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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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Recensore: Voto: Anno:

E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Il dodicesimo volume della collana si apre con una cover che ricorda la prima delle storie (stavolta solo tre) comprese nel volume, vale a dire Paperino e le carte perdute di Colombo: questa, preceduta da una prefazione a cura di Lidia Cannatella, appartiene alla categoria dei cd. "sequel barksiani", vale a dire quelle storie create da Don Rosa prendendo a riferimento una famosa storia del suo mentore Carl Barks e facendo riprendere la vicenda da dove quest’ultimo l’aveva conclusa, quindi provando a svilupparne ulteriormente trama e contenuti; stavolta ad essere ripresa, su invito del suo editor norvegese, è la famosa Paperino ed il cimiero vichingo, molto amata nel paese scandinavo. Riprendendo un po’ lo schema già visto ne Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta (già apparsa sul numero 9 della testata), anche questa è una sorta di avvincente caccia al tesoro ricca di riferimenti storici accuratamente verificati dall’autore; un’interessante notazione la merita il finale, dove l’autore critica il concetto secondo il quale una terra già abitata da migliaia d’anni possa venir "scoperta" da qualcuno che ne reclami poi il possesso: la versione definitiva della storia mostra una versione "depotenziata" di questo finale, ma le note dell’autore e lo storyboard originale permettono di ricostruire la sua idea iniziale.
Si prosegue con Zio Paperone - L’incredibile avaro miniaturizzato, che può essere ritenuta anch’essa quasi un sequel dal momento che riprende una vecchia macchina miniaturizzante già descritta da Barks; lo svolgimento ha un ritmo sostenuto ed è impreziosito dalle inquadrature dinamiche dei fantasiosi scenari a dimensione ridotta, riuscendo a catturare l’attenzione del lettore sino all’ultima tavola.
Il volume si conclude con Zio Paperone in: Cuori nello Yukon, il primo capitolo aggiunto postumo alla $aga: ambientato in quello che lo stesso autore dichiara essere il suo "periodo preferito nella vita di Paperone", la storia si ricollega alla famosa sequenza di quattro tavole contenuta in Zio Paperone e la stella del polo dove il protagonista ricorda di aver rapito Doretta Doremì costringendola a lavorare per un mese nella sua concessione mineraria: questo fatto mette in moto l’intera vicenda, poiché Doretta lo usa per denunciare Paperone alle autorità nella speranza che lui "ritorni" da lei. La storia ha una struttura diversa rispetto ai futuri capitoli extra della $aga, perchè narrata in modo diretto e non in forma di flashback, ed inoltre i due protagonisti praticamente non interagiscono mai, se non in minima parte nel finale: Paperone e Doretta hanno indubbiamente entrambi dei caratteri forti e pieni d’orgoglio, eppure l’autore riesce a far emergere i loro sentimenti anche senza farli parlare. Per il resto, la storia si caratterizza per l’uso non solo di ambientazioni ma anche di personaggi realmente esistiti, in questo caso ben tre.
Concludendo, anche se composto da sole tre storie, questo dodicesimo numero risulta tra i migliori per la qualità delle storie, tutte molto diverse tra loro ma altrettanto molto particolari, oltre che per la presenza di parte dello storyboard originale della prima storia, inserito per permettere al lettore di ricostruirne il finale originale.

Recensione di Gancio


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Primo numero della versione Double di Pk Giant, un gradito esperimento della redazione per venire incontro alla paventata chiusura della testata, e per permettere ai lettori superstiti di pubblicare Pkna. Volume cicciotto, brossurato, maneggevole, con le copertine ristampate integralmente, una inedita di Pastrovicchio per la storia di apertura, redazionali al solito inesistenti. Non si sa quando uscirà il prossimo volume, dato che viene annunciato ma manca la tempistica. UPDATE: da Anteprima di Novembre scopriamo che il possimo numero uscira a gennaio, quindi la testata dovrebbe rimanere bimestrale.
Passiamo alle storie. Agdy Days link è una storia ben strana, che si snoda su due binari paralleli a prima vista con poco in comune. Paperinik va in Siberia per cercare un asteroide, e scontrandosi con un diabolico uomo d'affari tallonato anche da Angus e Camera 9, nei luoghi che avevano visto un primo attacco degli Evroniani a inizio '900. Sullo sfondo sciamanesimo e filosofie naturalistiche. L'altra parte è ambientata in borsa, con due broker che commentano l'andamento delle azioni del malvagio bilionario. Una sequenza quasi estemporanea, ma che comunque vuole riflettere, in maniera un po' superficiale, sulla finanza e sui meccanismi che regolano il denaro: temi comunque adulti, e quindi coerenti con lo stile di Pkna. Macchetto realizza i suoi testi con il suo tipico piglio iterativo, mentre Urbano realizza un buon lavoro, anche se si notano vignette ampie e quasi vuote, forse sintomo di una sceneggiatura un po' improvvisata.
Anche la Sindrome di Ulisse è un riempitivo, con pochi agganci alla continuity, ma ha tutt'altro tono. Artibani e Centomo, marito e moglie, realizzano una storia affascinante che nelle prime venti tavole lancia più di un dubbio al lettore. Paperino si ritrova, senza memoria e senza Uno, in un lontano villaggio di pescatori, vittime di strani attacchi marini. È molto interessante vedere il nostro papero in balia degli eventi, completamente solo e galleggiante in un'atmosfera malata fatta di paure e incubi. La seconda parte, in cui i nodi vengono al pettine e si ritorna allo status quo, è più ordinaria. Resta comunque una storia coraggiosa e davvero valida, impreziosita dai disegni della bravissima Manuela Razzi, qui purtroppo alla sua ultima prova con Pkna.
Un volume fatto di storie "riempitive" rispetto alla saga di Pkna, con risultati molto diversi, ma che testimonia l'approccio mai banale e maturo che il PkTeam portava avanti, anche in occasione di vicende meno decisive, ma non per questo meno avvincenti.

Recensione di V


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Terminata la lettura della ennesima avventura dei "Wizards of Mickey" subito ho l’impressione, prepotente, che mi sia sfuggito qualcosa, qualcosa di necessario, un po’ come il classico dettaglio che permette al detective di risolvere in un colpo, l’enigma in cui è invischiato. Si impone quindi una seconda lettura più attenta ma, arrivato ancora una volta a conclusione, devo prendere atto che no, non si tratta di una mia svista ma di una vera mancanza: manca una storia, una trama, un qualcosa che tenga insieme le circa 50 tavole di battaglie, combattimenti e pipponi sull’amicizia. Lo stesso Venerus deve essersene reso conto in fase di rilettura, tanto che accrocchia lì per lì una supercazzola fatta di prescelti, universi tascabili e pipponi sull’amicizia.
Il paradosso è che finisce per fare più danni che altro alla storia stessa: dopo le prime saghe partorite da Ambrosio, che cercavano di avere delle pretese narrative, saccheggiando di qua e di là il classico immaginario fantasy e coniugandolo con orribili contaminazioni prese dalla realtà odierna, WOM aveva già esaurito quel poco che aveva da dire. Ma il successo tra alcune fette di pubblico (vorrei nomi e cognomi!) ha imposto di tenerlo in vita oltre il lecito. Infine proprio questa volta Venerus sembrava aver trovato la strada: via ogni velleità romanzesca, si trasforma tutto in un videogame, uno Street fighter spruzzato di Disney e di fantasy o, se preferite, in un torneo di wrestling con tutto il suo corredo di buoni, cattivi, faide, etc… Combattimenti senza pensieri e una riciclabilità senza fine. Invece no, hanno voluto per forza cacciarci dentro le solite cose, leggende, maghi, eroi, pipponi sull’amicizia (l’avevo già detto? Scusate, ma è pur vero che il modo che usano per far passare il messaggio sull’amicizia è talmente infantile, banale e stereotipato… Ogni volta che vedo i tre che guardano dritti in camera, sorridenti, declamando "stiamo uniti", mi torna in mente Morandi a Sanremo e un brivido di raccapriccio mi percorre la schiena).
Va beh, WOM è questo, buona lettura a chi piace, gli altri hanno comunque qualcosa di interessante da leggere. In particolare, delle due storie firmate da Zemelo in questo numero, voglio citare quella che è più tipicamente sua, anche se piuttosto breve. "Qui, Quo, Qua in: al mostro, al mostro" si fa notare non solo per i disegni di Lavoradori ma anche per essere una rilettura (immagino volontaria) del "colombre" di Buzzati, in cui però viene totalmente riscritto il finale prediligendo, giustamente, una versione più in linea con la rivista e anche più propositiva. Se nel racconto originale il protagonista trascorre l’esistenza a fuggire dalle paure altrui (in particolare del padre), in questa rivisitazione i tre fratelli riescono invece a sconfiggere le proprie. Simpatica la seconda storia dell’autore, anche se con un Filo Sganga intrallazzatore come sua natura, ma a un livello più basso del solito, costretto ad inseguire un pasto e qualche pagamento di bollette piuttosto che affari mirabolanti per quanto, appunto, "sgangherati".
La chiusura è per una classica storia di sfide affaristiche tra Zio Paperone e Rockerduck, dove però il finale è poco soddisfacente. Salati si muove ottimamente sui binari tracciati da Pezzin e soci, ma l’obbligo di arrivare all’esito scontato e fin troppo prevedibile (dettato dalla componente ecologica insita nelle Giovani Marmotte) lo costringe ad un salto mortale narrativo che alla fine rende la vicenda poco credibile.
Non solo fumetto: per i nostalgici dei Pokemon (ma che davvero?) e per chi li ha appena scoperti, intervista agli sviluppatori dei loro videogame.

Recensione di piccolobush


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Nel novembre 2003 un ragazzino del "core target" dell'attuale Topolino avrebbe potuto trovare in edicola un volumetto della collana Speciale Disney, un classico vattelapesca apparentemente da un tanto al chilo, dedicato ai 75 anni di Mickey Mouse. Non una cifra tonda insomma, per quanto molto importante, eppure le persone che lo confezionarono pensarono bene di inserire un po' del meglio della produzione a fumetti disneyana facendo sfilare uno dopo l’altro nomi come Gottfredson, Scarpa, Carpi, Missaglia, Asteriti, Martina, De Vita, Cavazzano, Marconi, Faraci, Artibani e Mastantuono in una serie di sette storie che rispettavano una visione diacronica e cronologica per approfondire al meglio le varie sfaccettature del loro protagonista. Non tantissime, si dirà, ma la qualità non sta (sempre) a braccetto con la quantità né, tantomeno, con la pigrizia. Perché altro non si può pensare di un prodotto editoriale come l'ultimo numero della collana, di nuovo in un vattelapesca, Mickey Superstar dedicato interamente a Topolino dopo cinque numeri tematici sul rapporto del grande Topo con i principali personaggi Disney nei fumetti. Sia chiaro, bene o male tutte le storie proposte in questo volumetto che intendeva nelle intenzioni celebrare il 90° anniversario di Mickey Mouse sono buone e in alcuni casi dei capolavori veri e propri. Ma il risultato di questa operazione è un minestrone abbastanza indigesto per quanto variegato: è palpabile come non ci sia stata la volontà o la capacità di confezionare un indice che, analogamente all'albo del 2003, potesse presentare le varie anime di Topolino dalle sue origini a oggi facendo capire come questo personaggio sia arrivato a quasi un secolo di vita e soprattutto perché.
È la tradizione pluridecennale del grande fumetto Disney che non è stata rispettata fino in fondo e, in questa maniera, si è propinato al suddetto "core target" il minimo sindacale, per quanto di buona qualità. Impossibile del resto non associare al Mistero di Tapioco Sesto la qualifica di "capolavoro" scarpiano ed è certamente sua la parte del leone in questa sede ma, infilata quasi alla fine dell’albo in mezzo a una caterva di storie decisamente più recenti (dal 1996 al 2013), l'avventura in Pampania sembra paradossalmente quasi del tutto fuori posto. L’unica altra storia un po’ più datata è Il segreto della "Gioconda", l’esordio della macchina del tempo, come sempre gradevole per quanto all’ennesima ristampa in pochissimi anni: forse un eccessivo risalto per quella che evidentemente continua a essere ritenuta la storia più "rappresentativa" di questo ciclo. Certamente da segnalare, poi, la facciniana Il mistero di Borgospettro con le sue atmosfere horror abilmente rappresentate dall’autore genovese, capace di destreggiarsi con abilità anche con questo tipo di trame inquietanti che omaggiano il Topolino di Bill Walsh e le atmosfere ai confini della realtà di quella stagione delle strisce giornaliere americane. Ben altri richiami, stavolta al mondo dell’animazione, sono presenti in maniera piuttosto esplicita ne I mostri in giardino di Casty, remake su carta del corto Mickey’s Garden del 1935, e se vogliamo anche nel Berretto della discordia, breve firmata da Artibani che presenta dei ritmi perfetti per poter essere eventualmente trasformata a sua volta in un cartone animato.
E poi? E poi tutto il resto dell’albo oscilla tra la selezione di avventure gradevoli, ma certamente non il massimo che gli stessi autori presenti siano riusciti a dare all’universo di Topolinia, e la vera e propria catastrofe editoriale. In quest'ottica, chi scrive non crede che i bambini e i preadolescenti del 2003 fossero più capaci di apprezzare operazioni decisamente più accurate di questa rispetto ai loro omologhi del 2018. La nostra generazione è stata più fortunata da questo punto di vista? Forse. A questa presa di posizione si potrà tuttavia obiettare che per iniziative ben più complesse e strutturate legate ai 90 anni di Topolino non si debba andare a sperare nei semplici prodotti da edicola e che per i cultori, "quelli veri" e magari un po' rompiscatole, c'è ben altro molo cui approdare, come il cartonato di lusso Il grande Mickey, presentato nei giorni scorsi a Lucca Comics. E ci starebbe pure.
Peccato che in quel volume ben cinque storie su otto siano praticamente copincollate dal volumetto oggetto di questa recensione, peraltro ristampandole nello stesso ordine in entrambi: L’agghiacciante idrominaccia, Il berretto della discordia, Gli incontenibili Squee, L’incredibile Vladimir e I mostri in giardino. In più, se vogliamo aggiungere altro carico, la terza di queste è presente anche nel volume celebrativo edito da Giunti per la medesima ricorrenza e, soprattutto, la prima era già stata inserita nell’indice di Io… e Macchia Nera, l'albo che precede questo Io… Topolino all’interno della stessa miniserie. Come ciliegina sulla torta, copertina riciclata da I Grandi Classici Disney 299 (a sua volta ripresa da un'uscita one shot finlandese del 2008) e editoriali ridotti al minimo, giusto un box di poche righe a fronte di qualche pagina presente negli albi precedenti. Ed è a questo punto che, pur con tutta la buona volontà, la fiducia nell'editore e nella cura dei suoi prodotti comincia a vacillare, sperando con tutto il cuore di essere smentiti dalle prossime iniziative Disney Panini.

Recensione di Gladstone


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L'undicesimo volume della Don Rosa Library, il primo post $aga, si apre con una prefazione dell’autore in cui lo stesso spiega come nel biennio 1994/95 abbia espresso il meglio di se stesso nei disegni, frutto della tanta pratica degli ultimi otto anni, il tutto seguito poi da una breve analisi delle storie presenti nell'albo.
La prima storia è Paperino e il genio del compleanno, realizzata in occasione del 60° compleanno di Paperino su richiesta della casa editrice Egmont, tra l'altro una delle sue storie preferite per via delle ispirazioni tratte da grandi pellicole cinematografiche: La vita è meravigliosa e Ritorno al futuro II.
Solo per questa storia Don Rosa ha utilizzato tutti i personaggi della Famiglia dei Paperi, comprese le tre nipotine di Paperina Ely, Emy ed Evy, anche se quest’ultime solo per una vignetta; la storia in sè è molto divertente, un viaggio in una Paperopoli "alternativa" (la causa non la si può anticipare) dove tutti i ruoli sono invertiti o parecchio alterati, ed il povero Paperino rischierà un esaurimento nervoso, ma come si sa tutto è bene quel che finisce bene!
Il piatto forte di questo numero, cui è anche dedicata la copertina, è Zio Paperone e il tesoro di Creso, forse una delle storie più riuscite sia a livello di trama che di disegni, un mash-up folle di riferimenti storici e catastrofi donrosiane che rendono la lettura interessante e divertente allo stesso tempo. Il tutto condito da un finale superbo in cui viene trasmesso un segnale forte, che forse sarebbe meglio ricordare più volte anche al giorno d'oggi.
In Zio Paperone e il solvente universale sembra quasi di assistere ad un film di fantascienza, gli ingredienti ci sono tutti: dall'azione alla suspense ed effetti speciali uno dietro l'altro, con la ciliegina sulla torta per un'altra grande citazione al maestro Carl Barks: ne risulta una storia davvero intensa e coinvolgente, che riesce a tenere alta l’attenzione del lettore sino all’ultima tavola.
Con Paperino in "Occhio ai dettagli" si chiude il quartetto di storie dedicate al mondo dei paperi; nonostante Don Rosa la ritenga una storia poco riuscita, la si può ritenere unica e particolare nel suo genere. Zio Paperone scopre in Paperino la capacità di riconoscere al volo i singoli nipotini, da lì prendendo il via una serie di gag molto divertenti in cui a farne le spese sarà proprio lo zione!
Il volume termina con la pubblicazione di Phalanx, una breve storia umoristica ambientata nell'Antica Grecia con personaggi umani, realizzata in giovane età da Don Rosa ai tempi dell'Università del Kentucky. A seguire come sempre le copertine del Don realizzate nel 1995/96.
In conclusione il volume in questione è un gradino sotto ai precedenti, ma la presenza de il Tesoro di Creso alza nettamente l'asticella, consentendoci di dare senza esitazione ben quattro stellette.

Recensione di camera_nøve


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Non può mancare in questo periodo dell’anno il classico vatt dedicato al rientro a scuola, che si apre con una copertina di Perina briosa e irriverente. L'albo si apre con "Ciccio e la dieta scolastica", non una vetta qualitativa, ma una storia abbastanza piacevole che mi ha dato un certo senso di tenerezza, con un’idea originale. Subito dopo troviamo "Qui, Quo, Qua maestri di giornalismo", in cui troviamo un Concina che cura molto la storia nei dettagli, mostrandoci molti lati "giovanili" al servizio dell’arte giornalistica. Una vicenda davvero ben riuscita, che mostra le passioni scolastiche e come il giornalismo sia un lavoro ricco di stimoli. Segue una delle storie di PP8, "Paperino Paperotto e i segreti di Quack Town", dove Enna, insieme ai disegni di Soldati, fa vivere ai paperotti un’avventura molto bella, ripercorrendo i momenti magici della loro infanzia, con un Paperino che fa di tutto cercando di avverare il suo sogno di diventare giornalista, provandone di tutti i colori. Una storia molto attuale, che ci dimostra come nel tempo, passato o presente, i bambini sono sempre tali, con lo stesso modo di comportarsi.
Troviamo poi, un’altra delle storie di PP8, "Paperino Paperotto e la macchina per fermare l’estate", storia in cui non ho trovato difetti, con una trama pressoché perfetta, in cui tutto scorre in modo fluido e scorrevole. Nonostante Bianchi non riesca perfettamente a rappresentare totalmente il mondo dei bambini, del passato, che troviamo molto nelle storie di Enna, rimane comunque una buona storia valida. Dopo queste storie, troviamo l’ennesima avventurina della PIA, "Paperino, Paperoga e il nemico informatico", che rimane accettabile, ma non convince completamente, e la stessa cosa si potrebbe dire per le due storie di Q-Blog ("Il cuore del mistero" e "Per uno skateboard in più") che risultano decisamente infantili. Chiudono l’albo due storie abbastanza brevi, "Tip & Tap e il bradismecio alpino" e "Topolino e lo zaino multispazio", entrambe due vicende godibili, con focus sul mondo scolastico di Tip e Tap. Tutto sommato, non è un albo perfetto, ma centra il bersaglio, risultando una lettura abbastanza piacevole.

Recensione di SalvoPikappa


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Nei quasi due anni di vita di "Paperinik" i numeri poco entusiasmanti si sono succeduti numerosi, così come nella precedente serie Appgrade. Non è il caso di questo mese. Il numero di ottobre dedicato al Diabolico Vendicatore, infatti, è uno di quelli che un lettore attento e affezionato non può perdere, viso un indice ricco di storie dal valore collezionistico ma anche e soprattutto di gradevole lettura.
Non a partire dall'inedita Il rapimento in la minore, però, che non offre nessuno spunto originale e generalmente sa di "già visto" nonostante Fontana ce la metta tutta a inserire qualche battuta divertente e un paio di personaggi di contorno che fungano da tormentone. Il risultato è una storia sì piacevole (anche grazie ai disegni della Castellani) ma che sembra di aver già letto in qualche altra versione con minime varianti.
Ma basta voltare pagina per trovare una storia decisamente più atipica. L'indistruttibile lista infatti è una interessante vicenda interiore di Paperino/Paperinik e del suo travaglio psicologico su cosa sia giusto fare e cosa gli convenga, e se il ruolo che gli spetta sia quello di giustiziere oppure di vendicatore. Cirillo rende bene questo dilemma interiore, anche se gli si può criticare una eccessiva "bontà" nascosta da parte dello Zione. I disegni di Lavoradori in questo contesto risultano quasi onirici e decisamente più adatti che in altre storie. È un'interessante approfondimento del lato "Paperino" anche la breve Il terrore dei furfanti.
Ma il cuore del numero è costituito da 4 storie d'annata (dagli anni '70 e '80) di cui due scritte da Guido Martina e ben tre disegnate da Massimo De Vita. Le due avventure scritte dal Professore, Le intercettazioni telefoniche e Il signore del raggio di luna, rappresentano tutti i tratti tipici dell'autore. Al centro di entrambe le vicende ci sono Zio Paperone e Rockerduck alle prese con affari ai quali non possono mancare. E, entrambi, sono disposti a tutto per prevalere sul rivale, compreso ricorrere a stratagemmi decisamente poco ortodossi, dai rapimenti alle denunce false. Ovviamente sarà Paperinik, come sempre, a fare da arbitro.
Oltre a queste due storie, troviamo i disegni di De Vita anche in A mani nude, stavolta su testi di Bruno Concina. Il quale immagina un Paperinik costretto a battersi (a mani nude, appunto) contro i Bassotti che gli hanno rubato la 313 X. Piacevole anche Paperinik Superstar, data 1981 con la firma della Damianovich e di Navarrini. Storia che costituisce una variazione sul ricchissimo tema dello sfruttamento dell'immagine di Paperinik da parte di Paperon de Paperoni.
Chiude il numero, infine, la storia guest Il costume fa il supereroe, unica avventura dedicata ad Halloween. Monteforte Bianchi mette in scena una vicenda priva di azione e ricca di ricordi, che si chiude senza troppi intoppi e nemmeno tanta adrenalina (anche se il cliffhanger finale cerca di restituirne un po' al lettore). Gula fa un buon lavoro e dona alla storia tratti che fanno venire in mente il film de "Gli Incredibili". Da segnalare la splendida copertina di Freccero, che raffigura un Paperinik appollaiato su un gargoyle dagli echi pikappici.

Recensione di MiTo


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Mentre la gran parte dei lettori inizia giustamente ad interrogarsi sul futuro della collana, che al momento sembrerebbe aver scampato la chiusura contrariamente a quanto avvenuto per altre prestigiose testate, concentriamoci sul presente, ovvero su quello che, come anticipato da Luca Boschi sulle pagine dell'articolo introduttivo, è a tutti gli effetti il penultimo numero di Uack! nella versione Vita da Paperi.
La storia principale dell'albo è Paperino e la clessidra magica, tra le prime avventure di ampio respiro con Paperone realizzate da Carl Barks. Interessante la presenza di personaggi umani dalle sembianze "non canine", i predoni del deserto, raffigurati in stile verista come in altre celebri storie dell'autore del medesimo periodo. Della storia viene riprodotto in questa sede l'intero albo che ne ha ospitato la prima edizione, Four Color 291 del settembre 1950. Ritroviamo pertanto la folle messa in scena di Paperino e nipoti in Paperino e lo spirito del '76, disegnata da Riley Thomson, qui in una versione che in alcune vignette sembrerebbe ricalcata dall'originale, eredità della prima edizione italiana pubblicata in un Albo d'Oro del 1951, quando tale pratica era d'uso comune. Dal medesimo albo troviamo due tavole auto-conclusive disegnate da Paul Murry e l'originale seconda di copertina, già pubblicata due volte in Italia ma in formato "francobollo", con una brevissima gag dei nipotini opera di Carl Buettner.
La cronologia delle storie di Barks da Walt Disney's Comics and Stories prosegue con le divertenti ten pages tratte dai numeri 62 e 63 (Paperino campione di acquaplano e Paperino e la banconota da dieci dollari). Numeri dai quali vengono qui riportati anche due extra inediti in Italia, tra cui il più interessante è certamente un'altra auto-conclusiva, Paperino e la vecchia sequoia, disegnata da Don Gunn di cui questa sembrerebbe l'unica edizione al mondo successiva alla prima. È interessante sottolineare come questa pubblicazione si sia contraddistinta tra tutte le testate nate nella gestione Panini, come l'unica a proporre piccoli inediti (seppur perlopiù in veste di scansioni) in un mare di semplici riproposizioni di materiale già visto.
In chiusura del numero l'ultima storia disegnata da Barks dopo il suo pensionamento, Dal diario di Paperina - La magnifica temeraria, contestualizzata nel breve approfondimento sul piccolo periodico statunitense dove è apparsa per la prima volta, Walt Disney Comics Digest.

Recensione di scrooge4


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Negli ultimi vent'anni, tramite il cambiamento e la maturazione del proprio stile negli anni '90, Giorgio Cavazzano è diventato uno dei più importanti e noti autori disneyani, punto di riferimento e modello di partenza per tutte le generazioni di disegnatori che hanno iniziato a lavorare per Topolino a partire da quel periodo. La sua fama, però, si è estesa anche all’estero, grazie alle sue collaborazioni con editori di diversi paesi, già a partire dai decenni precedenti; alcune di queste storie vengono raccolte e diventano il soggetto del nuovo volume della collana Tesori International, giunta al quarto numero dedicato alle più importanti opere degli autori italiani fuori dal Bel Paese.
Il tomo è diviso in tre sezioni, ognuna contenente storie realizzate per paesi diversi. La prima del volume, che è anche la più scarna, è dedicata al contributo dato da Cavazzano al Disney Studio Program, che iniziò a realizzare storie nel periodo in cui la licenziataria dei fumetti Disney negli Stati Uniti, la Western Publishing, aveva diminuito sensibilmente la propria produzione. Nell’albo troviamo solo una storia risalente a questo periodo: Zio Paperone e i capricci della Numero 1, con il soggetto di Dick Kinney e la sceneggiatura di Giorgio Pezzin. E, probabilmente, sono proprio la fantasia e la tipica verve delle sceneggiature pezziniane degli anni '70 a rendere la storia frizzante, emergendo sulla, solitamente, anonima produzione dello Studio Program. Il tratto dell’artista lagunare è dinamico, i personaggi sono particolarmente slanciati e frenetici, come Cavazzano li disegnava solitamente durante quel periodo brillantemente definito "techno".
Dall’America si torna nel Vecchio Continente, e stavolta si va oltralpe: sul finire degli anni '70, i rapporti di Cavazzano con la redazione di Topolino e il direttore Mario Gentilini iniziarono ad incrinarsi. Fatto che, assieme alle sollecitazione dell’amico sceneggiatore François Corteggiani, spinse il Maestro veneziano verso una nuova collaborazione, stavolta con Hachette, la casa editrice che pubblica i fumetti di Topolino e Paperino in Francia. Le storie presenti in questa sezione sono molte di più, ben sette, anche se caratterizzate da una lunghezza maggiormente esigua e, soprattutto, da una bassa qualità: le più interessanti sono la discreta Paperone contro Paperone, le due avventure con protagonista Basil l’investigatopo e Topolino in: Il ritorno di Babbo Natale, forse la migliore del lotto nonché un omaggio al disegnatore francese Claude Marin. Dal punto di vista grafico abbiamo un Cavazzano probabilmente non nel suo periodo migliore, quello degli anni '80, decennio a cui appartengono tutte le storie (eccezion fatta per l’ultima) e in cui l’autore, nonostante la voglia di innovare il suo tratto avvicinandosi a quello degli ultimi anni, rimane però ancora attaccato ai disegni guizzanti del periodo precedente, creando un miscuglio che a volte risulta essere poco piacevole. Ultima parte del tomo dedicata alle storie illustrate per la casa editrice danese Egmont, che presenta due avventure non particolarmente entusiasmanti, complice la visione del personaggio di Paperino come una semplice fonte di gag, senza una vera e propria tridimensionalità. Si segnala la seconda, che affronta il tema dell’esistenza di Babbo Natale, seppur in maniera piuttosto blanda. Trame infime vengono però supportate dagli splendidi disegni dell’autore veneziano, giunto ormai alla consacrazione del proprio tratto: qui Cavazzano riesce a realizzare paperi perfetti, che risultano davvero vivi senza dover ricorrere alla frenesia tipica delle sperimentazioni "techno".
Gli articoli risultano abbastanza scarni e non offrono particolari novità; va però segnalato un ampio portfolio nel quale vengono mostrati bozzetti, schizzi preparatori, immagini e copertine realizzate da Cavazzano per le case editrici estere. Complessivamente un volume discreto: le storie, a parte alcune, non sono particolarmente entusiasmanti, al contrario degli splendidi disegni dell’autore: volume consigliato solo se non possedete le storie e siete fan del Maestro che, con poco più di 50 anni di carriera sulle spalle, riesce ancora a trasmettere emozioni e a raccontare storie attraverso i suoi disegni.
P.S. Con il volume di cui avete appena letto la recensione si conclude la collana Tesori International: l’annuncio è arrivato tramite un piccolo avviso posto in fondo all’albo, segnale che la Panini ha deciso di non farsi più trovare impreparata da annunci a sorpresa su Anteprima e altro, come accaduto con Definitive e Pk Giant (che proseguirà in nuovo formato). Una collana che, dopo un’ottima partenza, alla fine si è rivelata discreta, per colpa di alcune scelte sbagliate e volumi mai pubblicati: con il cambio di obiettivi si è cercato di portare avanti la testata, che però dopo solo quattro numeri ha chiuso i battenti. La Panini ha ora annunciato una nuova linea editoriale per i collezionisti: la speranza è che la casa editrice modenese possa imparare dai propri errori, proponendo agli acquirenti prodotti che possano soddisfarli maggiormente.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Sono passati ormai 30 anni da quando nelle edicole italiane usciva il primo numero di Zio Paperone, testata che per la prima volta si poneva l’obiettivo di ristampare l’intera opera di un autore disneyano: Carl Barks, l’Uomo dei Paperi e l’inventore di Paperone, Gastone, Archimede e tanti altri componenti della famiglia dei paperi. Da allora in edicola e in libreria abbiamo avuto diversi tentativi di raccogliere ancora l’intero corpus barksiano: il tentativo meglio riuscito è stata sicuramente La Grande Dinastia dei Paperi, opera in 48 volumi edita dal Corriere della Sera e dal sapore enciclopedico, con diversi articoli e presentazioni delle storie a corredo.
Oggi, dopo il tentativo non del tutto riuscito della Panini con Uack!, a riprovarci è la Giunti, che con la nuova collana Paperdinastia cerca un’altra volta di portare l’opera del Maestro dell’Oregon nelle case dei vecchi e dei nuovi appassionati disneyani. La particolarità di questa riedizione è però che si tratta in realtà di una… ristampa! I contenuti, infatti, sono identici in tutto e per tutto alla già citata Grande Dinastia dei Paperi, sia nella pubblicazione delle storie sia negli articoli di contorno. In questa recensione abbiamo deciso di concentrarci maggiormente sul contenitore, rispetto alle storie, molto conosciute ed amate: la collana inizia dal 1950, anno in cui Barks raggiunge la maturità artistica (secondo il sottoscritto ciò avviene già a partire dal ’48, ma de gustibus…). Inoltre, il 1950 è l’annata in cui il maestro dell’Oregon si dedica maggiormente alla produzione di storie lunghe, trascurando momentaneamente le ten-pages: ottimo anno per fidelizzare con il lettore, senza dover per forza presentargli subito volumi pieni di storie da dieci pagine, che al lettore casuale e non esperto rischierebbero di risultare indigesti. Tra le storie più importanti segnaliamo Paperino e il sentiero dell’unicorno, che apre il volume, Paperino nel paese dei totem, scanzonata parodia dei piazzisti e dei venditori porta a porta e Paperino in vacanza, la storia più lunga realizzata interamente da Barks.
Parlando dell’edizione in sé, invece, non si può fare a meno di porsi una domanda: non sarà forse rischioso fare uscire una nuova riedizione dell’opera di Barks, soprattutto alla luce dell'andamento di Uack! e del fatto che si sta parlando di una ristampa dell’opera del 2008, che diversi appassionati già possiederanno? La risposta a questa domanda, che sarà definitiva solo ad pubblicazione conclusa, dipenderà soprattutto dai vari lettori casuali: se Uack! non era assolutamente rivolta a questo tipo di pubblico, a partire dal costo elevato (5,00 euro per 130 pagine, contro Topolino che ne ha 160 e costa la metà), Paperdinastia, seppur con un prezzo ancora più alto, potrebbe essere d’interesse anche per loro, grazie ad un maggior numero di pagine. Inoltre, così, la Giunti può anche sperare nell’acquisto da parte di lettori esperti che, per un motivo o per l’altro, non acquistarono la collana di dieci anni fa. Nel complesso un rischio, che però la Giunti ha deciso di tentare: come è sempre successo, sarà il tempo a decretare se avrà avuto ragione.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Non sembrano esistere definizioni per descrivere degnamente la nuova iniziativa editoriale targata Panini Comics dedita al ricupero, quanto più filologico possibile, dei grandi capolavori del passato con annessi sequel e/o remake di sorta. Un progetto che conserva le (molte) note dolenti nonostante all’interno di un involucro splendidamente curato vi sia abbondanza di materiale critico e redazionali. Piombatori e Cablatori fra Passato e Presente viene a porsi in tal senso in qualità di nuovo tassello a un disegno già fallace per concezione. Il problema di fondo, come già affermavamo tre mesi addietro, è proprio quell’eccesso di zelo (a ogni modo apprezzabile e riconosciuto) che va a perorare un contenuto non certo così meritorio, se non imperfetto ad ampi tratti. Era il caso di Zio Paperone e un altro natale sul Monte Orso, remake della quasi omonima storia barksiana, il cui divario qualitativo appariva palese sotto più di un fronte (ecco, non di certo quello grafico). Ed è nuovamente il caso di Topolino e la banda dei cablatori che insieme alla ben più illustre Banda dei piombatori (e un piccolo cheapquel barossiano) anima il volume recensito.
La storia di Faraci e Pastrovicchio si pone su un piano continuativo incerto e grossolano, molto ai limiti dell’effettiva concezione di remake, avvicinandosi per contro ai tratti più palpabili di un reboot. Rigenerare i personaggi, gli spazi, lo stesso quadro psicologico del Mickey Mouse americano non sembra comunque essere una trovata originale. Se anche quei "puri, purissimi accidenti" - mi si perdoni la citazione - appaiono ben calibrati e piazzati a chiosa null’altro si può elogiare del comparto logico-cronologico, mancante di un finale chiaro e di facile lettura per tutti i lettori digiuni dei fatti originali. La presenza in questa edizione di entrambe le versioni facilita e sana, da un lato, tale aspetto ma lo esacerba dall’altro, poiché quella dei Cablatori è una storia malriuscita su più fronti, dinanzi al cui originale mette a nudo ancor di più le proprie mancanze. A cominciare dallo sfondo, privato della sentita metafora sociale del crollo dei mercati che tanto accendeva il caposaldo statunitense, connotandogli un’aura sardonica di beffa nei confronti di una nazione preda del pensiero classico e ancora in pieno New Deal. A quanto pare, su Topolino non v’è più spazio per questo genere di allegorie e nemmeno per un semplice gruppo di "piombatori" (o idraulici) che per l’occasione mutano veste tecnica in cablatori. Pur così generando nuove gag slapstick e situazioni ilari, la sceneggiatura è disordinata, totalmente priva di nessi e ritmo, cosa che avrebbe probabilmente acquisito senza un finale così ermetico, "dilatabile" anche solo per mezzo di qualche tavola aggiuntiva.
E, tra un monologo gestaltico pressoché gratuito e le ripetute gag involontarie di un Manetta goffamente privo di sigaro, si palesa sempre più vivida la trama, uguale in tutto e per tutto all’originale gottfredsoniano che più di una piccola incursione nel campo della tecnologia, causa i motivi di cui sopra, non osa, non sperimenta, non elabora oltre rispetto al suo modello. Il risultato è una brutta copia di The Plumber’s Helper reinterpretata nello schema che più si attiene agli standard del libretto (sei vignette per pagina) ed essenzialmente nulla più. Da un confronto diretto con Gottfredson, tutto ciò che traspare è la superiorità dell’archetipo classico che ritrova in Topolino e la banda dei piombatori un validissimo esempio qualitativo: una storia solida, ben pensata fra le migliori dell’artista statunitense, piena di colore e folklore, nonché figlia diretta del suo tempo. L’allegro siparietto che vi si pone nel mezzo, Il ritorno dei "piombatori", è una storiella dimenticabile: molto meglio Paperino e il calumet della pace, "grande assente" della raccolta, che avrebbe dato quantomeno un po’ di dignità a un volume scialbo e privo di un preciso ordine filologico, pur comunque infiocchettato in una veste di lusso davvero notevole. Come detto, pure troppo.

Recensione di Topolino08


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

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  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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