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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Il nuovo numero di PkGiant Double porta di nuovo due storie e la conferma, purtroppo, che stanno facendo di tutto per salvare la testata e portarla a compimento. Infatti, anche la copertina inedita è saltata, in favore del riciclo della vecchia copertina di Operazione Efesto. Apprezziamo comunque lo sforzo di Panini nel voler completare la serie.
Passiamo alle storie proprio con quella in copertina. Artibani sceneggia una bella storia che tira le fila di tutto il filone PBI e di Morgan Fairfax, comparso nel mitico Terremoto. A distanza di quasi 20 anni resta davvero coraggioso e intrigante il compimento delle varie sottotrame, lasciando Paperinik sempre più solo e il lettore sempre più intrigato dal capire come la serie possa andare avanti. Tornando alla storia, i dialoghi briosi di Artibani ci portano a Belgravia, staterello guerrafondaio di cui avevamo solo sentito parlare, e che finalmente si apre davanti ai nostri occhi. Il clima da spy-story, l'ambientazione raffinata, gli intrighi famigliari sono avvincenti, anche se lo spiegone finale appare un po' confuso. Bello però come il tutto si incastri perfettamente nella continutiy, con il disco di Xadhoom, McCoy e anche Oberon DeSpar (peccato non si veda il suo vero volto, alla fine). I disegni di Cabella, per quanto poco innovativi, risultano chiari e leggibili.
Nell'ombra invece risulta ben più caotica e straniante, alternando momenti intensi ed altri estemporanei. Macchetto realizza una trama, come suo solito, su diversi piani paralleli - il cantastorie, Zoster, il ragno gigante, e Paperinik - e che si intrecciano tutti insieme, con i suoi tipici accenni poetici e accostamenti grafici. Il risultato è ambivalente, sospeso tra un sentito lirismo - "Chi non vuole essere ciò che ama?" "Riposa, adesso!" "Il potere è discernimento e misura di tutte le cose" "Mi affido a te!" - e una confusione negli eventi. La sceneggiatura appare fin troppo compressa in alcuni punti, dispersiva in altri. I disegni di Pastrovicchio, pur sempre buoni, appaiono fatti corsa, e si vede nelle vignette enormi e alquanto scarse. Fantastica però la tavola del gigantesco Zoster. Pur nelle sue imperfezioni, la storia resta memorabile, audace e con dialoghi sentiti e che, come abbiamo visto, sanno ancora far battere il cuore.

Recensione di V


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È "avventura" il minimo comun denominatore delle tre storie inserite in questo sedicesimo numero della collana, che è presentato da una cover chiaramente ispirata all’ultima di queste tre, la più lunga e, per certi versi, probabilmente anche la più particolare. Ma andiamo con ordine.
Dopo una prefazione a firma di Lidia Cannatella, l’albo si apre con Zio Paperone e il segreto dell’Olandese, storia che - come ormai abbiam capito piacere parecchio all’autore - costituisce un sequel, stavolta però non di una del suo mentore Barks, bensì di una propria, Il Vigilante di pizen Bluff, uno dei cosiddetti "capitoli extra" della $aga (già vista sul numero 13 della collana). La vicenda si apre proprio sulla stessa scena in cui si era chiusa la precedente, con l’espediente della vecchia colla che poi accompagnerà il lettore lungo tutta la storia a mo' di tormentone. Ispirata ad una classica leggenda del Nord America, questa storia appartiene al filone delle avventure alla ricerca di tesori nascosti, quindi vi troviamo tanta azione, ampli paesaggi, antiche civiltà, enigmi e, ovviamente, un bottino finale. Una lettura piacevole e coinvolgente che gli amanti del genere apprezzeranno senza dubbio.
Si prosegue con Zio Paperone - Fuga dalle Valle Proibita che - guarda un po’ - è anch’essa un sequel di una storia di Barks, Paperino e la Valle Proibita (altrimenti nota come "Paperino e la carica dei dinosauri"), anche se va precisato come contenga precisi riferimenti anche ad almeno altre due storie "barksiane", vale a dire Zio Paperone e gli Indiani Paperuti e Paperino e il sentiero dell’unicorno. Nell’introduzione Don Rosa precisa che da tempo progettava di scrivere questo sequel, dato che la tematica dei dinosauri risulta essere tra le sue preferite, ma solo quando prese a lavorare presso la Egmont ne ebbe la concreta possibilità. La storia ha un bel ritmo, che si sviluppa parallelo tra Paperino alle prese con un particolare dinosauro e le disavventure di Paperone e nipoti che tentano di recuperarlo e fuggire.
Si arriva così al piatto forte dell’albo.
Lo stesso Don Rosa definisce Paperino - La ricerca del Kalevala come "il più grande progetto che abbia mai intrapreso, a parte la Saga di Paperon de’ Paperoni", ed è difficile non credergli. La storia si ispira al poema epico più importante in Finlandia, il "Kalevala" appunto, composto nella prima metà del XIX secolo, che narra delle mitiche lotte tra personaggi leggendari per il possesso del "sampo", un magico strumento portatore di benessere, prosperità e ricchezza. Ed è proprio il "sampo" ad alimentare la brama anche di un personaggio più moderno ma altrettanto leggendario quale Paperon de’ Paperoni, che vuole impossessarsene per la sua capacità di produrre monete d’oro dal nulla! Quanto brevemente accennato permette di capire l’enorme mole di lavoro di cui Don Rosa si fece carico non solo per studiare le fonti letterarie, ma anche per riprodurre i dialoghi dei personaggi mitologici secondo un metro ottonario (cioè di otto battute per ciascun verso) simile alla metrica originale dell’opera letteraria finlandese; e senza contare le particolarità grafiche che incorniciano alcune vignette, le vedute reali di Helsinki, le caratterizzazioni grafiche dei personaggi mitologici, il tutto condito dalla scrupolosa precisione tipica di Don Rosa. Il risultato è una storia che definire "epica" risulta certamente riduttivo, la sua più lunga storia singola con i paperi mai realizzata, estremamente popolare in terra finnica dove ha esordito in una prestigiosa edizione cartonata. In conclusione, questo sedicesimo numero risulta tra i migliori finora letti nella collana, un acquisto imprescindibile per ogni appassionato dei fumetti Disney di Don Rosa!

Recensione di Gancio


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Il numero 3302, disponibile anche in versione variant a Cartoomics, la tradizionale fiera del fumetto milanese, festeggia il 60° anniversario dalla prima apparizione di Atomino Bip Bip. Non poteva che essere Andrea Castellan a celebrare questo importante compleanno, impegnato in un triplice fronte: copertina, storia d’apertura e intervista nella quale ci spiega i pregi del noto personaggio ideato da Romano Scarpa, ma anche le difficoltà nell’utilizzarlo. Purtroppo né la storia né la copertina sono tra le più ispirate dell’autore goriziano, una delle punte di diamante del settimanale, dal quale ci si aspetta sempre un qualcosa in più. Atomino, Topolino e l’elemento qualsivoglia vede il duo, affiancato dal professor Enigm, indagare su un materiale sconosciuto, piovuto dallo spazio e ritrovato da Gambadilegno e Trudy. La storia è volutamente caotica e si procede a suon di gag fino alla conclusione ma, come detto, il risultato non raggiunge le alte aspettative che sono sempre riposte nell’autore.
Il libretto prosegue con una bella prova di Carlo Panaro con Paperino, Paperoga e l’innesto redazionale , disegnata da Federico Franzò, storia che promuove l’uscita del Papersera, nuova testata disponibile in edicola a partire da questa settimana in allegato a Topolino. Panaro riesce a creare una storia semplice, che sembra avviata lungo un binario già scritto, ma che al tempo stesso si rivela non scontata grazie al colpo di scena finale. Molto carina anche la breve Edi e i rifiuti reticenti (Rossi Edrighi/Pastrovicchio). In questo numero dovevano poi tornare i Wizards of Mickey con un nuovo capitolo della saga intitolato Destino (Venerus/Marini), anticipato da un redazionale che riassume i capitoli precedenti. E’ incredibile come non si riesca ad arrivare in fondo neanche ai riassunti, tanto li si trovi noiosi e allo stesso tempo come questa saga sia come la criptonite per gli sceneggiatori, perché anche Matteo Venerus, autore di buone storie nel settimanale, non riesce a tirare fuori niente di leggibile; il lettore infatti si perde, arranca fino all’ultima tavola, senza poi aver capito niente della trama (e siamo solo al primo episodio). Peccato anche che un disegnatore bravo come Marini debba disegnare storie come queste.
Le note negative continuano con Zio Paperone e il mitico chitarrone (Deninotti/Mazzarello). In una Paperopoli impazzita, dove tutti litigano, Paperone e famiglia partono alla ricerca di uno strumento leggendario appartenuto al popolo dei Rockoliani. In questa storia lo schema è il più classico: Paperone e nipoti partono alla ricerca di un tesoro, spiati e poi seguiti da Rockerduck e Lusky. Il problema è che lo schema è fin troppo classico, sembra di vivere una storia vista e rivista senza un guizzo o un elemento originale, fino alla risoluzione che oltre ad essere relegata a una didascalia, risulta un po’ banale.
Per quanto riguarda i redazionali troviamo un approfondimento sulla differenza tra Champions e Superlega a cura di Fabio Licari, un’intervista a Martina Vismara, la più piccola atleta italiana convocata ai Giochi Mondiali Estivi, organizzati da Special Olympics, che si terranno ad Abu Dhabi dal 14 al 21 marzo e un’intervista a Lillo, impegnato con il musical School of Rock.

Recensione di Chen Dai-Lem


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Nel commento al numero 3301 non si può non iniziare con "Il conte di Anathram" che si chiude questa settimana dopo cinque puntate. Marco Bosco si è prodotto in un lavoro davvero riuscito, una storia corale nel senso più completo del termine, in cui tutti i personaggi sono assolutamente indovinati, mantenendo le loro caratteristiche peculiari e risultando sempre credibili: ne sono un esempio un Rockerduck vecchia maniera, senza scrupoli e tutt’altro che pivello e un’Amelia correttamente priva della sua natura stregonesca ma quanto mai a suo agio nella parte cucitagli addosso dallo sceneggiatore.
Ma tutti sono ben caratterizzati, compresi quelli che hanno poco spazio per mettersi in mostra.
Non meno importante è la storia che viene tessuta episodio dopo episodio, storia che si arricchisce di diverse sottotrame che l’autore porta avanti in maniera precisa fino alla conclusione, evidenziando anche tanti elementi di interesse: dalle lotte sindacali e le guerre dei prezzi che, per una curiosa coincidenza, vanno a quasi a sovrapporsi ai fatti di cronaca odierni, al ruolo in società delle donne proprio negli stessi anni e negli stessi luoghi in cui prende vita il movimento delle suffragette.
Immagino che, a volerlo fare, si potrebbero anche trovare dei difetti, ma è una cosa che "Il conte di Anatrham" non si merita, perché è prima di tutto una storia scritta bene e che, nonostante le apparenze, non fa affidamento tanto sui colpi di scena (non è difficile immaginare, anche solo per esclusione, chi siano i due personaggi misteriosi che vengono rivelati nell’ultima parte) quanto sul suo saper raccontare senza annoiare. Dopo cinque puntate si finisce con l’affezionarsi a questi personaggi e alle loro vicende e allo stesso modo si è finito per apprezzare anche il lavoro di Picone, magari non adattissimo al tipo di storia, ma comunque efficace.
Insomma un ottimo lavoro, adatto a un pubblico di ogni età, l’esempio di qualcosa che dovrebbe essere la normalità su una rivista come "Topolino".
La storia di apertura invece è firmata da Sisto Nigro e Alessandro Perina e, sotto l’ambientazione carnevalizia, nasconde un giallo dei più classici. Godibile, anche se alcuni passaggi avevano fatto pensare ad una trama un pelo più elaborata di ciò che si rivela invece alla fine.
Sull’ennesimo episodio de "La Storia dell'Arte di Topolino", ci sarebbe poco da dire: la cifra umoristica di Roberto Gagnor è ormai ben nota e quindi non stupisce vedere i soliti ammiccamenti a un pubblico giovane condotti in maniera abbastanza pretestuosa, così come è noto che l’arte viene circoscritta in poche didascaliche vignette, come un dazio da pagare al più presto per poi non pensarci più. In realtà c’è però un fatto nuovo: chi scrive non è proprio un ignorante ma al tempo stesso non è così versato in storia da potersi rendere conto di errori in date e dettagli così particolareggiati come quelli trattati in questa avventura. Però tra i lettori della rivista c’è anche chi queste conoscenze le ha e, giustamente, le dimostra. Allora spiace venire a conoscenza che, sia la storia sia il redazionale che la accompagna, contengono imprecisioni che non rendono giustizia al prestigio del giornale. Un po’ di attenzione in più non sarebbe una cattiva idea, soprattutto in questa tipologia di operazioni.
Oltre a una simpatica storia con zio Paperone di Zemelo e Rigano, l’altro elemento degno di nota è la ristampa di "Zio Paperone bianco papero" scritta da Kinney e disegnata da Strobl, la prima della serie ambientata nella redazione del Papersera. L’obiettivo è lanciare la collana omonima che ospiterà proprio le ristampe di queste storie, oltre ad altro materiale. Sempre riguardo questa operazione, troviamo allegato alla rivista una copia del "Papersera", riproposizione di una analoga iniziativa di svariati anni fa. Si tratta di un simil-tabloid di impronta prettamente umoristica e poteva essere più interessante se avesse contenuto anche qualcosa di realmente utile: ad esempio veri consigli di lettura o una reale panoramica sul funzionamento di una redazione giornalistica

Recensione di piccolobush


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Numero non eccezionale questo di gennaio, che recensiamo con colpevole ritardo, stavolta concentrato nelle Superstar fra le quali, va detto, se ne trovano di altissimo livello. Si parte con Paperino nipote a sorpresa, storia semplice, lineare, una piccola perla firmata Corteggiani&Cavazzano. Il tipico umorismo del maestro d’oltralpe, coadiuvato dal suo più assiduo collaboratore Disneyano, si apre e si chiude su una vicenda assurda, potenzialmente banale, eppure perfettamente riuscita. L’unica inadeguatezza è che si tratta di una storia breve, diciamo riempitiva (nel senso alto del termine, perché ce n’è uno…), e dunque non molto azzeccata come storia d’apertura. La collocazione può trarre in inganno e generare delusione, come ho visto da alcuni commenti sul forum.
Meno fluida e meno ispirata forse Zio Paperone e l'uovo d'astronave, ladove la coppia di storie brevi Dinamite Bla dinamitardo turistico e Dinamite Bla e la multa salata, e la seconda in specie, mostrano il miglior Dick Kinney: il ritmo ottenuto nella seconda storia è esemplare, e il suggello finale ("Zitto! Evaderemo!") firma un piccolo manuale di comicità istantanea.
Vertice del numero è senza dubbio Topolino e il Bip Bip-15. Storia fra le favorite di chi scrive, che ha l’imprevedibilità della Dimensione Delta e l’umanità topolinesca del Walsh più casalingo e della Collana Chirikawa, e richiama nella sua struttura, e per l’uso della sorpresa, i grandi lavori castyiani degli anni Duemila. La grande naturalezza di Scarpa introduce con delicata evidenza un messaggio non scontato, e che oggi potremmo dire coraggioso: la tecnica non è in sé progresso, e le potenzialità in essa racchiuse sono, ben prima di portar del bene all’essere umano, ricettacolo di interessi di parte, vuoi legati al profitto, vuoi al crimine, o più semplicemente alla distorta e asfissiante sete di novità, di notizie, di celebrità, endemica nella società che era di Scarpa ed è ancora nostra. Non - si badi bene - un monito contro i sintomi (venalità, crimine, fame di notizie), il che non è una novità in Topolino, ma rassegnata presa d’atto che, se quelle sono le conseguenze, inutile se non dannosa è l’invenzione in sé, e tanto vale lasciarla affondare. Affondare, diremmo noi, o farne l’oggetto di una bellissima storia. La miglior tecnologia è quella immaginaria: dal bambatrone al Bip-Bip 15, dagli sprezzanti megacomputer martiniani all’Intelligenza Artificiale del cuore (perché mai mi sarò scelto un nome russo?), dalla cronovela al duplicatrone... Ma torniamo a noi, o meglio a Guido Martina: Topolino e il salto del salmone è una storia nella media, forse un po’ sotto dato che, a parere di chi scrive, la media del Professore è difficilmente superabile. Ma è con Paperino reporter degli abissi che si assiste al miracolo: storia di media lunghezza, del Barks tardo, inizia con Paperone che vuole acquistare Hong Kong e il Taj Mahal per portarli a Paperopoli; spunto, se ci si passa l’accostamento, più da Sio che da Barks. Il seguito è un autentico capolavoro: ho letto giudizi come "non la migliore di Barks, ma ogni cosa di Barks è bella". Ebbene, non vedo perché sminuirla: la sua (relativa) brevità, e la sua fama inesistente, non traggano in inganno; personalmente la ritengo una delle cose più belle del maestro dell’Oregon, densa di trovate notevoli e comicità isormontabile.
Dopo di ciò il numero s’incammina verso la rovina: Zio Paperone e la radice della longevità non è una cattiva storia, ma manca in mordente e continuità. Tuttavia l’originalità insita nella presenza di Acciuga, che di per sé attiva soluzioni non scontate, la rende una lettura piacevole. Pippo re del rock sfodera dei disegni allucinogeni (e non in senso buono) e una trama nota, pernota e nemmeno di per sé illuminante. Pippo e gli indiani si riduce a una pagina degna di figurare come "Gulp!" del settimanale odierno, laddove Paperino e i "due secondi", pur insistendo in maniera un po’ accanita su uno stereotipo vagamente maschilista, fa egregiamente il suo mestiere e conferma Carlo Chendi come il miglior alchimista della storia Disney: ovvero colui che può trasformare il bronzo in oro.
Ed infine eccoci alla resa conclamata: Topolino e gli elefanti fifoni. Storia fatta di sintagmi abbastanza peregrini, quasi fantoniana (ma non in senso buono…), ornata da disegni da capogiro, del tipo abominevolmente commerciale che non si distingue dai palloni da spiaggia o dagli asciugamani di Minni. Nulla contro la pubblicazione di storie di questa provenienza sui Grandi Classici, ma ci si consenta se possibile di chiedere un poco di oculatezza.
Si chiude con Paperino e la chiromanzia, altra one-page che non ispira un commento di qualsivoglia natura e che perciò stesso lasciamo cadere nel vuoto con eleganza.

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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Copertina tradizionale per questo numero del giornale dedicato al Diabolico Vendicatore. Un Paperinik innevato e dotato dei mitici stivaletti a molla introduce un numero dalla qualità media buona, che pure soffre dei difetti cronici di questa rivista. Problematiche già citate tante volte in questa sede, come la mancanza di un criterio nella selezione dell’indice e la poca appetibilità per lettori che non siano occasionali o comunque poco esperti.
L’apertura del numero, L'attacco druidico, è affidata a Giorgio Fontana. Che, con Lara Molinari, mette insieme una storia dal canovaccio molto classico e che cerca di evocare atmosfere oscure e tetre. Senza, purtroppo, riuscirci, anche perché alla fine si scoprirà che la ragione cardine di tutta la storia è abbastanza risibile. Occasione, forse, poco valorizzata per questa avventura. Il lettore comunque non fa in tempo ad angustiarsene perché la prima delle ristampe è una signora storia, seppur pluri ristampata. Parliamo di La marcialonga furtiva, memorabile avventura del papero mascherato che porta le pesanti firme di Giorgio Pezzin e Giorgio Cavazzano. Entrambi, a parere di chi scrive, al top della loro forma in questa storia, dove eventi e gag si susseguono impietose con un dinamismo raro da vedere. Voltando pagina, dopo una riempitiva comica di Faraci e Panaro (Ottavio) troviamo una classicissima vicenda di Panaro (Carlo) con i disegni di Marco Gervasio. L'ombrello ultra ionico è una lettura che intrattiene senza stupire, in una serie di situazioni che accompagnano il lettore fino alla fine senza troppi scossoni.
Altra storia, altro mattoncino della cultura paperinikiana – passate il neologismo. Già, perché torna Pezzin, stavolta in coppia con Massimo De Vita al top. La crisi eroico finanziaria è un classico dalla spietata attualità che affronta il tema della crisi economica – la storia si ripete… - e dell’implacabile burocrazia. Tematiche peraltro spesso trattate da Pezzin, che concluderà la vicenda ovviamente in maniera positiva, oltre che meta fumettistica. Nella storia successiva torna Gervasio ai disegni, stavolta sui testi di Francesco Artibani in La rivincita di Cornelius Coot. Lo sceneggiatore mette insieme una trama classica e gradevole, arricchita da molte gag, dove Paperinik compare solo marginalmente e a far muovere gli ingranaggi della narrazione è soprattutto l’ennesima sfida da Paperone e Rockerduck.
Proseguendo la lettura incontriamo due brevi – ma nemmeno troppo – La lunga notte di Ciccionik e Paperinik e il normale controllo. La prima vede Ciccio implicato con l’identità segreta di Paperino e punta su una comicità travolgente che probabilmente non riesce a esprimere al 100%. La seconda vede il papero mascherato alle prese con un troppo zelante poliziotto intenzionato a far rispettare anche a Paperinik codici e codicilli.
Il numero si chiude con Dinamite Bla e la conservazione del rapone, di Vitaliano e Gula. Avventura tipica espressione del suo sceneggiatore, con un susseguirsi di schioppettate e gag verbali e non, viene inserita nella sezione guest per motivazioni sconosciute.

Recensione di MiTo


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Sopracciglia nere e folte alla Elio, basso, tarchiato, un po’ sovrappeso e con il fisico di Homer Simpson: scorbutico, burbero, disonesto a tratti ma anche capace di slanci generosi e disinteressati. Questo potrebbe essere l’identikit di Bum Bum Ghigno, personaggio che Corrado Mastantuono introduce a Paperopoli ormai più di venti anni fa. Un papero dentone che inizia come comprimario, andando a formare un trio inedito e originale di veri amici assieme a Paperino e ad Archimede, ma che non molto tempo dopo il suo esordio si erge a effettivo protagonista di articolate vicende, in cui metterà in luce le sue peculiarità e sfaccettature.
La prima storia, Paperino e la macchina della conoscenza, propone una trama abbastanza classica, che ruota intorno all’ennesima invenzione di Archimede. L’inserimento di Bum Bum sovverte uno schema altrimenti già visto: il nuovo personaggio inizia come cattivo dell’avventura, dimostrandosi gretto, meschino e approfittatore, nel finale però le cose cambiano e il papero mostra il suo lato più tenero, ravvedendosi.
Tuttavia nella storia seguente, Paperino e Bum Bum pasticcieri pasticcioni, la brutta fama del Ghigno la fa ancora da padrona, finendo per farlo accusare - ingiustamente – di plagio al proprio capo-chef nell’ideazione di una torta durante un concorso dolciario. Per il resto l’avventura si dimostra divertente, piena di gag irresistibili, e conferma la bravura di Mastantuono non solo come disegnatore, ma anche come sceneggiatore.
Divertente è anche il poema cavalleresco (si fa per dire) del Bum Bum innamorato, in cui il papero, aiutato da Paperino e Archimede, si mette alla ricerca di una fidanzata, alternando i momenti nella vita vera con i vaneggiamenti del protagonista, che si figura cavaliere senza macchia e senza paura pronto a salvare la damigella di turno rinchiusa in una torre e prigioniera di un drago. Il finale, poi, dove tutto pare finire lietamente, riserva ancora un colpo di scena comicissimo.
Nel Faraone empio, invece, Bum Bum ormai si muove quasi completamente a solo, in una storia che lo vede tornare a scuola da adulto: a tratti tornano alla memoria alcuni film con il Pierino di Alvaro Vitali, ma sono comunque tavole in cui Mastantuono dà sfogo alla sua brillante verve comica, vero comune denominatore delle avventure che vedono protagonista la sua creatura.
L’irascibile papero sfodera infatti il suo miglior potenziale quando costretto a confrontarsi con gli aspetti più banali e quotidiani della vita, da cui tende a rifuggire per rimodellare la realtà a modo suo, come accade anche in Bum Bum e la fatidica indecisione, per una trama che attinge nuovamente ai toni fantastici.
Nel Bruciorino prenatalizio invece, Bum Bum è alle prese con uno sdoppiamento morale, un po’ come gli era accaduto al suo debutto: il risultato è quello di una storia che può sembrare banale ma che invece presenta insegnamenti sempre validi.
Bum Bum e la leggenda del Ghigno de Oro, ultima avventura dall’albo, è una parabola sportiva in 35 pagine che racconta l’ascesa e la caduta del papero da calciatore, passando da scarparo a campione andata e ritorno, senza dimenticare frecciatine (anche abbastanza evidenti) al mondo del calcio, che ruota sempre più intorno agli sponsor, alle pressioni, agli alti ingaggi richiesti da calciatori viziati, al fanatismo esagerato dei tifosi, elementi che vanno distruggendo anno dopo anno la magia dello sport.
In conclusione, le dieci avventure selezionate per questo terza Topolino Extra Edition restituiscono un ritratto a tutto tondo di uno degli ultimi personaggi entrati nel cast dell’universo paperopolese; l’arco di tempo coperto va dal 1996 al 2010 e consente di osservarne l’evoluzione del carattere di un Bum Bum Ghigno tuttora attivo sulle pagine di Topolino.
Il volume rende quindi il giusto merito a Corrado Mastantuono, versatile disegnatore ma anche abilissimo sceneggiatore, qui presentato sempre in veste di autore completo. Una scelta assolutamente legittima ma che svaluta in parte la prefazione di Stefano Intini, più volte chiamato a raffigurare le trame ideate dall’amico-collega, le quali non trovano però posto fra queste pagine. Anche l’intervista doppia ad autore e personaggio non può dirsi del tutto riuscita. Ma sono solo piccoli incerti di un albo da consigliare agli appassionati disneyani, ai cultori del cartoonist romano e a chi vorrebbe avvicinarsi alle avventure di questo papero scontroso ma, in fondo in fondo in fondo, di buon cuore.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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"Pippo è il mio attore preferito, il più versatile: capace di interpretare le classiche storie ambientate a Topolinia ma anche saghe fantasy, fino a trasformarsi in un mirabolante e imprevedibile cugino archeologo": con queste parole si apre il volume che segna la conclusione del secondo ciclo di Tesori Made in Italy, dedicato alle storie scritte e illustrate da Massimo De Vita.
Nell’albo in questione, come già avrete potuto intuire dalla breve introduzione dell’autore riportata qui sopra, troviamo diverse storie che vedono protagonista l’ingenuo Pippo e i suoi parenti, una serie innumerevole di cugini. Anzi, un solo cugino: l’avventuroso Indiana Pipps, archeologo nato dalla penna di Bruno Sarda e apparso per la prima volta nella storia Topolino & Pippo in: I predatori del tempio perduto, illustrata da Maria Luisa Uggetti e che fa il verso, sin dal titolo, al primo e celeberrimo capitolo della saga cinematografica dell’Indiana Jones di Steven Spielberg.
De Vita entra in scena a partire da Topolino e la città di ghiaccio, e in poco tempo prenderà in mano le redini della serie come a suo tempo fece con il Paperinik di Guido Martina. A consacrare la dialettica tra autore e personaggio è però Indiana Pipps e la valle dei 7 soli, prima storia con Indiana scritta da De Vita, che risulta essere una delle migliori performance dell’ormai trentennale carriera dell’archeologo pippide. Gli elementi per un grande racconto a fumetti ci sono tutti: avventura, comicità, colpi di scena e un pizzico di assurdità tipica delle avventure di Pipps e che, con le giuste dosi, non guasta mai. Lodevole poi come Kranz, il cattivo della storia, non si limiti ad essere semplicemente una comparsa dal ghigno malefico e con in mano una pistola, tutt’altro: partecipa attivamente e ha un suo peso specifico nello svolgimento della vicenda.
Pregevole è anche Indiana Pipps e il ritorno dei Big-Foot, il cui incipit ricorda a tratti quello dei 7 soli, ma che poi dà il via ad uno svolgimento fresco grazie anche alla presenza di Zapotec e in cui emerge prepotentemente la parte fantastica, in una risoluzione divertente ed efficace. Due storie pienamente promosse, coadiuvate dai disegni di De Vita stesso che, fra gli anni ’80 e i ’90 tocca l’apice della propria carriera.
Sembra fatta apposta la scelta di presentare una seconda coppia di avventure con l’archeologo, risalenti invece al 2001 e al 2008, scritte rispettivamente da Giorgio Salati e da Carlo Panaro. Sono Indiana Pipps e il segreto dei Pyu e Indiana Pipps e la tigre dagli occhi di fuoco, due perfetti esempi del triste invecchiamento di Indiana che in poco tempo, causa la mancanza di nuove idee importanti, ha colpito il personaggio, ricordando per certi versi il già citato Paperinik martiniano che a partire dalle storie scritte da Pezzin (di cui un esempio avevamo già avuto nel volume precedente della collana) si vedrà "infantilizzato", perdendo il fascino del misterioso e diabolico vendicatore delle origini ideato dal Professore. Ma se Paperinik ha trovato nuova linfa vitale nella celebrata serie PKNA - Paperinik New Adventures, lo stesso non è avvenuto con Indiana, rimasto vittima dei più triti cliché e della mancanza di cattivi di spessore, limitandosi spesso e volentieri alle insidie del solito Kranz.
Queste due avventure in particolare, poi, perdono anche graficamente: lo stile di De Vita subisce un calo e risulta più approssimato, senza lo smalto e lo splendore dei decenni precedenti. Un vero peccato, quindi, constatare come un personaggio come Indiana sia stato ridotto ad una macchietta priva di sfaccettature, quando avrebbe forse potuto offrire altro, magari staccandosi dallo stereotipo che lega insieme i termini "pippide" e "ingenuità".
A concludere il volume ecco Topolino e l’imperatore d’America, breve divertissement di 6 pagine con il quale l’autore celebra il leggendario Uomo dei Paperi, Carl Barks, rifacendosi in particolare ad una delle sue storie più belle e note, Paperino e il cimiero vichingo; l’ultima storia è invece la divertente Pippo Desert Ranger, la quale si ispira agli schemi tipici dei cortometraggi con protagonista Pippo diretti da Jack Kinney fra gli anni ’40 e gli anni ’50, trasponendone le atmosfere e la comicità su carta in maniera fedele e appassionata. Impossibile, poi, non notare per certi versi qualche ispirazione ai cortometraggi di Wile E. Coyote, perennemente alla caccia del road runner Beep Beep, nonché uno dei più famosi personaggi della Warner Bros.
Termina così la serie di Made in Italy dedicata al maestro De Vita. Sicuramente la qualità delle storie presentate è indubbia, si può forse dire che è mancata la possibilità di rappresentare al meglio la carriera dell’autore rispetto a quanto fatto per Cavazzano, vista la pubblicazione di due tomi in meno. Aspettiamo di vedere cosa uscirà fuori, qualitativamente parlando, con il prossimo ciclo di questa testata annunciato di recente: quattro volumi interamente dedicati a un'altra star indiscussa del fumetto Disney italiano, Silvia Ziche.

Recensione di Tapirlongo Fiutatore


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La scia dei festeggiamenti per i 50 anni di attività disneyana di Giorgio Cavazzano prosegue con questo nuovo numero della Super Deluxe, a chiudere una ideale tetralogia con Casablanca, Topo Maltese e Novecento. Dei quattro, però, è la storia più breve e più debole, per quanto riuscita. La sceneggiatura di Marconi è certo un omaggio alla Strada di Fellini, alla sua Italia povera ma sognatrice, e ai suoi delicati personaggi, ma manca una vera e propria conclusione. Infatti la storia ha più come protagonista il celebre regista, che si dimostra per l'immaginifico cantore di avventure che era. Lo vediamo viaggiare nei sogni, e passare rapidamente da un luogo all'altto, con un approccio onirico del tutto coerente con le sue pellicole. A donare magia alla vicenda è senz'altro il finale, che fa incontrare Fellini con un altro grandissimo affabulatore, regalando al lettore una piacevole sopresa.
Cavazzano si sbizzarisce ai disegni nel ricreare lo stile degli anni 30: i pantaloncini rossi, gli occhi a fetta, l'irsutismo di Gambadilegno, un arcaico Orazio, il tutto in un'allegra sarabanda che vede nella lotta un punto cardine. Una storia unica più per i suoi protagonisti che per la trama in sé, anche perché non è semplice trasporre Fellini in Disney, e la scelta di Marconi si rivela comunque riuscita.
Riguardo all'edizione, non c'è molto da dire. Gradevole l'apparato redazionale ma non molto approfondito, mentre il formato risulta esagerato per questo tipo di storie, come abbiamo già detto in passato.

Recensione di V


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Decidere di fare una sorta di sequel alla classica Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi è stata certo una scelta da far tremare vene e polsi. L'epica, e allo stesso tempo sgangherata, storiona di Guido Martina sembrava avere le pretese di una vera continuity del passato dei paperi. Ma non erano anni per quel genere di cose, Don Rosa era di là da venire e l'approccio del Professore era quello di un sano sberleffo continuo. Resta comunque in classico del fumetto italico, un piccolo compendio di temi e ritmi tipici del fumetto disney italiano, condito dai veri riferimenti storici e da buffi anacronismi, oltre che dagli stilemi e dai dialoghi tipici dei paperi, che si ripetevano storia dopo storia.
Sisti e Sciarrone si approcciano alla sfida in maniera identica e speculare all'originale. Capitoli autonomi legati da un filo conduttore, gruppi di paperi sempre diversi con storie simili con una differente cornice temporale, e qualche strizzata d'occhio, ad esempio nell'utilizzo di Topolino. Se però la storia pecca nell'utilizzo di trame troppo simili tra loro, è vincente nell'idea di base. Descrivere 600 anni di futuro è un vero plauso all'immaginazione e all'ottimismo, specie in questo presente in cui troppi descrivono solo il male e l'odio. Le 200 tavole invece sono un vero inno alla speranza e alla forza delle idee, che plasmano l'esistenza in maniera pittoresca e felice, luminosa e calda. Un plauso a Sisti, che si sbizzarisce nelle amate tecnobubbole, e a Sciarrone, che squaderna il suo armamentario digitale. Non sempre preciso e curato, tuttavia le tavole brillano negli sfondi, nelle luci, nei dettagli di design e di oggettistica che, a partire dal deposito e dai vari maggiordomi, si diffonde ad ogni vignetta. Questo aspetto, in ultima istanza, salva la saga, che soffre solo di una certa ripetitività dei soggetti.
Poco da dire sull'edizione deluxe che, oltre al formato, propone molto poco. Peccato, perché il lavoro preparatorio in termini di studi e schizzi è stato imponente, e si poteva fare di più.

Recensione di V


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La Super Deluxe si arricchisce di un nuovo numero, pubblicato in concomitanza con Lucca Comics 2018. Il filone è quello delle storie di Casty, inizato con Tutto questo accadrà ieri, e che qui prosegue con gli Ombronauti, storia che segna il ritorno di Atomino Bip Bip. L'intento dell'autore di Gorizia, costante della sua produzione, è riprendere lo stile scarpiano arricchendolo di un humour attuale e riportando al centro Topolino. Ecco quindi che il piccolo atomo è più un pretesto per usare atmosfere da fantascienza anni 50, in una sorta di remake della Dimensione Delta, a partire proprio dalla Dimensione Ombra, dalla lotta con Gambadilegno e dall'efficace utilizzo di quest'ultimo, usato come spietato criminale con intenti da dominatore del mondo.
Se quindi la trama scorre in maniera efficace, con le tipiche sorpremdenti idee castyane, c'è il giusto spazio alla satira sociale, che non potrà che far piacere al lettore più smaliziato. Misterbuono è proprio il prototipo del politico populista e ingannatore, pronto solo a vellicare le basse idee dell'elettorato mediocre, appiattendolo e svilendolo ancor di più a loro insaputa. Un concetto attuale nel 2014 e ancor di più, purtroppo, oggi. I disegni mostrano un Casty su alti livelli per la sua produzione, con ampie vignette panoramiche, sfondi curati e tutto l'inventario tecnologico assolutamente godibile.
Riguardo all'edizione, buoni i contenuti speciali con immagini e approfondimenti ma, costante in questa collana, il rapporto qualità prezzo continua a non convincerci. Il poster è pretestuoso e il formato enorme non valorizza ulteriormente un disegno che non ne ha bisogno. Questo spiega le tre stelle, quando la sola storia in sé ne meriterebbe di più.

Recensione di V


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Anche questo nuovo numero di Zio Paperone si apre con l’ennesima copertina non inedita che, come detto nella scorsa recensione, non è particolarmente confortante. Il fascicolo segue la media dei numeri scorsi, con storie degne di nota. La prima storia è un’inedita danese, Zio Paperone e il processo inconscio, vicenda non particolarmente interessante, abbastanza ingarbugliata e che si fa dimenticare subito: la peggiore del numero probabilmente. Segue Zio Paperone e la segretaria pasticciona, una storia gradevole, con un finale imprevedibile e una sorpresa particolare, uno sviluppo abbastanza semplice, e testi e disegni gradevoli: una tipica riempitiva. Da segnalare anche il nuovo look di Miss Paperett. A seguire, Zio Paperone e la © problematica, storia particolare e molto carina, in cui compare il certificato di nascita di Paperone, una piccolezza, ma interessante, valorizzata dai disegni di Scala.
Il meglio lo leggiamo nella storia successiva, Zio Paperone in prigione, soggetto originale di Salati, e bei disegni di Gatto. Una vicenda interessante, ma con un difetto nella costruzione della trama, con dei passaggi non proprio efficaci che rovinano un po’ la storia. All’inizio parte benissimo, mentre dalla metà in poi si procede con un andamento un po’ deludente. Interessante l’utilizzo dei Bassotti, cattivissimi, intelligenti ma non troppo, come nelle storie di Barks. Proseguendo nella lettura, troviamo una divertente commedia, Paperino, Paperone e la palandrana a catena, che avrebbe tratto giovamento da qualche pagina addizionale, ma rimane comunque una classica commedia degli equivoci giocata sullo scambio dei vestiti dei paperi, influenzati dalla personalità del proprietario dell’abito che indossano. Chiude il numero infine Zio Paperone e l’introvabile provenienza, abbastanza buona, con diverse gag carine, e una trama convincente.
Un numero tutto sommato niente male, penalizzato probabilmente solo dall’inedita, ma che segue una media interessante.

Recensione di SalvoPikappa


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Che dire di questa nuova Deluxe? Presentata in anteprima a Lucca Comics 2018, come uno dei volumi celebrativi dei 90 anni di Topolino, ecco la ristampa di una delle migliori storie di sempre, "Topolino e il fiume del tempo", del trio Artibani-Faraci-Mastantuono. Decisamente un’ottima scelta quella di ristampare questa storia in occasione dell’anniversario, una vicenda abbastanza particolare, in cui si ricorda il passato guardando al futuro, riprendendo in una storia a fumetti, una trama narrata nell'animazione (il recupero dello Steamboat Willie), che per l’occasione è stata rinnovata del tutto, permettendoci di viaggiare e indagare nel passato di Topolino, il tutto in modo equilibrato e snello, senza creare problemi. Un’altra delle tematiche principali della storia, è l’amicizia tra Topolino e Gambadilegno, in cui quest’ultimo ricorda i momenti in cui erano amici, quando però stava già imboccando una cattiva strada che avrebbe portato a separare i due. Appare del tutto inedito vedere questo Gambadilegno insolito, non è l’abituale antagonista della storia, ma quasi un amico del topastro: infatti, nonostante il suo solito carattere un po’ disonesto e invasivo, si vede un vero e proprio affetto nei confronti di Topolino. La storia in sé, come avrete capito, è abbastanza particolare, ma trova uno dei suoi punti di forza anche nell'umorismo di Faraci, che con le sue battute riesce a dare una maggiore credibilità al tutto. I disegni di Mastantuono sono fantastici, e, a partire dal flashback, i protagonisti partono dai tratti moderni fino a disegnare i personaggi con un aspetto fisico quasi vintage e a ritrovare le braghette rosse a fine storia. Inutile dire che se non l’avete mai letto, è obbligatorio l’acquisto di questo volume, anche perché nonostante sia l’ennesima ristampa, questa Deluxe ha un valore aggiunto nella colorazione completamente rivisitata di Mastantuono che, a distanza di anni, arricchisce le atmosfere. Buoni i redazionali, anche se non sono particolarmente ricchi.

Recensione di SalvoPikappa


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Dopo quattro anni e mezzo, quaranta uscite e tre diverse incarnazioni, cala il sipario su una delle testate Disney dell'era Panini maggiormente apprezzate dagli appassionati più esigenti. E lo fa in grande stile, con la riproposta di una delle storie più evocative e affascinanti di Carl Barks: Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale. La storia non ha certo bisogno di presentazioni, essendo certamente tra le primissime che qualunque fan dell'Uomo dei Paperi citerebbe tra le preferite. Pur avendo avuto negli anni tante ristampe (anche con il titolo Zio Paperone e il trenino della felicità) la storia mancava in edicola da ben dieci anni. Resta nella memoria principalmente per il fatto che affronta un tema assolutamente raro all'interno del fumetto disneyano, pur essendo profondamente presente in qualunque realtà urbana degli Stati Uniti degli anni '50 del '900 così come in quella italiana dei giorni nostri: la povertà più nera, l'esclusione sociale, il degrado delle periferie e dei quartieri popolari, la forbice tra ricchezza più sfrenata e indigenza estrema. Come tradizione, la storia viene accompagnata da tutti i contenuti presenti nell'originale albo americano che l'ha ospitata all'esordio (Four Color 367 del gennaio 1952): tre tavole auto-conclusive disegnate da Carl Barks a tema natalizio, pubblicate nella versione italiana del 1991, senza riproporre il bianco e nero di quelle originariamente poste in seconda e terza di copertina, come avveniva nei primi tempi di questa testata.
L'altra metà dell'albo ospita due storie tratte da altrettanti albi giant natalizi del 1956 e del 1958: Archimede e il regalo della nonna e Paperino e la sfida natalizia. Quest'ultima, in particolare, si contraddistingue per una divisione delle tavole in tre strisce, poco consueta per l'opera di Barks, e per la presenza di un nuovo antagonista per Paperone, Girolamo Girello, in un ruolo tradizionalmente interpretato da Rockerduck (si veda anche la penitenza del mangiare indumenti) nelle storie italiane.
Per Walt Disney's Comics and Stories è il turno del numero 64 (gennaio 1946) con Paperino e i buoni propositi anticipata dal rimontaggio della sunday page di Karp e Taliaferro del 22 dicembre 1940, già vista in Italia sul volume Mondadori Paperino 365 sketches 1936-1945 storie per un anno e in poche pubblicazioni amatoriali.
La riproposizione delle storie di Barks tratte dal periodico USA più importante si conclude così in una fase certamente embrionale, mancando ben vent'anni di ten pages che hanno continuato a costruire e definire l'identità della famiglia dei paperi per come oggi la conosciamo. Resta l'amaro in bocca per la chiusura di una testata che, tra le tante difficoltà testimoniate dal ridimensionamento della foliazione, dall'aumento di prezzo e dalla riduzione dell'apparato redazionale, ha proposto nel suo primo ciclo l'intera cronologia delle storie di Barks pubblicate su Uncle $crooge in una veste il più possibile fedele all'originale, ha tentato di fare lo stesso per buona parte degli storici albi Four Color ripubblicando tanti altri capolavori, ha indagato sui pochissimi inediti ancora rintracciabili all'interno dell'opera dell'Uomo dei Paperi, ha offerto in un caso (Zio Paperone e l'elefante picchiettato sul numero 19) una traduzione fedele in luogo della versione stravolta proposta negli anni precedenti.
Ringraziando ancora una volta Luca Boschi ed Alberto Becattini per la passione con la quale ci hanno accompagnato in questi quattro anni, ci auguriamo che nel prossimo futuro possa esserci ancora spazio per pubblicazioni Disney di questo livello.

Recensione di scrooge4


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Nel novembre 2003 un ragazzino del "core target" dell'attuale Topolino avrebbe potuto trovare in edicola un volumetto della collana Speciale Disney, un classico vattelapesca apparentemente da un tanto al chilo, dedicato ai 75 anni di Mickey Mouse. Non una cifra tonda insomma, per quanto molto importante, eppure le persone che lo confezionarono pensarono bene di inserire un po' del meglio della produzione a fumetti disneyana facendo sfilare uno dopo l’altro nomi come Gottfredson, Scarpa, Carpi, Missaglia, Asteriti, Martina, De Vita, Cavazzano, Marconi, Faraci, Artibani e Mastantuono in una serie di sette storie che rispettavano una visione diacronica e cronologica per approfondire al meglio le varie sfaccettature del loro protagonista. Non tantissime, si dirà, ma la qualità non sta (sempre) a braccetto con la quantità né, tantomeno, con la pigrizia. Perché altro non si può pensare di un prodotto editoriale come l'ultimo numero della collana, di nuovo in un vattelapesca, Mickey Superstar dedicato interamente a Topolino dopo cinque numeri tematici sul rapporto del grande Topo con i principali personaggi Disney nei fumetti. Sia chiaro, bene o male tutte le storie proposte in questo volumetto che intendeva nelle intenzioni celebrare il 90° anniversario di Mickey Mouse sono buone e in alcuni casi dei capolavori veri e propri. Ma il risultato di questa operazione è un minestrone abbastanza indigesto per quanto variegato: è palpabile come non ci sia stata la volontà o la capacità di confezionare un indice che, analogamente all'albo del 2003, potesse presentare le varie anime di Topolino dalle sue origini a oggi facendo capire come questo personaggio sia arrivato a quasi un secolo di vita e soprattutto perché.
È la tradizione pluridecennale del grande fumetto Disney che non è stata rispettata fino in fondo e, in questa maniera, si è propinato al suddetto "core target" il minimo sindacale, per quanto di buona qualità. Impossibile del resto non associare al Mistero di Tapioco Sesto la qualifica di "capolavoro" scarpiano ed è certamente sua la parte del leone in questa sede ma, infilata quasi alla fine dell’albo in mezzo a una caterva di storie decisamente più recenti (dal 1996 al 2013), l'avventura in Pampania sembra paradossalmente quasi del tutto fuori posto. L’unica altra storia un po’ più datata è Il segreto della "Gioconda", l’esordio della macchina del tempo, come sempre gradevole per quanto all’ennesima ristampa in pochissimi anni: forse un eccessivo risalto per quella che evidentemente continua a essere ritenuta la storia più "rappresentativa" di questo ciclo. Certamente da segnalare, poi, la facciniana Il mistero di Borgospettro con le sue atmosfere horror abilmente rappresentate dall’autore genovese, capace di destreggiarsi con abilità anche con questo tipo di trame inquietanti che omaggiano il Topolino di Bill Walsh e le atmosfere ai confini della realtà di quella stagione delle strisce giornaliere americane. Ben altri richiami, stavolta al mondo dell’animazione, sono presenti in maniera piuttosto esplicita ne I mostri in giardino di Casty, remake su carta del corto Mickey’s Garden del 1935, e se vogliamo anche nel Berretto della discordia, breve firmata da Artibani che presenta dei ritmi perfetti per poter essere eventualmente trasformata a sua volta in un cartone animato.
E poi? E poi tutto il resto dell’albo oscilla tra la selezione di avventure gradevoli, ma certamente non il massimo che gli stessi autori presenti siano riusciti a dare all’universo di Topolinia, e la vera e propria catastrofe editoriale. In quest'ottica, chi scrive non crede che i bambini e i preadolescenti del 2003 fossero più capaci di apprezzare operazioni decisamente più accurate di questa rispetto ai loro omologhi del 2018. La nostra generazione è stata più fortunata da questo punto di vista? Forse. A questa presa di posizione si potrà tuttavia obiettare che per iniziative ben più complesse e strutturate legate ai 90 anni di Topolino non si debba andare a sperare nei semplici prodotti da edicola e che per i cultori, "quelli veri" e magari un po' rompiscatole, c'è ben altro molo cui approdare, come il cartonato di lusso Il grande Mickey, presentato nei giorni scorsi a Lucca Comics. E ci starebbe pure.
Peccato che in quel volume ben cinque storie su otto siano praticamente copincollate dal volumetto oggetto di questa recensione, peraltro ristampandole nello stesso ordine in entrambi: L’agghiacciante idrominaccia, Il berretto della discordia, Gli incontenibili Squee, L’incredibile Vladimir e I mostri in giardino. In più, se vogliamo aggiungere altro carico, la terza di queste è presente anche nel volume celebrativo edito da Giunti per la medesima ricorrenza e, soprattutto, la prima era già stata inserita nell’indice di Io… e Macchia Nera, l'albo che precede questo Io… Topolino all’interno della stessa miniserie. Come ciliegina sulla torta, copertina riciclata da I Grandi Classici Disney 299 (a sua volta ripresa da un'uscita one shot finlandese del 2008) e editoriali ridotti al minimo, giusto un box di poche righe a fronte di qualche pagina presente negli albi precedenti. Ed è a questo punto che, pur con tutta la buona volontà, la fiducia nell'editore e nella cura dei suoi prodotti comincia a vacillare, sperando con tutto il cuore di essere smentiti dalle prossime iniziative Disney Panini.

Recensione di Gladstone


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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