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Intervista a Gabriele Panini


Gabriele Panini

Quanti anni fa hai iniziato a collaborare con Topolino?
Le prime storie mi vennero accettate nel 2009 e furono pubblicate a partire dall'anno successivo.

Quanto pensi sia importante la rivista per le persone e per l'editoria?
Dei bambini si sente spesso dire che "tutti hanno letto Topolino", un luogo comune che la dice lunga sull'importanza del settimanale. Anche chi lo ha abbandonato con la crescita ne conserva un bel ricordo, a testimonianza dell'impegno e della bravura di chi, nel corso dei decenni, si è passato il testimone nel produrre il giornale. E quanti sono quelli che sostengono di aver imparato a leggere sulle pagine del Topo? Per quanto riguarda l'editoria, Topolino è un pilastro di primaria importanza in Italia, un'eccellente forgia di talenti e vitale fonte di lavoro che riunisce moltissime persone.

Qual'è la storia scritta da te a cui sei più legato?
Domanda non semplice. Sono moltissime le mie storie di Topolino a cui sono legato: tutte quelle che ho scritto, a dire il vero! La prima a venirmi in mente è però "Topolino, Pippo e l'ultimo giocante", comparsa su Topolino 2920, la cui idea nasce dal modo che hanno i bambini di "vedere" il prodotto della loro fantasia mentre giocano, trasformando anche il semplice salotto di casa in una caverna piena di pericoli.

Qual'è la storia in generale a cui sei più legato?
Restando sempre confinati a Topolino, direi "Topolino e la deriva ucronica" di Sisti e Cavazzano da Topolino 2674. Ricordo che mi piacque moltissimo il modo in cui i personaggi venivano invecchiati, ciascuno mantenendo la propria energia, con un velo di malinconia. Ed era divertentissima.

Qual è l'autore/autrice a cui sei più legato?
Domanda difficile e spinosa. Direi che la figura più importante per me sia stato Alessandro Sisti, che è stato uno dei miei insegnanti di sceneggiatura.

Qual è il personaggio in cui ti identifichi di più? e qual'è il tuo preferito?
un autore è importante sapersi identificare con tutti i protagonisti delle sue storie. Quello che sento maggiormente vicino al mio modo di essere è forse Archimede, un pensatore con la testa fra le nuvole e le mani in mille progetti finiti a metà!
Il mio preferito... direi a pari merito Indiana Pipps e Macchia Nera, entrambi molto dinamici e impegnativi da scrivere, perfetti per il genere di storie che amo scrivere.

Cosa pensi sia necessario per mantenere un Topolino di qualità?
Topolino è un mosaico composto da molti tasselli: la redazione, gli sceneggiatori e i disegnatori sono quelli forse più in vista, ma ci sono anche altre figure il cui ruolo è altrettanto fondamentale, come per esempio letteristi e coloristi.
Perché questo mosaico sia di qualità superiore, come è accaduto fino a oggi, è necessario che ci siano quell'impegno e passione da parte di tutti che negli anni non sono mai venuti a mancare: è questo, secondo me, il vero segreto dietro la qualità del Topo negli anni e sarà questo che continuerà in futuro a impreziosirlo, mantenendolo al suo posto di primo periodico per bambini.

Quanto tempo impieghi mediamente per scrivere una storia?
Dipende ovviamente dalla lunghezza, ma considerandone una di media lunghezza, sulle 20 tavole, direi dalle due alle tre settimane complessive, dall'inizio della stesura del soggetto all'ultima revisione della parola "fine" della sceneggiatura. Questo escludendo i tempi di risposta della redazione tra le varie fasi, che possono variare a seconda della mole di lavoro che hanno in carico.

Quale periodo della rivista pensi sia stato il più importante?
Tutti i periodi, a modo loro, sono stati determinanti. Ne stiamo vivendo uno cruciale proprio in questi mesi.

A quale epoca di questo giornale sei più legato?
Agli ultimi dieci anni, ovviamente!

A quale direttore sei più legato (o perché ci hai lavorato insieme o perché leggevi il "suo" Topolino da piccolo...)?
Direi a Valentina De Poli, con la quale ho lavorato per la grandissima parte di questi dieci anni e che si è sempre dimostrata una persona umana e all'altezza del difficile compito.

Cosa pensi riservi il futuro a questa rivista?
Sfide importanti, senza dubbio. E tantissime nuove avventure!

Per diventare sceneggiatore hai seguito un corso "normale" o hai frequentato l'Accademia Disney?
Entrambi. Cominciai nel 2004 con un corso di sceneggiatura tenuto da Sergio Badino, al termine del quale cominciai a tampinare la redazione di Topolino, inviando tonnellate di soggetti, che furono tutti rifiutati, sempre accompagnati dalle pazienti spiegazioni di Davide Catenacci e Stefano Petruccelli. Anche quel periodo fu, a modo suo, un corso di formazione. Alla fine del 2006 mi proposero il corso all'Accademia Disney, che fu tenuto nel 2007 da Alessandro Sisti.

- Matteo Gatti




 

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