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Questo sito non ha alcun rapporto con la Walt Disney Company e né ha scopo di lucro alcuno, si tratta semplicemente di un sito amatoriale, che può considerarsi un'opera di saggistica rivolta all'analisi e alla promozione dei fumetti Disney e dei loro autori, e si avvale del diritto di citazione.

 

Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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Recensore: Voto: Anno:

E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Mentre la gran parte dei lettori inizia giustamente ad interrogarsi sul futuro della collana, che al momento sembrerebbe aver scampato la chiusura contrariamente a quanto avvenuto per altre prestigiose testate, concentriamoci sul presente, ovvero su quello che, come anticipato da Luca Boschi sulle pagine dell'articolo introduttivo, è a tutti gli effetti il penultimo numero di Uack! nella versione Vita da Paperi.
La storia principale dell'albo è Paperino e la clessidra magica, tra le prime avventure di ampio respiro con Paperone realizzate da Carl Barks. Interessante la presenza di personaggi umani dalle sembianze "non canine", i predoni del deserto, raffigurati in stile verista come in altre celebri storie dell'autore del medesimo periodo. Della storia viene riprodotto in questa sede l'intero albo che ne ha ospitato la prima edizione, Four Color 291 del settembre 1950. Ritroviamo pertanto la folle messa in scena di Paperino e nipoti in Paperino e lo spirito del '76, disegnata da Riley Thomson, qui in una versione che in alcune vignette sembrerebbe ricalcata dall'originale, eredità della prima edizione italiana pubblicata in un Albo d'Oro del 1951, quando tale pratica era d'uso comune. Dal medesimo albo troviamo due tavole auto-conclusive disegnate da Paul Murry e l'originale seconda di copertina, già pubblicata due volte in Italia ma in formato "francobollo", con una brevissima gag dei nipotini opera di Carl Buettner.
La cronologia delle storie di Barks da Walt Disney's Comics and Stories prosegue con le divertenti ten pages tratte dai numeri 62 e 63 (Paperino campione di acquaplano e Paperino e la banconota da dieci dollari). Numeri dai quali vengono qui riportati anche due extra inediti in Italia, tra cui il più interessante è certamente un'altra auto-conclusiva, Paperino e la vecchia sequoia, disegnata da Don Gunn di cui questa sembrerebbe l'unica edizione al mondo successiva alla prima. È interessante sottolineare come questa pubblicazione si sia contraddistinta tra tutte le testate nate nella gestione Panini, come l'unica a proporre piccoli inediti (seppur perlopiù in veste di scansioni) in un mare di semplici riproposizioni di materiale già visto.
In chiusura del numero l'ultima storia disegnata da Barks dopo il suo pensionamento, Dal diario di Paperina - La magnifica temeraria, contestualizzata nel breve approfondimento sul piccolo periodico statunitense dove è apparsa per la prima volta, Walt Disney Comics Digest.

Recensione di scrooge4


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Per continuare le storie che ci avvicinano al compleanno di Topolino, questa settimana si vuole omaggiare la sua storica attività di reporter. Si ritorna, quindi, nei quartieri urbani di Topolinia 20802, con un episodio dal titolo Maratona con contratto scritta proprio da Fausto Vitaliano, uno degli autori della serie, e disegnata da Carlo Limido. Il lettore si trova a metà fra il giallo e la commedia e ne esce una storia leggera, che intrattiene, senza riuscire però ad essere incisiva. Nonostante siano infatti divertenti le gag dei vari personaggi che si ritrovano tutti a correre per le strade della città, da Pippo a Orazio, da Basettoni a Gambadilegno o del tour dei pensionati per i luoghi in ristrutturazione, il lettore non riesce ad appassionarsi troppo al giallo di fondo su cui Topolino sta investigando, perché rimane marginale e viene risolto troppo facilmente. Il finale poi, in cui Topolino è aiutato a scrivere l’articolo non solo da tutti gli amici, ma addirittura da Sgrinfia e Gambadilegno fa risaltare un lato "buonista" dei personaggi (tutti, nessuno escluso) che compare sempre di più fra le pagine del settimanale e che, personalmente, non apprezzo molto.
Un elemento che ritorna infatti subito dopo con Carlo Panaro in Paperino e la fortunissima calamitosa disegnata da Maurizio Amendola. Zio Paperone, vedendo Paperino sbeffeggiato per l’ennesima volta dal cugino Gastone, decide di fargli vivere un periodo fortunato per fargli capire che, in fondo, la sua vita è già bella perché piena degli affetti dei suoi cari e che non ha bisogno della buona sorte per essere un papero felice. Anche in questo caso la trama non è particolarmente originale, in più questo voler a tutti i costi far emergere il lato buono e smielato di Paperone non aiuta.
Risulta, a mio parere, più riuscito l’omaggio che Vito Stabile fa al papero più ricco del mondo in Zio Paperone racconta…il valore di un cent disegnata da Davide Baldoni. In questa storia, lunga solo poche pagine, emergono non solo la tenacia di zio Paperone nell'inseguire un centesimo e il suo legame con le singole monete, tanto forte da fargli ricordare la provenienza di ognuna, ma anche il rapporto con i parenti ed è divertente vedere come Paperino e Paperina si sentano a volte imbarazzati di fronte alla grinta e alle stranezze dello zio.
Divertente, pur senza troppe pretese, anche la breve I Bassotti e l’epopea campagnola (Valentini/Panaro), dove la banda, braccata dalla polizia, nasconde la refurtiva in un campo di melanzane ed entra in contatto con Dinamite Bla. Simpatiche le gag con il misantropo e con il cane il cui punto di forza è proprio la ripetitività con cui vengono proposte.
Continua, infine, la saga dei Whizzkids con il terzo episodio dal titolo Blu sempre su soggetto Munarini, sceneggiatura Stabile e disegni Urbano. Arrivati al terzo episodio, oltre alle perplessità che accompagnano la serie fin dall'inizio, si aggiungono anche un po’ di stanchezza e un principio di noia. La serie sembra protrarsi troppo, senza particolari guizzi e senza che il lettore sia particolarmente coinvolto nelle sorti dei tre paperotti, trasformati in una specie di Power Rangers, tra l’altro poco simpatici.
Anche in questo numero prosegue la Guida di Topolinia ad opera di Blasco Pisapia, che ci porta tra le strade e i grattacieli di Topolinia 20802. Troviamo inoltre un editoriale sul potere della lettura per i ragazzi e un ricordo a Miriam Dubini, collaboratrice della redazione, morta la scorsa estate.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Fascicolo non ancora recensito, probabilmente sul forum ci sono le informazioni relative al suo contenuto.

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Il terzo numero della nuova testata di Zio Paperone presenta un indice più interessante, rispetto ai numeri precedenti. Il punto più debole risiede purtroppo nella storia inedita, che non è davvero nulla di particolare o memorabile. Finisce in questo numero la caccia al tesoro (con tanto di riepilogo "inedito"), una unicità nella produzione S-code, per le sue quattro puntate. Nonostante ogni episodio abbia una sua autoconclusività, la storia ha il suo brio, seppure Scarpa abbia fatto sicuramente di meglio, visti certi schemi molto ripetitivi.
Troviamo poi Zio Paperone e la collezione per distrazione, con un tema sfruttato, ma con svolgimento carino e un buon ritmo. Ai disegni Gorlero risulta piuttosto legnoso, molto più a suo agio con i topi. L’idea di collezionare le foglie risulta essere divertente, come anche il cartello dietro l’edicola nella storia con scritto "vendiamo anche giornali". Segue poi Zio Paperone e la sfida velistica, una bella storia con Cavazzano sia ai testi che ai disegni, non un evento comune, in cui muove con garbo e frizzantezza tutta la famiglia dei paperi. Si conclude infine con Zio Paperone e il dolce problema, in cui troviamo un buon Concina in due puntate, insieme ad un Cavazzano che esercita come sempre il suo fascino. Un numero non eccellente, ma che risulta migliore dei primi due numeri. Speriamo vivamente si possa continuare su questa linea, o migliorandosi ancora di più, con storie lunghe e medie.

Recensione di SalvoPikappa


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Credo alla fine sia arrivato: non è certamente il primo numero di Topolino a non avere grandi motivi di interesse per un lettore adulto, ma credo sia il primo della gestione De Poli in cui avverto fortemente la sezione di essere inadeguato mentre ne leggo i contenuti. La parte delle storie a fumetti presenta un assortimento esemplare da questo punto di vista: Faraci ormai da anni non ha quasi più un’idea degna del suo fulgido e lontano passato. Sembra quasi autobiografico il dialogo a pag. 97: "Non mi viene in mente niente. Il vuoto totale. E’ un periodo tutto così. Una crisi di idee". Deve essere per questo che continua a giocare con i suoi stessi clichè, anche in questa occasione. D’altra parte se si punta a un pubblico non trasversale, ma di una precisa fascia d’età, per un autore è una pacchia: può far ruotare ciclicamente il suo repertorio andando avanti col minimo sindacale.
Per un autore che sembra essersi smarrito abbiamo invece un altro che fa della costanza la sua forza: Panaro scrive le stesse storie da 30 anni più o meno. "Paperino e la predizione succosa" è una roba che si potrebbe trovare in un qualsiasi Topolino degli anni 80… e sempre scritta da lui. E’ roba che nasce già datata e che puoi spacciare per nuova solo a chi non ha mai letto nulla di Disney.
Con i nuovi non va meglio: Rossi Edrighi, che pure ha scritto delle buone cose, stavolta arranca con un po’ di fiatone. Nell’ambito dei festeggiamenti del personaggio, pensa bene infatti di celebrare il Topolino peggiore, l’impiccione nelle faccende della polizia, il paranoico dei misteri fino a livelli macchiettistici: un Topolino lontano anni luce non solo dall’originale ma anche da quello a cui autori come Mezzavilla, lo stesso Faraci, Artibani, Casty, persino Bosco, hanno cercato (riuscendovi anche) di ricostruire una identità più credibile. Ancora più paradossale che si cerchi poi di festeggiarlo proprio con un giallo (un gialletto sbiadito, in realtà) cioè esattamente il genere di storie che ormai quasi non si vede più sul settimanale se non in rare occasioni.
Volendo considerare lo scopo celebrativo della storia si potrebbe poi obiettare che l’intreccio può anche essere messo in secondo piano, che c’è l’introspezione che fa tanto storia matura (ok, poi si scontra con battute e un tono generale da… da… Faraci, ma pazienza), che si esplora finalmente (finalmente?) il rapporto tra Topolino e Basettoni, ma tante facilonerie assortite, con hard disk che cadono da un metro di altezza e si sbriciolano come statuine di cristallo, i soliti termini "tecnologici" messi tanto per fare scena, Macchia Nera che evade (o viene aiutato ad evadere) non si sa come, lo stesso criminale che, da evaso, pensa bene di tornare nell’unico posto identificabile dalla polizia… sono difficili da mandare giù.
Poi la P.I.A., santo cielo, la P.I.A.!! Nel 2018!
Infine "Whizzkids", che avrà anche dei passaggi simpatici, ma è una roba per bambini, solo per loro, animatela e mandatela su Boing, quello è il suo posto, non su Topolino.
Okay, ammetto che i giudizi quassù sono un tantino esagerati (neanche troppo, sono tutte storie scialbe, di una noia rara) ma derivano dalla consapevolezza che la trasformazione si sta gradualmente avviando alla fine: questo giornale, se rimane così, non ha motivi di interesse per me e non credo di poter continuare a scrivere queste poche righe di commento settimanale. Più che altro non avrebbe senso, perché commentare un prodotto di cui non sono il destinatario? Per ripetere indefinitamente "storia così così, ma ad un bambino può piacere"?
La mia speranza è che quei pochi che sanno alzare l’asticella della qualità, scrivendo per un pubblico di tutte le età, continuino a trovare spazio e occasioni per dare un senso, almeno una volta ogni tanto, a questo appuntamento settimanale.

Recensione di piccolobush


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Negli ultimi vent'anni, tramite il cambiamento e la maturazione del proprio stile negli anni '90, Giorgio Cavazzano è diventato uno dei più importanti e noti autori disneyani, punto di riferimento e modello di partenza per tutte le generazioni di disegnatori che hanno iniziato a lavorare per Topolino a partire da quel periodo. La sua fama, però, si è estesa anche all’estero, grazie alle sue collaborazioni con editori di diversi paesi, già a partire dai decenni precedenti; alcune di queste storie vengono raccolte e diventano il soggetto del nuovo volume della collana Tesori International, giunta al quarto numero dedicato alle più importanti opere degli autori italiani fuori dal Bel Paese.
Il tomo è diviso in tre sezioni, ognuna contenente storie realizzate per paesi diversi. La prima del volume, che è anche la più scarna, è dedicata al contributo dato da Cavazzano al Disney Studio Program, che iniziò a realizzare storie nel periodo in cui la licenziataria dei fumetti Disney negli Stati Uniti, la Western Publishing, aveva diminuito sensibilmente la propria produzione. Nell’albo troviamo solo una storia risalente a questo periodo: Zio Paperone e i capricci della Numero 1, con il soggetto di Dick Kinney e la sceneggiatura di Giorgio Pezzin. E, probabilmente, sono proprio la fantasia e la tipica verve delle sceneggiature pezziniane degli anni '70 a rendere la storia frizzante, emergendo sulla, solitamente, anonima produzione dello Studio Program. Il tratto dell’artista lagunare è dinamico, i personaggi sono particolarmente slanciati e frenetici, come Cavazzano li disegnava solitamente durante quel periodo brillantemente definito "techno".
Dall’America si torna nel Vecchio Continente, e stavolta si va oltralpe: sul finire degli anni '70, i rapporti di Cavazzano con la redazione di Topolino e il direttore Mario Gentilini iniziarono ad incrinarsi. Fatto che, assieme alle sollecitazione dell’amico sceneggiatore François Corteggiani, spinse il Maestro veneziano verso una nuova collaborazione, stavolta con Hachette, la casa editrice che pubblica i fumetti di Topolino e Paperino in Francia. Le storie presenti in questa sezione sono molte di più, ben sette, anche se caratterizzate da una lunghezza maggiormente esigua e, soprattutto, da una bassa qualità: le più interessanti sono la discreta Paperone contro Paperone, le due avventure con protagonista Basil l’investigatopo e Topolino in: Il ritorno di Babbo Natale, forse la migliore del lotto nonché un omaggio al disegnatore francese Claude Marin. Dal punto di vista grafico abbiamo un Cavazzano probabilmente non nel suo periodo migliore, quello degli anni '80, decennio a cui appartengono tutte le storie (eccezion fatta per l’ultima) e in cui l’autore, nonostante la voglia di innovare il suo tratto avvicinandosi a quello degli ultimi anni, rimane però ancora attaccato ai disegni guizzanti del periodo precedente, creando un miscuglio che a volte risulta essere poco piacevole. Ultima parte del tomo dedicata alle storie illustrate per la casa editrice danese Egmont, che presenta due avventure non particolarmente entusiasmanti, complice la visione del personaggio di Paperino come una semplice fonte di gag, senza una vera e propria tridimensionalità. Si segnala la seconda, che affronta il tema dell’esistenza di Babbo Natale, seppur in maniera piuttosto blanda. Trame infime vengono però supportate dagli splendidi disegni dell’autore veneziano, giunto ormai alla consacrazione del proprio tratto: qui Cavazzano riesce a realizzare paperi perfetti, che risultano davvero vivi senza dover ricorrere alla frenesia tipica delle sperimentazioni "techno".
Gli articoli risultano abbastanza scarni e non offrono particolari novità; va però segnalato un ampio portfolio nel quale vengono mostrati bozzetti, schizzi preparatori, immagini e copertine realizzate da Cavazzano per le case editrici estere. Complessivamente un volume discreto: le storie, a parte alcune, non sono particolarmente entusiasmanti, al contrario degli splendidi disegni dell’autore: volume consigliato solo se non possedete le storie e siete fan del Maestro che, con poco più di 50 anni di carriera sulle spalle, riesce ancora a trasmettere emozioni e a raccontare storie attraverso i suoi disegni.
P.S. Con il volume di cui avete appena letto la recensione si conclude la collana Tesori International: l’annuncio è arrivato tramite un piccolo avviso posto in fondo all’albo, segnale che la Panini ha deciso di non farsi più trovare impreparata da annunci a sorpresa su Anteprima e altro, come accaduto con Definitive e Pk Giant (che proseguirà in nuovo formato). Una collana che, dopo un’ottima partenza, alla fine si è rivelata discreta, per colpa di alcune scelte sbagliate e volumi mai pubblicati: con il cambio di obiettivi si è cercato di portare avanti la testata, che però dopo solo quattro numeri ha chiuso i battenti. La Panini ha ora annunciato una nuova linea editoriale per i collezionisti: la speranza è che la casa editrice modenese possa imparare dai propri errori, proponendo agli acquirenti prodotti che possano soddisfarli maggiormente.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Bruno Enna torna su Pkna dopo parecchi numeri, presentando una storia anomala per la serie, con spunti interessanti ma mai più ripresi ed un focus che, da Paperinik, si sposta ai personaggi secondari. Parliamo di Ziggy e Mary Ann Flagstarr, fratelli divisi tra spionaggio e cinica disillusione, e la bella Jana, dotata di poteri ESP. La storia tocca le corde dello sceneggiatore sardo, che intesse i sentimenti di una dolce storia d'amore che non risulta mai forzata, ma sempre tenera ed appassionata. Di sfondo vi è il tema della scuola per reietti dotati di poteri imprevedibili, sulla scia dell'istituto del professor Xavier, idea che lascia spazio al tema, mai banale, dell'isolamento e della paura del diverso.
In questo suggestivo humus narrativi Paperinik si muove di rimessa, ma senza mai perdere peso, grazie al talento di Enna. I disegni di Paolo Mottura sono al solito efficaci. Belle le sue figure femminili, sensuali il giusto, e straordinaria la doppia splashpage della diga, immersa in una suggestiva foresta.
Un numero one shot riuscitissimo, seppur non tocchi i picchi della produzione enniana. Bella la nuova copertina di Mottura. Il fatto che non si seppe più nulla dell'accademia degli ESP lascia un po' di amaro in bocca, ma la serie aveva altre direzioni su cui puntare.
Piccola nota riguardo la storia editoriale di Pk Giant. Secondo il numero di luglio di Anteprima, questo doveva essere l'ultimo fascicolo ma, spinti da una vivace protesta sui social, Disney-Panini ha deciso di proseguire le pubblicazioni, trasformando le prossime uscite in doppi albi, con due episodi per testata. Nella pagina di spiegazioni qui pubblicata si dice che la cadenza sarà bimestrale, ma con un occhio alle fiere. Immaginiamo dunque Lucca, Milano, Napoli, Catania e di nuovo Lucca, o magari Roma finendo prima. Vedremo dunque a novembre il risultato finale, ma almeno dovrebbe essere possibile completare la ristampa del glorioso Pkna.

Recensione di V


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Il terzo albo dedicato alla ristampa de I mercoledì di Pippo conferma tutte le caratteristiche della serie rilevate fino a questo momento. Il meccanismo che vede Pippo "improvvisarsi" romanziere è stato infatti ormai rodato da Rudy Salvagnini: il nostro eroe affronta volta per volta un differente genere letterario e lo stravolge a suo modo, restituendone una garbata e surreale parodia, incurante delle richieste di Topolino di riportare la narrazione su binari più coerenti e razionali. A questa base, lo sceneggiatore ha ormai aggiunto un siparietto introduttivo, ovvero i maldestri tentativi con i quali Topolino prova, invano, a sottrarsi all’ascolto dei racconti dell’amico. E’ questo insieme di elementi a restituire al lettore storie piacevoli, divertenti e sempre diverse, pur partendo dallo stesso canovaccio.
I disegnatori, inoltre, concorrono senza dubbio alla riuscita delle avventure. Le prime due storie qui raccolte sono illustrate nientemeno che da Massimo De Vita, che si dimostra subito a suo agio con le atmosfere della serie. Per le ultime due, invece, ritorna Lino Gorlero, sempre protagonista di un ottimo lavoro, macchiato però in Con l’osso di Rodi da un insulto nascosto fra le righe, che gli costò un periodo di esilio forzato dai fumetti Disney. Nella versione qui ristampata, la vignetta incriminata appare – giustamente – edulcorata.
Non resta molto da aggiungere dal punto di vista redazionale, come sempre limitato alla felice copertina inedita di Emmanuele Baccinelli. Va segnalata, piuttosto, la mancata indicazione della successiva uscita della collana: il che sembra quindi lasciare intendere, purtroppo, che anche la riproposizione di questa serie subirà una brusca e precoce interruzione. Un triste trend intrapreso dall’editore nel corso di questo anno 2018.

Recensione di inthenight


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Il numero agostano di Paperinik si presenta con una cover dalle ispirazioni holywoodiane figlia del solito ottimo Andrea Freccero. Le storie all'interno, almeno per quanto riguarda le inedite, non ripetono lo stesso tasso di epicità della copertina. Come già accaduto nel recente passato, le storie d'apertura sono due brevi di origine nordeuropea indite in Italia. Storie che condividono la patria ma che si mostrano abbastanza diverse se non altro per il layout. Paperinik contro Mega Pallone Gonfiato, di Halas, Suffer e Fants è una tradizionale avventura contro un supercattivo, battuto grazie all'astuzia, montata sulla tradizionale gabbia nordeuropea a 4 strisce. Di contro Una super notte per la 313 di Pihl, Stevn e Bernardo, quest'ultimo accreditato sia alla sceneggiatura che ai disegni (stupisce la moltitudine di autori per una manciata di tavole...) propone una gabbia del tutto libera, ricca di doppie splash page. Una storia, questa, da apprezzare forse più per l'accurato comparto grafico che non per la trama assai basica.
Per quanto riguarda le ristampe, si comincia con il tema vacanziero estivo. A rappresentarlo è Missione vacanze, di due nomi davvero poco noti come Pellizzari (ai testi) e Lauciello (ai disegni), che imbastiscono una piccola commedia degli equivoci in cui Paperino fa le spese della... disattenzione di Paperinik. Passata la parentesi "ombrellonesca" entriamo nel vivo dell'indice con L'architettura spicciola, interessante remake della leggendaria storia di Barks Zio Paperone e i misteri della Cattedrale. L'avventura, datata 2014 (quasi 50 anni dopo il Maestro americano) porta la firma di Riccardo Pesce e Massimo Asaro, e pur non essendo una copia pedissequa dell'originale adattata con elementi moderni (come avvenuto spesso con i "remake" ufficiali degli ultimi anni) ripropone molte delle scene cult della vecchia ispiratrice. Si segue con una storia datata 1983, La cassaforte sigillata, proposta su Appgrade 36 nel ruolo di Cult. L'avventura è sceneggiata da Filadelfo Amato ed è disegnata dal Francesc Bargadà Studio, e rappresenta la più tradizionale delle vicende paperinikiane.
Andando avanti troviamo alcune interessanti avventure recenti, da La bolla senza tempodi Salati/Soldati, che mette in scena uno scompenso spaziotemporale a Paperopoli a La piuma porta sfortuna, con protagonista Amelia e testimonianza del vecchio stile "italiano" di Andrea Ferraris. Interessante la presenza di La grande caccia alla numero 3000, estratta dal numero 3000 di Topolino, una delle storie celebrative del numero, tutte accomunate dalla ricorrenza della cifra suddetta. Infine, la divertente e attuale Il leggendario metropolitano, inserita nella sezioni Guest per motivi non chiarissimi dato che si tratta di una storia piacevole ma tutto sommato "normale".
Da segnalare, nell'indice delle ristampe, la presenza di La banda dei "Bravi ragazzi". Quattordicesima storia con il papero mascherato, nonché una delle primissime con autori diversi da Guido Martina e Massimo De Vita Qui la sceneggiatura è di Gian Giacomo Dalmasso (con Giulio Chierchini alle matite) che delinea il Paperinik moderno in versione supereroica raddrizzatore di torti e non più vendicatore di Paperino. Questa avventura era stata proposta su Appgrade 15 come storia Cult. Nota di colore: nel passaggio da Appgrade a Paperinik la storia ha subìto una piccola censura riguardante una delle battute dei "bravi ragazzi". Se prima il malvivente minacciava Poi, taglieremo la coda ai vostri maialini ora si limita a un meno minaccioso legheremo la coda ai porcelli di Nonna Papera.
In conclusione il numero qui presente, al netto della solita assenza di redazionali e contenuti vari (limitati ai disegni dei fan) è un'ottima lettura da ombrellone e non solo, grazie alla vasta scelta di storie recenti di qualità e di avventure più antiche di ottimo livello.

Recensione di MiTo


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In un periodo di diversi e dolorosi tagli alle testate Disney da parte di Panini, la pubblicazione del nuovo numero di Tesori Made in Italy, sempre dedicato al maestro Massimo De Vita, è una vera e propria boccata d'ossigeno. Il tomo in questione ristampa quattro storie disegnate (e quasi tutte scritte) dall'autore milanese fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. Il volume è perfettamente equilibrato, poiché al suo interno troviamo due veri capolavori devitiani e altre due storie ottime, meno conosciute ma comunque godibili. In apertura viene ristampata Topolino e l'enigma di Mu, storia che segna l'esordio di un personaggio che in futuro si rivelerà molto importante per il cast di Topolinia, il professor Zapotec. Parlando della trama, beh, la storia è splendida, un grande capolavoro del fumetto Disney anni '70: sceneggiatura ben scritta, storia avventurosa e molto scorrevole, nonostante una grande presenza di spiegazioni scientifiche. Per il resto il cattivo, verso metà storia, si palesa e agisce, praticamente, alla luce del sole; non per questo, però, risulta meno minaccioso. La scoperta finale è originale e ben congegnata, risultando inattesa e in grado di stupire.
Molto godibili sono anche Paperino e la ricerca del Kikiby e Paperinik e la città sporcacciona. La prima è una tipica storia in cui Paperino è vittima della cattiva sorte, stavolta cercando di trovare un Kikiby, esemplare di un'insolita razza canina che, sempre parlando di animali rari, ricorda in vaga parte il balabù di scarpiana memoria. Le gag, a differenza di molte storie poco memorabili dello stesso genere presenti sul Topolino attuale, sono molto divertenti e il finale, per una volta, è soddisfacente. La seconda avventura, invece, è una classica storia di Paperinik scritta da Pezzin, nella quale il supereroe mascherato affronta, a suon di battute e slapstick-gag, problemi allora attuali (e che forse lo sono ancora oggi). In questo caso si tratta dell'inquinamento e Paperinik, dopo aver inutilmente tentato di mettere in guardia la popolazione, alla fine riuscirà a far comprendere la situazione ai paperopolesi grazie a un ingegnoso trucco. Storia molto divertente, che però, leggendola, lascia un po' l'amaro in bocca, pensando che fa parte di quel filone responsabile di aver reso Paperinik un personaggio meno diabolico e inquietante rispetto a come lo dipingeva Martina.
Ma la migliore del numero è, sicuramente, Il matrimonio di Zio Paperone. Si tratta, forse, di una delle storie meglio congegnate in assoluto, per quanto riguarda l'intreccio. E non c'è solo quello: battute ottime, recitazione dei personaggi superlativa, nessuno fuori posto. Una sceneggiatura davvero ben scritta, e che non lascia quasi nessun buco narrativo (e la difficoltà che poteva esserci a rimettere insieme tutti i pezzi era alta). Il finale, inoltre, mostra anche il cuore d'oro che Paperone nasconde sotto la sua dura scorza, riprendendo la lezione barksiana.
La qualità delle storie, quindi, si dimostra alta. Ma come sempre, per fare un passo avanti bisogna farne almeno due indietro, e così stavolta sono i redazionali a tradire la fiducia: scarni (si fa notare molto la mancanza del portfolio) e poco curati (introduzione della città sporcacciona che presenta la storia come la prima con Inquinator). Nel complesso, però, il volume è ottimo e risulta una vera manna dal cielo rispetto a quello che Panini ha mandato in edicola negli ultimi tempi.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Il nono volume della collana è presentato da una copertina che reca un’immagine certamente iconica di Paperon de’ Paperoni - il momento della scoperta della famosa pepita "uovo d’oca" - su uno sfondo dorato di monete.
In effetti, nulla di più appropriato poteva aprire il numero che contiene "L’argonauta del Fosso dell’Agonia Bianca" ottavo capitolo e momento clou della $aga, quasi un ipotetico punto d’apice della narrazione: per il giovane Paperone è finalmente giunto il tempo di mettere a frutto gli anni di esperienza maturati finora in giro per il mondo, e d’un tratto la prospettiva della sua vita cambia radicalmente; si arricchisce e mette le basi del suo futuro impero economico, nulla sarà più come prima. E’ questo un momento topico della vicenda, e non a caso l’autore vi dedicherà anche un capitolo extra volto ad approfondire il suo rapporto con Doretta Doremì.
L’albo, e questa è una novità rispetto ai due numeri precedenti, prosegue con una storia che nulla ha a che vedere con la $aga, ma che tuttavia è fra le più apprezzate di Don Rosa: "Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta" è davvero particolare, quasi un mix tra una corsa a tappe in giro per il mondo e un compendio storico sulla trasmissione della conoscenza lungo i secoli; con un colpo di genio veramente originale, l’autore riesce a far risalire la nascita del corpo delle Giovani Marmotte nientemeno che...beh, non sarebbe opportuno rivelarlo qui, per cui basti sapere che l’intreccio è davvero notevole e la storia indimenticabile.
Si ritorna in ambito $aga con "Il miliardario di Colle Fosco", capitolo che inaugura la fase "discendente" della narrazione, stando alle parole dello stesso Don Rosa; in realtà la storia consta di una prima parte costituita da gag costruite intorno al tema della scarsa appartenenza di Paperone alla società scozzese del tempo, ed una seconda molto più breve ma densa ed emozionante - senza dubbio il momento di maggior dramma di tutta la biografia paperoniana e di buona parte dei restanti fumetti Disney - dove Paperone e le sorelle salutano, inconsapevolmente per l’ultima volta l’anziano genitore, il quale subito dopo raggiungerà la moglie venuta a mancare anni prima. Al riguardo, non si può fare a meno di notare - con sommo biasimo - come l’imperante etica del "politically correct" abbia mietuto l’ennesima vittima: nella versione originale della seconda vignetta dell’ultima tavola appare il fantasma della mamma di Paperone il quale, dialogando col marito (che ha appena raggiunto la sua stessa... "condizione") lo rassicura sul futuro del giovane figlio, spiegando come "Qualcuno di sicura attendibilità" le avesse rivelato che Paperone imparerà ciò che ancora serve nella vita e tutto andrà bene; ora, per quanto tutte le precedenti edizioni italiane della $aga mantenessero una traduzione fedele all’originale, in questa versione sparisce ogni riferimento al "Qualcuno" e la dolce Piumina sembra ripetersi nel ribadire quel "Davvero per il meglio", sia mai che "qualcuno" si possa offendere a leggere quel vago e generico riferimento!
L’albo si chiude con un’altra extra-$aga, "Paperino… da Paperopoli a Lillehammer", storiella non certo memorabile dedicata ai Giochi Olimpici Invernali norvegesi del 1994: il canovaccio non è dei più originali, con la solita rivalità tra i cugini Paperino e Gastone dove l’imperante fortuna del secondo ha facilmente la meglio sull’impegno del primo; verso la fine sembra che le cose si possano rimettere a posto, ma comunque Paperino viene punito solo "per l’intenzione" di aver voluto provare a imbrogliare contro il cugino. Di fatto, la parte più divertente della vicenda risiede nei problemi che Don Rosa, fedele alla sua ambientazione anni’ 50, si fa nel dover attualizzare la vicenda nel 1994. Concludendo, abbiamo un albo per tre quarti di ottimo livello, ma con una pecca evidente alla fine della terza storia ed una quarta di poche pretese, per cui non pare ingeneroso dare un voto di quattro stelle.

Recensione di Gancio


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Sono passati ormai 30 anni da quando nelle edicole italiane usciva il primo numero di Zio Paperone, testata che per la prima volta si poneva l’obiettivo di ristampare l’intera opera di un autore disneyano: Carl Barks, l’Uomo dei Paperi e l’inventore di Paperone, Gastone, Archimede e tanti altri componenti della famiglia dei paperi. Da allora in edicola e in libreria abbiamo avuto diversi tentativi di raccogliere ancora l’intero corpus barksiano: il tentativo meglio riuscito è stata sicuramente La Grande Dinastia dei Paperi, opera in 48 volumi edita dal Corriere della Sera e dal sapore enciclopedico, con diversi articoli e presentazioni delle storie a corredo.
Oggi, dopo il tentativo non del tutto riuscito della Panini con Uack!, a riprovarci è la Giunti, che con la nuova collana Paperdinastia cerca un’altra volta di portare l’opera del Maestro dell’Oregon nelle case dei vecchi e dei nuovi appassionati disneyani. La particolarità di questa riedizione è però che si tratta in realtà di una… ristampa! I contenuti, infatti, sono identici in tutto e per tutto alla già citata Grande Dinastia dei Paperi, sia nella pubblicazione delle storie sia negli articoli di contorno. In questa recensione abbiamo deciso di concentrarci maggiormente sul contenitore, rispetto alle storie, molto conosciute ed amate: la collana inizia dal 1950, anno in cui Barks raggiunge la maturità artistica (secondo il sottoscritto ciò avviene già a partire dal ’48, ma de gustibus…). Inoltre, il 1950 è l’annata in cui il maestro dell’Oregon si dedica maggiormente alla produzione di storie lunghe, trascurando momentaneamente le ten-pages: ottimo anno per fidelizzare con il lettore, senza dover per forza presentargli subito volumi pieni di storie da dieci pagine, che al lettore casuale e non esperto rischierebbero di risultare indigesti. Tra le storie più importanti segnaliamo Paperino e il sentiero dell’unicorno, che apre il volume, Paperino nel paese dei totem, scanzonata parodia dei piazzisti e dei venditori porta a porta e Paperino in vacanza, la storia più lunga realizzata interamente da Barks.
Parlando dell’edizione in sé, invece, non si può fare a meno di porsi una domanda: non sarà forse rischioso fare uscire una nuova riedizione dell’opera di Barks, soprattutto alla luce dell'andamento di Uack! e del fatto che si sta parlando di una ristampa dell’opera del 2008, che diversi appassionati già possiederanno? La risposta a questa domanda, che sarà definitiva solo ad pubblicazione conclusa, dipenderà soprattutto dai vari lettori casuali: se Uack! non era assolutamente rivolta a questo tipo di pubblico, a partire dal costo elevato (5,00 euro per 130 pagine, contro Topolino che ne ha 160 e costa la metà), Paperdinastia, seppur con un prezzo ancora più alto, potrebbe essere d’interesse anche per loro, grazie ad un maggior numero di pagine. Inoltre, così, la Giunti può anche sperare nell’acquisto da parte di lettori esperti che, per un motivo o per l’altro, non acquistarono la collana di dieci anni fa. Nel complesso un rischio, che però la Giunti ha deciso di tentare: come è sempre successo, sarà il tempo a decretare se avrà avuto ragione.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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Non sembrano esistere definizioni per descrivere degnamente la nuova iniziativa editoriale targata Panini Comics dedita al ricupero, quanto più filologico possibile, dei grandi capolavori del passato con annessi sequel e/o remake di sorta. Un progetto che conserva le (molte) note dolenti nonostante all’interno di un involucro splendidamente curato vi sia abbondanza di materiale critico e redazionali. Piombatori e Cablatori fra Passato e Presente viene a porsi in tal senso in qualità di nuovo tassello a un disegno già fallace per concezione. Il problema di fondo, come già affermavamo tre mesi addietro, è proprio quell’eccesso di zelo (a ogni modo apprezzabile e riconosciuto) che va a perorare un contenuto non certo così meritorio, se non imperfetto ad ampi tratti. Era il caso di Zio Paperone e un altro natale sul Monte Orso, remake della quasi omonima storia barksiana, il cui divario qualitativo appariva palese sotto più di un fronte (ecco, non di certo quello grafico). Ed è nuovamente il caso di Topolino e la banda dei cablatori che insieme alla ben più illustre Banda dei piombatori (e un piccolo cheapquel barossiano) anima il volume recensito.
La storia di Faraci e Pastrovicchio si pone su un piano continuativo incerto e grossolano, molto ai limiti dell’effettiva concezione di remake, avvicinandosi per contro ai tratti più palpabili di un reboot. Rigenerare i personaggi, gli spazi, lo stesso quadro psicologico del Mickey Mouse americano non sembra comunque essere una trovata originale. Se anche quei "puri, purissimi accidenti" - mi si perdoni la citazione - appaiono ben calibrati e piazzati a chiosa null’altro si può elogiare del comparto logico-cronologico, mancante di un finale chiaro e di facile lettura per tutti i lettori digiuni dei fatti originali. La presenza in questa edizione di entrambe le versioni facilita e sana, da un lato, tale aspetto ma lo esacerba dall’altro, poiché quella dei Cablatori è una storia malriuscita su più fronti, dinanzi al cui originale mette a nudo ancor di più le proprie mancanze. A cominciare dallo sfondo, privato della sentita metafora sociale del crollo dei mercati che tanto accendeva il caposaldo statunitense, connotandogli un’aura sardonica di beffa nei confronti di una nazione preda del pensiero classico e ancora in pieno New Deal. A quanto pare, su Topolino non v’è più spazio per questo genere di allegorie e nemmeno per un semplice gruppo di "piombatori" (o idraulici) che per l’occasione mutano veste tecnica in cablatori. Pur così generando nuove gag slapstick e situazioni ilari, la sceneggiatura è disordinata, totalmente priva di nessi e ritmo, cosa che avrebbe probabilmente acquisito senza un finale così ermetico, "dilatabile" anche solo per mezzo di qualche tavola aggiuntiva.
E, tra un monologo gestaltico pressoché gratuito e le ripetute gag involontarie di un Manetta goffamente privo di sigaro, si palesa sempre più vivida la trama, uguale in tutto e per tutto all’originale gottfredsoniano che più di una piccola incursione nel campo della tecnologia, causa i motivi di cui sopra, non osa, non sperimenta, non elabora oltre rispetto al suo modello. Il risultato è una brutta copia di The Plumber’s Helper reinterpretata nello schema che più si attiene agli standard del libretto (sei vignette per pagina) ed essenzialmente nulla più. Da un confronto diretto con Gottfredson, tutto ciò che traspare è la superiorità dell’archetipo classico che ritrova in Topolino e la banda dei piombatori un validissimo esempio qualitativo: una storia solida, ben pensata fra le migliori dell’artista statunitense, piena di colore e folklore, nonché figlia diretta del suo tempo. L’allegro siparietto che vi si pone nel mezzo, Il ritorno dei "piombatori", è una storiella dimenticabile: molto meglio Paperino e il calumet della pace, "grande assente" della raccolta, che avrebbe dato quantomeno un po’ di dignità a un volume scialbo e privo di un preciso ordine filologico, pur comunque infiocchettato in una veste di lusso davvero notevole. Come detto, pure troppo.

Recensione di Topolino08


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Il terzo volume della Definitive Collection dedicato a C’era una volta in America costituisce il cuore della saga stessa. Innanzitutto, il protagonista delle quattro avventure qui ristampate è uno solo: il Topolino sfuggito alla morte in quel di Fort Alamo, sulle cui rovine si apre il nuovo racconto. E’ un Topolino segnato da quella battaglia a cui pure non ha partecipato, ma che lo ha privato di tanti amici e compagni d’arme, ora divenuto un personaggio ben più disilluso e cinico di come siamo abituati a vederlo rappresentato. Giorgio Pezzin e Massimo De Vita ce lo mostrano magistralmente mentre cerca di reinventarsi in un’America ancora tutta da conquistare.
Il nostro eroe si ritroverà quindi coinvolto in alcune delle più classiche situazioni del selvaggio West. Inizialmente si aggregherà ad una carovana diretta in Oregon, dove conoscerà la sua compagna ideale, una Minni battezzata per l’occasione Clementina. Il loro rapporto però non sboccerà come prevedibile, e Topolino, canticchiando la famosa "oh my darling…", continuerà allora a girare per gli States: prima riuscirà a scongiurare una guerra voluta da cercatori e speculatori bianchi, interessati ad un giacimento aurifero presente in territorio indiano; poi parteciperà alla posa delle rotaie per la ferrovia transcontinentale americana; infine, sarà coinvolto in un duello al sole fra una leggenda della frontiera e alcuni rampanti fuorilegge. Proprio nello sperduto villaggio teatro della sfida, Topolino troverà tracce della sua amata e ripartirà in cerca di lei…
Gli autori pescano a piene mani dalla letteratura e dal cinema di genere western, eppure non rinunciano mai a inserire elementi storici ma al contempo originali, facendo inoltre rientrare qualsiasi ambientazione all’interno di un contesto assolutamente disneyano. E che dire degli scenari, dove si alternano passi innevati, vaste praterie, accampamenti indiani e boomtown dei coloni, senza che venga mai sbagliato un colpo?
La saga, insomma, è un perfetto esempio di fumetto Disney al suo massimo livello, pur applicato ad una serie di storie – per così dire – in costume, che si propongono però non di omaggiare un autore o un’opera, ma di illustrare il periodo più importante della Storia americana, senza mai dimenticare di intrattenere il lettore, sperando anzi che possa anche scattargli la curiosità di saperne di più di quanto raccontato.
L’albo è pertanto altamente consigliato, pur nella totale assenza di redazionali a corredo delle avventure ristampate: ma avrebbe stupito il contrario. Resta almeno, come nelle due occasioni precedenti, una bellissima copertina inedita di De Vita.

P.S. Al momento in cui scrivo, non posso ignorare quanto comunicato negli ultimi tempi dall’editore: ovvero la prossima chiusura della testata, la quale lascerà quindi aperte e incomplete alcune fra le serie ristampate. Fra tutte, C’era una volta in America rappresenta il caso più sanguinoso: se infatti, per es., DoubleDuck era ancora all’alba della sua riproposizione, a questa saga mancava solamente un volume per completare la ristampa e consegnare all’appassionato un prodotto completo, atteso da anni, in grado di rendere giustizia a storie di altissima qualità.
L’augurio è che, come forse vagamente lasciato intendere da un annuncio pubblicato sui social network, Panini possa procedere ugualmente alla stampa di tale volume, magari mettendolo in vendita in occasione di una prossima fiera, corredato di un cofanetto se non anche di una litografia come avvenuto per Tutti i Milioni di Paperone e come accadrà a breve per Fantomius. Troppa ingenua fiducia? Probabilmente sì, ma sperare non costa nulla.

Recensione di inthenight


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Noia, fastidio, incomprensione e delusione. Sono questi i sentimenti che ci muovono nel recensire questa storia. Il ritorno di Reginella, richiesto dalla redazione e pompato dal marketing è stato in sostanza una delusione, purtroppo. Enna ha provato a recuperare le atmosfere ciminiane portandole in altre direzioni, ma si perde: la sottotrama dei nipotini è sostanzialmente inutile e fastidiosa, mentre le tecnobubbole esplicative risultano noiose e d'impaccio, occupando buona parte delle tavole. Ma il problema sta proprio nel rapporto tra i due protagonisti. Forse sotto una spada di Damocle censoria, Enna si ritrova a far incontrare Paperino e Reginella il meno possibile, e a travisare del tutto le motivazioni che li lega. L'amore diventa amicizia, il papero si lancia in un'impresa complessa in maniera ben poco chiara, mentre la parte all'età della pietra alla fine diventa solo frustrante. In un gioco a nascondino tra autori, lettori e personaggi, il nucleo che animava le storie di Cimino scompare, e il resto della cornice crolla miseramente sotto il peso delle proprie ambizioni. A compensare la confusione narrativa ci pensa Giada Perissinotto, che disegna una dolce e tenera Reginella, dei graziosi paperi e degli sfondi curati. Il confronto con Cavazzano viene superato, però non basta.
Copertina inedita valida, contenuti speciali discreti, ma la storia non supera l'esame, purtroppo. A questo si aggiunge la conferma, con nuove storie, di voler presentare Reginella solo come amica: una scelta che svilisce l'originale e ne mina la sostanza. A che pro usare la regina di Pacificus? Tanto vale inventarsi altro.

Recensione di V


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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