novanta, viene appresa da Sio e applicata coerentemente ai personaggi disneyani con risultati generalmente riusciti, indugiando però un po’ troppo, in certi casi, in alcuni tormentoni che non hanno più mordente, come quello sull’altezza di Topolino.
Come si poteva rilevare anche in precedenti prove disneyane da parte di Sio, il passaggio dai suoi disegni stilizzati a quelli più professionali degli artisti Disney non inficia l’efficacia della sua comicità, se la sceneggiatura viene affidata ai giusti disegnatori. Silvia Ziche rientra senz’altro nella rosa di autori in grado di tradurre gli storyboard di Sio senza che essi perdano di freschezza, ma anzi riuscendo in alcune occasioni a esaltare il divertimento sovversivo di certe sequenze. Il tratto della Ziche è come sempre molto buono e trova particolare compimento soprattutto nelle espressioni esagerate dei personaggi in scena.
Le introduzioni alle due versioni della storia e le brevi interviste ai due autori si basano su uno stile scanzonato, in linea con il fumetto contenuto e contribuendo a rafforzare l’immagine poco seria ma genuinamente guascona del prodotto.

Recensione di Bramo


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Dopo Dracula e Ratkyll la trilogia dell'orrore firmata da Bruno Enna e Fabio Celoni raggiunge il compimento con Duckenstein di Mary Shelduck. Il viaggio nel romanzo gotico arriva con uno dei principi della materia: la storia della Creatura è infatti un formidabile compendio del romanzo ottocentesco, utilizzando forme narrative inedite e nuovi punti di vista, per poi andare a sondare la mente umana e i suoi disperati e sognatori aneliti verso nuovi orizzonti.
In linea con quanto fatto nei lavori precedenti, Enna trova un furbo escamotage metanarrativo: il cartone animato cui dare vita è concetto profondamente disneyano, e calza a pennello per il nostro Paperino. Lo sceneggiatore sardo usa un ampio cast di soli paperi (più un riuscito e divertente Dinamite Bla) per dare vita ad una storia intensa e fatta di tematiche idealistiche e decisamente romantiche. Gli attori interpretano il tutto alla perfezione, sottolineando una volta di più la loro universalità. Sul lavoro di Celoni c'è poco da dire, come al solito: la sua maestria, l'utilizzo di linee barocche, inquadrature attorcigliate e personaggi che si muovono in maniera ardita sono una gioia per gli occhi e attanagliano il lettore alle pagine. La Creatura, nel suo essere minacciosa e allo stesso tempo tenera, le grandi splash-page, gli sguardi intensi: tutto concorre all'esaltazione del tema centrale. L'arte, e il disegno, come chiave per dare un senso alla vita stessa. Infine, i colori dell'esordiente (su Disney) del giovane Luca Merli sono eccezionali: i tramonti, i rossi caravaggeschi, i blu, tutto perfetto.
Sui contenuti speciali, il volume è in linea con i precedenti: cinque pagine totali, sketches dei personaggi e la genesi della storia da parte di Enna. Infine, la copertine inedita, davvero bella nel suo stile a pastello. Poteva essere fatto qualcosa in più, ma in generale il risultato è buono, il grande formato esalta i bellissimi disegni, e il tutto è molto elegante. Il cofanetto che contiene la trilogia, in robusto cartone, è degno complemento di questa operazione, così come la nuova copertina di Ratkyll (peccato non aver ridisegnato quella di Dracula).
Alcuni potrebbero lamentarsi sull'eccessiva fedeltà e la certa abbondanza testuale presente in queste parodie, un approccio all'opera originale completamente diverso da quello, un po' disturbante a volte, di Martina. Ma è indubbio come il risultato finale funzioni e consegni ai nostri personaggi temi e considerazioni che vanno oltre il mero fumetto, per toccare corde nuove e profonde. Dunque, in tutto il suo insieme, la trilogia gotica si pone come un tassello fondamentale, non solo della parodia disneyana, ma anche del fumetto Disney tout court.
Si ringrazia Luxor per il prezioso aiuto iconografico.

Recensione di V


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Che Ridi Topolino promettesse molte cose si sapeva: una rivista durata in tutto due anni, uscita quando chi scrive queste righe ancora non sapeva leggere, avvolta nel mistero, e condotta dallo stesso Tito Faraci che scriveva Motore/Azione e le Angus Tales non poteva non incuriosire vivamente.
L'antologia proposta non delude le attese, a partire dai titoli: "Manetta contro l'uomo lupo", "Paperino e i sassi (La storia più noiosa del mondo!)" - un'unica tavola che serviva per riempire una pagina, "Paper Bat Niù Adventures - Nervoniani", "Topolino vs un nano di gesso". Si respira un'atmosfera decisamente pionieristica: un buttar giù battute e idee umoristiche che avrebbero creato un canone negli anni a venire, ma che al momento si presentavano in maniera molto eterogenea (ed eterodossa). Ma andiamo con ordine.
I responsabili della testata sono tre: Tito Faraci ai testi di storie e rubriche, Giuseppe Ferrario ai disegni delle medesime, e Marco Bolla per la grafica e per degli stranissimi disegnini a piè di pagina, che formano una piccola "storia a strisce" parallela. Da aggiungere Massimo Marconi, "capitano della nave" che, racconta Tito Faraci, li spronò a lanciarsi sempre più a capofitto nell'impresa, e Carlo Limido, copertinista destinato ad una fulgida carriera di disegnatore.
I tre autori principali hanno tre stili diversi, con cui bisogna fare i conti: personalmente trovo il Tito Faraci di quelle storie decisamente ispirato, Giuseppe Ferrario convenientemente deforme (ma confesso che gli avrei preferito Silvia Ziche), e Marco Bolla… beh, dipende caso per caso; il tratto, studiato quasi per mimare i bimbi delle scuole materne, scaturisce talvolta riusciti effetti stranianti, talvolta a dire il vero annoia, a seconda dell'effettiva originalità delle battute che va a servire. Ma naturalmente è un parere personale. Da segnalare senz'altro la truppa di fungaioli bergamaschi ("Orpo! Orpo! Orpo!") schierata in funzione antialiena.
Oltre alle rubriche (l'oroscopo del rastrello e del dattero, tipiche idee alla Faraci di cui si sarebbe appropriato anche Sio) da segnalare le tre pagine "Topolino vs un nano di gesso" per l'estremo grado di demenzialità, che ricorda a dire il vero un'analoga (?) scena di lotta nell'Inferno di Topolino (altro capolavoro di delirante ingegno): se chi ha fatto 12 alla Sisal vinceva 52 milioni e ne pagava 56 di tasse, qui arbitra il signor Grillo Gino, accorrono lumache, e uccelli seriosi guardano l'orologio commentando che fa un "freddo becco"; e i disegni di Ferrario, nel loro delirio curato, risultano perfettamente centrati.
E poi, in ordine sparso, la "deficienza artificiale" Undici che parodia il glorioso Uno di PKNA, un kiwi (nel senso del frutto) che appare per una vignetta ad emulare Angus Fangus, il grande campione di domino, e la "storia a bivi" le cui scelte spaziano da "Se vuoi aiutare Basettoni, continua a leggere. Altrimenti, lascia un messaggio dopo il segnale" a "Se pensi che il ladro sia Gambadilegno, corri all'ultima pagina. Altrimenti, abbiamo dei terreni in Florida da vendere".
Sul retaggio della rivista, poco da dire: Sio squaderna tutti i debiti che ha verso questo tipo di umorismo in una prefazione disegnata abbastanza seria (ma si salva per la battuta in copertina: "Ridi, Topolino!" - "No."). Al contrario, si può pensare a qualche influenza (reciproca?...) con il Ratman di Leo Ortolani, in crescita negli stessi anni, con tutte le differenze del caso, naturalmente. A differenza della piega più "sregolata" e "virale", quasi "quantitativa", che ha preso piede oggi fra gli innumerevoli (anche inconsapevoli) imitatori, le trovate di Tito Faraci, pur nell'incertezza di quel periodo sperimentale, appaiono studiate e selezionate: da cui una quantità di storie piuttosto limitata. Quelli di Ortolani e Faraci non sono umorismi tonti che si credono arguti; sono umorismi di persone argute che giocano a sembrare tonte; e, per la nostra gioia, ci riescono benissimo.
Infine, l'albo: rilegatura destinata a fare "cric crok" sino alla fine dei tempi, 146 pagine di sole ristampe (eccettuati i brevi contributi di Sio e Tito Faraci) al prezzo di 3,90 euro (per fare un confronto, Topolino, che vive di storie nuove, talvolta anche tradotte, e rubriche inedite, ha circa 180 pagine e costa 2,50 euro). Decisamente un eccesso, che avrebbe forse motivato un giudizio finale ancora più basso. Ma l'occasione di recuperare queste pionieristiche scemenze rimane tutto sommato degna di seria considerazione, per chi avesse 3,90 euro d'avanzo in tasca.

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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