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Le copertine DisneyDallo storico Topolino, ai più oscuri supplementi: nella galleria delle copertine è possibile ammirare letteralmente migliaia di copertine, provenienti da quasi tutte le pubblicazioni Disney! E la collezione continua a crescere grazie alla collaborazione di molti appassionati.

 

 

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I fumetti Disney in edicola

Qui vengono periodicamente riportati, a cura del team dei recensori del Papersera, i nostri giudizi su quanto attualmente reperibile in edicola o in libreria in ambito Disney, anche tu puoi inserire il tuo voto, e confrontare il voto dato dal recensore con quello medio dato dai lettori del Papersera.
Se l'albo non è più disponibile in edicola, puoi comunque trovarne la recensione nell'archivio dell'edicola, o cercando direttamente quello che ti interessa nella form qui sotto!

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E per chi volesse approfondire la discussione, per molti dei fascicoli qui presentati c'è anche l'apposita discussione sul forum del Papersera, alla quale sei invitato per argomentare il tuo voto, o semplicemente per dire la tua!.



Anno nuovo, vita nuova. O, almeno, rinnovata. Paperinik Appgrade infatti perde la seconda parte del proprio nome e riparte dal numero 1, ma senza stravolgimenti nella testata. Che resta sostanzialmente quella che eravamo abituati a comprare in edicola, seppur con qualche miglioramento da non sottovalutare. La prima modifica che salta all’occhio riguarda i materiali. Come accaduto per i Grandi Classici, la cover non è più lucida e si presenta sensibilmente più rigida. Cambia la carta pure all’interno del giornale, che ora appare di qualità superiore grazie al maggiore spessore.
Squadra che vince non si cambia, per questo in Panini hanno deciso di mantenere invariate alcune delle peculiarità più apprezzate della testata. A partire dalla copertina affidata ad Andrea Freccero, che per questa ripartenza omaggia Marco Rota rielaborando una delle pose più iconiche del papero mascherato sulla testata a lui dedicata. Altro aspetto molto positivo è il mantenimento, in chiusura, della vignetta di Giuseppe Ferrario (che mantiene il nome di "il mondo di pkapp") degno omologo di Silvia Ziche e del suo "che aria tira a…" su Topolino.
A livello di contenuti, la testata conferma la scelta di non dedicare spazio alle rubriche, limitando i contenuti editoriali all’introduzione di Valentina De Poli corredata con il disegno di un giovanissimo lettore. Resta invariato anche l’impianto strutturale dell’indice, con una storia inedita (almeno in Italia) che precede le ristampe. Tra queste ultime, non trova più spazio la storia "cult", dato che ormai le avventure che potevano fregiarsi di tale classificazione erano esaurite. Sopravvive però la storia "guest", anche se questo spazio non è più dedicato alle avventure di recente pubblicazione, bensì, a giudicare almeno da questo numero, a una storia "quasi-cult".
Il primo numero del nuovo corso presenta un buon assortimento di storie, ad iniziare con l’inedita del mese, Lo speciale salvataggio spaziale, che non è esattamente nuova di zecca (la prima pubblicazione risale al 2004) ma ha il pregio di essere disegnata da Giorgio Cavazzano. L’avventura, scritta dai coniugi McGreal, si caratterizza per una lunghezza abbastanza anomala per gli standard di Paperinik (35 tavole contro le 20 delle inedite della testata) e per le anomalie con cui il lettore abituato alla tradizione italiana deve fare i conti nelle prime tavole della storia. Superato questo trauma, l’avventura si rivela come appassionante e, per certi versi, romantica, meritandosi il ruolo di apertura assoluta di questa nuova generazione del giornale.
Le ristampe puntano su storie generalmente abbastanza lunghe, con alcune brevi eccezioni. La prima che incontriamo è Le note criminali, storia del 2010 appartenente al ciclo delle avventure dedicate al pianista Stefano Bollani (qui commutato in Paperefano Bolletta). Dopo essere stato alle prese con Paperone e la sua proverbiale avarizia nella storia d’esordio, qui Bolletta incontra il papero mascherato, dando vita a una interessante trama che porta i due in mezzo a un mare di guai, come si conviene al Diabolico Vendicatore. La storia, scritta da Stefano Petruccelli, è impreziosita dai meravigliosi disegni di Paolo Mottura, abilissimo nel rendere le particolari atmosfere che caratterizzano gran parte delle tavole.
Degna di gran lode è anche la storia successiva, L'Odissea di Paperinik, semi-parodia della celeberrima opera di Omero in cui il Papero mascherato deve vestire i panni di Ulisse per raggiungere in tempo la sua amata Paperina-Penelope e sottrarla alle grinfie del procio Gastone. Tutta la storia è caratterizzata da una serie di rimandi all’Odissea originale che si colgono man mano pagina dopo pagina, aiutati anche dalle indicazioni dell’autore. Voltando pagina incontriamo la simpatica breve Crisi d'identità, che prelude a La minaccia cuginiforme, piacevole viaggio nel rapporto tra Paperino e Paperoga nonché interessante punto di vista del cugino più strambo, che qui, dietro il solito velo di catastrofe ambulante mostra un aspetto più sensibile, ben raccontato daMassimo Marconi (affiancato ai disegni daLucio Leoni).
È poi la volta di Super!, sorta di intermezzo comica by Sisto/Ziche celebrativo del compleanno di Topolino (anomala la sua presenza su una testata come questa) da segnalare anche per il crossover Superpippo/Pikappa. Tradizionale avventura con i Bassotti come nemici è L'operazione "zero", a cui segue un divertentissimo episodio di Quando Paperinik mangia pesante. Chiude infine questo numero la storia "guest", che riporta in auge uno degli avversari più temuti da Paperinik, a target="coa" href="http://coa.inducks.org/s.php?c=I TL 1855-A">Spectrus. In questa avventura il papero mascherato fa ancora una volta i conti con il diabolico ipnotizzatore, in una atmosfera dai toni cupi come si conviene al personaggio.
In conclusione, questo primo numero del "Paperinik" di nuova generazione mostra un ottimo livello qualitativo, correggendo alcuni aspetti del precedente "appgrade" e introducendo gradevoli migliorie. Per valutare se sarà migliorata anche la scelta delle storie, in modo da privilegiare la ristampa sistematica di determinati filoni anziché spargerne le parti su numeri vari, dovremo attendere i prossimi mesi.

Recensione di MiTo


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Numero semiconvincente, come ormai è tradizione, con quattro storie notevoli e varie altre dal buono al deprimente. Ecco Paperinika e il filo di Arianna, già ristampata parecchie volte (le ultime nel 2013 e nel 2011), uno degli esempi del Guido Martina più maturo e oliato, sia nell'eloquio, capace di realizzare scarti di registro impagabili (celebre il cambio repentino di toni nella scena della "fisionomia nuova"… "Niente trucchi o ti spedisco"), sia nell'incastro dei caratteri dei personaggi, in cui s'inserisce in maniera del tutto inedita Paperina.
Si può dire che, dopo Taliaferro e Chendi, questo sia l'esordio di Paperina come protagonista dotato di un senso e di un intelligenza, che se in Taliaferro e Chendi volgeva verso la comicità quotidiana qui si ispessisce e si fa ingegno, arguzia e pensiero d'azione. Ed è notevole l'ironia con cui Guido Martina, davvero qui all'apice della felicità sceneggiatoria, alterni il punto di vista maschile, misogino, facile all' "adescamento", orgoglioso e vanitoso (dalle "donne esseri inferiori" alle "manine così gentili"), e per contrappasso qui debole ben oltre i limiti del ridicolo, e il punto di vista femminile, sicuro di sé, deciso, efficiente, alla ricerca di una affermazione e nel piano dell'azione e nel piano dell'intelligenza, che si tratti di Paperinika o dell'ineffabile Sirena Seducy. Da aggiungere poi la (molto più garbata) ironia dell'autore anche verso quelli che sono gli estremi e gli stereotipi del femminismo, fino ad una durezza di carattere che si allinea alla perfezione, paradossalmente, con i codici e i toni dei gangster, cosa che non accade invece con Paperino, cui non viene data nemmeno la possibilità di vestire, per così dire, i panni dell'azione (ovvero quelli del Diabolico Vendicatore); ma il confronto tra i due ci sarà nell'episodio successivo.
E poi i disegni, con un Giorgio Cavazzano superlativo, titolare di una scioltezza, di una espressività e di un dinamismo che rendono davvero giustizia alla sceneggiatura.
Altro cardine del numero Paperino allievo scroccone, dalla trama piuttosto barksiana sulla quale c'è ben poco da dire, se non che testi e disegni fanno a gara per garantire un risultato comico decisamente di prim'ordine.
Molto interessante Paperino cowboy, che ripropone l'idea di un doppio western di Paperone (qui Capros Bill), ma qui di segno opposto al "Paperone del Toc" che compariva ne "L'uomo del West". Come spesso in quegli anni, l'efficacia della storia è raggiunta dall'interazione conflittuale tra Paperino e nipotini, e dall'uso di un linguaggio sempre sorprendente e situazioni portate all'estremo, nel tentativo riuscito di scatenare l'effetto comico più antico del mondo, quello dell'eccesso.
E infine Topolino e il flauto di Omar, ovvero il ritorno degli uomini ombra, pubblicata sul BIG da pochi anni, ma che conserva intatto il proprio valore di mistero umoristico: probabilmente una delle migliori fra le Tops Stories.
Quanto al resto, abbiamo una prova piuttosto minore dei fratelli Barosso, Topolino e lo svaligiatore solitario (il solito umorismo catastrofico ma qui un po' meno riuscito del solito), e poi Topolino e il Pippo del West selvaggio (Martina/Gatto): storia più unica che rara, con passaggi interessanti (l'umorismo nero dell'introduzione, l'inedita fascinazione di Topolino per l'umana Guendalina, l'ironico voltafaccia dei militari del forte) e sezioni piuttosto spiazzanti e stereotipate (nonché datate) che non riescono molto nell'intento (se c'era) di una forma di parodia.
Quanto al resto, si veleggia piuttosto sul basso: Ezechiele Lupo ospite di riguardo e Fratel Coniglietto aiutante di Babbo Natale sono qualcosa di veramente soporifero, Paperino e la maledizione Ughawalla potrebbe pure avere un senso (poco entusiasmante comunque) se uno non si facesse distrarre dai Paperi di Strobl che saltellano qua e là, Topolino pacificatore d'indiani è impossibile da leggere fisicamente per via dei disegni (peccato, perché un paio di battute pippiche promettenti c'erano). Giusto Paperino e la prima storia dell'anno nuovo, seguito della storia di Natale del numero precedente, beneficia dei disegni "incantati" di Guido Scala che realizza un Paperino perso ma fiducioso e con la barra sempre dritta sulla bontà d'animo e l'impegno per far del bene.
Da segnalare infine una curiosità nell'introduzione alla sezione Superstar: in mezzo all'elenco delle storie con relative ristampe si parla dell'idea secondo la quale lo spirito del cittadino americano tipico sia stato forgiato dall'esperienza dura e avventurosa dei coloni del XVIII secolo. "Quanto queste conclusioni siano attendibili e degne di rispetto può essere senza dubbio di interesse ma non in questa sede. È interessante, invece, lo scenario affascinante […]". Insomma, se interpreto correttamente questa frase piuttosto ambigua, Boschi si affaccia al dibattito storico e mette in forse l'importanza praticamente totalitaria che il mito della "Frontiera" ha assunto nei secoli? Fra l'altro, aggiungendo (io) che la storia della Frontiera fu anche la storia di un genocidio si potrebbe (dovrebbe?) andar lontano… Legittimo, forse, non spingersi oltre nelle pagine in questione, ma interessante aver accennato velatamente al problema, ammesso di non aver preso io una cantonata nel leggere.

Recensione di Dominatore delle Nuvole


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Star Top, ultima arrivata sulle pagine della Definitive Collection, è probabilmente la prima saga ad essere già stata concepita con l’intenzione di farla approdare, in sede di ristampa, su questa testata. La sua apparizione su Topolino avviene infatti nel dicembre 2014, a pochi mesi dal varo della collana che ripropone le migliori serie d’autore, a puntate o a episodi, apparse sul libretto dal 2000 in avanti.
In questo caso, l’autore a cui riferirsi è il poliedrico Bruno Enna, il quale conferma una volta di più la sua capacità di muoversi all'interno di ogni possibile ambientazione disneyana, sia essa la tranquilla campagna di Paperino Paperotto o una parodia gotica come il Dracula di Bram Topker. Questa volta, a impegnarlo è la realizzazione di un ciclo di storie fantascientifiche ispirate, come evidente fin dal titolo, alla popolarissima serie di telefilm Star Trek.
Chi non ha, d'altronde, mai sentito parlare dell’Enterprise e del suo equipaggio? Enna attinge a tutto il cast topolinese per popolare la astronave, qui ribattezzata Enter-Play e molto più scalcinata dall'originale. Se il suo comandante non può che essere T.J.J. Tirk / Topolino, affiancato dal fedele amico Pippok / Pippo (alter ego del celeberrimo alieno vulcaniano Spock, le cui orecchie a punta qui si convertono in sopracciglia), altrettanto calzanti risultano i ruoli assegnati a Gancio e Orazio, per citarne solo due. Ogni personaggio, villain compresi, risulta perfettamente caratterizzato fin da questa prima avventura nella quale vediamo i nostri eroi, proprio come i modelli televisivi a cui si rifanno, intenti nell'esplorazione di mondi sconosciuti, in uno scenario tanto affascinante quanto insidioso.
Come già accaduto per Tutti i Milioni di Paperone e Le Storie della Baia, la serie non si avvale di un solo disegnatore di riferimento. I tre episodi che compongono la storia qui ripubblicata vedono infatti succedersi tre diverse matite: Andrea Freccero ha l’onore di illustrare le prime mosse della saga; Marco Mazzarello ne realizza le sue fasi centrali; Alessandro Perina, infine, è autore della conclusione dell’avventura, oltre che della bella copertina dell'albo. Il risultato finale, come ovvio, pecca un pochino di organicità, per quanto ogni disegnatore svolga piuttosto bene il compito assegnatogli.
Il volume è completato da un buon apparato redazionale: sono presenti infatti le consuete interessanti interviste agli autori coinvolti, accompagnate da studi e disegni preparatori. Si confeziona così un prodotto rivolto non soltanto agli appassionati di fantascienza, ma anche a tutti coloro i quali amano il buon fumetto disneyano.

Recensione di Kim Don-Ling


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Quello in edicola attualmente è l'esempio di come dovrebbe essere un numero di Topolino "medio", cioè uno di quei numeri in cui manca la storia di richiamo, il capolavoro o la storia evento.
Nonostante la presenza di WoM che ancora non trova conclusione ("mai la fine" si è rivelata una minaccia terribilmente seria) e che ha la sua ragione d'essere nella relativa collana di ristampe, il resto della rivista ha una identità propria e fatta non di storie dimenticabili o persino inguardabili come troppe volte accade. È quasi sorprendente trovare invece avventure di buon livello, di quelle che non solo si fanno apprezzare a una prima lettura, ma si rileggono ogni volta con piacere. Storie certamente disimpegnate, leggere ma assolutamente valide.
È il caso di Gambadilegno e la cordata tranviaria, dove Vitaliano costruisce una storia come sua abitudine, con una esilissima trama che è solo un pretesto per una serie infinita di gag e battute tra il demenziale e il surreale ma sempre divertenti e ben tradotte in immagini da Donald Soffritti. Forse l'autore la tira un po' troppo in lungo col rischio quasi di stancare ma per fortuna la fine arriva in tempo per salvare l'effetto complessivo di gran divertimento.
Buona e a suo modo molto classica anche la storia di chiusura Zio Paperone e Rockerduck amici per le penne, di Bosco e Held, che ha il merito di introdurre una interessante variante nel filone della rivalità tra i due miliardari. Certo il finale è abbastanza prevedibile ma poco male, considerando quanto sia difficile partorire idee originali relative a un argomento ormai così tanto sfruttato.
E allo stesso livello possiamo considerare anche la storia con Indiana Pipps, scritta da Sarda e disegnata da De Pretto, seppure con l'impressione che il personaggio abbia bisogno di qualcosa in più per rilanciarsi definitivamente e per non risultare troppo ripetitivo. E questo nonostante almeno stavolta ci venga risparmiata l'immancabile entrata in scena di Kranz.
Per il resto, oltre a vedere sempre con piacere in azione uno dei decani del fumetto Disney come Chierchini, questa settimana il reparto extra fumetto offre una stringata panoramica della fauna lappone e qualche consiglio per la lettura rivolti al pubblico più giovane.

Recensione di piccolobush


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Dopo aver spaziato sul Paperino "americano" nel numero precedente, la nuova uscita di Tesori International si concentra ancora sul mondo di Paperopoli, presentandoci le prime storie del cugino Fethry, Paperoga da noi, almeno per come furono pubblicate ai tempi in Italia, riproposte in questo volume con gli impianti restaurati a loro tempo su Zio Paperone oppure, dove le versioni originali erano -a detta dei curatori- irreperibili, con il formato a 3 strisce pubblicato su Topolino oltre 50 anni fa. Creato per il mercato internazionale (in USA solo una manciata di queste storie sono state pubblicate!) su testi di Dick Kinney e disegni di Al Hubbard, questo "alternativo" cugino irrompe nella vita di Paperino, attentando alla sanità mentale di Donald, ritratto in queste storie come l'uomo comune americano degli anni '60 senza nipotini ne' zii che lo fanno viaggiare ai quattro angoli della terra!
L'esordio di Paperoga avviene ne Il folle salutista con un'avventura comicissima: in questa prima apparizione, infatti, viene descritto come il parente folle tipico delle sitcom, con buona pace di Paperino e del suo gatto di razza soriana Malachia, altra new entry di questa serie, il quale, come il suo padrone, vorrebbe solamente una vita tranquilla e gozzovigliosa. Il Paperoga di Kinney è inebriato di quella passione tutta americana per cui basta leggere un manuale per padroneggiare una specifica disciplina, in questo caso lo yoga e la cucina sana, e, non a caso nel finale per mettere fine alle follie del cugino, Paperino ricorre a Pico de' Paperis che invece incarna la cultura più tradizionale e non basate sulla moda del momento. Di taglio comedy sono, ovviamente, anche tutte le successive storie, quasi come se la vita di Paperino fosse una sitcom in cui Paperoga svolge il ruolo del "disturbatore" di puntata, con passioni passeggere sempre più strambe e che cambiano ad ogni "episodio". Sopportato solo per amore parentale, questo turbine irrefrenabile sconvolge puntualmente la vita altrimenti tranquilla (e sicuramente noiosa) di Paperino e Malachia! Infatti, in Tessere o non tessere Paperoga si appassiona alla tessitura; ne il mago dei maghi è un prestigiatore dilettante; ne la pedagogia progressiva è l'insegnante di una scuola di piccoli monellacci; in Che musica è questa? si da alla musica pop (ed esordisce anche Dinamite Bla con il fido Fiuto Joe); ne I tempi di programmazione? prova ad ottimizzare, ovviamente creando valanghe di guai, le giornate di Paperino; ne La selvaggia traversata vuole rivivere i selvaggi tempi andati dei pioneri del West; ne La pop-art si improvvisa scultore con materiali di riciclo; ne il felino a tutto sprint diventa detective privato; in Paperoga guida intemerata è un cultore della forma fisica; ne Il gatto da riporto gli viene la fissa per la caccia alle papere (con uno spettacolare scambio di battute col cugino Paperino che chiede se voglia sparare anche a lui!); in Paperoga affarista indaffarato fa coppia con il venditore ambulante Prospero Chiacchiera (altra creazione di Kinney), per la gioia di Paperino; in Paperoga ristoratore (im)perfetto diventa invece un cuoco pasticcione in un ristorante; va alla ricerca di tesori sommersi in Paperoga cacciatore degli abissi; ne Le cascate del Niagara vorrebbe affrontare le famose cascate dentro una botte; ne Lo spettacolo deve proprio continuare? allestisce un tragicomico spettacolo teatrale; ne Il cruccio del singhiozzo? cura il singhiozzo di Paperino (a suon di spingardinate di Dinamite Bla!); in Malachia e l'idrofobia, credendosi un esperto di gatti domestici dopo aver letto il solito manuale per dummies, tocca al gatto di Paperino ricevere le bislacche attenzioni new age di Paperoga; ne Il solitario beato, infine, convince Paperino ad andare in campeggio, con esiti "fantozziani".
Completano il volume alcune illustrazioni di Al Hubbard per la versione disneiana della favola dell'Oca d'oro con protagonista proprio lo stralunato Paperoga, mentre i tre redazionali indugiano il giusto sul personaggio in se' e le varie storie (in apertura) e sulla biografia dei due autori (all'interno del volume), che hanno l'utilità di creare delle piccole pause tra le esplosive avventure di Paperoga, che si leggono come ciliegie, una tira l'altra!
In conclusione, un volume da comprare per tutti i veri appassionati di fumetto Disney, al netto delle poche pecche (storie non tutte restaurate e redazionali appena sufficienti) per le prime storie di Paperoga e perchè da lustro a due autori americani troppo spesso sottovalutati, a patto che in futuro esca il secondo volume che dovrebbe concludere la cronologica. Cosa molto improbabile, conoscendo la Disney Italia (qualcuno ha detto "I racconti attorno al fuoco 2" di Tesori Disney?) e dato che il prossimo volume conterrà le storie di Macchia Nera di Paul Murry, uscito sui comic book americani...

Recensione di Andrea87


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Francesco Artibani ritorna su Pkna e con coraggio conclude il ciclo narrativo di un suo personaggio, un caso abbastanza raro in ambito disneyano, in cui la continuity è inesistente e tutto passa senza cambiare mai. Invece Pkna aveva bene in mente come presentare situazioni da portare poi ad una degna conclusione, in un modo o nell'altro. Quando i piani editoriali mostrarono come inevitabile la necessità di cambiare, Pkna decise di attuare un lento ma deciso piano di chiusura e combustione dei vari assi portanti della saga: viaggi temporali, Xadhoom, Evroniani, PBI e quant'altro. Urk, forse in maniera inconsapevole, fu la prima tessera del domino a cadere.
Crepuscolo ci porta nell'universo alternativo cui il gigantesco papero fa parte, uno sfizioso mondo in cui indiani d'America ipertecnologici si scontranto contro un'Europa glaciale ed in mano a milizie norrene, con interessanti idee solo accennate - come, ad esempio, il barone Hasting - quanto basta per coinvolgere il lettore. La trama è una classica missione di salvataggio, e Paperinik regge bene il ruolo di spalla ad un Urk deciso e autoironico, e la chimica tra i due funziona piuttosto bene: l'innato umorismo artibanico fa il resto.
Torna Forcelloni ai disegni, anche con la pregevole copertina inedita, e si dimostra del tutto a suo agio con mezzi di trasporto nuovi e scene di azione, per quanto il suo stile squadrato non esalti a fondo il dinamismo delle battaglie.
Il resto dell'albo è di nuovo assai scarno, senza brevi e con otto pagine di foliazione ridotta. Va capito se sarà un trend, a prezzo inalterato, oppure solo una breve modifica.
La storia in sintesi non brilla completamente, ma è azzeccata per un paio di momenti di gustosa continuity e per la coraggiosa scelta di chiudere una sottotrama. Certo, Urk non è mai stato sfruttato a fondo in Pkna, ma era un personaggio iconico della nuova serie, presente in anteprima fin dal numero 0. Leggerne l'uscita di scena è un modo per celebrare il piglio e la grinta con cui la testata veniva condotta, con la consapevolezza di scegliere il momento giusto in cui staccare la spina, senza dover riproporre schemi visti o abusare degli stessi personaggi, per il solo scopo di andare avanti.

Recensione di V


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Aperto da una bella copertina di Perina, il nuovo numero di Topostorie è dedicato a Pippo, con una selezione molto ben fatta. Se il filo conduttore è breve ed assai labile, il ventaglio di vicende proposto è azzeccato, perchè propone due storie lunghe di Martina, una recente di Savini, e un paio di storie più ricercate, una straniera e una dell'italo-inglese Payne.
A spiccare è la scelta, a lungo ventilata, di ospitare una o due storie lunghe, in modo da rendere il volume ricco e coinvolgente. Scegliere lo stesso sceneggiatore è anche un modo per consolidare la struttura di tutto l'albo. Le due vicende martiniane hanno parecchio in comune, a partire da folli megalomani, fino ai classici stilemi del professore. Un Gatto molto scarpiano presenta l'Imperatore della Luna, un'allegra scorribanda nella fantascienza che nel 1969 giustamente impazzava. Diversa l'ambientazione naturalistica del monte Acchiappanuvole, in cui è sempre la figura dello scienziato pazzo a prendere la scena. Interessante è confrontare lo stile di disegno di un giovane De Vita con la sua versione di trent'anni successiva. Il compagno di prima presenta l'autore milanese all'apice del suo tratto, sintetico ma preciso, denso di movimento e di significato. Il suo Pippo è perfetto, servito bene da una dolce e vivace sceneggiatura di Savini. Vi è tutta l'ingenuità e l'innocenza del migliore amico di Topolino, sintetizzata in 33 tavole dal ritmo frizzante.
Infine, molto gradita una rara storia da Topomistery, un giallo gradevole e senza troppe pretese, condito dal tratto di un misterioso disegnatore.
Insomma, un altro apprezzabile nuovo numero, che si distingue per aver scelto di pubblicare due storie lunghe.

Recensione di V


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Con questo quarto volume dei Disney Omnibus si conclude, parzialmente, come vedremo alla fine, la ristampa di MMMM - Mickey Mouse Mistery Magazine, lo spillato del 1999 che proponeva di fare con Topolino quanto fatto con Pkna, anche se i risultati di pubblico non saranno gli stessi, al contrario di quelli di critica. A quasi vent'anni di distanza, la serie viene ricordata come un cult, allo stesso modo di Pkna, e salta agli occhi affrontando una nuova, o prima, lettura, di queste storie straordinarie.
Un'altra bella copertina di Mastantuono apre il volume, e ci si lancia a capofitto nelle storie. Calypso è un teso thriller tra procedurale e carcerario, in cui un Topolino più in difficoltà con mai deve calarsi nelle viscere del crimine per risolvere una volta per tutte la guerra con il corrotto Lasswell e il sistema illecito che prospera sotto di lui. Artibani e Sciarrone sono ottimi in coppia, così come ai tempi di Pkna.
Black Mask riporta Faraci alla sceneggiatura, insieme a Mastantuono ai disegni. è loro una frizzante trama tutta ambienta nell'ambiente chiuso del treno, come l'Orient Express, con strizzate d'occhio a 2001. Ma rimane nella memoria sicuramente la scena iniziale, in cui il dubbio di una morte prematura, narrata in piena modalità noir, spiazza il lettore abituato al politicamente corretto disneyano. I due autori rendono bene l'ambiguità e la crudeltà insiti nel villain principale.
Dopo questo numero, MMMM si apriva ad una seconda fase, come nelle serie tv dopo la prima stagione. Se le prime otto storie mantenevano una certa robustezza narrativa, con trame verticali portate avanti, e con dei nemici ricorrenti, l'ultima fase della serie propone un modello autoconclusivo, con qualche seme di storia più ampia sparso qua e là, mai portato avanti a causa della chiusura anticipata. Pur peccando in compatezza, l'ultima fase presenta comunque storie solide e nuovi sceneggiatori al posto della rodata coppia Faraci - Artibani, genitori della serie. Victoria è un ottimo esempio di storia singola che esplora la citta di Anderville e scava nel suo passato e nel suo tormentato presente. Macchetto utilizza bene i flashback per farci assaporare la malinconia della vita e la difficolta di sfidare convenzioni e passatismi, avendo uno sguardo puntato sul futuro. E Turconi ai disegni non ha bisogno di ulteriori commenti.
Run Run Run è senz'altro la storia che, in tutta la serie, stupisce di più. Efferata, malata, violenta, crudele, tesa, senza un attimo di respiro: Riccardo Secchi imbastice una trama dura fatta di attentati esplosivi durante una maratona, e di una citta come Anderville in balia di una piovra malavitosa, che nei piani probabilmente sarebbe tornata a colpire in futuro. Topolino è qui travolto come non mai dagli eventi, senza perdere la speranza, ma quasi dilaniato dalla crudele realta. Quest'ultima è impersonificata da un inquietante villain, folle e terribile nella sua concretezza: Mottura ai disegni ci mette del suo per esaltare la cupezza e l'ombra metropolitana, con i suoi tagli d'ombra, le sue inquadrature e le sue linee rigide. Una storia eccezionale e sbalorditiva nella sua crudezza, senz'altro un unicum nel panorama disneyano, molto oltre la maturità pikappica.
L'approccio realista continua in The Dark Side, seppur in maniera meno netta, anche se il Topolino di Perina armato di AK47 non si dimentica. Torna Faraci per il commiato alla serie, ma la vicenda appare un poco spenta, e non è completamente riuscita, con una trama che non valorizza alcuni buoni spunti, come l'utilizzo di Tomoka e del giornalista Muck. Al contrario, l'ultimo episodio, Small World, presenta un piatto ricco, in cui le minute e umane storie di comuni pompieri e di piccoli criminali si attorcigliano alle manie e agli squilibri della mente umana: Artibani presenta indagini che si intersecano, attacchi incendiari e famiglie in pericolo, con una disinvoltura semplice e un perfetto incastro finale, in cui tutti i nodi vengono al pettine. Camboni da par suo regala dei bei disegni. A lui è lasciato il pesante onere di chiudere la serie, con le ultime tavole nette, dure e spietate come Anderville, in cui il lettore si trova davanti l'ineluttabile e concreta fine.
In conclusione, da un punto di vista dei contenuti è senz'altro un numero da cinque stelle, semplicemente eccezionale. Aver mancato però la possibilita di pubblicare almeno le brevi è un grave vulnus, che inevitabilmente macchia tutta l'operazione. Ergo, ci riserbiamo di dare un voto minore, molto a malincuore, lasciando ai nostri lettori la possibilità di che cosa giudicare, se i contenuti o la forma. Sicuramente, per chi non avesse letto questi capolavori e non si fidasse di mercatini online, si tratta di un volume imperdibile.
E faccio un po' di autocelebrazione, dato che con questa è la recensione numero 200!

Recensione di V


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Nel giro di pochi mesi Giorgio Pezzin ha goduto di ben due ristampe dedicate: prima la Topolino Evergreen Edition, ora Topolino e i Signori della Galassia, un giusto riconoscimento per uno degli autori più amati del panorama fumettistico disneyano degli ultimi decenni. Rispetto alla Evergreen Edition, però, questo volume presenta le storie di un unico ciclo dell'autore, iniziato nel 1991 e terminato cinque anni dopo. Cominciamo dai dati tecnici: 330 pagine a colori, senza intervalli tra le storie, e dimensioni che rendono giustizia alle magnifiche tavole di De Vita, Asteriti e Dalla Santa. La mancanza di cesure implica, come facilmente intuibile, anche un'assenza di editoriali che facciano da apripista per le quattro storie del numero: solo una scarna introduzione non firmata all'inizio del volume e la presentazione dei personaggi. La cura degli impianti non è stata, poi, delle migliori: La guarnigione segreta, seconda storia del volume, presenta una diversa colorazione e un diverso lettering, non privo di refusi che ne inficiano parzialmente la lettura. Tali mancanze tecniche sono, però, sopperite dalla qualità delle storie, sempre molto alta: una serie che ha segnato il racconto fantascientifico trasposto nel mondo fumettistico disneyano. Viene da chiedersi come sarebbe potuta continuare la serie, soprattutto considerando le ultime parole di Titanio ne L'invasione dei replicanti. In generale un buon rapporto qualità/prezzo, e un acquisto consigliato a chi non ha troppe pretese, sebbene una maggiore cura editoriale avrebbe potuto consegnarci tra le mani un prodotto eccelso.
Uscito in anteprima a Lucca, arriverà in edicola e fumetteria a breve, probabilmente seguendo l'onda della distribuzione al cinema del nuovo ciclo di film di Star Wars, filone a cui la saga strizzava l'occhio in maniera evidente.

Recensione di McDuck


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Come facilmente prevedibile, il numero dicembrino del bimestrale è dedicato alle festività natalizie. Pertanto, la riproposizione non cronologica degli albi della collana Four Color con storie del Maestro dell'Oregon continua con il numero 203 del 1948, la cui foliazione è perlopiù occupata dalla classica Paperino e l'albero di Natale d'oro. L'avventura, estremamente atipica all'interno del corpus barksiano, ha per protagonista una strega (da più parti assimilata alla versione trasformata della Regina Grimilde) contro la quale Paperino sferra tutta la sua forza e risolutezza per salvare i tre nipotini. Dal suddetto albo sono qui presenti anche le tre tavole autoconclusive di Barks, ma non Topolino e Pippo aiutanti di Babbo Natale disegnata da Bill Wright, riproposta in Italia un po' di anni fa all'interno della collana I Grandi Classici Disney.
Per buona parte del restante contenuto, questo numero di Uack! sembra tracciare un segno di continuità con la quarta uscita di Tesori International in edicola lo scorso mese. Ritroviamo infatti il vicino Jones, nella sua prima storia da co-protagonista (Paperino e i buoni vicini) tratta da Walt Disney Comics and Stories 38, personaggio ampiamente trattato in quella sede. La cronologia del mensile a marchio Dell prosegue su questo numero anche con le due successive uscite, e quindi con le ten pager Paperino piazzista e Paperino sciatore, altri simpaticissimi esempi della boria e della sfacciataggine di un Donald ancora strettissimo parente di quello delle daily strips e dei cortometraggi d'animazione.
Di tutto rispetto gli extra di questo numero. Assai consistente la presenza di Don Rosa, altro elemento di vicinanza con l'ultimo Tesori International. Oltre alla brevissima Paperino e l'albero di Natale, tra le prime ad essere realizzate dall'autore del Kentucky, viene qui riproposta la vertiginosa Zio Paperone – Una questione di estrema gravità, rocambolesca e dinamica avventura tra le più amate dai fan e pubblicata negli USA anche in occasione del Free Comic Book Day 2014 in un albo distribuito in due varianti di copertina, entrambe qui riproposte a tutta pagina.
Elemento di maggior interesse del numero è però senz'altro la storia al cui interno Don Rosa incontra Paperone ed Amelia: disegnata da Marco Rota, Zio Paperone – Un incontro scottante è un assoluto inedito per il pubblico italiano, pubblicata per la prima volta proprio un anno fa in Danimarca in occasione del festival del fumetto di Copenhagen.

Recensione di Scrooge4


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Il primo numero della neonata Topolino Super Deluxe Edition è dedicato a Casablanca del Maestro Giorgio Cavazzano, scelta dettata per commemorare i 30 anni dalla sua prima pubblicazione su Topolino libretto n° 1657 e la sua contemporanea presenza come ospite di prestigio a Lucca Comics 2016. Esattamente sono passati 30 anni dalla sua ideazione, precisamente in occasione di Treviso Comics del 1986, nel quale Giorgio Cavazzano conobbe il giornalista Vincenzo Mollica, artefice dell'ideazione di questa trasposizione cinematografica nel mondo a fumetti Disney che consacrerà il Maestro nell'Olimpo dei grandi disegnatori italiani. Testata che si affianca a quella della Panini Comics dei Grandi Tesori Marvel che si presenta con lo stesso formato e il poster in allegato, dedicando ogni volume ad un singolo personaggio. Caratteristica principale di questa Super Deluxe Edition è il maxi formato con la copertina cartacea convertibile in poster, il quale è la riproposizione della copertina "inedita" di Cavazzano utilizzata per il volume, con dimensioni di 73,5x87,5 cm, foliazione totale di 68 pagine contenente oltre alla storia diversi contenuti speciali. In apertura la prefazione di Vincenzo Mollica inaugura il volume tessendo le lodi sul capolavoro sfornato da Giorgio Cavazzano, per la prima volta in versione "autore completo", in quella che ritiene una delle più grandi storie del fumetto italiano per tutto ciò che trasmette durante la lettura accompagnata da disegni di altissimo livello, seguita in chiusura dell'albo da una lunga e bella intervista al Maestro, sottolineando più volte l'importanza che ha avuto Casablanca in quel momento preciso della sua carriera di disegnatore. Particolarmente interessanti i bozzetti dei personaggi Disneyani presenti che rappresentano lo studio minuzioso da parte di Cavazzano per far si che assomiglino il più possibile agli attori del film, dedicandosi con estrema cura alla figura di Minni nell'interpretazione di Milly ma senza tralasciare il suo partner Topolino, realizzando forse una delle sue più belle storie di sempre pubblicate sul settimanale. L'ennesima riproposizione di Casablanca potrebbe rivelarsi una scelta poco saggia, ma possiamo affermare che il volume è ben strutturato e con materiale interessante, in chiusura è inoltre presente una breve biografia dell'autore corredata con tanto di foto che lo ritrae insieme alla moglie Elena e in apertura la vera locandina del cast di Casablanca con la famosa "e" di Minnie tornata al suo posto così come aveva voluto il Maestro. Unica nota di demerito da segnalare è l'assenza della colorazione nell'ultima pagina della storia mantenendo il bianco e nero come nelle precedenti tavole, una scelta inspiegabile che ci lascia davvero stupiti, in quanto originariamente era proprio una caratteristica principale avere la prima e l'ultima pagina della storia interamente a colori. Tutto sommato un'ottimo volume da collezione, nonostante il prezzo un po' troppo esoso, corredato di copertina inedita e interessanti contenuti speciali, sfogliare le pagine della storia in questo formato è una gioia per gli occhi, ogni tavola riesce a rendere speciale ogni personaggio creando un'atmosfera intorno a loro nel quale ci immergiamo perdendoci nella trama proprio come in un film, proponendoci forse la migliore versione disegnata di Topolino e Minni.

Recensione di camera_nøve


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Presentato in anteprima a Lucca Comics 2016, torna in grande formato, inserendosi nella collana Deluxe, Dracula di Bram Topker, la parodia che, insieme a Novecento, ha riportato in auge il filone portando con sè un approccio più curato ed anche più "commerciale", con edizioni pregiate ed esclusive per quella storia. Così, com'era già successo per Moby Dick, la Deluxe si arricchisce di una nuova parodia, dopo la sua pubblicazione in volume singolo del 2012 (anche lui in anteprima in quella Lucca).
Allora scrivevamo che "la parodia di Enna, Celoni e Andolfo (per i colori), è una gioia per gli occhi, sia a livello grafico che narrativo. Enna è abilissimo nel creare una parodia nel filone ormai piuttosto in voga della rievocazione in costume fedele dell'opera originale, lontani dalle rievocazioni contemporanee martiniane come Paperiade o Paperino e l'oro di Reno ovvero l'Anello dei Nani Lunghi, riutilizzando anche l'espediente del romanzo epistolare in maniera intelligente, con ironia e l'uso di efficaci didascalie. Il perno umoristico su cui si regge la parodia è ovviamente l'uso della barbabietola al posto del sangue, e l'utilizzo efficace del cast di Topolinia. A parte l'assenza di Manetta, tutti sono presenti e ben usati, da un Rock Sassi calzante in pieno ad una Clarabella al top della forma bovina, e un Macchia Nera diabolico e ironico. Ma è certamente con Pippo Van Helsing che si toccano vette di umorismo sagace non così comune in Disney.
A rappresentare bene tutto questo è un Celoni magnifico e totale, capace di innervare di linee barocche ed equilibrismi grafici ogni vignetta. Linee che si librano alte nel grande formato e che spumeggiano con i colori della formidabile Mirka Andolfo. Un'opera grafica che è un unicum nella storia disney, a parte le storie dipinte di Carpi e Chierchini (ma a due strisce per pagina). Gli autori non si fanno problemi ad osare, e certe vignette "hard" e di alta tensione ne sono la prova.
Una storia potentissima, in un'edizione che le rende giustizia e che si mostra bene in libreria, in un'operazione editoriale assolutamente doverosa e che speriamo la Disney Italia prolunghi a lungo. La valorizzazione delle belle storie recenti passa anche da qui.
Effettivamente, quattro anni dopo, il concetto si è evoluto nella Deluxe, solidi volumi cartonati di maggior formato, recuperando anche l'esperienza, altalenante ma sincera, di Tesori. Riguardo a questa edizione, non c'è molto altro da dire. La copertina è la stessa del 2012, a sua volta ripresa da quella di Topolino, e i contenuti speciali interni sono decisamente miseri, anche per una foliazione ridotta all'osso. Nulla che si aggiunge a quanto già uscito in precedenza: un bel testo di Enna sul concetto di barbabietola e due pagine di sketch di Celoni, uno per ogni personaggio. Un po' pochino, invero. Pertanto, per chi non dovesse averla mai letta in grande formato, si tratta di un acquisto doveroso. Per gli altri, forse è meglio aspettare un probabile cofanetto con la cosiddetta trilogia gotica.

Recensione di V


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La scala di votazione utilizzata è la seguente:

  •  Spendete meglio i vostri soldi...
  •  Bof.... giusto se già collezionate la testata...
  •  Nella media: non passerà alla storia, ma...
  •  Buono! Acquistatelo e non vi pentirete!
  •  Da acquistare, senza esitazioni!

Da tener presente che i voti non sono da intendersi in maniera "assoluta", ma vengono dati coerentemente con quello che ci si aspetta di trovare in una testata: ad esempio Paperino e Tesori Disney sono testate molto diverse tra di loro: la prima contiene esclusivamente ristampe di storie già apparse sulla testata, la seconda presenta storie di difficile reperibilità o addirittura qualche inedito (oltre, ovviamente, a tutta una serie di articoli). Il voto dato a due numeri di queste testate deve prendere in considerazione quello che ci si aspetta di trovare all'interno del fascicolo: un Paperino con ristampe di Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano e cosi' via, sarà giustamente ben valutato, e se anche dovesse prendere 5 stelle, non significa che in assoluto è migliore di un numero di Tesori che ne prende solamente 4!

 

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